Hillary’s Secrets: What Was Hidden in Clinton’s Emails

U.S. presidential candidate and former Secretary of State Hillary Clinton speaks with the media after sitting down with workers and management of Whitney Brothers children's toy and furniture factory during a round table while campaigning for the 2016 Democratic presidential nomination in Keene, New Hampshire April 20, 2015

Former Secretary of State Hillary Clinton is the frontrunner to win the US Democratic Party’s presidential nomination. However, her triumphant march to the White House might be overshadowed by her email scandal.

Here are some controversial facts we’ve learned from emails addressed to and sent by US presidential candidate Hillary Clinton:

Revelation 1: Google and Al-Jazeera interfered in the Syrian events and collaborated with each other in an attempt to overthrow Syrian President Bashar-al-Assad.

According to an email from the head of “Google Ideas” Jared Cohen, received by the US State Department in 2012, the company was trying to support insurgents by urging representatives of Syrian power structures to take the side of the opposition.

“Given how hard it is to get information into Syria right now, we are partnering with Al-Jazeera who will take primary ownership over the tool we have built, track the data, verify it, and broadcast it back into Syria,” Cohen wrote in the e-mail.

Revelation 2: Following the 2011 Libyan intervention, France decided to seize the country’s oil industry and “reassert itself as a military power”.

An e-mail on the issue was written by Clinton family friend Sidney Blumenthal. He wrote that France was trying to establish control over Libyan oil immediately after the coup in 2011. Moreover, France was exerting pressure on the new Libyan government and demanding exclusive rights to 35% of the country’s oil industry in exchange for political support.

“In return for this assistance, the DGSE officers indicated that they expected the new government of Libya to favor French firms and national interests, particularly regarding the oil industry in Libya,” the email said.

Revelation 3: The US tried to conceal the fact that it helped Turkey to fight the Kurdistan Workers’ Party.

An email addressed to Clinton said that the US government tried to exert pressure on the Washington Post to amend an article on cooperation between American and Turkish intelligence in the fight against Kurdish rebels.

“Despite our efforts, WaPo will proceed with its story on US-Turkey intel cooperation against PKK,” the message said, referring to the Kurdistan Workers’ Party. “They will not make redactions we requested so expect the Wikileaks cables to be published in full.”

Revelation 4: The last revelation is more of a personal nature and concerns Clinton’s poor knowledge of modern technology. Thus, her email correspondence shows that she frequently needed assistance with daily activities such as faxing, charging her iPad or searching for a Wi-Fi network.

thanks to: Sputniknews

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Yemen. I sauditi bombardano un ospedale di Medici Senza Frontiere

Yemen. I sauditi bombardano un ospedale di Medici Senza Frontiere

Un ospedale gestito dall’ong Medici senza frontiere (Msf) è stato distrutto in un raid aereo della coalizione araba a guida saudita che da molti mesi ormai conduce una massiccia campagna militare nel paese dopo averlo invaso per cacciare i ribelli sciiti dai centri nevralgici occupati dagli Houthi alla fine dello scorso anno.
La struttura, nella zona di Heedan a Saada, nel nord del paese, è stata colpito da diversi colpi di artiglieria pesante (vedi la foto) che hanno causato numerosi feriti tra i degenti e i sanitari ma per fortuna nessun morto.
Un portavoce dell’organizzazione sanitaria internazionale – un ospedale di Msf era stato bombardato dall’aviazione Usa in Afghanistan alcuni giorni fa, in quel caso provocando una strage – ha spiegato ad al Jazeera che sono prima stati colpiti gli edifici amministrativi e che dieci minuti dopo un secondo attacco ha distrutto il reparto maternità e il resto della clinica.
“Potrebbe essersi trattato di un errore, ma di fatto costituisce un crimine di guerra. Abbiamo fornito le nostre coordinate, in quanto struttura sanitaria, due settimane fa” ha spiegato un responsabile dell’organizzazione che nelle ultime ore aveva denunciato, a Taiz, il blocco di alcuni suoi convogli con a bordo aiuti e medicinali.
“Gli ospedali nell’enclave assediata di Taiz stanno ricevendo moltissimi pazienti con ferite di guerra, eppure ci è stato impedito di consegnare materiali indispensabili per effettuare interventi chirurgici salvavita”, ha detto Karline Kleijer, coordinatrice dell’emergenza in Yemen per MSF, appena rientrata dal paese. “È molto frustrante, dopo settimane di trattative, non aver fatto alcun progresso per convincere i funzionari della necessità di fornire assistenza medica imparziale alle vittime del conflitto, nonostante il supporto costante che stiamo fornendo alle strutture sanitarie nelle aree controllate dagli houthi”.
Secondo gli ultimi dati diffusi da fonti dell’Onu oltre 2500 persone sono state uccise nella campagna saudita che ha portato prima ai bombardamenti aerei e poi all’invasione di terra, negli ultimi sei mesi. Uno degli attacchi più sanguinosi si è verificato nel villaggio di al-Wahijah nella provincia di Taiz, causando la morte di almeno 135 persone, molte donne e bambini, durante una festa di matrimonio.

Sorgente: Yemen. I sauditi bombardano un ospedale di Medici Senza Frontiere – contropiano.org

Medici terroristi senza frontiere

Forse la vera novità di questo orrore è che, per una volta, se ne parla.

La Nato bombarda un’ospedale afgano a Kunduz? Déjà vu.

Nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2015, un ospedale in Afghanistan è stato bombardato da aerei sicuramente della Nato: 19 i morti, tra staff e pazienti, anche bambini. Purtroppo, la Nato non è nuova a questo genere di impresa, come il lettore scoprirà ben presto.
5 ottobre 2015 – Marinella Correggia

 

Fire swept through the hospital after the air strikes

 

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Errore? Rischio calcolato? Atto deliberato?

Il governo afghano ha “giustificato” il bombardamento da parte della Nato di un ospedale di Médecins sans frontières a Kunduz in questo modo: “Lì si nascondevano dieci talebani”. E’ una confessione di crimine.

Infatti, le convenzioni internazionali vietano di colpire strutture civili (ospedali, acquedotti, centrali elettriche, quartieri residenziali…), anche quando vi si annidino i nemici armati di chi colpisce.

Quello a Kunduz è, dunque, un crimine di guerra.

Dal canto loro, la Nato e gli Stati uniti – che aprono un’inchiesta ma non si scusano – dichiarano: “Potrebbe essere stato danneggiato un ospedale in un’operazione contro talebani che minacciavano le truppe della coalizione”. Ma siccome nel bistrattato diritto internazionale la protezione dei civili assume carattere assoluto, anche in questo caso si tratta dell’ammissione di un crimine di guerra: perché nemmeno insediamenti militari si potrebbero colpire, se nelle vicinanze o al loro interno sono presenti civili.

Altre due osservazioni:

1) è certo che nessuno, fra i colpevoli ai diversi livelli della catena di comando ed esecuzione, pagherà per la strage con il carcere: decine di casi lo comprovano. Al massimo ci sarà un risarcimento danni, di un ammontare offensivamente basso per le vittime di nazionalità afghana: decine di casi lo comprovano;

2) la giustificazione data è che i talebani (frutto avvelenato Made in USA, in ogni caso) minacciavano le truppe Nato. Dunque la Nato protegge solo se stessa?

Sì, la Nato protegge solo se stessa. E protegge i suoi occasionali alleati armati sul campo. Come durante l’operazione Unified Protector che nel 2011 ha liquefatto l’ex Jamahiriya libica. La Nato assediò dal cielo la città di Sirte colpendo anche un ospedale. A che scopo? Non certo per proteggere i civili, anche se questo era il surreale compito affidato dall’Onu all’Alleanza atlantica. Infatti, i civili a Sirte erano pro-Gheddafi e quindi non erano minacciati dalle truppe libiche residue che a Sirte avevano cercato rifugio. Sirte fu attaccata dalla Nato invece – e per quasi due mesi – per proteggere, non i civili della città, ma l’avanzata dei miliziani a terra che li assediavano. Andrebbe ricordato, peraltro, che nel 1999 e quindi sotto Gheddafi, la città di Sirte fu luogo di nascita dell’Unione africana e con essa la speranza di auto-emancipazione per il continente. Ora è in mano a Daesh (l’ISIS). Un progresso?

Durante una delle conferenze stampa Nato in contemporanea a Napoli e a Bruxelles, nel mese di ottobre 2011, chi scrive chiese al colonnello canadese Roland Lavoye : “Da Sirte hanno denunciato che la Nato, bombardando vicino a un ospedale, lo abbia colpito facendo dei feriti”. Risposta di Lavoye: “Ah, ma Lei lo sa chi c’era vicino all’ospedale? Le truppe di Gheddafi!”

Anche a prendere per buona questa versione, si tratta di un’ennesima autodenuncia di crimine: perché le convenzioni di Ginevra, in ogni caso, impediscono di prendere il rischio di colpire civili per non causare i famosi “effetti collaterali”. Se, appunto, bombardando da diecimila metri c’è questo rischio, è meglio desistere. Ma in Libia non hanno mai desistito, e nemmeno altrove.

Nel 2001, in Afghanistan, gli aerei Usa colpirono la sede della Croce rossa internazionale a Kabul. Per sbaglio? Per assunzione di rischio? Ma nessuno nemmeno si scusò.

Nel 1999 durante l’operazione Nato contro la Serbia-Montenegro furono colpite le fabbriche chimiche di Pancevo, con il rischio di una strage nella città . Nessuno pagò.

Invece nel 1991, nel corso dell’Operazione Tempesta del deserto a Baghdad, gli aerei della coalizione internazionale (occidentale e araba), capitanata dagli Usa, colpirono infrastrutture civili – ma non per errore e non per un rischio calcolato.

