Il Parlamento scozzese dichiara: ‘Senza se e senza ma, no al fracking’

Segnali non vincolanti di messa al bando del fracking: ‘crescente consenso sul fatto che fermare il cambiamento climatico significa dire no ai nuovi combustibili fossili come il gas estratto con il fracking’.

di Deirdre Fulton, redattore per Common Dreams

Mercoledì il Parlamento scozzese ha approvato una mozione a supporto di un’immediata messa al bando del fracking, creando così un potenziale atto finale sul controverso metodo di estrazione dei combustibili fossili.

La mozione, avanzata dai laburisti, dichiara: “Questo parlamento riconosce che, per attuare gli obiettivi scozzesi relativi al cambiamento climatico e proteggere l’ambiente, deve esserci un’immediata messa al bando del fracking in Scozia”.

Dopo l’astensione dei membri del Partito Nazionale Scozzese (SNP), la mozione è passata con 32 voti contro 29. L’SNP ha annunciato una moratoria sul fracking lo scorso gennaio, ma si è fermato, a meno di un’immediata messa al bando, per permettere ulteriori ricerche.

The Guardian riporta:

Il portavoce del Partito laburista scozzese sull’ambiente, Claudia Beamish, che ha presentato l’emendamento, ha immediatamente richiesto al governo SNP di chiarire la propria posizione dopo il voto, che non crea politiche vincolanti ma rappresenta, così presto, una significativa sconfitta per l’SNP in questa nuova legislatura.

Beamish ha affermato: “Il governo SNP deve ora chiarire se vuole rispettare o meno la volontà del parlamento e introdurre un’immediata messa al bando del fracking. Sarebbe oltraggioso per questo importante voto essere ignorato.

“Non si sono dubbi sulla scienza – per rispettare i nostri obiettivi sul cambiamento climatico e proteggere il nostro ambiente abbiamo la necessità di sviluppare fonti di energia a basso contenuto di carbonio, non un altro combustibile fossile. La posizione dei laburisti è chiara: senza se, senza ma, no al fracking”.

Secondo The Scotsman:

La segretaria dell’Ambiente Roseanna Cunningham aveva affermato in precedenza che l’opinione pubblica in Scozia avrebbe giocato un ruolo chiave nella decisione ministeriale di imporre o meno un’immediata messa al bando del fracking.

Il ministro dell’energia Paul Wheelhouse prenderà una decisione, ma non è verosimile che questo avvenga prima dell’estate.

“E’ fantastico che il Parlamento scozzese abbia votato per la messa al bando del fracking e abbia inviato questo chiaro messaggio al Governo affinchè la implementi” ha detto Mary Church, leader delle campagne di Friends of the Earth Scotland.

“E’ anche chiaro dal voto di oggi che esiste un consenso crescente sul fatto che fermare il cambiamento climatico significa dire no ai nuovi combustibili fossili come il gas estratto con il fracking”.

Ha aggiunto: “Ci aspettiamo una maggiore urgenza da parte del Governo scozzese per porre fine all’incertezza delle comunità che affrontano l’estrazione non convenzionale dei combustibili fossili in tutta la Scozia”.

 

Traduzione dall’inglese di Matilde Mirabella

Sorgente: Pressenza – Il Parlamento scozzese dichiara: ‘Senza se e senza ma, no al fracking’

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Shale oil, l’inizio della fine

Shale oil, l'inizio della fine

A quanto pare i sauditi stanno per eliminare uno dei concorrenti. E gli Stati Uniti sono in procinto di chiudere – o limitare fortemente – un settore che aveva permesso loro di tornare all’autonomia energetica.

Le compagnie impegnate nel cosiddetto “shale oil”, mediante la costosa e dannosissima tecnica del fracking, sono economicamente alla canna del gas.

Shale oil, l’inizio della fine – contropiano.org.

Il fracking e la RAI, la storia continua

La Rai ci riprova.

Dopo le sconcertanti rivelazioni della rivista americana Science(anticipanti le conclusioni della commissione Ichese) sul sisma del 2012 in Emilia Romagna, indotto dalle perforazioni petrolifere e dopo l’interruzione da parte della regione Emilia Romagna di tutte le nuove attività estrattive , la Rai fa un passo indietro.

Quasi un anno fa andava in onda una puntata di Superquark che cercava di promuovere le trivellazioni petrolifere in particolare quelle che fanno ricorso alla tecnica del fracking.

Il fracking o hydraulic fracturing consiste nell’iniettare nel sottosuolo liquidi ad alta pressione contenenti acidi ed altre sostanze in grado di fratturare le rocce. Così facendo gli idrocarburi imprigionati dalle stesse possono essere aspirati in superficie. Questa tecnica è molto pericolosa perchè non solo inquina tutto il territorio sovrastante ma per di più è in grado di innescare terremoti.

