Martina Lauer: un’attivista tedesca per la Palestina in Canada

Qui di seguito la mia intervista con l’attivista e traduttrice pro-palestinese Martina Lauer. Martina Lauer è nata in Germania meridionale e vive in Canada da 20 anni. In Germania ha studiato germanistica e storia presso l’Università di Friburgo in Germania e ha lavorato come insegnante e lettrice in Germania, Inghilterra e Peru. Dal 2008-09, all’indomani dei violenti bombardamenti israeliani contro Gaza, ha iniziato ad impegnarsi nel movimento pro-palestinese. Ha scritto per il sito Itisapartheid, ora Adsfor Apartheid e traduce articoli e testi sulla resistenza palestinese per i siti pro-palestinesi ProMosaik e Palästina Portal. Vorrei ringraziare Martina per le sue risposte così dettagliate ed importanti alle nostre domande. Spero che grazie alle sue parole molte lettrici e molti lettori comprenderanno l’importanza di un impegno attivo e “creativo” a favore del popolo palestinese. Ognuno di noi può e deve impegnarsi a favore della Palestina e dei diritti umani. La critica nei confronti di Israele e l’antisionismo in questo contesto significano un posizionamento chiaro a favore dei diritti umani e a favore dei popoli oppressi e colonizzati anche al di fuori della Palestina occupata.

Sorgente: Pressenza – Martina Lauer: un’attivista tedesca per la Palestina in Canada

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Finalmente il Canada riconosce la dichiarazione delle Nazioni Unite sui popoli indigeni

Con ben nove anni di ritardo, Canada finalmente riconosciuto dichiarazione ONU per lo sui popoli indigeni. Nel 2007 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una mozione che riconosce i diritti umani fondamentali dei popoli indigeni tra cui i diritti all’autodeterminazione, la lingua, l’uguaglianza e la terra e richiede che sia richiesto il consenso preventivo, libero e informato (free, prior and informed consent – “FPIC”) prima di approvare progetti che hanno impatto sui loro territori ancestrali o sulle loro risorse. Solo quattro paesi si sono rifiutati di firmare la dichiarazione: Australia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Canada. Nel 2010 il Canada è rimasto da solo a rifiutarsi di riconoscere i diritti indigeni.

 

La scorsa settimana, il ministro degli indigeni Carolyn Bennett ha annunciato che il Canada riconoscerà  documento. L’annuncio arriva proprio mentre il governo viene aspramente criticato per a pessima gestione delle riserve aborigene, molte delle quali non hanno neppure accesso adeguato all’acqua potabile, e in cui le condizioni di vita sono scadenti, e i tassi di suicidio dei giovani sono alle stelle. Il governo liberale di Justin Trudeau ha annunciato di voler ricostruire i rapporti con le popolazioni indigene del Canada.

Sorgente: Finalmente: il Canada riconosce la dichiarazione delle Nazioni Unite sui popoli indigeni – Salva le Foreste

Bruciano le foreste nel cuore petrolifero del Canada

L’Alberta brucia. Le foreste canadesi sono colpite da uno dei più terribili incendi della storia. Iniziato in un’area ricca di bacini bituminosi, dilaga ora su circa mille chilometri quadrati, nelle ultime 48 ore il rogo si è propagato per oltre 200mila ettari. L’incendio è talmente intenso che perfino alberi verdi come i pioppo bruciano all’improvviso, in una sorta di rumorosa esplosione.

A questo livello di intensità delle fiamme, al di sopra dei 10.000 kilowatt per metro, le convenzionali misure antincendio sono inutili, perché il fuoco divora tutto, anche l’acqua, e i 145 elicotteri e 22 canadair risultano poco efficaci.

