FB, Israele e la censura: un progetto sionista

Gentile Direttore,

Nell’arco di tre mesi, Facebook ha bloccato la mia pagina tre volte per un periodo di 30 giorni ciascuna: alla fine saranno 90 giorni di censura e di bavaglio durante i quali il cittadino Diego Siragusa non potrà esprimere le proprie opinioni e documentare i crimini dello stato razzista, terrorista e genocidario che si chiama ISRAELE. Il secondo blocco è stato motivato per aver io citato una frase dei rabbini antisionisti di NETUREI KARTA: “Non sono malvagi perché sono sionisti, sono sionisti perché sono malvagi”.

Ormai il progetto sionista è chiaro. Dopo l’accordo tra il governo israeliano e Facebook per censurare e bloccare tutte le critiche a Israele, non si contano più i casi in cui liberi cittadini che esprimono il loro sdegno per i crimini di Israele, sono bloccati e censurati dai burattinai di Facebook. I lettori potranno documentarsi sul giornale inglese THE INDEPENDENT che riporta la notizia dell’accordo tra Il governo israeliano e Facebook (https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/israel-palestine-facebook-activist-journalist-arrests-censorship-accusations-incitement-a7377776.html).

E’ necessario, quindi, denunciare a livello di massa e portare la questione nelle sedi politiche e governative. Si tratta di una violazione palese dell’art. 21 della nostra Costituzione. Voglio rammentare che al matematico Odifreddi, dopo una critica severa a Israele, fu tolta una rubrica che egli gestiva sulle pagine del quotidiano la Repubblica, proprietà di un ebreo sionista. Sorte analoga ha avuto il filosofo Gianni Vattimo che non ha più pubblicato una sola riga sul quotidiano sionista LA STAMPA dopo i suoi giudizi severi sulla politica coloniale e criminale di Israele. Questo episodio è stato raccontato a me dallo stesso Vattimo, venuto nella mia città per presentare un mio libro sul terrorismo israeliano. Due giorni fa, sul Corriere della Sera, la sionista Donatella di Cesare ha occupato mezza pagina per attaccare e diffamare il mio amico Diego Fusaro accusandolo di essere antisemita e accusando, contestualmente il filosofo Costanzo Preve, maestro di Fusaro, di essere “negazionista”!!! Una menzogna ignobile! Preve è morto, ma il figlio Roberto, avvocato, ha annunciato una querela nei confronti dell’ebrea sionista Donatella di Cesare. Recentemente, il mio amico Paolo Di Mizio, ex giornalista di Canale 5, ha lamentato un blocco di pochi giorni per un commento su Israele. Tanti altri semplici cittadini e militanti della causa palestinese mi hanno comunicato di essere stati vittime della censura di Facebook. E’ sufficiente una segnalazione di un ebreo sionista o di un’intera comunità ebraica, a far scattare la censura o, come nel mio caso, una vera persecuzione. Libertà totale è concessa, invece, ai sionisti che non lesinano attacchi isterici, volgari e razzisti senza incorrere in sanzioni o censure. Sto raccogliendo parecchi di questi documenti per un libro che sto scrivendo.

Lo scopo finale è quello di poter condurre a compimento quel crimine che si chiama “pulizia etnica della Palestina” e sradicamento della cristianità nel silenzio del mondo e con la complicità dei paesi occidentali, di tutto il sistema dell’informazione, e non solo.

Diego Siragusa

Biella 23/10/2018

thanks to: Infopal

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Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Dopo mesi di campagna degli attivisti del BDS (sistema di boicotaggio e disinvestimento) contro il regime di Israele e la sua occupazione illegale contro il popolo palestinese, la star colombiana Shakira non si esibirà nella data prevista di luglio a Tel Aviv. Lo ha annunciato martedì l’azienda Live Nation.

 

“Esibirsi in uno stato di apartheid, che sia il Sud Africa del passato o Israele di oggi, sfidando apertamente le voci degli oppressi mina sempre la battaglia popolare degli oppressi contro gli oppressori”, hanno scritto dozzine di associazioni e organizzazioni culturali palestinesi in una lettera inviata alla cantante colombiana con l’intento di convincerla a non esibirsi a Tel Aviv.

“Nel suo tentativo di sopprimere le grandi dimostrazioni di massa e pacifiche di decine di migliaia di Palestinesi a Gaza, in lotta per la libertà e per i loro diritti sanciti dalle Nazioni Unite, Israele ha attuato una feroce repressione.

Come risultato, oltre 100 palestinesi civili sono stati uccisi dal 30 marzo e altri 10 mila sono stati i feriti. Ti chiediamo di non “la la la” al sistema di ingiustizia che nega ai palestinesi i diritti umani più elementari”, conclude la lettera indirizzata a Shakira.

Il risultato è stato raggiunto. La vittoria è stata enorme. Avrà avuto il riscontro mediatico che meritava? Pochi pochissimi a dare notizia dell’annuncio che Shakira non si esibirà a Tel Aviv nel “libero” occidente. Nella “libera stampa italiana” ancora nessuno al momento. E per chi lo ha fatto nel mondo come TeleSur ci pensa l’incredibile censura di Facebook cui ci siamo imbattuti oggi.

Qui per vedere il video che Facebook considera da censurare. Il livello dell’informazione è questo. Lasciamo a voi trarre tutte le conclusioni del caso.

Notizia del:

Sorgente: Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Giro D’Italia, bellissima protesta a Catania. Le immagini censurate della Rai

A Catania il Giro della Vergogna sfila tra bandiere palestinesi, cariche della polizia, furgoni blindati. La contestazione alla corsa che ha sponsorizzato l’apartheid di Israele è stata clamorosa, ne hanno parlato anche agenzie di stampa israeliane.

Ma la Rai ha censurato tutto, come fa sempre, scandalosamente.

