Contro il revisionismo storico, al fianco di tutte le Resistenze e le lotte di liberazione dei popoli!

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Il 25 Aprile del 1945 con la lotta di Liberazione dal nazifascismo gran parte delle città italiane veniva liberata dal popolo in armi. Oggi i venti di guerra sono impetuosi: il fronte imperialista NATO (Usa, Ue e Israele) rappresenta il principale nemico dei popoli, mentre la straordinaria tenacia della Resistenza palestinese fa da faro alle lotte che hanno origine ovunque tali predatori mettano le loro mani.

Questa giornata ha per noi il significato di rendere vivi, nella pratica di oggi, gli insegnamenti della Resistenza partigiana: la prassi del sostegno alle resistenze dei popoli oppressi da regimi filoimperialisti o da occupazioni coloniali. Per questo nelle iniziative e nelle piazze dei partigiani non ci deve essere posto per i simboli degli oppressori, dei razzisti, dei vecchi e nuovi colonialisti, dei fascisti comunque camuffati e dei guerrafondai.

L’indegno spettacolo delle bandiere dello Stato sionista che sfilano nei cortei del 25 Aprile, usando la Brigata Ebraica come Cavallo di Troia, deve cessare!

Quelle bandiere sono le stesse riportate sugli aerei che sistematicamente bombardano selvaggiamente Gaza nel sanguinoso tentativo di piegare la Resistenza palestinese, di sterminare gli abitanti e sperimentare nuove armi di distruzione di massa. Quelle bandiere sono le stesse che sventolano sul Muro dell’Apartheid con cui i sionisti impediscono ai palestinesi di muoversi liberamente; sono quelle che svettano sugli insediamenti coloniali in Palestina; sono quelle che si vedono ai check-point delle forze occupanti e sulle divise dei carcerieri dei prigionieri politici palestinesi.

Sono le stesse portate ai cortei dalla Brigata Ebraica, storicamente composta da coloni europei di religione ebraica che si erano insediati in Palestina sotto Mandato britannico, grazie al sostegno delle potenze coloniali europee. Una brigata che ha combattuto nel mese finale della guerra, sul fronte del Senio. Ogni altra operazione che ha svolto in Italia era di supporto logistico nelle retrovie, soprattutto alle comunità ebraiche. In Italia sono circa 45.000 i partigiani italiani morti durante la Resistenza, mentre i soldati delle colonie dell’impero britannico deceduti sono oltre 40.000, di cui 41(!) caduti della Brigata Ebraica. Fatte le dovute proporzioni matematiche, si può asserire con certezza che tale brigata ha dato un contributo pressoché irrilevante nella guerra di Liberazione dal nazifascismo, contrariamente a quanto affermano i suoi apologeti. Ciò che ci sembra invece importante sottolineare è che i suoi componenti, una volta saltati sul “carro dei vincitori”, siano andati a guidare la colonizzazione della Palestina, terrorizzando la popolazione autoctona allo scopo di espellerla dalla sua terra.

Ecco perché anche quest’anno contesteremo la presenza sionista ai cortei e a tutte le iniziative convocate per la ricorrenza del 25 Aprile, senza temere l’ipocrita accusa di antisemitismo usata per tacciare chiunque sostenga la Resistenza palestinese e condanni l’operato criminale d’Israele; noi siamo contro il sionismo, ideologia reazionaria, coloniale e razzista!

Condanniamo inoltre la globalizzazione dei modelli sionisti di repressione e di controllo sociale: la condanna del “made in israel” non riguarda solo gli attivisti per la Palestina, ma chiunque si impegni nelle lotte sociali e contro gli apparati repressivi dello Stato. La presenza sionista ai cortei del 25 Aprile è indegna non solo perché tenta di ripulire pubblicamente l’immagine dello Stato sionista nascondendo la natura genocida del suo progetto coloniale, ma anche perché rappresenta una vetrina per l’esportazione del modello repressivo/oppressivo non solo delle popolazioni indigene, ma di tutti i movimenti di opposizione politica e contestazione sociale, finanche dei fenomeni migratori in Italia e nel resto del mondo.

Il sionismo cerca di introdursi nella memoria storica della lotta partigiana del nostro paese proprio per tramutare una ricorrenza di liberazione nel suo opposto, vale a dire in giustificazione dell’occupazione della Palestina, di nuove guerre e di nuove stragi, strumentalizzando quelle che i nazifascisti commisero contro le popolazioni europee di religione ebraica.

Lo fa grazie ad un lavoro di revisionismo storico, che da anni marcia in una direzione ben precisa, anticomunista e antiproletaria, infettando tutti i gangli della società partendo dalla scuola, dove sapienti riforme hanno riscritto la memoria consegnando agli studenti una Storia preconfezionata, dove le vittime sono sullo stesso piano dei carnefici, dove i partigiani sono indicati come la causa delle ritorsioni di fascisti e nazisti perché li combattevano, dove sugli atlanti geografici i confini di un tempo sono spariti e dove la capitale dello Stato colonialista d’Israele è illecitamente indicata in Gerusalemme.

Una dinamica politica che è coincisa con la vergognosa riabilitazione dei criminali nazifascisti, i cosiddetti “bravi ragazzi di Salò” secondo la nuova definizione coniata dal revisionismo del Pds-Ds-Pd, o come i presunti “martiri delle foibe”, nelle menzogne propagandate sulle vicende del confine orientale.

