Il Rapporto annuale 2018 di Peace Now sugli insediamenti nei 10 anni del governo Netanyahu.

Nel 2018 la costruzione di nuovi insediamenti è stata del 9% al di sopra della media. 19.346 unità abitative sono state costruite nell’ultimo decennio sotto il PM Netanyahu Il 70% delle costruzione sono in “Insediamenti isolati” English version Peace Now – 14 maggio 2019 Immagine di copertina: Mappa della costruzione degli insediamenti durante il decennio di…

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La francese Alstom lascia la ferrovia dei coloni

Israele ha difficoltà a trovare aziende internazionali disposte ad espandere la ferrovia leggera di Gerusalemme, che collega i suoi insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata a Gerusalemme. (OzinOH) English version di Ali Abunimah, 13 maggio 2019 Due compagnie israeliane hanno inviato domenica una lettera al primo ministro Benjamin Netanyahu chiedendo una proroga urgente della scadenza per…

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Tutti i programmi elettorali israeliani promettono l’assorbimento di un milione di nuovi coloni.

di Madeeha Araj/ NBPRS/PNNNN Il National Bureau for Defending Land and Resisting Settlements ha detto, nel suo rapporto settimanale, che, secondo i dati pubblicati dall’Israeli Central Bureau of Statistics, il governo del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha stabilito, durante l’ultimo decennio, 7 nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata, tra cui sei “città di insediamento” e…

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Lapidata a morte da coloni israeliani

Quella che vi raccontiamo oggi è solo una delle tante atrocità che si consumano quotidianamente contro il popolo palestinese. Ieri sera, una donna palestinese è stata lapidata a morte dai coloni israeliani nella parte settentrionale della Cisgiordania occupata.

lapidata

Aisha Mohammed Aravi, 47 anni, stava guidando il suo veicolo in compagnia del marito, vicino a un checkpoint della Cisgiordania, a sud di Nablus, quando sono stati attaccati da coloni israeliani che hanno iniziato a lanciare grosse pietre sulla macchina della coppia.

Gli aggressori hanno rotto il parabrezza dell’auto, colpendo la coppia più volte nella testa e nella parte superiore del corpo con una raffica di pietre. Aisha, della città di Bidya, ha perso la vita a causa di un grave trauma alla testa. I media palestinesi hanno riferito che anche il marito di Aisha ha subito gravi lesioni durante la vile aggressione.

Il tragico incidente è arrivato due giorni dopo che un gruppo di coloni israeliani della colonia di Yitzhar ha fatto irruzione in una scuola superiore nel villaggio di Urif, nel sud di Nablus, e ha iniziato a lanciare sassi contro studenti seduti nelle loro classi. Decine di studenti sono rimasti feriti durante l’attacco, oltre ai gravi danni materiali causati alla scuola.

Pochi minuti dopo l’incidente, anche le forze militari israeliane sono entrate nella scuola superiore e hanno fornito protezione ai coloni mentre li scortavano fuori dalla zona. Le truppe hanno anche sparato proiettili di acciaio rivestiti di gomma e bombolette lacrimogene contro gli studenti. Diversi giovani sono rimasti intossicati a causa dell’inalazione di gas lacrimogeno. Dalla Palestina occupata è tutto.

thanks to: ilfarosulmondo

Perché i palestinesi sono trattati oggi come gli ebrei nel 1940.

Perché oggi non si levano voci per denunciare i metodi altamente fascisti di Israele contro i Palestinesi?

Guillermo Saavedra, 31 agosto 2018

Quando i nazisti derubarono il popolo ebraico, confiscarono tutte le loro proprietà e ricchezze. Appropriazione ed espropriazione di opere d’arte, conti bancari, abbigliamento … Prigione, tortura, persecuzione.

Il saccheggio dei nazisti non ebbe  limiti.

Perché oggi non si levano voci per denunciare i metodi altamente fascisti di Israele contro i Palestinesi?

Questa può essere allo stesso tempo una domanda filosofica e un grido d’angoscia. La prima è una richiesta di chiarezza ed esige una risposta intellettuale. Ma se le parole sono un’espressione di angoscia, qualsiasi spiegazione razionale non solo sarebbe irrilevante,, ma anche assolutamente insensibile. Un’espressione di dolore richiede empatia e non risposte; silenzio, non parole

Nota del grande filosofo Darío Sztajnszrajber –  Sztajnszrajber fa una fantastica descrizione della sensazione di angoscia. Ma che si fa dopo aver compreso questo sentimento?

L’Ufficio Centrale di Statistiche Palestinese ha rivelato che nel 2017 Israele si è appropriato di 2.100 dunam di terra palestinese (un dunam equivale a 1.000 metri quadrati) in diverse parti della Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme.

