Mentre il ministro degli esteri italiano va a fare la guerra in Polonia; Cuba, Cina, Russia, Turchia e addirittura Palestina inviano 933 tonnellate di materiale medico in Venezuela

14 febbraio 2019 Almeno 64 contenitori di medicinali provenienti dalle alleanze del Venezuela con altri governi hanno raggiunto i porti del paese sudamericano.

Un totale di 64 container con 933 tonnellate di materiale medico è arrivato questo mercoledì al porto di La Guaira in Venezuela.

Il ministro della salute venezuelano Carlos Alvarado ha spiegato che questi farmaci e materiale medico provengono dalle alleanze del venezuelano con , , , Palestina, Turchia, tra gli altri…

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Latinoamerica oggi

Congreso de los Pueblos Le minacce contro il Venezuela da parte del governo di Trump, accompagnato dai suoi leccapiedi Duque e Bolsonaro, e dal “Cartello di Lima”, stanno aprendo nella regione un possibile scenario di guerra, che deve essere prevenuta dalle organizzazioni sociali e dai partiti politici di sinistra, progressisti e democratici della regione…

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Raúl Castro: “La rivoluzione è il lavoro più bello che abbiamo fatto”

Resumen Latinoamericano 21 aprile 2018Discorso del Generale dell’Esercito Raul Castro Ruz, primo segretario del Comitato centrale del Partito comunista di Cuba, alla chiusura della sessione costituente della IX legislatura dell’Assemblea nazionale del potere popolare, Palazzo dei Congressi, 19 aprile 2018, “Anno 60 della rivoluzione”.Compagni e compagni:
Prima di tutto, vorrei ringraziarvi per le ultime parole di questa commovente Sessione costituente della IX legislatura dell’Assemblea nazionale del potere popolare, che si svolge proprio oggi, quando si celebra il 57° anniversario della vittoria di Playa Girón, al comando del comandante in capo Fidel Castro Ruz, sull’invasione mercenaria organizzata, finanziata e sbarcata dal governo degli Stati Uniti. Questo fatto storico è più rilevante perché è la prima volta che combattenti dell’Esercito ribelle, poliziotti e miliziani combatterono per difendere le bandiere del socialismo, proclamate da Fidel il 16 aprile 1961, nell’addio alle vittime del bombardamento delle basi aeree Come è noto, nell’ultima sessione ordinaria dell’VIII legislatura, l’Assemblea nazionale approvava l’estensione del mandato dei deputati del Parlamento cubano e dei delegati delle Assemblee provinciali, per i gravi effetti provocati dall’uragano Irma, il cui impatto diretto su quasi tutto il territorio nazionale ha determinato la necessità di adeguare il calendario del processo elettorale, che abbiamo concluso oggi e che ha avuto una massiccia partecipazione dei cittadini, ulteriore dimostrazione del sostegno alla rivoluzione e la nostra democrazia socialista. È opportuno riconoscere il lavoro svolto dalle commissioni elettorali e dalle candidature su tutte le istanze, nonché l’insieme delle istituzioni che hanno collaborato per il buon svolgimento delle elezioni. Il VI Congresso del partito, tenutosi nell’aprile 2011, approvava la proposta di limitare l’esecuzione delle posizioni politiche e statali fondamentali ad un massimo di due termini quinquennali consecutivi. Nello stesso senso il VII Congresso veniva annunciato due anni fa, e sebbene questa limitazione non sia stata ancora introdotta nella Costituzione, una questione che speriamo venga stabilita nel quadro della sua riforma, avendo assunto il mio secondo mandato come Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, il 24 febbraio 2013, espressi che fosse stato l’ultimo, ratificandolo lo scorso dicembre quando, qui, affermai che da oggi Cuba avrà un nuovo presidente. Non era necessario attendere la riforma costituzionale per mantenere la parola e agire di conseguenza, più importante era dare l’esempio.
L’Assemblea nazionale del potere popolare ha eletto il compagno Miguel Díaz-Canel Bermúdez presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri. Allo stesso tempo, il compagno Salvador Valdés Mesa è stato eletto Primo Vicepresidente del Consiglio di Stato e in seguito l’Assemblea Nazionale ne approvava la designazione a Primo Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Il compagno Díaz-Canel ha una carriera di quasi 35 anni. Dopo aver conseguito la laurea d’ingegnere elettronico presso l’Università Centrale di Las Villas, ha lavorato in quella professione. Completava il servizio militare in unità missilistica antiaeree delle FAR, dopo di che fu professore presso la Facoltà di Ingegneria Elettrica del centro universitario, dove fu proposto quadro professionale dell’Unione dei Giovani Comunisti, gradualmente salendo nelle posizioni dirigenziali di questa organizzazione, fino alla promozione al lavoro professionale nel Partito. Dal luglio 1994 al terzo o quarto anno del Periodo Speciale, quando la fase più acuta del Periodo Speciale era al culmine, fu per nove anni Primo Segretario del Comitato Provinciale di Villa Clara e ricoprì la stessa responsabilità nella provincia di Holguin per altri sei, in entrambi i casi con risultati soddisfacenti. E non era un caso che dopo i nove anni trascorsi a Villa Clara, abbastanza, perché vi era nato e conosceva la sua vecchia provincia, incluse anche Cienfuegos e Sancti Spíritus, doveva essere inviato a Holguín, una delle province più grandi per abitanti e estensione territoriale, nell’ambito della preparazione di una dozzina di giovani, la maggior parte dei quali proveniva dall’Ufficio Politico, ma non riuscimmo a materializzarne la preparazione, e fu l’unico sopravvissuto, direi esagerando, di quel gruppo (applausi), senza criticarne le mancanze, ma parlando col compagno Machado gli disse che siamo noi a dover criticarci per non aver organizzato meglio preparazione e maturazione di quei compagni per occupare le alte responsabilità nel partito e nel governo.
Se in 15 anni fu in due province il massimo dirigente del partito, senza contare gli anni in cui guidò i giovani nella sua stessa provincia, ed ho anche detto al compagno Machado che in 15 anni avrebbe potuto passare, a un ritmo di circa tre anni, almeno da cinque province del Paese, in modo che li conoscesse più profondamente. Non critico Machado, lo critico troppo (Applausi). E ora, mentre passo da lui direttamente, lasciate che si prepari! (Ride). Ma voglio dire con questo che dobbiamo prestare ancora più attenzione alla preparazione dei quadri, così che quando occuperanno altre cariche superiori abbiano un controllo maggiore; ma la sua elezione ora non è una coincidenza, era prevista, nel gruppo il migliore, secondo la nostra modesta opinione e del Partito, era il compagno Díaz-Canel (Applausi), e che non ne dubitiamo per le virtù, per l’esperienza e la dedizione al lavoro che ha mostrato, avrà assoluto successo nel compito affidatogli dal nostro supremo organo del potere statale (Applausi). E’ nel Comitato Centrale del Partito dal 1991 e 15 anni fa fu promosso all’Ufficio Politico. Ha svolto la missione internazionalista nella Repubblica del Nicaragua e si è laureato presso il Collegio di Difesa Nazionale. Nel 2009 fu nominato Ministro dell’Istruzione Superiore e nel 2012 Vicepresidente del Consiglio dei Ministri per l’attenzione delle organizzazioni legate a istruzione, scienza, sport e cultura. Cinque anni fa è stato eletto Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, e da quel momento, con un gruppo di colleghi dell’Ufficio Politico, eravamo assolutamente certi di aver centrato la guida e che questa era la soluzione che oggi si materializza in questo importantissimo incontro, posizione quest’ultima menzionata e, soprattutto, a Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri che coincide con l’attenzione alla sfera ideologica del Comitato Centrale del Partito. Né è una coincidenza, ma questione importante come passare la mano da Presidente degli odierni Consigli di Stato e dei Ministri, che terminato, ne farò riferimento più tardi, continuerò come Primo Segretario fino al 2021, assumerò quella di Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri e Primo Segretario del Partito Comunista (Applausi). Fu pianificato in questo modo, conservando la prossima proposta dell’Assemblea, che sarà discussa anche col Consiglio dei Ministri, nella sessione di luglio, in cui sarà anche proposto al Comitato dei Deputati di essere responsabile della stesure e presentazione a questa Assemblea del nuovo progetto di Costituzione, che sarà poi necessario discuterne con la popolazione con un referendum. Anticipiamo che nella prossima Costituzione, dove non c’è alcun cambiamento del nostro obiettivo strategico, nel lavoro del Partito, che sarà mantenuto e il nostro popolo lo sosterrà indubbiamente, come fece decine di anni fa, nel 1976, con un enorme numero di voti, il 98%. E in quell’occasione potranno riunirsi nuovamente queste due posizioni che, come ho detto, sono fondamentali, di Primo Segretario del Partito e di Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, che hanno nelle loro mani tutto il potere e l’influenza da esercitare, anche se c’è, potrebbe esserci, un primo ministro al governo. Così ho già dimostrato di aver discusso abbastanza sulla formulazione che sarà presentata attraverso quella Commissione di cui ho parlato, che vi sarà proposta a luglio. I loro due mandati devono essere conformi, come stabiliremo nella Costituzione, a cinque anni ciascuno. Il congresso del partito manterrà le date. Fui eletto al 7.mo Congresso del partito fino al 2021, compirò 87 anni il 3 giugno, non dico di mandarmi un regalo, so che è difficile averlo qui, anche se modesto (Applausi). Avere un regalo qui, anche se modesto, è più difficile che trovare olio (Risate), cioè non mi mandano nulla.
Quando si adempiono i due mandati, se funziona bene, e si è approvati dal Comitato Centrale del nostro partito e dall’organo supremo del potere statale, che è questa Assemblea di cui facciamo parte, deve rimanere. La stessa cosa che facciamo ora, deve tenerlo col suo sostituto. Finendo i 10 anni da Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, nei tre che restano, fino al Congresso, rimane Primo Segretario per consentire il transito sicuro e garantire il passaggio al sostituto, finché non si ritirerà per occuparsi dei nipoti che avrà già, se non ne ha ancora uno, hai già dei nipoti? Bene, ai pronipoti, come me, ne ho tre e uno è in strada (Risate). Questo è quello che pensiamo. Naturalmente, gli organi superiori del Partito e dello Stato decideranno, prenderanno la decisione finale in queste attività che ho menzionato.
