DI COLPO, L’UOMO DI DAESH IN USA MINACCIA L’ITALIA

Il tweet  (grazie all’amico Umberto che me l’ha segnalato)  è un atto d’accusa inequivocabile: “L’Italia è stato il più  grosso ostacolo  nell’Unione Europea  al far pagare Russia, Iran ed Assad per i crimini passati e presenti in Siria. L’Europa deve fare  molto di più  su questo. Mai più momenti di vergogna”.   L’autore  accusa in particolare il nostro paese di aver ricevuto il capo dei servizio di Damasco, Ali Mamlouk, “che è nella lista nera in Europa. Inoltre hanno di loro iniziativa  le sanzioni contro Iran e Russia per quello che   hanno fatto in Siria. E posso continuare”.

Effettivamente, Mamlouk è stato in segreto a Roma a gennaio, a parlare col capo dei nostri servizi, ASI. L’incontro segreto è stato poi spifferato da Le Monde due mesi dopo.

Mouaz Moustafa
@SoccerMouaz
Italy has been the biggest obstacle to holding Russia and Iran and Assad accountable for past and ongoing crimes in #Syria in the European Union. Europe should be doing much more about this #NeverAgain moment shame…

Il tweet  è firmato Mouaz Moustafa. Chi sarà  mai?, avete il diritto di  domandarvi. Vi chiarisce tutto la foto  del  2013  in cui appare.   E’ quello a destra:

“unidentified” è Moufaz Moustafa, l’agente d i collegamento fra McCain e i terroristi.

E’ quella in cui il senatore McCain si è fatto fotografare  con i caporioni di Al Qaeda in procinto di trasformarsi  i caporioni dell’ISIS (Daesh)  e della “opposizione democratica” ad Assad.  Mouaz Moustafa è quello a  destra, nella foto indicato come “non identificato”.

Insomma è l’uomo che ha fatto incontrare McCain con i capi terroristi. L’agente di collegamento tra i centri di sovversione Usa e la guerriglia anti-Assad. L’uomo che conosce tutte   le  personalità della guerriglia e della sovversione clandestina in Siria.

Siriano, nato a Damasco, abitante in USA, formalmente si dice “direttore esecutivo del SETF, Syrian Emergency Task Force, più dell  UFS (United For a Free Syria),   membro direttivo della Coalition for a Democratic Syria (CDS)”.  Ha lavorato al Congresso nello staff di due senatori,  ma è molto più che un portaborse. Infatti ha lasciato brevemente l’incarico “per lavorare con l’opposizione in Egitto” (insomma come mestatore ed agente Usa per la “primavera” che portò al potere  al Cairo i Fratelli Musulmani), e poi “per la rivoluzione della Libia”, insomma fu uno degli agenti statunitensi che hanno rovesciato Gheddafi creando  e armando i gruppi jihadisti.

Washington DC Staff

http://www.syriantaskforce.org/washington-dc-staff/embed/#?secret=HjIz4JCN64

(Vedi https://www.theislamicmonthly.com/the-man-who-took-john-mccain-into-syria/)

Moufaz  ha accompagnato McCain nei numerosi viaggi  semi-segreti che il senatore ha fatto in Siria per incontrare i terroristi armati dagli Usa e – secondo la sua portavoce – “valutare le condizioni dinamiche sul terreno”.

Il fatto è che, come ha  documentato il giornalista Alex Christoforou (The Duran), “ogni volta che McCain fa un viaggio segreto in Siria, seguono attacchi con armi chimiche” ovviamente addebitati ad Assad.

Il senatore ha fatto il primo viaggio, dove ha incontrato  il futuro  Al Baghdadli, il 27 maggio  2013. Il 21 agosto si verificò il  preteso attacco  chimico a Goutha.

Il 20 febbraio 2017 McCain è tornato in Siria del Nord passando per la Turchia, e il 4 aprile dello stesso anno ci fu il  molto reclamizzato dai Caschi Bianchi attacco al gas ad Idlib; quel  false flag che spinse Trump a lanciare la  prima volata di missili Tomahawk  nel nulla, un anno fa.

Adesso, il 9 aprile 2018, McCain ha accusato Trump di aver “imbaldanzito Assad” annunciando di voler ritirare le truppe americane dal Nord Siria, per cui è seguito  l’attacco chimico che ha indotto Trump,Macron, May ad attaccare ancora una volta con missili la Siria.

 

Dati i precedenti, quando un personaggio come Mouaz Moustafa comincia ad  alzare la voce contro l’Italia, c’è da preoccuparsi. Il nostro Paese finora è stato risparmiato dal terrorismo “islamico” stragista.