Un applauso e tutte e tutti i manifestanti.

Sorgente: Giro D’Italia, bellissima protesta a Catania. Le immagini censurate della Rai

La “democrazia” che odia i giornalisti.

Roma 8 maggio 2017 – Zeinab

Si sente spesso parlare della libertà di stampa limitata in paesi come, ad esempio, la Turchia e l’Egitto. Per questo molti giornalisti sono rinchiusi nelle carceri con un solo capo di accusa: svolgere il loro lavoro.

 

Le truppe israeliane arrestano un giornalista palestinese durante una protesta nei pressi di Adei Ad in the West Bank. (Photo: Oren Ziv, Activestills.org, file)

Eppure, all’indignazione mondiale si accompagna una indifferenza totale nei confronti di quei giornalisti rinchiusi nelle carceri dell’”unica democrazia in Medio Oriente”, quindi non turchi e ne egiziani. Secondo i dati del Ministero dell’Informazione Palestinese, i giornalisti palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliani – a volte anche grazie alla complicità della polizia palestinese dell’ANP – sono 28.

Come gli altri prigionieri palestinesi, i giornalisti ricevono trattamenti al limite della disumanità, e per questo sono violati i più elementari diritti umani come da Convenzione ONU. Durante i reportage, quindi mentre documentano l’occupazione in Palestina, si vedono più volte spaccare la videocamera, essere strattonati, presi a calci e pugni e portati in prigione.

Fayha Shalash, moglie di Muhammad al-Qiq, mostra un poster con suo marito durante una manifestazione a Hebron, 20 February  2017 –  Photo by Wisam Hashlamoun

Mohammad al-Qiq  sa bene cosa vuol dire essere un giornalista detenuto nelle carceri israeliane: simbolo per i suoi colleghi, al-Qiq è in sciopero della fame dal 6 febbraio ed è stato nuovamente condannato dall’autorità militare israeliana a 3 anni di prigione senza capo di accusa.

Magdalena Mughrabi, direttrice e deputata di Amnesty International in Medio Oriente e Nord Africa, ha affermato che “le detenzioni amministrative usate per incarcerare i Palestinesi senza capi di accusa o processi sono abusive e arbitrarie”.

Ad unirsi alla voce di Mughrabi è il Parlamento Europeo con la risoluzione del 27 agosto 2008 sulla situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane punti 9-a-b-c. Si dovrebbe auspicare che l’”unica democrazia in Medio Oriente” si comporti da tale.

Si dovrebbe auspicare che i giornalisti, in qualsiasi parte del mondo, possano svolgere il loro lavoro senza essere imprigionati, soprattutto se documentano le sofferenze di un intero popolo, perché, citando Fabrizio Moro, “la libertà è sacra come il pane”.

 

 

Foto di copertina: Messico 2011 https://www.middleeastmonitor.com/20150707-almost-100-violations-against-palestinian-journalists-rights-so-far-in-2015/

Sorgente: La “democrazia” che odia i giornalisti. – Invictapalestina

Il governo israeliano stacca la spina alla radiotelevisione pubblica

Martedì sera, Netanyahu ha tolto l’audio del canale televisivo e della radio di stato. Saranno sostituiti lunedì prossimo da antenne che non diffonderanno informazioni.

 

di Nissim Behar, 10 maggio 2017

FOTO -Le ultime immagini del telegiornale “Mabat”, martedì sera, prima che il canale smettesse di trasmettere. Capture Channel 1

 

Senza alcun preavviso, nella notte di martedì, il primo canale della televisione pubblica israeliana, l’equivalente di France 2, ha definitivamente smesso di trasmettere. In lacrime, Geula Cohen, la conduttrice di Mabat (il telegiornale delle 20), ha letto il comunicato stampa ufficiale per informare i telespettatori che non avrebbero più visto le vecchie clip alla fine del suo programma. Nel frattempo, Kol Israel, la France Inter dello stato ebreaico, ha annunciato che i suoi programmi sarebbero terminati il giorno dopo e che la radio pubblica non avrebbe più trasmesso altro che musica, intervallata da un breve notiziario ogni ora.
E’ così, in un modo inaspettato e violento, che si sono spente le voci della Rechout Hachidour, radiotelevisione pubblica israeliana, di cui Benyamin Netanyahu e i suoi ministri volevano la pelle. “Per riformarla”, secondo il loro entourage. “Perché la trovavano irriverente, incisiva e testarda,” replicano i sindacati dei giornalisti. Al posto dell’istituzione defunta apparirà una nuova struttura destinata ad andare in onda da lunedì. Ma questa stazione radiofonica e il canale televisivo non trasmetteranno informazioni. Saranno gestiti da un nuovo organismo dai contorni molto confusi. Tutto quello che è dato sapere è che il governo vi avrà dei rappresentanti. Nel centro di Tel Aviv, vicino al quartier generale dell’esercito e del centro commerciale Sarona, si potevano incrociare mercoledì pomeriggio ex tecnici e conduttori della Rechout Hachidour in stato di shock. Alcuni andavano avanti e indietro per i giardini pubblici, altri sedevano davanti a un caffè già freddo.

“Lebbrosi”

“Chiamata in un primo tempo Kol Gerusalemme – ” La voce di Gerusalemme ” -Radio Israele esisteva da ottantun’anni. Quanto alla televisione, trasmetteva da quarantanove anni. Con tutte le loro imperfezioni, questi media hanno sempre rappresentato la democrazia israeliana. Temo per il futuro, dice Dalia Yairi, pensionata della radio. Quando entrai a Kol Israël, avevamo l’ambizione di fare la BBC del Vicino Oriente. Quello che sta accadendo ora fa male. Mi sarebbe piaciuto che i miei colleghi potessero separarsi con dignità dal loro pubblico, ma lasciano la scena come lebbrosi, prova del disprezzo del potere nei loro confronti”.
Se Netanyahu ha pubblicato una dichiarazione con cui deplora la brutalità impiegata nel porre fine alla Rechout Hachidour, il primo ministro non nasconde però l’avversione che gli ispirano i giornalisti in generale e i programmi di inchiesta in particolare.

