CINEMA. Al via la XV edizione del Festival del Cinema Al Ard

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Il Festival, tra le principali rassegne  europee di cinema arabo e palestinese, presenta una ricca edizione con un occhio particolare al 70esimo anniversario della Nakba palestinese.

Cagliari, 16 marzo 2018, Nena NewsDal 17 al 24 marzo 2018, a Cagliari, si svolgerà la XV edizione  del Festival del Cinema Arabo Palestinese Al Ard Doc Film Festival, organizzato dall’Associazione Amicizia Sardegna Palestina che quest’anno presenta una ricchissima edizione e prevede un’ulteriore continuazione per una due giorni a Macomer.

Il Festival, tra le principali rassegne  europee di cinema arabo e palestinese,  propone  una formula basata sul bisogno di informare e accrescere la consapevolezza dei cittadini rispetto a uno scenario geopolitico  mutevole e che lancia numerosi interrogativi all’Europa.  “In questo contesto di crisi politiche, sociali ed economiche, di guerre e conflitti, di flussi migratori e morti in mare”- afferma l’Associazione Amicizia Sardegna Palestina – “un’associazione come la nostra ha il diritto e il dovere di colmare le paure e i quesiti che, spesso, conducono ad alimentare stereotipi, pregiudizi e intolleranze”.

Proiezioni delle più recenti e importanti produzioni cinematografiche riguardanti le tradizioni, la politica, la storia, la religione e la cultura araba con una particolare attenzione alla Palestina. In questi 15 anni il Festival Al Ard si è evoluto diventando un appuntamento non solo per i cultori del genere documentaristico o del cinema arabo, ma anche e soprattutto per coloro che desiderano aprire una finestra su un mondo poco conosciuto o spesso  frainteso.

Saranno 36 i film proiettati, dei quali 32 in concorso, scelti e selezionati dalla commissione esaminatrice tra moltissime proposte arrivate da tutto il mondo arabo e non solo.

Lo sguardo femminile sul conflitto è ormai presente in una parte consistente del cinema  palestinese ed emergerà durante il festival grazie alla presenza di numerose registe: la documentarista palestinese  Mai Masri, ad esempio, sarà presente la prima sera per raccontare e spiegare il proprio lavoro che riporta le vicende di una giovane palestinese, la violenza e le ambiguità del regime di detenzione amministrativa in Israele.

In Road to Sufsaf, della regista Nour Maatuk, un ingegnere palestinese ricostruisce la mappa del suo villaggio d’origine, distrutto dagli israeliani nel 1948 o nel film A Long Hot Summer in Palestine la regista palestinese Norma Marcos, racconta attraverso la voce dei palestinesi come le guerre e l’occupazione abbiano cambiato la loro vita quotidiana.

Per rievocare i settant’anni dalla Nakba (l’espulsione dei palestinesi e la catastrofe) il film  1948: Creation & Catastrophe, della regista  Ahlam Muhtaseb insieme a  Andy Trimlett,  riannoda i fili della memoria di israeliani e palestinesi sui fatti che portarono alla cacciata di una nazione e alla costruzione di uno stato. Altrettanto significativo e storico è  Rasheed, della regista libanese Samia Badih, che cerca di ricostruire l’uccisione di suo zio, morto durante un bombardamento israeliano a Sidone, nel 1982.

Saranno anche presenti le vicende della Freedom Flotilla, una flotta di imbarcazioni che cercarono di rompere l’assedio su Gaza, con la testimonianza diretta della regista Rifat Audeh nel suo film  The Truth: Lost at Sea o le  più recenti vicende nei paesi arabi come Repeating History di Nadim Fetaih, un mediometraggio che racconta il rapporto tra padre e figlio egiziani tra due rivoluzioni. Altrettanto importante e significativa la presenza del cinema maghrebino con Couscous: Seeds of Dignity di Habib Ayeb,  che  offre uno spaccato originale delle forme di dipendenza alimentare della Tunisia post-coloniale o Dreams fragments della regista algerina Bahïa Bencheikh-El- Fegoun  che racconta i sogni infranti dei giovani del suo paese.

Come di consueto alle proiezioni si aggiungeranno workshop e incontri didattici: martedì, mercoledì e giovedì pomeriggio alle 15 si terranno tre incontri seminariali a cura dell’Associazione sui temi della situazione d’assedio di Gaza, del Watergrabbing e della prospettiva degli studi di Ilan Pappe sulla Nakba.

Due, infine, gli spettacoli teatrali previsti a Cagliari: la sera di giovedì 22, La tragedia di Guevara, su testo di Muin Bsiso, verrà portato in scena da Monica Zuncheddu; sabato 24, prima della premiazione dei film in concorso, andrà in scena La terra degli aranci tristi, su testo di Ghassan Kanafani, con Omar Suleiman.

Il programma completo è disponibile al link: http://www.alardfilmfestival.com/news/programme-of-the-festivalprogramma-del-festival

Le sinossi dei film in concorso sono disponibili al link: http://www.alardfilmfestival.com/xv-edition-films.html

di Stefano Mauro

thanks to: Nena News

 

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Viaggio in Sardegna con Alan Hart…e i sionisti alle costole

di Diego Ragusa

 

Avevamo preparato accuratamente il viaggio in Sardegna col mio amico Nabil Khair, coordinatore delle comunità palestinesi in Italia, per consentire ad Alan Hart di presentare il suo libro “Sionismo, il vero nemico degli ebrei” dopo le polemiche romane del dicembre 2015, scatenate dalla comunità ebraica che, non sapendo come imbavagliare le voci libere, accusa tutti e tutto di “antisemitismo”. L’anno scorso a Roma, come sanno i miei dell’ANPI. L’evento fu salvato grazie alla disponibilità della Comunità Cristiana di Base di S. Paolo Fuori le Mura che mise a disposizione il proprio salone.

 

Prima di partire per Cagliari, Alan mi scrive dicendomi se sono state previste delle sale di riserva. Mi sorprendo e chiedo ad Alan il perché. “Perché in Inghilterra, tutte le volte che incontro il pubblico, mezz’ora prima mi negano la sala su pressione degli ebrei sionisti”. Lo rassicuro e gli dico che in Sardegna abbiamo l’amicizia dell’ARCI e della CGIL che hanno messo a disposizione le loro strutture. Non è convinto. E ha ragione. In Inghilterra lo hanno isolato: la BBC, per la quale ha lavorato tanti anni, ha l’ordine di non intervistarlo e di non citare mi il suo nome, i giornali, le radio, i bollettini parrocchiali, insomma …. Di Alan Hart non bisogna parlare. Così vogliono gli ebrei sionisti e tutti chinano la testa.

