Il nuovo Israele

Un piano sinistro che coinvolge i più famosi oligarchi del mondo, così come FMI ed elementi chiave della lobby sionista globale, si nasconde sotto lo Stato indipendente di fatto creato da uno degli uomini più ricchi d’Inghilterra nel cuore della Patagonia argentina. Whitney Webb, Mint Press, 11 marzo 2019

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La guerra al Venezuela è costruita sulle bugie

John Pilger, 21 febbraio 2019

Viaggiando con Hugo Chavez, presto capì la minaccia del Venezuela. In una cooperativa agricola nello Stato di Lara, la gente aspettava pazientemente e con buon umore nel caldo. Brocche di acqua e succo di melone passavano in giro. Una chitarra suonava; una donna, Katarina, si alzò e cantò con un contralto roco.
“Che cosa dicono le sue parole?” Chiesi.
“Che siamo orgogliosi”, fu la risposta.

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Controllare il messaggio, controllare il mondo: Dal Vietnam al Venezuela

Scott Patrick 12 febbraio 2019 Nel 2019, un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti sta avendo luogo in America Latina contro il…

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Quattro elementi per comprendere il collasso statunitense

Mision Verdad 24 settembre 2018

I segni negativi sono sempre più critici nel ventre del Paese chiamato Stati Uniti d’America, divenuti crisi permanente costruita dalle élite del potere transnazionale nella sua burocrazia. Ma non succede nulla per i media aziendali negli Stati Uniti, tutto accade per responsabilità di un solo uomo, Donald Trump, che serve anche da simbolo evidente del decadimento statunitensi. Si prova con diversi strumenti nascondere ciò che realmente accade nelle viscere del sistema che governa gli Stati Uniti. Pertanto, il collasso degli Stati Uniti è dovuto a cause trascendentali in termini politici, economico-finanziari e sociali, continuate dai predecessori dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Una definizione veloce
Il processo che gli Stati Uniti vivono al collasso di sistema, come attualmente concepito, deriva da recenti analisi e ricerche, negli ultimi anni, che dimostrano il significativo deterioramento dell’ordine vigente nel Paese. Per capire cosa intendiamo per collasso è necessario notare alcune caratteristiche interessanti, secondo il professore universitario Carlos Taibo: “È un processo totale o parziale di scomparsa irreversibile delle istituzioni ed ideologie legittimanti di un certo ordine, sconvolgendo molte relazioni sociali, di potere, economiche, culturali, ecc. Produce alterazioni profonde nella soddisfazione dei bisogni primari di una popolazione, che generalmente ne vede la riduzione aumentare in modo significativo. Sperimenta “una generale perdita di complessità in tutte le aree, accompagnata da crescente frammentazione ed arretramento dei flussi centralizzanti””.
Da parte sua, l’ingegnere e scrittore russo-statunitense Dmitrij Orlov descrive le cinque fasi del collasso di una società che integra tutti gli aspetti quotidiani: finanziaria, commerciale, politica, sociale e culturale. Lo stesso autore chiarisce che queste fasi possono non avvenire in modo progressivo e in ordine, ma simultaneamente, con elementi dinamici strutturali della società da descrivere. In questo caso, il crollo degli Stati Uniti arriva con molte, se non tutte, le caratteristiche indicate da chi ha studiato e approfondito l’argomento. Successivamente, offriamo dati e risorse per una visione generale di ciò che accade nell’impero in declino.