La distruzione della memoria della lotta partigiana comunista e contro il nazifascismo, la sua sostituzione con la retorica nazionalista della “pacificazione” tra fascismo e antifascismo e con l’egemonismo sionista (funzionali a mistificare la Storia per giustificare l’occupazione della Palestina e tutte le guerre di aggressione imperialista in cui è coinvolto, con uomini e mezzi, lo Stato italiano) sono un attacco a tutti gli antifascisti e antifasciste, i lavoratori, i proletari e gli sfruttati dal sistema capitalista.

La via della liberazione dal nazifascismo che i partigiani intrapresero allora è uno degli esempi più forti di riscatto politico e sociale delle classi sociali oppresse nella storia del nostro paese. Attaccando quella storia – la nostra storia – il regime pseudo-democratico di oggi vuole attaccare la prospettiva stessa di riscatto, vuole privarci degli strumenti per trasformare una realtà fatta di oppressione e sfruttamento, vuole disarmarci della memoria, proprio come furono disarmati i partigiani dopo il 25 Aprile, dalla restaurazione padronale, democristiana e dal tradimento antiproletario della direzione riformista del Pci togliattiano.

Allo stesso modo la lotta di liberazione del popolo palestinese si pone in continuità con la lotta partigiana di allora, tenendo testa ad un nemico razzista, genocida e spietato quanto lo erano i repubblichini e le SS nazifasciste. I partigiani palestinesi di oggi sono un esempio attuale della nostra Storia che continua, la Storia degli oppressi che osano ribellarsi agli oppressori.

Il sentiero dei partigiani di ieri e di oggi può essere percorso anche oggi, qui, contro lo sfruttamento capitalista sempre più selvaggio del “civile occidente”, contro la guerra imperialista, contro il razzismo sotto qualunque veste si presenti o si celi, contro il sionismo come equivalente contemporaneo di quella che fu allora la barbarie del nazifascismo.

FACCIAMO APPELLO A TUTTE LE REALTÀ DEL MOVIMENTO DI SOLIDARIETÀ AL POPOLO PALESTINESE E DI OPPOSIZIONE ALLA GUERRA IMPERIALISTA, A TUTTI/E GLI/LE AUTENTICI/CHE ANTIFASCISTI/E E ANTIRAZZISTI/E AFFINCHÈ SIANO PRESENTI IN PIAZZA CON NOI IL 25 APRILE PER RIAFFERMARE CHE NON C’È LIBERAZIONE SENZA LOTTA AL SIONISMO!

COSTRUIAMO UN PERCORSO NAZIONALE DI INIZIATIVE E MOBILITAZIONI ALL’INSEGNA DELL’ANTISIONISMO, DELL’ANTIMPERIALISMO E DELL’ANTIFASCISMO IN VISTA DEL 25 APRILE, ATTUALIZZIAMO LA RESISTENZA PARTIGIANA NELL’APPOGGIO A TUTTI I POPOLI CHE LOTTANO PER LA PROPRIA LIBERAZIONE DALL’OPPRESSIONE E DALLO SFRUTTAMENTO!

Fronte Palestina

Approfondimenti:

·         Sullabandiera della Brigata ebraica nel corteo del 25 Aprile e sulle bandiere palestinesi (di Ugo Giannangeli)

·         La Brigata sionista e il 25 Aprile (di ISM Italia)

·         Le verità storiche e inconfessate del collaborazionismo sionista con l’antisemitismo nazifascista

·         Perlaverità staorica. CONTRO LE MENZOGNE MEDIATICHE SUL 25 APRILE

·         Lettera ANPI: per un 25 Aprile di Liberazione

·         Chi minaccia chi. La memoria corta di chi ha la coscienza sporca

·         ANPI: una nuova colonia sionista?

·         Alcune riflessioni sul 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo

·         PER UNA PRESENZA DELLE RESISTENZE ALLE CELEBRAZIONI DEL 25 APRILE 2016

·         Osservazioni e Appello all’ANPI Nazionale

thanks to: frontepalestina.it

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“Sionisti carogne tornate nelle fogne” Milano 25 aprile, vergognosa presenza degli amici di Israele.

Finalmente quest’anno la questione è emersa con tutte le sue contraddizioni; sinora si era stancamente trascinata tra sterili polemiche a ridosso della scadenza. Le mie lettere all’avv. Maris quale presidente dell’ANED sono rimaste sempre senza risposta così come la mia lettera dello scorso anno al sindaco Pisapia. Avvantaggiato dalla comune professione e dalla reciproca conoscenza, nelle lettere affrontavo la questione in modo assolutamente sereno, forte delle mie ragioni. Ciononostante nessuna risposta. L’assenza di argomenti da contrapporre appariva palese.

Andiamo per ordine. Iniziamo col distinguere gli ebrei italiani che hanno partecipato alla guerra di liberazione nelle diverse formazioni partigiane sotto il Comitato di liberazione nazionale dagli ebrei arruolati nella brigata facente parte della 8° Armata britannica. Costoro provenivano tutti dalla Palestina mandataria britannica.