Viviamo in un posto e in un tempo in cui non possiamo commettere errori. Sono uno di quelli che legge e studia, quando il tempo lo permette, tutto ciò che mi fu affidato dai pessimi eventi storici accaduti nella storia recente, a livello internazionale, nei Paesi, e non possiamo commettere errori, non solo per la posizione geografica in cui ci troviamo, o qualsiasi altra ragione; ci sono errori che non possiamo commettere, come quelli che mettono fine a processi molto importanti per l’umanità e le cui conseguenze furono scontate da molti Paesi; le conseguenze dello squilibrio internazionale creato, che molti Paesi hanno subito, continuiamo a pagarla, come il nostro. Mi capite bene? (Rispondono: “Sì!”). Il compagno Díaz-Canel non è un improvvisato, nel corso degli anni ha mostrato maturità, capacità di lavoro, forza ideologica, sensibilità politica, impegno e lealtà nei confronti della Rivoluzione. La sua ascesa ai vertici dello Stato e alla responsabilità governativa della nazione non è il risultato del caso o della fretta. Nella sua progressiva promozione a posizioni più alte, come ho già detto, con altri casi di giovani leader, non abbiamo commesso l’errore di accelerare il processo, ma ciò è stato assicurato con intento e lungimiranza sul transito attraverso diverse responsabilità di partito e governative, in modo da acquisire una preparazione globale che, insieme alle qualità personali, gli consentirà di assumere con successo la guida del nostro Stato e del governo, e in seguito la massima responsabilità nel Partito.
Da parte sua, il compagno Valdés Mesa ha una vasta carriera al servizio della rivoluzione, il cui trionfo lo sorprese operaio agricolo in una fattoria nella regione di Amancio Rodríguez, che allora apparteneva alla provincia di Camagüey. Nel 1961 si unì alle milizie nazionali rivoluzionarie, partecipò alla campagna di alfabetizzazione e lavorò nell’associazione dei giovani ribelli, diventandone segretario generale nella suddetta regione. Quando l’Unione dei Giovani Comunisti fu costituita, fu eletto Segretario Generale in quell’istanza e partecipò come delegato al Primo Congresso di questa organizzazione. Successivamente partecipò alla costruzione del Partito Unito della Rivoluzione Socialista di Cuba in varie regioni di Camagüey, e ricoprì incarichi direttivi a livello comunale e nel Comitato Provinciale del Partito, da dove andò come quadro professionale al lavoro sindacale, gradualmente salendo tra gli altri, alla responsabilità di secondo segretario della Central de Trabajadores de Cuba, CTC, e segretario generale dell’Unione nazionale dei lavoratori agricoli e forestali. Nel 1995 fu nominato Ministro del lavoro e della sicurezza sociale, e quattro anni dopo promosso Primo segretario del Comitato provinciale del Partito a Camagüey. Nel XIX Congresso della CTC, tenutosi nel 2006, fu eletto Segretario generale, una condizione che mantenne fino al 2013 quando fu eletto Vicepresidente del Consiglio di Stato. Senza smettere di lavorare, si laureò nel 1983 come agronomo presso l’Istituto Superiore di Scienze Agrarie di Ciego de Ávila. È membro del Comitato centrale del Partito dal 1991 e del suo Ufficio Politico da 10 anni. Allo stesso modo, penso che sia giusto distinguere l’atteggiamento disinteressato del compagno José Ramón Machado Ventura, che di nuovo su sua iniziativa. e lo ripeto perché l’aveva già fatto, proprio così che Díaz-Canel potesse occupare la posizione che aveva come Primo Vicepresidente del Consiglio di Stato, offrendo la sua posizione di Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri per far posto alla nuova generazione. Machado, che ha più di 60 anni di lotta rivoluzionaria dalla Sierra Maestra e dal secondo Fronte orientale di Frank País, uno dei fondatori, è un esempio di modestia, onestà e dedizione illimitata al lavoro, sebbene sia un un po’ irascibile, come molti di voi sanno. D’ora in poi, concentrerà gli sforzi sul lavoro del partito, come secondo segretario del Comitato centrale.
Menzione speciale merita la compagna Mercedes López Acea, membro dell’Ufficio Politico, liberata dalla posizione di Vicepresidente del Consiglio di Stato ieri pomeriggio, dopo oltre otto anni di lavoro encomiabile e molto difficile di Prima Segretaria del Partito in questo complicata Capitale, un compito logicamente più complesso, proprio perché è capitale del Paese, e presto assumerà nuove responsabilità nel Comitato centrale del partito (Applausi). La composizione del Consiglio di Stato eletto oggi dall’Assemblea nazionale riflette un rinnovo del 42%. Cresce anche la rappresentanza femminile fino al 48,4%. Cresce Teresa, eh? Ma ora dobbiamo continuare, come dici tu, per le posizioni decisionali, non solo sui numeri (Applausi). Cresce, beh, quella delle donne al 48,4%, e quella dei neri e dei meticci raggiunge il 45,2%. E così su un problema come l’altro non si dovrebbe tornare indietro di un millimetro, perché ci sono voluti molti anni, dal trionfo della Rivoluzione, a cominciare da Fidel, che iniziò con queste idee d’uguaglianza delle donne e contro la volontà di molti vecchi guerriglieri della Sierra Maestra, e non c’erano armi in eccesso, al contrario, formarono un plotone chiamato Mariana Grajales (Applausi), e qui c’è anche una deputata, Teté Puebla Viltres, che fu uno degli ufficiali di quel plotone. Questo è costato molto lavoro, non fu facile, e abbiamo ancora la battaglia delle proporzioni negli aspetti non solo numerici, come ho detto, ma qualitativi, nei posti decisionali. Donne e neri, soprattutto, sono stati preparati nel Paese, questo è un esempio, vediamo il dossier di ognuno di loro; ma costa lavoro, ecco perché insisto: non un passo indietro! E ora ci mancano le posizioni decisionali, non perché tali o simili, ma per la loro qualità, la loro preparazione. Io stesso ho sbagliato con alcune designazioni per raggiungere l’obiettivo, senza soddisfare tutte le condizioni indicate, e ho dovuto, naturalmente, rettificare più tardi. Ma lo richiamo all’attenzione perché è un argomento che non possiamo lasciare alla spontaneità. Cosa dicono i giornalisti? Non è vero? (Applausi.)
L’età media del Consiglio di Stato è diminuita a 54 anni e il 77,4% è nato dopo il trionfo della Rivoluzione. Gli anni sono passati e non ce ne rendiamo conto, ma sono passati. Tre donne sono state elette vicepresidenti del Consiglio di Stato, due delle quali nere, e non solo perché nere, ma per le loro virtù e qualità, ulteriore dimostrazione del rispetto degli accordi decisi dai Congressi del Partito e dalla sua Prima Conferenza Nazionale nel 2012 sulla politica dei quadri. Questo è anche evidente nel fatto che più della metà dei deputati dell’Assemblea nazionale, il 53,22%, sono donne e la rappresentazione di neri e meticci ha raggiunto il 40,49%, e questa è la strada da percorrere. Vedete che ci sono già alcune compagne e compagni, ancora pochi, neri come oratori, sia in televisione che alla radio, non vedete che alcuni di loro già appaiono? Non è stato facile, io stesso ho dato istruzioni concrete ai responsabili delle organizzazioni radiotelevisive, e ho detto: fatelo senza intaccare nessuno, ma risolvetelo lentamente. Hanno fatto alcuni passi, ma non abbastanza dal mio punto di vista; Continuano mentre vanno, non così lentamente, ma continuano a muoversi con cautela in modo che nessuno affermi di essere stato colpito perché hanno messo qui un meticcio o un nero. Fortunatamente appare anche la parte meteo a un grande nero, che tiene le mani così, non so perché non gli diano un puntatore per segnare (Applausi), perché non sa cosa fare con le sue mani e le mette così (Mostra), e ha una mappa là dove si riflette la situazione, con un puntatore che può estrarre. E uno degli sport, grazie al cielo a volte appare sui notiziari stellari, e non è stato portato via da nessuno. Voglio dire, vi mostro che le cose devono essere pensate, per non dire e per la bontà di Dio, l’hanno soddisfatta o non l’hanno fatto, insistendo, cercando nuovi metodi, evitando di fare errori in modo che non ci criticassero in tali nobili obiettivi, e pensare una volta e ripensare a un’altra soluzione quando non possiamo risolvere i problemi. È questo il caso o no? (Dicono: “Sì!”) Questo è il motivo per cui prendo e lascio il testo attentamente elaborato per un’occasione così importante, per riflettere su quelle esperienze, molto utili, ed da anni che si vede, analizzando.
E quel dettaglio che vi ho detto sulle donne e sulla questione razziale che solleviamo spesso’… Non è un peccato ricordare, come ho talvolta affermato in alcune discussioni particolari, intendo in riunioni non ufficiali. Sono nato in campagna, a Birán, che ora è Cueto, anche se ero un Mayaricero, ora sono un cuetense e un holguin, ma studiai a Santiago, il che mi portò molto, naturalmente. E ricordo, quando ero studente, e prima del trionfo della Rivoluzione, nel caso in cui lo già dimenticassimo, c’erano solo tre posti, l’Avana, non dico L’Avana, ricordo la dimensione originale che aveva prima dell’attuale divisione politica-amministrativo, dico Havana, Santiago de Cuba e Guantanamo, mi riferisco alla città, dove prima non c’era la televisione, c’era la radio già da quando avevo la ragione, ma non la televisione, e nelle piccole, diverse città, a volte era nella sede municipale, c’era sempre il parco centrale, diciamo, la prima cosa che fecero i pianificatori spagnoli. Gli anziani qui non si ricordano di domeniche, in alcuni di quei luoghi, quando la banda musicale municipale, dove esisteva, suonava di notte? E poi vidi coppie di innamorati, o innamorati, o amici bianchi che camminano nel parco e neri e meticci nel parco, ma fuori dalla recinzione. Era così o no? So che ci sono molti giovani qui. Lo sapevate? Ciò durò fino a quando Fidel ha pronunciato il primo discorso, credo che a gennaio o febbraio 1959. Ma le radici erano ancora attive, un Paese che va onorato nella composizione etnica del suo popolo, emersa nella lotta, nel crogiolo delle nostre guerre d’indipendenza, dove nel 1868, quasi 150 anni ad ottobre, sapete chi erano i capi principali, erano latifondisti, persino schiavisti, che iniziarono dando la libertà ai loro schiavi, e quando quella guerra, con l’accordo del famoso Patto di Zanjón, che fu messo in ombra, meno male, da Antonio Maceo e dai suoi ufficiali nella protesta di Baraguá, la gloriosa protesta di Baraguá, quando fu raggiunto quel patto e la grande maggioranza dei capi erano neri, e all’inizio della necessaria guerra di Marti nel 1895, furono loro a guidarla fondamentalmente.
