Scacco al re

Prima di tutto: tanto di cappello a Di Maio.  Ha colto il momento in cui Mattarella, sotto accusa da giuristi ed osservatori internazionali, dal Wall Street Journal al Washington Post, ha cominciato a farsela sotto seriamente, ed ha teso la mano allo sconfitto e spaventato. DiMaio è riuscito anche  a convincere Salvini – ovviamente tentato dalle elezioni, dove avrebbe  trionfato –   a riprendere il Contratto e il progetto.  Atteggiamento nobile di Salvini. Abbiamo il governo migliore possibile,  data la situazione. Se il professor Savona, col suo caratteraccio,  ha accettato il ministero degli Affari UE, vuol dire che non si sente diminuito, e da quella posizione può sparare altrettanto bene. Quanto al ministro dell’economia, Giovanni Tria,  che dire? Era difficile pescare un personaggio di caratura paragonabile a Savona, e di idee altrettanto chiare. Ci sono riusciti. Ecco uno dei suoi articoli che circola sul web:

Vi spiego la competizione truccata in Europa che favorisce la Germania

30/12/2016

http://formiche.net/2016/12/competizione-truccata-europa-germania/#pq=3FjnfN

(i passi salienti, che copio e incollo dal tweet di “OraBasta”)

“Abbandonare i tabù e prepararsi a soluzioni alternative”:

La Germania trucca la competizione:

Il professor Tria non dice che l’Italia deve uscire dall’euro: dice che è la Germania che deve uscire dall’euro, in perfetto accordo con Savona e Giorgio La Malfa, “eminenti economisti” con cui “concorda in pieno”. .

Salvini all’Interno, e Di Maio al Lavoro, e  nello stesso tempo vicepresidenti del Consiglio a fianco del Ministro Conte, è per me un  segno incredibile di serietà e onestà politica (anche se Riotta, Giannino, Severgnini e la Gruber diranno che sono lì per controllare Conte, il loro fantoccio…) vuol dire che si espongono, mettono la faccia sul progetto.  Nell’insieme, mi sembra il governo più affollato di competenti veri (nessuna Fedeli, nessuna Lorenzin, nessuno Scalfarotto…) che abbiamo mai avuto.

Agli Esteri, Moavero Milanesi:  già ministro  di Mario Monti, servo-atlantista e NATO. Ma bisognava pur acquetare “gli americani”, che a quanto pare non hanno fatto mancare una mano  (coi dazi che colpiscono Berlino, e non solo).

Persino Zingales, l’economista liberista, proclama ormai che occorre scegliere la democrazia, non i mercati :

It’s Time to Choose Democracy Over Financial Markets

The Italian president’s decision to reject an elected government makes neither economic nor political sense.

It’s Time to Choose Democracy Over Financial Markets

Di fronte a questa compagine che si appresta a una difesa dell’Italia nella UE, in una crisi in cui necessiterebbe che tutti, anche le opposizioni, cominciassero ad adottare il  motto “Right or Wrong, My Country”,   ecco che cosa  sente il bisogno di sputare Graziano Delrio, capogruppo del PD, ex ministro:

Dopo 90 giorni e più di 200 mld di danni ai risparmiatori, alle famiglie ed alle imprese Salvini continua a fare il bullo sulla pelle degli italiani. Traditi i loro elettori, i partiti della minoranza pericolosa Lega5-Stelle tengono ancora in ostaggio il paese

Insomma hanno scelto i mercati invece della democrazia, i piddini.  No, siete voi che avete tenuto in ostaggio il paese. Per troppi anni.  Ormai lanciate fake news (200 miliardi di danni!)  dal cesso della storia. Quanto a Berlusconi e alle sue escort, ammutoliti,  non possono nemmeno capire quel che è successo. Se infine decideranno di votare contro un simile governo, firmeranno il proprio status di incapaci circonvenuti.

Juncker: “Gli italiani lavorino di più e siano meno corrotti”

Sorgente: IL GOVERNO MIGLIORE POSSIBILE. Grazie a Di Maio, e a Salvini. – Blondet & Friends

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E’ Lo Spread di Mattarella, Si Deve Dimettere. Lo chiede l’Europa. Lo chiedono i mercati.

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“Lo spread a 260…è evidente che nessuno vuole che andiamo al governo”, afferma il leader della Lega, Matteo Salvini, a Radio Anch’io, su Radio Rai 1. “Chiedete a Mattarella”, ha poi aggiunto Salvini al termine della riunione con i gruppi della Lega a Montecitorio risponde a chi gli chiede di commentare lo sfondamento dello spread oltre quota 300. “Fosse per me – dice – ci sarebbe un governo in carica. Hanno scelto altrimenti per rassicurare i mercati, non mi sembra ci stiano riuscendo…”.

“Lo spread oggi è schizzato oltre i 300 punti: non accadeva da 4 anni. Il problema non eravamo noi, non era la nostra squadra di ministri, ma l’incertezza che oggi regna sovrana. Se il Governo del Cambiamento fosse partito, oggi avremmo un governo politico”, ha detto il leader M5s Luigi Di Maio in un post.

Sorgente: E’ Lo Spread di Matttarella, Si Deve Dimettere – Blondet & Friends

Thanks to: ANSA

COTTARELLI FARA’ LA PATRIMONIALE. E COS’ALTRO?

Dispiace  ricordare le scoperte dell’acqua calda ma può esserci chi ancora non ha capito.

Cottarelli, vecchio apparatchik del Fondo Monetario,  al governo non avrà la maggioranza in parlamento? A lorsignori non importa nulla.

Si governa per decreto, come del resto ha già fatto abbondantemente Renzi. Cottarelli emana un decreto e Mattarella lo firma.

Quel che conta è che un governo golpista andrà ai vertici internazionali e agli eurogruppi europei, a prendere gli ordini ed applicarli.  Sarà questo governo a “portare il paese alle elezioni”, che forse non verranno mai.

Conta ancora di più, il governo “farà le nomine” in scadenza, mettendoci suoi scherani e servi di obbedienza piddina. Sono 350 nuove nomine in 79 enti di sottogoverno: sono qui i veri vasi della marmellata di partito e di potere, i serbatoi dei miliardi che stanno fuori dalla vista del grande pubblico, i distributori di potere, poltrone, gettoni di presenza, clientele.  Il Deep State italiota.

La Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce i risparmi postali degli italiani ed è controllata per l’83% dal Ministero Economia e Finanze e per il restante 17% da una pluralità di fondazioni bancarie, è un condominio Massoneria-Partito Democratico da sempre. Ciò perché non solo ha un patrimonio consolidato  35,7 miliardi,  ma è  capace di mobilitare attività totali per 410 miliardi di euro. Il PD l’ha usata per “salvare” imprese  cui teneva, per le sue clientele, come finanziatore-tappabuchi.

Le  mani del PD sul Deep State  (e i soldi pubblici)

Adesso a maggio, in Cassa scadono  banchieri Claudio Costamagna (presidente) e Fabio Gallia (amministratore delegato), nominati entrambi da Matteo Renzi.

Cottarelli, governo senza maggioranza, farà le nomine del nuovo consiglio d’amministrazione della RAI, la cui importanza come strumento di potere e diffusore del Verbo totalitario non sfuggirà a nessuno: un altro gire per le Goracci e Berlinguer a 200 mila l’anno;  a Leonardo-Finmeccanica (12 miliardi di euro), Sogei (la grossa informatica dello Stato), Arexpo SpA ed altre entità meno note  (ma piene di soldi e posti da distribuire) direttamente controllate dal Ministero. Poi ci sono le controllate indirettamente:

Ferrovie dello Stato (tra cui l’amministratore unico di Anas Concessioni Autostradali S.p.A.), Poste Italiane (specificamente, il consiglio d’amministrazione i Poste Welfare Servizi S.r.l. e i collegi sindacali di: Consorzio Logistica Pacchi S.c.p.a., Europa Gestioni Immobiliari S.p.A. e Postel S.p.A), Sogin. Tutti i vertici dell’ENEL, gruppo con sei società, dell’Eni ( 10 consigli d’amministrazione  e 5 collegi sindacali a Eni Fuel, Eni Progetti, Servizi Aerei Spa, eccetera). Questo solo per elencare le più importanti.

Questo è il Deep State italiano, che Cottarellia affiderà al partito che ha perso le elezioni.

Ma soprattutto, Cottarelli  è lì per fare la patrimoniale, il prelievo straordinario sui patrimoni degli italiani. Weidmann (Bundesbank) non fa che ripeterlo in tutte le sedi: voi italiani siete più ricchi di noi, avete risparmi e patrimoni per centinaia di miliardi – usateli per ridurre il vostro debito pubblico.

Il Parlamento lo boccerà? Ma mai, mai in Italia è occorso un voto parlamentare, mai una discussione in aula,per taglieggiarvi veramente. Quando Giuliano Amato operò il prelievo forzoso sui conti correnti lo fece “nella notte tra il 9 ed il 10 luglio 1992 operò un prelievo forzoso ed improvviso del 6 per mille su tutti depositi bancari. Un decreto legge di emergenza l’autorizzava a farlo: in quel provvedimento, varato mentre i mercati si accanivano sulla Lira  (l’attacco di Soros, che costrinse poi Amato a farci uscire dal serpente monetario) erano state inzeppate alla rinfusa misure le più svariate. Dall’aumento dell’età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all’introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia all’imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata. Prelievo sui conti correnti e Isi fruttarono insieme 11.500 miliardi di lire. L’imposta straordinaria sugli immobili, nella migliore delle tradizioni italiane, perse subito il prefisso “stra”  per diventare una gabella ordinaria: l’imposta comunale sugli immobili, ovvero  l’Ici”.

http://www.wallstreetitalia.com/nella-notte-tra-il-9-e-il-10-luglio-1992-giuliano-amato/

Il divorzio Tesoro-Bankitalia non fu discusso alle Camere

Del resto anche la più fatale e grave decisione di politica economica   nella storia dell’Italia repubblicana, il “divorzio” fra Tesoro e Banca d’Italia, avvenne scavalcando totalmente le Camere. Mai fu discusso e dibattuto. Semplicemente, il ministro del Tesoro (Beniamino Andreatta) e il governatore della banca centrale (Carlo Azeglio Ciampi) si scambiarono fra loro due la lettera con cui liberarono la Banca d’Italia dall’acquisto dei titoli  invenduti di debito pubblico italiano. Naturalmente tutto ciò era perfettamente “legale”, come   lo è l’ultimo atto di Mattarella. Persino il ministro delle Finanze, che era Rino Formica, non era d’accordo e alzò la voce: Andreatta lo  descrisse come “ossessionato dall’ideologia della crescita ad ogni costo e del pieno impiego, grazie a bassi interessi e cambio debole”, ossia svalutazione. Di questo cruciale scontro fra due ministri, tutto quel che passò sui media fu  “la lite delle comari”, il Parlamento non se ne occupò. Poi Rino Formica è stato perseguito per tangenti, da cui è stato assolto 17 anni dopo con formula piena. Si può sempre affidarsi alla magistratura, nei passi decisivi della demokràzia.

Nessuno oggi è più ossessionato dall’ideologia della crescita e del pieno impiego.  Il rapporto debito-pil è  così aumentato, dal 60% al 120.

Cottarelli farà  patrimoniale, tagli,  austerità di ogni genere.  Come chiede l’Europa. Ovviamente, con il risultato –  già comprovato dalle austerità di Monti e Renzi – di avvitare l’Italia, e poi l’Eurozona, in una “spirale recessiva senza uscita”

Il motivo lo ha spiegato Alberto Bagnai in un dotto articolo del 2011.

https://goofynomics.blogspot.it/2011/11/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html

Ne diamo qui il passo essenziale:

Del resto, supponiamo che i paesi periferici adottino le strategie di rigore proposte: combattendo questa battaglia perderebbero in ogni caso la guerra. Infatti, se le politiche di “tagli” non riuscissero a incidere sul differenziale di inflazione  [l’ìinflazione interna alla zona euro, dove la Germania ha la più bassa. I paesi che l’hanno più alta vedono la loro competitività diminuire,ndr.] , i sacrifici sarebbero vani, perché persistendo lo squilibrio esterno proseguirebbe l’accumulazione di debito privato (a fronte di riduzioni del debito pubblico rese modeste dal rallentamento della crescita, e vanificate periodicamente dalla necessità di salvare la finanza privata). Ma anche se i tagli avessero successo, riportando l’inflazione dei paesi periferici in linea o leggermente al di sotto di quella della Germania, la risposta tedesca non si farebbe attendere: ulteriori ribassi competitivi dell’inflazione, come sperimentato anche nel passato recente (vedi sempre il lavoro di Cesaratto), e così via. L’eurozona si avviterebbe in una spirale recessiva senza uscita. E questo i mercati lo intuiscono benissimo: ecco perché sono così nervosi. 

