Come Israele manipola la lotta contro l’antisemitismo

Ciò che interessa al governo israeliano e a molti dei suoi sostenitori non è la lotta del tutto giustificata contro l’antisemitismo. Copertina – Benyamin Netanyahu alla commemorazione della retata del Velodromo d’hivèr, 16 luglio 2017.

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Venezuela. Sono state irregolari le elezioni vinte da Maduro nel 2018?

di Fabrizio Verde «Il governo ritiene che le scorse elezioni presidenziali non attribuiscono legittimità democratica a chi ne è uscito vincitore, cioè Nicolas Maduro». Questo è quanto dichiarato dal ministro degli Esteri dell’Italia, Enzo Moavero Milanesi, in una comunicazione alla Camera sulla crisi in Venezuela. 504 altre parole

via Venezuela. Sono state irregolari le elezioni vinte da Maduro nel 2018? — Notizie dal Mondo

 

Quel dilettante di Goebbels… il servizio del TG5 sull’annullamento dell’amichevole Argentina-Israele

Delle dichiarazioni dei campioni del Calcio argentino e dei tifosi argentini di solidarietà ai Palestinesi e quindi, sulla inopportunità di giocare a Gerusalemme la partita “amichevole”prevista per sabato 9 giugno, lo sapete già. Del conseguente annullamento della partita anche.

Ma quello che, forse, non sapete ancora è che – per far rientrare la notizia  nel frame “Palestinesi terroristi” – l’annullamento della partita  è oggi giustificata dai media mainstream per “motivi di sicurezza,” in quanto “i giocatori erano stati minacciati dai palestinesi.

Non credete questa infamia? Guardate questo servizio del TG5

F.S.

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Sorgente: Quel dilettante di Goebbels… il servizio del TG5 sull’annullamento dell’amichevole Argentina-Israele

La sospensione dell’amichevole con l’Argentina è un “cartellino rosso” per Israele

La Federcalcio palestinese ha celebrato l’annullamento dell’incontro, che si sarebbe svolto il prossimo 9 giugno a Gerusalemme.

Dalla Palestina hanno celebrato la cancellazione della partita tra Israele e Argentina. La partita amichevole doveva essere giocata il prossimo 9 giugno a Gerusalemme.”Valori, morale e sport hanno assicurato una vittoria oggi, e un cartellino rosso è stato mostrato ad Israele annullando la partita”, ha dichiarato in una nota Jibril Rajoub, presidente della Federcalcio palestinese (APF) e riportata dalla Reuters.

L’organismo calcistico palestinese si è congratulato con i calciatori argentini “per aver rifiutato di essere usati come ponte per raggiungere scopi non sportivi”, secondo l’agenzia di stampa AFP.

La partita era l’ultima amichevole di preparazione dell’albiceleste in vista del Mondiale Russia 2018 e doveva svolgersi allo stadio Teddy Kollek, costruito sulle rovine di un villaggio palestinese dopo la guerra arabo-israeliana del 1948.

Fonte: AFP – Reuters
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Sorgente: Palestina: La sospensione dell’amichevole con l’Argentina è un “cartellino rosso” per Israele

Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Dopo mesi di campagna degli attivisti del BDS (sistema di boicotaggio e disinvestimento) contro il regime di Israele e la sua occupazione illegale contro il popolo palestinese, la star colombiana Shakira non si esibirà nella data prevista di luglio a Tel Aviv. Lo ha annunciato martedì l’azienda Live Nation.

 

“Esibirsi in uno stato di apartheid, che sia il Sud Africa del passato o Israele di oggi, sfidando apertamente le voci degli oppressi mina sempre la battaglia popolare degli oppressi contro gli oppressori”, hanno scritto dozzine di associazioni e organizzazioni culturali palestinesi in una lettera inviata alla cantante colombiana con l’intento di convincerla a non esibirsi a Tel Aviv.

“Nel suo tentativo di sopprimere le grandi dimostrazioni di massa e pacifiche di decine di migliaia di Palestinesi a Gaza, in lotta per la libertà e per i loro diritti sanciti dalle Nazioni Unite, Israele ha attuato una feroce repressione.

Come risultato, oltre 100 palestinesi civili sono stati uccisi dal 30 marzo e altri 10 mila sono stati i feriti. Ti chiediamo di non “la la la” al sistema di ingiustizia che nega ai palestinesi i diritti umani più elementari”, conclude la lettera indirizzata a Shakira.

