Israele ha violato l’accordo con la Russia sulla Siria

Sputnik 23.09.2018

L’aviazione israeliana ha ingannato la Russia fornendo informazioni errate sull’area degli attacchi aerei pianificati in Siria il 17 settembre, impedendo così all’Il-20 russo di recarsi in una zona sicura, dichiarava il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggior-Generale Igor Konashenkov. Il 17 settembre, il Generale Igor Konashenkov forniva ulteriori dettagli sull’abbattimento dell’aeromobile militare Il-20 russo vicino la Siria. “Oggi, condividiamo informazioni dettagliate sulla caduta dell’aereo Iljushin Il-20 delle forze aerospaziali russe vicino le coste siriana del 17 settembre. Presenteremo un resoconto minuto per minuto di tale tragico incidente sulla base letture radar oggettive, incluse del sistema di visualizzazione delle informazioni aeree Plotto”, affermava. Secondo Konashenkov, l’aviazione israeliana diede alla Russia informazioni fuorvianti sull’ubicazione dei suoi attacchi aerei sulla Siria, impedendo al comandante dell’aereo Il-20 di trasferirsi in una zona sicura e portandolo alla distruzione. “Nei negoziati col canale di de-escalation, il rappresentante del Comando dell’Aeronautica israeliana riferì che gli obiettivi assegnati agli aerei israeliani si trovavano nella Siria settentrionale… Come potete vedere sulla mappa, gli aviogetti israeliani attaccarono Lataqia, provincia occidentale del paese, e non nel nord della Repubblica araba siriana. Lataqia si trova sulle coste. Le informazioni fuorvianti dell’ufficiale israeliano sull’area degli attacchi impedirono all’aereo Il-20 russo di recarsi tempestivamente in un’area sicura”, dichiarava Konashenkov.

Israele notificò alla Russia troppo tardi
Konashenkov riferiva che l’aviazione militare israeliana aveva notificato alla Russia gli attacchi pianificati contro obiettivi siriani contemporaneamente al loro inizio, invece di farlo in anticipo, violando gli accordi bilaterali del 2015 per impedire tali incidenti nello spazio aereo siriano. “Israele non avvertì le forze russe sulle operazioni, ma piuttosto lanciò un avvertimento simultaneamente all’inizio degli attacchi, violando gli accordi. Tali azioni sono una chiara violazione degli accordi russo-israeliani del 2015, volti ad impedire gli scontri tra le nostre forze armate, dentro e sulla Siria, i raggiunti dal gruppo di lavoro congiunto”, dichiarava Konashenkov, aggiungendo che l’IAF aveva più volte creato situazioni pericolose per le forze russe in Siria, sottolineando che Mosca aveva avvertito Tel Aviv sulle sue operazioni aeree nel Paese devastato dalla guerra almeno per 12 volte.

Registrazione audio dell’avvertimento
Konashenkov osservava che il ministero possiede la registrazione audio che dimostrava che l’IAF avvertì i russi del previsto attacco aereo su obiettivi in Siria solo quando l’Il-20 russo fu abbattuto. “La frase era in russo, il Ministero della Difesa russo ne ha la registrazione”, notava.

Israele dimostra negligenza criminale o incapacità
Secondo le nuove informazioni, l’equipaggio dell’Il-20 iniziò un atterraggio d’emergenza dopo essere stato colpito da un missile, coi piloti dei caccia F-16 israeliani che l’utilizzavano come “scudo” contro le difese aeree siriane. Konashenkov spiegava che un aereo israeliano si avvicinò all’Il-20, considerato un altro attacco dai sistemi di difesa aerea siriana. Inoltre smentiva le affermazioni dell’IDF secondo cui i loro aviogetti erano già nello spazio aereo israeliano quando l’esercito siriano lanciò i missili che colpirono l’aereo russo, dicendo che gli F-16 lasciarono l’area solo 10 minuti dopo aver ricevuto le informazioni sull’abbattimento. “I dati oggettivi presentati testimoniano che le azioni dei piloti dei caccia israeliani, che portarono all’omicidio di 14 militari russi, mancavano di professionalità o erano a dir poco dei negligenti criminale. Pertanto, riteniamo che la colpa per la tragedia dell’aereo Iljushin Il-20 russo ricade interamente sulle forze aeree israeliane e su chi decise di compiere tali azioni”, sottolineava Konashenkov. Il portavoce del ministero continuava indicando che gli aviogetti israeliani poteva rappresentare una minaccia per gli aerei di linea quando l’Il-20 fu abbattuto, e notava che la Russia non ha mai violato l’accordo sui voli in Siria con Israele. “Così, gli aviogetti israeliani minacciavano direttamente qualsiasi aereo da trasporto o passeggeri che avrebbe potuto essere in quel momento divenendo vittime dell’avventurismo dei militari israeliani”, aggiungeva Konashenkov.

Golan
Numerose forze filo-iraniane e 24 sistemi lanciarazzi multipli furono ritirati dalle alture del Golan con l’assistenza militare russa, avevaa detto Konashenkov, aggiungendo che ciò permise a Tel-Aviv di escludere completamente il bombardamento del territorio israeliano dall’area contesa. “Attualmente, sei posti di osservazione della polizia militare delle Forze Armate della Federazione Russa sono schierati lungo la linea Bravo, garantendo la sicurezza per il personale della missione ONU”, affermava. I commenti arrivarono pochi giorni dopo che le truppe russe e il personale del Centro di riconciliazione russo per la Siria erano stati schierati nelle zone di disarmo della Siria per contribuire a sicurezza e cessate il fuoco sulle alture del Golan tra Damasco e Tel Aviv.

Abbattimento dell’Il-20
L’Il-20 scomparve dagli schermi radar sul Mar Mediterraneo il 17 settembre dopo essere stato colpito da un missile terra-aria S-200 siriano vicino la base aerea di Humaymim, in coincidenza coi bombardamenti aerei degli F-16 israeliani su obiettivi siriani nella provincia di Lataqia. Poco dopo l’incidente, il Ministero della Difesa russo accusava l’aviazione israeliana di utilizzare l’aereo russo come scudo contro le difese aeree siriane. Mentre esprimeva le condoglianze per la morte dei 14 militari a bordo, Israele accusava ancora la Siria del tragico incidente. Nel frattempo, affrontando l’incidente, il Presidente Vladimir Putin dichiarava che Israele non aveva abbattuto l’aereo russo, ma che una “catena di tragiche circostanze accidentali” aveva portato al disastro. “Le misure di risposta della Russia sull’abbattimento dell’Il-20 saranno dirette principalmente a rafforzare la sicurezza dei militari russi in Siria e delle nostre strutture militari nella Repubblica araba siriana, e saranno passi che tutti noteranno”, sottolineava.