Attenzione: sono tutte cose che Cottarelli sa benissimo. Non si illude affatto che applicando le regole di Berlino, stia aiutando il Paese.  Qui  c’è un video in cui Cottarelli dice  “con strategia €xit, conviene antagonizzare UE, fare più deficit e farci spingere fuori” – insomma le stesse idee di Paolo Savona.

In un altro video, dice: “siamo entrati nell’Euro pensando di (…) avere più inflazione che in Germania e questo ci ha fatto perdere competitività. Siamo entrati troppo presto, forse non avremmo dovuto entrare….”

Allora perché accetta di raschiare il fondo del barile italiano per ridurci alla più completa rovina? Per il potere, è una risposta possibile: il Pd non può stare lontano dalla Cassa Depositi e Prestiti, dalle decine di milioni a disposizione insindacabile dalla presidenza del  consiglio  (ricordate, l’UNAR a difesa degli lgbt  è finanziato  con  quei milioni), non può ovviamente rinunciare al possesso della Rai.

Un’altra risposta è  la punizione che pende sui disobbedienti. “Abbiamo qualche strumento di tortura”; come ha ridacchiato Juncker.  Una minaccia abbiamo intravisto, rivolta al possibile governo Salvini-Di Maio: “L’intelligence tedesco –  diceva il dispaccio da Berlino – non collaborerà per la sicurezza con un governo anti-UE”, non condividerà con esso le informazioni di intelligence. Sul terrorismo islamico, ad esempio.

Se serve a lorsignori, avremo il nostro Bataclàn.

Frattanto, le ONG hanno ripreso a sacricarci 1500 africani al giorno dalle loro navi.

Frattanto, la Mogherini, residuo tossico di un governo caduto e comunque illegittimo, ha firmato l’estensione delle sanzioni alla Siria e al suo popolo.

Nell’attuale contesto internazionale, un altro atto di guerra contro la Russia.

Il rinnovo arriva nonostante le urgenti richieste da parte della società civile siriana di revocare le sanzioni per consentire al paese di ricostruire. Così, i leader delle chiese cristiane hanno sottolineato che le sanzioni stavano guidando i siriani a fuggire a causa della mancanza di prospettive economiche. Il presidente russo Vladimir Putin ha anche invitato la visita del cancelliere Merkel a Sochi per chiedere all’UE di porre fine alle sue sanzioni al fine di rafforzare la popolazione civile.

Una dichiarazione del Consiglio dell’UE afferma: “Di fronte alla continua repressione della popolazione civile, l’UE ha deciso di mantenere le sue misure restrittive nei confronti del regime siriano e dei suoi sostenitori, in linea con la strategia dell’UE per la Siria

Sorgente: COTTARELLI FARA’ LA PATRIMONIALE. E COS’ALTRO? – Blondet & Friends

Perché l’Italia deve rimanere nell’Euro?

La stragrande maggioranza del personale politico e media mainstream all’unisono tuonano che l’Italia non può permettersi di uscire dalla moneta unica. É quindi giunto il momento di rovesciare il paradigma ed evidenziare perché per l’Italia sia insostenibile la permanenza nella gabbia monetaria europea

di Fabrizio Verde
Le recenti e arcinote vicende che hanno portato allo scontro istituzionale tra il presidente della Repubblica Mattarella e la maggioranza parlamentare M5S-Lega, con il conseguente veto sul nome di Paolo Savona evidentemente sgradito a Berlino e Bruxelles, hanno riportato in auge il mai sopito dibattito sulla permanenza dell’Italia nell’euro. Una forma coercitiva di governo più che una semplice moneta.

 

La stragrande maggioranza del personale politico e media mainstream all’unisono tuonano che l’Italia non può permettersi di uscire dalla moneta unica. É quindi giunto il momento di rovesciare il paradigma ed evidenziare perché per l’Italia sia insostenibile la permanenza nella gabbia monetaria europea.

 

Una situazione dove l’Italia si era già cacciata negli anni del fascismo, quando Mussolini decise che per ragioni di prestigio internazionale la Lira dovesse raggiungere e mantenere la parità con la Sterlina inglese.

 

Il 18 agosto del 1926 in un discorso tenuto a Pesaro, Benito Mussolini, annunciò per la Lira una politica di rivalutazione nei confronti della Sterlina, la valuta mondiale di riferimento a quel tempo. Il regime, esclusivamente per motivi di prestigio e credibilità internazionale, adottò una politica di forte rivalutazione della moneta fissando l’obiettivo alla «prestigiosa quota 90». L’obiettivo stabilito e raggiunto nel dicembre del 1927 con l’introduzione da parte di Mussolini del Gold Standard Exchange, fu quello di condurre il tasso di cambio da 153,68 Lire per una Sterlina, a 90 Lire per una Sterlina. Una rivalutazione di ben il 19% per la moneta italiana.

 

Passano due anni con la Lira sempre attestata sulla fatidica «quota 90», il fascismo arroccato alla strenua difesa della prestigiosa quota e la Grande Depressione del 29′ in arrivo dagli Stati Uniti d’America relegata in qualche trafiletto semi-nascosto, giacché i giornali del regime sono impegnati a narrare agli italiani le mirabolanti conquiste del corporativismo fascista. Intanto il tenore di vita degli italiani peggiora notevolmente. I forti tagli salariali sono stati già definitivamente sanciti attraverso l’approvazione della «Carta del Lavoro». Il costo della crisi e del supposto prestigio derivante dalla moneta forte è scaricato per intero sulla classe lavoratrice.

 

Quando non si può svalutare la moneta si svaluta il lavoro attraverso i salari.

L’analogia con l’Euro è lampante su questo punto.

La «Lira forte» è una delle bandiere del regime tanto che Mussolini di dichiara pronto a «difendere la Lira fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo sangue». Appaiono inquietanti certe analogie con i difensori dell’Euro a spada tratta, costi quel che costi. Inoltre, altra analogia (già richiamata in precedenza) con l’attuale scenario, per sostenere il rialzo della Lira si dovette ricorrere a politiche deflattive sui salari che tra il 1927 e il 1928, e senza soluzione di continuità sino ai primi anni 30′ subirono diminuzioni dal 10% al 20% a seconda delle categorie. Una scure calò sui salari degli operai che videro peggiorare le loro già miserevoli condizioni di vita.