Sorgente: Bruciano le foreste nel cuore petrolifero del Canada – Salva le Foreste

Tra pasta e acqua, erbicida glifosato finisce a tavola

– ROMA – Il discusso pesticida glifosato, che la Iarc (Agenzia dell’Organizzazione mondiale della Sanità) ha classificato come probabile cancerogeno e l’Efsa, authority europea per la sicurezza alimentare, invece assolve, finisce anche sulle tavole degli italiani. Analisi condotte da due laboratori, su iniziativa del mensile dei consumatori ‘Il Test-Salvagente’, hanno infatti rilevato in alcuni casi residui di glifosato, pur se inferiori ai limiti di legge, in corn flakes, fette biscottate, farine e paste. Il ‘Test-Salvagente’ ha svolto analisi anche su campioni di acque e in questo caso i risultati sono stati più allarmanti, perché su 26 campioni provenienti da diverse città italiane, in due casi l’Ampa, un derivato del glifosato dagli effetti tossici, è risultato superiore ai limiti di legge. Aidepi, Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, replica affermando che la pasta e i prodotti da forno italiani sono sicuri. Difatti la presenza di minime tracce di glifosato riscontrata dalle analisi de ‘Il Test-Salvagente’ non rappresenta alcun rischio per la salute. Con le quantità rilevate – osserva Aidepi – non sarebbe possibile superare i limiti di sicurezza stabiliti dalle autorità sanitarie neppure mangiando 200 kg di cibo al giorno”. Sul fronte dei controlli sull’acqua – ha denunciato il mensile dei consumatori – c’è negligenza da parte delle regioni, difatti nessuna analizza la presenza di glifosato e del suo metabolita Ampa nelle acque potabili. A puntare l’indice contro le regioni, anche Vincenzo Vizioli, presidente dell’Aiab-Associazione italiana per l’agricoltura biologica e promotore del coordinamento ‘Stop Glifosato’, che comprende 38 soggetti non solo del mondo bio, ma consumatori, ambientalisti e associazionismo agricolo. “Abbiamo chiesto alle regioni di togliere il glifosato dai disciplinari di produzione a cui vengono assicurati finanziamenti europei attraverso i piani di sviluppo rurale, ma finora abbiamo trovato un muro di gomma”.
“Il buon senso vorrebbe che in primis la Ue, nella sua decisione del mese prossimo sul rinnovo dell’autorizzazione alla vendita del glifosato, si basasse sul principio di cautela che figura peraltro nel suo statuto – sottolinea Carlo Maurizio Modonesi, docente dell’Università di Parma e membro del Gruppo Pesticidi dei Medici per l’Ambiente -, perché ancora non sappiamo i veri rischi delle continue esposizioni a tracce di residui di pesticidi”.

Sorgente: Tra pasta e acqua, erbicida glifosato finisce a tavola – Cibo & Salute – ANSA.it

50 paesi preparano in segreto un trattato ancora peggiore del TTIP

50 paesi preparano in segreto un trattato ancora peggiore del TTIP

Pressenza – 50 paesi preparano in segreto un trattato ancora peggiore del TTIP.

Canadian students vote to join boycott of Israel

August 21, 2014

Canadian students vote to join boycott of Israel

Canada may be Israel’s closest lickspittle state – more than even the United States – but it would seem that Canada’s youth don’t share their government’s slavish attitude towards the world’s only surviving apartheid state.

According to the Ottawa Citizen, the Ontario branch of the Canadian Federation of Students, representing more than 300,000 university students in the province, has unanimously passed a resolution to boycott Israel.

The website quoted a union executive member, Anna Goldfinch, as saying that the resolution to join the Boycott, Divestment and Sanctions (or BDS) Movement in support of Palestine received no opposition at its annual general meeting last weekend.

The resolution, which was submitted by the Ryerson Students’ Union (RSU),“endorses a number of solidarity tactics that have been called for by Palestinian civil society”, she added.

RSU’s president, Rajean Hoilett, was quoted by the Ottawa Citizen as saying that he was calling for the university and colleges in Ontario not to “remain complicit” through investments and ties with academic institutions that support or profit from “Israeli war crimes”.

Everywhere, from Ottawa to Santiago and from Oakland, California, to London, the people are shouting loud and clear, often in defiance of their corrupt governments: no to Israeli crimes and yes to justice for the Palestinian people.

ENDS

thanks to: © Scoop Media

Il genocidio che Israele sta conducendo deve fallire – Lezioni dal genocidio del Canada

3/8/2014

10552563_10204166866403003_1246010723146476797_nDi Denis G. RancourtIl progetto sionista è di eliminare tutti quei palestinesi che rivendicano nella Palestina la loro casa.