Criminale disinteresse nei rapporti Russia-Israele
RussiaToday 23 settembre 2018

Un resoconto minuto per minuto dal decollo dell’Il-20 mostra la colpevolezza d’Israele e la mancanza di apprezzamento da parte dei suoi capi militari dei rapporti con Mosca, o di controllo degli ufficiali comandanti, dichiarava il Ministero della Difesa russo. “Riteniamo che la colpa della tragedia del velivolo Il-20 russo ricada interamente sull’aviazione israeliana”, dichiarava il portavoce Generale Igor Konashenkov, prima di rivelare un resoconto dettagliato degli eventi che hanno portato all’abbattimento dell’aereo militare russo Il 17 settembre. L’aereo fu abbattuto dalle unità della difesa aerea siriane mentre gli F-16 israeliani l’usavano come copertura durante l’attacco alla Siria. Il rapporto include dati radar e dettagli sulle comunicazioni tra forze militari russe e israeliane e concludeva che “la leadership militare d’Israele non apprezza le relazioni con la Russia, o non ha alcun controllo sui comandi o non comprendono che le loro azioni portarono alla tragedia”. La sera del 17 settembre, l’Iljushin Il-20 russo con 14 membri d’equipaggio sorvolava la zona di de-escalation d’Idlib per una missione di ricognizione, quando 4 caccia israeliani F-16 lasciarono lo spazio aereo del loro Paese sorvolando le acque neutrali del Mediterraneo verso le coste siriane. L’aviazione israeliana diede ai russi meno di un minuto di avvertimento prima di sganciare le bombe plananti guidate, non lasciando il tempo per alcuna manovra di sicurezza, dichiarava Konashenkov, definendo tali azioni “chiara violazione degli accordi russo-israeliani del 2015”. Inoltre, i militari israeliano non diedero l’ubicazione dei propri aerei né specificarono correttamente i loro obiettivi, sostenendo che avrebbero attaccato diverse “strutture industriali” nel nord della Siria, vicino all’area operativa dell’Il-20. La disinformazione spinse il Comando russo a ordinare all’aereo di ricognizione di atterrare sulla base aerea di Humaymim. Gli aviogetti israeliani invece attaccarono immediatamente la provincia siriana occidentale di Lataqia. Le informazioni fuorvianti fornite dagli ufficiali israeliano sull’area degli attacchi non permisero all’aereo Il-20 russo di cambiate tempestivamente per un’area sicura. Una volta che le difese aeree siriane risposero all’attacco, gli aviogetti israeliani attivarono il blocco radar e si ritirarono, apparentemente preparandosi ad un altro attacco. Uno degli aviogetti si avvicinò alla costa siriana, e all’aereo russo che si preparava ad atterrare.
Il pilota israeliano era ben consapevole che l’Il-20 ha una sezione trasversale radar molto più ampia del suo F-16, divenendo “obiettivo preferito” per le unità della difesa aerea siriane, che usano diversi sistemi non compatibili con quelli russi, dichiarava Konashenkov. Quindi, per i siriani, l’aereo da ricognizione poteva apparire come un gruppo di aviogetti israeliani. “Gli aviogetti israeliani videro l’Iljushin Il-20 russo e l’usarono come scudo contro i missili antiaerei, mentre continuavano le manovre nella regione”, dichiarava Konashenkov. Le azioni dei piloti di caccia israeliani, che portarono alla perdita 15 vite russe, sono incapaci o criminalmente negligenti, per usare un eufemismo. Infine, gli aviogetti israeliani portarono a termine le loro manovre nelle immediate vicinanze della base aerea di Humaymim, utilizzata da aerei militari e civili, anche passeggeri, osservava il portavoce del ministero, dicendo che le azioni sconsiderate dei piloti israeliani potrebbero anche minacciare ogni aereo passeggeri o da trasporto nelle vicinanze in quel momento.

Israele ha “violato la linea delle relazioni civili” con “una risposta ingrata”
Il comportamento negligente d’Israele equivale a una flagrante violazione dello spirito di cooperazione tra i Paesi, affermava Konashenkov notando che la Russia non ha mai violato l’impegno nei confronti dell’accordo di deconflitto: ha sempre informato Israele delle proprie missioni in anticipo e non ha mai usato la sua difesa aera contro gli israeliani, anche se i loro attacchi mettevano in pericolo i militari russi. La Russia aveva inviato 310 notifiche al Comando dell’aviazione israeliana, mentre quest’ultima era riluttante a mostrare pari impegno, notificando solo 25 volte, anche se i suoi aviogetti effettuarono più di 200 attacchi contro obiettivi in Siria solo negli ultimi 18 mesi. “Questa è una risposta estremamente ingrata a tutto ciò che è stato fatto dalla Federazione Russa per Israele e il popolo israeliano”, dichiarava Konashenkov. I militari russi sostennero l’operazione militare siriana sulle alture del Golan per “assicurare che non ci fossero più bombardamenti del territorio israeliano”, permettendo così alla missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite di riprendere il pattugliamento del confine contestato tra Siria e Israele dopo “una pausa di sei anni”. La Russia garantì anche il ritiro dei gruppi sostenuti dall’Iran dalle alture del Golan a una “distanza di sicurezza per Israele”, più di 140 chilometri ad est, affermava il portavoce, aggiungendo che ciò avvenne su richiesta di Tel Aviv. “1050 militari, 24 MLRS e missili tattici, oltre a 145 mezzi furono ritirati dall’area”, dichiarava Konashenkov. Il Ministero della Difesa russo aveva permesso la conservazione di luoghi sacri e tombe ebraici nella città di Aleppo. Mettendo in pericolo la vita dei soldati delle forze speciali russe, organizzando la ricerca dei resti di alcuni militari israeliani morti nei conflitti in un’area in cui le forze siriane combattevano i terroristi dello Stato islamico al momento. In considerazione di ciò, le azioni ostili dell’aviazione israeliana contro il velivolo Ilyushin Il-20 russo violano la linea delle relazioni civili.
Se Israele diceva di piangere la morte dei militari russi, la dichiarazione delle IDF dopi l’incidente dava la colpa a Damasco e ai suoi alleati iraniani e libanesi.

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Come il capo dell’aeronautica israeliana si giustificava a Mosca sull’abbattimento dell’Il-20

Rusnext 21/09/2018

Arrivava a Mosca dopo la tragedia dell’aereo da ricognizione russo Il-20 sul Mar Mediterraneo, il comandante dell’aeronautica militare d’Israele, generale Amikam Norkin. Per le trattative col Ministero della Difesa della Federazione Russa fu accompagnato da un’intera coorte di specialisti militari e civili. Anche prima dell’arrivo nella capitale della Russia, la stampa israeliana “disse” che presumibilmente intendeva vedere il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, e poi il Presidente Vladimir Putin. Tuttavia, il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov affermava che “secondo il programma dal leader russo non valeva la pena d’incontrare Norkin”. Non ci fu un incontro con Shojgu. E questo dal punto di vista della “diplomazia educata” è un segnale abbastanza chiaro che il generale israeliano ha avuto l’appropriato “livello di accoglienza”. Era chiaramente prevista una conversazione su un piano di parità. Pertanto, da parte russa il Generale-Colonnello Sergej Surovikin, comandante in capo delle Forze Aeree e Spaziali (VKS) della Russia, fu presente ai colloqui. L’incontro delle delegazioni (circa 15 persone presenti) si svolse in una sala del Ministero della Difesa. La fonte aveva detto all’editorialista militare del KP come procedevano i negoziati. Ecco una registrazione della nostra conversazione.

Come iniziarono i negoziati?
Col fatto che Surovikin e Norkin si salutarono, si strinsero la mano e insieme agli accompagnatori si sedettero l’uno di fronte all’altro su lunghi tavoli. Notai che tutta la nostra gente aveva visi molto sei e gli israeliani non fecero sorrisi diplomatici. Tutti capivano che la situazione non era distesa: la conversazione fu molto difficile. Norkin per prima espresse le condoglianze ai parenti e amici dell’equipaggio caduto dell’Il-20, e poi riferì che la parte israeliana era pronta a fornire ai russi tutti i dati necessari sulla situazione del nostro aereo. Davanti a lui c’era una cartella piena di documenti. Questi erano i risultati di un’indagine condotta dall’IDF dopo l’incidente. Come informazioni di prevolo dei quattro F-16 israeliani apparsi in tale tragedia. Penso che fossero cinquanta pagine.

E come reagì Surovikin?
Dicono, ringraziò per i documenti, ma dovevamo comprenderli a fondo. Poiché anche noi conduciamo le nostre indagini, abbiamo i nostri documenti oggettivi. Ci sono anche i siriani …

Bene, e allora come sono andati i negoziati?
E poi Norkin definì la visione della tragica situazione del nostro Il-20 da parte israeliana. Parlò a lungo, posso dirvi solo alcuni punti fondamentali. Era già noto che non avremmo sentito nulla di fondamentalmente nuovo. C’era una serie di argomenti già sentiti a Tel Aviv, dal ministero della Difesa d’Israele …

E cosa?
Bene, per esempio, Israele scarica la responsabilità al regime di Assad per l’abbattimento dell’Il-20. Quando sentimmo questo, molti volevano esclamare: “E che c’entra Assad?” La solita demagogia! Sì, sì! Gli israeliani accusavano sul serio il regime di Bashar Assad della tragedia, affermando che fu la difesa aerea siriana che abbatté l’aereo. Qualcuno dei nostri tagliò corto ironicamente: “Se i vostri F-16 non si è fossero introdotto nello spazio aereo della Siria, non avrebbe provocato la difesa aerea siriana e quindi non sarebbe accaduta alcuna tragedia”.

