La ridicola commissione proposta dalla segre

Poi mi dicono, che te ne frega a te se questi s’allarmano per quello che pensano essere razzismo (e che spesso non è).

Me ne frega perché poi ci sono persone come la senatrice liliana segre che porta la faccenda in Parlamento, proponendo una “commissione anti-odio“.

Ora, di mesi ne à avuti a sufficienza per studiare i suoi compiti da senatrice, dovrebbe averlo capito che a lei, in quanto parlamentare, dell’odio delle persone (che poi in realtà sono solo gusti) non gliene deve fregare nulla.
Ché, come ò già spiegato, alla legge non gliene deve fregare niente se alla gente stanno sul culo i valdostani, gli asiatici o gli ebrei.

Il parlamento deve restarne fuori. Il parlamento deve fare leggi che vietano i danni che le persone subiscono, non gliene deve fregare niente dei sentimenti delle persone.

Purtroppo però la senatrice segre non à studiato la lezioncina, non à investito due euro in un insegnante che le spiegasse qual è il compito del legislatore e se ne esce con questa ridicola proposta di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale.

Una commissione che costerà dei soldi delle vostre tasse, beninteso.
Per fare cosa?

Nulla.

La commissione viene infatti istituita per fare cose totalmente inutili dal punto di vista legislativo. Basta leggere i compiti della commissione, che sono tre.

Il primo

a) raccoglie, ordina e rende pubblici, con cadenza annuale:

  • normative statali, sovranazionali e internazionali;

  •  ricerche e pubblicazioni scientifiche, anche periodiche;

  •  dati statistici, nonché informazioni, dati e documenti sui risultati delle attività svolte da istituzioni, organismi o associazioni che si occupano di questioni attinenti ai fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di cosiddetto hate speech;

Quindi la commissione fa una cosa a metà tra un bibliotecario e l’ISTAT.
Va in giro per il mondo a raccogliere le leggi degli altri paesi e le mette in un faldone ben rilegato.
Raccoglie ricerche e dati statistici e le mette in un quaderno con la copertina bella.

Il secondo

b) effettua, anche in collegamento con analoghe iniziative in ambito sovranazionale e internazionale, ricerche, studi e osservazioni concernenti tutte le manifestazioni di odio nei confronti di singoli o comunità. A tale fine la Commissione può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi nonché con organismi sovranazionali e internazionali ed effettuare missioni in Italia o all’estero, in particolare presso Parlamenti stranieri, anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per il contrasto all’intolleranza, al razzismo e all’antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio sia dei fenomeni di hate speech;

Capito, la commissione effettua osservazioni. Ciumbia!
Vedo gente, faccio cose… siamo a quel livello.

Il terzo

c) formula osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull’eventuale necessità di adeguamento della legislazione vigente al fine di assicurarne la rispondenza alla normativa dell’Unione europea e ai diritti previsti dalle convenzioni internazionali in materia di prevenzione e di lotta contro ogni forma di odio, intolleranza, razzismo e antisemitismo.

Ecco, senatrice segre, forse qualcuno dovrebbe spiegarle che se ritiene necessario adeguare la legislazione lei à il potere di iniziativa legislativa in quanto senatrice. Non à bisogno di una commissione che le scriva un disegno di legge, può farlo già da sola.

In pratica questa commissione è totalmente inutile. Serve solo come operazione d’immagine per trasformare il Parlamento in un catechista che pretende di imporre alla gente quello che deve farsi piacere.

Qual è il problema dunque con questa commissione? Tolto il problema dei denari buttati nel gabinetto per dare un contentino a una senatrice che non à capito qual è il ruolo della legge, il pericolo è che poi che questa commissione fondi davvero le basi per un “adeguamento legislativo” in cui tappano la bocca la bocca a chi non fa nessun danno ma esprime solo i propri gusti. Una versione ampliata e peggiorata della già orrenda legge mancino.