Poi venne quello che sappiamo dalla storia, la partecipazione statunitense negli ultimi giorni della guerra, quando la Spagna era già completamente sconfitta, con decine di migliaia di soldati spagnoli, persino ricoverati in ospedale, decine di migliaia, alcuni per ferite di guerra, la maggior parte di loro a causa di malattie tropicali, a cui i soldati spagnoli non erano abituati, tra cui mio padre, che fu evacuato, passò la guerra tra Júcaro a Morón, e poco dopo la fine della guerra, cioè da Cienfuegos, tornò l’anno successivo. Sono contento che sia venuto, tornato, e se non veniva, ne veniva un altro, perché si era innamorato di Cuba. E come ho detto una volta a un politico spagnolo, aggiungendo questo, fui contento, perché altrimenti sarei stato un galiziano o un vecchio galiziano e membro di quel partito. Ma poi quando gli statunitensi sbarcarono a est di Santiago de Cuba, senza alcun ostacolo, perché protetti dall’Esercito di Liberazione, la moderna flotta statunitense, con un tiro al bersaglio, affondò la flotta spagnola, concentrata a Santiago de Cuba, nella baia; smantellarono l’artiglieria a difese della città, ma da Madrid arrivò l’ordine di riposizionarla ed uscirono per combattere la flotta statunitense, senza sapere cosa gli ordinassero da Madrid: affrontare una flotta moderna e andarsene uno per uno a causa delle caratteristiche della baia di Santiago, che è un’insenatura, come la maggior parte delle baie cubane, con l’eccezione di Playa Girón e Matanzas, a nord. E l’ammiraglio Cervera, capo della flotta dell’Atlantico spagnola, ordinò ai suoi ufficiali di vestirsi, e alcuni dissero: Ammiraglio, ma se vogliamo combattere. E lui gli disse: In effetti, per questo, è l’ultima battaglia. E così fu, un tiro al bersaglio uno per uno. Due scontri di terra di una certa importanza furono combattuti a El Viso, dove il generale spagnolo Vara del Rey, che lo difendeva, morì combattendo, e la cattura di Loma de San Juan, praticamente già inghiottito dalla città. E venne quello che io chiamo peccato originale: le truppe vittoriose di entrambi gli eserciti stavano per entrare a Santiago de Cuba, ma il generale statunitense che era alla testa delle sue truppe proibì ai cubani di parteciparvi. Era Calixto Garcia era lì, o vicino. A loro fu impedito con il pretesto di evitare rappresaglie, quando in realtà l’Esercito di Liberazione, catturando prigionieri, era interessato ai fucili, e alcuni si unirono persino alle nostre truppe liberatrici. E un errore peggiore, che si può dire sia il peccato originale di ciò che venne dopo, fu quando arrivati alla sede del governo nella città, ammainarono la bandiera spagnola e issarono solo quella statunitense. Ciò già indicava cosa sarebbe successo in questo paese fino all’arrivo di Fidel. Fu discusso a Parigi, nella Reggia di Versailles, alla periferia di quella capitale francese, naturalmente, spagnoli e statunitensi, “i cubani non hanno bisogno di partecipare”. Allora quell’uguaglianza fu raggiunta nel bel crogiolo che era il nostro Esercito di Liberazione in quel momento ..
C’era già la discriminazione, si andava in un zuccherificio, anche se era modesto, c’era il club di funzionari statunitensi e cubani bianchi, diciamo, che lavoravano in qualche ufficio o avevano delle responsabilità, erano loro a recarsi al club e gli altri in caserma. La loro influenza, l’Emendamento Platt, durò fino alla Rivoluzione del ’33, ma altri accordi presi ci riportarono sotto il giogo fino al primo gennaio 1959. Quel bel melting pot della nostra nazionalità, ora riusciamo a ricostruirlo, non nei primi momenti, capite cosa dico e cosa intendo? (Dicono di sì.) Era così o no? Chiedo ai più grandi. Dovrò girarmi qui, dove ci sono già alcuni anziani (risate). Guillermo García, a El Plátano non esisteva una cosa del genere, la povertà li univa tutti. Perdonatemi per essere uscito dal testo, ma a parte la modestia, penso di arricchirlo (Applausi), la stampa che pubblica ciò che vuole, il testo scritto, ma si può parlare di ciò di cui parlo qui perché, naturalmente, viene trasmesso. Cioè, mi sono fermato a questo punto, che quando questo materiale veniva scritto, naturalmente non ci pensavamo, ci pensai dopo meditando, vedendo i risultati e la composizione di questa nuova Assemblea.
Ritornando al tema, sono stati ratificati i membri, due di loro donne, della Presidenza dell’Assemblea nazionale del Potere popolare, guidati dall’amato compagno Esteban Lazo Hernández. Allo stesso modo, su proposta del Presidente Diaz-Canel, il Parlamento cubano ha approvato, in conformità con le disposizioni dell’articolo 75 della Costituzione, di rinviare la presentazione del Consiglio dei Ministri per avere il tempo di valutare i movimenti di ognuno, in modo che possano preparare gli argomenti e quindi prendere la relativa decisione, la proposta da portare all’Assemblea di luglio, come abbiamo detto. Per quanto mi riguarda, continuerò a ricoprire la carica di Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito, nel mio secondo e ultimo mandato, che scade ne 2021 all’VIII Congresso e concludere il processo di trasferimento graduale e ordinato delle principali responsabilità alle nuove generazioni. Da quel momento, se la mia salute lo permetterà, sarò un altro soldato, vicino al popolo, a difendere questa rivoluzione (Applausi). In modo che non vi siano dubbi, desidero sottolineare che il Partito Comunista di Cuba, a partire dal Primo Segretario del suo Comitato Centrale, sosterrà risolutamente il nuovo Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri nell’esercizio dei poteri costituzionali, contribuendo a salvaguardare la nostra arma più importante: l’unità di tutti i rivoluzionari e del popolo. Non può essere altrimenti. Quelli di noi che hanno avuto il privilegio di combattere la tirannia sotto il comando di Fidel dalla Moncada, Granma, esercito ribelle, lotta clandestina fino ad oggi, sentiamo, insieme all’eroico popolo di Cuba, profonda soddisfazione per il lavoro consolidato della Rivoluzione, il lavoro più bello che abbiamo fatto e siamo colti dalla legittima felicità e serena fiducia nel vedere coi nostri occhi il trasferimento alle nuove generazioni della missione per continuare la costruzione del socialismo e garantire così indipendenza e sovranità nazionale.
Già il 4 aprile 1962, al termine del primo congresso dell’Associazione dei giovani ribelli, il compagno Fidel affermò: “Credere nei giovani è vedere in loro, oltre all’entusiasmo, l’abilità; oltre all’energia, responsabilità; oltre a giovinezza, purezza, eroismo, carattere, volontà, amore per il Paese, fede nella patria! Amore per la rivoluzione, fede nella rivoluzione, fiducia in se stessi, profonda convinzione che i giovani possano, che i giovani siano capaci, profonda convinzione che grandi compiti possano essere posti sulle spalle della gioventù!” Guardate che concetto ampio di giovinezza e sua capacità di agire. Così è stato e sarà e non per diletto in una delle scommesse dei nemici permanenti della Rivoluzione di penetrare, confondere, dividere e alienare i nostri giovani combattivi da ideali, storia, cultura e lavoro rivoluzionario, seminando individualismo, avidità, mercificazione dei sentimenti, inducendo al pessimismo, ignorando l’etica e i valori umanisti, la solidarietà e il senso del dovere. Questi piani sono condannati al fallimento, perché nel corso della storia, nel presente e nel futuro, i giovani cubani sono stati protagonisti della difesa della loro rivoluzione socialista. Prova di ciò è che l’87,8% dei deputati di questa Assemblea è nato dopo il 1° gennaio 1959. I giovani cubani hanno dimostrato quanto fosse giusto Fidel quando gli parlò nel 1962. Oggi ratifichiamo questa fiducia, fiduciosi che saranno zelanti custodi dei precetti contenuti nella brillante definizione del concetto di rivoluzione del comandante in capo.
Spetta al Partito, allo Stato e al governo soddisfare e attuare la politica intenzionalmente e con la dovuta gradualità promuovendo giovani, donne, neri e meticci nelle posizioni decisionali, in modo che la creazione del cantiere dei leader della nazione in futuro, senza ripetere gli errori costosi che abbiamo commesso in questo problema strategico. Nella V sessione plenaria del Comitato Centrale tenutasi il 23 e 24 marzo, abbiamo analizzato lo stato dell’aggiornamento del modello economico e sociale cubano, un processo iniziato nel 2011, in conformità con gli accordi del VI Congresso del Partito. In precedenza, in due occasioni, anche l’Ufficio politico aveva esaminato la questione. Nonostante l’esecuzione, che non ne è lontana, abbiamo pensato che a questo punto, quando abbiamo approvato o fatto le prime decisioni nel VI Congresso del Partito, e nei successivi incontri di questo tipo, che avremmo dovuto avanzare di più di quanto già fatto, se non avessimo risolto tutti i problemi, ben organizzato tutto, ben pianificato attuato con diversi gradi di sviluppo. Avremmo già la nuova Costituzione, già rinviata per le stesse ragioni, poiché questi problemi principali non sono stati risolti; ma, certamente, non è stato possibile garantire la partecipazione di organizzazioni ed entità in modo tale che dalla base potessero guidare, addestrare e controllare l’adeguata attuazione delle politiche approvate. Quando ho visto le prime difficoltà che abbiamo affrontato, espressi qui, penso in una sintesi per una sessione del Parlamento, che sia “senza fretta, ma continua”, perché la fretta ha comportato anche a gravi errori. Non abbiamo mai avuto illusioni che sarebbe stato un percorso breve e facile. Sapevamo che iniziavamo un processo di enorme complessità, dovuto alla sua portata, che comprendeva tutti gli elementi della società, che richiedeva il superamento del colossale ostacolo di una mentalità basata su decenni di paternalismo ed egualitarismo, con conseguenze significative per il funzionamento dell’economia. Nazionale. A ciò si aggiungeva il desiderio di muoversi più velocemente rispetto alla capacità di fare bene le cose, lasciando spazio ad improvvisazione ed ingegno, a causa della insufficiente completezza, valutazione incompleta di costi e benefici, e della visione limitata dei rischi associati all’applicazione di diverse misure che, inoltre, non avevano guida, controllo e seguito necessari, determinando ritardi e passività nella correzione tempestiva delle deviazioni presentate.