E come reagì la delegazione israeliana?
Di nuovo la stessa insopportabile demagogia. Dissero, l’aviazione israeliana attaccò obiettivi dell’esercito siriano, che (con riserva – presumibilmente!) produrrebbe armi per Hezbollah, che (presumibilmente!) destinate contro Israele, intensificando le minacce…

Ma Surovikin cosa disse?
Aveva detto che tutto ciò richiede prove concrete e non ipotesi. Perciò non era possibile andare lontano. I militari operano sui fatti, non sulle versioni. In risposta, gli israeliani mostrarono immagini satellitari delle aree che gli F-16 colpirono. E di nuovo iniziarono la litania: secondo tali immagini, si concluderebbe che si trattava di impianti militari per la produzione di missili, e non d’impianti di alluminio, come sostiene il regime di Assad. Qualcuno dei nostri di nuovo li interruppe: disse che si potevano trarre conclusioni diverse… compreso la falsificazione… Ci avvicinammo al punto. Ma di nuovo sentimmo: “Israele crede che Iran ed Hezbollah siano responsabili di tale tragico incidente”. Qui, Surovikin pose a Norkin sue domande. E di nuovo chiarì che le azioni dell’aviazione israeliana avevano provocato la tragedia. E ancora una volta ricordò agli ospiti le parole di Shojgu: “La colpa per l’aereo russo abbattuto e la morte dell’equipaggio ricade interamente sugli israeliani”. Questa è la nostra posizione da subito.

E cosa disse Norkin?
Gli israeliani si agitarono: “Quando l’esercito siriano ha lanciato i missili sull’aereo russo, gli aerei dell’aeronautica israeliana erano già sul territorio israeliano”. E questo, perciò, durante l’attacco dell’aeronautica israeliana, l’aereo russo fu colpito, ma non nella zona delle loro operazioni.

E quale fu la nostra risposta?
E da parte nostra mostrammo subito che abbiamo ben altri dati. Altri documenti, anche del comando di difesa aerea siriana. Qui è necessario verificare accuratamente i dati. Letteralmente minuti e secondi.

E la domanda sul perché gli israeliani c’informarono solo un minuto prima che i loro caccia facessero irruzione nel cielo siriano?
Certo! Secondo l’espressione dei delegati israeliani, apparve ovvio che fosse una domanda molto, molto spiacevole. Inoltre, Surovikin e i nostri ufficiali gli ricordarono i nostri accordi del 2015, sulle “regole del gioco”.

E come reagirono gli israeliani?
In modo infingardo. Perfino l’interprete capì le lopro parole con difficoltà. E quando dissero che “le batterie antiaeree siriane sparavano indiscriminatamente” e poi “anche noi israeliani, purtroppo, non ci preoccupammo di assicurarci che non ci fossero aerei russi”, i nostri ufficiali qui caddero dalla sedia! Questo sarebbe il famoso e modernissimo sistema radar israeliano che “non vede” sotto il suo naso un aero come l’Il-20? Neanche uno scolaro israeliano ci crederebbe. Ripetemmo fermamente la nostra posizione: i piloti israeliani misero l’Il-20 nel mirino dell’S-200 siriano. In generale, si ebbe l’impressione che Norkin e il suo entourage, ne i momenti di punta dei colloqui, cercassero di evitare specifici problemi tecnici relativi al nostro Il-20, spingendo assolutamente su altro. Il fatto che l’Iran, ad esempio, voglia rafforzare la presenza militare in Siria e trasferire armi ad Hezbollah. Ma cosa importa se eravamo interessati solo alla cosa principale: gli israeliani riconoscono che le azioni dei loro caccia F-16 provocarono la tragedia?

E cosa hanno concluso i negoziati?
Surovikin ha nuovamente ricordato alla delegazione israeliana il punto di vista del Ministero della Difesa della Russia, che Shoigu aveva espresso bene, su come continuare i contatti. Disse anche che dopo una tale tragedia, devono essere apportati seri emendamenti agli accordi russo-israeliani di tre anni fa.

La Russia considerava ostili le azioni d’Israele e affermava di riservarsi il diritto ad azioni di risposta adeguate. Era questo il tema dei colloqui?
No.

Ma tali azioni ci saranno?
Siamo militari. Abbiamo il Comandante Supremo, c’è il Ministro della Difesa. Qualsiasi ordine riceveremo da loro, lo eseguiremo.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurorasito

Solo la vittoria russo-siriana vendicherà gli attacchi israelo-francesi

Tony Cartalucci, LDR 19 settembre 2018

Fonti mediatiche occidentali e russe hanno riportato un presunto attacco congiunto israelo-francese in Siria il 17 settembre. L’attacco includeva aerei da guerra israeliani e fregate missilistiche francesi operanti sul Mediterraneo al largo delle coste della Siria. Nell’attacco, un aereo da ricognizione Il-20 russo con 14 operatori al bordo scomparve. L’attacco immediatamente spingeva commentatori, analisti ed esperti a chiedere la rappresaglia immediata all’aggressione militare ingiustificata, avvertendo che la non reazione avrebbe lasciato la Russia debole. Alcuni hanno persino chiesto le dimissioni del Presidente Vladimir Putin.

Non è la prima provocazione
Eppure l’attacco ricorda l’abbattimento dei turchi di un aereo russo nel 2015, dopo di che furono fatte analoghe richieste di ritorsione, insieme a condanne similari alla Russia come “debole”. E dal 2015, l’approccio paziente e metodico della Russia per aiutare la Siria nella guerra procura con Stati Uniti-NATO-GCC e Israele ha comunque dato enormi dividendi. La Russia poi aiutava la Siria a liberare Aleppo. Palmyra fu tolta al cosiddetto Stato islamico in Siria e Iraq (SIIL), Homs, Hama, Ghuta e Dara furono anche liberate lasciando praticamente l’ovest dell’Eufrate sotto il controllo di Damasco. Di fatto, la quasi vittoria totale è stata raggiunta da Russia ed alleati ignorando le provocazioni in serie condotte da Stati Uniti-NATO-GCC e Israele, concentrandosi semplicemente sul ripristino sistematico di sicurezza e stabilità nella nazione afflitta dal conflitto. Le forze siriane sostenute dalla Russia sono ora ai margini d’Idlib. Finora squilibrato, il bilanciamento del potere si è ribaltato a favore di Damasco tanto che persino la Turchia cerca di negoziare con la Russia sull’ultimo territorio occupato dalle forze filo-occidentali.

La realtà delle provocazioni occidentali
Siria ed alleati vincevano la guerra per procura sul futuro della nazione prima che Israele e Francia attaccassero, e ancora vincono la guerra per procura dopo l’aggressione congiunta. La Siria ha resistito a centinaia di tali attacchi, grandi e piccoli, negli ultimi 7 anni. Gli aerei da guerra israeliani lanciavano a distanza le loro armi a lungo raggio. I missili lanciati dalle fregate francesi sono armi di portata strategica, evitando il rischio di sorvolare il territorio siriano e di essere intercettati o abbattuti dalle difese aeree siriane. La moderna dottrina della guerra ammette che alcuna guerra può essere vinta con la sola forza aerea. Ciò significa che una nazione che sorvola la nazione bersaglio non può vincere senza forze di terra che si coordinano con la forza aerea. Se la potenza aerea da sola rende impossibile la vittoria, la forza aerea a distanza rende la vittoria ancora più futile. Ma c’è un altro possibile motivo dietro gli attacchi seriali occidentali. La moderna guerra elettronica include rilevamento e contrasto dei sistemi di difesa aerea. Ogni volta che viene attivato un sistema di difesa aerea, posizione e caratteristiche possono essere accertate. Anche se i sistemi di difesa aerea sono mobili, le informazioni che forniscono durante una provocazione mentre cercano d’individuare e abbattere gli obiettivi sono inestimabili per la pianificazione militare. La Russia dovrebbe impegnare i sistemi di difesa aerea più sofisticati durante le provocazioni, offrendo all’occidente un quadro completo della propria tecnologia in generale e della disposizione delle proprie difese in Siria, se l’occidente decidesse di lanciare un colpo decisivo totale? L’assalto aereo sarebbe molto più efficace. Questo è esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti nel 1990 durante l’Operazione Desert Storm affrontando le formidabili difese aeree dell’Iraq. La campagna aerea fu preceduta da circa 40 droni-bersaglio BQM-74C utilizzati per ingannare le difese aeree irachene accendendo le apparecchiature monitorate dagli aerei da guerra elettronica statunitensi che volavano al confine tra Iraq e Arabia Saudita. Fu la divulgazione della disposizione e delle caratteristiche dei sistemi antiaerei dell’Iraq, più che una qualche tecnologia “stealth”, che permise agli Stati Uniti di sopraffare le difese aeree irachene. Considerando che centinaia di provocazioni contro la Siria, possiamo supporre che da qualche parte si siano verificati seri tentativi di sorveglianza elettronica e di ricognizione. Possiamo anche supporre che la competente leadership militare russa ne fosse consapevole e abbia adottato misure per salvaguardare disposizione e capacità dei suoi avanzati sistemi di difesa aerea fin quando non era assolutamente necessario rivelarle.