Un libro recente (La brigata ebraica, Soldiershop, novembre 2012) ripercorre nel dettaglio tutta la storia della brigata; uno degli autori, Samuel Rocca, ha prestato servizio nell’esercito israeliano. Il libro ricorda che nell’esercito britannico vi erano compagnie di arabi e di ebrei: miste nei Pionieri, divise nella Fanteria. Nel 1943 le compagnie formate da soli ebrei ottengono di potere usare la bandiera sionista, oltre quella della Palestina mandataria raffigurante al suo interno anche la bandiera inglese. La brigata ebraica che opera in Italia è costituita verso la fine della guerra, fine settembre 1944, e sino al marzo 1945 la sua attività si limita alla acquisizione di addestramento. Combatte tra marzo e aprile 1945 nelle zone di Ravenna e Brisighella. Viene smantellata nel 1946. Dal libro non emerge con chiarezza quale sia la sua bandiera ufficiale ed in particolare se la stella di Davide sia gialla come raffigurata in copertina o azzurra come sembrerebbe da un passo a pag. 50 ove si legge che : “ è l’attuale bandiera di Israele”.

A me sembra che poco importi il colore della stella e possiamo attenerci, per quel che qui interessa, alla definizione del libro che parla di “ bandiera sionista”.

In conclusione: la brigata ebraica usava la bandiera sionista e ha combattuto negli ultimi due mesi di guerra. Queste circostanze di fatto rendono plausibile una valutazione fatta in un altro libro ( “Relazioni pericolose”, di Faris Yahia, Città del sole), libro sui rapporti tra l’Agenzia ebraica, il nazismo e il fascismo. Afferma l’autore, pag. 84, che la brigata più che per combattere il nazifascismo fu costituita per supportare l’idea della entità nazionale ebraica ( quindi una operazione di propaganda) e per acquisire esperienza militare ( questo spiegherebbe la lunga fase di addestramento). Significativamente, finita la guerra e prima di essere smantellata, la brigata si occupò della organizzazione di flussi migratori verso la Palestina.

I membri della brigata andarono a formare il futuro esercito di Israele, unendosi ai colleghi provenienti dall’Haganà e dalle sue emanazioni: l’Irgun di Jabotinsky e poi di Begin e la banda Stern. Emanazioni queste piuttosto imbarazzanti: come è noto, le due organizzazioni sono responsabili di attacchi terroristici a obiettivi britannici, arabi ed…ebraici. Ricordiamo solo i più noti: l’esplosione sulla nave Patria nel 1940 ad opera dell’Haganà ( 202 ebrei uccisi); l’attentato all’hotel King David di Gerusalemme, sede del governo mandatario inglese, nel 1946 ad opera dell’Irgun con vittime inglesi, arabe ed ebree.

Per non dire della banda Stern, guidata dal fondatore Stern e poi da Shamir, banda che non ha disdegnato rapporti e accordi con i nazisti sino a giungere alla proposta di alleanza militare fatta all’Asse nel 1940/41.

La bandiera sionista ha quindi sempre sventolato senza soluzione di continuità dalla repressione ad opera di Haganà e britannici della rivolta araba del 1936/39, alla Nakba del 1947/48, alle guerre successive di Israele sino alle stragi di Gaza dei nostri giorni. Sventola sui carri armati mentre distruggono gli olivi, abbattono le case, occupano i campi profughi, affiancano i coloni; sventola sul muro di separazione e sui tetti delle colonie. Insomma, ha accompagnato e accompagna tutti i crimini sionisti.

Come possa, con queste credenziali, questa bandiera sventolare in un corteo antifascista col pretesto di un paio di mesi di operatività a fianco degli alleati non è dato capire.

Restiamo nell’ambito della ricostruzione storica per parlare del Gran Muftì di Gerusalemme, evocato a pretesa dimostrazione della alleanza degli arabi con i nazisti.

Che cosa c’entra il Muftì ? all’evidenza nulla ma, si sa, quando scarseggiano gli argomenti ci si attacca a tutto. Come ha detto Moni Ovadia (Manifesto, 11/4): “ Richiamare il Gran Muftì è un pretesto capzioso e strumentale”. La propaganda e la mistificazione storica sionista ci hanno però abituato a tutto.

Il Muftì Amin Husseini cercava, comprensibilmente vista la situazione in Palestina, alleati contro i sionisti e i britannici. Scrive lo storico francese Henry Laurens, riportato da “Palestina”, AA.VV., Zambon ed.,pag.44: ” Husseini era convinto che il fine ( dei sionisti, NDR) fosse quello di espellere gli arabi dalla Palestina e impadronirsi della Spianata delle moschee per costruirvi il Terzo Tempio”. Non fu antisemita ma antisionista. Disse a Hitler che gli parlava del complotto giudaico mondiale e della necessità di combattere gli ebrei: “ Noi arabi pensiamo che è il sionismo all’origine di tutti questi sabotaggi e non gli ebrei”.

Col senno di poi, non si può dire che Husseini si sia sbagliato, né sulla volontà sionista di espellere tutti gli arabi né sui progetti per la Spianata. Certo, la frequentazione di Hitler non è commendevole ma da quale pulpito viene la predica, dopo quello che si è detto sulla banda Stern, con quello che si sa sulle simpatie di Jabotinsky e tutto quello che rivela il libro “ Relazioni pericolose”?

