Le campagne sioniste contro il BDS non intimidiscono

Gli avvenimenti iniziati il 30 Marzo 2018 con la Grande Marcia del Ritorno in Palestina mostrano chiaramente che le minacce e l’uso della forza nonché la violenza indiscriminata, spesso mirata, dell’esercito sionista non servono ad ottenere concessioni dai palestinesi. Quello che è stato concepibile con l’ANP non si è mostrato possibile con la Resistenza. Inoltre…

via Le campagne sioniste contro il BDS non intimidiscono — Palestina Rossa – diamo voce alla Sinistra e alla Resistenza palestinese

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Israele attacca il premio Nobel 2018 perchè sostiene i Palestinesi

Il Premio Nobel 2018 nella lista nera dei sostenitori di israele.

Molti di voi avranno letto o sentito i nomi dei vincitori del Premio Nobel 2018 per la Chimica annunciati ieri. Avrete molto probabilmente sentito che uno dei vincitori è George P. Smith, professore di scienze biologiche all’Università del Missouri, Usa. Un nome che giustamente non vi dirà nulla, almeno che non siete del campo. Copertina: Nobel Prize 2018 per la  Chemistry: Frances H Arnold, George P Smith and Gregory P Winter

Roberto Prinzi – 4 ottobre 2018

Molti di voi avranno letto o sentito i nomi dei vincitori del Premio Nobel 2018 per la Chimica annunciati ieri. Avrete molto probabilmente sentito che uno dei vincitori è George P. Smith, professore di scienze biologiche all’Università del Missouri, Usa. Un nome che giustamente non vi dirà nulla, almeno che non siete del campo.

Peccato perché Smith è un intellettuale a tutto tondo ed è un grande attivista. Al di là dei suoi meriti scientifici indiscutibili di cui tutta la stampa nostrana ha parlato, di quest’uomo purtroppo non è stato detto (o meglio non è stato voluto dire) che lui è un accanito sostenitore della Palestina e del movimento Bds (Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni contro Israele). Una lacuna informativa non casuale: come si è potuto “dimenticare” di ricordare il suo attivismo per il popolo palestinese che occupa da anni una parte importante della sua attività intellettuale e umana?

E’ un peccato che non siano emerse le sue posizioni politiche: ad esempio le sue recenti condanne ad Israele per la mattanza dei palestinesi e la necessità di boicottare l’autoproclamato stato ebraico. E’ un peccato ancora di più perché, in un mondo istituzionale e accademico che deve essere sempre più ovattato politicamente, dove si ha sempre più paura di prendere posizioni nette e politiche che possano in qualche modo nuocere al mainstream (capitalistico e imperiale), questo maledetto genio si è esposto con coerenza e coraggio a fianco del popolo palestinese. Passando anche numerosi guai: potete facilmente immaginare quali pressioni questo “professore controverso” abbia subito e subisca da parte dei gruppi pro-israeliani che negli Usa sono fortissimi.

Di lui ci sarebbero tante belle storie da raccontare, ma per limiti di spazio mi limiterò a un episodio del 2015 quando tentò di avere un corso su “Prospettive del sionismo” adoperando come testo base il noto libro dello storico israeliano Ilan Pappé “La pulizia etnica della Palestina”. Alla fine, per la pressione dei gruppi sionisti presenti all’università, il suo corso fu cancellato.

Però pensate ora soltanto un attimo a quest’uomo che, sfidando il low profile di gran parte dell’accademica e l’ostilità delle lobby, decide di abbandonare per qualche ora la “sua” materia e incomincia a parlare di come la fondazione dello stato d’Israele si sia basata sulla rimozione, spoliazione e cancellazione del popolo autoctono: quello palestinese.

Sito Canary Mission che “documenta individui e organizzazioni” che promuovono l’odio verso gli Stati Uniti, Israele e gli ebrei nelle università del Nord America.

Ora è stato scritto che “allora sbagliò” perché “uscì fuori tema”, che quello “non era il suo campo di studi”. Secondo me queste sono sciocchezze. In fondo cosa è la biologia se non la scienza che, oltre a studiare i processi fisici, chimici ed emergenti dei fenomeni che caratterizzano i sistemi viventi, si occupa dei processi come l’adattamento, lo sviluppo, l’evoluzione, l’interazione tra gli organismi ed il loro comportamento?

Abituato al rigore del metodo scientifico, Smith non ha fatto e fa altro che applicarlo anche al caso della Palestina. E se si è rigorosi – e se sei biologo lo devi essere – se si analizzano cause e conseguenze, l’interazione tra esseri viventi etc etc, beh allora non puoi prendere una posizione netta e non schierarti con i palestinesi. Senza le solite paraculate di molti “intellettuali” che, nella migliore delle ipotesi, dividono le responsabilità di colpe in parti uguali come se fossero pezzi di torte di compleanno da dividere tra commensali. Smith si schiera. Punto. Poco importa che sta nel Missouri a decine di migliaia dalla Palestina. Poco importa che sulla carta insegna “scienze biologiche”.