Quanto al ministro della Cultura, Miri Regev (Likud), si è pronunciata a favore del controllo della radiotelevisione pubblica da parte del potere nel corso di un incontro organizzato dal suo partito. Una linea vicina a quella del deputato David Bitan, coordinatore dei partiti di maggioranza nella Knesset, per il quale “i giornalisti godono di troppe libertà nel paese.”
“Quindi non è solo il nostro destino personale ad essere messo in gioco in questa vicenda, ma quello del futuro della libertà di espressione, si lascia andare Keren Neubach, conduttrice di un programma del mattino della radio che affronta i problemi sociali dello stato ebraico. Ci vogliono trasformare in portavoce del potere, in microfoni o pappagalli. Dovremo essere forti per resistere a quello che ci aspetta.”

“Kommissar”

In passivo e mal gestita, la Rechout Hachidour probabilmente avrebbe dovuto essere riformata da tempo. A partire dagli anni ’80, commissioni sono state create per studiare il suo futuro, ma le loro conclusioni sono sempre rimaste senza risposta. Questo è il motivo per cui Netanyahu aveva deciso di scioglierla nel 2013 e creare il Taagid. Prima di cambiare idea, stimando che era necessario salvare la prima ed eliminare il secondo … perché i suoi dirigenti erano meno favorevoli al potere di quanto lui immaginasse. In definitiva, è un mix delle due strutture che andrà in onda da lunedì. Ma con la metà del personale e l’ombra del governo che incombe sui programmi d’informazione.
Questa nuova configurazione preoccupa anche il presidente dello stato ebraico, Reuven Rivlin, che, ai microfoni di Kol Israel, ha messo in guardia l’opinione pubblica dall’influenza dei Kommissar, espressione ebraica che significa “commissario politico”. Ma la sua voce non riesce a competere con la volontà del governo e con la Knesset, in cui i partiti di maggioranza sostengono completamente la riforma. Mercoledì scorso, i deputati si sono apprestati ad approvare questo nuovo statuto di radiodiffusione pubblica con un voto programmato di notte.
Traduzione Simonetta Lambertini – invictapalestina.org
Fonte: http://www.liberation.fr/planete/2017/05/10/le-gouvernement-israelien-debranche-la-radiotelevision-publique_1568709

Sorgente: Il governo israeliano stacca la spina alla radiotelevisione pubblica – Invictapalestina

Facebook And Israel Officially Announce Collaboration To Censor Social Media Content

By Whitney Webb

Following Facebook’s censorship controversy over a world famous photograph of the Vietnam War, Facebook has agreed to “work together” with Israel’s government to censor content Israeli officials deem to be improper. Facebook officially announced the “cooperative” arrangement after a meeting took place between Israeli government ministers and top Facebook officials on September 11th. The Israeli government’s frenzied push to monitor and censor Facebook content it deems inappropriate follows the viral success of BDS, or Boycott, Divest, Sanctions, a global non-violent movement that works to expose Israeli human rights violations.

The success of BDS has struck a nerve with Israel, leading its government to pass legislation allowing it to spy on and deport foreign activists operating within Israel and Palestine. Israel has also threatened the lives of BDS supporters and has lobbied for legislative measures against BDS around the world. They are now seeking to curtail any further BDS success by directly controlling the content of Facebook users.

However, Facebook’s formal acknowledgement of its relationship with Israel’s government is only the latest step in an accord that has been in the works for months. In June of this year, Facebook’s Israel office hired Jordana Cutler as head of policy and communications. Cutler is a longtime adviser to Netanyahu and, before her recent hire at Facebook, was Chief of Staff at the Israeli embassy in Washington, DC. Facebook may have been intimidated into the arrangement by Gilad Erdan, Israeli Minister of Public Security, Strategic Affairs, and Information, who threatened to enact legislation, in Israel and abroad, that would place responsibility on Facebook for attacks “incited” by its social media content. Erdan has previously said that Facebook “has a responsibility to monitor is platform and remove content.”

In addition, as the Intercept reported in June, Israel actively reviews the content of Palestinian Facebook posts and has even arrested some Palestinians for posts on the social media site. They then forward the requests for censorship to Facebook, who accepts the requests 95% of the time.

How to Disappear Off the Grid Completely (Ad)

idfrevengefbphotoAn Israeli Soldier with “Revenge” written across his chest took to Facebook to incite retaliation against Palestinians after 3 Israeli teenagers were killed. His post was not censored by Facebook and was praised by the Times of Israel.

In what is an obvious and troubling disparity, Facebook posts inciting violence against Palestinians are surprisingly common and Facebook rarely censors these posts. According to Pulitzer Prize-winning journalist, Glenn Greenwald, this disparity underscores “the severe dangers of having our public discourse overtaken, regulated, and controlled by a tiny number of unaccountable teach giants.”

With Facebook arguably functioning as the most dominant force in journalism, its control over the flow of information is significant. The fact that a private company with such enormous influence has partnered with a government to censor its opponents is an undeniable step towards social media fascism. Though social media was once heralded as a revolutionary opportunity to allow regular people to share information globally and to politically organize for grassroots change, allowing governments to censor their opposition threatens to transform it into something else entirely.

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Top Image Credit – http://www.wb7.hk

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Facebook chiude diversi pagine e account pro-Palestina

InfoPal. Nelle ultime ore, l’amministrazione di Facebook ha chiuso numerose pagine e account pro-Palestinesi, comprese quelle affiliate a Hamas. Alcune pagine sono state chiuse per la 10ª volta.