 

Il giorno prima di partire con un aereo per Cagliari, mi arriva la notizia che i sionisti sono già in azione. Un consigliere regionale del Partito Sardo d’Azione presenta una interrogazione e attacca noi e gli organizzatori. Il sito internet buongiornoalghero.it titola: «Arci e Cgil organizzano un evento antisemita – Marcello Orrù: “Indecente”». Pubblico la sua dichiarazione nella mia pagina face book e il soggetto in questione viene sommerso da decine di epiteti. Questo il testo di Orrù:

 

lettori, fu sufficiente che una sezione volenterosa dell’ANPI organizzasse un mio incontro per determinare, immediatamente, la reazione rabbiosa dell’estrema destra sionista romana che si scagliò contro il libro, contro Hart e contro la mia persona con la solita barzelletta dell’antisemitismo. I dirigenti romani e nazionali, tradendo la lezione dei martiri della nostra Resistenza, si piegarono e mi impedirono di parlare nella sede

 

«Rimango indignato nell’apprendere che il prossimi 12 aprile a Sassari, la mia città, si tenga un evento che definire di dubbio gusto significherebbe essere troppo buoni. L’evento, organizzato dalla Cgil e l’Arci, è la presentazione del libro del giornalista inglese Alan Hart intitolato “Sionismo, il vero nemico degli ebrei” e prevede la presenza oltrechè dell’autore anche dell’italiano Diego Siragusa. I due signori sono molto conosciuti negli ambienti nostrani della sinistra radicale in quanto il primo è uno dei campioni di complottismo anti-Israele avendo persino affermato che la strage dell’11 settembre fu causata probabilmente dagli agenti del Mossad che avrebbero -udite udite – deviato la rotta degli aerei, il secondo è conosciuto come un simbolo del moderno antisemitismo di casa nostra. E’ veramente incredibile che il sindacato più importante del nostro Paese, nella nostra città, si renda fautore di una presenza simile. A Roma qualche mese fa l’Anpi, associazione partigiani, ha ritirato la propria presenza allo stesso evento perché chiaramente antisemita. Ecco che ora qualche “benpensante” nostro concittadino pretende di insultare Israele, la sua storia e il suo popolo nella nostra città. Non è accettabile, la sinistra abbia rispetto per Israele e per la sua dolorosa storia. Chiedo con urgenza al sindaco Sanna che intervenga sugli organizzatori, in qualità di massimo responsabile dell’ordine e della sicurezza in città, al fine di ottenere l’annullamento di questa indecente manifestazione. Sassari – conclude Marcello Orrù – non merita di essere lo scenario di un evento antisemita».

 

 

L’11 aprile parto per Cagliari. All’aeroporto mi attende Nabil. Due ore dopo arriva da Londra Alan. È il nostro primo incontro. Ho avuto la fortuna di tradurre il primo volume del suo libro e di scrivere la prefazione. In una precedente lettera, Alan mi aveva gratificato con parole generose e riconoscenti per il mio lavoro. Qualche ora dopo arriva anche un vecchio amico di Alan, Alfredo Giannantonio, che sarà il nostro interprete. Alfredo è nato e vissuto negli USA fino a 19 anni. L’inglese è la sua lingua madre e conosce molto bene la situazione mediorientale. Mentre andiamo in albergo un nostro amico dell’ARCI ci informa che la CGIL di Sassari ritira il patrocinio dell’evento, cancella la sala e chiede la rimozione del proprio logo dalle locandine. Siamo sconcertati. Nabil è furibondo. È iscritto alla CGIL, il suo sindacato! Alan e Alfredo non sono sorpresi. Lo sapevano. Chiediamo spiegazioni. Ci dicono che i sionisti hanno fatto pressioni a Roma e da lì è arrivata la telefonata alla CGIL di Sassari. Riservatamente ci confermano che sia stata la segretaria generale in persona: Susanna Camusso. Ma non abbiamo le prove. L’ARCI si muove e raccoglie la disponibilità della sala di Amnesty International. La manifestazione è salva. La giornata si conclude con meste considerazioni sul ruolo infame del PD di Matteo Renzi che ormai ha svenduto il partito ai sionisti e si è portato dietro settori dell’ANPI e della stessa CGIL. Tutti costoro, senza aver letto il libro e senza sapere chi è Alan Hart, si sono prostrati e hanno obbedito “perinde ac cadaver”.

 

 

 

Il giorno dopo, 12 aprile, facciamo un lungo viaggio in macchina fino a Sassari. Alle 18,30 siamo nella sede di Amnesty International. È venuto anche un amico, conosciuto dieci giorni prima, e una cara amica di mio figlio diventata antropologa e docente universitaria. Persone collegate con me tramite facebook si presentano e, finalmente, le posso conoscere direttamente. La sala si riempie. Introduco l’autore e il libro. Alan attrae l’attenzione dell’uditorio coi suoi aneddoti e rivelando gli incontri con personaggi della storia mediorientale, vivi e morti, che ha conosciuto e che gli hanno raccontato i loro segreti. Alan, prima di lavorare in Medioriente, era stato preparato dalla BBC seguendo la solita narrazione israeliana. Solo in seguito, a contatto diretto con la realtà, ha dovuto cambiare opinione e scoprire che lo stato di Israele era stato creato con grandi menzogne e che i palestinesi erano le vittime sacrificali di un delirio nazionalistico chiamato sionismo. Quando Alan parla del suo incontro riservato col presidente Jimmy Carter che gli rivela i veri motivi per cui gli israeliani hanno fatto fallire il suo tentativo di pace condiviso dai dirigenti sovietici, allora l’attenzione del pubblico diventa tesa e pronta a cogliere ogni parola. Questa è la storia vera, non quella raffazzonata dei giornali e delle riviste di grande tiratura.

 

Alla fine il pubblico è soddisfatto e acquista molte copie del libro di Hart e, inaspettatamente, anche il mio “Terrorismo impunito”. Poco dopo, a cena, si brinda a questo primo ceffone dato ai sionisti.

 

 

 

13 aprile. Siamo a Nuoro presso la Biblioteca “Satta”: ore 18,30. Prima di iniziare, gli attivisti e i palestinesi presenti in città, hanno già venduto 40 copie del libro. Un bel lavoro era già stato fatto da un caro amico, il medico palestinese Amjad. La sala della biblioteca è molto grande ma vi sono circa 50 persone. Nessuna traccia di sionisti né di minacce e sfracelli di antisemitismo. Come a Sassari, la presentazione segue un copione collaudato fine alla fine. Secondo successo e secondo smacco per i sionisti.

 

Andiamo a cena. Alan è sofferente e si tocca il basso ventre. Gli chiedo se ha male e annuisce. Informo Nabil e Amjad, entrambi medici. A tavola c’è anche una loro collega primaria. Si consultano e decidono di portare Alan al Pronto Soccorso. Cominciamo a mangiare preoccupati. Più tardi Amjad ci telefona per dirci che c’è una sospetta ernia strozzata. Forse bisogna intervenire chirurgicamente. Finiamo la cena e andiamo al Pronto Soccorso dell’ospedale che è nelle vicinanze. Per fortuna tutto si risolve bene e Alan riappare commosso per le cure che gli sono state riservate. È sorpreso per la pulizia dell’ambulatorio e per l’efficienza del servizio sanitario di Nuoro. Così veniamo a sapere che in Inghilterra, un tempo patria del migliore servizio sanitario del mondo, ora le cose sono molto cambiate: l’assistenza è ai minimi livelli.

 

 

 

14 aprile. Ripartiamo per Cagliari. Ore 18,30 presentazione a Iglesias. Siamo ospiti dell’ARCI. Una bella sede la sala piena. Prende la parola anche il vicesindaco del PD che pronuncia parole giuste e da tutti condivise. Molte domande dal pubblico notevolmente interessato. Terzo successo consecutivo. È sera e andiamo a cercare un ristorante nel centro della città. Iglesias, come Sassari, ha dei palazzi pregevoli. Gli amici dell’ARCI ci portano in una piazza e ci mostrano il palazzo vescovile e il palazzo del comune. “Qui – dicono – presenteremo il prossimo anno il secondo volume di Hart”. Alan osserva ammirato.

