Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Dopo mesi di campagna degli attivisti del BDS (sistema di boicotaggio e disinvestimento) contro il regime di Israele e la sua occupazione illegale contro il popolo palestinese, la star colombiana Shakira non si esibirà nella data prevista di luglio a Tel Aviv. Lo ha annunciato martedì l’azienda Live Nation.

 

“Esibirsi in uno stato di apartheid, che sia il Sud Africa del passato o Israele di oggi, sfidando apertamente le voci degli oppressi mina sempre la battaglia popolare degli oppressi contro gli oppressori”, hanno scritto dozzine di associazioni e organizzazioni culturali palestinesi in una lettera inviata alla cantante colombiana con l’intento di convincerla a non esibirsi a Tel Aviv.

“Nel suo tentativo di sopprimere le grandi dimostrazioni di massa e pacifiche di decine di migliaia di Palestinesi a Gaza, in lotta per la libertà e per i loro diritti sanciti dalle Nazioni Unite, Israele ha attuato una feroce repressione.

Come risultato, oltre 100 palestinesi civili sono stati uccisi dal 30 marzo e altri 10 mila sono stati i feriti. Ti chiediamo di non “la la la” al sistema di ingiustizia che nega ai palestinesi i diritti umani più elementari”, conclude la lettera indirizzata a Shakira.

Il risultato è stato raggiunto. La vittoria è stata enorme. Avrà avuto il riscontro mediatico che meritava? Pochi pochissimi a dare notizia dell’annuncio che Shakira non si esibirà a Tel Aviv nel “libero” occidente. Nella “libera stampa italiana” ancora nessuno al momento. E per chi lo ha fatto nel mondo come TeleSur ci pensa l’incredibile censura di Facebook cui ci siamo imbattuti oggi.

Qui per vedere il video che Facebook considera da censurare. Il livello dell’informazione è questo. Lasciamo a voi trarre tutte le conclusioni del caso.

Notizia del:

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Il Diritto di boicottare Israele – Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: un legittimo movimento per i diritti umani

dossier-headerPubblichiamo il dossier “Il Diritto di boicottare Israele – Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: un legittimo movimento per i diritti umani”, a cura di BDS Italia con il sostegno di AssoPace Palestina, Centro Studi Sereno Regis, Pax Christi Italia, Rete Ebrei Contro l’occupazione, Servizio Civile Internazionale Italia e Un ponte per…

Lo scopo del documento è di chiarire le ragioni e gli obiettivi del movimento globale nonviolento per il BDS, che si propone di esercitare pressione su Israele fino a quando non rispetterà il diritto internazionale e i diritti umani del popolo palestinese.

Il dossier è corredato da una ricca documentazione che presenta le basi giuridiche della legittimità del movimento e una rassegna delle prese di posizione da parte di governi, organizzazioni della società civile ed esperti che sostengono il pieno diritto del BDS ad essere esercitato.

Contiene inoltre una consistente sezione sugli attacchi che, a livello internazionale, vengono mossi al movimento e agli attivisti in esso impegnati, che, per Amnesty International, sono “difensori dei diritti umani.”

Il dossier si conclude con alcune raccomandazioni alle istituzioni italiane affinché siano tutelati i diritti alla libertà di espressione, di associazione e di riunione, come sancito nella nostra Costituzione, e sia rispettato e garantito il diritto di contribuire al raggiungimento dei diritti umani del popolo palestinese attraverso la pacifica promozione del BDS.

Il dossier sarà uno strumento utile per la stampa, le istituzioni, la politica e chiunque voglia un’informazione obiettiva sul movimento BDS, recentemente nominato da un parlamentare norvegese al Premio Nobel per la Pace.

Il BDS, sostenuto da milioni di uomini e donne in tutto il mondo, incluse personalità come l’Arcivescovo Desmond Tutu, Premio Nobel per la pace, Naomi Klein, Roger Waters, Angela Davis e Judith Butler, si sta rivelando uno strumento efficace nella lotta per porre fine al sistema di occupazione militare, colonizzazione e apartheid che Israele impone ai palestinesi.

