Ebrei in difesa del boicottaggio di Israele

Un mese fa 352 tra organizzazioni per i diritti umani, associazioni ecclesiali, sindacati e partiti politici hanno lanciato un appello alla Commissione europea per sollecitare un intervento a difesa del diritto di parola e di espressione in sostegno al popolo palestinese, preoccupati per gli attacchi subiti, negli ultimi mesi, dai sostenitori del movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro l’apartheid e l’occupazione israeliane (v. Adista Segni Nuovi n. 21/16). Al loro grido di allarme si uniscono ora anche 14 organizzazioni di ebrei di tutto il mondo che il 3 giugno scorso hanno diffuso una lettera aperta in cui invitano governi e organismi internazionali a utilizzare tutti i mezzi a disposizione per obbligare il governo israeliano a cessare immediatamente la campagna di intimidazione contro Omar Barghouti e il movimento BDS da lui guidato.

Nella missiva – indirizzata al Congresso degli Stati Uniti, alla Commissione e al Parlamento europei e ai governi di Canada, Francia, Germania, Israele, Italia, Messico, Irlanda, Spagna, Sud Africa, Svezia e Regno Unito – i firmatari, sconvolti da questa guerra contro la resistenza nonviolenta all’illegale occupazione israeliana, sottolineano «una verità di base che sembra sfuggire all’attuale amministrazione israeliana e ai suoi apologeti: il boicottaggio messo in atto da cittadini di tutto il mondo contro la violazione continua del diritto internazionale è un diritto civile fondamentale protetto dalla legge. Il boicottaggio è uno strumento chiave della protesta nonviolenta. Non può essere vietato, reso illegale o punibile».

La richiesta dei firmatari (tra cui figura anche l’italiana Rete Ebrei contro l’Occupazione; nonché singole persone del calibro di Noam Chomsky e Nurit Peled) è quella di «porre immediatamente fine a tutti i tentativi di criminalizzare il sostegno al BDS e di riconoscere il diritto inalienabile alla resistenza nonviolenta».

E qualche risposta, seppur indiretta, alle due iniziative in difesa del BDS si comincia a registrare. Il 26 maggio, il ministro degli Esteri irlandese Charles Flanagan ha risposto a un’ interrogazione parlamentare del deputato Paul Murphy sugli attacchi di Israele contro il movimento BDS dicendo che questo non gode del sostegno del governo, ma che comunque si tratta di un «punto di vista politico legittimo».

Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro degli Affari esteri olandese, Bert Koenders, il quale ha, sì, dichiarato che il governo non sostiene il boicottaggio di Israele, ma ha poi precisato che l’adesione al BDS rientra nella sfera della libertà di espressione ed è dunque tutelata, «come sancito dalla Costituzione olandese e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo».

Non la pensa così il governatore di New York, Andrew Cuomo, che all’inizio di giugno ha firmato un ordine esecutivo che fa divieto a tutte le agenzie e i dipartimenti su cui ha potere esecutivo di devolvere fondi a quei soggetti, istituzioni, compagnie, aziende, che boicottano o disinvestono da Israele.

Di «precedente inquietante» parla, sul New York Times, Daniel Sieradski, fondatore del Progressive Jews PAC, ricordando come nel 1985 il padre dell’attuale governatore, Mario Cuomo, avesse invece proposto che lo Stato di New York disinvestisse dalle aziende che facevano affari in Sud Africa, «a dimostrazione – spiegava l’allora governatore – dell’orrore che proviamo di fronte a questo sistema di apartheid». «Alla fine – racconta Sieradski – i repubblicani bloccarono il suo progetto e Cuomo decise di disinvestire i propri fondi, ritirando i soldi depositati in banche che avevano legami con il Sud Africa». «Come sono cambiati i tempi», commenta Sieradski.

Ma anche in Italia c’è poco da stare allegri. Il 1° giugno scorso, la ministra dell’Educazione Stefania Giannini si è recata in visita in Israele, insieme ad alcuni membri della Conferenza dei Rettori e a una delegazione di docenti italiani, per commemorare i 15 anni dell’accordo di collaborazione scientifica, tecnologica e industriale tra i due Paesi. Il viaggio era tra le altre cose teso a rinsaldare i rapporti dopo le polemiche scaturite dalla collaborazione tra alcune università italiane e il Technion, il Politecnico di Haifa. Più di 300 docenti italiani hanno infatti sottoscritto nei mesi scorsi un appello a interrompere ogni cooperazione con l’ateneo coinvolto più di ogni altro nel complesso militare-industriale israeliano. L’iniziativa alla ministra non è andata giù e durante la permanenza in Israele non ha mancato di stigmatizzarla, ribadendo che il boicottaggio «è sbagliato nel principio e nella pratica». Citando Renzi, la ministra non si è poi fatta scrupolo di aggiungere che «Israele è una parte di noi».

di Ingrid Colanicchia

( Fonte: bdsitalia.org )

D’Alema, Renzi, Israele e il diritto internazionale

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Leonardo Aseni

Qualche giorno fa, durante una cena privata, Massimo D’Alema, sembra essersi lasciato sfuggire una battuta di estremo interesse politico: ‘’Renzi è un agente del Mossad, bisogna farlo cadere’’. Possiamo prendere alla leggera le parole del dirigente del PD ?


Aldo Giannuli prova ad ironizzare: ‘’Certo una battuta conviviale sicuramente è sfuggita; tutti sappiamo che Max è un distrattone che fa queste cose senza pensarci e senza badare che è presente un giornalista e si sa come fanno questi infami della carta stampata: ti carpiscono un pensiero, una battuta confidenziale e poi te la sparano sui giornali. Poi, pare che la giornalista si fosse introdotta clandestinamente ed assistesse alla cena travestita da ficus’’ 1


Resta il fatto che la vicinanza – per non dire il servilismo – di Matteo Renzi alla lobby sionista è più che evidente e nessuno si sogna di negarlo, nemmeno Giannuli il quale poco dopo precisa che: ‘’Certo che non è una cosa da poco dire che il Presidente in carica è un agente di influenza di un servizio segreto straniero (e che servizio!). E poi lo pensereste mai di uno come Renzi? Va bene, si è sempre mostrato assai comprensivo verso le ragioni di Israele, ma questo che vuol dire? Spesso è parso in sintonia con l’asse Telaviv-Mosca ( certamente l’asse Washington – Tel Aviv ), ma è solo un impressione’’. Del resto il consulente in materia economica del pinocchio fiorentino è Yoram Gutgeld e qui il nostro storico è chiaro: ‘’Ma proprio questa è la conferma che Renzi non può essere in rapporto con il Mossad, perché Gutgeld ha prestato servizio nella Israel Defense Foirces, per poi passare ai reparti regolari dove è stato tenente colonnello, addetto al settore analisi, quel che fa pensare non al Mossad ma, semmai, all’Unit 8200, una branca del sovra nominato Israel Defence Forces’’. Il problema, a parte la corretta precisazione di Giannuli, non può essere eluso: Mossad o IDF, Israele ha messo le mani sulle istituzioni italiane e mira a demolire la Costituzione democratica del nostro paese. Vi sembra una cosa da poco che il Primo Ministro italiano abbia come consulente un economista, ex militare – già il mix economia ed esercito suona strano – israeliano, quindi di un paese straniero il quale, puntualmente, viola il diritto internazionale?


La domanda che sto per porre è di estrema importanza: molti uomini politici, intellettuali ed accademici che operano in Italia, in quanto cittadini italiani, hanno, in virtù delle loro origini ebraiche, anche la cittadinanza israeliana. E’ legittimo sapere a quale paese, concretamente, queste persone giurano fedeltà ?


Sono davvero tanti ( troppi ) i ragazzi ebrei che – a spregio della nazione di cui sono cittadini – si trasferiscono in Israele e prestano servizio nell’IDF indottrinandosi al sionismo di guerra. E’ il caso dell’italiano Leonardo Aseni che è entrato nell’unità Golani sul Golan siriano; questi territori sono stati letteralmente rubati alla Siria baathista ed è qui che Israele offre copertura ai tagliagole del Fronte Jabat Al Nusra. Leggiamo su Reporter Nuovo, sito di orientamento filoisraeliano, che: ‘’Tanti, tantissimi sono i ragazzi ebrei che da tutte le parti del mondo si trasferiscono in Israele per “servire” il loro Paese: americani, francesi, sudamericani, russi, sudafricani’’ 2.


Partendo da questa prospettiva, Israele, si pone non più come un semplice Stato nazionale – seppur imperialista – ma come una sorta di entità metaterritoriale: Israele è ovunque siano presenti fanatici filosionisti, disposti ad avallare il progetto di pulizia etnica di Netanyahu. Le parole di Leonardo Aseni solo eloquenti: ‘’Ho sempre avuto il sogno di essere un soldato da combattimento. Il mio amore per Israele nessuno me l’ha mai inculcato. I miei genitori vivono a Milano, mio padre è cattolico, mia madre ebrea. La mia famiglia in Israele, zii, cugini ecc, non sono esageratamente sionisti. La passione per questo Stato, e per tutto quello che c’è dietro, nasce dalle mie letture, dalla mia passione per la storia.” Avendo fatto l’Aliyà (ovvero esercitare il diritto di ogni ebreo di emigrare nello Stato di Israele) a 25 anni lui avrebbe dovuto fare solo 6 mesi di leva militare, ma ha scelto di farlo come volontario per 18 mesi’’.


Questa anomalia è facilmente spiegabile se noi inquadriamo il sionismo come una ideologia pan-imperialistica – quindi non solo israeliana – che, avendo un carattere messianico, si propone di portare a compimento il progetto britannico di colonizzazione (e schiavizzazione) dei popoli. Il carattere messianico del sionismo si fonda sulla coppia (che assume caratteri paranoici) ‘’amico o nemico’’ all’interno delle ‘’comunità ebraiche’’ presenti in Europa e negli Stati Uniti.


Il problema è serio: questi individui, poco o per nulla fedeli alla Costituzione italiana, una volta adempiuto il loro compito nell’IDF e rientrati in Italia, quanto saranno propensi a rispettare gli orientamenti politici dominanti nell’opinione pubblica del nostro paese sulla questione israelo-palestinese ? Mi spiego: questi gruppi sionisti militanti (da non sovrapporre alla comunità ebraica) , presenti in Italia, in che misura diventano delle Quinte Colonne di Israele soprattutto per ciò che riguarda il controllo, la manipolazione dei media e la costruzione di consenso per le politiche di guerra sioniste, in barba al nostro diritto?


Per questo motivo l’affermazione di D’Alema, ‘’Renzi agente del Mossad’’, non può passare in sordina: la magistratura di uno Stato di diritto serio, avrebbe nelle sue mani un elemento importante per iniziare ad indagare le reali relazioni del Primo Ministro, Matteo Renzi, e lo stato d’Israele, ovvero uno stato straniero che mina gli interessi della nazione – e del popolo – italiano. Il sionismo, con la sua invasività e violenza, (im)pone seri problemi giuridici: Israele ridefinisce il concetto di sovranità nazionale, plasmandolo alla mercè dei suoi interessi imperiali. Le Costituzioni democratiche – come ho già detto precedentemente – sono demolite dalle lobby sioniste, strutture elitarie e ben organizzate.


Per l’ennesima volta chiarisco che cos’è la lobby sionista, concetto alquanto complesso e sicuramente – data l’ingenuità di molti lettori – scivoloso. La lobby israeliana si è consolidata per due ragioni, una storica ed una politica successiva alla nascita di Israele nel 1948: (a) storicamente, i più grandi strateghi del colonialismo britannico ( Disraeli, Cecil Rhodes ed altri ), erano in maggioranza uomini dell’alta borghesia ebraica osservanti del Talmud di Babilonia. Per questo motivo, quando il sionismo religioso si convertì in movimento politico, su basi laiche, nel 1897, il suprematismo talmudista aveva già influenzato una buona parte della classe dirigente britannica. (b) Israele è riuscita a collocare i propri sostenitori nelle organizzazioni transnazionali capitaliste. Opporsi alla lobby sionista, in virtù di ciò, è estremamente importante e lo storico Diego Siragusa lo conferma in modo deciso: ‘’La lobby, per definizione, è un gruppo di potere che fa “pressione” coi mezzi di cui dispone per ottenere vantaggi da chiunque. Le lobby ebraiche sono le più potenti e meglio organizzate al mondo. Controllano l’economia, la finanza, le banche, l’informazione, il cinema, le industrie strategiche, la politica, la scienza. Gli Stati Uniti sono controllati dalle lobby ebraiche che dettano legge in ogni campo. Israele è la prima potenza al mondo, non gli Stati Uniti’’ 3.


L’analisi di Siragusa coincide con quella dell’ebreo antisionista Gilad Atzmon – studioso che ha avuto il coraggio di parlare espressamente di tribalismo ebraico – oltre alla ricerca di James Petras, sociologo marxista il quale ha posto la domanda: “gli Usa sono i padroni o i servi del sionismo?’’. Ma è proprio il tribalismo ebraico su cui batte Atzmon la chiave di lettura più importante: i giovani, come Leonardo Aseni, che servono nell’IDF, una volta tornati in Italia, diventano degli ‘’sradicati’’, oserei dire degli ‘’alieni’’. L’indottrinamento sionista, gli sproloqui del Talmud e la condivisione dei crimini militari israeliani, legano psicologicamente questi ragazzi al regime di Tel Aviv, trasformandoli – su chiamata del Mossad, di un sayanim oppure dei ‘’fratelli’’ della comunità – in attivisti israeliani sul territorio italiano. Così si viene a creare un legame psicologico difficile da rompere, per l’appunto tribale: Leonardo Aseni non è, o non sarà, un semplice ‘’italoisraeliano’’ ma un sionista residente ( ed operante ? ) nel territorio italiano. Da questo punto di vista Israele diventa un meta-Stato, una condizione mentale che spinge, chi cade nella sua macchina dell’indottrinamento, a sentirsi come un corpo estraneo nel paese in cui risiede.


Faccio un appunto: secondo le leggi sioniste, un cittadino italiano che si converte al giudaismo può prestare servizio nell’IDF e magari chiedere la cittadinanza israeliana. Quindi si diventa parte di Israele e del suo esercito se si professa la fede ebraica. Scusate, ma solo due entità delegano l’ingresso nelle proprie milizie alle pratiche religiose: Israele e Daesh. Può essere difficile da digerire – soprattutto per il moralmente corrotto ceto mediatico e accademico italiano – ma questa è la verità. Non c’è null’altro da aggiungere. Un cittadino italiano che inizia a seguire i precetti dell’Islam sunnita non acquista, in nome di nessuna legge, la cittadinanza marocchina ( il Marocco è uno dei principali paesi islamici sunniti ). Israele, dal un punto di vista del diritto internazionale, dà così vita a delle vere e proprie aberrazioni giuridiche.


Per queste ragioni la pesante affermazione di D’Alema su Matteo Renzi deve spingerci a porre delle domande: quanto influisce la lobby sionista sulla politica estera dei nostri governanti ? Il Parlamento italiano – come quello britannico – è occupato da Israele? James Petras ha dimostrato come gli ‘’agenti israeliani penetrano indisturbati in tutti i gangli vitali della Nazione’’. Questo discorso vale anche per l’Italia ?

 

  1. http://www.aldogiannuli.it/renzi-spia-del-mossad-conte-max/
  2. http://www.reporternuovo.it/2014/03/06/da-milano-al-golan-un-italiano-che-ha-scelto-israele/
  3. http://www.linterferenza.info/attpol/3400/

 

thanks to: l’Interferenza

Iran, gli ebrei al voto in Sinagoga: ‘Siamo iraniani’

Sono in 20mila, ‘stiamo bene qui e non ce ne andremo’

Nella sala della preghiera della sinagoga di Yusifad a Teheran, davanti al grande candelabro azzurro a sette braccia dipinto sulla parete di fondo, è stato allestito un seggio elettorale. Gli scrutatori sono musulmani, ma i votanti sono solo ed esclusivamente ebrei. La comunità ebraica iraniana, la più numerosa di tutto il Medio Oriente (ovviamente dopo Israele) con circa 20mila persone, ha diritto ad un proprio rappresentante nel nuovo Parlamento iraniano, o Majlis, così come gli armeni, i cattolici siriaci e gli zoroastriani, tutte minoranze ‘protette’ dalla costituzione islamica. A Teheran oggi si è votato anche nelle chiese e nei templi del fuoco.

 

Nella Sinagoga, il dovere elettorale è preso molto sul serio. Dati i numeri relativamente piccoli, stupisce il continuo via–vai di votanti, molti uomini con la kippah, donne velate, famiglie con bambini. All’ora di pranzo qualcuno porta grandi ceste di frutta e le appoggia sugli stessi tavoli dove si compilano le schede, prima di metterle nell’urna e di sigillare il voto timbrando l’indice della mano destra nell’inchiostro. I candidati in corsa sono due, Homayoun Samiha e Siamak Morsedes. “Noi ci sentiamo iraniani a tutti gli effetti. Stiamo bene qui. Non abbiamo problemi”, spiega all’ANSA Elyas Abbian, proprietario di una gioielleria nel grande bazar di Teheran.

 

Abbian dice di ricevere continue pressioni da Israele, specie dai suoi parenti, perché anche lui compia la sua alya, ovvero il ritorno alla Terra Promessa. “L’emigrazione non è però un obbligo”, sottolinea. Anche se non esistono rapporti diplomatici tra Israele e l’Iran – e anzi i due Paesi vengono spesso considerati nemici giurati – gli ebrei iraniani possono recarsi in preghiera a Gerusalemme. Nella sinagoga di Teheran, molti ammettono di essere stati in Israele, ma di essere poi tornati.

Chi doveva partire, ormai è partito. Ai tempi dello Scià vivevano in Iran circa 100mila ebrei. Poi la Rivoluzione del 1979 creò una situazione di paura. L’ayatollah Khomeini inquadrò gli ebrei come minoranza protetta ma i più non si fidarono. Gli ebrei hanno vissuto in Iran da 2500 anni, da quando giunsero in Persia liberati da Ciro il Grande, dopo la schiavitù di Babilonia. La storia della minoranza ebraica in Persia e poi in Iran è stata caratterizzata da alti e bassi, periodi di convivenza pacifica si sono alternati a periodi di persecuzioni e conversioni forzate. Dopo le tensioni vissute durante la presidenza di Ahmadinejad e il suo furore anti-sionista, per gli ebrei iraniani è cominciata una fase più positiva con Rohani. “Il sabato è rispettato come nostro giorno di festa, nelle nostre scuole si studia in ebraico, i nostri ragazzi possono fare il servizio militare vicino alle loro comunità, i nostri riti sono tutelati”, afferma Abbian. “Anzi, il 99,9% dei miei amici sono musulmani e non vi sono problemi di religione. Io partecipo alle loro feste e loro vengono al Tempio”. Abbian si ferma a parlare all’ingresso della Sinagoga, dove l’atmosfera sembra rilassata, tranquilla. Solo un soldato è di guardia, così come negli altri seggi. Gli ebrei iraniani sperano che il nuovo corso avviato da Rohani possa portare anche ad un dialogo con Israele? “Noi speriamo ovviamente di sì, però prima deve essere risolta la questione palestinese. Solo a questa condizione, Israele e Iran potranno diventare buoni amici”, risponde senza esitazione il negoziante del bazar.

Sorgente: Iran, gli ebrei al voto in Sinagoga: ‘Siamo iraniani’ – Mondo – ANSA.it

Giornata della Memoria – La verità dietro i cancelli di Auschwitz

David Cole è uno storico revisionista ebreo, e in quanto tale più difficilmente attaccabile dalla critica e agevolato nello studiare l’olocausto senza il timore di essere bollato come antisemita.

 

 

OLOCAUSTO: ASCOLTIAMO ENTRAMBE LE PARTI
di Mark Weber

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(La vignetta tradotta:

1° commento: “Non penso siano ebrei”

2° commento: noi DOBBIAMO arrivare a 6.000.000, in OGNI caso)

Tutti noi abbiamo sentito dire che il regime nazista uccise sistematicamente circa sei milioni di ebrei durante la II Guerra Mondiale, in gran parte attraverso le camere a gas. Lo sentiamo dire in continuazione dalla televisione, dai film, dai libri e dagli articoli che compaiono su giornali e riviste. I corsi di informazione sull’Olocausto sono obbligatori in molte scuole. In tutto il paese si tengono ogni anno cerimonie di commemorazione dell’Olocausto. Ogni grande città americana possiede almeno un museo dedicato all’Olocausto. A Washington, DC, il Museo Memoriale dell’Olocausto attira centinaia di migliaia di visitatori ogni anno.

Gli studiosi contestano la storia dell’Olocausto

Ma non tutti accettano la versione ufficiale dell’Olocausto. Fra gli scettici possiamo citare il Dr. Arthur Butz della Northwestern University, Roger Garaudy e il Prof. Robert Faurisson in Francia, e lo storico britannico David Irving, autore di vari bestseller.

Questi autori revisionisti non “negano l’Olocausto”. Essi riconoscono la catastrofe subita dagli ebrei d’Europa durante la II Guerra Mondiale. Non discutono il fatto che un gran numero di ebrei sia stato crudelmente strappato alle proprie case, rinchiuso in ghetti sovraffollati o deportato verso i campi di concentramento. Riconoscono che molte centinaia di migliaia di ebrei europei sono morti o sono stati uccisi, spesso in circostanze orribili.

Ma allo stesso tempo gli storici revisionisti presentano una quantità imponente, sebbene spesso ignorata, di prove a sostegno del proprio punto di vista, secondo il quale non vi sarebbe stato alcun progetto di sterminare gli ebrei d’Europa da parte dei tedeschi, le testimonianze relative agli omicidi di massa nelle “camere a gas” sarebbero spesso fasulle e la cifra di sei milioni di morti ebrei durante la guerra sarebbe un’esagerazione.

Molte affermazioni sull’Olocausto sono state abbandonate

Dalla II Guerra Mondiale la storia dell’Olocausto è cambiata un bel po’. Molte affermazioni relative allo sterminio, che un tempo erano largamente accettate, sono state lasciate cadere nel dimenticatoio.

Dachau_gas-chamber-never-used-mai-usata.jpgAd esempio, si è affermato per anni con sicurezza che gli ebrei venivano uccisi in camere a gas a Dachau, Buchenwald e in altri campi di concentramento sul territorio tedesco.

(nella foto la targa UFFICIALE posta dentro la ex “camera a gas” di Dachau)

Questa parte del racconto dello sterminio si è rivelata così insostenibile che è stata abbandonata ormai da molti anni. Nessuno storico serio dà oggi credito all’esistenza, che un tempo si riteneva provata, di “campi di sterminio” nel Reich germanico pre-1938. Perfino il celebre “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal ha dovuto riconoscere che “non ci furono campi di sterminio in territorio tedesco” (1)

I principali storici dell’Olocausto affermano oggi che un gran numero di ebrei fu gasato in soli sei campi, situati in quella che è oggi la Polonia: Auschwitz, Majdanek, Treblinka, Sobibor, Chelmno e Belzec.

Tuttavia, le prove relative alle gasazioni in questi sei campi non sono qualitativamente diverse da quelle, oggi ritenute senza fondamento, presentate a suo tempo per le presunte “gasazioni” in territorio tedesco.

Durante il grande processo di Norimberga del 1945-46 e nel decennio successivo alla fine della II Guerra Mondiale, Auschwitz (soprattutto Auschwitz-Birkenau) e Majdanek (Lublino) furono considerati i due più importanti “campi della morte”.

Auschwitz_plaque_4mil.jpgA Norimberga le vittoriose forze alleate accusarono i tedeschi di aver ucciso quattro milioni di ebrei ad Auschwitz e un altro milione e mezzo a Majdanek. Oggi nessuno storico serio accetta queste cifre assurde. (2)

Inoltre, negli anni recenti, sono state raccolte prove incontrovertibili che non si conciliano con le testimonianze di attività di sterminio di massa in questi campi. Per esempio, alcune dettagliate fotografie aeree di Auschwitz-Birkenau, scattate in diversi giorni del 1944 – all’apice delle presunte attività di sterminio – non mostrano tracce di mucchi di cadaveri, ciminiere fumanti o masse di ebrei in attesa della morte, tutte cose che sarebbero chiaramente visibili se le voci che parlano di sterminio all’interno del campo fossero vere.

