Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Dopo mesi di campagna degli attivisti del BDS (sistema di boicotaggio e disinvestimento) contro il regime di Israele e la sua occupazione illegale contro il popolo palestinese, la star colombiana Shakira non si esibirà nella data prevista di luglio a Tel Aviv. Lo ha annunciato martedì l’azienda Live Nation.

 

“Esibirsi in uno stato di apartheid, che sia il Sud Africa del passato o Israele di oggi, sfidando apertamente le voci degli oppressi mina sempre la battaglia popolare degli oppressi contro gli oppressori”, hanno scritto dozzine di associazioni e organizzazioni culturali palestinesi in una lettera inviata alla cantante colombiana con l’intento di convincerla a non esibirsi a Tel Aviv.

“Nel suo tentativo di sopprimere le grandi dimostrazioni di massa e pacifiche di decine di migliaia di Palestinesi a Gaza, in lotta per la libertà e per i loro diritti sanciti dalle Nazioni Unite, Israele ha attuato una feroce repressione.

Come risultato, oltre 100 palestinesi civili sono stati uccisi dal 30 marzo e altri 10 mila sono stati i feriti. Ti chiediamo di non “la la la” al sistema di ingiustizia che nega ai palestinesi i diritti umani più elementari”, conclude la lettera indirizzata a Shakira.

Il risultato è stato raggiunto. La vittoria è stata enorme. Avrà avuto il riscontro mediatico che meritava? Pochi pochissimi a dare notizia dell’annuncio che Shakira non si esibirà a Tel Aviv nel “libero” occidente. Nella “libera stampa italiana” ancora nessuno al momento. E per chi lo ha fatto nel mondo come TeleSur ci pensa l’incredibile censura di Facebook cui ci siamo imbattuti oggi.

Qui per vedere il video che Facebook considera da censurare. Il livello dell’informazione è questo. Lasciamo a voi trarre tutte le conclusioni del caso.

Notizia del:

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Giro D’Italia, bellissima protesta a Catania. Le immagini censurate della Rai

A Catania il Giro della Vergogna sfila tra bandiere palestinesi, cariche della polizia, furgoni blindati. La contestazione alla corsa che ha sponsorizzato l’apartheid di Israele è stata clamorosa, ne hanno parlato anche agenzie di stampa israeliane.

Ma la Rai ha censurato tutto, come fa sempre, scandalosamente.

Un applauso e tutte e tutti i manifestanti.

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La “democrazia” che odia i giornalisti.

Roma 8 maggio 2017 – Zeinab

Si sente spesso parlare della libertà di stampa limitata in paesi come, ad esempio, la Turchia e l’Egitto. Per questo molti giornalisti sono rinchiusi nelle carceri con un solo capo di accusa: svolgere il loro lavoro.

 

Le truppe israeliane arrestano un giornalista palestinese durante una protesta nei pressi di Adei Ad in the West Bank. (Photo: Oren Ziv, Activestills.org, file)

Eppure, all’indignazione mondiale si accompagna una indifferenza totale nei confronti di quei giornalisti rinchiusi nelle carceri dell’”unica democrazia in Medio Oriente”, quindi non turchi e ne egiziani. Secondo i dati del Ministero dell’Informazione Palestinese, i giornalisti palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliani – a volte anche grazie alla complicità della polizia palestinese dell’ANP – sono 28.

Come gli altri prigionieri palestinesi, i giornalisti ricevono trattamenti al limite della disumanità, e per questo sono violati i più elementari diritti umani come da Convenzione ONU. Durante i reportage, quindi mentre documentano l’occupazione in Palestina, si vedono più volte spaccare la videocamera, essere strattonati, presi a calci e pugni e portati in prigione.

Fayha Shalash, moglie di Muhammad al-Qiq, mostra un poster con suo marito durante una manifestazione a Hebron, 20 February  2017 –  Photo by Wisam Hashlamoun

Mohammad al-Qiq  sa bene cosa vuol dire essere un giornalista detenuto nelle carceri israeliane: simbolo per i suoi colleghi, al-Qiq è in sciopero della fame dal 6 febbraio ed è stato nuovamente condannato dall’autorità militare israeliana a 3 anni di prigione senza capo di accusa.

Magdalena Mughrabi, direttrice e deputata di Amnesty International in Medio Oriente e Nord Africa, ha affermato che “le detenzioni amministrative usate per incarcerare i Palestinesi senza capi di accusa o processi sono abusive e arbitrarie”.

Ad unirsi alla voce di Mughrabi è il Parlamento Europeo con la risoluzione del 27 agosto 2008 sulla situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane punti 9-a-b-c. Si dovrebbe auspicare che l’”unica democrazia in Medio Oriente” si comporti da tale.

Si dovrebbe auspicare che i giornalisti, in qualsiasi parte del mondo, possano svolgere il loro lavoro senza essere imprigionati, soprattutto se documentano le sofferenze di un intero popolo, perché, citando Fabrizio Moro, “la libertà è sacra come il pane”.

 

 

Foto di copertina: Messico 2011 https://www.middleeastmonitor.com/20150707-almost-100-violations-against-palestinian-journalists-rights-so-far-in-2015/

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Il governo israeliano stacca la spina alla radiotelevisione pubblica

Martedì sera, Netanyahu ha tolto l’audio del canale televisivo e della radio di stato. Saranno sostituiti lunedì prossimo da antenne che non diffonderanno informazioni.

 

di Nissim Behar, 10 maggio 2017

FOTO -Le ultime immagini del telegiornale “Mabat”, martedì sera, prima che il canale smettesse di trasmettere. Capture Channel 1

 

Senza alcun preavviso, nella notte di martedì, il primo canale della televisione pubblica israeliana, l’equivalente di France 2, ha definitivamente smesso di trasmettere. In lacrime, Geula Cohen, la conduttrice di Mabat (il telegiornale delle 20), ha letto il comunicato stampa ufficiale per informare i telespettatori che non avrebbero più visto le vecchie clip alla fine del suo programma. Nel frattempo, Kol Israel, la France Inter dello stato ebreaico, ha annunciato che i suoi programmi sarebbero terminati il giorno dopo e che la radio pubblica non avrebbe più trasmesso altro che musica, intervallata da un breve notiziario ogni ora.
E’ così, in un modo inaspettato e violento, che si sono spente le voci della Rechout Hachidour, radiotelevisione pubblica israeliana, di cui Benyamin Netanyahu e i suoi ministri volevano la pelle. “Per riformarla”, secondo il loro entourage. “Perché la trovavano irriverente, incisiva e testarda,” replicano i sindacati dei giornalisti. Al posto dell’istituzione defunta apparirà una nuova struttura destinata ad andare in onda da lunedì. Ma questa stazione radiofonica e il canale televisivo non trasmetteranno informazioni. Saranno gestiti da un nuovo organismo dai contorni molto confusi. Tutto quello che è dato sapere è che il governo vi avrà dei rappresentanti. Nel centro di Tel Aviv, vicino al quartier generale dell’esercito e del centro commerciale Sarona, si potevano incrociare mercoledì pomeriggio ex tecnici e conduttori della Rechout Hachidour in stato di shock. Alcuni andavano avanti e indietro per i giardini pubblici, altri sedevano davanti a un caffè già freddo.

“Lebbrosi”

“Chiamata in un primo tempo Kol Gerusalemme – ” La voce di Gerusalemme ” -Radio Israele esisteva da ottantun’anni. Quanto alla televisione, trasmetteva da quarantanove anni. Con tutte le loro imperfezioni, questi media hanno sempre rappresentato la democrazia israeliana. Temo per il futuro, dice Dalia Yairi, pensionata della radio. Quando entrai a Kol Israël, avevamo l’ambizione di fare la BBC del Vicino Oriente. Quello che sta accadendo ora fa male. Mi sarebbe piaciuto che i miei colleghi potessero separarsi con dignità dal loro pubblico, ma lasciano la scena come lebbrosi, prova del disprezzo del potere nei loro confronti”.
Se Netanyahu ha pubblicato una dichiarazione con cui deplora la brutalità impiegata nel porre fine alla Rechout Hachidour, il primo ministro non nasconde però l’avversione che gli ispirano i giornalisti in generale e i programmi di inchiesta in particolare.

Quanto al ministro della Cultura, Miri Regev (Likud), si è pronunciata a favore del controllo della radiotelevisione pubblica da parte del potere nel corso di un incontro organizzato dal suo partito. Una linea vicina a quella del deputato David Bitan, coordinatore dei partiti di maggioranza nella Knesset, per il quale “i giornalisti godono di troppe libertà nel paese.”
“Quindi non è solo il nostro destino personale ad essere messo in gioco in questa vicenda, ma quello del futuro della libertà di espressione, si lascia andare Keren Neubach, conduttrice di un programma del mattino della radio che affronta i problemi sociali dello stato ebraico. Ci vogliono trasformare in portavoce del potere, in microfoni o pappagalli. Dovremo essere forti per resistere a quello che ci aspetta.”

“Kommissar”

In passivo e mal gestita, la Rechout Hachidour probabilmente avrebbe dovuto essere riformata da tempo. A partire dagli anni ’80, commissioni sono state create per studiare il suo futuro, ma le loro conclusioni sono sempre rimaste senza risposta. Questo è il motivo per cui Netanyahu aveva deciso di scioglierla nel 2013 e creare il Taagid. Prima di cambiare idea, stimando che era necessario salvare la prima ed eliminare il secondo … perché i suoi dirigenti erano meno favorevoli al potere di quanto lui immaginasse. In definitiva, è un mix delle due strutture che andrà in onda da lunedì. Ma con la metà del personale e l’ombra del governo che incombe sui programmi d’informazione.
Questa nuova configurazione preoccupa anche il presidente dello stato ebraico, Reuven Rivlin, che, ai microfoni di Kol Israel, ha messo in guardia l’opinione pubblica dall’influenza dei Kommissar, espressione ebraica che significa “commissario politico”. Ma la sua voce non riesce a competere con la volontà del governo e con la Knesset, in cui i partiti di maggioranza sostengono completamente la riforma. Mercoledì scorso, i deputati si sono apprestati ad approvare questo nuovo statuto di radiodiffusione pubblica con un voto programmato di notte.
Traduzione Simonetta Lambertini – invictapalestina.org
Fonte: http://www.liberation.fr/planete/2017/05/10/le-gouvernement-israelien-debranche-la-radiotelevision-publique_1568709

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Facebook And Israel Officially Announce Collaboration To Censor Social Media Content

By Whitney Webb

Following Facebook’s censorship controversy over a world famous photograph of the Vietnam War, Facebook has agreed to “work together” with Israel’s government to censor content Israeli officials deem to be improper. Facebook officially announced the “cooperative” arrangement after a meeting took place between Israeli government ministers and top Facebook officials on September 11th. The Israeli government’s frenzied push to monitor and censor Facebook content it deems inappropriate follows the viral success of BDS, or Boycott, Divest, Sanctions, a global non-violent movement that works to expose Israeli human rights violations.