Il progetto sionista prevede espropri e interventi di pulizia etnica via via sempre più numerosi, come è ripetutamente ed esplicitamente dichiarato dai suoi ideatori ed esecutori. Il progetto sionista è esattamente quello che lo Stato di Israele ha messo in atto subito dopo la sua artificiosa istituzione. Il progetto sionista, che consiste nel tentativo di condurre un genocidio contro i paletinesi, è chiaramente appoggiato da numerosi israeliani e da altri ebrei sparsi per il mondo.

Quella israeliana non è un’apartheid vera e propria: si tratta piuttosto di un genocidio che si accompagna ad un vasto saccheggio razzista di terre e risorse (come acqua e gas).

Tale genocidio, ora a metà della sua realizzazione, non è molto diverso da quello che si è consumato in Canada contro i nativi: prima ci fu lo spostamento delle popolazioni, e poi lo sterminio. Dopodiché iniziò l’era dei trattati, del confinamento nelle riserve, dell’assimilazione culturale forzata per i sopravvissuti, e infine la normalizzazione culturale dei crimini commessi a cui si aggiunse la negazione di qualisiasi diritto al ritorno o di risarcimento.

Una delle differenze pricipali sta nel fatto che il genocidio commesso dal Canada è concluso mentre quello di Israele è in pieno svolgimento, dispiegando apertamente la sua potenza militare davanti a tutto il mondo, in un’era in cui le notizie vengono diffuse in tempo reale grazie alla rete, e in un periodo in cui altri genocidi sono stati pubblicamente riconosciuti e condannati, nonché studiati e compresi (1).

Un’altra importante differenza riguarda i politici: mentre quelli canadesi -in questi giorni, quando il massacro si è ormai concluso- sono artisti dell’insabbiamento, quelli israeliani avanzano a viso scoperto e godono dell’appoggio di cittadini apertamente e fieramente razzisti.

Volendo fare un paragone, i canadesi sono razzisti limitatamente al fatto che avallano le violenze perpetrate dal loro governo (tanto all’interno quanto all’estero), ma praticano poi il linguaggio “politicamente corretto” per nascondere il loro razzismo anche tra di loro. (Esiste tutta una corrente di pseudo intellettuali che alimenta questo atteggiamento attraverso la cosidetta “teoria critica della razza” (2): le conseguenze di un genocidio sono sempre abbastanza difficili, se si cerca di mantenere un ambiente psicologicamente “sano” per i bambini, e per quei professionisti che insistono nell’instaurare e mantenere un sistema predatorio).

Tuttavia, un’altra differenza è che Israele è stato creato ed è sostenuto da Stati super-genocidari (USA, Gran Bretagna e altri) per prevenire l’emergere di un mondo islamico unitario nel Medio Oriente ricco di risorse e geo-politicamente centrale. Di nuovo, il Canada fu totalmente sostenuto dalla Gran Bretagna durante il più brutale periodo di genocidio, e ciò fu dovuto, in parte, per contrastare l’emergere degli Usa e la dominazione del continente nord-americano.

L’esempio del genocidio canadese dovrebbe fornire quindi una previsione utile per quello che si sta verificando in Israele.

Se permetteremo che il genocidio dei palestinesi sia portato a termine, vedremo Israele preoccuparsi poi di “ripulire” la sua storia, la retorica e persino il suo modo di pensare. Non dobbiamo permettere che quel momento arrivi. Le posizioni apertamente razziste della società israeliana e della diaspora sionista sono un indizio incontrovertibile del fatto che tale piano è giunto ormai a buon punto, così come accadeva in Canada durante le campagne dichiaratamente razziste che invocavano la riconquista dei territori.

Le intenzioni emergono tanto dalle parole quanto dal silenzio, tuttavia un linguaggio razzista non può essere sufficiente ad alimentare una tale azione. La vera causa di un atto di pulizia etnica è la brama di potere e risorse che spinge le gerarchie del potere a lottare per il dominio regionale e globale: si tratta di attori veri e propri in cui troviamo, al gradino più alto della scala, il piano di sfruttamento globale dell’Impero americano, guidato dalla sua economia militare e dal controllo che esercita sugli strumenti economici mondiali.

Personalmente non credo che Israele sia il cagnolino degli USA, ma certamente non siamo lontani (3) (4). La diaspora sionista trae potere e influenza dal sostegno che dà al progetto sionista, e quindi anche al genocidio (4).