»Scarica il dossier

thanks to: BDS Italia

“Supremacy”, il brano di Roger Waters per i palestinesi

 

L’ex componente della storica band dei Pink Floyd ha voluto esprimere, tra le  altre cose, la sua protesta contro la decisione del presidente Usa, Donald Trump, di riconoscere, lo scorso 6 dicembre, Gerusalemme come capitale di Israele

Roger Waters (foto Afp)

della redazione

Roma, 16 marzo 2018, Nena NewsSi intitola “Supremacy” il nuovo brano a sostegno dei palestinesi di Roger Waters, ex componente della storica band dei Pink Floyd, che con esso ha voluto esprimere la sua protesta contro la decisione del presidente Usa, Donald Trump, di riconoscere, lo scorso 6 dicembre, Gerusalemme come capitale di Israele.

“Supremacy” paragona la storia dei soprusi sui palestinesi a quella dei coloni americani contro gli indiani d’America. Il brano è stato realizzato con la collaborazione del trio di musicisti “Joubran” che ha messo in musica i versi del poema “Il penultimo discorso del pellerossa all’uomo bianco” del grande poeta palestinese Mahmoud Darwish.

Waters è considerato un nemico dal governo Netanyahu perché è un attivista del movimento Bds, movimento internazionale che esorta al boicottaggio di Israele, ed assieme ad altre personalità del mondo dell’arte e dello spettacolo, tra le quali il regista Ken Loach, condanna le politiche di occupazione nei territori palestinesi praticate da Tel Aviv. Tra le sue ultime iniziative ci sono le lettere aperte contro i musicisti che accettano di tenere tour in Israele nonostante la repressione della popolazione palestinese. Hanno fatto notizia quelle indirizzate ai Radiohead e a Nick Cave.

Il musicista si è avvicinato molto alla causa palestinese dopo il 2002, in seguito alla costruzione del Muro di separazione israeliano nella Cisgiordania occupata e intorno a Gerusalemme. Una barriera che ha condannato con forza in molteplici occasioni, in particolare durante le sue visite nei Territori occupati, e che ha accostato ai contenuti espressi nel capolavoro dei Pink Floyd, “The Wall”.

thanks to: Nena News

La Nakba continua: 70 anni di Resistenza – Settimana contro l’apartheid israeliana 2018

Anche quest’anno torna in Italia e nel mondo la Settimana contro l’apartheid israeliana (Israeli Apartheid Week – IAW).

La IAW è un’iniziativa internazionale, giunta alla sua quattordicesima edizione, che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle politiche di occupazione militare, colonizzazione e apartheid attuate da Israele contro i palestinesi e di promuovere le campagne del movimento BDS per fare pressione su Israele al rispetto dei diritti umani e la legalità internazionale.

Lanciata nel 2005 da un gruppo di studenti di Toronto (Canada),  nel corso degli anni si è diffusa in tutto il mondo fino a toccare oltre 200 città.

A 70 anni dalla Nakba del 1948, la pulizia etnica che ha privato i palestinesi della libertà e della terra con la fondazione dello stato di Israele, la resistenza popolare palestinese continua contro l’occupazione militare, per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.

Nonostante gli attacchi e la propaganda di Israele contro il BDS, la IAW e il movimento BDS continuano a costruire legami e solidarietà internazionale con il popolo Palestinese, per l’affermazione della legalità internazionale.

Partecipa alle iniziative!

A Roma, BDS Italia organizza la presentazione del dossier Il Diritto di boicottare Israele – BDS: un legittimo movimento per i diritti umani, giovedì, 22 marzo, ore 16.00 presso l’Ufficio in Italia del Parlamento europeo in via IV Novembre, 149. Interverranno l’europarlamentare Eleonora Forenza, l’Avv. Fausto Gianelli dei Giuristi Democratici, e Vera Pegna, scrittrice e traduttrice.