Immagini inserite liberamente da Invictapalestina.org

thanks to: Invictapalestina

 

Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Dopo mesi di campagna degli attivisti del BDS (sistema di boicotaggio e disinvestimento) contro il regime di Israele e la sua occupazione illegale contro il popolo palestinese, la star colombiana Shakira non si esibirà nella data prevista di luglio a Tel Aviv. Lo ha annunciato martedì l’azienda Live Nation.

 

“Esibirsi in uno stato di apartheid, che sia il Sud Africa del passato o Israele di oggi, sfidando apertamente le voci degli oppressi mina sempre la battaglia popolare degli oppressi contro gli oppressori”, hanno scritto dozzine di associazioni e organizzazioni culturali palestinesi in una lettera inviata alla cantante colombiana con l’intento di convincerla a non esibirsi a Tel Aviv.

“Nel suo tentativo di sopprimere le grandi dimostrazioni di massa e pacifiche di decine di migliaia di Palestinesi a Gaza, in lotta per la libertà e per i loro diritti sanciti dalle Nazioni Unite, Israele ha attuato una feroce repressione.

Come risultato, oltre 100 palestinesi civili sono stati uccisi dal 30 marzo e altri 10 mila sono stati i feriti. Ti chiediamo di non “la la la” al sistema di ingiustizia che nega ai palestinesi i diritti umani più elementari”, conclude la lettera indirizzata a Shakira.

Il risultato è stato raggiunto. La vittoria è stata enorme. Avrà avuto il riscontro mediatico che meritava? Pochi pochissimi a dare notizia dell’annuncio che Shakira non si esibirà a Tel Aviv nel “libero” occidente. Nella “libera stampa italiana” ancora nessuno al momento. E per chi lo ha fatto nel mondo come TeleSur ci pensa l’incredibile censura di Facebook cui ci siamo imbattuti oggi.

Qui per vedere il video che Facebook considera da censurare. Il livello dell’informazione è questo. Lasciamo a voi trarre tutte le conclusioni del caso.

Notizia del:

Sorgente: Shakira non si esibirà a Tel Aviv. Vittoria BDS ignorata dai grandi media e censurata da Facebook

Il Diritto di boicottare Israele – Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: un legittimo movimento per i diritti umani

dossier-headerPubblichiamo il dossier “Il Diritto di boicottare Israele – Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: un legittimo movimento per i diritti umani”, a cura di BDS Italia con il sostegno di AssoPace Palestina, Centro Studi Sereno Regis, Pax Christi Italia, Rete Ebrei Contro l’occupazione, Servizio Civile Internazionale Italia e Un ponte per…

Lo scopo del documento è di chiarire le ragioni e gli obiettivi del movimento globale nonviolento per il BDS, che si propone di esercitare pressione su Israele fino a quando non rispetterà il diritto internazionale e i diritti umani del popolo palestinese.

Il dossier è corredato da una ricca documentazione che presenta le basi giuridiche della legittimità del movimento e una rassegna delle prese di posizione da parte di governi, organizzazioni della società civile ed esperti che sostengono il pieno diritto del BDS ad essere esercitato.

Contiene inoltre una consistente sezione sugli attacchi che, a livello internazionale, vengono mossi al movimento e agli attivisti in esso impegnati, che, per Amnesty International, sono “difensori dei diritti umani.”

Il dossier si conclude con alcune raccomandazioni alle istituzioni italiane affinché siano tutelati i diritti alla libertà di espressione, di associazione e di riunione, come sancito nella nostra Costituzione, e sia rispettato e garantito il diritto di contribuire al raggiungimento dei diritti umani del popolo palestinese attraverso la pacifica promozione del BDS.

Il dossier sarà uno strumento utile per la stampa, le istituzioni, la politica e chiunque voglia un’informazione obiettiva sul movimento BDS, recentemente nominato da un parlamentare norvegese al Premio Nobel per la Pace.

Il BDS, sostenuto da milioni di uomini e donne in tutto il mondo, incluse personalità come l’Arcivescovo Desmond Tutu, Premio Nobel per la pace, Naomi Klein, Roger Waters, Angela Davis e Judith Butler, si sta rivelando uno strumento efficace nella lotta per porre fine al sistema di occupazione militare, colonizzazione e apartheid che Israele impone ai palestinesi.

»Scarica il dossier

thanks to: BDS Italia

Impara a conoscere le spie che iniettano propaganda israeliana nella tua fonte di notizie

Gli attivisti di solidarietà per la Palestina “combattono per i cuori e le menti della base popolare”, ha detto e ha affermato, “ci siamo appena svegliati [col BDS] e dobbiamo fare molto velocemente.”  Copertina – Sima Vaknin-Gil, ora responsabile della direzione del ministero anti-BDS di Israele, un tempo era direttrice della censura militare. (Wikipedia)

di Asa Winstanley, 24 gennaio 2018

Quando all’inizio del 2016 Sima Vaknin-Gil è diventata direttrice generale del Ministero degli Affari strategici israeliano, un fatto cruciale è passato ampiamente inosservato.

