Il nuovo Israele

Un piano sinistro che coinvolge i più famosi oligarchi del mondo, così come FMI ed elementi chiave della lobby sionista globale, si nasconde sotto lo Stato indipendente di fatto creato da uno degli uomini più ricchi d’Inghilterra nel cuore della Patagonia argentina. Whitney Webb, Mint Press, 11 marzo 2019

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La guerra al Venezuela è costruita sulle bugie

John Pilger, 21 febbraio 2019

Viaggiando con Hugo Chavez, presto capì la minaccia del Venezuela. In una cooperativa agricola nello Stato di Lara, la gente aspettava pazientemente e con buon umore nel caldo. Brocche di acqua e succo di melone passavano in giro. Una chitarra suonava; una donna, Katarina, si alzò e cantò con un contralto roco.
“Che cosa dicono le sue parole?” Chiesi.
“Che siamo orgogliosi”, fu la risposta.

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La Germania chiudera’ tutte le sue 84 centrali a carbone, e usera’ solo energia rinnovabile

It’s also an important signal for the world that Germany is again getting serious about climate change: a very big industrial nation that depends so much on coal is switching it off Claudia Kemfert, German Institute for Economic Research Berlin Neanche questa notizia arrivera’ sul fossilizzato Corriere della Sera o sara’ oggetto dei petrol-editoriali di…

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Controllare il messaggio, controllare il mondo: Dal Vietnam al Venezuela

Scott Patrick 12 febbraio 2019 Nel 2019, un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti sta avendo luogo in America Latina contro il…

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La Repubblica Democratica Popolare di Corea e le trattative sulla denuclearizzazione

La questione della denuclearizzazione della intera penisola coreana è, ormai, al centro del dibattito tra Corea del Nord, quella del Sud, gli Usa, la Cina e la Federazione Russa.

Ciò lo abbiamo visto, simbolicamente ma in modo molto chiaro, nella recentissima parata militare di Pyongyang per il 70° anniversario della fondazione della Repubblica del Nord: non c’è stata, infatti, la tradizionale e tuttavia forte sottolineatura dell’apparato nucleare e missilistico nordcoreano, ma piuttosto una bilanciata rappresentanza delle forze armate e delle varie componenti sociali, alle quali il sistema socialista del Nord affida la sua egemonia nella Repubblica Democratica Popolare della Corea. Che è una egemonia vera, non una costrizione.

Chi voglia destabilizzare Pyongyang con le solite chiacchiere sul liberalismo si troverebbe in gravi difficoltà.

Si pensi, poi, alla simbologia della rappresentanza dei quadri e delle figure di rilievo del regime intorno a Kim Jong-Un, sul palco.

Anche qui, erano moltissimi quelli che hanno partecipato a molte, moltissime, manifestazioni, mentre i nuovi arrivati, molto pochi, si confondevano nell’insieme dei consueti collaboratori di Kim Jong-Un.

Segno evidente che il Leader ha il pieno e totale controllo, nella fase più delicata delle trattative con il Sud e gli Usa, sul suo apparato di potere.

Chi volesse, quindi, come qualcuno ha detto all’interno degli apparati di sicurezza Usa, destabilizzare la Corea del Nord con una congiura di Palazzo “liberale” non avrebbe certo fortuna.

Un ruolo particolare, simbolico e quindi pienamente politico, lo hanno avuto, nella parata del 70° anniversario, le Forze Speciali. Le Special Forces più vaste e numerose del mondo, peraltro.

Le “tigri di Kim” hanno avuto una missione particolare, quella di controllare strettamente le postazioni Usa e della Corea del Sud nella parte meridionale della penisola; esse sono poi composte da circa 180.000 elementi, una cifra rilevantissima, lo dicevamo sopra, per un Paese piccolo come quello che ha per capitale Pyongyang.