La migliore vendetta sarà la vittoria sulla NATO
Gli aerei siriani e russi abbattuti, e le vittime inflitte alle forze siriane ed alleate sul campo di battaglia sono difficili da notare senza suscitare desideri di vendetta immediata. Tuttavia, bisogna tenere presente che la vendetta immediata raramente è utile per la strategia orientata alla vittoria. L’antico signore della guerra cinese e stratega Sun Tzu nel suo trattato senza tempo, “L’arte della guerra”, metteva in guardia i generali contemporanei e futuri sui pericoli delle emozioni a scapito della strategia, dchiarando: “Spostati non se non vedi un vantaggio; non usare le tue truppe a meno che non ci sia qualcosa da guadagnare; non combattere a meno che la posizione sia critica. Nessun sovrano dovrebbe mettere le truppe in campo solo per gratificare le proprie viscere; nessun generale dovrebbe combattere una battaglia semplicemente per dispetto. Se è a tuo vantaggio, fai una mossa in avanti; se no, rimani dove sei. La rabbia può cambiare in gioia; la rabbia può essere sostituita dal contenimento. Ma un regno distrutto una volta non potrà mai più rinascere; né i morti potranno mai essere riportati in vita. Quindi il sovrano illuminato è attento e il buon generale cautp. Questo è il modo per mantenere un Paese in pace e un esercito intatto”.
Non vantaggioso per la Russia affondare le fregate francesi o esporre la piena potenza dei suoi sistemi di difesa aerea abbattendo qualche aereo da guerra israeliano per soddisfare il desiderio pubblico di vendetta immediata o proteggere nozioni inesistenti sull’invincibilità russa. Invece, è vantaggioso per la Russia semplicemente vincere la guerra per procura in Siria. Proprio come nel 2015, quando fu pretesa vendetta immediata per l’aereo russo abbattuto dalla Turchia, Siria, Russia e Iran continuarono ad avanzare, lentamente e metodicamente, liberando il territorio siriano dagli ascari stranieri che cercavano di dividere e distruggere il Paese, farne il trampolino di lancio sull’Iran, e alla fine dirigersi sulla Russia meridionale. Vendicarsi delle provocazioni seriali è infinitamente meno importante della vittoria completa in Siria. Il destino della Siria come nazione, la sicurezza e la stabilità dell’Iran come risultato, e persino l’autoconservazione della Russia sono in gioco. La straordinaria responsabilità di chi ha pianificato ed eseguito la vittoria della Siria sulle forze di agenti dalle più grandi e potenti economie e forze militari sulla Terra potrebbe dare grande beneficio a un pubblico che sa comprendere la differenza tra gratificazione effimera e successo a lungo termine, col primo che quasi certamente e incautamente mette in pericolo il secondo. La prima “vendetta” possibile su chi ha inflitto tale guerra al popolo siriano, è la sua sconfitta assoluta e totale.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

thanks to: Aurorasito

Il senatore americano Richard Black visita la Siria, esprime la sua solidarietà al popolo e al Presidente Assad, visita le prime linee a Ovest di Aleppo!

John McCain? Ma per piacere!!!

Un Senatore Usa da ammirare, sul serio, invece esiste, ma si trova nel Senato della Virginia.
Ha 74 anni (come la mia mamma!), eletto dalle Contee di Loudoun e PrinceWilliam (13esimo Distretto) nel 2012.

Il suo nome è Richard “Dick” Black.

Black ha assunto posizioni pro-siriane fin dal 2014, quando inviò una lettera di congratulazioni al Presidente Assad felicitandosi per le vittorie nel Qalamoun e per la difesa delle comunità cristiane ivi presenti.

Nel 2016 Black ha visitato per tre giorni la Siria, dichiarando nel corso del suo viaggio che l’alleanza americana con Arabia Saudita e (all’epoca) Turchia era una cosa “vergognosa” e che queste nazioni rappresentavano “l’apice della viltà” per il loro sostegno ai terroristi.

Adesso Black é tornato in Siria ed é stato accompagnato sul fronte di Aleppo, dove ha visitato le postazioni avanzate dell’Esercito Arabo Siriano, accompagnato da team di giornalisti che hanno raccolto le sue parole ‘a caldo’.

Seguono video delle dichiarazioni del Senatore:

In questo primo segmento Black identifica chiaramente il Fronte Al Nusra come il successore di ‘Al Qaeda’ (correttamente, infatti in precedenza il gruppo si faceva chiamare Al-Qaeda in Siria), ricorda il suo coinvolgimento negli attentati dell’11 settembre e fa notare come a una sola strada di distanza, inizi il territorio da esso controllato ad Ovest di Aleppo.

Qui menziona come la postazione dove si trova una volta era occupata dai terroristi e di come la liberazione di Aleppo sia stata una delle più grandi vittorie siriane nella guerra.

Nel segmento finale egli fa un piccolo panegirico delle forze armate siriane, lodandone l’organizzazione, la professionalità e il loro scrupolo nel cercare di condurre le loro operazioni minimizzando o evitando perdite umane; scrupolo che manca totalmente ai terroristi takfiri.

Poi il video si interrompe ma Black stava dicendo che il Mondo Civile dovrebbe essere felice che Idlib stia per essere attaccata visto che ciò significa che un territorio rimasto per anni sotto il tallone dei terroristi e delle loro ‘leggi’ barbariche sta per venire liberato.

thanks to: Palaestina Felix

Putin incontra Assad: “I terroristi hanno deposto le armi nei luoghi chiave della Siria. Prossimo obiettivo la ripresa economica e l’assistenza umanitaria ai siriani”

Il portavoce del Cremlino ha riferito che i colloqui tra i due presidenti sono stati approfonditi.

Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il suo omologo siriano Bashar al Assad nella città di Sochi, ha riferito il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov. Il portavoce del Cremlino ha indicato che il leader siriano si trova in Russia per una visita di lavoro e che i colloqui tra i due presidenti sono stati approfonditi.Il presidente russo ha affermato, durante i negoziati con la sua controparte siriana, che i terroristi hanno deposto le loro armi nei punti chiave della Siria, che ha messo fine alla sua operazione nei pressi di Damasco.

“I terroristi hanno deposto le loro armi nei punti chiave della Siria, il che ha permesso di ripristinare le infrastrutture del paese, di respingerle, e le sue operazioni sono praticamente cessate vicino alla capitale siriana”, ha dichiarato Putin durante l’incontro.

In questo modo, dopo i successi militari in Siria, sono state create ulteriori condizioni per la ripresa del processo politico a pieno titolo, secondo Putin.

Il prossimo obiettivo, secondo il leader russo, è la ripresa economica della Siria e “l’assistenza umanitaria alle persone che si sono trovate in una situazione difficile”.

“Ci sono paesi che non vogliono la stabilità torni in Siria”

Il presidente siriano, da parte sua, ha aggiunto che sta migliorando la stabilità in Siria, aprendo le porte al processo politico, sempre sostenuto dalla Russia con entusiasmo.

Secondo il presidente del paese arabo, l’area controllata dai terroristi si è ridotta considerevolmente, tanto che nelle ultime settimane “centinaia di migliaia di siriani sono stati in grado di tornare alle loro case” e milioni “stanno arrivando”.

A questo proposito, Al Assad ha voluto ringraziare Putin e le forze armate russe per il loro ruolo nella lotta al terrorismo in Siria.

Assad ha indicato che il ripristino del processo politico nel paese “non sarà facile”, dal momento che ci sono nazioni che non vogliono “la stabilità torni in Siria.”