Per anni è stata un ufficiale di alto grado in un’agenzia di spionaggio israeliana.

Ciò significa che negli ultimi due anni un ex ufficiale dei servizi segreti ha gestito la guerra globale israeliana contro il BDS, il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni.

Il suo capo al ministero è Gilad Erdan, un alleato chiave del primo ministro Benjamin Netanyahu.

Il mese scorso hanno rivelato di aver speso enormi somme per la creazione di una propaganda anti-BDS indirizzata ai social media e ai media.

Dovrebbe suonare forte la sveglia a tutti i difensori della libertà di parola e dei diritti umani quando una pacifica campagna della società civile è presa di mira da agenzie di spionaggio responsabili di pirateria informatica, torture, rapimenti e omicidi in Palestina e in tutto il mondo.

Servizi segreti militari

Pur non essendo un segreto, il retroterra di Vaknin-Gil è stato appena considerato dalla copertura dei media dopo la sua nomina fondata sul suo precedente ruolo di capo della censura di Israele.

Un’attenta ricerca è arrivata a un solo articolo – un’intervista del dicembre 2015 alla rivista israeliana Army Defense – che parlava della sua carriera nell’intelligence.

L’intervista fu rilasciata alla vigilia della sua nomina come massimo funzionario in quello che è effettivamente il ministero anti-BDS di Israele. Rivelò di avere trascorso più di 20 anni come spia nell’intelligence dell’aviazione israeliana, arrivando al grado di generale di brigata – una posizione che mantiene ancora come riservista.

In quel periodo, dichiara la rivista, lavorò “a stretto contatto con i funzionari statunitensi e gli ufficiali più alti in grado dell’intelligence israeliana”.

Nel 2005, ha iniziato il suo percorso di dieci anni come capo della censura militare, un ruolo che ha richiesto un coordinamento regolare con le principali spie e leader militari israeliani, tra cui il capo dell’intelligence militare, il capo del Mossad e il capo dello stato maggiore dell’esercito.

“Inondare internet”

“Voglio creare una comunità di combattenti”, ha detto Vaknin-Gil poco dopo la sua nomina al ministero degli affari strategici.

Ha detto di avere programmato di “inondare internet” con una propaganda israeliana che avrebbe pubblicamente preso le distanze dal governo.

Recentemente, durante una conferenza del Jerusalem Post, ha annunciato solo di sfuggita di provenire “dall’intelligence dell’IDF,” l’esercito israeliano.

Trasmesso in live streaming su YouTube, il dibattito di dicembre 2017 è stato una discussione su come combattere al meglio il BDS.

Vaknin-Gil ha ammesso che gli argomenti dei diritti umani degli attivisti BDS risultano molto convincenti per la base popolare in Europa e negli Stati Uniti al punto che “laggiù, a meno che non si faccia qualcosa, perderemo”.

Ha attribuito ai sostenitori dei diritti dei palestinesi un “comportamento molto, molto intelligente”.

Gli attivisti di solidarietà per la Palestina “combattono per i cuori e le menti della base popolare”, ha detto e ha affermato, “ci siamo appena svegliati [col BDS] e dobbiamo fare molto velocemente.”

Il co-fondatore del movimento BDS Omar Barghouti ha dichiarato a The Electronic Intifada che Israele non è riuscito a vincere “la battaglia per i cuori e le menti al livello della base popolare”.

Secondo Barghouti, Israele sta “cercando disperatamente di sopprimere l’enorme crescita del movimento BDS per i diritti palestinesi nel mainstream passando a misure draconiane di repressione ed esportandole attraverso i suoi gruppi di pressione nei governi occidentali”.

I profondi legami del Ministero con lo spionaggio

L’agenda ufficiale del ministro per gli affari strategici Gilad Erdan del 2016, arrivata nelle mani di attivisti israeliani e tradotta da The Electronic Intifada, conferma gli stretti legami del suo dipartimento con le agenzie di spionaggio del paese.

L’agenda riporta un incontro del 17 gennaio con il capo dello Shin Bet, la polizia segreta israeliana. L’agenzia ha una lunga storia di molestie, rapimenti, torture e uccisioni di attivisti palestinesi.

L’agenda mostra anche che il 16 febbraio 2016 Erdan ha pranzato con il capo del Mossad, l’agenzia d’oltremare israeliana di spionaggio e assassinio.

E il 20 marzo Erdan a quanto pare ha incontrato il “capo degli 8200” – riferimento all’Unità 8200, le spie israeliane responsabili dei principalmente impegnati nella guerra cibernetica.

Secondo i veterani dell’Unità 8200, le sue attività includono intercettazione delle comunicazioni di civili palestinesi che vivono sotto occupazione israeliana per persecuzione politica o per trovare informazioni personali o sessuali imbarazzanti che potrebbero essere utilizzate per ricattarli a collaborare.

