Un futuro di Pace e Disarmo: le domande della nostra Rete ai candidati e candidate delle Elezioni Politiche 2018

Domande dirette ai candidati ed alle candidate, sui temi di Pace e Disarmo propri dell’azione della nostra Rete
Fonte: Rete Italiana per il Disarmo – 20 febbraio 2018

Le organizzazioni aderenti alla Rete Italiana per il Disarmo, riunite nella loro Assemblea periodica, hanno deciso di sottoporre ai Candidati alle prossime elezioni politiche una serie di quesiti e di proposte sui temi di lavoro della Rete stessa. Ai candidati si chiede di esprimere la propria posizione sulle domande specifiche e di considerare queste tematiche come fondamentali per il lavoro parlamentare nella prossima legislatura.

La Rete italiana per il Disarmo diffonderà le risposte ottenute e continuerà a sollecitare gli eletti sui punti proposti anche dopo il 4 marzo. Le questioni sono poste sotto forma di domanda su un aspetto specifico, anche se ovviamente fanno riferimento a tematiche più generali.
I candidati possono inviare le proprie risposte a segreteria@disarmo.org

Controllo dell’export militare italiano, giunto ai massimi degli ultimi decenni e sempre più diretto in aree problematiche o di conflitto

Il candidato/a è disponibile a promuovere un blocco delle vendite di armi italiane alle parti coinvolte nel sanguinoso conflitto in Yemen, come richiesto da diverse risoluzioni del Parlamento Europeo e come deciso recentemente anche nell’accodo di “Grosse Koalition” in Germania? Questa decisione sanerebbe la palese violazione della legge 185/90 (che impedisce l’export militare verso Paesi in conflitto armato) e fermerebbe la complicità italiana in una delle più devastanti guerre in corso, che ha prodotto una crisi umanitaria tra le più gravi degli ultimi decenni. In generale sul tema dell’export di armamenti sarebbe necessario un miglioramento in termini di trasparenza e responsabilità nelle autorizzazioni governative.

Riduzione della spesa militare, sempre in aumento negli ultimi anni e sempre più destinata all’acquisto di nuovi armamenti (con fondi extra Bilancio della Difesa)

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che puntino a diminuire del 10% la spesa militare italiana destinando i fondi così recuperati al welfare, alla scuola, alla sanità, alla cooperazione internazionale (come richiesto in particolare dalla Global Campaign on Military Spending)? Una tale riconversione della spesa pubblica garantirebbe il sostegno a politiche pubbliche più utili e convenienti per i cittadini, oltre che un sostegno fattivo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dalle Nazioni Unite.

Ridefinizione di obiettivi e strumenti delle missioni su suolo estero del nostro Paese

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che ridefiniscano scopi, strumenti, approcci delle missioni militari (e non solo) all’estero cui l’Italia partecipa, aprendo un dibattito pubblico e trasparente sulla questione? Le nostre truppe sono in Iraq da 15 anni (costo totale 3 miliardi di euro) e in Afghanistan da 16 anni (costo 8 miliardi €) e il costo annuale delle missioni è di 1,3 miliardi. In particolare il candidato  concorda nel voler ridiscutere la missione militare in Niger, del tutto problematica per la sua dubbia accoglienza in quel Paese e per la sua discutibilissima funzione?  Questi fondi si sarebbero potuti utilizzare più efficacemente per risolvere i problemi di tali aree geopolitiche investendo in cooperazione e sviluppo economico, ma soprattutto potenziando le missioni civili per il rafforzamento di istituzioni democratiche e inviando Corpi Civili di Pace a sostegno della società civile locale, per percorsi di pace e riconciliazione.

Partecipazione dell’Italia a processi concreti di disarmo nucleare globale

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che spingano il prossimo Governo a ratificare il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, approvato il 7 luglio 2017 dalle Nazioni Unite e già ratificato da alcuni Paesi tra cui lo Stato della Città del Vaticano? Con l’adesione al Trattato, che entrerà in vigore dopo la ratifica da parte di 50 stati, si contribuirà a promuovere il dialogo e la diplomazia, rafforzando un sistema di relazioni internazionali fondato sulla multilateralità, sul disarmo, sulla sicurezza umana. Per far questo, l’Italia dovrà prima negoziare con gli Stati parte del Trattato stesso la rimozione delle armi nucleari oggi dislocate in Italia, stringendo un accordo con scadenze precise e vincolanti.