 

 

 

15 aprile. Quarta tappa del nostro giro: Monserrato, vicino Cagliari. Ero già stato qui per presentare il mio libro sul terrorismo israeliano. E i sionisti? Arrivano, arrivano!! Sul sito internet http://www.castedduonline.it/ compare il testo di una interrogazione del consigliere comunale Franco Magi rivolta al sindaco di Cagliari Mazzimo Zedda. Il titolo:

 

 

«Magi: “Zedda patrocina le manifestazioni antisemite: è inaccettabile”. La prima interrogazione nella storia della Città Metropolitana accende la polemica a Cagliari» – La presentazione del libro del giornalista inglese Alan Hart dal titolo “Sionismo, il vero nemico degli ebrei, che si terrà sabato alla Mem, fa scoppiare la polemica. E arriva anche la prima interrogazione al consiglio metropolitano. Franco Magi neo consigliere metropolitano non ci sta a quella che ritiene una manifestazione antisemita in un luogo pubblico e ha depositato oggi una interrogazione diretta al Sindaco metropolitano Massimo Zedda. Per Magi è inaccettabile che venga patrocinata dal comune di Cagliari una manifestazione, a detta sua, antisemita. Si legge nel documento che ha pubblicato pochi minuti fa su facebook: Tale presentazione, che prevede la presenza oltreché dell’autore inglese anche dell’italiano Diego Siragusa, si caratterizza incontrovertibilmente per antisemitismo e becero pacifismo radical chic. I due signori sono infatti molto conosciuti negli ambienti nostrani della sinistra radicale, in quanto il primo è uno dei campioni di complottismo anti-Israele, avendo persino affermato che la strage dell’11 settembre fu causata probabilmente dagli agenti del Mossad che avrebbero deviato la rotta degli aerei, il secondo è conosciuto come un simbolo del moderno antisemitismo di casa nostra.»

 

Per Magi l’evento è un elevato concentrato di banalità, mistificazioni e bugie di tali premenzionate e ridicole affermazioni. E ricorda quanto recentemente fatto dalla CGIL a Sassari, e da Roma l’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani, le quali hanno ritirato la propria presenza allo stesso evento perché chiaramente antisemita. Si ritiene oltremodo indegno ed inopportuno che una pubblica amministrazione patrocini o offra ospitalità ad un “convegno” – continua – che invero rappresenta un ombrello di copertura sotto il quale si celano numerose organizzazioni radicali contrarie ai processi di pace – contro lo Stato laico e democratico di Israele, ritenuto di offrire un breve cenno sullo Stato di Israele, in quanto talvolta gli organi di stampa veicolano notizie artatamente deformate e prive di veridicità.” Per Magi Israele è l’unica democrazia di tutto il Medio-Oriente, all’interno del quale convivono liberamente tutte le religioni, le culture, gli orientamenti politici e sessuali.

 

 

 

Non sapevo di essere il “simbolo del moderno antisemitismo di casa nostra”!! Come si può vedere, questo solerte consigliere ha fatto copia/incolla del precedente testo di Orrù (certamente redatto dagli ebrei sionisti) e lo ha dato ai giornali. Ripeto ad Alan, a Nabil e ad Alfredo che tutto questo è un buon segno: “Ci stanno facendo pubblicità gratis, insisto. A Roma, l’anno scorso è accaduta la stessa cosa: i sionisti, col rabbino capo in testa, hanno fatto una comica sceneggiata. Risultato? Tanta gente ha comprato il libro e la prima edizione si è esaurita”. Infatti, anche a Monserrato l’incontro si rivela soddisfacente. Quarta sconfitta per i sionisti.

 

Incontro il mio amico Fawzi Ismail che mi aveva organizzato, tre anni prima, il mio primo incontro in Sardegna per presentare il mio libro IL TERRORISMO IMPUNITO. Anch’egli è un medico molto attivo sulla scena culturale cagliaritana. Mi informa che domani, 16 aprile, l’ultimo incontro si svolgerà al MEM, Mediateca del Mediterraneo, un centro modernissimo dotato di sale per conferenze e attrezzature audiovisive e didattiche di prim’ordine.

 

 

16 aprile. Al mattino in albergo viene il giornalista Simone Spiga di Cagliaripad per intervistare Alan. Abbiamo ascoltato le dichiarazioni in un video dell’alfiere del sionismo cagliaritano, Franco Magi, e le abbiamo tradotte per Alan. Il giornalista gli chiede di commentarle e Alan, sicuro e perentorio, commenta: “Gli hanno fatto il lavaggio del cervello”. L’intervista prosegue su argomenti più seri.

 

Nel pomeriggio Alfredo deve ripartire per la sua città. Siamo stati molto bene insieme e questa esperienza è stata indimenticabile. Troviamo due interpreti al suo posto. Alle 17,30 siamo al MEM. Osservo il salone ampio, luminoso e conto le sedie: sono più di cento. Quante resteranno vuote? Chi verrà a sentirci? Nabil e Fawzi mi dicono di non preoccuparmi. “La gente verrà” – mi dicono. Hanno ragione: lentamente la sala si riempie completamente e c’è gente in piedi. Dobbiamo fare in fretta. L’aereo di Alan parte alle ore 21 e alle 19,30 dobbiamo terminare. Nabil fa una introduzione appassionata sul futuro dell’Autorità Nazionale Palestinese e sul suo ruolo e invita Alan per un altro convegno coi responsabili europei delle varie comunità palestinesi della diaspora. A me non resta che rammentare che coloro che si sono associati ai sionisti in quest’opera di censura preventiva senza aver letto il libro, dovranno rendere conto di questa condotta liberticida e contraria alla storia delle loro organizzazioni di appartenenza.

 

Alan comincia mostrando la foto di Golda Meir con una dedica per lui “Ad un caro amico, Alan Hart. Golda Meir”. Voi pensate che Golda Meir avrebbe avuto con me un’amicizia così intensa se io fossi un antisemita? Esordisce Alan. Il pubblico lo segue nella sua analisi e nel racconto di fatti privati e pubblici che nessun giornale ha mai riferito ma che dimostrano quanto distante sia dalla realtà la ricostruzione dozzinale di giornalisti improvvisati e privi di struttura morale.

 

Ore 19,30. Alan deve partire. Firma le copie dei libri ormai tutte vendute. Abbiamo contato circa 150 persone. E i sionisti? Continuano nella loro paranoia. Un altro attacco arriva da un certo Alessandro Matta dell’Associazione Memoriale Sardo della Shoah:

 

 

 

LETTERA AL SINDACO MASSIMO ZEDDA SULLA PRESENTAZIONE DI SABATO 16 APRILE 2016 :

 

Sindaco , Annulli la Concessione della Mem per la Manifestazione Antisemita di Sabato!

 

Dallo scorso 12 al 16 Aprile , la Sardegna sta ospitando a Sassari , Nuoro , Iglesias , Monserrato e Cagliari , una serie di conferenze di presentazione tenute da Diego Siragusa insieme al giornalista Alan Hart , in collaborazione con la Associazione Sardegna Palestina , in presentazione dal libro di quest’ultimo dal titolo : “Sionismo , il vero nemico degli ebrei” . Come si evince dal link qui sotto riportato :

 

http://diegosiragusa.blogspot.it/…/con-alan-hart-in-sardegn…

 

Siamo del tutto sconcertati da una simile presentazione . Siamo convinti che presentare un libro che ha come per titolo “Sionismo, il vero nemico degli ebrei” , sarebbe pari a creare solo zizzania in un qualunque possibile dialogo o processo di pace tra Israeliani e Palestinesi. E’ come se noi della Associazione o una delle Altre Associazioni vicine ad Israele presenti qui a Cagliari, organizzassimo una conferenza dal titolo “Palestina , Lo stato che non esisterà mai” , o qualcosa del genere .

