Gli Stati Uniti e le potenze straniere sostengono gruppi terroristici, dice Rouhani nell’incontro con Erdogan

Il presidente iraniano Hassan Rouhani (S) e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan stringono la mano ai margini di un summit siriano nella città turistica russa di Sochi il 14 febbraio 2019. (Foto IRNA)14 febbraio 2019

Il Presidente iraniano Hassan Rouhani si è scagliato contro gli Stati occidentali, in particolare gli Stati Uniti…

via Gli Stati Uniti e le potenze straniere sostengono gruppi terroristici, dice Rouhani nell’incontro con Erdogan — Notizie dal Mondo

Annunci

US has sent 5,000 trucks of arms to Syria: Erdogan

US forces, accompanied by Kurdish People's Protection Units (YPG) fighters, drive their armored vehicles near the northern Syrian village of Darbasiya on April 28, 2017. (Photo by AFP)
US forces, accompanied by Kurdish People’s Protection Units (YPG) fighters, drive their armored vehicles near the northern Syrian village of Darbasiya on April 28, 2017. (Photo by AFP)

Turkish President Recep Tayyip Erdogan says the US and its allies have been providing free weapons to Kurdish militants operating in northern Syria in a move that poses a threat to Turkey’s security.

In an interview with the Turkish NTV news channel on Saturday, Erdogan accused the US and its allies of refusing to sell weapons to Ankara while arming the outlawed Kurdish forces.

“We cannot buy weapons from the US with our money, but unfortunately, the US and coalition forces give these weapons, this ammunition, to terrorist organizations for free,” he said. “So where does the threat come from? It comes primarily from strategic partners.”

The Turkish president also noted that Washington continues to dispatch arms convoys to Syria. “The US sent 5,000 trucks loaded with weapons to northern Syria,” he said.

The US views the Kurdish People’s Protection Units (YPG) as an ally in Syria. The militant group forms the backbone of the so-called Syrian Democratic Forces (SDF) which is being trained, equipped and protected by the Americans.

Last December, US President Donald Trump approved providing weapons worth $393 million to what Washington calls partners in Syria, including the YPG.

The following month, the US announced plans to create a 30,000-strong force comprised of Kurdish militants, which would be deployed along the Turkish border.

The US measures infuriated Ankara, which views the YPG as the Syrian branch of the outlawed Kurdistan Workers’ Party (PKK).

Erdogan accused Washington of planning to form a “terror army” in Syria. On January 20, Turkey launched an operation against the YPG in the Syrian city of Afrin.

Afrin fell to Turkish forces in March, with Erdogan warning that the military campaign may be extended along the whole Syrian border.

The Afrin operation, codenamed Operation Olive Branch, has strained relations between the US and Turkey. Ankara has threatened to advance on the SDF-held town of Manbij, where US troops are stationed.

About 2,000 US troops are deployed in northeast Syria in territories under the control of Kurdish militants.

Turkey has been sounding the alarm about Washington’s alliance with Kurdish fighters in Syria. The country, which has the second-biggest army in NATO, has been coordinating with Russia and Iran to ensure a political transition, leaving Washington out of the negotiations.

Marcus Montgomery, a fellow at the Arab Center Washington DC, has said Trump and his aides do not seem to understand the gravity of Turkey’s concerns.

Washington’s former ambassador to Syria Robert Ford echoed Montgomery’s comments, saying that the administration had done “nothing” to ease the worries of the Turks.

“The American position in northern Syria is strategically foolish and operationally dangerous,” Ford told Middle East Eye news portal.

Sorgente: PressTV-US has sent 5,000 trucks of arms to Syria: Erdogan

Manlio Di Stefano (M5S) a Laura Boldrini sulla Turchia: “Ma perch Erdogan solo ora un dittatore?”

