La Russia sospende il Trattato INF in “risposta speculare” all’interruzione statunitense dell’accordo

2 febbraio 2019 15:09 Un lancio di un missile da un sistema russo Iskander. Gli Stati Uniti dicono che 9M729, uno dei missili lanciati da Iskander, viola INF. © Sputnik / StringerIl presidente Vladimir Putin ha detto che Mosca sta fermando la sua partecipazione all’accordo nucleare dell’era della Guerra Fredda dopo la decisione di Washington…

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Mandare armi e militari in Iraq peggiora la situazione

Chiediamo che il Parlamento fermi le scelte del Governo italiano
Fonte: Rete Disarmo – 17 ottobre 2014

Ancora una scelta militare per l’Iraq: secondo le dichiarazioni alla Camera del Ministro Pinotti non solo mezzi e aerei ma anche l’intervento di oltre duecento uomini. Una scelta sbagliata e inaccettabile – soprattutto se non avrà un nuovo vaglio parlamentare – che spinge la Rete Italiana per il Disarmo a rilanciare la richiesta al Governo di maggiori dettagli e una supervisione parlamentare e della società civile sull’invio di materiale bellico, e ora forse di militari, in Iraq.

Tutto questo mentre i recenti bombardamenti sulle postazioni della milizia dello Stato islamico hanno in realtà rafforzato la situazione sul terreno di ISIS piuttosto che indebolirla


Audizione Pinotti Nel corso di un’audizione presso le Commissioni congiunte Esteri e Difesa della Camera la Ministro della difesa Pinotti ha annunciato ieri una importante accelerata quantitativa e qualitativa del supporto militare italiano alla coalizione contro l’Isis in Iraq. Nei prossimi giorni, secondo quanto riferito, nuovi mezzi (aereo per rifornimento, due droni Predator) e soprattutto uomini (circa 200 istruttori) saranno inviati nel teatro delle operazioni della coalizione internazionale a sostegno in particolare dei combattenti curdi. Il tutto senza un nuovo passaggio di voto parlamentare poiché, secondo quanto viene riferito in dichiarazioni dal Ministro, sia dai Presidenti delle Commissioni che dal Governo viene considerato sufficiente il voto avvenuto a metà agosto, in altro contesto e con tutti altri dati a disposizione.

L’audizione del Ministro Pinotti segue di soli pochi giorni il comunicato emesso a seguito del Consiglio Supremo di Difesa che, mancando di indicare le vittime reali delle azioni di pulizia culturale dell’ISIS, appare preoccupato solo dei ‘rischi rilevanti per l’Europa e per l’Italia’ a seguito della pressione militare dell’ISIS in Siria e in Iraq. Una dichiarazione tardiva ed inaccettabile che sarà seguita da un’azione militare illegittima ed inadeguata a proteggere le popolazioni vittime della violenza dell’ISIS. Ci saremmo invece aspettati dal maggior organo consultivo del Presidente della Repubblica un forte e chiaro richiamo sulla sottovalutazione della gravità della situazione per le reali vittime del conflitto e soprattutto per le gravi mancanze del nostro Paese e dei governi dell’Unione europea nel promuove una precisa azione in ambito delle Nazioni Unite secondo la “responsabilità nel proteggere”. Responsabilità che abbiamo chiaramente indicato già da agosto e che non è stata presa in considerazione da parte del Governo Renzi che ha scelto l’invio di armi senza mandato delle Nazioni Unite e una politica forte ad esso connessa.