Se questi legislatori sono capaci di istituire una commissione del genere sono capaci di scrivere qualsiasi porcata nella legge vera e propria.
E quando queste follie diventano legge allora sono cazzi amari per tutti.

thanks to: butta.org

E’ nata la Polizia dell’Amore

Senato approva mozione Segre con 151 sì e 98 astenuti

Per varo Commissione contro odio, razzismo e antisemitismo

(da incorniciare:

Mariagiovanna Maglie
@mgmaglie
Commissione contro l’odio : non vi fate fregare. Si dice contro razzismo e antisemitismo,e siamo tutti d’accordo. Ma quando si parla di nazionalismo, etnocentrismo, pregiudizi, stereotipi, che cosa  significa? Difendiamo la libertà di espressione, no  a censura di regime.
(L’iniziativa della sacra Segre è parte di una potente campagna internazionale): 

Ce lo chiede l’Europa (dalla sinagoga)

Antisemitismo, il presidente David Sassoli: «Siamo molto preoccupati, il governo nomini un commissario nazionale»   . David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo,  non è un caso che scelga di visitare la Comunità Ebraica di Roma, la più antica d’Europa. Ed è qui che commenta i venti di antisemitismo che, dagli «ignobili» insulti a Liliana Segre a episodi meno risonanti, attraversano il nostro e altri Paesi dell’Unione. Con la  nomina di un Commissario nazionale all’antisemitismo

infatti  :

In USA, criticare Israele è “crimine d’odio”

Di Philip Giraldi
 Dipartimento per l’Educazione del Presidente Trump ora afferma che protestare contro Israele è un “crimine d’odio”. Incredibilmente molti college e università si stanno piegando alle pressioni per limitare le attività del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni.
La Holocaust Card –  rende immuni da ogni critica. E non scade mai.

Volete un esempio, in concreto, di cosa si può fare con il “contrasto all’odio, in tutte le sue forme”?

di Benedetto Ponti  (docente di Diritto dell’informazione e Diritto dei media digitali presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia @PontiBenedetto)

[….]

Nel documento di sintesi, tra i dati posti a supporto dell’esistenza di “stereotipi e false rappresentazioni” degli italiani, in particolare con riferimento agli immigrati, è riportata la seguente statistica:

Ora, come è già stato sottolineato, la prima affermazione (condivisa dal 48,7% degli intervistati) è un’opinione (che si può condividere, o meno, ma) perfettamente legittima, e non uno “stereotipo”, né una “falsa rappresentazione”. Tuttavia, se si può dire che quasi metà degli italiani la pensa in quel modo perché “odia” gli immigrati, e che d’altra parte l’odio va contrastato, ecco che la “strategia nazionale” potrà giustificare di tutto: la criminalizzazione di quell’opinione, ma anche (perché no?!) misure preferenziali per la assunzione di immigrati (per contrastare gli effetti dell’odio).

[…]

Non è lontano il giorno in cui affermare che gli italiani dovrebbero avere la precedenza nelle assunzioni potrà essere (legittimamente) censurato (perché una “falsa rappresentazione” conduce all’odio … e l’odio conduce alla paura, e la paura al lato oscuro).
Così, quando anche i più sprovveduti si saranno resi conto che le attuali politiche di gestione dell’immigrazione sono esclusivamente funzionali alle politiche di deflazione salariale imposte dalle logiche intrinseche dell’unione economica e monetaria  ….  purtroppo non potranno più esprimere il loro dissenso o —non sia mai!— la loro ostilità, oramai derubricati a rappresentazione fuorviante e falsa, anticamera dell’odio.

I lavori sono ormai a buon punto.

Visualizza su Medium.com

La sacra Segre – Ha detto   di ricevere 200 insulti antisemiti al giorno . Dove, visto che non è sui social? (Orwell era un dilettante  rispetto ai Padroni del Discorso) 

 

thanks to: Maurizio Blondet

 

Comunità ebraiche con la memoria di Netanyahu

di Moni Ovadia

La pantomima delle comunità ebraiche (di Roma e non solo) che non partecipano alla Manifestazione unitaria del 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo, si ripete mestamente. Uguale il gesto sdegnato, uguale la delirante motivazione.