Come riportato dal sito PIC, diversi attivisti online hanno accusato il servizio di social network Facebook di aver sospeso i loro account per zittire le pagine pro-Palestina. Essi sottolineano che non sono stati violati i regolamenti di Fb, ma che si tratta di una politica di repressione dell’informazione sulla Palestina, per compiacere Israele.

Tra le tante, la pagina Fb Filastin al-Hiwar, per esempio, aveva oltre 145 mila “follower” ed è stata sospesa.

Nei giorni scorsi, due ministri del governo israeliano hanno incontrato alti dirigenti di Fb per discutere di una collaborazione tra le parti e si sono accordati di lavorare insieme contro gli “incitamenti via media network”.

Si tratta della presunta “libertà di espressione” occidentale, invocata sempre ad hoc…
Sarebbe interessante, ora, vedere che chi modifica i propri profili con i colori e le foto delle campagne promosse da Fb e dalle corporation, dimostri di essere veramente libero ammantandosi con la bandiera palestinese e i suoi colori.

In questo link, articoli correlati della nostra redazione su Fb e la Palestina: http://www.infopal.it/?s=Fb

Sorgente: Facebook chiude diversi pagine e account pro-Palestina | Infopal

McGraw-Hill distrugge libri di testo per placare blogger filoisraeliani

 

mappe

Una immagine pubblicata da Elder of Ziyon dal libro di testo Global Politics, come parte della riuscita campagna di un blogger antipalestinese per fare pressione su McGraw-Hill riguardo alle mappe che disegnano la sottrazione di territorio subita dalla Palestina.

 

Rania Khalek, Lobby Watch 11 Marzo 2016

 


L’editore McGraw-Hill Education sta distruggendo tutte le copie di un libro di testo di scienze politiche dopo aver ricevuto lamentele dal nocciolo duro dei sostenitori di Israele che criticavano la presenza di mappe “anti-israeliane”.

 

libroIl libro di testo universitario, titolato Global Politics: Engaging a Complex World, è stato pubblicato nel 2012 ma solo all’inizio di questo mese la mappa ha sollevato critiche da parte di un blogger conosciuto come Elder of Ziyon.

 

Entro una settimana dalla prima lamentela, la McGraw-Hill ha iniziato a distruggere tutte le copie del libro, ha tolto il libro dal proprio sito internet, ha promesso di rimborsare chiunque avesse comprato il libro e si è scusata con i bigotti di destra offesi che hanno aperto la polemica.

 

Secondo il sommario dell’editore, il libro ospita “pensiero critico e teorie” a proposito di eventi globali ed “offre agli studenti una varietà di prospettive attraverso le quali osservare il mondo che li circonda.”

 

La mappa, che compare in successione cronologica a pagina 123, mostra la perdita di territorio palestinese dal 1946, un anno prima che le milizie sioniste iniziassero la deportazione di più di 750.000 indigeni palestinesi dalla Palestina storica, fino all’anno 2000, al punto in cui la terra palestinese è stata ridotta ad un pugno di piccole enclavi distaccate tra loro nella West Bank occupata ed ad un frammento di Gaza.

 

La didascalia riporta: “Un insieme di azioni militari e diplomatiche e gli insediamenti ebraici in espansione a partire dalla fondazione della moderna Israele hanno portato ad una graduale diminuzione del territorio sotto il controllo palestinese, ciò spiega perché il territorio resta uno dei punti di scontro centrali nel perdurante conflitto tra Israele e Palestina.” L’immagine viene dal Middle East Political Research Center.

 

Paura delle mappe

 

Queste mappe rappresentano un’enorme minaccia per gli ideologi sionisti, perché hanno l’abilità di infrangere la propaganda israeliana che dipinge la rabbia e la violenza palestinese come radicate nell’intolleranza religiosa e nell’odio irrazionale piuttosto che essere una naturale reazione all’espansionismo coloniale israeliano, al furto di terra e alla pulizia etnica, che continuano ancora oggi.

 

Questo è il motivo per il quale ogni volta che una copia di queste mappe arriva all’attenzione generale, i difensori di Israele si affrettano a censurarla.

 

Lo scorso anno, quando MSNBC ha messo in onda una serie di mappe simili a queste per dimostrare il drammatico furto di terra palestinese fin dalla fondazione d’Israele, i gruppi pro-Israele hanno fatto pressioni al canale di notizie via cavo affinché ritrattassero il filmato.

 

MSNBC alla fine si arrese, definendo le mappe “non rispondenti alla realtà.”

 

Le prime critiche al libro di testo sono arrivate dal violento blogger antipalestinese e favorevole agli insediamenti israeliani, Elder of Ziyon.

 

Un post sul blog Elder of Ziyon che parlava del libro di testo, pubblicato il 1 Marzo, faceva appello ai sostenitori d’Israele affinché inondassero McGraw-Hill di email contro le mappe, negando, contro ogni evidenza, che i palestinesi fossero stati espulsi con la forza dalle proprie case in atti pianificati di espropriazione.

 

Nel giro di poche ore, il post era ripubblicato da The Tower, sedicente rivista e sito web incentrato su Israele e sul Medio Oriente e amministrato da The Israeli Project.

 

The Israeli Project è un gruppo lobbistico filo-israeliano di destra, specializzato nel creare e fornire propaganda antipalestinese e anti-islamica a giornalisti e politici.

 

TIP riceve fondi dai maggiori finanziatori dell’industria islamofobica ed è capitanato da Josh Block, ex portavoce della potente lobby israeliana AIPAC.

 

Block ha guadagnato notorietà per avere segretamente coordinato una campagna di discredito contro i bloggers che scrivevano contenuti critici contro le politiche del governo israeliano.

 

Recensione indipendente?