Hanno peraltro una divisa molto simile a quella del 707simo Battaglione per le Operazioni Speciali di Seoul, creato subito dopo il massacro degli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco; ma operano, i nordcoreani, sia nel Riconoscimento, con una specifica brigata, sia in ambito marittimo, poi operano come reparti di artiglieria leggera nelle retrovie e sono tutti addestrati, come è facile immaginare, per svolgere le funzioni delle forze aviotrasportate.

Hanno compiuto operazioni leggendarie, le “tigri di Kim” come nel 1968 nella Corea del Sud, con il tentativo di assassinare, da parte della 124° Unità dell’Esercito di Pyongyang, il dittatore sudcoreano Park Chung-Hee.

E le Forze Speciali di Kim Jong-Un sono presenti anche nella Repubblica Araba Siriana di Bashar el Assad, per aggiornare le difese missilistiche.

Ciò accade soprattutto in relazione al rifiuto, opposto dai russi, di armare le forze di Damasco con missili a media e lunga gittata. Ma le forze di Kim Jong-Un in Siria stanno svolgendo varie missioni, tali da renderle, oggi, con ogni probabilità, la migliore forza asiatica nel settore dell’antiterrorismo.

Sul piano sanitario, Assad ha talvolta ringraziato ufficialmente la Corea del Nord per il sostegno apportato in questo settore al Paese mediorientale, mentre vi sono ancora truppe di artiglieria della Corea del Nord attive sul terreno siriano.

Peraltro, le statistiche occidentali ci indicano che il totale del personale militare della Corea del Nord è oggi di 6.445.000 elementi, con una quota di militari attivi di 945.000 tra soldati e ufficiali e ben 5,500.000 elementi della riserva.

Un Paese in armi, quindi, di quasi impossibile conquista da parte di chiunque provenga da fuori.

Sempre con le cifre raccolte dai Servizi dei Paesi occidentali, sappiamo che Pyongyang dovrebbe possedere 994 aerei militari di vario tipo, con 458 velivoli da combattimento e da superiorità aerea e 516 da attacco, con altri ulteriori 119 aerei da trasporto, 169 da addestramento, 202 elicotteri, di cui 20 da attacco.

Per le Forze di terra, sono oggi a disposizione del regime di Pyongyang 5243 carri armati, 9935 veicoli armati e corazzati, gli elementi di artiglieria sono poi 2250, mentre le postazioni di artiglieria pesante sono oggi ancora 4300, con ben 5000 lanciatori di missili di varia gittata e potenza.

Le navi della marina militare della Corea del Nord sono 967, con sole 10 fregate, 2 corvette, ma comunque 86 sommergibili, 438 navi da pattugliamento e 25 cacciamine. Il resto è ignoto ai Servizi occidentali.

Ma, alla parata del 70°, erano presenti anche vari gruppi di civili, i tanti ritratti di Kim Il Sung, definito come “fondatore del chosun socialista” (il chosun è la stessa Corea, intesa come Patria) mentre vi sono stati numerosi cartelloni che inneggiavano al chosun juche, ovvero all’autosostentamento della Nazione coreana del Nord  proprio attraverso il concetto di, appunto, juche: secondo Kim Il Sung, lo juche significa che “l’uomo è il padrone di tutto perché è padrone del mondo e della storia”.

Ovvero, qui si teorizza l’autodeterminazione piena della Corea di Pyongyang, senza alcun affidamento di sovranità o di sostegno economico a potenze “terze”, nemmeno se esse appartengano al “campo socialista”.

Da qui la divisione ufficiale del popolo, sia pure reso omogeneo e unificato dall’ideologia socialista, della Corea del Nord in contadini, lavoratori delle industrie e samuwon, quelli che in Occidente chiameremmo “intellettuali”, tre categorie egualmente necessarie per lo sviluppo delle società.

Si ricordi che, peraltro, in nessuna teoria comunista derivata dalla Terza Internazionale vi è un ruolo sociale specifico per i lavoratori della mente, gli “intellettuali”.