The success of BDS has struck a nerve with Israel, leading its government to pass legislation allowing it to spy on and deport foreign activists operating within Israel and Palestine. Israel has also threatened the lives of BDS supporters and has lobbied for legislative measures against BDS around the world. They are now seeking to curtail any further BDS success by directly controlling the content of Facebook users.

However, Facebook’s formal acknowledgement of its relationship with Israel’s government is only the latest step in an accord that has been in the works for months. In June of this year, Facebook’s Israel office hired Jordana Cutler as head of policy and communications. Cutler is a longtime adviser to Netanyahu and, before her recent hire at Facebook, was Chief of Staff at the Israeli embassy in Washington, DC. Facebook may have been intimidated into the arrangement by Gilad Erdan, Israeli Minister of Public Security, Strategic Affairs, and Information, who threatened to enact legislation, in Israel and abroad, that would place responsibility on Facebook for attacks “incited” by its social media content. Erdan has previously said that Facebook “has a responsibility to monitor is platform and remove content.”

In addition, as the Intercept reported in June, Israel actively reviews the content of Palestinian Facebook posts and has even arrested some Palestinians for posts on the social media site. They then forward the requests for censorship to Facebook, who accepts the requests 95% of the time.

How to Disappear Off the Grid Completely (Ad)

idfrevengefbphotoAn Israeli Soldier with “Revenge” written across his chest took to Facebook to incite retaliation against Palestinians after 3 Israeli teenagers were killed. His post was not censored by Facebook and was praised by the Times of Israel.

In what is an obvious and troubling disparity, Facebook posts inciting violence against Palestinians are surprisingly common and Facebook rarely censors these posts. According to Pulitzer Prize-winning journalist, Glenn Greenwald, this disparity underscores “the severe dangers of having our public discourse overtaken, regulated, and controlled by a tiny number of unaccountable teach giants.”

With Facebook arguably functioning as the most dominant force in journalism, its control over the flow of information is significant. The fact that a private company with such enormous influence has partnered with a government to censor its opponents is an undeniable step towards social media fascism. Though social media was once heralded as a revolutionary opportunity to allow regular people to share information globally and to politically organize for grassroots change, allowing governments to censor their opposition threatens to transform it into something else entirely.

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Top Image Credit – http://www.wb7.hk

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Facebook chiude diversi pagine e account pro-Palestina

InfoPal. Nelle ultime ore, l’amministrazione di Facebook ha chiuso numerose pagine e account pro-Palestinesi, comprese quelle affiliate a Hamas. Alcune pagine sono state chiuse per la 10ª volta.

Come riportato dal sito PIC, diversi attivisti online hanno accusato il servizio di social network Facebook di aver sospeso i loro account per zittire le pagine pro-Palestina. Essi sottolineano che non sono stati violati i regolamenti di Fb, ma che si tratta di una politica di repressione dell’informazione sulla Palestina, per compiacere Israele.

Tra le tante, la pagina Fb Filastin al-Hiwar, per esempio, aveva oltre 145 mila “follower” ed è stata sospesa.

Nei giorni scorsi, due ministri del governo israeliano hanno incontrato alti dirigenti di Fb per discutere di una collaborazione tra le parti e si sono accordati di lavorare insieme contro gli “incitamenti via media network”.

Si tratta della presunta “libertà di espressione” occidentale, invocata sempre ad hoc…
Sarebbe interessante, ora, vedere che chi modifica i propri profili con i colori e le foto delle campagne promosse da Fb e dalle corporation, dimostri di essere veramente libero ammantandosi con la bandiera palestinese e i suoi colori.

In questo link, articoli correlati della nostra redazione su Fb e la Palestina: http://www.infopal.it/?s=Fb

Sorgente: Facebook chiude diversi pagine e account pro-Palestina | Infopal

McGraw-Hill distrugge libri di testo per placare blogger filoisraeliani

 

mappe

Una immagine pubblicata da Elder of Ziyon dal libro di testo Global Politics, come parte della riuscita campagna di un blogger antipalestinese per fare pressione su McGraw-Hill riguardo alle mappe che disegnano la sottrazione di territorio subita dalla Palestina.

 

Rania Khalek, Lobby Watch 11 Marzo 2016

 


L’editore McGraw-Hill Education sta distruggendo tutte le copie di un libro di testo di scienze politiche dopo aver ricevuto lamentele dal nocciolo duro dei sostenitori di Israele che criticavano la presenza di mappe “anti-israeliane”.

 

libroIl libro di testo universitario, titolato Global Politics: Engaging a Complex World, è stato pubblicato nel 2012 ma solo all’inizio di questo mese la mappa ha sollevato critiche da parte di un blogger conosciuto come Elder of Ziyon.

 

Entro una settimana dalla prima lamentela, la McGraw-Hill ha iniziato a distruggere tutte le copie del libro, ha tolto il libro dal proprio sito internet, ha promesso di rimborsare chiunque avesse comprato il libro e si è scusata con i bigotti di destra offesi che hanno aperto la polemica.

 

Secondo il sommario dell’editore, il libro ospita “pensiero critico e teorie” a proposito di eventi globali ed “offre agli studenti una varietà di prospettive attraverso le quali osservare il mondo che li circonda.”

 

La mappa, che compare in successione cronologica a pagina 123, mostra la perdita di territorio palestinese dal 1946, un anno prima che le milizie sioniste iniziassero la deportazione di più di 750.000 indigeni palestinesi dalla Palestina storica, fino all’anno 2000, al punto in cui la terra palestinese è stata ridotta ad un pugno di piccole enclavi distaccate tra loro nella West Bank occupata ed ad un frammento di Gaza.

 

La didascalia riporta: “Un insieme di azioni militari e diplomatiche e gli insediamenti ebraici in espansione a partire dalla fondazione della moderna Israele hanno portato ad una graduale diminuzione del territorio sotto il controllo palestinese, ciò spiega perché il territorio resta uno dei punti di scontro centrali nel perdurante conflitto tra Israele e Palestina.” L’immagine viene dal Middle East Political Research Center.

 

Paura delle mappe

 

Queste mappe rappresentano un’enorme minaccia per gli ideologi sionisti, perché hanno l’abilità di infrangere la propaganda israeliana che dipinge la rabbia e la violenza palestinese come radicate nell’intolleranza religiosa e nell’odio irrazionale piuttosto che essere una naturale reazione all’espansionismo coloniale israeliano, al furto di terra e alla pulizia etnica, che continuano ancora oggi.

 

Questo è il motivo per il quale ogni volta che una copia di queste mappe arriva all’attenzione generale, i difensori di Israele si affrettano a censurarla.

 

Lo scorso anno, quando MSNBC ha messo in onda una serie di mappe simili a queste per dimostrare il drammatico furto di terra palestinese fin dalla fondazione d’Israele, i gruppi pro-Israele hanno fatto pressioni al canale di notizie via cavo affinché ritrattassero il filmato.

 

MSNBC alla fine si arrese, definendo le mappe “non rispondenti alla realtà.”

 

Le prime critiche al libro di testo sono arrivate dal violento blogger antipalestinese e favorevole agli insediamenti israeliani, Elder of Ziyon.

 

Un post sul blog Elder of Ziyon che parlava del libro di testo, pubblicato il 1 Marzo, faceva appello ai sostenitori d’Israele affinché inondassero McGraw-Hill di email contro le mappe, negando, contro ogni evidenza, che i palestinesi fossero stati espulsi con la forza dalle proprie case in atti pianificati di espropriazione.

 

Nel giro di poche ore, il post era ripubblicato da The Tower, sedicente rivista e sito web incentrato su Israele e sul Medio Oriente e amministrato da The Israeli Project.

 

The Israeli Project è un gruppo lobbistico filo-israeliano di destra, specializzato nel creare e fornire propaganda antipalestinese e anti-islamica a giornalisti e politici.

 

TIP riceve fondi dai maggiori finanziatori dell’industria islamofobica ed è capitanato da Josh Block, ex portavoce della potente lobby israeliana AIPAC.

 

Block ha guadagnato notorietà per avere segretamente coordinato una campagna di discredito contro i bloggers che scrivevano contenuti critici contro le politiche del governo israeliano.

 

Recensione indipendente?

 

mc1The Blaze, un altro media destrorso, ha subito selezionato la storia e l’ha portata all’attenzione di McGraw-Hill, che ha risposto sospendendo immediatamente le vendite del libro di testo in attesa di recensione.

 

Elder of Ziyon ha celebrato la riuscita e se n’è assunto i meriti, sottolineando che “il libro è stato usato o viene ancora usato in corsi universitari alle Northwestern Oklahoma State University, University of Indianapolis, Western Illinois University, George Washington University School of Business e Marshall University.

 

Meno di una settimana dopo, McGraw-Hill ha annunciato che distruggerà tutte le copie del libro.

 

“La recensione ha dimostrato che la mappa non incontra i nostri standards accademici”, ha detto Catherine Mathis, la portavoce di McGraw-Hill ad Inside Higher Ed, aggiungendo “Abbiamo informato gli autori e non venderemo più il libro. Tutte le copie in inventario saranno distrutte. Ci scusiamo e rimborseremo chiunque ci restituirà la propria copia.”

 

Ispirato da leader di gruppi di odio anti-islamico come Robert Spencer, Elder of Ziyon è dedicato alla demonizzazione di musulmani e palestinesi ed è arrivato persino a sostenere che il manifesto paranoide di Anders Behring Breivik “non suona così folle, è spaventoso constatare quanto gran parte del documento sembri del tutto sensato.”

 

images

Arresto di Anders Behring Breivik, in appena tre ore, ha ucciso 77 persone innocenti, ne ha ferite oltre 300, pianificando il suo attacco per ben tre anni in nome del Cristianesimo.

 

“Alcune delle analisi politiche di Breivik in realtà sono centrate” ha scritto Elder of Ziyon dopo che Breivik ebbe massacrato 77 persone in Norvegia, in un probabile tentativo di salvare l’Europa da quelle da lui considerate le forze oscure dell’Islam e del Marxismo.

 

Breivik ha tratto ispirazione, per la sua violenta ideologia dall’industria, dell’islamofobia statunitense, di cui Elder of Ziyon fa parte.

 

Elder of Ziyon nasconde la sua reale identità, anche quando parla in pubblico.

 

Gli autori del libro di testo, Mark Boyer, Natalie Hudson e Michael Butler, non hanno risposto alle richieste di rilasciare un commento.

 

Alle domande poste da Electronic Intifada su chi avesse prodotto la recensione del libro, Mathis ha risposto che “si è trattato di accademici indipendenti che hanno determinato che le mappe non fossero esatte”.