 

Inoltre , Diego Siragusa non è nuovo a posizioni Antisemite ed Antistoriche , dove si parla di Israele come di uno stato etnico e confessionale che sta praticando un Genocidio dei Palestinesi .

 

Siamo del parere, come Associazione Memoriale Sardo della Shoah , che parlare di un Genocidio dei Palestinesi mentre la Popolazione Palestinese in questi ultimi anni è addirittura raddoppiata , o presentare libri con titoli carichi di odio come questo di Hart fomenti solo odio Antisemita e carne al fuoco di organizzazioni Islamiste vicine al terrorismo Antisemita. Già a Sassari , la Cgil ha ritenuto opportuno ritirare il suo logo da una simile manifestazione non dando più la disponibilità degli spazi.

 

Le chiediamo, Sindaco Zedda , di fare Altrettanto su Cagliari , impedendo che la Mem-Mediateca del Mediterraneo , ospiti l’iniziativa prevista per Sabato Pomeriggio . Iniziativa per la quale tra l’altro , la responsabile della Mem ci ha scritto sostenendo l’assurda tesi secondo la quale a suo giudizio non si tratterebbe di una manifestazione Antisemita , con un argomentazione secondo la quale si dovrebbero a questo punto presentare i libri di tutti , compresi quelli magari dei terroristi Islamisti. La invitiamo , sindaco , a annullare la disponibilità della Mem per questa presentazione di un libro non certo amico della soluzione “due popoli e due stati”.

 

Alessandro Matta , Associazione Memoriale Sardo della Shoah

 

 

In tutta questa congerie di fesserie non c’è una sola parola sui massacri di palestinesi, sulla loro espulsione, sulla distruzione delle loro case, sul furto continuo di terra, sulla loro disumanizzazione, sui complotti, sulle violazioni del diritto internazionale e sulle minacce che i sionisti si permettono di rivolgere a chiunque non si assoggetti ai loro voleri totalitari e fanatici. Nulla di nulla. La cecità totale, crudele, disumana, irredimibile che tanti ebrei onesti, vicini alla causa di questo popolo oppresso, hanno sempre denunciato con vigore morale.

 

Cinque eventi, cinque vittorie contro questa setta di stolti che da un secolo insanguina il Medioriente. Alan mi abbraccia e parte. Ci aspettano altre battaglie. Sto lavorando alla traduzione del secondo volume e lo presenteremo a dicembre alla Fiera del Libro di Roma. A presto, Alan!

 

( Fonte: Civg.it)

Sorgente: 10-5-16_Viaggio-Alan-Hart

Boicottaggio Israele, studiosi del Medio Oriente contro alcune università italiane: “Violati dibattito e libertà accademica”

Boicottaggio Israele, studiosi del Medio Oriente contro alcune università italiane: “Violati dibattito e libertà accademica”

L’associazione di studiosi di Medio Oriente più importante al mondo, ha scritto al ministro dell’Istruzione Giannini per esprime “profonda preoccupazione” sugli episodi che hanno visto i rettori delle Università di Roma (La Sapienza), Cagliari, Catania e Torino censurare e/o ostacolare iniziative volte a discutere il movimento Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni

Sul tavolo del ministro all’Istruzione Stefania Giannini è arrivata una lettera di Beth Baron, presidente della Middle East Studies Association of North America (Mesa) l’associazione di studiosi di Medio Oriente più importante al mondo. La Commissione sulla libertà accademica attivata dagli statunitensi esprime “profonda preoccupazione” sugli episodi che hanno visto i rettori delle Università di Roma (La Sapienza), Cagliari, Catania e Torino censurare e/o ostacolare iniziative volte a discutere il movimento Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni (Bds) contro Israele. Gli statunitensi scrivono che se sono “consapevoli che il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane è un argomento estremamente teso, mettere a tacere una discussione libera e aperta su di esso nei campus universitari costituisce una grave violazione della libertà accademica”. Infatti, “in ciascuno di questi casi, il rettore dell’università ha negato o revocato l’accesso alle strutture universitarie” – oppure ostacolato, come nel caso de La Sapienza, a Roma.

Violate norme elementari del dibatto democratico
Nel sottolineare la preoccupazione che così facendo si possa “creare un ambiente ostile”, nella lettera si ribadisce che “La libertà accademica di impegnarsi e promuovere la discussione e il dibattito sull’occupazione israeliana della terra palestinese è un diritto fondamentale, e la sua violazione, attraverso qualsiasi forma di soppressione della discussione aperta sulla questione boicottaggio viola le norme più elementari di espressione democratica”. La lettera dei 3000 studiosi di Mesa si conclude con un’”esortazione”, rivolta anche alla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui), a “sostenere una discussione e un dibattito aperti sul BDS presso le università italiane”. Un diritto per le università e per gli studenti – chiudono.

La lettera statunitense è la più pesante, ma non è la sola: si sono espressi già pubblicamente gli studiosi della British academics for the Universities of Palestine (Bricup) e gli Accademici irlandesi per la Palestina. Tutti insistono sullo stesso punto: non si tratta di sostenere o meno il BDS, ma di dare spazio al dibattito. E dettagliano la situazione italiana durante la settimana dell’Israeli Apartheid Week.

“BDS? la galera”
Non è passato inosservato il rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, dichiarandosi favorevole (Pagine Ebraiche, 23 febbraio 2016) alla perseguibilità penale dei sostenitori BDS, a cui non ha “intenzione di lasciare spazio (…)”. Perché è “fondamentale affermare che l’odio è incompatibile con lo spirito e i valori accademici (…)”.

I primi segnali, scrivono britannici e irlandesi, sono del 2015, quando l’Università di Roma Tre all’ultimo minuto revocò l’aula allo storico israeliano Ilan Pappe, ma “la drammatica soppressione e demonizzare del dibattito sull’attivismo in solidarietà con la Palestina” ha raggiunto il suo culmine nella condanna ai promotori della Campagna Stop Technion – scrive Bricup.

A Cagliari, il rettore ha minacciato le vie legali, ma gli studenti hanno proseguito nell’azione, rilanciando il loro appoggio alla Campagna Stop Technion. E così a Torino, stessa dinamica. A Catania, invece, dove il mese scorso si sono ritrovati gli studiosi della Società Italiana di Studi sul Medio Oriente (SESaMO), per il loro meeting annuale, il rettore Giacomo Pignataro ha censurato il panel sul BDS, anche se era stato già approvato dal board scientifico. E 93 studiosi (praticamente metà associazione) si sono ribellati. Risultato: molti panel sono saltati, mentre altri sono stati trasformati in occasioni di dibattito sul BDS stesso, sulla libertà accademica o su quella d’espressione. E alla fine è proprio in Sicilia che è nato il primo Comitato per la libertà accademica italiano.