Secondo un rapporto pubblicato alla vigilia della Giornata della Terra, che ha avuto luogo il 30 Marzo 2018 nei Territori Occupati, le terre sono state espropriate principalmente per stabilirvi controlli militari israeliani, punti di osservazione vicino a insediamenti ebraici o per annetterle  a insediamenti ebraici,

Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica, Israele controlla attualmente più del 90% della superficie della Valle del Giordano, il che rappresenta il 29% della superficie totale della Cisgiordania. Rileva inoltre che alla fine del 2016 il numero di insediamenti, enclave selvagge e basi militari israeliane in Cisgiordania hanno  raggiunto il  numero di 425, incluse 150 colonie e 107 enclave selvagge. Il rapporto stima che ci siano 636.000 coloni in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme, il che significa che ci sono 21,4 coloni per 100 palestinesi.

Nel 2017, Israele ha demolito 433 edifici palestinesi nei Territori Occupati,  il 46% dei quali a Gerusalemme.

Il 21 novembre 2016  il relatore delle Nazioni Unite per i Territori Occupati, Michael Lynk, accusò il Parlamento israeliano di voler “rubare” la proprietà privata dei Palestinesi con l’approvazione di una legge che legalizzava gli insediamenti ebraici nei Territori.

Il 16 novembre 2017 erano stati legalizzati più di 100 insediamenti ebraici temporanei stabiliti illegalmente su terra palestinese privata in Cisgiordania, nonostante  gli ordini contrari della Corte Suprema israeliana.

Ciò era stato possibile grazie alla nuova legge dello Stato di Israele che legalizzava l’appropriazione  delle terre private palestinesi e la loro  regolarizzazione,  destinandole all’uso dei coloni ebrei.  Argomentazione vietata dal diritto internazionale.

Michael Lynk denunciò che questi insediamenti minano il diritto all’autodeterminazione dei Palestinesi, violando il loro diritto di proprietà, di  libertà di movimento e di sviluppo. Così come lo Stato di Israele continua a confinare i Palestinesi  in porzioni  di terra  sempre più piccole e non contigue tra di loro .

Ma la comunità internazionale ha paura di sfidare il governo israeliano. Sebbene l’annessione dei Territori Occupati costituisca una profonda violazione del diritto internazionale. I Palestinesi dal canto loro sono molto pacifici di fronte alla rapina organizzata.

Se Israele continua con le annessioni, la comunità internazionale dovrebbe essere pronta non solo a condannare queste azioni, ma anche ad adottare  misure appropriate per porre rimedio a queste violazioni.

La Storia ha dimostrato che il solo responsabile della situazione in Palestina è il “Sionismo”.

Il pantheon dei personaggi biblici e coranici in Palestina  nasce da credenze e tradizioni del folclore nativo locale. Sono i Palestinesi musulmani che l’hanno creato e conservato come valore sacro della Palestina.

I luoghi sacri della Palestina  situati nel sottosuolo e dedicati alla memoria dei profeti e dei santi della tradizione ebraica, cristiana e islamica, sono stati conservati dalla popolazione araba palestinese locale come santuari per il pellegrinaggio che a sua volta generava atti di culto religioso e popolare nei villaggi ove sono ubicati..

Dal 1948, sin dall’inizio della politica di pulizia etnica, della distruzione dei villaggi e dell’espulsione dei loro abitanti,  tutti questi siti sono stati sottratti al popolo palestinese. Ci sono casi specifici che stupiscono per come il Sionismo, attraverso lo stato di Israele, si sia appropriato del culto  di quelli  che mai aveva considerato come luoghi di pellegrinaggio e devozione di sacri personaggi delle religioni abramitiche.

Storia di alcuni Regni europei, in cui gli Ebrei sono stati privati dei loro beni, delle loro ricchezze ed espulsi: Regno di Francia, anno 1182, espulsione e confisca dei beni ordinati dal re Filippo Augusto; Regno d’Inghilterra, anno 1290, ordinata dal re Edoardo I, l’espulsione degli Ebrei fu la prima grande espulsione del Medioevo; Spagna dei re cattolici di Castiglia e Aragona, confisca di beni ed espulsione degli Ebrei nel 1492.

In  Francia, paese dei Lumi, il governo di Vichy consegnò  ai nazisti 75.000 Ebrei perché fossero uccisi nelle camere a gas.

Oggi i Palestinesi hanno tutto il diritto di difendere il loro territorio e non possono essere considerati dei “terroristi”,  parola molto di moda all’interno di una comunità internazionale guidata dagli Stati Uniti.

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Traduzione: Simonetta lambertini – Invictapalestina.org

Fonte:https://blogs.mediapart.fr/guillermo-saavedra/blog/310818/pourquoi-les-palestiniens-sont-traites-aujourdhui-comme-les-juifs-en-1940?utm_source=facebook

Gerusalemme, a Gaza omicidi autorizzati. La legge internazionale li deve condannare.

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Secondo i dati appena pubblicati dall’Onu, dal 30 marzo sono 104 i palestinesi che sono stati uccisi durante le manifestazioni a ridosso della barriera che circonda e imprigiona la Striscia di Gaza. Di questi, dodici erano minori, bambini. Altri dodici, inclusi due bambini, sono stati uccisi in altre circostanze correlate. L’impressionante numero di feriti si aggira intorno a 12.600, di cui la metà ricoverati in ospedale, tra cui molti mutilati in gravissime condizioni. Tra questi, il numero di persone che ha subito amputazioni (specie di una gamba) o la perdita di un arto, o ferite alla testa o al torace, è ancora imprecisato ma dai bollettini medici emergono dati scioccanti. Gli ospedali di Gaza chiamano la popolazione ad accorrere per donare il sangue.