 

mc1The Blaze, un altro media destrorso, ha subito selezionato la storia e l’ha portata all’attenzione di McGraw-Hill, che ha risposto sospendendo immediatamente le vendite del libro di testo in attesa di recensione.

 

Elder of Ziyon ha celebrato la riuscita e se n’è assunto i meriti, sottolineando che “il libro è stato usato o viene ancora usato in corsi universitari alle Northwestern Oklahoma State University, University of Indianapolis, Western Illinois University, George Washington University School of Business e Marshall University.

 

Meno di una settimana dopo, McGraw-Hill ha annunciato che distruggerà tutte le copie del libro.

 

“La recensione ha dimostrato che la mappa non incontra i nostri standards accademici”, ha detto Catherine Mathis, la portavoce di McGraw-Hill ad Inside Higher Ed, aggiungendo “Abbiamo informato gli autori e non venderemo più il libro. Tutte le copie in inventario saranno distrutte. Ci scusiamo e rimborseremo chiunque ci restituirà la propria copia.”

 

Ispirato da leader di gruppi di odio anti-islamico come Robert Spencer, Elder of Ziyon è dedicato alla demonizzazione di musulmani e palestinesi ed è arrivato persino a sostenere che il manifesto paranoide di Anders Behring Breivik “non suona così folle, è spaventoso constatare quanto gran parte del documento sembri del tutto sensato.”

 

images

Arresto di Anders Behring Breivik, in appena tre ore, ha ucciso 77 persone innocenti, ne ha ferite oltre 300, pianificando il suo attacco per ben tre anni in nome del Cristianesimo.

 

“Alcune delle analisi politiche di Breivik in realtà sono centrate” ha scritto Elder of Ziyon dopo che Breivik ebbe massacrato 77 persone in Norvegia, in un probabile tentativo di salvare l’Europa da quelle da lui considerate le forze oscure dell’Islam e del Marxismo.

 

Breivik ha tratto ispirazione, per la sua violenta ideologia dall’industria, dell’islamofobia statunitense, di cui Elder of Ziyon fa parte.

 

Elder of Ziyon nasconde la sua reale identità, anche quando parla in pubblico.

 

Gli autori del libro di testo, Mark Boyer, Natalie Hudson e Michael Butler, non hanno risposto alle richieste di rilasciare un commento.

 

Alle domande poste da Electronic Intifada su chi avesse prodotto la recensione del libro, Mathis ha risposto che “si è trattato di accademici indipendenti che hanno determinato che le mappe non fossero esatte”.

 

Mathis non ha voluto rispodere alle domande successive che richiedevano maggiori dettagli su chi avesse complilato la recensione e come questi fossero giunti ad una simile conclusione.

 

A proposito di chi avesse posto pressioni alla McGraw-Hill, Mathis ha risposto solo “ne siamo venuti a conoscenza da fonti varie.”

 

Data la natura altamente politicizzata di tutta la discussione correlata alla Palestina negli Stati Uniti, la definizione di “accademico indipendente” può variare enormemente a seconda della prospettiva di chi pronuncia la definizione. E se gli “esperti” sono davvero indipendenti, dovrebbero essere in grado di fornire una spiegazione di come e perché abbiano giudicato le mappe come inaccurate.

 

McGraw-Hill ha un unico modo per asserire la propria credibilità ed è fornendo trasparenza sul gruppo di “esperti” che avrebbero fatto loro questa raccomandazione.

 

Altrimenti, non ci resta che dedurre che McGraw-Hill stia effettivamente bruciando libri per placare la richiesta di censura da parte dei bigotti antipalestinesi di estrema destra.

 

thanks to: Trad. L.Pal – Invictapalestina

Electronic Intifada

McGraw-Hill destroys textbook to placate pro-Israel bloggers

An image published by Elder of Ziyon from the textbook Global Politics, as part of the anti-Palestinian blogger’s successful campaign to pressure McGraw Hill over maps depicting land loss in Palestine.

An image published by Elder of Ziyon from the textbook Global Politics, as part of the anti-Palestinian blogger’s successful campaign to pressure McGraw Hill over maps depicting land loss in Palestine.

The publisher McGraw-Hill Education is destroying all copies of a political science textbook after receiving complaints from hardline supporters of Israel that it features a series of “anti-Israel” maps.

The college textbook, titled Global Politics: Engaging a Complex World, was published in 2012. But it wasn’t until early this month that the maps generated criticism from a pro-Israel blogger known as Elder of Ziyon.

Within a week of the initial outcry, McGraw-Hill began destroying all copies of the book, scrubbed the book from its website, promised to reimburse anyone who bought the book and apologized to the offended right-wing bigots behind the manufactured controversy.

According to the publisher’s summary, the book fosters “critical thinking and theory” about global events and “offers students a number of lenses through which to view the world around them.”

The maps, which appear in chronological succession on page 123, show Palestinian land loss from 1946, one year before Zionist militias initiated the displacement of more than 750,000 indigenous Palestinians from historic Palestine, to the year 2000, by which point Palestinian land had been reduced to a handful of tiny non-contiguous enclaves in the occupied West Bank and a sliver of Gaza.

The caption reads, “A mix of diplomatic and military actions and expanded Jewish settlements since the founding of modern Israel has led to a gradual decline in Palestinian-held territory – which explains why the territory remains one of the central sticking points in the long-standing Israeli-Palestinian conflict.” The image is sourced to the Middle East Political Research Center.

Fear of maps

Such maps present an enormous threat to Zionist ideologues because they have the ability to cut through Israeli propaganda that portrays Palestinian anger and violence as rooted in religious intolerance and irrational hatred rather than a natural reaction to Israel’s colonial expansionism, land theft and ethnic cleansing, all of which continue today.

That is why any time an iteration of these maps breaks into the mainstream, Israel’s advocates rush to censor it.