Tuttavia, il presidente siriano ha ribadito la determinazione a continuare ad avanzare, insieme alla Russia e agli altri partner e amici, “verso il processo di pace e per il bene della pace”.

Secondo il portavoce del Cremlino, Assad ha deciso di inviare i suoi rappresentanti a formare un comitato costituzionale delle Nazioni Unite che dovrebbe lavorare sulla legge fondamentale della Siria. La Russia, da parte sua, ha sostenuto questa decisione.

Fonte: RT

Sorgente: Putin incontra Assad: “I terroristi hanno deposto le armi nei luoghi chiave della Siria. Prossimo obiettivo la ripresa economica e l’assistenza umanitaria ai siriani”

Siria, il fact checking dei video dell’ennesimo presunto “attacco chimico di Assad”. Stesse identiche incongruenze delle bufale precedenti

“Attenzione le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra intelligenza”

“ATTENZIONE. LE IMMAGINI CHE SEGUONO POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA’” Forse, sarebbe stato più logico per Repubblica (che, come moltissimi altri siti mainstream, ha diffuso i due video) sostituire i termini “ la vostra sensibilità” con “la vostra intelligenza”, considerando che solo i gonzi potrebbero considerare reale questa messinscena (già preannunciata dalle autorità russe) finalizzata a spianare un ancora più sanguinario attacco da parte dell’Occidente per difendere i suoi “ribelli”, finalmente stanati da Douma come dal resto della Siria.

Ci riferiamo alla ennesima bufala dei “bombardamenti con il cloro” che sarebbero stati sferrati (non si sa perché) dall’aviazione siriana e russa contro “inermi civili” a Douma e che, secondo il farlocchissimo Osservatorio siriano per i diritti umani (prima sbugiardato da Repubblica, poi rivalutato d’imperio) avrebbe ucciso “nelle loro case” più di 100 civili.

Ma vediamo da vicino il primo di questi due video che ripropone le identiche incongruenze dei tanti altri video, inerenti attacchi chimici, prodotti dai “ribelli siriani” e presi come Vangelo dai media occidentali. (per una analisi di questi si veda la linkografia in calce all’articolo)

 

Mostra dei bambini, irrorati d’acqua, nessuno dei quali mostra i tipici segni di esposizione al cloro: tosse, bava alla bocca, occhi arrossati, convulsioni…; per di più, nessun bambino risulta svestito degli indumenti che presumibilmente indossava al momento dell’esposizione al” cloro” che, così, ha la possibilità di diffondersi nel locale chiuso. Pretende di rendere la scena credibile una massa di uomini che si agitano e urlano senza fare praticamente nulla (tranne un tizio che, chissà perché, passa uno straccio per terra) mentre delle madri (o dei genitori), che ci si aspetterebbe vedere accanto ai loro figli intossicati, non se ne vede traccia. Un ultimo appunto. Su chi possano essere questi bambini utilizzati (e spesso uccisi di proposito) per realizzare i video dei “ribelli” date una occhiata a questo video che analizza l’ormai famosa strage con il gas ad Idlib

 

E passiamo al secondo video postato da Repubblica.

 

Mostra, nella prima parte, dei tizi che corrono immersi in una nube di polvere (presumibilmente, proveniente da qualche palazzo colpito e crollato) che, secondo il giornalista che commenta, “rende evidente l’attacco chimico”. Nella seconda parte viene riproposto il primo video.

Vista la miseria di questa documentazione, i TG ora stanno rimpolpando i loro servizi sui “bombardamenti con il cloro a Douma” con una valanga di altri video, foto, “testimonianze” dichiarazioni di “esperti”… Spazzatura che sarà il caso analizzare insieme.

 

Continuate a seguirci

 

Francesco Santoianni

 

– – – –

Breve linkografia sulle analisi di presunti “bombardamenti con il gas” attuati in Siria

 

Cloro, si. Cloro no. I dilemmi di una Commissione di indagine ONU in Siria.

Goutha. Rapporto di ISTEAMS (International Support Team for Mussalaha in Syria)

I gas di Assad: ancora bufale per distruggere la Siria

Il cloro di Assad

Il video che smaschera la bufala di Idlib

L’ecumenica bufala del “Cloro di Assad”: da “Il Foglio” a “Il Fatto Quotidiano”

L’ennesima bufala dei “bombardamenti con il Cloro”

La nuova bufala del mainstream contro la Siria si chiama “bombardamenti al cloro”

Lo scandalo del Rapporto bufala dell’ONU sul “bombardamento con Sarin” a Khan Sheikhun.

Sarin in Siria. Complimenti, Médecins Sans Frontières!

Siria, armi chimiche e il doppio standard delle “indagini” Onu

Siria: il veleno nella coda. Il Rapporto degli ispettori ONU sui gas a Ghouta

 

Notizia del:

Sorgente: Siria, il fact checking dei video dell’ennesimo presunto “attacco chimico di Assad”. Stesse identiche incongruenze delle bufale precedenti

Siria: si vis pacem para veritatem

Siria: si vis pacem para veritatem
(Foto di Media Selvas – modificato)

Perché questa cecità dell’Occidente? Non ci si può scandalizzare per la brutalità della guerra e tacere su chi la guerra l’ha voluta e la vuole ancora oggi. Non si può confondere chi attacca con chi si difende. Liberaci, Signore dalla guerra… e dalla mala stampa”.

di Suor Maria Francesca Righi, Sorelle Trappiste in Siria.

Quando taceranno le armi ? E quando tacerà tanto giornalismo di parte ?
Noi, che in Siria ci viviamo, siamo davvero stanchi, nauseati da questa indignazione generale che si leva a bacchetta per condannare chi difende la propria vita e la propria terra.
Più volte in questi mesi siamo andati a Damasco; siamo andati dopo che le bombe dei ribelli avevano fatto strage in una scuola, eravamo lì anche pochi giorni fa, il giorno dopo che erano caduti 90 missili sulla parte governativa della città, lanciati dal Goutha. Abbiamo ascoltato i racconti dei bambini, la paura di uscire di casa e andare a scuola, il terrore di dover vedere ancora i loro compagni di classe saltare per aria, o saltare loro stessi… bambini che non riescono a dormire la notte per la paura che un missile arrivi sul loro tetto. Paura, lacrime, sangue, morte. Non sono degni della nostra attenzione anche questi bambini?
Perché l’opinione pubblica non ha battuto ciglio, perché nessuno si è indignato, perché non sono stati lanciati appelli umanitari o altro per questi innocenti? E perchéci si indigna per la ferocia della guerra solo e soltanto quando il Governo siriano interviene, suscitando gratitudine nei cittadini siriani che si sentono difesi da tanto orrore (come abbiamo constatato e ci raccontano)?
Certo, anche quando l’esercito siriano bombarda ci sono donne, bambini, civili, feriti o morti. E anche per loro preghiamo, Non solo i civili: preghiamo anche per i jihadisti, perché ogni uomo che sceglie il male è un figlio perduto, è un mistero nascosto nel cuore di Dio. Ed è a Dio che si deve lasciare il giudizio, Lui che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.

Ma questo non significa che non si debbano chiamare le cose con il loro nome. E non si può confondere chi attacca con chi si difende.
A Damasco, è dalla zona del Goutha che sono cominciati gli attacchi verso i civili che abitano nella parte controllata dal governo, e non viceversa. Lo stesso Goutha dove – occorre ricordarlo? – i civili che non appoggiavano i jihadisti sono stati messi in gabbie di ferro: uomini, donne, esposti all’aperto e usati come scudi umani. Goutha: il quartiere dove oggi i civili che vogliono scappare, e rifugiarsi nella parte governativa approfittando dalla tregua concessa, sono presi di mira dai cecchini dei ribelli…
Perché questa cecità dell’Occidente? Come è possibile che chi informa, anche in ambito ecclesiale, sia così unilaterale?
La guerra è brutta, oh sì, sì se è brutta! Non venitelo a raccontare ai siriani, che da sette anni se la sono vista portare in casa… Ma non ci si può scandalizzare per la brutalità della guerra e tacere su chi la guerra l’ha voluta e la vuole ancora oggi, sui Governi che hanno riversato in Siria in questi anni le loro armi sempre più potenti, le loro intelligence… per non parlare dei mercenari lasciati deliberatamente entrare in Siria facendoli passare dai Paesi confinanti (tanti che poi sono diventati Isis, va ricordato all’Occidente, che almeno questa sigla sa cosa significa).
Tacere sui Governi che da questa guerra hanno guadagnato e guadagnano. Basta vedere che fine hanno fatto i più importanti pozzi petroliferi siriani. Ma questo è solo un dettaglio, c’è molto più importante in gioco.
La guerra è brutta. Ma non siamo ancora arrivati alla meta, là dove il lupo e l’agnello dimoreranno insieme, e per chi è credente, bisogna ricordare che la Chiesa non condanna la legittima difesa; e se anche non si augura certamente il ricorso alle armi e alla guerra, la fede non condanna chi difende la propria patria, la propria famiglia, la propria vita. Si può scegliere la non-violenza, fino a morirne. Ma è una scelta personale, che può mettere in gioco solo la vita di chi lo sceglie, non si può certo chiederlo a una nazione intera, a un intero popolo.