Il risultato è stato raggiunto. La vittoria è stata enorme. Avrà avuto il riscontro mediatico che meritava? Pochi pochissimi a dare notizia dell’annuncio che Shakira non si esibirà a Tel Aviv nel “libero” occidente. Nella “libera stampa italiana” ancora nessuno al momento. E per chi lo ha fatto nel mondo come TeleSur ci pensa l’incredibile censura di Facebook cui ci siamo imbattuti oggi.

Qui per vedere il video che Facebook considera da censurare. Il livello dell’informazione è questo. Lasciamo a voi trarre tutte le conclusioni del caso.

Notizia del:

Sorgente: Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

#CambiaGiro : la mobilitazione finale a Roma domenica 27 maggio

#CambiaGiro : la mobilitazione finale a Roma domenica 27 maggio

Riceviamo dai promotori della campagna #CambiaGiro e pubblichiamo:La campagna #CambiaGiro lanciata a settembre 2017 contro la partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme e Israele ha visto in questi mesi una grande mobilitazione internazionale a partire dalla Palestina.

In Italia, fin dalla Sicilia la risposta dei territori e degli attiviste e attivisti che da anni sostengono la lotta per la Palestina libera ha segnato quasi tutte le tappe già svolte. #CiVediamoInGiro attraverserà il Nord Est e la Val Susa, fino ad arrivare alla tappa finale a Roma il 27 maggio 2018. La Questura ha dichiarata una “zona verde” interdetta alle manifestazioni in tutto il centro di Roma. Noi invece la coloreremo di verde, rosso, bianco e nero, i colori della Palestina.

Invitiamo tutti a:

– Invadere i propri territori di scritte, striscioni, volantini, cartelli a sostegno della campagna #CiVediamoInGiro e #CambiaGiro.

– Partecipare alla Critical Mass per un uso giusto della bici, che partirà alle 18.30 da piazza Vittorio venerdì 25 maggio.

– Scendere in piazza al Circo Massimo domenica 27 maggio alle 15.55, dove, al momento giusto la Palestina che resiste si paleserà con i suoi colori e i suoi simboli. Le proteste si svolgono in un contesto in cui il governo statunitense sposta la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, rafforzando il controllo illegale di Israele sulla citta. È chiaro che l’evento sportivo viene usato da Israele come strumento di propaganda.

Che lo Sport sia sempre stato sfruttato come canale mediatico per fornire un’immagine ripulita ed equilibratamente competitiva di uno Stato che nemmeno può nascondere le violenze sistematiche praticate dentro e fuori i propri confini, è Storia: pensiamo alle Olimpiadi del 1936 a Berlino, come ai Mondiali del 1978 in Argentina. Una delle motivazioni ufficiali sbandierata dagli organizzatori RCS è quella di celebrare la figura di Gino Bartali, campione ciclistico.

Ma è evidente l’intento di oscurare le continue violazioni dei diritti umani perpetrate a danno del popolo palestinese.

Tutto con l’avvallo del Governo italiano. Il Ministro Lotti ha infatti dichiarato sui social, durante le celebrazioni della partenza del 4 maggio che “lo Sport è veicolo formidabile di riconciliazione e concordia tra differenze – sociali, identitarie, religiose, politiche”. Invece si fa un uso strumentale dello sport, sfruttando il Giro per nascondere e festeggiare 70 anni di colonizzazione e oppressione del popolo palestinese da parte dello stato di Israele. In cambio RCS ha incassato milioni di euro. Da settimane i palestinesi di Gaza manifestano per i loro diritti, dando vita alla #GreatReturnMarch, la Marcia per il Ritorno, a ridosso dell’anniversario della Nakba.

Israele ha risposto con un’escalation della violenza repressiva.

Dal 30 marzo – Giornata della Terra e inizio della Grande Marcia del Ritorno – i cecchini israeliani hanno ucciso oltre 100 palestinesi, compresi 12 bambini, e ne hanno feriti o piu di 12.000. Il numero di feriti è più alto di quello totale registrato nei due mesi di offensiva militare israeliana Margine Protettivo del luglio-agosto 2014. Il ruolo che Israele gioca in Medio Oriente è ulteriore espressione di interessi economici e militari. A tutto ciò ci opponiamo, promuovendo alternative che non si misurano su potenza e profitto. Sosteniamo la lotta di popoli che resistono e si autodeterminano.