 

Arriviamo così al 1930: la Lira è sempre arroccata a «quota 90» nei confronti della valuta inglese e la situazione continua a peggiorare, complice anche la Grande Depressione che porta i banchieri privati americani a richiedere indietro i milioni di dollari dati in prestito a comuni, enti e società italiane a partire dal 1925. A pagare il prezzo più alto è sempre la classe lavoratrice: i disoccupati aumentano di 140 mila unità rispetto all’anno precedente, i salari subiscono una stretta ulteriore (25% lavoratori agricoltura – 10% lavoratori industria – forti decurtazioni settore statale), tanto da divenire i più bassi dell’intero continente. Mentre la discesa dei prezzi non fu altrettanto ripida come quella dei salari. Tanto che il Corriere della Sera scriveva, «il salariato fa questo ragionamento molto semplice: se il costo della vita va giù del 5%, ed i miei salari van giù del 10%, chi gode della differenza?».

 

Oggi come allora: diminuzione dei salari, crollo della produzione, esponenziale aumento della disoccupazione, progressiva proletarizzazione degli strati sociali intermedi, forte crescita della povertà. Quelli appena citati sono gli effetti classici di un processo di aggancio a uno standard nominale forte.

 

Lo scenario deprimente a cui assistiamo dall’ingresso nell’eurozona che è equivalso sostanzialmente ad un aggancio della Lira al Marco tedesco.

 

Alla luce di una siffatta situazione la domanda è: per quale motivo l’Italia dovrebbe restare nell’Euro?

Notizia del:

Sorgente: Perché l’Italia deve rimanere nell’Euro?

COMINCIA LA LOTTA PER LA LIBERAZIONE DEL POPOLO ITALIANO

Ormai è chiaro a tutti. Non si tratta del debito pubblico, del rating, o dell’euro. Si tratta della lotta di liberazione di un popolo dalle oligarchie plutocratiche, costituitesi in dittatura. Sarà una lotta dura, perché i nemici della libertà hanno tutti i poteri in mano e li abbiamo già visti, fin dalla Grecia, capaci di ogni disumanità. E’ la Resistenza che attende la vostra generazione, giovani. Acoltate lo straordinario discorso d Di Maio.

thanks to: Maurizio Blondet

Gualmini (PD) getta la maschera: “O si sta con l’Europa o con il popolo”

Gualmini (PD) getta la maschera: O si sta con l'Europa o con il popolo
di Alessandro Pascale*
23 maggio 2018. Su Matrix (Italia1). Parla così Elisabetta Gualmini, facendo riferimento al neo-Presidente del Consiglio Conte:
“Lui di fatto ci ha detto che confermerà il ruolo dell’Italia in Europa da un lato, e dall’altro che sarà l’amico del popolo […] questo è impossibile da tradursi in pratica, perché o si sta da una parte o si sta dall’altra”.

Più chiaro di così si muore: Gualmini conferma che non è possibile conciliare gli interessi del popolo con quelli “dell’Europa” nella sua conformazione attuale. Il PD sta dalla parte dell’Europa dominata dalle multinazionali e dalle banche, confermando il fatto che c’è stata negli ultimi decenni l’espropriazione della sovranità popolare da parte dei “tecnici” (quelli sì non votati da nessuno) di Bruxelles. Per saperne di più su come sia stato possibile che l’Italia finisse in una condizione semi-coloniale consigliamo il cap. 21 del libro “In Difesa del Socialismo Reale”, scaricabile gratuitamente da http://intellettualecollettivo.it/.

*Post Facebook del 24 maggio 2018

Sorgente: Gualmini (PD) getta la maschera: “O si sta con l’Europa o con il popolo”

NELL’ITALIA ZOMBIFICATA, CERCANSI FORZE VITALI.

A tutti quelli che nei prossimi giorni vi faranno paura con lo spread, il debito pubblico, i  ”ci faranno fare la fine della Grecia”, il “Ci riduciamo come l’Argentina”,  vorrei poter raccontare che abbiamo qualche freccia al nostro arco.

L’Italia è uno dei 5 Paesi nel mondo con un attivo manifatturiero (industriale) di più di 100 miliardi di dollari; è il numero 2 in Europa , e il quarto nel mondo.

Insomma è (ancora) un grande paese industriale, e l’84% del suo export sono prodotti industriali. L’Argentina,come hanno spiegato Bagnai e Borghi a un non-esperto giornalista del Corriere, è un paese agricolo; che  esporta granaglie, ossia  materia prime grezze, dove a  fare i prezzi sono i mercati internazionali. E “una caduta dei prezzi lo metterà in difficoltà qualsiasi moneta esso adotti o per quanta moneta esso stampi. Ciò vale per esempio per il Venezuela se il prezzo del petrolio dimezza e vale anche per l’Argentina: se il prezzo della soia crolla del 30%, come è successo nell’ultimo quinquennio: gli argentini devono tirare la cinghia e non c’entra se la moneta è il peso, l’euro o il dollaro. Questo anche perché le materie prime hanno domanda rigida: se la soia dimezza non ingozziamo i nostri vitelli. Anche a causa di ciò dal 2010 l’Argentina è in deficit estero, cosa che ora la costringe ad alzare i tassi per farsi prestare i soldi che non guadagna più esportando”.

Risposta di Bagnai e Borghi a una fake news del Corriere

https://www.maurizioblondet.it/risposta-di-bagnai-e-borghi-a-una-fake-news-del-corriere/embed/#?secret=YAakyaqLxr

Un paese industriale, invece, hanno spiegato Borghi e Bagnai, è ben diversa: perché i  loro prodotti  diventano più appetibili se il loro prezzo scende, e dunque, “quale valuta si adotti” (se sopravvalutata come l’euro o no) diventa rilevante. Ad esempio, “ un «attacco speculativo» che ci costringesse a svalutare renderebbe i nostri prodotti e il nostro turismo ancora più convenienti per l’estero, aumentando il nostro surplus commerciale, cioè la nostra disponibilità di valuta pregiata, senza bisogno di alcun rialzo dei tassi”.

Per questo i famosi 150 economisti tedeschi che minacciano di buttarci fuori dall’euro, in pratica pretendendo che Draghi smetta di comprare i titoli del debito italiano, non hanno capito che si danno la zappa si piedi.