Just last year, when MSNBC aired a similar series of maps to demonstrate the dramatic theft of Palestinian land since Israel’s foundation, pro-Israel groups pressured the cable news outlet to retract the segment.

MSNBC eventually capitulated, calling the maps “not factually accurate.”

The first criticisms of the textbook came from the virulently anti-Palestinian and pro-settlement blogger Elder of Ziyon.

Elder of Ziyon’s blog post on the textbook, published on 1 March, urged supporters of Israel to flood McGraw-Hill with emails against the maps, denying, against all available evidence, that Palestinians were ever forcibly expelled from their homes in pre-planned acts of dispossession.

Within hours, the post was republished by The Tower, a self-styled Israel and Middle East-focused magazine and website run by The Israel Project.

TIP is a right-wing pro-Israel lobbying outfit that specializes in crafting and supplying anti-Palestinian and anti-Muslim propaganda to journalists and policy makers.

TIP receives funding from major bankrollers of the Islamophobia industry and is headed by Josh Block, former spokesperson for the powerful Israel lobby group AIPAC.

Block gained notoriety for secretly coordinating a smear campaign against bloggers who were writing critically about Israeli government policy.

Independent review?

The Blaze, another right-wing media outlet, soon picked up the story and brought it to the attention of McGraw-Hill, which responded by immediately suspending sales of the textbook pending a review.

Elder of Ziyon celebrated and took credit for the outcome, noting that “the book is being or has been used in courses at Northwestern Oklahoma State University, University of Indianapolis, Western Illinois University, George Washington University School of Business and Marshall University.”

Less than a week later, McGraw-Hill announced it would destroy all copies of the book.

“The review determined that the map did not meet our academic standards,” McGraw-Hill spokesperson Catherine Mathis told Inside Higher Ed, adding, “We have informed the authors and we are no longer selling the book. All existing inventory will be destroyed. We apologize and will refund payment to anyone who returns the book.”

Inspired by anti-Muslim hate group leaders like Robert Spencer, Elder of Ziyon is dedicated to demonizing Palestinians and Muslims, and even argued that the paranoid manifesto of Anders Behring Breivik is “not all crazy sounding – it is scary how sane much of the document seems to be.”

“Some of [Breivik’s] political analysis is actually on target,” Elder of Ziyon stated after Breivik massacred 77 people in Norway, supposedly in an attempt to rescue Europe from what he viewed as the dark forces of Islam and Marxism.

Breivik drew inspiration for his violent ideology from the US Islamophobia industry of which Elder of Ziyon is a part.

Elder of Ziyon conceals his real identity, even when speaking in public.

The textbook’s authors – Mark Boyer, Natalie Hudson and Michael Butler – did not respond to requests for comment.

Asked who carried out the review of the book, Mathis told The Electronic Intifada that it “was conducted by independent academics who determined that the maps were not accurate.”

Mathis did not respond to a follow-up query seeking more details about who carried out the review and how they reached such a conclusion.

As for who pressured McGraw-Hill about the maps, Mathis would only say, “We heard about this from multiple sources.”

Given the highly politicized nature of all discussion related to Palestine in the United States, the definition of who is an “independent academic” would vary widely depending on the perspective of who is making the assessment. And if the “experts” are indeed independent, they should be willing to provide an explanation of how and why they deemed the maps to be inaccurate.

The only way that McGraw-Hill’s credibility can be assessed is with some transparency about the groups or “experts” who made this recommendation.

Otherwise, we are left to assume that McGraw-Hill is effectively burning books to placate the censorship demands of right-wing anti-Palestinian bigots.

Rania Khalek

thanks to: Electronic Intifada

Solidarietà ad Antonio Caracciolo per l’atteggiamento discriminatorio del M5S nei suoi confronti

Uno degli aspiranti candidati sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle, Antonio Caracciolo, verrà sospeso. Riceverà una comunicazione ufficiale di sospensione dalla competizione interna per le candidature pentastellate al Comune di Roma. Il motivo – viene spiegato – è “il principio secondo cui la libertà di espressione è imprescindibile ma è altrettanto inderogabile la memoria di una delle pagine più buie e drammatiche della storia dell’umanità: l’Olocausto”. Poco prima, su Twitter il deputato del Pd, Andrea Romano aveva scritto: “Complimenti al M5S: a Roma (Roma!) riescono a candidare il professore Antonio Caracciolo, che definì Priebke ‘una vittima di vendetta'”. Aggiungendo: “Il negazionismo è la nuova frontiera grillina?”.

Caracciolo, professore di filosofia del diritto all’università La Sapienza di Roma, aveva definito nel 2009 l’Olocausto una “leggenda” sulla quale esistono “solo verità ufficiali non soggette a verifica storica e contraddittorio”. Una “leggenda” usata “per colpevolizzare moralmente i popoli vinti”. Anche le camere a gas, “ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite”, sono una delle tante verità “da verificare”.

In una intervista al sito Disinformazione.it, caracciolo aveva detto: “La forma di potere dominante che si spaccia per democrazia, richiede una fascia di consenso, ma anziché essere libero, questo consenso, viene prodotto e manipolato tramite i canali mediatici ed il controllo della carta stampata rigida. Abbiamo, a parole, tutti gli stessi diritti e, sempre a parole, siamo tutti uguali, ma poi, io, ho più diritti e sono più eguale di te.