La Rete italiana per il Disarmo ribadisce ancora una volta che non sarà certo un intervento militare a risolvere la situazione irachena. Anzi, come sottolineano diversi analisti internazionali (dettagli in calce), i recenti bombardamenti sulle postazioni della milizia dello Stato islamico hanno in realtà rafforzato la situazione sul terreno di ISIS piuttosto che indebolirla. Purtroppo oggi in Iraq si vedono i risultati negativi di uno sforzo prettamente militare, senza strategia politica e senza reale impegno diplomatico, della Coalizione internazionale: lo Stato Islamico continua ad avanzare in molte province, e le principali fazioni armate sunnite irachene hanno deciso di non schierarsi apertamente contro di esso. “Rimarranno neutrali tra il governo e l’IS – sottolinea la presidente di Un Ponte per Martina Pignatti – in quanto gli incontri diplomatici con il nuovo governo per dar vita a una coalizione nazionale contro ‘Daesh’ sono falliti. Se le parti accettano di incontrarsi e non trovano un accordo, buona parte della responsabilità va sempre all’assenza di un mediatore forte, capace e credibile: proprio quella è la sedia lasciata vuota dalla comunità internazionale”. In queste settimane il Governo iracheno non è riuscito nemmeno a mantenere l’impegno a fermare i bombardamenti sui quartieri civili di tante città sunnite, e mentre le armi proliferano il tanto auspicato dialogo nazionale si ferma. “Per individuare soluzioni politiche occorre ripartire dall’analisi dei problemi che stanno alla radice di questa guerra – continua Martina Pignatti – come hanno fatto recentemente tanti autori italiani e iracheni del volume “La crisi irachena. Cause ed effetti di una storia che non insegna” a cura di Osservatorio Iraq con la collaborazione di Un ponte per. Con l’intento di approfondire, analizzare e far conoscere l’Iraq al di là delle cronache fredde e immediate, questo volume cerca di tornare alla storia del Paese e dare voce all’altro Iraq che immagina un futuro democratico”.

Comnattimenti Iraq Di particolare preoccupazione l’intenzione di inviare uomini, circa  200 come detto, nel teatro delle operazioni. Se è pur vero che si dovrebbe trattare di addestratori non combattenti è altrettanto chiaro come ciò renda ancora più diretto il coinvolgimento dell’Italia in un’operazione di conflitto, che dovrebbe essere decisa invece esplicitamente dal Parlamento sovrano. A tutto questo si aggiunge anche l’intenzione, annunciata sempre ieri dal Ministro Pinotti, di rinnovare il sostegno ai Peshmerga con nuove spedizioni di materiale d’armamento (eppure sino a pochi giorni il Governo riteneva il primo invio perfettamente sufficiente nonostante le critiche avanzate) proveniente sempre da vecchi sequestri di armi ai trafficanti sovietici di metà anni ‘90.

“Su questo particolare aspetto l’opacità è davvero grande – commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – perché non abbiamo ancora ricevuto tutti i dettagli necessari a monitorare il precedente invio eppure si pensa già ad una nuova consegna tramite ponte aereo militare. Ancora una volta ribadiamo la nostra contrarietà a questa spedizione insensata ed inutile, ma soprattutto sottolineiamo la necessità, se non si vuole solo alimentare un mercato nero pericoloso, di controllare con una forte tracciabilità tutti gli invii di armamenti”. Ad oggi tutte le richieste di chiarimento avanzate da Rete Disarmo non hanno sortito alcuna risposta, e non bastano le comunicazioni ufficiali di natura generale a colmare un gap informativo importante.

Non si sta ipotizzando un semplice “rischio”: la sparizione di armi in quella regione è un dato di fatto ampiamente documentato dai rapporti del Pentagono e di centri di ricerca autorevoli come il SIPRI di Stoccolma. Già nel 2007 un rapporto del Pentagono a fronte di oltre 13mila armi consegnate all’esercito iracheno se n’era persa traccia per più di 12mila: tra quelle armi figurano pistole, fucili d’assalto, mitragliatrici e lanciagranate. Una simile situazione si è verificata in Afghanistan. Non a caso una specifica ricerca del SIPRI definisce questi due paesi come “gli esempi più evidenti dei rischi collegati alla fornitura di armi a Stati fragili”.

Senza adeguate misure e controlli vi è quindi l’altissimo rischio che anche le “nostre” armi possano finire nelle mani sbagliate. Aggiungendo problemi ad una situazione già drammatica.

In coda a questo Comunicato esplicitiamo le domande poste già da settimane all’attenzione del Ministro della Difesa e che non hanno ricevuto ad oggi alcuna risposta. La nostra Rete avanza ancora una volta la richiesta di poter essere parte attiva (anche contestualmente ad analoga iniziativa parlamentare) di un monitoraggio dell’invio di armi in Iraq che dimostri nei fatti la volontà di trasparenza espressa a parole dal Governo. “Chiediamo accesso a tutti i documenti per poter eseguire una registrazione del materiale inviato secondo gli standard impiegati in casi analoghi da organismi e nostri partner internazionali il tutto nell’ottica di una reale ed effettiva tracciabilità delle armi e delle munizioni che verranno spedite” conclude Vignarca.

