Zaytouna, la barca di donne per Gaza, è a Messina. Ripartirà per la Striscia assediata

Di Mohammad Hannoun. Venerdì, la nave Zaytouna diretta nella Striscia di Gaza assediata, è approdata al porto di Messina, dopo aver lasciato prima la Spagna e poi la Francia.

La barca fa parte di una piccola flotta di sole donne, attiviste internazionali, che faranno rotta verso la Striscia di Gaza sotto assedio da quasi dieci anni, per portare la solidarietà di tutto il mondo.

 

A riceverle al porto di Messina c’erano attivisti italiani e una delegazione dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, che, insieme alle donne della flotilla, è stata ricevuta dal sindaco della città.

 

La barca-sorella, Amal-Hope, ha fatto ritorno a Barcellona per problemi tecnici.

 

Da varie parti si stati lanciati appelli per la protezione della flotilla, alla luce delle minacce israeliane.

 

La “Women’s Boat to Gaza” è un’iniziativa della coalizione per la Freedom Flotilla, composta da organizzazioni della società civile di una decina di Paesi.

 

Video: https://www.facebook.com/Benguennak/videos/1497668246917739/?pnref=story

 

 

 

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Sorgente: Zaytouna, la barca di donne per Gaza, è a Messina. Ripartirà per la Striscia assediata | Infopal

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Women’s boat to Gaza al Parlamento Europeo

Dalla fine della scorsa settimana, i preparativi per la Nave delle donne per Gaza, una nuova campagna della coalizione Freedom Flotilla, hanno fatto molti progressi, con l’obiettivo di partire per Gaza a metà settembre. Sia i membri dell’equipaggio sia i passeggeri saranno unicamente di sesso femminile. Il loro obiettivo? Sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla pratica illegale del blocco cui questo territorio è sottoposto. Shabnam Mayet, militante sudafricana per i diritti della persona, ricorda che «l’occupazione israeliana, in modo sistematico, viola impunemente sia il diritto internazionale sia le disposizioni dell’Onu».

Tra i delegati che hanno confermato la partecipazione alla campagna, Maireas Maguire, militante pacifista nordirlandese, vincitrice del premio Nobel per la Pace nel 1976, e Marama Davidson, deputata dei Verdi neozelandesi. I nomi delle altre delegate saranno resi noti durante le prossime settimane.

Uno degli obiettivi principali della nostra missione è quello di mostrare agli occhi del mondo intero gli effetti devastanti e la violenza del blocco imposto ai Palestinesi e alle Palestinesi di Gaza. Vogliamo sottolineare in modo più specifico la lotta delle donne e i molteplici ruoli che assumono all’interno della resistenza. Le donne di Gaza sono le guardiane della vita quotidiana in seno al loro territorio assediato e aggredito; sono coinvolte nella protezione e nello sviluppo delle loro comunità; giocano un ruolo determinante nella lotta per il diritto all’esistenza e all’autodeterminazione del loro popolo. La voce di queste donne deve essere ascoltata, soprattutto in periodi di estrema ingiustizia come quelli vissuti a Gaza dopo l’occupazione e l’imposizione del blocco.

In occasione della giornata internazionale di solidarietà con Gaza, il 31 maggio, ci teniamo anche a onorare la memoria delle vittime del massacro della Mavi Marmara, perpetrato nel 2010, quando dieci militanti pacifici sono stati uccisi dalla Marina israeliana, un atto illegale, commesso in acque internazionali, a tutt’oggi impunito. Tuttavia ricordiamoci che questa brutale aggressione non è nemmeno minimamente paragonabile alla violenza che ogni giorno viene inflitta a Gaza, di fronte a un totale silenzio della comunità internazionale.

Un rapporto delle Nazioni Unite dichiara che la Striscia di Gaza diverrà inabitabile entro il 2020. Case, scuole, ospedali, tutto è stato distrutto. Il 97% dell’acqua non è potabile e l’elettricità è disponibile solo qualche ora al giorno. La portavoce della squadra svedese della Nave delle donne per Gaza, Ellen Huttu Hansson dichiara che «forte del sostegno di numerose organizzazioni di donne di Gaza e di gruppi della società civile nel mondo, il nostro progetto ha il fine di trasmettere un messaggio di solidarietà e speranza. Se vogliamo smentire la terribile profezia di questo rapporto, bisogna che l’assedio venga tolto immediatamente».