Molte le voci sulle pressioni dell’ambasciatore d’Israele. A Roma sono state rivendicate da Pagine Ebraiche: “Ogni eventuale decisione in merito (allo svolgimento dell’Israeli Apartheid Week, ndr), compresa la possibilità che l’incontro sia annullato, spetterà adesso al rettore Eugenio Gaudio (cui si è rivolto anche l’ambasciatore israeliano Naor Gilon e che proprio in questi minuti si starebbe confrontando sul da farsi con i suoi più stretti collaboratori)”. A Cagliari, è stata fatta domanda di accesso agli atti, perché è forte il sospetto che l’ambasciata non abbia solo “telefonato”, voce dei primi momenti, ma abbia scritto – del resto, nel caso Trieste è l’ambasciatore stesso a far pensare a una prassi consolidata.

Il BDS sta vincendo
La crescente preoccupazione israeliana ha preso corpo nella prima conferenza (organizzata a Gerusalemme da Ynet, sito che fa capo a Yedioth Ahronoth) dedicata al contrasto del BDS. Stando ai report delle testate israeliane +972 e Mondoweiss si è svolta all’insegna di un messaggio paradosso: “Il BDS non è una minaccia, ma va preso molto sul serio”. Gli unici a parlar chiaro sono stati gli industriali: i danni ci sono. Ma a dare corpo alla preoccupazione è stata la presenza di tutti i ministri più importanti – Esteri e istruzione per esempio – di personalità della cultura, dei maggiori imprenditori israeliani, dei giornalisti e dell’intelligence – speaker che si sono susseguiti per tutto il giorno di fronte a un migliaio di persone.

E che ha visto nelle parole del ministro per i Trasporti e l’Intelligence, Yisrael Katz, il momento più grave. Lo segnala, tra gli altri, Euro-Mediterrean Monitor, che ha tra i suoi garanti il giurista Richard Falk, ex Rapporteur Onu per i territori occupati. Quando Katz ha parlato di “sforzo mirato di prevenzione civica” contro gli attivisti BDS, “isolandoli e passando informazioni su di loro alle agenzie di intelligence di tutto il mondo” per Ramy Abdu, capo di Euro-Monitor, è un invito a eliminare gli attivisti – “pericoloso e senza precedenti”. Tra i più nominati durante tutta la giornata anti-BDS, Omar Barghouti, il portavoce più in vista del movimento palestinese.

Per Ron Lauder, capo del Congresso mondiale Ebraico, il BDS “avvelena le menti dei giovani ebrei americani”. E ha giurato di rendere illegali i boicottaggi economici”, indicando nella Francia lo stato apripista, dal momento che è l’unico paese europeo dove il boicottaggio sia reato. Le pressioni israeliane, anche su questo aspetto, sono fortissime anche negli Stati Uniti – come ormai ampiamente documentato -, ma data la “sacralità” del Primo emendamento si concretizzano, da un lato, in liste di proscrizione, azioni legali, di discredito e di intimidazione contro gli attivisti, dall’altro, nel proporre disegni di legge e risoluzioni che svantaggino le aziende che decidano di interrompere il commercio con gli insediamenti illegali (come richiede, ad esempio, l’Europa).

thanks to: Ilfattoquotidiano

XIII Al Ard Doc Film Festival 2016

Palestina in cattedra

Sabato 12 marzo

Come ogni anno la nostra Associazione organizza, all’interno del Festival internazionale del cinema documentario palestinese ed arabo denominato “Al Ard” (la terra), un incontro riservato agli studenti delle scuole superiori di Cagliari – preferibilmente degli ultimi anni – denominato “Palestina in Cattedra”. L’incontro, con la proiezione di documentari, è stato concepito con lo scopo di informare, offrire spunti di riflessione e stimolo al dibattito su una tematica spesso trascurata dai media.

Quest’anno “Palestina in Cattedra” si terrà al Teatro Massimo, sabato 12 marzo 2016, dalle ore 9,00 alle ore 13,00.

L’incontro è totalmente gratuito per gli studenti, verranno accettate solo le classi degli istituti superiori che prenoteranno con debito anticipo, sino ad un massimo di studenti equivalenti la capienza dei posti a sedere del teatro.

Introdurrà l’incontro,con una breve relazione storica,  il dottor Fawzi Ismail, presidente dell’associazione Amicizia Sardegna Palestina. Verranno quindi proiettati i documentari Kick Flips over the Occupation di Mahen Hammad e Nun Wa Zaytun, di Emtiaz Diab.

Dopo la proiezione farà seguito un dibattito con la regista Emtiaz Diab.

Per le prenotazioni è necessario mandare una email, specificando il nome dell’insegnante accompagnatore, il numero degli alunni, la classe e l’istituto di provenienza, al seguente indirizzo: palestinaincattedra@tiscali.it.

www.sardegnapalestina.org

https://www.facebook.com/Al-Ard-Doc-Film-Festival-2016-494243820757411/?ref=hl

Per ulteriori informazioni contattare il numero 3280560227

Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina

Il presidente, Fawzi Ismail

 

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Dialogo con Ilan Pappé

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Sabato 17 ottobre, alle ore 10, presso l’Aula A, Dipartimento di scienze sociali e delle istituzioni dell’Università degli Studi di Cagliari, Viale Sant’Ignazio n.76.
L’Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina e l’Associazione L’Italia siamo Noi organizzano per venerdì 16 ottobre presso la Sala Consiliare del Comune di Cagliari e per il sabato 17 ottobre un incontro aperto con il noto storico israeliano Ilan Pappé.
Ilan Pappè, nato ad Haifa 1954 da genitori ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista, si è laureato all’Università Ebraica di Gerusalemme e ha ottenuto il titolo di dottore di ricerca all’Università di Oxford. Storico appartenente alla corrente della così detta Nuova storiografia israeliana, ha svolto le proprie ricerche in numerosi archivi, “compresi gli archivi militari israeliani desecretati dopo 50 anni dall’occupazione della Palestina”, studiando a fondo i documenti sulla nascita di Israele e la conseguente tragedia del popolo palestinese del 1948.
Tutta la sua opera, in particolare il celebre volume La pulizia etnica della Palestina [Fazi, Roma 2008], offre una visione chiara di quanto accaduto realmente in Palestina, in netto contrasto con la versione adottata dalla storiografia ufficiale israeliana.
Ilan Pappé sin dal 2005 è stato fortemente ostracizzato dalla società israeliana per essersi espresso sulla pulizia etnica della Palestina e per aver sostenuto il boicottaggio accademico e culturale di Israele, fino a essere costretto a trasferirsi nel Regno Unito, presso l’Università di Exeter, per poter esercitare la sua professione.

thanks to: Sardegna Palestina

Petizione per la revoca di ogni accordo di Cooperazione Accademica con Israele. Petition for the academic boycott of all Israeli academic institutions.

Facciamo appello all’Università di Cagliari e tutti i candidati Rettore di prodigarsi in tutti i modi affinché sia cessato ogni accordo di cooperazione accademica con università e compagnie private israeliane, in quanto responsabili di continue e gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani del popolo palestinese.

Chiediamo con la presente la revoca di ogni accordo di Cooperazione Accademica con Israele, e in particolare l’annullamento del “Bando Italia-Israele: progetti congiunti per la cooperazione nella ricerca e sviluppo industriale, scientifico e tecnologico” (http://www.unica.it/pub/6/show.jsp?id=28346&iso=708&is=6) e dell’accordo di Cooperazione in corso tra il Technion-Israel Institute of Technology e l’Università di Cagliari (http://www.unica.it/pub/6/index.jsp?is=6&iso=679).