Aderiamo all’appello palestinese per il boicottaggio disinvestimento e sanzioni nei confronti di Israele. Lo Sport non può essere elemento spendibile per scrivere una versione alternativa alla realtà. Per questo lanciamo, in visto dell’arrivo del Giro, un appello a manifestare la propria indignazione contro la violenza e la repressione di Israele. Dalla parte dei popoli in lotta, non per odio ma per dignità. #ShameOnGiro

Sorgente: #CambiaGiro : la mobilitazione finale a Roma domenica 27 maggio

Università israeliane puniscono gli studenti e i docenti che hanno protestato contro la guerra a Gaza

I tentativi da parte delle università israeliane di punire gli studenti e docenti che hanno protestato contro la guerra di Gaza sono stati una sfida profonda a chi, come me, si era opposto al boicottaggio accademico di Israele.

La persistente guerra di Gaza e ora (forse) le sue conseguenze hanno portato ancora una volta alla ribalta la questione di un boicottaggio internazionale di Israele. Prima di rispondere se un tale boicottaggio sia giustificato date le mutate circostanze, e se derivi o no dall’effettivo riconoscimento della brutalità inaccettabile del comportamento di Israele e non da puro antisemitismo, dobbiamo prima chiarire di cosa stiamo parlando.

Il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) fa appello a persone e istituzioni di tutto il mondo perché si astengano dal cooperare con Israele in qualsiasi campo – dal commercio, al turismo, alla ricerca scientifica. Questi appelli sono forti e pubblici, ma spesso i loro effetti non vengono dichiarati dai canali ufficiali, passando in silenzio ma non inosservati. Quando, per esempio, le vendite di manghi israeliani in Scandinavia scendono di oltre il 50 per cento in un solo mese (come è successo di recente) non è solo a causa della riluttanza delle catene di alimentari nordiche a commercializzare la frutta israeliana, ma anche perché i loro consumatori lasciano sugli scaffali i prodotti “Made in Israel”. 

Accanto al boicottaggio ideologico, esiste anche un ‘evitamento’ non-ideologico di Israele e dei suoi prodotti. Se un gran numero di turisti cancellano i loro piani di vacanza in Terra Santa (come molti hanno fatto di recente), non è necessariamente perché questi turisti sono contro l’occupazione. Molto probabilmente, semplicemente preferiscono prendere il sole su una tranquilla isola greca che cercare riparo dai missili sulla spiaggia di Ashkelon. Questo tipo di evitamento è inevitabile fintanto che Israele continua ad essere un luogo pericoloso con un’immagine decisamente offuscata da immagini di guerra e di terrore. L’evitamento non ideologico opera anche in ambito scientifico:  solo la scorsa settimana ho ricevuto una nota da una collega polacca che doveva venire in Israele per esaminare i piani per un progetto di ricerca congiunto, che mi chiedeva di incontrarla invece a Varsavia, spiegandomi che per nessun progetto di ricerca vale la pena rischiare la vita.

Eppure, nel mondo accademico – più che in altri campi – quella del boicottaggio politico è una questione molto controversa. Nel corso degli ultimi anni, e in particolare dopo che il centro accademico di Ariel, un insediamento in Cisgiordania, è stato convertito in un’università dedicata alla ricerca, ci sono state numerose campagne per il boicottaggio delle università israeliane – e in particolare di quella di Ariel, a causa di il suo contributo attivo all’occupazione della nazione palestinese. L’atteggiamento tipico della maggior parte degli accademici in Israele e all’estero, compresi quelli di sinistra, è stato che un boicottaggio politico sarebbe ingiustificato, sia perché basato su motivi ‘non-accademici (e pertanto ‘irrilevanti’ o estranei), sia perché comprometterebbe la libertà accademica di chi fa ricerca negli istituti boicottati.

Una volta condividevo questa posizione. Purtroppo, di recente ho dovuto cambiare idea. Continuo a pensare che un boicottaggio accademico in base a ragioni non accademiche sia ingiustificato, ma qualcosa di profondo è successo nel mondo accademico israeliano durante la guerra di Gaza, qualcosa di abbastanza grave da farmi credere che il boicottaggio non è più fuori questione, in alcuni casi.