Lunedì 12 maggio alle ore 21.05 su Rai3 andrà in onda una nuova puntata di Report che si occuperà proprio dello shale gas e del fracking.
Questo è il video delle anticipazioni: Ci auguriamo che questa volta ci possa essere una più corretta rappresentazione della realtà e che anche in Italia si possa diffondere una maggior consapevolezza sui rischi legati alle attività estrattive al fine di giungere ad una moratoria completa sul fracking e su tutte le attività petrolifere.

La Geologia per l’esplorazione petrolifera in Italia


Viene da chiedersi, quindi, quale sia il motivo per il quale una società proveniente dall’altra parte del mondo abbia deciso di installare proprio nelle nostre zone le centrali di produzione. “Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e affettivo”

  Pierluigi Vecchia, Po Valley (Australia)

Credo che sarebbe piaciuto a moltissimi esserci il giorno 6 Dicembre 2013 a Roma al convegno “La geologia per l’esplorazione petrolifera”.

Nelle intenzioni degli organizzatori, l’evento serviva per dare “la possibilità di fare conoscere lo status della ricerca e della produzione di idrocarburi in Italia” ma sopratutto per “rispondere alla frequente disinformazione sul tema, per esempio sui danni ambientali e il rischio sismico indotti dall’attività esplorativa (vedi terremoto di Ferrara, fracking, etc.).”

Il convegno voleva avviare un “dibattito su queste tematiche e di elaborare un documento che metta al corrente la società civile delle potenzialità dell’Italia per una ripresa delle attività esplorative.”

Uno direbbe, va bene, saranno presenti figure professionali di ambo le opinioni, chi pensa che il petrolio – poco e scadente d’Italia – sia un toccasana per il nostro paese  il giardino d’Europa, e poi quelli che invece pensano che i danni ambientali e sociali siano veri, e gravi. E chissa’ magari anche sentire tutti quei poveretti che ci vivono  con le trivelle, nelle proprie comunita’, tutti i santi giorni.

Altrimenti che dibattito e’?

E cosi’ vediamo chi c’era.

Si parte con Carlo Doglioni, il Presidente della Societa’ Geologica Italiana che pero’ sul proprio

Presidente Società Geologica Italiana
Presidente Società Geologica Italiana

sito Linkedin dice anche di essere “la persona in carica per la Gas Plus Italiana”, in un progetto in collaborazione per l’Albania.

La persona in carica per la Gas Plus Italiana.

Di lui si ricorda questo memorabile intervento sul blog del Movimento 5 Stelle di Matera.

Carlo Doglioni ha anche dato il suo “contributo specialistico” a supporto del progetto di Stoccaggio di Rivara, in Emilia Romagna. Per amor di patria, certo.

Passiamo a Gian Vito Graziano, il Presidente Consiglio Nazionale dei Geologi, che circa un anno fa diceva di essere molto scettico sulle correlazioni fra sismi e trivellazioni, sebbene ci siano stati fior fiori di documenti e di studi a mostrarlo – con trivelle da petrolio, da geotermia, da gas – su Science, su PNAS, e nelle case dei residenti dell’Ohio, del Texas, del Colorado, dell’Arkansas, e sebbene lo dica lo stesso USGS, il servizio geologico degli USA, e sebbene lo dicano gli stessi petrolieri!

E’ il turno di Roberto Gambini e di Fernanda Panvini dell’ENEL Longanesi Development, anche loro con interessi trivellanti in giro per l’Italia.

Il Gambini e’ il Vicepresidente del reparto esplorazione e gestione dei giacimenti dell’Enel Longanesi Development.  In passato ha lavorato per Shell ed ENI. Devo aggiungere dell’altro?

Roberto Gambini, Fernanda Panvini

La ENEL Longanesi development ha in concessione i permessi Bosconero in Piemonte, Casale Cocchi in Emilia Romagna, Porto Maggiore in Emilia Romagna, San Marco in Emilia Romagna e Jolanda di Savoia in Emilia Romagna.

Arriva poi Pierluigi Vecchia, il mio preferito. Quello che vuole trivellare l’Emilia Romagna per motivi di carattere “geologico, economico e affettivo”.

Sono sicura che gli emiliani stanno per svenire di fronte a tutto questo affetto.

Poi ci sono Piero Casero, Stefano Paoloni, Daria Fortunati, new entries della COGEID – la Compagnia Generale Idrocarburi – che parlano di

“Il progetto di esplorazione petrolifera “ Gesualdo 1” (Appennino Irpino): un esempio di disinformazione mediatica”

E perche’ dicono questo?  Perche’ non c’erano loro a fare propaganda ai petrolieri? Perche’ c’e’ li come un giaguaro Franco Ortolani a spiegare alla gente che non e’ proprio una bella cosa bucare un territorio fraglie?

