Razzi lanciati da Gaza atterrano a Tel Aviv dopo aver eluso il sistema missilistico Iron Dome di Israele

Almeno due razzi lanciati dalla Striscia di Gaza assediata sono atterrati nella capitale israeliana Tel Aviv, eludendo il sistema missilistico Iron Dome per segnare l’ennesima imbarazzante sconfitta di una delle forze militari più costose del mondo. L’attacco di giovedì sera ha fatto scattare l’allarme missilistico in tutto il centro di Israele, hanno riferito i media…

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Il governo venezuelano smantella le operazioni sotto falsa bandiera

“Se era vero che volevano far entrare aiuti umanitari, perché la prima cosa che hanno fatto è stata investire le persone con i carri armati?” chiese Jorge Rodríguez.

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Tutti i programmi elettorali israeliani promettono l’assorbimento di un milione di nuovi coloni.

di Madeeha Araj/ NBPRS/PNNNN Il National Bureau for Defending Land and Resisting Settlements ha detto, nel suo rapporto settimanale, che, secondo i dati pubblicati dall’Israeli Central Bureau of Statistics, il governo del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha stabilito, durante l’ultimo decennio, 7 nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata, tra cui sei “città di insediamento” e…

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Latinoamerica oggi

Congreso de los Pueblos Le minacce contro il Venezuela da parte del governo di Trump, accompagnato dai suoi leccapiedi Duque e Bolsonaro, e dal “Cartello di Lima”, stanno aprendo nella regione un possibile scenario di guerra, che deve essere prevenuta dalle organizzazioni sociali e dai partiti politici di sinistra, progressisti e democratici della regione…

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Le sfaccettature del continuo colpo di Stato in Venezuela

L’autoproclamazione di Juan Guaidó con il sostegno degli Stati Uniti e il blocco finanziario contro il Venezuela fanno parte del continuo colpo di stato. | Foto: Reuters12 febbraio 2019 Le guarimbas in Venezuela sono state uno strumento di violenza dell’opposizione per raggiungere il potere. Una strategia di colpo di stato che continua anche oggi.

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Maduro propone elezioni parlamentari anticipate in Venezuela

2 febbraio 2019 20:08 Il presidente venezuelano Niñolas Maduro ha chiesto elezioni anticipate all’Assemblea nazionale, un organo legislativo dominato dall’opposizione e guidato da Juan Guaido che si è dichiarato leader ad interim la scorsa settimana. La dichiarazione di Maduro arriva mentre migliaia si radunano nelle strade di Caracas sia…

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VIDEO. Le 10 menzogne sulle ultime elezioni presidenziali in Venezuela

In questo video un grande Juan Carlos Monedero smonta tutte le menzogne di questi giorni e vi spiega perché Nicolas Maduro è il legittimo presidente del Venezuela Un grande Juan Carlos Monedero smonta una ad una tutte le fake news per delegittimare le elezioni del 20 maggio 2018 che hanno rinnovato al Presidente Nicolas Maduro…

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Traditore! Farai la fine di Mussolini

Vertici M5S: si ragiona su impeachment Mattarella © ANSA

2018-05-28

I vertici del M5S, a quanto apprende l’ANSA, stanno ragionando sull’impeachment nei confronti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel Movimento si fa riferimento all’art. 90 della Costituzione secondo il quale “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”. Nessun commento viene dal Quirinale sulle ipotesi avanzate da alcune forze politiche di ricorrere nei confronti di Mattarella con uno stato di Accusa, ovvero con l’impeachment.

– “Non esiste mandare nel caos il paese per fini ideologici. Credo sia arrivato il momento per #impeachment a #Mattarella. È una strada obbligata e coerente”. Lo sostiene su twitter il deputato del Movimento 5 Stelle Carlo Sibilia.

