Manifestazione per non dimenticare “Piombo Fuso” e tutti i massacri israeliani

GIORNATE DELLA MEMORIA
DEL GENOCIDIO DEI PALESTINESI A GAZA
“… Prendete un pezzo di terra di 40 km per 5 e chiamatelo Gaza poi riempitelo con 1.400.000 abitanti palestinesi. Circondatelo con il mare a Ovest, l’Egitto a Sud, Israele a Nord e a Est e chiamatela “terra dei terroristi”. (Raja Chemayel)
A partire dal 27 Dicembre 2008 e fino al 18 Gennaio 2009, con l’offensiva militare denominata “Piombo fuso”, il governo di Israele ha compiuto uno dei più efferati massacri di tutta la storia dell’occupazione dei Territori Palestinesi. Il popolo di Gaza, già profondamente colpito da un lungo ed estenuante embargo è stato lasciato solo di fronte al criminale sterminio:
1419 Palestinesi uccisi, dei quali 1167 erano civili (318 bambini, 111 donne, 6 medici, 2 operatori ONU, 6 giornalisti)
5360 feriti, dei quali 1600 bambini e 830 donne. Moltissimi resteranno permanentemente invalidi e si registra una grande incidenza di tumori e di neonati con malformazioni causate dagli effetti di armi all’uranio e fosforo bianco.
Totalmente distrutte 2114 abitazioni e 3242 gravemente danneggiate con il coinvolgimento di almeno 20.000 civili.
Bombardati intenzionalmente, con 1 milione di kg di bombe, 16 ospedali, 215 cliniche mediche, 28 ambulanze, 21 scuole, 19 moschee, 167 stabilimenti industriali. Contaminati migliaia di ettari di campi.
Questo massacro si colloca nella strategia di genocidio del popolo di Gaza da parte dello stato sionista che ha trovato il suo culmine nell’estate 2014 con l’operazione “Barriera Protettiva” con più di 2100 morti, di cui 577 bambini. Dopo la “tregua” continua l’oppressione israeliana e la pulizia etnica in Cisgiordania e Gerusalemme Est.
Troppe voci in Europa e nel mondo, distratte sulle evidenti violazioni ma interessate soltanto a salvaguardare interessi economici, hanno continuato a sostenere Israele fino a quando il suo criminale governo si è sentito autorizzato a concludere l’operazione “Piombo fuso” e “Barriera Protettiva” con veri e propri crimini contro l’umanità, l’uso sulla popolazione civile di “armi di distruzione di massa” proibite dal Diritto Internazionale, le micidiali “bombe DIME” che hanno ucciso tagliando a pezzi i corpi e le terribili “bombe al fosforo bianco” che hanno provocato ustioni inestinguibili per giorni e ferite difficilmente rimarginabili.
Il Consiglio per i diritti umani e l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno definito “crimine di guerra” il genocidio a Gaza, ma non siamo ancora arrivati alla condanna di questo massacro attraverso un giudizio della Corte Penale Internazionale, nonostante dell’uso di armi di distruzione di massa da parte di Israele e la totale violazione del diritto internazionale, dei diritti umani, della Convenzione di Ginevra.
Siamo oggi in piazza per:
• per denunciare il Genocidio dello Stato sionista a Gaza
• per sostenere la resistenza del popolo palestinese e chi quotidianamente in Palestina lotta contro l’occupazione
• per dire no agli accordi militari Italia- Israele
• per denunciamo il silenzio assordante della comunità internazionale
• per mostrare la nostra solidarietà a Gaza e alla Palestina che non si arrende
• promuovere la campagna Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni contro Israele
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#NataleApartheidFree – un mese di azioni di boicottaggio dei prodotti israeliani

Con l’acquisto dei prodotti israeliani ti rendi complice della violazione dei diritti umani, del diritto internazionale e finanzi l’occupazione, l’oppressione e l’apartheid israeliane.