 

Mathis non ha voluto rispodere alle domande successive che richiedevano maggiori dettagli su chi avesse complilato la recensione e come questi fossero giunti ad una simile conclusione.

 

A proposito di chi avesse posto pressioni alla McGraw-Hill, Mathis ha risposto solo “ne siamo venuti a conoscenza da fonti varie.”

 

Data la natura altamente politicizzata di tutta la discussione correlata alla Palestina negli Stati Uniti, la definizione di “accademico indipendente” può variare enormemente a seconda della prospettiva di chi pronuncia la definizione. E se gli “esperti” sono davvero indipendenti, dovrebbero essere in grado di fornire una spiegazione di come e perché abbiano giudicato le mappe come inaccurate.

 

McGraw-Hill ha un unico modo per asserire la propria credibilità ed è fornendo trasparenza sul gruppo di “esperti” che avrebbero fatto loro questa raccomandazione.

 

Altrimenti, non ci resta che dedurre che McGraw-Hill stia effettivamente bruciando libri per placare la richiesta di censura da parte dei bigotti antipalestinesi di estrema destra.

 

thanks to: Trad. L.Pal – Invictapalestina

Electronic Intifada

McGraw-Hill destroys textbook to placate pro-Israel bloggers

An image published by Elder of Ziyon from the textbook Global Politics, as part of the anti-Palestinian blogger’s successful campaign to pressure McGraw Hill over maps depicting land loss in Palestine.

An image published by Elder of Ziyon from the textbook Global Politics, as part of the anti-Palestinian blogger’s successful campaign to pressure McGraw Hill over maps depicting land loss in Palestine.

The publisher McGraw-Hill Education is destroying all copies of a political science textbook after receiving complaints from hardline supporters of Israel that it features a series of “anti-Israel” maps.

The college textbook, titled Global Politics: Engaging a Complex World, was published in 2012. But it wasn’t until early this month that the maps generated criticism from a pro-Israel blogger known as Elder of Ziyon.

Within a week of the initial outcry, McGraw-Hill began destroying all copies of the book, scrubbed the book from its website, promised to reimburse anyone who bought the book and apologized to the offended right-wing bigots behind the manufactured controversy.

According to the publisher’s summary, the book fosters “critical thinking and theory” about global events and “offers students a number of lenses through which to view the world around them.”

The maps, which appear in chronological succession on page 123, show Palestinian land loss from 1946, one year before Zionist militias initiated the displacement of more than 750,000 indigenous Palestinians from historic Palestine, to the year 2000, by which point Palestinian land had been reduced to a handful of tiny non-contiguous enclaves in the occupied West Bank and a sliver of Gaza.

The caption reads, “A mix of diplomatic and military actions and expanded Jewish settlements since the founding of modern Israel has led to a gradual decline in Palestinian-held territory – which explains why the territory remains one of the central sticking points in the long-standing Israeli-Palestinian conflict.” The image is sourced to the Middle East Political Research Center.

Fear of maps

Such maps present an enormous threat to Zionist ideologues because they have the ability to cut through Israeli propaganda that portrays Palestinian anger and violence as rooted in religious intolerance and irrational hatred rather than a natural reaction to Israel’s colonial expansionism, land theft and ethnic cleansing, all of which continue today.

That is why any time an iteration of these maps breaks into the mainstream, Israel’s advocates rush to censor it.

Just last year, when MSNBC aired a similar series of maps to demonstrate the dramatic theft of Palestinian land since Israel’s foundation, pro-Israel groups pressured the cable news outlet to retract the segment.

MSNBC eventually capitulated, calling the maps “not factually accurate.”

The first criticisms of the textbook came from the virulently anti-Palestinian and pro-settlement blogger Elder of Ziyon.

Elder of Ziyon’s blog post on the textbook, published on 1 March, urged supporters of Israel to flood McGraw-Hill with emails against the maps, denying, against all available evidence, that Palestinians were ever forcibly expelled from their homes in pre-planned acts of dispossession.

Within hours, the post was republished by The Tower, a self-styled Israel and Middle East-focused magazine and website run by The Israel Project.

TIP is a right-wing pro-Israel lobbying outfit that specializes in crafting and supplying anti-Palestinian and anti-Muslim propaganda to journalists and policy makers.

TIP receives funding from major bankrollers of the Islamophobia industry and is headed by Josh Block, former spokesperson for the powerful Israel lobby group AIPAC.

Block gained notoriety for secretly coordinating a smear campaign against bloggers who were writing critically about Israeli government policy.

Independent review?

The Blaze, another right-wing media outlet, soon picked up the story and brought it to the attention of McGraw-Hill, which responded by immediately suspending sales of the textbook pending a review.

Elder of Ziyon celebrated and took credit for the outcome, noting that “the book is being or has been used in courses at Northwestern Oklahoma State University, University of Indianapolis, Western Illinois University, George Washington University School of Business and Marshall University.”

Less than a week later, McGraw-Hill announced it would destroy all copies of the book.

“The review determined that the map did not meet our academic standards,” McGraw-Hill spokesperson Catherine Mathis told Inside Higher Ed, adding, “We have informed the authors and we are no longer selling the book. All existing inventory will be destroyed. We apologize and will refund payment to anyone who returns the book.”

Inspired by anti-Muslim hate group leaders like Robert Spencer, Elder of Ziyon is dedicated to demonizing Palestinians and Muslims, and even argued that the paranoid manifesto of Anders Behring Breivik is “not all crazy sounding – it is scary how sane much of the document seems to be.”

“Some of [Breivik’s] political analysis is actually on target,” Elder of Ziyon stated after Breivik massacred 77 people in Norway, supposedly in an attempt to rescue Europe from what he viewed as the dark forces of Islam and Marxism.

Breivik drew inspiration for his violent ideology from the US Islamophobia industry of which Elder of Ziyon is a part.

Elder of Ziyon conceals his real identity, even when speaking in public.

The textbook’s authors – Mark Boyer, Natalie Hudson and Michael Butler – did not respond to requests for comment.

Asked who carried out the review of the book, Mathis told The Electronic Intifada that it “was conducted by independent academics who determined that the maps were not accurate.”

Mathis did not respond to a follow-up query seeking more details about who carried out the review and how they reached such a conclusion.

As for who pressured McGraw-Hill about the maps, Mathis would only say, “We heard about this from multiple sources.”

Given the highly politicized nature of all discussion related to Palestine in the United States, the definition of who is an “independent academic” would vary widely depending on the perspective of who is making the assessment. And if the “experts” are indeed independent, they should be willing to provide an explanation of how and why they deemed the maps to be inaccurate.

The only way that McGraw-Hill’s credibility can be assessed is with some transparency about the groups or “experts” who made this recommendation.

Otherwise, we are left to assume that McGraw-Hill is effectively burning books to placate the censorship demands of right-wing anti-Palestinian bigots.

Rania Khalek

thanks to: Electronic Intifada

Solidarietà ad Antonio Caracciolo per l’atteggiamento discriminatorio del M5S nei suoi confronti

Uno degli aspiranti candidati sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle, Antonio Caracciolo, verrà sospeso. Riceverà una comunicazione ufficiale di sospensione dalla competizione interna per le candidature pentastellate al Comune di Roma. Il motivo – viene spiegato – è “il principio secondo cui la libertà di espressione è imprescindibile ma è altrettanto inderogabile la memoria di una delle pagine più buie e drammatiche della storia dell’umanità: l’Olocausto”. Poco prima, su Twitter il deputato del Pd, Andrea Romano aveva scritto: “Complimenti al M5S: a Roma (Roma!) riescono a candidare il professore Antonio Caracciolo, che definì Priebke ‘una vittima di vendetta'”. Aggiungendo: “Il negazionismo è la nuova frontiera grillina?”.

Caracciolo, professore di filosofia del diritto all’università La Sapienza di Roma, aveva definito nel 2009 l’Olocausto una “leggenda” sulla quale esistono “solo verità ufficiali non soggette a verifica storica e contraddittorio”. Una “leggenda” usata “per colpevolizzare moralmente i popoli vinti”. Anche le camere a gas, “ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite”, sono una delle tante verità “da verificare”.

In una intervista al sito Disinformazione.it, caracciolo aveva detto: “La forma di potere dominante che si spaccia per democrazia, richiede una fascia di consenso, ma anziché essere libero, questo consenso, viene prodotto e manipolato tramite i canali mediatici ed il controllo della carta stampata rigida. Abbiamo, a parole, tutti gli stessi diritti e, sempre a parole, siamo tutti uguali, ma poi, io, ho più diritti e sono più eguale di te.


Strano modo di procedere nelle “Comunarie” del Movimento Cinque Stelle

Fermo restando che la presente non costituisce una contestazione o turbativa della procedura elettorale appena avviata, ma è un’applicazione del principio di trasparenza che è alla base del Movimento Cinque Stelle, valuto di rendere pubblica parte della corrispondenza intercorsa con l’Ufficio Liste Elettorali del Movimento Cinque Stelle, anche in considerazione del danno di immagine a me procurato in conseguenza di una cancellazione dalla Lista subito dopo esservi stato pubblicamente inserito.  Nella parte della corrispondenza qui non resa pubblica venivano chieste le specifiche delle segnalazioni pervenute, proprio per poter consentire le “controdeduzioni” che mi venivano pure concesse, nel termine di 10 giorni, ma che da me sono state fatte nel termine di un’ora allegando a) La mia Memoria difensiva presentata in procedimento disciplinare presso CUN nel gennaio 2010, a seguito di articolo di Repubblica del 22 ottobre 2009; b) la delibera di proscioglimento con formula piena, per insussistenza del fatto e del diritto. Non vi sono mai stati altri fatti rilevanti se non una campagna di stampa che da allora è seguita con diffusione virale, malgrado regolari e frequenti lettere di smentita a organi di stampa e soggetti vari.

NB – Questa corrispondenza è resa pubblica, nella rete, “con effetto immediato”. L’Ufficio Elettorale non dispone di specifici nominativi di singole persone, non ha indicazione di sede fisica, né contatti telefonici, ma è astrattamente riferito a Beppe Grillo che è spesso altrove, credo in questi giorni a fare spettacoli in Roma. Dubito che abbia mai avuto personale conoscenza di questa e altre corrispondenze.

*
Egregio Staff Liste Elettorali,

appare essere una assoluta presa in giro il termine di dieci giorni che a me (e altri) era stato fissato per le rituali controdeduzioni, alle quali io ho risposto entro un’ora, fornendo documentazione, senza che da voi sia stata data alcuna risposta. Leggo oggi di un inizio di votazione al cui accesso mi trovo inibito. Francamente, trovo sconcertante il vostro modo di precedere.