**È necessario confermare la partecipazione: info@bdsitalia.org

Il dossier è a cura di BDS Italia con il sostegno di AssoPace Palestina, Centro Studi Sereno Regis, Pax Christi Italia, Rete Ebrei Contro l’occupazione, Servizio Civile Internazionale Italia e Un ponte per…

Il programma per IAW in tutta Italia

Bologna – dibattiti all’università, proiezioni e incontri sull’informazione

Cagliari – La XV edizione dell’Al Ard Doc Film Festival

Milano – coming soon…

Napoli –  Proiezione del documentario Roadmap to Apartheid

Pisa – incontro all’università

Roma – incontro per ricordare Rachel Corrie e presentazione del dossier sul diritto al boicottaggio

Torino – proiezioni, dibattiti all’università e concerti

Udine – mostra, proiezioni, letture

Per informazioni sulla IAW nel mondo: www.apartheidweek.org

thanks to: BDS Italia

Pedalando per i diritti palestinesi: 20 città in tutto il mondo chiedono a UCI e Giro di Italia: #CambiaGiro / #RelocateTheRace

Ciclisti e sostenitori dei diritti umani dei palestinesi sono scesi in strada in 20 città in tutto il mondo sabato 10 marzo 2018 per la Giornata internazionale di azione #CambiaGiro / #RelocateTheRace.

Manifestazioni in bicicletta e azioni hanno chiesto all’Unione Ciclistica Internazionale (UCI), l’organo direttivo del ciclismo, di spostare la partenza del famoso evento ciclistico Giro d’Italia, fissata per il 4 maggio da Gerusalemme. I partecipanti hanno sottolineato la negazione da parte di Israele dei diritti dei palestinesi, compresa la libertà di movimento, e il suo uso della corsa per coprire con lo sport il suo regime di occupazione e apartheid.

La giornata di azione è cominciata in Palestina, con la partecipazione di dozzine di giovani uomini e donne palestinesi ad una corsa “Contro Giro” in Cisgiordania da Ramallah a Qalandia, una località rinchiusa dal muro dell’apartheid e dai checkpoint militari di Israele. La corsa faceva parte degli eventi della Israeli Apartheid Week (Settimana contro l’apartheid israeliana) e ha sottolineato la continua distruzione di case e fattorie palestinesi da parte di Israele.

In Svizzera, ciclisti hanno pedalato fino alla sede centrale dell’UCI a Aigle. Malgrado numerosi lettere e appelli per spostare l’inizio della corsa che citavano lo stesso codice etico dell’UCI, l’organizzazione non ha intrapreso azioni per impedire al ciclismo professionistico di essere complice nelle violazioni israeliane del diritto internazionale.

No al Giro d’Italia nell’Israele dell’#Apartheid! #RelocateTheRace #DéplacezLaCourse

Inviato da BDS Svizzera lunedì 12 marzo 2018

A Kuala Lumpur, più di 50 persone, giovani e vecchi, singoli e famiglie, studenti e ciclisti, si sono radunati sabato mattina per invitare la Federazione Ciclistica Malesiana, un membro del direttivo dell’UCI, a prendere le misure per assicurare che l’UCI sposti la corsa.

Proteste si sono tenute in più di 10 città in tutta Italia. A Roma, dozzine di ciclistisi sono radunati per una parodia di una cerimonia di premiazione vicino al Colosseo, dove sarà il traguardo finale del Giro d’Italia. Il fornitore elettrico italiano ENEL è stato “premiato” come “Migliore Sponsor dell’Apartheid Israeliana”. All’UCI è stato dato il “Premio dello struzzo” per avere tenuto la sua testa nella sabbia. Gli organizzatori del Giro, che a quanto risulta hanno ricevuto 10 milioni di euro da Israele, sono stai premiati come “Migliori approfittatori delle violazioni di diritti umani”. La squadra ciclistica israeliana è stata premiata per la “Migliore copertura ciclistica dei crimini israeliani”.

In Sicilia, attivisti hanno tenuto una assemblea pubblica a Catania per preparare le proteste al Giro d’ Italia. Le prime tappe italiane della corsa saranno sull’isola. Manifestazioni in bicicletta sono state tenute inoltre a Bologna, Milano, Napoli, Ravenna, Torino, Udine, Vicenza e Venezia.

Nei Paesi Bassi, circa 80 ciclisti hanno partecipato  a un “Giro Alternativo” a L’Aia, pedalando dal Parlamento al Palazzo della Pace e alla Corte Criminale Internazionale, rimarcando la lunga lista di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani di Israele.

A Manchester, ciclisti del Grande Giro per la Palestina hanno pedalato fino alla Sede Centrale della Federazione Ciclistica Britannicae al Consolato italiano, gridando “Salvate la faccia! Spostate la corsa!

