Latinoamerica oggi

Congreso de los Pueblos Le minacce contro il Venezuela da parte del governo di Trump, accompagnato dai suoi leccapiedi Duque e Bolsonaro, e dal “Cartello di Lima”, stanno aprendo nella regione un possibile scenario di guerra, che deve essere prevenuta dalle organizzazioni sociali e dai partiti politici di sinistra, progressisti e democratici della regione…

via Latinoamerica oggi — Notizie dal Mondo

Annunci

Coltan, cobalto: guerre africane e sfruttamento capitalistico

https://i0.wp.com/www.inventati.org/cortocircuito/wp-content/uploads/2016/02/coltan7-1.jpg

La Repubblica democratica del Congo è una delle maggiori unità politiche dell’Africa; lo rendono tale le enormi ricchezze minerarie, per lo più concentrate nella regione dello Shaba, ex Katanga, al confine con l’Angola e lo Zambia: coltan, cobalto, rame e tante altre. Il Paese è stato teatro di una storia di sfruttamento, nonchè scacchiere per le mire coloniali dei Paesi imperialisti.

Il Congo è stato un esempio di colonizzazione”privata”, quando il re del Belgio, Leopoldo II°, si rese protagonista di un’operazione che gli assicurò il dominio su un territorio dieci volte più grande della madrepatria. La “Union minière du Haut Katanga” operò con la massima spregiudicatezza, come uno Stato nello Stato. Nel 1960 i belgi si ritirarono e nel 1967 l’Union minière, benchè venisse nazionalizzata e assumesse la nuova denominazione di GECAMINES, continuò ad assicurarsi una parte ingente dello sfruttamento minerario.

A partire dal 1973, il Governo avviò una serie di nazionalizzazioni di altre società estere, adottando la cosiddetta “via zairese al socialismo”. In realtà le nazionalizzazioni si tradussero nel puro e semplice accrescimento di privilegi per i pochi al potere, rappresentanti della borghesia nazionale. I proletari congolesi da sempre vivono miseramente.

Il Congo possiede l’80% delle riserve mondiali di coltan. Il coltan è una miscela complessa di columbite e tantalite, due minerali della classe degli ossidi, che si trovano raramente in forma pura. Per questo il coltan è chiamato “l’oro bianco”, ed è una risorsa strategica essenziale per lo sviluppo di nuove tecnologie. Serve per la fabbricazione di telefoni cellulari, GPS, satelliti, armi guidate, computer portatili, razzi spaziali, missili, macchine fotografiche e molto altro ancora.

La rivoluzione tecnologica ha fatto schizzare in alto il prezzo del coltan. Le multinazionali se lo contendono. I media borghesi cercano di far credere che le guerre africane siano la conseguenza di conflitti tribali, ma non è così. Il coltan è la causa principale della guerra che dal 1998 ha ucciso più di quattro milioni di persone in Congo. Le multinazionali sfruttano le miniere di coltan ed i minatori pagano anche con la vita.

Il coltan contiene una parte di uranio, quindi è radioattivo, provoca tumori ed impotenza sessuale, viene estratto dai minatori a mani nude. Circa 40mila bambini, secondo i calcoli dell’UNICEF, lavorano nelle miniere di cobalto. Bambini i cui corpi possono muoversi più agevolmente sottoterra, nelle anguste gallerie delle miniere di cobalto. Boschi e campi si trasformano in pantani, i ragazzi e le ragazze non vanno più a scuola, si diffondono molte malattie per mancanza di acqua pulita e cibo, turni e condizioni lavorative estenuanti. Nelle miniere del cobalto uomini, donne e bambini sfruttati lavorano dodici ore al giorno in condizioni pericolose.

Le principali aziende di elettronica, tra cui APPLE, SAMSUNG e SONY evitano i dovuti controlli di base per garantire che il cobalto usato nei loro prodotti venga estratto rispettando i “diritti umani”. In Congo gli enormi introiti del contrabbando delle ricchezze del sottosuolo finanziano i gruppi armati nell’Est del Paese, alimentando un conflitto che dura ormai da venti anni. Il commercio illegale di risorse naturali alimenta l’instabilità nelle regioni del Nord e Sud Kivu e del Katanga. Diversi gruppi armati controllano le miniere.

Si stima che ogni chilo di coltan che viene estratto costi la vita di due bambini, molti dei quali muoino a causa di frane. Altre gravi conseguenze sono migliaia di spostamenti forzati, migliaia di civili fuggiti dalle loro case, milioni di rifugiati, violazione dei diritti fondamentali di anziani e donne. I lavoratori del coltan lavorano dall’alba al tramonto, mangiano e dormono nelle zone selvagge di montagna.