L’Italia infatti è “in avanzo primario” da quasi trent’anni. Ciò significa che, una volta pagati gli interessi sull’enorme debito, siamo in attivo. Se i 150 tedeschi ci obbligassero alla bancarotta, staremmo a galla, anzi non pagheremmo più i quasi 80 miliardi di euro ANNUI con cui serviamo annualmente il debito. Torneremmo immediatamente di nuovo solvibili e super-competitivi per la svalutazione monetaria, e quindi i mercati finanziari, pieni di liquidità e assetati come sono di rendimenti, farebbero la fila  per comprare i BoT –  e indebitarci di nuovo. Questi economisti non sanno quel che dicono. Fra l’altro, la BCE non è “indipendente” dalle pressioni politiche dei governi?

Per questo Evans Pritchard, il miglior giornalista economico europeo, ha scritto sul Telegraph: “Gli strumenti di tortura di Juncker  non servono contro la ben agguerrita insurrezione italiana”  (attenzione: Juncker ha detto : “Abbiamo degli strumenti di tortura in cantina”, contro i paesi ribelli.  Lo ha detto davvero.  E li abbiamo visti usare contro la Grecia)

https://www.telegraph.co.uk/business/2018/05/23/junckers-torture-tools-useless-against-italys-well-armed-uprising/

Se siete scettici, c’è Barrons, la più importante rivista finanziaria americana. Che pubblica un pezzo dal titolo:

“L’Italia senza euro non sarebbe l’Argentina, né la Turchia. Sarebbe la Gran Bretagna”.

L’autore, Mattew Klein, dimostra che la moneta unica obbliga  l’Italia ad una politica di bilancio troppo stretta e tirata, specie durante le recessioni (quando ci sarebbe bisogno di fare più spesa pubblica) e inoltre rende la sua politica monetaria più avara di quel che deve essere.

Il paragone con l’Inghilterra ha un senso. Non solo perché non siamo un paese emergente come il Brasile  o la Turchia, ma una antica e solida economia manifatturiera come il Regno Unito, il che fa una differenza.

Klein è andato a  vedersi la storia dei tassi d’interesse (pagati sul debito pubblico) di entrambi i paesi, ed ha viso che per 40 anni sono stati più o meno sovrapponibili. Con un paio di eccezioni.

Ricordate nel 1992, la speculazione sulla lira di George Soros? Che ci costrinse  ad uscire  dal “serpentone” europeo (ERM, European Exchange Rate Mechanism) dove  tenevamo agganciata la lira al marco? Ebbene: anche la sterlina subì lo stesso attacco speculativo. La differenza è che Londra abbandonò l’aggancio al marco (e perse la “fortuna” di entrare nell’euro), mentre da noi- governavano Ciampi e Amato –  abbiamo recuperato l’aggancio, per avere quella “fortuna” (tra l’altro, il periodo di dis-aggancio, con la svalutazione conseguente, migliorò la nostra economia).

Certo, l’Italia ha una quantità di gravi problemi:  l’invecchiamento demografico spaventoso, la divisione Nord-Sud, una “cultura”anti-liberista, una istruzione bassa eccetera. Ma anche il Regno Unito ha problemi non dissimili: divisione Nord-Sud, cultura popolare anti-intellettuale, banche a  mal partito.  Chi va a Londra, ha una impressione di benessere e sofisticazione affascinante. Ma, dice giustamente Klein, “togli la Grande Londra, la cui prosperità dipende in grado sgradevole dalla volontà di dare servizi a ricconi del Medio Oriente o oligarchi ex-sovietici”, e  il Regno Unito è uno dei paesi più poveri dell’Occidente”.  La City di Londra, centro della finanza globale, “vale” il 25% del Pil inglese.

Inoltre, bene o male, il lavoratore italiano è più produttivo di quello britannico. La produttività di quello italiano è cresciuta poco dopo il 2007, ma è cresciuta poco anche quella del britannico. Inoltre, aggiunge Klein “il governo inglese  ha aumentato le tasse e tagliato la spesa dopo le elezioni del 2010, senza che i mercati lo chiedessero” (e aggiungiamoci i costi dell’affiancamento militare alle invasioni USA). Ebbene: nonostante ciò, i risultati economici sono stati diversi: perché il Regno Unito ha la sua sovranità economica, ha creato più posti di lavoro e più inflazione”.

Ciò è riflesso nella tabella, che indica il prodotto lordo pro-capite nei due Stati. La linea blu è l’Italia e scende. Quella arancio inglese, sale.

Osservate le linee punteggiate. Quella grigia dice  come sarebbe cresciuto il prodotto lordo a testa degli italiani se avessero avuto la  crescita di posti di lavoro e di ore lavorate che ha avuto l’Inghilterra; la linea punteggiata gialla mostra cosa sarebbe accaduto agli inglesi se avessero dovuto  vivere nelle nostre condizioni, quelle in cui ci ha messo la moneta unica.  “Se l’Italia avesse  avuto il basso costi di indebitamento di cui gode il REGNO Unito, e la stesa flessibilità dei tassi d’interesse,  la sua economia sarebbe il 10 % meglio. Per contro, se gli inglesi fossero aggravati dalla appartenenza all’euro come l’Italia,  starebbero il 10% peggio di quel che stanno”: S’intende, conclude il giornalista: l’Italia ha problemi gravi  inerenti  da risolvere. La sua economia non è sana. Ma se non fosse nell’euro, non diventerebbe come l’Argentina. Diventerebbe più o meno come l’Inghilterra.

Aggiungiamo che l’Italia ha, per la maggior parte del ventennio passato, avuto una bilancia dei pagamenti  in attivo – in ciò molto diversa da Spagna, Portogallo e Grecia.

Inoltre, l’Italia ha migliorato i  suoi “terms of trade” più della Germania, anche se la sua produttività ristagna. Cosa significa?

Significa che il  prezzo relativo delle esportazioni italiane,  in termini di importazioni, è più  alto.  Facciamo un esempio estremo. Un paese africano che esporta solo banane, se deve comprare un Boeing per la sua compagnia aerea, avrà difficoltà a raggranellare i  dollari per l’acquisto; prenderà quindi un aereo  più piccolo, di epoca sovietica, malandato di terza mano.  O non avrà nemmeno una compagnia aerea nazionale. Quel paese africano ha un cattivo “terms of trade”:  quante centinaia di tonnellate deve vendere per comprare un  mezzo tecnicamente moderno!  Migliorare i terms of trade, è una cosa buona. Migliorarli rispetto alla Germania vuol dire che abbiamo industrie, magari piccole, di eccellenza  globale, di “valore” pregiato sui mercati internazionali.