Il progetto sionista deve essere fermato, così come il genocidio attualmente in corso, affinché costituisca l’ultimo successo geopolitico della società civile globale. La marea sta cambiando: assistiamo a movimenti politici persino nel Regno Unito. La società civile in Occidente non può non avere peso e rimanere ininfluente: lo dobbiamo a noi stessi.

L’unica barriera efficace al Sionismo in questo momento è l’ammirevole resistenza palestinese. Per questo Israele sta facendo tutto quello che è in suo potere per isolarla, dividerla, eroderla e distruggerla. Ma i palestinesi sono fenomenali: nonostante tutti gli ostacoli e le pressioni affinché rinuncino, sono riusciti a trovare il modo per rimanere in piedi.

Per la prima volta nella storia, la società civile deve fermare un genocidio su scala nazionale condotto dal colone invasore.

Pace e coesistenza possono esserci, ma Israele appare avvinghiato al suo progetto sionista, mentre i paesi musulmani guidati da leader corrotti stanno avallando lo sterminio invece di opporvisi.

Di conseguenza, l’unica possibilità di sopravvivenza per i palestinesi resta quella di rafforzare la propria resistenza armata. E questo è ciò che l’Occidente farebbe meglio a capire prima che sia troppo tardi, se vuole essere parte di una soluzione invece di diventare parte del problema (5).

Se Israele non può essere fermato, e fintanto che non può essere disarmato, allora ai palestinesi bisogna dare armi sufficienti per potersi difendere e quindi fermare il genocidio di cui sono vittime. Si può davvero fermare Israele dal suo terribile piano? È ora di verificare la risposta a tale quesito, e al contempo rendere i palestinesi capaci di difendersi da soli.

Israele è in grado di esistere e prosperare anche senza l’ideologia sionista, e senza i suoi piani di apartheid e sterminio, così come l’Ebraismo può continuare a espandersi in Israele e nel resto del mondo: ma il Sionismo deve morire. Dal momento che questo è fattibile, Israele deve essere ostracizzato, isolato, boicottato e respinto.

L’Occidente può fare tutto questo se prende seriamente il problema e respinge la diaspora sionista ovunque essa si realizzi. Gli ebrei che prendono le distanze dal Sionismo vanno invece accolti con affetto.

In Canada, Stephen Harper è il “Primo Ministro del Canada per Israele”. La violenza che Israele innesca nella regione mantiene il prezzo del petrolio elevato e le sabbie bituminose sfruttabili e redditizie ai padroni dell’economia canadese negli Stati Uniti.

La lobby giudaico-canadese è un’arma dell’imperialismo statunitense, e costituisce la più influente sovrastruttura del sistema politico canadese. Trudeau (6) e Mulcair competono per essere più sionisti dello stesso Harper. Tutto questo è ignobile e umiliante per il popolo canadese.

Praticamente nessun membro del Parlamento canadese ha espresso parole di condanna per il massacro condotto da Israele. Coloro che ne parlano, lo avallano. I media di punta canadesi sono largamente avvelenati dalla medesima propaganda sionista (7).

Ad Ottawa, i presidenti delle due principali università della capitale sono entrambi sionisti devoti, fatto che crea legami accademici artificiosi con Israele e reprime i movimenti studenteschi che invocano giustizia per la Palestina.

Tutto questo è durato anche troppo. È ora di eliminare il Sionismo sia in Canada che ovunque nel mondo. I palestinesi stanno facendo qualcosa di straordinario, perciò il minimo che noi possiamo fare è estirpare il Sionismo dai nostri paesi.

(1) “A Little Matter of Genocide – Holocaust and Denial in the Americas 1492 to the Present” by Ward Churchill, City Lights Books, San Francisco, 1997.

(2) “Hierarchy and Free Expression in the Fight Against Racism” by Denis G. Rancourt, Stairway Press, Mount Vernon, WA, 2013.

(3) “The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy” by Mearsheimer, John J. and Walt, Stephen; New York: Farrar, Straus and Giroux, 2007.

(4) “The Holocaust Industry: Reflections on the Exploitation of Jewish Suffering” by Norman G. Finkelstein, Verso, NY, 2000.

(5) “Rockets from Gaza are morally justified and are not contrary to international law” by Denis G. Rancourt, Activist Teacher blog, July 24, 2014.

(6) “Justin Trudeau: ‘We have Israel’s back’“, Carey Miller YouTube Channel, published April 6, 2014.