Debito crescente e bancarotta
In realtà, lo stesso Orlov ha ripetuto varie volte che il crollo degli Stati Uniti deriva dalla loro struttura finanziaria ed economica, dato che il debito crescente e il fallimento di alcuni Stati dell’Unione mostrano segni di collasso. Secondo i dati forniti dal dipartimento del Tesoro, quest’anno il debito pubblico USA è salito a oltre 21 miliardi di dollari, di cui 5,6 miliardi sarebbero parte del debito interno, mentre quello degli investitori privati raggiunge i 15,3 miliardi. Con la presidenza Barack Obama, per fare un esempio, solo il debito pubblico passò dai 10,6 miliardi di dollari ai 19,9 miliardi. Del debito pubblico va capito cosa uno Stato ha nei confronti di individui o altri Paesi, un modo per ottenere risorse finanziarie attraverso emissioni di titoli o obbligazioni, le risorse finanziarie che aumenta. Diversi economisti hanno avvertito che la prossima crisi potrebbe essere cruciale nel crollo del sistema statunitense, dato che il dollaro mostra segni di crisi, perché molti investitori li vendono per altri meccanismi di risparmio, secondo il barone Jacob Rothschild, prima dei rischi nelle borse occidentali. Specificatamente, l’economista statunitense Peter Schiff aveva detto a Sputnik che probabilmente i prossimo crollo finanziario”sarà assai peggiore della Grande Depressione (1929). L’economia statunitense non è in condizioni ottimali, è peggiore di un decennio fa”, quando esplose la bolla immobiliare che rovinò diverse banche, compresa l’onnipotente Lehman Brothers. Inoltre, la situazione fiscale di molti Stati del Paese ha un deficit che è aumentato negli anni, a causa delle scarse capacità bancarie, di bilancio, di servizio e di fondi fiduciari. Tra questi, Illinois, Kentucky, Connecticut e New Jersey sono le principali entità a rischio di fallimento, e si avvicinano alla linea rossa del collasso economico-finanziario anche California, New Mexico e Louisiana. Questo era già stato previsto da Laurence Kotlikoff, professore di Economia alla Boston University, in un articolo pubblicato da Bloomberg nel 2010, sentenziando con numeri e argomenti che “il nostro Paese è a pezzi e non possiamo ancora permetterci soluzioni fasulle”.

Nuove patologie sociali
Chi soffre le fasi del crollo sono proprio i cittadini nordamericani, privati della protezione del governo e affondati in una grave situazione economica e finanziaria. Così, alcune patologie sociali mai viste prima dalla specie umana sono sorte, e sono state descritte dall’economista Umair Haque in un saggio tradotto e pubblicato qui (http://misionverdad.com/trama-global/por-que-desestimamos-el-colapso-de-estados-unidos). Tra le più scandalose, ci sono le ripetute sparatorie in spazi pubblici come scuole e centri commerciali, che quest’anno ha visto sangue versato almeno quattro volte, ma dal 2007 si sono verificati circa 10 volte. Ma c’è anche oggi negli Stati Uniti l’”epidemia degli oppiacei”, perché molti muoiono per overdose indotta o accidentale. Nel 2017 più di 70mila nordamericani sono morti e non sembra esserci soluzione a breve termine, dato che il paese perde la guerra contro le dipendenze, conseguenza della politica fallimentare contro la droga. Dal 1979, il numero di morti per droga è raddoppiato ogni otto anni, secondo il rapporto della rivista Science recensito dal Los Angeles Times, che rivelava i seguenti dati sulle overdose dello scorso anno: “Analgesici da prescrizione, eroina e fentanyl sintetico hanno ucciso più di 29000 persone. Cocaina, metanfetamina e altre droghe simili hanno un bilancio delle vittime che raggiungeva 72306 persone”. Queste “morti per disperazione”, come le chiama la rivista Science, sono anche legate ad indigenza, accattonaggio e frattura dei legami sociali diagnosticati da Haque, e che sono parametri non usati negli Stati Uniti, ma che ne rendono maggiormente vulnerabile la società. Dmitrij Orlov parla proprio del crollo sociale, perché consiste nella perdita della fede che le istituzioni sociali locali possano curare le persone, per non parlare del governo, data la crisi permanente fiscale. Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema, Phillip Alston, dichiarò nel 2018 che 40 milioni di statunitensi vivono in povertà, 18,5 milioni in povertà estrema e 5,3 milioni sopravvivono in uno stato che definisce da “Terzo mondo”. Queste cifre sono coerenti col censimento ufficiale, poiché Alston sostiene che i numeri sono inferiori a quelli dettati dalla realtà del Paese. Ma afferma anche che c’è la crescente criminalizzazione della povertà, producendo sempre più una situazione completamente contraria al benessere spacciata dalla propaganda statunitense. Per lo statunitense medio, il sogno americano è un incubo. Che i politici usano per gli interessi di certe élite opulente.