Rete Italiana per il Disarmo ribadisce infine la propria richiesta affinché venga subito aperta un’inchiesta parlamentare considerato che una parte di quelle armi pare sia stata inviata nel 2011 agli insorti di Bengasi apponendo da parte dell’allora governo in carica (Berlusconi IV) il segreto di stato” (del quale la nostra Rete aveva chiesto conto al Presidente della Repubblica Napolitano senza ricevere alcuna risposta).

Note:

Le domande di Trasparenza di Rete Disarmo (ancora senza risposta)

Il Ministro Pinotti già per il primo invio ed anche ieri ha dichiarato che “le armi sono già a Baghdad”. Si potrebbe ricostruire il percorso seguito fino ad ora? Chi ha eseguito lo spostamento da Santo Stefano al continente (e per dove?). Come si è realizzato il trasporto verso l’Iraq? In quali giorni e con quali tempi?

Solo dopo qualche tempo dalle discussioni parlamentari è stata confermata la presenza del Decreto interministeriale che consegna le armi del sequestro Jadran alla Difesa per fini istituzionali (un documento che la nostra Rete ha richiesto fin dal principio, come fondamentale). Come mai non è stato esplicitato ai Parlamentari (ad esempio il 20 agosto) che alcuni passi di legge dovevano essere ancora fatti prima di poter disporre degli armamenti “Jadran”?

Sia per la prima consegna che in vista della seconda il Ministro ha sottolineato la presenza di problemi burocratici non meglio specificati a Bagdad; si tratta di un punto fondamentale e da chiarire. Il ministro si riferisce alle operazioni legate allo “end user certificate”? Ci sono problemi sugli elenchi e i quantitativi?

Abbiamo fatto richiesta di alta trasparenza su quantità e qualità delle armi prodotte, perché l’Iraq con Afghanistan è il luogo al mondo in cui è maggiormente possibile il fenomeno della dispersione delle armi rispetto agli originali destinatari. Il Ministero è disposto a fornire lista dettagliata (quindi anche con numeri di serie) di tutti gli armamenti e munizionamenti che dovranno arrivare alle forze del Governo regionale Curdo?

Abbiamo notizia di un bando attraverso Agenzia Industrie Difesa per lo spostamento del materiale esplosivo (anche le armi?) da Santo Stefano per una successiva distruzione. Riguarderebbe anche il materiale del sequestro Jadran. Ci potreste fornire maggiori informazioni a riguardo? Davvero le armi verranno ora distrutte nel momento in cui finalmente i passaggi di legge per poterle detenere sono stati fatti (mentre dal 2006 al 2009 i precedenti governi non hanno ottemperato ad una precisa Ordinanza della Magistratura)?

Nel Decreto Missioni è stato inserito un emendamento per garantire la copertura finanziaria dell’operazione (come fin da subito dichiarato dal Ministro Pinotti) in cui però pare che siano inseriti anche fondi per intervento umanitario. Si potrebbe avere dunque un dettaglio riferito ai soli costi di invio armi all’Iraq? Si può sapere chi opererà in tutte le fasi (se solo personale delle FF.AA. o anche strutture di trasporto esterne)?

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Rete Italiana per il Disarmo rilancia alle Istituzioni una serie di richieste
Al Governo 

1.  Rivedere la decisione di inviare armi e sistemi militari alle parti 
in conflitto in particolar modo le armi confiscate (come il cosiddetto 
“arsenale Zhukov”) o non utilizzabili dalle nostre forze armate e 
bloccare l'invio di armi e sistemi militari verso tutti i paesi in 
conflitto.

2.  Comunque garantire la massima trasparenza su tutta l’operazione in 
particolare fornendo dettagli e documentazione dei quantitativi e dei 
tipi di armamento spediti.

3.  Consentire alla società civile e ai tecnici nazionali ed 
internazionali da essa indicati la supervisione sui quantitativi di 
armamento in spedizione e sulle iniziative intraprese per garantirne una
 futura tracciabilità.
Al Parlamento 

1.  Richiedere un resoconto dettagliato di tutti i sistemi militari e di 
armi che si intendono spedire e sottoporre al parere consultivo delle 
Camere ogni invio di armi. 