Se veto Fdi chiede stato Accusa Mattarella  – “Si dice che il Presidente della Repubblica abbia messo il veto sulla nomina di Paolo Savona a Ministro dell’Economia, se questa notizia fosse confermata avrebbe dell’incredibile. E se questo veto fosse confermato sarebbe drammaticamente evidente che il Presidente Mattarella è troppo influenzato dagli interessi delle nazioni straniere e dunque Fdi nel caso in cui questo veto impedisca la formazione del nuovo Governo chiederà al Parlamento la messa in stato d’Accusa del Presidente per alto tradimento”. Lo afferma Giorgia Meloni

“Per il governo che ha in mano il futuro dell’Italia decidono gli italiani, se siamo in democrazia. Se siamo in un recinto dove possiamo muoverci ma abbiamo la catena perché non si può mettere un ministro che non sta simpatico a Berlino, vuol dire che quello +è ministro giusto e vuol dire che se ci sono ministri che si impegnano ad andare ai tavoli europei” a difendere gli interessi italiani “parte il governo, se il governo deve partire condizionato dalle minacce dell’Europa il governo con la Lega non parte”. Così Matteo Salvini a Terni.

“Noi non siamo al ricatto di nessuno. Se abbiamo la certezza di poter lavorare liberamente da domani mattina sono ufficio. Ma se qualcuno mi dice vai in ufficio ma con calma e poi vediamo lo spread, i vincoli, allora no: così non si può lavorare bene. Se siamo in democrazia e rimane solo una cosa da fare restituire la parola agli italiani”. Lo ha detto Matteo Salvini in comizio a Terni.

“Non lo conoscevo, ho trovato in Di Maio una persona ragionevole”. Lo ha detto Matteo Salvini, in un comizio a Terni.

“Noi Ce l’abbiamo messa tutta, se qualcuno si prenderà la responsabilità di non far nascere un governo pronto domani mattina, lo vada a spiegare a 60 milioni di italiani”. Lo afferma da Terni il leader della Lega Matteo Salvini.

“Eravamo riusciti a mettere nella lista dei ministri che in questi minuti il presidente incaricato sta consegnando al presidente della Repubblica un elenco di idee, di nomi e cognomi, di gente che da domani vorrebbe o avrebbe voluto cominciare a lavorare e trasformare in realtà la speranza di milioni di italiani. Però abbiamo un principio che viene prima di tutto, per l’Italia, per i nostri figli e per gli italiani decidono solo gli italiani, non decidono tedeschi”.

‘La scelta di Mattarella è incomprensibile. Allora inutile votare, governi li decidono sempre gli stessi’. Così il leader M5S Luigi Di Maio su Fb commenta l’esito della crisi di Governo. ‘Avevamo espresso Conte come presidente del consiglio, avevamo una squadra di ministri, eravamo pronti a governare e ci è stato detto no perché il problema è che le agenzie di rating in tutta Europa erano preoccupate per un uomo che andava a fare il ministro dell’Economia. Allora diciamocelo chiaramente che è inutile che andiamo a votare tanto i governi li decidono le agenzie di rating, le lobby finanziare e bancarie, sempre gli stessi”. “Sono stato grande stimatore Mattarella ma questa scelta è incomprensibile”. Lo ha detto il leader M5s Luigi Di Maio nel corso di una diretta su Facebook.

“Per noi l’Italia è sovrana: se si vuole impedire un governo del cambiamento allora ce lo devono dire chiaramente. Sono molto arrabbiato”. Così il leader M5s Luigi Di Maio in una dichiarazione su Fb dove aggiunge: “stiamo lavorando da decine e decine di giorni, dalla mattina alla sera, per assicurare un governo a questo Paese: ma la verità è che stanno facendo di tutto per non mandare il M5s al governo di questo paese”. “In questo Paese puoi essere un criminale condannato, un condannato per frode fiscale, puoi essere Alfano, puoi avere fatto reati contro la pubblica amministrazione, puoi essere una persona sotto indagine per corruzione e il ministro lo puoi fare ma se hai criticato l’Europa non puoi permetterti neanche di fare il ministro dell’Economia in Italia. Ma non finisce qui”.

Di Maio rivela composizione “squadra” governo – “Questa era la squadra che poteva giurare al Quirinale”. Luigi Di Maio svela in diretta Fb quella che avrebbe potuto essere la “squadra” di un governo tra M5s e Lega. Con Giuseppe Conte alla presidenza del consiglio, Di Maio e Salvini avrebbero avuto il ruolo di vicepresidenti e rispettivamente l’incarico allo Sviluppo economico e agli Interni. Paolo Savona sarebbe andato all’economia. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sarebbe stato Giancarlo Giorgetti. Per Di Maio era previsto anche l’incarico al ministero del Lavoro e affari sociali. Quanto ai ministeri: ai rapporti con il Parlamento: Riccardo Fraccaro; alla Pa: Giulia Bongiorno; agli Affari regionali ed autonomie: Enrica Stefani; al Sud: Barbara Lezzi; al ministero per la Disabilità: Lorenzo Fontana; agli Esteri: Luca Giansanti; alla Giustizia: Alfonso Bonafede; alla Difesa: Elisabetta Trenta; alle Politiche agricole: Gianmarco Centinaio; alle Infrastrutture: Mauro Coltorti; all’ Istruzione: Marco Bussetti; ai Beni culturali e turismo: Alberto Bonisoli; alla Salute: Giulia Grillo.

thanks to: ANSA

Il movimento di Moqtada al-Sadr rilascia una dichiarazione che smorza le speranze Usa di farne un ‘baluardo anti-Iran’!

Nella delusione per i risultati delle recenti elezioni politiche irakene, alcuni commentatori americani avevano provato a cercare un “silver lining”, per dirla in Inglese, cioé un lato positivo in una situazione complessivamente avversa, da cui sperare di poter iniziare a invertire il trend.

Visto che a imporsi alle elezioni è stata soprattutto la coalizione guidata da Moqtada al-Sadr, questi “pundit” americani sono andati a spulciare le cronache recenti trovando qualche dichiarazione del rampollo della celebre ‘dinastia’ religiosa mesopotamica, che potevano essere lette come blandamente critiche verso la Repubblica Islamica.

“Allora”, hanno ragionato i “ponzatori” dei ‘think tank’ a stelle e strisce, “potremo fare di Moqtada e dei suoi seguaci una ‘barriera’ contro l’influenza iraniana”.

Così pensavano, finché oggi il Politburo del Movimento Sadrista, ha emesso la nota che vedete trascritta in apertura.

Traduciamo:

“Il nostro Movimento non accetterà di trasformarsi in alcun modo in strumento dei tentativi regionali americani, la nostra relazione con l’Iran é storica e destinata a crescere e svilupparsi, nessuno deve mai sperare di poter usare suolo o cielo irakeno per un attacco contro l’Iran”.

Non abbiamo ancora riscontrato reazione dei ‘ponzatori’ americani, forse sono andati a piangere in un angolo.

thanks to: Palaestina Felix

Maduro rieletto Presidente col 68% dei voti

Thierry Deronne, Caracas, Venezuela Infos, 21 maggio 2018Il Vicepresidente boliviano Alvaro Garcia Linera l’annunciò pochi giorni prima: “Il popolo del Venezuela ora detiene, ancora una volta, la chiave per il futuro dell’America Latina. Proprio come due secoli fa, ai tempi di Simon Bolivar, il suo ruolo storico è proteggere il nostro continente da un impero ed impedire che spazzino via gli altri capisaldi della resistenza. Dopo quattro anni di guerra economica, il compito è stato difficile, come gli indigeni di Autana, nello stato di Amazonas, si allineavano sotto la pioggia per attraversare il fiume Orinoco e votare.
La campagna di destra consisteva, attraverso la maggioranza dell’economia privata, nell’aumentare i prezzi oltre quanto era noto finora, e promuovere il boicottaggio del voto, paralizzando persino i trasporti nella regione della capitale il giorno delle elezioni. Un diritto sotto una forte influenza esterna, in osmosi cogli annunci anticipati da Unione Europea e Casa Bianca di rifiutare il verdetto delle urne. In una conferenza stampa tenuta poco prima dell’annuncio dei risultati, il candidato dell’opposizione Henri Falcon improvvisamente si rifiutava di riconoscere la legittimità delle elezioni e chiese di organizzarne un’altra, mentre criticava la destra radicale: ¨oggi è chiaro che questa richiesta di astensione ha perso un’opportunità straordinaria di porre fine alla tragedia che il Venezuela vive”. Col 92,6% dei voti contati, il Centro elettorale nazionale dava i primi risultati ufficiali, irreversibili. La partecipazione totale ammontava al 46%, 8 milioni 360 mila voti. Di questi, 5 milioni 823 mila andavano al candidato Nicolas Maduro che ha vinto le elezioni presidenziali con quasi il 68% dei voti. Da parte sua, l’avversario Henry Falcon ottenne 1820552 voti o 21%, l’evangelista Javier Bertucci 925042 voti (11%) e Reinaldo Quijada 34614 voti. La Costituzione venezuelana, nell’articolo 228, recita: “sarà proclamato vincitore il candidato che ha ottenuto la maggioranza dei voti validi“: qualunque sia il livello di partecipazione, è la maggioranza semplice che determina la vittoria. Va detto che il “nucleo duro” del chavismo, che ha sempre oscillato tra 5 e 6 milioni di voti, è rimasto intatto e che l’astensione riguarda essenzialmente l’opposizione. La pressione della guerra economica e le sanzioni eurostatunitensi si sono scontrate con la fibra storica della resistenza popolare e persino risvegliando l’intera organizzazione di base, specialmente nella distribuzione e produzione di cibo, in un’alleanza concreta con le misure sociali e i programmi di Nicolas Maduro.
Dopo 26 giorni di campagne ufficiali che hanno visto quattro candidati annunciare proposte antagoniste nei media, il Centro Nazionale Elettorale installava 14638 seggi elettorali nel Paese. C’erano circa 2000 osservatori internazionali, tra cui le nazioni caraibiche della CARICOM, Unione africana e CEELA, il Consiglio degli esperti elettorali dell’America latina. Furono organizzati 17 osservazioni del sistema elettorale. Composto in maggioranza dai presidenti dei tribunali elettorali nazionali di Paesi governati dalla destra, il Consiglio degli esperti elettorali latinoamericani spiegava per voce del suo presidente Nicanor Moscoso: “Abbiamo avuto incontri con ciascuno dei candidati che hanno accettato i risultati di ispezioni e controlli. Siamo alla presenza di un processo trasparente e armonioso“. Luis Emilio Rondón, Rettore del Centro elettorale nazionale e membro dell’opposizione, affermava pubblicamente che il voto offriva le stesse garanzie di trasparenza delle elezioni del 2015, vinte dalla destra con due milioni di voti di vantaggio. L’ex-Presidente dell’Ecuador Rafael Correa, presente come osservatore, ricordava che le elezioni venezuelane si sono svolte con assoluta normalità. “Ho assistito al voto in quattro centri: flusso permanente di cittadini, poco tempo di attesa per votare. Sistema molto moderno con doppio controllo. Da quello che ho visto, un’organizzazione impeccabile. Nessuno può mettere in discussione le elezioni in Venezuela e su tutto il pianeta non ci sono elezioni più controllate che in Venezuela”. Un altro osservatore, l’ex-primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, dichiarava che la posizione di Stati Uniti e Unione europea di “disapprovazione” delle elezioni presidenziali in Venezuela, prima che avessero luogo, era un’”assurdità”, ammettendo di essere “un po’ arrabbiato per ciò che era in gioco. È molto grave dire ad un Paese: queste elezioni non sono utili, sono inutili, prima che abbiano luogo. È segno d’irresponsabilità nei confronti di un popolo e del suo futuro. Che posizioni così importanti siano state prese con così pochi elementi di giudizio, mi spaventa”. Zapatero metteva in discussione i pregiudizi dell’UE contro il Venezuela: “Perché l’ha fatto col Venezuela? Non è ragionevole, non è facile da spiegare(…) Credo che l’Unione europea debba ridiventare una potenza regionale che dia priorità a dialogo e pace. Credo che l’America Latina si aspetti che l’Unione europea punti al dialogo”. Zapatero prese come esempio Cuba: “Dopo tutto abbiamo sentito parlare di Cuba, ora c’è un totale cambiamento di situazione, è molto facile discutere con Cuba. L’atteggiamento nei confronti del Venezuela rimane un grande mistero. Chi dice prima di aver sperimentato che le condizioni non sono soddisfatte per le elezioni in Venezuela è un indovino o è prevenuto. Se il governo bolivariano volesse frodare, non avrebbe invitato il mondo intero ad osservare le elezioni. Ma a parte l’Organizzazione degli Stati americani (OAS), il mondo intero è stato invitato a vivere il processo elettorale. Unione europea e ONU non hanno esperti per verificare un processo elettorale? Certo che li hanno, ma siamo bloccati da un grave pregiudizio, da dogmi che portano al fanatismo e al disastro”. Concludeva dicendo che “si deve venire sul campo. Vita ed esperienza politica consistono nel bandire i pregiudizi e conoscere la verità da sé”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Sorgente: Maduro rieletto Presidente col 68% dei voti