Credo che abbiamo appreso lezioni importanti dagli errori commessi nel passato, e l’esperienza accumulata ci consentirà di continuare a fare passi più sicuri e saldi, con piedi e orecchie ben aderenti al terreno e quindi evitare inconvenienti scomodi. Non abbiamo rinunciato a perseguire l’espansione del lavoro autonomo, ho fatto riferimento a questo in vari discorsi in questo Parlamento, costituendo un’alternativa di lavoro nel quadro della legislazione attuale e che, lungi dal significare un processo di privatizzazione neoliberale della proprietà sociale, consentirà allo Stato di cedere l’amministrazione delle attività non strategiche per lo sviluppo del Paese. Proseguirà anche l’esperimento delle cooperative non agricole. In entrambe le direzioni sono stati raggiunti risultati non trascurabili, ma è anche vero che sono stati evidenziati errori nella loro attenzione, controllo e seguito, che hanno favorito l’emergere di non poche manifestazioni di indisciplina, evasione degli obblighi fiscali, in un Paese in cui, inoltre, le tasse erano pagate a malapena prima delle misure che stiamo applicando, illegalità e violazioni delle regole, per arricchimento personale accelerato, non affrontate in modo tempestivo portando alla necessità di modificare diversi regolamenti in materia. Allo stesso tempo, la premessa inevitabile che nessun cittadino sia lasciato senza protezione e che il processo di cambiamento del modello economico e sociale cubano, in qualsiasi circostanza, non significa applicare terapie d’urto contro i più bisognosi che, in generale, sostengono più fortemente la rivoluzione socialista, a differenza di molti Paesi, in gran parte condizionati dal ritmo delle trasformazioni in questioni trascendentali, come la soluzione della dualità monetaria e dello scambio, che continuano a darci seri grattacapi facendo sorgere nuovi problemi. Si potrebbe anche menzionare, ad esempio, le riforme salariali e pensionistiche, nonché la soppressione di indebite gratifiche e sovvenzioni generalizzate per prodotti e servizi, anziché persone senz’altro sostegno. Inoltre, mancava una politica adeguata e sistematica di comunicazione sociale sui cambiamenti introdotti, al fine di arrivare tempestivamente fino all’ultimo cittadino con spiegazioni chiare e comprensibili, perché questi aspetti sono piuttosto difficili da comprendere, in alcuni aspetti, evitando equivoci e lacune informative in questioni così complesse.
A ciò si aggiungono le difficili circostanze in cui l’economia nazionale deve essere guidata in questi anni, in cui il blocco economico degli Stati Uniti e l’incessante persecuzione delle transazioni finanziarie del Paese si sono intensificati, limitando l’accesso ai crediti di sviluppo, oltre a ostacolare gli investimenti stranieri, tanto necessari. Non va trascurato il notevole danno causato dai persistenti periodi di siccità come negli ultimi tre anni e gli uragani sempre più distruttivi e frequenti che colpiscono l’intero territorio nazionale. D’altra parte, i risultati raggiunti nel paziente e laborioso processo di riordino del debito estero coi principali creditori sono innegabili, il che libera i presenti, e in particolare le generazioni future, dal formidabile onere degli obblighi che gravano sul futuro della nazione, come una spada di Damocle, anche se non l’unica. In queste attività, l’attuale Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell’Economia, il compagno Cabrisas (Applausi), ha avuto una presenza molto prominente, e non solo in questo, principale, ma in altri lavori simili relativi ai debiti. Tuttavia, dobbiamo stare attenti, perché sappiamo solo come chiedere e poco come razionalizzare, e io sono quello che autorizza ad usare le riserve, e so molto bene di cosa parlo, e i prestiti della riserva, e c’è stato un momento in che fu consumata da violazioni, ignoranza, per esempio, delle riserve mobili del Paese, e le abbiamo sostituiti tutti. Mi riferisco al carburante, usato senza autorizzazione a causa di equivoci nel visionare documenti originali delle disposizioni esistenti. Molte volte quando chiedo una prenotazione per qualsiasi prodotto, e cerco di discutere con domande molto semplici: “Ci vogliono così tante tonnellate di carburante per quel giorno.” “Motivo?” E mi diedero una ragione che ovviamente non era giusta, non era reale, anche se poteva avere del senso… “Se non lo fai…” Dissi: “Non puoi dare quella quantità, perché ogni giorno si hanno necessità ovunque”. “Beh, gli ospedali ne saranno influenzati”. E lì risposo con più forza, in termini che non ripeterei qui, se non come severo avvertimento: “Non cercare di ingannarmi con tali assurdità”. Gli ospedali interessati ci obbligherebbero a prenderne… Tuttavia, paghiamo metà di quel carburante che va restituito nei termini che abbiamo stabilito. Cito solo quell’esempio, la realt di cui il Consiglio dei Ministri sa particolarmente.
Con uno sforzo persistente e prolungato si è deciso a negoziare tutti questi debiti, alcune riduzioni furono raggiunte nei termini più confortevoli, potendo soddisfare gli impegno e soprattutto il prestigio creditizio del governo, e tale grande compito, a volte impercettibile, è stato appena completato. Ritorniamo ad obbligo e conseguenze da trarre, non come prima, e alle difficoltà che ciò comporta nella pianificazione, e parlando di pianificazione, dobbiamo pianificare meglio e sapere come smaltire ciò che abbiamo, e vedere come risolviamo, ma senza improvvisazione tipo: pane oggi, fame domani. Questo non è la nostra via, è il realismo. Parliamo della spada di Damocle. Questa Rivoluzione ha sempre vissuto con una spada di Damocle sulla testa, dalle origini diverse. Ricordo il periodo speciale, quando Diaz-Canel, ho detto, era al culmine quando assunse la guida del Partito a Santa Clara. A quel punto dovevi indossare una maschera per l’ossigeno, il boccaglio usato dai pescatori subacquei, a volte dovevi indossarlo perché l’acqua era sopra i baffi e altre volte sopra il naso, e a volte copriva gli occhi e dovevi metti il boccaglio, ma resistere ed è per questo che ne parliamo oggi qui (Applausi), e rompendo il pessimismo che di solito prospera in chi ha scarsa volontà quando sorgono problemi. Non è la prima volta, problemi emersero nel periodo speciale, e nel 993, 1994, iniziati nel 1990 praticamente, e poi emerse lo slogan, pronunciato, penso all’Isola della Gioventù, il 26 luglio “Sì, puoi”; Ma per poter analizzare ogni problema con obiettività, ogni passo fatto senza farsi illusioni, senza ingannarsi.
Ora con la situazione attuale del vicino che abbiamo, ricordiamo ancora una volta la Dottrina Monroe. Hanno già visto quello che Bruno disse al vicepresidente degli Stati Uniti, l’altro giorno, che non capendo se ne andò. Ve lo dirò dopo. Non possiamo permetterci di cadere nuovamente nella spirale dell’indebitamento, e per evitare ciò dobbiamo applicare il principio di non assumerci impegni che non possiamo onorare puntualmente entro i termini concordati. Le attuali tensioni nelle nostre finanze estere sono un avvertimento in tal senso, nel quale mi sono dilungato; non vi è altra alternativa che pianificare bene e in modo sicuro, risparmiare ed eliminare tutte le spese non essenziali, ancora sufficienti, garantirsi che si abbiano i ricavi attesi, che consentano di adempiere agli obblighi concordati e, allo stesso tempo, garantire le risorse da investire nello sviluppo dei settori prioritari dell’economia nazionale. Non siamo in una situazione estrema e drammatica, come quella che il popolo cubano seppe superare sotto la guida del Partito e di Fidel,nei primi anni ’90, una fase nota come periodo speciale. Lo scenario è ora molto diverso, abbiamo solide fondamenta in modo che tali circostanze non si ripetano. La nostra economia si è in qualche modo diversificata e cresce, tuttavia, il dovere dei rivoluzionari è prepararsi con audacia e intelligenza al peggio, non al più comodo, con l’ottimismo permanente e totale fiducia nella vittoria. Oggi ricordiamo sempre il comportamento incrollabile a difesa dell’unità e della resistenza, non c’è altra soluzione. Come detto nei giorni scorsi, durante il V Plenum del Comitato Centrale del Partito, fu fornita una spiegazione sugli studi sulla necessità di riformare la Costituzione, in accordo con le trasformazioni che hanno avuto luogo nell’ordine politico, economico e sociale. Per portare a termine questo processo, questa Assemblea deve approvare nella prossima sessione ordinaria una commissione composta da deputati incaricati di preparare e presentare il progetto che il Parlamento discuterà, per sottoporlo poi a consultazione popolare e infine, in conformità con quanto stabilito nella Costituzione, approvare il testo finale con un referendum. È la propizia occasione per chiarire, ancora una volta, che non intendiamo modificare il carattere irrevocabile del socialismo nel nostro sistema politico e sociale, né il ruolo guida del Partito Comunista di Cuba, come avanguardia organizzata e forza dirigente della società e dello Stato, come stabilito nell’articolo 5 dell’attuale Costituzione, e che nel prossimo difenderemo mantenendo lo stesso articolo.
Passando alle questioni di politica estera, non posso smettere di riferirmi all’VIII Vertice delle Americhe, recentemente tenutosi in Perù, segnato, mesi prima, dal rinnovato atteggiamento neocoloniale ed egemonico del governo degli Stati Uniti, il cui impegno alla Dottrina Monroe è chiaramente ratificato. L’espressione più famigerata si manifestò nell’esclusione arbitraria e ingiusta del Venezuela dall’evento. Si sapeva che il governo degli Stati Uniti intendeva organizzare uno spettacolo propagandistico contro la rivoluzione cubana, facendo uso dei resti della controrivoluzione mercenaria. Cuba è andata a Lima a pieno titolo e a testa alta. Dimostrando volontà di dialogare e dibattere in ogni scenario, in condizioni di uguaglianza e rispetto. Allo stesso tempo, confermava la determinazione dei cubani a difendere i propri principi, valori e spazio legittimo. La delegazione cubana, la delegazione boliviana e di altri Paesi hanno impedito un fronte unito contro la rivoluzione bolivariana e ribadito la richiesta di un nuovo sistema di relazioni tra le due Americhe. Gli interventi del nostro Ministro degli Esteri, Bruno Rodriguez Parrilla, a nome del governo cubano, con linguaggio schietto, idee chiare e fermezza, sono stati una risposta clamorosa agli insulti e agli errori del discorso antiquato e interventista del Vicepresidente nordamericano presente. I membri della società civile del nostro Paese hanno intrapreso una battaglia contro l’esclusione neo-coloniale protetta dall’OSA e difeso vigorosamente il riconoscimento da autentici rappresentanti del popolo cubano. Hanno alzato la voce per Cuba e per i popoli della nostra America. La provocazione fu sconfitta. Colgo l’occasione, a nome di questo popolo eroico, di ribadire le congratulazioni a tutti i membri della delegazione cubana che parteciparono a questo evento. I Paesi della nostra America non potranno affrontare le nuove sfide senza avanzare verso l’unità nella