Adesso che  il successo elettorale dell’ala “sovranista” può portare ad un governo meno servile,  magari Daesh (sconfitto in Siria e Irak) si farà vivo in Italia?  C’è da chiederselo perché abbiamo avuto altre minacce  “di gravi conseguenze”  da note fonti nei giorni scorsi. Dal giornale israeliano di Torino  La Stampa,

La Casa Bianca al futuro governo: “Non togliete le sanzioni a Mosca”

Parla Volker, inviato dell’amministrazione Trump in Ucraina. “La Lega sbaglia, le misure europee vanno casomai rafforzate”
«L’Italia non può togliere le sanzioni alla Russia senza subire gravi conseguenze».

Si aggiunga il discorso appena tenuto da Macron davanti al Parlamento Europeo, dove, a nome dell’ideologia sovrannazionale  e dei suoi banchieri, ha annunciato iniziative di ostilità  contro ogni populismo e sovranismo che vede crescere. “è un dubbio sull’Europa che attraversa i nostri Paesi, sta emergendo una sorta di guerra civile europea ma non dobbiamo cedere al fascino dei sistemi illiberali e degli egoismi nazionali».   E’ chiaro che  si sta organizzando  la repressione, anzi una vera guerra,contro la volontà popolare dovunque si esprima in termini sgraditi ai poteri transnazionali. Moufaz , l’uomo di collegamento con l’ISIS, di colpo si accorge di noi. E’ meglio saperlo.

Sorgente: DI COLPO, L’UOMO DI DAESH IN USA MINACCIA L’ITALIA – Blondet & Friends

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La Difesa Aerea siriana respinge l’ultima aggressione israelo-statunitense

Il 10 febbraio, aerei israeliani attaccavano diverse aree in Siria, ma la difesa aerea siriana abbatteva 2 aviogetti dell’IAF (1 F-16I Sufa e 1 F-15I Baaz), sul nord d’Israele, impiegando missili del sistema di difesa aereo S-125 Pechora-2M. I piloti si eiettavano, ma uno decedeva in seguito alle ferite. Gli israeliani avevano tentato di attaccare le postazioni dell’EAS utilizzando missili da crociera, senza avvicinarsi allo spazio aereo siriano. Le difese aeree siriane (SyAAD) abbattevano i missili più pericolosi, lasciando andare quelli che non avrebbero causato danni in territorio siriano. L’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv veniva chiuso e le sirene antiaeree suonavano nelle alture del Golan e nella Galilea. Subito dopo gli israeliani, per “rappresaglia”, attaccavano le postazioni dell’EAS nella regione meridionale della Siria, mentre le difese aeree siriane sventavano il nuovo attacco. “Il nemico israeliano all’alba aveva attaccato una postazione militare nella regione centrale, e le difese aeree siriane respingevano l’attacco colpendo più di un aereo”. In seguito gli israeliani attaccavano alcune postazioni nella regione meridionale, che le difese aeree respingevano ancora una volta. In seguito, le autorità israeliane facevano appello alla Russia per contribuire a ridurre le tensioni al confine con la Siria; questo a seguito di un incontro urgente tra il Primo ministro, il ministro della Difesa e altri alti funzionari israeliani. Il disinformatore Magnyer tentava di spacciare la tesi che gli aviogetti israeliani siano stati abbattuti da missili iraniani Shaheen, cercando di giustificare a livello mediatico la propaganda sionista. Ma il sistema di difesa Shaheen è la copia iraniana del sistema statunitense Hawk, ed è quindi incompatibile con la rete dei sistemi di difesa aerea siriana d’impronta sovietica-russa.
Tutto questo avveniva poche ore dopo che l’Esercito arabo siriano spazzava via ogni residua presenza di al-Qaida e Stato Islamico dai governatorati di Hama ed Aleppo, liquidando in poche settimane una sacca di 1100 kmq con 500 terroristi intrappolati dentro. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate siriane dichiarava lo sradicamento dei terroristi dello SIIL e dei gruppi affiliati nelle aree tra Qanasir, Aleppo, Sinjar e Sinah. Inoltre, la bufala della strage di soldati siriani nel bombardamento statunitense su Tabiyah e Qasham, presso Dayr al-Zur, svanisce con l’ammissione dello stesso Mattis che le forze d’occupazione statunitensi avevano colpito solo 2 carri armati delle milizie tribali governative siriane; probabilmente si trattava di due autoveicoli civili, dato che le autorità siriane riferivano di 40 civili uccisi o feriti. I timori negli USA riguardo a un coinvolgimento in Siria sono sempre più acuti; il senatore degli Stati Uniti Tim Kaine, membro del comitato per le relazioni estere e i servizi armati del Senato, criticava l’attacco degli Stati Uniti, “Anche se sono grato che nessun membro degli Stati Uniti o della coalizione sia stato ferito nell’attacco, sono gravemente preoccupato dall’amministrazione Trump che volutamente s’infila in un grande conflitto, senza il voto del Congresso ed obiettivi chiari“. Mattis stesso mostrava dei dubbi sugli eventi a Dayr al-Zur, definendola “situazione di perplessità“, non potendo dare “alcuna spiegazione sul perché” forze filogovernative avrebbero attaccato una base delle SDF. Come affermano chiaramente le fonti governative siriane, non c’è mai stata alcuna operazione siriana contro il territorio occupato dalle SDF, ma un’operazione di ricognizione contro le infiltrazioni dello SIIL nel governatorato di Dayr al-Zur.
Va notato che almeno un paio di presunti ‘giornalisti freelence’ in Siria, un presunto corrispondente russo e un noto mercenario statunitense, hanno amplificato e spacciato tale operazione da guerra psicologica e di disinformazione. Il falso corrispondente russo arrivava a dire che nell’azione statunitense erano morti “130 mercenari russi” della compagnia Wagner (!?), mentre il mercenario statunitense, due ore prima dell’attacco statunitense, aveva tweettato che forze siriane stavano per attaccare obiettivi detenuti dalle SDF nella regione, lanciando alle forze militari del proprio Paese un preallarme. Le autorità siriane dovrebbero mostrare estrema attenzione verso coloro che si presentano come amici, solo per poi monitorare con metodi, modalità e scopi poco chiari, le aree del territorio siriano sottoposte a maggior conflitto.