Sto parlando dei tentativi innegabili dal management accademico di impedire a studenti e docenti di esprimersi, e di punire coloro che protestano contro la guerra. Allo Israel Institute of Technology uno studente di medicina di origine araba è in procinto di affrontare un processo per aver scritto sulla sua pagina Facebook una battuta sui tre ragazzi rapiti e assassinati nei pressi di Hebron.

L’Hadassah College di Gerusalemme e il College della Galilea Occidentale di Acre hanno sospeso la borsa di studio agli studenti che hanno scritto che le attività di Israele nella Striscia di Gaza sono crimini di guerra. Oltre a questo il College di Hadassah ha aggiunto una multa di 6.000 sheqel [circa 1.300 euro]. I presidenti dell’Università di Tel Aviv e della Ben-Gurion University hanno invitato i loro studenti e i loro docenti a esprimersi con moderazione.

L’Università di Ariel – come ci si potrebbe aspettare da un istituto conosciuto pubblicamente come avamposto accademico di destra – ha avvertito gli studenti e i docenti che ogni affermazione contraria ai principi sionisti viola il codice disciplinare dell’università e sarà trattata di conseguenza. 

Ovviamente, i tempi di guerra non sono il periodo migliore per cambiare delle opinioni radicali, ma sono anche il momento in cui si fa più urgente impegnarsi per la libertà di parola e la libertà accademica. Un College che vieta agli studenti di partecipare a manifestazioni di protesta politica non è un istituto accademico. Un’università che pone il veto al diritto dei suoi docenti di pubblicare ricerche non-sioniste (per non paralare di quelle anti-sioniste) non è un’università. In questi casi un boicottaggio accademico potrebbe essere una risposta accettabile – non perché gli istituti sono collocati in terreni politicamente controversi, ma dal momento che mostrano una mancanza di rispetto per i principi di base della scienza e della democrazia. In altre parole, non è la posizione, ma il comportamento, e dovrebbe essere ovvio a tutti che in questo non c’è nessun accenno di antisemitismo.

Amir Hetsroni *

Fonte: Haaretz
Traduzione di Federico Zanettin / BDS Bologna


*professore di comunicazione presso l’Università di Ariel, un’università israeliana si trova in Cisgiordania. L’articolo esprime la sua opinione e non rappresenta il punto di vista dell’università.

[N.d.T.: Poche ore dopo la pubblicazione di questo articolo il prof. Amir Hetsroni ha ricevuto una lettera di licenziamento dall’Università di Ariel in Cisgiordania]

 

thanks to: palestinarossa

8 modi per sostenere la Palestina attraverso il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele

Lanciata dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni della società civile palestinese nel 2005 e ispirata dal movimento contro l’apartheid in Sudafrica, la campagna per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) è ormai un diffuso movimento internazionale.

La campagna BDS si sta dimostrando capace di ottenere un sostegno di massa e di convincere aziende, istituzioni culturali, artisti e governi ad aderire o osservare il boicottaggio di Israele. Unisciti alla campagna per contribuire a costruire il movimento internazionale BDS contro il regime israeliano di occupazione, colonialismo e apartheid.

1. Prodotti delle società israeliane o aziende internazionali complici dell’occupazione

Cercare di boicottare ogni singola azienda complice dell’apartheid israeliana è un compito arduo che ha poche possibilità di avere un impatto concreto. Ha più senso concentrarsi su società o prodotti oggetti di campagne nazionali o internazionali. Di seguito alcuni prodotti che si trovano in Italia:

– Sodastream: Ditta israeliana che si spaccia per “ambientalista”, mentre la sua principale fabbrica di produzione è sita in una delle centinaia di colonie costruite illegalmente nei Territori palestinesi occupati. In Italia, Sodastream vende gasatori per l’acqua frizzante dal rubinetto. Inoltre, nel 2011 ha acquistato la ditta romagnola CEM Industries, ora Sodastream Professional, che fa macchine industriali per bar e ristoranti e tecnologia per le case dell’acqua comunali.

» Firma per inviare una mail alla RAI: NO alla pubbicità di Sodastream!
» Consegna la lettera agli esercenti ai bar e ristoranti
nella tua città. Proponi di esporre gli adesivi della campagna.
» Assicurati che le case dell’acqua del tuo comune non contengono tecnologia Sodastream
» Firma la petizione e consegna la lettera ai negozianti e ai rivenditori.
» Fai conoscere la campagna: Volantini, loghi, grafici e video.