In Francia, ciclisti a Parigi sono andati dalla Torre Eiffel fino all’emittente francese del Giro L’Equipe. Manifestazioni in bicicletta si sono tenute anche a Saint-Étienne e a Marsiglia, dove gli attivisti hanno distribuito oltre 1500 volantini.

In Belgio, attivisti a Lovanio hanno distribuito bandierine per bici con scritto “Andate in bici per la pace e la libertà, non per l’apartheid israeliana” ad un pubblico che ha risposto in maniera incredibilmente favorevole e ha protestato contro l’uso del ciclismo per nascondere gli abusi verso i diritti umani da parte di Israele.

Israele si è lungamente ispirato al regime di apartheid in Sudafrica, usando lo sport per mascherare il suo regime decennale di occupazione militare e di apartheid.

I sostenitori dei diritti dei palestinesi in tutto il mondo sono impegnati a continuare la pressione nei confronti del ciclismo professionistico fino a che non porrà fine alla sua partnership con il governo israeliano, che permette che una delle più importanti gare di ciclismo sia sfruttata per fini politici.

Sorgente: Pedalando per i diritti palestinesi: 20 città in tutto il mondo chiedono a UCI e Giro di Italia: #CambiaGiro / #RelocateTheRace – BDS Italia – Boicotta Israele

Boicottare Israele è un dovere morale anche per il M5S

(Ringraziamenti per l’immagine: IMEU)

I 30 momenti principali del BDS nel 2017

GOVERNO E PARTITI POLITICI

  1. Un rapporto commissionato dall’ONU ha stabilito che Israele ha imposto un sistema di apartheid all’intero popolo palestinese ed ha fatto appello per misure BDS per porre termine a questo regime di apartheid.
  2. Il Sudafrica ha dato ancora al mondo una lezione su come concretamente resistere all’ingiustizia quando l’African National Congress (ANC) al governo ha votato all’unanimità, al suo congresso generale, per declassare i legami diplomatici del Sudafrica con Israele.
  3. I Socialisti Democratici d’America, forti di 25.000 membri, hanno dichiarato il loro pieno sostegno per la lotta dei palestinesi ed hanno deciso di appoggiare il movimento BDS.
  4. Il parlamento spagnolo ha affermato che il diritto a sostenere i diritti dei palestinesi attraverso il BDS è protetto nel quadro della libertà di parola e di associazione. Centinaia di funzionari eletti nello stato spagnolo hanno deciso di appoggiare il BDS per i diritti dei palestinesi.
  5. Il consiglio comunale di Barcellona ha deciso di sostenere i diritti dei palestinesi adottando linee-guida etiche sugli acquisti che escludono le aziende coinvolte nell’occupazione militare da parte di Israele. L’anno scorso, dozzine di consigli comunali in tutto lo stato spagnolo si sono dichiarati “Zone libere dall’apartheid israeliana”.
  6. Il governo britannico è stato sconfitto in tribunale dalla Palestine Solidarity Campaign e dai suoi alleati con una sentenza che giudica illegale la limitazione da parte del governo del diritto delle autorità locali di disinvestire da aziende complici nelle violazioni israeliane dei diritti umani dei palestinesi.
  7. Il parlamento svizzero ha bloccato i tentativi della lobby israeliana di criminalizzare il sostegno al BDS.

CULTURA, SPORT E MUSICA

  1. Sei giocatori della Lega Nazionale di Football americano (NFL) negli Stati Uniti hanno rifiutato un viaggio di propaganda, sponsorizzato e completamente pagato del governo israeliano, organizzato per ripulire l’immagine sempre più velocemente deteriorata di Israele.
  2. L’artista vincitrice del Grammy Award, Lorde ha annullato il suo concerto a Tel Aviv, così come la rapper e giovane icona femminista Princess Nokia (Destiny Nicole Frasqueri), in seguito all’appello degli attivisti BDS di rispettare i limiti stabiliti dai palestinesi. Più di 100 rinomati artisti hanno scritto a sostegno del diritto di Lorde di seguire la sua coscienza ed esercitare il suo diritto a boicottare.
  3. Un’ondata di boicottaggi ha colpito il film festival LGBT israeliano e ha dimostrato il rispetto crescente per i limiti stabiliti dal BDS palestinese.
  4. Nove performance musicali si sono ritirate dal Pop-Kultur festival a Berlino dopo che i sostenitori dei diritti dei palestinesi hanno evidenziato che il festival violava i limiti stabiliti dal BDS palestinese.
  5. Rinomati fotografi portoghesi hanno annunciato un impegno a rifiutare inviti professionali o finanziamenti da Israele e a rifiutare di collaborare con le istituzioni culturali israeliane finché Israele non “osserverà il diritto internazionale e rispetterà i diritti umani dei palestinesi”.

