Rapporto: Diplomazia cristiana palestinese nella lotta contro i sionisti cristiani

Il governo palestinese si sta rivolgendo alla propria comunità cristiana e persino ai suoi evangelici per lottare contro i corrotti sionisti cristiani. Negli ultimi mesi i funzionari del ministero degli Esteri palestinese si sono trovati in una situazione di incertezza. Nonostante il forte sostegno alla causa palestinese nel mondo, una manciata di piccoli paesi latinoamericani…

via Rapporto: Diplomazia cristiana palestinese nella lotta contro i sionisti cristiani — Notizie dal Mondo

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I falsi ebrei

La mitologia del moderno Israele

La mitologia del moderno Israele
(Foto di Leopoldo Salmaso)

di Tariq Ali 1

Questo articolo è la trascrizione da una conferenza tenuta presso la Rothko Chapel

 

“…

Al fine di creare un mito per giustificare l’esistenza dello stato di Israele, i leader sionisti avevano due argomenti:
– uno, che queste erano terre bibliche storicamente appartenenti al popolo ebraico;
– e in secondo luogo, queste terre erano concentrate in quella che oggi è la Palestina.

Quindi l’occupazione della Palestina e la creazione di Israele in questo particolare territorio era assolutamente essenziale.

Ora, sapete, molti di noi hanno confutato la loro tesi, e anche loro confutano lenostre, ma… non è questo il punto.

Quello che interessa qui è che uno storico ebreo molto illustre, o dovrei dire uno storico israeliano, perché lui preferisce essere definito storico israeliano, Shlomo Sand dell’Università di Tel Aviv, ha scritto un libro molto interessante che ha scatenato una tempesta. Il suo libro, che è stato scritto inizialmente in ebraico, è diventato un best-seller in Israele, ha travolto il paese come un uragano. Ci volle un po’ di tempo prima che venisse pubblicato in Occidente, ma alla fine lo fu, prima in Francia e poi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Ha suscitato un grande dibattito ed è stato molto interessante il fatto che Shlomo Sand ha essenzialmente decostruito tutti i miti del sionismo, con molta calma. Ha detto: “Guardate, non dovremmo usare questi miti per giustificare l’esistenza di Israele”.

Israele è qui per restare. Penso che tutti i cittadini di Israele, siano essi ebrei o palestinesi, arabi, cristiani, musulmani, dovrebbero avere gli stessi diritti. E dovremmo bloccare la legge per cui, se sei ebreo, puoi tornare in questa terra. È pazzesco, ha detto, perché dovremmo farlo ancora? Ma per far valere questo argomento egli ha fatto davvero molto lavoro storico e antropologico, e ha sostenuto che, dopo la distruzione del tempio nel 70 d.C., contrariamente alla mitologia non ci sono state espulsioni di ebrei dalla regione. (Shlomo) ha giustamente sottolineato che i romani non avevano l’abitudine di espellere le popolazioni dalle terre che avevano conquistato, perché erano molto intelligenti e avevano bisogno di coltivatori e persone che lavoravano in quelle terre, perché le legioni romane non lo facevano.

E lui (Shlomo) ha detto che non solo non c’erano espulsioni, ma, allo stesso tempo, c’erano sltre comunità ebraiche che contavano 4 milioni di persone, cioè un numero enorme per quei tempi, in Persia, Egitto, Asia Minore e altrove, che erano e sono rimaste fuori (dalla Palestina).

Egli ha anche sostenuto che l’idea che la fede ebraica, dopo la separazione da essa del movimento riformatore conosciuto come cristianesimo, non credesse nel proselitismo è del tutto falsa: ne fecero di proselitismo, molte persone si convertirono; alcuni si convertirono spontaneamente, mentre gli ebrei askenazisti in particolare nacquero dalle conversioni di massa ai margini del Mar Caspio, tra il VII e il X secolo, fra i Kazari, che finalmente adottarono l’ebraismo e si convertirono all’ebraismo in massa (per decreto regale -NdT), e questi sono gli ebrei ashkenazisti che popolarono l’Europa, e i ghetti d’Europa, e che soffrirono sotto l’Olocausto e tutto il resto.

Queste sono le persone che discendono dai Kazari. Loro in particolare, come dice Shlomo, costituivano la maggior parte del movimento sionista, non avevano assolutamente alcun legame con le terre arabe. Poi lui si è spinto oltre e ha detto: se la Palestina non è l’unica patria ancestrale degli ebrei, che cosa è successo a tutti gli ebrei in questi paesi? E qui trova una spiegazione devastante: dice che in larga maggioranza si sono convertiti all’Islam. Si sono convertiti all’Islam, la maggior parte di loro, non tutti, come molti altri popoli di quella regione all’epoca.

E dice che i palestinesi che abbiamo espulso e oppresso sono i diretti discendenti degli ebrei che un tempo vivevano, vivevano realmente in questa terra. È un libro notevole, e ha creato un enorme dibattito, e il dibattito, dice, non è in Israele. Ed è interessante questo: la maggior parte degli storici israeliani accettano che questa ricostruzione storica è accurata, ma dicono che la loro risposta alla scienza è: “beh, sai, ogni nazione crea la propria mitologia, quindi qual è il grande problema?”. Anche questo è vero, tra l’altro, ma questa mitologia è molto potente, e molto efficace perché questa mitologia è stata diffusa e opera ancora.

Voglio dire, a nessuno importerebbe la mitologia se tutto fosse stato sistemato e se fosse stato raggiunto un accordo, ma poiché non lo è stato, diventa una forza dirompente. E lo stesso Shlomo Sand non è affatto una figura radicale. Dice: “io non sono un sionista hardcore ma credo in Israele, però penso che tutti i cittadini dovrebbero avere gli stessi diritti e non si può dire ai palestinesi: “non tornate in terre che vi sono state portate via”, e intanto continuare a dire agli ebrei, ovunque si trovino in qualsiasi parte del mondo: “potete tornare quando volete”. E ha detto che è per questo che lui ha scritto il libro: per lottare per l’uguaglianza. E i grandi attacchi al libro sono arrivati dalla diaspora. Voglio dire che il New York Times ne ha fatto una grande, grande recensione, il che ha creato un’enorme controversia. E in Francia e in Gran Bretagna non ci sono state polemiche, nel complesso si è accettato che ciò che lui sosteneva fosse vero. Intendo dire che tutti gli storici che hanno recensito il libro hanno detto che è accurato, sapete, non si può estrometterlo dalla storia, perché noi accettiamo le sue tesi. Ma la diaspora era arrabbiata anche solo per il fatto che fossero state esposte, così Sand rispose in modo molto acuto: “Beh, se siete così ansiosi di dire che ho torto e che quello che sto facendo danneggia Israele, perché non mettete i vostri soldi dove avete messo la bocca, e lasciate la diaspora e venite a stabilirvi in Israele?

Ha detto: “Se siete così appassionati per Israele, perché non venite a vivere qui? Noi viviamo qui e sappiamo come viviamo”. E ha detto ancora: “non viviamo bene, né noi né i non ebrei di quella parte del mondo, ed è per questo che ho scritto il mio libro”.

Ora, Shlomo è un tipo molto coraggioso, tra l’altro non è l’unico: molti storici israeliani hanno scritto libri di questo tipo, ma hanno avuto qualche impatto sui governanti del mondo o sui governanti di Israele?