Vogliamo parlare dell’accordo della Ha’avarah per il trasferimento di capitali ebraici in Palestina nel 1933 o dell’accordo del 1938 sulla emigrazione ( ispirato a criteri non propriamente umanitari visto che l’Agenzia ebraica sceglieva gli ebrei da mandare in Palestina in base a censo, età e affidabilità ideologica)? O anche dello sterminio di migliaia di ebrei ungheresi nel 1944 in cambio della salvezza di 600 notabili sionisti ( accordo tra l’ebreo Kastner e il sig. Eichmann). O, per restare in casa nostra, che dire del gruppo fascista ebraico di Ettore Ovazza “ La nostra bandiera” nel 1935? ( per un approfondimento di questi temi, Yahia, op.cit.).

Almeno il Gran Muftì aveva le sue motivazioni politiche e religiose e seguiva la regola per cui “il nemico del mio nemico è mio amico”, regola discutibile ma ampiamente osservata soprattutto in quegli anni: si pensi ai Finlandesi pro-nazisti in funzione antisovietica o alle condoglianze espresse dal primo ministro irlandese all’ambasciata tedesca il giorno dopo la morte di Hitler in funzione antiinglese.

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Coloro che vorrebbero screditare i Palestinesi usando il Gran Muftì si guardano bene dal ricordare l’ampia partecipazione dei Palestinesi alla lotta al nazifascismo, arruolati anche loro come volontari nell’esercito inglese. Il Dossier del Colonial Office n.537/1819, in 34 pagine fornisce i dati relativi al reclutamento dei Palestinesi nelle Forze britanniche in Medio Oriente. Nelle pagine 13 e 14 si legge che l’epoca di arruolamento va dal 1° settembre 1939 al 31/12/1945; in questo periodo furono aggregati all’esercito inglese 12.446 Palestinesi di cui 148 donne; per l’esattezza 83 nella marina e gli altri nell’esercito. A pag. 16 si riportano le perdite: 701.

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Per quanto riguarda le bandiere palestinesi e la legittimazione della loro presenza nel corteo non occorrono molte parole. Basta rileggersi, come giustamente ricordato da Angelo D’Orsi ( Manifesto, 9/4), l’art. 2 dello Statuto dell’ANPI che prevede l’obbligo di appoggiare tutti coloro che si battono per la libertà e la democrazia. E quale movimento di liberazione e di resistenza ha oggi più legittimazione di quello palestinese sul piano giuridico, politico, storico ed etico?

E’ un caso che protagonisti della rivolta del ghetto di Varsavia si siano pronunciati contro l’occupazione ( ad esempio Chavka Fulman Raban) o addirittura abbiano espresso solidarietà ai combattenti palestinesi, come il vicecomandante Marek Edelman nella lettera alla Resistenza palestinese del 10/8/2002? Debbo ricordare che Stephane Hessel nel suo “Indignatevi” ha dedicato un intero capitolo proprio alla sua principale indignazione: l’occupazione della Palestina?

Non da ultimo, è anche il caso di ricordare il contributo di sangue palestinese versato nella guerra contro il nazifascismo, nonostante l’oppressione subita ad opera degli Inglesi nella fase mandataria.

Ed allora? Sembra che il PD offra ospitalità alla brigata. Qualcuno si stupisce? Le simpatie sioniste del partito sono dichiarate. Ed è in buona compagnia: nel 2013 fu la destra a sfilare dietro la bandiera della brigata, si veda il “lamento” di Gad Lerner in “ Gli abusatori della brigata ebraica”. Chi oggi, in campo sionista, continua a parlare della soluzione “Due popoli due Stati” sa di essere favorevole in realtà alla soluzione di un unico Stato, non quello democratico binazionale, auspicato da una parte del movimento di solidarietà con la Palestina, ma quello di Israele, etnico, confessionale e razzista. Netanyahu ha detto chiaro ai primi di marzo: “ Non ci sarà mai uno stato palestinese”. Chi è così ingenuo da credere che la sua sia stata solo una boutade elettorale?

Che dire dell’ANED? A Roma ha chiesto l’allontanamento delle bandiere palestinesi e questo dopo avere assistito passivamente allo smantellamento del proprio memoriale ad Auschwitz, colpevole di raffigurare Gramsci e di ricordare anche le vittime diverse dagli ebrei.

Mi interessa di più l’ANPI. Nel 2006 l’ANPI ha aperto le iscrizioni agli antifascisti: forti della memoria, ci si apriva all’attualità, in linea col motto “Ora e sempre Resistenza”. Il Presidente Smuraglia nel 2012, rispondendo all’ennesimo appello di iscritti ANPI per una presa di posizione chiara sulla Palestina ha scritto:” La manifestazione del 25 Aprile non può che essere aperta a tutti e dunque non accoglie questo o quello ma si limita a prendere atto delle presenze, spesso assai variegate, ma che devono condividere i temi fondamentali del 25 Aprile.

Questo è il punto!! La condivisione dei valori della Resistenza. Quali?

  • La pace e il ripudio della guerra, valore contraddetto dalla storia di Israele, dalle stragi periodiche a Gaza e dallo stillicidio di uccisi quotidiani nella West Bank

  • La libertà, valore contraddetto dai milioni di profughi palestinesi, dalle migliaia di prigionieri, dal muro, dalle centinaia di check points, dalla realtà di Gaza

  • L’uguaglianza, valore contraddetto dalla pretesa di Israele di essere uno stato etnico/confessionale riservato ai solo ebrei e dalle discriminazioni ai danni dei Palestinesi con cittadinanza israeliana

  • La giustizia, valore contraddetto dalle continue violazioni delle risoluzioni dell’ONU, dalla indifferenza dinanzi alle denunce di crimini di guerra e crimini contro l’umanità della Corte di giustizia de L’Aja e della Commissione per i diritti umani dell’ONU; per non dire, a livello interno, dei processi farsa contro i Palestinesi e della impunità dei crimini di soldati e coloni

  • Il valore della resistenza e della autodifesa, riconosciuto dallo Statuto dell’ONU e negato dalla pulizia etnica in corso.