La “confessione” postbellica del comandante di Auschwitz, Rudolf Höss, citata spesso come prova fondamentale nella storia dell’Olocausto, si è rivelata essere una falsa testimonianza ottenuta con la tortura. (3)(Sulla tale “confessione” si legga QUI l’analisi di Carlo Mattogno)

Altre affermazioni assurde sull’Olocausto

Per un certo periodo si è seriamente sostenuto che i tedeschi ricavavano sapone dai cadaveri degli ebrei (4) e che sterminavano metodicamente gli ebrei col vapore e l’elettricità.

A Norimberga gli ufficiali americani accusarono i tedeschi di aver ucciso gli ebrei a Treblinka non nelle camere a gas, come si afferma oggi, ma facendoli bollire fino alla morte in “camere a vapore. (5)

Boris Polevoi- Russian Jewish writer Boris Polevoi-1945-elettroesecuzione-articolo-pravda.jpg(In foto, Boris Polevoi ,giornalista propagandista ebreobolscevico della Pravda che,il 2 Febbraio 1945 ,5 giorni dopo l’occupazione russa dell’ abbandonato lager di Auschwitz, inventò, in un articolo l’elettro esecuzione nel KL di Auschwitz, evidentemente DOPO aver ascoltato i SOPRAVVISSUTI lì rimasti, che EVIDENTEMENTE non sapevano di CAMERE a GAS e della carneficina di “4.000.000” di ebrei appena conclusasi ! )

Qui sotto quello che dovrebbe essere stato il sistema di sterminio nella fantasia giudeobolscevica

 auschwitz-elettroesecuzione-maggio-1945-pravda-pavlov-ebreo.jpg

 Il 2 febbraio1945 la Pravda pubblicò un articolo del suo corrispondente Boris Poljevoi intitolato «Il complesso della morte ad Auschwitz», nel quale, tra l’altro, si legge quanto segue:

«Essi [i Tedeschi] spianarono la collina delle cosiddette “vecchie” fosse nella parte orientale, fecero saltare e distrussero le tracce del nastro trasportatore elettrico (eljektrokonvjeijera) dove erano stati uccisi centinaia di detenuti alla volta con la corrente elettrica (eljektriceskim tokom); i cadaveri venivano messi su un nastro trasportatore che si muoveva lentamente e scorreva fino a un forno a pozzo (sciachtnuju pje­), dove i cadaveri bruciavano completamente»(consulta la fonte coi riferimenti, cliccando QUI)

I giornali americani, citando il rapporto di un testimone sovietico dall’appena liberato campo di Auschwitz, raccontarono nel 1945 ai lettori che i metodici tedeschi avevano ucciso gli ebrei utilizzando una grata elettrificata su cui centinaia di persone potevano essere fulminate simultaneamente [e] poi spostate verso i forni. Esse venivano cremate quasi immediatamente, ricavando dai loro corpi fertilizzante per i vicini campi di cavoli”. (6)

Queste e molte altre bizzarrie riguardanti l’Olocausto sono state silenziosamente abbandonate col passare degli anni.

Le malattie uccisero molti detenuti

Tutti conoscono le terribili fotografie dei detenuti morti o moribondi trovati in campi di concentramento come Bergen-Belsen e Nordhausen, liberati dalle truppe americane e britanniche nelle ultime settimane della guerra in Europa. Molte persone accettano queste fotografie come prova dell’”Olocausto”.

In realtà, questi detenuti morti o moribondi furono le sfortunate vittime delle malattie e della malnutrizione provocate dal totale collasso della Germania negli ultimi mesi della guerra. Se davvero ci fosse stato un sistematico programma di sterminio, gli ebrei trovati vivi dagli alleati alla fine della guerra sarebbero stati molti di meno. (7)

Di fronte all’avanzare delle truppe sovietiche, una gran quantità di ebrei, negli ultimi mesi di guerra, venne evacuata dai campi e dai ghetti orientali verso i restanti campi della Germania occidentale. Questi campi divennero ben presto tremendamente sovraffollati, il che vanificò gli sforzi di prevenire la diffusione delle malattie. Inoltre, il collasso del sistema dei trasporti tedesco rese impossibile rifornire i campi del cibo e delle medicine necessarie.

Testimonianze inattendibili

vrba_wetzler1.jpgGli storici dell’Olocausto si affidano soprattutto ai cosiddetti “testimoni sopravvissuti” per sostenere la versione ufficiale. Ma simili “prove” sono notoriamente inattendibili e sono ben pochi i sopravvissuti che affermano di aver assistito a omicidi di massa.

Il direttore degli archivi dello Yad Vashem, il Museo israeliano dell’Olocausto, ha confermato che buona parte delle 20.000 testimonianze di sopravvissuti conservate nel museo sono “inattendibili.

Molti sopravvissuti, desiderando “sentirsi parte della storia”, hanno dato sfogo alla propria immaginazione, afferma il direttore Shmuel Krakowski. (8) (Cliccando QUI si leggerà di 2 falsari olocaustici,ebrei,per eccellenza,foto sopra!)

Il prof. Arno Mayer dell’Università di Princeton, ha scritto:

Le fonti per lo studio delle camere a gas sono, al contempo, rare e inattendibiliNon è possibile negare le molte contraddizioni, ambiguità ed errori delle fonti esistenti”. (9)

Documenti tedeschi confiscati

Haavara_in_inglese.jpg(A sin un documento originale INCONTESTABILE: il PATTO di COLLABORAZIONE tra ebrei sionisti tedeschi e III° Reich sulla EMIGRAZIONE ebraica dalla Germania,firmato il 25 Agosto 1933!)

Alla fine della II Guerra Mondiale gli alleati confiscarono un’enorme quantità di documenti tedeschi relativi alla politica della Germania verso gli ebrei durante il periodo di guerra, che viene spesso definita “soluzione finale”. Ma non è mai stato trovato un solo documento che si riferisca a un programma di sterminio. Al contrario, i documenti trovati mostrano che la “soluzione finale” era un programma di emigrazione e deportazione, non di sterminio.

Uno dei documenti più importanti è un memorandum del Ministero degli esteri tedesco, datato 21 agosto 1942. (10) “L’attuale guerra offre alla Germania l’opportunità e anche il dovere di risolvere la questione ebraica in Europa”, si legge nel documento. La politica “di promuovere l’evacuazione degli ebrei in stretta cooperazione con il Reichsführer SS [Heinrich Himmler] è ancora in vigore”. Il memorandum nota che il numero di ebrei così deportati verso Est non basta a soddisfare le locali richieste di manodopera”.

Il memorandum cita il Ministro degli Esteri von Ribbentrop, affermando che “alla fine di questa guerra tutti gli ebrei dovranno aver lasciato l’Europa. Questa è stata un’irremovibile decisione del Führer [Hitler] ed è anche l’unico modo di affrontare questo problema, poiché l’unica soluzione possibile è quella globale e generale, mentre le misure individuali non sarebbero di gran giovamento”.

Il memorandum si conclude con l’affermazione che “le deportazioni [degli ebrei dell’Est] sono un passo ulteriore sulla strada di una soluzione definitiva… La deportazione verso il Governo Generale [polacco] è una misura provvisoria. Gli ebrei saranno in seguito trasferiti verso i territori occupati dell’Est [sovietico], non appena le condizioni tecniche lo permetteranno”.

Hitler e la “soluzione finale”

[Sul “problema” (per gli olosterminazionisti in S.P.E.) dell’ORDINE (mancante!) di sterminio di Adof Hitler, si legga il CAPITOLO V dello studio “Hilberg e le conoscenze della storiografia olocausticasul Führerbefehl all’inizio degli anni Ottanta. Bilancio di due convegni storici” di Carlo Mattogno, cliccando QUI]

Non c’è nessuna prova documentale che Hitler abbia mai dato l’ordine di sterminare gli ebrei. Al contrario, i documenti evidenziano che il leader tedesco voleva che gli ebrei lasciassero l’Europa, con l’emigrazione, se possibile, o con la deportazione, se necessario.

Schlegelberger document marzo-aprile1942.JPGUn documento (foto, German Federal Archives (BA) file R.22/52) confidenziale trovato dopo la guerra nei registri del Ministero della Giustizia del Reich rivela il suo pensiero. Nella primavera 1942, il Segretario di Stato Schlegelberger annotava in un memorandum che il capo della Cancelleria di Hitler, Hans Lammers, lo aveva informato che il Führer [Hitler] gli ha detto ripetutamente [a Lammers] che vuole che la soluzione del problema ebraico venga rinviata a dopo la fine della guerra”. (11)

E il 24 luglio 1942, Hitler confermò a persone a lui vicine la propria determinazione a rimuovere dall’Europa tutti gli ebrei dopo la fine della guerra:

Gli ebrei sono interessati all’Europa per ragioni economiche, ma l’Europa deve respingerli, non fosse altro che nel proprio interesse, visto che gli ebrei sono razzialmente più forti. Dopo che la guerra sarà finita, mi atterrò rigorosamente a questo progetto… Gli ebrei dovranno andarsene ed emigrare verso il Madagascar o in qualche altro stato nazionale ebraico”. (12)

Le SS di Himmler e i campi

$apone ebraico,$hoah must go on,6.000.000 ... $ei milioni ?,aaa-cerca$i camere a ga$,accordo trasferimento,haavara agreement,adolf hitler,ansia,paranoia,delirio,prozac,articoli di g.l. freda,articoli di mark weber,au$chwitz fotografie aeree,au$chwitz olocau$to idolatria,au$schwitz : assistenza sanitaria,bla$femia olocau$tiane$imo,disordine da stress pre traumatico (dpts),endlösung: nisko plan,führerbefehl-ordine $terminio,gianluca freda,holoca$h,holocash,truffa,indu$tria dell'olocau$to,lager au$chwitz,lager buchenwald - dora,lager dachau,lager für holocaust revisionisten,madagascar,wannsee,deportazioni all'est,martin luther memorandum,repre$$ione revisionismo,schlegelberger documento,soluzione finale - endlösung,ss-obersturmbannführer r. höss,testimoni falsi e falsari,verità politicamente scorrette,wiesel elie (il sedicente),wiesenthal simonIn tempo di guerra gli ebrei rappresentavano una porzione rilevante della forza lavoro tedesca ed era quindi nell’interesse della Germania tenerli vivi.

(Nella foto alcuni internati del lager di Campo di concentramento di Mittelbau-Dora ,addetti alla produzione di componenti per missili V2, CliccandoQUI maggiori informazioni su tale attività)

Il 28 dicembre 1942 la direzione amministrativa dei campi SS inviò una direttiva a tutti i campi di concentramento, compreso Auschwitz, criticando con durezza l’alta incidenza della morte per malattia fra i detenuti e ordinando che

“i medici dei campi utilizzino tutti i mezzi a loro disposizione per ridurre in modo significativo il tasso di mortalità nei vari campi.

Veniva inoltre ordinato:

I dottori dei campi dovranno controllare più frequentemente che in passato la nutrizione dei prigionieri e, coordinandosi con l’amministrazione, proporre soluzioni migliorative ai comandanti di campo… I dottori di campo dovranno vigilare affinché le condizioni operative nei diversi luoghi di lavoro siano le migliori possibili.

Infine, la direttiva sottolineava che il Reichsführer SS [Himmler] ha ordinato che il tasso di mortalità venga ridotto ad ogni costo. (13)

Sei milioni

La cifra di sei milioni di morti ebrei durante la guerra, che ci viene incessantemente ripetuta, è un’esagerazione. Uno tra i principali giornali della neutrale Svizzera, il quotidiano Baseler Nachrichten, stimava nel giugno 1946 che non più di 1,5 milioni di ebrei europei potevano essere morti sotto il dominio tedesco durante la guerra. (14) In effetti, milioni di ebrei sopravvissero al dominio tedesco durante la II Guerra Mondiale, compresi molti di coloro che erano stati internati ad Auschwitz e in altri “campi di sterminio”.

“Olocaustomania” a senso unico

holokauszt.holocash.jpgBenché la II Guerra Mondiale sia finita più di 60 anni fa, non c’è stata tregua nel flusso costante di film aventi per tema l’Olocausto, di cerimonie di “commemorazione dell’Olocausto” e di corsi d’informazione sull’Olocausto.

Il rabbino capo d’Inghilterra, Immanuel Jakobovits, ha appropriatamente descritto la propaganda sull’Olocausto come una vera e propria industria, con profitti notevoli per scrittori, ricercatori, registi, costruttori di monumenti, progettisti di musei e perfino politici”. Ha anche aggiunto che diversi rabbini e teologi sono “partner di questo lucroso affare”. (16)

holocaustianità-auschwitziana-delirio-pazzia-demenza-paranoia-ebraica-ebrei-juden-jews.jpgPer molti ebrei, l’Olocausto è praticamente una nuova religione. Il rabbino Michael Goldberg parla di “culto dell’Olocausto” con “i suoi articoli di fede, i suoi riti, i suoi santuari”. (17) In questa campagna propagandistica – che lo storico ebreo-americano Alfred Lilienthal chiama “olocaustomania” – gli ebrei vengono ritratti come vittime assolutamente incolpevoli e i non ebrei come esseri moralmente retrogradi che possono trasformarsi da un momento all’altro in nazisti assassini.

Per molti ebrei, la principale lezione che deriva dall’Olocausto è che i non ebrei, in un certo senso, sono tutti da guardare con sospetto. Se un popolo così istruito ed evoluto come quello tedesco può rivoltarsi contro gli ebrei, allora nessuna nazione non ebraica può essere del tutto degna di fiducia.

Alle vittime non ebree non viene riservato lo stesso trattamento. Ad esempio, in America non vi sono memoriali, centri di studi o cerimonie annuali per le vittime del dittatore sovietico Stalin, che fece di gran lunga più vittime di Hitler, o per le decine di milioni di vittime del dittatore cinese Mao Zedong.

L’Olocausto che semina odio

La storia dell’Olocausto viene utilizzata spesso per fomentare odio e ostilità, soprattutto contro il popolo tedesco, gli europei dell’est e la Chiesa Cattolica.

Elie Wiesel Holocaust -hoaxer.jpgIl noto scrittore ebreo Elie Wiesel (nel fotomontaggio) è un ex detenuto di Auschwitz che ha ricoperto l’incarico di direttore dell’Holocaust Memorial Council americano. Nel 1986 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Questo sionista fervente ha scritto nel suo libro Legends of Our Time:

Ogni ebreo, da qualche parte del proprio essere, dovrebbe riservare una zona all’odio – un odio forte, virileper ciò che il tedesco rappresenta e per ciò che continua ad esistere in ogni tedesco. (18)

(Su tale wiesel elie ,sulle sue  storie si sedicente sopravvissuto, la demolizione sistematica di un VERO ex internato ,nello studio dedicato di Carlo Mattogno,cliccare QUI)

Cui prodest?

La campagna di commemorazione dell’Olocausto è di vitale importanza per gli interessi di Israele, che deve la propria esistenza agli enormi finanziamenti annuali pagati dai contribuenti americani. Serve a giustificare il massiccio sostegno offerto dagli USA a Israele e a giustificare le altrimenti ingiustificabili politiche israeliane.

Paula E. Hyman, insegnante di storia ebraica moderna all’Università di Yale, ha osservato:

arbeit-macht-frei-palestinian-holocaust.jpgPer ciò che riguarda Israele, l’Olocausto può essere usato per mettere a tacere le critiche politiche e sopprimere il dibattito; esso rafforza il sentimento degli ebrei di essere un popolo eternamente perseguitato che può confidare unicamente in se stesso per la propria difesa. L’evocazione della sofferenza patita dagli ebrei sotto il nazismo sostituisce spesso gli argomenti razionali e serve a convincere i dubbiosi della legittimità dell’attuale politica del governo israeliano”. (19)

(nella foto un esempio della scellerata e genocida attività criminale dell’entità sionista di Palestina che si VUOLE e DEVE  giustificare e coprire)

Norman Finkelstein, professore ebreo che insegna alla DePaul University di Chicago [insegnava, purtroppo, ora è stato fatto licenziare, NdT], scrive nel suo libro L’industria dell’Olocausto che

“invocare l’Olocausto” è “un espediente per delegittimare ogni critica verso gli ebrei”. Aggiunge:

“Attribuendo agli ebrei la totale esenzione da ogni colpa, il dogma dell’Olocausto immunizza Israele e la comunità ebraica americana dalle legittime critiche… L’Organizzazione Ebraica Americana ha sfruttato l’Olocausto nazista per sviare le critiche verso Israele e le sue politiche moralmente indifendibili”.

germany-pays.gifFinkelstein parla anche dello sfacciato “ladrocinio” ai danni della Germania, della Svizzera e di altri paesi da parte di Israele e della comunità ebraica internazionale

allo scopo di estorcere miliardi di dollari (20)

Un altro motivo per cui la leggenda dell’Olocausto si è rivelata così durevole sta nel fatto che i governi delle principali potenze hanno un forte interesse a tenerla viva. Le potenze uscite vincitrici dalla II Guerra Mondiale – Stati Uniti, Russia e Inghilterra – hanno tutto da guadagnare nel dipingere lo sconfitto regime hitleriano il più negativamente possibile. Più si fa apparire quel regime come malvagio e satanico, più facilmente la causa alleata – e i mezzi che furono usati per perseguirla – potrà essere presentata come giustificata e perfino nobile.

Conclusione

$apone ebraico,$hoah must go on,6.000.000 ... $ei milioni ?,aaa-cerca$i camere a ga$,accordo trasferimento,haavara agreement,adolf hitler,ansia,paranoia,delirio,prozac,articoli di g.l. freda,articoli di mark weber,au$chwitz fotografie aeree,au$chwitz olocau$to idolatria,au$schwitz : assistenza sanitaria,bla$femia olocau$tiane$imo,disordine da stress pre traumatico (dpts),endlösung: nisko plan,führerbefehl-ordine $terminio,gianluca freda,holoca$h,holocash,truffa,indu$tria dell'olocau$to,lager au$chwitz,lager buchenwald - dora,lager dachau,lager für holocaust revisionisten,madagascar,wannsee,deportazioni all'est,martin luther memorandum,repre$$ione revisionismo,schlegelberger documento,soluzione finale - endlösung,ss-obersturmbannführer r. höss,testimoni falsi e falsari,verità politicamente scorrette,wiesel elie (il sedicente),wiesenthal simonIn molti paesi, lo scetticismo sull’Olocausto è messo a tacere o perfino espressamente vietato.(“REATO” che si vuole perseguire anche in Italia ,cliccare QUI,da parte di tale pacifici riccardo,ebreo di Roma)(nella foto : pacifici riccardo)

Negli Stati Uniti, molti insegnanti sono stati licenziati per avere espresso punti di vista eretici su questo argomento. In Canada, negli Stati Uniti e in Francia, accade spesso che energumeni aggrediscano gli scettici dell’Olocausto.

Uno di questi ultimi è stato perfino ucciso per le sue opinioni. (21)

In alcuni paesi, tra cui Francia e Germania, la “negazione dell’Olocausto” è un reato. Molte persone sono state incarcerate, pesantemente multate o costrette all’esilio per avere espresso dubbi su certi aspetti della versione ufficiale dell’Olocausto.

Nonostante le leggi contro la “negazione dell’Olocausto”, la pubblica censura, le intimidazioni, le incessanti campagne di “commemorazione dell’Olocausto” e perfino le aggressioni fisiche, un documentato scetticismo riguardo la versione ufficiale dell’Olocausto sta rapidamente espandendosi in tutto il mondo.

Questa tendenza è salutare. Ogni capitolo della storia, compreso quello del trattamento riservato agli ebrei d’Europa durante la II Guerra Mondiale, dovrebbe essere oggetto di studi critici obbiettivi. Un dibattito senza vincoli e uno scetticismo documentato sulle vicende storiche – perfino su quelle “ufficiali” – è essenziale in una società libera, aperta e matura.

 Note

1. Books & Bookmen (Londra), Aprile 1975, p. 5; “Gassings in ,” Stars and Stripes (edizione europea), 24 gennaio 1993, p. 14; “Wiesenthal Re-Confirms: ‘No Extermination Camps on German Soil’”, in The Journal of Historical Review, maggio-giugno 1993, pp. 9-11.
( http://www.ihr.org/jhr/v13/v13n3p-9_Staff.html )

2. Allied indictment at Nuremberg Tribunal. International Military Tribunal (IMT) “blue series,” Vol. 1, p. 47; Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews (Holmes & Meier [3 voll.], 1985), p. 1219; Peter Steinfels, “Auschwitz Revisionism,” The New York Times, Nov. 12, 1989.

3. Rupert Butler, Legions of Death ( Inghilterra: 1983), pp. 235-237; R. Faurisson, “How the British Obtained the Confessions of Rudolf Höss,” in The Journal of Historical Review, Winter 1986-87
( http://www.ihr.org/jhr/v07/v07p389_Faurisson.html ).

4. Mark Weber, “Jewish Soap”, in The Journal of Historical Review, Estate 1991, pp. 217-227.
( http://www.ihr.org/jhr/v11/v11p217_Weber.html )

5. Documento di Norimberga PS-3311 (USA-293). International Military Tribunal (IMT) “blue series,” Vol. 32, pp. 153-158; IMT, Vol. 3, pp. 566-568; Vedi anche: M. Weber, Treblinka,” in The Journal of Historical Review, Estate 1992, pp. 133-158
( http://www.ihr.org/jhr/v12/v12p133_Allen.html )

6. Washington (DC) Daily News, 2 febbraio 1945, pp. 2, 35. (dispaccio della United Press da Mosca).

7. Vedi: M. Weber, “Bergen-Belsen Camp: The Suppressed Story,” in The Journal of Historical Review, maggio-giugno 1995, pp. 23-30.
( http://www.ihr.org/jhr/v15/v15n3p23_Weber.html)

8. B. Amouyal, “Doubts Over Evidence of Camp Survivors”, in The Jerusalem Post (Israele), 17 agosto 1986, p. 1.

9. Arno J. Mayer, Why Did the Heavens Not Darken? (Pantheon, 1989), pp. 362-363.

10. Documento di Norimberga NG-2586-J. Tribunale Militare di Norimberga (NMT) “green series,” Vol. 13, pp. 243-249.

11. Documento di Norimberga PS-4025. Citato in: D. Irving, Hitler’s War (Focal Point, 2002), p. 497. Facsimile alle pagine 606 e 607.
(Pubblicato anche sul sito http://www.fpp.co.uk/Himmler/Schlegelberger/DocItself0342…)

12. H. Picker, Hitlers Tischgespräche im Führerhauptquartier (Stoccarda, 1976), p. 456.

13. Documento di Norimberga PS-2171, Annex 2; A. de Cocatrix, Die Zahl der Opfer der nationalsozialistischen Verfolgung (Arolsen: International Tracing Service/ICRC, 1977), pp. 4-5; Nazi Conspiracy and Aggression (NC&A) “red series,” Vol. 4, pp. 833-834.

14. Baseler Nachrichten, 13 giugno 1946, p. 2.

15. Vedi: M. Weber, “Wilhelm Höttl and the Elusive ‘Six Million’” in The Journal of Historical Review, sett.-dic. 2001
( http://www.ihr.org/jhr/v20/v20n5p25_Weber.html)

16. H. Shapiro, “Jakobovits”, in The Jerusalem Post (Israele), 26 novembre 1987, p. 1.

17. M. Goldberg, Why Should Jews Survive? (Oxford Univ. Press, 1995), p. 41.

18. Legends of Our Time (New York: Schocken Books, 1982), Cap. 12, p. 142.

19. P. E. Hyman, “New Debate on the Holocaust”, su New York Times Magazine, 14 settembre1980, p. 79.

20. Norman G. Finkelstein, The Holocaust Industry (Verso, 2003), pp. 37, 52, 130, 149.

21. Vedi: R. Faurisson, “Jewish Militants: Fifteen Years, and More, of Terrorism in ”, in The Journal of Historical Review, Marzo-Aprile 1996, pp. 2-12
( http://www.ihr.org/jhr/v16/v16n2p-2_Faurisson.html) ;
M. Weber, The Zionist Terror Network ( http://www.ihr.org/books/ztn.html)

 N.B.Colore,foto,evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale
http://olo-truffa.myblog.it/adolf-hitler/

Il ventesimo anniversario del rapporto Leuchter

INTERVISTA CON FRED LEUCHTER

Di Richard A. Widmann

Forse il più importante di tutti gli studi revisionisti, Il Rapporto Leuchter: Un rapporto tecnico sulle presunte camere a gas di esecuzione di Auschwitz, Birkenau e Majdanek, in Polonia, celebra quest’anno il ventesimo anniversario della sua pubblicazione. Sebbene la maggior parte dei revisionisti conoscano bene la gestazione di questo lavoro pionieristico, è bene fare un breve riassunto.