Strano modo di procedere nelle “Comunarie” del Movimento Cinque Stelle

Fermo restando che la presente non costituisce una contestazione o turbativa della procedura elettorale appena avviata, ma è un’applicazione del principio di trasparenza che è alla base del Movimento Cinque Stelle, valuto di rendere pubblica parte della corrispondenza intercorsa con l’Ufficio Liste Elettorali del Movimento Cinque Stelle, anche in considerazione del danno di immagine a me procurato in conseguenza di una cancellazione dalla Lista subito dopo esservi stato pubblicamente inserito.  Nella parte della corrispondenza qui non resa pubblica venivano chieste le specifiche delle segnalazioni pervenute, proprio per poter consentire le “controdeduzioni” che mi venivano pure concesse, nel termine di 10 giorni, ma che da me sono state fatte nel termine di un’ora allegando a) La mia Memoria difensiva presentata in procedimento disciplinare presso CUN nel gennaio 2010, a seguito di articolo di Repubblica del 22 ottobre 2009; b) la delibera di proscioglimento con formula piena, per insussistenza del fatto e del diritto. Non vi sono mai stati altri fatti rilevanti se non una campagna di stampa che da allora è seguita con diffusione virale, malgrado regolari e frequenti lettere di smentita a organi di stampa e soggetti vari.

NB – Questa corrispondenza è resa pubblica, nella rete, “con effetto immediato”. L’Ufficio Elettorale non dispone di specifici nominativi di singole persone, non ha indicazione di sede fisica, né contatti telefonici, ma è astrattamente riferito a Beppe Grillo che è spesso altrove, credo in questi giorni a fare spettacoli in Roma. Dubito che abbia mai avuto personale conoscenza di questa e altre corrispondenze.

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Egregio Staff Liste Elettorali,

appare essere una assoluta presa in giro il termine di dieci giorni che a me (e altri) era stato fissato per le rituali controdeduzioni, alle quali io ho risposto entro un’ora, fornendo documentazione, senza che da voi sia stata data alcuna risposta. Leggo oggi di un inizio di votazione al cui accesso mi trovo inibito. Francamente, trovo sconcertante il vostro modo di precedere.

Vostra di riferimento del 16 febbraio:

Gentile Antonio Caracciolo,
Le scriviamo in nome e per conto di Beppe Grillo con riguardo ad alcune segnalazioni che ci sono pervenute.
Con la presente ci vediamo costretti a comunicarLe la sua esclusione dalla lista dei candidati del M5S per le elezioni amministrative Roma 2016. A seguito di segnalazioni pervenute dopo la pubblicazioni dei video di presentazione è risultato che Lei ha di recente pubblicato interventi su alcuni blog che palesano condotte contrastanti con i principi fondamentali del M5S e che pertanto la rendono incompatibile con un potenziale ruolo di portavoce e di appartenente al MoVimento 5 Stelle.
Per questo motivo viene sospeso con effetto immediato dal MoVimento 5 Stelle.
Se pensa che questa decisione sia basata su informazioni non corrette può inviare le Sue controdeduzioni entro 10 giorni a questa email.
Lo staff di Beppe Grillo

Miei dati pentastellari presentati alle Comunarie del Movimento Cinque Stelle

A seguito delle successione di notizie mediatiche che mi riesce difficile, se non impossibile leggere e replicarvi, mi pare opportuno pubblicare nel mio blog i dati a me chiesti dallo Staff del Movimento Cinque Stelle per la preparazione delle Comunarie romane e redatti secondo le loro indicazioni. Non se se questi dati sono ancora presenti nel Blog di Beppe Grillo, ma sono comunque  rilevanti al fine di stabilire la verità dei fatti. Con il tempo e con la necessaria calma e serenità scriverò repliche, smentite, rettifiche e  quanto altro riterrò necessario. Ho respinto tutte le richieste di interviste e intendo che – al pari di quello di Beppe Grillo – sia questo mio blog la fonte di tutte le notizie e dichiarazioni che penso di rilasciare. I giornalisti sono pregati di non insistere, e meno che mai gli operatori televisivi.
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1.    Esperienze politiche e sindacali
Ho avuto una certa esperienza sindacale durante il mio periodo di lavoro in una casa editrice (1978-1985), dove ero stato eletto rappresentante sindacale. Sono però sempre stato nel luogo di lavoro e non ho mai avuto distacchi sindacali, salvo permessi per potermi recare a riunioni e convegni sindacali esterni al luogo di lavoro. A far data dal mio nuovo lavoro come ricercatore universitario, di ruolo, dal 1985 in poi, ho partecipato alle “lotte” per una riforma democratica dell’Università nonché del sistema dei concorsi e delle carriere universitarie e per il mantenimento del carattere pubblico dell’Università: siamo stati sconfitti e l’università pubblica è sulla via del suo smantellamento. Quindi ho aderito a un Sindacato di docenti universitari, quando questo si è costituito passando da semplice organizzazione di lotta alla forma di Sindacato, per poter contare su una maggiore regolarità di contributi e altri vantaggi giuridici. Ho mantenuto il solo ruolo di iscritto. Ho poi voluto impegnarmi in politica, negli anni Novanta, ma solo al mio paese, di 3000 abitanti, d’estate, in Calabria, ritenendo che le mie competenze in fatto di studi politici potessero essere utili ai miei compaesani: erano gli anni novanta ed il mio impegno politico, aderendo anche e necessariamente a un partito nazionale, ha sempre avuto carattere locale. Non ho mai rivestito cariche pubbliche nel mio paese ed ho prestato gratuitamente al comune e alla parrocchia il mio lavoro per il salvataggio e la sistemazione degli archivi parrocchiali e comunali. L’Archivio Parrocchiale di Seminara è stato dichiarato di notevole interesse storico: ne vado fiero. In Roma, non ho mai fatto attività politica in senso proprio, candidandomi o iscrivendomi a partiti. In Roma, il mio unico impegno politico è con il Movimento Cinque Stelle, da quando esiste.