Piero Casero ci fa sapere dal suo curriculum  che nella sua carriera ha lavorato come consulente e in altri ruoli per la Esso, la Elf, la Total. Per quest’ultima ha lavorato in vari ruoli dal 1982 al 2001. Ha applicato la sua conoscenza ai campi minerari di Colombia, Venezuela, Cuba, Ecuador, Romania, Tunisia ed in Italia.

Evidentemente gli dispiaceva non essere potuto intervenire in Irpinia.

I tre fanno parte della Compagnia Generale Idrocarburi, come detto. Eccola qui.

Compagnia Generale Idrocarburi SpA provides oil and gas exploration and production services. The company was founded in 2001 and is based in Rome, Italy.

Hanno pure dei titoli minerari, da soli e in Joint Venture in Lombardia, Emilia Romagna (Castelverde), in Molise (Colle Ginestre), in Piemonte e Lombardia (Corana), in Irpinia (Nusco), in Lombardia ed Emilia Romagna (Codogno), e nelle Marche (Villa Gigli).

Cosa altro possono dire se non che trivellare e’ cosa buona e giusta e che quando uno osa andare contro i buchi selvaggi e’ un caso di “disinformazione mediatica”?

Notare che il pozzo Gesualdo e’ proprio nella loro concessione Nusco – ma va che c’e’ disinformazione mediatica!!!!

Last but not least, Davide Scrocca, del Consiglio Nazionale delle Ricerche
che invece parla di “Giacimenti di idrocarburi e sismicita’ stimolata, una revisione (Italia-Centro Settentrionale)”. Questo mi sarebbe molto piaciuto sentirlo e sopratutto sapere di che “revisione”
si tratta.

Qui ci sono sue slide di un altro intervento, dallo stesso titolo, se possono essere utili a qualcuno per capire. 

Ad ogni modo, la sua tesi, da quel che mi pare di capire, e’ un sofisticato tuttapposto. Ecco cosa dice nelle conclusioni delle sue slide:

“Caviaga: dubbi sulla effettiva interpretazione come terremoto innescato da attività
estrattiva”
 
“Le ipotesi su un eventuale innesco del terremoto dell’Emilia del maggio 2012 sono in realtà prive di oggettivi elementi di supporto”
“In italia, dai database sismologici disponibili e per i principali giacimenti on-shore, si hanno scarse evidenze  di sismicità stimolata chiaramente attribuibile alle attivita’ estrattive con magnitudo superiore alla soglia percepibile dalla popolazione:estrattive con magnitudo superiore alla soglia percepibile dalla popolazione”

E certo, Caloi, quello di Caviaga, e’ morto! Ma scusi, ma perche’ mai l’Italia dovrebbe essere diversa da tutti gli altri?  E il punto non e’ degli elementi oggettivi o non, il punto e’ e’ saggio CONTINUARE a bucare il territorio alla cieca dietro il paravento dei piccoli giacimenti, dietro il fatto che non e’ “mai” successo e quindi andiamo avanti come struzzi?

Ma vaglielo a spiegare.

Poi pero’ in extremis aggiunge che occorre continuare a “studiare”  specie in Val D’Agri dove invece sono previsti grandi giacimenti e la reiniezione di fluidi nel sottosuolo.

Qui invece c’e’ un articolo scritto dallo stesso Scrocca assieme alla Malta Oil, che altro non e’ se non una sussidiaria della Mediterannean Oil and Gas. L’articolo e’ scritto con Sergio Morandi!

Dimmi con chi vai e ti diro’ chi sei, eh?

Giacimenti di idrocarburi e sismicità stimolata: una revisione (Italia centro-settentrionale) – See more at: http://www.socgeol.it/206/2222/news/la_geologia_per_l_esplorazione_petrolifera_in_italia.html#sthash.ElOQw6cg.dpuf

E quindi tutti i signori intervenuti lavoravano o hanno lavorato per societa’ o in collaborazione che hanno interesse a trivellare l’Italia” : Pierluigi Vecchia, Davide Scrocca, Piero Casero, Stefano Paoloni, Daria Fortunati, Roberto Gambini e Fernanda Panvini e Carlo Doglioni.

E poi alla fine c’e’ il dibattito.

Ma quale dibattito sara’ mai stato?

Mi sembrano tutti della stessa linea di principio: trivella e lascia trivellare, possibilmente in casa di altri.