Sordi a ogni richiamo, a ogni legge di umanità, prima ancora che ad ogni principio fondamentale di diritto internazionale e regole sull’uso della forza, i militari israeliani hanno innalzato il livello di violenza fino a portarlo a livelli inimmaginabili. Solo nella scorsa giornata di lunedì, 15 maggio, 60 persone di cui 8 bambini sono stati uccisi e quasi tremila feriti, oltre la metà colpiti direttamente da proiettili sparati dai cecchini israeliani.

Altri 166 Palestinesi, tra cui quattro minori, sono stati feriti in manifestazioni tenutesi in Cisgiordania in commemorazione della Nakba, esacerbate dalla incommentabile, irresponsabile e illegale decisione di Trump di spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme.

Occorre ribadire chiaramente, di fronte a questi omicidi autorizzati ai massimi livelli, che in base al diritto internazionale l’uso della forza armata può essere giustificato solo per proteggere contro una minaccia letale o un grave pericolo imminente. Come invece documentato tra gli altri da Amnesty International – certamente non un’organizzazione che può essere considerata di parte in questo conflitto – “i militari israeliani hanno ucciso e mutilato manifestanti che non ponevano alcun pericolo per loro”.

Nel frattempo a causa del blocco imposto alla Striscia, Gaza è senza benzina, senza elettricità, senza acqua potabile, senza servizi di trattamento dei rifiuti, gli ospedali impossibilitati a lavorare, le scorte di emergenza quasi terminate. Nonostante tutto, il check point di Erez (che collega Gaza a Israele e dunque alla Cisgiordania e da lì alla Giordania e al resto del mondo) è rimasto ermeticamente chiuso. Rafah, il valico per l’Egitto, chiuso da mesi, è stato eccezionalmente aperto per i prossimi giorni e le autorità egiziane hanno permesso a 389 persone di lasciare Gaza per andare a curarsi, incluso (sembra ironico a scriversi) uno (su 12.600!) dei manifestanti feriti.

Osservo la crudeltà che va in scena a Gaza da lontano.

Sono qui all’Aia, in Olanda, da lunedì per partecipare all’annuale “Icc-Ngo roundtable” la tavola rotonda organizzata dalla Coalizione per la Corte penale internazionale che per una intera settimana mette a confronto e in dialogo le varie organizzazioni per i diritti umani con i funzionari della Corte penale internazionale, con la procuratrice in primis.

Quest’anno, ci sono circa 120 partecipanti tra gli esponenti delle Ong, internazionali e locali, dall’Uganda all’Afghanistan, da Amnesty International a Human Rights Watch. Io sono qui per conto del centro con cui collaboro a Berlino, Ecchr. Una piccola assemblea generale, variegata e colorata, informale ma molto composta e strutturata. Il nuovo edificio che ospita la Corte è davvero bello e imponente, comunica autorevolezza e serietà senza (troppo) intimidire.

Gaza è lontana, fisicamente migliaia di chilometri lontana, ma allo stesso tempo vicinissima. È inevitabile parlarne. L’attuale crisi non era tra le priorità all’ordine del giorno, fissato diverso tempo fa, ma non fa che riemergere. Riemerge negli interventi di organizzazioni come Amnesty International, nelle risposte della Procuratrice, nei discorsi a latere dei vari partecipanti. Le organizzazioni palestinesi purtroppo sono minimamente rappresentate.

I Gazani non possono muoversi e anche dalla Cisgiordania occupata il viaggio è davvero complicato. Al Haq ha un suo ufficio qui all’Aia e la giovane avvocatessa palestinese che rappresenta la più antica organizzazione per i diritti umani della Palestina è ammirevole per come riesce a gestire tanta pressione.

Il senso di sgomento è comune e condiviso. Lo sdegno enorme. La Corte sa di dovere fare la sua parte. La sensazione che la tanto attesa indagine sui crimini commessi in Palestina si avvicini è forte. Se sarà davvero così lo vedremo nei prossimi mesi. Le inimmaginabili pressioni politiche e i veti incrociati rendono talvolta il (de)corso della giustizia penale internazionale una penosa e lentissima camminata ad ostacoli. Ma siamo in molti ancora a crederci. E, del resto, quale sarebbe l’alternativa? Ancora violenza in risposta alla violenza? Come su piccola scala il diritto penale dovrebbe servire ad evitare la vendetta privata, su larga scala quello internazionale dovrebbe segnare il superamento dei conflitti (armati, dell’uso della forza militare. È un errore madornale continuare a fare sentire i Palestinesi indifesi, abbandonati a se stessi, quasi irrilevanti per gli organismi internazionali. L’attuale situazione non può che generare mostri. E su questo tutti dovremmo sentirci chiamati in causa.