Con un gesto etico puoi dire NO a questa economia di guerra e sostenere il popolo palestinese.

Partecipa al Mese di Mobilitazione per un #NataleApartheidFree: dal 29 Novembre al 24 Dicembre 2014! Organizza iniziative di boicottaggio e sensibilizzazione nella tua città: banchetti con volantinaggio, flash mob dentro centri commerciali/negozi, canti natalizi riadattati.

» Scarica il volantino finta pubblicità con i prodotti da boicottare

» Evento Facebook

Azioni in programma a Bologna, Cagliari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Trieste, Varese. Dettagli coming soon.

» Comunica le iniziative a BDS Italia per essere elencate sul nostro sito: bdsitalia@gmail.com

Di seguito i prodotti da boicottare e link a volantini, immagini e altro materiale.

QUESTO NATALE FAI LA TUA PARTE: NON REGALARE L’APARTHEID!

Sodastream: Ditta israeliana che vende gasatori per l’acqua frizzante dal rubinetto e si spaccia per “ambientalista”, mentre la sua principale fabbrica di produzione è sita in una delle centinaia di colonie costruite illegalmente nei Territori palestinesi occupati. Nonostante l’annuncio di chiudere questa fabbrica, che attenda una conferma nei fatti, SodaStream rimane gravemente implicata nella violazione dei diritti umani del popolo palestinese. Infatti, il nuovo stabilimento a Lehavim è vicino a Rahat, una township creata da Israele nel deserto del Negev, dove i beduini palestinesi sono stati trasferiti contro la loro volontà.
» Volantini e immagini

TEVA: La multinazionale israeliana del farmaco Teva, ormai leader mondiale dei farmaci “generici”, fa affluire in Israele i suoi enormi entroiti, e le relative tasse,  finanziando così il regime colonialista di Apartheid israeliana. Rifiutando di acquistare medicinali TEVA, Ratiopharm o Dorom (consociate di TEVA), rifiuti di dare il tuo appoggio a chi contribuisce alla sofferenza del popolo palestinese. Basta chiedere al farmacista di sostituire il medicinale TEVA-Ratiopharm-Dorom con un altro equivalente di altre case farmaceutiche, spiegando il perché lo si fa.
» Cartoline e lettere per farmacisti e pazienti.

Prodotti agricoli: Le imprese israeliane che esportano prodotti agricoli sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese; operano nelle colonie israeliane all’interno dei territori occupati ed esportano i loro prodotti fuori da esse sfruttando terre e risorse idriche palestinesi rubate, beneficiando inoltre dell’assedio di Gaza. Infatti, i contadini palestinesi sono in prima linea nell’affrontare l’impatto delle confische di terra, delle demolizioni e del furto di acqua da parte di Israele e quelli che hanno ancora accesso alla terra e all’acqua affrontano sistematiche restrizioni e violenze. Inoltre, l’assedio a Gaza  impedisce loro di accedere alle attrezzature basilari, rende quasi impossibile l’esportazione di prodotti freschi, e li costringe a subire i continui attacchi dei militari israeliani. Alcuni dei prodotti e marche che si trovano in Italia, che variano in base alla stagione, sono: agrumi, pompelmi, (Mehadrin, Jaffa), datteri medjool (Mehadrin, Hadiklaim, King Solomon, Jordan River), frutta esotica, avocado, mango, melograni (Mehadrin, Kedem, Frutital, Sigeti, McGarlet), frutta secca.
» Volantino sui prodotti agricoli e sui datteri.