E qui penso che la risposta sia no.

Una delle cose interessanti che Shlomo Sand cita nel suo libro è una dichiarazione di David ben Gurion, uno dei padri fondatori di Israele, nel 1918, dove ben Gurion scrive: “Sapete, la gente chiede cosa è successo agli ebrei che vivevano in questa regione. Erano fedeli alla terra e per rimanere in questa terra, dice, la maggior parte degli ebrei sono diventati musulmani”. Così lui lo sapeva, e loro lo sapevano, i capi di Israele, che questa mitologia che si stava creando sulla base delle citazioni dell’Antico Testamento era in gran parte mitologia, non basata su alcuna realtà storica.

Ecco quindi un esempio di abuso della storia, un abuso che scatena un dibattito enorme e molto creativo, ma naturalmente i soli dibattiti e i libri, anche se forti e potenti come quello scritto da questo storico israeliano, non influenzano le menti dei politici o dei governanti perché alla fine non governano sulla base dei miti. I miti servono per tenere le persone in riga, essi governano per altri motivi: per mantenersi al potere, per mantenere il controllo della società così com’è, e questo non vale solo per Israele, si applica alla maggior parte dei governanti delle diverse parti del mondo, del mondo di oggi.

…“.

 

1 Tariq Ali è uno scrittore, giornalista, storico, regista, attivista politico e intellettuale pubblico. E’ membro del comitato editoriale della New Left Review e di Sin Permiso, e contribuisce a The Guardian, CounterPunch e alla London Review of Books. Insegna Filosofia Politica ed Economica all’Exeter College, Oxford.

È autore di diversi libri, tra cui ‘Pakistan: regime militare o potere al popolo (1970); ‘Il Pakistan può sopravvivere? Morte di uno Stato’ (1983); ‘Scontro di fondamentalismi: crociate, jihad e modernità’ (2002); ‘Bush a Babilonia’ (2003); ‘Conversazioni con Edward Said’ (2005); ‘Pirati dei Caraibi: Asse della speranza’ (2006); ‘Un banchiere per tutte le stagioni’ (2007); ‘Il duello’ (2008); ‘La sindrome di Obama’ (2010); e ‘Il centro estremo: Un avvertimento’ (2015).

 

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso


The Mythology of Modern Israel

The Mythology of Modern Israel
(Image by Flickr, modified)

by Tariq Ali1

This article is a transcription extracted from a conference at Rothko Chapel.

 

“…
In order to create a myth to justify the existence of the state (Israel), the Zionist leaders of Israel had two arguments:
– one, that these were biblical lands historically belonging to the Jewish people;
– and secondly, these lands were concentrated in what is now Palestine.

Therefore the occupation of Palestine and the creation of Israel in this particular territory was absolutely essential.

Now, you know, many of us argued against, and they would say they argue too, but… we don’t matter.
What is interesting now is that a very distinguished Jewish historian, or I should say an Israeli historian because that is: he prefers being referred to as an Israeli historian, Shlomo Sand at the University of Tel Aviv, wrote a very interesting book which created a storm. And his book, which was written initially in Hebrew, became a best-seller in Israel, just took the country by storm. It took some time before it was published in the West but it finally was, first in France and then in Britain and the United States. It created a big debate and what was very interesting was that Shlomo Sand essentially deconstructed all the myths of Zionism, quite calmly, and he said: “look, we shouldn’t use these myths to justify the existence of Israel”.
Israel is here to stay. I think all the citizens of Israel, whether they’re Jews or Palestinians, Arabs, Christians, Muslims, should have the same rights. And we should stop the right that, if you’re a Jew, you can come back to this land. It’s crazy, he said, why should we do this anymore? But in order to put this argument forward he really did a lot of historical and anthropological work, and he argued that, after the destruction of the temple in AD 70, contrary to mythology there were no expulsions of Jews from the region. He pointed out correctly that the Romans were not in the habit of expelling populations from lands that they conquered, because they were very intelligent and they needed cultivators and people working the areas, because the Roman legions didn’t do that.

And he (Shlomo) said not only were there no expulsions but, at the same time, there were Jewish communities numbering 4 million people, which is a huge amount for those times, in Persia, Egypt, Asia Minor and elsewhere, who stayed out.

And he then argued that the notion that the Jewish faith, after the separation of the reform movement known as Christianity from it, didn’t believe in proselytization is totally false: they did (proselitism), many people were converted; some converted themselves, and the Ashkenazi Jews in particular grew out of the mass conversions on the edge of the Caspian Sea, between the seventh and tenth centuries, off the khazars, who finally adopted Hebrew and converted to Judaism wholesale, and these are the Ashkenazi Jews who peopled Europe, and the ghettos of Europe, and who suffered under the Holocaust and all that.

These are those people descending from the khazars so he (Shlomo) said they in particular, who formed the bulk of the Zionist movement, had absolutely no connection with the Arab lands at all. Then he went even further so he said: if Palestine is not the unique ancestral homeland of the Jews, what happened to all the Jews in these countries? And here he comes up with a devastating explanation: he says by and large in their majority they converted to Islam, they converted to Islam, most of them not all of them, as many other people did in that region at the time.

And he says that the Palestinians whom we have been expelling and oppressing are the direct descendants of the Jews who used to live, actually live in this land. It’s a remarkable book, and it has created a huge debate, and the debate, he says, is not in Israel. And it’s interesting this: most Israeli historians accept that this is accurate, but they say their response to science is to say: well, you know, every nation creates its own mythology so what’s the big deal? But you know this is also true, by the way, but this mythology is very potent, and very powerful because this thing that is unleashed is still going on.

I mean, no one would mind the mythology if everything had been settled and some agreement had been reached, but because it hasn’t, it becomes a very disruptive force. And Shlomo Sand himself is by no means a radical figure. He says: I’m not a hardcore Zionist but I believe in Israel, except that I think all citizens should have equal rights and you can’t say to the Palestinians: “don’t come back to lands that were taken away from you”, as long as you keep saying to Jews, wherever they may be in whichever part of the world: “you can come back whenever you want”. And he said that’s why he wrote the book: to fight for equality. And the big attacks on the book have come from the Diaspora. I mean the New York Times ran a big, big review of it, which created a huge controversy. And in France and in Britain there was no controversy at all, by and large it was accepted that what he argued was true. I mean all the historians who reviewed the book said it’s accurate, you know, you can’t sort of catch him out of history, because we accept this. But the Diaspora was angry that this had even been said, to which Sand replied very very sharply: “well, if you’re so keen to say that I’m wrong and what I’m doing is harming Israel, why don’t you put your money where your mouth is, and leave the diaspora and come and settle in Israel?”.

He said: “if you’re that keen on the country, why don’t you come and live here, we live here and we know how we live”. And he said that: “how we live is not good, either for us or for the non-jews in that part of the world, and that is why I’ve written my book”.

Now, he’s a very courageous guy, by the way he’s not the only one: many Israeli historians have written books of this sort but do they have any impact on the rulers of the world or the rulers of Israel?
And here I think the answer is no.