Azioni di definanziamento della produzione di ordigni problematici ed inumani come le mine anti-persona e le cluster bombs

Il candidato/a è disponibile a sostenere l’immediata approvazione (con le opportune correzioni dopo il re-invio alle Camere del precedente testo con vizi di costituzionalità da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) del ddl “Divieto di finanziamento delle imprese che svolgono attività di produzione, commercio, trasporto e deposito di mine-antipersona ovvero di munizioni o sub-munizioni a grappolo”? Si tratta della legge più avanzata in materia, nata dalla volontà di migliorare quella che a livello internazionale veniva già riconosciuta come una buona pratica, ossia la legge italiana di ratifica della Convenzione sulle Munizioni Cluster (legge 95/2011 art 7) in cui l’assistenza finanziaria ai produttori di bombe cluster viene indicata come reato penale.

Messa al bando preventiva di armi completamente autonome

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che spingano il prossimo Governo a farsi promotore a livello internazionale di norme che mettano al bando preventivamente sistemi d’arma completamente autonomi che non richiedono l’intervento umano (i cosiddetti “Killer robots”)?

Difesa civile non armata e nonviolenta

Il candidato/a è disponibile a sostenere l’iter istituzionale della proposta di legge (precedentemente di iniziativa popolare, al momento di iniziativa parlamentare e già incardinata nelle competenti Commissioni della Camera dei Deputati) per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta? Si tratterebbe di una inedita innovazione istituzionale che finalmente darebbe valore all’opzione della difesa civile della Patria (a cui la Corte Costituzionale ha attribuito pari dignità rispetto alla difesa militare e a cui la legge istitutiva del Servizio Civile Universale chiama il Governo a dare attuazione) realizzando l’obiettivo di 100.000 giovani all’anno in Servizio Civile Universale volontario, costituendo un Istituto di Ricerca su Pace e Disarmo e consolidando la sperimentazione in corso di Corpi Civili di Pace.

Azioni di controllo sull’utilizzo dei droni armati

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che vadano a definire regole di ingaggio e catena di comando relativamente all’utilizzo di droni armati, promuovendo nel contempo un divieto assoluto di cosiddette “uccisioni extra-giudiziali” in aree di conflitto e non? L’Italia sarà il terzo Paese occidentale della NATO (dopo USA e Regno Unito) a dotarsi di droni armati (la conclusione delle procedure di armamento è prevista in queste settimane) ma non dispone ancora di norme chiare e trasparenti sull’utilizzo di questi mezzi, sempre più importanti nei conflitti contemporanei e di cui il nostro Paese costituisce un “hub” internazionale nevralgico con la base di Sigonella.

Domande dirette ai candidati ed alle candidate, sui temi di Pace e Disarmo propri dell’azione della nostra Rete
Fonte: Rete Italiana per il Disarmo – 20 febbraio 2018

Le organizzazioni aderenti alla Rete Italiana per il Disarmo, riunite nella loro Assemblea periodica, hanno deciso di sottoporre ai Candidati alle prossime elezioni politiche una serie di quesiti e di proposte sui temi di lavoro della Rete stessa. Ai candidati si chiede di esprimere la propria posizione sulle domande specifiche e di considerare queste tematiche come fondamentali per il lavoro parlamentare nella prossima legislatura.

La Rete italiana per il Disarmo diffonderà le risposte ottenute e continuerà a sollecitare gli eletti sui punti proposti anche dopo il 4 marzo. Le questioni sono poste sotto forma di domanda su un aspetto specifico, anche se ovviamente fanno riferimento a tematiche più generali.
I candidati possono inviare le proprie risposte a segreteria@disarmo.org

Controllo dell’export militare italiano, giunto ai massimi degli ultimi decenni e sempre più diretto in aree problematiche o di conflitto

Il candidato/a è disponibile a promuovere un blocco delle vendite di armi italiane alle parti coinvolte nel sanguinoso conflitto in Yemen, come richiesto da diverse risoluzioni del Parlamento Europeo e come deciso recentemente anche nell’accodo di “Grosse Koalition” in Germania? Questa decisione sanerebbe la palese violazione della legge 185/90 (che impedisce l’export militare verso Paesi in conflitto armato) e fermerebbe la complicità italiana in una delle più devastanti guerre in corso, che ha prodotto una crisi umanitaria tra le più gravi degli ultimi decenni. In generale sul tema dell’export di armamenti sarebbe necessario un miglioramento in termini di trasparenza e responsabilità nelle autorizzazioni governative.