2.  Appoggiare la richiesta delle organizzazioni della società civile e 
della nostra Rete Disarmo in particolare per un monitoraggio tecnico su 
contenuti e criteri di tracciabilità della spedizione di materiale 
d’armamento che il Governo intende compiere verso l’Iraq.

3.  Porre all’esame, nelle competenti commissioni parlamentari di Camera e
 Senato, le recenti Relazioni sulle esportazioni di sistemi militari 
italiani, valutare attentamente le autorizzazioni rilasciate dagli 
ultimi governi e il grado di trasparenza della Relazioni governativa in 
confronto anche con le associazioni impegnate da anni nel controllo del 
commercio degli armamenti. 

4.  Favorire un’inchiesta parlamentare su tutte le armi confiscate e 
detenute nei vari arsenali militari e predisporre tutte le misure 
necessarie per la loro pronta distruzione (alcune operazioni sono forse 
attualmente in corso ma non possono essere gestite, vista la loro 
rilevanza, solo per “via amministrativa”

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Per approfondimento

I BOMBARDAMENTI RAFFORZANO LO STATO ISLAMICO
http://www.analisidifesa.it/2014/10/i-bombardamenti-rafforzano-lo-stato-islamico/

Tuttora privi di una soluzione politica e ostinatamente contrari all’apertura dei negoziati con l’Iraq e Damasco, gli Stati Uniti si intestardiscono dunque in una strategia priva di orizzonti e che contribuisce alla crisi del Medio Oriente.

Rete Disarmo: sbagliata scelta invio di armi in Iraq, monitoreremo questa consegna

Il voto avvenuto ieri nella Commissioni di Camera e Senato, pur rispettando la forma della legge, configura una scelta sbagliata e politicamente grave. Confermiamo la nostra posizione: la responsabilità di proteggere le popolazioni minacciate del Nord dell’Iraq non si esercita fornendo armi alle forze armate curde o irachene ma creando le condizioni per interventi di pace.
Rete Italiana per il Disarmo chiede comunque al Governo massima trasparenza sul tipo e la quantità di questa fornitura d’armi ed eserciterà tutte le pressioni in tal senso anche sul Parlamento, nel rispetto della legge 185/90 e del suo spirito.
Fonte: Rete Disarmo – 21 agosto 2014

Il voto avvenuto ieri nelle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato per l’invio di armi dall’Italia alla milizia curda è valutato negativamente da Rete Italiana per il Disarmo. Con sorpresa e disappunto apprendiamo che per il nostro Governo la politica estera, nei confronti di una situazione drammatica, si fa solo con invio dei armi e non con azioni forti umanitarie a difesa delle popolazioni. La nostra Rete conferma la posizione già espressa verso un no all’invio di armi in Iraq, in particolare se derivanti da depositi segreti.

Beretta armi ll fatto che siano avvenuti in Parlamento i passaggi formali di copertura politica con una consultazione delle Camere, seppur solo in Commissione, rende ai nostri occhi ancor più grave e preoccupante la decisione politica assunta: per la prima volta in trent’anni l’Italia decide di inviare armi ad un paese in conflitto e lo giustifica sulla base della richiesta del governo locale e del via libera da parte dell’UE. Si tratta – come spiegato dal Min. Pinotti – in gran parte di armi in disuso o di armi sequestrate a trafficanti che avrebbero dovuto essere distrutte. Si immettono così sulla piazza armi facili da smerciare e possono alimentare il mercato illegale: e questo in una regione dove già la gran parte delle armi proviene da traffici illeciti.

Alcune delle armi che verranno inviate derivano da un sequestro della magistratura, che ha poi portato ad un ordine di distruzione mai reso operativo: chiediamo perciò che venga subito aperta un’inchiesta parlamentare considerato che una parte di quelle armi pare sia stata inviata nel 2011 agli insorti di Bengasi apponendo da parte dell’allora governo in carica (Berlusconi IV) il segreto di stato”.