2.    Curriculum da Attivista
Al di là dell’atto formale di nascita del M5S, al Nord, io lo considero esistente come soggetto politico solo a partire dalle Elezioni regionali siciliane, al Sud: è da quel preciso momento che è scattata la mia volontà di aderirvi e il mio contemporaneo disimpegno (già labile) da ogni precedente appartenenza politica (in Calabria). Prima delle Regionali siciliane avevo simpatia per il M5S, ma lo consideravo un fatto di costume, non un soggetto politico. Se la data di nascita del Movimento Romano è la riunione a Parco Schuster io vi ero presente e il mio nome (“anzianità”) dovrebbe risultare negli archivi (omini in marcia/MU). Ho quindi partecipato a Roma a tutte le riunioni di cui avevo notizia e in particolare a quelle del mio Municipio, cioè l’IX (ex XV). Senza che con ciò intenda costituirmi alcuna patente di merito, posso dire di essere il più “anziano” per il semplice e banale fatto che ricordo tutti quelli venuti dopo di me e ora nessuno di quelli che all’inizio erano insieme con me (e prima di me: riunioni davanti alle poste di Via Lenin): l’attivismo è fluido e incostante (chi viene una o poche volte e chi non viene più). Pur facendo attivismo, ho tardato  nella iscrizione formale al  Movimento Nazionale e Romano (N° 4958)) perché volevo essere ben certo della estinzione di ogni precedente formale appartenenza politica (in Calabria). Non ho partecipato come candidato a precedenti elezioni comunali in Roma, ma sono stato ogni volta Rappresentante di lista per il Movimento 5S. Sono stato candidato alle Europee. Per ragioni di lavoro, non mi sono proposto come coordinatore del Gruppo degli attivisti municipali, alle cui riunioni e infopoint/banchetti o sedute fra il pubblico nel Consiglio municipale partecipo normalmente, salvo impegni di lavoro (nell’ultimo anno le sedute coincidevano con le mie lezioni all’università). Partecipo a vari tavoli di lavoro e a una “progettazione partecipata” per la realizzazione di un Parco nella zona in cui abito.

3.    Curriculum vitae
Sono nato in Seminara (R.C.) nel 1950. Nel 1961 la mia famiglia si trasferisce in Roma, dove da allora risiedo salvo qualche anno trascorso in Milano, dove ho fatto la seconda classe della scuola media, che ho terminato a Roma, facendo poi il Ginnasio-Liceo Classico al Visconti e laureandomi nel 1975 in Scienze Politiche alla Sapienza con una tesi in Filosofia del diritto e riportando 110 e lode di voti. Ho da allora sempre mantenuto i contatti con la Cattedra, facendo esercitazioni ed esami ed altre attività collaborative fino alla messa in ruolo (1985). Ho avuto per il 1975-76 una Borsa di Studio dall’Istituto Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, seguendo corsi di lezioni e visite e soggiorni di studio all’estero. Dal 1978 al 1985 ho lavorato a tempo pieno (40 ore settimanali) nella Redazione dell’Enciclopedia del Diritto dell’Editore Giuffrè: il mio nome e la mia funzione lo si legge nei Frontespizi dai volumi XXVIII al XXXV. A seguito di concorso, dal 1985 lavoro come Ricercatore di ruolo per la filosofia del diritto presso l’Università di Giurisprudenza in Teramo. Nel 1994 sono stato chiamato a Roma alla Sapienza presso la Facoltà di Scienze Politiche, dove sono rimasto fino a corrente anno 2016 nel quale entro in pensione con le nuove leggi. Ho fatto brevi soggiorni di studio e di ricerca in Germania, con borse del CNR. Ho tradotto dal tedesco le opere principali del giurista tedesco Carl Schmitt, contribuendo alla conoscenza del pensiero di questo autore anche con riviste da me fondate e dirette, in ultimo anche un blog che sto aggiornando. Amo lo studio delle lingue straniere (tedesco, inglese, francese, spagnolo, polacco…: mia moglie è cittadina polacca), ma non ne ho purtroppo quella padronanza che avrei desiderato… Durante il tempo libero da altri impegni prioritari mi dedico appunto allo studio delle lingue… Non scrivo libri, ma curo una trentina di blog tematici, che aggiorno in modo irregolare e saltuario.

4.    Dichiarazione di intenti
Ho avuto nell’ottobre 2009 un attacco mediatico che ha comportato un procedimento disciplinare presso il Consiglio Universitario Nazionale, dove sono stato prosciolto nel gennaio 2010 con formula piena per insussistenza del fatto e del diritto. Purtroppo i media (e i politici influenzati dai media) non hanno voluto dare nessuna notizia di questa mia assoluzione, mentre prima si erano tutti accaniti nella denigrazione: per questo da allora “odio” il mondo della carta stampata e delle televisioni, ma anche certi giudici e certi personaggi. Ho quindi avviato azione civile risarcitoria contro due quotidiani, vincendo una causa e perdendone un’altra, per la quale non ho voluto fare appello, per mancanza di fiducia nei giudici e non avendo le risorse finanziare per giungere fino alla Cassazione e oltre. Come “filosofo del diritto” e cittadino ho sempre difeso il principio della libertà di pensiero, di espressione, di ricerca, di insegnamento, di critica politica. Ero e sono contrario a ogni legge sul «negazionismo», che in Germania comporta fino a 10 anni di carcere per la sola colpa di aver scritto dei libri nonché ogni anno migliaia di procedimenti penali per meri reati di opinione. Ero e sono assolutamente contrario alla sua introduzione nella legislazione italiana: per questo motivo sono stato e continuo ad essere attaccato dai media.  A beneficio dei miei elettori, che ne avessero l’interesse, posso tuttavia rispondere tranquillamente e serenamente su questa materia a chiunque fra essi avesse domande da farmi, su questo argomento e su quanto altro possa riguardare la mia figura pubblica, le mie opinioni o la mia candidatura purché non si leda il mio diritto alla privacy e non si manchi di rispetto alla mia persona.

thanks to: Ansa