Prodotti agricoli: Le imprese israeliane che esportano prodotti agricoli sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese; operano nelle colonie israeliane all’interno dei territori occupati ed esportano i loro prodotti fuori da esse sfruttando terre e risorse idriche palestinesi rubate, beneficiando inoltre dell’assedio di Gaza. Alcuni dei prodotti e marche che si trovano in Italia, che variano in base alla stagione, sono: agrumi, pompelmi, (Mehadrin, Jaffa), datteri medjool (Mehadrin, Haidaklaim, King Solomon, Jordan River), frutta esotica, avocado, mango, melograni (Mehadrin, Kedem, Frutital, Sigeti, McGarlet), frutta secca.

» Coinvolgi i tuoi amici e la tua famiglia nel boicottaggio
» Parla col tuo fruttivendolo, con il tuo GAS o con la direzione del supermercato.
» Fai conoscere la campagna: Volantino prodotti agricoli, Volantino datteri.

– Hewlett Packard: Multinazionali che fornisce sistemi informatici al Ministero della Difesa israeliano e tecnologie per il controllo del movimento ai checkpoint a Gaza e in Cisgiordania. L’attrezzatura HP è usata dal sistema carcerario e dall’esercito israeliano, e l’azienda ha anche investito nello sviluppo tecnologico degli insediamenti illegali, prendendo parte al progetto Smart City ad Ariel. È inoltre diffusissima anche in Italia in luoghi ed aziende pubbliche e private.

» Firma la petizione all’amministratore delegato della HP
» Invia una lettera alle direzioni aziendali che conosci

– Ahava: Ditta israeliana di cosmetici con fanghi del Mar Morto. La sua fabbrica principale, col suo lussuoso centro per i visitatori, si trova a Mitzpe Shalem, una colonia nella Cisgiordania occupata. In Italia si vende in alcune farmacie, erboristerie, profumerie e grandi magazzini come la Rinascente.

» Chiedi ai rivenditori di non commercializzare i prodotti Ahava
» Segui la campagna sul sito Stolen Beauty

– Teva: Industria farmaceutica israeliana che sta monopolizzando il mercato degli equivalenti.

» Con la ricetta del tuo medico, che non è vincolante, chiedi farmaci generici di altre ditte.
» Rifiuta anche quelli Dorom e Ratiopharm, marchi acquisiti dalla Teva.
» Spiega a chi vende la Teva perché non la si compra.

NB: Vedi la nota sul codice a barre e il boicottaggio di Israele

2. Embargo militare

Con l’ultimo massacro di civili a Gaza, aumentano gli appelli per un embargo militare ad Israele. In Italia abbiamo il dovere di impegnarci strenuamente in questo ambito, dato che il nostro paese è il primo fornitore europeo di armi ad Israele.

» Firma la petizione internazionale per un embargo militare su Israele. Le firme verranno consegnate a settembre all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani
» Promuovi una mozione che chiede l’embargo militare e la revoca dell’accordo del 2005 di Cooperazione Militare Italia-Israele presso il tuo consiglio comunale
» Chiudi il tuo conto presso Unicredit che finanza la vendita degli M-346 caccia addestratori dell’Alenia Aermacchi ad Israele.
» Impegnati nella campagna Nessun M-346 ad Israele
» Segui la campagna boicottaggio armamenti per gli aggiornamenti, in particolare sulle iniziative contro le esercitazioni militari in Sardegna con la partecipazione di Israele a settembre. 

3. Accordo Acea-Mekorot

Il 2 dicembre 2013, durante il vertice Italia-Israele, l’Acea, principale operatore italiano nel settore idrico, e la Mekorot, società idrica nazionale di Israele, hanno sottoscritto un Memorandum d’intesa. La Mekorot, oggetto di una campagna internazionale di boicottaggio, non solo sottrae illegalmente l’acqua alle falde palestinesi ma fornisce l’acqua rubata alle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme est occupate.