Oggi Gaza si è fermata a piangere i suoi morti ed è stata una giornata relativamente tranquilla; tranquillissima anzi rispetto a quello che ci si attendeva nel giorno della commemorazione della Nakba, con decine di migliaia di manifestanti annunciati. Ma le manifestazioni andranno avanti.

Come mi scrive oggi Raji Sourani, il direttore del Palestinian centre for Human rights, da Gaza: “Siamo dalla parte giusta della Storia. Non abbandoneremo. Dignità e libertà sono troppo preziose per essere compromesse. Siamo le pietre della valle e nessuna forza o potere potrà portarci via da qui. Fino all’ultimo respiro noi resisteremo. Pace e amore da Gaza”.

thanks to: il Fatto Quotidiano

Giurista, studiosa di diritto penale internazionale

Hebron città fantasma

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In occasione dell’imminente campagna Open Shuhada Street 2018, AssopacePalestina ha elaborato la versione italiana di un opuscolo originariamente prodotto da Youth Against Settlements in collaborazione con il gruppo tedesco KURVE Wustrow.

Dal momento che l’opuscolo contiene una notevole quantità di informazioni aggiornate su Hebron, e più in generale sull’occupazione in Cisgiordania, se ne raccomanda vivamente l’uso e la diffusione.

L’opuscolo si può leggere e scaricare a questo link:   HEBRON citta fantasma_web

thanks to: AssopacePalestina

“Morte a Ahed Tamimi”: coloni israeliani vandalizzano Nabi Saleh – ‘Death to Ahed Tamimi’: Israeli settlers vandalize Nabi Saleh

“Morte a Ahed Tamimi”: coloni israeliani vandalizzano Nabi Saleh

Da quando il villaggio ha iniziato le sue proteste settimanali contro l’occupazione israeliana nel 2009, gli attacchi dei coloni residenti ad Halamish sono aumentati, con centinaia di ulivi di Nabi Saleh bruciati e distrutti dai coloni.


di Jaclynn Ashly, 4 febbraio 2018

FOTO – Graffito che dice “Morte a Ahed Tamimi” lasciato da coloni israeliani nel villaggio di Nabi Saleh (Foto: Jaclynn Ashly)

Betlemme, Cisgiordania occupata – Giovedì notte, quando i residenti di Nabi Saleh nella Cisgiordania occupata erano profondamente addormentati nelle loro case, coloni israeliani si sono aggirati furtivamente per le strade del villaggio sporcando muri con graffiti di minacce contro l’attivista adolescente incarcerata Ahed Tamimi e la sua famiglia.
Alcuni dei graffiti recitano: “Morte a Ahed Tamimi”, “Non c’è posto in questo mondo per Ahed Tamimi” e un altro chiede che la famiglia Tamimi sia “cacciata dal Paese”.

Graffito a Nabi Saleh in cui si legge “Non c’è posto per Ahed Tamimi in questo mondo”.

Bassem Tamimi, il padre di Ahed, ha detto a Mondoweiss che nessuno degli abitanti del villaggio ha visto i coloni entrare nel villaggio, ma che l’incidente è avvenuto ad un certo punto dopo l’una di notte. “I coloni hanno scritto che Ahed dovrebbe essere uccisa per spaventare gli abitanti di Nabi Saleh” ha detto.
Micky Rosenfeld, portavoce della polizia israeliana, ha detto a Mondoweiss che “le unità di polizia sono state chiamate a Nabi Saleh dopo che erano state riportate notizie di graffiti nel villaggio”. Ha aggiunto che la polizia ha aperto un’indagine sull’incidente.
Bassem ha detto a Mondoweiss che un gruppo di coloni ha dichiarato anche sui social media che avrebbero aspettato fuori dal carcere israeliano HaSharon il giorno in cui Ahed verrà rilasciata e che poi uccideranno l’adolescente.
“Ho paura per mia figlia”, ha detto Bassem. “Non solo è palestinese, ma il suo viso è diventato così riconoscibile che tutti sanno esattamente chi è e come è.”

‘Escalation ad un altro livello’

L’insediamento illegale israeliano Halamish si trova su una collina adiacente a Nabi Saleh. Dozzine di ettari delle terre del villaggio sono stati confiscati per permettere a Israele di costruire l’insediamento.
Dalla casa di Bassem, si può vedere una grande piscina sul tetto di una di queste unità abitative in stile americano che punteggiano la terra.
Questo è il luogo in cui Ahed ha dato il famoso schiaffo che ha trasformato l’adolescente in un’icona internazionale per quello che subiscono i bambini palestinesi sotto l’occupazione militare israeliana da oltre mezzo secolo.
Poco prima che Ahed affrontasse i soldati israeliani fuori di casa sua, il cugino di 15 anni era stato gravemente ferito, colpito a bruciapelo in faccia con un proiettile di gomma.

FOTO – Una vista dell’insediamento di Halamish da fuori casa di Bassem Tamimi.