E la delirante motivazione è che «nella manifestazione sfilano le bandiere di coloro che settanta anni fa furono alleati dei carnefici nazisti». Quali? Quelle dei risorgenti partiti neonazisti est europei polacchi, ungheresi, ucraini?

No, quelle dei palestinesi, che secondo la pagliaccesca propaganda di Benjamin Netanyahu avrebbero convinto il «mansueto» Führer Adolf Hitler, contro la sua volontà e disponibilità verso gli ebrei, a sterminarne invece sei milioni.

Anche 500.000 Rom e Sinti, tre milioni di slavi, decine di migliaia di disabili (inferiori rispetto alla «razza pura»), di antifascisti, migliaia di omosessuali, testimoni di Geova e di socialmente emarginati, senza dimenticare milioni e milioni di civili sovietici. Ma costoro poco interessano ai dirigenti delle comunità ebraiche. Che accetterebbero volentieri i vessilli di ogni altro popolo oppresso che volesse sfilare nelle manifestazioni del 25 aprile per rivendicare i propri diritti. Ma i palestinesi no! E perché no? Per pedissequo ossequio allo scellerato progetto segregazionista e razzista del premier israeliano Netanyahu.

Che in alleanza con i peggiori fanatici religiosi intende far sparire i palestinesi in quanto popolo e nazione, per dare legittimità alla grande Israele fondata sul logoro mitologema della «Terra promessa» e poi ridurli in minuscoli bantustan concessi dall’effendi israeliano.

Ho già scritto a questo proposito, proprio sul manifesto in occasione della stessa manifestazione dello scorso anno.

Ma in questo anniversario vorrei aprire una prospettiva altra. Gli organizzatori dell’evento del 25 aprile dovrebbero disinteressarsi delle decisioni della comunità ebraica di Roma o di altre comunità ebraiche. Dichiarino la piena e naturale apertura alla partecipazione del mondo ebraico ma non si facciano condizionare da esso su chi debba partecipare o meno al corteo. Il 25 aprile è soprattutto e più di tutto il giorno degli antifascisti di qualsivoglia orientamento.

Le comunità dell’ebraismo siano le benvenute in quanto tali, ma se non tali e se si comportano da ufficio stampa e propaganda del governo ultrareazionario e segregazionista oggi in carica nello stato di Israele, non hanno motivo di sfilare con l’antifascismo.

Un governo antifascista non opprimerebbe mai un altro popolo, non lo deprederebbe delle sue legittime risorse, non ruberebbe il futuro ai suoi figli, non colonizzerebbe le terre assegnategli dalla legalità internazionale come sistematicamente e perversamente fa il governo Netanyahu sorretto dal presidente americano Trump che si appresta all’affronto di spostare a est l’ambasciata Usa a Gerusalemme (occupata a Est).

E se qualcuno pensa che questi siano i pensieri del solito estremista, veterocomunista, «ebreo antisemita», si legga le dichiarazioni del presidente del Congresso Mondiale Ebraico, Ronald Lauder, ebreo americano aderente al partito repubblicano, pubblicate dal New York Times in questi giorni con questo titolo: Israel’s self inflicted wounds (le ferite autoinflitte di Israele), nel quale cui dopo una premessa fatta di dichiarazioni d’amore legittimo per Israele e captazio benevolentiae, condanna la politica di Netanyahu e dei suoi fanatici alleati colonizzatori compulsivi come suicidaria e invisa alla vasta maggioranza di ebrei della diaspora.

Alla faccia degli imbecilli che scambiano critiche politiche ed etiche per antisemitismo.

( Fonte: Ilmanifesto.it )

Sorgente: 27-4-18_comunita-ebraiche-con-la-memoria-di-netanyahu

Una lettera aperta al sindaco di Milano sui fatti del 25 aprile

di Ugo Giannangeli

 

Caro Giuliano, solo ora leggo il Corriere della sera del 29 Aprile perché sono stato impegnato a Venezia per il lancio della campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi.

Ci conosciamo da molti anni e non credo che tu mi ritenga un imbecille.

Sappi che quando ci siamo incontrati il 25 Aprile in piazza Duomo e mi hai calorosamente salutato io avevo da poco finito di contestare in piazza S. Babila, insieme agli altri compagni/e, la presenza delle bandiere israeliane nel corteo.