In quel caso fu deliberato. L’Iraq doveva essere riportato all’era preindustriale, come dichiarò l’allora segretario di stato americano, James Baker. La punizione doveva essere selvaggia, per chi aveva osato sfidare gli interessi petroliferi dell’Occidente e quelli dei loro alleati nel medio-oriente, il cui stile di vita, basato sul petrolio, non era (e non è) negoziabile.

Nota della redazione

A molti lettori può sorprendere questa ricostruzione di avvenimenti del nostro passato recente, tutti così simili al bombardamento NATO di un ospedale afghano a Kunduz avvenuto il 3 ottobre scorso. “Ma quando mai la NATO avrebbe attaccato in passato infrastrutture civili e segnatamente ospedali, in totale disprezzo della Convenzione di Ginevra?,” questi lettori si saranno chiesti. “E inoltre, se questa ricostruzione è vera, perché non eravamo stati informati di tutti questi fatti all’epoca?”

L’autrice di questa ricostruzione sa, per esperienza diretta, la risposta alla seconda domanda. Ha potuto osservare, durante le conferenze stampa a Napoli nell’ottobre 2011, come i giornalisti italiani – di tutte le testate – rimanevano muti a registrare fedelmente qualunque dichiarazione fornita dal colonnello di turno o erano semplicemente assenti, accontentandosi delle affermazioni riportate nei documenti forniti dalla NATO prima della conferenza.

Già nel 2010, peraltro, Carlo Gubitosa, della redazione di PeaceLink, aveva denunciato questa decadenza del giornalismo italiano in un celebre editoriale: oggi come oggi, egli scrisse, un giornalista, per sopravvivere, deve “soffocare per sempre l’istinto selvaggio e incontrollabile di fare domande e di cercare risposte.”

Perciò la vera novità in quest’ultimo orrore avvenuto a Kunduz il 3 ottobre è che finalmente se ne parla, subito e abbondantemente.  Washington non ha imposto il bavaglio.  Un cambio di tattica o il pre-annuncio di una svolta: dopo 14 anni, il ritiro vero – e non più fittizio – dall’Afghanistan?

                                                                                                                                              – PB

thanks to: Peacelink

Quando si bombarda un ospedale

Tonio Dell’Olio

Il bombardamento dell’ospedale di Medici senza frontiere a Kunduz in Afghanistan non è un errore. L’errore è la guerra. L’orrore è la guerra. Continuiamo a pagare l’arretramento di civiltà che, per interessi economici, strategici o di potere non vuole cercare altri strumenti per risolvere i conflitti. Continuare a pensare che la violenza si possa contrastare soltanto con una violenza più forte, è la peggiore delle ipocrisie possibili. Le vittime dell’ospedale non sono effetti collaterali ma la sottrazione di vita calcolata e preventivata della barbarie della guerra. Si tratta di un deficit di umanità che va oltre il cinismo e l’indifferenza e diventa tattica programmata di cui la vita umana è solo una componente variabile. Il fine giustifica i mezzi. E il fine dichiarato da parte “nostra” è sempre più nobile e importante di quello dell’altra fazione. Resta il bilancio che non conosceremo mai. Non quello del numero di morti e feriti. Piuttosto quello delle storie di ciascuno di essi. Vite umane ridotte a statistica. Concime per la vittoria finale.

thanks to: mosaico di pace

Striscia di Gaza: il bilancio della guerra israeliana in corso è di 35 morti e oltre 300 feriti

20140708_latestGazaAirStrikeGaza-Quds Press e Imemc. Nella notte di mercoledì 9 luglio, l’aviazione da guerra israeliana ha colpito la Striscia di Gaza con 160 incursioni aeree contro 430 obiettivi – tra cui abitazioni con civili all’interno.

Oggi, mercoledì, sono stati uccisi 12 palestinesi.

Il bilancio dei bombardamenti di questi giorni è di 35 morti e oltre 300 feriti.

Fonti mediche palestinesi hanno ferito che martedì sono state uccise 24 persone, mentre oggi, mercoledì, i morti sono 7.

La maggior parte delle vittime sono civili – famiglie – e molti bambini.

Un bombardamento contro Beit Hanoun, nella Striscia di Gaza settentrionale, ha ucciso un comandante delle Brigate al-Quds, ala militare del Jihad islamico, i suoi genitori, una donna e due bambini.

 

thanks to: Infopal

The Ghosts of Jeju

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A shocking documentary about the struggle of the people of Jeju Island, S. Korea. Set in the context of the American presence in Korea after World War II, the film reveals horrible atrocities at the hands of the U.S. Military Government of Korea.

via The Ghosts of Jeju | A Film by Regis Tremblay.

Nassiriya. Le stragi degli italiani brava gente

novembre 13, 2013

BREVE STORIA DELLA REPUBBLICA PER IMMAGINI / SPECIALEIeri le autorità italiane hanno celebrato il decimo anniversario della strage di Nassiriya. Non lontana da Bassora, nel sud dell’Iraq, abitato prevalentemente da popolazioni shite, Nassiriya era la base del contingente italiano. Le truppe tricolori parteciparono attivamente all’occupazione militare dell’Iraq, dopo aver fornito appoggio logistico alla conquista statunitense del paese in quella che venne chiamata la seconda guerra del Golfo.
Il 12 novembre del 2003 un camion carico di esplosivo esplose dopo essere riuscito a penetrare nella base italiana nella città. Morirono 19 tra carabinieri e soldati, 7 civili italiani e 10 iracheni.
In Italia piazze e lapidi ricordano i martiri di Nassiriya. Eroi buoni, in missione di pace in Iraq.
Questa immagine caramellata resiste negli anni nonostante la storia dei militari tricolori tra il Tigri e l’Eufrate sia molto diversa.
Una storia di guerra. Una guerra come le altre: sporca, sanguinaria, senza esclusione di colpi. Ma, come scriveva nel 1917 il senatore statunitense Hiram Johnson, “la verità è la prima vittima di guerra”.
Cosa sapete della “battaglia dei Lagunari” della notte del 5 di agosto 2004?
Secondo la versione ufficiale i militari italiani, posti a presidiare i ponti della città, erano stati attaccati da un commando di miliziani dell’Esercito del Mahdi, scesi improvvisamente da un furgone privo di insegne o di dispositivi luminosi. Loro si erano limitati a seguire le procedure e a rispondere al fuoco, facendo esplodere l’autoveicolo nemico.
Diversa è la versione fornita dal giornalista statunitense Micah Garen che, successivamente, venne sequestrato dalle truppe di Moqtada al Sadr ma poi liberato.
Il veicolo fatto saltare in aria era un’ambulanza. A bordo c’erano una partoriente con la madre, la sorella e il marito. Nessuno di loro sparò ai militari italiani, che invece aprirono il fuoco, uccidendo tutti.
In un primo tempo il governo e i militari italiani negarono persino che vi fosse stata una “battaglia dei ponti”. Ammetterlo avrebbe significato strappare la foglia di fico, che copriva la vergogna dell’avventura bellica italiana in Iraq.
In realtà i soldati italiani attaccarono i tre ponti sull’Eufrate che collegano il nord e il sud di Nassiriya, ingaggiando un durissimo scontro con le truppe del Mahdi.
Anni dopo Wikileaks pubblicò alcuni documenti, tra cui un’indagine della procura militare di Roma e un rapporto riservato scritto tre giorni dopo i fatti dal colonnello dei lagunari Emilio Motolese. Entrambi confermano che a cadere sotto i colpi dei Lagunari furono una donna che stava per partorire e i suoi familiari.

La nostra memoria è per quella donna, per i suoi cari, per il bambino che sarebbe dovuto nascere in quella notte di guerra.

Di quella vicenda, della situazione odierna in un paese dove la guerra non è mai finita l’info di Blackout ha parlato con Stefano Capello.

The Lab: il documentario che svela i retroscena dell’industria bellica israeliana

Shimon Peres, l’attuale presidente di Israele che negli anni 60 supervisionò lo sviluppo di armi nucleare del paese israeliano, ha organizzato una festa piena di celebrità per il 90esimo compleanno, mascherandola da conferenza presidenziale, lo scorso Giugno. Israel’s president and the man who oversaw the country’s secret development of a nuclear bomb in the 1960s, held a star-studded 90th birthday party masquerading as a presidential conference in June. Tralasciando l’ombra gettata dalla decisione del fisico britannico Stephen Hawking di boicottare l’evento, il tutto è risultato essere uno sfrontato tributo alla vita e al lavoro svolto da Peres da parte di una lunga lista di personalità internazionali, dall’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton a Barbra Streisand.

Tuttavia, come evidenziato da un sito web israeliano, questo party da 3 mln di $ al capo dello stato israeliano è stato principalmente finanziato dall’industria bellica: i tre maggiori finanziatori erano famosi imprenditori di armamenti, incluso il presidente onorario della conferenza, Aaron Frenkel.

E tutto ciò è tristemente normale, visto il grande ascendente internazionale di Israele tra i produttori di armamenti durante l’ultimo decennio: nonostante il paese abbia una popolazione minore rispettoa quella di New York City, Israele si è costruito una certa fama negli ultimi anni come uno dei più grandi esportatori di armi.

A Giugno, analisti della difesa hanno messo Israele al sesto posto in questo speciale classifica, davanti alla Cina e all’Italia, entrambi grandi produttori di armi e, se si calcola anche il crescente mercato clandestino di Israele, la posizione sale fino al quarto posto, davanti alla Gran Bretagna e alla Germania, dietro solo a Stati Uniti, Russia e Francia.

Il motivo del successo israeliano in questo mercato può essere dedotto grazie a semplice calcolo matematico: con vendite record di 7 mld di $ lo scorso anno, Israele ha guadagnato qualcosa come 1.000$ pro capite dal commercio di armi, 10 volte di più di quanto guadagnano gli Stati Uniti dal medesimo commercio.