La coalizione della Freedom Flotilla ha chiesto ai membri del Parlamento europeo di sostenere la Nave delle donne per Gaza. La coalizione ha anche chiesto ai governi di tutelare quest’iniziativa e di non ostacolare il corso della sua missione di solidarietà destinata ai Palestinesi e alle Palestinesi assediati che vivono a Gaza.

Per qualsiasi informazione, chiamateci al +1 519-859-3579 o scriveteci via mail mediawbg@gmail.com.

Per sostenere finanziariamente questa campagna: http://canadaboatgaza.org/donate/

Per seguirci:

http://www.ffq.qc.ca/luttes/bateau-gaza/a-propos/ (in francese), www.canadaboatgaza.org (in inglese),

www.womensboattogaza.org (in inglese).

www.facebook.com/FreedomFlotillaCoalition

www.facebook.com/CanadaBoatGaza

www.facebook.com/Bateau-Canadien-Pour-Gaza-122827927786858/

( Fonte: Invictapalestina )

Stoccolma: “Presenteremo protesta contro Israele per abbordaggio di Marianne”

Il ministero degli esteri svedese: “per legge solo allo stato bandiera, in questo caso la Svezia, è permesso agire contro una nave in acque internazionali”. Il deputato palestinese israeliano Basel Ghattas, a bordo dell’imbarcazione, parla di violenza da parte di Tel Aviv. Ma per il premier israeliano Netanyahu è stato tutto «legale» e gli attivisti interazionali sono degli «ipocriti»

Passeggeri della Marianne

 

Stoccolma: “Presenteremo protesta contro Israele per abbordaggio di Marianne.

Basel Ghattas: «Il blocco di Gaza è illegale, torneremo a sfidarlo»

FREEDOM FLOTILLA. Il deputato palestinese alla Knesset e passeggero della “Marianne”: «I soldati israeliani hanno usato violenza contro alcuni di quelli a bordo. La nostra missione è stata in ogni caso un successo perchè ha riportato in primo piano la chiusura di Gaza e la sua illegalità»

Il deputato palestinese israeliano Basel Ghattas

Intervista di Michele Giorgio – Il Manifesto

Gerusalemme, 1 luglio 2015, Nena NewsIl governo di Stoccolma, l’unico in Europa ad avere formalmente riconosciuto lo Stato di Palestina, ha annunciato che presenterà una protesta formale contro Israele per l’abbordaggio della nave svedese “Marianne” della Freedom Flottila, diretta a Gaza, avvenuto nella notte tra domenica e lunedì. «Sappiamo che l’intervento della Marina israeliana ha avuto luogo in acque internazionali. Per legge solo allo Stato bandiera, in questo caso la Svezia, era permesso agire contro la nave in acque internazionali», ha comunicato ieri al quotidiano Dagens Nyheter l’ufficio stampa del ministero degli esteri svedese, aggiungendo che Stoccolma considera fondamentale la fine del blocco di Gaza. Il comunicato è giunto mentre l’ex presidente tunisino Moncef Marzouki, uno dei 18 passeggeri e membri dell’equipaggio della “Marianne”, saliva, scortato dalla polizia israeliana, su un aereo diretto a Parigi. A Tunisi lunedì centinaia di persone si erano radunate nel quartiere del Menzah per chiedere la sua immediata liberazione da parte di Israele. Sull’abbordaggio della “Marianne” e sul significato di questa nuova missione della Freedom Flotilla III , abbiamo intervistato uno dei passeggeri più noti, il deputato palestinese israeliano Basel Ghattas.

Come un po’ tutti avevano previsto, le forze armate israeliane hanno abbordato la “Marianne”, impedendo alla nave di proseguire per Gaza. Il portavoce militare ha detto che tutto si è svolto senza problemi e incidenti. Le cose sono andate davvero così?