Una notevole parte della Parata del 70° è stata inoltre dedicata ad un altro pilastro dell’ideologia nordcoreana, l’unità profonda tra civili e militari.

“Socialismo, una sola grande famiglia”, un altro degli slogan tipici della Parata del 70°.

Nella simbologia tradizionale di Pyongyang, in questo contesto della “grande famiglia” il Leader è il Padre, il Partito è la Madre, i cittadini sono i figli.

Che è questo poi, al di là del simbolismo familista, il punto simbolico di avvio della trasformazione parallela dell’economia e del sistema militare nordcoreano. E la presenza massiccia delle Forze Speciali è, lo ripetiamo, un segno da non trascurare affatto.

Riferimenti alla storia degli anni ’50 e a quelli dell’inizio del regime di Pyongyang, che sono stati molto presenti nella Parata del 70°; ma anche riferimenti mitici ai cavalli Chollima e Mallima.

Il primo è un cavallo alato, simbolo comune a tutte le mitologie asiatiche (e a quelle della Grecia in comunicazione con l’Asia centrale) ma qui significa evidentemente la necessaria rapidità dello sviluppo economico della Corea del Nord, che sarà il vero prossimo obiettivo di Kim Jong-Un.

Mallima è un altro cavallo alato della tradizione cinese e giapponese. Un altro, evidentissimo, simbolo.

Qui la citazione iconografica ripete una specifica osservazione che Kim Jong-Un ha fatto nel suo recente discorso di capodanno, il 5 gennaio scorso.

Il riferimento era infatti alla totale modernizzazione dell’economia nazionale e alla completa meccanizzazione dell’agricoltura, citando proprio i due cavalli alati come simboli della rapidità con la quale la Corea del Nord intraprende oggi il suo cammino di completa modernizzazione, sia civile che militare.

Tra i carri simbolici della parata del 70° vi erano anche delle sagome di navi che portavano sulle fiancate la scritta “una solida fondazione per costruire il potere economico” e “per un sistema flessibile della manifattura”.

Cosa significa tutto ciò? Che Kim Jong-Un vuole innescare uno sviluppo autopropulso della Corea del Nord per equilibrare la potenza militare con quella economica. Il suo progetto iniziale, che oggi si declina con lo slogan “prima di tutto l’economia”.

Il che non vuol dire che Pyongyang abbandona le sue reti militari, ma che le rende utili per una trattativa che spinga direttamente la Corea del Nord verso il Terzo Millennio.

Sempre sul piano simbolico, che sempre è uno degli aspetti essenziali della politica, non lasciamoci infatti illudere dal mito economicista che copre gran parte della cultura politica occidentale, bisogna osservare come l’ospite più gradito, la figura centrale del rapporto tra la Corea del Nord e il mondo esterno, è stato, durante tutta la Parata del 70°, l’inviato Li Zhanshu, delegato del Presidente cinese Xi Jinping.

Li è il presidente dello Standing Committee del Congresso Nazionale del Popolo, l’organo legislativo della Repubblica Popolare Cinese.

 Già governatore dell’Heilongjiang, regione ai vertici dell’innovazione economica cinese e del rapporto fattivo con le imprese straniere, Li Zhanshu è poi diventato, nel recente 18° Congresso, uno dei più fidati e ascoltati consiglieri di Xi Jinping, essendo peraltro già a capo dell’Ufficio Generale del Partito Comunista della Cina.

E’ anche membro, a pieno titolo, del 18° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.

Una figura quindi di notevole rilievo, con fortissimi e personali legami con Xi Jinping, che è stato scelto per rappresentare non solo la Cina, ma la forza durevole dei rapporti che legano, ancora oggi, Pechino e Pyongyang.

Li e Kim Jong-Un hanno salutato spesso la folla insieme, con le mani unite.

Uno dei punti da osservare, in questa nuova configurazione del sistema politico nordcoreano, è la recente dottrina nucleare di Kim Jong-Un.