» Firma la petizione che chiede all’Acea e al Comune di Roma di annullare l’accordo con la Mekorot
» Chiede agli enti locali il cui servizio idrico è affidato a società partecipate da Acea che si attivino affinché venga ritirato l’accordo. Vedi l’esempio di Pomarance
» Fai conoscere la campagna: Volantini, video, loghi e grafici

4. Expo 2015

Expo 2015 non solo rappresenta uno scempio a 360 gradi, in termini di devastazione e speculazione, così come nell’appropriazione ipocrita di termini come “sviluppo sostenibile”, ma funzionerà anche come vetrina per le “eccellenze” israeliane in agricoltura e gestione delle risorse idriche, mentre ruba acqua e terra ai palestinesi.

» Partecipa all’assemblea nazionale il 19 ottobre a Milano
» Segui la campagna No Expo No Israele, anche sul sito noexpo.org 

5. Stop That Train

La Pizzarotti SpA di Parma sta costruendo una TAV israeliana che attraversa la Cisgiordania occupata, ed ha causato la confisca, lungo il suo percorso, di altre e ulteriori terre palestinesi.

» Fai approvare una delibera dal tuo comune per sanzionare la Pizzarotti ed escluderla dalle gare per gli appalti pubblici. Sono già 6 i consigli che lo hanno fatto, compreso uno in Val Susa
» Fai conoscere la campagna: Volantino Stop That Train

6. Boicottaggio Accademico e Culturale

Le istituzioni accademiche e culturali israeliane (la maggior parte controllate dallo Stato) hanno contribuito direttamente a mantenere, difendere o giustificare le forme di oppressione contro il popolo palestinese, oppure si sono rese complici con il loro silenzio.

» Scrivi una lettera agli artisti italiani che si esibiscono in Israele. Vedi alcuni esempi
» Organizza una campagna contro eventi culturali sponsorizzati dall’ambasciata israeliana nella tua città
» Organizza una campagna per interrompere i legami tra la tua università e Israele.
» Promuovi una risoluzione in sostegno al boicottaggio accademico presso la tua università o associazione accademica.

7. Boicottaggio sportivo

» Firma la petizione internazionale per escludere Israele dalla FIFA
» Coinvolgi calciatori, squadre o organizzazioni sportive nella campagna
» Fai conoscere la campagna: Dossier, canzoni e grafici

8. Altre azioni

» Chiedi alle reti, organizzazioni ed ai gruppi ai quali appartieni di aderire all’appello palestinese per il BDS.  Compila il modulo al link “Clicca per aderire”
» Chiedi dichiarazioni o risoluzioni a sostegno al BDS ad associazioni, sindacati o consigli comunali.
» Fai conoscere la campagna: Disegni di Carlos Latuff
» Segui BDS Italia via Facebook e Twitter

A cura di BDS Italia

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Israeli Apartheid Week 2014 – Settimana contro l’Apartheid israeliana

La settimana dell’Apartheid israeliana (IAW) cerca di diffondere informazioni sulle politiche di apartheid di Israele nei confronti dei palestinesi e di allargare il supporto alla campagna Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni (BDS). Mobilitando a livello globale tutte le realtà di base che si oppongono all’aggressione politica e militare israeliana, l’IAW si è svolta in oltre 200 luoghi nel 2012 e oltre 150 città nel 2013.

Decima Israeli Apartheid Week – #apartheidweek

Italia: 10-16 marzo

Eventi in programma a Bologna, Cagliari, Firenze, Milano, Roma, Trieste, Venezia e altre città italiane.

 

GB e USA: 24 febbraio-2 marzo
Europa: 1-8 marzo
Sud Africa: 10-16 marzo
Brasile: 24-28 marzo
Palestina, mondo arabo e Asia: da confermare

L’IAW è una serie di iniziative, quali manifestazioni, conferenze, performances culturali, proiezioni video, e azioni di boicottaggio di Israele, che si svolgono in città e università di tutto il mondo. Se desideri organizzare e prendere parte all’Israeli Apartheid Week nella tua università o nella tua città per favore contattaci a iawinfo@apartheidweek.org. Ci puoi trovare anche su Facebook e Twitter.

Per l’Italia, fate sapere anche a BDS Italia in modo da elencare tutti gli eventi: bdsitalia@gmail.com

Prendere parte all’IAW è semplice, di seguito cinque cose che puoi fare:

1. Organizza una proiezione
Per maggiori informazioni o per suggerimenti contattaci: iawinfo@apartheidweek.org

2. Organizza una conferenza, un workshop o una manifestazione
Possiamo suggerirti moltissimi oratori che potresti contattare (studiosi, attivisti,…).
Scrivici e ti metteremo in contatto con loro.