Riduzione della spesa militare, sempre in aumento negli ultimi anni e sempre più destinata all’acquisto di nuovi armamenti (con fondi extra Bilancio della Difesa)

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che puntino a diminuire del 10% la spesa militare italiana destinando i fondi così recuperati al welfare, alla scuola, alla sanità, alla cooperazione internazionale (come richiesto in particolare dalla Global Campaign on Military Spending)? Una tale riconversione della spesa pubblica garantirebbe il sostegno a politiche pubbliche più utili e convenienti per i cittadini, oltre che un sostegno fattivo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dalle Nazioni Unite.

Ridefinizione di obiettivi e strumenti delle missioni su suolo estero del nostro Paese

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che ridefiniscano scopi, strumenti, approcci delle missioni militari (e non solo) all’estero cui l’Italia partecipa, aprendo un dibattito pubblico e trasparente sulla questione? Le nostre truppe sono in Iraq da 15 anni (costo totale 3 miliardi di euro) e in Afghanistan da 16 anni (costo 8 miliardi €) e il costo annuale delle missioni è di 1,3 miliardi. In particolare il candidato  concorda nel voler ridiscutere la missione militare in Niger, del tutto problematica per la sua dubbia accoglienza in quel Paese e per la sua discutibilissima funzione?  Questi fondi si sarebbero potuti utilizzare più efficacemente per risolvere i problemi di tali aree geopolitiche investendo in cooperazione e sviluppo economico, ma soprattutto potenziando le missioni civili per il rafforzamento di istituzioni democratiche e inviando Corpi Civili di Pace a sostegno della società civile locale, per percorsi di pace e riconciliazione.

Partecipazione dell’Italia a processi concreti di disarmo nucleare globale

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che spingano il prossimo Governo a ratificare il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, approvato il 7 luglio 2017 dalle Nazioni Unite e già ratificato da alcuni Paesi tra cui lo Stato della Città del Vaticano? Con l’adesione al Trattato, che entrerà in vigore dopo la ratifica da parte di 50 stati, si contribuirà a promuovere il dialogo e la diplomazia, rafforzando un sistema di relazioni internazionali fondato sulla multilateralità, sul disarmo, sulla sicurezza umana. Per far questo, l’Italia dovrà prima negoziare con gli Stati parte del Trattato stesso la rimozione delle armi nucleari oggi dislocate in Italia, stringendo un accordo con scadenze precise e vincolanti.

Azioni di definanziamento della produzione di ordigni problematici ed inumani come le mine anti-persona e le cluster bombs

Il candidato/a è disponibile a sostenere l’immediata approvazione (con le opportune correzioni dopo il re-invio alle Camere del precedente testo con vizi di costituzionalità da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) del ddl “Divieto di finanziamento delle imprese che svolgono attività di produzione, commercio, trasporto e deposito di mine-antipersona ovvero di munizioni o sub-munizioni a grappolo”? Si tratta della legge più avanzata in materia, nata dalla volontà di migliorare quella che a livello internazionale veniva già riconosciuta come una buona pratica, ossia la legge italiana di ratifica della Convenzione sulle Munizioni Cluster (legge 95/2011 art 7) in cui l’assistenza finanziaria ai produttori di bombe cluster viene indicata come reato penale.

Messa al bando preventiva di armi completamente autonome

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che spingano il prossimo Governo a farsi promotore a livello internazionale di norme che mettano al bando preventivamente sistemi d’arma completamente autonomi che non richiedono l’intervento umano (i cosiddetti “Killer robots”)?

Difesa civile non armata e nonviolenta

Il candidato/a è disponibile a sostenere l’iter istituzionale della proposta di legge (precedentemente di iniziativa popolare, al momento di iniziativa parlamentare e già incardinata nelle competenti Commissioni della Camera dei Deputati) per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta? Si tratterebbe di una inedita innovazione istituzionale che finalmente darebbe valore all’opzione della difesa civile della Patria (a cui la Corte Costituzionale ha attribuito pari dignità rispetto alla difesa militare e a cui la legge istitutiva del Servizio Civile Universale chiama il Governo a dare attuazione) realizzando l’obiettivo di 100.000 giovani all’anno in Servizio Civile Universale volontario, costituendo un Istituto di Ricerca su Pace e Disarmo e consolidando la sperimentazione in corso di Corpi Civili di Pace.