Chi non riconosce questi valori non può stare nel corteo.

Per questi motivi noi nel corteo ci saremo, con le bandiere palestinesi e con lo striscione con la frase di Nelson Mandela che ricorda che non c’è libertà senza la libertà della Palestina; grideremo forte il nostro “NO” alla bandiera sionista che mortifica la manifestazione e i valori che il 25 Aprile rappresenta.

Ugo Giannangeli

thanks to: Palestina Rossa

Le verità storiche e inconfessate del collaborazionismo sionista con l’antisemitismo nazifascista

di Fronte Palestina 

Nel 70° Anniversario della Liberazione dal nazifascismo,
contro il revisionismo storico e il negazionismo sionista

Il presente lavoro di approfondimento storico e politico si è reso necessario a fronte dei ripetuti assalti alla ricorrenza della Liberazione dal nazifascismo, condotta dall’Ambasciata d’Israele tramite le frange sioniste e più aggressive delle comunità ebraiche in Italia. Negli ultimi anni, infatti, si sono moltiplicati i tentativi, diretti e indiretti, di queste agenzie di manipolare la Storia, tentando di piegarla alla propria agenda politica e istituzionale. Con un duplice obiettivo: riscrivere gli avvenimenti storici in modo da “intestarsi” una tappa cruciale, espropriandola dei suoi contenuti politici di classe e antifascisti, sostituendoli con una memoria parziale ed esclusiva per le vittime ebree, escludendo tutte le altre vittime dei campi di concentramento (prigionieri politici, cittadini sovietici, altre minoranza etniche, religiose e sessuali, etc) e, di conseguenza, far lavorare questa “nuova” narrazione con lo scopo di legittimare l’Entità sionista e la sua politica colonialista e di Apartheid contro gli arabo-palestinesi.

Il leit motiv ideologico è che i palestinesi dovrebbero pagare, con il proprio genocidio, il prezzo storico dello sterminio degli ebrei operato dai regimi nazifascisti, la cui colpa ricade invece sulle classi dominanti europee, oggi presuntamente democratiche, che utilizzarono la ferocia e il razzismo delle camicie nere contro il movimento operaio e comunista. E ancora che l’entità sionista, in quanto “stato ebraico”, costituirebbe una dovuta compensazione e una necessità difensiva per gli ebrei che vi sono giunti come coloni e addirittura per gli ebrei di tutto il mondo, alla quale dunque dovrebbe essere data licenza piena di azione politica e militare, in senso espansionista, guerrafondaio e destabilizzante, in Medio Oriente, in tutto il mondo arabo e a livello globale.

Il Cavallo di Troia di questa operazione è, innanzitutto, la sopravvalutazione del ruolo della Brigata Ebraica ai danni della guerriglia partigiana antifascista e comunista, inversamente ridimensionata col beneplacito della borghesia italiana, in particolare con l’accondiscendenza dei partiti della “sinistra” istituzionale e di alcuni dirigenti dell’ANPI, da questi eterodiretti.

Un tentativo che ripete quello precedentemente andato “in porto” con la manipolazione del “Giorno della Memoria” del 27 Gennaio (Legge 20/7/2000 n. 211, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31/7/ 2000), che originariamente deliberato come “Istituzione del Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”, sotto l’incalzare del pressoché unanime allineamento sionista a livello politico-mediatico è stato “mutilato” dei contenuti antifascisti e anticollaborazionisti, divenendo unicamente il Ricordo della Shoa, di stampo revisionista.

Un assalto in cui, come a Roma il 25 Aprile 2014, non sono mancati episodi squadristici da parte delle organizzazioni sioniste come la LED di Roma, capeggiata dal fascistoide e paradossale rampollo (Riccardo) di una famiglia (Pacifici) di ebrei deportati ad Auschwitz, che aggredivano militanti antisionisti e filopalestinesi colpevoli di sventolare le bandiere palestinesi nella manifestazione cittadina organizzata dall’ANPI, volendo imporre le bandiere dello Stato d’Israele mistificandole come quelle della Brigata Ebraica. Addirittura tentando l’assalto al palco dell’ANPI per imporre il proprio comizio, fieramente respinto dalla piazza.

Questa manovra, non casualmente, fa il paio con il contestuale disegno di legge approvato praticamente all’unanimità al Senato nel febbraio 2015 e che “punisce il negazionismo, l’apologia e la minimizzazione della Shoah, dei genocidi, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra con la reclusione fino a tre anni”, modificando l’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654 della cosiddetta legge Reale.

“La norma è stata il frutto di una lunga collaborazione tra le istituzioni italiane e le Comunità ebraiche e porterà all’attuazione anche in Italia della Decisione quadro europea 2008/913/GAI che obbliga gli Stati membri a combattere e a sanzionare penalmente certe forme – anziché tutte, ndr – ed espressioni di razzismo, xenofobia e dell’istigazione all’odio” come ha sottolineato in una nota, il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna.