Nel 1988 Ernst Zündel si trovò sotto processo per aver violato in Canada una legge contro la diffusione di “false notizie”. Il “crimine” di Zündel era quello di aver pubblicato un opuscolo che contestava la versione ortodossa dell’Olocausto, Did Six Million Really Die? [Ne sono morti davvero sei milioni?], di Richard Harwood. In seguito alla raccomandazione del professor Robert Faurisson, il team di legali di Zündel cercò un esperto delle camere a gas che potesse fornire una valutazione sulle presunte camere a gas in Polonia e riferire sulla loro capacità omicida.

Bill Armontrout, il direttore del penitenziario di stato del Missouri disse che Fred Leuchter era il solo esperto degli Stati Uniti nella progettazione, nel funzionamento e nella manutenzione delle camere a gas. Dal 1979 al 1988, Leuchter lavorò con la maggior parte degli stati americani che effettuavano esecuzioni capitali. Si specializzò nella progettazione e nella fabbricazione di attrezzature di esecuzione, inclusi sistemi di elettrocuzione, di iniezione di sostanze letali, di impiccagione, e di attrezzature per camere a gas. Leuchter era la scelta giusta: era infatti il solo esperto di camere a gas negli Stati Uniti, e credeva nel genocidio nazista degli ebrei.

A Leuchter venne chiesto dal team di Zündel di andare in Polonia e di intraprendere un’ispezione e un’analisi forense delle presunte camere a gas. Il 25 Febbraio del 1988, Leuchter si recò in Polonia per esaminare le presunte camere a gas di Auschwitz, Birkenau e Majdanek. Leuchter esaminò gli edifici descritti nella letteratura specializzata come camere a gas omicide. Condusse anche un’ispezione forense, per la quale vennero presi dei campioni di mattoni e di malta, che vennero portati negli Stati Uniti per essere sottoposti ad analisi chimica.

Il risultato delle scoperte di Leuchter venne sottoposto al Tribunale canadese. Leuchter scrisse nel suo rapporto che “il sottoscritto non ha trovato prove che nessuna delle strutture normalmente ritenute camere a gas omicide siano mai state utilizzate come tali e, inoltre, ritiene che a causa della progettazione e della costruzione di tali strutture, queste non possano essere state utilizzate come camere a gas omicide”.

Il giudice, Ron Thomas, decise che Leuchter era qualificato come esperto nella progettazione, costruzione, manutenzione e funzionamento della camere a gas. A Leuchter venne permesso di fornire il suo parere sul funzionamento e l’idoneità delle dette strutture ad operare come camere a gas omicide. Il suo Rapporto, però, non venne ammesso come prova. Sebbene il Rapporto non venne accettato dalla Corte, ebbe però un effetto sbalorditivo. A causa delle sue scoperte molte persone diventarono scettiche della versione comunemente accettata dell’Olocausto.

Forse l’impatto più importante del lavoro di Leuchter fu quello che ebbe sullo storico inglese David Irving. Poco dopo aver visto il Rapporto per la prima volta, Irving scrisse: “Mi sono state mostrate queste prove per la prima volta quando sono stato chiamato come perito al processo Zündel a Toronto nell’Aprile del 1988, i rapporti di laboratorio erano sconvolgenti”. Prosegue Irving: “Nessuna traccia significativa [di composti di cianuro] venne trovata negli edifici…definiti come le famigerate camere a gas del campo. Né, come l’autore spaventosamente ferrato del rapporto mette in chiaro, la progettazione e la costruzione di questi edifici rendevano fattibile il loro utilizzo come camere a gas omicide” (Leuchter Report: Focal Point Edition p.6).

Nonostante sia stato universalmente riconosciuto quale esperto nel campo delle attrezzature di esecuzione, Leuchter ora si ritrova sotto attacco per la sua testimonianza. Si può dire che è stata la forza del Rapporto Leuchter, l’analisi scientifica irrefutabile e la credibilità del suo autore a spingere coloro che difendono la versione ortodossa dell’Olocausto ad attaccarlo nel modo maligno con cui hanno agito. Vennero fatte minacce ai funzionari delle carceri che avevano scelto di lavorare con Leuchter. Venne calunniato sui giornali e in televisione. Vennero utilizzati cavilli legali per impedirgli di lavorare. Contro di lui venne impiegata anche la repressione giudiziaria.

Non c’è dubbio che Fred Leuchter ha pagato un prezzo estremamente alto per difendere la libertà di Ernst Zündel. Fred, tuttavia, è uno di quei rari soggetti che capiscono che quando è in pericolo la libertà di una persona, è in pericolo la libertà di tutti. Fred conosce anche l’importanza della verità storica. Il suo Rapporto non era motivato dall’interesse personale. Non era ispirato dall’inimicizia contro qualcuno e non era il frutto di un’agenda nascosta, nonostante quello che i suoi detrattori vorrebbero far credere. Allora, come adesso, Fred Leuchter è un vero personaggio. Germar Rudolf l’ha definito “un pioniere”. Io direi che è un eroe.

Il 30 Giugno di quest’anno, Fred Leuchter mi ha permesso di fargli la seguente intervista:

Widmann: Signor Leuchter, il suo lavoro, il “Rapporto Leuchter” ha vent’anni. In esso lei ha espresso la sua opinione di tecnico, basata su anni di esperienza come tecnico in attrezzature di esecuzione, che “le presunte camere a gas nei siti ispezionati non potevano essere, allora come adesso, utilizzate come camere a gas di esecuzione”. Lei è ancora di quest’opinione e, in caso affermativo, perché?

Leuchter: Quella era e rimane la mia opinione di tecnico. Il tempo ha solo cementato quell’opinione. Il laboratorio della Polizia di Stato polacca, Germar Rudolf, Walter Lüftl, e molti altri hanno proseguito le mie indagini e hanno confermato le mie scoperte. Se qualcuno contestava all’epoca le mie risultanze e la mia opinione, ora non può. Io certamente non lo faccio. Non presi le mie indagini alla leggera. Ho fatto lo stesso lavoro diverse altre volte negli Stati Uniti relativamente ad attrezzature di esecuzione difettose e a condanne a morte eseguite malamente. Prendo il mio lavoro e la mia reputazione molto seriamente. Le presunte camere a gas non furono né allora né mai della camere a gas di esecuzione.

Widmann: Lei ha pagato un prezzo molto alto per il suo coinvolgimento nel revisionismo dell’Olocausto. Se lei potesse rifare tutto daccapo, rifarebbe adesso quel suo viaggio, diventato famoso, nei campi di concentramento in Polonia?

Leuchter: Non mi piace quello che mi è accaduto! Non potrei in buona coscienza prendere le distanze da Zündel, non lo,potevo allora e neppure adesso. Aveva diritto alla migliore difesa possibile e quella difesa era imperniata su di me. Inoltre, credo che chiunque abbia diritto alla libertà di parola e di pensiero. Sì, lo farei di nuovo.

Widmann: Si tiene al corrente degli studi e delle opinioni dei revisionisti? In particolare, ha letto il rapporto di Germar Rudolf, che sostanzialmente conferma la maggior parte delle conclusioni del suo rapporto? In tal caso, qual è la sua opinione del lavoro di Rudolf?

Leuchter: Sì, mi tengo al corrente. E sì, ho letto il suo rapporto. Credo che il rapporto di Germar sia un lavoro eccellente. Germar è un chimico e come tale il suo approccio alla questione è differente dal mio. Quello che ci differenzia è secondario e deriva da questioni disciplinari. Sono onorato che Germar Rudolf sia d’accordo con il mio lavoro e che lo abbia confermato!

Widmann: Qual è la sua opinione sulla legislazione anti-revisionista di gran parte dell’Europa, che ha messo fuori legge i punti di vista alternativi sull’Olocausto?

Leuchter: Credo che questa legislazione sia esiziale per il libero pensiero e per la libertà di parola e quei paesi e quei politici che la sostengono dovrebbero vergognarsi. Gli elettori di quei paesi dovrebbero vergognarsi che una tale legislazione sia stata approvata e rafforzata in loro nome e dovrebbero rimuovere i politici che ne sono responsabili. Stanno creando un Gulag nei loro stessi paesi.

Widmann: Che consiglio darebbe per quei giovani che possono trovarsi a fronteggiare una forma tremenda di ostilità contro idee e ideali che essi sentono, e sanno, essere giusti? Dovrebbero prendere posizione anche alla luce di una forte ostilità?

Leuchter: Non sono sicuro che questa sia una domanda da fare a me, a Zündel, a Faurisson, a Germar o a chiunque altro che è stato preso dalla lotta, e che è stato punito così duramente per aver detto la verità. Tutti noi, diremmo, in modo inequivocabile, “Prendete posizione, e combattete”. Più duro è il combattimento, più tosti dobbiamo essere.

Widmann: Sicuramente la sua è stata una vita interessante e qualcuno direbbe anche sorprendente. Ha pensato di scrivere le sue memorie?

Leuchter: Forse. Veda se riesce a trovare qualcuno che faccia un’offerta!

 

http://www.codoh.com/author/portraits/port2leu.htmlhttp://www.nizkor.org/hweb/people/l/leuchter-fred/ihr-v12n4.html

hitbush.jpgPrescott Sheldon Bush (bisnonno di George W. Bush), Come i suoi discendenti, fu membro della Skull & Bones, società che gli permise di entrare in contatto con le famiglie Harriman e Walker, formatesi anch’esse all’universita di Yale. L’unione con Dorothy Walker, figlia del ricco industriale George Herbert Walker, era destinata anche a generare grandi affari tra il clan dei Bush e quello dei Walker (sempre sotto l’ala protettrice degli Harriman, Rotshilds e dei Rockefeller, famiglie di origine ebrea).

Il 20 ottobre 1942, dieci mesi dopo la dichiarazione di guerra al Giappone e alla Germania da parte degli Stati Uniti, il presidente Roosevelt ordinò la confisca delle azioni della UBC in quanto accusata di finanziare Hitler e di avere ceduto quote azionarie a importanti gerarchi nazisti.

Prescott Bush era allora azionista e direttore dell’UBC. Una questione del massimo interesse, considerato che, dopo essere salito al potere nel 1933, Hitler aveva decretato l’abolizione del debito estero tedesco, contratto in larga parte in seguito al Trattato di Versailles.

Il 28 ottobre 1942, Roosevelt ordinò la confisca delle azioni di due compagnie statunitensi che contribuivano ad armare Hitler, la Holland American Trading Corporation e la Seamless Equipment Corporation, entrambe amministrate dalla banca di proprietà della famiglia Harriman, di cui era allora direttore Bush.Tanto per fare un esempio, per Hitler e Stalin sarebbe stato molto più complicato sostenere una guerra aperta se la banda Harriman-Bush-Walker non avesse allo stesso tempo armato Hitler fino ai denti e rifornito di carburante le truppe russe. Era dagli anni Venti che la famiglia Walker estraeva petrolio da Baku (Azerbaigian) per poi rivenderlo all’Armata Rossa.Prima che scoppiasse la Seconda Guerra Mondiale, e ancora durante il conflitto, una joint venture legava la Standard 0il, di proprietà della famiglia Rockefeller, alla I.G. Farben, un’imponente industria chimica tedesca. Molti degli stabilimenti comuni alla Standard Oil e alla I.G. Farben situati nelle immediate vicinanze dei campi di concentramento nazisti – tra cui Auschwitz, per esempio – sfruttavano il lavoro dei prigionieri per produrre un’ampia gamma di prodotti chimici, tra cui il Cyclon-B, gas letale molto diffuso nei lager per sterminare le stesse persone che erano costrette a produrlo.

E nonostante il bombardamento sistematico con cui rasero al suolo moltissime città tedesche durante la guerra, le truppe statunitensi agirono sempre con estrema cautela quando si trattava di colpire zone in prossimità di questi stabilimenti chimici. Nel 1945 la Germania era sotto un cumulo di macerie, ma gli stabilimenti erano tutti intatti. Quando fu eletto vicepresidente nel 1980, George Bush senior incaricò un personaggio misterioso, tale William Farish III, di amministrare e gestire tutti i suoi beni. Il sodalizio tra i Bush e i Farish si colloca molto indietro nel tempo, addirittura prima dello scoppio della seconda guerra mondiale: William Farish dirigeva negli Stati Uniti il cartello formato dalla Standard Oil of New Jersey (l’attuale Exxon) e la I.G. Farben di Hítler. Fu precisamente questo consorzio a determinare l’apertura del campo di concentramento di Auschwitz nel 1940 allo scopo di produrre gomma sintetica e nafta dal carbone. All’epoca, quando questa notizia cominciò a diffondersi agli organi di stampa, il Congresso statunitense apri un’inchiesta. Se si fosse davvero spinta fino alle ultime conseguenze, avrebbe irrimediabilmente compromesso il clan Rockefeller. Ma non avvenne nulla di tutto ciò: ci si limitò a silurare il direttore esecutivo della Standard Oil, William Farish I. In occasione di quel congresso, W. Averell Harriman si occupò personalmente di far arrivare a New York i maggiori ideologi del nazismo, prendendo accordi con la Hamburg-Amerika Line , di proprietà dei Walker e dei Bush. Tra quegli “scienziati” vi era anche il principale fautore delle teorie razziste durante il regime di Hitler, lo psichiatra Ernst Rüdin, che conduceva a Berlino studi sulle razze finanziati dalla famiglia Rockefeller.
La Shoah da ricorrenza storica è diventata negli anni “retorica e dogma”. Intorno ad essa girano molti interessi ed anche tanti soldi, senza che vi sia un vero avanzamento nella ricerca storica e, soprattutto, nella valutazione obiettiva delle nuove forme di negazione dei diritti umani e di persecuzione etnica e razziale.
La mera possibilità di esprimere liberamente un proprio punto di vista critico, anche dentro un contesto “non-negazionista”, viene impedita dal timore di essere tacciati di antisemitismo.

Col tempo si è imposta in Italia, come in altri paesi europei, una forma di tacita e diffusa autocensura.

Nei campi di concentramento é innegabile che la maggior parte dei morti furono ebrei, ma nella lista ci sono zingari polacchi, italiani e cattolici. Dunque non é lecito impossessarsi di quella tragedia per fare della propaganda. La Shoah come tale é una “invenzione ebraica”. Si potrebbe allora parlare con la stessa forza e fissare una giornata della memoria, anche per le tante vittime del comunismo, dei cattolici e cristiani perseguitati e così via. Ma loro, gli ebrei, godono di buona stampa perché hanno potenti mezzi finanziari alle spalle, un enorme potere e l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti.«La Shoah viene usata come arma di propaganda e per ottenere vantaggi spesso ingiustificati. Lo ribadisco, non é storicamente vero che nei lager siano morti solo ebrei, molti furono polacchi, ma queste verità oggi vengono quasi ignorate e si continua con questa barzelletta.

Perchè famiglie Ebree finanziarono i loro maggiori persecutori? Perchè esiste una legge che impedisce di ricostruire i fatti storici in merito all’olocausto?

A voi la sentenza. Pace alle vittime di ogni guerra, contro ogni male e ed ogni ingiustizia.

 

Una spia israeliana ammette: abbiamo incoraggiato le teorie delle cospirazioni antisemite

Memo. Generalmente le pubblicazioni di ex militari, politici e agenti dell’Intelligence sono noiose ed egocentriche, volendo a tutti i costi dimostrare le proprie ragioni su episodi di lunga data di cui conservano rancore. Perciò questi volumi raramente fanno parte di letture illuminanti.

Per quanto noiose possano essere queste opere propagandistiche, a volte ne esistono alcune da prendere in considerazione. A tal proposito un libro da sottoporre all’attenzione è Periphery, scritto dall’ex spia israeliana Yossi Alpher.

Alpher è un ex ufficiale dell’Intelligence. Periphery, pubblicato all’inizio dell’anno, è il suo resoconto di anni di disperati sforzi israeliani per trovare alleanze nel Medio Oriente, una regione da cui sono intrinsecamente alienati a causa delle frequenti aggressioni militari contro i paesi vicini, la lunga occupazione militare del ’67 e l’espropriazione delle terre del popolo palestinese.

La cosiddetta “strategia Periphery” mirava a ricercare alleati in stati e gruppi minoritari considerati al di fuori dalla tradizione araba e musulmana. Le spie israeliane hanno cercato di stringere alleanze con i Curdi dell’Iraq settentrionale, della Turchia al culmine del potere politico militare, e dell’Iran, sotto la dittatura dello Shah.

Il piano includeva inoltre l’alleanza con i cristiani maroniti del Libano. Tali piani  hanno una lunga e ben documentata storia che risale al 1954 quando, secondo quanto riportato sui diari dell’ex primo ministro israeliano Moshe Sharett, David Ben Gurion pianificò l’invasione del Libano e l’instaurazione di uno stato cristiano nel paese. Il progetto non riuscì mai del tutto ma la storia dell’alleanza israeliana con le milizie libanesi conservatrici negli anni ’70 e ’80 è ben noto. Al fine di distruggere l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Israele invase finalmente il Libano  nel 1982 imponendovi il leader falangista Bashir Gemayel come un temporaneo presidente fantoccio.

Comunque Gemayel fu assassinato poco dopo la sua imposizione alla guida del paese, lo Shah fu rovesciato da una rivoluzione e in Iran è stata fondata la Repubblica Islamica.

Paradossalmente oggi il principale alleato di Israele è il regime Saudita, proprio nel cuore del mondo arabo. I due paesi, sebbene non abbiano relazioni diplomatiche ufficiali, stanno lavorando insieme su una sovversione senza precedenti, soprattutto per quanto riguarda l’opposizione all’influenza iraniana.

In una recente intervista alla stampa israeliana per la promozione del suo libro sulla dottrina “Periphery”, Alpher fa una dichiarazione eloquente, lasciando forse intendere più di quanto volesse.

Su alcuni regimi anti democratici con cui stava cercando di stringere rapporti afferma: “Sapevamo che la questione dei Protocolli dei Savi di Sion avrebbe avuto un ruolo fondamentale per loro. In un certo modo anche noi abbiamo giocato questa carta in modo che pensassero che avessimo un’immensa influenza sul mondo e avremmo potuto manipolare la politica statunitense a loro favore. I marocchini, egiziani e turchi erano tutti sicuri che una sola nostra parola avrebbe cambiato la posizione di Washington nei loro confronti”.

In altre parole, spie e diplomatici israeliani (nonostante la propaganda sostenga che siano i protettori degli ebrei di tutto il mondo) hanno incoraggiato attivamente la diffusione di un falso antisemitismo.

Israele, allo scopo di convincere certi regimi di avere una forte influenza sugli Stati Uniti, ha in realtà incoraggiato la credenza del complotto antisemita sul fatto che gli ebrei controllassero il mondo (come contenuto nei protocolli).

In realtà il sionismo viene considerato come una forma di antisemitismo. Ciò potrebbe apparire contro intuitivo per un paese che rivendica il fatto di essere uno “stato ebreo”, ma c’è una lunga storia di leader sionisti che hanno rilasciato dichiarazioni antisemite incoraggiando l’odio contro gli ebrei, tra cui Arthur Ruppin e Theodor Herzl.

Ma più di questo è l’idea alla base del Sionismo ad essere antisemita, come affermato da alcuni studiosi palestinesi tra cui Joseph Massad: l’idea che gli Ebrei non appartengono ai loro paesi d’origine (come Francia, Germania e Stati Uniti) ma siano, in realtà, orientali che hanno il bisogno di tornare nella loro mitica “terra d’Israele”.

Il Sionismo estremo ha inoltre minacciato di imporre la “liquidazione dell’esilio” a tutti gli ebrei non residenti in Israele, come riportato dal rabbino Meir Kahane, fondatore della Jewish Defense League e Kach (un tempo considerate dall’FBI organizzazioni terroristiche).

Sarebbe interesse di Israele dividere la regioni in piccoli stati confessionali, troppo impegnati nella guerra per opporsi al colonialismo israeliano. Questa è la ragione per cui vengono alimentate le fiamme della guerra civile in Siria, estendendo l’aiuto ai gruppi ribelli siriani alleati di Al-Qaeda.

Si può considerare dunque una piccola sorpresa apprendere la promozione dell’antisemitismo da parte di Alpher in tutta la regione.

Traduzione di Lorenzo D’Orazio

Una spia israeliana ammette: abbiamo incoraggiato le teorie delle cospirazioni antisemit | InfopalInfopal.

Estremisti ebrei bruciano la chiesa sorta dove Gesù operò il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci – Israeli extremists burn the church where Jesus multiplied loaves and fishes

Il luogo di culto, noto per il miracolo dei pani e dei pesci, è stato dato alle fiamme nella notte. Distrutto un atrio esterno. Sono oltre 40 gli attacchi contro chiese e moschee negli ultimi sette anni

Foto Ma'an

della redazione

Roma, 19 giugno 2015, Nena News – Sono stati fermati, interrogati e rilasciati senza accuse i 16 giovani coloni sospettai di aver appiccato l’incendio che nella notte ha distrutto un atrio esterno della chiesa di Tabga, nel nord di Israele. Il complesso sacro sorge sul luogo in cui la tradizione cristiana vuole che sia avvenuto il miracolo di Gesù della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

L’incendio, appiccato in più punti, è stato subito domato dai vigili del fuoco e non ha provocato danni ingenti all’edificio che custodisce preziosi mosaici del V secolo, risparmiati dalle fiamme. Su un muro è stata ritrovata una scritta in ebraico contro i “falsi dei”, che ha fatto subito pensare all’azione di ebrei ultraortodossi non nuovi a questi attacchi.

I 16 ragazzi fermati dalla polizia in una spiaggia vicino alla chiesa sono originari di insediamenti della Cisgiordania. Dieci di loro sono della colonia ultraortodossa di Yitzhar, i cui abitanti sono stati spesso coinvolti in reati di odio e attacchi analoghi a quello contro la chiesa di Tabga, già in passato finita nel mirino di ebrei estremisti. Nell’aprile del 2014 un gruppo di adolescenti ebrei aveva danneggiato alcuni simboli sacri e aggredito i sacerdoti.

L’incendio della scorsa notte ha sollevato un coro di condanne in Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha assicurato che i responsabili saranno puniti. Il complesso è di proprietà della Chiesa cattolica romana di Germania, il cui inviato in Israele, Andreas Michaelis, si è detto “scioccato” per l’accaduto.

Ma attacchi di questo tipo, contro i luoghi di culto cristiani e islamici, sono frequenti in Israele e di solito sono opera di estremisti ebrei. Lo scorso aprile vandali hanno distrutto le lapidi di un cimitero maronita vicino al confine con il Libano. Secondo i Rabbini per i diritti umani, dal 2009 ci sono stati 43 attacchi contro chiese, moschee, monasteri nei Territori occupati e in Israele.

Israeli extremists burn the church where Jesus multiplied loaves and fishes

Early Thursday morning, right-wing Israelis set on fire the Church of the Multiplication, where Christians believe that Jesus multiplied loaves and fishes, and wrote graffiti in Hebrew on the walls that read, “False idols will be smashed” and “Pagans”.

Church burned in Tiberias (image by 'Palestinian Christians'  Facebook group)
Church burned in Tiberias (image by ‘Palestinian Christians’ Facebook group)

The fire was set at about 3 am in the early hours of Thursday morning, severely damaging church offices and storage rooms. The entire church was saturated with smoke damage.

In addition, Hebrew graffiti was spraypainted all over the front entrance to the church reading “Pagans” in red paint.

The Church of the Multiplication is believed by Christians to be the site of Jesus’s miracle of multiplying two fish and five loaves to feed 5,000 people.

Several church volunteers suffered from smoke inhalation while trying to extinguish the fire before the firefighters arrived on the scene. The fire was put out several hours after it began.