Azioni di controllo sull’utilizzo dei droni armati

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che vadano a definire regole di ingaggio e catena di comando relativamente all’utilizzo di droni armati, promuovendo nel contempo un divieto assoluto di cosiddette “uccisioni extra-giudiziali” in aree di conflitto e non? L’Italia sarà il terzo Paese occidentale della NATO (dopo USA e Regno Unito) a dotarsi di droni armati (la conclusione delle procedure di armamento è prevista in queste settimane) ma non dispone ancora di norme chiare e trasparenti sull’utilizzo di questi mezzi, sempre più importanti nei conflitti contemporanei e di cui il nostro Paese costituisce un “hub” internazionale nevralgico con la base di Sigonella.

 

Sorgente: Un futuro di Pace e Disarmo: le domande della nostra Rete ai candidati e candidate delle Elezioni Politiche 2018

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Droni a Trapani Birgi per le prossime guerre degli Emiri

Dal 5 luglio, le industrie militari internazionali Piaggio Aerospace e Leonardo-Finmeccanica, con la collaborazione dell’Aeronautica militare italiana, hanno ripreso nell’aeroporto “Cesare Toschi” di Trapani-Birgi  i voli sperimentali del prototipo di drone da guerra P.1HH Hammerhead. L’annuncio è stato fatto dai manager di Piaggio che però non hanno specificato come e sino a quando proseguiranno i test nei prossimi mesi. Recentemente è però stata emessa una notificazione (NOTAM B2914) ai piloti di aeromobili in transito dallo scalo trapanese che annuncia la possibilità di ritardi nelle operazioni di decollo e atterraggio a Birgi “per le attività di velivoli militari UAV senza pilota”, nel periodo compreso tra l’11 giugno e il 30 settembre 2017, cioè proprio nei mesi in cui è maggiore il traffico aereo passeggeri nell’importante scalo siciliano. Proprio a Trapani Birgi, “al fine di garantire il mantenimento dei massimi livelli di sicurezza”, l’Aeronautica italiana effettuerà in autunno lavori di “manutenzione straordinaria sulla pista di volo”, con la conseguente sospensione di tutti i collegamenti aerei da lunedì 6 novembre a lunedì 11 dicembre 2017.
I voli sperimentali dei droni Hammerhead sono ripresi dopo un’interruzione di 13 mesi a seguito del grave incidente verificatosi nella tarda mattinata del 31 maggio 2016, quando un prototipo del velivolo è precipitato in mare a 5 miglia a nord dell’isola di Levanzo (Egadi), una ventina di minuti dopo essere decollato da Birgi. Tra le ipotesi dell’incidente più accreditate, il non funzionamento dei sistemi di controllo volo a distanza. Il 19 marzo 2015, un alto velivolo sperimentale P.1HH era uscito fuori pista durante le prove di rullaggio, causando la temporanea chiusura per motivi di sicurezza dell’aeroporto trapanese e il dirottamento dei voli sullo scalo di Palermo – Punta Raisi. Le prove sperimentali dei droni hanno causato altri gravi disagi al traffico aereo, come rilevato dal personale delle compagnie che operano da Birgi.
I manager di Piaggio Aerospace fanno sapere che la nuova campagna di test nello scalo siciliano è stata avviata in vista della consegna dei droni di guerra alle forze armate degli Emirati Arabi, prevista nel 2018. Il contratto del valore di 316 milioni di euro tra l’industria aerospaziale e ADASI (Abu Dhabi Autonomous Systems Investments) è stato firmato nel marzo 2016 e include il trasferimento di otto velivoli a pilotaggio remoto, forniti di telecamere EO/IR (Electro-Optical Infra-Red), radar e sistemi di comunicazione avanzati. Il contratto comprende anche il supporto logistico integrato e l’addestramento alle operazioni di volo da parte dei tecnici dell’azienda produttrice. Lo scorso anno un prototipo del drone ha raggiunto gli Emirati a bordo di un aereo da trasporto Ilyushin 76, decollato da Trapani Birgi proprio alla vigilia dell’incidente al largo dell’isola di Levanzo.
Nel 2015, Piaggio ha pure annunciato la vendita di tre sistemi P.1HH Hammerhead (sei droni più tre stazioni terrestri) all’Aeronautica militare italiana, ma sino ad oggi il contratto non sarebbe stato formalizzato. Un anno fa circa, in occasione della fiera internazionale aerospaziale “Farnborough Air Show” di Londra, i manager dell’industria hanno ammesso che la consegna dei velivoli alle forze armate italiane potrebbe registrare ritardi proprio a seguito dell’incidente verificatosi alle Egadi.
I velivoli vengono testati a Trapani Birgi dal novembre 2013 da un team civile-militare composto da tecnici di Piaggio Aerospace, Leonardo-Finmeccanica e dell’Aeronautica. Oltre che in Sicilia occidentale, i nuovi droni utilizzano anche l’aeroporto sardo di Decimomannu e i poligoni di Capo San Lorenzo e Perdasdefogu per lo sganciamento di bombe da 250 libbre a guida laser ed infrarosso.
Il P.1HH Hammerhead è il primo velivolo a pilotaggio remoto della tipologia MALE (Medium Altitude Long Endurance) progettato e costruito interamente in Italia. Il drone può raggiungere la quota di 13.700 metri e volare ininterrottamente per 16 ore, ad una velocità massima di 730 km/h. Ogni singolo sistema Hammerhead è composto da due aerei a pilotaggio remoto (Uav, Unmanned Aerial Vehicle), un Ground Control Station e da sistemi integrati di navigazione e missione. “Il drone è stato progettato per missioni di pattugliamento, sorveglianza, ricognizione, acquisizione e analisi dati e per rispondere alle più diverse minacce: dagli attacchi terroristici fino alla lotta all’immigrazione clandestina, alla protezione delle zone economiche esclusive, dei siti e delle infrastrutture critiche, ecc.”, spiegano i manager di Piaggio. “Le apparecchiature montate sul P.1HH lo rendono idoneo per la sorveglianza dei confini e di spazi aperti, ma anche per l’individuazione di specifici obiettivi, e per il monitoraggio ambientale di zone disastrate da catastrofi”. Il drone può tuttavia essere convertito in uno spietato sistema-killer in quanto i radar e i visori a raggi infrarossi prodotti da Selex ES (Leonardo-Finmeccanica) gli consentono d’individuare l’obiettivo, anche in movimento, e di fornire le coordinate per l’attacco aereo o terrestre con missili e bombe a guida di precisione (il velivolo stesso può trasportare sino a 500 kg di armamenti).
L’ex industria italiana Piaggio Aerospace è stata interamente acquisita da Mubadala Development Company, la società di investimenti del governo di Abu Dhabi che è oggi una dei partner strategici del colosso statunitense Lockheed Martin (noto in Italia per essere il produttore dei cacciabombardieri di ultima generazione F-35 e del sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS). Fondata nel 2002 per diversificare le attività economiche, finanziarie e industriali dell’Emirato, la Mubadala Development Company è presieduta dallo sceicco Mohamed Bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi e vicecomandante supremo delle forze armate.