Non sono soltanto gli esseri umani a subire le conseguenze dell’estrazione del coltan. Per estrarre il coltan del Congo si sono invasi i Parchi nazionali. La popolazione degli elefanti è scesa dell’80%. La popolazione dei gorilla è diminuita addirittura del 90%.

Lo sfruttamento del lavoro minorile è una condizione del capitalismo. I bambini aumentano il numero dei lavoratori che la borghesia può sfruttare, abbassandone il prezzo. I GOVERNI LASCIANO MANO LIBERA AI CAPITALISTI DI FARE QUELLO CHE VOGLIONO E DI SFRUTTARE A PIACIMENTO, CON CRUDELTA’ E SENZA REMORE LA CLASSE LAVORATRICE E TUTTI I MEMBRI DELLA SUA FAMIGLIA. Nei Paesi imperialisti il lavoro minorile non è stato abolito, ma solo più o meno regolamentato. Il sistema capitalistico nel mondo sfrutta fanciulli a tutto spiano. Lo sfruttamento del lavoro minorile, riducendo il valore della forza-lavoro fa concorrenza al lavoro del lavoratore adulto, permettendo il suo ulteriore sfruttamento.

Friedrich Engels nell’opera “Sulla situazione della classe operaia in Inghilterra” scrive: il proletariato riceve dalla borghesia i mezzi per vivere in cambio del lavoro prestato, attraverso un contratto formalmente libero e spontaneo: bella libertà, nella quale all’operaio non resta che sottoscrivere le condizioni imposte dalla borghesia, a meno di non morire di fame e di freddo“.

La borghesia dispone di un esercito di proletari disoccupati, pronti a fare concorrenza e a prendere il posto di coloro che non accettino le sue condizioni, oltre naturalmente a disporre della forza materiale dello Stato per schiacciare le rivolte operaie. Finchè permane il conflitto di classe, l’ostilità del proletariato verso i suoi oppressori è una necessità e rappresenta la leva più importante del movimento operaio. Ma va oltre tale ostilità, perchè il comunismo è la causa di tutta l’umanità.

Non è l’ora del pietismo sulla condizione sociale, è l’ora di organizzare l’opposizione proletaria alle politiche borghesi. E’ vano sperare sulle concessioni della classe dominante, tutti i provvedimenti sono illusori finchè il proletariato non abbia la forza di lottare contro la classe sfruttatrice, fino alla liberazione dal capitalismo e dal lavoro salariato.

thanks to: Cortocircuito

Blood Coltan

The mobile phone is a remarkable piece of engineering. But look inside. There’s blood in this machine.

There’s blood in this device because your mobile contains tiny electronic circuits, and they couldn’t work without mineral called COLTAN.

It’s mined in the eastern Congo. There is blood here, the blood of Congolese who are dying in a terrible conflict.

The West’s demand for Coltan, used in mobile phones and computers, is funding the killings in Congo. Under the close watch of rebel militias, children as young as ten work the mines hunting for this black gold.

Blood Coltan exposes the web of powerful interests protecting this blood trade. Meet the powerful warlords who enslave local population and the European businessmen who continue importing Coltan, in defiance of the UN.

thanks to: topdocumentaryfilms

Follow the Minerals: Why the US is Threatened by Venezuela’s ‘Blue Gold’

US PRESIDENT Obama generated international outcry after imposing further sanctions on Venezuela in March and claiming that Venezuela poses an “unusual and extraordinary threat” to US security. President Maduro of Venezuela fired back at Obama, saying the sanctions and executive order are an attempt to use force to control the country.

One forthright response to the US decree from Bolivian President Evo Morales demanded Obama to: “Stop turning the world into a battlefield.”

Is any threat posed by Venezuela merely an illusion created to oil the wheels of intervention?

What is real and tangible is the US’ increasing demand for the natural resources Venezuela has in superabundance.

Resource wealth can be a blessing and a curse. Not only is Venezuela the fifth largest oil exporting country in the world, with the second-largest reserves of heavy crude oil, but also add to that the country’s rich mineral reserves, plus a turbulent economy, and you have a recipe for ‘resource curse’.

Staving off the dreaded resource curse, Venezuela has paved a new road to success. Key to sustaining this progress is the country’s ability to maintain its own mineral wealth.

Venezuela sits on mineral reserves of gold, iron ore, diamonds, coal, uranium and the precious mineral coltan.