And one of the interesting thing Shlomo Sand quotes in his book is a statement from David ben Gurion, one of the founding fathers of Israel, in 1918, where ben Gurion writes: “you know, people ask what happened to the Jews who lived in this region. They were loyal to the land and in order to stay in this land, he says, most of the Jews became Muslims”. So he knew it, and they knew it, the leaders of Israel, that this mythology that was being created on the basis of quotations from the Old Testament was largely mythology, not based on any historical reality at all.

So here you have an example of history being abused, but at the same time the abuse triggering off a huge and very creative debate, but of course debates alone and books, even as strong and powerful as the one written by this Israeli historian, do not sway the minds of politicians or rulers because ultimately they do not rule on the basis of the myths. The myths are to keep people in line, they rule for other reasons: to keep themselves in power, to keep control of the society as it is, and this doesn’t just apply to Israel, it applies to most of the rulers of different parts of the world, of the world today.
…”

Tariq Ali is a BritishPakistani writer, journalist, historian, filmmaker, political activist, and public intellectual. He is a member of the editorial committee of the New Left Review and Sin Permiso, and contributes to The Guardian, CounterPunch, and theLondon Review of Books. He reads PPE at Exeter College, Oxford.
He is the author of several books, including Pakistan: Military Rule or People’s Power (1970), Can Pakistan Survive? The Death of a State (1983), Clash of Fundamentalisms: Crusades, Jihads and Modernity (2002), Bush in Babylon (2003), Conversations with Edward Said (2005), Pirates Of The Caribbean: Axis Of Hope (2006), A Banker for All Seasons (2007), The Duel (2008), The Obama Syndrome (2010) and The Extreme Centre: A Warning (2015).


La mitología de Israel moderno

La mitología de Israel moderno
(Imagen de Flickr, modificado)

Por Tariq Ali[1]

Este artículo es una transcripción extraída de una conferencia en la Capilla Rothko.

“…

Para crear un mito que justificara la existencia del Estado (Israel), los líderes sionistas de Israel tenían dos argumentos:

– uno, que estas eran tierras bíblicas que pertenecían históricamente al pueblo judío;

– y, en segundo lugar, estas tierras estaban concentradas en lo que ahora es Palestina.

Por lo tanto, la ocupación de Palestina y la creación de Israel en este territorio en particular eran absolutamente esenciales.

Ahora, ustedes saben, muchos de nosotros discutimos en contra, y ellos dirían que ellos también lo hacen, pero… no nos importa.

Lo que es interesante ahora es que un historiador judío muy distinguido, o debería decir un historiador israelí, porque eso es: prefiere que se le llame historiador israelí, Shlomo Sand, de la Universidad de Tel Aviv, escribió un libro muy interesante que creó una tormenta. Y su libro, que fue escrito inicialmente en hebreo, se convirtió en un best-seller en Israel, simplemente tomó el país por asalto. Pasó algún tiempo antes de que se publicara en Occidente, pero finalmente lo fue, primero en Francia y luego en Gran Bretaña y los Estados Unidos. Creó un gran debate y lo que fue muy interesante fue que Shlomo Sand esencialmente deconstruyó todos los mitos del sionismo, con bastante calma, y dijo: “Mira, no deberíamos usar estos mitos para justificar la existencia de Israel”.

Israel está aquí para quedarse. Creo que todos los ciudadanos de Israel, ya sean judíos o palestinos, árabes, cristianos, musulmanes, deberían tener los mismos derechos. Y debemos detener el derecho de que, si eres judío, puedes volver a esta tierra. Es una locura, dijo, ¿por qué deberíamos seguir haciendo esto? Pero para poder presentar este argumento, él realmente hizo mucho trabajo histórico y antropológico, y argumentó que, después de la destrucción del templo en el año 70 d.C., contrariamente a la mitología, no hubo expulsiones de judíos de la región. Señaló correctamente que los romanos no tenían la costumbre de expulsar a las poblaciones de las tierras que conquistaron, porque eran muy inteligentes y necesitaban cultivadores y gente que trabajara en las zonas, porque las legiones romanas no lo hacían.

Y él (Shlomo) dijo que no sólo no hubo expulsiones, sino que, al mismo tiempo, hubo comunidades judías de 4 millones de personas, lo cual es una cantidad enorme para aquellos tiempos, en Persia, Egipto, Asia Menor y otros lugares, que se quedaron fuera.

Y luego argumentó que la idea de que la fe judía, después de la separación del movimiento de reforma conocido como cristianismo, no creía en el proselitismo es totalmente falsa: ellos lo hicieron (proselitismo), muchas personas se convirtieron; algunos se convirtieron a sí mismos, y los judíos ashkenazis en particular surgieron de las conversiones masivas al borde del Mar Caspio, entre los siglos VII y X, de los khazars, que finalmente adoptaron el hebreo y se convirtieron al judaísmo al por mayor, y estos son los judíos ashkenazis que poblaron Europa y los guetos de Europa, y que sufrieron a causa del Holocausto y de todo eso.

Estas son las personas que descienden de los kázaros, así que él (Shlomo) dijo que ellos en particular, que formaban el grueso del movimiento sionista, no tenían absolutamente ninguna conexión con las tierras árabes en absoluto. Luego fue aún más lejos y dijo: si Palestina no es la única patria ancestral de los judíos, ¿qué pasó con todos los judíos de estos países? Y aquí viene con una explicación devastadora: dice que en su mayoría se convirtieron al islam, se convirtieron al islam, la mayoría de ellos, no todos, como muchas otras personas lo hicieron en esa región en ese momento.

Y dice que los palestinos a los que hemos estado expulsando y oprimiendo son los descendientes directos de los judíos que solían vivir, en realidad, viven en esta tierra. Es un libro notable, y ha creado un gran debate, y el debate, dice, no está en Israel. Y es interesante esto: la mayoría de los historiadores israelíes aceptan que esto es correcto, pero dicen que su respuesta a la ciencia es la siguiente: bueno, ya sabes, cada nación crea su propia mitología, así que, ¿cuál es el gran problema? Pero ustedes saben que esto también es cierto, de hecho, pero esta mitología es muy potente, y muy poderosa porque esta cosa que se desata todavía está en marcha.

Quiero decir, a nadie le importaría la mitología si todo se hubiera resuelto y se hubiera llegado a algún acuerdo, pero como no se ha logrado, se convierte en una fuerza muy perturbadora. Y el propio Shlomo Sand no es en absoluto una figura radical. Dice: No soy un sionista duro, pero creo en Israel, excepto que creo que todos los ciudadanos deben tener los mismos derechos y no se puede decir a los palestinos: “No vuelvas a las tierras que te fueron arrebatadas”, mientras sigas diciéndole a los judíos, dondequiera que estén en cualquier parte del mundo: “puedes volver cuando quieras”. Y dijo que por eso escribió el libro: para luchar por la igualdad. Y los grandes ataques al libro han venido de la diáspora. Quiero decir que el New York Times hizo una gran, gran revisión de la misma, lo que creó una gran controversia. Y en Francia y en Gran Bretaña no hubo ninguna controversia en absoluto, en general se aceptó que lo que él argumentaba era cierto. Quiero decir que todos los historiadores que revisaron el libro dijeron que es exacto, ya sabes, no puedes sacarlo de la historia, porque aceptamos esto. Pero la diáspora se enfadó porque esto ya se había dicho, a lo que Sand respondió de forma muy contundente: “Bueno, si estás tan ansioso por decir que estoy equivocado y que lo que estoy haciendo es dañar a Israel, ¿por qué no pones tu dinero donde está tu boca, dejas la diáspora y vienes a instalarte en Israel?”.