Sei stato più volte in Palestina, una volta tanti anni fa anche con me.

Sai bene che la forza di Israele non sta tanto nel suo armamento atomico quanto nella propaganda: dalla fine degli anni ’70 Israele porta avanti un progetto (“hasbara”) che consiste nella costruzione di una immagine positiva di Israele nella opinione pubblica occidentale (ricordi il nostrano ministero della propaganda?).

Nella realtà Israele è uno stato che si regge sulla menzogna e sulla mistificazione, dal famoso vecchio falso della “terra senza un popolo per un popolo senza terra” in poi.

Si regge anche sulla speculazione sull’olocausto (vedi: “L’industria dell’olocausto” di Norman Finkelstein, autore certamente non annoverabile tra gli antisemiti).

Ogni occasione è buona per i sionisti per fare propaganda, spacciandosi per l’unica democrazia del Medio Oriente quando è invece uno stato occupante, colonialista e razzista.

Da anni sfruttano anche la ricorrenza del 25 Aprile. Noi quel giorno festeggiamo la liberazione dal fascismo e dalla occupazione nazista. Loro, i sostenitori di un Paese occupante, che cosa c’entrano? Imbecilli sono coloro che consentono la loro presenza favorendo una bieca operazione propagandistica.

Ed infine: hai letto sul Corriere le dichiarazioni di Pacifici? Il prossimo anno salirà da Roma a Milano e porterà con sé quelle squadracce che a Roma hanno aggredito lo spezzone palestinese. Così festeggeremo il 25 Aprile 2015 con i fascisti nel corteo antifascista!

Un altro colpo alla nostra vacillante democrazia. La caparbia difesa dell’indifendibile Israele sta contribuendo alla dissoluzione dei principi democratici in Italia.

Un cordiale saluto

thanks to: forumpalestina

La Comunità Ebraica di Roma ama tanto Gad Lerner

COMUNICAZIONE UFFICIALE DEL CONSIGLIO STRAORDINARIO CER

Ieri, giovedì 23 Gennaio 2014 ( 22 Shevat 5774 ), il Consiglio Straordinario della Comunità Ebraica di Roma, con i presenti:

Dora Piperno, Emanuele Pace, Massimo Bassan, Ruth Dureghello, Claudio Moscati, Ruben Della Rocca, Massimo Misano, Angelo Sed, Riccardo Pacifici, Eugenio Calò, Antonio Spizzichino, Gianni Ascarelli, Joseph Di Porto, Alberto Piazza, Marco Sed (avv), Robert Sassun, Raffaele Sassun, Livia Ottolenghi, Giacomo Moscati, Victor Magiar, Serena Terracina, Bruno Anav
ha approvato all’unanimità il seguente documento.

Il Consiglio della Comunità Ebraica di Roma (CER) riunitosi in seduta straordinaria a seguito degli eventi verificatisi il 14 gennaio, preso atto del monito ricevuto da Rav Di Segni durante la sua lezione dello scorso 22 gennaio e raccolto il suo invito ad un’attenta riflessione sul tema, delibera quanto segue :

PREMESSO

che la CER è luogo nel quale ogni iscritto può e deve esprimere liberamente le proprie opinioni e che il confronto democratico, anche serrato, è indice di pluralismo di idee, vitalità e ricchezza irrinunciabili.

CONDANNA

fermamente ogni tipo d’intimidazione e di violenza verbale, fisica o psicologica, alla quale la riunione del 14 gennaio ha dato luogo e l’uso degli insulti di “fascista” ed “antisemita” indirizzati contro qualunque ebreo.

CONDANNA

altresì l’uso dell’aggressione fisica, denunciata da alcuni presenti, ed esprime la propria solidarietà a tutti coloro che ne sono stati vittime.

MANIFESTA DISAGIO

per la campagna mediatica, aggressiva e strumentale che, a partire dalla grave insinuazione rivolta al Presidente dal Blog di Gad Lerner è stata messa in atto contro i vertici della nostra Comunità. Parimenti, esprime preoccupazione per le esternazioni comparse sui social network, non consone all’ haavat israel.