diversità per esercitare i nostri diritti, incluso l’adozione del sistema politico, economico, sociale e culturale che i nostri popoli decidono, secondo la Proclamazione d’America e dei Caraibi come zona di pace, approvata nella nostra capitale, come sapete. Sottolineiamo anche l’impegno con l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America. Siamo la regione del mondo dalle maggiori disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza, il divario tra ricchi e poveri è enorme e cresce, la povertà aumenta nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi dieci anni, quando i governi progressisti e popolari cumularono risultati favorevoli in termini di giustizia sociale. Oggi intendono dividerci e distruggere la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi; lo strumento politico nordamericano, da sempre screditato, l’OAS viene rispolverato e vengono creati gruppi di Paesi che, col pretesto di proteggere la democrazia, contribuiscono al perpetuarsi del dominio imperiale. L’aggressione alla Repubblica Bolivariana del Venezuela è attualmente l’elemento centrale degli sforzi dell’imperialismo per rovesciare i governi popolari nel continente, cancellare le conquiste sociali e liquidare i modelli progressisti e alternativi al capitalismo neoliberale che tentano d’imporre. Sottolineiamo la nostra piena solidarietà al Venezuela, al suo governo legittimo e all’unione civile-militare guidato dal Presidente Nicolás Maduro Moros, che conserva l’eredità del Presidente Hugo Chávez Frías. Ratifichiamo il sostegno agli altri popoli e governi che affrontano le pressioni dell’imperialismo per sovvertire le conquiste raggiunte, come in Bolivia e Nicaragua. Dopo il colpo di stato parlamentare contro la Presidentessa Dilma Rouseff in Brasile, l’arbitraria e ingiusta detenzione del compagno Lula è stata consumata, a cui rivendichiamo libertà, oggi sottoposto ad arresto politico per impedirgli di partecipare alle imminenti elezioni presidenziali e, secondo i sondaggi condotti da diversi istituzioni in Brasile, se oggi ci fossero le elezioni nessuno potrebbe battere Lula. Questo è il motivo per cui viene imprigionato, ecco perché la calunnia dell’accusa che l’ha portato in prigione. Ribadiamo il nostro sostegno al diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza del popolo di Porto Rico. Le nazioni dei Caraibi, in particolare Haiti, potranno sempre contare, come oggi, su solidarietà e collaborazione di Cuba.
Il 17 dicembre 2014, annunciammo, contemporaneamente all’allora Presidente Barack Obama, il ripristino delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. La soluzione di problemi bilaterali e persino la cooperazione in diversi aspetti di reciproco interesse sono iniziati, sotto il più stretto rispetto ed eguaglianza sovrana, ed è stato dimostrato che, nonostante le profonde differenze tra i governi, una convivenza civile era possibile e proficua. L’obiettivo strategico di battere la rivoluzione non si è fermato, ma il clima politico tra i due Paesi ha registrato un progresso indiscutibile che ha prodotto benefici per entrambi i popoli. Tuttavia, dall’avvento al potere dell’attuale presidente, c’è stata una battuta d’arresto deliberata nelle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti e nelle dichiarazioni di quel governo prevale un tono aggressivo e minaccioso. Ciò è stato evidenziato con particolare enfasi sull’insultante memorandum presidenziale del giugno 2017, preparato e pubblicato in collusione coi peggiori elementi dell’estrema destra anti-cubana della Florida del Sud, che traggono profitto dalla tensione tra i nostri Paesi. Il blocco economico s’è intensificato, la persecuzione finanziaria è stata rafforzata e l’occupazione di parte del territorio della provincia di Guantanamo continua, con una base militare e un centro internazionale di detenzione e tortura. I programmi di sovversione politica ricevono fondi milionari dal governo degli Stati Uniti. Persiste reclutamento e finanziamento di mercenari e trasmissioni radiotelevisive illegali. Con pretesto grossolano, la maggior parte dei diplomatici della nostra ambasciata a Washington fu espulsa arbitrariamente e il personale diplomatico degli Stati Uniti a L’Avana, compreso il consolato, è stato ridotto, con conseguente impatto sugli impegni migratori bilaterali e danni per migliaia di cubani che ne richiedono i servizi. Il sentimento della maggioranza dei cittadini statunitensi e nell’emigrazione cubana è contrario alla continuazione del blocco e favorevole al miglioramento delle relazioni bilaterali. Paradossalmente, individui e gruppi che oggi sembrano avere maggiore influenza sul presidente degli Stati Uniti sono a favore di un comportamento aggressivo e ostile contro Cuba. Affronteremo tutti i tentativi di manipolare la questione dei diritti umani e di diffamare il nostro Paese. Non dobbiamo prendere lezioni da nessuno, per non parlare del governo degli Stati Uniti. Abbiamo combattuto per quasi 150 anni per l’indipendenza nazionale e difeso la rivoluzione al prezzo di molto sangue e affrontando i peggiori rischi. Riaffermiamo oggi la convinzione che qualsiasi strategia volta a distruggere la Rivoluzione attraverso il confronto o la sedizione affronterà un rifiuto deciso del popolo cubano e fallirà. Viviamo sotto un ordine internazionale ingiusto ed esclusivo, in cui gli Stati Uniti cercano di preservare a tutti i costi il loro dominio assoluto di fronte alla tendenza mondiale verso un sistema multipolare. Con questo obiettivo provocano nuove guerre, anche non convenzionali, accentuano il pericolo di una conflagrazione nucleare, esacerbano l’uso della forza, le minacce di tale forza e l’applicazione indiscriminata di sanzioni unilaterali contro chi non si piega ai loro progetti; imponendo corsa agli armamenti, militarizzazione dello spazio e del cyberspazio e crescenti minacce a pace e sicurezza internazionali. L’espansione della NATO ai confini con la Russia provoca gravi pericoli, aggravati dall’imposizione di sanzioni arbitrarie, che noi rifiutiamo.
Gli Stati Uniti insistono su continue minacce e misure punitive, violazioni delle regole sul commercio internazionale contro Cina, ed anche Unione Europea, con cui abbiamo recentemente firmato un accordo di dialogo e cooperazione, contro i loro alleati. Le conseguenze saranno dannose per tutti, in particolare per le nazioni del sud. L’imperialismo USA crea conflitti che generano ondate di rifugiati, segue politiche repressive, razziste e discriminatorie contro i migranti; costruisce muri, militarizza i confini, rende ancora più dispendiosi e insostenibili i modelli di produzione e consumo e ostacola la cooperazione per affrontare il cambiamento climatico. Usa piattaforme tecnologiche transnazionali ed egemoniche per imporre un pensiero unico, manipolare il comportamento umano, invadere le nostre culture, cancellare la memoria storica e l’identità nazionale, oltre a controllare e corrompere i sistemi politici ed elettorali. Il 13 aprile, in violazione dei principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, Stati Uniti e alcuni loro alleati della NATO attaccavano la Siria senza dimostrare l’uso di armi chimiche da parte del governo di quel Paese. Sfortunatamente, tali azioni unilaterali sono una pratica inaccettabile, già provata da diversi Paesi della regione mediorientale e ripetutamente in Siria, meritando la condanna della comunità internazionale. Esprimiamo la nostra solidarietà al popolo e al governo siriani. Non va dimenticato che nel marzo 2003, appena 15 anni fa, il presidente W. Bush invase l’Iraq col pretesto dell’esistenza di armi di distruzione di massa, la cui falsità fu nota pochi anni dopo. Cuba sostiene gli sforzi in difesa della pace, convinta che solo dialogo, negoziati e cooperazione internazionale consentiranno di trovare una soluzione ai gravi problemi del mondo.
Apprezziamo la solidarietà di tutti i Paesi, quasi senza eccezioni, nella nostra lotta al blocco economico, commerciale e finanziario. Le relazioni bilaterali con la Federazione russa sono aumentate sostanzialmente in tutti i settori, su base del reciproco vantaggio. Non saremo mai ingrati né dimenticheremo il sostegno ricevuto dai popoli che formavano l’ex-Unione Sovietica, in particolare il popolo russo, negli anni più difficili dopo il trionfo del nostro processo rivoluzionario. Allo stesso modo, i collegamenti con la Repubblica popolare cinese avanzano nelle questioni economiche, commerciali, politiche e di cooperazione, costituendo un importante contributo allo sviluppo della nostra nazione. Qualche settimana fa abbiamo ricevuto la visita del compagno Nguyen Phu Trong, Segretario Generale del Partito Comunista del Vietnam, altra dimostrazione dello sviluppo positivo dei legami che ci uniscono, permettendoci d’identificare nuove potenzialità. Le relazioni storiche coi Paesi dell’Africa, l’Unione africana e anche dell’Asia continuano la loro ascesa. Continueremo a difendere le legittime richieste dei Paesi del Sud, il loro diritto allo sviluppo e la democratizzazione delle relazioni internazionali. Tutte le giuste cause, specialmente quelle dei popoli palestinese e saharawi e la lotta per la giustizia sociale, avranno il sostegno del nostro popolo.
Il complesso scenario internazionale descritto conferma la piena validità di quanto espresso dal Comandante in Capo della Rivoluzione cubana nel suo Rapporto centrale al Primo Congresso del Partito, nel 1975: “Finché l’imperialismo esiste, Partito, Stato e Popolo presteranno servizio alla difesa con la massima attenzione. La guardia rivoluzionaria non sarà mai trascurata. La storia insegna troppo eloquentemente che chi dimentica questo principio non sopravvive all’errore“.Compagne e compagni:
In soli 11 giorni i nostri pionieri, studenti, lavoratori, contadini, artisti e intellettuali, membri delle gloriose Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero degli Interni, tutto il popolo, marceranno uniti dalle nostre strade e piazze per commemorare la Giornata internazionale del lavoro. Ancora una volta dimostreremo al mondo il sostegno della maggioranza dei cubani alla loro rivoluzione, al Partito e al socialismo, e anche se ho avuto l’impegno di recarmi in un’altra provincia del Paese, tenendo conto delle caratteristiche di questo momento, ho intenzione di andare con l’attuale Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri alla parata del Primo Maggio all’Avana (Applausi); più tardi visiterò un’altra provincia e altro, perché dovrei avere anche meno lavoro.
Fino alla vittoria sempre!
Esclamazioni di: ¡Viva Raúl!
(Ovazione).Traduzione di Alessandro Lattanzio