5 comments:

venere said…

una sola parola: GRANDE!!!
sei una grande!!!
December 13, 2013 at 10:57 AM

Anonymous said…

Sono un Geologo e lavoro per una compagnia petrolifera che non ha interessi in Italia; così tanto per essere chiari fin dall’inizio.
Sono capitato su questo blog seguendo alcune “discussioni” sul fracking. Me ne sarei andato senza dire nulla se non fosse che ho letto il nome di una persona che stimo, ingiustamente bistrattata.
Conosco il prof. Doglioni da alcuni anni; liquidare con poche sprezzanti parole una delle migliori menti della geologia italiana è ingiusto. Metterne in discussione l’onestà intellettuale e la dirittura morale è veramente offensivo.
Il prof. Doglioni non ha bisogno di difensori di ufficio, ma proprio non sono riuscito a stare zitto a vedere trattare una persona così corretta in modo tanto irrispettoso.
E visto che ho rotto il silenzio, mi sia consentito fare alcuni commenti su quello che ho letto in questo blog:
1) Non volere ricerca e produzione di idrocarburi in Italia è una posizione legittima che però non può essere supportata da argomentazioni tecnico/scientifiche a dir poco discutibili;
2) Le richieste di chiarimento sono assolutamente legittime;
2) La scarsa fiducia nelle istituzioni italiane è ampiamente condivisibile;
3) Ciò che è meno condivisibile è questa furia iconoclasta che trova il perfetto terreno di cultura nel web, dove tutti si sentono autorizzati a discutere di tutto come i nostri nonni facevano al bar. E così si comincia col mettere in discussione l’Autorità (effetto positivo e desiderio condivisibile), ma si finisce col distruggere ogni autorevolezza col risultato di perdere qualsiasi punto di riferimento razionale;
4) Nel mondo del petrolio lavorano migliaia di professionisti (italiani e no) che giorno per giorno fanno del loro meglio, in scienza e coscienza, per svolgere il proprio (affascinante) mestiere in sicurezza e responsabilmente; descrivere tutti noi come mercenari senza scrupoli è ingiusto ed offensivo;
E’ troppo chiedere un poco di rispetto?
December 16, 2013 at 7:19 AM

vincenzo amato said…

cara prof.ssa d’orsogna, noi eravamo al convegno, noi dei comitati dell’irpinia e del sannio e qualcuno anche della basilicata. ovviamente per far risaltare che l’informazione e la scienza non devono essere al servizio delle compagnie petrolifere (visto che gli oratori del convegno erano tutti prezzolati (in toto od in parte o indirettamente).
siamo intervenuti dopo i primi tre (ascoltando in silenzio la prostituzione intellettuale ed economica di una scienza -la geologia- e delle sue corporazioni scientifiche e non). Volevamo intervenire dopo casero, il quale non ha fatto altro che denigrare i geologi valente ed aquino (quelli che hanno fatto –e purtroppo molto male dal punto di vista scientifico- le osservazioni alla via da parte del comitato alta irpinia (purtroppo comitato istituzionale e partitico, visto che i tecnici sono di nomina politica in quota UDC), il prof. ortolani e lei stessa. La denigrazione a volte è scesa ad un livello molto basso e con molti “colpi proibiti”. Se eravate in aula non so se avreste resistito a tale diffamazione.
Ma comunque non è stato facile intervenire ma con sfacciataggine ci siamo riusciti. E con l’intervento gli abbiamo anche srotolato lo striscione con su scritto: “scienza ed informazione prezzolate. Acquaiuo’ l’acqua è fresca?” Mi ero appuntato alcune cose, non so se sono riuscito a dire tutto (ero continuamente interrotto dai petrolieri), ma più o meno ecco cosa ho detto (ne esiste una versione integrale solo audio di tutto il convegno scaricabile al seguente link http://ge.tt/4oMRq691?c) (ne esiste anche una versione video fatta da InSuTV che presto sarà disponibile) (INSERISCO IL TESTO IL UN ALTRO COMMENTO)
Dopo il nostro intervento c’è stato quello di Scrocca che anche se a servizio dei petrolieri non ha del tutto escluso i rischi sismici connessi alle attività di estrazione, citando sia esempi dove i sismi sono stati certamente o possibilmente indotti dalle estrazioni sia sismi da non mettere in relazione ad esse. Poi alla fine ha tirato le somme ed ha concluso dicendo che visto che la stragrande maggioranza dei sismi sono naturalmente indotti non ci dobbiamo preoccupare di quei pochi casi dove i sismi sono stati petrolio-indotti. Nel dibattito finale si è abbandonato (oppure siamo riusciti a farlo accantonare) il tema del convegno (cioè la disinformazione mediatica dei notriv o quanto sono utili le indagini petrolifere per la conoscenza della geologia dell’italia). Se prima tutti avrebbero preferito cacciarci o farci sparire dall’aula, poi ci hanno ripetutamente invitati ad organizzare incontri, convegni, dibattiti nei territori irpini e sanniti, in modo che potessero spiegarsi meglio. Ovviamente abbiamo declinato l’invito affermando che li aspettiamo con trepidazione in Irpinia e nel Sannio, anzi abbiamo ribadito che avranno molte difficoltà a realizzare i loro profitti in irpinia e sannio, e che tali difficoltà non saranno gli aggiustamenti tecnici richiesti dalle varie commissioni pro o no triv e nemmeno i pareri dei vari professori che si sono già schierati in merito. La lotta si fa sul territorio e non ai tavoli tecnici.Vincenzo, un geologo del Coordinamento NOTRIV Irpinia e Sannio