RINNOVA

La sua gratitudine ai volontari della Sicurezza che, con la loro vigile presenza sono stati in grado di arginare le contrapposizioni che si sono prodotte, e a tutti i consiglieri della Cer e dell’Ucei, presenti in quell’occasione, che si sono adoperati per smorzare i toni.

DEPLORA

Che gli organizzatori dell’evento non abbiano mostrato la dovuta attenzione alle varie sensibilita della Comunità ebraica romana, anche nell’apertura a persone la cui ostilità’ verso il mondo ebraico e’ ben nota.

ESPRIME

la propria vicinanza agli oratori presenti ma ritiene che uno di essi abbia riportato informazioni evidentemente false.

FA APPELLO

a tutti gli iscritti affinché mantengano quello spirito di unità e fratellanza che da sempre distingue la storia bimillenaria della nostra Comunità secondo il dettame Alachico.

SI IMPEGNA

a promuovere tutte quelle iniziative che, nel pieno rispetto delle diverse sensibilità, possano favorire e sviluppare un dibattito democratico a sostegno della sicurezza dello Stato d’Israele.

E IMPEGNA

tutte le strutture comunitarie a lavorare per migliorare il clima di convivenza e di reciproco rispetto.

Il Consiglio s’impegna infine a sostenere con forza ogni iniziativa, proposta sia da singoli che da associazioni, volta a contrastare, nello spazio pubblico come nel web, la criminalizzazione dello Stato d’Israele e ogni forma di antisionismo.

thanks to: romaebraica

La comunità ebraica di Roma si prepara alla giornata della memoria con una rievocazione

Violenza inaccettabile

di Sara Modigliani

Sì, violenza inaccettabile, e non parlo di quella delle varie posizioni antisemite che stanno attraversando la nostra Europa ultimamente in maniera tremendamente pericolosa, no, parlo della violenza a cui ho assistito martedì 14 gennaio alla presentazione di un libro nei locali comunitari di via Balbo a Roma, comportamenti per i quali sono ancora scossa. Il libro in questione si intitola “Sinistra e Israele. La frontiera morale dell’Occidente” di Fabio Nicolucci. La sala era incredibilmente gremita di pubblico e di personalità della cultura. Bene, ho pensato, finalmente un argomento così importante e delicato suscita vero interesse! Sono ebrea e sono di sinistra.

Ero seduta in ultima fila e dietro di me avevo un nutrito gruppo di ragazzi abbastanza giovani a cui ho chiesto se facevano una specie di servizio d’ordine, impressionata dalle loro espressioni sicure e solide. Mi hanno risposto di non preoccuparmi che mi avrebbero protetta. Mah, a dire la verità in quel momento ho cominciato a preoccuparmi. Dopo pochi minuti, ancora prima che iniziasse la presentazione, si sono letteralmente avventati su un signore che era seduto a due posti da me dicendogli “tu sei Marco Ramazzotti Stockel?” e il signore ha risposto di sì. Lo hanno sollevato di peso e a spintoni, dicendo a noi “non aprite bocca, non vi immischiate!”, l’hanno concitatamente sollevato e buttato fuori. Chiunque fosse Marco Ramazzotti Stockel (ora lo so, mi sono informata) era stato accuratamente perquisito come tutti noi all’ingresso e quindi non poteva essere pericoloso sul piano fisico, poteva solo pericolosamente parlare, poteva solo esprimere opinioni, forse pericolosamente diverse da quelle di altri. Da quando ero piccola mi hanno bene insegnato che i fondamenti dell’ebraismo sono il dubbio, la discussione e i frutti che ne nascono, l’uso della parola come arte di scambio tra cuori, anime e cervelli. Ed eravamo nei locali del Tempio di via Balbo. E questa è violenza.