Nel frattempo, un capo di Jabhat al-Nusra, Abu Yaman, e cinque sue guardie del corpo, venivano uccisi presso Jisr al-Shughur, a sud d’Idlib, da disertori della stessa organizzazione terroristica, mentre un elicottero d’attacco turco Agusta/TAI T-129B ATAK veniva abbattuto dalle YPG ad al-Qudah, presso Raju, a nord-ovest d’Ifrin. I due piloti restavano uccisi. Un’unità dell’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del gruppo terroristico Jabhat al-Nusra su Tal Hadada, ad est di Qinsiba, a nord di Lataqia, eliminando l’intero gruppo. Ad est di Damasco, tra Irbin e Harasta, la 4.ta Divisione dell’Esercito arabo siriano liberava diversi edifici, numerose trincee e cinque tunnel occupati dai terroristi dell’Hayat Tahrir al-Sham. Inoltre, un distaccamento delle Forze di Difesa Nazionali (NDF) liquidava 12 terroristi dello SIIL, e ne sequestrava l’autocarro che trasportava missili anticarro AGM-114 Hellfire e dispositivi per il controllo dei missili.
Note
Anàlisis Militares
Global Security
al-Masdar
Moon of Alabama
Muraselon
Muraselon
Muraselon
Muraselon
RIAFAN
RIAFAN
RIAFAN
RIAFAN
SANA

via La Difesa Aerea siriana respinge l’ultima aggressione israelo-statunitense — Aurora

US State Department admits Al-Nusra affiliate using chemical weapons in Syria

US State Department has acknowledged that a terrorist group affiliated with Al-Nusra Front is using chemical weapons in Syria.

The US Department of State admitted that militants linked to Al-Nusra Front are carrying out terrorist attacks using chemical weapons in Syria. Russia’s defense ministry says it’s the first admission of its kind.

The assertion was made in the latest Syria travel warning issued by the State Department on Wednesday. It also mentions Islamic State [IS, formerly ISIS/ISIL].

“Terrorist and other violent extremist groups including ISIS and Al-Qaeda linked Hayat Tahrir Al-Sham [dominated by Al-Qaeda affiliate Jabhat Al-Nusra, a designated Foreign Terrorist Organization], operate in Syria,” the travel warning reads.

“Tactics of ISIS, Hayat Tahrir al-Sham, and other violent extremist groups include the use of suicide bombers, kidnapping, small and heavy arms, improvised explosive devices, and chemical weapons,” it said.

Terror groups have targeted roadblocks, border crossings, government buildings and other public areas in major Syrian cities of Damascus, Aleppo, Hama, Daraa, Homs, Idlib, and Deir-ez-Zor, the State Department acknowledged.

