Controllare il messaggio, controllare il mondo: Dal Vietnam al Venezuela

Scott Patrick 12 febbraio 2019 Nel 2019, un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti sta avendo luogo in America Latina contro il…

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Le sfaccettature del continuo colpo di Stato in Venezuela

L’autoproclamazione di Juan Guaidó con il sostegno degli Stati Uniti e il blocco finanziario contro il Venezuela fanno parte del continuo colpo di stato. | Foto: Reuters12 febbraio 2019 Le guarimbas in Venezuela sono state uno strumento di violenza dell’opposizione per raggiungere il potere. Una strategia di colpo di stato che continua anche oggi.

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Maduro propone elezioni parlamentari anticipate in Venezuela

2 febbraio 2019 20:08 Il presidente venezuelano Niñolas Maduro ha chiesto elezioni anticipate all’Assemblea nazionale, un organo legislativo dominato dall’opposizione e guidato da Juan Guaido che si è dichiarato leader ad interim la scorsa settimana. La dichiarazione di Maduro arriva mentre migliaia si radunano nelle strade di Caracas sia…

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Venezuela, il popolo scende in piazza a sostegno di Maduro e contro il golpe. Le immagini censurate in Italia

 

Discorso di Maduro in avenida Bolivar dopo la manifestazione di massa per commemorare il 20° anniversario della Rivoluzione Bolivariana e a sostegno della democrazia in Venezuela. In una fase molto delicata per il paese dove è in corso di svolgimento un golpe promosso dagli USA che tramite il burattino Guaidò vogliono spodestare il legittimo presidente…

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Come Maduro risponde alla nuova offensiva imperialista

Venezuela Infos 4 maggio 2018

Roger Noriega, ex-assistente del Segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale, noto “falco” alleato diretto dei golpista e terroristi della destra latinoamericana, pubblicava sul New York Times un articolo intitolato: “Le opzioni sono esaurite per il Venezuela” dove ribadiva la richiesta di altre politiche repubblicane a favore del colpo di Stato militare per rovesciare il Presidente Nicolas Maduro. Altri funzionari della politica estera degli Stati Uniti rilasciavano dichiarazioni simili a quelle del vicepresidente Mike Pence che annunciava che i prossimi Paesi da liberare saranno “Nicaragua, Venezuela e Cuba”, o Mike Pompeo, ex-capo della CIA e nuovo segretario di Stato degli Stati Uniti, che autorizzava un nuovo gruppo di diplomatici statunitensi nel promuovere il cambio in Venezuela. La giornalista Stella Calloni rilasciava un nuovo documento dal Comando Sud delle Forze Armate statunitensi, firmato dall’ammiraglio Kurt Walter Tidd, che spiega in undici pagine, metodicamente ciò che gli Stati Uniti intendono fare per impedire la vittoria del Presidente Nicolás Maduro alle elezioni del 20 maggio o, in caso di fallimento, usare il potere mediatico per lanciare e giustificare un intervento. Tale piano denunciato dal Presidente Evo Morales fu redatto prima dell’organizzazione delle elezioni presidenziali del 20 maggio, conferisce un ruolo all’opposizione ma ne riconosce anche l’inefficienza data la mancanza di base sociale, e divisioni, prevaricazione e corruzione che vi regnano. L’esercito statunitense parla di “rinascita della democrazia” in America Latina e cita l’esempio di Brasile, Ecuador e Argentina. Ritiene che sia arrivata la volta del Venezuela. Se, come indicano la maggior parte dei sondaggi di aziende private, Nicolás Maduro vince alle urne, verrà schierato ogni strumenti del Pentagono per la guerra psicologica per creare un clima favorevole all’azione militare. A tal fine, afferma il documento, lavorano con Paesi alleati degli Stati Uniti, Brasile, Colombia, Argentina, Panama e Guyana, per preparare una forza congiunta sotto la bandiera dell’OAS, l’Organizzazione degli Stati americani, e sotto la supervisione del suo Segretario Generale Luis Almagro. Il comando meridionale utilizzerà basi in Colombia, strutture di sorveglianza elettronica regionali, ospedali e enclavi nella foresta panamense di Darién, così come le ex-basi di Howard e Albrrok nella zona del canale. La prima fase del piano è già in corso: consiste nell’aggravare i problemi interni del Venezuela, in particolare carenza di cibo e beni di prima necessità, blocco alla valuta estera, esacerbazione della violenze, esaurimento del potere d’acquisto della moneta nazionale e, allo stesso tempo, lanciare l’apparato della propaganda per accusare il governo di Nicolás Maduro delle crisi, e accusar lui e i suoi principali collaboratori di presunta corruzione.
Dopo il fallimento delle “guarimbas” (violenze di estrema destra) organizzate da aprile a luglio 2017 e presentate dai media internazionali come “rivolta popolare”, la destra concentrava gli sforzi sul terreno economico, rafforzando variabili come aumento dei prezzi, tasso di cambio e contrabbando. Di fronte a questa sfaccettata guerra che mira a minare il sostegno popolare al chavismo, il Presidente Nicolas Maduro accelera la risposta moltiplicando la distribuzione di cibo sovvenzionato alla popolazione. Allo stesso tempo, colpisce il cuore del sistema capitalista: i capi della megabanca privata Banesco, impegnata nel massiccio traffico di valuta venezuelana e riciclaggio di denaro, furono arrestati e la banca posta sotto tutela pubblica. All’apice della ricchezza petrolifera, Banesco aprì la via alla fuga di capitali verso paradisi fiscali come Repubblica Dominicana, Colombia, Panama, Porto Rico e Florida (Stati Uniti) dove iniziarono ad apparire filiali della Banesco con un capitale molto più alto, come nel famoso caso Banesco Panamá, rispetto a grandi banche statunitensi come Citibank. Fino a poco tempo prima, l’ascesa di Banesco fu presentata conseguenza delle grandi qualità del suo fondatore, Juan Carlos Escotet. Tuttavia, nel 2015, Banesco Panamá fu multata per 614000 dollari per aver violato le norme sulla prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo. Il mito ebbe la sua prima dose di realtà…
Nel frattempo, al confine con la Colombia, l’operazione “mani di carta” smantella il contrabbando di banconote venezuelane e riciclaggio di dollari dalla mafia colombiana per acquistare beni sovvenzionati dal governo bolivariano e rivenderli a 100 volte il prezzo sul mercato colombiano. Le autorità nazionali e regionali hanno scoperto molti hangar con passaggi segreti dove riso, burro, zucchero, olio, fungicidi e una grande quantità di alimenti protetti dallo Stato venezuelano furono raccolti e imballati dai mafiosi con imballaggi colombiani. Per non parlare del massiccio traffico di benzina, una flotta di camion cisterna. Nella capitale furono scoperti depositi di cibo monopolizzato poi ridistribuito alla popolazione dai comitati di approvvigionamento. Per proteggere i salari dei lavoratori, Maduro decretava il 30 aprile l’ulteriore aumento del 95% della retribuzione legale, annunciava l’aumento delle indennità e una copertura del 100% dei pensionati, e moltiplicava le assegnazioni ai più vulnerabili: anziani, studenti, donne incinte, donne che allattano, ecc. La replica delle catene di distribuzione come produzione e vendita, era per l’80% nelle mani private, consisteva nell’aumentare i prezzi il giorno seguente. Maduro annunciava che se sarà rieletto il 20 maggio fermerà la mafia dei supermercati e rilancerà il “governo della piazza”, città per città, rafforzare il controllo della distribuzione da parte dei cittadini e del governo.
Il candidato dell’opposizione presidenziale, Henri Falcon, affermava che con la dollarizzazione del Venezuela, si conquisterebbe la fiducia delle organizzazioni internazionali come Banca mondiale (WB) e Fondo monetario internazionale (FMI). Il Presidente Nicolás Maduro considera al contrario, di rendere il Paese indipendente dal dollaro, creando la divisa Petro: “Che un Paese come il nostro possa avere una propria valuta internazionale sarebbe un successo senza precedenti nel mondo” aggiunse riferendosi al Petro lanciato dal governo bolivariano“.