Un video dell’incidente – dove si vede Ahed che schiaffeggia e colpisce due soldati israeliani – è diventato virale e gli israeliani hanno scatenato una tempesta sui social media chiedendo l’arresto di Ahed.
Ahed e sua madre Nariman sono state successivamente arrestate per l’incidente e ora affrontano numerose accuse, tra cui presunti attacchi e incitamenti. Sono detenute da quasi due mesi nella prigione israeliana di HaSharon.
Dall’incidente dello schiaffo almeno altri nove residenti del villaggio sono stati arrestati, soprattutto durante raid notturni dell’esercito israeliano. Il 3 gennaio Musab Tamimi, 17 anni, un lontano parente di Ahed, è stato ucciso dalle forze israeliane nel villaggio gemello di Nabi Saleh, Deir Nitham.
“Siamo abituati ad avere a che fare con l’esercito israeliano che attacca le nostre case e fa irruzione nel villaggio”, ha detto a Mondoweiss Manal Tamimi, parente di Ahed. “Ma c’è ora un’escalation ad un altro livello, a cui anche i coloni partecipano.”
Ha aggiunto che questo incidente ha creato una situazione “ancor più pericolosa” per il villaggio.

‘Dobbiamo stare più attenti’

Da quando il villaggio ha iniziato le sue proteste settimanali contro l’occupazione israeliana nel 2009, gli attacchi dei coloni residenti ad Halamish sono aumentati, con centinaia di ulivi di Nabi Saleh bruciati e distrutti dai coloni.
Dice Bassem che dopo un incidente in cui i coloni israeliani hanno tentato di dare fuoco alla moschea del villaggio, i residenti avevano messo a punto una strategia per impedire ai coloni di avvicinarsi al villaggio.
Avevano creato ronde di sorveglianza del villaggio, grazie alle quali residenti avrebbero percorso la periferia del villaggio e avvertito gli altri residenti dell’eventuale presenza di coloni o soldati.
Tuttavia, al momento, di solito i residenti del villaggio si informano a vicenda usando i social media o si chiamano quando avvistano coloni vicino al villaggio, suggerendo di lanciare sassi e far rotolare pneumatici in fiamme nella loro direzione nel tentativo di impedire che si avvicinino.
Il villaggio, che ospita circa 600 residenti, è abbastanza piccolo, tanto che in altre occasioni ai residenti è bastato andare sui tetti e gridare “coloni! coloni!”
Ma l’incursione dei coloni di giovedì sera ha lasciato il paese a disagio. “Nessuno sa come o quando sono entrati nel villaggio”, ha detto Manal.
“Dovremo stare molto più attenti”, ha osservato, aggiungendo che i residenti stanno prendendo in considerazione la possibilità di riprendere con le ronde di sorveglianza del villaggio dopo questo incidente.

‘Prendere la legge nelle loro mani’

Secondo il gruppo israeliano per i diritti Yesh Din, in Cisgiordania un palestinese che presenta un reclamo alla polizia contro un israeliano ha solo l’1,9% di possibilità di ottenere “un’indagine efficace e che un sospettato sia identificato, processato e condannato”.
Il gruppo ha notato che gli attacchi dei coloni coinvolgono “molti cittadini israeliani e includono atti di violenza, danni alla proprietà, acquisizione di terre palestinesi e altri reati”.
Questi attacchi fanno “parte di una strategia calcolata per espropriare i palestinesi della loro terra”, ha aggiunto il gruppo. Secondo l’Onu, nel 2017 sono stati segnalati almeno 150 attacchi di coloni in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est.
Dall’arresto di Ahed, i leader israeliani di destra hanno definito l’adolescente una “terrorista” e hanno chiesto misure estreme contro la minore.
Naftali Bennett, ministro israeliano dell’Istruzione dell’estrema destra, ha affermato che Ahed e le altre donne che sono apparse nel video dovrebbero “finire le loro vite in prigione”.
Oren Hazan, un parlamentare israeliano del partito Likud, ha detto alla BBC questa settimana: “Se fossi stato lì, sarebbe finita in ospedale. Di sicuro. Nessuno avrebbe potuto fermarmi. L’avrei presa a calci e calci in faccia, mi creda.”
Secondo Manal, questi richiami alla violenza e alla dura detenzione della famiglia Tamimi hanno incoraggiato i coloni. “Vogliono prendere la legge nelle loro mani e punire la famiglia Tamimi”, ha detto.
Tuttavia, Manal ha fatto in modo di esprimere la forza apparentemente incrollabile per cui gli abitanti di Nabi Saleh sono famosi. “Non abbiamo paura dei coloni o dell’esercito”, ha detto. “Ma faremo in modo che quello che è successo giovedì sera non accada più.”

traduzione: Simonetta Lambertini – invictapalestina.org
fonte: http://mondoweiss.net/2018/02/israeli-settlers-vandalize/


‘Death to Ahed Tamimi’: Israeli settlers vandalize Nabi Saleh

Bethlehem, occupied West Bank — On Thursday night, when residents of Nabi Saleh in the occupied West Bank were sound asleep in their homes, Israeli settlers crept through the village’s streets, vandalizing walls with graffiti threatening jailed teen activist Ahed Tamimi and her family.

