La Germania chiudera’ tutte le sue 84 centrali a carbone, e usera’ solo energia rinnovabile

It’s also an important signal for the world that Germany is again getting serious about climate change: a very big industrial nation that depends so much on coal is switching it off Claudia Kemfert, German Institute for Economic Research Berlin Neanche questa notizia arrivera’ sul fossilizzato Corriere della Sera o sara’ oggetto dei petrol-editoriali di…

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Venezuela, giovane partorisce in strada. L’ultima fake news di Repubblica diventa virale

Venezuela, giovane partorisce in strada. L'ultima fake news di Repubblica diventa virale
Il quotidiano in prima fila nel sostenere la propaganda di chi vuole l’intervento armato in Venezuela

di Fabrizio Verde

Col passar del tempo sembra scendere inesorabilmente la qualità delle bufale, o fake news per usare i termini maggiormente in voga, diffuse ad arte per screditare il Venezuela. Risulta così semplice smontarle che quasi non c’è gusto nel farlo. Finanche la persona più lontana e avulsa dai fatti che accadono in Venezuela sentirebbe lontano un miglio l’inconfondibile puzza di bufala che accompagna certe notizie.

 

L’ultima in ordine di tempo riguarda una donna che avrebbe partorito in strada perché rifiutata da una clinica in quanto senza denaro. La notizia è diffusa da un giornalista Carlos Julio Rojas, militante del partito di opposizione Vente Venezuela. L’uomo fu arrestato nel 2017 perché coinvolto nell’assalto a una caserma nella zona nord di Caracas.

 

La (non)notizia inizia a rimbalzare su vari siti venezuelani di opposizione e la ritroviamo, come sempre accade in questi casi, pari pari, sui principali media mainstream. Da ‘Repubblica’ al ‘Corriere della Sera’ passando per ‘Il Fatto Quotidiano’.

 

Una bufala che riesce anche a contraddirsi quando ‘Repubblica’ scrive: «Rojas ha riferito che poco dopo il fatto, sul posto è giunta una volante della polizia che ha prelevato la giovane e l’ha portata in un centro medico».

 

La verità è che i soldi c’entrano ben poco in questa storia visto che in Venezuela la sanità è pubblica e gratuita. Mentre c’entra molto il fatto che Repubblica lavora sempre per propagandare neoliberismo e privatizzazioni.

 

In Venezuela non può accadere quel che viene denunciato da Usa Today: in Messico donne indigene e povere sono costrette a partorire in prati e parcheggi perché rifiutate dagli ospedali.

 

«Non si tratta di casi isolati. Registriamo una tendenza. Non stiamo parlando di una donna: ce ne sono molte e non viene fatto nulla per risolvere il problema», denuncia Regina Tames, direttrice del Reproductive Choice Information Group, organizzazione non governativa con sede a Città del Messico. Ma questo Repubblica non ve lo racconta.

 

In Venezuela non può accadere quel che invece accade nella culla della democrazia, gli Stati Uniti, dove esistono casi di famiglie letteralmente mandate sul lastrico dalle spese sostenute per il parto. Uno dei migliori studi sull’argomento redatto negli Usa rivela che sono circa 56mila le famiglie che annualmente finiscono in bancarotta dopo aver accolto un nuovo bambino. Ma questo Repubblica non ve lo racconta.

Notizia del:

FB, Israele e la censura: un progetto sionista

Gentile Direttore,

Nell’arco di tre mesi, Facebook ha bloccato la mia pagina tre volte per un periodo di 30 giorni ciascuna: alla fine saranno 90 giorni di censura e di bavaglio durante i quali il cittadino Diego Siragusa non potrà esprimere le proprie opinioni e documentare i crimini dello stato razzista, terrorista e genocidario che si chiama ISRAELE. Il secondo blocco è stato motivato per aver io citato una frase dei rabbini antisionisti di NETUREI KARTA: “Non sono malvagi perché sono sionisti, sono sionisti perché sono malvagi”.

Ormai il progetto sionista è chiaro. Dopo l’accordo tra il governo israeliano e Facebook per censurare e bloccare tutte le critiche a Israele, non si contano più i casi in cui liberi cittadini che esprimono il loro sdegno per i crimini di Israele, sono bloccati e censurati dai burattinai di Facebook. I lettori potranno documentarsi sul giornale inglese THE INDEPENDENT che riporta la notizia dell’accordo tra Il governo israeliano e Facebook (https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/israel-palestine-facebook-activist-journalist-arrests-censorship-accusations-incitement-a7377776.html).

E’ necessario, quindi, denunciare a livello di massa e portare la questione nelle sedi politiche e governative. Si tratta di una violazione palese dell’art. 21 della nostra Costituzione. Voglio rammentare che al matematico Odifreddi, dopo una critica severa a Israele, fu tolta una rubrica che egli gestiva sulle pagine del quotidiano la Repubblica, proprietà di un ebreo sionista. Sorte analoga ha avuto il filosofo Gianni Vattimo che non ha più pubblicato una sola riga sul quotidiano sionista LA STAMPA dopo i suoi giudizi severi sulla politica coloniale e criminale di Israele. Questo episodio è stato raccontato a me dallo stesso Vattimo, venuto nella mia città per presentare un mio libro sul terrorismo israeliano. Due giorni fa, sul Corriere della Sera, la sionista Donatella di Cesare ha occupato mezza pagina per attaccare e diffamare il mio amico Diego Fusaro accusandolo di essere antisemita e accusando, contestualmente il filosofo Costanzo Preve, maestro di Fusaro, di essere “negazionista”!!! Una menzogna ignobile! Preve è morto, ma il figlio Roberto, avvocato, ha annunciato una querela nei confronti dell’ebrea sionista Donatella di Cesare. Recentemente, il mio amico Paolo Di Mizio, ex giornalista di Canale 5, ha lamentato un blocco di pochi giorni per un commento su Israele. Tanti altri semplici cittadini e militanti della causa palestinese mi hanno comunicato di essere stati vittime della censura di Facebook. E’ sufficiente una segnalazione di un ebreo sionista o di un’intera comunità ebraica, a far scattare la censura o, come nel mio caso, una vera persecuzione. Libertà totale è concessa, invece, ai sionisti che non lesinano attacchi isterici, volgari e razzisti senza incorrere in sanzioni o censure. Sto raccogliendo parecchi di questi documenti per un libro che sto scrivendo.

Lo scopo finale è quello di poter condurre a compimento quel crimine che si chiama “pulizia etnica della Palestina” e sradicamento della cristianità nel silenzio del mondo e con la complicità dei paesi occidentali, di tutto il sistema dell’informazione, e non solo.

Diego Siragusa

Biella 23/10/2018

thanks to: Infopal

Studenti e docenti della SOAS rispondono a Pierluigi Battista sul boicottaggio accademico di Israele

Lettera pubblicata su Corriere della Sera 

L’ostracismo della London University

Scriviamo in quanto studenti e professori di Soas riferendoci all’articolo «Contro l’antisemitismo della London University» ( Corriere, 9 marzo). In qualità di studenti e professori di questa università, smentiamo nel modo più categorico che il referendum consultativo qui svoltosi sia stato un gesto antisemita. La nostra università e i gruppi firmatari rifiutano inequivocabilmente ogni forma di razzismo e antisemitismo.

La campagna internazionale che va sotto il nome di Boycott, Divestments and Sanctions (Bds), sulla quale sono stati consultati studenti e corpo docente, sostiene tre richieste: la fine dell’occupazione; l’uguaglianza dei cittadini arabo-palestinesi in Israele; il rispetto del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi.

Benché riconosciamo che questa linea di confine sia a volte delicata, il boicottaggio non è diretto a singoli individui, bensì alle istituzioni strettamente legate alle politiche dell’attuale governo israeliano. Accademici e studenti israeliani sono e saranno sempre i benvenuti a Soas (School of Oriental and African Studies), che da tempo ospita un centro di studi israeliani ed ebraici di livello mondiale.

Ci conforta il fatto che numerosi studenti e professori di religione ebraica così come di cittadinanza israeliana si sono fatti promotori di questa campagna qui in Inghilterra, così come messaggi di solidarietà sono pervenuti da Israele. È nostra convinzione che il mondo accademico sia il luogo nel quale sviluppare il dibattito critico, nello spirito di valori che riteniamo fondamentali come la libertà di opinione e di espressione. La diversità di opinioni riguardo a strategie quali il movimento Bds appoggia è sempre benvenuta.

Tuttavia accusare di antisemitismo chi sostiene un pensiero critico rispetto alle attuali politiche del governo israeliano, è un’azione non solo inaccurata ma soprattutto strumentale e di pericolosa disinformazione.

Firmato:
Soas Students’ Union
Israel Student Society
Palestine Student Society
Italian Student Society
singoli membri del corpo docente di Soas

Fonte: Corriere della Sera

Il Fracking a Pungesti e il Corriere della Sera

Altre foto/link utili su Pungesti

Sono le 2:30 di un quasi freddo pomeriggio di Los Angeles. Ho fatto tutte le cose che faccio di domenica – la corsa in riva al mare, le telefonate in Italia, il brunch con le amiche, facebook, il blog e la solita colazione a pane e petrolio.

Scorro le pagine del Corriere online, il piu’ grande giornale italiano.  Sono curiosa di cosa dicono del reparto fracking in Romania.

I titoli sono per le primarie del PD — le parolaccie di Civati e il chiodo di Renzi — con riferimenti agli altri neoquarantenni Alfano-Meloni-Salvini.  Il Berlusca che chiede qualcosa di delirante a SEL e a Grillo, c’e’ la statua abbattuta di Lenin a Kiev, il papa sui poveri, i forconi, ancora articoli su Mandela. Come potevano mancare il calcio o i reali di Inghilterra? E infatti ci sono.

Ci sono anche interessanti articoli sulle faccie che le donne fanno quando un orgasmo, i maglioni  dell’onorovele Rotondi,  le smorfie di Dudu, la coppia felice Santanche’-Sallusti a sciare, le modelle di Victoria Secrets a Miami, Martina Stella a Gardaland, Sara Tommasi mezza nuda, Miley Cyrus che twerka con Babbo Natale, Miss Francia e Kate Moss per i 40 anni di Playboy.

Manca una notizia, quella che cercavo.

La rivolta in Romania, a Pungesti, contro la Chevron sul fracking.

Non una parola che sia una.

E dire che sulla blogosfera dappertutto rimbalza questa notizia. E dire che e’ da Ottobre che se ne parla. E dire che ieri la polizia e’ intervenuta con la violenza sui manifestanti. E dire che la Chevron aveva prima annunciato di abbandonare i propositi di trivellazione, solo per rimangiarsi la parola 24 ore dopo ed annunciare che useranno solo “metodi convenzionali” in “pieno rispetto dell’ambiente”
per trivellare a Pungesti, in Romania.

Perche’ non ne parla nessuno?
Perche’ la resistenza dei rumeni non dovrebbe interessare agli italiani?

Forse perche’ va a contraddire il quadretto fracking e trivelle = gioia e benessere per tutti?
Forse perche’ questo non piace ai politici e ai petrolieri di casa nostra che non vogliono che si sappia che c’e’ gente che di fracking e buchi non ne vuole sentire?

La cosa piu’ bella sono le bandiere con i colori della Romania che si sono portati dietro.

Non possono dire quelli del Corriere di non sapere, ne ha parlato Reuters, ne ha parlato CNN, ne ha parlato la stampa spagnola, ne ha parlato la stampa francese. Ne ha pure parlato la stampa californiana, con tutto che la sede della Chevron e’ a San Fransisco (mica sono scemi!).

L’Associated Press lo chiama “Big Story”.

Ne parlano da giorni.

Perche’ il Corriere – il piu’ grande giornale italiano – non manda li un corrispondente a vedere che accade a Pungesti?

Io non lo capisco. Un giornale deve per prima cosa informare chi legge, e non importa se questo non e’ in sintonia con chi c’e’ dietro questi giornali.

In Romania migliaia di persone protestano da almeno due mesi contro le trivellazioni selvagge della Chevron. Ci sono stati scontri violenti con centinaia e centinaia di poliziotti che se la sono presi con i residenti ed gli attivisti giunti da tutto il paese, arresti, multe, manifestazioni di solidarieta’ a Bucarest. La Chevron che prima si ritira e poi ci ripensa e dice che invece che fracking faranno “trivellazioni ordinarie” senza che nessuno gli creda.

Basta solo fare google “Pungesti”.

Si vede che per la stampa italiana e’ piu’ importante Dudu’.

Qui vari link:

Associated Press
Chicago Tribune
Union Tribune San Diego
France 24
CNN
RT
RT – Spagnolo
Reuters
The Guardian

thanks to: dorsogna