Il grande affidamento che Israele fa sul commercio degli armamenti è stato scoperto a Luglio, quando un tribunale locale ha obbligato alcuni ufficiali a rivelare i dati relativi a questo tipo mercato, scoprendo così che qualcosa come 6.800 cittadini israeliani sono attivamente coinvolti nell’esportazione di armamenti. In altra sede, Ehud Barak, Ministro della Difesa dell’ultimo governo, ha rivelato che 150.000 famiglie israeliane (quasi il 10% della popolazione) dipendono economicamente dal commercio bellico. Tralasciando queste rivelazioni, Israele comunque è sempre stato riluttando nell’alzare il velo di segretezza che copriva questi commerci, adducendo al fatto che qualsiasi ulteriore rivelazione avrebbe potuto compromettere la sicurezza nazionale e i rapporti internazionali.

Per tradizione, l’industria bellica israeliana è sempre stata gestita dal Ministero della Difesa, in un sistema che vedeva una serie di corporazioni belliche di proprietà dello stato sviluppare armamenti per conto dell’esercito israeliano. Ma con il fiorire delle indistrie high tech israeliane nell’ultimo decennio, una nuova generazione di ufficiali congedati dall’esercito hanno intravisto la possibilità di sfruttare la propria esperienza e i loro contatti militari per sviluppare e testare nuove armi, sia per lo stato di Israele, sia per clienti esteri. In questo processo, l’industria bellica si è guadagnata un posto tra i principali sostenitori dell’economia israeliana, attestando la proprie esportazioni a un quinto del totale.

“Il Ministro della Difesa israeliano non sono fa grandi affari con le guerra, ma si assicura anche che il mercato dell’industria bellica sia sempre in fremito”, ha dichiarato Leo Gleser, che gestisce un’azienda di consultazioni per fini bellici specializzata nello sviluppo di nuovi mercati in America Latina.

Leo Gleser che è uno dei tanti commercianti d’armi intervistato in un nuovo documentario che alza il velo sula natura e sugli obiettivi del mercato bellico israeliano.

“The Lab,” recentemente vincitore di un premio ai DocAviv, gli oscar israeliani dei documentari, è stato presentato ad Agosto negli Stati Uniti. Diretto da Yotam Feldman, il film propone una una vista da molto vicino dell’industria bellica israeliana e degli imprenditori che grazie ad essa si sono arricchiti.

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Il titolo fa riferimento al tema centrale del film: l’affidamento a cui Israele è rapidamente arrivato di continuare a tenere in cattività i palestinesi in ciò che non sono nient’altro che le più grandi prigioni a cielo aperto del mondo, ovvero i massicci profitti che Israele riesce a trarre dal testare le innovazioni belliche su più di 4 mln di palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

Secondo Feldman, questa tendenza è iniziata con l’operazione Scudo di Difesa, ovvero la re-invasione israeliana dei Territori Occupata e di Gaza nel 2002, che ha formalmente invertito il processo di ritiro israeliano dai territoriori occupati militarmente iniziato tiepidamente con gli Accordi di Oslo. A seguito di quell’operazione, molti ufficiali dell’esercito sono entrati nel business privato, arrivando a rompere nuovi record per l’industria bellica israeliana (2 mld di $ nel 2005).

Ma la più grande impennata di vendite si è registrata dopo l’operazione Piombo Fuso, l’assalto israeliano alla Striscia di Gaza a cavallo del biennio 2008-2009, che ha visto l’uccisione di più 1.400 palestinesi e di 13 israeliani: il record di vendite sulla scia di questa operazione ha toccato i 6 mld di $.

Il film spiega come queste operazioni militari, inclusa la recente Colonna di Nuvola dello scorso anno sempre contro la Striscia di Gaza, servano come esperimenti in laboratorio per valutare e rifinire l’efficacia dei nuovi approcci militari, sia dal punto di vista strategico che di equipaggiamento.

In particolare, Gaza è diventata la vetrina dell’industria bellica israeliana, permettendo a questa di sviluppare e mettere su mercato sistemi di sorveglianza, controllo e assoggettamento di un popolazione “nemica”, e siccome la maggior parte dei palestinesi sono forzosamente rinchiusi in centri abitativi urbani, le tradizionali politiche designate per differenziare i civili dai guerriglieri sono dovute essere cancellate.

Amiram Levin, ex capo dell’esercito israeliano stanziato nel nord negli anni ’90 e ora commerciate d’armi, è stato filmato ad una conferenza di industrie di armamenti mentre dichiarava che l’biettivo di Israele nei territori palestinesi è quello di punire la popolazione locale per creare un più ampio “spazio di manovra”, e, considerandone gli effetti, ha commentato che la maggior parte dei palestinesi “è nata per morire, noi dobbiamo solo dargli una mano”.

Il film evidenzia le tipologia di innovazioni per cui Israele si è guadagnato grande fama tra i servizi di sicurezza stranieri: dallo sviluppo di macchine automatiche all’avanguardia in grado di uccidere ai droni che sono diventati la punta di diamante dell’equipaggiamento statunitense per i bombardamenti in Medio Oriente, e spera di ripetere il successo con Iron Dome, il sistema di intercettamento dei missili pubblicizzato ogni volta che viene sparato un razzo dalla Striscia di Gaza.

Israele si è anche specializzato nel realizzare sistemi bellici futuristici, come i fucili in grado di sparare da dietro agli angoli. E non è una sorpresa che perfino Hollywood ne è stata cliente, con Angelina Jolie che metteva in bella mostra alcuni di questi armamenti nel suo film “Wanted”.

Ma le inaspettate star di “The Lab” non sono i commercianti di armi, ma bansì gli ex ufficiali dell’esercito israeliano che si sono riciclati in accademici, le cui teorie hanno aiutato a guidare l’esercito e le compagnie high tech nello sviluppo di tattiche ed arsenali militari.

Ad esempio, in una scena, Shimon Naveh, un filosofo particolarmente entusiasta dell’industria bellica, attraversa un finto villaggio arabo ricostruito per l’occasione che è servito da campo per la sua ideazione di una nuova teoria di guerriglia urbana durante la seconda intifada.

Nell’attacco alla cittadella di Nablus nel 2002, piuttosto che obbligare l’esercito israeliano ad affrontare qualche imprevisto dovuto agli instricabili vicoletti labirintici del villaggio, suggerì ai soldati di non muoversi lungo le stradine, dove avrebbero potuto essere dei facili bersagli, ma di muoversi piuttosto attraverso gli edifici, buttando giù all’occorenza i muri che intralciavano il loro percorso.

L’idea di Naveh fu lo strumento chiave con cui l’esercito schiacciò la resistenza armata palestinese, portando alla luce quali fossero gli ultimi posti dove i guerriglieri palestinesi potessero trovare rifugio dalla sorveglianza israeliana.

Un altro esperto, Yitzhak Ben Israel, ex generale riciclatosi professore alla Tel Aviv University, ha aiutato nello sviluppare una formula matematica che predice il verosimile successo dei programmi di assassinii mirati per stroncare la resistenza organizzata: i calcoli di Ben Israel hanno provato all’esercito israeliano che una cellula palestinese che sta preparando un attacco potrebbe essere con grande probabilità distrutta “neutralizzando” un quinto dei suoi membri.

E’ proprio questa unione di teorie, equipaggiamenti e ripetuti “test” sul campo che hanno fatto mettere in coda gli eserciti, le forze di polizia e le industrie della sorveglianza di Stati Uniti, Europa, Asia e America Latina per riuscire ad accaparrarsi il know-how israeliano: le “lezioni” imparate sul campo a Gaza e in Cisgiordania hanno “utili” applicazione in Afghanistan e in Iraq, come spiega il film.

O come spiega nel film Benjamin Ben Eliezer, ex Ministro della Difesa riciclatosi in Ministro dell’Industria, il vantaggio di Israele in questo campo sta proprio nel fatto che “la gente è più disposta a comprare qualcosa che è stato positiviamente testato e la cui funzionalità è stata comprovata, come le armi israeliane. Possiamo dire che se Israele vende uno specifico armamento, la garanzia del funzionamento risiede nell’impiego che ne è stato fatto in questi 10-15 anni.”

Yoav Galant, capo delle milizie meridionali dell’esercito israeliano durante Piombo Fuso, ha sottolineato che “Mentre certi paesi europei e asiatici ci condannano per gli attacchi ai civili, mandano qui da noi i loro ufficiali; ho avuto briefing con generali di 10 differenti paesi per spiegargli come abbiamo fatto a raggiungere il così basso rapporto. [di palestinesi civili uccisi, falsa dichiarazione di Galant che diceva che la maggior parte dei palestinesi assassinati erano guerriglieri]” […] “C’è un sacco di ipocrisia, ti condannano politicamente, mentre poi ti chiedono quale sia il tuo trucco per trasformare il sangue in soldi.”

Le convincenti tesi del film, tuttavia, danno un amaro e disturbante messaggio a coloro che sperano nella fine dell’occupazione militare di Israele dei Territori Palestinesi, poiché siccome lo stato israeliano è riuscito a rendere i suoi arsenali più letali che mai e al contempo proteggere i suoi soldati come mai prima d’ora, la società civile è diventata grandemente tollerante all’idea della guerra come retroscena della vita di tutti i giorni: se Israele non è costretto a pagare alcun prezzo per una guerra, allora né l’esercito né i politici sono costretti ad affrontare alcuna pressione per porvi fine.

Anzi, la pressione agisce in direzione opposta: i Territori Occupati Palestinesi che fungono da laboratorio e gli attacchi periodici alle comunità palestinesi per testare ed esibire i sistemi bellici forniscono ad Israele un modello di business molto più profittevole di quello che potrebbe offrire un trattato di pace. Come ha dichiarato Naftali Bennet, Ministro dell’Industria di estrema destra, al ritorno da un suo viaggio in Cina: “Nessuno è interessato alla causa palestinese. Ciò che interessa al mondo, da Pechino a Washington a Brussels, è la tecnologia israeliana.”