Some of the graffiti reads: “Death to Ahed Tamimi,” “There’s no place in this world for Ahed Tamimi,” and another demanding that the Tamimi family be “kicked out of the country.”

Bassem Tamimi, Ahed’s father, told Mondoweiss that none of the village’s residents had seen the settlers enter the village, but that the incident occurred at some point after 1 a.m. “The settlers wrote that Ahed should be killed in order to scare the residents in Nabi Saleh,” he said.

Micky Rosenfeld, spokesperson for the Israeli police, told Mondoweiss that “police units were called into Nabi Saleh after reports of graffiti being sprayed in the village.” He added that the police had opened an investigation into the incident.

Bassem told Mondoweiss that a group of settlers also stated on social media that they would wait outside Israel’s HaSharon prison on the day Ahed gets released and then kill the teen.

“It makes me scared for my daughter,” Bassem said. “Not only is she Palestinian, but her face has become so recognizable that everyone knows exactly who she is and what she looks like.”

‘Escalating to another level ’

Israel’s illegal Halamish settlement sits on a hilltop adjacent to Nabi Saleh. Dozens of hectares of the village’s lands were confiscated in order for Israel to build the settlement.

From Bassem’s home, a large swimming pool can be seen on the roof of one of these American-esque housing units that dot the land.

This is the location where Ahed threw her now infamous slap, which transformed the teen into an international icon for the experiences of Palestinian children under Israel’s more than half-century military occupation.

Shortly before Ahed confronted the Israeli officials outside her home, her 15-year-old cousin had been severely wounded after being shot point-blank in the face with a rubber bullet.

A video of the incident — where Ahed is seen slapping and hitting two Israeli officials — went viral, and Israelis created a social media storm demanding the arrest of Ahed.

Ahed and her mother Nariman were subsequently arrested for the incident and now face numerous charges, including alleged assault and incitement. They have been held for nearly two months in Israel’s HaSharon prison.

Since the slap incident, at least nine other residents have been arrested from the village, mostly during overnight Israeli army raids. On January 3, Musab Tamimi, 17, a distant relative of Ahed, was killed by Israeli forces in Nabi Saleh’s sister village of Deir Nitham.

“We are used to dealing with the Israeli army attacking our homes and raiding the village,” Manal Tamimi, a relative of Ahed, told Mondoweiss. “But it’s escalating to another level, where even the settlers are participating now.”

She added that this incident has created an “even more dangerous” situation for the village.

‘We have to be more careful’

When the village began their weekly protests against Israel’s occupation in 2009, attacks from settlers residing in Halamish escalated, with hundreds of Nabi Saleh’s olive trees being burned and destroyed by settlers.

According to Bassem, after an incident where Israeli settlers attempted to light the village’s mosque on fire, residents developed a strategy to prevent settlers from approaching the village.

They created village watch patrols, in which residents would wander the outskirts of the village and warn other residents if settlers or soldiers were seen.

However, nowadays, village residents typically notify each other on social media or call one another when settlers are spotted near the village, prompting village residents to throw rocks and roll burning tires towards them in an effort to prevent them from approaching.

The village, home to some 600 residents, is small enough that other times residents need only to stand on their roofs and scream “settlers! Settlers!”

But the settler incursion Thursday night left the village feeling uneasy. “No one knows how or when they entered the village,” Manal said.

“We will have to be much more careful,” she noted, adding that residents are considering bringing back the village watch patrols following the incident.

‘Taking the law into their own hands’

According to Israeli rights group Yesh Din, a Palestinian in the West Bank who files a police complaint against an Israeli only has a 1.9 percent chance of it being “effectively investigated, and a suspect identified, prosecuted and convicted.”

The group has noted that settler attacks involve “many Israeli citizens and includes acts of violence, damage to property, takeover of Palestinian land, and other offenses.”

These attacks are “part of a calculated strategy for dispossessing Palestinians of their land,” the group added. According to the UN, at least 150 settler attacks were reported in 2017 in the West Bank, including East Jerusalem.

Since Ahed’s arrest, right-wing Israeli leaders have called the teenager a “terrorist” and have advocated extreme measures against the minor.

Naftali Bennett, Israel’s ultra-right education minister, said that Ahed and the other women who appeared in the video should “finish their lives in prison.”

Oren Hazan, an Israeli lawmaker from the Likud party, told the BBC this week: “If I was there, she would finish in the hospital. For sure. Nobody could stop me. I would kick, kick her face, believe me.”

According to Manal, these calls for violence and harsh imprisonment of the Tamimi family have emboldened the settlers. “They want to take the law into their own hands and punish the Tamimi family,” she said.

However, Manal made sure to express the seemingly unwavering strength that Nabi Saleh’s residents are famous for. “We are not afraid of the settlers or the army,” she said. “But we will make sure that what happened Thursday night will never happen again.”

thanks to: InvictaPalestina

Mondoweiss

I medici palestinesi gettano l’allarme sulla situazione sanitaria a Gaza.