CHIESE

  1. Il Consiglio delle Chiese Sudafricano (SACC) e il Consiglio delle Chiese Indipendenti Africane (CAIC), che rappresentano più di un milione di cristiani in Sudafrica, hanno annunciato il loro sostegno alla lotta palestinese e al movimento BDS.
  2. La Chiesa Mennonita degli USA ha votato con una maggioranza schiacciante del 98% per disinvestire dalle aziende che traggono profitto dall’occupazione israeliana, seguendo parecchie chiese principali che hanno adottato politiche simili negli ultimi anni, compreso la Chiesa Presbiteriana degli USA, la Chiesa Unita di Cristo e la Chiesa Metodista Unita.
  3. 23 chiese statunitensi si sono dichiarate “libere da HP” in seguito agli appelli dei cristiani palestinesi a boicottare l’azienda per la sua complicità nelle violazioni dei diritti umani dei palestinesi da parte di Israele.

SINDACATI E MOVIMENTI SOCIALI

  1. La più grande federazione sindacale della Norvegia, LO, che rappresenta circa un milione di lavoratori, ha approvato un boicottaggio completo di Israele per ottenere i diritti palestinesi secondo il diritto internazionale.
  2. Un sindacato nazionale degli agricoltori in India con 16 milioni di membri, il All India Kisan Sabha (AIKS), si è unito al movimento BDS.
  3. Il più grande sindacato dei lavoratori canadese nel settore privato (Unifor), che rappresenta più di 310.000 membri, ha sostenuto il diritto di utilizzare le tattiche del BDS per porre termine all’occupazione militare israeliana.
  4. Il BDS del Golfo ha tenuto la sua prima conferenza regionale di anti-normalizzazione a Kuwait City, con una vasta partecipazione di relatori, organizzazioni, attivisti e figure politiche dall’intera regione del Golfo arabo.
  5. I principali movimenti sociali, organizzazioni e sindacati colombiani si sono uniti al movimento BDS e hanno lanciato un appello per un sostegno parallelo alla loro lotta per la libertà e i diritti umani.
  6. Più di 200 organizzazioni, coalizioni, movimenti sociali e personalità dell’America Latina hanno pubblicato una lettera indirizzata al consiglio di amministrazione dell’azienda multinazionale messicana Cemex, che richiede ai suoi membri di porre termine alla complicità dell’azienda nelle violazioni di diritti umani da parte di Israele nel territorio palestinese occupato. I loro sforzi fanno parte di una campagna #StopCemex che si sta sviluppando.

AZIENDE

  1. G4S ha sofferto ulteriori perdite in tutto il mondo a causa della sua complicità costante con i crimini israeliani. UN Women è diventata la quinta agenzia dell’ONU in Giordania a interrompere i suoi contratti con G4S in seguito a una campagna locale degli attivisti BDS, e sette aziende private e pubbliche in Giordania hanno posto un termine ai loro contratti di servizio con G4S.

Il sindacato dei medici libanesi ha abbandonato G4S, in seguito a una campagna degli attivisti del boicottaggio in Libano. G4S inoltre ha subito la sua prima perdita in Ecuador, dove un istituto di ricerca ha interrotto il suo contratto con l’azienda in seguito a una campagna BDS.

Un consiglio dei trasporti in California ha interrotto il suo contratto con G4S dopo che una coalizione sui diritti umani e sul lavoro, che include attivisti BDS, ha evidenziato il ruolo dell’azienda nella violazione dei diritti umani in Palestina e negli Stati Uniti.