Corruzione della stampa

Il piano di Vaknin-Gil di “inondare internet” rispecchia precedenti segreti tentativi di diffondere propaganda filo-israeliana.

Nel 2014, The Electronic Intifada ha scoperto un complotto proveniente dal sito digitale Israel21c studiato per piazzare i suoi pezzi fasulli online e nei media con l’uso di metodi ingannevoli.

Con Vaknin-Gil – un esperto in censura della stampa – il ministero sta invece cercando di corrompere gli editori.

L’osservatorio dei media israeliani The Seventh Eye ha riferito il mese scorso che il ministero che Vaknin- Gil gestisce ha pagato l’editore del quotidiano più venduto in Israele 100.000 dollari per pubblicare articoli e video che attaccano il BDS come “antisemita”.

Pubblicato in ebraico e in inglese da Yediot Ahronot e dal suo sito web Ynet, gli articoli non hanno rivelato esplicitamente che erano contenuti a pagamento.

Un articolo inglese ha accennato vagamente al fatto che erano il risultato dell’”unione delle forze” del ministero e dell’editore, mentre due articoli ebraici affermavano che erano “in collaborazione” con il ministero.

Guerra di propaganda

The Seventh Eye ha spiegato che questa propaganda era “destinata ad influenzare i lettori a sostenere una campagna che Israele sta conducendo contro i suoi critici.”

Oltre a Yediot, il ministero ha anche comprato un finto giornalismo con lo scopo di ottenere l’appoggio di un pubblico globale, compreso quello di Times of Israel e del The Jerusalem Post.

L’agenda 2016 di Erdan si allinea a questo, riportando “un incontro del 18 luglio con l’editore del quotidiano The Jerusalem Post, Yaakov Katz.” La voce non registra l’argomento dell’incontro.

Gli articoli a pagamento facevano parte di una più ampia campagna del ministero degli affari strategici, che comprendeva un budget di 740.000 dollari “per promuovere contenuti sui social media e sui motori di ricerca, tra cui Google, Twitter, Facebook e Instagram”, ha riferito The Seventh Eye.

FOTO – Il sito web creato dal Ministero degli affari strategici per aiutare gli utenti della sua app “Act.il” a diffondere propaganda israeliana online.

Altri 570.000 dollari sono stati spesi per la realizzazione di Act.il, un’app anti-BDS, ed è stata incoraggiata la diffusione online della produzione di video di sostegno.

Una delle “missioni” assegnate ai soldati israeliani della propaganda attraverso l’utilizzo dell’app Act.il lo scorso novembre, secondo The Jewish Daily Forward, “è stata quella di commentare un post specifico sulla pagina Facebook del sito web filopalestinese Electronic Intifada”.

Gli addetti alle pubbliche relazioni di Israele volevano contrastare l’impatto di The Electronic Intifada sull’appoggio del governo olandese a una promozione da parte della catena di supermercati israeliani Shufersal che fanno affari con gli insediamenti.

L’app Act.il è stata finanziata in gran parte dal miliardario dei casinò Sheldon Adelson – un importante donatore per cause anti-palestinesi e per la campagna presidenziale di Donald Trump.

Il ministero degli affari strategici è stato costretto a rendere note a The Seventh Eye le informazioni sul finanziamento in base alle leggi israeliane sulla libertà di informazione.

Ma la rivelazione potrebbe essere una delle ultime di questo tipo se il ministero si farà strada.

Ministero segreto

Il parlamento israeliano in luglio ha dato l’approvazione preliminare ad un disegno di legge che esime il Ministero degli Affari strategici dalla libertà di diritto di informazione.

Erdan ha argomentato sul disegno di legge, redatto dal suo ministero, sostenendo che il BDS è un “fronte di battaglia come qualsiasi altro” e c’è bisogno di mantenere “segreti i nostri metodi di azione”.

Una voce del 7 novembre sull’agenda 2016 di Erdan indica che l’ex spia Vaknin-Gil è stata direttamente coinvolta nella stesura di leggi israeliane contro il BDS.

Con oggetto “Legge BDS”, la voce recita, “Un incontro con Liat e Sima sugli emendamenti legislativi alla legge sul boicottaggio.” (il personale di Erdan al ministero è riportato in tutta l’agenda con il solo nome).

Se la legge verrà approvata, metterà il ministero di Erdan sullo stesso piano di Mossad e Shin Bet, anch’essi esenti dalla libertà di informazione.

Dato che il ministero di Erdan è sempre più gestito come un’agenzia di spionaggio centrata a livello globale piuttosto che un dipartimento governativo convenzionale, forse questa non dovrebbe essere una grossa sorpresa.

Haaretz ha descritto il ministero come “un luogo la cui terminologia interna viene dal mondo dello spionaggio e della sicurezza; le sue figure di spicco sembrano considerarsi i capi di un’unità di commando degli affari pubblici impegnata su più fronti.”