The church, which is run by the Catholic Benedictine Order, is best known for its fifth-century mosaics, including one depicting two fish flanking a basket of loaves.

Christian churches have been targeted by right-wing Jewish Israeli attacks hundreds of times in recent years.

In May 2014, the Romanian Orthodox Church on Hahoma Hashlishit Street in Jerusalem was defaced in a suspected hate attack. That incident saw the words “price tag”, “Jesus is garbage” and “King David for the Jews” spray-painted on the site’s walls.

Two weeks earlier, ahead of a visit to the country by Pope Francis, suspected Jewish extremists daubed hate graffiti on Vatican-owned offices in Jerusalem.

The Hebrew-language graffiti, reading “Death to Arabs and Christians and those who hate Israel,” was sprayed on the walls of the offices of the Assembly of Bishops at the Notre Dame center, a complex just outside the Old City, the Roman Catholic Church said.

Dmitry Diliani, a member of the Fateh revolutionary council, as well as the Secretary-General of the national Christian Assembly in Palestine, issued a statement that the attack on the church represents a practical application of the stances taken by the Israeli government, which funds fanatic groups.

He noted that some of the leaders of those fanatic groups hold political positions in spite of their incitement. By refusing to list those groups as terrorist organizations, Diliani argued, the Israeli Knesset is effectively providing them with legal protection, and is not taking seriously the ongoing, multiple attacks by right-wing Israelis against Christian and Muslim holy sites.

Knesset Member Dr. Basil Khattas was quoted as saying, “Those terrorist groups attack both Christian and Muslim holy sites with impunity. The Israeli government must open a serious investigation into this and other incidents of violence against holy sites.”

Israeli authorities say they are investigating to see if the fire was an accident or was intentional. But Christians who live in the area say that the Israeli police are not taking the investigation seriously – adding that this was obviously an anti-Christian hate crime, given the graffiti that was written on the site of the fire.

No arrests have been made in connection with the arson.

Church burned in Tiberias (image by 'Palestinian Christians'  Facebook group)
Church burned in Tiberias (image by ‘Palestinian Christians’ Facebook group)

Church burned in Tiberias (image by 'Palestinian Christians'  Facebook group)
Church burned in Tiberias (image by ‘Palestinian Christians’ Facebook group)

Graffiti on front entrance of church in Tiberias (image by 'Palestinian Christians'  Facebook group)
Graffiti on front entrance of church in Tiberias (image by ‘Palestinian Christians’ Facebook group)

thanks to: Nena News

International Middle East Media Center

La rimozione nascosta della memoria

Ad Ausch­witz, uno dei monu­menti più note­voli tra quelli dedi­cati alle varie comu­nità degli inter­nati è il cosid­detto «Memo­riale Ita­liano». Un paio di anni or sono le auto­rità polac­che deci­sero di chiu­derlo al pub­blico, nel silen­zio del governo ita­liano, e dell’Aned, in teo­ria pro­prie­ta­ria dell’opera. Pochi mesi fa la sovrin­ten­denza del campo, ormai museo, ha deciso di pro­ce­dere alla rimo­zione del Memo­riale. La sua colpa? Quella di ricor­dare che nei lager non furono sol­tanto depor­tati e ster­mi­nati gli ebrei, ma gli slavi, i sinti, i rom, i comu­ni­sti insieme a social­de­mo­cra­tici e cat­to­lici, gli omo­ses­suali, i disa­bili. Quel Memo­riale opera egre­gia, alla cui idea­zione, su pro­getto dello stu­dio BBPR (Banfi Bel­gio­joso Perus­sutti Rogers, il pre­sti­gioso col­let­tivo mila­nese di cui faceva parte Ludo­vico Bel­gio­joso, già inter­nato a Buche­n­wald) col­la­bo­ra­rono Primo Levi, Nelo Risi, Pupino Samonà, Luigi Nono…, ha dei «torti» aggiun­tivi, come l’accogliere fra le sue tante deco­ra­zioni e sim­bo­lo­gie anche una falce e mar­tello, e una imma­gine di Anto­nio Gram­sci, icona di tutte le vit­time del fasci­smo.

Ora, ai gover­nanti polac­chi, desi­de­rosi di rimuo­vere il pas­sato, distur­bano quei richiami, agli ebrei il fatto che il monu­mento metta in crisi «l’esclusiva» ebraica rela­tiva ad Ausch­witz. Ed è grave che una città ita­liana, Firenze, si sia detta pronta ad acco­glierlo. Con­tro que­sta scel­le­rata ini­zia­tiva si sta ten­tando da tempo una mobi­li­ta­zione cul­tu­rale, che si spera possa avere un riscon­tro poli­tico forte e oggi su que­sto si svol­gerà nel Senato ita­liano una ini­zia­tiva di denun­cia pro­mossa da Ghe­rush 92-Committee for Human Right e dall’Accademia di Belle Arti di Brera. Spo­stare quel monu­mento dalla sua sede natu­rale, equi­vale a tra­sfor­marlo in mero oggetto deco­ra­tivo, men­tre esso deve stare dove è nato, per il sito per il quale fu pen­sato, a ricor­dare, pro­prio là, die­tro i can­celli del campo di ster­mi­nio, cosa fu il nazi­smo e il suo lucido pro­getto di annien­ta­mento, che, appunto, non con­cer­neva solo gli ebrei, col­lo­cati in fondo alla gerar­chia umana, ma anche tutti gli altri popoli, giu­di­cati essere «razze infe­riori» come gli slavi, o i nemici del Reich, comu­ni­sti in testa, o ancora gli «scarti» di uma­nità, secondo le oscene teo­rie degli «scien­ziati» di Hitler.
Insomma, la rimo­zione del Memo­riale, è una rimo­zione della memo­ria e un’offesa alla sto­ria. Ebbene, l’atteggiamento dell’Aned e delle Comu­nità israe­li­ti­che ita­liane, che o hanno taciuto, o hanno appro­vato la rimo­zione del Memo­riale (in attesa della sua sosti­tu­zione con un bel manu­fatto poli­ti­ca­mente adat­tato ai tempi nuovi), appare grave.
E in qual­che modo richiama le pole­mi­che di que­sti giorni rela­tive alla mani­fe­sta­zione romana del 25 aprile.

 

 

 

Pre­messo che la cosa «si svol­gerà di sabato», e dun­que, come ha pre­te­stuo­sa­mente pre­ci­sato il pre­si­dente della Comu­nità israe­li­tica romana, gli ebrei non avreb­bero comun­que par­te­ci­pato, la denun­cia che «non si vogliono gli ebrei», è un rove­scia­mento della verità: non si vogliono i pale­sti­nesi. Ed è grave l’assenza annun­ciata dell’ANED, per la prima volta, anche se la bagarre si è sca­te­nata sull’assenza della «Bri­gata Ebraica». La quale ha le sue ori­gini remote niente meno in Vla­di­mir Jabo­tin­sky, sio­ni­sta estre­mi­sta di destra con legami negli anni ’30 mai smen­titi con Mus­so­lini, che con­vinse le auto­rità bri­tan­ni­che, nella I guerra mon­diale, a dar vita a una Legione ebraica. Nel II con­flitto mon­diale, fu Chur­chill a lasciarsi con­vin­cere a orga­niz­zare un Jewish Bri­gade Group, inqua­drato nell’esercito bri­tan­nico: 5000 uomini che ope­ra­rono in par­ti­co­lare nell’Italia cen­trale, con­tri­buendo alla libe­ra­zione di Ravenna e di altri bor­ghi. Ebbe i suoi morti, e le sue glo­rie. Bene dun­que cele­brarla. Ma non fu né avrebbe potuto avere un ruolo emi­nente, come sem­bre­rebbe a leg­gere certe dichia­ra­zioni. Ma il fuoco media­tico supera il fuoco delle armi. E che dire di ciò che avvenne dopo? Come sto­rico ho il dovere di ricor­darlo. Quei sol­dati diven­nero il nucleo ini­ziale delle mili­zie dell’Irgun e del Haga­nah — quelle che cac­cia­rono i pale­sti­nesi nella Nakba — e poi dell’esercito del neo­nato Stato di Israele, al quale offri­rono anche la ban­diera.

 

 

 

Si capi­sce l’imbarazzo dell’Anpi di Roma, tra l’incudine e il mar­tello. Ma quando leggo che il suo pre­si­dente afferma che «i pale­sti­nesi non c’entrano con lo spi­rito della mani­fe­sta­zione», mi vien voglia di chie­der­gli se gli amici di Neta­nyahu c’entrino di più. Altri hanno dichia­rato in que­sti giorni che biso­gna lasciar par­lare solo chi ha fatto la guerra di libe­ra­zione; ma se così intanto andreb­bero cac­ciati dai pal­chi tanti trom­boni in cerca di applausi; e soprat­tutto se si adotta que­sta logica è evi­dente che tra poco non ci sarà più modo di festeg­giare il 25 aprile, per­ché, ahimè, i par­ti­giani saranno tutti scom­parsi.
E allora — visto l’articolo 2 dello Sta­tuto dell’Anpi che riven­dica un pro­fondo legame con i movi­menti di libe­ra­zione nel mondo — come non dare spa­zio a chi oggi lotta per libe­rarsi da un regime oppres­sivo, discri­mi­na­to­rio come quello israe­liano, rap­pre­sen­tato ora dal governo di destra di Neta­nyahu? Chi più dei pale­sti­nesi ha diritto oggi a recla­mare la «libe­ra­zione»? E invece temo si vada verso que­sto (addi­rit­tura in que­ste ore in forse a Roma) e i pros­simi 25 Aprile inges­sati e reistituzionalizzati

 

Liste degli attacchi dell’Irgun durante gli anni ’30 (da wikipedia.it)

 

Lista dal sito dell’Irgun

 

Nel sito web dell’Irgun che descrive il corso degli eventi in quegli anni, molti degli attacchi sottostanti non sono neppure menzionati, essendo l’attribuzione di questi atti contestata, mentre il sito web si assume la responsabilità solo degli attacchi direttamente portati a termine dall’organizzazione.

 

Di seguito è riportata la lista degli attacchi che sono stati attribuiti all’Irgun e che sono avvenuti nel corso degli anni ’30.

 

·       20 aprile 19362 lavoratori arabi in una piantagione di banane uccisi.

 

·       marzo 19372 arabi uccisi sulla spiaggia di Bat-Yam.

 

·       14 novembre 19376 arabi sono uccisi in vari scontri a fuoco a Gerusalemme.

 

·       12 aprile 19382 arabi e 2 poliziotti britannici sono uccisi da una bomba su un treno a Haifa.

 

·       17 aprile 1938 – Un arabo è ucciso da una bomba esplosa in un caffè a Haifa.

 

·       17 maggio 1938 – Un poliziotto arabo è ucciso in un attacco a un autobus lungo il tragitto Gerusalemme-Hebron

.

·       24 maggio 1938 – 3 arabi sono fatti oggetto di colpi d’arma da fuoco e uccisi a Haifa.

 

·       23 giugno 1938 – 2 arabi sono uccisi presso Tel-Aviv.

 

·       26 giugno 1938 – 7 arabi sono uccisi da una bomba a Giaffa.

 

·       27 giugno 1938 – Un arabo è ucciso nel cortile di un ospedale a Haifa.

 

·       5 luglio 1938 – 7 arabi sono uccisi in numerosi scontri a fuoco a Tel-Aviv.

 

·       Lo stesso giorno, 3 arabi sono uccisi da una bomba esplosa in un autobus a Gerusalemme.

 

·       Lo stesso giorno, un arabo è ucciso in un altro attacco a Gerusalemme.

 

·       6 luglio 1938 – 18 arabi e 5 ebrei sono uccisi da due bombe esplose simultaneamente nel mercato arabo dei meloni a Haifa.

 

·       8 luglio 1938 – 4 arabi sono uccisi da una bomba a Gerusalemme.

 

·       16 luglio 1938 – 10 arabi sono uccisi da una bomba in un mercato di Gerusalemme.

 

·       25 luglio 1938 – 39 arabi sono uccisi da una bomba in un mercato di Haifa.

 

·       26 agosto 1938 – 24 arabi sono uccisi da una bomba in un mercato di Giaffa.

 

·       27 febbraio 1939 – 33 arabi sono uccisi in attacchi multipli, 24 a causa di una bomba nel mercato arabo nel quartiere dei Suq a Haifa e 4 da un’altra bomba nel mercato arabo delle verdure a Gerusalemme.

 

·       29 maggio 19395 arabi sono uccisi da una mina esplosa nel cinema Rex a Gerusalemme.

 

·       Lo stesso giorno, 5 arabi sono colpiti da armi da fuoco e uccisi nel corso di un raid nel villaggio di BiyarAdas.

 

·       2 giugno 19395 arabi sono uccisi da una bomba alla Porta di Giaffa a Gerusalemme.

 

·       12 giugno 1939 – Un ufficio postale a Gerusalemme è dinamitato e un esperto di esplosivi britannico che tenta di disinnescare l’ordigno muore.

 

·       16 giugno 19396 arabi sono uccisi in vari attacchi a Gerusalemme.

 

·       19 giugno 1939 – 20 arabi sono uccisi da cariche esplosive montate su un asino in un mercato di Haifa.

 

·       29 giugno 193913 arabi sono uccisi in sparatorie multiple nel giro di un’ora.

 

·       30 giugno 1939Un arabo è ucciso in un mercato di Gerusalemme.

 

·       Lo stesso giorno, 2 arabi sono colpiti da armi da fuoco e uccisi a Lifta.

 

·       3 luglio 1939Un arabo è ucciso da una bomba in un mercato di Haifa.

 

·       4 luglio 19392 arabi sono uccisi in due attacchi a Gerusalemme.

 

·       20 luglio 1939Un arabo è ucciso in una stazione ferroviaria a Giaffa.

 

·       Lo stesso giorno, 6 arabi sono uccisi in vari attacchi a Tel-Aviv.

 

·       Lo stesso giorno, 3 arabi sono uccisi a Rehovot.

 

·       27 agosto 19392 ufficiali britannici sono uccisi da una mina a Gerusalemme.

 

Sono riportate solo le operazioni conclusesi con la morte. L’Irgun ha condotto almeno 60 operazioni durante questo periodo (Perliger e Weinberg p. 101).

 

 

Fonte: il manifesto, 9 aprile 2015

10-4-15_Rimozione-Nascosta-Memoria.

Italia: come diventare schiavi degli ebrei

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Oggi 10.02.15, abbiamo assistito a quello che voleva essere un dibattito al massimo livello sulla legge anti-“negazionismo”. ( evidentemente volevamo farci del male!). Nel palco del pubblico l’ebreo gattegna renzo, presidente dell’unione delle comunità ebraiche d’Italia, ed altri.

Che dire? Dire miseria, povertà estrema, preparazione da film-libretti-video da Youtube, come preparazione/argomentazione nello specifico tema è dir poco! Banalità, luoghi comuni, quieto vivere, paura del politicamente scorretto a vagonate. Anche qualche lacrima, che non guasta mai. Attori di una recita di infima qualità. Condivisi ampiamente la motivazione/giustificazione che “è l’Europa che lo chiede“… il “Protocollo aggiuntivo di Budapest (vedere qui), un classico dello scaricabarile, fino ai 14 o 18 “paesi” europei che già hanno adottato tale insana legge liberticida!

Stranamente, si fa per dire, nessuno ha fatto presente l’esistenza di una precisa presa di distanza da tali leggi “anti-negazioniste“, dell’Human Rights Committee (Commissione per i Diritti Umani) delle Nazioni Unite, adottata nella riunione, a Ginevra, nei giorni 11÷ 29 luglio 2011, quindi BEN DOPO il 2008!… qui il testo con link:

(…) “Le leggi che penalizzano l’espressione di opinioni su fatti storici sono incompatibili con gli obblighi che il Patto impone agli Stati membri in relazione al rispetto per la libertà di opinione e di espressione. Il Patto non permette la proibizione pubblica dell’espressione di un’opinione erronea o di una interpretazione inesatta di eventi del passato. Restrizioni al diritto alla libertà di opinione non dovrebbero mai essere imposte e, riguardo alla libertà di espressione esse non dovrebbero oltrepassare ciò che è permesso nel paragrafo 3 o richiesto in base all’articolo 20″….

Il testo originale integrale, in inglese, è disponibile qui.

Evidentemente la posta in gioco è tanto grande che si può disattendere la “direttiva” dell’Human Rights Committee (Commissione per i Diritti Umani) delle Nazioni Unite e il diritto alla “Libertà di espressione” !

Solo un paio di eccezioni, le voci fuori dal coro: Buemi e Scilipoti. Appare, a meno di inattesi cambi di direzione, una generale,  voglia di votare a favore dell’approvazione. Domani mattina la continuazione della “discussione”, che in pratica non discute di alcunchè, ma, che solo tenta di evitare la discussione sul tema! D’altra parte il diario “di” anna frank, oggi citato, serve a nulla per dimostrare il preteso olocau$to!

________________________Pubblicato il 10.02.15 alle ore 21,17

sollecito,senatori,legge,anti-negazionismo,09.02.2015

Oggi 10.02.2015 dalle 16,30 il Senato Italiano discuterà il DDL-54 amati et alii detto  anche “anti-negazionismo” o più realmente legge ultima chance! Ultima chance  per lo sterminazionismo.
Disegno di legge che ha come unico scopo, non dichiarato, quello di impedire la libertà di espressione dei cittadini, sancita dal mai soppresso articolo 21 della Costituzione Italiana,  e la divulgazione delle risultanze di indagini storiche su uno, ed uno SOLO, fatto storico!

Già il metodo di “tutelare” un fatto storico con una legge dedicata è sintomatico di una insufficiente documentazione a supporto del fatto che si vuole (deve) rendere TABU’, ed è sinonimo di “verità di stato” o di “gruppo-lobby” dominante…

In aggiunta abbiamo l’imbarazzante aggravante che il testo di legge NON precisa COSA sia innegabile o “minimizzabile”!
Dopo 3 anni di sforzi dei massimi esperti di Storia non si è arrivati ad individuare, descrivere, fissare, COSA sarà vietato dire ai cittadini italiani, quindi punibile con anni di carcere! L’indeterminatezza porta il giudice all’interpretazione personale e non c’è per il cittadino comune certezza alcuna del suo diritto di espressione!
Si istituisce, di fatto, il reato di leso SARCHIAPONE!
Sembrano tornati i bei tempi di Galileo!
In pratica gli storici, incapaci di documentare “quel” fatto storico, si sono verognosamente dileguati ed il legislatore, sollecitato ossessivamente, istericamente, deve scrivere una legge che impone al giudice di non fare il proprio mestiere, ma,… di scrivere la Storia!
Scrittura, lo ripetiamo, mai riuscita ad alcun storico professionista!
Crediamo sia il colmo del ridicolo e della presa per i fondelli di 60.000.000 di Italiani e degli  onorevoli per primi!

________________________Pubblicato il 10.02.2015 alle ore 00,01

Siti revisionisti

AAA OLODOGMA _PICCOLISSIMOQuesta “pagina” contiene un elenco di siti, blogs, con contenuti revisionisti, contiene pure siti e blogs non prevenuti verso la ricerca storica non olo-conformista

1) http://studirevisionisti.myblog.it/

2) http://olo-truffa.myblog.it/

3) http://robertfaurisson.blogspot.it/

4) http://mauriziodangelo.blogspot.it/

5) http://andreacarancini.blogspot.it/

6) http://www.rinascita.eu/

7) http://antisionista-antigiornale.blogspot.it/

8) http://robertfaurisson.blogspot.it/

9) http://ita.vho.org/LIBRI.htm

10) http://www.vho.org/aaargh/ital/ital.html

11) http://civiumlibertas.blogspot.it/

12) http://thule-italia.com/wordpress/

13) http://www.ariannaeditrice.it/_storia_controstoria.php

14) http://www.uomolibero.com/

15) http://ultimachance.myblog.it/

16) https://www.scribd.com/acarancini

L’elenco non è definitivo, sono gradite segnalazioni di luoghi di discussione aperti al revisionismo storico. Non verranno inseriti siti o blogs con “temi” diversi dal revisionismo storico.

Il nostro recapito:

Email…………. olodogma@gmail.com

thanks to: Olodogma Olodogma Olodogma

Quando gli ebrei dettavano legge

Legge Reale (Mancino) 13 ottobre 1975, n.654, modificazioni varie fino alla discriminazione! Approvata in Senato.

Semplicemente discriminatorio che nel testo del DDL 54 “amati et alii” (legge anti negazionismo o “ultima chance“) proposto ieri 10.02.15 al Senato Italiano ci sia la CHIARA evidenziazione della negazione della “$hoah” rispetto agli anonimi e non definiti altri “stermini”! Lo sterminio Pellerossa, Armeni, Afghanistan, Costa d’Avorio, Georgia, Guinea, Iraq, Palestina, Darfur, Libia, Uganda, Serbia, etc…sono “crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” ? Se si, perchè non sono stati elencati? Sono “crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” di serie B? Evidentemente si!

Non sono degni di una misera menzione nel DDL 54? O più banalmente NON HANNO lo SPONSOR GIUSTO ?

Ma il vero problema che sorge, praticamente, è:
– CHI stabilisce il significato di “istiga”?
– CHI si sente oggetto ricevente?
– UN membro della propaganda sionista, il Fantozzi hasbariota  in turno di guardia, monitoraggio, degli stolti Gojim (tutti i non ebrei, secondo gli ebrei)?
– UN  Centro di Documentazione Favolocau$tica Contemporanea?

Oggi 11.02.15 alle ore 09,30 il secondo tempo della “discussione” al Senato. Gli interessati possono seguire la diretta video sul canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=jo1h16NC3nk

Aggiornamento del 11.02.15, ore 12,30

Il testo sotto riprodotto è stato approvato a larga maggioranza alle ore 12,12 del 11.02.2015. Alleghiamo lo screenshot del tabellone coi risultati della votazione

Legge anti-negazionismo, votazione al senato, 11.02.15, ore 12,12, approvataIl testo ora passerà alla Camera dei Deputati, dove si è ipotizato di discuterne in una Commissione in sede deliberante, un espediente tecnico strategico che evita il dibattito pubblico!

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TESTO della legge Reale-Mancino (elaborazione di Olodogma)  con le aggiunte di Amati et alii (in ROSSO)

 

LEGGE13 ottobre 1975, n.654

Art. 1  ( resta immutato) ,   Art. 2  (resta immutato)

Art. 3

1.  Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’articolo 4 della convenzione, e’ punito:

[a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorita’ o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita <<pubblicamente>> a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;]

a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorita’ o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga <<pubblicamente>> a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

   b)  con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo,  istiga   a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

 3.  E’ vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attivita’, e’ punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per cio’ solo, con la reclusione da uno a sei anni.

<<3-bis. Per i fatti di cui al comma 1, lettere a) e b), e al comma 3, la pena è aumentata se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, numero 232>>

  Art. 4  (resta immutato)

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Le modifiche apportate dal DDL 54 Amati del 10 Gennaio 2015 sono (testo ufficiale):

<< 1. All’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera a), dopo le parole: «ovvero istiga» è inserita la seguente: «pubblicamente»;

b) al comma 1, lettera b), dopo le parole: «, in qualsiasi modo, istiga» è inserita la seguente: «pubblicamente»;

c) dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

«3-bis. Per i fatti di cui al comma 1, lettere a) e b), e al comma 3, la pena è aumentata se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, numero 232».

2. All’articolo 414, primo comma, numero 1, del codice penale la parola: «cinque» è sostituita dalla seguente: «tre».>>

________________________Pubblicato il 11.02.15 alle ore 09,36

thanks to: Olodogma

Intervista a Rosa Schiano, “imputata” di solidarietà con la Palestina

  • Lunedì, 01 Dicembre 2014 09:19

Intervista a Rosa Schiano, &quot;imputata&quot; di solidarietà con la Palestina

Ciao Rosa da parte della redazione napoletana di Contropiano e solidarietà per i volgari attacchi subiti da parte del quotidiano di Caltagirone “il Mattino”. Insomma hai condiviso un link su facebook sulla questione palestinese e ti sei ritrovata protagonista di una vergognosa campagna stampa che ti dipinge come filoterrorista, con tanto di foto d’archivio che  ti ritrae vicino a un uomo dal viso coperto e un’arma in pugno. Partiamo proprio da qui. La tua versione dei fatti.