Meanwhile, Russia’s Defense Ministry said a precedent had been set by Washington acknowledging that Al-Nusra linked terrorists use chemical weapons in Syria.

“This is the first official recognition by the State Department not only of the presence, but the very use of chemical weapons by Al-Nusra terrorists to carry out terrorist attacks, which we repeatedly warned about,” General Igor Konashenkov, spokesman for the ministry, commented on Friday.

Previously, the US military reported chemical attacks in Syria.  Last November, Colonel John Dorrian, a spokesman for the US-led coalition in Iraq, said it is “concerned about Islamic State’s use of chemical weapons.”

“[Islamic State] has used them in Iraq and Syria in the past, and we expect them to continue employing these types of weapons,” Dorrian said in an emailed statement to the New York Times.

The military official said the terrorist group’s ability to stage chemical attacks is “rudimentary,” adding that US, Iraqi and other coalition forces are capable of dealing with the impact of these attacks, namely “rockets, mortar shells or artillery shells filled with chemical agents.”

Earlier in April, the US launched 59 Tomahawk missiles at the Syrian military’s airbase Shayrat in response to an alleged chemical attack in Syria’s Idlib Province, where dozens of civilians including children died from suspected gas poisoning in the rebel-occupied territory. Washington was prompt to point the finger at the Syrian government for the incident.

Moscow said international efforts to investigate the alleged chemical attack did not help to establish hard facts.

“There is a Joint Investigative Mechanism [JIM], established in 2015 by the UN and the Organization for Prohibition of Chemical Weapons, to find those behind [the use of chemical weapons in Syria],” Mikhail Ulyanov, director of Russian Foreign Ministry’s Non-Proliferation and Arms Control Department, told TASS.

He said the Joint Mechanism’s experts have visited Shayrat airfield on October 8 and 9, but did not collect ground samples at the site.

“The JIM are categorically refusing to carry out this important function,” the diplomat said, adding, “we can’t say this investigation is of any quality… this is an unprofessional approach that raises huge questions.”

Sorgente: US State Department admits Al-Nusra affiliate using chemical weapons in Syria — RT America

Syria discovers Israeli arms at Daesh hideout: Video

Syrian military forces have discovered a large cache of Israeli-made weapons in the strategic city of Mayadin in Dayr al-Zawr province, days after retaking the eastern city from Daesh terrorists.

The weapons included several types of heavy, medium and light firearms that beside Israel, came from some European countries as well as members of the NATO military alliance, Syria’s state news agency SANA reported Thursday, citing a field commander.

The commander said they had also found mortars, artillery equipment, large quantities of anti-armor munitions and a NATO- made 155mm cannon with a range of up to 40km (about 25 miles).

This was not the first time that the Syrian government forces made such discoveries from terrorist hideouts across the country.

According to SANA, only a few days back they captured an Israeli cannon along with large amounts of weapons, ammunition and communication equipment from Takfiri terrorists in the area of ​​Jib al-Jarrah in the eastern Homs countryside.

Syria has been gripped by foreign-backed militancy since March 2011. The Syrian government says the Israeli regime and its Western and regional allies are aiding Takfiri terrorist groups wreaking havoc in the country.

Israeli violations of Syria’s sovereignty

Although Israel has sought to avoid direct involvement in the six-year conflict, it has acknowledged conducting frequent attacks against military targets in Syria, in what is considered by experts as an attempt to prop up terrorist groups among their many losses.

The latest of such attacks occurred on Thursday, when Israeli tanks fired shells into Syrian territories from the occupied Golan Heights.

The office of Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu confirmed the attack, calling it a response to a “projectile” that was allegedly fired from Syria earlier in the day and landed on “open ground” without causing any casualties.

The attack followed an Israeli aerial violation of Syria’s airspace near the Lebanese border on Monday.

Syrian military forces responded to the intrusion by opening fire on the aircraft, hitting one and forcing them all to flee.

According to a statement by the Syrian army, the Israeli jets then fired multiple missiles from inside the occupied Palestinian territories, causing material damage to a Syrian army position in the countryside of the capital Damascus.

Sorgente: PressTV-Syria discovers Israeli arms at Daesh hideout: Video

L’Esercito siriano nella capitale ‘de facto’ dell’ISIS in Siria scopre armi prodotte in USA e Israele

Le forze siriane, dopo aver liberato la città di Al-Mayadeen, nella provincia orientale di Deir Ezzor, capitale de facto dell’ISIS in Siria, hanno scoperto una grande quantità di armi di produzione statunitense e israeliana.