Oltre ad essere guidato da una, il ministero è in gran parte formato da ex spie.

Il predecessore di Vaknin-Gil come direttore generale è stato Ram Ben Barak, ex vice capo del Mossad.

Come ha rivelato The Electronic Intifada l’anno scorso, il direttore della sezione “intelligence” del ministero è Shai Har-Zvi, tenente-colonnello dell’esercito israeliano e probabilmente un’altra ex spia.

Senza fare nomi, un giornalista esperto di intelligence israeliana, Yossi Melman, aveva precedentemente riferito che la posizione era occupata una volta da “un ex investigatore nel sistema di sicurezza.”

“Fonti nascoste”, attività illegali

Melman – che ha confermato la rivelazione di The Electronic Intifada del nome di Har-Zvi – ha scritto che il ruolo della sua sezione “è quello di raccogliere informazioni e dati sul BDS e sui suoi attivisti da fonti sia pubbliche che nascoste”.

Melman ha scritto anche che il ministero ha assunto 25 dipendenti “in gran parte ex ufficiali dei servizi segreti israeliani” i cui nomi sono riservati.

Quali sono queste “fonti segrete” di cui si sta avvalendo la rete di spie di Erdan? Coinvolgono attività illegali? E stanno infrangendo le leggi di altri paesi in cui operano?

“Vogliamo che la maggior parte del lavoro del ministero rimanga riservata”, ha detto Vaknin-Gil al parlamento israeliano nel settembre 2016, quando ha riconosciuto che “una parte importante di ciò che facciamo rimane sotto i radar”.

Erdan ha anche ammesso l’uso da parte del suo ministero di gruppi di facciata internazionali – uno strumento storico delle agenzie di spionaggio israeliane. “La maggior parte delle azioni del ministero non sono del ministero, ma fatte attraverso corpi in tutto il mondo che non vogliono rendere pubblica il loro collegamento con lo stato”, ha detto l’anno scorso.

Un ministro rivale nel 2016 ha accusato Erdan e il suo feudo di “aver gestito organizzazioni ebraiche britanniche alle spalle dell’ambasciata [israeliana] in un modo che potrebbe metterle in violazione della legge britannica”.

E Melman nel 2016 ha rivelato che il ministero è coinvolto in “operazioni oscure” contro il movimento per la giustizia in Palestina.

E’ stato riferito anche da Haaretz che il ministero stava costituendo una “unità di offuscamento” per diffondere menzogne su attivisti BDS.

Minacce di morte e hackeraggio

In un articolo per il giornale ebraico Maariv, Melman ha indicato attacchi ai siti web del Comitato nazionale BDS della Palestina e ad altri gruppi per i diritti umani, suggerendo che gli attacchi potrebbero essere collegati al ministero di Erdan.

Ha anche riportato di minacce di morte contro Nada Kiswanson, un’avvocatessa del gruppo per i diritti umani Al-Haq, che aveva lavorato a L’Aia per raccogliere prove dei crimini di guerra israeliani per la Corte penale internazionale.

Le autorità olandesi hanno indagato sulle minacce. Melman sottintendeva che anche queste potevano essere legate al ministero.

Oltre a molestie e sabotaggi, i gruppi palestinesi sono stati attaccati con campagne diffamatorie volte a minare il loro sostegno politico e finanziario.

Al-Haq e Al Mezan, altro gruppo palestinese per i diritti umani che ha contribuito a raccogliere prove di crimini di guerra, hanno affrontato negli ultimi due anni una sostenuta campagna di diffamazione.

Tutto questo è venuto sia pubblicamente da funzionari israeliani, sia con campagne diffamatorie, false dichiarazioni rilasciate in loro nome, minacce di morte e altre vessazioni nei confronti del loro personale.

La guerra segreta di Israele sembra colpire anche gli attivisti di solidarietà dei paesi occidentali.

Gettare la maschera

A luglio, i membri di una delegazione interreligiosa in Palestina erano stati esclusi dai voli dallo staff di Lufthansa che agiva su ordini israeliani.

Il rabbino di Jewish Voice for Peace, Alissa Wise, ha dichiarato a The Electronic Intifada che lo staff della compagnia aerea ha letto nomi di attivisti che non erano mai stati annunciati pubblicamente come parte della delegazione e che non avevano i biglietti. Ha detto che questo ha dimostrato che a Lufthansa è stata data una lista di persone ottenuta dalla sorveglianza israeliana sulle comunicazioni fra attivisti.

Mentre la campagna segreta di Israele mira a sopprimere le informazioni negative sulle sue violazioni dei diritti dei palestinesi, la campagna stessa appanna ulteriormente la sua immagine malconcia.

Con le sue misure repressive contro la solidarietà per la Palestina, il co-fondatore del BDS, Omar Barghouti, ha detto che Israele “sta gettando la maschera della democrazia e del liberalismo e sta rivelando il suo vero volto come un regime di occupazione e apartheid”.