3. Organizza un’azione BDS
Organizza un’azione di boicottaggio di Israele o fai pressione affinché la tua associazione di studenti, sindacato, o comune aderisca al boicottaggio. Se sei già attivo nella campagna BDS, l’Israeli Apartheid week può rappresentare una buona opportunità per allargare la campagna.

4. Unisciti a noi online – #apartheidweek
Aiutaci a diffondere l’IAW sul web.

5. Sii creativo!
Usa la tua fantasia! Metti in piedi un checkpoint israeliano o un muro dell’apartheid finti nella tua città, organizza una flash mob o altri tipi di proteste creative, un concerto o un reading di poesie.

Per maggiori informazioni: http://apartheidweek.org/

iaw2014-650

thanks to: Rete italiana ISM

Il boicottaggio funziona, e anche Usa e Ue premono su Israele

di Marco Santopadre

 

In Italia il tema del boicottaggio, del disinvestimento e delle sanzioni nei confronti di Israele e dei suoi interessi è quasi un tabù, nonostante che da anni le organizzazioni di solidarietà con il martoriato popolo palestinese stiano portando avanti campagne in questo senso ed ottenendo a volte importanti risultati.

Nel resto del pianeta, anche in quei paesi i cui governi sono fieri alleati e sostenitori dello ‘stato ebraico’, le campagne di boicottaggio vanno a gonfie vele e cominciano a colpire seriamente l’economia coloniale israeliana. La decisione da parte dell’attrice di Hollywood Scarlet Johansson di abbandonare l’ong internazionale Oxfam che gli rimproverava il suo contratto pubblicitario con l’azienda israeliana Sodastream, basata in una colonia illegale nella Cisgiordania occupata, è servita a riportare la questione sulla grande stampa. Negli ultimi mesi le campagne internazionali Bds hanno ottenuto ottimi risultati: ad esempio il grande gruppo bancario olandese Pggm ha deciso di disinvestire per motivi etici dalle cinque banche israeliane con cui collaborava perché queste hanno aperto succursali nelle colonie ebraiche in Palestina; il Ministero delle Finanze della Norvegia ha escluso dai suoi fondi pensione due aziende israeliane, la Danya Cebus e la Israel Investments, per lo stesso motivo. A dicembre l’Associazione degli Studi Americani, un’organizzazione statunitense che raggruppa 5000 soci, ha deciso di unirsi al boicottaggio accademico nei confronti di Tel Aviv in considerazione dell’impatto che il sistema di apartheid israeliano nei confronti dei palestinesi produce in termini di violazione dei diritti di questi ultimi all’istruzione. Già nel maggio del 2013 lo scienziato di fama internazionale Stephen Hawking aveva cancellato un viaggio in Israele esplicitando la propria adesione al boicottaggio.
Israele da sempre minimizza gli effetti delle campagne di Bds, ma dal 2007 queste sono riuscite a bloccare nuovi contratti o a ottenerne la rescissione per un valore complessivo di vari miliardi di euro. La pressione internazionale ormai si fa così forte che il tema della reazione alle campagne Bds da almeno tre anni è al centro delle attività dell’esecutivo di Tel Aviv – promotore nel 2011 di una legge che punisce chi partecipa al boicottaggio – diviso tra coloro che spingono per una controffensiva e coloro che invece ciò farebbe il gioco dei promotori del Bds.