Ma, coi governi stranieri che fanno la fila per attingere dall’esperienza israeliana, la domanda è: a chi di noi toccherà affrontare un prossimo futuro simile all’attuale situazione dei palestinesi?  

 

 

 

thanks to: pacbi.org

BDS Italia

 

Yerachmiel Kahanovich, Palmach soldier YK: You know what’s a PIAT? You know this gun? I used it to shoot the mosque where they were [sheltering]. E: What mosque? YK: In Lod.

Yerachmiel KAhanovich, Palmach soldier, admits to committing the Dahmash Mosque massacre in al-lydd in 1948

Yerachmiel Kahanovich, Palmach soldier
Dahamsh Mosque: This is where Palmach troops massacred civilians sheltering in the holy place in July 1948 / Photo by Sahar Rouhana
شرح مخطوط عن تاريخ البناء بناء المسجد عام  1923 على يد خليل دهمش / על חזית המבנה מציין שהמסגד נבנה בשנת 1923 על ידי ח'ליל דהמש
Dahamsh Mosque: The Arabic writing on the front of the building states that the mosque was built in 1923 by Khalil Dahamsh / Photo by Umar al-Gubari
شرح مخطوط على واجهة المسجد / כיתוב בערבית על חזית המבנה מציין שהמסגד נבנה ב 1923 על ידי ח'ליל דהמש ונסגר ב 1948 בעקבות הטבח
Dahamsh Mosque: The Arabic writing on the front of the building states that the mosque closed in 1948 due to the massacre. It was reopened in 1996.
צילום: עמר אלע'בארי
Dahamsh Mosque: This is where Palmach troops massacred civilians sheltering in the holy place in July 1948 / Photo hy Umar al-Gubari
Yerachmiel Kahanovich, Palmach soldier
Mass grave: Al-Lydd inhabitants have testified that under this parking lot in Tzahal (IDF) Boulevard, in front of Borochov Street, lies a mass grave for some of the victims of the July 1948 massacre. / Photo by: Eleonore Merza
צילום: עמר אלע'בארי
Mass grave: Al-Lydd inhabitants have testified that under this parking lot in Tzahal (IDF) Boulevard, in front of Borochov Street, lies a mass grave for some of the victims of the July 1948 massacre / Photo by Umar al-Gubari
Yerachmiel Kahanovich, Palmach soldier
The big mosque (al-Umari) and the St. George Church were located at the center of the so-called “Ghetto” Neighborhood in 1948
صورة من جولة جمعية زوخروت الى مدينة اللد - מתוך סיור זוכרות לעיר לוד
“Ghetto” Neighborhood / Photo by: Eleonore Merza
هنا كانت سكنة الجيتو  عام 1948/ כאן הייתה שכונת הגטו ב 1948
“Ghetto” Neighborhood / Photo by Janan Abdu
Yerachmiel Kahanovich, Palmach soldier
al-Lydd/ Photo by: Eleonore Merza
Yerachmiel Kahanovich, Palmach soldier
“Ghetto” Neighborhood / Photo by: Eleonore Merza
Yerachmiel Kahanovich, Palmach soldier
The Palestinian al-Lydd municipality building until 1948. Its current address is the corner of Herzog, Golomb and Tzahal (IDF) Streets. A sign on it says it’s “for sale” / Photo by Umar al-Gubari
Yerachmiel Kahanovich, Palmach soldier
The present Lod municipality building, used to be the Masih (el-Asbah) family home, which was expanded since. The family was deported from al-Lydd in 1948. Current address: corner of Tzahal (IDF) and Hahashmonaim Streets / Photo by Umar al-Gubari
Yerachmiel Kahanovich, Palmach soldier
The present Lod municipality building, used to be the Masih (el-Asbah) family home, which was expanded since. The family was deported from al-Lydd in 1948. Current address: corner of Tzahal (IDF) and Hahashmonaim Streets / Photo by Umar al-Gubari
إحتلال مطار اللد - כיבוש שדה התעופה של לוד
al-lydd airport 1948

 

 

Yerachmiel Kahanovich (1929)
Filmed in Kibbutz Degania Alef on July 23, 2012
By Eyal Sivan
English version: Ami Asher

From the exhibition: Towards a Common Archive – Video Testimonies of Zionist Fighters in 1948, A media exhibition in collaboration between Zochrot and  “A Common Archive, Palestine 1948”, An on going research project by Filmmaker Eyal Sivan [School of Arts and Digital Industries (ADI) University of East London] & Historian Prof. Ilan Pappé [European Centre for Palestine Studies (ECPS) University of Exeter] supported by AHRC (Arts & Humanities Research Council)

thanks to:

Does This Not Outrage You?

ATTENTION terrific images! ATTENZIONE immagini terribili!

Much has been said over the past two days in the world press about a sick video showing an FSA commander tearing the heart out of a dead Hezbullah fighter (sent to murder Syrians) in Qusayr, Homs and then eating it.

The video is vile. The act is vicious. The cannibalism is inexcusable.

However, the ‘outrage’ over this video has been proclaimed by Human Rights Watch to be “the most disgusting atrocity filmed in the Syrian Civil War”. Human Rights Watch is also quoted in dozens of the world’s most widely read newspapers, television programs and news media networks stating the same. The media in general has taken the same attitude, saying that this single video, is the worst thing to have befallen the Syrian Revolution (they incorrectly call it a civil war).

Honestly? This video is the worst you people have seen come out of Syria? If that’s the case, then allow me to educate you for a moment.

Countless keyboard pontificators, armchair generals, faux-leftists and of course, Assad’s supporters have pounced on this video, waved it like a flag in the wind, and declared that every Syrian who is not on Assad’s side of the massacre (again, not civil war) is a ‘dirty cannibal terrorist’. And yes, they apply that label to babies, children, women, the elderly and the 90,000+ martyrs that Assad’s forces have killed since March 2011.

Where was your outrage, dear fellow humans, when all of the videos below were released? I categorized (that’s how many there are now) them for you below. Can you watch them? Can you bear it? Can you stand it? Or will you look away? Toss our martyrs aside and forget us, or even worse, tell us that our 90,000 dead are all the result of ‘terrorists’ and/or the most elaborate ‘hoax’ of all time. Which is what the Assad regime has said since the first protesters took to the streets in Daraa on March 15th, 2011.

The videos below represent a tiny fraction of the entire body of videos released from Syria and represent a much smaller fraction of what actually happens across the country that is not recorded. I can say, with full, and disgusting, confidence that the Syrian Revolution, turned massacre, is the largest ever mass murder of the Information Age, where there is literally hundreds upon hundreds of thousands of videos to attest to that fact, many of them recorded and released in near real-time.

You can continue your outrage over the video of a cannibal ripping the heart out of a terrorist sent to fight on behalf of a sectarian warlord with the sole aim of empowering a dictator so that he may resume his reign of terror on the people of my country. However, you have no right to label it the ‘most disgusting atrocity’. No right whatsoever.

*These videos are by no means all or even the worst to have emerged from Syria. They are a sample that I have been able to find in the last 2 hours. 

LEAKED VIDEOS OF ASSAD’S FORCES TORTURING AND EXECUTING CIVILIANS AND FSA: It is worth it to note that of the few videos posted below, Assad’s regime has not even gone as far as to acknowledge their very existence (of the videos), much less hold those in the videos accountable (since the regime is the one ordering such atrocities). It is also worthy to note that most major crimes by the FSA have been acknowledged and admitted. Even though the FSA is not a formal organization, nor does it have any type of structure or tangible line of command. The FSA even published a statement about the cannibal video here. Something Assad never has, or ever will do.

continue here

 

thanks to: The Revolting Syrian-يلا إرحل يا بشار

Study: Israel’s Secret Prisons: Terrorism at Large

The successive Israeli occupation governments adopted arbitrary policies after the occupation of theWest Bank and the Gaza Strip in 1967. Prisons and detention centers are used to crush Palestinians spiritually and psychologically. Those prisons werecrowded with tens of thousands of Palestinians including children, elders and women. Some estimate the number of Palestinians arrested by Israel since 1967 is around 750,000, including 12,000 women and tens of thousands of children.

Prisons, built first by the British Mandate of Palestine, are used by Israel to crush Palestinians. Moshe Dayan, Israel’s former Minister of Defense wanted to use these prisons to destroy Palestinians and separate them from the rest of the world. Detention centers were equipped with all needed equipments and facilities to achieve this inhumane goal.

Transferring detained people from the occupied territory to the land of the occupying power is illegal under international law. The Israeli occupation is accused of running secret prisons away from the eyes of the world in which certain people are held. The occupation is also accused of conducting medical tests on prisoners.

The execution or the suicide of Ben Zygier, also know as Prisoner X, raised the issue of Arab and Palestinian prisoners in Israel’s secret prisons. For decades, Palestinians and human rights organizations have been talking about Israel’s secret prisons. Some of these prisons belonged to the British Mandate of Palestine and others were later built.

Secret prisoners are considered a violation of international law which asks for certain standards to be met in regard to prisons’ conditions. This requires exposing these prisons and making them face worldwide public opinion, so the international community can understand why they are considered war crimes.

Israel‘s secret prisons

Israel built 28 detention and interrogation centers. In addition, it built secret prisons to serve as “graveyards for the livings” in which all international norms and rules are broken, and all forms of torture are practiced with no attempt whatsoever to follow international law.

Prisoners held in these secret prisons are called “Prisoner X”. Prisoner X is defined as the person who was kidnapped or disappeared from his/her residency area without informing his/her families or human rights organizations of the places they are being held or the charges that they are facing.

Some prisoners released from these secret prisons spoke of brutality and torture. They were held in 2-square-meter cells run by 504 Unit, which is assigned to practice all forms of torture. Israel’s Supreme Court’s decision declined the closure of the 1391 secret prison.