“Israele sta destinando centinaia di milioni di dollari, dedicando un intero ministero del governo, usando i suoi servizi di intelligence e mostrando i suoi muscoli politici a tutto il mondo per combattere il movimento”, ha aggiunto Barghouti. “Ma questa è una dura battaglia che Israele non può che perdere.”

traduzione: Simonetta Lambertini – invictapalestina

fonte: https://electronicintifada.net/blogs/asa-winstanley/meet-spies-injecting-israeli-propaganda-your-news-feed

thanks to: InvictaPalestina

BDS, movimento per i diritti dei palestinesi proposto per il premio Nobel per la pace

Il movimento BDS cerca di porre fine a mezzo secolo di governo militare israeliano su 4,5 milioni di palestinesi, incluso il devastante assedio illegale di dieci anni che punisce e soffoca collettivamente circa 2 milioni di palestinesi a Gaza. Copertina: Bjørnar Moxnes è un membro del parlamento norvegese.

di Bjørnar Moxnes

OSLO, Norvegia, 2 febbraio, 2018 (IPS) – In qualità di membro del parlamento norvegese con orgoglio uso la mia autorità come deputato eletto per proporre il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per i diritti dei palestinesi per il Premio Nobel per la Pace.

Proporre il movimento BDS per questo riconoscimento è perfettamente in linea con i principi che io e il mio partito abbiamo molto cari. Come il movimento BDS, siamo pienamente impegnati nel fermare una politica sempre più in ascesa, razzista e di destra che investe il nostro mondo e a garantire libertà, giustizia e uguaglianza per tutte le persone.
Ispirato al movimento anti-apartheid sudafricano e al movimento americano per i diritti civili, il movimento BDS guidato dai palestinesi è un movimento pacifico e globale per i diritti umani che sollecita l’uso dei boicottaggi economico e culturale per porre fine alle violazioni israeliane dei diritti umani palestinesi e del diritto internazionale.

Il movimento BDS cerca di porre fine a mezzo secolo di governo militare israeliano su 4,5 milioni di palestinesi, incluso il devastante assedio illegale di dieci anni che punisce e soffoca collettivamente circa 2 milioni di palestinesi a Gaza, alle continue espulsioni forzate di palestinesi dalle loro case e al furto di terra palestinese con la costruzione di colonie illegali nella Cisgiordania occupata.

Cerca eguali diritti per i cittadini palestinesi di Israele, attualmente discriminati da decine di leggi razziste, e di garantire il diritto legale riconosciuto internazionalmente ai profughi palestinesi di tornare alle case e alle terre da cui sono stati espulsi.

I profughi palestinesi costituiscono quasi il 50% di tutti i palestinesi e viene loro negato il diritto al ritorno, garantito dal diritto a tutti i profughi, semplicemente a causa della loro appartenenza etnica.

Gli obiettivi e le aspirazioni del movimento BDS per i diritti umani fondamentali sono irreprensibili. Dovrebbero essere sostenuti senza riserve da parte di tutte le persone e degli stati democraticamente orientati.
La comunità internazionale ha una lunga storia di sostegno a misure pacifiche come il boicottaggio e il disinvestimento contro le aziende che traggono profitto dalle violazioni dei diritti umani. Il sostegno internazionale a tali misure è stato fondamentale nella lotta contro l’apartheid in Sud Africa e il regime coloniale razzista nell’ex Rhodesia.

Se la comunità internazionale si impegna a sostenere il BDS per porre fine all’occupazione del territorio palestinese e all’oppressione del popolo palestinese, si aprirà una nuova speranza per una pace giusta per palestinesi, israeliani e tutti i popoli del Medio Oriente.

Il movimento BDS è stato sostenuto da personaggi di spicco, tra cui gli ex vincitori del premio Nobel per la pace Desmond Tutu e Mairead Maguire. Sta guadagnando il sostegno di sindacati, associazioni accademiche, chiese e movimenti di base per i diritti dei profughi, degli immigrati, dei lavoratori, delle donne, delle popolazioni indigene e della comunità LGBTQI. È sempre più abbracciato da gruppi progressisti ebraici e da movimenti antirazzisti in tutto il mondo.

Undici anni dopo il lancio del BDS, è giunto il momento per noi di impegnarci a non fare del male, e per tutti gli stati di ritirare la loro complicità nell’occupazione militare israeliana, al regime razzista di apartheid, al furto in corso di terra palestinese e ad altre gravi violazioni dei diritti umani.
Assegnare un premio Nobel per la pace al movimento BDS sarebbe un segno potente che dimostra che la comunità internazionale è impegnata a sostenere una pace giusta in Medio Oriente e l’utilizzo di mezzi pacifici per porre fine al dominio militare e alle più ampie violazioni del diritto internazionale.

La mia speranza è che questa nomina possa essere un passo umile ma necessario per portare avanti un futuro più dignitoso e bello per tutti i popoli della regione.