L’Associazione dei Medici Palestinesi in Italia (PalMed Italia Onlus) riassume le drammatiche condizioni in cui si trovano le strutture sanitarie a Gaza: mancanza di energia elettrica negli ospedali, mancanza di carburante per generatori elettrici alternativi, carenza di medicinali e attrezzature a causa dell’embargo imposto alla Striscia di Gaza.

 

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Associazione dei Medici Palestinesi in Europa – filiale Italia

Lettera sull’attuale situazione sanitaria critica a Gaza

L’Associazione dei Medici Palestinesi in Europa (PalMed Europe) vorrebbe portare alla vostra attenzione il serio e rapido deterioramento del settore sanitario nella striscia di Gaza negli ultimi due mesi. In particolare noi Associazione dei Medici Palestinesi in Italia (PalMed Italia Onlus) chiediamo soprattutto a voi onorevoli del Parlamento Italiano e del Parlamento Europeo di agire con urgenza. Per questa occasione vorremmo condividere con voi questi rapporti aggiornati:

Le infrastrutture sanitarie sono state gravemente indebolite dall’embargo tutt’ora in corso a Gaza 1. La crisi di energia elettrica in corso a Gaza ha costretto gli ospedali a dover dipendere da generatori di emergenza per un massimo di 20 ore al giorno ed il personale medico è costretto a tagliare i servizi di base come le attrezzature di sterilizzazione e le apparecchiature diagnostiche. Circa 500.000 litri di carburante sono richiesti ogni mese per sostenere le terapie intensive a Gaza, purtroppo i finanziamenti copriranno solo le esigenze degli ospedali fino alla fine del mese di febbraio. Le unità neonatali sono state colpite duramente e le incubatrici, destinate ad ospitare un solo bambino prematuro, vengono utilizzate per ospitarne quattro. Tale sovraffollamento pone maggior rischio di infezioni ed inadeguato monitoraggio.

Il dott. Gerald Rockenschaub, rappresentante dell’OMS nei Territori palestinesi occupati, in Cisgiordania e a Gaza, ha lanciato un allarme contro la continua riduzione delle forniture di carburante destinate alle strutture sanitarie tra le quali gli ospedali che non saranno in grado di sostenere e offrire i servizi sanitari critici entro la fine del mese di febbraio 2018 2. L’OMS ha lavorato duramente per porre fine alla carenza di carburante appellandosi alla comunità internazionale affinché intervenisse e ponesse fine a questa disastrosa situazione di esaurimento completo delle scorte di carburante.

Medical Aid for Palestinians (MAP) ha riferito che l’ospedale di Beit Hanoon, l’ospedale per bambini AlDura e l’ospedale psichiatrico insieme ad altri 7 centri sanitari sono stati costretti a chiudere a causa dell’esaurimento di rifornimenti di carburante, ed i pazienti sono stati trasferiti in altri ospedali3. Il Ministero della Salute (MOH) a Gaza ha avvertito che questa carenza di carburante rappresenta una minaccia diretta per centinaia di pazienti, compresi 113 neonati nelle unità di terapia intensiva neonatale e 100 pazienti nelle unità di terapia intensiva. Inoltre avrà serie conseguenze su operazioni critiche tra cui 200 interventi chirurgici giornalieri e 100 tagli cesarei.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) riferisce che finora nessun donatore internazionale si sia fatto avanti per sostenere il costo del carburante per mantenere in funzione le strutture ospedaliere ⁴.

I dati statistici appaiono scioccanti riguardo la carenza di medicinali e delle forniture mediche, e la scarsità della manutenzione di attrezzature e di generatori. Facciamo appello al Governo Italiano e a tutti i Governi membri dell’UE affinché aiutino a salvare il settore sanitario a Gaza sull’orlo del collasso entro la fine di questo mese, e di offrire le donazioni finanziarie per coprire il deficit energetico di questo settore attraverso l’OMS.

Sollecitiamo inoltre il parlamento italiano e quelli dell’UE a fare pressioni politiche su Israele per facilitare e porre fine all’embargo illegale sulla striscia di Gaza, per consentire la libera circolazione dei pazienti che cercano cure al di fuori del territorio occupato, ed il passaggio di adeguate forniture mediche ai centri ospedalieri.

Quindi con questo rapido deterioramento dell’assistenza sanitaria nella striscia di Gaza, chiediamo a tutti i governi membri dell’UE di esortare gli Stati Uniti a ripristinare i propri obblighi di finanziamento verso l’UNRWA o sopperire questa carenza di finanziamenti. Ricordiamoci che 70% dei rifugiati di Gaza dipende dagli aiuti dell’UNRWA.

Aspiriamo di poter lavorare con il parlamento italiano e con il parlamento europeo per discutere di questa disastrosa situazione e poter raggiungere urgentemente una soluzione che ponga fine a tale crisi umanitaria e medica.

Cordiali saluti.