Missing prisoners

“May God let me see my son Majed soon,” these were the words of Ahmed Alzuboun, moments before his death. Ahmed Alzuboun is the father of Majed Alzuboun, who has been missing for 21 years now after he tried to cross the Jordan-Palestine borders. It’s not known whether he is alive or dead.

The death of the Alzuboun, the father, re-opened thecases of the 20 missing Jordanians, whose names are recorded in the National Jordanian Committee to support prisoners and the missing in the occupation jails.

Hundreds of Arab prisoners went missing. They are either imprisoned in Israel’s secret prisons or were shot dead, then buried in Israel’s “Numbers Graveyards”.

Israeli and international media sources revealed four numbers graveyards:

 1- Banat Jacob (daughters of Jacob) graveyard next to the Israel-Lebanon-Syria borders. Some estimate the number of people buried there around is 500. Most of them were killed in the 1982 war and afterward.

 2- The numbers graveyard which is located in the military zone between Jericho and Damiah bridge. It’s surrounded by a wall that has an iron gate with a banner which reads “Graveyard for the Enemies’ Victims”. 100 graveyards are there which carry numbers from 5003-5107.

 3- Refeem Graveyard in the Jordan Valley.

 4- Shiheta Graveyard next to the Sea of Galilee. The people buried there were killed between 1965 and 1975. What is most provocative is that these graves are not dug deeply enough to protect the bodies of the dead from animals looking for something to eat.

According to the above mentioned facts, there is a relation between numbers graveyards and missing prisoners. They might have been killed and their organs have been stolen.

No one can tell the number of these secret prisons. A number of people were kidnapped and Israel claimed it killed them without handing their bodies to their families or providing an evidence of their death. Examples of these are Adel and Imad awadallah (Palestine), Mohammed Atiah, Majed Alzuboun, and Laith Alkilani (Jordan) and Yehia Skaf (Lebanon).

 Some freed prisoners mentioned names of these secret prisons such as “Barack”, “Sarafand”, “1901” and “Itileet”.

Jonthan Cook of the Counterpunch says “Facility 1391, close to the Green Line, the pre-1967 border between Israel and the West Bank, is different. It is not marked on maps, it has been erased from aerial photographs and recently its numbered signpost was removed. Censors have excised all mention of its location from the Israeli media, with the government saying that secrecy is essential to “prevent harm to the country’s security”. According to lawyers, foreign journalists divulging information risk being expelled from Israel. But, despite government attempts to impose a news blackout, information about more than a decade of horrific events at Facility 1391 are beginning to leak out. As a newspaper described it, Facility 1391 is “Israel’s Guantanamo”.

In 2003 interview, Ariel Sharon, Israel’s former Prime Minister said “Israel is committed to release all Jewish captives. I have been handling this profile for the last 50 years. When I was in the paratrooper units, we used to kidnap Jordanian soldiers for future swap deals”. It’s known that Jordan never reached a prisoners swap deal with Israel. The question is, where are these Jordanian prisoners?

In the same year, the debate about the killing of Nachshon Waxman, an Israeli soldier killed as IOF tried to release him from his Hamas captors who wanted to exchange him for Palestinian prisoners. An Israeli officer said in an interview “My unit was assigned to release Waxman. We would have managed to get him the same as we did with Imad and Adel Awadallah”. This means Imad and Adel Awadallah were not killed as Israel claimed.

Torture in secret prisons

Torture varies in Israel’s secret prisons from psychological and physical torture, chaining prisoners and banning them from going to the rest room and tying them to chairs for a long time. Banning prisoners from sleeping and pouring cold water on them, threatening them of rape, stripping them kicking them, and asking them to stand for a long time. Prisoners are told that they are held “on the moon” so that they have no option but to confess.

Military courts

 X prisoners are put to trail in military courts where the whereabouts of their trials are kept secret. They are brought to the house of the judge when possible; otherwise, the judge comes to the court himself. The proceedings and hearings are kept secret. An officer writes them down on a laptop that is connected to the court’s network.

1391 secret prison

According to prisoners released from this prison, the 1391 secret prison was built during the British Mandate of Palestine in the center of Palestine. It was used later by Israel as a secret prison. Conditions in this prison are not like any other prison. Prisoners are kept individually in very small cells. The prison is surrounded by watch towers, wires and trees.

The international community needs to take action, otherwise those forgotten prisoners will die and be given new numbers in Israel’s notorious numbers graveyards.

Read Richard Falk’s review of CPDS’s the prisoners’ diaries  on Alahram Weekly here.

The study was originally published in Arabic by Alzaytouna Center for Studies and Consultations, Lebanon. Translated by Center for Political and Development Studies, Palestine.

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Elenco di tutte le violazioni del cessate il fuoco

Da Gaza – by Rosa Schiano.
 

Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono “astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine” e “cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate.” 
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza.
Nella settimana compresa fra il 22 ed il 29 novembre, un giovane palestinese è stato ucciso e 42 civili, compresi 7 bambini, sono rimasti feriti nelle aree lungo il confine con Israele, e la marina militare israeliana ha continuato ad attaccare pescatori palestinesi nelle acque di Gaza.
Il 22 novembre 2012, giorno successivo al cessate il fuoco, 6 palestinesi sono rimasti feriti quando forze israeliane hanno aperto il fuoco ad est di al-Faraheen a sud della Strisci di Gaza e trasportati all’European hospital in Khan Younis Lo stesso giorno, altri due palestinesi sono rimasti feriti quando le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro decine di palestinesi che sostavano nell’area del confine ad est del villaggio di al-Shouka, ad est di Rafah. I civili palestinesi stavano cantando canzoni e slogans in supporto alla resistenza palestinese. I due feriti  sono stati trasferiti all’ Abu Yusef al-Najjar Hospital in Rafah.
Il 23 novembre 2012, le forze israeliane hanno ucciso un civile palestinese e ferito altre 18 persone, compreso 3 bambini, vicino il confine ad est di Khan Younis.
Verso le 07:30,decine di palestinesi si trovavano vicino la barriera di separazione ad est di Khan Younis, in  Abassan and Khuza’a. I soldati israliani hanno sparato ed ucciso Anwar Abdul Hadi Msallam Qudeih, 20 anni, colpito al volto e morto immediatemente.  I 18 feriti hanno riportato ferite moderate e minori.
Il 25 novembre 2012, un bambino palestinese è rimasto ferito quando forze israeliane hanno aperto il fuoco ad est di Khan Younis su un gruppo di bambini che si erano avvicinati alla barriera di separazione con Israele, ad est del villaggio di  Abassan, ad est di Khan Younis. Il bambino si chiama Mohammed Nabil Ahmed Abu Eyadah, 14 anni, rimasto ferito lievemente alla testa.
Il 26 novembre 2012, le forze israeliane posizionate sulla barriera di separazione al confine ad est di Khan Younis hanno aperto il fuoco su un gruppo di ragazzini che si erano avvicinati alla barriera nella stessa area ad est del villaggio di Abassan, un bambino è rimasto ferito.
Inoltre, lo stesso giorno, altri 2 palestinesi sono rimasti feriti quando l’esercito israeliano posizionato ad est di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza, ha aperto il fuoco su un gruppo di civili e contadini vicino la barriera al confine ad est di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza. Uno dei feriti è stato ricoverato in condizioni critiche. Il primo civile è stato ferito da un proiettile alla coscia destra e frammenti di proiettile alla spalla destra, ed è stato trasferito al  Kamal Odwan hospital in Beit Lahia, le sue condizioni sono state descritte moderate. Il secondo civile è stato ferito da un proiettile al ginocchio sinistro ed è stato trasferito all’Awda hospital in Tal al-Za’tar, e poi trasferito allo Shifa hospital in Gaza city, dove è stato sottoposto ad operazione chirurgica. Successivamente è stato trasportato ad un ospedale egiziano per ricevere terapia.
Il 27 novembre 2012, un civile palestinese è rimasto ferito quando l’esercito israeliano posizionato sulla barriera di separazione al confine ad est di  Abu Safiya, est di Jabalya, ha sparato proiettili e gas lacrimogeni contro un gruppo di civili e contadini vicino la barriera. Il civile palestinese ha 18 anni ed è stato ferito da un proiettile al ginocchio destro ed è stato trasferito al Kamal Odwan hospital in Beit Lahia. Successivamente è stato trasferito allo Shifa hospital in Gaza city. Le sue condizioni sono state descritte critiche, avendo riportato lacerazione del ginocchio e taglio di alcune arterie.
Lo stesso giorno, un altro civile palestinese è rimasto ferito quando l’esercito posizionato ad est del villaggio di al-Shouka, ad est di Rafah, ha aperto il fuoco a decine di Palestinesi vicini all’area del confine. Il giovane ferito si chiama Abdul Fattah Ashraf Zaqout, 20 anni, colpito con tre proiettili all’addome a al braccio destro. E’ stato trasportato all’ Abu Yusef al-Najjar Hospital, le sue ferite sono state descritte moderate.
Il 28 novembre 2012, un civile palestinese è rimasto ferito quando forze israeliane posizionate sulla barriera al confine ad est del villaggio di al-Shouka, ad est di Rafah, hanno aperto il fuoco contro decine di palestinesi nella zona. Il civile ferito si chiama Suleiman Saleh al-Najadi, 42 anni, ed è stato colpito da un proiettile alla schiena. E’ stato trasportato al Gaza European hospital in Khan Younis con ferite moderate.
Lo stesso giorno, un altro palestinese è rimasto ferito quando forze israeliane sulla barriera di separazione al confine ad est di Beit Hanoun hanno aperto il fuoco contro un gruppo di civili palestinesi e contadini della zona. Il civile palestinese ferito, Hassan Ahmed Naseer, 26 anni, di Beit Hanoun, è stato colpito da un proiettile al ginocchio destro ed è stato trasportato al Kamal Odwan Hospital in Beit Lahia, riportando ferite di livello moderato e critico.
Inoltre, lo stesso giorno, 8 civili, compreso 3 bambini, sono rimasti feriti quando forze israeliane hanno sparato a decine di palestinesi vicini alla barriera di separazione ad est di  dei campi dei rifugiati di al-Bureij e al-Maghazi, nell’area centrale della Striscia di Gaza. Due feriti sono stati trasportati con ferite critiche allo Shifa hospital in Gaza City.
Lo stesso giorno, l’esercito israeliano ha aperto il fuoco su un gruppo di civili e contadini ad est di Beit Hanoun. Mahmoud Sami Na’im, 24 anni, è rimasto ferito da frammenti di proiettile al petto. E’ stato trasferito al Beit Hanoun hospital e le sue ferite sono moderate.
Inoltre, navi militari israeliane hanno aperto il fuoco contro imbarcazioni di pescatori palestinesi a nord della Striscia di Gaza, di fronte al-Waha resort. I pescatori sono stati terrorizzati e sono scappati per paura di essere arrestati o feriti.
Nella settimana successiva, fra il 29 novembre e il 5 dicembre, l’esercito israeliano ha ucciso un altro palestinese a sud della Striscia di Gaza e ferito 14 civili, compreso quattro bambini, lungo le aree al confine con Israele.
Inoltre l’esercito israeliano ha continuato ad attaccare pescatori, ed ha arrestato 20 pescatori, compresi 5 minori.
Il 29 novembre 2012, verso le 10:15, navi militari israeliane davanti le coste di Beit Lahia hanno intercettato una barca di pescatori con a bordo 6 pescatori mentre si trovavano a circa 5 miglia dalla costa. La barca appartiene a Fahed Ziyad Baker, 38 anni, di Gaza City. L’esercito israliano ha arrestato i  6 pescatori e li ha interrogati per poi rilasciarli dopo circa 2 ore.  I pescatori sono Fahed Ziyad Baker, 38 anni, Ihab Jawad Baker, 36 anni, Mohammed Ziyad Baker, 32 anni, Na’im Fahed Baker, 16 anni; Ziyad Fahed Baker, 18 anni e Ali Alaa’ Baker, 18 anni.
Lo stesso giorno, verso le 10:30, l’esercito israeliano posizionato lungo il confine ad est di Beit Hanoun ha sparato proiettili e gas lacrimogeni contro un gruppo di civili e contadini vicino il confine, mentre stavano si avvicinavano alla barriera di separazione. Waheed Majed Adel al-Fseifis, 17 anni, del campo rifugiati di Jabalya è stato ferito da un proiettile alla gamba sinistra.
Il 30 novembre 2012, verso le 15:30, le forze israeliane sono entrate ad est della città di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza, attraverso il gate di Abu Safiya, ed hanno aperto il fuoco contro un gruppo di civili palestinesi e contadini vicino la barriera al confine. Quattro palestinesi sono rimasti feriti:  Lo’ai Ahmed Kamel Abed Rabbu, 14 anni, di Jabalia, ferito da un proiettile alla gamba destra; Ahmed Anwar al-Zaza, 18 anni, del quartiere di al-Sha’af  in Gaza City, ferito da un proiettile al ginocchio destro; Salman Osama Salman Abu Ajwa, 24 anni, di al-Sheja’iya in Gaza City, ferito da un proiettile alla gamba destra; Ahmed Mesleh Salah, 26 anni, di al-Toffah in Gaza City, ferito da un proiettile alla gamba destra.
Lo stesso giorno, le Forze israeliane hanno ucciso un civile palestinese ad est del villaggio di al-Shouka, ad est di Rafah.  Il civile è stato ucciso quando i soldati israeliani lungo la barriera di separazione al confine ad est di Rafah hanno aperto il fuoco su decine di palestinesi. Il civile era rimasto ferito da un proiettile al bacino ed è stato trasportato all’ Abu Yusef al-Najjar hospital.  A causa della gravità delle ferite, è stato poi trasportato all’European hospital in Khan Younis, dove è morto sabato mattina, 1 dicembre 2012.
Contemporaneamente, l’esercito israeliano posizionato sulla barriera al confine ad est di Khan Younis, ha aperto il fuoco su un gruppo di civili lungo il confine. Un giovane, Bassam Mohammed Abu Rjaila, 22 anni, è stato ferito da un proiettile alla gamba.
Verso le 16:10, l’esercito israeliano posizionato lungo la barriera di separazione a nord-est del campo rifugiati di al-Bureij, al centro della Striscia di Gaza, ha aperto il fuoco contro circa 70 civili che stavano protestando vicino la barriera al confine.  4 persone, del campo rifugiati di al-Bureij, sono rimaste ferite e sono state trasportate all’ Al-Aqsa Martyrs’ Hospital in Deir al-Balah. Le ferite sono state descritte moderate.  I quattro civili feriti sono: Hassan Hammad Ibrahim al-Tebri, 39 anni, ferito da un proiettile alla gamba sinistra; Ahmed Abdul Qader Omar Abu Jalal, 22 anni, ferito da un proiettile alla gamba destra;
Mohammed Ahmed Sulaiman al-Awawda, 27 anni, ferito da un proiettile anna gamba sinistra; Mohammed As’ad Mohammed al-Bardini, 23 anni, ferito da un proiettile alla coscia destra.
Domenica 1 dicembre 2012, verso le 10.00 del mattino, navi militari israeliane hanno aperto il fuoco contro una barca di pescatori a circa 3 miglia dalla costa di Gaza. Le forze israeliane hanno circondato la barca ed arrestato 5 pescatori, compreso due minori, e trasferiti al porto di Ashdod dove sono stati sottoposti ad interrogatorio prima di essere rilasciati. I pescatori sono Ramez Izzat Baker, 41 anni, di Gaza City, suo fratello Rami, 34 anni, e 3 cugini loro cugini,  Bayan Khamis Baker, 17 anni, Mohammed Khaled Baker, 17 anni, Omar Mohammed Baker, 22 anni.
Contemporaneamente, una nave militare israeliana ha attaccato due barche di pescatori appartenenti a Sabri Mohammed Baker, 52 anni, e Eid Mohsen Baker, 23 anni, mentre pescavano a circa 2 miglia dalla costa. L’esercito israeliano ha aperto il fuoco contro le barche, danneggiando il motore della barca di Eid Baker. I pescatori sono stati arrestati e trasportati al porto di Ashdod dove sono stati sottoposti ad interrogatorio. Otto pescatori sono stati rilasciati ma le due barche sono state confiscate. I pescatori sono Sabri Mahmoud Baker, 52 anni; Aomran Sabri Baker, 21 anni; Abdallah Sabri Baker, 13 anni; Eid Mohsen Baker, 23 anni; Walid Mohsen Baker, 18 anni; Ziad Fahed Baker, 17 anni; Sadam Samir Baker, 26 anni;  Haitham Talal Baker, 26 anni. Emad Mohammed Baker, 33 anni, è stato trattenuto in arresto.
Lo stesso giorno, verso le 14:30, le Forze israeliane posizionate sulla barriera di separazione ad est del gate di Abu Safeya, ad est di Jabalia, hanno aperto il fuoco contro civili palestinesi e contadini che si trovavano vicino la barriera. Un giovane palestinese, Nedal Mohammed Abdallah, 21 anni, di Jabalya, è stato ferito da un proiettile al piede destro.
Due ore dopo, verso le 16:30, l’esercito israeliano ha sparato proiettili e gas lacrimogeni nello stesso posto ad est di Jabalia contro civili palestinesi e contadini. Un giovane di 23 anni, Mahmoud Mohammed al-Adgham, di al-Sheikh Radwan in Gaza City, è stato ferito da un proiettile al piede destro.
Contemporaneamente, verso le 16:30, le Forze israeliane posizionate vicino la barriera di separazione al confine ad est di Beit Hanoun, a nord della Striscia di Gaza, hanno sparato proiettili e gas lacrimogeni contro civili palestinesi e contadini. Un civile di 28 anni, Sami Saeed Rabi’a Hamdiya, di Jabalya, è stato ferito da un proiettile al ginocchio destro.
Il 3 dicembre 2012, verso le 11:00, le Forze israeliane posizionate lungo la barriera al confine ad est del campo rifugiati di al-Bureij, al centro della Striscia di Gaza, hanno aperto il fuoco su un ragazzino di 16 anni,  Jihad Mesbah Salim al-Sawarka, ferendolo al ginocchio sinistro, mentre si trovava ad una distanza di circa 300 metri dal confine.
Domenica 9 dicembre, verso le 12:00, forze israeliane si sono posizionate alle torri di osservazione sulla barriera di separazione vicino Beit Hanoun, Erez, a nord della Striscia di Gaza, ed hanno aperto il fuoco su un gruppo di lavoratori che stavano raccogliendo pietre e sabbia dalle macerie degli edifici distrutti nell’area industriale di Erez. Abdullah Salim Abu Jari, 23 anni, che vive nel villaggio di Um al-Nasser, è rimasto ferito alla gamba sinistra, mentre si trovava a circa 300 mt dal confine. Un gruppo di lavoratori l’ha trasportato al  Martyr Kamal Odwan hospital in Beit Lahia. Le sue ferite sono moderate.
Lavoratori palestinesi di solito raccolgono pietre e sabbia dalle macerie degli edifici distrutti per usarle nella costruzione e ricostruzione, soprattutto perché l’ingresso di materiale da costruzione nella Striscia di Gaza è stato ristretto da quando Israele ha imposto l’assedio 6 anni fa.
 