Traduzione: Simonetta Lambertini – invictapalestina
Fonte: http://www.ipsnews.net/2018/02/bds-movement-palestinian-rights-nominated-nobel-peace-prize/

Sorgente: BDS, movimento per i diritti dei palestinesi proposto per il premio Nobel per la pace – Invictapalestina

UN’s list of companies linked to settlements to be published despite Israeli, US pressure

BETHLEHEM (Ma’an) — The United Nations Human Rights Council reportedly plans to go ahead with the publication of a list of companies operating in illegal Israeli settlements in the occupied Palestinian territory and the Golan Heights, in spite of immense diplomatic pressure from the United States and Israel.

According to a report published Tuesday by Israel’s Channel 2, the full list will be published in December, and will include some of the biggest firms in the Israeli industry as well as major US companies, a translation of the report from Times of Israel said.
Some of the international companies on the list reportedly include Coca-Cola, TripAdvisor, Airbnb, Priceline, and Caterpillar, in addition to Israeli companies such as pharmaceutical giant Teva, the national phone company Bezeq, bus company Egged, the national water company Mekorot, and the country’s two largest banks, Hapoalim and Leumi.
The list was recently delivered to the Foreign Ministry, the report said.
Last year, the United Nations Human Rights Council passed a resolution to support forming a database of all companies conducting business in illegal Israeli settlements in the occupied West Bank, amid fierce opposition by the United States and Israel.
The Washington Post previously reported that Zeid Raad al-Hussein, the UN high commissioner for human rights, said that the UN planned to publish the list by the end of this year, which prompted the Donald Trump administration to work with Israel to obstruct its publication.
However, according to the US newspaper, Israel and the United States had unsuccessfully attempted to block funding for the database.
PLO Executive Committee Member Hanan Ashrawi condemned the US and Israeli efforts at the UN as “morally repugnant” at the time.
The attempt “exposes the complicity of Israeli and international businesses in Israel’s military occupation and the colonization of Palestinian land,” Ashrawi said. “This is a clear indication of Israel’s persistent impunity and sense of entitlement and privilege.”
Ashrawi highlighted in her statement that Israel’s settlement activities constituted a “war crime” and were in direct violation of international law and several UN resolutions. “Any company that chooses to do business in the illegal settlements becomes complicit in the crime and therefore liable to judicial accountability,” she said.
Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu has complained that the list unfairly targets Israel and has noted that it was part of the larger Boycott, Divestment, and Sanctions (BDS) movement, which targets specific companies profiting off of Israel’s occupation of Palestinian territory and falls within the traditions of the nonviolent boycott movement against the apartheid regime in South Africa.
Israel and the United States have been starkly opposed to any move that could give weight to the BDS movement, and have often claimed that any support of a boycott against Israel amounts to anti-Semitism.
Israel has tightened the noose on the BDS movement in recent months, most notably by passing the anti-BDS law, which bans foreign individuals who have openly called for a boycott of Israel from entering the country.
Furthermore, Israel has routinely condemned the UN for what it sees as their anti-Israel stance, as numerous resolutions have been passed in recent months condemning Israel’s half-century occupation of the West Bank, including East Jerusalem, and its relentless settlement enterprise that has dismembered the Palestinian territory.
However, Palestinians and activists have long pointed out that nonviolent movements, expressed both in BDS activities and raising awareness on the international stage, are some of the last spaces to challenge Israel’s occupation, as Israeli forces have clamped down on popular movements in the Palestinian territory, leaving many Palestinians with diminished hope for the future.

 

Sorgente: UN’s list of companies linked to settlements to be published despite Israeli, US pressure

 

 

Ebrei in difesa del boicottaggio di Israele

Un mese fa 352 tra organizzazioni per i diritti umani, associazioni ecclesiali, sindacati e partiti politici hanno lanciato un appello alla Commissione europea per sollecitare un intervento a difesa del diritto di parola e di espressione in sostegno al popolo palestinese, preoccupati per gli attacchi subiti, negli ultimi mesi, dai sostenitori del movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro l’apartheid e l’occupazione israeliane (v. Adista Segni Nuovi n. 21/16). Al loro grido di allarme si uniscono ora anche 14 organizzazioni di ebrei di tutto il mondo che il 3 giugno scorso hanno diffuso una lettera aperta in cui invitano governi e organismi internazionali a utilizzare tutti i mezzi a disposizione per obbligare il governo israeliano a cessare immediatamente la campagna di intimidazione contro Omar Barghouti e il movimento BDS da lui guidato.

Nella missiva – indirizzata al Congresso degli Stati Uniti, alla Commissione e al Parlamento europei e ai governi di Canada, Francia, Germania, Israele, Italia, Messico, Irlanda, Spagna, Sud Africa, Svezia e Regno Unito – i firmatari, sconvolti da questa guerra contro la resistenza nonviolenta all’illegale occupazione israeliana, sottolineano «una verità di base che sembra sfuggire all’attuale amministrazione israeliana e ai suoi apologeti: il boicottaggio messo in atto da cittadini di tutto il mondo contro la violazione continua del diritto internazionale è un diritto civile fondamentale protetto dalla legge. Il boicottaggio è uno strumento chiave della protesta nonviolenta. Non può essere vietato, reso illegale o punibile».