Hewlett Packard: Multinazionale che fornisce sistemi informatici al Ministero della Difesa israeliano e tecnologie per il controllo del movimento ai checkpoint a Gaza e in Cisgiordania. L’attrezzatura HP è usata dal sistema carcerario e dall’esercito israeliano, e l’azienda ha anche investito nello sviluppo tecnologico degli insediamenti illegali, prendendo parte al progetto Smart City ad Ariel. In Italia, i computer, stampanti e inchiostro HP si vendono nelle maggiori catene di elettronici.
» Poster per la campagna

Ahava: L’impianto produttivo dell’impresa di cosmetici Ahava si trova a Mitzpe Shalem vicino al Mar Morto e a sud della città palestinese di Gerico, in una colonia israeliana illegale nella Cisgiordania occupata. Perciò, in base alle nuove linee guida dell’Unione Europea riguardanti gli insediamenti israeliani, Ahava è stata esclusa dai progetti di ricerca europei e non riceverà più finanziamenti dall’Europa. Nel 2011, i giurati alla sessione di Londra del Tribunale Russell sulla Palestina hanno affermato che Ahava è responsabile per il “saccheggio” delle risorse palestinesi. In Italia si vende in alcune farmacie, erboristerie, profumerie e grandi magazzini come la Rinascente.

Sabon: La società di saponi e cosmetici Sabon trae profitto dalla pulizia etnica del popolo palestinese. Le sue fabbriche hanno sede a Kiryat Gat; una città costruita sui villaggi etnicamente puliti di al Falluja e l’Iraq al-Manshiyya. Inoltre, mentre ai Palestinesi ne viene negato l’accesso, Sabon può sfruttare a suo piacimento la ricchezza e l’estrazione minerale del Mar Morto. In Italia, dove si sta aggressivamente promuovendo come regalo di Natale, Sabon ha negozi a Roma, Milano, Napoli, Firenze e Lecce.

Azioni Online:

1. Segui @bdsitalia su twitter e tweeta con l’hashtag #NataleApartheidFree

2. Firma la petizione a Esselunga: Togli il premio SODASTREAM dal tuo catalogo premi Fidaty

3. Invia un messaggio all’amministratrice della HP: Basta complicità con l’occupazione e l’apartheid israeliane:

4. Aderisci alla campagna italiana contro Sodastream firmando l’appello

5. Partecipa all’evento Facebook

6. Crea una Pagina Facebook per gli eventi organizzati nella tua città e tagga BDS Italia

7. Segui e condividi la campagna BDS Italia.

Idee per Azioni locali:

Risorse online, video e foto di azioni dimostrative organizzate negli anni passati:
http://usceio.tumblr.com/tagged/sodastream2013

A Roma canti natalizi contro Sodastream
http://www.youtube.com/watch?v=FUYPOaV1u7c

A Brisbane danzano contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=ajQCUSoMr3Y

A Melbourne flash mob dentro centro commerciale
https://www.youtube.com/watch?v=qegS4iXeQ2c

A Vancouver canti natalizi contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=a2RX_HdqxIw

thanks to: BDS-Italia

Campagna Open Shuhada street

Tour italiano di due rappresentanti dell’Youth Against Settlement di Hebron 

OPEN Shuhada Street-LogoIl 25 Febbraio 2014 ricorre l’anniversario del massacro di palestinesi in preghiera, compiuto dal colono di Kiryat Arba, Baruch Goldstein, nella moschea della Tomba del Patriarca a Hebron. Risultato del massacro è stato un accordo tra Israele e l’ANP che lascia il controllo della città vecchia di Hebron sotto il controllo israeliano. Per la “sicurezza” dei coloni Shuhada Street è chiusa per auto e pedoni palestinesi. Da cinque anni ogni anno contemporaneamente alle manifestazioni che si tengono in Palestina si manifesta anche a livello internazionale affinché venga riaperta ai palestinesi la strada centrale della città.