  1. Il terzo più grande fondo pensione della Danimarca “Sampension” ha escluso quattro banche e aziende dal suo portafoglio, menzionando i loro investimenti nelle colonie illegali israeliane.Queste sono state identificate come due banche israeliane, Hapoalim and Leumi, l’azienda di costruzioni tedesca Heidelberg Cement, e Bezeq, la più grande azienda di telecomunicazioni di Israele, che possiede attrezzature per le telecomunicazioni installate all’interno delle colonie.
  2. Il più grande operatore del trasporto pubblico di Israele “Egged” ha perso un contratto di 190 milioni di euro per la gestione del trasporto pubblico nei Paesi Bassi.
  3. Air Canada ha interrotto un contratto di manutenzione del valore di diecine di milioni di dollari con la ditta israeliana “Israel Aerospace Industries” due anni prima del termine del contratto.
  4. Una delle più grandi organizzazioni di medicina aeronautica nel mondo, la Royal Flying Doctors (RFDS) dell’Australia, ha rifiutato servizi dall’azienda militare e tecnologica Elbit Systems. Elbit Systems produce l’85% dei droni usati dai militari israeliani, compresi quelli usati per attacare i civili palestinesi a Gaza da 2009 al 2014.

UNIVERSITÀ

  1. La più grande università residenziale del Sudafrica, la Tshwane University of Technology (TUT), con oltre 60.000 studenti, ha approvato il boicottaggio accademico di Israele.
  2. Due università cilene hanno annullato eventi sponsorizzati dall’ambasciata israeliana. Inoltre, gli studenti di medicina della più grande università del Cile hanno votato per interrompere i legami istituzionali con le università israeliane.
  3. 7 consigli studenteschi di università statunitensi hanno votato per disinvestire dalle aziende che traggono profitto dall’occupazione israeliana. Questi includono la Tufts University, la University of Michigan, la California State University di Long Beach, il De Anza College, il Pitzer College, la University of South Florida, la University of Wisconsin-Madison.
  4. La prestigiosa Università Cattolica di Lovanio in Belgio ha annunciato il suo ritiro dal LAW TRAIN, un progetto complice di cooperazione per la ricerca finanziato dall’UE con la polizia israeliana ed il ministero israeliano di sicurezza pubblica. Questo ritiro segue un precedente ritiro di sostegno di alto profilo da parte del ministero della giustizia portoghese.

thanks to: Traduzione BDS Italia

Fonte https://bdsmovement.net/news/top-30-bds-moments-2017

 

33 gruppi per i diritti umani chiedono all’ONU di pubblicare la lista di società collegate alle colonie

MEMO. Più di 30 gruppi ed organizzazioni internazionali e palestinesi per i diritti umani hanno sollecitato l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite a rendere pubblica una lista di società collegate alle colonie illegali israeliane.

In una lettera congiunta indirizzata all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, le organizzazioni hanno accolto con favore l’aggiornamento di gennaio da parte dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR), sul lavoro svolto per produrre un database di imprese collegate alle colonie.

I firmatari chiedono quindi all’OHCHR di “rilasciare ed elencare le compagnie che sono state debitamente vagliate e contattate, in particolare quelle che hanno respinto il mandato dell’OHCHR a tale riguardo e che non hanno risposto entro i 60 giorni previsti”.

I firmatari della lettera includono Addameer, Amnesty International, DCI-Palestina, la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH), gli Avvocati per i diritti umani palestinesi, il Centro palestinese per i diritti umani e Trocaire.

Secondo un comunicato stampa del firmatario al-Haq, “la lettera sottolinea ulteriormente la necessità di accettare il database come meccanismo vivente che deve essere continuamente sviluppato e fornito di risorse adeguate a tale scopo”.

La lettera sottolinea che il database sarebbe un importante precedente per garantire “responsabilità per le multinazionali coinvolte in violazioni dei diritti umani in tutto il mondo e come strumento per incoraggiare ed assistere gli Stati nel far sì che le compagnie all’interno della loro giurisdizione rispettino i principi guida delle Nazioni Unite sui diritti umani, diritti umani internazionali e diritto umanitario”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Sorgente: 33 gruppi per i diritti umani chiedono all’ONU di pubblicare la lista di società collegate alle colonie | Infopal

Boycott Israel & you won’t get aid donations, Hurricane Harvey victims told

Dickinson residents cannot claim funds for Hurricane Harvey relief unless they agree to not boycott Israel.