December 17, 2013 at 7:17 AM

vincenzo amato said…

Siamo venuti fino a roma a questo convegno semplicemente per farvi moltissime domande ma in primo luogo per farvi capire che la corretta informazione sulla questione petrolifera deve essere fatta da “scienziati” di sicura fama e non da prezzolati tecnici dipendenti delle stesse compagnie petrolifere interessate alle ricerche.
Come si dice in campania: sembra che bisogna chiedere se l’acqua è fresca all’acquaiolo che la vende. Cosa potrà mai rispondere? È fresca è fresca………
E pertanto invitiamo chi ha organizzato il convegno ad esprimersi se sia il caso che la corretta informazione la facciano gli acquaiuoli ………..al servizio delle multinazionali del petrolio.
Non ci interessano i tecnicismi dei tecnici prezzolati delle compagnie ma nemmeno quelli dei tecnici assoldati dalle amministrazioni locali, molto spesso di nomina politica, e quindi indifendibili e non solo per questo, cosi come avete ben dimostrato fino ad ora.
Non ci interessa sapere se i sismi sono generati dalle esplorazioni o da alcune tecniche di estrazione (vedi fracking), tanto con i sismi siamo abituati a conviverci, e non ci fanno poi tanta paura. Non ci interessa sapere se la fiammella del pozzo sia più bella vista da vicino o vista da lontano, o se il pozzo gesualdo sia sottovento verso il centro del paese,
e potrei continuare.
Invece Ci interessa sapere se si può vivere senza petrolio e senza fonti fossili, energie oramai superate e non al passo dei tempi, in quanto “sporche”, “nocive” e socialmente pericolose.
Ci interessa sapere se l’estrazione petrolifera provoca inquinamenti delle acque, dei suoli e dell’aria, consumo di suolo, ed altri effetti collaterali sulle produzioni agricole ed animali, e di conseguenza sulle economie locali, quali quelle del sannio e dell’irpinia o più in generale della catena appennninica. Su questo risulta chiaro che tantissimi studi e ricerche, che non sto qua ad elencarvi ne testimoniano un chiaro impatto.
Ci interessa sapere se la voglia di conoscenza del sottosuolo e della geologia del sottosuolo e dei progressi che tale conoscenza potrebbe apportare alla società, debba per forza di cose prevedere devastazioni ambientali e collidere con chi vive nei territori interessati dalle richieste di estrazione petrolifera.
Ci interessa sapere se per salvaguardare 500 posti di lavoro per i geologi , a tanto ammonta il numero di essi che lavora per le estrazioni petrolifere, non se ne debbano perdere altrettanti o ancora di più nel campo dell’agricoltura e dell’allevamento, economie più consone alla catena appenninica.
Ci interessa sapere se e perché questi 500 geologi o ancora di più non possano essere impiegati per sistemare un territorio italiano che cade a pezzi ogni qual volta si verifica un temporale.
Ci interessa sapere se vivremo a lungo ed in che condizioni vivremo, o se svilupperemo patologie o se ci adatteremo alle nocività, solo perché si devono seguire logiche di profitto che non ci sono comuni.
Ci interessa sapere se l’olio, il vino, il latte delle terre appenniniche saranno ancora prodotti su cui poter contare per una sana alimentazione, per una economia sostenibile.
Ci interessa sapere se i tanti soldi investiti negli ultimi vent’anni proprio in questo tipo di economie, non siano stati spesi invano.
L’unica cosa che già sappiamo, e siamo venuti fino a qua a dirvela, è che noi ci opporremo con tutte le nostre forze a chiunque voglia riservarci un futuro di devastazione ambientale, e se non si è d’accordo su tale problema, un futuro ancora improntato sul petrolio e le fonti fossili.
E pertanto siamo venuti fino a qua a dirvi che Irpinia e Sannio paura non ne hanno, e con noi tutti i territori esposti a questo attacco, appenninici ed offshore.
In ultimo una domanda: ma il progetto Case Capozzi che fine ha fatto? Fateci sapere…….per cortesia.
December 17, 2013 at 7:19 AM