5 aree di lavoro
Nell’ambito del coordinamento della proposta del Presidente, il Comitato economico stabiliva diverse aree di lavoro: sicurezza e sovranità alimentare, nuova architettura finanziaria per la gestione delle finanze pubbliche, rapporto col capitale straniero, economia di produzione, nuovo modello economico che esponga le motivazioni all’Assemblea costituente e problema dell’energia dai diversi punti deboli. Uno di questi è PDVSA Gas Communal: servizio diretto e distribuzione in bombole parte essenziali del lavoro data l’importanza che hanno nelle case. Inoltre, il problema dei flussi di raffinazione fu enfatizzato per valorizzare lavorazione, sfruttamento ed estrazione del greggio. Alla domanda sul destino delle maggiori riserve petrolifere del mondo, il deputati Paravisini dichiarava che le risorse della Hugo Chávez Orinoco Oil Belt continuano ad essere utilizzate come strumento di geopolitica globale. “Chiunque voglia petrolio deve adattarsi alle condizioni stabilite dallo Stato. Si prevede addirittura di stabilire condizioni più severe con questo rapporto di proprietà: 60% alla Repubblica e 40% all’investitore privato da associare che porta tecnologia oltre al finanziamento“. La democratizzazione della gestione dell’industria deve continuare perché nonostante il controllo del governo su Petróleos de Venezuela (PDVSA) che, prima del colpo di Stato e dello sciopero del 2002-2003 contro il Presidente Hugo Chávez, era controllato da “una casta burocratica” che si faceva chiamare meritocrazia, continua a essere gestita da una struttura strettamente legata ai poteri delle multinazionali. Il decreto presidenziale 3368 pubblicato il 12 aprile nella Gazzetta Ufficiale del Venezuela n. 41376, rappresenta un passo in questa direzione. Lo scopo è riorganizzare le operazioni petrolifere e ridurre al minimo la burocrazia nell’impresa statale e nelle joint venture per ripristinarne la capacità produttiva. “L’attività dell’industria petrolifera si è totalmente distorta. Da una cosiddetta acquisizione di tutte le variabili con la nazionalizzazione del petrolio nel 1975 che in realtà diventò un Ministero del Petrolio molto forte, ma con un’industria in realtà gestita dalle multinazionali attraverso prestanomi, passiamo ad un’altra in cui entrambi i lati vanno controllati dallo Stato“. Ciò ne ha determinato il rafforzamento sul momento, ma in pratica “abbiamo perso il controllo sul problema del petrolio. Oggi, l’abbiamo perso nell’industria e abbiamo perso la forza del ministero“, dichiarava Paravisini, dell’Assemblea costituente. “PDVSA era una creazione dell’imperialismo e della CIA. Rómulo Betancourt, inizialmente, si oppose alla sua creazione e quindi l’accettò a condizione che le compagnie fossero dirette dagli ex-direttori delle transnazionali”, ricordava.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Manlio Di Stefano (M5S) a Laura Boldrini sulla Turchia: “Ma perch Erdogan solo ora un dittatore?”