Fare una legge sul negazionismo praticando il negazionismo e il revisionismo storico sembra essere la cifra dell’agire sionista di oggi, che riproduce il simile modus operandi, cinico e collaborazionista, dei sionisti di ieri al cospetto del Fascismo e del Nazismo. Dai fatti storici analizzati si evince, infatti, una spregiudicatezza nella direzione e nelle formazioni sioniste di allora che, mentre le comunità ebraiche europee venivano spazzate via dalla furia antisemita dell’Asse nazifascista, con lo stesso intrattenevano immorali “convergenze” politiche e logistiche con i pianificatori dello sterminio, per pianificare e trarne in qualche modo vantaggio nella prospettiva della colonizzazione della Palestina. I martiri dei lager non possono essere utilizzati per giustificare il progressivo olocausto che il sionismo sta praticando in Palestina dal 1948 ad oggi.

Per questo sarebbe un gravissimo errore politico e storico quello di non lottare contro il negazionismo storico della classe dirigente imperial-sionista italiana affinché non riesca in questa operazione di manipolazione. Per questo sarà importante denunciarla e impedirla in tutte le occasioni propizie. A partire dal prossimo 25 Aprile 2015, in cui cade il 70° Anniversario della Liberazione dal Nazifascismo, ricordiamo che quella guerra di popolo fu innanzitutto condotta dalle formazioni partigiane proletarie – soprattutto comuniste – e non da qualche colono sionista inquadrato in qualche distaccamento anglofono “alleato”.

thanks to: forumpalestina

Se sei ebreo ti tirano le pietre, se sei una Brigata Ebraica le pietre le tiri tu

Se sei ebreo ti tirano le pietre, se sei una Brigata Ebraica le pietre le tiri tu

LA BRIGATA EBRAICA

di Centro studi e ricerca sulla Palestina del Veneto

La manifestazione del 25 aprile ha visto in varie città Italiane la partecipazione della brigata ebraica, anche a Verona per la prima volta. Come titolava il Corriere del Veneto: “25 Aprile, debutto (con polemica) per il ricordo della brigata ebraica. Davanti alla sinagoga si sentono slogan in favore della Palestina”.

La presenza della rappresentanza della brigata ebraica avrebbe meritato una contestazione più alta e precisa, ma l’ignoranza e ipocrisia che impregnano la sinistra ha lasciato che i sionisti della brigata ebraica sfilassero a fianco delle rappresentanze della resistenza. E’ solo questione di memoria e conoscenza della storia?

I primi corpi combattenti ebraici vedono la luce nel 1914 quando Vladimir Jabotinsky (1), attivista sionista, propone la formazione di un gruppo combattente di ebrei di Palestina; l’ autorità britannica autorizza la costituzione di un piccolo gruppo di volontari, il Zion Mule Corps (Mulattieri di Sion).

Dopo l’invasione tedesca della Polonia nel 1939 si fa forte, da parte dei sionisti, la richiesta di creare una forza armata ebraica, in grado di partecipare alla guerra contro Hitler si disse, ma in verità la richiesta era un pezzo del mosaico per la nascita dello stato ebraico. David Ben Gurion e l’agenzia ebraica furono sostenitori della brigata ebraica: l’agenzia aveva fin dalla sua fondazione, anni ’20, il compito di seguire l’immigrazione degli ebrei in terra di Palestina; l’immigrazione fu “regolamentata”, si fa per dire, nel 1939 con il “libro bianco” che imponeva restrizioni e limiti al numero degli ebrei autorizzati a sbarcare in Palestina. In realtà l’agenzia ebraica preparava e codificava gli eventi, una sorta di governo non ufficiale per uno stato ancora da fare che finanziava organizzazioni e forze combattenti impegnate a liberare la Palestina dalla presenza britannica e subito dopo per la conquista della terra di Palestina. In questo scenario la brigata ebraica è il braccio operativo del progetto eretz israele “la terra di israele”.

Winston Churchill nel 1944, diede la benedizione alla creazione della brigata ebraica e i 5.500 soldati furono operativi nelle file dell’esercito britannico ed entrarono “ufficialmente” in azione nei primi mesi del 1945. La brigata fu autorizzata a usare una propria bandiera: azzurro-bianco-azzurro con la stella di David al centro. Operò, per pochi mesi in Emilia Romagna e dopo il 25 Aprile ‘45 buona parte dei i suoi componenti restarono in Italia per portare a compimento la ragione della costituzione della brigata: creare lo stato di Israele. Come? Organizzando e addestrando il maggior numero di ebrei da portare in Palestina per preparare il terreno per l’inevitabile scontro con i palestinesi; inviare armi in Palestina per sostenere quella che sarà la pulizia etnica dei palestinesi, che “ufficialmente “avrà inizio con la risoluzione sulla spartizione della Palestina (1947), ma che già nel 1935 David Ben Gurion progettava enunciando il “trasferimento obbligatorio degli arabi dalle valli del futuro stato ebraico…” . Un lavoro, quello della brigata ebraica, svolto egregiamente anche grazie all’intreccio con le formazioni sioniste quali l’haganah (1920), l’esercito segreto degli ebrei della Palestina mandataria, l’Irgun (1931), l’organizzazione militare nazionale, la banda Stern (1940), che seppur con differenti posizioni politiche avevano quale unica funzione la creazione di uno Stato per gli ebrei.