YAS

Izzat KARAKI, 24 anni, nato a Hebron  è nel gruppo da piu’ di cinque anni, una famiglia di militanti, di lavoro fa il fabbro. Izzat volontariamente con lo Yas, installa le reti e le barriere di ferro per difendere gli abitanti della città vecchia dagli assalti dei coloni ed è uno dei fondatori di una scuola materna, Sumud in Via Shuhada. Nel gruppo si occupa dei media. Ha subito spesso l’attacco dei coloni, un colono lo ha attaccato con spray al peperoncino, diverse volte arrestato dai soldati

 Jawad Abu Aisha, 40 anni, nato a Hebron vive a Tel Rumeida e lui e la sua famiglia sono costantemente attaccati dai coloni. Jawad è stato un leader  fin dalla prima Intifadah, cosi come nella seconda. Da quattro anni ha scelto di lottare nella resistenza popolare nonviolenta con lo YAS ed anche lui è  tra i fondatori della scuola di materna di Shuhada street.
Durante gli incontri verrà proiettato il video girato da Livia Parisi, giornalista di Assopacepalestina di Roma sulla resistenza nonviolenta dai giovani dello YAS e altri  brevi video  che realizzati da Izzat e Jawwad.

Calendario e città degli incontri

17 Febbraio – Roma
18 Febbraio  Rieti
19 Febbraio  Milano
20 Febbraio  Bologna
21 Febbraio  Firenze
22 Febbraio  Perugia
23 Febbraio   Venezia
24 Febbraio    Brescia
25 Febbraio    Roma
26 Febbraio    Foligno
27 Febbraio    Cagliari

 Per informazioni

Luisa Morgantini –  3483921465

Firenze 7-8-12-14-17 novembre: proiezione di “The Gatekeepers”

Film Middle East Now presenta:
il film documentario candidato all’Oscar che fa parlare per la prima volta sei ex dirigenti dello Shin Bet, il servizio segreto interno di Israele.

Giovedì 7 novembre 2013 – ore 21.00
presso Cinema Stensen – Viale Don Minzoni 25/C – Firenze
The Gatekeepers di Dror Moreh (Israele 2012, 95′)

Gli ultimi sei direttori dei servizi segreti israeliani, lo Shin Bet, raccontano per la prima volta la loro verità sul conflitto Israelo-Palestinese. I sei protagonisti ci offrono un racconto senza filtri della logica della “ragione di Stato”, che forse troppo spesso ha guidato i loro interventi. Le interviste, alternate a rari materiali d’archivio, paiono inizialmente non lasciare troppe illusioni ma poi mostrano che la speranza risiede sempre e comunque nel dialogo, e in una presa di coscienza che coinvolge molte più persone di quanto non siamo portati a pensare.
“A provocative must-see” – Variety
Introduce: Marcella Simoni, docente di Storia dell’Ebraismo – Cà Foscari Venezia

Il film sarà replicato nei giorni 8, 12, 14 e 17 novembre, presso Cinema Stensen – Viale Don Minzoni 25/C – Firenze

Dalla Solidarietà alla Lotta Internazionalista – A fianco della Resistenza palestinese – Secondo Convegno Nazionale – Firenze

La resistenza del popolo palestinese vive un singolare e complesso momento storico, schiacciata da una parte dalle politiche aggressive e razziste (a livello politico, sociale ed economico) della colonizzazione sionista e dall’altra dalla polarizzazione politica e sociale tra Hamas e Fatah. Tale divisione contribuisce anch’essa all’indebolimento della lotta dei palestinesi e rappresenta una minaccia per l’unità del popolo nella lotta di liberazione e per il rispetto dei suoi diritti.

Da un altro punto di vista, tuttavia, il duopolio Hamas-Fatah sta entrando in crisi e le loro scelte hanno spinto il popolo palestinese e i suoi diritti in un pericoloso angolo: mentre Hamas vive una crisi generata dalla scelta dell’Islam politico e dal suo tracollo in Egitto e Siria, Fatah è in crisi per il fallimento del progetto politico di Oslo e per i suoi legami con l’America, ma anche per la strategia economica neoliberista adottata e per le condizioni imposte dalla Banca Mondiale.

All’interno di questo contesto esiste e resiste la sinistra palestinese, che negli ultimi vent’anni ha avuto un ruolo marginale, anche a causa di alcune sue scelte e decisioni (inserite nel contesto di una più generale crisi globale della sinistra) ma che oggi ha il dovere di diventare un’alternativa e di presentare una nuova strategia.