Un’altra conseguenza è questa: lo statale fancazzista pagato il 17% più del lavoratore privato,  e il ragazzotto  che “Non studia né lavora” e si compra la coca (MERCE D’IMPORTAZIONE) in discoteca, spendono alla fin fine i dollari che qualche altro italiano ha guadagnato lavorando sodo con le produzioni di eccellenza che, esportate, ci danno quel vantaggio di cambio: un vantaggio che il cocainomane  gira alla malavita per il suo piacere personale e criminale. In questo senso,  va ritenuto non solo un idiota, ma anche un nemico della patria. Come il  fancazzista pubblico (o privato). La patria è una cosa molto concreta.  Richiede una nuova austerità: quella  di liberarsi dei piaceri superflui, che oggi sono  sabotaggio, e mancanza di rispetto per il copmpatriota che lavora.

Ciò ci induce a parlare della “produttività” italiana, calata drammaticamente proprio mentre il paese pagava laboriosamente e con sacrifici gli interessi sul debito, migliorando persino la propria bilancia dei pagamenti e i terms of trade.

Come mai accade questo? Ci ha studiato Luigi Zingales per la Chicago University. La sua conclusione è che la produttività italiana ha smesso di migliorare da metà degli anni ’90 non tanto perché il lavoro fosse troppo regolato e protetto, e nemmeno, tutto sommato, a causa delle inefficienze del sistema pubblico. La vera causa starebbe nella incapacità degli imprenditori di  aver colto  la rivoluzione delle telecomunicazioni, per ristrettezza culturale; la mancanza di criteri meritocratici nella selezione dei migliori .”Familismo e clientelismo”  sono le due cause della nostra perdita, arretratezza culturale e intellettuale di un paese che, nel suo insieme, ha smesso lo sforzo di essere migliore nel mondo.

http://faculty.chicagobooth.edu/luigi.zingales/papers/research/Diagnosing.pdf

Siamo, a parte le valorose eccezioni, un popolo zombificato.

Zombificazione” è il termine che usa per l’Italia un economista che simpatizza con la rivolta italiana, Bruno Bertez. “La banche italiane, riempite di titoli di  debito pubblico (per volontà di Draghi), non fanno più il loro mestiere di aprire crediti. E siccome l’economia non produce  più salari per la  austerità imposta dai tedeschi, non c’è potere d’acquisto nel sistema italiano. Draghi ha aggravato il problema: i titoli di debito pubblico che lui ha incitato le banche italiane ad acquistare, sono titoli che (nel quantitative easing in corso) possono essere rifilati alla BCE: ciò ha permesso di mascherare la situazione detrimento del vero mestiere delle banche: finanziare le imprese, la crescita e l’occupazione.

Così, “il male italiano, a causa delle politiche imbecilli del suo establishment, dell’Europa, di Draghi, s’è installato nella zombificazione. In Italia, tutto ciò che è ufficiale, è zombi. Le stesse strutture del paese sono intaccate dalla zombificazione”.

E come non bastasse, “un patto vergognoso e infame hanno fatto le dirigenze italiane con Bruxelles, con la Merkel: noi prendiamo in carico e ci  teniamo, in Italia, parcheggiate, le orde di migranti, e voi in cambio chiudete gli occhi sui nostri problemi che non abbiamo risolto”.

E’ esattamente il patto che hanno stretto Renzi e il Pd e le sinistre con la UE.

Per Bertez il voto populista è “la reazione delle forze primarie, istintive, sotterranee – magari primarie e rettiliane, non intelligenti ma vitali – che si alzano e dicono: non vogliamo continuare ad essere zombi, vogliamo vivere.” Fornire intelligenza a queste forze primitive vitali, sarà il compito del governo nuovo. Non domandatevi se è il caso di  credergli. Bisogna domandasi invece chi sta remando contro, perché ci vuol mantenere zombi.

E quando i media  chiederanno, provocatori, dove il governo troverà i soldi per mantenere le sue  promesse, magari il governo risponderà: cominciamo da voi.

I giornali sono per il Sistema e contro il governo giallo-verde. Li pagate voi. Quanti ne leggete? Di molti io stesso non sapevo nemmeno che esistessero.

Sorgente: NELL’ITALIA ZOMBIFICATA, CERCANSI FORZE VITALI. – Blondet & Friends

GLI EUROPEISTI INVOCANO IL GOLPE- per salvare la Democrazia, ovvio.

Da quel che ho capito io, Mattarella non vuole i ministri che gli propone l’alleanza di governo. Dicono che continua  telefonare a Draghi per avere, diciamo, istruzioni o pareri: “Conti ti va?”.  Draghi: Per carità, e chi lo conosce. E’  incompetente. E’ un tecnico (i media ripetono: incompetente, troppo tecnico, ha falsato il suo curriculum)

NON ABBASTANZA competente.

Mattarella:  “Mi propongono Paolo Savona lo accetti? Draghi: “Di male in peggio, quello è troppo competente. E’ anche uno del sistema, quindi non possiamo attaccarlo come un barbaro invasore.  Ex direttore generale di Confindustria e ministro dell’Industria del governo Ciampi, lunghi anni a fianco di Guido Carli, che da ministro del Tesoro firmò per l’Italia il trattato di Maastricht. Sperimentato. La sa troppo lunga. Riuscirebbe a pilotare l’uscita concordata dall’euro. Sa come fare. Nelle trattative metterebbe in difficoltà Merkel e  Macron. No no, proprio no”.

TROPPO competente.

I media strombazzano:  Paolo Savona è anti-euro, non va bene.  Ci vuole un ministro non critico dell’euro, altrimenti l’Europa si sente offesa. Altri spiegano: Paolo Savona è interno al Sistema, dunque in contraddizione col populismo. Bocciato.

Mattarella mette il veto.

Il presidente Mattarella si prende tempo. Continua a ricevere messaggi dalla cosiddetta Europa: “L’Italia  rispetti gli impegni”; “Presidente, non permetta che i  barbari distruggano lo splendido lavoro che abbiamo fatto a Bruxelles”.

Centocinquanta economisti tedeschi  firmano un documento  di fuoco in cui esigono che l’Italia esca dall’euro. Cosa che dimostra lo stato di confusione mentale in cui li abbiamo sprofondati: prima, quando l’opzione di uscita dall’euro era comparsa nella bozza Lega-M5S, tutti a strillare che è uno scandalo! E obbligano a cancellare quella opzione. Poi la stessa opzione compare con la firma di 150 economisti germanici, e va bene.