Él dijo: “Si te gusta tanto el campo, ¿por qué no vienes a vivir aquí?, nosotros vivimos aquí y sabemos cómo vivimos”. Y él dijo que: “La forma en que vivimos no es buena, ni para nosotros ni para los no judíos de esa parte del mundo, y por eso he escrito mi libro”.

Ahora bien, es un tipo muy valiente, por cierto, no es el único: muchos historiadores israelíes han escrito libros de este tipo, pero ¿tienen algún impacto en los gobernantes del mundo o en los gobernantes de Israel?

Y aquí creo que la respuesta es no.

Y una de las cosas interesantes que Shlomo Sand cita en su libro es una declaración de David ben Gurion, uno de los padres fundadores de Israel, en 1918, donde Ben Gurion escribe: “Sabes, la gente pregunta qué pasó con los judíos que vivían en esta región. Eran leales a la tierra y para permanecer en ella, dice, la mayoría de los judíos se convirtieron en musulmanes”. Así que él lo sabía, y ellos lo sabían, los líderes de Israel, que esta mitología que se estaba creando sobre la base de citas del Antiguo Testamento era en gran parte mitología, no se basaba en ninguna realidad histórica en absoluto.

Así que aquí tenemos un ejemplo de cómo se abusa de la historia, pero al mismo tiempo el abuso desencadena un debate enorme y muy creativo, pero, por supuesto, los debates por sí solos y los libros, incluso los tan fuertes y poderosos como el escrito por este historiador israelí, no influencian las mentes de los políticos o gobernantes porque, en última instancia, no gobiernan sobre la base de los mitos. Los mitos son mantener a la gente en línea, ellos gobiernan por otras razones: para mantenerse en el poder, para mantener el control de la sociedad tal como es, y esto no sólo se aplica a Israel, se aplica a la mayoría de los gobernantes de diferentes partes del mundo, del mundo de hoy.

…”

[1] Tariq Ali es un escritor, periodista, historiador, cineasta, activista político e intelectual británico paquistaní. Es miembro del comité editorial de New Left Review y Sin Permiso, y contribuye con The Guardian, CounterPunch y London Review of Books. Es profesor de EPP en el Exeter College de Oxford.

Es autor de varios libros, entre ellos, Pakistán: Military Rule or People’s Power (1970), Can Pakistan Survive? The Death of a State (1983), Clash of Fundamentalisms: Crusades, Jihads and Modernity (2002), Bush in Babylon (2003), Conversations with Edward Said (2005), Pirates Of The Caribbean: Axis Of Hope (2006), A Banker for All Seasons (2007), The Duel (2008), The Obama Syndrome (2010) y The Extreme Centre: A Warning (2015).

thanks to: Redazione italiana di Pressenza

Perché i palestinesi sono trattati oggi come gli ebrei nel 1940.

Perché oggi non si levano voci per denunciare i metodi altamente fascisti di Israele contro i Palestinesi?

Guillermo Saavedra, 31 agosto 2018

Quando i nazisti derubarono il popolo ebraico, confiscarono tutte le loro proprietà e ricchezze. Appropriazione ed espropriazione di opere d’arte, conti bancari, abbigliamento … Prigione, tortura, persecuzione.

Il saccheggio dei nazisti non ebbe  limiti.

Perché oggi non si levano voci per denunciare i metodi altamente fascisti di Israele contro i Palestinesi?

Questa può essere allo stesso tempo una domanda filosofica e un grido d’angoscia. La prima è una richiesta di chiarezza ed esige una risposta intellettuale. Ma se le parole sono un’espressione di angoscia, qualsiasi spiegazione razionale non solo sarebbe irrilevante,, ma anche assolutamente insensibile. Un’espressione di dolore richiede empatia e non risposte; silenzio, non parole

Nota del grande filosofo Darío Sztajnszrajber –  Sztajnszrajber fa una fantastica descrizione della sensazione di angoscia. Ma che si fa dopo aver compreso questo sentimento?

L’Ufficio Centrale di Statistiche Palestinese ha rivelato che nel 2017 Israele si è appropriato di 2.100 dunam di terra palestinese (un dunam equivale a 1.000 metri quadrati) in diverse parti della Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme.

Secondo un rapporto pubblicato alla vigilia della Giornata della Terra, che ha avuto luogo il 30 Marzo 2018 nei Territori Occupati, le terre sono state espropriate principalmente per stabilirvi controlli militari israeliani, punti di osservazione vicino a insediamenti ebraici o per annetterle  a insediamenti ebraici,

Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica, Israele controlla attualmente più del 90% della superficie della Valle del Giordano, il che rappresenta il 29% della superficie totale della Cisgiordania. Rileva inoltre che alla fine del 2016 il numero di insediamenti, enclave selvagge e basi militari israeliane in Cisgiordania hanno  raggiunto il  numero di 425, incluse 150 colonie e 107 enclave selvagge. Il rapporto stima che ci siano 636.000 coloni in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme, il che significa che ci sono 21,4 coloni per 100 palestinesi.

Nel 2017, Israele ha demolito 433 edifici palestinesi nei Territori Occupati,  il 46% dei quali a Gerusalemme.

Il 21 novembre 2016  il relatore delle Nazioni Unite per i Territori Occupati, Michael Lynk, accusò il Parlamento israeliano di voler “rubare” la proprietà privata dei Palestinesi con l’approvazione di una legge che legalizzava gli insediamenti ebraici nei Territori.

Il 16 novembre 2017 erano stati legalizzati più di 100 insediamenti ebraici temporanei stabiliti illegalmente su terra palestinese privata in Cisgiordania, nonostante  gli ordini contrari della Corte Suprema israeliana.

Ciò era stato possibile grazie alla nuova legge dello Stato di Israele che legalizzava l’appropriazione  delle terre private palestinesi e la loro  regolarizzazione,  destinandole all’uso dei coloni ebrei.  Argomentazione vietata dal diritto internazionale.

Michael Lynk denunciò che questi insediamenti minano il diritto all’autodeterminazione dei Palestinesi, violando il loro diritto di proprietà, di  libertà di movimento e di sviluppo. Così come lo Stato di Israele continua a confinare i Palestinesi  in porzioni  di terra  sempre più piccole e non contigue tra di loro .

Ma la comunità internazionale ha paura di sfidare il governo israeliano. Sebbene l’annessione dei Territori Occupati costituisca una profonda violazione del diritto internazionale. I Palestinesi dal canto loro sono molto pacifici di fronte alla rapina organizzata.

Se Israele continua con le annessioni, la comunità internazionale dovrebbe essere pronta non solo a condannare queste azioni, ma anche ad adottare  misure appropriate per porre rimedio a queste violazioni.

La Storia ha dimostrato che il solo responsabile della situazione in Palestina è il “Sionismo”.

Il pantheon dei personaggi biblici e coranici in Palestina  nasce da credenze e tradizioni del folclore nativo locale. Sono i Palestinesi musulmani che l’hanno creato e conservato come valore sacro della Palestina.