Le Tiger Forces, unità speciali delle forze armate siriane, come riferito dai dai media russi, indicano che ad Al-Mayadeen, divenuta capitale de facto dell’ISIS in Siria ci sono enormi magazzini di armi abbandonati dai terroristi dopo l’arrivo delle forze siriane.

“I depositi di armi sono enormi. Sono scioccato da quanti armi ho visto. Ci sono centinaia e anche migliaia di armi e munizioni di vari tipi “, ha dichiarato Rahmi Mauwas, colonnello siriano.

Allo stesso modo, l’esercito siriano afferma che alcune delle armi sono di produzione statunitense  e israeliana e ci sono molti altri da paesi del Medio Oriente.

Inoltre, il tenente colonnelloMauwas ha riferito che le forze siriane hanno trovato un gran numero di veicoli militari carichi di esplosivi e persino un carro armato attrezzato per un futuro attacco.

Fonte: RT

Notizia del:

Sorgente: VIDEO. L’Esercito siriano nella capitale ‘de facto’ dell’ISIS in Siria scopre armi prodotte in USA e Israele – World Affairs – L’Antidiplomatico

C’è un accordo tra ISIS e Stati Uniti?

 

Valentin Vasilescu, Reseau International 28 settembre 2017Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato le immagini riprese dai droni dall’8 al 12 settembre 2017, che mostrano il dispiegamento dei terroristi dello SIIL a nord di Dayr al-Zur in Siria. La sorpresa è la presenza di blindati Humvee-Hummer (HMMWV) delle forze speciali statunitensi nelle basi difensive dello SIIL presso Dayr al-Zur. Sulla mappa del Ministero della Difesa russo, appaiono sei schieramenti difensivi dello SIIL (per un totale di 1500 terroristi) in cui erano posizionati dei blindati statunitensi Humvee diretti verso la periferia di Dayr al-Zur. Il Ministro della Difesa russo affermava che i reggimenti curdi controllati dalle Forze Speciali degli Stati Uniti (SOF) e dalle Forze democratiche siriane (SDF) avanzavano senza ostacoli tra le posizioni dello SIIL sulla sponda orientale l’Eufrate, in direzione di Dayr al-Zur. Ad esempio, un’immagine aerea dell’8 settembre mostra una postazione di controllo fortificata dello SIIL situata a 23 km a sud-ovest di Jisr al-Shadadi, sulla strada per Dayr al-Zur. 3 autocarri statunitensi con 2 blindati e 5 Toyota dello SIIL erano fermi nella postazione di controllo. Allo stesso tempo, sulla strada, vi erano 4 tecniche delle SDF curde accompagnate da 1 Hummer statunitense.
Ciò che è incomprensibile è l’assenza di tracce di combattimenti tra SIIL e Forze democratiche siriane (SDF) e SOF. Le SOF non avevano creato pattuglie mobili come avanguardia delle colonne SDF per difenderle da un possibile attacco dello SIIL. Non ci sono crateri di proiettili di artiglieria e bombe della coalizione anti-SIIL guidata dagli Stati Uniti presso le fortificazioni dello SIIL in cui i veicoli di SDF e SOF stazionavano. Va inoltre osservato che tutte le fortificazioni dello SIIL erano circondate da campi minati. Alcun concentramento di mezzi di SDF e SOF aveva adottato un sistema di sorveglianza militare e di sicurezza, anche se erano nelle zone difensive dello SIIL. La conclusione del Ministero della Difesa russa è che “i soldati statunitensi si sentono al sicuro nelle aree controllate dai terroristi in Siria“.
Gli ufficiali russi riferivano che quando l’Esercito arabo siriano arrivò a Dayr al-Zur tra il 26 e il 28 agosto, molti elicotteri dell’esercito statunitense evacuarono 22 capi dello SIIL di origine europea con le loro famiglie da diverse aree a nord-ovest di Dayr al-Zur. Va osservato che al momento in cui le SDF scortate dalle forze speciali dell’esercito degli Stati Uniti (SOF) avanzavano per 100 km attraversando senza combattere le linee dello SIIL, nella zona industriale di Dayr al-Zur, i 600 terroristi dello SIIL presenti nelle nuove posizioni occupate dalle SDF, avviarono forti contrattacchi contro le truppe siriane sbarcate sulla sponda orientale dell’Eufrate. Non è una coincidenza che lo SIIL non si preoccupi dell’occupazione del suo territorio dalle SDF, concentrandosi nella lotta all’Esercito arabo siriano per impedirgli di liberare la provincia di Dayr al-Zur fino al confine con l’Iraq. Una provincia che gli Stati Uniti vogliono occupare con i loro alleati curdi delle SDF.
La stampa occidentale e rumena evita di riportare queste informazioni, suggerendo che sia una falsificazione o che, se vera, disturberebbe la percezione pubblica della lotta degli USA contro lo SIIL, infastidendo Casa Bianca e cancellerie europee.