 

Sorgente: Antonio Mazzeo Blog: Droni a Trapani Birgi per le prossime guerre degli Emiri

Thousands of Germans Participate in Anti-Drone Protest Near US Air Base

About 5,000 Germans protested against drone strikes near the US military air base located Germany, local media reported.

BERLIN (Sputnik) — Some 5,000 Germans protested on Saturday near the US military air base located in Ramstein, Germany against drone strikes, local media reported.

Sorgente: Thousands of Germans Participate in Anti-Drone Protest Near US Air Base

Precipitano droni di guerra nei mari siciliani

Gli attivisti no war siciliani avevano inutilmente lanciato l’allarme da tempo ma alla fine i test sperimentali dei droni militari P.1HH HammerHead di Piaggio Aerospace dall’aeroporto “Cesare Toschi” di Trapani Birgi hanno mostrato tutta la loro pericolosità per il traffico aereo e le popolazioni che vivono tra Trapani, Marsala e le isole Egadi. Nella tarda mattinata di martedì 31 maggio un prototipo del velivolo senza pilota (UAV – Unmanned aerial vehicle) è precipitato in mare a 5 miglia a nord dell’isola di Levanzo, una ventina di minuti dopo dopo essere decollato dallo scalo di Birgi. “Non si sono registrati danni a persone o cose e subito dopo l’incidente abbiamo attivato una commissione interna per accertarne le cause in collaborazione con le autorità competenti”, hanno dichiarato i manager di Piaggio Aerospace.