Non è vero, c’è stata violenza. Ero lì e ho potuto registrarla di persona. Io non sono stato toccato ma un membro svedese dell’equipaggio, Charlie Andersson, che aveva protestato quando ha visto i commando israeliani, è stato colpito tre volte con il taser, la pistola che lancia scariche elettriche, ed è rimasto ferito. Ha anche ricevuto un colpo alla testa. Altri tre passeggeri che avevano tentato una difesa passiva, assolutamente pacifica, sono stati percossi dai soldati.

Prima di entrare in azione, la Marina israeliana ha preso contatto con la “Marianne”?

Via radio i militari hanno chiesto al comandante di cambiare rotta e di dirigersi verso il porto di Ashqelon (città israeliana a circa 10 km da Gaza, ndr) dove avrebbe potuto lasciare il suo carico. Lui ha risposto che la nostra destinazione era Gaza e che non avrebbe modificato la rotta. Tutti abbiamo approvato la sua scelta perchè non era certo la “Marianne” a violare le leggi internazionale ma Israele che attua da troppi anni un blocco navale illegale contro la popolazione di Gaza. Poco dopo sono intervenuti i commando che, dopo aver preso il controllo della nave, hanno intimato al comandante di dirigersi al porto di Ashdod.

Lei è un cittadino israeliano e un deputato della Knesset, che atteggiamento hanno avuto nei suoi confronti quando siete arrivati ad Ashdod.

Non hanno tenuto in alcun conto della mia immunità parlamentare. Mi hanno sequestrato il telefono e il computer e le mie proteste non sono servite a nulla. Come quelle dei miei compagni di viaggio ai quali hanno portato via tutto.

Quanto ha pesato nel suo caso l’irritazione che alla Knesset e in una porzione consistente di popolazione israeliana ha suscitato la sua scelta di partecipare alla Freedom Flotilla III

Non so dire quanto possa aver pesato. Per ciò che mi riguarda non ho compiuto nulla di illegale, perchè di illegale c’è solo il blocco inaccettabile di Gaza, che condiziona la vita di quasi due milioni di palestinesi, uomini, donne e bambini, che hanno il diritto di vivere liberi e in condizioni di normalità.

È soddisfatto della reazione internazionale all’abbordaggio della “Marianne” da parte della Marina israeliana.

Non ho ancora avuto modo di seguire con attenzione le reazioni all’estero e dei media internazionali a questo grave abuso. In ogni caso anche questa missione della Freedom Flotilla è stata un successo, perchè ha riportato in primo piano la condizione di Gaza e l’illegalità del blocco attuato da Israele. Il fatto che il governo (Netanyahu) ordini in modo sistematico di impedire alle navi della Freedom Flotilla di arrivare a Gaza non spezzerà la volontà di contesta il blocco e intende riaffermare la sovranità del diritto internazionale.

thanks to: Nena News

La Freedom Flotilla lascia Creta, prossima tappa: Gaza

Il racconto di un attivista italiano presente a bordo. A seguire la Marianne, l’imbarcazione principale, altre tre navi che stanno portando verso la Striscia 50 attivisti e tante emittenti tv.

La Marianne, principale imbarcazione della terza Freedom Flotilla

della redazione

Roma, 27 giugno 2015, Nena News – E’ sulla via di Gaza la Freedom Flotilla III, il convoglio di imbarcazioni partito da Goteborg, in Svezia, e pronto a rompere l’assedio israeliano sulla Striscia con un carico di medicinali e pannelli solari per gli abitanti della piccola enclave palestinese. Secondo quanto appreso da un attivista italiano presente a bordo, “Marianne”, l’imbarcazione principale, sarebbe salpata giovedì, seguita tra venerdì da “Vittorio”, “Rachel” e “Juliano II”. Il forte vento ne avrebbe ritardato la partenza dal porto greco di Eraklion, nell’isola di Creta.

Claudio Tamagnini ha raccontato dei training che si fanno in coppia: “Io – ha spiegato – mi occupo della parte teorica, mentre Welo, finlandese, il comandante della Marianne fino a Palermo, spiega le tecniche di resistenza. E’ stato non solo sulla Estelle, ma ha fatto tante operazioni con Greenpeace, conosce i commando francesi e degli altri paesi, così ci spiega bene come proveremo a resistere”. Forte solidarietà è stata data alla Flotilla nell’isola di Creta, dove è stato organizzato un evento con raccolta fondi per il convoglio umanitario.