Residents in a Houston suburb will not receive funds donated for Hurricane Harvey relief efforts if they support boycotting Israel, according to a funding application form issued in the wake of the devastating storm.

The city of Dickinson, Texas, told individuals and businesses on Monday that they are now accepting applications for “grants from the fund generously donated to the Dickinson Harvey Relief Fund” for storm damage repair.

In order to apply for the grant, however, applicants must agree to a number of clauses, one of which is asserting that they do not boycott Israel.

By executing this Agreement below, the Applicant verifies that the Applicant: (1) does not boycott Israel; and (2) will not boycott Israel during the term of this Agreement,” read the application form.

The American Civil Liberties Union (ACLU) criticized the city’s condition as a violation of free speech rights.

Dickinson’s requirement is an egregious violation of the First Amendment, reminiscent of McCarthy-era loyalty oaths requiring Americans to disavow membership in the Communist party and other forms of ‘subversive’ activity,” said ACLU of Texas Legal Director Andre Segura.

The clause likely stems from a Texas law passed in May that requires all state contractors to certify that they are not participating in boycotts of Israel.

As Israel’s No. 1 trading partner in the United States, Texas is proud to reaffirm its support for the people of Israel and we will continue to build on our historic partnership… Anti-Israel policies are anti-Texas policies, and we will not tolerate such actions against an important ally,” said Governor Greg Abbott at the signing ceremony.

Dickinson is one of the hardest hit towns in the Houston area, according to a September report from KTRK. Some 7,000 homes and 88 businesses were seriously damaged, said the local police department. The small town is home to just 20,000 people.

RT.com has reached out to representatives of the City of Dickinson for comment.

Sorgente: Boycott Israel & you won’t get aid donations, Hurricane Harvey victims told — RT America

L’ONU intraprende un primo passo concreto affinché Israele sia ritenuto responsabile per le violazioni dei diritti umani dei palestinesi

Zeid Ra’ad Al Hussein, Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, stringe la mano ai delegati prima dell’apertura della trentaseiesima sessione del Consiglio dei Diritti Umani, nella sede europea delle Nazioni Unite. Grazie a: Laurent Gillieron/AP

 

L’ONU intraprende un primo passo concreto affinché Israele sia ritenuta responsabile per le violazioni dei diritti umani dei palestinesi

 

27 settembre 2017 — Informazioni pubblicate oggi dai media hanno rivelato che l’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani due settimane fa ha iniziato a inviare lettere a 150 aziende in Israele e nel mondo, avvertendole che potrebbero essere aggiunte a una banca dati delle aziende complici che fanno affari nelle colonie illegali israeliane basate nella Cisgiordania palestinese occupata, compresa Gerusalemme Est.

Le lettere hanno ricordato a queste aziende che le loro attività nelle e con le colonie illegali israeliane sono in violazione di “diritto internazionale e contrarie alle risoluzioni dell’ONU”. Inoltre hanno chiesto che queste aziende rispondano con chiarimenti riguardo a tali attività.

Secondo funzionari israeliani di alto livello, alcune delle aziende hanno già risposto all’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani dicendo che non rinnoveranno i loro contratti o non ne firmeranno di nuovi in Israele. “Questo potrebbe trasformarsi in una valanga”, ha detto con preoccupazione un funzionario israeliano.

Delle 150 aziende, circa 30 sono ditte americane e un certo numero sono di nazioni che includono la Germania, la Corea del sud e la Norvegia. La metà restante sono aziende israeliane, compreso il gigante farmaceutico Teva, l’azienda telefonica nazionale Bezeq, l’azienda di autobus Egged, l’azienda idrica nazionale Mekorot, le due maggiori banche del paese Hapoalim e Leumi, la grande azienda militare e tecnologica Elbit Systems, Coca-Cola, Africa-Israel, IDB e Netafim.

Le aziende americane che hanno ricevuto le lettere includono Caterpillar, Priceline.com, TripAdvisor e Airbnb.