Dopo che ha finito di parlare Emanuele Fiano, in maniera estremamente equilibrata e intelligente sento un trambusto dietro di me e il “nutrito gruppo di ragazzi” alza un grande striscione che ho stentato un po’ a capire “TORNA A GAZA GIORGIO” con la foto di Lassie: Giorgio Gomel reo, anche lui, di avere posizioni di sinistra. Lo striscione è stato fatto abbassare con sorrisetti di condiscendenza, salvo che poi è stato rialzato ed è rimasto in alto. E questa è violenza.

Sono uscita per paura (verso la mia coscienza, ovviamente) che solo un secondo di più in quella sala potesse essere scambiato per complicità o connivenza. Non ho voluto restare in quel luogo e in quella situazione in cui era stato non solo permesso ma incoraggiato (e forse anche ben organizzato) qualcosa di orribilmente facinoroso. Mi dispiace solo di non avere avuto la presenza di spirito di salutare ad alta voce il mio amico Giorgio mentre uscivo. Ci ho pensato dopo.

Sordi, i ragazzi, perché non erano lì per ascoltare, non hanno ascoltato neanche una parola, prede eccitate dalla adrenalina delle loro bravate. Inutile per loro l’intelligenza degli interventi, anzi, inutile per loro l’intelligenza! Non sono abituati ad ascoltare, evidentemente, ma solo a dimostrare il loro potere. Ascoltare è già segno di intelligenza. I due episodi connotano inequivocabilmente un atteggiamento violento, prevaricatore, ignorante, arrogante e offensivo, in altre parole fascista. Cresciamoli così i nostri giovani ebrei, fanatici e ignoranti! Chi tappa la bocca a un essere umano è fascista, chi offende con protervia e ignoranza è fascista, chi non accetta opinioni diverse dalle proprie è fascista.

Oggi mi sono cancellata dalle liste della Comunità Ebraica di Roma. Non sono un’ebrea di quelle che contano, non ho mai partecipato a nessuna iniziativa comunitaria. La Comunità non perde granché, tranne il mio contributo, non sono né religiosa né credente, ma ogni anno ho pensato che magari anche con il mio contributo chi invece ci crede può frequentare le scuole, le attività, le sinagoghe, i servizi, e poi il museo. E poi per amore e rispetto di mio padre, di mia nonna e dei miei zii che per appartenere a questa Comunità hanno sfiorato la deportazione. E poi perché mi riconosco laicamente in una storia e in una tradizione. Da quando sono nata appartengo a questa Comunità quindi non è a cuor leggero che prendo questa decisione. Papà, nonna e gli zii non ci sono più e non se ne possono dolere, sono io che me ne dolgo ora, ma sono profondamente convinta di non voler far parte di una collettività in cui non mi riconosco per niente e che anzi rifuggo per la perdita dei suoi principi fondanti e fondamentali.

Marco Ramazzotti della Rete Ebrei contro l’Occupazione aggredito dai “soliti noti”

Martedì scorso, alla presentazione del libro di Fabio Nicolini “Sinistra e Israele. La frontiera morale dell’Occidente”, Marco Ramazzotti Stockel è stato aggredito da un gruppo di picchiatori presenti nella sala. Questo è solo l’ultimo episodio di una lunga catena di violenze che ha creato un problema di agibilità democratica nella città di Roma, nella quale vi sono zone abitualmente precluse a iniziative di solidarietà con la Palestina, come è preclisa la partecipazione a taluni dibattiti a chi non approva la politica israeliana.
Qui di seguito la denuncia di Pasqualina Napolitano che era presente all’aggressione.

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Il 16/01/2014 Pasqualina Napoletano ha scritto:

Fabio, martedì scorso con Andrea siamo venuti alla presentazione del tuo libro, tu non ci hai visti e noi non ti abbiamo neanche potuto salutare ma è bene che tu sappia perchè e cosa è successo. Dopo i controlli dovuti, siamo entrati nella sala già piena ed abbiamo notato una certa tensione che non si addiceva ad un evento come la presentazione di un libro. Andrea ha incontrato un vecchio amico ed io ho cercato di vedere se c’erano posti a sedere, a quel punto sento gridare : “Tu sei Marco Ramazzotti, non devi stare qui”. Immediatamente parte un gruppo di persone che lo prende e lo scaraventa per le scale fino alla porta di ingresso. Conosco Marco e sua moglie Annina dagli anni ’70, ma non ero sicura che si trattasse di lui perchè era circondato e sovrastato dalle persone che lo stavano platealmente cacciando. Cerco Andrea e gli dico dell’accaduto e insieme scendiamo in strada per cercarlo anche perchè, a quel punto, non avevamo alcuna voglia di rimanere. In strada Marco aveva indossato il casco e stava andando via con il suo motorino quando le stesse persone che lo avevano buttato fuori lo hanno spinto e volutamente fatto cadere a pochi centimetri dalle ruote di una macchina che sopraggiungeva in senso opposto. Ci fermiamo, quando si toglie il casco lo riconosco e lui fa altrettanto, mantiene una calma ammirevole nonostante gli insulti che gli venivano rivolti e fa notare agli esagitati interlocutori di essere stato invitato da Tobia Zevi, per tutta risposta gli rispondono che Tobia Zevi lì non conta niente. Arrivano nel frattempo due poliziotti in borghese che prendono le nostre generalità e la volontà mia e di Andrea di testimoniare dell’accaduto anche perchè gli aggressori continuavano a dire che lui era caduto da solo, chiedono poi a Marco se vuole un’ambulanza e gli dicono che ha 90 giorni di tempo per sporgere denuncia. Non credo che Marco li denuncerà anche perchè, ne abbiamo parlato lì stesso e lui non vuole esasperare ancora di più gli animi, se lo farà, noi siamo comunque pronti a testimoniare. Proprio perchè credo che lui non farà denunce sento la responsabilità di fare almeno sapere cosa è successo. Non voglio aggiungere commenti perchè i fatti si commentano da soli. Caro Fabio, tu sai che sulla questione israelo-palestinese tra noi ci sono posizioni molto distanti, nonostante ciò eravamo venuti perchè interessati al tuo libro ed al tuo punto di vista. L’amara conclusione che traggo da questa vicenda è che, se vengono meno anche gli spazi per un reciproco ascolto, vuol dire che siamo messi proprio male. Spero anche che questo episodio apra un dibattito nella comunità ebraica romana che abbiamo sempre considerato parte di questa città e non ghetto degli irriducibili. Con affetto anche da parte di Andrea. Pasqualina –

thanks to: forumpalestina

forumpalestina

Il boicottaggio di Israele e le lezioni di storia

La richiesta in Parlamento di un deputato del M5S di boicottare un evento sportivo in Israele, ha suscitato la ire della lobby sionista in Italia. Una scrittrice della Rete degli Ebrei contro l’occupazione rimette in riga chi vuole dare lezioni di storia funzionali al colonialismo israeliano.

Dopo l’intervento in aula di Manlio di Stefano, deputato 5 stelle, il quale chiedeva al ministro dello sport di esprimere solidarietà al popolo palestinese e auspicava un ripensamento riguardo alla decisione di tenere l’incontro di coppa Uefa di calcio under 21 in Israele il 5 giugno di quest’anno, considerato che Israele è un paese che non rispetta i diritti umani e quindi assolutamente inadeguato ad ospitare tale manifestazione, prontamente è arrivato l’attacco di un portavoce della Comunità ebraica di Roma, tale Fabio Perugia. Prima di commentare le sue affermazioni voglio ricordare che la coppa Uefa si dovrebbe giocare nelle città di Gerusalemme,Tel Aviv, Nethania e Petah Tikva, città costruite o espanse su villaggi palestinesi distrutti nel corso della Nakba.

Le affermazioni di Fabio Perugia non sono nuove, essendo parte dei luoghi comuni con i quali Israele e i suoi amici raccontano fin dall’inizio della colonizzazione della Palestina la storia degli eventi che si sono succeduti negli ultimi 65 anni. Non sono nuove eppure ogni volta che le sento mi monta un’indignazione potente nel sentire ancora una volta quelle menzogne che ripetute mille volte pretendono di diventare verità. Secondo il Perugia i grillini dovrebbero andare a lezione di storia e si informano su siti web non “certificati” inciampando nelle più “becere teorie antisemite”. E quale certificazione dovrebbero avere questi siti web incriminati, forse il bollino di “Roma ebraica” o meglio “Informazione corretta”? E’ evidente che qui il Perugia inciampa nella confusione assolutamente voluta tra antisionismo e antisemitismo.