Il Leader di Pyongyang ha detto che occorre che il Nord e il Sud della Corea, al fine di evitare l’orrore della guerra nucleare, dovrebbero rafforzare i loro tentativi per raggiungere una penisola coreana libera da ogni tipo di arma nucleare.

Precedentemente, Kim Jong Un aveva detto, nel luglio 2017, che la Corea del Nord non avrebbe mai ritirato il proprio armamento nucleare se gli Usa non avessero nettamente cessato la loro politica ostile e la loro minaccia nucleare indirizzata verso Pyongyang.

Il cambiamento di tono è evidentissimo. Ed è in linea con la dichiarazione comune tra Corea del Nord e Usa della Conferenza di Panmunjom del 27 aprile 2018, quando la stessa Corea settentrionale ha accettato di “lavorare per la completa denuclearizzazione della penisola coreana”.

Nella dichiarazione di Singapore del giugno 2018, peraltro, Pyongyang non si era data un obiettivo temporale, ma aveva accettato un processo, quello appunto della denuclearizzazione completa della penisola.

Con le sue ultime affermazioni, Kim Jong Un vuole, infine, accettare la linea degli Usa, la denuclearizzazione completa della penisola coreana, ma, in ogni caso, alle sue condizioni e, soprattutto, ai suoi tempi.

Ovvero, per la Corea del Nord la denuclearizzazione si attua in una trattativa nella quale sia le strutture di Pyongyang che quelle nel sud vengono sistematicamente smantellate, nello stesso tempo e nello stesso modo.

Per quanto riguarda le relazioni internazionali della Corea del Nord, visto il rapporto ottimale ricostruitosi tra la Cina e Pyongyang con la visita di Kim Jong-Un del 25-28 marzo scorsi; la soluzione, per gli Usa, sarà quella di mettersi prima d’accordo con Pechino, Mosca e, poi, con le altre capitali asiatiche amiche, come Tokyo, Seoul e perfino Hanoi.

Se Washington farà da sola, non farà nulla.

Ma c’è un ulteriore, importante questione. Ovvero, la futura partecipazione della Corea del Nord alla Belt and Road Initiative cinese.

Pyongyang non ha i capitali interni, anche dopo una forte riduzione del sistema militare e nucleare, cosa che, comunque, non farà. E farà bene a non farla.

Non ha nemmeno a disposizione i Foreign Direct Investments che potrebbero essere utilizzati per entrare, autonomamente, nel mercato-mondo che l’aspetta.

E, ancora, la Corea settentrionale ha però riserve minerarie che valgono almeno 6 trilioni di dollari, tra ferro, oro, zinco, rame, molibdeno e grafite. E anche molte terre rare.

Ma, oltre la rete della “Belt and Road”, vi è anche la Eurasia Initiative messa in piedi dalla Corea del Sud nell’ottobre 2013 e che integra la Corea del Sud nello spazio economico eurasiatico, via Russia, e permette anche una collaborazione sulla sicurezza che inserisce in questo quadro anche la Corea del Nord.

Tramite la Iniziativa Eurasiatica, comunque, potrebbero venire integrate economicamente la Corea del Sud, quella del Nord e le province del Nord-Est cinese, notoriamente ancora poco sviluppate economicamente.

Ci sono anche le grandi infrastrutture da mettere in ponte: la ferrovia verso l’Ovest, la Pusan-Seoul-Shinuju-Dandong e quindi la rete primaria dell’Est, la Pusan-Wonsan-Chongjin-Tumangang-Khasan, che sono linee le quali connettono le due Coree tra di loro e, entrambe, con la Cina e la Federazione Russa e, da lì, verso la penisola europea.

La formula produttiva sarebbe quindi: lavoro a basso prezzo nordcoreano, capitali cinesi e tecnologia sudcoreana.

Il porto di Rason metterebbe in contatto entrambe le Coree con il Giappone, il che favorirebbe anche l’economia regionale del nord-est cinese, con l’ulteriore espansione delle reti energetiche russe in tutta questa nuova area.