Sempre secondo la società produttrice, il sistema a pilotaggio remoto P.1HH HammerHead può “operare anche su aree densamente popolate in quanto derivato da un aeroplano civile certificato, il Piaggio P-180”. Peccato però che quello accaduto qualche giorno fa non è il primo “inconveniente” al nuovo drone che Piaggio, in collaborazione con Leonardo-Finmeccanica e l’Aeronautica militare italiana, testa in Sicilia occidentale dal novembre 2013. Il 19 marzo 2015, un P.1HH uscì fuori pista durante le prove di rullaggio, causando la temporanea chiusura per motivi di sicurezza dell’aeroporto di Trapani Birgi e il dirottamento dei voli sullo scalo di Palermo – Punta Raisi. Le prove sperimentali dei droni hanno causato altri gravi disagi al traffico aereo, come rilevato dal personale delle compagnie che operano da Birgi.

Il velivolo precipitato al largo di Levanzo del valore di oltre 30 milioni di euro era l’unico dimostratore abilitato al volo nell’ambito del programma di acquisizione da parte del ministero della Difesa di tre sistemi P.1HH (sei velivoli e tre stazioni controllo terrestre), la cui consegna dovrebbe completarsi entro la fine dell’anno. L’HammerHead è il primo velivolo a pilotaggio remoto della tipologia MALE (Medium Altitude Long Endurance) progettato e costruito interamente in Italia. Il drone può raggiungere la quota di 13.700 metri e volare ininterrottamente per 16 ore, ad una velocità massima di 730 km/h. “Il drone è stato progettato per missioni di pattugliamento, sorveglianza, ricognizione, acquisizione e analisi dati e per rispondere alle più diverse minacce: dagli attacchi terroristici fino alla lotta all’immigrazione clandestina, alla protezione delle zone economiche esclusive, dei siti e delle infrastrutture critiche, ecc.”, spiegano i manager di Piaggio. “Le apparecchiature montate sul P.1HH lo rendono idoneo per la sorveglianza dei confini e di spazi aperti, ma anche per l’individuazione di specifici obiettivi, e per il monitoraggio ambientale di zone disastrate da catastrofi”. Il drone può tuttavia essere convertito in uno spietato sistema-killer in quanto i radar e i visori a raggi infrarossi prodotti da Selex ES (Finmeccanica) gli consentono d’individuare l’obiettivo, anche in movimento, e di fornire le coordinate per l’attacco aereo o terrestre con missili e bombe a guida di precisione (il velivolo stesso può trasportare sino a 500 kg di armamenti).

Oltre che da Trapani Birgi i velivoli prodotti da Piaggio decollano per le loro prove sperimentali anche dall’aeroporto sardo di Decimomannu. Stando al calendario delle esercitazioni a fuoco previste nell’isola per il 2016, i tecnici dell’azienda sono impegnati da un paio di mesi nei poligoni di Capo San Lorenzo e Perdasdefogu per i test di “validazione del P1.HH – Attività EWRT, Safe separation simulacri (10) tipo MK81”, verificando così le capacità di sganciamento dagli UAV di bombe da 250 libbre a guida laser ed infrarosso.

Oltre che dall’aeronautica militare italiana, i droni P.1HH Hammerhead sono stati ordinati dalle forze armate degli Emirati Arabi Uniti. Lo scorso mese di marzo, Piaggio Aerospace ha annunciato la firma di un contratto, per un valore di 316 milioni di euro, con ADASI (Abu Dhabi Autonomous Systems Investments) per otto velivoli a pilotaggio remoto, forniti di telecamere EO/IR (Electro-Optical Infra-Red), radar e sistemi di comunicazione avanzati. Il contratto comprende anche il supporto logistico integrato e l’addestramento alle operazioni di volo da parte dei tecnici dell’azienda produttrice. L’assemblaggio dei velivoli avverrà all’interno del grande stabilimento Piaggio di Villanova d’Albenga (Savona), inaugurato il 7 novembre 2014 alla presenza del Presidente del consiglio Matteo Renzi e della ministra della Difesa Roberta Pinotti.