We refuse to be complicit in Israel’s massacre on Gaza and in its occupation and Apartheid regime in Palestine, we refuse to accept any Academic Cooperation with Israeli academic institutions. Their crimes are too grave and too obvious to people of conscience to accept or be silent about. These Israeli policies would not have been possible without the support of other countries. Italian Universities continued cooperation with Israeli academies directly perpetuates Israel’s military occupation. This makes Italian Academies complicit in Israel’s crimes against humanity.

Sign this petition calling on the University of Cagliari and to all candidates for Chancellor to cancel any academic cooperation with Israeli institutions and to refrain from participation in any form of academic and cultural cooperation, collaboration or joint projects with Israeli institutions.

Each signature sends an email to the University of Cagliari as well as to all candidates for Chancellor.

Letter to
Candidato Rettore Università di Cagliari Professore Paola Piras
Candidato Rettore Università di Cagliari Professore Luigi Raffo
Candidato Rettore Università di Cagliari Professore Giorgio Massacci
and 7 others
Candidato Rettore Università di Cagliari Professore Giacomo Cao
Rettorato Università di Cagliari
Prorettore vicario Università di Cagliari Professore Giovanna Maria Ledda
Capo di gabinetto Università di Cagliari Dott.ssa Elisabetta Cagetti
Università di Cagliari Dott.ssa Tiziana Cubeddu
Università di Cagliari Prof. Micaela Morelli
Candidato Rettore Università di Cagliari Professore Maria Del Zompo
Con questa petizione chiediamo il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane [1], poiché complici delle continue violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani del popolo palestinese, tra cui ricordiamo i sanguinosi attacchi nella Striscia di Gaza, costretta da oltre sette anni a un assedio permanente, l’occupazione militare della Cisgiordania e di Gerusalemme est, il regime di Apartheid attuato da Israele nei confronti dei Palestinesi in Israele e nei territori occupati [2].

In particolare, denunciamo il “Bando Italia-Israele: progetti congiunti per la cooperazione nella ricerca e sviluppo industriale, scientifico e tecnologico” [3] e l’accordo di Cooperazione in corso tra Technion-Israel Institute of Technology e l’Università di Cagliari [4]. La collaborazione con istituzioni accademiche e compagnie private israeliane coinvolte attivamente in violazioni del diritto internazionale compromette sia la reputazione dell’Ateneo e dei suoi programmi di ricerca, sia gli scopi dichiarati dell’Università [5], nonché l’articolo 3 del trattato di Lisbona che obbliga i paesi membri l’Unione Europea alla tutela dei diritti umani e al rispetto rigoroso e allo sviluppo del diritto internazionale in tutte le relazioni esterne [6].

Collaborando con istituzioni e compagnie private attivamente coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani, l’Ateneo non solo compromette la propria reputazione ma si rende anche complice delle suddette violazioni.

Il recente assalto militare [7] condotto da Israele nella Striscia di Gaza è solo l’ultima dimostrazione dell’impunità israeliana e del suo disprezzo del diritto internazionale.

Il mondo accademico ha la responsabilità morale di condannare tali crimini, e di rifiutare ogni complicità con lo Stato di Israele che opera in evidente violazione dei principi etici fondamentali.

L’assedio sulla striscia di Gaza prosegue da oltre sette anni, limitando gravemente la circolazione delle persone e delle merci dentro e fuori il territorio. Nella Cisgiordania occupata, i palestinesi sono stati privati delle loro terre e di ogni mezzo di sussistenza e vivono sotto una brutale occupazione militare, circondati da checkpoint, basi militari, colonie e dal Muro dell’Apartheid [8], che ne limita drammaticamente la libertà di movimento e di conseguenza, tra gli altri, anche il diritto all’istruzione. Un sistema di oltre 50 leggi discrimina i palestinesi cittadini di Israele, negando loro di avere lo stesso accesso all’istruzione, alla proprietà, al lavoro e al matrimonio di cui godono gli ebrei israeliani [9]. Inoltre, circa la metà della popolazione palestinese è costretta a vivere nei campi profughi di altri stati o in esilio, e si vede negato il diritto, internazionalmente riconosciuto, al ritorno [10].

Queste e altre violazioni continueranno sino a quando la società civile non deciderà di agire, colmando così il vuoto lasciato dal fallimento e dalla non azione dei governi e della comunità internazionale.

Come studenti, intellettuali, docenti e ricercatori di un istituto universitario abbiamo l’irrinunciabile dovere di opporci alle sistematiche e diffuse violazioni israeliane del diritto all’istruzione del popolo palestinese.

Negli oltre 50 giorni di massacri e attacchi indiscriminati dell’operazione militare “Margine Protettivo”, che ha causato a Gaza una devastazione senza precedenti, l’esercito israeliano ha distrutto numerosi edifici universitari, tra cui l’Università islamica di Gaza [11]. Inoltre, lo stato israeliano discrimina gli studenti palestinesi all’interno delle università israeliane e isola il mondo accademico palestinese, per esempio impedendo la visita di accademici stranieri alle istituzioni universitarie palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. È importante sottolineare in questo contesto anche la lunga storia di confische di archivi palestinesi e la distruzione di biblioteche e centri di ricerca palestinesi.

Le istituzioni accademiche israeliane sono complici dell’occupazione e dell’oppressione dei palestinesi. In particolare, Technion-Israel Institute of Technology gioca un ruolo attivo nella costruzione e nel mantenimento del cosiddetto “Muro israeliano di separazione”, dichiarato illegale nel 2004 dalla Corte Internazionale di Giustizia [12]. Il Technion “vanta” numerosi progetti di ricerca e sviluppo condotti con e per l’esercito e le forze di sicurezza israeliane, citiamo tra tutti lo sviluppo del bulldozer D9 usato dall’esercito israeliano nella demolizione delle case palestinesi. Tra le sue molteplici collaborazioni con l’esercito israeliano, il Technion va orgoglioso dell’apertura di un centro di ricerca con Elbit, una società di sicurezza israeliana pesantemente coinvolta nella ricerca sulle armi e sullo sviluppo tecnologico per l’esercito israeliano [13].

Inoltre, Tel Aviv University, l’Università ebraica di Gerusalemme, Bar Ilan University, University of Haifa, Technion e Ben Gurion University hanno dichiarato pubblicamente il loro appoggio incondizionato ai militari israeliani, per esempio l’Università di Haifa ha espresso solidarietà e sostegno ai soldati israeliani che hanno preso parte all’aggressione su Gaza questa estate promettendo premi e gratificazioni economiche ai suoi “studenti combattenti” [14].

Sono noti i profondi legami esistenti tra le istituzioni accademiche israeliane e le istituzioni politiche, di sicurezza e militari israeliane [15]. Per esempio, l’Università di Tel Aviv è direttamente implicata, attraverso il suo Istituto per gli Studi Di Sicurezza Nazionale (INSS), nello sviluppo della cosiddetta Dahiya Doctrine, adottata dall’esercito israeliano nei suoi assalti in Libano nel 2006 e a Gaza questa estate. Questa dottrina individua nella vasta distruzione di infrastrutture civili e “nell’intensa sofferenza” della popolazione civile degli strumenti “efficaci” e in grado di reprimere e soffocare qualsiasi resistenza [16].

Come studiosi, sentiamo l’obbligo morale di seguire l’esempio delle sempre crescenti associazioni accademiche e studentesche che dagli Stati Uniti, al Sud Africa, sino all’Australia, hanno appoggiato le risoluzioni di boicottaggio accademico, e invitiamo i nostri colleghi in tutte le Università italiane a boicottare le istituzioni accademiche israeliane. Non è inutile ricordare come questo appello sia parte del più ampio appello della società civile palestinese al Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) [17] nei confronti di Israele e sia sostenuto, tra gli altri, dalla Federazione Palestinese dei Sindacati dei Docenti e Dei Lavoratori Universitari (PFUUPE).