E tutto questo riguarda quindi la denuclearizzazione, parallela e rapida, della rete Usa in Corea del Sud e di quella presente nella Corea del Nord.

Senza l’accordo tra Cina, Russia, Usa e Giappone la nuova rete economica rimarrebbe senza significato e utilità. E qui il gioco è ancora in mano agli Stati Uniti.

Una operazione, quella della denuclearizzazione, da compiere con l’assoluta garanzia per tutte le parti, con il sostegno della IAEA ma anche, e soprattutto, dei Paesi vicini.

Sarebbe utile, infatti, una Commissione paritaria tra Usa, Corea del Nord, quella del Sud, Russia e Cina per verificare e accelerare il meccanismo della denuclearizzazione di tutta la penisola coreana.

GIANCARLO ELIA VALORI
Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France

thanks to: Foglio Verde

E’ Lo Spread di Mattarella, Si Deve Dimettere. Lo chiede l’Europa. Lo chiedono i mercati.

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“Lo spread a 260…è evidente che nessuno vuole che andiamo al governo”, afferma il leader della Lega, Matteo Salvini, a Radio Anch’io, su Radio Rai 1. “Chiedete a Mattarella”, ha poi aggiunto Salvini al termine della riunione con i gruppi della Lega a Montecitorio risponde a chi gli chiede di commentare lo sfondamento dello spread oltre quota 300. “Fosse per me – dice – ci sarebbe un governo in carica. Hanno scelto altrimenti per rassicurare i mercati, non mi sembra ci stiano riuscendo…”.

“Lo spread oggi è schizzato oltre i 300 punti: non accadeva da 4 anni. Il problema non eravamo noi, non era la nostra squadra di ministri, ma l’incertezza che oggi regna sovrana. Se il Governo del Cambiamento fosse partito, oggi avremmo un governo politico”, ha detto il leader M5s Luigi Di Maio in un post.

Sorgente: E’ Lo Spread di Matttarella, Si Deve Dimettere – Blondet & Friends

Thanks to: ANSA

La risposta di Paolo Savona al Presidente Mattarella

La risposta di Paolo Savona al Presidente Mattarella
Pubblichiamo la risposta del Prof. Paolo Savona pubblicato oggi pomeriggio su Scenari Economici
Ho subito un grave torto dalla massima istituzione del Paese sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall’euro e non a quelle che professo e che ho ripetuto nel mio Comunicato, criticato dalla maggior parte dei media senza neanche illustrarne i contenuti. Insieme alla solidarietà espressa da chi mi conosce e non distorce il mio pensiero, una particolare consolazione mi è venuta da Jean Paul Fitoussi sul Mattino di Napoli e da Wolfgang Münchau sul Financial Times. Il primo, con cui ho da decenni civili discussioni sul tema, afferma correttamente che non avrei mai messo in discussione l’euro, ma avrei chiesto all’Unione Europea di dare risposte alle esigenze di cambiamento che provengono dall’interno di tutti i paesi-membri; aggiungo che ciò si sarebbe dovuto svolgere secondo la strategia di negoziazione suggerita dalla teoria dei giochi che raccomanda di non rivelare i limiti dell’azione,perché altrimenti si è già sconfitti, un concetto da me ripetutamente espresso pubblicamente. Nell’epoca dei like o don’t like anche la Presidenza della Repubblica segue questa moda.Più incisivo e vicino al mio pensiero è il commento di Münchau. Nel suo commento egli analizza come deve essere l’euro per non subire la dominanza mondiale del dollaro e della geopolitica degli Stati Uniti, affermando che la moneta europea è stata mal costruita per colpa della miopia dei tedeschi.