In verità di “italiano” la Piaggio Aerospace ha ormai ben poco, essendo stata interamente acquisita da Mubadala Development Company, la società di investimenti del governo di Abu Dhabi che è oggi una dei partner strategici del colosso statunitense Lockheed Martin (noto in Italia per essere il produttore dei cacciabombardieri di ultima generazione F-35 e del sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS). Fondata nel 2002 per diversificare le attività economiche, finanziarie e industriali dell’Emirato, la Mubadala Development Company è presieduta dallo sceicco Mohamed Bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi e vicecomandante supremo delle forze armate.

L’incidente del drone in Sicilia è avvenuto nelle stesse ore in cui si teneva a Roma un incontro tra le organizzazioni sindacali, il ministero dello Sviluppo economico e i manager di Piaggio Aerospace con oggetto la grave crisi industriale e occupazionale che ha investito l’azienda (oltre 345 i cassaintegrati nei due siti liguri di Villanova d’Albenga e Sestri Ponente). “La caduta in mare del P.1HH non può mettere in discussione i risultati dell’evoluzione svolta fino ad oggi sul drone dalla Piaggio”, ha dichiarato il segretario generale della Uilm di Genova, Antonio Apa. “Ovviamente Uilm è in attesa di verifiche sulle cause che hanno determinato tale incidente ma in ogni caso riteniamo che vadano salvaguardati gli assetti industriali e tutelata l’occupazione dei lavoratori”. Più pessimistiche le considerazioni della segreteria generale Fiom. “Piaggio non vuole chiedere la proroga della cassa integrazione e siamo vicini ad una crisi irreversibile e al fallimento, mentre la prospettiva di salvataggio dell’azienda da parte di Finmeccanica, che sembrava interessata ad investire sui velivoli senza pilota ma non sulla società, è distante e utopica”, spiega l’organizzazione dei metalmeccanici Cgil. Ancora una volta il complesso militare industriale si conferma un’ottima opportunità per moltiplicare gli affari e i profitti di finanzieri e speculatori di borsa, ma un modello di produzione destinato ad espellere nei prossimi anni la stramaggioranza dei suoi occupati.

Sorgente: Pressenza – Precipitano droni di guerra nei mari siciliani

Family of US Drone Victim Ignored After Obama’s Pledge for ‘Full Review’

While the US government claimed responsibility for the deaths of an Italian man killed in a drone strike in Pakistan, it has been one year since the admission and the family has yet to see results.

In January 2015, Warren Weinstein and Giovanni Lo Porto were being held hostage by al-Qaeda when the CIA launched a drone strike against the compound. Both men were killed.

In April of that year, the Obama administration made a rare admission of guilt, saying that surveillance failed to show the presence of the two hostages, and promised a “full review.”

Nearly one year since that promise, Lo Porto’s family says they have had no contact with the US government.

This week, the family filed briefs in court to question the legality of US drone operations beyond declared armed conflicts.

“The statements from the White House were such a clear acknowledgement of the incident and commitment to do something about it,” Andrea Succucci, a leading human rights lawyer in Rome, told the Intercept.

“We want to know the truth, to know what happened, if someone is responsible, and if something could have been done in order to avoid it.”

The briefs include a request for US judicial cooperation and copies of the internal documentation about the incident. While Saccucci is relying on President Obama’s admission of guilt as key evidence, he admits that the likelihood of success is slim.

Saccucci could bring a claim against Italy in the European Court of Human Rights or a civil claim against the US in an Italian court.

Win or lose, the Lo Porto family seeks closure.

“If you lose a son, and you get an explanation, your heart can be at peace. But someone whose son is killed, and everyone washes their hands of it, and no one knows anything?” Daniele Lo Porto, the youngest of four brothers, told the Intercept.

Working for the Red Cross in Pakistan at the time of his capture, Lo Porto’s friends remember him as a kind person in search of a sense of validity in his world.

“It was in his nature to help people,” a friend, Claudia Hille, told the Intercept. “And I think he also wanted to get away from Italy. The international aid community is really open-minded, it’s like a special bubble, and I think he really liked that.”

After hearing Obama’s announcement last April, Daniele said he was outraged.

“My reaction? Anger,” he said.

“Obama said the intelligence service was watching, and yet no one knew anything? How could the Americans not see that there were two other people, the hostages? With the technology they have, can’t they see inside the houses?”

While attorneys work to hold the US government accountable, Daniele doesn’t have much hope.

“America could give us a palace full of money, and it wouldn’t matter. There can be no justice from America.”

Sorgente: Family of US Drone Victim Ignored After Obama’s Pledge for ‘Full Review’