La richiesta dei firmatari (tra cui figura anche l’italiana Rete Ebrei contro l’Occupazione; nonché singole persone del calibro di Noam Chomsky e Nurit Peled) è quella di «porre immediatamente fine a tutti i tentativi di criminalizzare il sostegno al BDS e di riconoscere il diritto inalienabile alla resistenza nonviolenta».

E qualche risposta, seppur indiretta, alle due iniziative in difesa del BDS si comincia a registrare. Il 26 maggio, il ministro degli Esteri irlandese Charles Flanagan ha risposto a un’ interrogazione parlamentare del deputato Paul Murphy sugli attacchi di Israele contro il movimento BDS dicendo che questo non gode del sostegno del governo, ma che comunque si tratta di un «punto di vista politico legittimo».

Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro degli Affari esteri olandese, Bert Koenders, il quale ha, sì, dichiarato che il governo non sostiene il boicottaggio di Israele, ma ha poi precisato che l’adesione al BDS rientra nella sfera della libertà di espressione ed è dunque tutelata, «come sancito dalla Costituzione olandese e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo».

Non la pensa così il governatore di New York, Andrew Cuomo, che all’inizio di giugno ha firmato un ordine esecutivo che fa divieto a tutte le agenzie e i dipartimenti su cui ha potere esecutivo di devolvere fondi a quei soggetti, istituzioni, compagnie, aziende, che boicottano o disinvestono da Israele.

Di «precedente inquietante» parla, sul New York Times, Daniel Sieradski, fondatore del Progressive Jews PAC, ricordando come nel 1985 il padre dell’attuale governatore, Mario Cuomo, avesse invece proposto che lo Stato di New York disinvestisse dalle aziende che facevano affari in Sud Africa, «a dimostrazione – spiegava l’allora governatore – dell’orrore che proviamo di fronte a questo sistema di apartheid». «Alla fine – racconta Sieradski – i repubblicani bloccarono il suo progetto e Cuomo decise di disinvestire i propri fondi, ritirando i soldi depositati in banche che avevano legami con il Sud Africa». «Come sono cambiati i tempi», commenta Sieradski.

Ma anche in Italia c’è poco da stare allegri. Il 1° giugno scorso, la ministra dell’Educazione Stefania Giannini si è recata in visita in Israele, insieme ad alcuni membri della Conferenza dei Rettori e a una delegazione di docenti italiani, per commemorare i 15 anni dell’accordo di collaborazione scientifica, tecnologica e industriale tra i due Paesi. Il viaggio era tra le altre cose teso a rinsaldare i rapporti dopo le polemiche scaturite dalla collaborazione tra alcune università italiane e il Technion, il Politecnico di Haifa. Più di 300 docenti italiani hanno infatti sottoscritto nei mesi scorsi un appello a interrompere ogni cooperazione con l’ateneo coinvolto più di ogni altro nel complesso militare-industriale israeliano. L’iniziativa alla ministra non è andata giù e durante la permanenza in Israele non ha mancato di stigmatizzarla, ribadendo che il boicottaggio «è sbagliato nel principio e nella pratica». Citando Renzi, la ministra non si è poi fatta scrupolo di aggiungere che «Israele è una parte di noi».

di Ingrid Colanicchia

( Fonte: bdsitalia.org )

Fourth National BDS Conference – Bethlehem University June 8

Invitation 

The Palestinian Boycott, Divestment, and Sanctions National Committee (BNC)
cordially invites you to actively participate in its

Fourth National BDS Conference
Saturday, 8 June 2013
9:00 AM to 5:00 PM
Bethlehem University 

See Attached Conference Program in English and Arabic

In light of the latest spectacular growth of the BDS movement around the world in the academic, cultural and economic domains, this conference aims to enhance and expand Palestinian civil society’s active implementation of BDS as an effective and popular strategy of resistance that is deeply rooted in the heritage of Palestinian popular resistance and that is also inspired by the South African anti-apartheid struggle and the US civil rights movement.

The conference will feature:

– Solidarity video messages  from Archbishop Desmond Tutu, Roger Waters and Marcel Khalifeh

– Presentations by leading trade unionists, academics, women and youth activists, writers and other civil society representative.

– Workshops culminating months of community meetings to develop strategies for local sector-based BDS campaigns

The conference embodies the unified and determined Palestinian will to exercise our inalienable right to self determination through ending Israel’s occupation, apartheid and denial of our refugees’ right of return. This in turn requires intensifying BDS globally to isolate Israel in all fields and hold it accountable to its obligations under international law.

For more information: info@BDSmovement.net

Simultaneous Translation is Available

www.bdsmovement.net

 

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