Nessun uomo che abbia un minimo di umanità vera può augurarsi la guerra. Ma oggi dire alla Siria, al governo siriano, di non difendere la sua nazione è contro ogni giustizia: troppo spesso è solo un modo per facilitare il compito di quanti vogliono depredare il Paese, fare strage del suo popolo, come accaduto in questi lunghi anni nei quali le tregue sono servite soprattutto per riarmare i ribelli, e i corridoi umanitari per far entrare nuove armi e nuovi mercenari… e come non ricordare quali atrocità sono accadute in questi anni nelle zone controllate dai jihadisti? Violenze, esecuzioni sommarie, stupri… i racconti rilasciati da chi alla fine è riuscito a scappare?

In queste settimane ci hanno fatto leggere un articolo veramente incredibile: tante parole per far passare in fondo una sola tesi, e cioè che tutte le Chiese di Oriente sono solo serve del potere… per convenienza… Qualche bella frase ad effetto, tipo la riverenza di Vescovi e Cristiani verso il Satrapo Siriano… un modo per delegittimare qualunque appello della Chiesa siriana che faccia intravedere l’altro lato della medaglia, quello di cui non si parla.
Al di là di ogni inutile difesa e polemica, facciamo un ragionamento semplice, a partire da una considerazione. E cioè che Cristo – che conosce bene il cuore dell’uomo, e sa che il bene e il male coabitano in ciascuno di noi – vuole che i suoi siano lievito nella pasta, cioè quella presenza che a poco a poco, dall’interno, fa crescere una situazione e la orienta verso la verità e il bene. La sostiene dove è da sostenere, la cambia dove è da cambiare. Con coraggio, senza doppiezze, ma dall’interno. Gesù non ha assecondato i figli del tuono, che invocavano un fuoco di punizione .
Certo che la corruzione c’è nella politica siriana (come in tutti i Paesi del mondo) e c’è il peccato nella Chiesa (come in tutte le Chiese, come tante volte il Papa ha lamentato). Ma, appellandoci al buon senso di tutti, anche non credenti : qual è l’alternativa reale che l’Occidente invoca per la Siria? Lo Stato islamico, la sharia? Questo in nome della libertà e la democrazia del popolo siriano? Ma non fateci ridere, anzi, non fateci piangere…
Ma se pensate che in ogni caso non sia mai lecito scendere a compromessi, allora per coerenza vi ricordiamo, solo per fare un piccolo esempio, che non potreste fare benzina ‘senza compromessi coi poteri forti’, dato che la maggior parte delle compagnie ha comprato petrolio a basso costo dall’Isis, attraverso il ponte della Turchia: così quando percorrete qualche chilometro in auto, lo fate anche grazie alla morte di qualcuno a cui questo petrolio è stato rubato, state consumando il gasolio che doveva scaldare la casa di qualche bambino in Siria…
Se proprio volete portare la democrazia nel mondo, assicuratevi della vostra libertà dalle satrapie dell’Occidente, e preoccupatevi della vostra coerenza, prima di intervenire su quella degli altri..
Non ultimo, non si può non dire che dovrebbe suscitare almeno qualche sospetto il fatto che se un cristiano o un musulmano denuncia le atrocità dei gruppi jihadisti è fatto passare sotto silenzio, non trova che una rara eco mediatica, per rivoli marginali, mentre chi critica il governo siriano guadagna le prime pagine dei grandi media. Qualcuno ricorda forse l’intervista o un intervento di un Vescovo siriano su qualche giornale importante dell’Occidente? Si può non essere d’accordo, evidentemente, ma una vera informazione suppone differenti punti di vista.

Del resto, chi parla di una interessata riverenza della Chiesa siriana verso il presidente Assad come di una difesa degli interessi miopi dei cristiani, dimostra di non conoscere la Siria, perché in questa terra cristiani e musulmani vivono insieme. E’ stata solo questa guerra a ferire in molte parti la convivenza, ma nelle zone messe in sicurezza dall’esercito (a differenza di quelle controllate dagli ‘altri’) si vive ancora insieme. Con profonde ferite da ricucire, oggi purtroppo anche con molta fatica a perdonare, ma comunque insieme. E il bene è il bene per tutti: ne sono testimonianza le tante opere di carità, soccorso, sviluppo gestite da cristiani e musulmani insieme.
Certo, questo lo sa chi qui ci vive, pur in mezzo a tante contraddizioni, non chi scrive da dietro una scrivania con tanti stereotipi di opposizione tra cristiani e musulmani.
“Liberaci Signore dalla guerra… e liberaci dalla mala stampa…”.
Con tutto il rispetto per i giornalisti che cercano davvero di comprendere le situazioni, ed informarci veramente. Ma non saranno certo loro ad aversene a male per quanto scriviamo…

thanks to: Pressenza

Washington e Riyad chiedono all’opposizione di accettare il ruolo Assad nel futuro della Siria

Washington e Riyad chiedono all'opposizione di accettare il ruolo Assad nel futuro della Siria
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USA e l’Arabia Saudita hanno sollecitato l’opposizione, da loro sponsorizzata, ad accettare il ruolo di Bashar al-Assad nel futuro della Siria. Lo riferisce ‘The Associated Press’.

L’Associated Press (AP) ha riferito, citando fonti in condizione di anonimato, che sono in contatto con i cosiddetti gruppi di opposizione siriani al di fuori del paese arabo.

“Mentre Damasco ha invertito le perdite militari in gran parte strategicamente importante nella zona  occidentale del paese e dal momento che gi Stati Uniti hanno interrotto il supporto alle forze ribelli, i diplomatici da Washington a Riyad stanno chiedendo ai rappresentanti dell’opposizione siriana di raggiungere un accordo con il presidente Bashar al-Assad sulla sua sopravvivenza politica”, è l’incipit dell’articolo dell’AP.

Inoltra, nell’articolo si ricorda che le forze militari e pro-governative siriane hanno un vantaggio irreversibile sul campo di battaglia contro le bande armate e altri avversari mentre i cosiddetti  ribelli appoggiati dai loro alleati regionali e occidentali sono più concentrati sulla promozione dei propri interessi, piuttosto che ottenere il cambiamento di governo a Damasco.

Attualmente, il governo siriano controlla la maggior parte occidentale popolata, mentre i terroristi dell’ISIS (Daesh, in arabo) e Al-Qaeda, i curdi sostenuti dagli Stati Uniti e le milizie sostenute dalla Turchia controllare le restanti parti del Nord, est e sud. Inoltre, una zona sicura è stata creata nel sud dove non c’è quasi nessun combattimento. Questa situazione è un vantaggio per Damasco.

L&# 39;ex ambasciatore USA in Siria, Robert Ford, che è ampiamente considerato come una delle menti delle guerre civili create da Washington in diverse parti del mondo e istigatore chiave nel 2011 del conflitto siriano già escluse, alcuni mesi fa, la possibilità di cacciare via Assad, sottolineando che “non c’è alcun allineamento militare concepibile che sarà in grado di rimuoverlo (…) Tutti, compresi gli Stati Uniti, hanno riconosciuto che Assad resta al potere.”

Secondo la fonte consultata da AP, i principali sponsor del principale alleanza di opposizione siriana, l’Alto Comitato dei negoziati (ACN o HNC) stanno spingendo il gruppo ad adattarsi alle nuove realtà. In particolare, il cancelliere saudita, Adel al-Yubeir, ha detto all’opposizione che è giunto il momento di formulare “una nuova versione”.