Considerato che decenni di interazione, cooperazione e collaborazione con le istituzioni e le accademie israeliane non hanno in alcun modo interrotto l’occupazione militare e le gravi violazioni israeliane del diritto internazionale, crediamo con forza che questo boicottaggio rappresenti l’unica forma non-violenta in grado di fare pressione sugli israeliani affinché intraprendano un cambiamento significativo verso la decolonizzazione di tutte le terre arabe occupate, verso lo smantellamento dei checkpoint e del Muro dell’Apartheid, verso il riconoscimento e l’applicazione del diritto al ritorno ai profughi palestinesi.

È importante in questo contesto ribadire come una collaborazione costruttiva con il mondo accademico israeliano possa servire solo a normalizzare l’occupazione, la colonizzazione e l’apartheid, e a sminuire e a giustificare i massacri perpetrati dall’esercito israeliano.

Quando il popolo ebraico subì il crimine della persecuzione e dell’Olocausto nazi-fascista chi si mantenne neutrale e non ebbe il coraggio di condannare apertamente quanto accadeva viene visto oggi come complice di quei crimini.

Per le stesse ragioni non può e non potrà sussistere una collaborazione con il mondo accademico israeliano sino a quando proseguiranno l’occupazione, la colonizzazione, l’Apartheid, la pulizia etnica della Palestina, sino a quando Israele proseguirà indisturbato nella violazione del diritto internazionale e nella negazione di ogni diritto, umano, civile e politico, del popolo palestinese.

Facciamo dunque appello all’Università di Cagliari e a tutti i candidati Rettore di prodigarsi in tutti i modi affinché:

1 sia rispettato l’articolo 3 del trattato di Lisbona che obbliga i paesi membri l’Unione Europea alla tutela dei diritti umani e al rispetto rigoroso e allo sviluppo del diritto internazionale in tutte le relazioni esterne;

2. siano adottate delle misure immediate per interrompere ogni accordo di cooperazione tra l’Università di Cagliari il Technion-Israel Institute of Technology e tutte le istituzioni accademiche israeliane, affinché la stessa Università non si renda complice dei crimini tuttora in corso;

3. affinché non siano instaurate nuove collaborazione su progetti ed eventi che coinvolgano istituzioni accademiche israeliane; sino a quando Israele non rispetterà il diritto internazionale e i diritti umani del popolo palestinese.

Note:
[1] http://pacbi.org/etemplate.php?id=868
[2] http://lawcenter.birzeit.edu/iol/en/project/outputfile/6/986afcc6c9.pdf
[3] http://www.unica.it/pub/6/show.jsp?id=28346&iso=708&is=6
[4] http://www.unica.it/pub/6/index.jsp?is=6&iso=679
[5] http://www.unica.it/pub/2/index.jsp?is=2&iso=756
[6]
http://www.europarlamento24.eu/whitepaper_library/Trattato_Lisbona.pdf
[7] http://www.pchrgaza.org/portal/en/index.php?option=com_content&view=article&id=10491:statistics-victims-of-the-israeli-offensive-on-gaza-since-08-july-2014&catid=145:in-focus
[8] http://www.alhaq.org/10yrs/about-al-haq/the-facts
[9] http://www.adalah.org/en/law/index
[10] http://imeu.org/article/the-right-of-return-palestinian-refugees
[11] http://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/warrior-students-how-israeli-universities-are-supporting-war-crimes-gaza
[12] http://www.giuristidemocratici.it/post/20041014112730/post_html
[13] Uri Keller, 112-118, Pianificare l’oppressione, le complicità dell’accademia israeliana, a cura di E. Bartolomei, N. Perugini e C. Tagliacozzo http://bdsitalia.org/index.php/campagna-bac/661-pianificare n.d.t
[14] http://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/israeli-universities-lend-support-gaza-massacre
[15] http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=2024
[16] Uri Keller, 168-171, Pianificare l’oppressione, le complicità dell’accademia israeliana, a cura di E. Bartolomei, N. Perugini e C. Tagliacozzo http://bdsitalia.org/index.php/campagna-bac/661-pianificare n.d.t
[17] http://www.bdsmovement.net/call#Italian

CLICCA QUI per firmare la petizione

#NataleApartheidFree – un mese di azioni di boicottaggio dei prodotti israeliani

Con l’acquisto dei prodotti israeliani ti rendi complice della violazione dei diritti umani, del diritto internazionale e finanzi l’occupazione, l’oppressione e l’apartheid israeliane.

Con un gesto etico puoi dire NO a questa economia di guerra e sostenere il popolo palestinese.

Partecipa al Mese di Mobilitazione per un #NataleApartheidFree: dal 29 Novembre al 24 Dicembre 2014! Organizza iniziative di boicottaggio e sensibilizzazione nella tua città: banchetti con volantinaggio, flash mob dentro centri commerciali/negozi, canti natalizi riadattati.

» Scarica il volantino finta pubblicità con i prodotti da boicottare

» Evento Facebook

Azioni in programma a Bologna, Cagliari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Trieste, Varese. Dettagli coming soon.

» Comunica le iniziative a BDS Italia per essere elencate sul nostro sito: bdsitalia@gmail.com

Di seguito i prodotti da boicottare e link a volantini, immagini e altro materiale.

QUESTO NATALE FAI LA TUA PARTE: NON REGALARE L’APARTHEID!

Sodastream: Ditta israeliana che vende gasatori per l’acqua frizzante dal rubinetto e si spaccia per “ambientalista”, mentre la sua principale fabbrica di produzione è sita in una delle centinaia di colonie costruite illegalmente nei Territori palestinesi occupati. Nonostante l’annuncio di chiudere questa fabbrica, che attenda una conferma nei fatti, SodaStream rimane gravemente implicata nella violazione dei diritti umani del popolo palestinese. Infatti, il nuovo stabilimento a Lehavim è vicino a Rahat, una township creata da Israele nel deserto del Negev, dove i beduini palestinesi sono stati trasferiti contro la loro volontà.
» Volantini e immagini

TEVA: La multinazionale israeliana del farmaco Teva, ormai leader mondiale dei farmaci “generici”, fa affluire in Israele i suoi enormi entroiti, e le relative tasse,  finanziando così il regime colonialista di Apartheid israeliana. Rifiutando di acquistare medicinali TEVA, Ratiopharm o Dorom (consociate di TEVA), rifiuti di dare il tuo appoggio a chi contribuisce alla sofferenza del popolo palestinese. Basta chiedere al farmacista di sostituire il medicinale TEVA-Ratiopharm-Dorom con un altro equivalente di altre case farmaceutiche, spiegando il perché lo si fa.
» Cartoline e lettere per farmacisti e pazienti.

