Hillary’s Secrets: What Was Hidden in Clinton’s Emails

U.S. presidential candidate and former Secretary of State Hillary Clinton speaks with the media after sitting down with workers and management of Whitney Brothers children's toy and furniture factory during a round table while campaigning for the 2016 Democratic presidential nomination in Keene, New Hampshire April 20, 2015

Former Secretary of State Hillary Clinton is the frontrunner to win the US Democratic Party’s presidential nomination. However, her triumphant march to the White House might be overshadowed by her email scandal.

Here are some controversial facts we’ve learned from emails addressed to and sent by US presidential candidate Hillary Clinton:

Revelation 1: Google and Al-Jazeera interfered in the Syrian events and collaborated with each other in an attempt to overthrow Syrian President Bashar-al-Assad.

According to an email from the head of “Google Ideas” Jared Cohen, received by the US State Department in 2012, the company was trying to support insurgents by urging representatives of Syrian power structures to take the side of the opposition.

“Given how hard it is to get information into Syria right now, we are partnering with Al-Jazeera who will take primary ownership over the tool we have built, track the data, verify it, and broadcast it back into Syria,” Cohen wrote in the e-mail.

Revelation 2: Following the 2011 Libyan intervention, France decided to seize the country’s oil industry and “reassert itself as a military power”.

An e-mail on the issue was written by Clinton family friend Sidney Blumenthal. He wrote that France was trying to establish control over Libyan oil immediately after the coup in 2011. Moreover, France was exerting pressure on the new Libyan government and demanding exclusive rights to 35% of the country’s oil industry in exchange for political support.

“In return for this assistance, the DGSE officers indicated that they expected the new government of Libya to favor French firms and national interests, particularly regarding the oil industry in Libya,” the email said.

Revelation 3: The US tried to conceal the fact that it helped Turkey to fight the Kurdistan Workers’ Party.

An email addressed to Clinton said that the US government tried to exert pressure on the Washington Post to amend an article on cooperation between American and Turkish intelligence in the fight against Kurdish rebels.

“Despite our efforts, WaPo will proceed with its story on US-Turkey intel cooperation against PKK,” the message said, referring to the Kurdistan Workers’ Party. “They will not make redactions we requested so expect the Wikileaks cables to be published in full.”

Revelation 4: The last revelation is more of a personal nature and concerns Clinton’s poor knowledge of modern technology. Thus, her email correspondence shows that she frequently needed assistance with daily activities such as faxing, charging her iPad or searching for a Wi-Fi network.

thanks to: Sputniknews

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Yemen. I sauditi bombardano un ospedale di Medici Senza Frontiere

Yemen. I sauditi bombardano un ospedale di Medici Senza Frontiere

Un ospedale gestito dall’ong Medici senza frontiere (Msf) è stato distrutto in un raid aereo della coalizione araba a guida saudita che da molti mesi ormai conduce una massiccia campagna militare nel paese dopo averlo invaso per cacciare i ribelli sciiti dai centri nevralgici occupati dagli Houthi alla fine dello scorso anno.
La struttura, nella zona di Heedan a Saada, nel nord del paese, è stata colpito da diversi colpi di artiglieria pesante (vedi la foto) che hanno causato numerosi feriti tra i degenti e i sanitari ma per fortuna nessun morto.
Un portavoce dell’organizzazione sanitaria internazionale – un ospedale di Msf era stato bombardato dall’aviazione Usa in Afghanistan alcuni giorni fa, in quel caso provocando una strage – ha spiegato ad al Jazeera che sono prima stati colpiti gli edifici amministrativi e che dieci minuti dopo un secondo attacco ha distrutto il reparto maternità e il resto della clinica.
“Potrebbe essersi trattato di un errore, ma di fatto costituisce un crimine di guerra. Abbiamo fornito le nostre coordinate, in quanto struttura sanitaria, due settimane fa” ha spiegato un responsabile dell’organizzazione che nelle ultime ore aveva denunciato, a Taiz, il blocco di alcuni suoi convogli con a bordo aiuti e medicinali.
“Gli ospedali nell’enclave assediata di Taiz stanno ricevendo moltissimi pazienti con ferite di guerra, eppure ci è stato impedito di consegnare materiali indispensabili per effettuare interventi chirurgici salvavita”, ha detto Karline Kleijer, coordinatrice dell’emergenza in Yemen per MSF, appena rientrata dal paese. “È molto frustrante, dopo settimane di trattative, non aver fatto alcun progresso per convincere i funzionari della necessità di fornire assistenza medica imparziale alle vittime del conflitto, nonostante il supporto costante che stiamo fornendo alle strutture sanitarie nelle aree controllate dagli houthi”.
Secondo gli ultimi dati diffusi da fonti dell’Onu oltre 2500 persone sono state uccise nella campagna saudita che ha portato prima ai bombardamenti aerei e poi all’invasione di terra, negli ultimi sei mesi. Uno degli attacchi più sanguinosi si è verificato nel villaggio di al-Wahijah nella provincia di Taiz, causando la morte di almeno 135 persone, molte donne e bambini, durante una festa di matrimonio.

Sorgente: Yemen. I sauditi bombardano un ospedale di Medici Senza Frontiere – contropiano.org

Medici terroristi senza frontiere

Forse la vera novità di questo orrore è che, per una volta, se ne parla.

La Nato bombarda un’ospedale afgano a Kunduz? Déjà vu.

Nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2015, un ospedale in Afghanistan è stato bombardato da aerei sicuramente della Nato: 19 i morti, tra staff e pazienti, anche bambini. Purtroppo, la Nato non è nuova a questo genere di impresa, come il lettore scoprirà ben presto.
5 ottobre 2015 – Marinella Correggia

 

Fire swept through the hospital after the air strikes

 

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Errore? Rischio calcolato? Atto deliberato?

Il governo afghano ha “giustificato” il bombardamento da parte della Nato di un ospedale di Médecins sans frontières a Kunduz in questo modo: “Lì si nascondevano dieci talebani”. E’ una confessione di crimine.

Infatti, le convenzioni internazionali vietano di colpire strutture civili (ospedali, acquedotti, centrali elettriche, quartieri residenziali…), anche quando vi si annidino i nemici armati di chi colpisce.

Quello a Kunduz è, dunque, un crimine di guerra.

Dal canto loro, la Nato e gli Stati uniti – che aprono un’inchiesta ma non si scusano – dichiarano: “Potrebbe essere stato danneggiato un ospedale in un’operazione contro talebani che minacciavano le truppe della coalizione”. Ma siccome nel bistrattato diritto internazionale la protezione dei civili assume carattere assoluto, anche in questo caso si tratta dell’ammissione di un crimine di guerra: perché nemmeno insediamenti militari si potrebbero colpire, se nelle vicinanze o al loro interno sono presenti civili.

Altre due osservazioni:

1) è certo che nessuno, fra i colpevoli ai diversi livelli della catena di comando ed esecuzione, pagherà per la strage con il carcere: decine di casi lo comprovano. Al massimo ci sarà un risarcimento danni, di un ammontare offensivamente basso per le vittime di nazionalità afghana: decine di casi lo comprovano;

2) la giustificazione data è che i talebani (frutto avvelenato Made in USA, in ogni caso) minacciavano le truppe Nato. Dunque la Nato protegge solo se stessa?

Sì, la Nato protegge solo se stessa. E protegge i suoi occasionali alleati armati sul campo. Come durante l’operazione Unified Protector che nel 2011 ha liquefatto l’ex Jamahiriya libica. La Nato assediò dal cielo la città di Sirte colpendo anche un ospedale. A che scopo? Non certo per proteggere i civili, anche se questo era il surreale compito affidato dall’Onu all’Alleanza atlantica. Infatti, i civili a Sirte erano pro-Gheddafi e quindi non erano minacciati dalle truppe libiche residue che a Sirte avevano cercato rifugio. Sirte fu attaccata dalla Nato invece – e per quasi due mesi – per proteggere, non i civili della città, ma l’avanzata dei miliziani a terra che li assediavano. Andrebbe ricordato, peraltro, che nel 1999 e quindi sotto Gheddafi, la città di Sirte fu luogo di nascita dell’Unione africana e con essa la speranza di auto-emancipazione per il continente. Ora è in mano a Daesh (l’ISIS). Un progresso?

Durante una delle conferenze stampa Nato in contemporanea a Napoli e a Bruxelles, nel mese di ottobre 2011, chi scrive chiese al colonnello canadese Roland Lavoye : “Da Sirte hanno denunciato che la Nato, bombardando vicino a un ospedale, lo abbia colpito facendo dei feriti”. Risposta di Lavoye: “Ah, ma Lei lo sa chi c’era vicino all’ospedale? Le truppe di Gheddafi!”

Anche a prendere per buona questa versione, si tratta di un’ennesima autodenuncia di crimine: perché le convenzioni di Ginevra, in ogni caso, impediscono di prendere il rischio di colpire civili per non causare i famosi “effetti collaterali”. Se, appunto, bombardando da diecimila metri c’è questo rischio, è meglio desistere. Ma in Libia non hanno mai desistito, e nemmeno altrove.

Nel 2001, in Afghanistan, gli aerei Usa colpirono la sede della Croce rossa internazionale a Kabul. Per sbaglio? Per assunzione di rischio? Ma nessuno nemmeno si scusò.

Nel 1999 durante l’operazione Nato contro la Serbia-Montenegro furono colpite le fabbriche chimiche di Pancevo, con il rischio di una strage nella città . Nessuno pagò.

Invece nel 1991, nel corso dell’Operazione Tempesta del deserto a Baghdad, gli aerei della coalizione internazionale (occidentale e araba), capitanata dagli Usa, colpirono infrastrutture civili – ma non per errore e non per un rischio calcolato.

In quel caso fu deliberato. L’Iraq doveva essere riportato all’era preindustriale, come dichiarò l’allora segretario di stato americano, James Baker. La punizione doveva essere selvaggia, per chi aveva osato sfidare gli interessi petroliferi dell’Occidente e quelli dei loro alleati nel medio-oriente, il cui stile di vita, basato sul petrolio, non era (e non è) negoziabile.

Nota della redazione

A molti lettori può sorprendere questa ricostruzione di avvenimenti del nostro passato recente, tutti così simili al bombardamento NATO di un ospedale afghano a Kunduz avvenuto il 3 ottobre scorso. “Ma quando mai la NATO avrebbe attaccato in passato infrastrutture civili e segnatamente ospedali, in totale disprezzo della Convenzione di Ginevra?,” questi lettori si saranno chiesti. “E inoltre, se questa ricostruzione è vera, perché non eravamo stati informati di tutti questi fatti all’epoca?”

L’autrice di questa ricostruzione sa, per esperienza diretta, la risposta alla seconda domanda. Ha potuto osservare, durante le conferenze stampa a Napoli nell’ottobre 2011, come i giornalisti italiani – di tutte le testate – rimanevano muti a registrare fedelmente qualunque dichiarazione fornita dal colonnello di turno o erano semplicemente assenti, accontentandosi delle affermazioni riportate nei documenti forniti dalla NATO prima della conferenza.

Già nel 2010, peraltro, Carlo Gubitosa, della redazione di PeaceLink, aveva denunciato questa decadenza del giornalismo italiano in un celebre editoriale: oggi come oggi, egli scrisse, un giornalista, per sopravvivere, deve “soffocare per sempre l’istinto selvaggio e incontrollabile di fare domande e di cercare risposte.”

Perciò la vera novità in quest’ultimo orrore avvenuto a Kunduz il 3 ottobre è che finalmente se ne parla, subito e abbondantemente.  Washington non ha imposto il bavaglio.  Un cambio di tattica o il pre-annuncio di una svolta: dopo 14 anni, il ritiro vero – e non più fittizio – dall’Afghanistan?

                                                                                                                                              – PB

thanks to: Peacelink

Quando si bombarda un ospedale

Tonio Dell’Olio

Il bombardamento dell’ospedale di Medici senza frontiere a Kunduz in Afghanistan non è un errore. L’errore è la guerra. L’orrore è la guerra. Continuiamo a pagare l’arretramento di civiltà che, per interessi economici, strategici o di potere non vuole cercare altri strumenti per risolvere i conflitti. Continuare a pensare che la violenza si possa contrastare soltanto con una violenza più forte, è la peggiore delle ipocrisie possibili. Le vittime dell’ospedale non sono effetti collaterali ma la sottrazione di vita calcolata e preventivata della barbarie della guerra. Si tratta di un deficit di umanità che va oltre il cinismo e l’indifferenza e diventa tattica programmata di cui la vita umana è solo una componente variabile. Il fine giustifica i mezzi. E il fine dichiarato da parte “nostra” è sempre più nobile e importante di quello dell’altra fazione. Resta il bilancio che non conosceremo mai. Non quello del numero di morti e feriti. Piuttosto quello delle storie di ciascuno di essi. Vite umane ridotte a statistica. Concime per la vittoria finale.

thanks to: mosaico di pace

Striscia di Gaza: il bilancio della guerra israeliana in corso è di 35 morti e oltre 300 feriti

20140708_latestGazaAirStrikeGaza-Quds Press e Imemc. Nella notte di mercoledì 9 luglio, l’aviazione da guerra israeliana ha colpito la Striscia di Gaza con 160 incursioni aeree contro 430 obiettivi – tra cui abitazioni con civili all’interno.

Oggi, mercoledì, sono stati uccisi 12 palestinesi.

Il bilancio dei bombardamenti di questi giorni è di 35 morti e oltre 300 feriti.

Fonti mediche palestinesi hanno ferito che martedì sono state uccise 24 persone, mentre oggi, mercoledì, i morti sono 7.

La maggior parte delle vittime sono civili – famiglie – e molti bambini.

Un bombardamento contro Beit Hanoun, nella Striscia di Gaza settentrionale, ha ucciso un comandante delle Brigate al-Quds, ala militare del Jihad islamico, i suoi genitori, una donna e due bambini.

 

thanks to: Infopal

The Ghosts of Jeju

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A shocking documentary about the struggle of the people of Jeju Island, S. Korea. Set in the context of the American presence in Korea after World War II, the film reveals horrible atrocities at the hands of the U.S. Military Government of Korea.

via The Ghosts of Jeju | A Film by Regis Tremblay.