Tamagnini ha inoltre parlato delle condizioni per raggiungere le imbarcazioni al porto: “Dovremmo tenere le partenze nascoste, invece ci vuole un’ora per fare arrivare macchine, caricare persone e cose, e tutto questo in centro città, con poliziotti che ci guardano. L’idea è partire dal centro a bordo di auto, raggiungere un porticciolo, e da lì con barchette si raggiungono le nostre. In teoria avremmo buone misure di sicurezza per non farci trovare, ma se poi la nostra partenza è così plateale non serve a niente”.

“Negli ultimi giorni  – racconta Claudio – sono continuati gli arrivi.  Si sono uniti a noi un deputato giordano e uno marocchino,  una suora benedettina di Montserrat, in Catalogna e vari palestinesi, tra cui un ragazzo di Gaza che studia in Grecia e palestinesi residenti in Libano e in Giordania, oltre al presidente delle comunità palestinesi in Italia, che vive a Genova. C’è anche l’ex presidente tunisino Marzouki”.

Moncef Marzouki, che ha alle spalle un passato da attivista per i diritti umani, ha guidato la Tunisia dal 2011 al 2014, nel periodo di transizione che ha seguito le rivolte della primavera araba. La sua è stata una delle prime adesioni, annunciata durante il Social Forum che si è tenuto lo scorso marzo Tunisia. Altra presenza importante è quella di Basel Ghattas, deputato di origine palestinese della Lista Araba Unita alla Knesset, che domenica scorsa aveva annunciato la sua partecipazione al convoglio diretto a Gaza, suscitando le ire quasi dell’intero parlamento israeliano.

Accusato di volersi servire della sua immunità parlamentare per scopi politici, addirittura “terroristici” secondo il leader di Yisrael Beitenu Avigdor Lieberman, Ghattas ha difeso il suo “atto politico legittimo e non-violento” alla radio militare e chiedendo in una lettera al premier Netanyahu e al ministro della Difesa Ya’alon di “istruire le forze di sicurezza israeliane a stare lontano dalla Flotilla e lasciarla continuare per la sua strada: non vi è alcun motivo per impedirci di raggiungere Gaza e fornire l’assistenza che stiamo portando con noi”.

Inoltre, come annuncia il comitato della Freedom Flotilla in un comunicato stampa, a bordo ci sarebbero circa 50 attivisti per i diritti umani, giornalisti, artisti e politici che rappresentano 17 paesi. Oltre a Ghattas, ci sarebbero membri del parlamento di Spagna, Giordania, Grecia, Algeria e deputati del Parlamento Europeo. Presenti anche alcune emittenti televisive, come al-Jazeera, Euronews, Maori Tv (Nuova Zelanda), al Quds Tv, Channel 2 (Israele) e Russia Today Tv, oltre ad altri giornalisti indipendenti della carta stampata.

Il viaggio della Flotilla è accompagnato da una lettera firmata da più di 100 parlamentari europei e indirizzato all’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri  della Ue, Federica Mogherini, in  cui si chiede di sostenere il convoglio umanitario e di porre fine al blocco di Gaza. Questa, oltre alle nove singole imbarcazioni degli anni scorsi, è la terza flotilla che tenta di rompere l’assedio imposto da Tel Aviv a Gaza dal 2007, quando Hamas vinse le elezioni. Nel 2010 la Mavi Marmara, che trasportava un carico di attivisti e di materiale sanitario, fu abbordata dalla marina militare israeliana, che aprì il fuoco uccidendo nove attivisti turchi.

thanks to: Nena News

Life inside ‘freedom flotilla’ boat: the journey to Gaza

ABOARD THE MARIANNE BOAT

In a boat sailing in the Atlantic, I am one of nine people united around the same cause: lifting the nine-year-long, inhuman Israeli siege on Gaza.

This boat, a fishing vessel capable of carrying only so much aid, aims to punch above its weight and puncture a hole in this blockade that chokes the lifeline to 1.8 million people.

And it is headed where tragedy hit a similar boat in 2010, when Israeli commandoes preyed upon Mavi Marmara in international waters, a Turkish ship that shared the goal of breaking this vicious circle that has enveloped Gaza.