Saremo quindi pronti a verificare ogni passaggio di questa consegna e chiediamo formalmente al Governo un incontro per valutare nella massima trasparenza l’intera operazione, per allinearla allo spirito della legge 185/90 e del Trattato Internazionale sul Commercio di Armi che il nostro Paese ha ratificato lo scorso anno con voto parlamentare unanime. Questa decisione ci spinge inoltre a reiterare la nostra richiesta di un incontro con il Governo sulla legge 185/90 che regola export d’armi. Da anni denunciamo una sempre minore trasparenza – per come i dati sono esposti – confermata anche nella recente pubblicazione della Relazione relativa all’anno 2013. Riteniamo gravissimo inoltre che il Parlamento da sei anni non discuta questo documento, che dovrebbe invece fornire elementi fondamentali per la nostra politica estera.

Tutte queste nostre richieste e prese di posizioni verranno rilanciate dalla nostra Rete nel corso della manifestazione “Un passo di Pace” in programma a Firenze per il prossimo 21 settembre.

Le richieste di questi giorni della Rete Disarmo (valide nonostante il voto di ieri)

Al Governo

  1. Attivarsi prontamente con i competenti organi delle Nazioni Unite per l’invio di un contingente di “peace enforcement” sostenuto dall’Unione europea che si attenga strettamente alle regole del diritto internazionale e non alimenti il conflitto.
  2. Astenersi dall’inviare armi e sistemi militari alle parti in conflitto in particolar modo le armi confiscate (come il cosiddetto “arsenale Zhukov”) o non utilizzabili dalle nostre forze armate e bloccare23 l’invio di armi e sistemi militari verso tutti i paesi in conflitto.
  3. Predisporre, in dialogo con le organizzazioni umanitarie internazioni e le Ong nazionali, tutti gli aiuti necessari per un invio di materiali idonei all’effettivo soccorso delle popolazioni ed evitare l’invio di materiali non necessari e/o di fondi di magazzino, senza ricorrere alla cooperazione civile-militare nelle attività umanitarie.
  4. Facilitare, in dialogo con le associazioni nazionali e internazionali, misure di protezione delle popolazioni di tipo non militare e di lungo periodo, che prevedano anche quote di ingresso in Italia per minoranze a rischio di genocidio e difensori dei diritti umani minacciati nelle zone di conflitto
  5. Sottoporre, prima di attuare iniziative governative, tutte le proprie proposte al confronto nelle Camere, richiederne il parere con voto consultivo e attenersi al voto espresso dal parlamento

Al Parlamento

  1. Promuovere e sostenere le iniziative sopra esposte.
  2. Richiedere, qualora il Governo intenda inviare armi e sistemi militari in Iraq, un resoconto preventivo dettagliato di tutti i sistemi militari e di armi che si intende inviare e sottoporre al parere consultivo delle Camere ogni invio di armi.
  3. Porre all’esame, nelle competenti commissioni parlamentari di Camera e Senato, le recenti Relazioni sulle esportazioni di sistemi militari italiani, valutare attentamente le autorizzazioni rilasciate dagli ultimi governi e il grado di trasparenza della Relazioni governativa in confronto anche con le associazioni impegnate da anni nel controllo del commercio degli armamenti.
  4. Favorire un’inchiesta parlamentare su tutte le armi confiscate e detenute nei vari arsenali militari e predisporre tutte le misure necessarie per la loro pronta distruzione

Alle associazioni

  1. Sostenere tutte le iniziative governative e parlamentari sopra esposte
  2. Rifiutare, qualora il governo decida di inviare armi e sistemi militari in Iraq senza aver tenuto conto del parere espresso dalla Camere o in aperto contrasto con esso, di effettuare distribuzioni di aiuti umanitari governativi, soprattutto se giunti in loco tramite canali militari.
  3. Collaborare per predisporre misure di assistenza umanitaria e interventi civili di pace, non armati e nonviolenti, di tutela delle popolazioni locali nel nord dell’Iraq, rafforzando la società civile locale nella denuncia delle violazioni e nella costruzione di percorsi di dialogo tra etnie e comunità.

 

thanks to: disarmo.org

Rete Disarmo rinnova la sua richiesta: fermare le forniture militari ad Israele

Visti gli sviluppi di questi ultimi giorni e le decisioni di altri Governi dell’Unione Europea è importante che anche il presidente del consiglio Renzi e il Ministro degli Esteri Mogherini decidano per uno stop delle forniture militari italiane ad Israele. In questo blocco devono essere comprese anche le pianificate, e mai cancellate, esercitazioni congiunte previste per l’autunno in Sardegna.
Fonte: Rete Italiana per il Disarmo – 05 agosto 2014

Alla luce delle decisioni prese dalla Spagna, che ha sospeso del tutto le forniture di armamenti, e della Gran Bretagna, che ha deciso di riconsiderare le proprie regole (e la cui sottosegretaria agli Esteri si è dimessa proprio per la gestione della crisi di Gaza), la Rete italiana per il Disarmo rinnova la propria richiesta verso il governo Renzi: fermare le forniture militari italiane ad Israele.

Israele Palestina Pace Va ricordato come il nostro paese sia il principale fornitore, a partire dall’accordo di cooperazione militare del 2005, del governo Netanyahu. Rete Disarmo fin dal principio della crisi di Gaza ha chiesto questa sospensione, stimolando nel contempo una richiesta a livello europeo con tutte le altre reti per il disarmo. L’Italia è oggi il maggiore esportatore dell’Unione europea di sistemi militari e di armi leggere verso Israele e proprio un mese fa, a raid aerei israeliani su Gaza iniziati, l’azienda Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica ha inviato a primi due aerei addestratori M-346 alla Forza Aerea israeliana

Nel loro insieme i paesi dell’Unione europea sono uno dei principali fornitori di armamenti e sistemi militari a Israele, preceduti solo dagli Stati Uniti. Negli ultimi dieci anni i paesi dell’Unione hanno concesso licenze per l’esportazione di armi e sistemi militari a Israele per un valore complessivo di oltre 2 miliardi di euro, di cui oltre 600 milioni di euro nel solo 2012: vi sono inclusi sistemi di puntamento e di tiro, velivoli e veicoli militari e loro componenti e munizionamento. Secondo i rapporti ufficiali dell’UE, i paesi membri non hanno inviato armi o attrezzature di tipo militare in Palestina dal 2002.

“Dispiace che altri Governi abbiano preceduto il nostro in questo tipo di decisioni – commenta Francesco Vignarca coordinatore della Rete – la nostra Rete ovviamente è per il disarmo a 360° e quindi chiede che vengano messe in atto anche attività per bloccare la fornitura di armamenti ai gruppi che attaccano Israele. Ma la nostra responsabilità principale è quello di fermare le armi che partono dalle nostre fabbriche e contribuiscono a fomentare un conflitto sanguinoso”.

M346 armati Dalle organizzazioni di RID viene considerato positivo che in questi giorni ci siano delle missioni umanitarie anche italiane per cercare di portare un maggiore sollievo alla stremata popolazione di Gaza, ma queste azioni sono  netta dissonanza con la decisione di non fermare le forniture armate.

In particolare Rete Disarmo è preoccupata per la non cancellazione degli addestramenti militari congiunti previsti in Sardegna per l’autunno, addestramenti che vedranno la presenza delle forze aeree israeliane in azioni di bombardamento simulato”.

“L’Italia sta esportando sempre più armi ai paesi del Medio Oriente  – aggiunge Giorgio Beretta di OPAL (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere) – e per questo chiediamo che le competenti commissioni parlamentari prendano in esame la Relazione che il Governo da poco inviata alle Camere e svolgano un controllo approfondito di queste esportazioni di cui, a parte il valore complessivo, si sa poco o niente”. Nel 2013 i governi Monti e Letta hanno autorizzato esportazioni record (709 milioni) e consegnato sistemi militari (888 milioni) proprio verso il Medio Oriente (si veda l’analisi qui).

E’ infine importante notare come la nostra immediata presa di posizione per la richiesta di un embargo sulle forniture di armamenti sia stata in questi giorni rilanciata dalla grande maggioranza delle ONG italiane (in particolare quelle presenti sul campo), da Emergency e a livello globale ed internazionale anche da Amnesty International.

Queste richieste e preoccupazioni sono stati riferiti dalla nostra Rete al Viceministro degli Esteri Lapo Pistelli nell’incontro che ha concesso la scorsa settimana alle reti pacifiste italiani. Ringraziamo il Governo per questo passaggio di attenzione ma ci auguriamo che all’ascolto facciano seguito decisioni concrete, così come già hanno scelto di fare, pur in maniera differente, sia la Spagna che la Gran Bretagna.

European Arms to Israel

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