“Lui non ha detto esplicitamente che Bashar [Al Assad] deve restare, ma se si legge tra le righe, se dici che devi avere una nuova visione, qual è la questione più controversa? È se Bashar resta”, ha spiegato la fonte che ha chiesto di rimanere anonimo, aggiungendo che diversi gruppi di opposizione stanno parlando tra di loro per raggiungere una posizione comune, ma che hanno comunque profonde divergenze sul futuro politico di Assad in Siria.

Fonte: The Associated Press
Notizia del:

Sorgente: Washington e Riyad chiedono all’opposizione di accettare il ruolo Assad nel futuro della Siria – World Affairs – L’Antidiplomatico

President al-Assad: The Turks, Qataris and Saudis lost most of their cards and are now left with Aleppo battle card

Damascus, SANA – President Bashar al-Assad gave interview to Cuba’s official state news agency Prensa Latina in which he said the Turks, Qataris and Saudis lost most of their cards on the battlefields in Syria and that Aleppo battle is their last card, affirming that there is strong harmony between Syria and Latin America, especially Cuba, on the political and historical levels and that hard work is needed in order to invigorate the different sectors of this relation.

 

The following is the full text of the interview:

 

Question 1: Mr. President, thanks for giving Prensa Latina this historic opportunity of conveying your point of view to the rest of the world about the reality in Syria, because as you know, there is a lot of misinformation out there about your country, about the foreign aggression that is taking place against this beautiful country.

 

Mr. President, how would you evaluate the current military situation of the external aggression against Syria, and what are the main challenges of Syrian forces on the ground to fight anti-government groups? If it is possible, we would like to know your opinion about the battles or combats in Aleppo, in Homs.

 

Aleppo battle is the last card for the Turks, Qataris and Saudis

 

President Assad: Of course, there was a lot of support to the terrorists from around the world. We have more than one hundred nationalities participating in the aggression against Syria with the support of certain countries like Saudi Arabia and Qatar with their money and Turkey with the logistical support, and of course with the endorsement and supervision of the Western countries, mainly the United States, France, and the UK, and some other allies. But since the Russians decided to intervene in supporting legally the Syrian Army in fighting the terrorists in Syria, mainly al-Nusra and ISIS and some other affiliated groups, the scales have been tipped against those terrorists, and the Syrian Army has made many advances in different areas in Syria. And we are still moving forward, and the Syrian Army is determined to destroy and to defeat those terrorists. You mentioned Homs and Aleppo. Of course, the situation in Homs, since the terrorists left Homs more than a year ago, the situation has been much, much better, more stable. You have some suburbs of the city which were infiltrated by terrorists. Now there is a process of reconciliation in those areas in which either the terrorists give up their armaments and go back to their normal life with amnesty from the government, or they can leave Homs to any other place within Syria, like what happened more than a year ago in the center of the city.

 

For Aleppo it is a different situation, because the Turks and their allies like the Saudis and Qataris lost most of their cards on the battlefields in Syria, so the last card for them, especially for Erdogan, is Aleppo. That is why he worked hard with the Saudis to send as much as they can of the terrorists – the estimation is more than 5,000 terrorists – to Aleppo.

 

President al-Assad-interview-Prensa Latina-Cuba 2

 

Question 2: Through the Turkish borders?

 

President Assad: Yes, from Turkey to Aleppo, during the last two months, in order to recapture the city of Aleppo, and that didn’t work. Actually, our army has been making advancement in Aleppo and the suburbs of Aleppo in order to encircle the terrorists, then, let’s say, either to negotiate their going back to their normal life as part of reconciliation, or for the terrorists to leave the city of Aleppo, or to be defeated. There’s no other solution.

 

Question 3: Thank you, thank you very much. Mr. President, which are the priorities of the Syrian Army in the confrontation with the terrorist groups? And we’re particularly interested, because in Cuba we had something similar in the past, in the role of the popular defense groups; what is the role that the popular defense groups are playing in the theater of operations?

 

Syrian army’s priority is to fight al-Qaeda-linked organizations of ISIS, al-Nusra, Ahrar al-Cham and Jaish al-Islam

 

President Assad: The priority of the Syrian Army, first of all, is to fight ISIS and al-Nusra and Ahrar al-Cham and Jaish al-Islam. These four organizations are directly linked to Al Qaeda through the ideology; they have the same ideology, they are Islamic extremist groups who want to kill anyone who doesn’t look or doesn’t feel or behave like them. But regarding what you called the popular militia groups, actually, at the beginning of the war, the terrorists started an unconventional war against our army, and our army is a traditional army, like any other army in the world, so the support of those popular defence groups was very important in order to defeat the terrorists in an unconventional way. That was very helpful to the Syrian Army, because those fighters, those national fighters, they fight in their regions, in their cities, in their villages, so they know the area very well, they know the region very well, I mean the pathways, the terrain, let’s say, very well. So, they can be very huge assets for the Syrian Army. That is their role.

 

Question 4: Mr. President, how does the resistance of the Syrian people take place in the economic front to foreign aggression, I mean the economy, and please, what is your opinion on which sectors of the Syrian economy have remained functioning despite the war, economic blockade, looting, and so forth?

 

President Assad: Actually, the war on Syria is a full-blown war; it is not only supporting terrorists. They support the terrorists, and at the same time they launched a political war against Syria on the international level, and the third front was the economic front, in which they dictate to their terrorists, to their surrogate mercenaries, to start destroying the infrastructure in Syria that helped the economy and the daily needs of the Syrian citizens.

 

At the same time, they started an embargo directly on the borders of Syria through the terrorists and abroad through the banking systems around the world. In spite of that, the Syrian people were determined to live as much normal life as they can. That prompted many Syrian businessmen or the owners of, let’s say, the industry, which is mainly medium and small industry, to move from the conflict areas and unstable areas toward more stable areas, on a smaller scale of business, in order to survive and to keep the economy running and to keep the needs of the Syrian people available. So, in that regard, most of the sectors are still working. For example, the pharmaceutical sector is still working in more than 60% of its capacity, which is very important, helpful, and very supportive to our economy in such circumstances. And I think now we are doing our best in order to re-expand the base of the economy in spite of the situation, especially after the Syrian Army made many advancements in different areas.

 

Question 5: Mr. President, let’s talk a little bit about the international environment, please give me your opinion about the role of the United Nations in the Syrian conflict, the attempts of Washington and its allies to impose their will on the Security Council and in the Geneva peace talks.

 

So far, there is no UN role in the Syrian conflict; there is only Russian and American dialogue

 

President Assad: Talking about the role of the United Nations or Security Council could be illusive, because actually the United Nations is now an American arm, where they can use it the way they want, they can impose their double standards on it instead of the Charter. They can use it like any other institution within the American administration. Without some Russian and Chinese stances in certain issues, it would be a full American institution. So, the Russian and Chinese role has made some balance within these institutions, mainly regarding the Syrian issue during the last five years. But if you want to talk about their role through their mediators or their envoys, like recently de Mistura, and before that Kofi Annan, and in between Brahimi, and so on. Let’s say that those mediators are not independent; they reflect either the pressure from the Western countries, or sometimes the dialogue between the main powers, mainly Russia and the United States. So, they’re not independent, so you cannot talk about the role of the United Nations; it is a reflection of that balance. That is why so far, there is no United Nations role in the Syrian conflict; there is only Russian and American dialogue, and we know that the Russians are working hard and seriously and genuinely in order to defeat the terrorists, while the Americans always play games in order to use the terrorists, not to defeat them.

 

Question 6: Mr. President, how do you see at the present time the coexistence among Syrian ethnic and religious groups against this foreign intervention? How do they contribute or not in this regard?

 

President Assad: The most important thing about this harmony between the different spectrums of the Syrian fabric, is that it is genuine, because that has been built up through the history, through centuries, so for such a conflict, it cannot destroy that social fabric. That is why if you go around and visit different areas under the control of the government, you will see all the colors of the Syrian society living with each other.

 

Intervention: I saw it in Damascus.