È sconcertante che, attorno alla condivisione di un post su un social network, sia stato creato un caso mediatico di questa portata. C’è da chiedersi a cosa si sia ridotto il giornalismo italiano. Sapevo di essere nel mirino di chi aderisce a posizioni filo israeliane ma, una volta rientrata in Italia, pensavo che le pressioni sarebbero diminuite. Non è stato così ed ho avuto modo di sperimentarlo durante l’ultima offensiva israeliana su Gaza quando, diffondendo informazioni attraverso Twitter, ricevevo commenti con offese personali o sessiste. Si tratta di una strategia che mira a esercitare pressione psicologica. Era una comunità che tentava di screditare chi faceva informazione: la lotta si svolgeva  anche sul piano della comunicazione. Durante la mia attività di volontariato nella Striscia di Gaza più volte ho vissuto episodi simili dove sotto accusa era il mio lavoro di documentazione sul posto. Quella stessa foto usata da “Il Mattino” in questi giorni era stata già utilizzata precedentemente su altri siti filo israeliani al fine di ledere la mia immagine. Eppure, l’attività che svolgevo a Gaza con l’ISM era del tutto pacifica: accompagnamento di civili, interposizione durante il lavoro con pescatori e contadini, partecipazioni ad azioni non violente, documentazione dai luoghi attaccati e dagli ospedali. A partire dalla fine dell’ultima offensiva sulla Striscia, la situazione in Palestina è peggiorata anziché migliorata e nessun accordo previsto per il cessate il fuoco è stato rispettato, mentre le tensioni continuavano a salire a Gerusalemme est e tutta la Cisgiordania ed hanno visto attacchi a moschee ed aggressioni di coloni contro civili palestinesi, ed azioni individuali di palestinesi contro civili o soldati israeliani, nonché uccisioni (tra cui l’ultima, terribile, il 17 novembre,  del trentaduenne palestinese conducente di bus trovato impiccato nell’insidediamento di “Givat Shaul” nel villaggio di Deir Yassin, un omicidio pare commesso da coloni estremisti). È in questo contesto di aggressioni fisiche e psicologiche che si inserisce l’agguato nella sinagoga di Gerusalemme. I due palestinesi sapevano che sarebbero stati uccisi dopo l’agguato, ma l’esasperazione li ha portati a compiere questo gesto estremo. Sebbene io sostenga il diritto dei palestinesi alla resistenza armata come tra l’altro riconosciuto dal diritto internazionale ai popoli sotto occupazione, non condivido l’uccisione di civili inermi, e credo che Israele se ne serva poi per giustificare un’azione repressiva ancor più forte, oltre a fare molto male all’immagine e alla causa dei palestinesi.

La condivisione di quel post sulla mia pagina facebook, pubblicato su una pagina inglese, voleva fornire un punto di vista differente e non può essere considerata un’approvazione dell’attentato. Non ho pensato al fatto che il post potesse essere strumentalizzato al fine di attaccare me e la mia mostra fotografica in esposizione a Portici. Ho vissuto a lungo in Palestina, conosco il valore della parola “martire” ed il rispetto che le persone nutrono per coloro che sono disposti a morire per la liberazione della loro terra e l’ottenimento dei loro diritti. I nostri media hanno parlato di attentato e di terroristi isolando l’agguato dal contesto in cui è avvenuto e non permettendo così al pubblico di capire le circostantanze, non permettono di capire che non esistono lì due popoli in guerra ma un popolo oppresso ed uno stato oppressore. Potremmo dire che i civili uccisi in sinagoga e i due palestinesi che hanno eseguito l’agguato siano vittime di uno stesso sistema di potere che oltre ad annientare vite umane cancella diritti e identità di un popolo.

L’operazione del “Mattino” mi ha provocato un grande disagio sebbene io non abbia commesso alcun reato né abbia fatto o scritto le “dichiarazioni” o “esternazioni” che mi hanno attribuito. Che cosa c’è di male nell’essere solidali con un popolo oppresso? Maggiormente triste e di cattivo gusto è il collegamento tra la mia mostra fotografica “Gaza: tra assedio e speranza” e l’attentato avvenuto alla sinagoga di Gerusalemme. Nell’articolo è scritto che la mostra “rischia di trasformarsi in un incidente diplomatico” e che “l’iniziativa ha scatenato la reazione indignata della comunità ebraica di Napoli all’indomani dell’attentato di Gerusalemme”. Se l’indigazione nasce per un reportage fotografico, forse dietro tale indignazione si nasconde una ragione politica? Tra l’altro, la mostra è iniziata prima dell’agguato e non dopo.

Ti sei fatta un’idea del perchè di questo attacco considerato che tu sei una dei più noti attivisti italiani  in sostegno della lotta di liberazione palestinese e le tue idee in merito sono conosciute da chiunque si interessi un minimo di Palestina? Perchè proprio ora? Il grado di mistificazione e la tempistica dell’attacco hanno una spiegazione plausibile o si è trattato semplicemente di un redattore fin troppo “solerte” nel costruire una notizia che in realtà non esiste?

Mi è stato detto che dopo l’agguato alla sinagoga di Har Nof di fatto è una situazione di guerra, in cui si guarda anche alle virgole che vengono pubblicate in rete e sui giornali. Chiaramente mi aspettavano al varco. Credo sia stata un’operazione pensata da tempo, non aspettavano altro. Credo che a coloro che hanno messo su questa operazione disturbi la mia capacità di informare su questi temi al di fuori delle solite cerchie e dentro le istituzioni, il lavoro di documentazione da Gaza accurato e puntuale, il grande affetto delle persone. Hanno tentato di denigrare la mia immagine, di stroncarmi. Credo si sia trattato di un puro tentativo di intimidazione e di un avvertimento verso chiunque in futuro voglia organizzare iniziative di solidarietà o mostre fotografiche e che avrà timore di reazioni da parte della comunità ebraica. Credo si sia trattato di un attacco non solo rivolto a me ma a tutto il mondo della solidarietà con il popolo palestinese. In quei giorni, perfino una mostra fotografica organizzata dalla Unrwa sui rifugiati palestinesi in esposizione al Museo Diffuso della Resistenza di Torino è finita nel mirino della comunità ebraica che ne ha chiesto la chiusura ed ha parlato di “mostra ostile a Israele”. Di fronte a questo tentativo di cancellare l’identità e la storia bisogna mantenere il coraggio di indignarsi, di esporsi e di denunciare.

Questa non è una lotta contro la religione, ma contro l’imperialismo di cui il sionismo è un’espressione, contro l’oppressione, la guerra e le politiche di razzismo e discriminazione, a favore della pace che non può esserci senza giustizia e del diritto dei popoli ad autodeterminarsi.
La denuncia non può  essere considerata istigazione all’odio, mentre allo stesso tempo  si lascia liberamente che in pagine facebook filo israeliane vi siano addirittura auguri di morte nei miei confronti e si faccia riferimento alla sorte toccata al nostro compagno dell’ISM Vittorio Arrigoni. Come mai nessuno si scandalizza e nessuno parla in questo caso di istigazione all’odio? La religione non può essere utilizzata per consentire tali comportamenti né per coprire crimini. Le violazioni dei diritti umani vanno considerate a prescindere dal credo di chi le ha commesse e dal paese in cui avvengono. Al contrario di queste persone, io non ho mai usato parole di violenza né di odio, neppure nelle situazioni di maggior disperazione davanti a corpi di uomini e bambini senza vita. Ho sempre lavorato per far sì che la parola pace avesse un senso. Non solo stando accanto alle vittime delle offensive militari, ma anche nel dimostrare che le parole dei politici celavano invece una realtà atroce sul campo.

Credo che in futuro, coloro che vorranno nuovamente attaccarmi, utilizzeranno nuovamente la stessa fotografia, che poi è stata scattata durante una parata militare del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina nella Striscia di Gaza. Non possono usare altro per gettare ombra sulla mia immagine. Sono veramente dispiaciuta del fatto che, al contrario, i bombardamenti indiscriminati da parte dell’esercito israeliano durante l’offensiva su Gaza di quest’estate, tra cui bombe su case palestinesi con famiglie all’interno, non abbiano ricevuto parole di condanna da parte della comunità ebraica, non siano state dedicate ai bombardamenti così tante pagine di giornale e non siano considerati attentati terroristici. E così, il silenzio e le menzogne hanno ucciso quelle vittime due volte.

Il Mattino, nella sua versione on line, ha addirittura pubblicato un fotomontaggio sovrapponendo l’immagine del cancello di villa Savonarola a Portici, dove si teneva la mostra, con quella dei due martiri palestinesi che avevo condiviso su facebook. Diverse persone hanno così pensato che io avessi esposto la foto dei due martiri sul cancello della villa. Successivamente sul Giornale di Sallusti è stata pubblicata una lettera diffamatoria di una residente a Gerusalemme la quale dichiara che io avrei esposto la locandina dei due martiri alla mia mostra fotografica. Insomma, restano poche parole di fronte a queste manovre di basso livello ed un senso di impotenza.

Inoltre, sul cartaceo, “Il Mattino” ha inserito nel virgolettato la traduzione del post inglese, e nei vari articoli si insiste attribuendomi “esternazioni” o “dichiarazioni” mai fatte e mai scritte, perfino da parte del rabbino Bahbout. Addirittura si lascia intendere che dopo l’attentato appaiano mie immagini “con persone armate”: falso, si tratta di una singola foto pubblicata diversi mesi fa e che tra l’altro loro hanno tagliato creando due immagini.

Non hai mai fatto segreto di sostenere con forza e determinazione la Giunta De Magistris, che tra l’altro ha dato il meglio di sè proprio nei rapporti diplomatici con lo Stato di Palestina, pensi che anche questo abbia contribuito alla virulenza dell’attacco di un quotidiano che si è sempre schierato contro questa giunta e contro il Sindaco in particolare?

Mi sembra chiaro che tanto spazio sia dovuto anche alla campagna contro De Magistris, è una occasione d’oro per attaccare anche lui. Tra l’altro i tre articoli di giornale sono stati pubblicati proprio il 20 novembre, giorno in cui la terza sezione del Consiglio di Stato si sarebbe espressa in merito ai tre ricorsi tra cui quello del Governo contro la sentenza del Tar Campania che annullava l’efficacia della sospensione del Sindaco imposta dalla Severino. Purtroppo, più ci si espone più si subiscono pressioni. Del resto negli articoli vi sono un paio di  riferimenti a De Magistris. Il PD locale invece si è  scagliato contro l’amministrazione di Portici che aveva organizzato la “Settimana dell’autodeterminazione e della pace” che avrebbe ospitato la mia mostra fotografica, mentre sul Mattino il senatore PD Enzo Cuomo fa riferimento ad “affermazioni da parte dell’autrice”, attribuendomi alcune affermazioni da me mai fatte.

Non possiamo fare a meno di chiederti un aggiornamento sulla situazione attuale a Gaza e nel resto della Palestina, dopo i tremendi fatti dei mesi scorsi con attacchi da cielo e da terra contro la popolazione palestinese. Qual è  lo stato dell’arte in questo momento?

Dopo l’ultima offensiva israeliana la situazione nella Striscia di Gaza non è affatto migliorata: all’assedio si aggiunge una maggiore miseria della vita e devastazione, mentre le temperature continuano a scendere. Sono ancora migliaia gli sfollati accolti nelle scuole (18 scuole Unrwa accolgono almeno 28.000 persone) o ospitati da altre famiglie palestinesi, mentre almeno 80.000 famiglie vivono in case che hanno subito diversi livelli di distruzione, nonostante sia pericoloso restarvi. Solo poche famiglie hanno potuto iniziare a ricostruire o riparare le proprie abitazioni. Le condizioni umanitarie peggiorano a causa del maltempo e della mancanza di energia elettrica. La stessa Unrwa ha denunciato una situazione di emergenza dovuta agli allagamenti.

Nessuno degli accordi con cui si èraggiunto il cessate il fuoco è stato rispettato: si era parlato di alleggerimento del blocco, di liberazione di prigionieri, di apertura dei valichi, di estensione del limite marittimo, del diritto ad avere un porto ed un aeroporto. Nulla è stato fatto.

Le escalation contro i pescatori palestinesi dentro il limite consentito (attualmente 6 miglia nautiche) sono anzi continuate così come arresti e confische di barche, l’unico mezzo di sopravvivenza per i pescatori e le loro famiglie. L’esercito israeliano continua a sparare nelle zone lungo il confine, e nell’utima settimana ha ucciso un palestinese, mentre alcuni civili tra cui un bambino sono rimasti feriti. Tutti ormai si preoccupano solo di inviare aiuti umanitari nella Striscia ma nessuno pensa a risolvere il problema politico alla base del conflitto. L’assedio ha avuto un impatto devastante sulla situazione economica e umanitaria, impedendo il commercio e quindi lo sviluppo economico, causando così disoccupazione e dipendenza dagli aiuti internazionali. Infine isolando la Striscia di Gaza dal resto del mondo e separandola dalla stessa Cisgiordania. L’esasperazione ha portato molti palestinesi a scappare attraverso quei pochi tunnel rimasti al confine egiziano e imbarcarsi per raggiungere le nostre coste. Purtroppo molti, moltissimi non ce l’hanno fatta, e sono stati presi dal mare, mentre altri stanno affrontando la repressione egiziana o sono stati deportati a Gaza.

In Cisgiordania tensioni sono aumentate a seguito delle restrizioni imposte sull’accesso dei palestinesi alla moschea Al Aqsa a Gerusalemme est con conseguenti scontri tra palestinesi e forze israeliane. A ciò va aggiunto il rafforzamento della presenza ebraica a Gerusalemme est e l’aumento di insediamenti coloniali. Le tensioni crescono proprio a causa delle demolizioni decise come misura di punizione collettiva da parte delle autorità israeliane: case dei palestinesi che hanno ucciso con la propria auto pedoni alla fermata del tram e dei due responsabili dell’attacco in sinagoga sono state demolite, nonostante questa pratica sia considerata una forma punitiva contraria al diritto internazionale.

Continuano le proteste in Cisgiordania, nel corso delle quali vi sono spesso feriti. Frequenti sono le incursioni dell’esercito nei villaggi palestinesi, nel corso delle quali spesso civili restano feriti e molti sono arrestati. Si contano nel mese di ottobre 6500 prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane di cui 500 in detenzione amministrativa e 182 minori. Alcuni pensano ad un possibile scoppio di una terza intifada, ma questa possibilità rimane debole fin quando esiste la cooperazione tra l’ANP e la polizia israeliana.
Rapporti settimanali sulle violazioni israeliane sulla popolazione civile palestinese possono essere letti sui siti del Palestinian Centre For Human Rights (http://www.pchrgaza.org ) e delle Nazioni Unite (http://www.ochaopt.org/ ).

Napoli è notoriamente città “amica della Palestina” e adesso addirittura con un sindaco cittadino onorario palestinese. Tu sei indubbiamente la figura più nota del movimento napoletano di solidarietà al popolo palestinese e viene normale chiederti il perchè.  Perchè Napoli è così empatica nei riguardi della lotta del popolo palestinese? Vi sono delle ragioni storiche che hanno determinato questa empatia, qui si è lavorato particolarmente bene rispetto ad altri luoghi d’Italia? E in ultimo: cosa ne pensi delle forme di lotta che promuovono il Boicottaggio, il Disinvestimento e  le Sanzioni contro lo Stato d’Israele?

Napoli storicamente è una città accogliente, solidale e antifascista. I napoletani hanno liberato la città dall’occupazione nazista e, nel corso degli anni, hanno subito forme di discriminazione e razzismo. Forse sono questi i motivi, insieme all’amore per la propria terra, che spingono i napoletani a sentirsi vicini alle lotte dei popoli oppressi. Essi conoscono il significato della resistenza.

Certo, Napoli ha mostrato sempre solidarietà nei confronti del popolo palestinese e che si è concretizzata in visite, gemellaggi con città palestinesi e progetti. Tra le ultime attività dell’Amministrazione comunale concentrata sull’affermazione dei diritti umani e della pace, un tavolo aperto in occasione dell’emergenza Gaza nel corso dell’ultima offensiva israeliana sulla Striscia a cui è  seguito una deliberazione per l’avvio di azioni di sensibilizzazione, aiuto concreto e missioni umanitarie in Palestina.
In generale, Napoli e i napoletani sono sempre in prima linea nella difesa dei diritti qui e nei paesi dove vi sono conflitti.

Sostengo il BDS, credo sia attualmente lo strumento più efficace per esercitare pressione sul governo israeliano affinché rispetti il diritto internazionale e cessi l’occupazione militare. L’Unione Europea si mostra ancora troppo debole, nonostante direttive UE contro il commercio con gli insediamenti coloniali siano state approvate nel luglio dell’anno scorso ed entrate in vigore a gennaio di quest’anno, tutt’ora non se ne parla e non so se siano realmente applicate. Credo che solo il BDS a livello istituzionale possa avere un’impatto sulle politiche di Tel Aviv. I riconoscimenti simbolici dello Stato di Palestina sono molto belli ed importanti ma non sono affiancati da nessuna azione concreta.

L’Italia dovrebbe in primo luogo avere il coraggio di rivedere l’accordo di cooperazione militare con lo stato di Israele e fermare la vendita di armi.

thanks to: contropiano.org

Sinagoga di Torino #Ebrei di #Torino BOICOTTIAMO #ISRAELE

Di seguito il testo diffuso la mattina di sabato 22 novembre davanti alla sinagoga di Torino all’indomani delle proteste di alcuni esponenti della comunità ebraica per la mostra sui rifugiati palestinesi allestita al Museo della Resistenza. Al sit-in hanno partecipato una decina di compagni/e.


“RESISTERE ALL’OCCUPAZIONE, COSTRUIRE LA PACE

E’ lo slogan che compare sull’home page del sito dell’ICAHD (www.icahd.org) il comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinesi, con sede a Gerusalemme, diretto dal dott. Jeff Halper.
Il comitato in un comunicato del 18 novembre, all’indomani dell’attacco della Resistenza palestinese alla sinagoga di Har Nof, afferma tra l’altro:

“Israele non è “ nella condizione di un assalto terroristico”, come il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha affermato nella sua conferenza stampa di stasera; si trova invece in una condizione di inutile violenza generata dalla disperazione e dalla repressione. I palestinesi sono stati ridotti a ribellarsi, avendo perso la speranza che finisca l’occupazione e quella di ottenere un minuscolo proprio Stato, imprigionato in minuscole isole del loro paese, vittimizzati, impoveriti, mancandogli quel minimo di diritti individuali e collettivi, deportati, addirittura demolite le loro case, il solo luogo dove rifugiarsi (circa 48.000 case palestinesi sono state demolite dal 1967 nei Territori Occupati). Le minacce alla Moschea di Al Aqsa – e vi sono concrete minacce che provengono dalla destra israeliana che vuole la divisione del luogo sacro come ha fatto con la Moschea d’Abramo a Hebron – rendono pericoloso quello che finora è stato un conflitto politico risolvibile, che potrebbe trasformarsi in una guerra di religione non più controllabile”.

Nel frattempo a Torino a quanto si apprende dai giornali alcuni esponenti della comunità ebraica nei giorni scorsi si sono lamentati della mostra Il lungo viaggio della popolazione palestinese rifugiata, allestita presso il Museo della Resistenza di Torino dal 14 novembre al 4 gennaio, qualcuno in particolare auspicandone la chiusura perché costituisce una “oggettiva propaganda politica anti-Israele”.
A queste persone si può replicare che, se una mostra sull’attività dell’agenzia ONU per i rifugiati in Palestina dal 1948 è un’oggettiva propaganda anti-Israele, visitandola potrebbero cogliere l’occasione per mettersi in discussione e sviluppare un’autocritica rispetto al loro cocciuto sostegno verso questo stato razzista e coloniale, nato attraverso una feroce pulizia etnica perpetrata sin dal 1948, e tuttora in corso, a causa della quale oggi vi sono milioni di rifugiati palestinesi sparsi in Medioriente e nel resto del mondo.
Infatti sono sempre più numerosi gli ebrei che maturano posizioni antisioniste, cioè capiscono che lo stato di Israele è illegittimo e rappresenta un problema per gli ebrei di tutto il mondo, e dovrà essere abolito per essere sostituito da un’altra forma politica, probabilmente una confederazione democratica in cui tutti popoli che abitano la Palestina storica abbiano uguali diritti, a prescindere dall’etnia o dalla fede religiosa. (Quest’ultima soluzione, denominata One Democratic State, contempla il Diritto al Ritorno dei rifugiati palestinesi che ne facciano richiesta alle terre da cui furono scacciati sin dal 1948, affinchè il loro terribile “lungo viaggio” abbia finalmente un lieto fine).
Per chi è lontano da quelle terre e non può partecipare in prima fila alla Resistenza all’occupazione sionista che quotidianamente il popolo palestinese conduce, vi è l’importante strumento del boicottaggio di Israele (economico, accademico, culturale, politico), che ha permesso di sconfiggere l’apartheid in Sudafrica e così potrà fare anche in Palestina.

PER IL DIRITTO AL RITORNO DEI RIFUGIATI
PER UNO STATO UNICO IN PALESTINA
BOICOTTIAMO ISRAELE

thanks to: forumpalestina

Il quinto dice “Non devi rubare”. Ebrei smemorati.

Sono dieci, tra cui il direttore generale dell’ospedale Israelitico, Antonio Mastrapasqua, gli indagati nell’indagine che ipotizza una maxitruffa ai danni del Sistema sanitario. Anche due funzionari della Regione Lazio già coinvolti nel procedimento madre, non legati all’attuale amministrazione e 7 dipendenti dell’ospedale. Perquisizioni in alcuni uffici della Regione Lazio, nella sede dell’ospedale Isrealitico e in uffici di Asl.

Una truffa pari “a milioni di euro per centinaia di trattamenti sanitari”. Così i pm della Procura di Roma definiscono il presunto raggiro. Concorso in truffa e falso i reati contestati oltre che al dg dell’ospedale Israelitico anche ad alti dirigenti del nosocomio tra cui il direttore sanitario Luigi Antonio Spinelli e il vice direttore amministrativo Tiziana D’Agostino. Secondo i pm Corrado Fasanelli e Maria Cristina Palaia, gli indagati “avrebbero attestato falsamente, nella documentazione trasmessa agli uffici della Regione Lazio competenti al pagamento delle prestazioni sanitarie in convenzione con il ssn, interventi sanitari”.

Raggiro in settore ortopedico e oncologico – Le irregolarità nei rimborsi ai quali ha avuto accesso l’Ospedale Israelitico, oggetto di un’inchiesta della Procura di Roma riguarderebbero i settori di ortopedia, per gli interventi all’alluce valgo, e le prestazioni di assistenza domiciliare integrata e di assistenza domiciliare oncologica. Analoghe irregolarità erano già emerse in passato nel settore odontoiatrico. Per l’attività di ortopedia sono “stati inseriti a rimborso come prestazioni di ricovero”, in realtà effettuate “in regime di day hospital o day surgery, remunerato con 4.629 euro anzichè con 2.759 euro e altresì interventi sanitari che avevano riguardato biopsie trans perineali erano stati inseriti a rimborso come prestazioni di ricovero e remunerati rispettivamente 1.459 euro e 1.331 euro invece di 238 euro e 151”.

Inchiesta su dg Ospedale Israelitico Mastrapasqua – L’indagine è lo sviluppo dell’inchiesta che coinvolse nel gennaio scorso l’ex presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, nella sua veste di direttore generale dell’ospedale Israelitico. L’inchiesta madre riguarda fatti risalenti al 2009 quando un controllo dell’Asl Roma D su prestazioni dell’Ospedale Israelitico portò alla luce incongruenze: fatture per semplici interventi odontoiatrici per i quali venivano richiesti alla Regione rimborsi onerosi da intervento con ricovero.