A quanto riferito, l’amministrazione Trump sta cercando di impedire la pubblicazione della lista.

 

Omar Barghouti, co-fondatore del movimento BDS, ha commentato:

Dopo decenni di deprivazione dei palestinesi e di occupazione militare e apartheid da parte di Israele, le Nazioni Unite hanno intrapreso un primo passo concreto e pratico per assicurare che Israele sia ritenuta responsabile per le sue continue violazioni dei diritti umani dei palestinesi. I palestinesi accolgono calorosamente questo passo.

Speriamo che il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU sia inflessibile e pubblichi la sua lista completa delle aziende che operano illegalmente nelle, o con, le colonie israeliane sulla terra palestinese rubata, e che elaborerà questa lista come richiesto dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU nel marzo 2016.

Può essere troppo ambizioso aspettarsi che questa misura coraggiosa dell’ONU concernente la responsabilità possa “fare scendere dal piedistallo” Israele, come il leader anti-apartheid sudafricano, arcivescovo Desmond Tutu ha richiesto una volta. Ma se attuata correttamente, questa banca dati dell’ONU sulle aziende che sono complici in alcune delle violazioni di diritti umani da parte di Israele può presagire l’inizio della fine dell’impunità criminale di Israele.

 

Il Comitato Nazionale BDS palestinese (BNC) è la più grande coalizione della società civile palestinese. Guida e sostiene il movimento globale di Boicottaggio, Divestimento e Sanzioni. Visitate il nostro sito Internet e seguiteci su Facebook e Twitter @BDSmovement.

 

thanks to:  Comitato Nazionale BDS palestinese (BNC)  

Traduzione di BDS Italia

 

 

UN takes first concrete step to hold Israel accountable for violating Palestinian human rights

Zeid Ra’ad Al Hussein, UN High Commissioner for Human Rights, shakes hand with delegates before the opening of the 36th session of the Human Rights Council, at the European headquarters of the United Nations. Credit: Laurent Gillieron/AP

September 27, 2017  — Today’s media reports revealed that the UN High Commissioner for Human Rights began sending letters two weeks ago to 150 companies in Israel and around the globe, warning them that they could be added to a database of complicit companies doing business in illegal Israeli settlements based in the occupied Palestinian West Bank, including East Jerusalem.

The letters reminded these companies that their operations in and with illegal Israeli settlements are in violation of “international law and in opposition of UN resolutions.” They also requested that these companies respond with clarifications about such operations.

According to senior Israeli officials, some of the companies have already responded to the UN High Commissioner for Human Rights by saying they won’t renew their contracts or sign new ones in Israel. “This could turn into a snowball,” worried an Israeli official.

Of the 150 companies, some 30 are American firms, and a number are from nations including Germany, South Korea and Norway. The remaining half are Israeli companies, including pharmaceutical giant Teva, the national phone company Bezeq, bus company Egged, the national water company Mekorot, the county’s two biggest banks Hapoalim and Leumi, the large military and technology company Elbit Systems, Coca-Cola, Africa-Israel, IDB and Netafim.

American companies that received letters include Caterpillar, Priceline.com, TripAdvisor and Airbnb.

The Trump administration is reportedly trying to prevent the list’s publication.

Omar Barghouti, co-founder of the BDS movement, commented:

After decades of Palestinian dispossession and Israeli military occupation and apartheid, the United Nations has taken its first concrete, practical step to secure accountability for ongoing Israeli violations of Palestinian human rights. Palestinians warmly welcome this step.

We hope the UN Human Rights Council will stand firm and publish its full list of companies illegally operating in or with Israeli settlements on stolen Palestinian land, and will develop this list as called for by the UN Human Rights Council in March 2016.

It may be too ambitious to expect this courageous UN accountability measure to effectively take Israel “off the pedestal,” as South African anti-apartheid leader Archbishop Desmond Tutu once called for. But if implemented properly, this UN database of companies that are complicit in some of Israel’s human rights violations may augur the beginning of the end of Israel’s criminal impunity.

The Palestinian BDS National Committee (BNC) is the largest coalition in Palestinian civil society. It leads and supports the global Boycott, Divestment and Sanctions movement. Visit our website and follow us on  Facebook and Twitter @BDSmovement.

thanks to: BDSmovement