Nella settimana tra il 13 ed il 19 dicembre, altri 5 civili palestinesi sono rimasti feriti, 4 di loro nelle aree lungo il confine, mentre altri 5 in mare.
Il 13 dicembre 2012, verso le 12.30, un ragazzo è stato gravemente ferito quando l’esercito israeliano posizionato al confine ad est di Wadi Gaza (Johr-al Dik)  ha aperto il fuoco verso di lui. Il ragazzo di 19 anni,   ‘Asef Rasmi Ibrahim al-Khaldi, del campo rifugiati di al-Bureij, stava raccogliendo alluminio e pezzi di metallo dalla discarica, che si trova a circa 150 metri dalla barriera di separazione al confine. Il ragazzo p estato gravemente ferito da un proiettile al braccio destro.
Venerdì 14 dicembre 2012, verso le 14.30-15.00, un giovane di 22 anni, Mohammed Salah Qudaih, si trovava nella terra della sua famiglia in Faraheen, a sud della Striscia di Gaza.
La terra dista circa 200 mt dal confine con Israele. Tre soldati israeliani sono scesi da una jeep, poi uno ha imbracciato l’ama da fuoco ed ha iniziato a sparare. Mohammed è rimasto ferito al braccio destro ed è stato trasportato all’European hospital in Khan Younis, dove ha trascorso la notte ed è stato rilasciato il giorno successivo.
Il mio report di quell’attacco qui: http://ilblogdioliva.blogspot.co.il/2012/12/un-altro-giovane-contadino-ferito-nelle.html
Lo stesso giorno, verso le 16.00, ad est di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza, soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro un gruppo di contadini che si trovavano a circa 150 metri dalla barriera di separazione del confine. Due giovani son rimasti feriti. Momim Mohammed Nawwarah, 19 anni, del campo rifugiati di Jabalia, è stato ferito da un proiettile alla gamba destra. E’stato trasportato all’ Awda hospital e successivamente trasferito allo Shifa hospital in quanto presentava una forte emorragia.
Il secondo civile è Rami Mohammed Abu Amira, 19 anni, ferito da inalazione di gas lacrimogeno.
Il 15 e 16 dicembre 2012, verso le 06:00, navi militari israeliane davanti alle coste del resort al-Waha, a nord della Striscia di Gaza, hanno aperto il fuoco contro pescatori palestinesi che si trovavano a circa 6 miglia dalla costa. I pescatori, terrorizzati, sono scappati per timore di essere feriti o arrestati.
Lo stesso 16 dicembre, verso le 13:30, l’esercito israeliano lungo il confine ad est di Khan Younis ha aperto il fuoco verso un gruppo di palestinesi che si trovavano nelle loro terre vicino la barriera di separazione. Khaled Sulaiman Abdul Karim Mhanna, 25 anni, è stato gravemente ferito da un proiettile all’addome, mentre lavorava nella sua terra a circa 500 metri di distanza dalla barriera.
Il 17 dicembre 2012, verso le 06:30, navi israeliane posizionate nella stessa area del giorno precedente, di fronte alle coste del resort al-Waha a nord della Striscia di Gaza, hanno aperto il fuoco contro pescatori palestinesi  che si trovavano a 6 miglia dalla costa. I pescatori sono scappati.
Lo stesso giorno, verso le 09:30, navi israeliane nelle acque di Gaza hanno aperto il fuoco contro una barca di pescatori appartenente a Mos’ad Abdul Razeq Baker, 38 anni, mentre stava pescando con suo nipote  Mohammed Tareq Abdul Razeq Baker, 20 anni. I pescatori si trovavano a circa 7 miglia nautiche dalla costa Mos’ad è rimasto gravemente ferito da un proiettile alla gamba sinistra ed è stato trasportato al Barzilai Medical Center in Ashkelon, in Israele, mentre suo nipote è stato arrestato ed interrogato. La loro barca, no. 12935 è stata confiscata.
Verso le 15.30 dello stesso giorno, l’esercito israeliano posizionato lungo il confine ad est del campo rifugiati di al-Bureij, al centro della Striscia di Gaza, ha arrestato 4 minori palestinesi che stavano tentando di attraversare il confine tra Israele e la Striscia di Gaza. I quattro ragazzini sono: Yusef Ali Ibrahim al-Nabahin, 17 anni,  Feras Khalil Ibrahim Weshah, 17 anni, A’ed Nasser Abdullah Abu Zaid, 15 anni, e Sa’eb Tahseen Hassan Faraj, 17 anni, tutti del campo rifugiati di al-Bureij.
Lo stesso giorno, soldati israeliani hanno aperto il fuoco su decine di contadini palestinesi nelle loro terre in Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza.
Il corrispondente di Press Tv in Gaza,  Ashraf Shannon, ha comunicato che l’esercito ha aperto il fuoco contro i contadini e lo staff televisivo che stava filmando per riportare le continue violazioni israeliane contro i residenti nelle aree al confine.
Il 18 dicembre 2012, verso le 7.00 del mattino, l’esercito israeliano è entrato all’interno del territorio palestinese avanzando di 100 metri dalla barriera di separazione ed entrando nel villaggio di Khuza’a attraverso il gate Abu Rida, ad est di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza.
Bulldozer israeliani hanno iniziato a condurre operazioni di livellamento spianando la terra palestinese, e raggiungendo l’area di Faraheen in Abassan.  Verso le 11:00, l’esercito israeliano è rientrato al confine.

Venerdì 21 dicembre, verso le 14.40, Forze israeliane posizionate all’interno delle torri di controllo lungo il confine ad est di Jabalia hanno aperto il fuoco contro un gruppo di civili e di contadini che erano a circa 30 metri dalla barriera di separazione e che stavano protestando contro la decisione israeliana di imporre la “buffer zone” lungo il confine. Due palestinesi sono rimasti feriti, incluso un minore: Mohammed Ahmed Mahmoud ‘Ebeid, 21 anni, ferito da un proiettile che lo ha colpito alle due gambe, e Mazen Jamal Mohammed Mesleh, 17anni, ferito gravemente da un proiettile alle ginocchia.

Lo stesso giorno, verso le 15:50, nel corso di un’altra manifestazione contro la “buffer zone”, le Forze israeliane posizionate alle torri di controllo lungo il confine a nord di Beit Lahia,a nord della Striscia di Gaza, hanno aperto il fuoco contro un gruppo di civili e di contadini che si trovavano a circa 150 metri dalla barriera di separazione. Due palestinesi, compreso un minore, sono rimasti feriti: Mohammed Mostafa Mohammed ‘Ashour, 31 anni, del campo rifugiati di  Jabalya, ferito da un proiettile alla gamba destra, e Mohammed Ibrahim Mohammed Salman, 15 anni, di Beit Lahia, ferito da un proiettile alla gamba sinistra.

Domenica 23 dicembre, in serata, 2 ragazzi sono rimasti feriti vicino la barriera di separazione al confine di Bureij camp, e trasportati all’Aqsa Martyrs hospital.

Nella stessa giornata di domenica, due pescatori sono stati arrestati dalla Marina militare israeliana mentre si trovavano a circa 5 miglia nautiche dalla costa. I due pescatori sono Mohammed Ahmed Zidan, 31 anni, e Ahmed Zidan Zidan, 26 anni. La loro barca è stata confiscata. Il mio report e visita ai due pescatori qui:

Il 27 dicembre 2012, verso le 6.20 del mattino, ed il 28 dicembre, verso le 6.30 del mattino, navi militari israeliane hanno aperto il fuoco contro pescatori palestinesi di fronte al-Waha resort, a nord della Striscia di Gaza. I pescatori, che si trovavano a 6 miglia dalla costa, erano terrorizzati e sono tornati indietro verso la costa per paura di rimanere feriti od essere arrestati
Il 29 dicembre 2012, verso le 6.45 del mattino, navi militari israeliane hanno nuovamente aperto il fuoco contro pescatori palestinesi di fronte al Waha resort, a nord della Striscia di Gaza, ed i pescatori, a circa 6 miglia dalla costa, sono tornati indietro.
Lo stesso giorno, navi militari israeliane hanno sparato contro l’imbarcazione di Fahed Baker, mentre si trovava a circa 3 miglia e mezzo dalla costa, a nord della Striscia di Gaza.
C’erano altre imbarcazioni attorno, che erano riuscite a scappare al fuoco dei soldati israeliani, ma Fahed Baker, che stava tirando su le reti, era in ritardo. “Altri pescatori sono venuti in mio aiuto e sono riuscito a scappare”, ci ha raccontato Fahed. Sulla sua barca si trovava con suo fratello, suo figlio e suo cugino.
La sua imbarcazione è stata crivellata da centinaia di proiettili M-16.
Fahed ha 39 anni, e due dei suoi figli sono malati. Dovrà riparare la sua barca ora. Circa un mese fa i soldati avevano sparato al motore della sua barca. Fahed aveva dovuto comprare quindi un nuovo motore.
Il 31 dicembre 2012, verso le 11:15 del mattino, forze israeliane posizionate lungo il confine a nord della Striscia di Gaza hanno aperto il fuoco contro un gruppo di lavoratori che stavano raccogliendo macerie e legna da ardere. Un ragazzo di 17 anni, Ramzi Mohammed Rajab Ma’rouf, di Beit Lahia, è rimasto ferito da un proiettile alla gamba destra. Ma’rouf si trovava a circa 500 metri dalla barriera di separazione al confine. E’ stato trasportato da un trattore all’ambulanza della Palestine Red Crescent Society’s (PRCS) che lo ha trasferito al Martyr Kamal Odwan hospital in Beit Lahia. Le sue ferite sono moderate.

Il 3 gennaio 2013, verso le 8.00 del mattino, forze israeliane sono entrate in territorio palestinese di circa 200 metri, entrando nel villaggio Wadi Gaza (Johr al-Deek) muovendosi ad ovest della barriera di separazione. Hanno spianato le terre palestinesi e si sono ritirate 4 ore dopo.