Vostra di riferimento del 16 febbraio:

Gentile Antonio Caracciolo,
Le scriviamo in nome e per conto di Beppe Grillo con riguardo ad alcune segnalazioni che ci sono pervenute.
Con la presente ci vediamo costretti a comunicarLe la sua esclusione dalla lista dei candidati del M5S per le elezioni amministrative Roma 2016. A seguito di segnalazioni pervenute dopo la pubblicazioni dei video di presentazione è risultato che Lei ha di recente pubblicato interventi su alcuni blog che palesano condotte contrastanti con i principi fondamentali del M5S e che pertanto la rendono incompatibile con un potenziale ruolo di portavoce e di appartenente al MoVimento 5 Stelle.
Per questo motivo viene sospeso con effetto immediato dal MoVimento 5 Stelle.
Se pensa che questa decisione sia basata su informazioni non corrette può inviare le Sue controdeduzioni entro 10 giorni a questa email.
Lo staff di Beppe Grillo

Miei dati pentastellari presentati alle Comunarie del Movimento Cinque Stelle

A seguito delle successione di notizie mediatiche che mi riesce difficile, se non impossibile leggere e replicarvi, mi pare opportuno pubblicare nel mio blog i dati a me chiesti dallo Staff del Movimento Cinque Stelle per la preparazione delle Comunarie romane e redatti secondo le loro indicazioni. Non se se questi dati sono ancora presenti nel Blog di Beppe Grillo, ma sono comunque  rilevanti al fine di stabilire la verità dei fatti. Con il tempo e con la necessaria calma e serenità scriverò repliche, smentite, rettifiche e  quanto altro riterrò necessario. Ho respinto tutte le richieste di interviste e intendo che – al pari di quello di Beppe Grillo – sia questo mio blog la fonte di tutte le notizie e dichiarazioni che penso di rilasciare. I giornalisti sono pregati di non insistere, e meno che mai gli operatori televisivi.
*

1.    Esperienze politiche e sindacali
Ho avuto una certa esperienza sindacale durante il mio periodo di lavoro in una casa editrice (1978-1985), dove ero stato eletto rappresentante sindacale. Sono però sempre stato nel luogo di lavoro e non ho mai avuto distacchi sindacali, salvo permessi per potermi recare a riunioni e convegni sindacali esterni al luogo di lavoro. A far data dal mio nuovo lavoro come ricercatore universitario, di ruolo, dal 1985 in poi, ho partecipato alle “lotte” per una riforma democratica dell’Università nonché del sistema dei concorsi e delle carriere universitarie e per il mantenimento del carattere pubblico dell’Università: siamo stati sconfitti e l’università pubblica è sulla via del suo smantellamento. Quindi ho aderito a un Sindacato di docenti universitari, quando questo si è costituito passando da semplice organizzazione di lotta alla forma di Sindacato, per poter contare su una maggiore regolarità di contributi e altri vantaggi giuridici. Ho mantenuto il solo ruolo di iscritto. Ho poi voluto impegnarmi in politica, negli anni Novanta, ma solo al mio paese, di 3000 abitanti, d’estate, in Calabria, ritenendo che le mie competenze in fatto di studi politici potessero essere utili ai miei compaesani: erano gli anni novanta ed il mio impegno politico, aderendo anche e necessariamente a un partito nazionale, ha sempre avuto carattere locale. Non ho mai rivestito cariche pubbliche nel mio paese ed ho prestato gratuitamente al comune e alla parrocchia il mio lavoro per il salvataggio e la sistemazione degli archivi parrocchiali e comunali. L’Archivio Parrocchiale di Seminara è stato dichiarato di notevole interesse storico: ne vado fiero. In Roma, non ho mai fatto attività politica in senso proprio, candidandomi o iscrivendomi a partiti. In Roma, il mio unico impegno politico è con il Movimento Cinque Stelle, da quando esiste.

2.    Curriculum da Attivista
Al di là dell’atto formale di nascita del M5S, al Nord, io lo considero esistente come soggetto politico solo a partire dalle Elezioni regionali siciliane, al Sud: è da quel preciso momento che è scattata la mia volontà di aderirvi e il mio contemporaneo disimpegno (già labile) da ogni precedente appartenenza politica (in Calabria). Prima delle Regionali siciliane avevo simpatia per il M5S, ma lo consideravo un fatto di costume, non un soggetto politico. Se la data di nascita del Movimento Romano è la riunione a Parco Schuster io vi ero presente e il mio nome (“anzianità”) dovrebbe risultare negli archivi (omini in marcia/MU). Ho quindi partecipato a Roma a tutte le riunioni di cui avevo notizia e in particolare a quelle del mio Municipio, cioè l’IX (ex XV). Senza che con ciò intenda costituirmi alcuna patente di merito, posso dire di essere il più “anziano” per il semplice e banale fatto che ricordo tutti quelli venuti dopo di me e ora nessuno di quelli che all’inizio erano insieme con me (e prima di me: riunioni davanti alle poste di Via Lenin): l’attivismo è fluido e incostante (chi viene una o poche volte e chi non viene più). Pur facendo attivismo, ho tardato  nella iscrizione formale al  Movimento Nazionale e Romano (N° 4958)) perché volevo essere ben certo della estinzione di ogni precedente formale appartenenza politica (in Calabria). Non ho partecipato come candidato a precedenti elezioni comunali in Roma, ma sono stato ogni volta Rappresentante di lista per il Movimento 5S. Sono stato candidato alle Europee. Per ragioni di lavoro, non mi sono proposto come coordinatore del Gruppo degli attivisti municipali, alle cui riunioni e infopoint/banchetti o sedute fra il pubblico nel Consiglio municipale partecipo normalmente, salvo impegni di lavoro (nell’ultimo anno le sedute coincidevano con le mie lezioni all’università). Partecipo a vari tavoli di lavoro e a una “progettazione partecipata” per la realizzazione di un Parco nella zona in cui abito.

3.    Curriculum vitae
Sono nato in Seminara (R.C.) nel 1950. Nel 1961 la mia famiglia si trasferisce in Roma, dove da allora risiedo salvo qualche anno trascorso in Milano, dove ho fatto la seconda classe della scuola media, che ho terminato a Roma, facendo poi il Ginnasio-Liceo Classico al Visconti e laureandomi nel 1975 in Scienze Politiche alla Sapienza con una tesi in Filosofia del diritto e riportando 110 e lode di voti. Ho da allora sempre mantenuto i contatti con la Cattedra, facendo esercitazioni ed esami ed altre attività collaborative fino alla messa in ruolo (1985). Ho avuto per il 1975-76 una Borsa di Studio dall’Istituto Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, seguendo corsi di lezioni e visite e soggiorni di studio all’estero. Dal 1978 al 1985 ho lavorato a tempo pieno (40 ore settimanali) nella Redazione dell’Enciclopedia del Diritto dell’Editore Giuffrè: il mio nome e la mia funzione lo si legge nei Frontespizi dai volumi XXVIII al XXXV. A seguito di concorso, dal 1985 lavoro come Ricercatore di ruolo per la filosofia del diritto presso l’Università di Giurisprudenza in Teramo. Nel 1994 sono stato chiamato a Roma alla Sapienza presso la Facoltà di Scienze Politiche, dove sono rimasto fino a corrente anno 2016 nel quale entro in pensione con le nuove leggi. Ho fatto brevi soggiorni di studio e di ricerca in Germania, con borse del CNR. Ho tradotto dal tedesco le opere principali del giurista tedesco Carl Schmitt, contribuendo alla conoscenza del pensiero di questo autore anche con riviste da me fondate e dirette, in ultimo anche un blog che sto aggiornando. Amo lo studio delle lingue straniere (tedesco, inglese, francese, spagnolo, polacco…: mia moglie è cittadina polacca), ma non ne ho purtroppo quella padronanza che avrei desiderato… Durante il tempo libero da altri impegni prioritari mi dedico appunto allo studio delle lingue… Non scrivo libri, ma curo una trentina di blog tematici, che aggiorno in modo irregolare e saltuario.

4.    Dichiarazione di intenti
Ho avuto nell’ottobre 2009 un attacco mediatico che ha comportato un procedimento disciplinare presso il Consiglio Universitario Nazionale, dove sono stato prosciolto nel gennaio 2010 con formula piena per insussistenza del fatto e del diritto. Purtroppo i media (e i politici influenzati dai media) non hanno voluto dare nessuna notizia di questa mia assoluzione, mentre prima si erano tutti accaniti nella denigrazione: per questo da allora “odio” il mondo della carta stampata e delle televisioni, ma anche certi giudici e certi personaggi. Ho quindi avviato azione civile risarcitoria contro due quotidiani, vincendo una causa e perdendone un’altra, per la quale non ho voluto fare appello, per mancanza di fiducia nei giudici e non avendo le risorse finanziare per giungere fino alla Cassazione e oltre. Come “filosofo del diritto” e cittadino ho sempre difeso il principio della libertà di pensiero, di espressione, di ricerca, di insegnamento, di critica politica. Ero e sono contrario a ogni legge sul «negazionismo», che in Germania comporta fino a 10 anni di carcere per la sola colpa di aver scritto dei libri nonché ogni anno migliaia di procedimenti penali per meri reati di opinione. Ero e sono assolutamente contrario alla sua introduzione nella legislazione italiana: per questo motivo sono stato e continuo ad essere attaccato dai media.  A beneficio dei miei elettori, che ne avessero l’interesse, posso tuttavia rispondere tranquillamente e serenamente su questa materia a chiunque fra essi avesse domande da farmi, su questo argomento e su quanto altro possa riguardare la mia figura pubblica, le mie opinioni o la mia candidatura purché non si leda il mio diritto alla privacy e non si manchi di rispetto alla mia persona.

thanks to: Ansa

Giornata della Memoria – La verità dietro i cancelli di Auschwitz

David Cole è uno storico revisionista ebreo, e in quanto tale più difficilmente attaccabile dalla critica e agevolato nello studiare l’olocausto senza il timore di essere bollato come antisemita.

 

 

OLOCAUSTO: ASCOLTIAMO ENTRAMBE LE PARTI
di Mark Weber

HolocaustCartoon.jpg

(La vignetta tradotta:

1° commento: “Non penso siano ebrei”

2° commento: noi DOBBIAMO arrivare a 6.000.000, in OGNI caso)

Tutti noi abbiamo sentito dire che il regime nazista uccise sistematicamente circa sei milioni di ebrei durante la II Guerra Mondiale, in gran parte attraverso le camere a gas. Lo sentiamo dire in continuazione dalla televisione, dai film, dai libri e dagli articoli che compaiono su giornali e riviste. I corsi di informazione sull’Olocausto sono obbligatori in molte scuole. In tutto il paese si tengono ogni anno cerimonie di commemorazione dell’Olocausto. Ogni grande città americana possiede almeno un museo dedicato all’Olocausto. A Washington, DC, il Museo Memoriale dell’Olocausto attira centinaia di migliaia di visitatori ogni anno.