Sorgente: Raúl Castro: “La rivoluzione è il lavoro più bello che abbiamo fatto”

Venezuela’s Maduro 1st leader to meet Cuba’s president

Cuban President Miguel Diaz Canel (R) and visiting Venezuelan President Nicolas Maduro meet at the Palace of the Revolution in Havana, Cuba, April 21, 2018. (Photo by AFP)
Cuban President Miguel Diaz Canel (R) and visiting Venezuelan President Nicolas Maduro meet at the Palace of the Revolution in Havana, Cuba, April 21, 2018. (Photo by AFP)

Venezuelan President Nicolas Maduro has become the first foreign leader to visit new Cuban President Miguel Diaz-Canel, signifying the importance of relations between Caracas and Havana.

Maduro flew to Havana on Saturday to personally congratulate Diaz-Canel. The two met at the Cuban Palace of the Revolution later on the same day to discuss relations and map out further cooperation.

“Cuba and Venezuela are in the best condition to unite forces,” said Maduro, shortly after arriving at Jose Marti International Airport. “We have done it before, with giant results. Every time we took a step forward, the enemies of our motherlands said ‘you can’t,’ and we always showed that yes, we could.”

“We come to renew hope, to renew dreams and… above all, to visualize the 10 years ahead,” he added.

Cuban President Miguel Diaz-Canel (L) and his visiting Venezuelan counterpart, Nicolas Maduro (R), review the guard of honor at the Palace of Revolution in Havana, Cuba, April 21, 2018. (Photo by AFP)

Havana and Caracas have maintained close political and economic relations since the late President Hugo Chavez came to power in Venezuela in 1999.

The two governments view themselves as united against what they denounce as US imperialism.

The Cuban National Assembly on Thursday inaugurated Diaz-Canel, who has served as first vice president since 2013, marking a generational shift after almost six decades of rule under legendary revolutionary leader, the late Fidel Castro, and — more recently — his brother Raul.

The 57-year-old Diaz-Cane, who has spent years climbing the party ranks, was nominated last week as the candidate for the presidency and was formally appointed to a five-year term.

The 86-year-old Raul Castro, who came to power as president in 2008, when he replaced his ailing brother, will remain as the First Secretary of the Communist Party of Cuba until a congress slated for 2021.

On Friday, Russia and China congratulated Cuba on the election of Diaz-Canel as its new president, wishing to continue to expand ties with Havana.

Sorgente: PressTV-Venezuela’s Maduro 1st leader to meet Cuba’s president

Il fattore Cuba: guerra psicologica e guerra asimmetrica contro il Venezuela

Il fattore Cuba: guerra psicologica e guerra asimmetrica contro il Venezuela

Viviamo una dittatura mediatica globale. Che dobbiamo combattere in un nuovo scenario di guerra asimmetrica

di José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación – Cubainformazione

La presunta “ingerenza di Cuba in Venezuela” è stato un messaggio ricorrente della stampa di ultra-destra (1) nei 18 anni di Rivoluzione Bolivariana (2).

 

Oggi, in uno scenario di vessazione viscerale al governo di Nicolás Maduro, il messaggio ha già condizionato l’intero sistema mediatico (3).

 

Ricordiamo che, nel 2003, Cuba trasferì decine di migliaia di professionisti nelle zone più povere del Venezuela, principalmente nella  Missione sanitaria comunitaria Barrio Adentro (4). Attualmente, Cuba ha 46000 cooperanti nei 24 stati del paese, in quasi 20 programmi sociali (5). Per citare solo un dato di impatto, la cooperazione sanitaria cubana, in Venezuela, ha salvato 1700000 vite (6).

 

Ma, in questi 14 anni, ai media internazionali non gli è interessato mostrare il cambiamento operato nella vita di milioni di persone grazie a questi programmi (7). Le uniche storie di vita pubblicabili sono state quelle di una minoranza di cooperanti cubani che, per accedere ad una migliore retribuzione, decisero aderire al programma di asilo politico negli USA (8). A proposito, eliminato, in gennaio, questo programma, da Barack Obama, oramai leggiamo poche notizie su “medici cubani disertori” (9).

 

Ma l’attuale scenario di violenta guerra psicologica ha bisogno di storie più forti circa il “fattore cubano” in Venezuela.

 

Pochi giorni fa, il presidente Donald Trump parlava, apertamente, di un ipotetico intervento militare nel paese (10). L’opposizione venezuelana, quasi due giorni dopo, emetteva un comunicato in cui, senza neanche menzionare gli USA, accusava “la dittatura di Maduro di convertire il paese in una minaccia regionale” e  -incredibilmente- l’ “intervento” che respingeva era quello”cubano”! (11)

 

Su questa presunta “ingerenza cubana” possiamo ora leggere centinaia di articoli d’opinione, editoriali, reportage e notizie nei principali media di tutto il mondo: da “The Washington Post” (USA) (12) sino a Deutsche Welle (Germania) (13), passando per “El Mundo” (14) o “ABC” (Spagna) (15).

 

Naturalmente, è la stampa venezuelana quella che porta il tema al parossismo. Pochi giorni fa, il quotidiano “El Nacional”, diceva che con la nuova Assemblea Nazionale Costituente, “Venezuela e Cuba saranno un solo paese” (16).

 

Il messaggio è già universale: Maduro è “il burattino di coloro che davvero comandano in Venezuela: i cubani” (17). “Il regime venezuelano oggi si mantiene grazie ad un apparato repressivo (…) e d’intelligence (…) controllato da ufficiali e funzionari cubani” (18), al fine di garantire “il petrolio che gli fornisce” Caracas. Tutto ciò lo leggiamo nel quotidiano spagnolo “El País”, la cui linea editoriale sul Venezuela è marcata da Moisés Naim (19).

 

 

Moisés Naim, che oggi afferma che il suo paese è “una succursale del regime di Raúl Castro” (20) fu -ricordiamo- il ministro venezuelano del Commercio e dell’Industria  che, nel 1989, cedette tutta la sovranità economica al Fondo Monetario Internazionale, e attuò un duro pacchetto neoliberale. Migliaia di persone povere, allora, scesero in piazza e assaltarono negozi alimentari, in quello che è conosciuto come il Caracazo (21).

 

Chi oggi parla della “sofferenza di milioni di venezuelani” (22) fu il ministro che portò il suo paese ad avere l’80% di povertà ed il 58% di povertà estrema, con diversi milioni di persone senza servizi sanitari o di istruzione (23).

 

Chi oggi sostiene quello che definisce “la resistenza nelle strade” (24), vale a dire, la violenza dell’opposizione che ha bruciato vive più di 20 persone per essere “chaviste” (25), fece parte del governo che impose la legge marziale e autorizzò a sparare con munizioni da guerra. Il saldo: più di 3000 morti (26).

 

Ma non solo è l’amnesia storica e la doppia morale. Oggi, da tutto l’apparato mediatico viene chiesto, spudoratamente, pressioni (27), sanzioni (28) e persino un intervento in Venezuela (29): “Sì, intervenire: non c’è perché spaventarsi. Il diritto di ingerenza umanitaria, in un caso come il venezuelano, reclama il suo esercizio”, leggiamo in “El País”(30).

 

Qualcuno può argomentare che tutto questo è pubblicato nella sezione “Opinione” di detti giornali. O tra virgolette di notizie e reportage. Che non è, necessariamente, l’opinione dei media. Una fallacia, perché oggi la censura di qualsiasi articolo di opinione, di linea contraria è assoluta e implacabile (31).

 

Per questo  smettiamo con le banalità. Viviamo una dittatura mediatica  globale. Che dobbiamo combattere in un nuovo scenario di guerra asimmetrica. Con metodi anche … asimmetrici.

(Traduzione di Francesco Monterisi)

Pubblichiamo su gentile concessione dell’autore

  1. http://www.abc.es/internacional/20130926/abci-injerencia-cubana-ejercito-venezuela-201309251956.html

  2. http://www.telesurtv.net/news/Venezuela-celebra-18-anos-de-la-primera-juramentacion-de-Chavez-20170202-0022.html

  3. https://www.lavozdegalicia.es/noticia/internacional/2014/02/26/oposicion-exige-fin-injerencia-cuba-venezuela/0003_201402G26P23991.htm

  4. http://ceims.mppre.gob.ve/index.php?option=com_content&view=article&id=39:mision-barrio-adentro-i-ii-iii-iv

  5. http://www.telesurtv.net/news/Maduro-llego-a-Cuba-para-revisar-acuerdos-bilaterales-20160317-0074.html

  6. http://minci.gob.ve/201

    7/04/venezuela-alcanza-cifras-historicas-materia-salud/

  7. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/56041-162-ataques-a-medicos-cubanos-en-venezuela-no-han-sido-noticia-no-eran-cooperantes-europeos

  8. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/64383-medicos-cubanos-desertores-en-colombia-marionetas-desechables-contra-el-dialogo-cuba-eeuu-y-de-paso-contra-venezuela

  9. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/72954-para-justificar-los-privilegios-de-la-emigracion-cubana-la-prensa-se-moja-hasta-los-pies

  10. https://elpais.com/internacional/2017/08/12/estados_unidos/1502489697_592906.html

  11. http://www.el-nacional.com/noticias/oposicion/mud-rechazamos-injerencia-cubana-amenazas-invasion-militar_198563

  12. https://www.washingtonpost.com/opinions/global-opinions/fidel-castros-venezuela-obsession/2016/11/26/5a3d3e9c-b405-11e6-8616-52b15787add0_story.html?utm_term=.313b9f96e8de

  13. http://www.dw.com/es/qu%C3%A9-futuro-le-ve-a-venezuela/a-40015546

  14. http://www.elmundo.es/opinion/2017/08/15/5991d326468aebea428b45f3.html

  15. http://www.abc.es/internacional/abci-cuba-controla-venezuela-traves-centro-escuchas-electronicas-201704050306_noticia.html