Questo può accadere solo con il sostegno della solidarietà internazionalista, che ha il dovere di non lasciare soli, come troppo spesso ha fatto, i comitati popolari, i prigionieri, i profughi e tutti i palestinesi che stanno lottando per il superamento Hamas-Fatah, vedendo in questo un gradino essenziale per la liberazione del loro popolo.

Anche in Italia c’è stata la necessità di aprire un confronto tra le varie realtà che lavorano a sostegno della resistenza palestinese, nel tentativo di creare un percorso, da più parti prospettato, con l’obiettivo di costruire in maniera chiara e netta una rete di condivisione dell’analisi politica e degli obiettivi nonché una piattaforma di solidarietà, lotta e resistenza.

Per questo è stato organizzato a Milano, l’8 giugno scorso, un convegno dal titolo “dalla Solidarietà alla Lotta Internazionalista – al fianco della Resistenza palestinese”, un primo incontro in cui tutti i partecipanti hanno manifestato l’interesse per un coinvolgimento attivo nella costruzione di tale percorso. Durante il dibattito in cui le realtà si sono confrontate, si è discusso degli argomenti proposti dall’invito e sono state approvate due mozioni.

Tale percorso vuole proseguire con un secondo incontro focalizzato su aspetti più organizzativi, anche in vista di una manifestazione nazionale in cui ribadire i concetti chiave emersi dal primo incontro:

  • No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina;

  • Unità del popolo palestinese nella lotta contro la colonizzazione sionista;

  • Rigetto degli accordi di Oslo;

  • Sostegno al BDS, sostegno alla Resistenza ed alle lotte dei prigionieri;

  • Interruzione dei rapporti commerciali ed economici, politici e militari, nonché culturali tra l’Italia e lo stato d’Israele.

In vista dell’incontro tra le istituzioni italiane e quelle israeliane per favorire nuove forme di cooperazione che si terrà a Torino il 2 dicembre, si proporrà all’assemblea di organizzare la manifestazione nazionale nel capoluogo piemontese il 30 novembre, per chiedere la sospensione di ogni relazione con Israele finché non rispetterà i diritti dei palestinesi e per denunciare chiunque collabori con l’oppressore, favorendo la colonizzazione e l’apartheid in Palestina

I compagni e le compagne del Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos, che hanno aderito al convegno, vi invitano sabato 7 settembre a Campi Bisenzio (FI), in via Chiella 4, per ospitare il secondo incontro nazionale.

L’incontro prevede una prima parte tra le 10.30 e le 12.30 in cui, riprendendo alcuni punti del convegno precedente, ci si aggiornerà rispetto agli ultimi eventi. Seguiranno la pausa pranzo (chiunque volesse mangiare al Cantiere deve mandare una mail a info [at] k100fuegos [dot] org oppure chiamare il 329.2451019) e una seconda parte più organizzativa che si svolgerà dalle 14.30 alle 18.30.

Invitiamo tutte le realtà affinché inizino a lavorare fin d’ora per coinvolgere più adesioni possibili per questo incontro e per la manifestazione nazionale.

Gli impegni assunti dal convegno, se da una parte indicano la necessità di chiudere una lunga fase di difficoltà nell’individuare e praticare un terreno comune di lavoro, dall’altra rappresentano la scelta di ripartire per una nuova stagione nella quale il sostegno alla resistenza del popolo palestinese possa acquisire nuovo vigore, e contrastare quella “solidarietà” fine a se stessa che allude alla liberazione attraverso le trattative.

Noi partiamo dal dato di fatto che Israele non permetterà uno stato palestinese.

Un caro saluto,
Rete di Solidarietà con la Palestina – Milano
 

Info: info [at] k100fuegos [dot] org – coordinamento [dot] palestina [dot] milano [at] gmail [dot] com
Report del primo convegno

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