Coltan is Venezuela’s Oro Azul or ‘blue gold’. In 2009, President Hugo Chávezannounced the discovery of reserves worth $100 billion of “the blue gold of the 21st century” in the Amazon region of the country.

The price of this blue gold follows an increasing demand for a high-grade metal known as tantalum, processed from refined coltan. Demand for coltan is so intense, it fetches a higher price on the international market than even gold or diamonds.

Tantalum is the metal used in capacitors that store energy in modern electronics like smart phones and tablets. Tantalum capacitors are also essential in powering modern military weaponry because the metal resists corrosion and can withstand the extreme temperatures generated by the new military applications. Without it, weapons systems would overheat.

The US relies on tantalum to build the basic circuitry in guidance control systems in smart bombs, the on-board navigational systems in drones, anti-tank systems, robots and most weapons systems.

The metal is vital to US defense. Yet, it has no domestic source of coltan. Importing and stockpiling tantalum is its only recourse.

As the need for tantalum increases, smugglers move coltan from Venezuela to the US via Colombia and Brazil.

Paramilitary groups control the black market trade of coltan ore, raising insecurity in the region. South of Caicara del Orinoco in Bolívar state where the blue gold reserves are found, cattle ranchers are forced to flee their land.

The minerals trade fuels the conflict in the war-ravaged Congo. Violence in mining areas is proportionate to the demand for rare minerals like coltan. When tantalum shortages cause the price of coltan to soar, violence intensifies in these areas. The Congolese war has killed over six million people since 1996. Thus the term ‘conflict minerals’.

Mining destroys all life and its natural environment – killing vegetation, damaging the soil, waterways and biodiversity. The mining area at Venezuela’s border of the Amazon rainforest has the country’s highest proportion of indigenous peoples. It is home to at least 26 indigenous communities who rely on the natural environment for their ancestral ways of life.

In an attempt to fight illegal smuggling into Colombia, the Venezuelan government ordered a national crackdown on illegal miners and extended restrictions on the 2,200 kilometer border between Venezuela and Colombia.

In December, the Venezuelan government rescued a 30,000 square kilometer area in the country’s most loved national park, clearing it of illegal miners.

Critics of Chávez blame the violence on the ban he instituted in 2009. However, unregulated and illegal artisanal mining in the region goes back decades. And the growing appetite for coltan is only exacerbating the problem.

More importantly: what is driving illegal mining? Who is paying out for smuggled Venezuelan coltan ore, feeding the smelters, buying from refiners and stockpiling large quantities of tantalum?

Where the coltan goes, nobody knows. Tablets and smart phones amount to only a part of the coltan market. There is a documented demand for tantalum by the US defense industry. Could a crackdown on coltan smuggling in Venezuela pose a threat to the US?

A recent 60 minutes episode describes the ‘threat’ that China poses to US national security, not because of tantalum, but from other rare earth elements. China is the world’s single source of these elements. US defense systems depend on rare earth elements needed in manufacturing tomahawk cruise missiles, lasers and guidance systems on weapons. In other words, the US depends on China for its weaponry.

Following this logic, for Venezuela to derail coltan smugglers en route to the US via Colombia and Brazil, could jeopardize the Pentagon’s cache of tantalum from refined coltan.

If a top-rated US news programme portrays China as a threat because it possesses giant mineral reserves that the US needs for its defense industry, then what does this say about the blue gold wars raging across the Eastern Congo and northern Amazon?

Conflict-free advocacy overlooks the links between minerals and the weapons manufacturing industry, focusing narrowly on smart phones, laptops and tablets. It is doubtful defense companies will be seeking out conflict-free mines and transparent, traceable supply chains.

A conflict-free weapon is still an oxymoron.

Advances in military technology and the obsession with armed drones will not curb the craving for tantalum. All the more reason to follow the minerals.

Paramilitary armies traffic illegally mined coltan ore over supply lines to smelters and refiners that sell tantalum to the world’s warmongers, who then build more weaponry to further wage illegal wars.

Obama was half right. There is a real threat. And it’s turning the world into a battlefield. As US sanctions in the past have tended to foreshadow military intervention, Morales’ words ring true.