  16. http://www.el-nacional.com/noticias/columnista/venezuela-cuba-seran-solo-pais_185285

  17. https://elpais.com/elpais/2017/05/13/opinion/1494697154_543336.html

  18. https://elpais.com/elpais/2017/08/04/opinion/1501856720_135011.html

  19. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/56246-moises-naim-el-pais-ofrece-columna-diaria-para-denigrar-a-venezuela-y-cuba-a-un-criminal-del-caracazo

  20. http://www.dw.com/es/qu%C3%A9-futuro-le-ve-a-venezuela/a-40015546

  21. http://www.rebelion.org/noticia.php?id=164505

  22. https://elpais.com/elpais/2017/05/13/opinion/1494697154_543336.html

  23. http://www.forodebatemarxista.com/index.php?option=com_content&view=article&id=559:s-sesui&catid=4:internacional&Itemid=7

  24. http://www.infobae.com/america/venezuela/2017/07/29/moises-naim-venezuela-paso-de-ser-un-petroestado-a-ser-un-narcoestado/

  25. http://www.cubadebate.cu/noticias/2017/07/22/la-oposicion-ha-quemado-vivas-al-menos-23-personas-en-venezuela/#.WZLz-lFLeig

  26. http://www.telesurtv.net/articulos/2014/02/27/el-caracazo-y-el-derrumbe-del-golpe-fascista-3177.html

  27. http://www.elmundo.es/internacional/2017/08/05/598464ea22601d385f8b465f.html

  28. https://www.republica.com/en-el-anden/2017/08/01/maduro-chavez-y-la-invasion-consentida/

  29. http://www.laprensa.com.ni/2017/08/05/editorial/2274926-el-factor-cubano-en-venezuela

  30. https://elpais.com/elpais/2017/08/04/opinion/1501856720_135011.html

  31. https://forocontralaguerra.org/2017/08/09/como-no-dar-una-noticia-paraperiodistas-espanoles-ante-la-constituyente-venezolana/

 

Notizia del: 20/08/2017

Sorgente: Il fattore Cuba: guerra psicologica e guerra asimmetrica contro il Venezuela – World Affairs – L’Antidiplomatico

Fidel Castro: l’uomo che ha svelato l’inganno della democrazia liberale

«La democrazia per me significa che innanzitutto i governi operino intimamente vincolati con il popolo, nascano dal popolo, abbiano l’appoggio del popolo, e si consacrino interamente a lavorare e a lottare per il popolo e per gli interessi del popolo»

di Fabrizio Verde – Cubadebate
Ampio è il dibattito intorno al concetto di democrazia. Nell’Occidente capitalistico, per un vecchio retaggio ideologico risalente ai tempi della Guerra Fredda, si tende a far collimare perfettamente la democrazia con il regime liberal-capitalistico. L’operazione – che non trova alcun fondamento dal punto di vista teorico – fu imbastita da chi potrebbe essere definito un pasdaran del «fondamentalismo democratico», come ebbe a indicare Gabriel Garcia Marquez, per ovvi motivi di polemica verso l’allora blocco socialista.
Un complesso di nazioni che comprendeva oltre un terzo della popolazione mondiale, capeggiato da quell’Unione Sovietica uscita dalla Seconda Guerra mondiale con prestigio e autorevolezza accresciuti. A causa di questa visione distorta, ogni sistema politico che si discosti dai classici canoni liberali, viene bollato senz’appello come autoritario, antidemocratico o dittatoriale, a seconda delle esigenze ideologiche del momento. Emblematico in tal senso è il caso di Cuba (democrazia sostanziale), che viene indicata come un grande lager a cielo aperto. Uno stato «totalitario» – concetto indefinito ideato per attaccare l’Unione Sovietica di Stalin, ma in realtà applicabile solo ai regimi fascisti del secolo scorso – dove il Partito Comunista, in quanto partito unico – vera e propria bestemmia per le democrazie liberali – monopolizzerebbe l’intera società. In un’epoca segnata da un deficit democratico enorme, proprio in quei paesi dove vengono lanciate accuse e scomuniche (Europa e Stati Uniti d’America in primis) e i bisogni dei popoli vengono calpestati a vantaggio delle élite finanziarie, siamo in presenza di un regime sinceramente democratico?
Il regime liberale: democrazia formale. Come si affermava in precedenza, ancora oggi, nonostante il crollo del blocco socialista, si definisce democratico, tout court, ogni sistema parlamentare liberale, basato sul pluripartitismo, la competizione, e la «compravendita» del voto. Un mercato del consenso, sempre più falsato da sistemi elettorali maggioritari che vengono fatti passare come razionalizzanti il voto, quando in realtà, lo scopo recondito è quello di coartare le scelte dell’elettorato in modo da dirottarle verso il centro dello scenario politico. Luogo notoriamente presidiato dai cosiddetti «moderati», di norma esponenti dei ceti sociali medio-alti. Una sorta di canalizzazione della volontà popolare, che permette ai ceti dominanti di restare al potere, arginando la rappresentanza di chi potrebbe andare a destabilizzare il sistema. I restanti sistemi, di solito di tendenza socialista, progressista o semplicemente antimperialista, vedi Cuba, Cina, Russia, Iran, Venezuela, Ecuador giusto per citare qualche nazione a caso, invece, vengono grossolanamente racchiusi nell’indistinto campo delle dittature, o peggio ancora del totalitarismo.

D’altronde, tornando al sistema rappresentativo liberale, è tutt’ora valido quanto affermò Lenin nell’ormai lontano 1917: «La democrazia parlamentare è il miglior involucro per il capitalismo». Quello toccato da Lenin è il tasto giusto per capire come dentro il guscio liberale vi sia il capitalismo con tutte le sue contraddizioni irrisolte: disuguaglianze crescenti, esclusione sociale, sfruttamento dell’uomo sull’uomo sempre più intensivo, in modo particolare dopo la cancellazione del compromesso keynesiano e il definitivo smantellamento del welfare state. L’implosione del blocco socialista, ha inoltre palesato, con evidenza crescente, come il capitalismo liberato dalla cosiddetta concorrenza di sistema abbia potuto dare libero sfogo ai suoi istinti peggiori.

A questo punto è abbastanza chiaro come il regime liberale, proclamato democratico tout court, si risolva in una serie di “universali procedurali”, sostanzialmente svuotati, per l’appunto esclusivamente formali. Architettura istituzionale congegnata appositamente per celare dietro le sbandierate libertà, un potere in realtà oligarchico, dominato da potenti lobby, imprese economiche e media, di segno fortemente classista. Siffatto sistema politico è stato ben inquadrato dal politologo britannico Colin Crouch, che utilizza il termine postdemocrazia per descrivere quei sistemi politici – liberali – formalmente regolati da norme democratiche che vengono, però, svuotate dalla prassi politica. «Anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato – scrive il politologo nel suo libro «Postdemocrazia» – condotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi. La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve. A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall’integrazione tra i governi eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici».
Democrazia sostanziale: l’esempio cubano. «La democrazia per me significa che innanzitutto i governi operino intimamente vincolati con il popolo, nascano dal popolo, abbiano l’appoggio del popolo, e si consacrino interamente a lavorare e a lottare per il popolo e per gli interessi del popolo. Per me democrazia implica la difesa di tutti i diritti dei cittadini, fra essi il diritto all’indipendenza, il diritto alla libertà, il diritto alla dignità nazionale, il diritto all’onore; per me democrazia significa la fraternità fra gli uomini, l’uguaglianza vera fra gli uomini, l’uguaglianza delle opportunità per tutti gli uomini, per ogni essere umano che nasce, per ogni intelligenza che esiste». Il pensiero del Comandante Fidel Castro sul concetto di democrazia – tratto dal libro Elecciones en Cuba: farsa o democracia? – evidenzia plasticamente le differenze che intercorrono tra il sistema rappresentativo liberale (democrazia formale) e quello socialista cubano (democrazia sostanziale). In base all’assunto sopra citato, a Cuba, dopo la vittoriosa Rivoluzione, si è iniziato a edificare il nuovo Stato socialista, basato sulla democrazia sociale e sul rafforzamento della base popolare. Partendo dall’uguaglianza come elemento fondante la nuova società. Passaggio essenziale, quest’ultimo, verso l’approdo a una forma superiore di democrazia.

D’altronde, come ammesso anche da politologi e costituzionalisti di orientamento liberale, è impossibile parlare di democrazia quando si è in presenza di forti disuguaglianze. I detrattori a questo punto chiederanno: vi può essere democrazia senza pluripartitismo? Bisogna anche in questo caso guardare al sistema, senza le lenti deformanti del liberalismo. Il ruolo del Partito Comunista a Cuba, non è da intendersi come in Occidente. Il Partito ha ruolo direttivo, di coesione e difesa delle conquiste della Rivoluzione. E non partecipa, al contrario di quanto avviene nelle democrazie liberali, alla contesa elettorale. Infatti, il suffragio universale a Cuba, nel solco della teoria marxista e leninista, costituisce solamente il punto di partenza nel processo di democratizzazione dello Stato e non l’arrivo come nella dottrina liberale. L’essenza del socialismo sta nel rivoluzionamento dei rapporti economici, nell’emancipazione sociale delle masse popolari.

Fonte: Cubadebate

Sorgente: Fidel Castro: l’uomo che ha svelato l’inganno della democrazia liberale – ALBA LATINA – L’Antidiplomatico

Ciao Fidel. A 90 anni muore il leader della rivoluzione cubana, ha sfidato (e vinto) per 50 anni l’imperialismo Usa

Il presidente cubano Raul Castro ha annunciato la partenza fisica di Fidel, che “per rispettare la sua espressa volontà” sarà cremato.

Il leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, è morto venerdì a 90 anni. Lo ha annunciato suo fratello, il presidente Raul Castro, in un discorso alla televisione di Stato. “L’eredità antimperialista di Fidel vive nel popolo cubano, che piange la dipartita fisica del suo leader”.

Raul ha aggiunto che nelle prossime ore verranno annunciate le forme del funerale di Fidel Castro, che è stato visto l’ultima volta il 15 novembre, quando ha ricevuto nella sua residenza il presidente vietnamita Tran Quang Dai.

Fidel Castro è una delle figure più importanti del XX secolo, la sua eredità rimane in vigore intatta nel ventunesimo secolo.