Il Direttivo PalMed Italia Onlus

Riferimenti:

  1. https://www.theguardian.com/global-development/2018/jan/03/gaza-health-system-collapse-electricity-crisis-threatens-total­blackout
  2. http://www.who.int/emergencies/response-plans/2018/occupied-palestinian-territory/en/
  3. https://www.map.org.uk/news/archive/post/787-despite-return-of-some-electricity-gazaas-medical-emergency-deepens
  4. https://www.ochaopt.org/location/gaza-strip

Associazione dei Medici Palestinesi in Italia PalMed Italia Onlus

www.palmedeurope.it Mail palmeditalia@palmedeurope.it – PEC palmeditaliaonlus@pec.it

thanks to: AssopacePalestina

La Coop e il Conad vendono datteri sporchi di sangue.

Con l’arrivo delle feste natalizie Coop e Conad hanno ripreso la vendita di datteri sporchi di sangue. Datteri provenienti dalle colonie israeliane illegali presenti in Cisgiordania, su terre rubate ai legittimi proprietari palestinesi, che sfruttano le risorse naturali e la manodopera palestinese, anche minorile.

Nonostante in passato Coop e Conad avessero deciso di non supportare l’apartheid israeliano sospendendo gli approvvigionamenti di merci prodotte nei territori occupati ma etichettate come prodotti di Israele, oggi apprendiamo da alcune nostre fonti che nei suddetti supermercati è possibile trovare ancora datteri illegali.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

In particolare presso la Unicoop Tirreno sono in vendita datteri medjoul di marca King Solomon e Jordan River distribuiti in Italia con marchio Fatina dalla Murano S.p.a. di Pomigliano d’Arco in provincia di Napoli, ma confezionati in Israele da Hadiklaim Date Growers LTD.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Hadiklaim è uno dei principali esportatori di datteri israeliani, prodotti in varie colonie illegali della Valle del Giordano, del Mar Morto e delle Alture del Golan.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

L’importatore e distributore per l’Italia, la Murano S.p.a., ha aggiunto sulla scatola un adesivo con la dicitura ARDOC denominazione di origine controllata, che dovrebbe indicare la produzione dei datteri nella valle Arava a sud del mar Morto, in territorio israeliano. Ma non esiste alcuna D.O.C. denominazione di origine controllata di prodotti israeliani. Il termine è solo un modo per trarre in inganno l’acquirente visto che è utilizzato soltanto in Italia. Inoltre sull’etichetta è indicata la sede dell’impacchettamento ma non è possibile risalire a quella di coltivazione.

Dal 2015 è obbligatorio indicare sull’etichetta la provenienza dalle colonie israeliane dei prodotti agricoli. Decisione ribadita dall’Unione Europea nel 2016. Hadiklaim vende in Europa datteri confezionati in territorio israeliano per cercare di aggirare la normativa, la quale però prevede che gli stati membri applichino sanzioni efficaci, proporzionali e dissuasive per chi non indica l’esatta origine del prodotto.

Come mai la Unicoop Tirreno vende datteri che potrebbero provenire dalle colonie israeliane illegali e che tra l’altro violano la normativa UE sulla tracciabilità dei prodotti agricoli?

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Ma non si comporta meglio Conad. Nei supermercati Conad aderenti alla PAC 2000A è possibile trovare in vendita datteri di qualità medjoul di provenienza israeliana con codice a barre italiano.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Al Conad si possono trovare datteri ramati naturali distribuiti da Life S.r.l. di Sommariva Perno in provincia di Cuneo. Questi datteri di qualità medjoul sono importati da Israele senza indicare dove sono stati coltivati e nemmeno riportare quale azienda li ha esportati verso l’Italia, ma il codice a barre italiano che inizia per 800, li identifica come prodotto italiano.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Addirittura la Noberasco S.p.a. di Albenga in provincia di Savona distribuisce presso Conad datteroni premium selection ovvero datteri di qualità medjoul che non solo riportano un codice a barre italiano ma che non indicano nemmeno il paese di importazione. Come se i datteri venissero coltivati in Italia. In realtà si tratta di datteri made in Israel come si evince dal loro sito internet.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Siccome Israele non fa distinzioni tra territorio israeliano e colonie israeliane illegali, come fa un acquirente del Conad a capire se questi datteri rispettano la normativa europea sulla tracciabilità dei prodotti agricoli provenienti dalle colonie israeliane illegali? Perchè la PAC 2000A vende datteri che potrebbero essere coltivati sulle terre che i coloni ebrei hanno rubato ai palestinesi?

Non sarebbe meglio evitare di proporre ai propri clienti prodotti così controversi visto che già in passato sia Coop che Conad si sono dimostrati contrari alla vendita di merci provenienti dalle colonie israeliane illegali?

Oppure se suddette catene di supermercati volessero a tutti i costi vendere datteri di qualità medjoul non sarebbe meglio importarli da aziende palestinesi certificate che non violano nessuna legge internazionale come quelle associate alla Ong PARC (Palestinian Agricultural Relief Committee)?

In attesa di qualche risposta inviamo i nostri più calorosi auguri di Buon Natale a tutti gli amici di Unicoop Tirreno e PAC 2000A. Che i datteri israeliani vi possano andare di traverso.

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