Prodotti agricoli: Le imprese israeliane che esportano prodotti agricoli sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese; operano nelle colonie israeliane all’interno dei territori occupati ed esportano i loro prodotti fuori da esse sfruttando terre e risorse idriche palestinesi rubate, beneficiando inoltre dell’assedio di Gaza. Infatti, i contadini palestinesi sono in prima linea nell’affrontare l’impatto delle confische di terra, delle demolizioni e del furto di acqua da parte di Israele e quelli che hanno ancora accesso alla terra e all’acqua affrontano sistematiche restrizioni e violenze. Inoltre, l’assedio a Gaza  impedisce loro di accedere alle attrezzature basilari, rende quasi impossibile l’esportazione di prodotti freschi, e li costringe a subire i continui attacchi dei militari israeliani. Alcuni dei prodotti e marche che si trovano in Italia, che variano in base alla stagione, sono: agrumi, pompelmi, (Mehadrin, Jaffa), datteri medjool (Mehadrin, Hadiklaim, King Solomon, Jordan River), frutta esotica, avocado, mango, melograni (Mehadrin, Kedem, Frutital, Sigeti, McGarlet), frutta secca.
» Volantino sui prodotti agricoli e sui datteri.

Hewlett Packard: Multinazionale che fornisce sistemi informatici al Ministero della Difesa israeliano e tecnologie per il controllo del movimento ai checkpoint a Gaza e in Cisgiordania. L’attrezzatura HP è usata dal sistema carcerario e dall’esercito israeliano, e l’azienda ha anche investito nello sviluppo tecnologico degli insediamenti illegali, prendendo parte al progetto Smart City ad Ariel. In Italia, i computer, stampanti e inchiostro HP si vendono nelle maggiori catene di elettronici.
» Poster per la campagna

Ahava: L’impianto produttivo dell’impresa di cosmetici Ahava si trova a Mitzpe Shalem vicino al Mar Morto e a sud della città palestinese di Gerico, in una colonia israeliana illegale nella Cisgiordania occupata. Perciò, in base alle nuove linee guida dell’Unione Europea riguardanti gli insediamenti israeliani, Ahava è stata esclusa dai progetti di ricerca europei e non riceverà più finanziamenti dall’Europa. Nel 2011, i giurati alla sessione di Londra del Tribunale Russell sulla Palestina hanno affermato che Ahava è responsabile per il “saccheggio” delle risorse palestinesi. In Italia si vende in alcune farmacie, erboristerie, profumerie e grandi magazzini come la Rinascente.

Sabon: La società di saponi e cosmetici Sabon trae profitto dalla pulizia etnica del popolo palestinese. Le sue fabbriche hanno sede a Kiryat Gat; una città costruita sui villaggi etnicamente puliti di al Falluja e l’Iraq al-Manshiyya. Inoltre, mentre ai Palestinesi ne viene negato l’accesso, Sabon può sfruttare a suo piacimento la ricchezza e l’estrazione minerale del Mar Morto. In Italia, dove si sta aggressivamente promuovendo come regalo di Natale, Sabon ha negozi a Roma, Milano, Napoli, Firenze e Lecce.

Azioni Online:

1. Segui @bdsitalia su twitter e tweeta con l’hashtag #NataleApartheidFree

2. Firma la petizione a Esselunga: Togli il premio SODASTREAM dal tuo catalogo premi Fidaty

3. Invia un messaggio all’amministratrice della HP: Basta complicità con l’occupazione e l’apartheid israeliane:

4. Aderisci alla campagna italiana contro Sodastream firmando l’appello

5. Partecipa all’evento Facebook

6. Crea una Pagina Facebook per gli eventi organizzati nella tua città e tagga BDS Italia

7. Segui e condividi la campagna BDS Italia.

Idee per Azioni locali:

Risorse online, video e foto di azioni dimostrative organizzate negli anni passati:
http://usceio.tumblr.com/tagged/sodastream2013

A Roma canti natalizi contro Sodastream
http://www.youtube.com/watch?v=FUYPOaV1u7c

A Brisbane danzano contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=ajQCUSoMr3Y

A Melbourne flash mob dentro centro commerciale
https://www.youtube.com/watch?v=qegS4iXeQ2c

A Vancouver canti natalizi contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=a2RX_HdqxIw

thanks to: BDS-Italia

Foto-appelli da Gaza: Italia, NON addestrare i piloti che ci bombardano

 

Da Gaza sono arrivate tantissimi foto-appelli contro l’addestramento dell’esercito israeliano in Sardegna. Rispondiamo al loro appello!

#gaza2sardegna

  • Quasi 50 foto-appelli da Gaza contro le esercitazione israeliane in Sardegna

 

 

►Firma contro le esercitazioni militari israeliane in Sardegna: http://chn.ge/1wgn93I

 

►Partecipa il 30 agosto a Cagliari all’assemblea internazionale contro le esercitazioni israeliane in Sardegna e per il sostegno al BDS: https://www.facebook.com/events/714353208614048/

http://scontent-a.xx.fbcdn.net/hphotos-xpa1/t1.0-9/10639588_614135405374238_4263420679906715382_n.jpg

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Davanti a un cumulo di macerie, un ragazzo a Gaza tiene in mano un cartello con scritto, “Italia, non addestrare i piloti che ci bombardano”. Un gruppo di bambini ne sorregge un altro: “Addestrare i piloti israeliani = uccidere bambini palestinesi”. Sono due dei quasi 50 foto-appelli che sono arrivati dalla Striscia per chiedere al governo italiano di annullare le esercitazioni militari previste per settembre in Sardegna, che, secondo un documento del Ministero della Difesa, prevedono la partecipazione dell’aeronautica israeliana.

Dopo oltre sei settimane di bombardamenti israeliani, che conta oltre 2000 morti, tra cui 478 bambini, e oltre 10.000 feriti e che hanno devastato gran parte delle infrastrutture di Gaza, compresi ospedali, scuole, case, impianti e fabbriche, i giovani di Gaza usano la loro creatività per mandare un messaggio all’Italia, un messaggio che non poteva essere più chiaro: Non sostenere i responsabili della distruzione del nostro futuro.

Sugli altri cartelli ci sono appelli per un embargo militare a Israele – l’Italia è infatti il primo fornitore europeo di armi a Israele – e per la sospensione del accordo di cooperazione militare tra Roma e Tel Aviv, che, tra l’altro, comprende le esercitazioni militari congiunte che si svolgono da anni in Sardegna.

“Dalla mia casa distrutta, chiedo all’Italia di boicottare Israele” recita il cartello di una giovane ragazza, che invita ad appoggiare la campagna lanciata dalla società civile palestinese nel 2005 per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele. Un movimento in crescita, che ha il sostegno di organizzazioni, sindacati, artisti e accademici in tutto il mondo e che si sta espandendo rapidamente a seguito degli ultimi attacchi contro Gaza affinché la società civile possa colmare il vuoto lasciato dall’inazione delle istituzioni e affinché Israele debba rendere conto dei crimini commessi.

Gli appelli da Gaza trovano una risposta nelle mobilitazioni in Italia.

Il 30 agosto a Cagliari si svolgerà un’assemblea internazionale contro le esercitazioni militari e per lo sviluppo della campagna BDS in Sardegna. Partecipano via Skype dalla Palestina Omar Barghouti, cofondatore della campagna BDS, e una delle ragazze di Gaza che appaiono nelle foto.

E in appena una settimana sono oltre 11.000 le firme da tutta l’Italia sulla petizione lanciata dall’Associazione Amicizia Sardegna Palestina “NO alla presenza dell’esercito israeliano in Sardegna”. La petizione è indirizzata al Presidente della Regione Francesco Pigliaru e il consiglio regionale, il Ministro della Difesa Roberto Pinotti e il Presidente del Consigli Matteo Renzi.

BDS Italia
bdsitalia [at] gmail [dot] com (bdsitalia [at] gmail [dot] com)
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