I luoghi sacri della Palestina  situati nel sottosuolo e dedicati alla memoria dei profeti e dei santi della tradizione ebraica, cristiana e islamica, sono stati conservati dalla popolazione araba palestinese locale come santuari per il pellegrinaggio che a sua volta generava atti di culto religioso e popolare nei villaggi ove sono ubicati..

Dal 1948, sin dall’inizio della politica di pulizia etnica, della distruzione dei villaggi e dell’espulsione dei loro abitanti,  tutti questi siti sono stati sottratti al popolo palestinese. Ci sono casi specifici che stupiscono per come il Sionismo, attraverso lo stato di Israele, si sia appropriato del culto  di quelli  che mai aveva considerato come luoghi di pellegrinaggio e devozione di sacri personaggi delle religioni abramitiche.

Storia di alcuni Regni europei, in cui gli Ebrei sono stati privati dei loro beni, delle loro ricchezze ed espulsi: Regno di Francia, anno 1182, espulsione e confisca dei beni ordinati dal re Filippo Augusto; Regno d’Inghilterra, anno 1290, ordinata dal re Edoardo I, l’espulsione degli Ebrei fu la prima grande espulsione del Medioevo; Spagna dei re cattolici di Castiglia e Aragona, confisca di beni ed espulsione degli Ebrei nel 1492.

In  Francia, paese dei Lumi, il governo di Vichy consegnò  ai nazisti 75.000 Ebrei perché fossero uccisi nelle camere a gas.

Oggi i Palestinesi hanno tutto il diritto di difendere il loro territorio e non possono essere considerati dei “terroristi”,  parola molto di moda all’interno di una comunità internazionale guidata dagli Stati Uniti.

thanks to:

Traduzione: Simonetta lambertini – Invictapalestina.org

Fonte:https://blogs.mediapart.fr/guillermo-saavedra/blog/310818/pourquoi-les-palestiniens-sont-traites-aujourdhui-comme-les-juifs-en-1940?utm_source=facebook

Sionismo cristiano, l’eresia che porta morte e distruzione

Sono molti i cristiani convinti che l’istituzione dello Stato moderno di Israele in Terra Santa sia l’adempimento della profezia biblica e quindi meriti un sostegno incessante da parte dei cristiani. Quando il presidente americano Donald Trump annunciò a dicembre la sua intenzione di dichiarare Gerusalemme come la capitale di Israele, molti attribuirono la sua decisione al potere del sionismo cristiano, che è una componente chiave nel governo di Trump ed ha un membro potente e devoto nel vicepresidente Mike Pence.

Molti ritengono che sia fortissimo il potere di influenzare la politica estera degli Stati Uniti da parte di organizzazioni come i Cristiani uniti per Israele, ma quell’influenza fuori misura non potrebbe esistere senza la presenza di un pubblico ricettivo. “Sostenere Israele non è un problema politico… è una questione biblica”, sono le parole del pastore John Hagee, fondatore e presidente nazionale dei Cristiani uniti per Israele. Uno su quattro cristiani americani intervistati di recente dalla rivista Christianity Today ha dichiarato di ritenere che sia la propria responsabilità biblica sostenere la nazione di Israele. Questa visione è conosciuta come sionismo cristiano.

Ma quanto è potente il sionismo cristiano? 

Il sionismo cristiano è pervasivo all’interno delle principali denominazioni evangeliche, carismatiche e indipendenti americane, incluse le Assemblee di Dio, i pentecostali e i battisti del Sud, così come in molte delle mega-chiese indipendenti. Per ogni sionista ebreo ci sono dieci sionisti cristiani evangelici, convinti che la fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e la conquista di Gerusalemme nel 1967 furono il miracoloso adempimento delle promesse di Dio fatte ad Abramo, di stabilire per sempre Israele come nazione ebraica in Palestina.

I famigerati romanzi del ciclo Left Behind di Tim LaHaye, o le fiction di The Late Great Planet Earth insieme ad altre speculazioni sulla fine dei tempi scritte da autori come Hal Lindsey, John Hagee e Pat Robertson, hanno venduto oltre 100 milioni di copie. Questi sono integrati da libri per bambini, video e persino videogiochi violenti.

Le fiorenti organizzazioni sioniste cristiane come l’Ambasciata cristiana internazionale (Icej), Christian Friends of Israel (Cfi) e Christian United for Israel (Cufi) esercitano un’influenza considerevole sul Campidoglio, sostenendo una base di supporto di oltre 50 milioni di veri credenti. Ciò significa che ora ci sono almeno dieci volte più cristiani sionisti che ebrei sionisti. I loro cugini europei non sono meno attivi nella Hasbarafia sionista, una lobby per Israele, che fa pressioni per Israele, attaccandone nemici e ostacolando il processo di pace. Gli Stati Uniti e Israele sono spesso raffigurati come gemelli siamesi, uniti nel cuore, che condividono comuni valori storici, religiosi e politici.

Il pastore John Hagee è uno dei leader del movimento sionista cristiano. È il fondatore e pastore anziano della Cornerstone Church, una chiesa evangelica di 19mila membri a San Antonio, in Texas. I suoi programmi settimanali sono trasmessi su 160 stazioni Tv, 50 stazioni radio e otto reti in circa 99 milioni di case in 200 Paesi. Nel 2006 ha fondato in movimento Christian United for Israel ammettendo: “Per 25 anni e mezzo, ho martellato la comunità evangelica alla televisione. La Bibbia è un libro molto pro-Israele. Se un cristiano ammette “Credo nella Bibbia”, posso farne un sostenitore pro-Israele o altrimenti fargli rinnegare la sua fede. Quindi tengo i cristiani dalla parte del manico, si potrebbe dire”. Nel marzo 2007, Hagee ha partecipato alla conferenza politica dell’American Israel Public Affairs Committee (Aipac). Ha esordito dichiarando: “Il gigante addormentato del sionismo cristiano si è risvegliato. Ci sono 50 milioni di cristiani che applaudono attivamente lo Stato di Israele…”.

Come è iniziato? Come si è sviluppato?

Le origini del movimento possono essere ricondotte all’inizio del XIX secolo, quando un gruppo di eccentrici leader cristiani britannici iniziò a fare pressioni per la restaurazione degli ebrei in Palestina, come precondizione necessaria per il ritorno di Cristo. Il movimento acquisì slancio fin dalla metà del XIX secolo quando la Palestina divenne un punto strategico per gli interessi coloniali britannici, francesi e tedeschi in Medio Oriente. Il sionismo proto-cristiano ha quindi preceduto il sionismo ebraici da oltre 50 anni. Alcuni dei più forti sostenitori di Theodore Herzl erano chierici cristiani.

Già nel 1917, gli inglesi barattarono la Palestina con la Dichiarazione Balfour. Arthur Balfour e Lloyd George erano predisposti al sionismo nel loro sostegno a una casa nazionale ebraica, ma con motivazioni razziste miste circa la superiorità britannica bianca. Il loro obiettivo principale era far avanzare gli interessi imperialisti britannici con la politica utilitaristica.

Anche se incoraggiato nel ’48 e nel ’67 il sionismo cristiano ebbe scarsi rapporti con Israele fino all’elezione di Menachem Begin nel Likud del 1977, quando il premio Nobel per la pace cominciò a vedere la necessità della partita teopolitica fatta in cielo e a corteggiare la relazione con predicatori televisivi evangelici e con le fiorenti chiese sioniste nel sud. Nel 1979, con grande clamore, a Begin fu presentato un jet privato, presumibilmente per affermare il sostegno del televangelista per le politiche israeliane come il loro imminente bombardamento del sito nucleare iracheno del 1981, ma anche per diffondere il piano d’azione sionista. L’elezione di Ronald Reagan, convertito a credenze sioniste cristiane, contribuì a consolidare il sionismo cristiano fino al centro del Partito Repubblicano e della Casa Bianca, insieme a diversi oratori del Parlamento. L’11 settembre ha suggellato il matrimonio. La colla era che entrambi temevano e odiavano i musulmani. Ciò ha accelerato la crescita del cosiddetto sionismo evangelico, che ha contribuito ampiamente all’elezione di Trump.

Il sionismo cristiano, come moderno movimento teologico e politico abbraccia le posizioni ideologiche più estreme del sionismo, si basa su una visione eretica della Bibbia, respinta dalle tradizionali confessioni cristiane, dai cattolici agli ortodossi ai protestanti tradizionali. È diventato profondamente dannoso per una giusta pace tra Palestina e Israele. Propaga una visione del mondo in cui il messaggio cristiano si riduce a un’ideologia dell’impero, del colonialismo e del militarismo. Nella sua forma estrema, pone un accento sugli eventi apocalittici che portano alla fine della storia piuttosto che sul vivere l’amore e la giustizia di Cristo oggi. Secondo l’opinione del rev. dr. Stephen Sizer, rettore della Christ Church in Virginia Water,  “Il  sionismo cristiano è la più grande, controversa e distruttiva lobby del cristianesimo”.

di Cristina Amoroso

Sorgente: Sionismo cristiano, l’eresia che porta morte e distruzione – Il Faro Sul Mondo

Israele o Arabia Saudita: a chi spetta il primato della cristianofobia ?

In occasione del Natale, l’imam Khamenei ha visitato alcune famiglie di martiri cristiani della “guerra imposta” alla Repubblica Islamica dai baathisti irakeni guidati da Saddam Hussein. Si tratta di qualcosa che va ben oltre una semplice occasione di dialogo inter-religioso: non tutti sanno che il Corano considera Gesù Cristo il più grande profeta, prima di Maometto e subito dopo Abramo. La tradizione sciita arriva a ritenere Gesù il grande alleato del Mahdi – il dodicesimo imam che attualmente si troverebbe in uno stato di occultazione – nella decisiva lotta contro l’Anticristo. L’escatologia messianica musulmana – come è proprio della tradizione abramitica – si colloca in perfetta continuità col cristianesimo delle origini e l’ebraismo dei Neturei Karta.
Nulla da aggiungere: il Natale, nel mondo sciita, è una ricorrenze religiosa a tutti gli effetti. Le comunità cristiane sono rispettate – al pari di quelle ebraiche non sioniste – e godono di grandissimo prestigio. Le cose cambiano radicalmente in due paesi: Arabia Saudita e Israele.
Arabia Saudita
In Arabia Saudita, ogni anno, il Ministero degli Interni ammonisce i cristiani a non festeggiare la ‘’nascita’’ del Cristo, invitando i militanti wahabiti a denunciare chiunque infranga questo divieto. Nel 2012 la polizia religiosa di Casa Saud ha sventato un ‘’complotto per festeggiare il Natale’’ nell’abitazione di un diplomatico asiatico. Gli arrestati, 41 persone, hanno rischiato la pena di morte dopo aver subito violenze di vario tipo.
Le minacce e le violenze wahabite obbligano ben 600.000 fedeli a commemorare l’avvento del ‘’figlio di Dio’’ in silenzio, blindati nelle proprie dimore; l’unico luogo in cui si possono celebrare delle messe sono le ambasciate occidentali. Inutile dire che nulla sfugge all’occhio vigile ed alla sciabola dei tagliateste al servizio di sua maestà. Al di fuori della fuorviante lettura del Corano fatta dai wahabiti, ogni richiamo al Cristo è considerata un’ eresia da punire pesantemente.
Il Natale non è l’unica ricorrenze proibita da Casa Saud: anche la nascita del profeta Maometto è severamente silenziata dalle leggi della dittatura, mentre la dinastia omaggia Adb Al-Aziz, capostipite di questo regno oscurantista e totalitario.
Israele
Il giornale della ‘’sinistra’’ liberale israeliana Haaretz, ha denunciato le dichiarazioni razziste di Benzi Gopstein, leader del partito sionista Lehava, il quale ha minacciato violentemente le comunità cristiane: “Rimuoviamo i vampiri (cristiani) prima che bevano il nostro sangue. Non c’è posto per il Natale in Terrasanta” 1. Si tratta di un delirio degno di Daesh ed Al Nusra (con cui, fra l’altro, Israele è tacitamente o quanto meno indirettamente alleata), che purtroppo ha un seguito raccapricciante: “Questi succhiatori di sangue hanno un’ultima missione. Se gli ebrei non possono essere uccisi, possono ancora essere convertiti. Le biblioteche missionarie vendono i loro libri davanti a tutti a Jaffa Road (Gerusalemme), molti altri hanno imprese qui.” Che cosa vorrebbe la destra sionista, dove portano queste minacce ? Forse, prendendo lezioni da Hitler, i migliori alleati di Netanyahu chiedono un nuovo rogo dei libri?
Eppure alcuni coloni israeliani già quest’estate hanno violentemente colpito il mondo cristiano dando fuoco alla ‘’Chiesa dei Pani e dei Pesci’’ di Tagba sul Lago Tiberiade, luogo in cui si dice che Gesù abbia sfamato ben 5000 persone facendo – seguo la narrativa evangelica – la ‘’moltiplicazione dei pani e dei pesci’’. La scritta, fatta con una bomboletta, nei muri della basilica, è una vera fotografia del sionismo likudista e non : ‘’Morte agli arabi, ai cristiani e tutti quelli che odiano Israele’’ 2. Domanda: la Chiesa cattolica accetta in silenzio tutto questo ? Cosa aspetta Papa Bergoglio a prendere posizione contro la cristianofobia così diffusa in Israele ? Il giornalista di Il Manifesto, Michele Giorgio, ipotizzò che ‘’questi attacchi rientreranno nei colloqui che papa Francesco avrà a fine maggio con i massimi rappresentanti israeliani’’ 3. Un po’ troppo ottimista il nostro bravo e stimabile giornalista: gli incontri non ci sono stati ma Bergoglio non ha saputo alzare la voce contro gli energumeni di Tel Aviv. Purtroppo.
Israele condivide il progetto politico di Daesh ?
Che Daesh ( o ISIS ) fosse un prodotto dell’alleanza fra l’imperialismo Usa e la dittatura di Casa Saud non c’erano dubbi. A questi due ‘’predoni’’ ( usando un termine caro a Lenin ) si è aggiunta Israele, le notizie che confermano ciò – come vedremo – ci vengono da fonti tutt’altro che ‘’marxiste’’ o ‘’filosciite’’.
Il vicedirettore di Famiglia Cristiana, Fulvio Scaglione, in un articolo del 23 giugno 2015 scrive: ‘’Nel conflitto permanente tra Paesi arabi sunniti e Paesi sciiti che tormenta il Medio Oriente, Israele si è schierato con i primi e su questa opzione, in buona sostanza basata sull’ossessione per il pericolo rappresentato dall’Iran, il premier Netanyahu ha fondato la propria politica estera’’ 4. Ancora più sorprendente è il seguito dell’articolo: ‘’Anche con la guerra in Siria alle porte del Golan, e con il rischio che Al Nusra, l’Isis e le altre formazioni del terrorismo islamico prendessero sempre più piede, Israele non ha cambiato strategia. Al contrario, ha semmai stretto ancor più i legami con l’Arabia Saudita, che delle formazioni armate che operano in Siria è stata a lungo ispiratrice e finanziatrice, e con alcuni dei Paesi che sono poi intervenuti anche in Yemen contro i ribelli sciiti Houthi’’.
La politica estera del Likud israeliano – andando oltre il linguaggio troppo moderato dell’ottimo Scaglione – attenta, su tutta la linea, alla pace mondiale: Netanyahu vorrebbe spingere gli USA verso una folle guerra contro l’Iran; i musulmani che vivono nella regione sono costantemente minacciati, anche attraverso l’appoggio che Israele dà ai tagliagole di Jabat Al Nusra; il leader della destra sionista utilizza tutti gli strumenti di propaganda di cui dispone per obbligare gli stati europei ad aderire al suo progetto imperialistico.
Un altro importante esponente religioso, Monsignor Atallah Hanna, arcivescovo greco-ortodosso del Patriarcato di Gerusalemme, ha utilizzato nella sua denuncia parole ben più dure. Leggiamole, ne vale davvero la pena: ‘’Io ho sostenuto a più riprese che il sionismo e Daesh sono le due facce di una stessa medaglia, e quando dico Daesh mi riferisco a tutte le organizzazioni terroriste barbare e sanguinarie che siamo convinti essere una creazione statunitense-israeliana per eccellenza, con lo scopo principale di distruggere la patria araba a profitto di Israele’’ 5. Domanda: come mai Israele non ha alzato un dito davanti alla distruzione degli scavi archeologici di Palmira ? Possiamo considerare ‘’alleato dell’Europa’’ Israele, un paese che convive tranquillamente con Daesh ( ISIS ) e, nel mentre, persevera nella pulizia etnica della Palestina ( luogo sacro anche della cristianità ) ?
Oggi in Iran le comunità cristiane – per la maggior parte appartenenti ai ceti popolari – festeggeranno la presunta nascita di Gesù, fianco a fianco, con i ‘’fratelli’’ musulmani e gli ebrei ortodossi che seguono il messaggio della Torah. In Arabia Saudita ed Israele che sorte spetta a coloro che credono nel Cristo? I nostri politicanti, alleati di Netanyahu e Casa Saud, ci possono dire, cortesemente, se è meglio finire delle mani della polizia wahabita oppure essere linciati da qualche colono fanatico che – in preda ai suoi deliri – ti considera un ‘’vampiro’’

Sorgente: Israele o Arabia Saudita: a chi spetta il primato della cristianofobia ? – l’interferenza

Estremisti ebrei bruciano la chiesa sorta dove Gesù operò il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci – Israeli extremists burn the church where Jesus multiplied loaves and fishes

Il luogo di culto, noto per il miracolo dei pani e dei pesci, è stato dato alle fiamme nella notte. Distrutto un atrio esterno. Sono oltre 40 gli attacchi contro chiese e moschee negli ultimi sette anni

Foto Ma'an

della redazione

Roma, 19 giugno 2015, Nena News – Sono stati fermati, interrogati e rilasciati senza accuse i 16 giovani coloni sospettai di aver appiccato l’incendio che nella notte ha distrutto un atrio esterno della chiesa di Tabga, nel nord di Israele. Il complesso sacro sorge sul luogo in cui la tradizione cristiana vuole che sia avvenuto il miracolo di Gesù della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

L’incendio, appiccato in più punti, è stato subito domato dai vigili del fuoco e non ha provocato danni ingenti all’edificio che custodisce preziosi mosaici del V secolo, risparmiati dalle fiamme. Su un muro è stata ritrovata una scritta in ebraico contro i “falsi dei”, che ha fatto subito pensare all’azione di ebrei ultraortodossi non nuovi a questi attacchi.

I 16 ragazzi fermati dalla polizia in una spiaggia vicino alla chiesa sono originari di insediamenti della Cisgiordania. Dieci di loro sono della colonia ultraortodossa di Yitzhar, i cui abitanti sono stati spesso coinvolti in reati di odio e attacchi analoghi a quello contro la chiesa di Tabga, già in passato finita nel mirino di ebrei estremisti. Nell’aprile del 2014 un gruppo di adolescenti ebrei aveva danneggiato alcuni simboli sacri e aggredito i sacerdoti.

L’incendio della scorsa notte ha sollevato un coro di condanne in Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha assicurato che i responsabili saranno puniti. Il complesso è di proprietà della Chiesa cattolica romana di Germania, il cui inviato in Israele, Andreas Michaelis, si è detto “scioccato” per l’accaduto.

Ma attacchi di questo tipo, contro i luoghi di culto cristiani e islamici, sono frequenti in Israele e di solito sono opera di estremisti ebrei. Lo scorso aprile vandali hanno distrutto le lapidi di un cimitero maronita vicino al confine con il Libano. Secondo i Rabbini per i diritti umani, dal 2009 ci sono stati 43 attacchi contro chiese, moschee, monasteri nei Territori occupati e in Israele.

Israeli extremists burn the church where Jesus multiplied loaves and fishes

Early Thursday morning, right-wing Israelis set on fire the Church of the Multiplication, where Christians believe that Jesus multiplied loaves and fishes, and wrote graffiti in Hebrew on the walls that read, “False idols will be smashed” and “Pagans”.

Church burned in Tiberias (image by 'Palestinian Christians'  Facebook group)
Church burned in Tiberias (image by ‘Palestinian Christians’ Facebook group)

The fire was set at about 3 am in the early hours of Thursday morning, severely damaging church offices and storage rooms. The entire church was saturated with smoke damage.

In addition, Hebrew graffiti was spraypainted all over the front entrance to the church reading “Pagans” in red paint.

The Church of the Multiplication is believed by Christians to be the site of Jesus’s miracle of multiplying two fish and five loaves to feed 5,000 people.

Several church volunteers suffered from smoke inhalation while trying to extinguish the fire before the firefighters arrived on the scene. The fire was put out several hours after it began.

The church, which is run by the Catholic Benedictine Order, is best known for its fifth-century mosaics, including one depicting two fish flanking a basket of loaves.

Christian churches have been targeted by right-wing Jewish Israeli attacks hundreds of times in recent years.

In May 2014, the Romanian Orthodox Church on Hahoma Hashlishit Street in Jerusalem was defaced in a suspected hate attack. That incident saw the words “price tag”, “Jesus is garbage” and “King David for the Jews” spray-painted on the site’s walls.

Two weeks earlier, ahead of a visit to the country by Pope Francis, suspected Jewish extremists daubed hate graffiti on Vatican-owned offices in Jerusalem.

The Hebrew-language graffiti, reading “Death to Arabs and Christians and those who hate Israel,” was sprayed on the walls of the offices of the Assembly of Bishops at the Notre Dame center, a complex just outside the Old City, the Roman Catholic Church said.

Dmitry Diliani, a member of the Fateh revolutionary council, as well as the Secretary-General of the national Christian Assembly in Palestine, issued a statement that the attack on the church represents a practical application of the stances taken by the Israeli government, which funds fanatic groups.

He noted that some of the leaders of those fanatic groups hold political positions in spite of their incitement. By refusing to list those groups as terrorist organizations, Diliani argued, the Israeli Knesset is effectively providing them with legal protection, and is not taking seriously the ongoing, multiple attacks by right-wing Israelis against Christian and Muslim holy sites.

Knesset Member Dr. Basil Khattas was quoted as saying, “Those terrorist groups attack both Christian and Muslim holy sites with impunity. The Israeli government must open a serious investigation into this and other incidents of violence against holy sites.”

Israeli authorities say they are investigating to see if the fire was an accident or was intentional. But Christians who live in the area say that the Israeli police are not taking the investigation seriously – adding that this was obviously an anti-Christian hate crime, given the graffiti that was written on the site of the fire.

No arrests have been made in connection with the arson.

Church burned in Tiberias (image by 'Palestinian Christians'  Facebook group)
Church burned in Tiberias (image by ‘Palestinian Christians’ Facebook group)

Church burned in Tiberias (image by 'Palestinian Christians'  Facebook group)
Church burned in Tiberias (image by ‘Palestinian Christians’ Facebook group)

Graffiti on front entrance of church in Tiberias (image by 'Palestinian Christians'  Facebook group)
Graffiti on front entrance of church in Tiberias (image by ‘Palestinian Christians’ Facebook group)

thanks to: Nena News

International Middle East Media Center

Gli americani danno 274 milioni di dollari per aiutare le colonie israeliane. Nuovo rapporto

di Adri Nieuwhof

Un nuovo rapporto ha scoperto che organizzazioni di destra sono divenute una parte importante della macchina propagandistica del governo israeliano.

La coalizione di governo formata in Israele all’inizio di quest’anno ha istituito un ministero per la “diplomazia pubblica”, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra lo Stato e gruppi, nominalmente indipendenti, che supportano il sionismo. Un rapporto pubblicato oggi dall’Alternative Information Center di Gerusalemme documenta come la classe dirigente del ministero si attiene a una tendenza decennale per cui il governo ha sempre più attribuito compiti a determinate organizzazioni.

Uno dei migliori esempi di questa collaborazione riguarda il gruppo di coloni Elad. Conosciuta anche come Ir David Foundation, alla Elad è stata data la responsabilità formale per la gestione del parco del Regno di Davide nel quartiere di Silwan a Gerusalemme Est. I tentativi dell’Elad di confermare che vi si possono rinvenire i resti di un antico regno ebraico sono stati usati come pretesto per espellere i palestinesi in modo tale che nell’area possano subentrarvi i coloni.

Nonostante che parte del lavoro dell’Elad degli ultimi anni sia stato finanziato direttamente dal governo israeliano, essa non divulga tutti i dettagli del suo finanziamento

Estremisti

Secondo l’Alternative Information Center, organizzazioni similari sono subordinate al sostegno di estremisti negli Stati Uniti.

Im Tirtzu è un gruppo guidato dai coloni, che è noto per aver accusato di antisemitismo coloro che criticano Israele. E’ in qualche modo ironico il fatto che la principale fonte del bilancio di Im Tirtzu degli ultimi anni sia costituita dai Cristiani Uniti per Israele (CUFI), il cui fondatore, il predicatore John Hagee, con sede nel Texas, ha fatto dichiarazioni di natura antisemitica. Egli ha scritto, per esempio, che gli ebrei hanno attirato su di sé l’olocausto per la loro “disobbedienza” a Dio.

La cifra di 375.000 shekel (103.000 dollari), la più grande donazione singola a Im Tirtzu nel 2009, è arrivata dal CUFI.

L’Alternative Information Center cita dati che indicano che, tra il 2002 e il 2009, le organizzazioni americane registrate hanno trasferito alle colonie israeliane nella West Bank e a Gaza circa 274 milioni di dollari. Queste donazioni hanno goduto del titolo all’esenzione fiscale.

Negli Stati Uniti, i gruppi di destra spesso possono registrarsi come enti di beneficenza , investendo parte del loro bilancio “in progetti sociali” per i coloni della West Bank, nonostante il fatto che tali colonie siano illegali secondo il diritto internazionale.

Inoltre, i regolamenti degli Stati Uniti sono meno severi della legge israeliana che prevede che le organizzazioni non governative (ONG) debbano rendere pubblici i resoconti finanziari annuali comprendenti i nomi dei donatori che hanno dato più di 20.000 shekel (5.528 dollari). Veicolare le donazioni tramite i gruppi statunitensi è diventato un modo facile per aggirare l’obbligo di rivelare i nomi dei donatori.

Il rapporto mostra come l’ONG Monitor – un gruppo impegnato ad attaccare chi critica Israele – ha forti connessioni con l’élite politica israeliana.

La ONG Monitor è cominciata come un progetto del Jerusalem Center for Public Affairs, un gruppo di esperti ora diretto da Dore Oro, che ha prestato servizio come ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite. The Electronic Intifada è stata una delle tanti organizzazioni attaccate dalla ONG Monitor.

Segreto
Nel 2010, l’ONG Monitor sollecitò Uri Rosenthal, allora ministro degli esteri dei Paesi Bassi, perchè censurasse un’organizzazione cristiana di beneficenza olandese, la ICCO, per l’attribuzione di una borsa di studio a The Electronic Intifada. La ICCO non capitolò di fronte alle pressioni di Rosenthal e l’anno successivo prorogò la borsa di studio per The Electronic Intifada.
Nonostante la sua attenzione rivolta a dove i gruppi considerati ostili a Israele ricevono i loro finanziamenti, la ONG Monitor non rivela la fonte delle sue donazioni e ha chiesto al governo l’autorizzazione a mantenere segreta l’identità dei suoi donatori.

Alcune delle fonti del suo finanziamento sono comunque note. Esse comprendono l’Agenzia Ebraica – un ente impegnato nella colonizzazione della Palestina – e Shari Arison , un miliardario che possiede in Israele la Banca Hapoalim. La maggior parte del denaro usato per fondare il gruppo è venuto da Michael Cherney, un amico intimo dell’ex ministro degli esteri di Israele Avigdor Lieberman.

La ONG Monitor riceve pure finanziamenti significativi provenienti dagli Stati Uniti. Nel 2008 e 2009, essa ha ottenuto in donazioni rispettivamente 1.608.512 shekel (444.586 dollari) e 1.319.676 shekel (364.753 dollari). Uno dei suoi più grandi contribuenti è stato un gruppo denominato Gli Amici Americani della ONG Monitor.


(tradotto da mariano mingarelli)

VIDEO: Private Funding of Right-Wing Ideology in Israel
http://www.youtube.com/watch?v=oyK2jRQE_yE&feature=player_embedded

Fonte: Associazione di Amicizia Italo-Palestinese ONLUS
Articolo originale pubblicato su The Electronic Intifada in data 01.07.2013

thanks to: Mariano Mingarelli

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese ONLUS

The Electronic Intifada