Dai controlli successivi emerse che tra il 2006 e il 2009 la richiesta di rimborsi alla Regione Lazio per “interventi fantasma” da parte dell’Ospedale Israelitico accadeva nella stragrande maggioranza dei casi verificati, il 94% delle cartelle cliniche. La Regione Lazio governata da Nicola Zingaretti perciò sospese il pagamento di 15,5 milioni di euro in fatture all’Ospedale Israelitico, e congelò i due protocolli d’intesa che la vecchia amministrazione stipulo’ con la struttura sanitaria nel 2011 e nel 2012.

Pm, indagati sapevano in anticipo ispezioni Asl – Erano arrivati a modificare “lo stato dei luoghi, la destinazione degli ambienti dell’ospedale e delle attività sanitarie svolte” in modo da “indurre in errore” gli ispettori della Regione. Viene contestato anche questo agli indagati per una presunta maxi truffa al Ssn da parte dell’ospedale Israelitico. I pm scrivono che alcuni “avendo appreso in anticipo dell’ispezione svolta da personale dell’Asl Rmd, alteravano lo stato dei luoghi, la destinazione degli ambienti dell’ospedale e delle attività sanitarie svolte, in modo tale da indurre in errore il personale ispettivo”. Nel decreto viene citato anche un’altro episodio relativo ad una ispezione della Regione “finalizzata al controllo delle prestazioni di assistenza domiciliare integrata (Adi) e di assistenza domiciliare oncologica (Ado)”. Gli indagati, tra cui anche due primari, “hanno fornito decine di false cartelle cliniche di anziani in regime di Adi e Ado in precedenza mai compilate e facevano giustificativi, falsi nel contenuto e nella data, in relazione alla mancanza di documentazione sanitaria di assistiti in regime di Adi e Ado”.

Il Codacons si costituirà parte offesa. “Se saranno confermati gli illeciti contestati dalla Procura, chiederemo un mega risarcimento danni in favore degli utenti della sanità pubblica” afferma il Presidente Carlo Rienzi. “Il settore sanitario, infatti – prosegue – risulta tra i più colpiti dai tagli di spesa decisi a livello nazionale e regionale, che hanno avuto ripercussioni negative sui servizi resi all’utenza. Per tale motivo una truffa al Ssn, se confermata, configurerebbe un enorme danno economico e morale per i cittadini, perché ha sottratto soldi pubblici destinati alla collettività, e la costituzione di parte offesa del Codacons mirerà proprio a far ottenere agli utenti il giusto risarcimento” – conclude Rienzi.

thanks to: ANSA

Sopravvissuto ad Auschwitz: “Mi identifico con i giovani palestinesi”


27/8/2014 The Electronic IntifadaAdri Nieuwhof.

Hajo Meyer, autore del libro La fine del giudaismo, è nato a Bielefeld, in Germania, nel 1924. Nel 1939, a 14 anni scappò da solo in Olanda per sfuggire al regime nazista, e non poté frequentare la scuola. L’anno seguente, quando i tedeschi occuparono l’Olanda, visse in clandestinità con un documento d’identità malamente contraffatto. Meyer  fu catturato dalla Gestapo nel marzo 1944 e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz la settimana dopo. E’ uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz.

Adri Nieuwhof: Cosa vorrebbe dire per presentarsi ai lettori di EI?

Hajo Meyer: Dovetti lasciare il liceo a Bielefeld dopo la Notte dei Cristalli [il pogrom di due giorni contro gli ebrei nella Germania nazista], del novembre 1938. Fu un’esperienza terribile per un ragazzino curioso e i suoi genitori. Pertanto, posso identificarmi completamente con i giovani palestinesi che subiscono restrizioni nell’istruzione. E non mi posso in alcun modo identificare con i criminali che rendono impossibile l’istruzione ai giovani palestinesi. 

AN: Cosa l’ha spinta a scrivere il libro, La fine del giudaismo?

HM: In passato, i media europei scrissero ampiamente dei politici di estrema destra come Joerg Haider in Austria e Jean-Marie Le Pen in Francia. Ma quando Ariel Sharon fu eletto [Primo Ministro] in Israele nel 2001, i media rimasero in silenzio. Ma nel 1980 capirono il pensiero profondamente fascista di questi politici. Con il libro ho voluto prendere le distanze da tutto questo. Sono cresciuto con l’eguaglianza di rapporti tra esseri umani nel giudaismo come valore fondamentale. Ho appreso del giudaismo nazionalista solamente quando ho sentito i coloni difendere, nelle interviste, le loro vessazioni contro i palestinesi.

Quando un editore mi ha chiesto di scrivere del mio passato, ho deciso di scrivere questo libro, in un certo senso, per affrontare il mio passato. Le persone di un gruppo che disumanizzano persone di un altro gruppo, lo possono fare o perché hanno imparato dai loro genitori, o perché è stato fatto loro il lavaggio del cervello dai leader politici. Questo è successo per decenni, in Israele, nel senso che manipolano l’Olocausto per i loro fini politici. A lungo andare il paese si sta distruggendo, portando i cittadini ebrei alla paranoia.

Nel 2005 [l’allora primo ministro Ariel] Sharon ha illustrato ciò dichiarando alla Knesset [il parlamento israeliano]: “Sappiamo che non possiamo fidarci di nessuno, possiamo fidarci solo di noi stessi”. Questa è la più breve definizione possibile di qualcuno che soffre di paranoia clinica. Una delle cose che mi dà più fastidio, è che Israele, con l’inganno, si definisce uno stato ebraico, mentre in realtà è sionista. Vuole il massimo del territorio con un numero minimo di palestinesi. Ho avuto 4 nonni ebrei. Sono ateo. Condivido l’eredità socio-culturale ebraica e ho imparato a conoscere l’etica ebraica. Non voglio essere rappresentato da uno stato sionista. Non hanno idea dell’Olocausto. Usano l’Olocausto per far crescere la paranoia nei loro figli.

AN: Nel suo libro, lei scrive delle lezioni che ha appreso dal suo passato. Può spiegare come il passato ha influenzato la sua percezione di Israele e Palestina?

HM: Non sono mai stato un sionista. Dopo la guerra, gli ebrei sionisti parlavano del miracolo di avere ”il nostro paese”. Da ateo convinto ho pensato, se questo è un miracolo di Dio, avrei voluto che avesse compiuto il più piccolo miracolo che si possa immaginare, creando lo stato 15 anni prima. Così i  miei genitori non sarebbero morti.

Posso scrivere una lista infinita di analogie tra la Germania nazista e Israele. L’acquisizione di terreni e di proprietà, il negare l’accesso all’istruzione e restringere la possibilità di guadagnarsi da vivere e distruggere la loro speranza, il tutto con lo scopo di cacciare la gente dalla propria terra. E quello che io personalmente trovo più sconvolgente: sporcarsi le mani uccidendo le persone. Ciò sta creando situazioni in cui le persone iniziano a uccidersi a vicenda. Quindi la distinzione tra vittime e colpevoli diventa debole. Seminando discordia in una situazione dove non c’è unità, ampliando il divario tra i popoli – come Israele sta facendo a Gaza.

AN: Nel suo libro lei scrive del ruolo degli ebrei nel movimento per la pace dentro e fuori Israele, e i refusenik dell’esercito israeliano. Come valuta il ​​loro contributo?

HM: Certo è positivo che parte della popolazione ebrea di Israele cerchi di vedere i palestinesi come esseri umani e come loro pari. Tuttavia, mi turba un po’  il numero che protesta ed è veramente anti-sionista. Siamo arrivati ad ottenere quello che è successo nella Germania di Hitler. Se si esprimeva un minimo accenno di critica all’epoca, si finiva nel campo di concentramento di Dachau. Se si esprimeva una critica, eri morto. Gli ebrei in Israele hanno diritti democratici. Possono protestare per le strade, ma non lo fanno.

AN: Può commentare la notizia che i ministri israeliani hanno approvato un progetto di legge che vieta la commemorazione della Nakba, o l’esproprio della Palestina storica? La legge propone pene fino a tre anni di carcere.

HM: E’ così razzista, così terribile. Sono a corto di parole. E’ l’espressione di quello che già sappiamo. [L’organizzazione israeliana commemorazione della Nakba] Zochrot è stata fondata per contrastare gli sforzi di Israele di spazzare via i segni che ricordano la vita palestinese. Per proibire ai palestinesi di commemorare pubblicamente la Nakba. Non possono agire in un modo più nazi-fascista. Forse aiuterà a svegliare il mondo.

AN: Quali sono i suoi progetti per il futuro?

HM: [Ride] Sai quanti anni ho? Ho quasi 85 anni. Dico sempre cinicamente e con autoironia che ho una scelta: o sono sempre stanco perché voglio fare così tanto, o mi siedo in attesa del tempo di morire. Beh, ho intenzione di essere stanco, perché ho ancora tanto da dire.

Adri Nieuwhof è consulente e difensore dei diritti umani in Svizzera.

Traduzione di Edy Meroli

(Nella foto: Hajo Meyer ritratto da Christiane Tilanus)

thanks to: The Electronic Intifada

Edy Meroli

Infopal

Il sionismo è il padrone di tutti i media del mondo

 

IMG_0680Roma-InfoPal. Di Angela Lano

“Il sionismo è il padrone di tutti i media del mondo. La voce dell’Ebraismo anti-sionista la si può sentire solo su internet”.

Dino D’Alessandro, ebreo, come ci tiene a sottolineare, e “Fisico razionale”, inizia l’intervista con questa affermazione lapidaria, mentre siamo seduti in un bar di Roma, tra folle di turisti. 

“Con questa ennesima strage degli innocenti, Israele sta mettendo in risalto la sconfitta dei media, di tutti quei media che essi si sono ‘comprati’: la gente è stufa di bugie, di manipolazione della verità ed è andata a cercare altri mezzi di informazione – i social network, i siti, le piccole agenzie. Questo esodo di massa del pubblico dai media mainstream alla rete sociale, per attingere  informazioni veritiere, è una grande sconfitta di Israele, che non ha più potuto ingannare attraverso giornali e tg compiacenti. L’informazione è esplosa attraverso la rete, subito, con notizie, immagini, video in tempo reale, registrando ogni attacco, ogni strage, ogni bambino ucciso. Questa è la grande differenza tra l’operazione Piombo Fuso, del 2008-2009, e quest’ultima. Con la prima, la realtà emerse dopo; con questa è stata immediata: si è aperta una finestra. E’ nato un sistema di comunicazione di massa alternativo, efficace, immediato”.

Insomma, la rete ha assestato un duro colpo a Israele, a livello di comunicazione, di immagine…

“Sì. Dobbiamo comprendere che il Sionismo (che non è l’Ebraismo) è il nemico non solo della Palestina ma dell’Umanità intera. E non solo da ora, ma da secoli. Israele, il Sionismo, costruiscono barriere, divisioni, tra gli esseri umani, ma il cammino giusto è quello contrario. Il gioco sionista è la separazione etnica, le fazioni, il divide et impera, un modello che ha preso dai Romani, che hanno edificato imperi, e che sta imitando: il suo obiettivo è, infatti, la conquista del mondo, dell’Umanità. In questo, dunque, sta il pericolo del Sionismo.

“Io sono ebreo e sono orgoglioso delle mie antiche radici familiari sefardite (discendiamo da ebrei fuggiti dalla Spagna e rifugiatisi in Libia), ma lo dico chiaro: Netanyahu è un criminale di guerra.

“Tuttavia, esiste un sistema per dare scacco-matto a Israele e al Sionismo: togliere loro il dominio energetico. Possiedono le banche mondiali, stampano soldi e vendono energia… Uno degli obiettivi della guerra contro Gaza è il controllo dei giacimenti di gas al largo delle coste palestinesi: vogliono impedire che il governo palestinese sfrutti questa ricchezza, divenendo così indipendente. Stanno facendo di tutto affinché i palestinesi non siano energeticamente autonomi, per questo, ogni 2-3 anni fanno guerre contro la Striscia.

“Controllando e gestendo le fonti energetiche di gran parte del mondo, questa potente Lobby rende intere nazioni dipendenti, indebitandole. Ma se si riuscisse a essere autonomi a livello energetico – e in Natura ci sono le possibilità – questi criminali perderebbero tutto il loro potere”.

Quindi, secondo lei, c’è un modo per affrontare il Sionismo e la Israeli Lobby?

“Sì, appunto, sottraendo loro il controllo energetico. Con questa gente avida, senza scrupoli, malvagia e armata fino ai denti non c’è la possibilità di vincere sul piano militare. Ci vogliono altre strategie.

“Pensa che non sappiano come arrivano i missili che la resistenza palestinese lancia contro i territori israeliani? Certo che lo sanno. Li lasciano entrare per poi avere la giustificazione di attaccarli, adducendo la giustificazione del ‘diritto a difendersi’. Sono disposti, pur di avere scuse per far la guerra a Gaza, anche di subire vittime israeliane. Quei tre ragazzi se li sono ammazzati loro per poter dare un colpo a Hamas. Ripeto: sono pronti a tutto per raggiungere i loro obiettivi.

“Vogliono deviare il mondo, assoggettarlo, controllarlo, ma i veri ebrei non si comportano così, rispettano i Dieci Comandamenti. Questi qui, no, non rispettano nessuno. Sono gli adoratori del Vitello d’Oro. Adorano il denaro e non Dio. Non vogliono il bene degli esseri umani, vogliono poterli dominare. Dunque, la grande battaglia che l’Umanità deve intraprendere, per neutralizzarli, è di ottenere energia gratis. Solo così si possono sconfiggere.

“La lotta della Palestina è lotta di tutti noi. I palestinesi sono in prima linea, sono al fronte, ma il resto dell’Umanità sta dietro di loro, è coinvolta”.

Il suo, dunque, è un invito per l’Umanità a risvegliarsi dal sonno e per gli ebrei a prendere le distanze dal Sionismo?

“Il Sionismo è figlio del nazismo, in tanti sensi. E si sta comportando con i palestinesi come i nazisti si comportarono con gli ebrei. E gli Usa sono i loro burattini, così come altre istituzioni internazionali…

“La mente malvagia, comunque, ha un nome: si chiama Rothschild. E’ un’antica famiglia e ha sempre messo le mani dovunque, anche nel mondo scientifico. Illustri scienziati appartenevano a questa cerchia di persone e hanno orientato le Scienze in una certa direzione anziché in un’altra, e così è anche per le fonti energetiche, che essi controllano e non permettono che vengano sostituite da altre, gratuite e di libero accesso.

“Come ebreo voglio sottolineare che questa gente non rappresenta il vero Ebraismo e i precetti della Torah. Sono dei criminali, assetati di potere, e basta, ma, controllando i media, riescono a dire cosa vogliono e a imporre la loro linea.

“Tuttavia, il fronte di persone che iniziano a comprendere la realtà delle cose si sta allargando, e la Palestina, nella sua battaglia, nel suo enorme sacrificio, non è sola. C’è tutto un mondo che la sostiene.

“La vita è un dono e non può essere trasformata in un inferno di guerre, povertà, sfruttamento da parte di gente avida, senza scrupoli.

“Sono persone che disprezzano la vita altrui. Come si può telefonare a una famiglia di Gaza e dire: hai tre minuti per uscire, poi ti buttiamo giù la casa. Uscire per andare dove? Sono assassini e basta. L’Umanità deve combatterli e renderli inoffensivi. Io voglio un mondo libero, dove gli Africani vengano in Europa per turismo e non come naufraghi. L’Africa è ricchissima, ma queste lobby rapaci si rubano tutte le risorse.

“Dobbiamo lasciare ai nostri figli e nipoti un mondo di pace, ma per questo è necessario neutralizzare il Sionismo e togliergli il controllo dell’energia. Solo così l’Umanità sarà libera e loro appariranno per ciò che sono: adoratori del dio denaro”.

thanks to: Infopal

Lettera aperta agli ebrei italiani

di Stefania Sinigaglia

Faccio parte della rete ECO, ebrei contro l’occupazione, ma ho scritto questa lettera personalmente e la firmo io.
Il tombale silenzio delle Comunità Israelitiche in questi giorni e della stragrande maggioranza degli ebrei iatliani mi pesa molto e ho risolto di provare a incrinarlo. Spero possiate aiutarmi, aiutarci.

Sono un’ebrea italiana della generazione post-1945, ebrea da generazioni da parte di entrambi i genitori. Sento il bisogno impellente in queste ore di angoscia e di guerra tra Gaza Palestina e Israele di rivolgermi ad altri ebrei italiani perché non riesco a credere che non provino lo stesso sgomento e la stessa repulsione per la carneficina che Israele sta compiendo a Gaza. Non si mira a distruggere un nemico armato, non sono due eserciti ad affrontarsi: si sta sterminando un’ intera popolazione civile, perché il nemico è ovunque, in un fazzoletto di terra che stipa in 365 km2 un milione e ottocentomila persone, il nemico è sotto la terra sopra la quale c’erano case e scuole e negozi e ospedali e strade, c’è la gente, e se vuoi colpire chi sta sotto la terra è giocoforza ammazzare chi ci sta sopra a quella terra, anche un bambino lo capisce:, ma fanno finta di non saperlo gli strateghi sottili di questo orrore infinito che si dipana sotto i nostri occhi.

Come facciamo a tacere di fronte a questa ingiustizia suprema, noi che per millenni siamo stati costretti a nasconderci nei ghetti per vivere, che venivamo additati come responsabili di nefandezze mai sognate, obbligati a convertirci a volte per non essere bruciati sui roghi?
Israele ha fondato uno Stato nel 1948 su terra altrui, sappiamo come e perché, ciò è stato accettato dal consesso internazionale e nel 1988 è stato accettato dall’OLP. I Palestinesi hanno riconosciuto il diritto di Israele a esistere, ma Israele dal 1967 occupa terra non sua, e lo sa. Per anni e anni si è detto: quella terra occupata serve a fare la pace: territori in cambio di pace. Questo è stato il refrain che però è stato nel corso del tempo sepolto da guerre non più di difesa come nel 1967, ma di attacco, a partire dalla sciagurata invasione del Libano.

Come facciamo a non riconoscere che Israele ha scientemente, e per decenni ormai, rifiutato di addivenire a un compromesso sulle colonie, non ha mai smesso di costruirne e di avanzare annettendosi di fatto i territori su cui doveva negoziare, annichilendo la base pur ambigua ma reale che era l’accordo di Oslo. Ha contribuito a creare Hamas, che in arabo significa “collera giusta”, e poi ne ha tollerato la crescita in funzione anti-OLP, ha reso la vita dei palestinesi una lotta per sopravvivere anche in Cisgiordania, e ha violato tutte le risoluzioni dell’ONU che gli imponevano di tornare alla famosa “Linea verde”.

Ha rubato altra terra palestinese costruendo la barriera di 700 km, dichiarata illegale dalla Corte dell’Aia ma tuttora in piedi. E ora con il pretesto dell’uccisione di tre ragazzi di cui Hamas non ha mai riconosciuto la responsabilità, un’ accusa che non è stata corroborata da prove, ha scatenato una guerra non a Hamas ma a tutto un popolo. Non si può uccidere, annientare un popolo per sconfiggere un nemico che ha il diritto di difendersi. E le richieste di Hamas non sono altro che le richieste della popolazione di Gaza: fine dell’assedio di sette anni, fine dello strangolamento. Israele ha diritto a esistere DENTRO dei confini riconosciuti internazionalmente, ma dal 1982 è aggressore e viola il diritto internazionale.

Per avere la pace deve rinunciare alla folle idea di avere TUTTA la terra per sé e cacciarne chi ci abitava prima che arrivassero i primi coloni ebrei a fine ottocento .La guerra di Israele è non solo omicida ma è suicida: guardiamo al Libano che sta insieme ancora per miracolo, alla Siria distrutta, all’Irak che va a pezzi, ai palestinesi che sono la maggioranza in Giordania, all’avanzare dell’islamismo salafita e jihadista in Africa settentrionale e occidentale, in Kenya, in Nigeria.

Quale avvenire promette la guerra infinita di uno stato di apartheid? Quali possibilità invece apre il riconoscimento di diritti eguali ai palestinesi e alle migliaia di rifugiati e immigrati che anche in Israele spiaggiano cercando una vita e un avvenire migliori? Quali prospettive aprirebbe uno Stato multiculturale, bi-nazionale e veramente democratico in Medioriente? Quale salutare rimescolamento di carte? Apriamo gli occhi, abbiamo il coraggio di guardare in faccia la realtà, e gridiamo il nostro rifiuto di questo orrore e di questa politica di distruzione e morte che si ritorce contro chi la persegue

 

Nostalgici

Gaza, il gas nel mirino

di Manlio Dinucci

Per capire qual è uno degli obiettivi dell’attacco israeliano a Gaza bisogna andare in profondità, esattamente a 600 metri sotto il livello del mare, 30 km al largo delle sue coste. Qui, nelle acque territoriali palestinesi, c’è un grosso giacimento di gas naturale, Gaza Marine, stimato in 30 miliardi di metri cubi del valore di miliardi di dollari.

Altri giacimenti di gas e petrolio, secondo una carta redatta dalla U.S. Geological Survey (agenzia del governo degli Stati Uniti), si trovano sulla terraferma a Gaza e in Cisgiordania.

Nel 1999, con un accordo firmato da Yasser Arafat, l’Autorità palestinese affida lo sfruttamento di Gaza Marine a un consorzio formato da British Gas Group e Consolidated Contractors (compagnia privata palestinese), rispettivamente col 60% e il 30% delle quote, nel quale il Fondo d’investimento dell’Autorità ha una quota del 10%. Vengono perforati due pozzi, Gaza Marine-1 e Gaza Marine-2. Essi però non
entrano mai in funzione, poiché sono bloccati da Israele, che pretende di avere tutto il gas a prezzi stracciati.

Tramite l’ex premier Tony Blair, inviato del «Quartetto per il Medio Oriente», viene preparato un accordo con Israele che toglie ai palestinesi i tre quarti dei futuri introiti del gas, versando la parte loro spettante in un conto internazionale controllato da Washington e Londra. Ma, subito dopo aver vinto le elezioni nel 2006, Hamas rifiuta
l’accordo, definendolo un furto, e chiede una sua rinegoziazione. Nel 2007, l’attuale ministro della difesa israeliano Moshe Ya’alon avverte che «il gas non può essere estratto senza una operazione militare che sradichi il controllo di Hamas a Gaza». Nel 2008, Israele lancia l’operazione «Piombo Fuso» contro Gaza.

Nel settembre 2012 l’Autorità palestinese annuncia che, nonostante l’opposizione di Hamas, ha ripreso i negoziati sul gas con Israele. Due mesi dopo, l’ammissione della Palestina all’Onu quale «Stato osservatore non membro» rafforza la posizione dell’Autorità palestinese nei negoziati. Gaza Marine resta però bloccato, impedendo ai palestinesi di sfruttare la ricchezza naturale di cui dispongono. A questo punto
l’Autorità palestinese imbocca un’altra strada.

Il 23 gennaio 2014, nell’incontro del presidente palestinese Abbas col presidente russo Putin, viene discussa la possibilità di affidare alla russa Gazprom lo sfruttamento del giacimento di gas nelle acque di Gaza. Lo annuncia l’agenzia Itar-Tass, sottolineando che Russia e Palestina intendono rafforzare la cooperazione nel settore energetico. In tale quadro, oltre allo sfruttamento del giacimento di Gaza, si prevede quello di un giacimento petrolifero nei pressi della città palestinese di Ramallah in Cisgiordania. Nella stessa zona, la società russa Technopromexport è pronta a partecipare alla costruzione di un impianto termoelettrico della potenza di 200 MW.

La formazione del nuovo governo palestinese di unità nazionale, il 2 giugno 2014, rafforza la possibilità che l’accordo tra Palestina e Russia vada in porto. Dieci giorni dopo, il 12 giugno, avviene il rapimento dei tre giovani israeliani, che vengono trovati uccisi il 30 giugno: il puntuale casus belli che innesca l’operazione «Barriera protettiva» contro Gaza.

Operazione che rientra nella strategia di Tel Aviv, mirante a impadronirsi anche delle riserve energetiche dell’intero Bacino di levante, comprese quelle palestinesi, libanesi e siriane, e in quella di Washington che, sostenendo Israele, mira al controllo dell’intero Medio Oriente, impedendo che la Russia riacquisti influenza nella regione. Una miscela esplosiva, le cui vittime sono ancora una volta i palestinesi.

 

thanks to: Manlio Dinucci

il Manifesto

 

Cari ebrei vi stimiamo molto.