Secondo il punto di vista di Israele e dei suoi amici infatti ogni critica ad Israele, sebbene più che certificata, si inscrive nell’ambito dell’antisemitismo. Per costoro è falso storico il fatto che Israele ha messo in atto da molti anni un ben consolidato regime di apartheid, che espande nel territorio palestinese continuamente le sue colonie, che arresta 700 bambini all’anno giudicati poi da un tribunale militare, che ruba acqua e risorse, che ricorre disinvoltamente alla detenzione amministrativa, che impedisce il libero movimento di merci e persone palestinesi, che demolisce interi villaggi, che toglie ai palestinesi ogni diritto: da quello di possedere una casa a quello di essere certi di essere vivi anche il giorno dopo. In una parola che calpesta quotidianamente e senza rimorsi ogni diritto umano e civile dei palestinesi.

Per quanto riguarda lo sport e altre manifestazioni artistico-letterarie lo schema non cambia. Israele si fa carico di impedirle tutte e se non basta arresta e distrugge come è avvenuto per lo stadio di Gaza bombardato dall’aviazione israeliana nel novembre 2012 e come ben sa il giovane calciatore della nazionale palestinese Mahmoud Sarsak detenuto per 3 anni senza imputazione né processo. Sarsak ora è libero sebbene dopo la detenzione la sua carriera calcistica sia stata distrutta, ma altri due calciatori sono tuttora in carcere. Il Perugia poi afferma che durante la guerra dei 6 giorni Israele non attaccò, ma si difese dall’aggressione dei paesi arabi confinanti salvandosi così dalla distruzione.

Ma questo dovrebbe ribadirlo ai 300mila nuovi profughi palestinesi che durante quella guerra andarono ad aggiungersi a quelli del 48. Forse se ne sentirebbero confortati. Forse si sentirebbero meglio i palestinesi cisgiordani sapendo che l’aver perso anche l’ultimo respiro di libertà e essere finiti sotto occupazione militare servì a salvare l’intero popolo di Israele! In realtà per quanto la narrazione israeliana possa mentire quella fu una guerra di espansione e Israele non fu mai in pericolo.

Ultima perla, la più insultante per ogni libera intelligenza: Israele si è ritirata dalla striscia di Gaza lasciandola al controllo delle varie autorità palestinesi. Ora secondo questa logica si dovrebbe poter liberamente esercitare l’amministrazione del proprio territorio avendo il controllo militare dell’occupante sullo spazio aereo, sul mare, sui confini, sulla terra e malgrado un embargo che impedisce di portare nella Striscia una lunga lista di prodotti, molti necessari alla vita, altri specificamente punitivi e arbitrari, malgrado l’impossibilità di libera circolazione sia degli abitanti di Gaza sia di chiunque voglia andarci. Se questo si chiama pace in cambio di territori, si sono dimenticati di aggiungere che la pace auspicata è la pace eterna per i gazawi. In realtà le colonie furono spostate da Gaza solo per poterle maggiormente espandere in Cisgiordania, perchè per Israele era troppo dispendioso mantenerle e infine perchè così le incursioni a tappeto come quella di “Piombo fuso” e molte altre non rischiavano di colpire neppure per sbaglio i coloni. Chiunque sia appena un po’ informato sa bene che nessuna autorità palestinese esercita un vero controllo sia in Cisgiordania sia a Gaza e niente può fare che non voglia Israele. Per concludere non è chi è a capo di 5 stelle che deve mandare a lezione di storia i propri parlamentari, ma sono questo propagandisti di menzogne che devono convincersi che non si può nascondere sempre la verità sotto un tappeto sdrucito dal tempo e consumato dall’ipocrisia e dall’odio per la giustizia e per chiunque contrasti i loro interessi colonialisti.

thanks to: Miriam Marino

rete Ebrei contro l’Occupazione

contropiano