E Mattarella che fa? Aspetta. Aspetta che Salvini e Di Maio gli propongano i ministri giusti. Giusti  secondo gli europeisti e i media. Si capisce che sarebbe contento se Salvini e Di Maio gli proponessero: come presidente del  consiglio, vogliamo assolutamente Gentiloni. Come ministro dell’economia, scegliamo di nostra iniziativa, Padoan. Agli Esteri, Alfano. La Fedeli all’Istruzione…

Quello sarebbe il governo giallo-verde ideale, per Mattarella. Il quale continua a far ripetere ai media che è sua prerogativa presidenziale scegliere i ministri.

C’è addirittura qualche media che sostiene: la pretesa dei vincitori alle elezioni di volersi scegliere i ministri è contraria alla Costituzione.  Corrado Augias comincia a scrivere che al punto in cui siamo, per salvare la democrazia, bisogna vietare le elezioni: è il pensiero ricorrente della cultura di sinistra. Su Il Foglio, il direttore neocon Claudio Cerasa lancia un appello disperato a Berlusconi e a Renzi: sciolgano PD e Forza Italia e  li fondino in una sola “opposizione propositiva pro Occidente, pro mercato, pro Europa” contro il governo giallo-verde votato dal popolo.

Insomma non sanno più cosa inventarsi. Hanno una gran voglia di golpe. Sperano moltissimo in un aumento dello spread. Invocano l’aiuto dei “mercati”: non vedete l’immane debito pubblico italiano?  Chiedete di più di interessi! Rovinate gli italiani che hanno votato  male!

Al che un operatore finanziario domanda: se – come credono i media – c’è una correlazione fra debito grosso  e spread, come mai il Giappone che ha un rapporto debito/Pil del 235 per cento, ha uno spread nullo, anzi “NEGATIVO rispetto ai bund tedeschi, e non è sotto la minaccia dei mercati?

Il Giappone: rapporto  debito/Pil è  al 235%, ma i “mercati” non si allarmano. Perché ha la moneta sovrana.

Cosa volete, rispondere  a questa domanda sarebbe imbarazzante: il Giappone non allarma i mercati perché non è nell’euro, ha una moneta sovrana  e una banca centrale sua, che garantisce di pagare tutti li yen che servono per servire gli interessi sul debito.

Si potrebbe dedurre che i nostri problemi di spread dipendano dalla UE  e dall’euro.  Un’idea malsana e barbara. Omofoba e antisemita.

Quindi, gli sguardi si volgono di nuovo a Mattarella. Gli danno suggerimenti. Come nota Massimo D’Antoni, professore di scienza delle finanze a Siena:  “I giornali continuano a scrivere che al Quirinale il problema sarebbe la proposta di un ministro [Paolo Savona]  che ha dei dubbi sull’euro. Non so se sia vero. Mi rifiuto di crederci, perché se così fosse sarebbe una motivazione a dir poco sconcertante”:

Già. Avremmo un presidente della repubblica che censura preventivamente le idee politiche di un economista  assolutamente rispettato,  che è stato ministro, banchiere, boiardo di Stato, persino Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica….

Mattarella come presidente che mette il veto – non motivandolo –  su un tale nome, concordato dalle forze che rappresentano la maggioranza in parlamento, “introdurrebbe un precedente pesantissimo” (D’Antoni).  Il precedente si chiama golpe. Qui, diciamolo chiaro, c’è una grande tentazione di golpe. Lo chiede il PD. Lo chiede Forza Italia. Lo chiedono i media. Ce lo chiede l’Europa.

Forse Draghi ha trovato una via d’uscita. Telefona a Mattarella: “Dì che scelgano Di Maio. Quello è un novizio, non capisce niente di finanza monetaria, non sa le lingue, riusciamo a intimidirlo nei vertici UE …e lo facciamo su”. (non cito letteralmente: Fare su, è un mio milanesismo per imbrogliare).

I media cominciano a scrivere: si torna a pensare a un politico come presidente del consiglio. Di Maio, perché no?

 

Resta da mettere qualche puntino sulle i. Il professor Conti,che prima non andava bene  perché “un  perfetto sconosciuto”, poi non va bene perché ha difeso una famiglia che voleva far curare sua figlia malata con la Stamina:  occorre precisar che un avvocato difende anche un omicida, senza essere necessariamente un promotore dell’assassinio? Ma la cosa più  incredibile è che i media e il PD continuino a dire che”ha taroccato” il curriculum.. Che ha millantato una laurea presa a New York, come un qualunque Oscar Giannino, e che l’Università di New York dice che non è mai stato iscritto. In realtà, ecco cosa Conti ha scritto nel suo curriculum:

Vuol  dire che il professore è stato ad ascoltare lezioni all’università – ciascuno può farlo, l’ingresso è libero – per   ascoltare oratorie in un bell’inglese,  migliorare la propria comprensione della lingua, impratichirsi della terminologia giuridica. Io stesso l’ho fatto ormai decenni fa alla Tulane University di New Orleans.  Certo, andare in una università straniera per migliorare la propria competenza linguistica, è un tipo di problematica che non ha mai interessato la Fedeli, con la sua terza elementare, messa dal PD a fare la ministra dell’Istruzione: e  in quel caso, Mattarella ha trovato  che le competenza della vecchia rossa bastano e avanzano. Non ha trovato nulla da ridire sulla competenza scientifica della Lorenzin, una liceale, messa alla Sanità, con potere vacinale dittatoriale. Nè ha avuto dubbi sulle competenze di Alfano, che non sa alcuna lingua, come  ministro degli Esteri. Se si obbedisce all’Europa, non c’è bisogno di essere cervelli, di sapere qualcosa, di imparare: basta eseguire gli ordini.

 

Il debito pubblico: “Il governo giallo-verde lo farà aumentare! Bisogna impedirglielo!”: così  esclamano le sinistre  che in dieci anni di governo hanno aumentato  il debito pubblico così:

 

 

(Guardate come cresce dal 2011, ossia dal “competente” Mario Monti)

Stefano Fassina, nel  PD uno dei più a sinistra ma oggi cane sciolto e spirito libero, approva Paolo Savona:

Stefano Fassina (@StefanoFassina) ha twittato alle 10:16 AM on mar, mag 22, 2018:
Paolo #Savona come ministro economia e finanze @MEF_GOV è competente e equilibrata coerenza con voto @M5S_Camera @M5S_Senato e @LegaSalvini il 4 Marzo. Savona da tempo fa analisi fondate su mercato unico e €-zona e ne rileva insostenibili effetti di svalutazione del lavoro.
(https://twitter.com/StefanoFassina/status/998840059033014277?s=03)

BERLINO:  non sapeva come rifutare i programmi  di Macron  sulla messa in comune di profitti e perdite come in una vera area monetaria.  Adesso ha colto la palla al balzo  per stoppare tutto. “Finché l’Italia non finisce di fare le sue riforme. E siccome non le fa più…”,.