 

thanks to: Alessandro Lattanzio

 

Siria, capo terrorista conferma ‘la cooperazione diretta’ con Israele

 Siria, capo terrorista conferma 'la cooperazione diretta' con Israele
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Il capo di un gruppo armato siriano ha rivelato i “contatti e la cooperazione diretta” della sua fazione con le forze armate del regime di Tel Aviv (IDF).

Secondo il ‘Time of Israel’, Abu Hamad capo di un gruppo armato, ha ammesso che i suoi uomini “hanno avuto contatti diretti con Israele per ricevere il sostegno” da questo regime.

Abu Hamad ha quindi rigettato le affermazioni dell’esercito israeliano, il quale ha sempre sostenuto di inviare aiuti solo ai civili e alle organizzazioni non governative situate sul confine siriano con i territori palestinesi occupati.

In dichiarazioni rese in una videoconferenza con i giornalisti tramite Skype, e da una casa ben arredata che si trova nella parte non occupata del Golan nella provincia meridionale siriana di Quneitra, Abu Hamad, incappucciato per evitare di essere identificato, ha riconosciuto che il regime di Tel Aviv ha anche offerto aiuto ad altre bande armate nella zona.

Tuttavia, il leader terrorista ha rifiutato di specificare i nomi dei gruppi, tanto meno il proprio, temendo di perdere l’assistenza israeliana, aggiunge il sito web israeliano.

Questa testimonianza è l’ennesima conferma dell’appoggio di Israele ai gruppi armati che combattono contro il legittimo governo siriano. Anche l’ONU, lo scorso 15 giugno, rivelò l’esistenza di contatti diretti tra Israele e i gruppi terroristici come Al Nusra, braccio di al Qaeda in Siria.

Fonte: Timesofisrael
Notizia del: 25/08/2017

Teheran, migliaia per i funerali delle vittime terrorismo. Presidente Parlamento: “gli Usa, la versione ‘internazionale’ dell’Isis”

Migliaia di persone sono scese in piazza a Tehran per omaggiare le vittime dei brutali attentati terroristici che hanno colpito la città.  “Morte all’Arabia Saudita”. “Morte agli Stati Uniti”. I cori pià frequenti. Del resto, i leader della Repubblica islamica hanno accusato Washington e Riad di supportare gli attacchi che hanno ucciso 17 persone.

 

Questo venerdì, il leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha sostenuto come gli attentati aumenteranno solo l’odio dell’Iran verso gli Stati Uniti e i suoi “tirapiedi” come l’Arabia Saudita. L’attacco “non intaccherà la determinazione della nazione iraniana e il risultato sarà quello di aumentare l’odio verso il governo degli Stati Uniti e i suoi tirapiedi nella regione come l’Arabia Saudita“, ha dichiarato partecipando ai funerali. Lo riportano i media nazionali.

Durante il funerale, il Presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani ha definito gli Stati Uniti la versione “internazionale” dell’Isis. Larijani ha anche accusato Washington di scambiare democrazia con i soldi, in riferimento alle immense vendite di armi che il paese ha pattuito con l’Arabia Saudita.

La Guardia Rivoluzionaria dell’Iran ha sostenuto in un comunicato che ci sia l’Arabia Saudita dietro gli attacchi terroristici a Teheran. “Quest’attacco terrorista avviene una settimana dopo l’incontro tra il presidente degli Usa (Donald Trump) e i leader sauditi che supportano i terroristi. Il fatto che lo Stato Islamico abbia rivendicato prova che sono coinvolti negli attentati“, si legge nella nota, citata da Reuters.
In precedenca il Generale Hossein Salami, vice comandante della Guardia rivoluzionaria, aveva promesso ritorsioni per l’attacco. “Non c’è alcun dubbio che avremo vendetta per gli attacchi di oggi a Teheran, sui terroristi, sui loro compari e su chi li sostiene”, ha dichiarato. Lo riporta l’agenzia Mehr.