La Germania impedisce che l’euro divenga come il dollaro “una parte essenziale della politica estera”. Purtroppo, egli aggiunge, il dollaro ha perso questa caratteristica, l’euro non è in condizione di rimpiazzarlo o, quanto meno, svolgere un ruolo parallelo, e di conseguenza siamo nel caos delle relazioni economiche internazionali; queste volgono verso il protezionismo nazionalistico, non certo forierodi stabilità politica, sociale ed economica.

È il tema che con Paolo Panerai ho toccato nel pamphlet recentemente pubblicato su Carli e il Trattato di Maastricht, dove emerge la lucida grandezza di Paolo Baffi. L’Italia registra fenomeni di povertà, minore reddito e maggiore disuguaglianze. Il 28 e 29 giugno si terrà un incontro importante tra Capi di Stato a Bruxelles: chi rappresenterà le istanze del popolo italiano? Non potrà andarci Mattarella, né può farlo Cottarelli. Se non avesse avuto veti inaccettabili, perché infondati, il Governo Conte avrebbe potuto contare sul sostegno di Macron, così incanalando le reazioni scomposte che provengono dall’interno di tutti indistintamente i paesi-membri europei verso decisioni che aiutino l’Italia a uscire dalla china verso cui è stata spinta. Münchaugiustamente afferma che “teme non vi sia un sostegno politico nel Nord Europa” e quindi non ci resta che patire gli effetti del protezionismo e dell’instabilità sociale. Si tratta di decidere se gli europeisti sono quelli che stanno creando le condizioni per la fine dell’UE o chi, come me, ne chiede la riforma per salvare gli obiettivi che si era prefissi.
Paolo Savona

Notizia del:

Sorgente: La risposta di Paolo Savona al Presidente Mattarella

La svolta globale della Cina: Yuan-oro e avvertimenti

King World News, 26 marzo 2018

Nell’ultima settimana di marzo, uno dei maggiori gestori di fondi al mondo dichiarava a King World News che la Cina ha appena compiuto una svolta globale che porterà a 20000 dollari l’oro e a un sistema monetario e uno yuan basati sull’oro. C’è anche un terribile avvertimento.La Cina compie una svolta globale
Dr. Stephen Leeb: “Oh, ironia. Il presidente Trump potrebbe essere quello che risolve i problemi commerciali degli USA. Ma non coi dazi o il forte riarmo dei nostri partner commerciali… Piuttosto arriverà dalla Cina che accelera la transizione a una nuova valuta di riserva, probabilmente un paniere di valute basate sull’oro, creando un sistema monetario centrato sull’oro. La Cina ha gettato accuratamente le basi per avere i mezzi per definire la nuova valuta di riserva che influenzerà l’Oriente, se non il mondo”. E con la Cina non solo maggiore trader del mondo ma anche possessore di un esercito in grado di proteggere i partner commerciali orientali, le sue capacità sono indubbie.

La Cina ora commercia il petrolio con lo Yuan-oro
Segnatevi la data: oggi è iniziato il commercio del nuovo benchmark del petrolio orientale di Shanghai. I fornitori di petrolio possono ora coprire i loro yuan in futures basati sull’oro, la cui compensazione sarà in oro. In effetti, il petrolio ora viene commercializzato in yuan-oro. Il segnale che la Cina vuole accelerare il commercio in yuan e oro ben oltre il petrolio, è apparso in un articolo sul South China Post di fine febbraio. L’articolo citava Cheung Tak-hay, presidente della Borsa dell’oro di Hong Kong, dire: “La Borsa dell’oro di Hong Kong è in trattative con Singapore, Myanmar e Dubai per stabilire un corridoio merci in oro per promuovere prodotti denominati in yuan nell’ambito dell’Iniziativa Cintura e Via della Cina. Il corridoio delle merci d’oro… potrebbe collegare il deposito doganale proposto a Qianhai con utenti e commercianti di metalli preziosi nei Paesi della Fascia e Via“.