enzo said…

Meno male che il nostro anonimo difensore dei petrolieri non ha interessi in Italia, …. altrimenti, cosa ci racconterebbe?
Oltre a non avere interessi in Italia, forse non conosce bene né la situazione Italia né quella internazionale, viste le obiezioni di parte che sforna, e non conosce evidentemente la sudditanza dei geologi italiani all’Eni, praticata sia direttamente che indirettamente, attraverso finanziamenti alle università o a società scientifiche.
Tra l’altro, sarebbe interessate sapere dall’anonimo, come mai,
A) – in tutti i convegni di geologia non c’è mai un contraddittorio …. possibile che non esista un geologo che la pensi diversamente da Doglioni & soci?
B) – come mai ad ogni geologo convegnista non si applica una targhettina dove i presenti possano leggere quanti lavori hanno sostenuto con le società petrolifere i vari relatori e quanti e quali finanziamenti (anche sottoforma di mappe del sottosuolo concesse in visione) sono arrivati dal petrolio alle Università, centri studi, centri ricerca e società scientifiche con le quali collaborano tutti quelli che si affacciano a relazionare in un convegno di geologia.
December 18, 2013 at 9:11 AM
thanks to: dorsogna

Il Fracking a Pungesti e il Corriere della Sera

Altre foto/link utili su Pungesti

Sono le 2:30 di un quasi freddo pomeriggio di Los Angeles. Ho fatto tutte le cose che faccio di domenica – la corsa in riva al mare, le telefonate in Italia, il brunch con le amiche, facebook, il blog e la solita colazione a pane e petrolio.

Scorro le pagine del Corriere online, il piu’ grande giornale italiano.  Sono curiosa di cosa dicono del reparto fracking in Romania.

I titoli sono per le primarie del PD — le parolaccie di Civati e il chiodo di Renzi — con riferimenti agli altri neoquarantenni Alfano-Meloni-Salvini.  Il Berlusca che chiede qualcosa di delirante a SEL e a Grillo, c’e’ la statua abbattuta di Lenin a Kiev, il papa sui poveri, i forconi, ancora articoli su Mandela. Come potevano mancare il calcio o i reali di Inghilterra? E infatti ci sono.

Ci sono anche interessanti articoli sulle faccie che le donne fanno quando un orgasmo, i maglioni  dell’onorovele Rotondi,  le smorfie di Dudu, la coppia felice Santanche’-Sallusti a sciare, le modelle di Victoria Secrets a Miami, Martina Stella a Gardaland, Sara Tommasi mezza nuda, Miley Cyrus che twerka con Babbo Natale, Miss Francia e Kate Moss per i 40 anni di Playboy.

Manca una notizia, quella che cercavo.

La rivolta in Romania, a Pungesti, contro la Chevron sul fracking.

Non una parola che sia una.

E dire che sulla blogosfera dappertutto rimbalza questa notizia. E dire che e’ da Ottobre che se ne parla. E dire che ieri la polizia e’ intervenuta con la violenza sui manifestanti. E dire che la Chevron aveva prima annunciato di abbandonare i propositi di trivellazione, solo per rimangiarsi la parola 24 ore dopo ed annunciare che useranno solo “metodi convenzionali” in “pieno rispetto dell’ambiente”
per trivellare a Pungesti, in Romania.

Perche’ non ne parla nessuno?
Perche’ la resistenza dei rumeni non dovrebbe interessare agli italiani?

Forse perche’ va a contraddire il quadretto fracking e trivelle = gioia e benessere per tutti?
Forse perche’ questo non piace ai politici e ai petrolieri di casa nostra che non vogliono che si sappia che c’e’ gente che di fracking e buchi non ne vuole sentire?

La cosa piu’ bella sono le bandiere con i colori della Romania che si sono portati dietro.

Non possono dire quelli del Corriere di non sapere, ne ha parlato Reuters, ne ha parlato CNN, ne ha parlato la stampa spagnola, ne ha parlato la stampa francese. Ne ha pure parlato la stampa californiana, con tutto che la sede della Chevron e’ a San Fransisco (mica sono scemi!).

L’Associated Press lo chiama “Big Story”.

Ne parlano da giorni.

Perche’ il Corriere – il piu’ grande giornale italiano – non manda li un corrispondente a vedere che accade a Pungesti?

Io non lo capisco. Un giornale deve per prima cosa informare chi legge, e non importa se questo non e’ in sintonia con chi c’e’ dietro questi giornali.

In Romania migliaia di persone protestano da almeno due mesi contro le trivellazioni selvagge della Chevron. Ci sono stati scontri violenti con centinaia e centinaia di poliziotti che se la sono presi con i residenti ed gli attivisti giunti da tutto il paese, arresti, multe, manifestazioni di solidarieta’ a Bucarest. La Chevron che prima si ritira e poi ci ripensa e dice che invece che fracking faranno “trivellazioni ordinarie” senza che nessuno gli creda.

Basta solo fare google “Pungesti”.