 

 

Notizia del: 09/06/2017

Sorgente: Teheran, migliaia per i funerali delle vittime terrorismo. Presidente Parlamento: “gli Usa, la versione ‘internazionale’ dell’Isis” – World Affairs – L’Antidiplomatico

Siria. Usa e Israele in soccorso di Daesh e al Nusra

di Stefano Mauro

 

 

 

 

La tregua in Siria è finita. In effetti un reale cessate il fuoco, sancito dai due principali sponsor del conflitto (USA e Russia) senza un convinto appoggio e coinvolgimento delle numerose e incontrollate milizie jihadiste, non c’è mai stato.

 

La stessa amministrazione Obama, come avvenuto nel febbraio 2016, ha tentato nuovamente di correre in soccorso alle fazioni coalizzate contro il regime di Bashar Al Assad. La sospensione del conflitto, secondo alcuni analisti, è stata vista come un estremo tentativo da parte degli americani di fermare gli scontri, in maniera da far riorganizzare le milizie sostenute dagli USA. Del resto la stessa cosa era avvenuta in passato – a febbraio – con migliaia di nuove milizie salafite che entrarono in territorio siriano, dal permeabile confine con la Turchia, con rifornimenti e armi.

 

Quello che, però, è successo il 17 Settembre è stato un qualcosa di nuovo e inaspettato nel conflitto siriano. L’aviazione americana ha bombardato a Deir Ezzor una postazione dell’esercito siriano causando 60 morti e 100 feriti e favorendo l’avanzata delle milizie di Daesh, in una delle poche aree strategiche controllate dalle truppe lealiste. Il pentagono ha subito dichiarato che “si è trattato di un errore” e lo stesso Obama si è scusato con il governo di Damasco. Il ministro degli esteri russo, Lavrov, ha immediatamente etichettato l’episodio come “un chiaro sostegno militare ai terroristi di Daesh”. Lo stesso governo di Damasco ha dichiarato che “il raid americano è un’aggressione evidente e palese contro l’esercito regolare siriano e contro il territorio siriano”.

 

Le scuse e la successiva irritazione americana sono, in effetti, segni palesi dell’errore di valutazione fatto dall’amministrazione statunitense. Errore di valutazione e non, come ripetuto più volte, errore militare. Appare, infatti, impossibile che uno degli eserciti più potenti al mondo abbia commesso un simile sbaglio per diversi motivi.

 

Il primo è il “modus operandi” dell’operazione. Il raid è stato effettuato a 4 riprese per una durata complessiva di 45 minuti: non si tratterebbe, quindi, dello sbaglio di un singolo pilota.

 

Il secondo: l’obiettivo del raid. La collina di Jebel Tudar, occupa una posizione strategica particolare perché si trova lungo la strada verso l’aeroporto. Si tratta di una posizione che le truppe lealiste siriane difendevano da oltre un anno. Dopo l’attacco americano, con un tempestivo e strano “coordinamento”, le truppe di Daesh hanno non solo subito occupato la posizione, ma attraverso la loro agenzia stampa “Amaq” , hanno anche annunciato la conquista di Jebel Tudar.

 

Ultima anomalia: l’annuncio da parte dell’aviazione americana di essere intervenuta in quella zona a supporto dell’aviazione siriana. Sembra inverosimile una dichiarazione del genere perché in quel territorio la coalizione a guida statunitense non era mai intervenuta e tanto meno in supporto degli aerei di Damasco.

 

In conclusione l’attacco americano a Deir Ezzor, ultimo baluardo di Daesh se Raqqa cadrà, ha favorito le truppe jihadiste di Daesh fortificando una posizione strategica per le milizie di Al Baghdadi nelle vie di comunicazione tra la Siria orientale e l’Iraq.

 

L’esercito israeliano, invece, è intervenuto in sostegno alle milizie della coalizione di Fatah Al Sham (ex Al Nusra) nella parte meridionale dello stato siriano. A distanza di una settimana dalla battaglia di Qadissyat sono, ormai, numerosi e precisi i dettagli che riportano un coinvolgimento attivo da parte delle autorità di Tel Aviv. Secondo il quotidiano libanese Al Akbar, le truppe israeliane sono intervenute in quattro diverse occasioni: prevalentemente con aviazione, artiglieria e supporto logistico. Il sostegno si è anche materializzato con l’utilizzo di un ospedale da campo sionista e con il trasporto degli jihadisti più gravi negli ospedali israeliani della zona.

 

L’obiettivo della battaglia era quello di creare un corridoio per mettere in contatto due zone di controllo “ribelli” e conquistare il villaggio druso di Hadar nella zona del Golan occupato. Da diversi anni, infatti, quella zona è una vera spina nel fianco per le milizie salafite che non sono mai riuscite a “sfondare” le linee difensive siriane. L’esercito di Damasco ha avuto, inoltre, il sostegno della popolazione locale drusa che vive uno stato di occupazione sia da parte delle forze sioniste sia da parte di quelle jihadiste.