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-21/governo-m5s-lega-timori-tedeschi-ora-stop-riforme-dell-area-euro–124559.shtml?uuid=AEKSmwrE&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

“La Germania, da sempre contraria alla condivisione dei rischi in Eurozona, coglie la palla al balzo per dire che… non vuole la condivisione dei rischi” (Luciano Barra Caraccio)

Per i più esperti, propongo l’articolo seguente:

COSA PONE VERAMENTE IN PERICOLO L’EUROZONA. IL CONTO CHE LA GERMANIA NON PAGHERA’ MAI

https://orizzonte48.blogspot.it/2018/05/cosa-pone-veramente-in-pericolo.html

E’ la comune spoliazione dell’Italia il vero collante della “unità” franco-tedesca, che altrimenti sarebbe divergente.

“La verità sta proprio nel fatto che l’Italia “allarma” non per la sua debolezza ma per la sua forza, la cui rivendicazione farebbe crollare la grande costruzione oligarchica del capitalismo finanziario che culmina nell’euro.”

Sorgente: GLI EUROPEISTI INVOCANO IL GOLPE- per salvare la Democrazia, ovvio. – Blondet & Friends

Giuseppe Conte asked to form Italian government

Law professor must now come up with names for his team as Italy prepares for a populist government.

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ROME — Italian President Sergio Mattarella on Wednesday asked Giuseppe Conte to oversee the creation of a new government made up of two populist parties.

Conte, 53, said he wants to be “the defense lawyer of the Italian people” at home and abroad and is “fully aware of the challenges we face” as he prepares to become prime minister at the head of a governing coalition of the anti-establishment 5Star Movement and the far-right League.

In a brief acceptance speech that seemed aimed at reassuring nervous investors and the EU, Conte said he is “aware of the need of confirming Italy’s European and international standing.”

The little-known law professor will have a lot more reassuring to do, as Brussels gets ready for a nightmare scenario — a Euroskeptic government in one of the EU’s largest countries.

A 5Star-League government would be the biggest challenge to Brussels since Brexit. The two parties’ coalition agreement contains proposals to renegotiate Italy’s massive public debt, throw off the yoke of austerity and reopen the EU’s treaties to reduce the bloc’s powers. It also states that Russia is “not a military threat.”

Conte was keen to strike a more conciliatory tone on Wednesday evening, citing ongoing negotiations on the EU budget, rules on asylum and the completion of the banking union as the most urgent matters to deal with for Europe.

“Outside of here there is a country that is awaiting the birth of a new government and is expecting answers,” Conte said after his first meeting with the president at the Quirinal Palace, which lasted two hours. “The government that will be formed will be a government for change.”

The next step for Conte is to draw up a list of Cabinet ministers and submit the names to the president, who must give his approval before the team takes office, likely by the end of next week.

The president’s backing for Conte came despite questions over his lack of political experience and allegations that he lied about his resume.

The New York Times raised questions about at least one entry on his CV: While Conte said he had “perfected and updated his studies” at New York University, a spokesperson for the university said that “a person by this name does not show up in any of our records as either a student or faculty member.”

In a statement, the 5Stars rejected the report, saying that Conte “improved and updated his studies” in New York.

An arduous process

It took the best part of three months to come up with a coalition deal after the March 4 election, with the 5Stars and League overcoming their differences only after the president threatened to form a “neutral” government led by technocrats in order to break the impasse.

Mattarella, who had raised doubts about having a professor with limited political experience at the head of a populist Cabinet, could still push back against the choices for ministerial positions. The most controversial potential appointment is that of a new finance minister. The League has been pushing for that role to go to Paolo Savona, a former minister who is a fierce critic of the euro.

Savona’s appointment would be a sign that Mattarella has given in on even the most controversial requests from the two parties, raising doubts about his ability to steer the entire process, an Italian official said. Italian news agencies reported Wednesday that an investment fund that Savona chaired has announced his resignation because of “important public commitments in Italy,” an indication of his impending appointment as a minister.

The two parties’ leaders could also get plum jobs in the Cabinet, according to Italian media. Matteo Salvini, head of the League, wants the interior ministry, which would allow him to implement the tough security and immigration measures he campaigned on — including detaining irregular migrants and sending around half a million back to their countries of origin.

The leader of the 5Stars, Luigi Di Maio, could be given control of the powerful labor ministry, according to political analysts.

The new government “contract” struck by the parties is an ambitious manifesto based on ideas and electoral promises that they have been championing for years. It includes cutting taxes, amending a costly 2011 pension reform and introducing a “universal basic income,” a kind of insurance for job-seekers. However, analysts reckon the new government’s plans will be complicated by institutional and financial constraints and the bureaucratic inertia that has often stopped Italian governments in their tracks.

Even though the two parties have toned down their rougher edges of late, a 5Star-League government will likely maintain a strong Euroskeptic line and seek confrontation with Brussels on key themes, such as eurozone economic governance, the EU budget, Russia sanctions and migration.

Before Wednesday evening’s announcement, the 5Stars called for action if Conte was not given a mandate. One of the 5Star leaders, Alessandro Di Battista, went on Facebook to “invite all citizens to make their voice heard.”

Officials in Rome said that Mattarella’s powers would be further eroded if the 5Stars called for supporters to storm the presidential palace every time he has a delicate decision to make.

Jacopo Barigazzi contributed to this article.

Sorgente: Giuseppe Conte asked to form Italian government

Tusk contro Trump: “Con amici del genere, chi ha bisogno di nemici?”

“Guardando alle ultime decisioni di Trump qualcuno potrebbe anche pensare: con amici così, a cosa servono i nemici?”. Così il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, su Twitter. “La Ue dovrebbe essere grata a Trump – ha aggiunto -. Grazie a lui ci siamo liberati di ogni illusione. Abbiamo capito che se ti serve una mano, la trovi alla fine del tuo braccio”.

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