Manlio Di Stefano (M5S) a Laura Boldrini sulla Turchia:

Dov’erano i moralisti di oggi quando, alle Nazioni Unite, l’Ambasciatore russo Churkin mostrava al mondo le prove di come Ankara addestrasse combattenti terroristi in Siria e del traffico continuo di armi e munizioni nei territori siriani sotto controllo dell’ISIS?”

di Manlio Di Stefano*

“L’accordo per i migranti è stato un errore”, chiosa da ultimo Laura Boldrini. “Scene rivoltanti di giustizia arbitraria e vendetta”, “l’introduzione della pena di morte sarebbe la fine dei negoziati con l’Unione Europea” avevano in precedenza dichiarato tutti coloro, dalla Merkel alla Mogherini, che trattano e osannano il TTIP con quegli Stati Uniti della pena di morte e di Guantanamo.

La repressione di Erdogan, dopo il colpo di stato tentato una settimana fa, è brutale, violenta e tremenda. L’aggiornamento delle “liste di proscrizioni” ha toccato il numero di 60 mila persone. Ma non è certo la sospensione (non confermata) della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo, mai rispettata da Ankara e da tanti altri Paesi membri, il punto di indignazione sulla Turchia come ci vogliono far credere.

L’immensa purga che Erdogan sta applicando a migliaia di persone tra le forze dell’ordine, magistrati e giornalisti, supera chiaramente il limite di ciò che si richiede ad un paese dell’Unione Europea.

Mi chiedo allora: due settimane fa la Turchia era sulla giusta strada? Erdogan, l’uomo che Angela Merkel per conto di tutta l’Europa aveva scelto come alleato di riferimento per la gestione dei flussi dei migranti, ha preso solo adesso una via dittatoriale?

I sei/nove miliardi di euro che i Paesi dell’UE hanno deciso di investire in Turchia sono solo ora una scelta sbagliata?

La liberalizzazione dei visti rappresenta soltanto adesso un errore?

Negli ultimi anni la Turchia di Erdogan ha varato una serie di riforme liberticide che hanno conferito pieni poteri ai servizi segreti, tolto alla magistratura gran parte dell’indipendenza, ridotto enormemente il diritto alla libera espressione, umiliato quotidianamente la libertà di stampa e i diritti civili, represso, infine, tutti gli oppositori interni.

Dov’erano i moralisti di oggi quando l'Unione Europea imponeva ai suoi membri l’accordo con una Turchia che faceva tutto questo?

Dov’erano i moralisti di oggi quando, alle Nazioni Unite, l’Ambasciatore russo Churkin mostrava al mondo le prove di come Ankara addestrasse combattenti terroristi in Siria e del traffico continuo di armi e munizioni nei territori siriani sotto controllo dell’ISIS?

Dov’erano quando venivano mostrate al mondo le prove del contrabbando delle opere d’arte e del petrolio provenienti dai territori controllati dall’ISIS?

E, dov’erano, infine, i moralisti di oggi quando alle Nazioni Unite venivano denunciate specifiche aziende turche per aver conferito all’ISIS tutte le componenti necessarie alla costruzione di ordigni esplosivi?

Ve lo dico io, erano a lodare e pontificare Erdogan come l’uomo giusto al momento giusto.

Stati Uniti, Unione Europea e NATO sapevano tutto nel dettaglio, da sempre: la Turchia è, infatti, il secondo esercito della NATO e nel Paese sono distribuite decine di basi militari atlantiche.

Allora, però, non si preoccupavano degli “alti standard” nemmeno di fronte alla repressione brutale nelle regioni curde o al transito delle decine di migliaia di “foreign fighters” che attraversavano il confine per andare a sterminare le popolazioni di Siria e di Iraq.

La NATO degli “alti standard” si impegnava, anzi, a proteggere Erdogan con il suo velo militare.
Vi sembrerà strano ma ciò accadeva pochissimi giorni fa.

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*Capogruppo della Commissione Affari Esteri del Movimento 5 Stelle

Notizia del: 22/07/2016

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Kill List: Smashing the ‘B’ in BRICS

The stakes could not be higher. Not only the future of the BRICS, but the future of a new multipolar world is in the balance. And it all hinges on what happens in Brazil in the next few months.

Let’s start with the Kafkaesque internal turmoil. The coup against President Dilma Rousseff remains an unrivalled media theatre/political tragicomedy gift that keeps on giving. It also doubles as a case of information war converted into a strategic tool of political control.

A succession of appalling audio leaks has revealed that key sectors of the Brazilian military as well as selected Supreme Court justices have legitimized the coup against a President that has always protected the two-year-old Car Wash corruption investigation. Even Western mainstream media was forced to admit that Dilma did not steal anything but is being impeached by a bunch of thieves. Their agenda; to stifle the Car Wash investigation, which may eventually throw many of them in jail.

The leaks also unveiled a nasty internecine carnage between Brazilian comprador elites — peripheral and mainstream. Essentially the peripherals were used as lowly paperboys in Congress for the dirty work. But now they may be about to become road kill – along the illegitimate, unpopular, interim Michel Temer “government”, led by a bunch of corrupt-to-the-core PMDB politicians, the party that is heir to the sole opposition outfit tolerated during the 1960s-1980s military dictatorship.

Meet the vassal chancellor

An insidious character in the current golpeachment scam is the interim Minister of Foreign Relations, senator Jose Serra of the PSDB party, the social democrats turned neoliberal enforcers. In the 2002 presidential election – which he lost to Lula — Serra had already tried to get rid of peripheral Brazilian oligarchies.