Gli studiosi contestano la storia dell’Olocausto

Ma non tutti accettano la versione ufficiale dell’Olocausto. Fra gli scettici possiamo citare il Dr. Arthur Butz della Northwestern University, Roger Garaudy e il Prof. Robert Faurisson in Francia, e lo storico britannico David Irving, autore di vari bestseller.

Questi autori revisionisti non “negano l’Olocausto”. Essi riconoscono la catastrofe subita dagli ebrei d’Europa durante la II Guerra Mondiale. Non discutono il fatto che un gran numero di ebrei sia stato crudelmente strappato alle proprie case, rinchiuso in ghetti sovraffollati o deportato verso i campi di concentramento. Riconoscono che molte centinaia di migliaia di ebrei europei sono morti o sono stati uccisi, spesso in circostanze orribili.

Ma allo stesso tempo gli storici revisionisti presentano una quantità imponente, sebbene spesso ignorata, di prove a sostegno del proprio punto di vista, secondo il quale non vi sarebbe stato alcun progetto di sterminare gli ebrei d’Europa da parte dei tedeschi, le testimonianze relative agli omicidi di massa nelle “camere a gas” sarebbero spesso fasulle e la cifra di sei milioni di morti ebrei durante la guerra sarebbe un’esagerazione.

Molte affermazioni sull’Olocausto sono state abbandonate

Dalla II Guerra Mondiale la storia dell’Olocausto è cambiata un bel po’. Molte affermazioni relative allo sterminio, che un tempo erano largamente accettate, sono state lasciate cadere nel dimenticatoio.

Dachau_gas-chamber-never-used-mai-usata.jpgAd esempio, si è affermato per anni con sicurezza che gli ebrei venivano uccisi in camere a gas a Dachau, Buchenwald e in altri campi di concentramento sul territorio tedesco.

(nella foto la targa UFFICIALE posta dentro la ex “camera a gas” di Dachau)

Questa parte del racconto dello sterminio si è rivelata così insostenibile che è stata abbandonata ormai da molti anni. Nessuno storico serio dà oggi credito all’esistenza, che un tempo si riteneva provata, di “campi di sterminio” nel Reich germanico pre-1938. Perfino il celebre “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal ha dovuto riconoscere che “non ci furono campi di sterminio in territorio tedesco” (1)

I principali storici dell’Olocausto affermano oggi che un gran numero di ebrei fu gasato in soli sei campi, situati in quella che è oggi la Polonia: Auschwitz, Majdanek, Treblinka, Sobibor, Chelmno e Belzec.

Tuttavia, le prove relative alle gasazioni in questi sei campi non sono qualitativamente diverse da quelle, oggi ritenute senza fondamento, presentate a suo tempo per le presunte “gasazioni” in territorio tedesco.

Durante il grande processo di Norimberga del 1945-46 e nel decennio successivo alla fine della II Guerra Mondiale, Auschwitz (soprattutto Auschwitz-Birkenau) e Majdanek (Lublino) furono considerati i due più importanti “campi della morte”.

Auschwitz_plaque_4mil.jpgA Norimberga le vittoriose forze alleate accusarono i tedeschi di aver ucciso quattro milioni di ebrei ad Auschwitz e un altro milione e mezzo a Majdanek. Oggi nessuno storico serio accetta queste cifre assurde. (2)

Inoltre, negli anni recenti, sono state raccolte prove incontrovertibili che non si conciliano con le testimonianze di attività di sterminio di massa in questi campi. Per esempio, alcune dettagliate fotografie aeree di Auschwitz-Birkenau, scattate in diversi giorni del 1944 – all’apice delle presunte attività di sterminio – non mostrano tracce di mucchi di cadaveri, ciminiere fumanti o masse di ebrei in attesa della morte, tutte cose che sarebbero chiaramente visibili se le voci che parlano di sterminio all’interno del campo fossero vere.

La “confessione” postbellica del comandante di Auschwitz, Rudolf Höss, citata spesso come prova fondamentale nella storia dell’Olocausto, si è rivelata essere una falsa testimonianza ottenuta con la tortura. (3)(Sulla tale “confessione” si legga QUI l’analisi di Carlo Mattogno)

Altre affermazioni assurde sull’Olocausto

Per un certo periodo si è seriamente sostenuto che i tedeschi ricavavano sapone dai cadaveri degli ebrei (4) e che sterminavano metodicamente gli ebrei col vapore e l’elettricità.

A Norimberga gli ufficiali americani accusarono i tedeschi di aver ucciso gli ebrei a Treblinka non nelle camere a gas, come si afferma oggi, ma facendoli bollire fino alla morte in “camere a vapore. (5)

Boris Polevoi- Russian Jewish writer Boris Polevoi-1945-elettroesecuzione-articolo-pravda.jpg(In foto, Boris Polevoi ,giornalista propagandista ebreobolscevico della Pravda che,il 2 Febbraio 1945 ,5 giorni dopo l’occupazione russa dell’ abbandonato lager di Auschwitz, inventò, in un articolo l’elettro esecuzione nel KL di Auschwitz, evidentemente DOPO aver ascoltato i SOPRAVVISSUTI lì rimasti, che EVIDENTEMENTE non sapevano di CAMERE a GAS e della carneficina di “4.000.000” di ebrei appena conclusasi ! )

Qui sotto quello che dovrebbe essere stato il sistema di sterminio nella fantasia giudeobolscevica

 auschwitz-elettroesecuzione-maggio-1945-pravda-pavlov-ebreo.jpg

 Il 2 febbraio1945 la Pravda pubblicò un articolo del suo corrispondente Boris Poljevoi intitolato «Il complesso della morte ad Auschwitz», nel quale, tra l’altro, si legge quanto segue:

«Essi [i Tedeschi] spianarono la collina delle cosiddette “vecchie” fosse nella parte orientale, fecero saltare e distrussero le tracce del nastro trasportatore elettrico (eljektrokonvjeijera) dove erano stati uccisi centinaia di detenuti alla volta con la corrente elettrica (eljektriceskim tokom); i cadaveri venivano messi su un nastro trasportatore che si muoveva lentamente e scorreva fino a un forno a pozzo (sciachtnuju pje­), dove i cadaveri bruciavano completamente»(consulta la fonte coi riferimenti, cliccando QUI)

I giornali americani, citando il rapporto di un testimone sovietico dall’appena liberato campo di Auschwitz, raccontarono nel 1945 ai lettori che i metodici tedeschi avevano ucciso gli ebrei utilizzando una grata elettrificata su cui centinaia di persone potevano essere fulminate simultaneamente [e] poi spostate verso i forni. Esse venivano cremate quasi immediatamente, ricavando dai loro corpi fertilizzante per i vicini campi di cavoli”. (6)

Queste e molte altre bizzarrie riguardanti l’Olocausto sono state silenziosamente abbandonate col passare degli anni.

Le malattie uccisero molti detenuti

Tutti conoscono le terribili fotografie dei detenuti morti o moribondi trovati in campi di concentramento come Bergen-Belsen e Nordhausen, liberati dalle truppe americane e britanniche nelle ultime settimane della guerra in Europa. Molte persone accettano queste fotografie come prova dell’”Olocausto”.

In realtà, questi detenuti morti o moribondi furono le sfortunate vittime delle malattie e della malnutrizione provocate dal totale collasso della Germania negli ultimi mesi della guerra. Se davvero ci fosse stato un sistematico programma di sterminio, gli ebrei trovati vivi dagli alleati alla fine della guerra sarebbero stati molti di meno. (7)

Di fronte all’avanzare delle truppe sovietiche, una gran quantità di ebrei, negli ultimi mesi di guerra, venne evacuata dai campi e dai ghetti orientali verso i restanti campi della Germania occidentale. Questi campi divennero ben presto tremendamente sovraffollati, il che vanificò gli sforzi di prevenire la diffusione delle malattie. Inoltre, il collasso del sistema dei trasporti tedesco rese impossibile rifornire i campi del cibo e delle medicine necessarie.

Testimonianze inattendibili

vrba_wetzler1.jpgGli storici dell’Olocausto si affidano soprattutto ai cosiddetti “testimoni sopravvissuti” per sostenere la versione ufficiale. Ma simili “prove” sono notoriamente inattendibili e sono ben pochi i sopravvissuti che affermano di aver assistito a omicidi di massa.

Il direttore degli archivi dello Yad Vashem, il Museo israeliano dell’Olocausto, ha confermato che buona parte delle 20.000 testimonianze di sopravvissuti conservate nel museo sono “inattendibili.

Molti sopravvissuti, desiderando “sentirsi parte della storia”, hanno dato sfogo alla propria immaginazione, afferma il direttore Shmuel Krakowski. (8) (Cliccando QUI si leggerà di 2 falsari olocaustici,ebrei,per eccellenza,foto sopra!)

Il prof. Arno Mayer dell’Università di Princeton, ha scritto:

Le fonti per lo studio delle camere a gas sono, al contempo, rare e inattendibiliNon è possibile negare le molte contraddizioni, ambiguità ed errori delle fonti esistenti”. (9)

Documenti tedeschi confiscati

Haavara_in_inglese.jpg(A sin un documento originale INCONTESTABILE: il PATTO di COLLABORAZIONE tra ebrei sionisti tedeschi e III° Reich sulla EMIGRAZIONE ebraica dalla Germania,firmato il 25 Agosto 1933!)

Alla fine della II Guerra Mondiale gli alleati confiscarono un’enorme quantità di documenti tedeschi relativi alla politica della Germania verso gli ebrei durante il periodo di guerra, che viene spesso definita “soluzione finale”. Ma non è mai stato trovato un solo documento che si riferisca a un programma di sterminio. Al contrario, i documenti trovati mostrano che la “soluzione finale” era un programma di emigrazione e deportazione, non di sterminio.

Uno dei documenti più importanti è un memorandum del Ministero degli esteri tedesco, datato 21 agosto 1942. (10) “L’attuale guerra offre alla Germania l’opportunità e anche il dovere di risolvere la questione ebraica in Europa”, si legge nel documento. La politica “di promuovere l’evacuazione degli ebrei in stretta cooperazione con il Reichsführer SS [Heinrich Himmler] è ancora in vigore”. Il memorandum nota che il numero di ebrei così deportati verso Est non basta a soddisfare le locali richieste di manodopera”.

Il memorandum cita il Ministro degli Esteri von Ribbentrop, affermando che “alla fine di questa guerra tutti gli ebrei dovranno aver lasciato l’Europa. Questa è stata un’irremovibile decisione del Führer [Hitler] ed è anche l’unico modo di affrontare questo problema, poiché l’unica soluzione possibile è quella globale e generale, mentre le misure individuali non sarebbero di gran giovamento”.