(7) “CBC-Ottawa’s biased reporting of a pro-Palestine rally — Not good” by Denis G. Rancourt, Activist Teacher blog, July 27, 2014.

Il dott. Denis G. Rancourt è ex professore della cattedra di Fisica all’Università di Ottawa, in Canada. È noto per le sue ricerche sulla didattica della fisica (TVO Interview).Ha pubbicato oltre 100 articoli su importanti riviste scientifiche e ha scritto numerosi saggi di analisi sociale. È autore del libroHierarchy and Free Expression in the Fight Against Racism. Negli anni di insegnamento all’università di Ottawa ha sostenuto i gruppi studenteschi schierati contro l’influenza della lobby israeliana sull’ateneo, fatto che gli è costato il licenziamento nel 2009: LINK.

Dr. Denis G. Rancourt is a former tenured and Full Professor of physics at the University of Ottawa, Canada. He is known for his applications of physics education research (TVO Interview). He has published over 100 articles in leading scientific journals, and has written several social commentary essays. He is the author of the book Hierarchy and Free Expression in the Fight Against Racism. While he was at the University of Ottawa, he supported student activism and opposed the influence of the Israel lobby on that institution, which fired him for a false pretext in 2009: LINK.

Traduzione di Alessandra Fabbretti

thanks to: Infopal

I mi’kmaq, contro la fratturazione delle loro terre

Brenda Norrell

Il governo canadese ha lanciato una operazione parapoliziesca contro gli indigeni, che con la resistenza pacifica si oppongono alla consegna delle proprie terre per l’estrazione di gas.

Elsipogtog, New Brunswick, Canada. Il 18 ottobre è arrivata la solidarietà al popolo mi’kmaq dopo che la polizia aveva attaccato donne e anziani indigeni con franchi tiratori armati, gas lacrimogeni e cani poliziotti. Gli indigeni difendono le loro terre dalla compagnia gasifera di fratturazione idraulica Southwestern Energy, di Houston, Texas. L’appoggio è arrivato da ogni parte, dall’ American Indian Movement (Movimento Indigeno Statunitense), dal Longest Walk (Camminata Più Lunga), perfino da un membro del consiglio del popolo nez perce e dal Council of Canadians (Consiglio dei Canadesi).

L’anishinabe Terrence Nelson ha proposto di fare in tutto il Canada dei blocchi ferroviari e ha calorosamente chiesto alle società dei guerrieri di organizzare azioni di sostegno al popolo mi’kmaq.

“La speranza è che in tutto il Canada ci siano immediatamente dei blocchi ferroviari, che continueranno fino a quando il governo se ne renderà conto. Sicuramente mi arresteranno, insieme a molte altre persone”, ha dichiarato Nelson, vicepresidente del American Indian Movement.

A Winnipeg, membri dei popoli indigeni hanno marciato per le strade, e nell’est del Canada, il popolo Sei Nazioni ha iniziato un blocco di solidarietà.

Il membro del consiglio del popolo nez perce, Leotis Mc Cormack, che recentemente è stato arrestato per aver protestato contro i trasporti pesanti di sabbie bituminose attraverso le terre sovrane del suo popolo, nello stato dell’Idaho, Stati Uniti, ha inviato un messaggio d’appoggio a Elsipogtog: “Le mie preghiere e il mio cuore sono con tutti voi. Anche noi del consiglio siamo stati arrestati tre mesi fa per esserci sollevati contro queste compagnie. Siamo in piedi, in solidarietà con voi”.

Sharon Heta, del popolo maori –che in questo momento attraversa a piedi gli Stati Uniti facendo parte della Quarta Camminata Più Lunga: il Ritorno ad Alcatraz, per la sovranità indigena e i diritti indigeni–, ha detto che gli spiriti dei camminatori sono presenti in solidarietà con il popolo mi’kmaq.

“Inviamo le nostre preghiere e benedizioni ai popoli indigeni della Prima Nazione Elsipogtog, simpatizzanti e alleati, mentre si sollevano in resistenza ed esercitano la propria sovranità indigena per la cura e la protezione delle proprie terre e acque. La Quarta Camminata Più Lunga: il Ritorno ad Alcatraz, appoggia e cammina pregando in lotta e difesa della sovranità indigena”, ha specificato Heta.