Yet now he’s incarnating another role — perfectly positioned not only to retrograde Brazilian foreign policy to some point around the 1964 military coup, but mostly as the Beltway’s point man inside the coup racket.

Exceptionalistan’s key ally in Brazil is the oligarchy in Sao Paulo, the wealthiest state and home to the financial capital of Latin America. This is Brazil’s A-list. It’s from their ranks that an eventual “national savior” may eventually spring up.

Once the peripherals are history, then no holds would be barred to criminalize – and imprison – an array of leftist leaders, Lula included, as well as manufacture a fake election legitimized by a noxious Supreme Court justice, Gilmar Mendes, a PSDB stooge.

It all hinges on what happens in the next two months. The prosecutor general finally asked the Supreme Court to throw three top peripherals in jail; they are all accused of plotting to derail the Car Wash investigation — an extremely complex juridical-political-police network of myriad concentric/parallel circles.

Meanwhile, the final judgment of Dilma’s impeachment at the Senate is bound to happen on August 16 – 11 days after the start of the Olympic Games. The coup plotters suffered a heavy blow as they were trying hard to accelerate the proceedings. As it stands, the outcome is uncertain; after the leaks, four to five senators are already wavering, as the leaks also implicate Temer personally. The “leader” of a zero-credibility, corruption-crammed scam, he’s among the targets of several corruption investigations and has just been banned from running to political office for the next 8 years.

The Brazilian mainstream media monopoly (five families) – popularly referred to as PIG, the Brazilian acronym for Pro-Coup Media Party – has changed its anti-left tune and is now also going after selected members of the Temer racket.

According to the constitution, if both the Presidency and Vice-Presidency are vacated in the last two years of a given term, it’s up to Congress to elect the new President.

This implies two possible scenarios. If Dilma is not impeached, it’s increasingly likely she will call for new presidential elections before the end of the year.

If she is impeached, the PIG will tolerate the stooge-crammed Temer interim racket until January 2017 at the most. The next step would be what Serra and about-to-be-jailed Senate leader Renan Calheiros are campaigning for; the end of direct presidential elections and the onset of Brazilian-style parliamentarianism.

The man best positioned to be the national savior in this case is former president Fernando Henrique Cardoso – also former “Prince of Sociology” and a major star (during the 1960s and early 1970s) of the dependency theory, then metamorphosed into an avid neoliberal. Cardoso is a very close pal of both Bill Clinton and Tony Blair. The Beltway/Wall Street axis loves him. Cardoso would be “elected” mostly by the pack of Congress hyenas who got the Dilma impeachment rolling on April 17.

The hard node of golpeachment goes way beyond peripheral Brazilian elites. It is comprised of a political party (the PSDB); the Globo media empire; the Federal Police (very cozy with the FBI); the Public Ministry; most of the Supreme Court; and sectors of the military. Only the Beltway/Wall Street axis has the means and the necessary pull to regiment all these players – by hard cash, blackmail or promises of glory.

And that ties in with key unanswered questions regarding the recent audio leaks. Who taped the conversations. Who leaked them. Why now. Who profits from a nation in total political/economic/juridical chaos, with virtually all institutions totally discredited.

Neoliberalism or chaos

Those were the days when Washington could mastermind, with impunity, an old-fashioned military coup in its backyard – as in Brazil 1964. Or as in Chile during the original 9/11 – in 1973, as seen through crack Chilean film maker Patricio Guzman’s moving documentary about Salvador Allende.

History, predictably, now repeats itself as farce as the 2016 coup has turned Brazil – the 7th largest economy in the world and a key Global South player – into a Honduras or Paraguay (where recent US-supported coups were successful).

I have shown how the coup in Brazil is an extremely sophisticated Hybrid War operation going way beyond unconventional warfare (UW); four generation warfare (4GW); color revolutions; and R2P (“responsibility to protect”), all the way to the summit of smart power; a political-financial-judicial-mainstream media soft coup unveiled in slow motion. This is the beauty of a coup when promoted by democratic institutions.

Neoliberalism may have failed, as even the IMF research wing has concluded. But its rotten corpse still encumbers the whole planet. Neoliberalism is not only an economic model; it surreptitiously takes over the juridical realm as well. In another perverse facet of shock doctrine, neoliberalism cannot prevail without a juridical framework.

When constitutional attributions are redirected to Congress that keeps the Executive under control while generating a culture of political corruption. Politics is subordinated to economics. Companies engage in campaign financing and buy politicians to be able to influence the political powers that be.

That’s how Washington works. And that’s also the key to understand the role of former leader of the Brazilian lower house Eduardo Cunha; he ran a campaign financing racket out of Congress itself, controlling dozens of politicians while profiting from proverbially fat state contracts.

The Three Stooges in what I called the Provisional Banana Scoundrel Republic are Cunha, Calheiros and Temer. Temer is a mere puppet while Cunha remains a sort of shadow Prime Minister, running the show. But not for long. He’s already been suspended as the speaker in Congress; he bagged millions of US dollars in kickbacks for those fat contracts and stashed the loot in secret Swiss accounts; now it’s a matter of time before the Supreme Court has the balls – it’s not a given — to throw him in the slammer.

NATO vs. BRICS, all across the spectrum

And that brings us once again to The Big Picture, as we proceed in parallel with an analysis by Rafael Bautista, the head of a decolonization study group in La Paz, Bolivia. He’s one of the best and brightest in South America who’s very much alert to the fact that whatever happens in Brazil in the next few months will drive the future not only of South America but the whole Global South.

Exceptionalistan’s project for Brazil is no less than the imposition of a remixed Monroe doctrine. The main target of a planned neoliberal restoration is to cut off South America from the BRICS – as in, essentially, the Russia-China strategic partnership.

It’s a short window of opportunity after all those years under the Bush-Obama continuum where Washington was obsessed with MENA (Middle East/Northern Africa), a.k.a. the Greater Middle East. Now South America is back in a starring role in the geopolitical (soft) war theatre. Getting rid of Dilma, Lula, the Workers’ Party, by all means available, is only the start.

It all comes back to the same, defining 21st century war; NATO against the BRICS; the Shanghai Cooperation Organization (SCO); and ultimately the Russia-China strategic partnership. Smashing the “B” in BRICS carries with it the bonus of smashing Mercosur (the South American common market); Unasur (the political Union of South American Nations); ALBA (the Bolivarian Alliance); and South American integration as a whole, compounded with integration with key emerging Global South players such as Iran.

The ongoing destabilization of “Syraq” fits the Empire of Chaos; when there’s no regional integration, the only other possibility is balkanization. And yet Russia graphically demonstrated to Beltway planners they cannot win a war in Syria while Iran demonstrated after the nuclear deal that it won’t become a Washington vassal. So the Empire of Chaos might as well secure its own backyard.

A new geopolitical framework had to be part of the package. That’s where the concept of “North America” fits in, backed by the Council on Foreign Relations and devised mostly by former Iraq surge superstar David Petraeus and former World Bank honcho Bob Zoellick, now with Goldman Sachs. Call it a mini who’s who of Exceptionalistan.

You won’t see it enounced in public, but the Petraeus/Zoellick concept of “North America” presupposes regime changing and gobbling up Venezuela. The Caribbean is seen as a Mare Nostrum, an American lake. “North America” is in fact a strategic offensive.

It implies controlling the massive oil and water wealth of the Orinoco and the Amazonas, something that would forever guarantee Exceptionalistan’s preeminence south of the border.

The Caribbean is already a done deal; after all Washington controls CAFTA. South America is a tougher nut to crack, roughly polarized by what’s left of ALBA and the US-driven Pacific Alliance. With Brazil falling to a neoliberal restoration, it’s over as a promoter of regional integration. Mercosur would eventually be absorbed into the Pacific Alliance – especially with a man like Serra as Brazil’s top diplomat. So, politically, South America must be annulled at all costs.

What’s left for South America would be its aggregation — as marginal players, part of the US-driven Pacific Alliance — to those NATO on trade deals, the TPP and TTIP. The “pivot to Asia” – of which TPP is the trade arm — is the Obama doctrine’s push for containment of China, not only in Asia but also across Asia-Pacific. Thus it’s natural that China (Brazil’s number one trade partner) should also be contained in the hegemon’s backyard, South America.

From the Atlantic to the Pacific, and beyond

It’s never enough to stress the geo-economic importance of South America. The only way South America can be fully integrated to the multipolar world is by opening up to the Pacific, boosting its strategic connection with Asia, especially China. That’s where the Chinese push to invest in a massive high-speed rail project uniting the Brazilian Atlantic coast with Peru in the Pacific fits in. That’s South American interconnectivity in a nutshell. If Brazil is politically annulled, none of this will ever happen.

So every coup is now literally allowed in South America; indirect attacks to the Brazilian currency, the real; bribing local comprador elites with the backing of the global financial system; a concerted attempt at the implosion, simultaneously, of the top three economies: Brazil, Argentina and Venezuela. SOUTHCOM went so far as to produce a report on “Venezuela Freedom” earlier this year, signed by commander Kurt Tidd, which proposes a “strategy of tension”, complete with “encirclement” and “suffocation” techniques and allowing to mix street action with a “calculated” use of armed violence. Echoes of Chile 1973 do apply.

South America is now arguably the prime geopolitical space where Exceptionalistan is laying the bases to restore its unrivalled hegemony — as part of a multi-dimensional, geo-finance war against the BRICS bent on perpetuating the unipolar world.

All previous moves have lead to this geostrategy of imploding the BRICS and reducing South America to an appendix of North America.

Wikileaks revealed how the NSA spied on Petrobras. In 2008 Brazil came up with its own National Defense Strategy, focused on two key areas; the South Atlantic and the Amazon. This did not sit well with SOUTHCOM. Unasur should have developed it to a continental level, but they didn’t.

Lula decided to award to Petrobras the prime exploitation of the pre-salt deposits – the largest oil discovery of the 21st century. Dilma’s administration gave a firm push to the BRICS’s New Development Bank (based on the Brazilian BNDES) and also decided to accept Iranian payments bypassing the US dollar. Anyone involved in South-South trade bypassing the US dollar enters a kill list.

Hillary Clinton is the presidential candidate of Wall Street, the Pentagon, the industrial-military complex and the neocons. She is the Goddess of War – and in a Bush-Obama-Clinton continuum she will go to war against any player in the Global South that dares to defy Exceptionalistan.

So the die is cast. We will know for sure by the time there’s a new US President — and arguably a new, unelected Brazilian President — in early 2017. The geostrategic game though remains the same; Brazil must fall so BRICS-led integration must fall, and Exceptionalistan may concentrate all its firepower in an all-out confrontation against Russia-China.

The views expressed in this article are solely those of the author and do not necessarily reflect the official position of Sputnik.

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Wall Street dietro il Colpo di Stato in Brasile

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 1 giugno 2016

Il controllo sulla politica monetaria e la riforma macroeconomica è l’obiettivo del colpo di Stato. Gli obiettivi principali di Wall Street sono la Banca Centrale, che domina la politica monetaria nonché le operazioni di cambio, il Ministero delle Finanze e la Banca del Brasile (Banco do Brasil). A nome di Wall Street e del “consenso di Washington”, il “governo” ad interim post-golpe di Michel Temer ha nominato un ex-amministratore delegato di Wall Street (con cittadinanza statunitense) a capo del Ministero delle Finanze. Henrique de Campos Meirelles, ex-presidente della FleetBoston Financial Global Banking (1999-2002) ed ex-capo della Banca centrale sotto la presidenza di Lula è stato nominato ministro delle Finanze il 12 maggio. Il nuovo presidente della Banca Centrale del Brasile, Ilan Goldfajn (Goldfein) è stato capo economista della Itaú, la maggiore banca privata del Brasile. Goldfajn ha stretti legami con FMI e Banca Mondiale, ed è amico intimo finanziario di Meirelles.

Cenni storici
Il sistema monetario brasiliano del real è fortemente dollarizzato. Le operazioni di debito interno portano ad un aumento del debito estero. Wall Street è intenta mantenere sul Brasile una camicia di forza monetaria. Dal governo di Fernando Henrique Cardoso, Wall Street ha esercitato il controllo sugli elementi economici chiave, come Ministero delle Finanze, Banca del Brasile e Banca centrale. Sotto i governi di Fernando Henrique Cardoso e Luis Ignacio da Silva (Lula), la nomina del governatore della Banca Centrale venne approvata dal Wall Street.

Cardoso, Lula, Temer nominati per conto di Wall Street
Arminio Fraga: presidente della Banca Centrale (4 Marzo 1999 – 1 gennaio 2003) manager degli hedge fund e socio di George Soros nel Quantum Fund di New York, dalla doppia cittadinanza Brasile-Stati Uniti.
Henrique de Campos Meirelles, Presidente della Banca centrale, (1 gennaio 2003-1 gennaio 2011). Doppia cittadinanza Brasile-Stati Uniti. Presidente e CEO della Boston Bank (1996-1999) e Presidente della FleetBoston Financial Global Banking (1999-2002). Nel 2004, FleetBoston si fuse con Bank America. Prima della fusione FleetBoston era la settima banca negli Stati Uniti. Bank America è attualmente la seconda banca degli Stati Uniti. Dopo essere stato licenziato da Dilma nel 2010, Meirelles ritorna venendo nominato ministro delle Finanze dal “presidente ad interim” Michel Temer.
Ilan Goldfajn, capo economista della Itaú, la maggiore banca privata del Brasile. Goldfajn è stato nominato dal “governo” ad interim di Michel Temer a capo della Banca centrale (16 maggio 2016). Doppia cittadinanza Israele-Brasile. Goldfajn aveva precedentemente lavorato presso la Banca centrale di Arminio Fraga ed Henrique Mereilles. Ha stretti legami personali col Prof. Stanley Fischer, attualmente vicepresidente della Federal Reserve. Inutile dire che la nomina di Golfajn alla Banca centrale è stata approvata da FMI, Tesoro degli Stati Uniti, Wall Street e Federal Reserve. Va notato che Stanley Fischer aveva già ricoperto la carica di di vicedirettore generale del Fondo monetario internazionale e di Governatore della Banca centrale d’Israele. Sia Fischer che Goldfajn sono cittadini israeliani, con legami con la lobby pro-Israele.

Incaricato da Dilma Rousseff alla Banca centrale, non approvato da Wall Street
Alexandre Tombini Antônio, Governatore della Banca Centrale (2011-2016), funzionario di carriera presso il Ministero delle Finanze. Cittadinanza: Brasile.

Sfondo storico
All’inizio del 1999, sulla scia immediata dell’attacco speculativo contro la valuta nazionale brasiliana (Real), il presidente della Banca centrale, Professor Francisco Lopez (nominato il 13 gennaio 1999, Mercoledì Nero) fu licenziato e sostituito da Arminio Fraga, cittadino degli Stati Uniti e dipendente del Quantum Fund di George Soros a New York.

“La volpe nominata a guardia del pollaio”.
Più concretamente, gli speculatori di Wall Street venivano incaricati della politica monetaria del Brasile. Sotto Lula, Henrique de Campos Meirelles è stato nominato Presidente della Banca Centrale del Brasile. Fu in precedenza presidente e CEO di una delle più grandi istituzioni finanziarie di Wall Street. FleetBoston era il secondo maggiore creditore del Brasile, dopo Citigroup. A dire il vero, era in conflitto di interessi. La nomina fu concordata prima dell’adesione di Lula alla presidenza. Henrique Meirelles era un convinto sostenitore del controverso Piano Cavallo argentino degli anni ’90: un “piano di stabilizzazione” di Wall Street che rase al suolo l’Argentina economicamente e socialmente. La struttura essenziale del Piano Cavallo argentino fu replicata in Brasile nell’ambito del Piano Real, applicando una moneta nazionale convertibile dollarizzata (Real). Ciò che tale piano implicava è che il debito interno diveniva debito estero denominato in dollari. Al momento dell’adesione di Dilma alla presidenza nel 2011, a Meirielles non fu rinnovata la presidenza della Banca centrale.

La sovranità nella politica monetaria
Il ministro delle Finanze Mereilles del “governo” ad interim supporta la cosiddetta “indipendenza della Banca centrale”. L’applicazione di tale falso concetto implica che il governo non dovrebbe intervenire nelle decisioni della banca centrale. Ma non ci sono restrizioni alle “volpi di Wall Street”. La questione della sovranità nella politica monetaria è cruciale. L’obiettivo del colpo di Stato è negare la sovranità del Brasile nella formulazione della politica macroeconomica.

Le volpi di Wall Street
Sotto Dilma, la “tradizionale” scelta di una “volpe di Wall Street” fu abbandonata con la nomina di Alexandre Tombini Antônio, funzionario governativo di carriera che guidò la Banca Centrale del Brasile dal 2011 al maggio 2016. Al momento dell’adesione di Michel Temer a “presidente ad interim”, Henrique de Campos Meirelles veniva nominato a capo del Ministero delle Finanze. A sua volta, Meirelles ha nominato i suoi compari a capo della Banca centrale e del Banco do Brasil. Meirelles viene descritto dai media statunitensi come “amico del mercato”.

Nomine economiche di Michel Temer:
– Henrique de Campos Meirelles, Ministro delle Finanze,
– Ilan Golfajn, Presidente della Banca Centrale del Brasile, socio nominato da Meirelles
– Paolo Caffarelli, Banca del Brasile, socio nominato da Meirelles.

Conclusioni
Ciò che è in gioco con vari meccanismi, anche operazioni d’intelligence, manipolazione finanziaria e propaganda mediatica, è la destabilizzazione della struttura statale e dell’economia nazionale del Brasile, per non parlare dell’impoverimento di massa del popolo brasiliano. Gli Stati Uniti non vogliono affrontare o negoziare un governo nazionalista riformista sovrano. Quello che vogliono è un loro Stato-fantoccio. Lula era “accettabile” perché seguiva le istruzioni di Wall Street e FMI. Mentre l’agenda politica neoliberista non ha prevalso con Rousseff, che implementava un’agenda riformista-populista scacciando il pilastro macroeconomico sponsorizzato da Wall Street durante la presidenza Lula. Secondo il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Heinrich Koeller (2003) Lula è stato “Il nostro miglior presidente”: “Sono entusiasta (dell’amministrazione Lula); ma è meglio dire che sono profondamente colpito dal Presidente Lula” (Conferenza stampa del FMI, 2003).
Sotto Lula non c’era bisogno del “cambio di regime”. Luis Ignacio da Silva aveva approvato il “Washington Consensus”. La scomparsa temporanea di Henrique de Campos Meirelles dopo l’elezione di Dilma Rousseff è stata fondamentale. Wall Street non approvò le nomine di Dilma a Banca centrale e Ministero delle Finanze. Se Dilma avesse scelto di mantenere Henrique de Campos Meirelles, il colpo di Stato molto probabilmente non ci sarebbe stato.

Il regime dei fantocci degli Stati Uniti a Brasilia
Un ex-CEO/presidente di una delle più grandi istituzioni finanziarie statunitensi (e cittadino degli Stati Uniti) controlla le importanti istituzioni finanziarie del Brasile e definisce l’agenda macroeconomica e monetaria di un Paese di oltre 200 milioni di persone. Si chiama colpo di Stato… di Wall Street.

Ilan Goldfajn

Ilan Goldfajn

La credibilità di Temer crolla subendo per 8 anni il divieto a cariche pubbliche
Glenn Greenwald, Global Research, 4 giugno 2016
Brazil-Coup-Appointment-Of-President-Michel-Temer-Called-Farce-680x382Era evidente fin dall’inizio che obiettivo fondamentale dell’impeachment della Presidentessa del Brasile Dilma Rousseff era sostenere i veri ladri a Brasilia e consentirgli di impedire, ostacolare e in ultima analisi uccidere l’indagine CarWash (così come d’imporre un programma neoliberale di privatizzazioni e austerità radicali). A 20 giorni dalla presa del potere del presidente “ad interim” Michel Temer, schiaccianti prove della sua corruzione sono emerse dimostratesi vere: già due dei ministri intermedi del gabinetto tutto bianco e maschile di Temer, tra cui il ministro anticorruzione, sono stati costretti a dimettersi dopo la pubblicazione di registrazioni segrete che dimostrano il loro complotto per ostacolare le indagini (in cui, insieme a un terzo elemento del gabinetto, sono coinvolti personalmente). Ma lo stillicidio della corruzione dei ministri di Temer serve ad oscurare la sua. Anche lui è implicato in numerose indagini di corruzione e ora è formalmente accusato di aver violato le leggi elettorali e, per punizione, gli sono vietate le cariche politiche per otto anni. Ieri, un tribunale elettorale regionale a San Paolo, da dove proviene, ha emesso la sentenza dichiarandolo “non ammissibile” a qualsiasi carica politica, avendo ad oggi una “fedina sporca” nelle elezioni. Temer è stato riconosciuto colpevole di spendere più fondi per la campagna di quanto la legge consenta. Dati intrighi, corruzione ed illegalità del governo ad interim di Temer, la violazione della legge non è il peggiore reato. Ma simboleggia potentemente la truffa antidemocratica che le élite brasiliane tentano di perpetrare. In nome della corruzione hanno rimosso la leader democraticamente eletta del Paese e la sua sostituzione, con qualcuno che, anche se non legalmente vietato, è ora escluso per otto anni dalla carica che vuole occupare. Poche settimane fa, l’impeachment di Dilma è apparsa inevitabile. I media oligarchici del Brasile avevano efficacemente focalizzato l’attenzione esclusivamente su di lei. Ma poi, tutti hanno cominciato a guardare chi congegnava il suo impeachment, chi avrebbe avuto il potere e per quali motivazioni, e tutto è cambiato. Ora il suo impeachment, anche se ancora probabile, non sembra inevitabile: la scorsa settimana, O Globo ha riferito che due senatori già a favore ora ci ripensavano alla luce dei “fatti nuovi” (i nastri rivelati sui ministri di Temer) e ieri anche Folha riferiva che numerosi senatori tendono a ripensarci. In particolare, i media brasiliani non pubblicano più i sondaggi sull’opinione pubblica su Temer e l’impeachment di Dilma. Nel frattempo, l’opposizione cresce contro tale attacco alla democrazia, sia a livello nazionale che internazionale. Le proteste contro Temer sono sempre più grandi e intense. Due dozzine di parlamentari inglesi hanno denunciato l’impeachment come colpo di Stato. Tre dozzine di europarlamentari hanno sollecitato la cessazione dei negoziati commerciali con il governo ad interim del Brasile per mancanza di legittimità. Il gruppo anti-corruzione Transparency International ha annunciato di por fine al dialogo con il nuovo governo finché non elimina la corruzione dai nuovi ministeri. Il New York Times parla delle dimissioni del ministro anti-corruzione a soli 20 giorni dalla nomina, descritta come “un altro colpo a un governo zoppicante per uno scandalo, a poche settimane da quando Temer ha sostituito Dilma Rousseff”. Ma forse niente indica più la farsa pericolosa che le élite brasiliane tentano di perpetrare quanto il fatto che il loro capo è ormai bandito dalla carica in cui è stato installato, poiché condannato per aver infranto la legge. Questa non è solo la distruzione della democrazia nel quinto Paese più popoloso del mondo, né l’imposizione di un ordine del giorno di privatizzazioni e attacchi ai poveri a vantaggio dei plutocrati internazionali. E’ letteralmente l’affermazione di sporchi corrotti criminosi che cinicamente sono al potere in nome della lotta alla corruzione.
Ieri sera, a un evento a Rio de Janeiro mi è stato chiesto, come sempre in questi casi, del possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nel cambio di governo. Qui i quattro minuti della mia risposta:

Sorgente: Wall Street dietro il Colpo di Stato in Brasile | Aurora

Il colpo di Stato invisibile e indicibile dei banchieri

Damiano Mazzotti
Il colpo di Stato invisibile e indicibile dei banchieri
(Foto di web.rifondazione.it)

 

 

Il sociologo Luciano Gallino ha approfondito lo studio dello strapotere finanziario e nel mese di ottobre 2013 ha pubblicato “Il colpo di Stato di banche e governi” (Einaudi, 345 pagine, euro 19).

Gallino ripercorre le varie tappe della crisi economica e finanziaria e propone una lunga serie di riflessioni molto significative. In estrema sintesi si può affermare che i tracolli finanziari dipendono dalla creazione di massa monetaria “cattiva” legata al sistema bancario ombra e a titoli più o meno fantasiosi basati su formule matematiche troppo astratte che pretendono di trasformare il piombo in oro, cioè i debiti in guadagni assicurati (i derivati sono titoli bancari che vengono scambiati con moneta reale). I tracolli bancari privati hanno poi aggravato i deficit statali di molti paesi europei.

Quindi tutte le principali istituzioni politiche e finanziarie sono corresponsabili di un pericoloso accentramento del capitale finanziario in titoli virtuali, che impedisce di fare i giusti investimenti nelle varie economie nazionali. Quasi tutte le istituzioni dovrebbero essere incentivate a cambiare le direttive politiche: i governi dei grandi Stati, la Commissione Europea, la Banca d’Inghilterra, la Bce e la Fed (Federal Reserve System, cioè la banca centrale privatizzata degli Stati Uniti) .

Comunque l’astuta operazione bancaria che consente di creare denaro dal nulla, come avviene nell’attivazioni dei muti e dei fidi potrebbe complicarsi in tutta Europa. In Germania “Ad agosto 2012 un’associazione di imprenditori, assistita da un gruppo di giuristi, ha presentato al Bundestag [il Parlamento] una petizione con cui si richiede che gli articoli del codice penale i quali stabiliscono che un debito non ripagato costituisce sempre un reato, in quanto comporta un danno al patrimonio del prestatore, siano rivisti perché non tengono conto che in molti casi il denaro è stato creato da una banca dal nulla” (p. 149). In questi casi si potrebbe essere condannati solo per le spese amministrative sostenute e non per la perdita di denaro virtuale che prima del mutuo non esisteva, dato che il denaro prestato nasce insieme al mutuo (è il gemello siamese del mutuo).

Inoltre secondo Gallino uno dei principali obiettivi della casta finanziaria è quello “di privatizzare i sistemi europei di protezione sociale al fine di dirottare verso le imprese e le banche il loro colossale bilancio”, smantellando così la gestione degli enti pubblici per finanziare i vari sistemi pensionistici privati (p. 204).

In passato erano i re, che arrivano alla bancarotta statale, a causa delle guerre e dell’eccessivo ingrandimento dei territori da governare, che alla fine diventavano troppo costosi da mantenere (i soldati si chiamano così perché vanno pagati). Con l’evoluzione sociale si è arrivati ai re che arrivavano alla bancarotta a causa delle spese eccessive nei lussi e della monetazione incontrollata (prima in metallo svalutato e poi in banconote inflazionate). Oggi i banchieri hanno monopolizzato il potere monetario statale. Del resto nel 1830 Laffitte affermò: “D’ora in avanti comanderanno i banchieri” (banchiere e deputato liberale, dopo il fallimento della Rivoluzione di luglio).

Per approfondimenti:

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