Il memorandum si conclude con l’affermazione che “le deportazioni [degli ebrei dell’Est] sono un passo ulteriore sulla strada di una soluzione definitiva… La deportazione verso il Governo Generale [polacco] è una misura provvisoria. Gli ebrei saranno in seguito trasferiti verso i territori occupati dell’Est [sovietico], non appena le condizioni tecniche lo permetteranno”.

Hitler e la “soluzione finale”

[Sul “problema” (per gli olosterminazionisti in S.P.E.) dell’ORDINE (mancante!) di sterminio di Adof Hitler, si legga il CAPITOLO V dello studio “Hilberg e le conoscenze della storiografia olocausticasul Führerbefehl all’inizio degli anni Ottanta. Bilancio di due convegni storici” di Carlo Mattogno, cliccando QUI]

Non c’è nessuna prova documentale che Hitler abbia mai dato l’ordine di sterminare gli ebrei. Al contrario, i documenti evidenziano che il leader tedesco voleva che gli ebrei lasciassero l’Europa, con l’emigrazione, se possibile, o con la deportazione, se necessario.

Schlegelberger document marzo-aprile1942.JPGUn documento (foto, German Federal Archives (BA) file R.22/52) confidenziale trovato dopo la guerra nei registri del Ministero della Giustizia del Reich rivela il suo pensiero. Nella primavera 1942, il Segretario di Stato Schlegelberger annotava in un memorandum che il capo della Cancelleria di Hitler, Hans Lammers, lo aveva informato che il Führer [Hitler] gli ha detto ripetutamente [a Lammers] che vuole che la soluzione del problema ebraico venga rinviata a dopo la fine della guerra”. (11)

E il 24 luglio 1942, Hitler confermò a persone a lui vicine la propria determinazione a rimuovere dall’Europa tutti gli ebrei dopo la fine della guerra:

Gli ebrei sono interessati all’Europa per ragioni economiche, ma l’Europa deve respingerli, non fosse altro che nel proprio interesse, visto che gli ebrei sono razzialmente più forti. Dopo che la guerra sarà finita, mi atterrò rigorosamente a questo progetto… Gli ebrei dovranno andarsene ed emigrare verso il Madagascar o in qualche altro stato nazionale ebraico”. (12)

Le SS di Himmler e i campi

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(Nella foto alcuni internati del lager di Campo di concentramento di Mittelbau-Dora ,addetti alla produzione di componenti per missili V2, CliccandoQUI maggiori informazioni su tale attività)

Il 28 dicembre 1942 la direzione amministrativa dei campi SS inviò una direttiva a tutti i campi di concentramento, compreso Auschwitz, criticando con durezza l’alta incidenza della morte per malattia fra i detenuti e ordinando che

“i medici dei campi utilizzino tutti i mezzi a loro disposizione per ridurre in modo significativo il tasso di mortalità nei vari campi.

Veniva inoltre ordinato:

I dottori dei campi dovranno controllare più frequentemente che in passato la nutrizione dei prigionieri e, coordinandosi con l’amministrazione, proporre soluzioni migliorative ai comandanti di campo… I dottori di campo dovranno vigilare affinché le condizioni operative nei diversi luoghi di lavoro siano le migliori possibili.

Infine, la direttiva sottolineava che il Reichsführer SS [Himmler] ha ordinato che il tasso di mortalità venga ridotto ad ogni costo. (13)

Sei milioni

La cifra di sei milioni di morti ebrei durante la guerra, che ci viene incessantemente ripetuta, è un’esagerazione. Uno tra i principali giornali della neutrale Svizzera, il quotidiano Baseler Nachrichten, stimava nel giugno 1946 che non più di 1,5 milioni di ebrei europei potevano essere morti sotto il dominio tedesco durante la guerra. (14) In effetti, milioni di ebrei sopravvissero al dominio tedesco durante la II Guerra Mondiale, compresi molti di coloro che erano stati internati ad Auschwitz e in altri “campi di sterminio”.

“Olocaustomania” a senso unico

holokauszt.holocash.jpgBenché la II Guerra Mondiale sia finita più di 60 anni fa, non c’è stata tregua nel flusso costante di film aventi per tema l’Olocausto, di cerimonie di “commemorazione dell’Olocausto” e di corsi d’informazione sull’Olocausto.

Il rabbino capo d’Inghilterra, Immanuel Jakobovits, ha appropriatamente descritto la propaganda sull’Olocausto come una vera e propria industria, con profitti notevoli per scrittori, ricercatori, registi, costruttori di monumenti, progettisti di musei e perfino politici”. Ha anche aggiunto che diversi rabbini e teologi sono “partner di questo lucroso affare”. (16)

holocaustianità-auschwitziana-delirio-pazzia-demenza-paranoia-ebraica-ebrei-juden-jews.jpgPer molti ebrei, l’Olocausto è praticamente una nuova religione. Il rabbino Michael Goldberg parla di “culto dell’Olocausto” con “i suoi articoli di fede, i suoi riti, i suoi santuari”. (17) In questa campagna propagandistica – che lo storico ebreo-americano Alfred Lilienthal chiama “olocaustomania” – gli ebrei vengono ritratti come vittime assolutamente incolpevoli e i non ebrei come esseri moralmente retrogradi che possono trasformarsi da un momento all’altro in nazisti assassini.

Per molti ebrei, la principale lezione che deriva dall’Olocausto è che i non ebrei, in un certo senso, sono tutti da guardare con sospetto. Se un popolo così istruito ed evoluto come quello tedesco può rivoltarsi contro gli ebrei, allora nessuna nazione non ebraica può essere del tutto degna di fiducia.

Alle vittime non ebree non viene riservato lo stesso trattamento. Ad esempio, in America non vi sono memoriali, centri di studi o cerimonie annuali per le vittime del dittatore sovietico Stalin, che fece di gran lunga più vittime di Hitler, o per le decine di milioni di vittime del dittatore cinese Mao Zedong.

L’Olocausto che semina odio

La storia dell’Olocausto viene utilizzata spesso per fomentare odio e ostilità, soprattutto contro il popolo tedesco, gli europei dell’est e la Chiesa Cattolica.

Elie Wiesel Holocaust -hoaxer.jpgIl noto scrittore ebreo Elie Wiesel (nel fotomontaggio) è un ex detenuto di Auschwitz che ha ricoperto l’incarico di direttore dell’Holocaust Memorial Council americano. Nel 1986 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Questo sionista fervente ha scritto nel suo libro Legends of Our Time:

Ogni ebreo, da qualche parte del proprio essere, dovrebbe riservare una zona all’odio – un odio forte, virileper ciò che il tedesco rappresenta e per ciò che continua ad esistere in ogni tedesco. (18)

(Su tale wiesel elie ,sulle sue  storie si sedicente sopravvissuto, la demolizione sistematica di un VERO ex internato ,nello studio dedicato di Carlo Mattogno,cliccare QUI)

Cui prodest?

La campagna di commemorazione dell’Olocausto è di vitale importanza per gli interessi di Israele, che deve la propria esistenza agli enormi finanziamenti annuali pagati dai contribuenti americani. Serve a giustificare il massiccio sostegno offerto dagli USA a Israele e a giustificare le altrimenti ingiustificabili politiche israeliane.

Paula E. Hyman, insegnante di storia ebraica moderna all’Università di Yale, ha osservato:

arbeit-macht-frei-palestinian-holocaust.jpgPer ciò che riguarda Israele, l’Olocausto può essere usato per mettere a tacere le critiche politiche e sopprimere il dibattito; esso rafforza il sentimento degli ebrei di essere un popolo eternamente perseguitato che può confidare unicamente in se stesso per la propria difesa. L’evocazione della sofferenza patita dagli ebrei sotto il nazismo sostituisce spesso gli argomenti razionali e serve a convincere i dubbiosi della legittimità dell’attuale politica del governo israeliano”. (19)

(nella foto un esempio della scellerata e genocida attività criminale dell’entità sionista di Palestina che si VUOLE e DEVE  giustificare e coprire)

Norman Finkelstein, professore ebreo che insegna alla DePaul University di Chicago [insegnava, purtroppo, ora è stato fatto licenziare, NdT], scrive nel suo libro L’industria dell’Olocausto che

“invocare l’Olocausto” è “un espediente per delegittimare ogni critica verso gli ebrei”. Aggiunge:

“Attribuendo agli ebrei la totale esenzione da ogni colpa, il dogma dell’Olocausto immunizza Israele e la comunità ebraica americana dalle legittime critiche… L’Organizzazione Ebraica Americana ha sfruttato l’Olocausto nazista per sviare le critiche verso Israele e le sue politiche moralmente indifendibili”.

germany-pays.gifFinkelstein parla anche dello sfacciato “ladrocinio” ai danni della Germania, della Svizzera e di altri paesi da parte di Israele e della comunità ebraica internazionale

allo scopo di estorcere miliardi di dollari (20)

Un altro motivo per cui la leggenda dell’Olocausto si è rivelata così durevole sta nel fatto che i governi delle principali potenze hanno un forte interesse a tenerla viva. Le potenze uscite vincitrici dalla II Guerra Mondiale – Stati Uniti, Russia e Inghilterra – hanno tutto da guadagnare nel dipingere lo sconfitto regime hitleriano il più negativamente possibile. Più si fa apparire quel regime come malvagio e satanico, più facilmente la causa alleata – e i mezzi che furono usati per perseguirla – potrà essere presentata come giustificata e perfino nobile.

Conclusione

$apone ebraico,$hoah must go on,6.000.000 ... $ei milioni ?,aaa-cerca$i camere a ga$,accordo trasferimento,haavara agreement,adolf hitler,ansia,paranoia,delirio,prozac,articoli di g.l. freda,articoli di mark weber,au$chwitz fotografie aeree,au$chwitz olocau$to idolatria,au$schwitz : assistenza sanitaria,bla$femia olocau$tiane$imo,disordine da stress pre traumatico (dpts),endlösung: nisko plan,führerbefehl-ordine $terminio,gianluca freda,holoca$h,holocash,truffa,indu$tria dell'olocau$to,lager au$chwitz,lager buchenwald - dora,lager dachau,lager für holocaust revisionisten,madagascar,wannsee,deportazioni all'est,martin luther memorandum,repre$$ione revisionismo,schlegelberger documento,soluzione finale - endlösung,ss-obersturmbannführer r. höss,testimoni falsi e falsari,verità politicamente scorrette,wiesel elie (il sedicente),wiesenthal simonIn molti paesi, lo scetticismo sull’Olocausto è messo a tacere o perfino espressamente vietato.(“REATO” che si vuole perseguire anche in Italia ,cliccare QUI,da parte di tale pacifici riccardo,ebreo di Roma)(nella foto : pacifici riccardo)

Negli Stati Uniti, molti insegnanti sono stati licenziati per avere espresso punti di vista eretici su questo argomento. In Canada, negli Stati Uniti e in Francia, accade spesso che energumeni aggrediscano gli scettici dell’Olocausto.