Dopo il 25 Aprile ‘45 gli ebrei italiani tornarono a godere dei pieni diritti civili e il governo italiano e americano perseguirono la politica volta a scaricare l’intera responsabilità delle persecuzioni sugli ebrei alla collaborazione tra Mussolini e Hitler. Questa posizione legittimò l’equazione che: gli ex seguaci di Mussolini, non erano più né fascisti né tanto meno nemici degli ebrei!

Come contraltare furono offerte le attività di singole comunità, spesso legate alla chiesa, che si erano impegnate per proteggere e nascondere le vittime del nazi-fascismo e molti referenti delle varie organizzazioni ebraiche, consapevoli che fino all’emanazione delle leggi razziali del 1938 molti ebrei italiani militavano nel partito fascista ricoprendo anche cariche di responsabilità nel regime, sfruttarono l’occasione per la ritrovata “purezza”.

Il nostro Paese è stato, prima dello scoppio della II guerra mondiale e dopo il 25 Aprile, la principale base di smistamento degli ebrei da inviare in terra di Palestina, il crocevia di traffico di armi e questo non per la sua posizione geografica all’interno del mediterraneo, ma perché le politiche italo/americane e le lobbies ebraiche hanno fatto dell’Italia la culla del sionismo.

Il 25 aprile, giorno della resistenza, la bandiera Palestinese ha un significato che non è solo da attribuire alla questione Palestinese, ma è anche il simbolo della Liberazione dall’occupazione, dal nazi-fascismo/sionismo, quella Liberazione che è ancora da conquistare.

28.4.2014

G.B. – Centro studi e ricerca sulla Palestina del Veneto

(1) Vladimir (Ze’ev) Jabotinsky ebreo adepto di Mussolini, negli anni ’20 ha fatto in Italia la sua base. Suoi discepoli, quelli che poi afferirono all’Irgun e della banda Stern furono: Menachem Begin (responsabile del massacro di Deir Yassin, “cancellata la memoria fisica del villaggio”) e Itzhak Shamir. Approdati uno dopo l’altro alla poltrona di premier d’Israele.

Il mito della Brigata ebraica e una sopravvissuta del Ghetto di Varsavia

 

La ricorrenza del 25 aprile è stata segnata ancora una volta dalle polemica strumentali e dalle distorsioni storiche. Questa del 2013 passerà alla storia come quella della “Brigata ebraica partigiana” o anche come quella degli “israeliani che combatterono con i partigiani”. Della prima definizione si è fatto un gran parlare senza conoscere effettivamente la storia di questa brigata.

Politicamente sappiamo che piace molto alla destra, visto che elementi del Pdl milanese hanno sfilato dietro la bandiera della Brigata ebraica nel corteo del 25 aprile (con grande sconforto del giornalista Gad Lerner). Sulla seconda affermazione, dovuta ad un fanatico signore cagliaritano difensore di Israele, stendiamo un velo pietoso, visto che l’assurdità storica si commenta da sola.

Per correttezza storica, quindi, bisogna chiarire alcuni fatti sulla partecipazione di una brigata ebraica alla guerra di liberazione italiana.

In primo luogo bisogna tenere a mente che la storia della Resistenza italiana al nazifascismo nasce con il Comitato di Liberazione Nazionale, unione di soldati e popolo che hanno lottato contro l’occupante tedesco, e finisce con la liberazione delle grandi città del nord ad opera dei reparti partigiani italiani.

È una precisazione importante, perché la Brigata ebraica in questione non faceva parte delle formazioni partigiane italiane, si chiamava infatti Jewish Infantry Brigade Group ed era una formazione militare inquadrata nell’Ottava armata dell’esercito britannico.

La storia di questa brigata è da analizzare con attenzione. La sua struttura è composita: ci sono degli ebrei inglesi e alcuni addirittura vengono dalla Scozia; molti volontari vengono invece dalla Palestina mandataria britannica. E sono proprio questi ultimi volontari a creare all’interno della Brigata una struttura parallela ai comandi dell’Haganà, la principale organizzazione armata clandestina sionista in Palestina.

A riesumare l’esistenza di questa struttura parallela è stata la giornalista Joanna Paraszczuk del “Jerusalem Post”, in una intervista pubblicata il 3 dicembre del 2010 al veterano della Brigata Mordechai Gichon, professore di archeologia classica all’università di Tel Aviv. La giornalista, nel commento all’intervista, rimarca le perplessità dei britannici nei confronti dei “volontari” ebrei che venivano dalla Palestina, tanto da negare loro la possibilità di avere ufficiali di commando: “The British Army prohibited Jewish soldiers from British Mandate Palestine from occupying senior positions in the Brigade, so the Hagana created its own secret leadership structure, led by 28-year-old Shlomo Shamir. Its covert mission would become clear after the war was over”.

L’Haganà creò dunque la sua struttura segreta con relativo commando. L’amministrazione

britannica non riconosceva pubblicamente l’Haganà, anche se l’organizzazione sionista partecipò in maniera attiva nella repressione della rivolta araba del 1936-1939, in difesa degli interessi coloniali britannici (si legga a questo proposito il bel saggio di Ghassan Kanafani sulla rivolta in Palestina del 1936-39).