La lotta politica scade
Pur di mantenere un sistema finanziario indebitato e in bancarotta, la classe politica statunitense apporta modifiche corrispondenti in tale stadio neoliberista, in cui gli stati-nazione hanno poco potere sugli interessi aziendali, i cui poteri aumentano con la crisi al massimo grado di ebollizione. L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti portò alla lotta interna nell’apparato burocratico di Washington e in altri spazi di potere come media, propaganda e altre istituzioni private nel Paese. Poiché Trump rappresenta una parte dell’élite sminuita dalla corsa del globalismo neoliberista e guerrafondaio, i suoi predecessori e altri agenti e operatori che li supportano continuano una guerra a bassa intensità coll’attuale amministrazione in un Paese dal passato politico carico di assassinii e golpe di vario genere (Kennedy 1963, Nixon 1972, Bush 2001) ed obiettivi diversi. Pertanto, le azioni dell’amministrazione Trump sono messe in discussione e alcuni fattori concorrenti cercano di creare un ambiente adatto all’impeachment del presidente degli Stati Uniti, che potrebbe sovvertire gli Stati Uniti con una logica da guerra civile. Le “elezioni di medio termine”, in cui i politici sono votati al Congresso, Senato e governi statali, sono cruciali perché rappresentano ora il picco della lotta per la struttura burocratica che potrebbe o meno sostenere i piani del governo Trump. Secondo la tesi del giornalista e analista politico Thierry Meyssan, l’attuale presidente degli Stati Uniti punta a “reinvestire il capitale transnazionale nell’economia degli Stati Uniti e a far uscire Pentagono e CIA fuori dall’attuale ruolo imperialista in modo che possano tornare alla difesa nazionale”. Perciò, Trump si libera degli accordi commerciali internazionali che predecessori promulgarono e tenta di ricomporre o, nel migliore dei casi, di dissolvere le strutture intergovernative che mantengono l’ordine imperialista degli USA. Clinton, Obama, Bush e altri personaggi che hanno guidato la politica interna ed estera del Paese verso la sovversione totale in cui l’egemonia degli Stati Uniti cercava d’imporsi con la forza e finanziariamente, sono gli elementi visibili della politica profonda che adotta tale approccio imperiale. Hanno usato la burocrazia statunitense per intraprendere piani per l’ineguale globalizzazione e guerre per risorse e piani geopolitici. Tale lotta è un altro allarme del collasso della classe politica, poiché gli interessi che governano gli attori contendenti sono sempre più denunciati mentre l’establishment politico crolla assieme al collasso economico che rappresenta. L’immagine di uno scivolone sul bordo di una buca profonda e oscura potrebbe validamente indicare il punto di svolta in cui si trova la situazione politica nordamericana.

Isolazionismo o globalismo?
Uno dei problemi cruciali quando si parla di politica estera è il confronto di due visioni che si scontrano ora nell’arena pubblica internazionale. Donald Trump, col suo motto America per prima, prende come bandiera il cosiddetto isolazionismo, dato che cil porta a stabilire una politica di reindustrializzazione nazionale e a ridurre le importazioni per dare impulso alle esportazioni, con una recinzione ben definita dei confini degli Stati Uniti. Ed è lo stesso presidente Trump che è riuscito a trarre profitto dal crollo del vecchio consenso tra i due partiti dominanti (repubblicani e democratici) che presumeva gli Stati Uniti il poliziotto per la salvaguardia della “sicurezza globale”. Sotto tale paradigma, la Casa Bianca negozia con la demonizzata Russia di Vladimir Putin alcuni termini come l’annessione sovrana della Crimea alla Federazione Russa, a firmare un accordo (ambiguo, ma privo di umori) con la Corea democratica, iniziare la guerra il commercio con la Cina nel quadro del piano del Pentagono che riconosce il gigante asiatico come suo “principale concorrente”, minimizzare il riordino della NATO minacciandone il bilancio, violare i grandi accordi commerciali internazionali sviluppati dall’amministrazione Obama (come il Trans Pacifico) e accordarsi con alcune potenze del Medio Oriente (Russia, Iran, Turchia) per la fine della guerra transnazionale alla Siria. L’ordine liberal-neoconservatore che aveva negli Stati Uniti il suo massimo egemone, così difeso dai clan Clinton-Bush-Obama, è messo in discussione dall’isolazionismo nazionalista guidato da Trump. Ecco perché a livello internazionale si mostra la prima potenza mondiale dalla caduta del muro di Berlino come un pugile suonato. Nel quadro dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente Trump ha detto che “non è il presidente del mondo”, esprimendo la politica isolazionista contro quella globalista rappresentata dai presidenti prima di lui. La crisi del “consenso” è un riflesso fedele del collasso descritto rapidamente, e che sembra non avere ritegno, partendo dal presupposto che in primo luogo il collasso si sente negli Stati Uniti, per poi espandersi globalmente, dato che l’internazionalizzazione del sistema statunitense basato sul dollaro e la guerra imperitura toccano tutto il pianeta. In questo senso, molti importanti attori geopolitici, come Cina, Russia, Iran, Turchia, India, e persino Venezuela, cominciano a vedere questo collasso e affrontano in diversi modi (specialmente in campo economico-finanziario e politico) l’attuazione delle riforme necessarie al sistema internazionale dopo il crollo.

thanks to: Traduzione di Alessandro Lattanzio

Aurorasito

La svolta globale della Cina: Yuan-oro e avvertimenti

King World News, 26 marzo 2018

Nell’ultima settimana di marzo, uno dei maggiori gestori di fondi al mondo dichiarava a King World News che la Cina ha appena compiuto una svolta globale che porterà a 20000 dollari l’oro e a un sistema monetario e uno yuan basati sull’oro. C’è anche un terribile avvertimento.La Cina compie una svolta globale
Dr. Stephen Leeb: “Oh, ironia. Il presidente Trump potrebbe essere quello che risolve i problemi commerciali degli USA. Ma non coi dazi o il forte riarmo dei nostri partner commerciali… Piuttosto arriverà dalla Cina che accelera la transizione a una nuova valuta di riserva, probabilmente un paniere di valute basate sull’oro, creando un sistema monetario centrato sull’oro. La Cina ha gettato accuratamente le basi per avere i mezzi per definire la nuova valuta di riserva che influenzerà l’Oriente, se non il mondo”. E con la Cina non solo maggiore trader del mondo ma anche possessore di un esercito in grado di proteggere i partner commerciali orientali, le sue capacità sono indubbie.

La Cina ora commercia il petrolio con lo Yuan-oro
Segnatevi la data: oggi è iniziato il commercio del nuovo benchmark del petrolio orientale di Shanghai. I fornitori di petrolio possono ora coprire i loro yuan in futures basati sull’oro, la cui compensazione sarà in oro. In effetti, il petrolio ora viene commercializzato in yuan-oro. Il segnale che la Cina vuole accelerare il commercio in yuan e oro ben oltre il petrolio, è apparso in un articolo sul South China Post di fine febbraio. L’articolo citava Cheung Tak-hay, presidente della Borsa dell’oro di Hong Kong, dire: “La Borsa dell’oro di Hong Kong è in trattative con Singapore, Myanmar e Dubai per stabilire un corridoio merci in oro per promuovere prodotti denominati in yuan nell’ambito dell’Iniziativa Cintura e Via della Cina. Il corridoio delle merci d’oro… potrebbe collegare il deposito doganale proposto a Qianhai con utenti e commercianti di metalli preziosi nei Paesi della Fascia e Via“.

Deposito d’oro da 1500 tonnellate nella zona di libero scambio
Qianhai fa parte della zona di libero scambio di Shenzhen e Hong Kong. Il deposito doganale, secondo l’articolo, potrà immagazzinare 1500 tonnellate di oro. I servizi di regolamento di custodia e fisico inizierà probabilmente nei prossimi mesi. La posizione di Trump sulla politica commerciale spinge la Cina ad estenderne il commercio ben oltre il petrolio. Finora queste cifre equivalgono alla soppressione dei dazi in nome della “sicurezza nazionale” (che ironia). L’affermazione è che economia ed esercito statunitensi non possono essere sicuri se il Paese non produce abbastanza acciaio. E così il presidente Trump annunciava dazi che colpiranno alleati affidabili mentre avrà impatto assai minore sulla Cina, le cui pratiche commerciali Trump ha ripetutamente lamentato. I dazi furono quindi modificati esentando Canada e Messico, almeno per ora, ma si applicano ancora a molti altri alleati degli Stati Uniti.

Il vero pericolo
Ma il vero pericolo deriverà da una guerra commerciale totale. Il Presidente della PBoC Zhou ha spesso notato il rovescio della medaglia quando una nazione sovrana ha la valuta di riserva mondiale. O la valuta è sopravvalutata, portando il Paese a grandi deficit commerciali. Oppure (se il Paese emittente cerca di evitarlo limitando l’offerta della propria valuta), la crescita mondiale ne risentirà. Non fraintendetemi: non sostengo che la Cina e altri partner commerciali giochino in modo equo. Dico che l’unico modo in cui gli Stati Uniti possono sfidare il deficit commerciale è con un forte rallentamento della crescita mondiale o rinunciando al ruolo del dollaro come valuta di riserva. Il dollaro è nettamente sopravvalutato e rimarrà tale fin quando sarà la valuta di riserva mondiale. Vedo la Cina alla ricerca urgente del modo per evitare il collasso economico che potrebbe comportare una guerra commerciale. Noi siamo le nostre peggiori minacce alla nostra sicurezza nazionale, non solo rischiando una guerra commerciale che infliggerebbe danni ingenti all’economia mondiale, ma anche a causa delle nostre specifiche vulnerabilità, soprattutto e sorprendentemente nell’arena militare. Ignoranza ed autocompiacimento degli USA su questo sono mozzafiato.

La Cina potrebbe piegare gli Stati Uniti
L’adagio rilevante è che se vivi in una casa di vetro, non lanciare pietre. Qualsiasi pena commerciale imponiamo alla Cina, senza dubbio causando qualche sofferenza, non paralizzerà l’economia cinese. Ma se la Cina rispondesse nello stesso modo, piegherebbe gli Stati Uniti. Il motivo: mentre Trump si concentra su acciaio e alluminio, la Cina insieme ad altri Paesi controlla le risorse, in particolare i metalli delle terre rare, di gran lunga più vitali per le nostre forze armate e sicurezza. Ogni anno l’US Geological Survey (USGS), l’agenzia incaricata di fornire dati e analisi sulle risorse naturali e i pericoli, pubblica un annuario che dettaglia riserve mondiali, risorse e produzione di materie prime e minerali. Negli ultimi due decenni i rapporti sono sempre più lugubri. Una volta largamente autonomi per risorse, gli Stati Uniti sono sempre più dipendenti da altri Paesi, alcuni dei quali, come la Cina, potrebbero facilmente divenire dei nemici. Nessuno può obiettare che non sia intelligente, o vantaggioso per la sicurezza nazionale, dipendere dai nemici sulle risorse cruciali.Il generale dell’aeronautica Robert Latiff avverte
Ho parlato di terre rare prima. In effetti il mio libro del 2011 “Red Alert” era in parte un avviso agli USA sul pericolo derivante dalla nostra crescente inaccessibilità a questi metalli. Nei sette anni passati da allora, non abbiamo fatto nulla per far fronte ai nostri dubbi. Nel suo libro del 2017 “Future War“, il generale dell’aeronautica militare Robert Latiff ha scritto: “L’elettronica di consumo sempre più piccola e capace… dipende in modo cruciale dai metalli delle terre rare… Più preoccupante dal punto di vista degli armamenti, i metalli delle terre rare si trovano su tutti gli aerei ad alte prestazioni, missili ed elettronica avanzata“. Forse più spaventoso in vista delle recenti valutazioni militari è il suo commento: “I magneti delle terre rare consentono il controllo del tiro dei missili altamente manovrabili e ad altissima velocità“.

Missili ipersonici cinesi
La Cina sviluppa missili ipersonici che volano cinque o più volte la velocità del suono e sono estremamente difficili da rilevare o neutralizzare. Possono, senza testata nucleare, affondare una portaerei. Un rapporto della National Academy of Sciences, commissionato dall’US Air Force nel 2016, osservava che quando si tratta di tali tecnologie: “L’assenza in questo Paese di un chiaro percorso all’acquisizione… è in netto contrasto col ritmo febbrile della ricerca nei potenziali avversari… I loro investimenti sono significativi… e le loro realizzazioni in alcuni casi sorprendenti“. A cui si può aggiungere che senza terre rare, “un chiaro percorso di acquisizione” non esiste. Il fatto che il rapporto sia stato scritto nel 2016 e che nei due anni successivi non sia cambiato nulla, è più che sufficiente a tenermi sveglio la notte. Più recentemente due importanti gruppi di riflessione, RAND Corporation e International Institute for Strategic Studies (IISS), hanno pubblicato relazioni di ampio respiro sulla difesa degli Stati Uniti. Il rapporto RAND affermava che le forze statunitensi “non riescono a tenere il passo con le forze modernizzatrici delle grandi potenze avversarie” e “sono mal posizionate per affrontare le sfide chiave in Europa ed Asia orientale“.

La Cina ha già raggiunto il suo obiettivo
Il rapporto IISS fa commenti simili. Ad esempio, afferma: “Gli sviluppi dei nuovi armamenti in Cina e l’ampio progresso tecnologico nella difesa sono volti a favorire la transizione dal “recupero” con l’occidente a divenire innovatore nella difesa globale: in alcune aree della tecnologia della difesa, la Cina ha già raggiunto i suoi obiettivi“. A cui posso aggiungere le valutazioni su ciò che si può vedere, non da ciò che la Cina potrebbe nascondere, che sarebbe enorme. Non asserisco che una qualsiasi mancanza nella nostra supremazia militare sia dovuta unicamente all’assenza di rifornimenti di terre rare, cobalto e altri prodotti essenziali che la Cina controlla virtualmente attraverso possesso naturale e/o capacità di ricostituzione. Ma dovrebbe essere ovvio che è stupido, e contro i nostri interessi nella sicurezza nazionale, fare qualsiasi cosa che rischi di limitarci l’accesso a questi materiali chiave. In altre parole, una guerra commerciale minaccia non solo l’economia mondiale ma anche la nostra capacità di difenderci e di produrre beni consumo di alta qualità. La posizione meno invidiabile in cui ci troviamo non iniziò con Trump, Obama o Bush. Piuttosto, risale a quando Nixon ci tolse il gold standard nel 1971 e alla politica miope che scaturì da tale infame decisione. Siamo mezzo secolo dopo a sperare che una nuova versione del sistema monetario centrato sull’oro possa salvarci.

Oro a 20000 dollari
Ciò spingerà l’oro molto in alto. E se la Cina in qualche modo non ci riesce, probabilmente significherà gravi disordini geopolitici, nel qual caso, l’oro, ancora una volta, è ciò che vorreste possedere. L’oro si prepara a un balzo per forza e durata impressionanti. Eric, il prezzo dell’oro sarà di almeno 20000 dollari e probabilmente di più, e i lettori di KWN non dovrebbero più rimanerne fuori: è troppo tardi perché il tempo sta per scadere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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