Alex White Plume, del popolo lakota a Pine Ridge, Dakota del Sud, ha condiviso la sua Canzone dell’Onore “per i nostri parenti del nord che si stanno sollevando per Unci Maka (la Madre Terra)”.

Il Gran Capo Stewart Phillip e il Capo Bob Chamberlin hanno emesso un comunicato: “La direzione dell’UBCIC (Unione dei Capi Indigeni della Columbia Britannica) e del Consiglio dei Capi UBCIC danno il loro totale sostegno alla comunità e ai dirigenti di Elsipogton, in loro difesa contro la fratturazione idraulica e lo sviluppo del gas da scisti dentro i loro territori. Bene, questo può succedere in qualsiasi comunità indigena di tutto il Canada, e particolarmente della Columbia Britannica. Oggi siamo completamente solidali con il popolo di Elsipogton esprimendo il nostro pieno appoggio e continuando la nostra comune lotta contro le pratiche devastatrici e distruttrici portate avanti dentro ai nostri territori dall’attività di esplorazione ed estrazione delle risorse”.

“Questa dimostrazione di forza bruta è spaventosa e scandalosa. Ci ricorda i conflitti di Oka, Ipperwash e della Caledonia”, ha ricordato il Gran Capo Stewart Phillip, presidente dell’UBCIC. Il popolo indigeno di Elsipogton protesta contro la compagnia energetica SWN Resources, che sta nei dintorni di Rexton, New Brunswick. Nonostante i più grandi sforzi  che hanno fatto il Capo e il Consiglio di Elsipogton per risolvere pacificamente questa questione, un gruppo di poliziotti armati della Polizia a Cavallo del Canada (RCMP) sono entrati con violenza per far eseguire il mandato giudiziario.

“Il Canada non può continuare a fare il tonto mettendo perversamente di lato i nostri titoli aborigeni, i nostri diritti e i diritti dei Trattati. Alla luce della recente visita in Canada del dottor James Anaya, relatore speciale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) sui diritti dei popoli indigeni, vediamo che questa dura azione che ha fatto la RCMP riflette un governo che continua ad ignorare i diritti indigeni alla terra –i nostri diritti umani–, fingendo di avere una relazione fruttuosa con i popoli indigeni modellata sulla riconciliazione e il rispetto”, ha accusato il Capo Bob Chamberlin, vice-presidente dell’UBCIC. “Siamo in attesa dell’appello di Elsipogtog affinché tutti i popoli indigeni si mobilitino e organizzino atti di solidarietà per tutto il paese”.

Maude Barlow, presidente nazionale del Consiglio dei Canadesi, che recentemente è stata a New Brunswick, ha precisato che “osservare il corso della repressione per me è stato impressionante. Poco fa mi sono riunita con i dirigenti di Elsipogtog, e so che si sono impegnati a fare una resistenza pacifica per fermare la distruzione della loro terra e acqua, e lo fanno a nome di tutti noi. Siamo solidali con la gente che lotta per proteggere l’acqua e la terra”.

La nazione dene, a Yellowknife, ha fatto un appello di solidarietà: “Il popolo dene dà il proprio totale appoggio alla comunità elsipogtog e alla sua dirigenza in loro difesa e contro la fratturazione idraulica e lo sviluppo del gas da scisti dentro il loro territorio tradizionale”.

“Siamo del tutto  solidali con il popolo Elsipogtog esprimendo il nostro totale appoggio e continuando i loro sforzi per sviluppare un piano energetico per il loro territorio”, ha spiegato il capo nazionale del popolo dene, Bill Erasmus.

Da un mese, il popolo indigeno Elsipogtog protesta contro la compagnia energetica SWN Resources nei dintorni di Rexton, New Brunswick, per los sfruttamento del gas da scisti (o gas lutita) per mezzo della fratturazione idraulica.

La fratturazione, dannosa per acque e terre

La fratturazione idraulica o fracking è un processo relativamente nuovo di estrazione di gas e petrolio, fondamentalmente differente dai metodi tradizionali. I pozzi arrivano ad una profondità di migliaia di piedi, più in basso dei tradizionali e naturali, e richiedono tra i due e i cinque milioni di galloni di acqua dolce per ciascun pozzo – fino a cento volte di più di ciò che richiedono i metodi di estrazione tradizionali. La fratturazione idraulica utilizza “liquido da fratturazione idraulica”, che è una miscela di acqua, sabbia e un cocktail di prodotti chimici tossici. La quantità di acque contaminate che producono i pozzi fratturati è molto maggiore che nei pozzi tradizionali.

