Il Rapporto annuale 2018 di Peace Now sugli insediamenti nei 10 anni del governo Netanyahu.

Nel 2018 la costruzione di nuovi insediamenti è stata del 9% al di sopra della media. 19.346 unità abitative sono state costruite nell’ultimo decennio sotto il PM Netanyahu Il 70% delle costruzione sono in “Insediamenti isolati” English version Peace Now – 14 maggio 2019 Immagine di copertina: Mappa della costruzione degli insediamenti durante il decennio di…

via Il Rapporto annuale 2018 di Peace Now sugli insediamenti nei 10 anni del governo Netanyahu. — Notizie dal Mondo

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Lapidata a morte da coloni israeliani

Quella che vi raccontiamo oggi è solo una delle tante atrocità che si consumano quotidianamente contro il popolo palestinese. Ieri sera, una donna palestinese è stata lapidata a morte dai coloni israeliani nella parte settentrionale della Cisgiordania occupata.

lapidata

Aisha Mohammed Aravi, 47 anni, stava guidando il suo veicolo in compagnia del marito, vicino a un checkpoint della Cisgiordania, a sud di Nablus, quando sono stati attaccati da coloni israeliani che hanno iniziato a lanciare grosse pietre sulla macchina della coppia.

Gli aggressori hanno rotto il parabrezza dell’auto, colpendo la coppia più volte nella testa e nella parte superiore del corpo con una raffica di pietre. Aisha, della città di Bidya, ha perso la vita a causa di un grave trauma alla testa. I media palestinesi hanno riferito che anche il marito di Aisha ha subito gravi lesioni durante la vile aggressione.

Il tragico incidente è arrivato due giorni dopo che un gruppo di coloni israeliani della colonia di Yitzhar ha fatto irruzione in una scuola superiore nel villaggio di Urif, nel sud di Nablus, e ha iniziato a lanciare sassi contro studenti seduti nelle loro classi. Decine di studenti sono rimasti feriti durante l’attacco, oltre ai gravi danni materiali causati alla scuola.

Pochi minuti dopo l’incidente, anche le forze militari israeliane sono entrate nella scuola superiore e hanno fornito protezione ai coloni mentre li scortavano fuori dalla zona. Le truppe hanno anche sparato proiettili di acciaio rivestiti di gomma e bombolette lacrimogene contro gli studenti. Diversi giovani sono rimasti intossicati a causa dell’inalazione di gas lacrimogeno. Dalla Palestina occupata è tutto.

thanks to: ilfarosulmondo

Perché i palestinesi sono trattati oggi come gli ebrei nel 1940.

Perché oggi non si levano voci per denunciare i metodi altamente fascisti di Israele contro i Palestinesi?

Guillermo Saavedra, 31 agosto 2018

Quando i nazisti derubarono il popolo ebraico, confiscarono tutte le loro proprietà e ricchezze. Appropriazione ed espropriazione di opere d’arte, conti bancari, abbigliamento … Prigione, tortura, persecuzione.

Il saccheggio dei nazisti non ebbe  limiti.

Perché oggi non si levano voci per denunciare i metodi altamente fascisti di Israele contro i Palestinesi?

Questa può essere allo stesso tempo una domanda filosofica e un grido d’angoscia. La prima è una richiesta di chiarezza ed esige una risposta intellettuale. Ma se le parole sono un’espressione di angoscia, qualsiasi spiegazione razionale non solo sarebbe irrilevante,, ma anche assolutamente insensibile. Un’espressione di dolore richiede empatia e non risposte; silenzio, non parole

Nota del grande filosofo Darío Sztajnszrajber –  Sztajnszrajber fa una fantastica descrizione della sensazione di angoscia. Ma che si fa dopo aver compreso questo sentimento?

L’Ufficio Centrale di Statistiche Palestinese ha rivelato che nel 2017 Israele si è appropriato di 2.100 dunam di terra palestinese (un dunam equivale a 1.000 metri quadrati) in diverse parti della Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme.

Secondo un rapporto pubblicato alla vigilia della Giornata della Terra, che ha avuto luogo il 30 Marzo 2018 nei Territori Occupati, le terre sono state espropriate principalmente per stabilirvi controlli militari israeliani, punti di osservazione vicino a insediamenti ebraici o per annetterle  a insediamenti ebraici,

Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica, Israele controlla attualmente più del 90% della superficie della Valle del Giordano, il che rappresenta il 29% della superficie totale della Cisgiordania. Rileva inoltre che alla fine del 2016 il numero di insediamenti, enclave selvagge e basi militari israeliane in Cisgiordania hanno  raggiunto il  numero di 425, incluse 150 colonie e 107 enclave selvagge. Il rapporto stima che ci siano 636.000 coloni in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme, il che significa che ci sono 21,4 coloni per 100 palestinesi.

Nel 2017, Israele ha demolito 433 edifici palestinesi nei Territori Occupati,  il 46% dei quali a Gerusalemme.

Il 21 novembre 2016  il relatore delle Nazioni Unite per i Territori Occupati, Michael Lynk, accusò il Parlamento israeliano di voler “rubare” la proprietà privata dei Palestinesi con l’approvazione di una legge che legalizzava gli insediamenti ebraici nei Territori.

Il 16 novembre 2017 erano stati legalizzati più di 100 insediamenti ebraici temporanei stabiliti illegalmente su terra palestinese privata in Cisgiordania, nonostante  gli ordini contrari della Corte Suprema israeliana.

Ciò era stato possibile grazie alla nuova legge dello Stato di Israele che legalizzava l’appropriazione  delle terre private palestinesi e la loro  regolarizzazione,  destinandole all’uso dei coloni ebrei.  Argomentazione vietata dal diritto internazionale.

Michael Lynk denunciò che questi insediamenti minano il diritto all’autodeterminazione dei Palestinesi, violando il loro diritto di proprietà, di  libertà di movimento e di sviluppo. Così come lo Stato di Israele continua a confinare i Palestinesi  in porzioni  di terra  sempre più piccole e non contigue tra di loro .

Ma la comunità internazionale ha paura di sfidare il governo israeliano. Sebbene l’annessione dei Territori Occupati costituisca una profonda violazione del diritto internazionale. I Palestinesi dal canto loro sono molto pacifici di fronte alla rapina organizzata.

Se Israele continua con le annessioni, la comunità internazionale dovrebbe essere pronta non solo a condannare queste azioni, ma anche ad adottare  misure appropriate per porre rimedio a queste violazioni.

La Storia ha dimostrato che il solo responsabile della situazione in Palestina è il “Sionismo”.

Il pantheon dei personaggi biblici e coranici in Palestina  nasce da credenze e tradizioni del folclore nativo locale. Sono i Palestinesi musulmani che l’hanno creato e conservato come valore sacro della Palestina.

I luoghi sacri della Palestina  situati nel sottosuolo e dedicati alla memoria dei profeti e dei santi della tradizione ebraica, cristiana e islamica, sono stati conservati dalla popolazione araba palestinese locale come santuari per il pellegrinaggio che a sua volta generava atti di culto religioso e popolare nei villaggi ove sono ubicati..

Dal 1948, sin dall’inizio della politica di pulizia etnica, della distruzione dei villaggi e dell’espulsione dei loro abitanti,  tutti questi siti sono stati sottratti al popolo palestinese. Ci sono casi specifici che stupiscono per come il Sionismo, attraverso lo stato di Israele, si sia appropriato del culto  di quelli  che mai aveva considerato come luoghi di pellegrinaggio e devozione di sacri personaggi delle religioni abramitiche.

Storia di alcuni Regni europei, in cui gli Ebrei sono stati privati dei loro beni, delle loro ricchezze ed espulsi: Regno di Francia, anno 1182, espulsione e confisca dei beni ordinati dal re Filippo Augusto; Regno d’Inghilterra, anno 1290, ordinata dal re Edoardo I, l’espulsione degli Ebrei fu la prima grande espulsione del Medioevo; Spagna dei re cattolici di Castiglia e Aragona, confisca di beni ed espulsione degli Ebrei nel 1492.

In  Francia, paese dei Lumi, il governo di Vichy consegnò  ai nazisti 75.000 Ebrei perché fossero uccisi nelle camere a gas.

Oggi i Palestinesi hanno tutto il diritto di difendere il loro territorio e non possono essere considerati dei “terroristi”,  parola molto di moda all’interno di una comunità internazionale guidata dagli Stati Uniti.

thanks to:

Traduzione: Simonetta lambertini – Invictapalestina.org

Fonte:https://blogs.mediapart.fr/guillermo-saavedra/blog/310818/pourquoi-les-palestiniens-sont-traites-aujourdhui-comme-les-juifs-en-1940?utm_source=facebook

33 gruppi per i diritti umani chiedono all’ONU di pubblicare la lista di società collegate alle colonie

MEMO. Più di 30 gruppi ed organizzazioni internazionali e palestinesi per i diritti umani hanno sollecitato l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite a rendere pubblica una lista di società collegate alle colonie illegali israeliane.

In una lettera congiunta indirizzata all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, le organizzazioni hanno accolto con favore l’aggiornamento di gennaio da parte dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR), sul lavoro svolto per produrre un database di imprese collegate alle colonie.

I firmatari chiedono quindi all’OHCHR di “rilasciare ed elencare le compagnie che sono state debitamente vagliate e contattate, in particolare quelle che hanno respinto il mandato dell’OHCHR a tale riguardo e che non hanno risposto entro i 60 giorni previsti”.

I firmatari della lettera includono Addameer, Amnesty International, DCI-Palestina, la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH), gli Avvocati per i diritti umani palestinesi, il Centro palestinese per i diritti umani e Trocaire.

Secondo un comunicato stampa del firmatario al-Haq, “la lettera sottolinea ulteriormente la necessità di accettare il database come meccanismo vivente che deve essere continuamente sviluppato e fornito di risorse adeguate a tale scopo”.

La lettera sottolinea che il database sarebbe un importante precedente per garantire “responsabilità per le multinazionali coinvolte in violazioni dei diritti umani in tutto il mondo e come strumento per incoraggiare ed assistere gli Stati nel far sì che le compagnie all’interno della loro giurisdizione rispettino i principi guida delle Nazioni Unite sui diritti umani, diritti umani internazionali e diritto umanitario”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Sorgente: 33 gruppi per i diritti umani chiedono all’ONU di pubblicare la lista di società collegate alle colonie | Infopal

Professore dell’università ebraica: ogni “colono” è un terrorista

“Per definizione, ogni colono è un terrorista”, afferma il dottor Amiram Goldblum che in un post su Facebook attacca l’ex capo del Consiglio di Yesha.

 

 

David Rosenberg, 17/07/17 10:22

 

Un professore dell’Università Ebraica di Gerusalemme ha dichiarato che tutti gli ebrei che vivono in Giudea e Samaria sono terroristi e ha accusato Israele di essere uno stato di apartheid.

 

Amiram Goldblum, ricercatore e docente del dipartimento di chimica medicinale dell’università, ha sfidato gli ebrei che vivono in Giudea e Samaria, scrivendo in un post di Facebook venerdì che proprio per la loro residenza nel cuore della storica isola ebraica, qualsiasi israeliano che vive oltre Il confine pre-1967 è un “terrorista”.

 

“Per definizione, ogni colone è un terrorista”, ha scritto Goldblum.

 

Il professore ha anche preso di mira un ex capo del Consiglio di Yesha (Judea e Samaria), Shlomo Filber, che precedentemente ha diretto il Ministero delle Comunicazioni, definendolo   “terrorista,   bugiardo e criminale”.

 

“Come qualcuno che è stato colonizzatore e direttore generale del Consiglio di Yesha, è stato responsabile di crimini contro l’umanità [e fatti collegati] direttamente ai reati contro il popolo palestinese e dovrebbe quindi essere sottoposto a processo da parte del tribunale internazionale dell’Aja “.

 

“Israele deve iniziare a purificarsi da personaggi sporchi come Shlomo Filber e il suo emblema”.

 

Filber è stato accusato della scomparsa di documenti della società di telecomunicazioni Bezeq durante illuso incarico come Direttore Generale del Ministero delle Comunicazioni.

 

La scorsa settimana su internet non è stata la prima sfida di Goldblum in controversie politiche. All’inizio di quest’anno, Goldblum definì  Benzi Gopstein l’attivista anti-assimilazione  come “neo-nazista”.

 

Nella pagina Facebook di Goldblum è presente una mappa dello Stato d’Israele, con le parole ” West Bank Apartheid sotto il controllo israeliano”.

 

Nel 2015, Goldblum ha paragonato il creatore di un video virale che critica le ONG di sinistra con Julius Streicher, fondatore ed editore del settimanale violentemente antisemita Der Stürmer.

 

“Ma sembra che sia comunque un legame, naturalmente non genetico”, ha scritto Goldblum. “Sono entrambi delle mele particolarmente marce sull’albero umano, entrambi sono istigatori spregevoli, entrambi servono organizzazioni fasciste e private. C’è una piccola differenza: Streicher ha creato l’ideologia, Klughaft unisce ideologia e prostituzione”.

 

“Non so se Klughaft viaggiasse per studiare i metodi di Streicher nel quotidiano più spregevole mai pubblicato nella storia umana, ma non c’è dubbio che sta avanzando in questa direzione: forse Streicher appare nei sogni di Klughaft?”

 

In passato, Goldblum ha lavorato come portavoce dell’organizzazione radicale di Peace Now, membro del consiglio di amministrazione del Fondo New Israel. Nel 2013, Goldblum correva per la Knesset con il partito di sinistra Meretz.

 

Il mese scorso, un altro professore dell’università ebraica è stato criticato per  aver paragonato Israele alla Germania nazista.

 

Ofer Cassif, membro del dipartimento di scienze politiche dell’università ebraica, ha avvertito che Israele è “su un pendio scivoloso verso il fascismo”.

 

“Non c’è molto da argomentare”, ha aggiunto Cassif. ”

 

“Sono sicuro che se fossimo seduti … all’Università di Friburgo nel 1933, e ci fosse  un professore che osasse dire le cose che ho detto io, anche lì, alcuni  studenti  avrebbero detto “Beh, questo è un tuo pensiero”. Ragazzi, no, non lo è. Solo perché qualcosa è troppo forte da sentire  non è accettata come opinione.”

 

 

thanks to: trad. Invictapalestina.org

Fonte: http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/232574

La Coop e il Conad vendono datteri sporchi di sangue.

Con l’arrivo delle feste natalizie Coop e Conad hanno ripreso la vendita di datteri sporchi di sangue. Datteri provenienti dalle colonie israeliane illegali presenti in Cisgiordania, su terre rubate ai legittimi proprietari palestinesi, che sfruttano le risorse naturali e la manodopera palestinese, anche minorile.

Nonostante in passato Coop e Conad avessero deciso di non supportare l’apartheid israeliano sospendendo gli approvvigionamenti di merci prodotte nei territori occupati ma etichettate come prodotti di Israele, oggi apprendiamo da alcune nostre fonti che nei suddetti supermercati è possibile trovare ancora datteri illegali.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

In particolare presso la Unicoop Tirreno sono in vendita datteri medjoul di marca King Solomon e Jordan River distribuiti in Italia con marchio Fatina dalla Murano S.p.a. di Pomigliano d’Arco in provincia di Napoli, ma confezionati in Israele da Hadiklaim Date Growers LTD.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Hadiklaim è uno dei principali esportatori di datteri israeliani, prodotti in varie colonie illegali della Valle del Giordano, del Mar Morto e delle Alture del Golan.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

L’importatore e distributore per l’Italia, la Murano S.p.a., ha aggiunto sulla scatola un adesivo con la dicitura ARDOC denominazione di origine controllata, che dovrebbe indicare la produzione dei datteri nella valle Arava a sud del mar Morto, in territorio israeliano. Ma non esiste alcuna D.O.C. denominazione di origine controllata di prodotti israeliani. Il termine è solo un modo per trarre in inganno l’acquirente visto che è utilizzato soltanto in Italia. Inoltre sull’etichetta è indicata la sede dell’impacchettamento ma non è possibile risalire a quella di coltivazione.

Dal 2015 è obbligatorio indicare sull’etichetta la provenienza dalle colonie israeliane dei prodotti agricoli. Decisione ribadita dall’Unione Europea nel 2016. Hadiklaim vende in Europa datteri confezionati in territorio israeliano per cercare di aggirare la normativa, la quale però prevede che gli stati membri applichino sanzioni efficaci, proporzionali e dissuasive per chi non indica l’esatta origine del prodotto.

Come mai la Unicoop Tirreno vende datteri che potrebbero provenire dalle colonie israeliane illegali e che tra l’altro violano la normativa UE sulla tracciabilità dei prodotti agricoli?

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Ma non si comporta meglio Conad. Nei supermercati Conad aderenti alla PAC 2000A è possibile trovare in vendita datteri di qualità medjoul di provenienza israeliana con codice a barre italiano.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Al Conad si possono trovare datteri ramati naturali distribuiti da Life S.r.l. di Sommariva Perno in provincia di Cuneo. Questi datteri di qualità medjoul sono importati da Israele senza indicare dove sono stati coltivati e nemmeno riportare quale azienda li ha esportati verso l’Italia, ma il codice a barre italiano che inizia per 800, li identifica come prodotto italiano.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Addirittura la Noberasco S.p.a. di Albenga in provincia di Savona distribuisce presso Conad datteroni premium selection ovvero datteri di qualità medjoul che non solo riportano un codice a barre italiano ma che non indicano nemmeno il paese di importazione. Come se i datteri venissero coltivati in Italia. In realtà si tratta di datteri made in Israel come si evince dal loro sito internet.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Siccome Israele non fa distinzioni tra territorio israeliano e colonie israeliane illegali, come fa un acquirente del Conad a capire se questi datteri rispettano la normativa europea sulla tracciabilità dei prodotti agricoli provenienti dalle colonie israeliane illegali? Perchè la PAC 2000A vende datteri che potrebbero essere coltivati sulle terre che i coloni ebrei hanno rubato ai palestinesi?

Non sarebbe meglio evitare di proporre ai propri clienti prodotti così controversi visto che già in passato sia Coop che Conad si sono dimostrati contrari alla vendita di merci provenienti dalle colonie israeliane illegali?

Oppure se suddette catene di supermercati volessero a tutti i costi vendere datteri di qualità medjoul non sarebbe meglio importarli da aziende palestinesi certificate che non violano nessuna legge internazionale come quelle associate alla Ong PARC (Palestinian Agricultural Relief Committee)?

In attesa di qualche risposta inviamo i nostri più calorosi auguri di Buon Natale a tutti gli amici di Unicoop Tirreno e PAC 2000A. Che i datteri israeliani vi possano andare di traverso.