La brigata, dopo aver partecipato ad alcune azioni belliche, iniziò subito dopo la guerra a

distinguersi per le sue attività illegali. Gli uomini dell’Haganà cercavano infatti sopravvissuti da portare forzatamente e illegalmente in Palestina, finché i britannici non furono costretti a sciogliere la brigata: “In July 1945, the British disbanded the Brigade, feeling they could no longer tolerate the illegal activities. A year later, the final convoy of Brigade soldiers returned home to Eretz Israel. When the State of Israel declared its independence in 1948, the battle-hardened and experienced Jewish Brigade soldiers helped organize and train the Israel Defense Forces”.

L’esperienza militare acquisita da questi combattenti sionisti, contribuì quindi alla nascita

dell’esercito israeliano. Mordechai Gichon tiene comunque a precisare alla giornalista il suo punto di vista su quello che successe dopo la guerra. “’After the war, the attitude of the British to the Jews changed.’ Churchill lost the 1945 general election, and the new Labour government was decidedly less sympathetic toward the Jews. ‘Ernest Bevin, the new Foreign Minister, was anti-Semitic and anti-Israel,’ says Gichon. ‘He did not want the Jews to go to Israel.’”

Ovviamente quelli che non sono d’accordo con i sionisti sono sempre anti-semiti e anti-Israele, e i britannici entrarono nella lista.

Questa è dunque la vicenda della Brigata ebraica contaminata dall’Haganà. Rimando ogni

approfondimento sulla storia segreta della brigata al documentario Their Own Hands. The Hidden Story of the Jewish Brigade in World War II del filmmaker di Chicago Chuck Olin; mentre per l’organizzazione Haganà e la nascita dello stato di Israele, invito alla lettura del libro di Ilan Pappe La pulizia etnica della Palestina.

Ben diversa invece la partecipazione degli ebrei italiani alla guerra di liberazione, che facevano parte in ordine sparso dei diversi gruppi di partigiani. Grazie anche al loro sacrificio è stato possibile sconfiggere il nazifascismo, e grande è la riconoscenza che a loro dobbiamo. Pur non essendo organizzati come gruppo partigiano, esisteva una organizzazione ebrea legale, la “Delasem”, che si occupava soprattutto di assistenza ai profughi ebrei. Se in Italia il contributo degli ebrei è avvenuto nelle fila delle formazioni partigiane, di enorme importanza è stata invece la rivolta ebraica (aprile/maggio del 1943) del Ghetto di Varsavia, avvenuta mentre si stavano verificando le ultime deportazioni in direzione dei campi di sterminio. Chavka Fulman-Raban, una donna tra i pochi superstiti viventi del Ghetto di Varsavia, ha tenuto di recente un discorso commemorativo illuminante, per la pace, contro l’occupazione israeliana e per la libertà dei popoli. “Ribellatevi all’occupazione”, dice Chavka Fulman-Raban. “È vietato per noi governare un altro popolo, opprimere un altro popolo.” Riporto quasi integralmente il suo discorso nella traduzione italiana, giusto per far capire la differenza che passa tra una guerra di liberazione contro l’occupante militare e una brutale occupazione militare in nome di una grande tragedia umana: la Shoah. Stiamo avvicinandoci alla fine della generazione Shoah e di quella del ghetto di Varsavia. Ho sentimenti contrastanti e pensieri sul passato, presente e futuro. Io vi racconto un’esperienza. Primavera 1942. Ero un corriere per un’operazione segreta ed ero andata a trovare un mio amico del movimento giovanile, Dror Bachrubishov, nella Polonia orientale occupata. Dalla finestra della piccola stazione ferroviaria ho visto accanto ai binari della ferrovia una grande folla: migliaia di uomini, donne e bambini. Li sorvegliavano i tedeschi a cavallo. Ho notato quattro ragazzi che scavavano una fossa. I soldati hanno sparato e vi sono caduti dentro. Il mattino seguente il campo era vuoto. I treni li avevano portati alla morte. Capii che questo era l’inizio della Shoah. Consapevole di questa terribile verità sono tornata nel ghetto di Varsavia: era importante trovare armi, soprattutto dopo la deportazione di 300.000 ebrei da Varsavia a Treblinka durante l’estate del 1942. Il 19 aprile 1943, 70 anni fa, scoppiò la rivolta ebraica. Io non ne facevo parte: ero stata arrestata durante le operazioni di resistenza a Kharkov

ed era stata portata ad Auschwitz. La maggior parte dei miei amici sono morti e il mio cuore non li dimentica . Lasciate nei vostri cuori e nei vostri ricordi un posto per loro: la generazione più giovane che è caduta nell’ultima battaglia. Continuate la ribellione. Una ribellione diversa, ora contro il male, anche il male accade nel nostro paese. Ribellatevi contro il razzismo, la violenza e l’odio verso chi è diverso. Contro la disuguaglianza, le disparità economiche, la povertà, l’avidità e la corruzione. Rafforzate l’educazione umanistica, i valori dell’etica e della giustizia. Ribellatevi contro l’alcolismo e il fenomeno terribile degli attacchi contro gli anziani. Ribellatevi all’Occupazione. È vietato per noi governare un altro popolo, opprimere un altro popolo. La cosa più importante per noi è raggiungere la pace e porre fine al ciclo del sangue. La mia generazione sognava la pace. Ho così voglia di raggiungerla. Tutte le mie speranze sono con voi. (Da frammentivocalimo.blogspot.it)

27 aprile 2013

 

thanks to: Giuseppe Pusceddu

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