Un appello da firmare per Mohammad Bakri

https://i2.wp.com/www.infopal.it/wp-content/uploads/2018/10/IMG-20181023-WA0035.jpg

APPELLO

“Io sto con Mohammad Bakri”

Il regista di Jenin Jenin è di nuovo sotto processo in Israele

per aver documentato il massacro del 2002

 

Tra i primi firmatari del mondo del cinema, hanno aderito:

Bertolucci, Martone, Maselli, Montaldo, Taviani, Giordana

e i direttori dei festival di Venezia e Berlino

 

Noi, sottoscritti, esprimiamo pieno appoggio e solidarietà a Mohammad Bakri. Chiediamo che si ponga fine alla sua persecuzione e invitiamo i mezzi di comunicazione a offrire un’informazione basata sui fatti in difesa della libertà di espressione.

Il regista e attore palestinese di cittadinanza israeliana, Mohammad Bakri, è di nuovo al centro di una campagna di diffamazione e persecuzione giudiziaria in Israele per aver raccontato in un docu-film la distruzione da parte dell’esercito israeliano del campo profughi di Jenin.

Jenin Jenin è un documentario realizzato da Bakri pochi giorni dopo la fine dell’offensiva militare israeliana contro il campo profughi di Jenin, nel nord della Cisgiordania. Documenta il punto di vista palestinese su una delle pagine più tragiche dell’operazione “Scudo difensivo”, lanciata tra marzo e aprile del 2002 dall’esercito israeliano, che ha comportato oltre 500 morti, migliaia di feriti, invasioni nelle diverse città palestinesi, blocchi stradali e coprifuoco. A Jenin vennero uccisi oltre 50 palestinesi e il campo fu raso al suolo. Come disse un soldato israeliano, grande tifoso di calcio, intervistato dal quotidiano Yediot Ahronot il 31 maggio “Gli abbiamo lasciato un enorme campo da calcio”.

Jenin Jenin è uscito a giugno del 2002 e Bakri è diventato subito oggetto di campagne diffamatorie da parte di parlamentari israeliani ed estremisti. La proiezione del film è stata vietata per due anni e il regista ha dovuto subire un processo per vilipendio e diffamazione, istruito sulla base delle denunce di alcuni militari israeliani che chiedevano centinaia di migliaia di euro di risarcimento. Nel 2006 Bakri è stato assolto, ma la sua odissea non è finita. Nel 2016 è stato denunciato di nuovo, da un capitano dell’esercito israeliano, e il 3 gennaio del 2019 dovrà affrontare una nuova udienza.

“Questo incubo è nato perché ho osato raccontare la mia storia. Una storia diversa dalla loro” ha spiegato Mohammad Bakri. La storia di Jenin deve poter essere raccontata da ogni punto di vista, senza preclusioni o censure.

Una dichiarazione di Mohammad Bakri è disponibile in video: https://youtu.be/3rposPnJjTQ

Tutti sono invitati ad aggiungere la loro firma a quelle che sono arrivate dal mondo del cinema.

Per sottoscrivere l’appello inviare una mail all’indirizzo: conbakri@gmail.com

Potete inviare e condividere anche un vostro video o foto con l’hashtag #IoStoConBakri

 

Prime adesioni:

Alberto Barbera,

Bernardo Bertolucci,

Barbora Bobulova,

Carlo Chatrian,

Davide Ferrario,

Tonino De Bernardi,

Guido De Monticelli,

Gianni Di Luigi,

Elio Germano,

Marco Tullio Giordana,

Wilma Labate,

Mario Martone,

Citto Maselli,

Valerio Mastandrea,

Antonio Medici,

Giuliano Montaldo

Moni Ovadia,

Ottavia Piccolo,

Roberto Perpignani,

Silvano Piccardo,

Isabella Ragonese,

Michele Riondino,

Gianfranco Rosi,

Giovanna Taviani,

Paolo Taviani,

Roberta Torre,

Sandro Veronesi,

Daniele Vicari

thanks to: AssopacePalestina

Advertisements

Australian film ‘Stone Cold Justice’ on Israel’s torture of Palestinian children

Stone Cold JusticeA film which has been produced by a group of Australian journalists has sparked an international outcry against Israel after it explicitly detailed Tel Aviv’s use of torture against Palestinian children.
The film, titled ‘Stone Cold Justice’ documents how Palestinian children, who have been arrested and detained by Israeli forces, are subjected to physical abuse, torture and forced into false confessions and pushed into gathering intelligence on Palestinian activists. Australia’s foreign minister Julie Bishop has spoken out against Israeli’s use of torture stating that “I am deeply concerned by allegations of the mistreatment of Palestinian children,” Israel’s Foreign Ministry spokesman Yigal Palmor has described the human rights abuses documented in the film as “intolerable”. But rights groups have slammed this statement, saying that the Israelis are doing nothing to change Tel Aviv’s policy to torture Palestinian children. Last year a report by the United Nations International Emergency Children’s Fund or UNICEF concluded that Palestinian children are often targeted in night arrests and raids of their homes, threatened with death and subjected to physical violence, solitary confinement and sexual assault. The film Stone Cold Justice has sparked an international outcry about Israel’s treatment of children in Israeli jails. However, rights groups have criticized Tel Aviv for not doing anything to create a policy that protects Palestinian children against arbitrary arrest and torture.

http://www.abc.net.au/4corners/stories/2014/02/10/3939266.htm

DOMENICA 26 GENNAIO A ROMA PROIEZIONE DI “SHOOT” E SERATA A SOSTEGNO DELLA REALIZZAZIONE DELL’ASILO “VITTORIO ARRIGONI”

LEAVE THE KIDS ALONE#2_WeAreAllGaza::: DALLE ORE 19.00

ANGELO MAI ALTROVE OCCUPATO
Via delle Terme di Caracalla, 55a

Serata a sostegno di Freedom Flotilla Italia per la realizzazione di un asilo per bambini e bambine a Gaza e del progetto Gaza’s Ark

Foto, video, street art, graphic journalism, reading, musica, cena e…

Proiezione del film “SHOOT” di Samantha Comizzoli e incontro con Hakima Hasan Motlaq (fondatrice e direttrice della Fondazione Retai delle donne palestinesi di Asira) e Odai Qaddomi (fotoreporter)

Presentazione del progetto per l’asilo “Vittorio Arrigoni” a Khan Younis

A seguire:


*Fotografi Senza Frontiere_Windows From Gaza [video-promo di presentazione del progetto]
*Windows from Gaza for Contemporary Art_Shareef Sarhan_Majed Shala_Basel El Maqousi [arte in resistenza]
*Simona Ghizzoni_Afterdark [foto_proiezione]
*William Parry_AGAINST THE WALL.The art of resistence in Palestina [street art_proiezione]
*Joe Sacco_Palestina [graphic journalism_expo]
*Guy Delisle_Cronache di Gerusalemme [graphic journalism_expo]
*Maximilien Le Roy_Saltare il muro [graphic journalism_expo]
*Bluemotion [reading]
*Music For Gaza_LIVE con ospiti molto a sorpresa
*L’Osteria di Pina_We are all Gaza! [cena]

Link consigliati:
http://www.freedomflotilla.it
http://www.gazaark.org
http://www.shootthefilm.com
http://www.fotografisenzafrontiere.org
http://www.artwfg.ps

////DOCUMENTARI////

SHOOT di Samantha Comizzoli

Questo documentario nasce da immagini catturate con videocamera e telefonino durante i tre mesi di attivismo per i diritti umani che l’autrice ha svolto in Palestina con l’International Solidarity Movement.
E’ una testimonianza sulla resistenza palestinese non violenta e sui crimini perpetrati da Israele.
Il documentario dura all’incirca novanta minuti ed è arricchito da alcuni filmati del reporter palestinese Odai Qaddomi, fotografo e videoreporter nelle manifestazioni di Kuffr Qaddum.
Due protagonisti della Resistenza palestinese saranno presenti per il tour del documentario: Murad per Kuffr Qaddum e Hakima per Asira.Hakima Hasan Motlaq, 35 anni, sposata, fondatrice e direttrice della Fondazione Retai delle donne palestinesi di Asira. Murad è coordinatore del Comitato di Resistenza Popolare a Kuffr Qaddum, come lavoro è responsabile delle pubbliche relazioni e dei media al Ministero dell’istruzione nel distretto di Qalqilya.
Il titolo “Shoot” (sparo) si riferisce a ciò che ha colpito l’autrice.

Hakima Motlaq Hassan di Asira, Nablus. Co- protagonista del documentario SHOOT.
Hakima è la fondatrice e presidente del Retaj Women Center di Asira. Il centro per Donne è nel centro di Asira, un bellissimo villaggio con molte rovine storiche (romane ed ottomane). Questo luogo viene attaccato quotidianamente dai coloni e dall’esercito israeliano, ma Asira Resiste. Un ulteriore invito ad andarsene da parte di israele è arrivato anche quando hanno tolto l’acqua al villaggio. Asira dal 1992 è senz’acqua. Ma gli abitanti, Hakima e le Donne Resistono.
Al Retaj Centre si svolgono workshop, seminari, corsi e le Donne producono artigianato palestinese che Hakima porterà per il tour in Italia. Sempre presso il Retaj si svolgono corsi e workshop anche per i bambini.
Hakima è una Donna palestinese molto forte che con il suo operato Resiste all’occupazione israeliana e nel contempo affronta i problemi sociali della Palestina, è un eroe della Resistenza Palestinese, di grande onestà itellettuale ed un esempio per tutte le Donne.

Odai Qaddomi, fotoreporter di Kuffr Qaddum. Ha gentilmente fornito alcuni video per il documentario SHOOT.
Odai è un fotoreporter che svolge il suo operato a titolo di volontariato presso Kuffr Qaddum. Il villaggio di Kuffr Qaddum è sotto occupazione israeliana da 10 anni, da quando israele ha chiuso la strada principale per costruirci un insediamento illegale. Da quasi tre anni tutti i venerdì il villaggio manifesta contro a tutto questo, ma la Resistenza di Kuffr Qaddum non è solo il venerdì così come non lo è solo l’occupazione israeliana che si manifesta ogni giorno. Kuffr Qaddum è al momento il luogo dove avvengono più episodi di violenza israeliana in tutta la West Bank.
Odai Qaddomi ha un ruolo fondamentale: documenta con la videocamera cosa accade. E’ grazie ai suoi video che si sono avute le prove per vincere processi e dimostrare la violenza israeliana. I giornalisti palestinesi non vengono riconosciuti da israele, pertanto ogni volta che si presentano rischiano l’arresto e gli spari che avvengono sovente.

******************************************************

FOTOGRAFI SENZA FRONTIERE_WINDOWS FROM GAZA [video-promo di presentazione del progetto]
«Nelle situazioni più disperate, che sembrano le più estreme e senza via d’uscita, sempre l’uomo più cosciente è che dietro l’angolo può esserci la sconfitta, lo scacco, eppure ci prova lo stesso, con tenacia, con la fede assoluta nell’uomo e nell’arte che l’uomo è capace di esprimere.» (Andrea Camilleri).
Basel, Majed, Shareef e Samah sono quattro artisti. Sono pittori, fotografi, performers e organizzatori di eventi e di corsi di formazione artistica che vivono a Gaza, una striscia di terra assediata e tagliata fuori dal mondo: tutt’in torno, lungo i confini territoriali e marittimi, c’è l’assedio dell’esercito israeliano che, nel segno della lotta al terrorismo, costituisce una costante minaccia militare per la popolazione civile e ne impedisce i rifornimenti; all’interno, c’è il governo di Hamas, integralista, totalitario, oltranzista e autoritario, che esercita un rigido controllo sulla vita pubblica e sul pensiero; sulle teste e negli animi dei cittadini di Gaza, regna perenne lo stato di guerra e la costante minaccia di distruzione e morte.
In questa difficile e complicata situazione, che date le contingenze assurge a simbolo assoluto dell’oppressione e della mancanza di libertà, Basel e gli altri membri del collettivo di artisti “Finestre da Gaza” cercano di portare avanti la propria esistenza d’insegnanti d’arte e di artisti, dedicandosi ogni giorno a farsi portatori di un messaggio e di una propria visione del mondo in una dimensione in cui i problemi quotidiani legati alla vita in famiglia, alle relazioni sociali e al proprio lavoro – soprattutto, al proprio lavoro di artisti — si presentano come ostacoli insormontabili.
La quotidianità di questi uomini e di queste donne è costantemente condizionata dalle privazioni e dal controllo: assenza della libertà di movimento, incostanza delle forniture energetiche, difficile reperibilità di beni di prima necessità e di materie prime per lavorare, complessità nel trovare spazi per riunirsi e lavorare, mancanza di libertà di espressione.
Basel, Majhed, Shareef e Samah sono artisti, ma sono anche gazaui, abitanti di una città che nell’immaginario di chi la osserva solo dall’esterno e attraverso la lente dei mezzi di comunicazione di massa rappresenta il posto peggiore del mondo, un vero inferno in Terra.
È nel cuore sofferente di questo inferno che, attraverso il loro affaccendarsi, Basel, Majhed, Shareef e Samah con la loro attività ci aprono una finestra su un universo vitale e prolifico fatto di artisti, sportivi, intellettuali e cittadini appassionati alla cultura e dediti al libero pensiero. Per le strade di Gaza si aggira un vero e proprio cosmo umano fatto di dedizione e impegno creativo, passione e disciplina lavorativa, ricerca e libertà di espressione. Si tratta di donne e uomini pittori, grafici, fotografi, videomakers, media-attivisti, musicisti, cantanti, rappers, teatranti, parkouristi, pugili, giocatori di basket, skaters, filosofi, scrittori, promotori di eventi, poeti. Si tratta di un’ignota parte della società civile di Gaza che, nonostante la guerra e la repressione, ha scelto di sopravvivere nella disperazione e di reagire alla tragedia con le armi pacifiche della propria forza espressiva e del proprio talento.
Per Basel, Majhed, Shareef e Samah l’arte è innanzitutto uno strumento per esprimersi e comunicare: per porsi, da un lato, in costante relazione con il prolifico mondo culturale che anima la striscia di Gaza e alimentarlo con le proprie idee e le proprie opere; dall’altro, per entrare in rapporto col mondo esterno attraverso le pagine internet dei social networks parlando con una voce propria e mostrando una propria visione del mondo. Per Basel, Majhed, Shareef e Samah l’arte è uno strumento per rompere i pregiudizi e recuperare la propria dignità di esseri umani, uno strumento per salvare il proprio equilibrio psicologico e per raccontare la vita di Gaza oltre gli stereotipi.
Laddove ciò che è umano sembra non avere più cittadinanza ed è represso e annichilito, con Basel, Majhed, Shareef e Samah l’arte diventa un formidabile strumento di sopravvivenza e allo stesso tempo di reazione, che permette, nonostante tutto, di recuperare e dare vita concretamente a ciò che è umano, «con la fede assoluta nell’uomo e nell’arte che l’uomo è capace di esprimere».

////ARTE IN RESISTENZA////

WINDOWS FROM GAZA
The space around us is limited, the ideas in us are unlimited. We came together to think about how we could break out from here and reach the outside; and how we could open small windows and breathe fresh air. In this restricted/cramped space -Gaza – we express ourselves in a cultural-bound artistic language, when we talk to others. A language, that is part of us. Gaza is rich in details, that we try to illustrate using new, descriptive colours. A group of young artists, bound to a specific, geographic area, in which ideas converge. Deeply believing in collective co-operation, they try to develop together the creative aspects in the art movement. They are looking at the most recent contemporary art, that serves them to fully express their artistic abilities and put them into form. The ideas and reflections of the group come to a synthesis, that is brought to public attention by regularly holding meetings, exhibitions and workshops, in which both local and international artists participate. Each of them has taken part in numerous international events in support of their culture, their art concept, and their effort to interplay.

Shareef Sarhan
Born in Gaza in 1976, Sharif Sarhan works as an artist, professional photographer and free-lance designer. He is a founding member of the Windows from Gaza for Contemporary Art group and an active member of the Association of Palestinian Artists . Sarhan has a diploma in arts from the University of ICS in the United States. He had participated in several art training courses and workshops. He was involved in the activities of the September Dara Academy of Jordanian Arts from 2000 to 2003 under the supervision of the German from a Syrian origin artist; Marwan Kassab Bashi. Sarhan had introduced his works in many individual and group exhibitions in Gaza in the Arts and Crafts village, the Port Gallery, and exhibited some of his works in Ramallah, Bethlehem, Jerusalem, Amman, Britain, the United States, Sharjah and Cairo.

Majed Shala
Born in 1960 in Gaza, Shala graduated with a Master of Arts from Scranton University, USA in 2001. Shala’s work has been shown in a number of solo exhibitions, including Suwar min Gaza, in Beirut, Lebanon (2004) and Gaza Hanin il Makan, at the Arts and Crafts village in Gaza (2003). Between 2000 and 2001, he attended Jordan’s Daaret Al Funun academy. His international exhibitions have included in the Middle East ,USA, South Africa, Hungary, Brazil, Amman Jordan, and Qatar. Most recently he has participated in exhibitions in Italy and Norway and also with the United Nations.

Basel El Maqousi
Born in Gaza City in 1971, Plastic artist and free lance photographer Basel is a painter, photographer and video artist. He attended in 2000, 2001 and 2003 the summer Academy of Arts of Darat al Funun-Khalid Shoman Foundation in Jordan, run by Syrian-German artist Marwan Qassab-Bashi; and completed an arts course at the Gaza City YMCA in 1995. In 2003 he was awarded the Charles Asprey Award for Palestinian artists, was short listed for the A.M. Qattan Foundation’s Artist of the Year Award, and spent one month art residency in Bangalore – India. Magoussi participated in a number of local and international solo and group exhibitions, and teaches art at the Jabalya Rehabilitation Center for deaf and dome children. General observer for the games program of the UNRWA summer camps 2007. Winner of the bronze price for the best photo from the Union of Arab photographers – Europ, Germany 2008 After and before the war against Gaza, Basel did participate in several Arab and International exhibitions. He also won the Oscar of bianli Nile culture TV in Cairo on 2009 Because of the closure imposed over the Gaza Strip, Basel could not participate in 7 international art workshops in EUROE and some Arab countries during the years 2008 – 2009. Maqousi is a founder of (Windows from Gaza For Contemporary Art)

////FOTOGRAFIA////

SIMONA GHIZZONI_AFTERDARK [proiezione]
I reached the Occupied Palestinian Territories for the first time in 2010, on assignement to document the condition of Palestinian women in the Gaza Strip.
At that time, I had the access to the Gaza Strip denied by the Israeli Government.
So, I decided to spend a couple of months in Jerusalem and the West Bank in order to research and study the Israeli-Palestinian conflict.
That was the beginning of my long-term project about the consequences of war on women’s life, Afterdark.
A few months later I got the permission to enter the Gaza Strip, where I stayed as a whole around three months., documenting the aftermath of Cast Lead Operation (ended in 2009), especially focusing on the everyday life of women in the extremely complex context of the Strip.
Women in Gaza suffer of a double pressure: the isolation from the outside world imposed by the Israeli blockade, with all the economical, physical and psychological consequences, and, on the other hand, the worsening of women’s human rights condition under Hamas government, which is pushing the society towards an effective gender separation.
The latest trip was in December and January 2012-13 right after the Operation Pillar of Defense on the Gaza Strip (14 to 21 November 2012). During the course of the operation, the IDF struck more than 1.500 sites in the Gaza Strip, including rocket launchpads and cache sites, Hamas command posts, the Hamas run interior ministry and other government buildings, as well as dozens of houses and apartment blocks. More than 180 Palestinians died in the operation, a half of them being civilians. An additional 1.200-1.300 Palestinians were heavily injured.
Civilians paid the highest toll during this 8 days operation, mainly women and children who didn’t recover yet from the traumas of Cast Lead Operation .
Through the stories of the women I met, I’m trying to understand what really happens when a military operation is declared “a success”: how the return to a normal everyday life can be possible, and which sort of “normality” can actually be restored, during a long-term conflict, such as the Israeli-Palestinian one.

////STREET ART////

WILLIAM PARRY_AGAINST THE WALL. The art of resistence in Palestina [proiezione]
This stunning book of photographs captures the graffiti and art that have transformed Israel’s wall into a living canvas of resistance and solidarity.
Featuring the work of artists Banksy, Ron English, Blu, and others, as well as Palestinian artists and activists, these photographs express outrage, compassion, and touching humor. They illustrate the wall’s toll on lives and livelihoods, showing the hardship it has brought to tens of thousands of people, preventing their access to work, education, and vital medical care.
Mixed with the images are portraits and vignettes, offering a heartfelt and inspiring account of a people determined to uphold their dignity in the face of profound injustice.

Artists Arofish | Banksy | Blu | ericailcane | Sam3 | Filippo Minelli | How&Nosm | Irish | Peter Kennard | Ron English | Vin Seven | Wisam Salsaa | and others

/////GRAPHIC JOURNALISM/////

CRONACHE DA GERUSALEMME [expo]
Agosto 2008: un volo notturno porta Guy Delisle a Gerusalemme, dove il fumettista e la sua famiglia trascorreranno un anno della propria vita per dare modo a Nadège, la compagna di Guy, di partecipare a una missione di Medici Senza Frontiere. Vivranno a Beit Hanina, un quartiere nella zona est della città che sin dalla prima passeggiata si mostrerà, in tutta la sua desolazione, decisamente diverso dalla Gerusalemme propagandata dalle guide turistiche; e si destreggeranno più o meno goffamente in una quotidianità fatta di checkpoint e frontiere – teatro di perquisizioni e infiniti quanto surreali interrogatori –, delle mille sfumature di laicità e ultraortodossia, di tensioni feroci e contrasti millenari, e della disperata speranza, della rabbia e della frustrazione del popolo palestinese, in lotta ogni giorno contro l’occupazione, devastato dall’atrocità di un attacco (la tristemente nota Operazione Piombo Fuso) di cui l’autore si trova a essere basito spettatore. Una quotidianità condizionata dunque da grandi questioni, eppure fatta, come ogni altra, di piccoli momenti, narrati con stile impeccabile e travolgente potenza espressiva dall’autore di Pyongyang, Cronache birmane e Shenzen.

GUY DELISLE (Quebec City, 1966), è un fumettista canadese e un professionista dell’animazione. Ha seguito per diverso tempo la lavorazione di prodotti animati in Francia, Germania, Canada e in Asia: la sua esperienza in Cina e in Corea del Nord è ampiamente documentata in Pyongyang e Shenzen. Per seguire invece sua moglie, amministratrice presso Medici Senza Frontiere, Delisle ha vissuto a Myanmar, descritta in Cronache Birmane, e ha vissuto un anno a Gerusalemme, esperienza da cui nasce questo libro. È comunemente ritenuto, insieme con Joe Sacco, tra i migliori rappresentanti del graphic journalism. Vive nel sud della Francia con sua moglie e i suoi figli.

******************************************************
PALESTINA [expo]
Tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992 Joe Sacco ha trascorso due mesi in Israele e nei Territori Occupati, viaggiando e prendendo appunti. Ha vissuto nei campi palestinesi, condividendone la vita (o meglio, la loro sopravvivenza) in mezzo al fango, in baracche di lamiera arrugginita, tra coprifuoco e retate dell’esercito israeliano. Risultato del suo meticoloso lavoro d’inchiesta è questo volume che, combinando la tecnica del reportage di prima mano con quella della narrazione a fumetti, riesce a dare espressione a una realtà tanto complessa e coinvolgente come quella del Medio Oriente.
Ogni pagina racconta in modo approfondito chiaro i molti aspetti dell’ occupazione: le uccisioni, i ferimenti, le torture le detenzioni amministrative, le confische delle terre, la distruzione delle case. Senza la pretesa di dare giudizi, Palestina offre così al lettore una testimonianza ricca, articolata e diretta delle condizioni del popolo palestinese.

JOE SACCO (1960) è un fumettista e giornalista maltese, che vive e lavora negli Stati Uniti.
Dopo un primo periodo da fumettista satirico e da narratore di viaggi, Sacco trova la sua vera dimensione con Palestine (Palestina), una raccolta di racconti a fumetti più o meno brevi che fotografano i viaggi, gli incontri e le storie ascoltati dall’autore durante il suo soggiorno nei territori palestinesi e in Israele. Il volume gli è valso l’American Book Award nel 1996.
Negli anni successivi Sacco produce diverse altre opere di graphic journalism tra cui Safe Area Goražde (Goražde Area Protetta) con cui vince un Eisner Award e The Fixer (Neven, una storia da Sarajevo), entrambe sul conflitto serbo bosniaco. Nel 2009 pubblica Footnotes in Gaza (Gaza 1956).

******************************************************

SALTARE IL MURO [expo]
Saltare il Muro racconta la vita di Mahmoud, un giovane palestinese che vive la situazione di ogni prigioniero, quella di non poter uscire fuori dalle mura che lo tengono rinchiuso all’interno della Palestina occupata. L’unico luogo in cui si sente veramente libero è la sua mente e attraverso questo artificio ripercorre la sua storia: quella di rifugiato palestinese, recluso dietro un muro di cemento e filo spinato, all’ombra delle torrette di vigilanza dell’occupazione.
I prigionieri, talvolta, ricevono delle visite. Mahmoud è sensibile al fascino delle belle straniere, ma decide di aprire la sua porta anche a Maximilien, un ragazzo venuto dalla Francia che disegna, sa vedere e ascoltare. Saltare il Muro è il risultato dell’incontro di questi due giovani ventiduenni, che insieme disegnano le immagini di una libertà per ora inaccessibile.
Maximilien e Mahmoud, distruggono simbolicamente non solo il muro in Palestina, ma tutti i muri che imprigionano gli uomini e li separano gli uni dagli altri. Uno dei migliori reportage a fumetti usciti nel 2010 in Francia

MAXIMILIEN LE ROY (1985) giovane disegnatore francese, si dedica interamente al fumetto e ai viaggi. Intrecciando le due passioni, viaggia attraverso Rwanda, India, Palestina, Europa e Vietnam utilizzando i viaggi come approfondimento e ispirazione per i suoi lavori.
Durante la guerra di Gaza coordina l’opera collettiva Gaza, un pavé dans la mer.
Nel 2008 è in Palestina dove conosce Mahmoud Abu Srournel abitante del campo profughi di Aida. Da questo incontro nasce, nel 2010, Faire le Mur (Saltare il muro), un racconto, una testimonianza della vita quotidiana di un ragazzo che vive in un territorio occupato; con la partecipazione grafica di Maya Mihindou.
Lo stesso anno realizza, con l’illustratore e scrittore Soulman, Les chemins de traverse l’incontro di due storie vere, quella di un israeliano e quella di un palestinese.

“The Lab”: sguardo sui profitti delle industrie belliche israeliane

La guerra per Israele e’ una costante fonte di reddito. Gaza e Cisgiordania utilizzate come siti sperimentali. Lo spiega il nuovo film di Yotam Feldman.

viaNena News Agency | “The Lab”: sguardo sui profitti delle industrie belliche israeliane.