…i nazisti mi hanno fatto provare paura di essere ebreo, e gli israeliani mi hanno fatto provare la vergogna di essere ebreo…   Israel Shahak.

foto gaza 11

FOTO da GAZA

 

…Non dovete pensare, infatti, che la situazione presente sia per lui consolidata e destinata a rimanere immutabile per l’eternità, come se fosse un dio: c’è qualcuno che lo odia e lo teme, o Ateniesi, e lo invidia, anche tra le file di coloro che ora danno a vedere di essergli molto amici; e si deve pensare che da tutto quanto si verifica anche tra gli altri uomini non vadano esenti neppure quelli che stanno con lui. Certo, ora tutti questi stati d’animo rimangono celati, perché non trovano uno sfogo a causa della vostra lentezza e della vostra inerzia; che è proprio l’atteggiamento che io affermo che bisogna ormai abbandonare…  Demostene.

Minorenni israeliani autori del brutale assassinio del ragazzino palestinese

khdeir_abu.jpgAl-Quds (Gerusalemme)- InfoPal. Secondo quanto riporta il sito di notizie Arabs48, fonti israeliane hanno affermato che i sei ebrei israeliani arrestati in relazione al rapimento, tortura e brutale uccisione dell’adolescente palestinese, Mohammad Abu Khdeir, hanno eseguito un omicidio premeditato, spinto da motivi “nazionalisti”.

Le fonti hanno riferito che i sospetti ammettono il crimine ogni volta che parlano con gli inquirenti, e hanno affermato che l’uccisione di Abu Khdeir, che è stato arso vivo, non è avvenuta per caso, ma che è stata premeditata.

Dopo essere stato rapito dai fanatici israeliani, Abu Khdeir, 16 anni, è stato portato in una foresta di Gerusalemme, dove è stato torturato e bruciato vivo, fino al sopraggiungere della morte.

Uno dei sei israeliani ha confessato di essere coinvolto nel crimine, e direttamente vi ha collegato anche gli altri cinque.

La polizia ritiene i sei fanatici autori del crimine, in base a prove incontrastabili, ma dice che “non sono connessi ad alcun gruppo estremista di destra”.

E aggiunge che i sei sono in maggior parte minorenni, che esistono prove sufficienti per arrestarli, e che sono connessi anche ad un altro tentativo di rapimento, fallito, di un bambino di 9 anni, a Gerusalemme.

Il piccolo è stato vittima del tentativo di sequestro, sventato a causa del pronto intervento di altri cittadini, prima del rapimento di Abu Khdeir. Il bimbo, con ogni probabilità, avrebbe fatto la stessa orrenda fine, per mano di questi orchi fanatici e assassini.

Il sito Arabs48 ha riportato che l’Agenzia di sicurezza internazionale israeliana ha fatto pressioni sulla famiglia Abu Khdeir affinché affermasse che i motivi dell’omicidio erano “criminali” e non razzisti, ma il tentativo è stato vano, a causa di video e prove che evidenziano ben altra natura.

L’autopsia del cadavere del ragazzo ha rilevato che ancora respirava quando gli è stato dato fuoco, poiché tracce di materiali carbonizzati sono stati ritrovati nell’esofago e nei polmoni. Bruciature di 1° e 4° grado ricoprivano il 90% del suo corpo, mentre il cranio presentava segni di fratture.

La settimana scorsa, il Procuratore generale palestinese, Mohammad Abdul-Ghani al-‘Oweiwy, ha dichiarato che l’autopsia ha confermato che il ragazzo è stato arso vivo.

Domenica mattina, 6 luglio, la polizia israeliana ha arrestato individui sospettati del rapimento e del brutale omicidio.

thanks to: Infopal

Una lettera aperta al sindaco di Milano sui fatti del 25 aprile

di Ugo Giannangeli

 

Caro Giuliano, solo ora leggo il Corriere della sera del 29 Aprile perché sono stato impegnato a Venezia per il lancio della campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi.

Ci conosciamo da molti anni e non credo che tu mi ritenga un imbecille.

Sappi che quando ci siamo incontrati il 25 Aprile in piazza Duomo e mi hai calorosamente salutato io avevo da poco finito di contestare in piazza S. Babila, insieme agli altri compagni/e, la presenza delle bandiere israeliane nel corteo.

Sei stato più volte in Palestina, una volta tanti anni fa anche con me.

Sai bene che la forza di Israele non sta tanto nel suo armamento atomico quanto nella propaganda: dalla fine degli anni ’70 Israele porta avanti un progetto (“hasbara”) che consiste nella costruzione di una immagine positiva di Israele nella opinione pubblica occidentale (ricordi il nostrano ministero della propaganda?).

Nella realtà Israele è uno stato che si regge sulla menzogna e sulla mistificazione, dal famoso vecchio falso della “terra senza un popolo per un popolo senza terra” in poi.

Si regge anche sulla speculazione sull’olocausto (vedi: “L’industria dell’olocausto” di Norman Finkelstein, autore certamente non annoverabile tra gli antisemiti).

Ogni occasione è buona per i sionisti per fare propaganda, spacciandosi per l’unica democrazia del Medio Oriente quando è invece uno stato occupante, colonialista e razzista.

Da anni sfruttano anche la ricorrenza del 25 Aprile. Noi quel giorno festeggiamo la liberazione dal fascismo e dalla occupazione nazista. Loro, i sostenitori di un Paese occupante, che cosa c’entrano? Imbecilli sono coloro che consentono la loro presenza favorendo una bieca operazione propagandistica.

Ed infine: hai letto sul Corriere le dichiarazioni di Pacifici? Il prossimo anno salirà da Roma a Milano e porterà con sé quelle squadracce che a Roma hanno aggredito lo spezzone palestinese. Così festeggeremo il 25 Aprile 2015 con i fascisti nel corteo antifascista!

Un altro colpo alla nostra vacillante democrazia. La caparbia difesa dell’indifendibile Israele sta contribuendo alla dissoluzione dei principi democratici in Italia.

Un cordiale saluto

thanks to: forumpalestina

“La piazza del 25 Aprile è la piazza della libertà, della giustizia, di tutti i popoli” La Comunità Palestinese di Roma e del Lazio sugli scontri al corteo del 25 Aprile a Roma

Comunicato-Comunita-Palestinese.

COMUNICATO STAMPA

La Comunità Palestinese di Roma e del Lazio
sugli scontri al corteo del 25 Aprile a Roma:
“La piazza del 25 Aprile è la piazza della libertà,
della giustizia, di tutti i popoli”

Anche in questo 25 Aprile, come è già accaduto in altri anni, la Comunità Palestinese di Roma e del Lazio ha voluto sentirsi vicina al popolo italiano nella giornata della Liberazione dal nazifascismo, partecipando al corteo del 25 Aprile a Roma. Insieme anche a molti attivisti per la Palestina, muniti di bandiere della Palestina, mentre ci si accingeva a marciare nel corteo, siamo stati attaccati da un gruppo di facinorosi sionisti, prima verbalmente, poi fisicamente, che volevano impedire la nostra partecipazione al corteo. Le forze del’ordine hanno circondato e bloccato il nostro spezzone per un lungo periodo, finché poi non si è potuto riprendere il corteo e finire la manifestazione.
Impedire di manifestare a chi oggi combatte per la liberazione del proprio Paese e che si sente quindi vicino allo spirito che contraddistinse la lotta di liberazione dal nazifascismo, contraddice in pieno quelli che sono i valori della Resistenza.
A chi ha sottolineato l’inopportunità della presenza palestinese e soprattutto delle sue bandiere, contrapponendola invece alla presenza ebraica in quanto le Brigate Ebraiche furono parte della Resistenza, poniamo una domanda, una sola: se bandiere al di fuori di quelle storiche delle Resistenza non debbono esserci, cosa c’entrano le bandiere dello Stato di Israele, che abbiamo visto sventolare, con la Brigata Ebraica, che aveva invece tutt’altra bandiera? Le Brigate Ebraiche (uomini e donne che hanno lottato per la libertà e che meritano tutto il rispetto), è giusto e ovvio che siano presenti: hanno lottato per liberare l’Italia dalla morsa del nazifascismo. Fare però di questa partecipazione l’ennesima occasione di propaganda sionista, anche questo contraddice i valori per cui si è combattuto e che oggi ricordiamo.
La Comunità Palestinese di Roma e del Lazio esprime quindi tutto il suo disappunto per l’ennesimo caso di intolleranza, condannando la strumentalizzazione che la Comunità ebraica di Roma ne ha voluto fare. Stigmatizziamo altresì tutta quella stampa che nel riportare i fatti ha voluto fare un’operazione di parte, abdicando al ruolo altissimo di informazione libera che dovrebbe essere di ogni giornalista.
Pensiamo che un giorno in cui si ricorda la liberazione dell’Italia dal nazifascismo sia una giornata di tutti gli uomini e le donne che lottano per la libertà.
Pensiamo che la piazza del 25 Aprile non debba veder riprodursi l’apartheid propria del sionismo, ma debba essere la piazza della libertà, della giustizia, di tutti i popoli.

La Comunità Palestinese di Roma e del Lazio
Roma, 26 aprile 2014

La strategia della distrazione. Tante teste pochi cervelli.

Ebrei, recapitati tre pacchi con teste di maiale: uno all’ambasciata d’Israele

Ebrei: testa di maiale davanti Sinagoga, indignazione unanime

Reazioni di condanna del gesto e di vicinanza alla comunità ebraica

Roma, la Memoria oltraggiata
Teste di maiale contro gli ebrei

Ebrei: testa di maiale davanti Sinagoga, indignazione unanime

Roma, teste di maiale contro gli ebrei
in Sinagoga, all’ambasciata e a una mostra

Pacco con testa di maiale alla Sinagoga di Roma
Il sindaco: «Un insulto al giorno della Memoria»

Altra testa maiale a mostra su ebrei

 

 

In 3 anni avrebbe frodato dalle casse pubbliche 85 milioni in rimborsi illeciti

Ospedale israelitico,

Mastrapasqua sotto tiro per ricoveri inappropriati

Secondo ‘La Repubblica’, il presidente Inps sarebbe indagato dai pm di Roma per truffa ai danni dello Stato. Da una prima analisi, avrebbe contraffatto e gonfiato cartelle cliniche e fatture della struttura sanitaria privata. Il sistema sarebbe stato messo a punto per ottenere indennizzi non dovuti dalla Regione Lazio

L’attuale presidente dell’Inps, scrive La Repubblica, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma.

Dal 2005 consigliere e vice-presidente esecutivo di Equitalia e dal 2012  presidente di Idea Fimit Sgr Spa (società di gestione del risparmio specializzata in fondi di investimento immobiliare), Antonio Mastrapasqua, uno degli uomini più potenti d’Italia, è sotto inchiesta per migliaia di cartelle cliniche taroccate e fatture gonfiate all’Ospedale Israelitico, di cui è direttore generale da tredici anni.

Si tratterebbe di 85 milioni in totale: 14 milioni sarebbero rimborsi «non dovuti» ma richiesti lo stesso alla Regione Lazio. Gli altri 71 sono un presunto «ingiusto vantaggio» conseguito dal nosocomio ebraico  di San Bartolomeo all’Isola dal 2011 al 2013. E al vaglio dei magistrati c’è pure la cessione all’Inps di una parte di questo credito «non esigibile », servita a sanare i conti della struttura romana.

L’indagine è partita da una denuncia dei Nas di Roma del 16 settembre 2013, nella quale i carabinieri ricostruiscono la sospetta truffa: migliaia di semplici interventi ambulatoriali nel reparto di Odontoiatria si sono trasformati, nelle cartelle cliniche, in “operazioni invasive e con notevole carico assistenziale effettuate in ortopedia”. Nella relazione dei carabinieri si contano 12.164 cartelle cliniche falsificate.

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Memoria corta: squadristi ebrei armati di mazze e spranghe setacciano Roma alla ricerca di giovani vittime.

“Pestati da una banda al ghetto ebraico di Roma”.
Pacifici: “Qui non ci sono ronde”

di Lorenzo Galeazzi e Tommaso Rodano | 17 gennaio 2014

Una denuncia che suona come un refrain. Ancora un’aggressione, ancora una squadraccia e ancora al quartiere ebraico di Roma. Era il 18 novembre 2012 quando il FattoTv raccolse e pubblicò la testimonianza di alcuni attivisti del Teatro Valle vittime, qualche giorno prima, di un pestaggio ad opera di ignoti nei vicoli dell’antico ghetto della Capitale. “Sabato scorso la storia si è ripetuta”, raccontano quattro ragazzi finiti malconci al pronto soccorso. Simile, se non uguale, la reazione del presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici: “Le ronde da noi non esistono. Abbiamo un servizio d’ordine composto da genitori e nonni che operano congiuntamente alle forze dell’ordine”.

Ma la ricostruzione dei quattro ragazzi racconta un’altra storia e assomiglia in maniera inquietante all’episodio dell’autunno 2012. “Erano circa le quattro del mattino e, dopo una serata trascorsa in un locale in centro, siamo andati a mangiare una pizzetta in un forno aperto di notte dalle parti di via del Portico d’Ottavia”, racconta Vladimiro, una delle vittime. Dopo lo spuntino i giovani si incamminano verso casa e si imbattono in un cartello con scritto “Sharon uno di noi” dedicato all’ex premier israeliano scomparso proprio quel giorno. A quel punto il ragazzo, inconsapevole delle conseguenze del suo gesto, ha una pessima idea: strappa dal muro l’epitaffio in memoria dell’anziano leader. “Dopo neanche un minuto – spiega Andrea, un’altra vittima – ci siamo visti piombare addosso una quindicina di giovani armati di mazze da baseball, spranghe di ferro e un martello”.

Prima le minacce, poi le botte. “Ci intimidiscono al grido di ‘da qui non uscite vivi’ e ‘vi spacchiamo la faccia‘ – continua Vladimiro – In seguito ci intimano di inginocchiarci, ma subito dopo di andarcene. Quando tentiamo la fuga sono iniziate le mazzate”. Contusioni pesanti, tutte refertate dai medici del pronto soccorso. Il protagonista dell’azione contro il manifesto di Sharon subisce il colpo più duro: una mazza gli apre una ferita sulla nuca ricucita con alcuni punti di sutura. Gli altri se la cavano con ematomi, lividi e escoriazioni sulla schiena e sugli arti. Di corsa riescono a raggiungere il gabbiotto dei Carabinieri di fronte alla Sinagoga, i militari li soccorrono, chiamano il 118 e in ambulanza arrivano all’ospedale.

Sono finalmente al sicuro e sanno che poteva andare molto peggio, rimane lo spavento e una serie di interrogativi. Primo su tutti l’identità degli aggressori: “Non avevano simboli politici, ma barbe folte e alcuni di loro indossavano la kippah (tradizionale copricapo ebraico, ndr)”, ricostruisce Vladimiro che continua: “La cosa che più ci ha colpito, a parte la violenza, è il fatto che sembrava un’azione coordinata e premeditata, come se ci stessero aspettando. Il capobanda a un certo punto ha intimato ai suoi sgherri di andare a prendere altre spranghe nascoste in un’auto posteggiata lì vicino”.

A differenza del pestaggio di novembre 2012, le vittime non sono riuscite a filmare l’aggressione e, in assenza di immagini, le uniche prove sono i loro ricordi. Infatti per il numero uno della comunità ebraica sono “episodi tutti da verificare, sarà stata una rissa da sabato sera”. Poi Pacifici si lancia in un paragone quanto mai azzardato: “Se qualcuno va a togliere una bandiera sotto Casa Pound, secondo lei cosa succede? La provocazione viene fatta passare indenne?”. Come se la sede dei fascisti del terzo millennio e le vie di un rione di Roma fossero la stessa cosa, luoghi in cui all’occorrenza si può anche fare valere la legge del taglione.

“Non avrei dovuto strappare quel manifesto e mi assumo la responsabilità del mio gesto”, ammette Vladimiro che però non riesce a capacitarsi “come nel 2014 certa gente possa considerare parte della città ‘roba loro’ tanto da auto-organizzare gang di delinquenti”. In attesa delle indagini dei Carabinieri, ai quali le vittime hanno sporto denuncia, la risposta la fornisce sempre Pacifici: “Questa è una comunità che in qualche maniera si deve tutelare. Conosciamo bene i gruppi neonazisti di Roma. Se vengono qui trovano qualcuno che li aspetta, fa parte del gioco”. Ma non chiamatele ronde.

thanks to: ilfattoquotidiano

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Ascolta l’intervista a Moni Ovadia di radioradicale.it

Diceva don Primo Mazzolari che “la libertà è l’aria della religione”. Non era ebreo, come non lo era George Orwell che in appendice alla Fattoria degli animali scrive: “Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire”. L’eco di queste frasi si sente entrando nella casa di Moni Ovadia a Milano. Per dar seguito al nome pacifista, il cane Gandhi si accomoda sul divano insieme a un paio di gatti; il caffè bolle, l’attore con il capo coperto racconta la storia del festival promosso dalla comunità ebraica che si è svolto alla fine di settembre a Milano, Jewish and the city. “Qualcuno, durante una riunione tra gli organizzatori ha posto il veto alla mia presenza. E gli altri hanno ceduto”.

Perché?
Per le mie posizioni critiche nei confronti del governo Netanyahu. Le violazioni del diritto internazionale, mi riferisco al-l’occupazione e alla colonizzazione dei territori palestinesi, durano da oltre cinquant’anni. Ho imparato dai profeti d’Israele che bisogna essere al fianco dell’oppresso. Io esprimo opinioni, non sono depositario di nessuna verità. Penso però che questa situazione sia tossica. Per i palestinesi, che sono le vittime, ma anche per gli israeliani: non c’è niente di più degradante che fare lo sbirro a un altro popolo. Aggiungo però che io m’informo esclusivamente da fonti israeliane. Non palestinesi: gli ultrà palestinesi sono i peggiori nemici della loro causa. Apprezzo molto due giornalisti israeliani di Haaretz, Gideon Levy e Amira Hass. Quello che dico io, rispetto a quello che scrivono loro, è moderato. Bene: vivono in Israele, scrivono su un quotidiano israeliano, sono letti da cittadini israeliani e pubblicati da un editore israeliano.

È iscritto alla Comunità ebraica di Milano?
Sì, per rispetto dei miei genitori. Ma ho deciso di andarmene. Io non voglio più stare in un posto che si chiama comunità ebraica ma è l’ufficio propaganda di un governo. Sono contro quelli che vogliono “israelianizzare” l’ebraismo. Ho deciso di lasciare, come ha fatto Gad Lerner a causa della mancata presa di posizione dei vertici milanesi dopo l’uscita di Berlusconi al binario 21, nel Giorno della Memoria.

Dicono che le sue critiche a Israele nascono dal desiderio di avere consensi, successo, denaro.
Ma oggi chi è a favore della causa palestinese? La sinistra? Nemmeno più Vendola lo è! E allora dove sarebbe il grande pubblico che mi conquisto? Più ho radicalizzato le mie critiche, più il mio lavoro è diminuito, mi riferisco agli ingaggi e non al pubblico. Il teatro è per tutti, il teatrante è un cittadino e come tale ha diritto alle sue idee.

Lei non è abbastanza “carino”?
Per niente, ma non si parla di cose carine. Il comportamento della comunità internazionale nei confronti del popolo palestinese è semplicemente schifoso. Nel 2000 intervistai per il Corriere della Sera un colonnello della Golani, le teste di cuoio d’Israele. Mi disse: “Se tu hai un bazooka in mezzo ai denti e un mitragliatore tra le chiappe, ci sono almeno due modi per uscirne”. Da militare m’insegnò che se si vuole fare la pace, si riesce. Se io dicessi che il governo Netanyahu è un po’ birichino, ma non così tanto, diventerei immediatamente il più grande artista ebreo italiano. Invece offendono i miei spettacoli.

È vero che riceve minacce?
Appena scrivo qualcosa, sul mio sito arriva di tutto: minacce, insulti, parolacce. I termini sono sempre “rinnegato”, “traditore”, “nemico del popolo ebraico”. Ho criticato l’episodio del bimbo palestinese di cinque anni che aveva lanciato una pietra ed era stato portato via da undici militari israeliani. Mi hanno scritto: “Avesse potuto quella pietra arrivare sul tuo cervello marcio”. Questi sono i termini, mai risposte nel merito. Mia moglie, che gestisce la mia pagina Facebook, spesso non me li fa leggere, li cancella e basta.

Sono ebrei quelli che la insultano?
La gran parte sì.

Aver subito la discriminazione non è servito a nulla?
Si, ma paradossalmente questo ha un aspetto positivo. Significa che gli ebrei sono come tutti gli altri. Si trovano in una condizione in cui il nazionalismo è a portata di mano? Diventano i peggiori nazionalisti, malgrado la Torah condanni l’idolatria della terra. L’ebraismo è una cosa, lo Stato d’Israele un’altra. Qualcuno ha sostituito la Torah con Israele. Il buon ebreo, dunque, non è quello che segue la Torah, ma quello che sostiene Tel Aviv. I sinceri democratici – tipo La Russa – sono amici d’Israele. E non importa se fino a poco tempo fa facevano il saluto romano inneggiando a quelli che hanno sterminato la nostra gente.

Dell’affaire Vauro cosa pensa?
La vignetta su Fiamma Nirenstein prendeva in giro la disinvoltura con cui una donna, appassionatissima della causa israeliana, può sedere in Parlamento accanto a uno come Ciarrapico, che non ha mai smesso di dirsi fascista. Ha fatto benissimo Vauro a querelare chi gli dava dell’antisemita. Non solo perché ha vinto in due gradi di giudizio, ma perché l’accusa di antisemitismo è troppo grave per usarla a sproposito.

Lei cosa chiede?
Vorrei essere criticato – non calunniato o insultato – ma rispettato. Vorrei semplicemente avere il diritto di dire la mia opinione e potermi confrontare.

Da Il Fatto Quotidiano del 5 novembre 2013

Gli ebrei non sono una razza ma l’identità ebraica è razzista

di Gilad Atzmon

Questa settimana siamo venuti a sapere che le quattro principali fondatrici degli ebrei Aschenaziti hanno origini in Europa tra 10.000 e 20.000 anni fa. Così come la maggiorparte dei fondatori minori, come riporta uno studio. Solo l’8% del DNA mitocondriale mostra segni di provenienza dal Vicino Oriente.

Gil Atzmon, dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, che ha guidato la ricerca, ritiene che ci siano alcune evidenze di conversioni di massa al giudaismo in passato, specialmente di donne, in ogni parte del Mediterraneo. Che portarono circa 6 milioni di cittadini, o un decimo della popolazione romana, a divenire ebrea.

Il significato pratico di questa informazione è semplice e lontano dall’essere nuovo. Gli ebrei Aschenaziti non sono semiti e non hanno origini in Palestina. Inutile dire che nè Alan Dershowitz nè Max Blumenthal nè io stesso appariamo particolarmente orientali. Così se gli ebrei non sono nè una razza ne semiti cos’è che li tiene insieme? La risposta è un’estrema forma di etnocentrismo alias razzismo. In breve, gli ebrei non sono una razza, ma la cultura ebraica secolare è razzista fino all’osso.

Sia il Sionismo sia il cosidetto “anti” stanno operando dentro cellule etnocentriche e strettamente raziali. Israele è uno stato solo per ebrei, ma i suoi avversari il JVP, IJAB, il Jewish Socialist Group, ecc. sono similmente assemblee politiche solo per ebrei.

Ma se la politica ebraica è razzista, di elitè e spesso violenta, cosa legittimizza esattamente il suo mantra antirazzista?

Jews Are Not a Race But Jewish Identity is Racist

By Gilad Atzmon

We were informed this week that the four major female founders of the Ashkenazis show roots in Europe 10,000 to 20,000 years ago. So do most of the minor founders, the study found. Only 8% of the mitochondrial DNA shows signs of being from the Near East.

Gil Atzmon, of the Albert Einstein College of Medicine in New York, who led the research, argued that there had been some evidence of mass conversions, especially of women, to Judaism throughout the Mediterranean in the past. That resulted in about 6 million citizens, or a tenth of the Roman population, who were Jewish.