Fidel ha segnato una nuova era per Cuba, nobilitando le persone che venivano calpestate dalla dittatura di Fulgencio Batista.

Non solo ha permesso alla popolazione cubana di riscoprire le proprie radici, ma Fidel ha rivendicato e attuato politiche che hanno permesso a Cuba di divenire un modello mondiale in materia di istruzione e di salute.

Fidel è diventato una figura emblematica del movimento anti-imperialista di resistenza delle politiche interventiste degli Stati Uniti e non cedere ai loro interessi. Nonostante l’embargo commerciale imposto dal paese del Nord America dal 1960, Cuba è riuscita a rimanere in piedi e attuato misure che hanno ottenuto il riconoscimento da varie organizzazioni.

Vi invitiamo a vedere il memorabile discorso di Fidel Castro alle Nazioni Unite nel 1979:

Oltre che a beneficio del popolo cubano, i servizi sanitari sono diventati un “prodotto di esportazione” del paese caraibico. Più di 15 mila medici e in totale circa 40 mila lavoratori legati a questi servizi sono stati “distribuiti” in tutto il mondo.

Da gennaio 1959, con il trionfo della Rivoluzione, Cuba ha risolto i grandi problemi del passato neocoloniale, con la riorganizzazione e la modernizzazione del Ministero della Pubblica Istruzione, attraverso misure per porre fine all’analfabetismo e avviare e l’estensione a tutta l’isola dei servizi educativi.
TELESUR
Traduzione de l’AntiDiplomatico

Sorgente: Ciao Fidel. A 90 anni muore il leader della rivoluzione cubana, ha sfidato (e vinto) per 50 anni l’imperialismo Usa – Notizia del giorno – L’Antidiplomatico

Fidel a Obama, non abbiamo bisogno di regali dall’impero

“Non abbiamo bisogno che l’impero ci regali niente”: è così che Fidel Castro commenta oggi la storica visita di Barack Obama a Cuba, in una delle sue abituali “riflessioni” pubblicate dalla stampa ufficiale, che sebbene è intitolata “fratello Obama” contiene una dura critica del discorso che il presidente Usa ha rivolto al popolo cubano.

 

Analizzando il contenuto del discorso “mieloso” di Obama, l’ex presidente cubano osserva ironicamente che “si suppone che ognuno di noi rischiava di soffrire un infarto nel sentire queste parole del presidente Usa”, ed elenca una serie di denunce contro la politica di Washington, non solo riguardo a Cuba ma anche ricordando la guerra civile in Angola, alla quale hanno partecipato militari castristi, in quella che ha definito “una pagina onorabile nella lotta per la liberazione dell’essere umano”.

“Che nessuno si illuda che il popolo di questo nobile e disinteressato Paese rinuncerà alla gloria e ai diritti, alla ricchezza spirituale che ha guadagnato con lo sviluppo dell’educazione, la scienza e la cultura”, sottolinea il ‘Lìder Maximo’, prima di aggiungere che “siamo capaci di produrre gli alimenti e le ricchezze materiali di cui abbiamo bisogno, grazie allo sforzo del nostro popolo: non abbiamo bisogno che l’impero ci regali niente”.

Sorgente: Fidel a Obama, non abbiamo bisogno di regali dall’impero – America Latina – ANSA.it

OPINION: We Have So Much to Learn From Cuba

In this column, Robert F. Kennedy – son of Robert F. (Bobby) Kennedy and nephew of President John F. Kennedy – looks behind the U.S. embargo against Cuba which, he argues, has been a “monumental failure” and is loaded with powerful ironies that make the United States look hypocritical to the rest of the world.

WHITE PLAINS, New York, Dec 30 2014 (IPS) – Earlier this month, President Barack Obama announced the restoration of diplomatic relations with Cuba after more than five decades of a misguided policy which my uncle, John F. Kennedy, and my father, Robert F. Kennedy, had been responsible for enforcing after the U.S. embargo against the country was first implemented in October 1960 by the Eisenhower administration.

The move has raised hopes in many quarters – not only in the United States but around the world – that the embargo itself is now destined to disappear.

Robert F Kennedy Jr

This does not detract from the fact that Cuba is still a dictatorship. The Cuban government restricts basic freedoms like the freedoms of speech and assembly, and it owns the media.

Elections, as in most old-school Communist countries, offer limited options and, during periodic crackdowns, the Cuban government fills Cuban jails with political prisoners.

However, there are real tyrants in the world with whom the United States has become a close ally and many governments with much worse human rights records than Cuba – Azerbaijan, for example, whose president Ilham Aliyev boils his opponents in oil, Saudi Arabia, Jordan, China, Bahrain, Tajikistan, Uzbekistan and many others where torture, enforced disappearances, religious intolerance, suppression of speech and assembly, mediaeval oppression of women, sham elections and non-judicial executions are all government practices.

Despite its poverty, Cuba has managed some impressive accomplishments. Cuba’s government boasts the highest literacy rates for its population of any nation in the hemisphere. Cuba claims its citizens enjoy universal access to health care and more doctors per capita than any other nation in the Americas. Cuba’s doctors, reportedly, have high quality medical training.

Unlike other Caribbean islands where poverty means starvation, all Cubans receive a monthly food ration book that provides for their basic necessities.

Even Cuban government officials admit that the economy is smothered by the inefficiencies of Marxism, although they also argue that the principal cause of the island’s economic woes is the strangling impact of the 60-year-old trade embargo – and it is clear to everyone that the embargo first implemented during the Eisenhower administration in October 1960 unfairly punishes ordinary Cubans.

The embargo impedes economic development by making virtually every commodity and every species of equipment both astronomically expensive and difficult to obtain.

Worst of all, instead of punishing the regime for its human rights restrictions, the embargo has fortified the dictatorship by justifying oppression. It provides every Cuban with visible evidence of the bogeyman that every dictator requires – an outside enemy to justify an authoritarian national security state.

The embargo has also given Cuban leaders a plausible monster on which to blame Cuba’s poverty by lending credence to their argument that the United States, not Marxism, has caused the island’s economic distress.

The embargo has almost certainly helped keep the Castro brothers [Fidel and Raul] in power for the last five decades.

It has justified the Cuban government’s oppressive measures against political dissent in the same way that U.S. national security concerns have been used by some U.S. politicians to justify incursions against our bill of rights, including the constitutional rights to jury trial, habeas corpus, effective counsel and freedom from unwarranted search and seizure, eavesdropping, cruel and unusual punishment, torturing of prisoners, extraordinary renditions and the freedom to travel, to name just a few.

It is almost beyond irony that the very same politicians who argued that we should punish Castro for curtailing human rights and mistreating prisoners in Cuban jails elsewhere contend that the United States is justified in mistreating our own prisoners in Cuban jails.

Imagine a U.S. president faced, as Castro was, with over 400 assassination attempts, thousands of episodes of foreign-sponsored sabotage directed at our nation’s people, factories and bridges, a foreign-sponsored invasion and fifty years of economic warfare that has effectively deprived our citizens of basic necessities and strangled our economy.

The Cuban leadership has pointed to the embargo with abundant justification as the reason for economic deprivation in Cuba.

The embargo allows the regime to portray the United States as a bully and itself as the personification of courage, standing up to threats, intimidation and economic warfare by history’s greatest military superpower.

It perpetually reminds the proud Cuban people that our powerful nation, which has staged invasions of their island and plotted for decades to assassinate their leaders and sabotaged their industry, continues an aggressive campaign to ruin their economy.

Perhaps the best argument for lifting the embargo is that it does not work. Our 60-plus year embargo against Cuba is the longest in history and yet the Castro regime has remained in power during its entire duration.

Instead of lifting the embargo, different U.S. administrations, including the Kennedy administration, have strengthened it without result. It seems silly to pursue a U.S. foreign policy by repeating a strategy that has proved a monumental failure for six decades. The definition of insanity is repeating the same action over and over expecting different results. In this sense, the embargo is insane.

The embargo clearly discredits U.S. foreign policy, not only across Latin America, but also with Europe and other regions.

For more than 20 years, the U.N. General Assembly has called for lifting the embargo. Last year the vote was 188 in favour and two against (the United States and Israel). The Inter American Commission on Human Rights (the main human rights bodies of the Americas) has also called for lifting the embargo and the African Union likewise.

One reason that it diminishes our global prestige and moral authority is that the entire embargo enterprise only emphasises our distorted relationship with Cuba. That relationship is historically freighted with powerful ironies that make the United States look hypocritical to the rest of the world.

Most recently, while we fault Cuba for jailing and mistreating political prisoners, we have simultaneously been subjecting prisoners, many of them innocent by the Pentagon’s own admission, to torture – including waterboarding and illegal detention and imprisonment without trial in Cuban prison cells in Guantanamo Bay.

While we blame Cuba for not allowing its citizens to travel freely to the United States, we restrict our own citizens from traveling freely to Cuba. In that sense, the embargo seems particularly anti-American. Why does my passport say that I can’t visit Cuba? Why can’t I go where I want to go?

I have been a fortunate American. I have been able to visit Cuba and that was a wonderful education because it gave me the opportunity to see Communism with all its warts and faults up close. Why doesn’t our government trust Americans to see for themselves the ravages of dictatorship?

Had President Kennedy survived to a second administration, the embargo would have been lifted half a century ago.

President Kennedy told Castro, through intermediaries, that the United States would end the embargo when Cuba stopped exporting violent revolutionists to Latin America’s Alliance for Progress nations – a policy that mainly ended with Che Guevara’s death in 1967 and when Castro stopped allowing the Soviets to use the island as a base for the expansion of Soviet power in the hemisphere.

Well, the Soviets have been gone since 1991 – more than 20 years ago – but the U.S.-led embargo continues to choke Cuba’s economy. If the objective of our foreign policy in Cuba is to promote freedom for its subdued citizens, we should be opening ourselves up to them, not shutting them out.

We have so much to learn from Cuba – from its successes in some areas and failures in others.

As I walked through the streets of Havana, Model-Ts chugged by, Che’s soaring effigy hung in wrought iron above the street, and a bronze statue of Abraham Lincoln stood in a garden on a tree-lined avenue.

I could feel the weight of sixty years of Cuban history, a history so deeply intertwined with that of my own country. (END/IPS COLUMNIST SERVICE)

(Edited by Phil Harris)

The views expressed in this article are those of the author and do not necessarily represent the views of, and should not be attributed to, IPS – Inter Press Service.

thanks to: Inter Press Service News Agency