“Sappiamo che il capo locale, Arron Sock, su questa questione si riunirà con il capo di governo, David Alward. Questo ci compiace. Nonostante ciò, questa è una questione che ha a che vedere con i trattati tra le nazioni, e la Corona deve essere aperta e responsabile”, ha precisato il capo nazionale del popolo dene, Bill Erasmus. Inoltre, “la RCMP e i corpi di sicurezza devono fornire sicurezza, così come lo fecero ai tempi dei trattati. Devono promuovere la pace, l’ordine e il buon governo. Dal popolo di Elsipogtog siamo in attesa di più informazioni per organizzare atti di solidarietà con la loro gente”.

Angela Giles, organizzatrice regionale dell’Atlantico, ha denunciato che “per difendere i diritti di una compagnia statunitense, la RCMP è entrata con quello che fondamentalmente sono delle unità di paramilitari, che includono franchi tiratori, per eliminare l’opposizione. Il governo del New Brunswick non ha una autorizzazione sociale per permettere la fratturazione idraulica, e la gente continuerà nella sua lotta per il futuro delle proprie famiglie, della propria provincia e del proprio ambiente”.

“I manifestanti di Rexton si sono scontrati con una compagnia texana che vuole ottenere profitti alle spalle degli abitanti del New Brunswick, e allo stesso tempo vuole mettere a rischio l’acqua e l’ambiente”, ha specificato Emma Lui, difensora dell’acqua e residente ad Ottawa. “Le comunità indigene, come la prima nazione di Elsipogtog, sono in prima linea nella battaglia per la difesa dell’acqua e della terra per tutti, e ciò non deve essere criminalizzato”.

Il Consiglio dei Canadesi appoggia il blocco.

Le foto che sono apparse su Twitter durante tutto il 18 ottobre hanno raccontato la vera storia che i mezzi di comunicazione di massa nascondono. In basso stanno i franchi tiratori che puntano le loro armi, mentre le donne sollevano i loro tamburi in resitenza di fronte alle carabine dei franchi tiratori, ai gas lacrimogeni e ai cani poliziotti. Vediamo l’arresto del capo e dei membri del consiglio del popolo di Elsipogtog, e una donna indigena che è sola e alzata in difesa della Madre Terra.

bsnorrell@gmail.com

Testo originariamente pubblicato su Censored News e tradotto da Heather Harper.

Pubblicato il 21 ottobre 2013

Desinformémonos

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Brenda Norrell, “I mi’kmaq, contro la fratturazione delle loro terre pubblicato il 21-10-2013 in Desinformémonos, su [http://desinformemonos.org/2013/10/los-mikmaq-contra-la-fractura-de-sus-tierras/] ultimo accesso 25-10-2013.

thanks to: Comitato di solidarietà con i popoli dell’America Latina “Carlos Fonseca”

Palestinian Poet Ghassan Zaqtan Winner of 2013 Griffin Poetry Prize

TORONTO, June 15, 2013 (WAFA) – Palestinian poet Ghassan Zaqtan was this year’s international winner of the Canadian Griffin Poetry Prize, a news statement by the Griffin Trust for Excellence in Poetry said on Thursday.

Zaqtan, who received a 65,000 Canadian dollars prize, was recognized for his poem Like a Straw Bird It Follows Me, and Other Poems, translated from the Arabic by Fady Joudah.

Scott Griffin, founder of the prize, presented the 2013 Griffin Poetry Prize to Zaqtan and Joudah during ceremony attended by some 400 invited guests at Corus Quay – a new venue featuring a five-story bio-wall and a wall of glass with doors opening onto a lakefront promenade.

The Griffin Poetry Prize was founded in 2000 to serve and encourage excellence in poetry, said the organization. The prize is for first edition books of poetry written in, or translated into, English and submitted from anywhere in the world.

The 2013 Griffin Poetry Prize shortlist features collections by four international and three Canadian poets:

David McFadden’s What’s the Score was the Canadian winner of the award.

M.S.

thanks to: