Il Rapporto annuale 2018 di Peace Now sugli insediamenti nei 10 anni del governo Netanyahu.

Nel 2018 la costruzione di nuovi insediamenti è stata del 9% al di sopra della media. 19.346 unità abitative sono state costruite nell’ultimo decennio sotto il PM Netanyahu Il 70% delle costruzione sono in “Insediamenti isolati” English version Peace Now – 14 maggio 2019 Immagine di copertina: Mappa della costruzione degli insediamenti durante il decennio di…

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Rapporto: Diplomazia cristiana palestinese nella lotta contro i sionisti cristiani

Il governo palestinese si sta rivolgendo alla propria comunità cristiana e persino ai suoi evangelici per lottare contro i corrotti sionisti cristiani. Negli ultimi mesi i funzionari del ministero degli Esteri palestinese si sono trovati in una situazione di incertezza. Nonostante il forte sostegno alla causa palestinese nel mondo, una manciata di piccoli paesi latinoamericani…

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Corte Suprema israeliana dà il via libera a demolizione di scuola palestinese

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Betlemme-PIC. La Corte Suprema israeliana ha dato il via libera alla demolizione della scuola palestinese di Tahadi 5, nel villaggio di Beit Ta’mur, ad est di Betlemme.

Il direttore del comitato anti-colonie di Betlemme, Hasan Brijiya, ha affermato che la sentenza del tribunale ha dato il via libera alla demolizione della scuola da parte dell’esercito e dei coloni israeliani.

L’avvocato Emil Mashreki presenterà un ricorso al tribunale centrale israeliano per impedire la demolizione.

Brijiya ha affermato che i palestinesi locali si manterranno vigili nell’area, in modo da stare in guardia contro qualsiasi tentativo di demolizione.

In una chiara violazione di tutte le leggi e dei principi dei diritti umani, incluso il diritto all’istruzione e all’accesso alle istituzioni educative, molte scuole nei villaggi palestinesi e nelle comunità beduine sono attaccate da soldati e coloni israeliani.

thanks to: InfoPal

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Partnership tra Sunshine4Palestine e la European Physical Society

Partnership tra Sunshine4Palestine e la European Physical Society
(Foto di Sunshine4Palestine)

Ha compiuto un nuovo, importante step il progetto “Science4People. Sulle ali della scienza per superare ogni confine” che la ong italo-anglo-palestinese Sunshine4Palestine ha avviato a febbraio in Cisgiordania con la formazione di un gruppo di lavoro (sezione Science4People Bethlehem) sui temi della scienza e dell’energia green, costituito da giovani studentesse della Bethlehem University. La European Physical Society, infatti, ha deciso di affiancare e rafforzare il lavoro del gruppo dando vita alla collaborazione tra la ong e la società europea. Questa partnership ha visto la costituzione della sezione EPS “Science4People Young Minds” di Betlemme, prima sezione Young Minds aperta in Medio Oriente. Le sezioni EPS-Young Minds sono formate da studenti, dottorandi e post-doc delle facoltà scientifiche al fine di collaborare tra di loro e con l’EPS per la realizzazione di attività di outreach, di divulgazione, di organizzazione di seminari e workshops, nonché di networking, che mirano alla promozione della fisica e all’autonomia del gruppo.
La sezione in Cisgiordania è presieduta dalla studentessa Randa-Al-Obayyat e composta da altri 4 elementi, che continueranno a realizzare interventi di divulgazione scientifica in Palestina.

Questo step succede ad altre due fasi, che si sono svolte nei mesi passati.

Febbraio 2017: il team di fisici di Sunshine4Palestine dà avvio al progetto Science4People nell’università cisgiordana. Il progetto si sviluppa in più fasi nell’arco di una settimana: un gruppo di studentesse della Bethlehem University, dopo essere stato introdotto ai temi degli sviluppi contemporanei della fisica e della comunicazione scientifica, insieme al team di Sunshine4Palestine organizza una serie di esperimenti con materiali di facile reperibilità, che presentano, supervisionati dal team S4P, ad un pubblico di studenti dai 6 ai 18 anni del territorio, che per l’occasione hanno invaso il laboratorio universitario.

Aprile 2017: il gruppo di giovani scienziate raccolte nella neocostituita sezione Science4People Bethlehem inizia a replicare in totale autonomia gli esperimenti nelle classi delle scuole primarie del territorio, esponendo alla scienza i giovanissimi attraverso un approccio ludico, insegnando, ad esempio, a fabbricare una piccola batteria con materiale di scarto, a costruire la propria piccola lampada, a vedere la scienza come un percorso da intraprendere per risolvere i problemi quotidiani, lì, in Palestina, dove le condizioni di vita sono complesse, anche a causa della scarsità di accesso all’elettricità e all’acqua potabile.

“Siamo orgogliosi ed onorati di iniziare una collaborazione con l’EPS, che rappresenta una crescita del progetto e l’apertura ad un network europeo di scambio dei nostri studenti – afferma Barbara Capone, ricercatrice in Fisica e presidente di Sunshine4Palestine. Con la nostra ong promuoviamo e realizziamo progetti innovativi che favoriscono il dialogo interculturale attraverso lo sviluppo sostenibile, la scienza e l’istruzione. In questo contesto si situa Science4People, il primo progetto di divulgazione scientifica in Palestina, che proseguiremo nel tempo lì e in altri paesi. Siamo contenti di vedere l’entusiasmo che anima le studentesse universitarie nel proseguimento del progetto sul territorio”.

“Science4People” è stato reso possibile grazie a fonti di finanziamento indipendenti: ad un crowdfunding avvenuto sulla piattaforma Eppela, alla vendita di merchandising tramite il sito Worth Wearing, al contributo del collettivo studentesco Roter Vektor Physik di Vienna e agli studenti della THINK conference (Vienna), ai proventi di un concerto di solidarietà del quale sono stati protagonisti Giorgio Tirabassi e la sua band al Teatro Tor Bella Monaca a Roma. Il progetto è stato inaugurato nel giardino del locale romano Monk a settembre con un laboratorio di esperimenti green per bambini.

www.sunshine4palestine.com

Sorgente: Pressenza – Partnership tra Sunshine4Palestine e la European Physical Society

Attacco israeliano al Centro medico Al Sadaqa di Betlemme

Nella notte fra l’11 e il 12 dicembre, alle 2.30, soldati israeliani, dopo aver circondato l’area, sono penetrati nel Centro medico Al-Sadaqa di Betlemme sfondando porte, mettendo a soqquadro vari ambulatori, distruggendo strutture e apparecchiature sanitarie. Dopo essersi trattenuti diverse ore per portare a termine la loro azione distruttiva, se ne sono andati portando con sé 25.000 shekel (circa 6.000 euro), computer e archivi amministrativi. I danni economici sono ingenti, e lo sono anche quelli sociali dato l’elevato numero di pazienti le cui cartelle cliniche sono state portate via e che avranno, quindi, difficoltà nel ricevere le prossime cure.

Il Centro medico Al Sadaqa cura pazienti indigenti che fanno riferimento al centro per effettuare visite ed analisi, praticare terapie e ricevere farmaci a costi adeguati alle loro scarse possibilità economiche. Di fronte alla gravità di questi fatti che, purtroppo, rientrano nella “normalità” della vita quotidiana in Palestina, è necessario che tutti coloro che sono sensibili ai valori del diritto e della giustizia facciano sentire la propria voce di protesta.

Barbara

video dell’attacco israeliano al centro medico

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thanks to: Associazione di Amicizia Italo-Palestinese

Matteo Renzi l’antisemita

Il Presidente del Consiglio italiano è stato in visita per due giorni in Israele, con un breve passaggio a Betlemme. Nei suoi discorsi tanti slogan e non poche banalità.

Matteo Renzi alla Knesset

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Gerusalemme, 23 luglio 2015, Nena NewsMatteo Renzi si proclama l’artefice della ripresa dell’Italia, il capo del governo che ha rilanciato il nostro Paese, anche in politica estera. Al contrario con il suo primo viaggio ufficiale in Israele, ieri e martedì, con una breve parentesi a Betlemme dove ha incontrato il leader dell’Anp Abu Mazen, il Presidente del Consiglio ha confermato che dell’Italia lui rappresenta l’inconsistenza nelle questioni che contano. Il primo ministro di un Paese che è parte del G8, punto sul quale insiste proprio Renzi, non può limitarsi a ripetere slogan e ovvietà quando si confronta con una delle crisi centrali del nostro tempo, quella israelo-palestinese. Una questione che chiama in causa la legge internazionale, le Convenzioni di Ginevra, il ruolo delle Nazioni Unite e della Corte penale internazionale, che condiziona la politica estera di Paesi arabi ed occidentali e che continua a generare attivismo e passioni in tutto il mondo. E’ in queste occasioni che un protagonista della scena internazionale si dimostra tale. Matteo Renzi ha confermato di non esserlo.

Si sa dove da sempre batte il cuore del Presidente del Consiglio. E lo ha confermato lui stesso ieri a Gerusalemme con il discorso che ha pronunciato davanti alla Knesset, presente il premier Netanyahu. Trenta minuti di esaltazione acritica di Israele, di dichiarazioni d’amore eterno condite da storie personali che da un lato hanno suscitato l’applauso di deputati, ministri e del folto pubblico presente ma dall’altro devono essere apparse troppo enfatiche agli stessi dirigenti e parlamentari israeliani. «Voi avete il dovere di esistere e di resistere e di tramandare ai vostri figli, come ai miei tre figli – Francesco, Emanuele ed Ester – perché siete un punto di riferimento anche se a volte possiamo avere dei dissensi», ha detto ad un certo punto Matteo Renzi. Martedì aveva proclamato che «Israele è il paese delle nostre radici, delle radici di tutto il mondo e anche il paese del nostro futuro».

Nessuno vieta a Renzi di esprimere la sua ammirazione per Israele e di banalizzare la storia. Ma il Presidente del Consiglio italiano è anche il rappresentante del terzo Paese dell’Ue e non può riassumere “tutto il resto” in quattro parole: «La pace sarà possibile solo con due Stati e due popoli e solo se sarà garantita piena sicurezza di tutti: il diritto dello Stato palestinese all’autodeterminazione e quello dello Stato ebraico alla propria sicurezza». Non può limitarsi a pronunciare frasi ad effetto, per compiacere Netanyahu e i suoi ministri, come «Chi pensa di boicottare Israele non si rende conto di boicottare se stesso, di tradire il proprio futuro. l’Italia sarà sempre in prima linea nel forum europeo e internazionale contro ogni forma di boicottaggio sterile e stupido». Perchè dall’altra parte del Muro costruito da Israele in Cisgiordania e che Renzi ha certamente visto mentre si recava a Betlemme – Silvio Berlusconi riuscì addirittura a non scorgerlo – ci sono quasi tre milioni di palestinesi che reclamano libertà, fine dell’oppressione e dell’occupazione militare israeliana. E ci sono inoltre due milioni di palestinesi di Gaza che vivono in una prigione a cielo aperto che possono aprire e chiudere solo Israele e l’Egitto di Abdel Fattah al Sisi, quello figlio del golpe, delle centinaia di condanne a morte, degli attivisti anti Mubarak sbattuti in galera, della libertà di stampa negata, del quale il Presidente del Consiglio si è detto un sostenitore e uno stretto alleato. E non si possono dimenticare i cinque milioni di profughi palestinesi sparsi nei campi profughi di Libano, Siria e Giordania.

Renzi e il presidente palestinese Abu Mazen

Renzi, davanti alla Knesset, non ha mai pronunciato la parola occupazione, non ha fatto riferimento alle risoluzioni internazionali, ha evitato accuratamente di affrontare la questione della colonizzazione dei territori occupati, ha ricordato solo le sofferenze israeliane per il razzi palestinesi di un anno fa dimenticando i 2.200 palestinesi uccisi, tra i quali centinaia di bambini, e le distruzioni immense subite da Gaza sotto bombardamento israeliano per 50 giorni.

Chi proclama di voler fare grande l’Italia non può chiudere nello scantinato i palestinesi e i loro diritti, come ha fatto il primo ministro italiano ieri durante il breve passaggio per il palazzo presidenziale a Betlemme. Durante la conferenza stampa (non aperta alle domande dei giornalisti) il presidente palestinese ha denunciato la colonizzazione. «La continua costruzione di colonie da parte di Israele fa perdere speranza al popolo palestinese che attende la sua patria da circa 70 anni», ha detto, aggiungendo subito dopo «ma le nostre mani sono tese per la pace verso i nostri vicini israeliani sulla base delle risoluzioni internazionali». Renzi è rimasto impassibile. Poi, come se Abu Mazen non avesse mai aperto bocca, ha esortato il leader palestinese a «lottare contro il terrorismo», promettendo l’assistenza dell’Italia all’economia e lo sviluppo dei territori palestinesi. Pane non libertà.

thanks to: Nena News