Now it is us, this team of nine, who seek to carry the torch.

Life inside ‘freedom flotilla’ boat: the journey to Gaza Anadolu Agency.

La Freedom Flotilla parte dalla Sicilia per Gaza

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Riceviamo da Tiziano Ferri, Freedom Flotilla Italia, e pubblichiamo.

La Freedom Flotilla parte dalla Sicilia per Gaza. 

Il prossimo lunedì 15 giugno, ore 16.00 attraccherà a Palermo, al porticciolo della Cala, la Marianne av Goteborg, un peschereccio partito dalla Svezia un mese fa, per raggiungere, entro pochi giorni, il resto delle imbarcazioni della Freedom Flotilla 3, e insieme proseguire verso Gaza, il porto della Palestina.

La città di Palermo sarà la prima delle 2 tappe siciliane del viaggio di “Marianne”; il programma delle iniziative pubbliche a Palermo, tutte presso l’approdo della “Marianne” alla Cala, è il seguente:

15 giugno

ore 16.00 arrivo “Marianne av Goteborg”, manifestazione d’accoglienza (Anpi, Auser, Cesie, Moltivolti, e altri)

ore 18.00 Racconti di Viaggio dell’equipaggio composto da attivisti

ore 19.30 flash mob “onebillionraising” delle “Donne di Palermo contro la violenza”

ore 20.30 cena offerta dalla comunità araba locale

ore 21.30 esibizione artistica

ore 22.00 trasmissione video ed immagini

16 giugno

ore 12.00 conferenza stampa per incontrare gli attivisti a bordo della Marianne, con la presenza di Rosario Crocetta, Presidente della Regione Sicilia, Vincenzo Cannatella, Commissario Straordinario Autorità Portuale di Palermo, Zaher Darwish, Presidente del Coordinamento di solidarietà con la Palestina di Palermo e Paola Mandato della Freedom Flotilla Italia. Prossima destinazione siciliana della “Marianne”, prima di salpare per Gaza? Sarà annunciata nel corso della conferenza stampa.

ore 17.30 dibattito

ore 20.00 intervento artistico

17 giugno

ore 16.00 “Marianne” lascia il porto di Palermo (comitato di saluto delle barche del Velaclub Palermo)

Facciamo appello a voi, professionisti dell’informazione, per divulgare la notizia del coinvolgimento del porto italiano di Palermo in questa iniziativa umanitaria, coordinata a livello internazionale, che chiede il ripristino della legalità e dei diritti umani in una parte del Mediterraneo che ha bisogno urgente di trovare giustizia e pace.

Contatti :

Tiziano Ferri – Freedom Flotilla Italia

+39 334 1737274 freedomflotillaitalia@gmail.com

Zaher Darwish – Coordinamento di Solidarietà con la Palestina e Freedom Flotilla Sicilia

+39 340 1723999 palermopalestinese@gmail.com

Alcune informazioni sulla Freedom Flotilla 3:

La FF3 è una coalizione internazionale di attivisti non violenti – di cui fa parte anche la Freedom Flotilla Italia – che organizzano periodicamente delle flottiglie umanitarie con l’obiettivo principale di interrompere il blocco militare imposto da Israele ai palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza fin dal 2007.

La Striscia di Gaza è stata oggetto, per la terza volta dal 2008, di una recente operazione militare israeliana denominata “Protective Edge” – tra il 7 luglio e il 26 agosto del 2014 – che ha provocato la morte di 2.220 palestinesi, tra i quali 1.492 civili e, tra essi, 550 bambini, e la distruzione totale o parziale di oltre 19.000 unità abitative (dati OCHA).

Finita la guerra, e spenti i riflettori accesi sulla Striscia, non sono finite tuttavia le sofferenze dei palestinesi di Gaza. La Striscia di Gaza, infatti, ormai da 8 anni, è sottoposta ad un disumano blocco totale imposto dalle autorità israeliane.

L’obiettivo principale della Freedom Flotilla 3 è dunque quello di far sì che il mondo non si dimentichi di Gaza e della Palestina, di riportare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale su questa tragica e irrisolta ingiustizia che costringe i palestinesi della Striscia a una vita di stenti e di miseria.