Si vede che per la stampa italiana e’ piu’ importante Dudu’.

Qui vari link:

Associated Press
Chicago Tribune
Union Tribune San Diego
France 24
CNN
RT
RT – Spagnolo
Reuters
The Guardian

thanks to: dorsogna

Villagers From Pungeşti Stop Chevron Fracking Again, Riot Police Unleash Terror At Night In Retaliation

One of the poorest villages in Romania has been standing up against the US giant corporation Chevron for almost four months now. Subsequently, they are facing the Romanian State, brutality from riot police, and US army general Wesley Clark.

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A woman from Pungesti, Romania, refusing to move as ordered by the riot police protecting Chevron.

In an attempt to prevent fracking, villagers and activists broke the fences surrounding 22,000 acres of wide terrain, where Chevron is starting to explore for shale gas. The conflict has been mounting over the past week in particular, after the government imposed a military-style blockade against the village. The government police blocked the roads, basically isolating villagers: even children were not allowed to go to the near-by village school.

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With the help of activists from different Romanian cities, villagers managed to stop the explorations of Chevron on Saturday. The riot police, almost outnumbering them, failed to stop the resistors. The 500 strong anti-Chevron resistance defeated the 400 strong riot police, and managed to tear down the fences surrounding the explorations site. In anger, people threw stones at the Chevron equipment. The riot police responded with brutality.

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The following video shows how the villagers broke down the fences, chanting at the riot police: “Shame, shame on you!,” “Riot cops defend the thieves!,” “Romania: Police State!” During the conflict, riot cops broke the ribs of 25-year old Valentin Popa. “The police hit him with their sticks and with when he was on the ground they hit him with their boots,” villagers told a local paper.

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Private riot police were supported by the private security company hired by Chevron.

This video shows the private security agents attacking villagers with stones.

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While the conflict was still going on, Chevron issued a press release announcing they would again suspend their activities. Chevron proceeded to file a complaint against the local villagers for damaging their fences.

[LATER EDIT: The next day, Chevron issued another press release announcing they resumed their operations. People report local people being arrested at random in the village. 3 teenagers who were taking their cows to the commons were abducted by the riot police on Sunday morning and taken to the police station in Vaslui. All are underage.]

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Following this, dozens protesters were detained. 15 people will be prosecuted under the penal code, they risk at least 2 years of jail. 14 people will be criminally prosecuted for cursing the cops. 7 people were financially punished, and will be forced to pay fines from 500 lei to 5,000 lei for refusing to disobey the riot police’s orders. The fines are huge: 500 lei is almost the entire monthly pension of these people.

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A doctor from Vaslui, George Silvestrovici, tells the story of how he was illegally arrested and injured. “When I heard the police order people to move away, I left. In a hurry I fell and hurt my leg. I could not move, I stayed on the ground. Suddenly a riot police van came up and I was captured, with no explanation. I was taken to the police station in Vaslui, together with some dozens of protesters. They kept me there for 5 hours, no medical assistance, nothing. They never told me why they arrested me. Then suddenly they let us go. No explanation, nothing. This is an abuse.

After the skirmishes, some activists retired to their remaining tents that the riot police failed to dismantle days ago. The villagers ran to their homes, chased by the police, who blocked the road in and out of the village again.

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When night fell, the riot police unexpectedly unleashed terror against the village. They destroyed activists’ tents under the pretext of “being filthy,” as it happened in New York during the Occupy protests. A blockade was imposed again by the State troops, covering the entire Pungeşti commune.

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Riot police stormed into people’s houses, beating them, threatening them, and kidnapping them from their beds to take them to the police station. Some villagers were fined because they let activists sleep in their houses over night, “illegally.”

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People hid in their houses in darkness for fear of being attacked. 20 people were caught by the state thugs in the local store from the near-by village, Armăşoaia. They went there to keep warm, but were still brutally arrested by the riot police.

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Mariana Moroşanu, a local woman from the village Armăşoaia, called a TV station in Bucharest and described what happened: “Around 7:30 pm, I went to the local store for some groceries. Suddenly, a police van appeared down the road. 10 masked riot police descended. They ran towards us and started to hit us. They beat us brutally. They beat women and men, locals and visitors. They captured some people and threw them in their van. Someone threw a stone at their van. We will not give in, I tell you.”

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Vasile Lungu, a local man, confirmed this: “It was dark already and I was in the store. Suddenly masked riot cops stormed in. They started to hit us. A boy took out his phone to record what was happening. They attacked him and then they yelled at us that, if we dare film them, they will confiscate our phones. They ordered the lights out. A cousin of mine, who suffers from a handicap, and I were beaten just for being in the store. Then the riot cops told us: ‘If you tell anyone about this, we’ll be back.’”