Secondo alcune organizzazioni che promuovono il Bds, negli ultimi mesi in Europa si è riusciti a bloccare l’apertura di nuovi negozi della catena israeliana di cosmetici Ahava e si sono cancellati alcuni contratti con l’impresa di sicurezza privata G4S. Certamente gli investimenti di aziende europee in Israele ed anche negli insediamenti coloniali, dove vivono quasi 600 mila persone, sono consistenti: solo la francese Veolia è firmataria di contratti per ben 5400 milioni di euro l’anno.
Finora l’Unione Europea ha tuonato contro la colonizzazione della Cisgiordania ma non è andata molto oltre le vuote dichiarazioni; però ora Bruxelles ha approvato una direttiva che impedisce qualsiasi collaborazione con privati e istituzioni legate alle colonie ebraiche in Cisgiordania, il che blocca 700 milioni di euro di investimenti in progetti di ricerca. Anche le pressioni da parte dell’UE affinché i prodotti realizzati da aziende israeliane nelle colonie ebraiche vengano etichettati in maniera distinta e identificabile stanno causando molti mal di pancia alla già traballante economia di Tel Aviv.
Che il boicottaggio internazionale economico, culturale e artistico nei confronti di Israele stia funzionando diventa sempre più evidente nelle reazioni isteriche dei suoi leader.
L’ultimo esempio viene dalle dure e scomposte accuse rivolte dal vice primo ministro e titolare della difesa di Tel Aviv contro uno dei principali alleati e sostenitori di Israele, il ministro degli Esteri degli Stati Uniti. Tre settimane fa Moshe Yaalon ha attaccato fontalmente John Kerry accusandolo di avere “una ossessione fuori luogo” contro Israele e di essere pervaso da un “fervore messianico”. Il capo della diplomazia Usa si era limitato a consigliare a Israele di essere più accomodante nei confronti delle necessità di realizzare una vasta alleanza dei paesi arabi sotto l’egida di Washington che l’intransigenza di Tel Aviv mette continuamente a rischio. Kerry aveva sottolineato che la sicurezza e la prosperità di Israele continueranno ad essere assai relative finché non si porrà fine all’occupazione della Cisgiordania e non si raggiungerà un accordo definitivo con l’Anp sbloccando un processo di pace ostaggio dei falchi di Tel Aviv.
Per rafforzare il suo ragionamento, Johan Kerry non ha mancato di mettere il dito nella piaga, affermando la possibilità che le campagne di boicottaggio crescano di fronte alla chiusura a riccio di Israele. “Esiste una crescente campagna di delegittimazione di Israele, una campagna in pieno sviluppo. La gente è molto recettiva nei confronti di queste iniziative. Si parla di boicottaggio e di altre cose”.
Una sottolineatura – definita dalla ministra della Giustizia Tzipi Livni come un “consiglio amichevole di un amico di Israele – bollata invece come “immorale e ingiusta” da parte del premier israeliano Netanyahu. “Non esiste pressione che mi possa obbligare a cedere sugli interessi vitali dello Stato di Israele, specialmente sulla sicurezza dei suoi cittadini” ha tuonato il primo ministro in riferimento al piano sul Medio Oriente sponsorizzato da Kerry.
E’ evidente che la pressione di Bruxelles e di Washington nei confronti del governo israeliano aumenta, e che la storica carta bianca concessa a Tel Aviv da parte dei due principali protettori a livello internazionale comincia ad essere condizionata al rispetto degli interessi nell’area di Stati Uniti e Unione Europea. Da fondamentale pedina occidentale in Medio Oriente lo “stato ebraico” si sta progressivamente trasformando in una spina nel fianco rispetto ai piani di normalizzazione dell’area, necessaria in un contesto in cui aumenta il peso economico, militare e politico delle petromonarchie del Golfo.
Dalla loro i due blocchi hanno un’arma assai importante di condizionamento nei confronti di Tel Aviv. L’enorme sostegno economico fin qui accordato.
Ogni anno Washington concede a Israele 2300 milioni di euro di aiuti militari, un accordo che però scadrà nel 2017. Nel 2012 e nel 2013 il Pentagono ha investito 600 milioni di dollari in un sofisticato scudo missilistico realizzato in Israele, e secondo gli ultimi dati resi noti dalla Casa Bianca gli States esportano in Israele ogni anno beni per un valore complessivo di 15 miliardi di dollari, mentre ne importa da Tel Aviv per 25. Se Israele continuasse a perseguire una strategia troppo distante dagli interessi statunitensi in Medio Oriente i rubinetti potrebbero chiudersi, e anche una riduzione parziale degli aiuti risulterebbe fatale per Tel Aviv.
Inoltre, il ministro delle Finanze israeliano, l’imprenditore Yair Lapid, ha avvertito la settimana scorsa che l’Unione Europea potrebbe rescindere molti dei suoi accordi di collaborazione economica con ‘lo stato ebraico’ in considerazione del fatto che Israele viene sempre più bollato come il principale responsabile del fallimento degli accordi di pace con i palestinesi. In questo caso, ha detto allarmato Lapid, “l’economia entrerebbe in recessione, l’inflazione schizzerebbe in alto, i bilanci di sanità, istruzione, welfare e sicurezza dovrebbero essere tagliati e molti mercati internazionali si chiuderebbero”.

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