E gli attivisti a bordo della Marianne lo fanno a loro rischio e pericolo, perché Israele non “ama” le flottiglie, dato che mettono in evidenza il blocco militare imposto a Gaza che, in quanto punizione collettiva, è proibito dal diritto internazionale e costituisce un crimine umanitario. Così nel 2011, nel corso di una delle precedenti spedizioni, la marina israeliana uccise dieci attivisti turchi imbarcati a bordo della nave Mavi Marmara, abbordata da un commando di una unità speciale denominata Shayetet 13.

La Freedom Flotilla 3, con la sua imbarcazione Marianne, farà tappa a Palermo il 15 giugno, dopo essere stata in vari porti europei tra cui Brest e Lisbona. A riceverla a Palermo sarà il Presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e una folta rappresentanza della cittadinanza palermitana. Sono previsti, a contorno, dibattiti e momenti di spettacolo, mentre le donne del Coordinamento di solidarietà con il popolo palestinese – Palermo stanno preparando un video messaggio per portare alle donne di Gaza una testimonianza di sostegno e di solidarietà.

Oltre all’obiettivo principale della missione – che consiste nel denunciare l’illegalità del blocco israeliano e nel chiedere la riapertura del porto di Gaza – la Marianne tenterà di portare a Gaza dei pannelli solari per l’ospedale al-Shifa ed equipaggiamento medico per l’ospedale al-Wafa, e soprattutto porterà con sé un dono dall’importanza inestimabile: i disegni dei bambini di tante scuole italiane, anche di Palermo, che saranno consegnati ai bambini delle scuole della Striscia di Gaza, come segno di affetto, di solidarietà e di attenzione, cose di cui i Palestinesi hanno bisogno tanto quanto degli aiuti umanitari.

thanks to: Infopal

Gaza’s Ark: vestiamoci di libertà

Il nuovo progetto di Freedom Flotilla Coalition è in fase avanzata. Si tratta di Gaza’s Ark, la barca che tenterà di rompere il blocco navale israeliano sulla Striscia di Gaza, partendo dall’interno.

La barca è stata già acquistata: http://www.gazaark.org
Intervista a DAvid Heap http://www.youtube.com

Adesso, si tratta di ripararla e farla partire con il carico di prodotti che verranno commercializzati, all’estero, grazie a tutte quelle Aziende che hanno accettato di correre il rischio di non veder arrivare le merci.

Noi vogliamo dare il nostro contributo, mettendo in vendita magliette e borse shopper, come abbiamo fatto per altre missioni.

Ogni maglietta unisex costa 15,10 euro se bianca e 17,10 euro se colorata (rossa o nera) (le taglie sono su http://www.textileurope.com)

Le borse shopper costano 12. 10 euro ognuna (colori disponibili http://www.textileurope.com)

Specifica prezzi:
(8 euro magliette bianche più 2,10 euro di spedizione più 5 euro per Gaza Ark
10 euro magliette nere più 2,10 euro spese di spedizione più 5 euro per Gaza Ark
la borsa 5 euro più 2,10 euro spedizione e 5 euro Gaza Ark).

5 euro di queste cifre andranno a Gaza’s Ark.

Nel caso ci pervenissero richieste da Paesi esteri, il prezzo potrebbe variare, a seconda delle tariffe di Poste Italiane. Per avere il numero di Postepay, su cui pagare i prodotti, rivolgersi a: Luisa Orengo

N.B. Nelle note di pagamento, indicate quantità di maglie e/o borse, taglia e colore.

Forza, marinai, vestiamoci di libertà!
Grazie a tutti. :)

Info:
sito in Italiano di Gaza’s Ark http://www.gazaark.org/it
pagina fb di Gaza’s Ark https://www.facebook.com/GazaArk
pagina fb di Arca di Gaza Italia https://www.facebook.com/arcadigaza

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Estelle in viaggio. A bordo un israeliano

È Elik Elhanan, ex soldato, oggi attivista per la pace. Fondò “Combatants for Peace” dopo la morte della sorella in un attentato. Dopo Napoli, la nave verso Gaza.

A bordo della Estelle, partita sabato da Napoli nel suo viaggio dalla Svezia alla Striscia di Gaza, c’è Elik Elhanan. Questa l’identità di uno degli attivisti-passeggeri della nave carica di aiuti umanitari e intenzionata a rompere l’assedio israeliano della Striscia.