Deposito d’oro da 1500 tonnellate nella zona di libero scambio
Qianhai fa parte della zona di libero scambio di Shenzhen e Hong Kong. Il deposito doganale, secondo l’articolo, potrà immagazzinare 1500 tonnellate di oro. I servizi di regolamento di custodia e fisico inizierà probabilmente nei prossimi mesi. La posizione di Trump sulla politica commerciale spinge la Cina ad estenderne il commercio ben oltre il petrolio. Finora queste cifre equivalgono alla soppressione dei dazi in nome della “sicurezza nazionale” (che ironia). L’affermazione è che economia ed esercito statunitensi non possono essere sicuri se il Paese non produce abbastanza acciaio. E così il presidente Trump annunciava dazi che colpiranno alleati affidabili mentre avrà impatto assai minore sulla Cina, le cui pratiche commerciali Trump ha ripetutamente lamentato. I dazi furono quindi modificati esentando Canada e Messico, almeno per ora, ma si applicano ancora a molti altri alleati degli Stati Uniti.

Il vero pericolo
Ma il vero pericolo deriverà da una guerra commerciale totale. Il Presidente della PBoC Zhou ha spesso notato il rovescio della medaglia quando una nazione sovrana ha la valuta di riserva mondiale. O la valuta è sopravvalutata, portando il Paese a grandi deficit commerciali. Oppure (se il Paese emittente cerca di evitarlo limitando l’offerta della propria valuta), la crescita mondiale ne risentirà. Non fraintendetemi: non sostengo che la Cina e altri partner commerciali giochino in modo equo. Dico che l’unico modo in cui gli Stati Uniti possono sfidare il deficit commerciale è con un forte rallentamento della crescita mondiale o rinunciando al ruolo del dollaro come valuta di riserva. Il dollaro è nettamente sopravvalutato e rimarrà tale fin quando sarà la valuta di riserva mondiale. Vedo la Cina alla ricerca urgente del modo per evitare il collasso economico che potrebbe comportare una guerra commerciale. Noi siamo le nostre peggiori minacce alla nostra sicurezza nazionale, non solo rischiando una guerra commerciale che infliggerebbe danni ingenti all’economia mondiale, ma anche a causa delle nostre specifiche vulnerabilità, soprattutto e sorprendentemente nell’arena militare. Ignoranza ed autocompiacimento degli USA su questo sono mozzafiato.

La Cina potrebbe piegare gli Stati Uniti
L’adagio rilevante è che se vivi in una casa di vetro, non lanciare pietre. Qualsiasi pena commerciale imponiamo alla Cina, senza dubbio causando qualche sofferenza, non paralizzerà l’economia cinese. Ma se la Cina rispondesse nello stesso modo, piegherebbe gli Stati Uniti. Il motivo: mentre Trump si concentra su acciaio e alluminio, la Cina insieme ad altri Paesi controlla le risorse, in particolare i metalli delle terre rare, di gran lunga più vitali per le nostre forze armate e sicurezza. Ogni anno l’US Geological Survey (USGS), l’agenzia incaricata di fornire dati e analisi sulle risorse naturali e i pericoli, pubblica un annuario che dettaglia riserve mondiali, risorse e produzione di materie prime e minerali. Negli ultimi due decenni i rapporti sono sempre più lugubri. Una volta largamente autonomi per risorse, gli Stati Uniti sono sempre più dipendenti da altri Paesi, alcuni dei quali, come la Cina, potrebbero facilmente divenire dei nemici. Nessuno può obiettare che non sia intelligente, o vantaggioso per la sicurezza nazionale, dipendere dai nemici sulle risorse cruciali.Il generale dell’aeronautica Robert Latiff avverte
Ho parlato di terre rare prima. In effetti il mio libro del 2011 “Red Alert” era in parte un avviso agli USA sul pericolo derivante dalla nostra crescente inaccessibilità a questi metalli. Nei sette anni passati da allora, non abbiamo fatto nulla per far fronte ai nostri dubbi. Nel suo libro del 2017 “Future War“, il generale dell’aeronautica militare Robert Latiff ha scritto: “L’elettronica di consumo sempre più piccola e capace… dipende in modo cruciale dai metalli delle terre rare… Più preoccupante dal punto di vista degli armamenti, i metalli delle terre rare si trovano su tutti gli aerei ad alte prestazioni, missili ed elettronica avanzata“. Forse più spaventoso in vista delle recenti valutazioni militari è il suo commento: “I magneti delle terre rare consentono il controllo del tiro dei missili altamente manovrabili e ad altissima velocità“.