The practical meaning of this information is simple and far from being new. Ashkenazi Jews are not Semitic and have no roots in Palestine. Needless to say that neither Alan Dershowitz nor Max Blumenthal or myself look particularly oriental. So if Jews are neither a race nor Semitic what is it that bonds them together? The answer is an extreme form of tribal ethnocentrism AKA racism. In short, Jews are not a race but Jewish secular culture is racist to the bone.

Both Zionists and the so-called ‘anti’ are operating within ethnocentric and racially exclusive cells. Israel is the Jews-only State, but it opponents the JVP, IJAB, Jewish Socialist Group etc. are similarly Jews-only political gatherings.

But if Jewish politics is racist, exclusive and often abusive, what exactly legitimizes its anti-racist mantra?

thanks to: Gilad Atzmon

Gli americani danno 274 milioni di dollari per aiutare le colonie israeliane. Nuovo rapporto

di Adri Nieuwhof

Un nuovo rapporto ha scoperto che organizzazioni di destra sono divenute una parte importante della macchina propagandistica del governo israeliano.

La coalizione di governo formata in Israele all’inizio di quest’anno ha istituito un ministero per la “diplomazia pubblica”, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra lo Stato e gruppi, nominalmente indipendenti, che supportano il sionismo. Un rapporto pubblicato oggi dall’Alternative Information Center di Gerusalemme documenta come la classe dirigente del ministero si attiene a una tendenza decennale per cui il governo ha sempre più attribuito compiti a determinate organizzazioni.

Uno dei migliori esempi di questa collaborazione riguarda il gruppo di coloni Elad. Conosciuta anche come Ir David Foundation, alla Elad è stata data la responsabilità formale per la gestione del parco del Regno di Davide nel quartiere di Silwan a Gerusalemme Est. I tentativi dell’Elad di confermare che vi si possono rinvenire i resti di un antico regno ebraico sono stati usati come pretesto per espellere i palestinesi in modo tale che nell’area possano subentrarvi i coloni.

Nonostante che parte del lavoro dell’Elad degli ultimi anni sia stato finanziato direttamente dal governo israeliano, essa non divulga tutti i dettagli del suo finanziamento

Estremisti

Secondo l’Alternative Information Center, organizzazioni similari sono subordinate al sostegno di estremisti negli Stati Uniti.

Im Tirtzu è un gruppo guidato dai coloni, che è noto per aver accusato di antisemitismo coloro che criticano Israele. E’ in qualche modo ironico il fatto che la principale fonte del bilancio di Im Tirtzu degli ultimi anni sia costituita dai Cristiani Uniti per Israele (CUFI), il cui fondatore, il predicatore John Hagee, con sede nel Texas, ha fatto dichiarazioni di natura antisemitica. Egli ha scritto, per esempio, che gli ebrei hanno attirato su di sé l’olocausto per la loro “disobbedienza” a Dio.

La cifra di 375.000 shekel (103.000 dollari), la più grande donazione singola a Im Tirtzu nel 2009, è arrivata dal CUFI.

L’Alternative Information Center cita dati che indicano che, tra il 2002 e il 2009, le organizzazioni americane registrate hanno trasferito alle colonie israeliane nella West Bank e a Gaza circa 274 milioni di dollari. Queste donazioni hanno goduto del titolo all’esenzione fiscale.

Negli Stati Uniti, i gruppi di destra spesso possono registrarsi come enti di beneficenza , investendo parte del loro bilancio “in progetti sociali” per i coloni della West Bank, nonostante il fatto che tali colonie siano illegali secondo il diritto internazionale.

Inoltre, i regolamenti degli Stati Uniti sono meno severi della legge israeliana che prevede che le organizzazioni non governative (ONG) debbano rendere pubblici i resoconti finanziari annuali comprendenti i nomi dei donatori che hanno dato più di 20.000 shekel (5.528 dollari). Veicolare le donazioni tramite i gruppi statunitensi è diventato un modo facile per aggirare l’obbligo di rivelare i nomi dei donatori.

Il rapporto mostra come l’ONG Monitor – un gruppo impegnato ad attaccare chi critica Israele – ha forti connessioni con l’élite politica israeliana.

La ONG Monitor è cominciata come un progetto del Jerusalem Center for Public Affairs, un gruppo di esperti ora diretto da Dore Oro, che ha prestato servizio come ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite. The Electronic Intifada è stata una delle tanti organizzazioni attaccate dalla ONG Monitor.

Segreto
Nel 2010, l’ONG Monitor sollecitò Uri Rosenthal, allora ministro degli esteri dei Paesi Bassi, perchè censurasse un’organizzazione cristiana di beneficenza olandese, la ICCO, per l’attribuzione di una borsa di studio a The Electronic Intifada. La ICCO non capitolò di fronte alle pressioni di Rosenthal e l’anno successivo prorogò la borsa di studio per The Electronic Intifada.
Nonostante la sua attenzione rivolta a dove i gruppi considerati ostili a Israele ricevono i loro finanziamenti, la ONG Monitor non rivela la fonte delle sue donazioni e ha chiesto al governo l’autorizzazione a mantenere segreta l’identità dei suoi donatori.

Alcune delle fonti del suo finanziamento sono comunque note. Esse comprendono l’Agenzia Ebraica – un ente impegnato nella colonizzazione della Palestina – e Shari Arison , un miliardario che possiede in Israele la Banca Hapoalim. La maggior parte del denaro usato per fondare il gruppo è venuto da Michael Cherney, un amico intimo dell’ex ministro degli esteri di Israele Avigdor Lieberman.

La ONG Monitor riceve pure finanziamenti significativi provenienti dagli Stati Uniti. Nel 2008 e 2009, essa ha ottenuto in donazioni rispettivamente 1.608.512 shekel (444.586 dollari) e 1.319.676 shekel (364.753 dollari). Uno dei suoi più grandi contribuenti è stato un gruppo denominato Gli Amici Americani della ONG Monitor.


(tradotto da mariano mingarelli)

VIDEO: Private Funding of Right-Wing Ideology in Israel
http://www.youtube.com/watch?v=oyK2jRQE_yE&feature=player_embedded

Fonte: Associazione di Amicizia Italo-Palestinese ONLUS
Articolo originale pubblicato su The Electronic Intifada in data 01.07.2013

thanks to: Mariano Mingarelli

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese ONLUS

The Electronic Intifada

Ebrei – Storia romana e teologica

Radio Kufiah – Puntata 03
– Giornale Radio ed Iniziative
– Editoriale sul nuovo governo dell’ANP guidato da Rami Hamdallah
– Storia romana e teologica

(23/05/2013)

durata 01:36:10

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thanks to: castelliperlapalestina

Ebrei non andate in Israele se tenete alla vita

Guard shoots Jewish tourist in Jerusalem

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Israeli medics carry the body of a Jewish visitor shot dead by a guard on June 21, 2013 near Jerusalem’s Wailing Wall Credit: Ahmad Gharabli/AFP

An Israeli security guard on Friday shot dead a Jewish visitor at Jerusalem’s Western Wall, the holiest site where Jews can pray, apparently mistaking him for a Palestinian militant.

Public radio said that police were seeking to have the guard remanded in custody.

Police spokesman Micky Rosenfeld said that he was being taken in front of a magistrate, but had no further details.

“There was a Jewish guy, an Israeli guy, who was in the bathroom area,” Rosenfeld told AFP.

“He for some reason shouted ‘Allahu Akbar’,” Rosenfeld said. “A security guard drew his weapon and fired several shots at the suspect… He died from his wounds” later.

An acquaintance told army radio the man was a volunteer at a nearby soup kitchen run by the Hassidic Chabad movement.

“He’s a regular here, well-known,” David Dahan said.

“He’s on his own here, his parents are in France.”

Rosenfeld could not immediately confirm reports that the man held both French and Israeli citizenship.

State television identified him as Doron Ben Shloush, a 46-year-old homeless who visited the Wailing Wall frequently.

The shooting took place shortly before 8 am (0500 GMT) as the plaza in front of the Wall filled with worshippers for morning prayers ahead of the start of the Jewish Sabbath at sundown.

The site was closed to the public for more than two hours afterwards.

Paramedic Zeevi Hessed told news website NRG that his team rushed to the scene as reports of a shooting came in.

“When we reached the place, we saw him lying at the Western Wall plaza,” he said. “He had been shot in several parts of his body… Sadly there was nothing we could do but declare him dead.”

Rosenfeld said that an investigation had begun into the shooting.

Public radio quoted the private security guard as telling police investigators that he thought the man was pulling something from his pocket as he shouted, and was about to attack him.

It said that police found nothing suspicious on the man’s person.

Rosenfeld said the circumstances were still unclear.

“We’re looking into the background: why the security officer opened fire and what the motives were of the guy, the 46-year-old — it’s very strange behaviour.”

The Western Wall’s rabbi, Shmuel Rabinovitch, told the Ynet news site: “Regardless of the circumstances, such a case is a terrible tragedy.”

Ynet quoted witnesses it did not identify as saying that the guard did not fire warning shots or attempt to disable the man but shot directly at his chest.

Scambiato per un palestinese. Ucciso un ebreo perché ha urlato “Allah Akbar”

Al-Quds (Gerusalemme) – Ma’an. Nella mattinata di venerdì 21 giugno, un uomo ebreo è stato ucciso da un agente di sicurezza israeliano, nei pressi della moschea di al-Aqsa, a Gerusalemme est.

Secondo le fonti israeliane, l’incidente è avvenuto alle 7:40 del mattino nell’area dei bagni pubblici, nei pressi della moschea di al-Aqsa, a Gerusalemme. L’agente israeliano ha raccontato di aver aperto il fuoco contro l’uomo perché “si è messo le mani in tasca e ha urlato Allah Akbar (Dio è grande)”.

Le fonti hanno aggiunto che i soccorsi sono giunti sul luogo e hanno tentato di rianimare il ferito, tuttavia, a causa della gravità delle ferite, il personale medico non ha potuto fare altro che constatare la morte dell’uomo.

Micky Rosenfeld, portavoce della polizia israeliana, ha confermato la versione dell’agente, aggiungendo che quest’ultimo ha aperto il fuoco contro l’uomo per aver sospettato che si trattasse di un estremista palestinese. Ha dichiarato: “Sembra che l’urlo, Allah Akbar, fosse il motivo per cui l’agente ha estratto la pistola, sparando alcuni colpi contro l’uomo”.

thanks to: AFP

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Il boicottaggio di Israele e le lezioni di storia

La richiesta in Parlamento di un deputato del M5S di boicottare un evento sportivo in Israele, ha suscitato la ire della lobby sionista in Italia. Una scrittrice della Rete degli Ebrei contro l’occupazione rimette in riga chi vuole dare lezioni di storia funzionali al colonialismo israeliano.

Dopo l’intervento in aula di Manlio di Stefano, deputato 5 stelle, il quale chiedeva al ministro dello sport di esprimere solidarietà al popolo palestinese e auspicava un ripensamento riguardo alla decisione di tenere l’incontro di coppa Uefa di calcio under 21 in Israele il 5 giugno di quest’anno, considerato che Israele è un paese che non rispetta i diritti umani e quindi assolutamente inadeguato ad ospitare tale manifestazione, prontamente è arrivato l’attacco di un portavoce della Comunità ebraica di Roma, tale Fabio Perugia. Prima di commentare le sue affermazioni voglio ricordare che la coppa Uefa si dovrebbe giocare nelle città di Gerusalemme,Tel Aviv, Nethania e Petah Tikva, città costruite o espanse su villaggi palestinesi distrutti nel corso della Nakba.

Le affermazioni di Fabio Perugia non sono nuove, essendo parte dei luoghi comuni con i quali Israele e i suoi amici raccontano fin dall’inizio della colonizzazione della Palestina la storia degli eventi che si sono succeduti negli ultimi 65 anni. Non sono nuove eppure ogni volta che le sento mi monta un’indignazione potente nel sentire ancora una volta quelle menzogne che ripetute mille volte pretendono di diventare verità. Secondo il Perugia i grillini dovrebbero andare a lezione di storia e si informano su siti web non “certificati” inciampando nelle più “becere teorie antisemite”. E quale certificazione dovrebbero avere questi siti web incriminati, forse il bollino di “Roma ebraica” o meglio “Informazione corretta”? E’ evidente che qui il Perugia inciampa nella confusione assolutamente voluta tra antisionismo e antisemitismo.

Secondo il punto di vista di Israele e dei suoi amici infatti ogni critica ad Israele, sebbene più che certificata, si inscrive nell’ambito dell’antisemitismo. Per costoro è falso storico il fatto che Israele ha messo in atto da molti anni un ben consolidato regime di apartheid, che espande nel territorio palestinese continuamente le sue colonie, che arresta 700 bambini all’anno giudicati poi da un tribunale militare, che ruba acqua e risorse, che ricorre disinvoltamente alla detenzione amministrativa, che impedisce il libero movimento di merci e persone palestinesi, che demolisce interi villaggi, che toglie ai palestinesi ogni diritto: da quello di possedere una casa a quello di essere certi di essere vivi anche il giorno dopo. In una parola che calpesta quotidianamente e senza rimorsi ogni diritto umano e civile dei palestinesi.

Per quanto riguarda lo sport e altre manifestazioni artistico-letterarie lo schema non cambia. Israele si fa carico di impedirle tutte e se non basta arresta e distrugge come è avvenuto per lo stadio di Gaza bombardato dall’aviazione israeliana nel novembre 2012 e come ben sa il giovane calciatore della nazionale palestinese Mahmoud Sarsak detenuto per 3 anni senza imputazione né processo. Sarsak ora è libero sebbene dopo la detenzione la sua carriera calcistica sia stata distrutta, ma altri due calciatori sono tuttora in carcere. Il Perugia poi afferma che durante la guerra dei 6 giorni Israele non attaccò, ma si difese dall’aggressione dei paesi arabi confinanti salvandosi così dalla distruzione.

Ma questo dovrebbe ribadirlo ai 300mila nuovi profughi palestinesi che durante quella guerra andarono ad aggiungersi a quelli del 48. Forse se ne sentirebbero confortati. Forse si sentirebbero meglio i palestinesi cisgiordani sapendo che l’aver perso anche l’ultimo respiro di libertà e essere finiti sotto occupazione militare servì a salvare l’intero popolo di Israele! In realtà per quanto la narrazione israeliana possa mentire quella fu una guerra di espansione e Israele non fu mai in pericolo.

Ultima perla, la più insultante per ogni libera intelligenza: Israele si è ritirata dalla striscia di Gaza lasciandola al controllo delle varie autorità palestinesi. Ora secondo questa logica si dovrebbe poter liberamente esercitare l’amministrazione del proprio territorio avendo il controllo militare dell’occupante sullo spazio aereo, sul mare, sui confini, sulla terra e malgrado un embargo che impedisce di portare nella Striscia una lunga lista di prodotti, molti necessari alla vita, altri specificamente punitivi e arbitrari, malgrado l’impossibilità di libera circolazione sia degli abitanti di Gaza sia di chiunque voglia andarci. Se questo si chiama pace in cambio di territori, si sono dimenticati di aggiungere che la pace auspicata è la pace eterna per i gazawi. In realtà le colonie furono spostate da Gaza solo per poterle maggiormente espandere in Cisgiordania, perchè per Israele era troppo dispendioso mantenerle e infine perchè così le incursioni a tappeto come quella di “Piombo fuso” e molte altre non rischiavano di colpire neppure per sbaglio i coloni. Chiunque sia appena un po’ informato sa bene che nessuna autorità palestinese esercita un vero controllo sia in Cisgiordania sia a Gaza e niente può fare che non voglia Israele. Per concludere non è chi è a capo di 5 stelle che deve mandare a lezione di storia i propri parlamentari, ma sono questo propagandisti di menzogne che devono convincersi che non si può nascondere sempre la verità sotto un tappeto sdrucito dal tempo e consumato dall’ipocrisia e dall’odio per la giustizia e per chiunque contrasti i loro interessi colonialisti.

thanks to: Miriam Marino

rete Ebrei contro l’Occupazione

contropiano

Cenni storici sulla Palestina nell’età romana + Speciale Prigionieri politici

Radio Kufiah – Puntata 02
– Giornale Radio ed Iniziative
– Cenni storici sulla Palestina nell’età romana
– Speciale Prigionieri politici

(23/05/2013)

durata 01:51:43

Radio Default

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thanks to: castelliperlapalestina

Gli Ebrei, i bambini e l’antisemitismo.

“Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.” Mat 2,16

 
L’odio che gli israeliani nutrono nei confronti dei bambini è leggendario soprattutto se si tratta di bambini palestinesi.
 
Come denuncia l’organizzazione per i diritti umani B’Tselem un altro caso di abuso nei confronti di minori si è verificato in Palestina ad opera di israeliani.
Il giorno 29 giugno ad Hebron un bambino palestinese di nome Abdel è stato aggredito e picchiato da due soldati dello IOF.
Non è la prima volta che bambini palestinesi subiscono soprusi, quando non sono uccisi dal fosforo bianco o dalle bombe a grappolo, sono i soldati o i coloni ebrei occupanti a colpirli direttamente.
 
Ma come mai odiano così tanto i bambini?
 
Tutta colpa del fanatismo religioso.
 

I bambini gentili (non ebrei) sono animali.Yebamoth 98a (Talmud).
Quando un ebreo uccide un gentile (non ebreo) non ci sarà pena di morte, quello che un ebreo prende da un gentile (non ebreo) può tenere. Sanhedrin 57a(Talmud).
Se un gentile (non ebreo) picchia un ebreo, il gentile (non ebreo) deve essere ucciso. Sanhedrin 58b(Talmud).
Se un ebreo è tentato di fare il male, egli dovrebbe andare in una città dove non è conosciuto e fare il male lì.Moed Kattan 17a(Talmud).

Sono queste le frasi che molti fanatici ebrei ultra ortodossi insegnano ai loro figli fin da piccoli. Sono le idee razziste ed antisemite che le varie sette ebraiche promulgano da migliaia di anni trovando l’humus ideale del loro proselitismo nell’ignoranza dell’insegnamento religioso coatto che i moderni figli di Israele sono costretti ad apprendere.

“I non ebrei sono nostri nemici, i non ebrei sono nostri nemici” ripetono loro continuamente. Fin quando non li costringono a frequentare il servizio militare obbligatorio, e ad imbracciare un fucile. In quel caso il tono delle loro parole diventa più minaccioso: «I non ebrei (palestinesi) sono nostri nemici e nemici della patria, difendi la patria, difendi la nostra patria, uccidi i palestinesi, uccidili tutti, uccidi i grandi e uccidi i piccoli, meglio ammazzarli da piccoli».

Proprio quei palestinesi, semiti come gli ebrei, come tutti coloro che parlano lingue semitiche, arabi, ebrei, etiopi, ecc.

Quegli arabi che secondo lo storico israeliano Shlomo Sand sarebbero discendenti degli antichi Israeliti, la maggior parte dei quali convertitasi all’Islam quando questa religione si diffuse in Palestina.

Se ciò non bastasse lo “Stato d’Israele” favorisce la discriminazione razziale antisemita fuori e dentro i confini utilizzando le stesse fonti religiose come sistema giuridico nazionale (halakah). Infatti Israele non ha e non ha mai avuto una Costituzione, per il semplice motivo che se l’avesse dovrebbe riconoscere a tutti i cittadini gli stessi diritti e gli stessi doveri, ovvero anche ai cittadini non ebrei.

Ma è con la propaganda (hasbara) che si raggiunge il picco dell’assurdità: i palestinesi da vittime dell’odio e della violenza diventano carnefici, pericolosi terroristi che si aggirano sulle colonne dei principali quotidiani locali ed occidentali. I media sionisti occidentali soprattutto, offrono il meglio di sé quando si tratta di nascondere le atroci conseguenze dell’occupazione ebraica del territorio palestinese, moderna riproposizione dei sempre citati, giammai dimenticati campi di sterminio nazista.

Proprio spostando l’attenzione della comunità internazionale dalla verità sul “campo” costoro riescono a far scomparire le violazioni dei diritti umani fondamentali che sistematicamente si ripetono da ormai più di 64 anni in quella che una volta veniva chiamata Terra Santa. E le discriminazioni nei confronti dei bambini ne sono un esempio lampante, uccisi, arrestati, seviziati, torturati, i crimini che tutte le organizzazioni internazionali per i diritti umani condannano continuano ad essere la regola in Palestina. Mentre il mondo dalle radici giudaico cristiane guarda altrove, alla minaccia nucleare iraniana, al terrorismo islamico delle varie Al Qaeda nel Maghreb, Al Qaeda nel Sahel, Al Qaeda nel Texas…

 
«Lasciate che i piccoli vengano a me
e non glielo impedite,
perché a chi è come loro
appartiene il regno di Dio», dice il Signore.      Mc 10,14

Spiegateglielo che si tratta di una allegoria, prendono sempre tutto alla lettera questi ebrei.

Gli studenti dell'Università di Tel Aviv sfidano la legge israeliana e commemorano la Nakba, la catastrofe del popolo palestinese

La commemorazione che si è tenuta il 14 maggio all’Università di Tel Aviv è storica. Invece di festeggiare la giornata dell’indipendenza di Israele, gli studenti hanno organizzato un’iniziativa di ricordo della Nakba, cioè la catastrofe vissuta dal popolo palestinese, sradicato e spossessato, dopo la creazione dello Stato israeliano nel 1948.

Organizzata all’ingresso dell’università, la cerimonia è stata un’iniziativa degli studenti di Hadash, la coalizione diretta dai comunisti,ma ha saputo allargare la partecipazione, dal momento che un migliaio di studenti, ebrei e arabi, sono accorsi a ricordare questo momento doloroso della storia del popolo palestinese.

Un atto coraggioso poiché, dopo la “Legge sulla Nakba” approvata in marzo dalla Knesset, ogni commemorazione della giornata dell’indipendenza israeliana come un giorno di lutto è considerata un delitto.

Di fronte alla mobilitazione studentesca, l’Università ha tollerato l’avvenimento imponendo però condizioni draconiane: rifiuto del raduno originale vicino al palazzo delle scienze sociali, remunerazione degli agenti della sicurezza dell’università da parte degli studenti, e anche la proibizione di affiggere manifesti, simboli e bandiere.

L’iniziativa non è stata disturbata se non da una contro-manifestazione organizzata da un centinaio di militanti dell’estrema destra sionista che hanno insultato i manifestanti, gridando “Ritornate in Siria”, “No all’Islam fascista” e anche “Traditori di sinistra”.

Tuttavia, la manifestazione, per il numero dei partecipanti e il suo carattere ecumenico è stata senz’altro un successo. Poiché la commemorazione non è stata concepita come una manifestazione comunitaria, ma piuttosto come una dimostrazione di unità tra ebrei e arabi attorno ad una catastrofe umanitaria.

Si tratta di un’idea nuova, di una cerimonia in sede universitaria non solo per gli studenti arabi, ma per tutti” ha dichiarato prima dell’iniziativa Safi Kadaan, studente di sociologia e uno degli organizzatori.

Parliamo di una catastrofe di cui tutta l’umanità deve essere cosciente. Il contesto storico sarà presente durante la cerimonia, nessun inno sarà cantato, poiché si tratta di una questione umana, non solamente di una questione nazionale”, ha aggiunto Safi Kadaan.

Un’altra organizzatrice dell’iniziativa, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Israele, Noa Levy, studentessa di diritto, si esprime sulla stessa linea, insistendo sul riconoscimento di questa tragedia:

L’idea che sta dietro la cerimonia, è che ci deve essere il riconoscimento concreto delle sofferenze e del dolore che ha causato il governo alle persone che vivevano su queste terre. E’ meno una questione politico- nazionale, e più una questione del riconoscimento della tragedia che si è sviluppata qui da noi”.

Noa Levy conclude affermando la necessità di rafforzare l’unità tra Ebrei e Arabi contro i partigiani dello status quo colonialista:

Ogni anno, diverse formazioni politiche organizzano iniziative centrate sulla Nakba, relegando in un angolo un punto essenziale delle relazioni tra Ebrei e Arabi. Ciò che non è mai stato fatto è commemorare la Nakba in un altro modo, rendendola accessibile al pubblico israeliano: una avvenimento per ricordare la tragedia e le grandi sofferenze subite da coloro che stavano qui prima del 1948, dei quali molti sono ancora vivi”.

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