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A witness wrote on Facebook how the riot cops were arresting people for simply walking down the streets, or from their houses and from a local bar. “I saw the riot police drag a local village man from his house into their van. They hit him repeatedly. Vlad Ioachimeacu and Claudiu Craciun were beaten. Hetti is running away so they won’t catch her. Let’s be clear. The riot police came to the village, when the night fell, to arrest the protesters they could not capture at the Chevron site during the day. Nobody is safe, not even the journalists. Nobody talks about this. If we don’t answer the phones, it means they took us in.”

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Another witness wrote this on her Facebook account: “They (the riot police) arrest people from their houses. They storm in, and beat people in their houses. We hide inside. The lights are out. We wait. What do we wait for? We don’t know. We’ve called 112 (the emergency police service) to ask for help, nothing happened. They said they can’t do anything about it. Outrageous!

Neocolonialism, the fracking way

What is happening at Pungeşti, one of the poorest places in Romania, is an all-out capitalist war. It has been underway for almost four months now. On one side are the US giant Chevron, lobbied among others by former US army general Wesley Clark,  the Romanian government and its armed thugs. On the other – the elderly poor locals from Pungeşti, parents and kids, and activists. Chevron, supported by the Romanian State, fights to get its hands on shale gas. The villagers continue to fight to save their land and water resources.

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On a side there is profit and military power. On the other people’s lives.

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On one side there is aggression, on the other self-defence.

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The Romanian State, who usually appear nationalistic and full of religious and patriotic values, is blatantly backing the US giant corporation. The Romanian government has given Chevron 22,000 acres of land in Pungeşti, by a special law, to start explorations for shale gas by hydraulic fracturing.

The government granted Chevron rights to explore for shale gas in three other places, in South-East Romania, in Constanţa county: Vama Veche, Adamclisi şi Costineşti.

The government ignored people’s fears that fracking would ruin water resources.

On the contrary, the government claims that fracking is essential for “Romania’s future development,” (classic government propaganda serving a capitalist agenda). They still have not justified why this “development” risks ruining people’s lives and destroying vital water resources.

Before the 2012 parliamentary elections, the current prime-minister, Victor Ponta opposed these deals, as he accused the former Prime-Minister, Mihai Răzvan Ungureanu (previously the chief of a secret Romanian service) for cutting a shady, secret deal. After he became Prime Minister, Ponta suddenly expressed support for Chevron and gave them the green light to start exploring. Him and the the Romanian president are the most staunch propagandists for Chevron.

How did this happen? It’s got a lot to do with the US Global Shale Gas Initiative.

Man in the shadows: former US Army General Wesley Clark presented as „an the excellent economist”, a.k.a fracking lobbyist

Victor Ponta, from the Social-Democrats, became prime-minister after huge street protests in Romania led to the sacking of two right-wing governments, backed by the current president. Soon after the coalition backing him won the local elections in the summer of 2012, and before they won the parliamentary elections too later that year, Ponta bragged he has a new adviser on issues of “economic strategy”: Wesley Clark, former US army general, whose order, while being NATO chief commander during the Kosovo war, for Russian troops to be attacked in Pristina was denied by a British general telling him: “I won’t start a third world war for you!”

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After he retired, he tried to run in the 2004 US presidential elections. Later on, Wesley Clark became executive at BNK Petroleum, which obtained licences to explore for shale gas in Poland, despite huge local opposition there.

Ponta explained how he was “so lucky” to meet Wesley Clark in Vienna, at a conference on energy, and convinced the former US army general to become his personal adviser: “I was incredibly lucky to meet (Clark). It is a great chance. General Clark is an extraordinary economist, he is involved at the highest level in developing economic strategies. He is a man anyone would want to work for him, and no prime-minister would miss such an opportunity.

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While visiting Romania in the summer of 2012, Wesley Clark declared: “I know shale gas has a great future in Romania. I think I can convince investors to come here and to help Romania’s economic growth. We know there is a global energy revolution underway, and Romania has lots of such resources. There are also lots of water resources which could be used to produce energy. I think Romania can become a major energy exporter,” in an interview for a local paper.

After the riot police imposed a military-style blockade against the people of Pungeşti, following their relentless resistance, the Romanian Prime Minister saluted the brutality of the police beating people: “I praise the riot police for their actions (beating old defenseless people) at Pungeşti. They enforced the law.

Locals are determined to resist Chevron, the government and their riot police, as the tensions grow day by day.

In another development, the local mayor of Oradea, north-west Romanian, refused a request by a Hungarian company, a subcontractor of Russian Gazprom, to start exploring for shale gas. Local media saluted the mayor’s refusal for saving their water resources.

Weeks ago, villagers from central Romania county of Sibiu blocked similar explorations by a Romanian company. Resistors took the company’s equipment and banned them from their land, despite being attacked and threatened by the police.

thanks to: revolution-news