Uno di questi ultimi è stato perfino ucciso per le sue opinioni. (21)

In alcuni paesi, tra cui Francia e Germania, la “negazione dell’Olocausto” è un reato. Molte persone sono state incarcerate, pesantemente multate o costrette all’esilio per avere espresso dubbi su certi aspetti della versione ufficiale dell’Olocausto.

Nonostante le leggi contro la “negazione dell’Olocausto”, la pubblica censura, le intimidazioni, le incessanti campagne di “commemorazione dell’Olocausto” e perfino le aggressioni fisiche, un documentato scetticismo riguardo la versione ufficiale dell’Olocausto sta rapidamente espandendosi in tutto il mondo.

Questa tendenza è salutare. Ogni capitolo della storia, compreso quello del trattamento riservato agli ebrei d’Europa durante la II Guerra Mondiale, dovrebbe essere oggetto di studi critici obbiettivi. Un dibattito senza vincoli e uno scetticismo documentato sulle vicende storiche – perfino su quelle “ufficiali” – è essenziale in una società libera, aperta e matura.

 Note

1. Books & Bookmen (Londra), Aprile 1975, p. 5; “Gassings in ,” Stars and Stripes (edizione europea), 24 gennaio 1993, p. 14; “Wiesenthal Re-Confirms: ‘No Extermination Camps on German Soil’”, in The Journal of Historical Review, maggio-giugno 1993, pp. 9-11.
( http://www.ihr.org/jhr/v13/v13n3p-9_Staff.html )

2. Allied indictment at Nuremberg Tribunal. International Military Tribunal (IMT) “blue series,” Vol. 1, p. 47; Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews (Holmes & Meier [3 voll.], 1985), p. 1219; Peter Steinfels, “Auschwitz Revisionism,” The New York Times, Nov. 12, 1989.

3. Rupert Butler, Legions of Death ( Inghilterra: 1983), pp. 235-237; R. Faurisson, “How the British Obtained the Confessions of Rudolf Höss,” in The Journal of Historical Review, Winter 1986-87
( http://www.ihr.org/jhr/v07/v07p389_Faurisson.html ).

4. Mark Weber, “Jewish Soap”, in The Journal of Historical Review, Estate 1991, pp. 217-227.
( http://www.ihr.org/jhr/v11/v11p217_Weber.html )

5. Documento di Norimberga PS-3311 (USA-293). International Military Tribunal (IMT) “blue series,” Vol. 32, pp. 153-158; IMT, Vol. 3, pp. 566-568; Vedi anche: M. Weber, Treblinka,” in The Journal of Historical Review, Estate 1992, pp. 133-158
( http://www.ihr.org/jhr/v12/v12p133_Allen.html )

6. Washington (DC) Daily News, 2 febbraio 1945, pp. 2, 35. (dispaccio della United Press da Mosca).

7. Vedi: M. Weber, “Bergen-Belsen Camp: The Suppressed Story,” in The Journal of Historical Review, maggio-giugno 1995, pp. 23-30.
( http://www.ihr.org/jhr/v15/v15n3p23_Weber.html)

8. B. Amouyal, “Doubts Over Evidence of Camp Survivors”, in The Jerusalem Post (Israele), 17 agosto 1986, p. 1.

9. Arno J. Mayer, Why Did the Heavens Not Darken? (Pantheon, 1989), pp. 362-363.

10. Documento di Norimberga NG-2586-J. Tribunale Militare di Norimberga (NMT) “green series,” Vol. 13, pp. 243-249.

11. Documento di Norimberga PS-4025. Citato in: D. Irving, Hitler’s War (Focal Point, 2002), p. 497. Facsimile alle pagine 606 e 607.
(Pubblicato anche sul sito http://www.fpp.co.uk/Himmler/Schlegelberger/DocItself0342…)

12. H. Picker, Hitlers Tischgespräche im Führerhauptquartier (Stoccarda, 1976), p. 456.

13. Documento di Norimberga PS-2171, Annex 2; A. de Cocatrix, Die Zahl der Opfer der nationalsozialistischen Verfolgung (Arolsen: International Tracing Service/ICRC, 1977), pp. 4-5; Nazi Conspiracy and Aggression (NC&A) “red series,” Vol. 4, pp. 833-834.

14. Baseler Nachrichten, 13 giugno 1946, p. 2.

15. Vedi: M. Weber, “Wilhelm Höttl and the Elusive ‘Six Million’” in The Journal of Historical Review, sett.-dic. 2001
( http://www.ihr.org/jhr/v20/v20n5p25_Weber.html)

16. H. Shapiro, “Jakobovits”, in The Jerusalem Post (Israele), 26 novembre 1987, p. 1.

17. M. Goldberg, Why Should Jews Survive? (Oxford Univ. Press, 1995), p. 41.

18. Legends of Our Time (New York: Schocken Books, 1982), Cap. 12, p. 142.

19. P. E. Hyman, “New Debate on the Holocaust”, su New York Times Magazine, 14 settembre1980, p. 79.

20. Norman G. Finkelstein, The Holocaust Industry (Verso, 2003), pp. 37, 52, 130, 149.

21. Vedi: R. Faurisson, “Jewish Militants: Fifteen Years, and More, of Terrorism in ”, in The Journal of Historical Review, Marzo-Aprile 1996, pp. 2-12
( http://www.ihr.org/jhr/v16/v16n2p-2_Faurisson.html) ;
M. Weber, The Zionist Terror Network ( http://www.ihr.org/books/ztn.html)

 N.B.Colore,foto,evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale
http://olo-truffa.myblog.it/adolf-hitler/

Il ventesimo anniversario del rapporto Leuchter

INTERVISTA CON FRED LEUCHTER

Di Richard A. Widmann

Forse il più importante di tutti gli studi revisionisti, Il Rapporto Leuchter: Un rapporto tecnico sulle presunte camere a gas di esecuzione di Auschwitz, Birkenau e Majdanek, in Polonia, celebra quest’anno il ventesimo anniversario della sua pubblicazione. Sebbene la maggior parte dei revisionisti conoscano bene la gestazione di questo lavoro pionieristico, è bene fare un breve riassunto.

Nel 1988 Ernst Zündel si trovò sotto processo per aver violato in Canada una legge contro la diffusione di “false notizie”. Il “crimine” di Zündel era quello di aver pubblicato un opuscolo che contestava la versione ortodossa dell’Olocausto, Did Six Million Really Die? [Ne sono morti davvero sei milioni?], di Richard Harwood. In seguito alla raccomandazione del professor Robert Faurisson, il team di legali di Zündel cercò un esperto delle camere a gas che potesse fornire una valutazione sulle presunte camere a gas in Polonia e riferire sulla loro capacità omicida.

Bill Armontrout, il direttore del penitenziario di stato del Missouri disse che Fred Leuchter era il solo esperto degli Stati Uniti nella progettazione, nel funzionamento e nella manutenzione delle camere a gas. Dal 1979 al 1988, Leuchter lavorò con la maggior parte degli stati americani che effettuavano esecuzioni capitali. Si specializzò nella progettazione e nella fabbricazione di attrezzature di esecuzione, inclusi sistemi di elettrocuzione, di iniezione di sostanze letali, di impiccagione, e di attrezzature per camere a gas. Leuchter era la scelta giusta: era infatti il solo esperto di camere a gas negli Stati Uniti, e credeva nel genocidio nazista degli ebrei.

A Leuchter venne chiesto dal team di Zündel di andare in Polonia e di intraprendere un’ispezione e un’analisi forense delle presunte camere a gas. Il 25 Febbraio del 1988, Leuchter si recò in Polonia per esaminare le presunte camere a gas di Auschwitz, Birkenau e Majdanek. Leuchter esaminò gli edifici descritti nella letteratura specializzata come camere a gas omicide. Condusse anche un’ispezione forense, per la quale vennero presi dei campioni di mattoni e di malta, che vennero portati negli Stati Uniti per essere sottoposti ad analisi chimica.

Il risultato delle scoperte di Leuchter venne sottoposto al Tribunale canadese. Leuchter scrisse nel suo rapporto che “il sottoscritto non ha trovato prove che nessuna delle strutture normalmente ritenute camere a gas omicide siano mai state utilizzate come tali e, inoltre, ritiene che a causa della progettazione e della costruzione di tali strutture, queste non possano essere state utilizzate come camere a gas omicide”.

Il giudice, Ron Thomas, decise che Leuchter era qualificato come esperto nella progettazione, costruzione, manutenzione e funzionamento della camere a gas. A Leuchter venne permesso di fornire il suo parere sul funzionamento e l’idoneità delle dette strutture ad operare come camere a gas omicide. Il suo Rapporto, però, non venne ammesso come prova. Sebbene il Rapporto non venne accettato dalla Corte, ebbe però un effetto sbalorditivo. A causa delle sue scoperte molte persone diventarono scettiche della versione comunemente accettata dell’Olocausto.

Forse l’impatto più importante del lavoro di Leuchter fu quello che ebbe sullo storico inglese David Irving. Poco dopo aver visto il Rapporto per la prima volta, Irving scrisse: “Mi sono state mostrate queste prove per la prima volta quando sono stato chiamato come perito al processo Zündel a Toronto nell’Aprile del 1988, i rapporti di laboratorio erano sconvolgenti”. Prosegue Irving: “Nessuna traccia significativa [di composti di cianuro] venne trovata negli edifici…definiti come le famigerate camere a gas del campo. Né, come l’autore spaventosamente ferrato del rapporto mette in chiaro, la progettazione e la costruzione di questi edifici rendevano fattibile il loro utilizzo come camere a gas omicide” (Leuchter Report: Focal Point Edition p.6).

Nonostante sia stato universalmente riconosciuto quale esperto nel campo delle attrezzature di esecuzione, Leuchter ora si ritrova sotto attacco per la sua testimonianza. Si può dire che è stata la forza del Rapporto Leuchter, l’analisi scientifica irrefutabile e la credibilità del suo autore a spingere coloro che difendono la versione ortodossa dell’Olocausto ad attaccarlo nel modo maligno con cui hanno agito. Vennero fatte minacce ai funzionari delle carceri che avevano scelto di lavorare con Leuchter. Venne calunniato sui giornali e in televisione. Vennero utilizzati cavilli legali per impedirgli di lavorare. Contro di lui venne impiegata anche la repressione giudiziaria.