Elik è israeliano, vive a Tel Aviv. La sua è una famiglia nota in Israele: emigrata in Palestina già negli anni Venti del Novecento, ha visto i suoi membri trasformarsi da sionisti a voci contro l’occupazione. Come racconta la Freedom Flotilla Italia in un comunicato, “il nonno Matti Peled fu il primo generale israeliano a prendere posizione contro l’occupazione nel 1972 e a creare gruppi pacifisti insieme ai palestinesi”.

Oggi tocca ad Elik, che da paracadutista della squadra di èlite dell’esercito di Tel Aviv è diventato il fondatore di “Combatants for Peace”. Partendo da una tragedia: il 4 settembre 1997 la sorella di soli 14 anni, Smadar, è morta in un attentato suicida su viale Ben Yehuda a Gerusalemme.

Da allora la storia della famiglia Elhanan è cambiata radicalmente: la madre Noret Pelled ha da subito accusato lo Stato di Israele – e la politica di occupazione militare – di essere il solo responsabile della morte della figlia. Con il marito, Rami, è diventata attiva nell’organizzazione “We lost a child”, organizzazione mista israelo-palestinese che raccoglie i genitori delle vittime del conflitto, da una parte e l’altra del Muro.

Intanto Elik, abbandonato l’esercito nel 2002 rifiutando di servire nell’ennesimo attacco contro Gaza, ha dato vita nel 2004 – insieme a ex prigionieri palestinesi – all’associazione “Combatants for peace”. Oggi segue le orme del padre Rami che due anni fa era a bordo della prima Freedom Flotilla.

L’Estelle, veliero acquistato dall’associazione svedese “Ship to Gaza” – ideatrice della Freedom Flotilla – è la nave della terza missione nel tentativo di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese rompendo il blocco che Israele ha imposto sul mare della Striscia. In viaggio da tre mesi, la nave ha attraversato il Mare del Nord, l’Atlantico e ora naviga nel Mediterraneo.

Inaccettabile per Tel Aviv. E piovono minacce sulla nuova Freedom Flotilla: dopo l’assalto militare alla Mavi Marmara del 2010 (che portò all’uccisione di nove attivisti turchi) e i boicottaggi e le censure del 2011 (le autorità portuali greche bloccarono il convoglio nei porti), il Ministero degli Esteri fa lo stesso annuncio: la Marina israeliana non permetterà alla nave di raggiungere il porto di Gaza City. Per farlo, ha contattato i governi dei Paesi di appartenenza degli attivisti coinvolti perché non li autorizzino a salpare.

Molto improbabile che la presenza di un israeliano a bordo limiti la reazione israeliana.

Questo è uno stralcio dell’ultimo discorso pubblico di Elik, il 27 agosto scorso in Giappone (per l’intero discorso clicca qui):

“[.] Vi parlerò di speranza. Della gente che invece di scegliere la via più facile, quella della paura e dell’odio, ha deciso di combattere per la propria umanità e il buon senso. Vorrei aggiungere un’altra cosa: mi vergogno, come essere umano e come israeliano, di quello che il mio governo sta facendo in Cisgiordania, Gaza, Libano.

[.] Mia sorella non è morta perché Israele fosse più sicuro; non è morta perché gli arabi sono di natura cattivi o perché l’Islam è una religione demoniaca. È morta a causa della situazione politica, creata dagli uomini e risolvibile dagli uomini. È morta perché c’è un’occupazione. È morta per un conflitto che umilia e opprime un popolo intero e convince giovani palestinesi che la loro morte sia utile come la loro vita.

[.] Sappiamo che dialogo e pace possono essere promossi solo da una solidarietà tra israeliani e palestinesi che si basi sul rispetto e l’uguaglianza. La gente parla a nostro nome. La gente fa cose terribili in nome di qualcun altro. Dobbiamo reclamare la nostra voce. Se pensate che la pace sia possibile e che la guerra sia sbagliata, la vostra voce dovrebbe essere ascoltata. Se c’è una cosa che ho imparato è che se non dici no, è come se avessi detto di sì”.

 

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