Missili ipersonici cinesi
La Cina sviluppa missili ipersonici che volano cinque o più volte la velocità del suono e sono estremamente difficili da rilevare o neutralizzare. Possono, senza testata nucleare, affondare una portaerei. Un rapporto della National Academy of Sciences, commissionato dall’US Air Force nel 2016, osservava che quando si tratta di tali tecnologie: “L’assenza in questo Paese di un chiaro percorso all’acquisizione… è in netto contrasto col ritmo febbrile della ricerca nei potenziali avversari… I loro investimenti sono significativi… e le loro realizzazioni in alcuni casi sorprendenti“. A cui si può aggiungere che senza terre rare, “un chiaro percorso di acquisizione” non esiste. Il fatto che il rapporto sia stato scritto nel 2016 e che nei due anni successivi non sia cambiato nulla, è più che sufficiente a tenermi sveglio la notte. Più recentemente due importanti gruppi di riflessione, RAND Corporation e International Institute for Strategic Studies (IISS), hanno pubblicato relazioni di ampio respiro sulla difesa degli Stati Uniti. Il rapporto RAND affermava che le forze statunitensi “non riescono a tenere il passo con le forze modernizzatrici delle grandi potenze avversarie” e “sono mal posizionate per affrontare le sfide chiave in Europa ed Asia orientale“.

La Cina ha già raggiunto il suo obiettivo
Il rapporto IISS fa commenti simili. Ad esempio, afferma: “Gli sviluppi dei nuovi armamenti in Cina e l’ampio progresso tecnologico nella difesa sono volti a favorire la transizione dal “recupero” con l’occidente a divenire innovatore nella difesa globale: in alcune aree della tecnologia della difesa, la Cina ha già raggiunto i suoi obiettivi“. A cui posso aggiungere le valutazioni su ciò che si può vedere, non da ciò che la Cina potrebbe nascondere, che sarebbe enorme. Non asserisco che una qualsiasi mancanza nella nostra supremazia militare sia dovuta unicamente all’assenza di rifornimenti di terre rare, cobalto e altri prodotti essenziali che la Cina controlla virtualmente attraverso possesso naturale e/o capacità di ricostituzione. Ma dovrebbe essere ovvio che è stupido, e contro i nostri interessi nella sicurezza nazionale, fare qualsiasi cosa che rischi di limitarci l’accesso a questi materiali chiave. In altre parole, una guerra commerciale minaccia non solo l’economia mondiale ma anche la nostra capacità di difenderci e di produrre beni consumo di alta qualità. La posizione meno invidiabile in cui ci troviamo non iniziò con Trump, Obama o Bush. Piuttosto, risale a quando Nixon ci tolse il gold standard nel 1971 e alla politica miope che scaturì da tale infame decisione. Siamo mezzo secolo dopo a sperare che una nuova versione del sistema monetario centrato sull’oro possa salvarci.

Oro a 20000 dollari
Ciò spingerà l’oro molto in alto. E se la Cina in qualche modo non ci riesce, probabilmente significherà gravi disordini geopolitici, nel qual caso, l’oro, ancora una volta, è ciò che vorreste possedere. L’oro si prepara a un balzo per forza e durata impressionanti. Eric, il prezzo dell’oro sarà di almeno 20000 dollari e probabilmente di più, e i lettori di KWN non dovrebbero più rimanerne fuori: è troppo tardi perché il tempo sta per scadere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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