Non c’è dubbio che Fred Leuchter ha pagato un prezzo estremamente alto per difendere la libertà di Ernst Zündel. Fred, tuttavia, è uno di quei rari soggetti che capiscono che quando è in pericolo la libertà di una persona, è in pericolo la libertà di tutti. Fred conosce anche l’importanza della verità storica. Il suo Rapporto non era motivato dall’interesse personale. Non era ispirato dall’inimicizia contro qualcuno e non era il frutto di un’agenda nascosta, nonostante quello che i suoi detrattori vorrebbero far credere. Allora, come adesso, Fred Leuchter è un vero personaggio. Germar Rudolf l’ha definito “un pioniere”. Io direi che è un eroe.

Il 30 Giugno di quest’anno, Fred Leuchter mi ha permesso di fargli la seguente intervista:

Widmann: Signor Leuchter, il suo lavoro, il “Rapporto Leuchter” ha vent’anni. In esso lei ha espresso la sua opinione di tecnico, basata su anni di esperienza come tecnico in attrezzature di esecuzione, che “le presunte camere a gas nei siti ispezionati non potevano essere, allora come adesso, utilizzate come camere a gas di esecuzione”. Lei è ancora di quest’opinione e, in caso affermativo, perché?

Leuchter: Quella era e rimane la mia opinione di tecnico. Il tempo ha solo cementato quell’opinione. Il laboratorio della Polizia di Stato polacca, Germar Rudolf, Walter Lüftl, e molti altri hanno proseguito le mie indagini e hanno confermato le mie scoperte. Se qualcuno contestava all’epoca le mie risultanze e la mia opinione, ora non può. Io certamente non lo faccio. Non presi le mie indagini alla leggera. Ho fatto lo stesso lavoro diverse altre volte negli Stati Uniti relativamente ad attrezzature di esecuzione difettose e a condanne a morte eseguite malamente. Prendo il mio lavoro e la mia reputazione molto seriamente. Le presunte camere a gas non furono né allora né mai della camere a gas di esecuzione.

Widmann: Lei ha pagato un prezzo molto alto per il suo coinvolgimento nel revisionismo dell’Olocausto. Se lei potesse rifare tutto daccapo, rifarebbe adesso quel suo viaggio, diventato famoso, nei campi di concentramento in Polonia?

Leuchter: Non mi piace quello che mi è accaduto! Non potrei in buona coscienza prendere le distanze da Zündel, non lo,potevo allora e neppure adesso. Aveva diritto alla migliore difesa possibile e quella difesa era imperniata su di me. Inoltre, credo che chiunque abbia diritto alla libertà di parola e di pensiero. Sì, lo farei di nuovo.

Widmann: Si tiene al corrente degli studi e delle opinioni dei revisionisti? In particolare, ha letto il rapporto di Germar Rudolf, che sostanzialmente conferma la maggior parte delle conclusioni del suo rapporto? In tal caso, qual è la sua opinione del lavoro di Rudolf?

Leuchter: Sì, mi tengo al corrente. E sì, ho letto il suo rapporto. Credo che il rapporto di Germar sia un lavoro eccellente. Germar è un chimico e come tale il suo approccio alla questione è differente dal mio. Quello che ci differenzia è secondario e deriva da questioni disciplinari. Sono onorato che Germar Rudolf sia d’accordo con il mio lavoro e che lo abbia confermato!

Widmann: Qual è la sua opinione sulla legislazione anti-revisionista di gran parte dell’Europa, che ha messo fuori legge i punti di vista alternativi sull’Olocausto?

Leuchter: Credo che questa legislazione sia esiziale per il libero pensiero e per la libertà di parola e quei paesi e quei politici che la sostengono dovrebbero vergognarsi. Gli elettori di quei paesi dovrebbero vergognarsi che una tale legislazione sia stata approvata e rafforzata in loro nome e dovrebbero rimuovere i politici che ne sono responsabili. Stanno creando un Gulag nei loro stessi paesi.

Widmann: Che consiglio darebbe per quei giovani che possono trovarsi a fronteggiare una forma tremenda di ostilità contro idee e ideali che essi sentono, e sanno, essere giusti? Dovrebbero prendere posizione anche alla luce di una forte ostilità?

Leuchter: Non sono sicuro che questa sia una domanda da fare a me, a Zündel, a Faurisson, a Germar o a chiunque altro che è stato preso dalla lotta, e che è stato punito così duramente per aver detto la verità. Tutti noi, diremmo, in modo inequivocabile, “Prendete posizione, e combattete”. Più duro è il combattimento, più tosti dobbiamo essere.

Widmann: Sicuramente la sua è stata una vita interessante e qualcuno direbbe anche sorprendente. Ha pensato di scrivere le sue memorie?

Leuchter: Forse. Veda se riesce a trovare qualcuno che faccia un’offerta!

 

http://www.codoh.com/author/portraits/port2leu.htmlhttp://www.nizkor.org/hweb/people/l/leuchter-fred/ihr-v12n4.html

hitbush.jpgPrescott Sheldon Bush (bisnonno di George W. Bush), Come i suoi discendenti, fu membro della Skull & Bones, società che gli permise di entrare in contatto con le famiglie Harriman e Walker, formatesi anch’esse all’universita di Yale. L’unione con Dorothy Walker, figlia del ricco industriale George Herbert Walker, era destinata anche a generare grandi affari tra il clan dei Bush e quello dei Walker (sempre sotto l’ala protettrice degli Harriman, Rotshilds e dei Rockefeller, famiglie di origine ebrea).

Il 20 ottobre 1942, dieci mesi dopo la dichiarazione di guerra al Giappone e alla Germania da parte degli Stati Uniti, il presidente Roosevelt ordinò la confisca delle azioni della UBC in quanto accusata di finanziare Hitler e di avere ceduto quote azionarie a importanti gerarchi nazisti.

Prescott Bush era allora azionista e direttore dell’UBC. Una questione del massimo interesse, considerato che, dopo essere salito al potere nel 1933, Hitler aveva decretato l’abolizione del debito estero tedesco, contratto in larga parte in seguito al Trattato di Versailles.

Il 28 ottobre 1942, Roosevelt ordinò la confisca delle azioni di due compagnie statunitensi che contribuivano ad armare Hitler, la Holland American Trading Corporation e la Seamless Equipment Corporation, entrambe amministrate dalla banca di proprietà della famiglia Harriman, di cui era allora direttore Bush.Tanto per fare un esempio, per Hitler e Stalin sarebbe stato molto più complicato sostenere una guerra aperta se la banda Harriman-Bush-Walker non avesse allo stesso tempo armato Hitler fino ai denti e rifornito di carburante le truppe russe. Era dagli anni Venti che la famiglia Walker estraeva petrolio da Baku (Azerbaigian) per poi rivenderlo all’Armata Rossa.Prima che scoppiasse la Seconda Guerra Mondiale, e ancora durante il conflitto, una joint venture legava la Standard 0il, di proprietà della famiglia Rockefeller, alla I.G. Farben, un’imponente industria chimica tedesca. Molti degli stabilimenti comuni alla Standard Oil e alla I.G. Farben situati nelle immediate vicinanze dei campi di concentramento nazisti – tra cui Auschwitz, per esempio – sfruttavano il lavoro dei prigionieri per produrre un’ampia gamma di prodotti chimici, tra cui il Cyclon-B, gas letale molto diffuso nei lager per sterminare le stesse persone che erano costrette a produrlo.

E nonostante il bombardamento sistematico con cui rasero al suolo moltissime città tedesche durante la guerra, le truppe statunitensi agirono sempre con estrema cautela quando si trattava di colpire zone in prossimità di questi stabilimenti chimici. Nel 1945 la Germania era sotto un cumulo di macerie, ma gli stabilimenti erano tutti intatti. Quando fu eletto vicepresidente nel 1980, George Bush senior incaricò un personaggio misterioso, tale William Farish III, di amministrare e gestire tutti i suoi beni. Il sodalizio tra i Bush e i Farish si colloca molto indietro nel tempo, addirittura prima dello scoppio della seconda guerra mondiale: William Farish dirigeva negli Stati Uniti il cartello formato dalla Standard Oil of New Jersey (l’attuale Exxon) e la I.G. Farben di Hítler. Fu precisamente questo consorzio a determinare l’apertura del campo di concentramento di Auschwitz nel 1940 allo scopo di produrre gomma sintetica e nafta dal carbone. All’epoca, quando questa notizia cominciò a diffondersi agli organi di stampa, il Congresso statunitense apri un’inchiesta. Se si fosse davvero spinta fino alle ultime conseguenze, avrebbe irrimediabilmente compromesso il clan Rockefeller. Ma non avvenne nulla di tutto ciò: ci si limitò a silurare il direttore esecutivo della Standard Oil, William Farish I. In occasione di quel congresso, W. Averell Harriman si occupò personalmente di far arrivare a New York i maggiori ideologi del nazismo, prendendo accordi con la Hamburg-Amerika Line , di proprietà dei Walker e dei Bush. Tra quegli “scienziati” vi era anche il principale fautore delle teorie razziste durante il regime di Hitler, lo psichiatra Ernst Rüdin, che conduceva a Berlino studi sulle razze finanziati dalla famiglia Rockefeller.
La Shoah da ricorrenza storica è diventata negli anni “retorica e dogma”. Intorno ad essa girano molti interessi ed anche tanti soldi, senza che vi sia un vero avanzamento nella ricerca storica e, soprattutto, nella valutazione obiettiva delle nuove forme di negazione dei diritti umani e di persecuzione etnica e razziale.
La mera possibilità di esprimere liberamente un proprio punto di vista critico, anche dentro un contesto “non-negazionista”, viene impedita dal timore di essere tacciati di antisemitismo.

Col tempo si è imposta in Italia, come in altri paesi europei, una forma di tacita e diffusa autocensura.

Nei campi di concentramento é innegabile che la maggior parte dei morti furono ebrei, ma nella lista ci sono zingari polacchi, italiani e cattolici. Dunque non é lecito impossessarsi di quella tragedia per fare della propaganda. La Shoah come tale é una “invenzione ebraica”. Si potrebbe allora parlare con la stessa forza e fissare una giornata della memoria, anche per le tante vittime del comunismo, dei cattolici e cristiani perseguitati e così via. Ma loro, gli ebrei, godono di buona stampa perché hanno potenti mezzi finanziari alle spalle, un enorme potere e l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti.«La Shoah viene usata come arma di propaganda e per ottenere vantaggi spesso ingiustificati. Lo ribadisco, non é storicamente vero che nei lager siano morti solo ebrei, molti furono polacchi, ma queste verità oggi vengono quasi ignorate e si continua con questa barzelletta.

Perchè famiglie Ebree finanziarono i loro maggiori persecutori? Perchè esiste una legge che impedisce di ricostruire i fatti storici in merito all’olocausto?

A voi la sentenza. Pace alle vittime di ogni guerra, contro ogni male e ed ogni ingiustizia.