 

Secondo le fonti del quotidiano libanese As-Safir, la battaglia è durata oltre sei giorni. Durante gli scontri sono stati visti mezzi “ribelli” circolare indisturbati nella zona di controllo israeliana nel tentativo di effettuare una manovra a tenaglia. La reazione difensiva è stata veemente ed ha causato numerose perdite nei ranghi dei ribelli di Fatah Al Sham – circa 200 morti e 500 feriti. Nel tentativo di bombardare postazioni siriane in appoggio ai ribelli, l’esercito israeliano ha perso un caccia F-16 ed un drone (Fonte AFP, Sputnik), perdite ovviamente smentite dal governo di Tel Aviv.

 

Per complicare ulteriormente la situazione ieri un convoglio di aiuti della mezza luna rossa è stato attaccato causando la morte di oltre 20 persone. Secondo gli USA sarebbero stati i russi o l’aviazione siriana; secondo Mosca sarebbero stati i “ribelli” che stavano tentando una sortita sulle linee di Aleppo. Quest’ultima, secondo diversi media mediorientali, sarebbe la versione più convincente visto che in merito al bombardamento non ci sono segni di cratere sulla strada nel tragitto del convoglio.

 

In risposta a questi due episodi ed al recente bombardamento/fantasma, Damasco e Mosca sono state abbastanza chiare circa la loro posizione. Secondo Lavrov “non ci sono più margini per poter rinnovare la tregua che ha solamente permesso alle milizie ribelli di riarmarsi e di rinforzare le loro posizioni”. In un messaggio agli israeliani lo stesso Bashar Al Assad ha dichiarato che “la risposta alle incursioni israeliane in territorio siriano non è stata casuale” aggiungendo che “ci saranno altre risposte militari se l’entità sionista continuerà a sconfinare nel nostro territorio o sosterrà i ribelli”. La sicurezza di Damasco fa presagire che, se lo stato israeliano continuerà nel suo sostegno ai ribelli, si potrebbe aprire un nuovo fronte sulle alture del Golan.

 

Se da una parte il regime siriano sembra essersi rinforzato ed essere in grado di contrastare e rispondere ai numerosi fronti di combattimento, fino a rispondere alle truppe sioniste, dall’altra, però, sembra sempre più

 

( Fonte: Contropiano.org )

 

Sorgente: 22-9-16_Usa-Israele-Daesh

I jet USA attaccano l’Esercito siriano e permettono all’ISIS di conquistare montagne strategica a Deir Ezzor. Replica del Governo siriano: “Questa la prova conclusiva che gli USA appoggiano l’ISIS”

Secondo quanto riferito da Al Masdar news, che cita fonti dell’Esercito siriano, la cosiddetta coalizione anti terrorismo degli Stati Uniti ha attaccato l’Esercito siriano nelle montagne di Thardeh, nel Governatorato di Deir Ezzor

Gli attacchi aerei degli Stati Uniti sulle postazioni dell’esercito siriano hanno permesso all’ISIS diconquistare le montagne strategiche di Thardeh che erano sotto il controllo del governo siriano.

Secondo attivisti locali, gli Stati Uniti hanno attaccato le postazioni dell’esercito siriano con bombe al fosforo, uccidendo diversi soldati e spianando la strada all’ISIS per conquistare tutta l&# 39;area.

L’attacco è stato condotto da 4 aerei da guerra statunitensi che volavano ad ovest dal confine iracheno.

Questa è la seconda volta quest’anno che l’Air Force degli Stati Uniti ha attaccato l’esercito siriano nel Governatorato di Deir Ezzor.

Il Comando Generale delle Forze armate siriane ha definito questo atto un’aggressione grave e palese contro la Repubblica araba siriana ed il suo esercito, e costituisce la prova conclusiva che gli Stati Uniti ed i loro alleati sostengono l’ISIS e altre organizzazioni terroristiche, sottolineando che questo atto rivela la falsità della loro lotta al terrorismo.

Fonte: Al Masdar
Notizia del: 17/09/2016

Sorgente: I jet USA attaccano l’Esercito siriano e permettono all’ISIS di conquistare montagne strategica a Deir Ezzor. Replica del Governo siriano: “Questa la prova conclusiva che gli USA appoggiano l’ISIS” – World Affairs – L’Antidiplomatico