Il 5 gennaio 2013, verso le 10.00 del mattino, forze israeliane posizionate sulla barriera di separazione a nord della discarica a nord di Beit Hanoun, hanno aperto il fuoco contro un camion dei rifiuti che si trovava a circa 150 metri dal confine. L’operaio Awad Abdullah Ali al-Za’anin, 36 anni, di Beit Hanoun, è rimasto ferito dai frammenti di un proiettile al lato destro della testa. Inoltre, il camion ha subito danni.  Al-Za’anin ed il conducente del camion  Mohammed Nasir si sono nascosti ed hanno chiamato l’amministrazione della municipalità che ha inviato sul posto un’ambulanza del Ministero della Salute. L’uomo ferito è stato trasportato al Beit Hanoun Governmental Hospital. Dopo essere stato sottoposto a radiografia, i dottori hanno trovato in superficie frammenti di proiettile al lato destro della testa, ed un frammento in profondità all’interno.

L’ 11 gennaio 2013, l’esercito israeliano ha ucciso un palestinese e ferito un altro, al confine ad est di Jabalia.
Il giovane palestinese ucciso aveva 22 anni ed era uno studente universitario di legge, era all’ultimo anno. Il suo nome è Anwar Mohammed Almamlouk. E’ stato ucciso con un proiettile all’addome.
E’ stato trasportato da un “toc toc” al Kamal Odwan hospital ma era ormai morto.
Il ragazzo ferito si chiama inveece Omar Ismail Wadi, ha 21 anni. E’ rimasto ferito da frammenti di proiettile ad entrambe le gambe. Anwar si trovava a circa 10 metri dalla barriera di separazione al confine, mentre Omar era a circa 30 metri.
Spesso di venerdì pomeriggio, giorno di festa, i palestinesi, civili e contadini, si recano nelle terre lungo il confine per passeggiare con le proprie famiglie. Molti giovani usano sostare seduti di fronte la barriera. Guardando alle loro terre occupate. Purtroppo l’esercito israeliano non si fa scrupoli ad aprire il fuoco contro civili.

Il 14 gennaio 2013, verso le 14.00, le forze israeliane hanno aperto il fuoco nelle terre a nord di Beit Lahia,a nord della Striscia di Gaza, su un gruppo di lavoratori che si trovavano a circa 1 km di distanza dal confine. Un soldato israeliano, appostato in una torre di controllo, ha sparato alla testa un giovane, uccidendolo.
Mostafa Abd Al Halkeem Abu Jarad aveva 21 anni. Il giovane era stato trasportato al Kamal Odwan hospital, poi trasferito allo Shifa hospital in Gaza city. Qui è stato sottoposto ad operazione chirurgica per rimuovere i frammenti di proiettile dalla testa e poi portato nel reparto di Terapia Intensiva. Un dottore nel reparto ci ha detto che il proiettile è entrato ed uscito dalla testa, il cervello ha subito danni e vi è stata emorragia cerebrale. Il giovane Mustafa è morto poco dopo.

Totale feriti fino al momento in cui scrivo: 78  feriti, tra cui 11 minori

Totale morti: 4

Aggiornerò l’elenco di tutte le violazioni del cessate il fuoco di giorno in giorno.
Molti contadini palestinesi hanno deciso di recarsi nelle aree lungo il confine alla luce degli accordi per il cessate il fuoco tra Israele e i gruppi della resistenza palestinese.
Gli accordi infatti comprendono l’eliminazione della “buffer zone” e consentono ai contadini di accedere alle loro terre nell’area.
Gli accordi hanno generato anche molto entusiasmo nei giovani palestinesi che spesso si sono recati vicino la barriera di separazione al confine inconsci del pericolo a cui sarebbero andati incontro, per sventolare bandiere palestinesi o cantare, o semplicemente per sfidare i soldati, ma imbattendosi in soldati che, senza un briciolo di  umanità, non esitano a sparare contro civili disarmati.
Inoltre diversi palestinesi che si erano avvicinati alla barriera di separazione al confine sono stati arrestati dall’esercito israeliano. Le famiglie degli arrestati sono in contatto con l’ International Committee of the Red Cross, che conferma loro dell’arresto dei propri familiari, ma spesso non viene comunicato loro il luogo di detenzione.
Ci sono molti contadini che, confortati dalla nostra presenza internazionale, si sono fatti coraggio ed hanno iniziato a misurare la grandezza dei propri appezzamenti di terra, in cui non potevano accedere da più di 10 anni.
Alcune volte, durante i momenti di calma, intere famiglie palestinesi nel pomeriggio si recano nell’area lungo il confine in Khuza’a semplicemente per passeggiare su quei terreni che prima del tramonto diventano di un colore splendido.
( Fonti di questo report: testimonianze dirette sul posto e report settimanali del PCHR sulle violazioni israeliane dei diritti umani contro i civili palestinesi in Gaza e West Bank  http://www.pchrgaza.org/portal/en/ )

 

contadini in Khuza’a, a sud della Striscia di Gaza

 

barriera di separazione e torre, dietro la barriera, una jeep israeliana

 

famiglie di contadini palestinesi si recano nella “buffer zone”

 

thanks to: Rosa Schiano

Come volevasi dimostrare la disinformazione dilaga

Bombardamenti israeliani e il capovolgimento della ragione

Evidenza – 14/11/2012

Visto che i media occidentali (italiani in testa), come già successe con Piombo Fuso (2008-2009), invertiranno l’ordine di causa ed effetti, dando la colpa ai palestinesi per i massacri israeliani, in un gioco di manipolazione dell’informazione da manuale orwelliano, stabiliamo alcuni punti cardine:

1) gli israeliani sono la potenza occupante, gli aggressori e non gli aggrediti.
2) Netanyahu e Barak, come gli altri loro colleghi, sono in campagna elettorale, e hanno bisogno di incassare il consenso politico dei loro elettori facendo strage di gazawi.
3) Quasi due milioni di gazawi stanno vivendo nel terrore, in queste ore, a causa delle bombe e dei massacri israeliani che finora hanno ucciso 10 persone, tra cui bimbi piccolissimi, carbonizzati.
4) I leader israeliani stanno cercando di convincere il mondo che sono loro le vittime, invece hanno le mani macchiate dal sangue palestinese, e ci sono tribunali, in vari Paesi, pronti ad arrestarli appena dovessero mettere piede sui loro territori.
5) Israele ha violato una tregua mediata dall’Egitto, bombardando Gaza.
6) I palestinesi hanno il diritto, riconosciuto dalle leggi internazionali, di difendersi come ritengono opportuno, dalle aggressioni israeliane.
7) Il popolo palestinese vorrebbe vivere in pace sulla propria terra, nelle proprie case, ma Israele non lo permette.
8) Israele non può che rimproverare se stesso per l’escalation in corso.
9) La scorsa settimana, Israele ha ucciso 7 civili, e la resistenza ha risposto lanciando razzi. Ora Israele sta raccontando che i bombardamenti in corso contro la Striscia sono una rappresaglia ai razzi della resistenza, quando è vero esattamente l’opposto.
10) Israele continua a imporre da anni l’assedio alla Striscia di Gaza.

© Agenzia stampa Infopal
E’ permessa la riproduzione previa citazione della fonte “Agenzia stampa Infopal – http://www.infopal.it”

A un solo giorno di distanza da queste profetiche parole pubblicate da infopal.it ecco le falsità che scrivono i principali media italiani pagati con il denaro delle nostre tasse:

secondo la Rai la colpa dell'offensiva israeliana su Gaza è dei Palestinesi e Israele si starebbe difendendo, FALSO.

secondo la Repubblica l'aviazione israeliana colpisce infrastutture di Hamas e cellule impegnate nel lancio di razzi, FALSO.

secondo il Corriere della Sera ci sarebbe una pesante offensiva palestinese su Israele, FALSO.
ecco la verità purtroppo:

thanks to: Angela Lano

la famiglia di Vittorio Arrigoni

Rosa Schiano

Birth Defects in Gaza: Prevalence, Types, Familiarity and Correlation with Environmental Factors

Naim A., Al Dalies H., El Balawi M., Salem E., Al Meziny K., Al Shawwa R., Minutolo R., Manduca P. Birth Defects in Gaza: Prevalence, Types, Familiarity and Correlation with Environmental Factors. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2012; 9(5):1732-1747.    Supplementary File: ZIP-Document(ZIP, 1082 KB)

Testimonianza di un ex soldato israeliano che partecipò alla Nakba

Amnon Neumann: I was a fool and I didn’t know. Yes. 
That’s why I’m in such despair, because soldiers are always 19-20 years old, 
and they never sober up until they’ve been through four battles. 
That’s the main point. And there will always be new 19-year-olds.
Amnon Neumann: As I told you, the horrors of war are as hard as the battles. I said it. 
These horrors, the horrible things that in a war are often worse than the war. 
Worse things, that is, when women are killed, when you kill children, all the horrors surrounding war, 
not surrounding the battle, they are worse than the battles. 
It’s called “moraot” [horrors] in Hebrew. Not “me’oraot” [events], but “moraot” of the war. The horrible things of war.
Amnon Neumann: No. If there were prisoners they would be killed immediately.

thanks to zochrot.org and indimedia.il

Per capire i motivi delle atrocità commesse durante la Nakba bisogna conoscere il pensiero dei suoi ideatori.
Riporto la lettera che Ben Gurion, capo e organizzatore delle operazioni militari durante la Nakba, e uno dei fondatori di Israele inviò a suo figlio, tentando di spiegargli come mai fosse necessario cacciare i palestinesi dalla Palestina.

Letter from David Ben-Gurion to his son Amos
5 October 1937
Ben-Gurion Archives in Hebrew
Institute of Palestine Studies, Beirut in English (translated)
URL: http://tinyurl.com/ctz93jw