Manlio Di Stefano (M5S) a Laura Boldrini sulla Turchia:

Dov’erano i moralisti di oggi quando, alle Nazioni Unite, l’Ambasciatore russo Churkin mostrava al mondo le prove di come Ankara addestrasse combattenti terroristi in Siria e del traffico continuo di armi e munizioni nei territori siriani sotto controllo dell’ISIS?”

di Manlio Di Stefano*

“L’accordo per i migranti è stato un errore”, chiosa da ultimo Laura Boldrini. “Scene rivoltanti di giustizia arbitraria e vendetta”, “l’introduzione della pena di morte sarebbe la fine dei negoziati con l’Unione Europea” avevano in precedenza dichiarato tutti coloro, dalla Merkel alla Mogherini, che trattano e osannano il TTIP con quegli Stati Uniti della pena di morte e di Guantanamo.

La repressione di Erdogan, dopo il colpo di stato tentato una settimana fa, è brutale, violenta e tremenda. L’aggiornamento delle “liste di proscrizioni” ha toccato il numero di 60 mila persone. Ma non è certo la sospensione (non confermata) della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo, mai rispettata da Ankara e da tanti altri Paesi membri, il punto di indignazione sulla Turchia come ci vogliono far credere.

L’immensa purga che Erdogan sta applicando a migliaia di persone tra le forze dell’ordine, magistrati e giornalisti, supera chiaramente il limite di ciò che si richiede ad un paese dell’Unione Europea.

Mi chiedo allora: due settimane fa la Turchia era sulla giusta strada? Erdogan, l’uomo che Angela Merkel per conto di tutta l’Europa aveva scelto come alleato di riferimento per la gestione dei flussi dei migranti, ha preso solo adesso una via dittatoriale?

I sei/nove miliardi di euro che i Paesi dell’UE hanno deciso di investire in Turchia sono solo ora una scelta sbagliata?

La liberalizzazione dei visti rappresenta soltanto adesso un errore?

Negli ultimi anni la Turchia di Erdogan ha varato una serie di riforme liberticide che hanno conferito pieni poteri ai servizi segreti, tolto alla magistratura gran parte dell’indipendenza, ridotto enormemente il diritto alla libera espressione, umiliato quotidianamente la libertà di stampa e i diritti civili, represso, infine, tutti gli oppositori interni.

Dov’erano i moralisti di oggi quando l'Unione Europea imponeva ai suoi membri l’accordo con una Turchia che faceva tutto questo?

Dov’erano i moralisti di oggi quando, alle Nazioni Unite, l’Ambasciatore russo Churkin mostrava al mondo le prove di come Ankara addestrasse combattenti terroristi in Siria e del traffico continuo di armi e munizioni nei territori siriani sotto controllo dell’ISIS?

Dov’erano quando venivano mostrate al mondo le prove del contrabbando delle opere d’arte e del petrolio provenienti dai territori controllati dall’ISIS?

E, dov’erano, infine, i moralisti di oggi quando alle Nazioni Unite venivano denunciate specifiche aziende turche per aver conferito all’ISIS tutte le componenti necessarie alla costruzione di ordigni esplosivi?

Ve lo dico io, erano a lodare e pontificare Erdogan come l’uomo giusto al momento giusto.

Stati Uniti, Unione Europea e NATO sapevano tutto nel dettaglio, da sempre: la Turchia è, infatti, il secondo esercito della NATO e nel Paese sono distribuite decine di basi militari atlantiche.

Allora, però, non si preoccupavano degli “alti standard” nemmeno di fronte alla repressione brutale nelle regioni curde o al transito delle decine di migliaia di “foreign fighters” che attraversavano il confine per andare a sterminare le popolazioni di Siria e di Iraq.

La NATO degli “alti standard” si impegnava, anzi, a proteggere Erdogan con il suo velo militare.
Vi sembrerà strano ma ciò accadeva pochissimi giorni fa.

Continua a leggere qui:

*Capogruppo della Commissione Affari Esteri del Movimento 5 Stelle

Notizia del: 22/07/2016

Sorgente: Manlio Di Stefano (M5S) a Laura Boldrini sulla Turchia: “Ma perch Erdogan solo ora un dittatore?” – World Affairs – L’Antidiplomatico