Sorgente: Follow the Minerals: Why the US is Threatened by Venezuela’s ‘Blue Gold’ | venezuelanalysis.com

Coltan e cobalto: la tratta degli schiavi umani e animali

I crimini collegati al mercato del coltan e del cobalto, estratti dalle miniere delle Repubblica Democratica del Congo e impiegati per la costruzione delle batterie di smartphone, PC e telefoni cellulari, sono ormai di dominio pubblico.
L’estrazione di questi minerali, che va avanti da anni, ha dato vita a una guerra civile in Congo funzionale al controllo delle miniere da parte di gruppi armati direttamente assoldati dalle multinazionali del settore. L’80% del minerale esportato nel mondo proviene da questo paese.
Un report ha rivelato che il vicino esercito del Rwanda ha guadagnato 250 milioni di dollari statunitensi in meno di 18 mesi vendendo coltan, nonostante il paese non ne sia particolarmente ricco, un contrabbando in cui sarebbero implicate anche le forze armate di Uganda e Burundi.
Sempre in Congo, il gigante cinese Zheijang Huayou Cobalt Ltd (Huayou Cobalt) controlla le miniere di estrazione di cobalto, altro minerale impiegato nella produzione di batterie di smartphone e automobili, che poi rivende a tre aziende: Ningbo Shanshan e Tianjin Bamo in Cina e L&F Materials in Corea del Sud.
Queste ultime tre aziende lo lavorano e a loro volta riforniscono multinazionali ben più note al consumatore: Ahong, Apple, BYD, Daimler, Dell, HP, Huawei, Inventec, Lenovo, LG, Microsoft, Samsung, Sony, Vodafone, Volkswagen e ZTE.
Il consumatore in questo modo assume un ruolo determinante in questa catena di sfruttamento che, attraverso l’acquisto di prodotti appartenenti ai marchi indicati, finanzia direttamente i crimini provocati dal mercato di coltan e cobalto: sfruttamento del lavoro minorile e violazione dei diritti umani.
Nelle miniere del Congo sono circa 40.000 i bambini impiegati nelle estrazioni minerarie, mandati a lavorare per turni anche di 24 ore senza le dovute protezioni come mascherine e guanti. Tra settembre 2014 e dicembre 2015 sono almeno 80 i bambini ad aver perso la vita nel sud del paese, ma il numero potrebbe essere anche maggiore.cobalt
Le multinazionali del settore, per assicurarsi il controllo delle miniere e un ciclo produttivo molto sostenuto, scendono a patti con i gruppi armati locali i quali, pagati direttamente in armi, si vendono a queste aziende dando vita a regimi oppressivi contro il loro stesso popolo.

Ma la violazione dei diritti umani non è il solo crimine condotto in Congo dalle multinazionali del settore; l’area principale dalla quale viene estratto il coltan comprende anche il Parco Nazionale di Kahuzi Biega, casa dei gorilla di montagna.
Nell’area del Parco Nazionale è stata condotta un’opera di deforestazione per facilitare le operazioni estrattive e questo ha causato la riduzione delle risorse di cibo disponibili per i gorilla che hanno visto la loro popolazione dimezzarsi: di 258 esemplari che risiedevano nell’area protetta solo 130 sono ancora in vita.Coltan_diagram-1
Negli ultimi cinque anni la presenza di gorilla nell’aera dei bassipiani orientali del Congo è calata del 90% e in tutto il paese ne rimangono ormai solo 3.000, questo anche a causa dello stato di povertà patito dalle popolazioni locali dei minatori, che sono spinti a cacciare questi gorilla per poi rivenderne la carne agli eserciti ribelli che controllano le zone di estrazione mineraria.

Una catena di eventi che vede implicate una manciata di multinazionali che, grazie al sostegno ricevuto dal mercato, ovvero ai soldi spesi dal consumatore, seminano devastazione, schiavitù e morte in Congo, per produrre tecnologia macchiata del sangue di questo paese.
Pare che non vi siano alternative all’utilizzo di coltan e cobalto per la produzione degli oggetti tecnologici incriminati, sebbene un geologo dell’Università di St Andrews, il dottor Adrian Finch, recentemente ha documentato il ritrovamento di questo minerale all’interno di vulcani estinti nella remota regione del Nord Motzfeldt in Groenlandia.
Ma in realtà l’alternativa maggiormente efficace è davanti ai nostri occhi: ridurre o azzerare l’acquisto di smartphone, telefoni cellulari, PC e automobili prodotti dalle multinazionali citate e non solo.
Il mercato dell’usato è ormai molto forte anche nel settore tecnologico: PC e cellulari vengono acquistati e gettati con una rapidità allarmante, generando una domanda maggiore e giustificando così le azioni condotte dalle multinazionali.
L’equazione alla fine è sempre la stessa: il consumismo ti consuma, ma soprattutto consuma popolazioni, territori e animali che vengono schiavizzati e sfruttati nell’ombra, spesso senza che la verità possa esser svelata agli occhi del mondo.

Fonti: Il ManifestoAskanews Cellurar-news

thanks to:

Earth Riot (Convivenza Pacifica)