 

President Assad: Exactly. And I would say, I would add to this, that during the conflict, this harmony has become much better and stronger, and this is not rhetoric; actually, this is reality, for different reasons, because this conflict is a lesson. This diversity that you have, it is either to be a richness to your country, or a problem. There’s no something in the middle. So, the people learned that we need to work more on this harmony, because the first rhetoric used by the terrorists and by their allies in the region and in the West regarding the Syrian conflict at the very beginning was sectarian rhetoric. They wanted people to divide in order to have conflict with each other, to stoke the fire within Syria, and it didn’t work. And the Syrians learned that lesson, that we had harmony; we had had harmony before the conflict, in the normal times, but we have to work more in order to make it much stronger.

 

So, I can say without any exaggeration that the situation regarding this part is good. In spite of that, I would say the areas under the control of the terrorists – and as you know those terrorists are mainly extremist groups affiliated to Al Qaeda – in which they worked very hard in order to indoctrinate the young generation with their dark ideology, and they succeeded in some areas, this dark ideology with the killing and beheading and all these horrible practices. With the time, it is going to be more difficult to deal with this new generation of young people who have been indoctrinated with Al Qaeda and Wahabi doctrine and ideology. So this is the only danger that we are going to face regarding our society, harmony, and coexistence that you just mentioned.

 

Question 7: Mr. President, I would like to go again to the international arena. What is in your opinion the role of the U.S.-led international coalition in relation to the groups that operate in northern Syria, in particular regarding the Kurds group. I mean the bombing of the American airplanes and the coalition in the northern part of the country. What to do you think about that?

 

President Assad: You know, traditionally, the American administrations, when they had relations with any group or community in any country, it is not for the sake of the country, it is not for the interest of the people; it is for the agenda of the United States. So, that is what we have to ask ourselves: why would the Americans support any group in Syria? Not for Syria. They must have their agenda, and the American agenda has always been divisive in any country. They don’t work to unite the people; they work to make division between the different kinds of people. Sometimes they choose a sectarian group, sometimes they choose an ethnic group in order to support them against other ethnicities or to push them in a way that takes them far from the rest of the society. This is their agenda. So, it is very clear that this American support is not related to ISIS, it is not related to al-Nusra, it is not related to fighting terrorism, because since the beginning of the American intervention, ISIS was expanding, not shrinking. It has only started to shrink when the Russian support to the Syrian Army took place last September.

 

Question 8: Mr. President, what is your opinion about the recent coup d’état in Turkey, and its impact on the current situation in that country, and on the international level, and on the Syrian conflict also?

 

Coup in Turkey is a reflection of instability and disturbances within the country

 

President Assad: Such a coup d’état, we have to look at it as a reflection of instability and disturbances within Turkey, mainly on the social level. It could be political, it could be whatever, but at the end, the society is the main issue when you have instability. Regardless of who is going to govern Turkey, who is going to be the president, who is going to be the leader of Turkey; this is an internal issue. We don’t interfere, we don’t make the mistake to say that Erdogan should go or should stay. This is a Turkish issue, and the Turkish people have to decide.

 

Erdogan used the coup to implement his Muslim Brotherhood agenda

 

But what is more important than the coup d’état itself, we have to look at the procedures and the steps that are being taken by Erdogan and his coterie recently during the last few days, when they started attacking the judges; they removed more than 2,700 judges from their positions, more than 1,500 professors in the universities, more than 15,000 employees in the education sector. What do the universities and the judges and that civil society have to do with the coup d’état? So, that reflects the bad intentions of Erdogan and his misconduct and his real intentions toward what happened, because the investigation hasn’t been finalized yet. How did they take the decision to remove all those? So, he used the coup d’état in order to implement his own extremist agenda, Muslim Brotherhood agenda, within Turkey, and that is dangerous for Turkey and for the neighboring countries, including Syria.

 

Question 9: Mr. President, how do you evaluate the Syrian government’s relations with the opposition inside Syria? What is the difference between these opposition organizations and those based outside Syria?

 

“Oppositions” outside Syria are traitors…the real opposition is the one based inside and works for the Syrian people   

 

President Assad: We have good relations with the opposition within Syria based on the national principles. Of course, they have their own political agenda and they have their own beliefs, and we have our own agenda and our beliefs, and the way we can make the dialogue either directly or through the ballot boxes; it could be a different way of dialogue, which is the situation in every country. But we cannot compare them with the other oppositions outside Syria, because the word “opposition” means to resort to peaceful means, not to support terrorists, and not to be formed outside your country, and to have grassroots, to have real grassroots made of Syrian people. You cannot have your grassroots be the foreign ministry in the UK, France or the intelligence in Qatar and Saudi Arabia and the United States. This is not opposition, this is called, in that case, you are called a traitor. So, they call them oppositions, we call them traitors. The real opposition is the one that works for the Syrian people and is based in Syria and its agenda derived its vision from the Syrian people and the Syrian interests.

 

Question 10: Mr. President, how do you evaluate the insistence of the U.S. and its allies that you leave power in addition to the campaign to distort the image of your government? I mean, in the foreign environment. How do you see that insistence from them that you leave power?

 

President Assad: Regarding their wish for me to leave power, they have been talking about this for the last five years, and we never responded even with a statement. We never cared about them. Actually, this is a Syrian issue; only the Syrian people can say who should come and go, who should stay in his position, who should leave, and the West knows our position very well regarding this. So, we don’t care and don’t have to waste our time with their rhetoric. I am here because of the support of the Syrian people. Without that, I wouldn’t be here. That is very simple.

 

It is part of the American politics to demonize presidents

 

About how they defame, or try to demonize certain presidents, this is the American way, at least since the second World War, since they substituted British colonization in this region, and maybe in the world, the American administrations and the American politicians haven’t said a single honest word regarding anything. They always lie. And as time goes by, they are becoming more inveterate liars, so this is part of their politics. So, to demonize me is like how they tried to demonize President Putin during the last two years and they did the same with the leader Castro during the last five and six decades. This is their way. So, we have to know that this is the American way. We don’t have to worry about it. The most important thing is to have good reputation among your own people. That is what we have to worry about.

 

Question 11: Mr. President, what is your opinion on Syria’s relation with Latin America, particularly the historical links with Cuba

 

President al-Assad-interview-Prensa Latina-Cuba 1

 

President Assad: In spite of the long distance between Syria and Latin America, we are always surprised how much the people in Latin America, not only the politicians, know about this region. I think this has many reasons, but one of them is the historical similarities and commonalities between our region, between Syria and Latin America. Latin America was under direct occupation for long time ago but after that it was under the occupation of the American companies, and the American coup d’états and the American intervention.

 

Intervention: Yes, a lot of them.

 

Latin America People understand that the war in Syria is about independence…there is strong harmony between Syria and Latin America, especially Cuba

 

President Assad: So, they know what is the meaning of being independent or not to be independent. They understand that the war in Syria is about independence. But the most important thing is the role of Cuba. Cuba was the spearhead of the independence movement within Latin America and Fidel Castro was the iconic figure in that regard. So, on the political level and the knowledge level, there is a strong harmony between Syria and Latin America, especially Cuba. But I do not think we work enough to improve the other part of the relation; to be on the same level mainly on the educational and the economic level. That was my ambition before the crisis and that is why I visited Latin America, Cuba, Venezuela, Argentine and Brazil, in order to invigorate this relation. Then, we had this conflict started and it was a big obstacle to do anything in that regard, but I think that we have not to restrain the relation on the historical and the political levels. That is not enough. You have so many other sectors, people should know more about each other. The long distance could be an obstacle, but it shouldn’t because we have strong relations with the rest of the world, east and west. So, it is not an obstacle in these days. So, I think if we overcome this crisis and this war, we should work harder in order to invigorate the different sectors of this relation with Latin America and especially with Cuba.

 

Question 12: Mr. President, do you have an expectation for… I mean would you tell me your opinion about the electoral process in the United States mainly for the president? Now, we have two candidates; the Republican one is Mr. Donald Trump and the Democratic one is Mrs. Hillary Clinton; and we know her very well, but what is your opinion about this process, about the result of this process and how it could impact the conflict here, in the war in Syria?

 

No US president in the near future will come to make dramatic change in the politics of the United States

 

President Assad: We resumed our relation with the United States in 1974. Now, it has been 42 years since then and we witnessed many American presidents in different situations and the lesson that we have learned is that no one should bet on any American president, that is the most important thing. So, it is not about the name. They have institutions, they have their own agenda and every president should come to implement that agenda in his own way, but at the end he has to implement that agenda.
All of them have militaristic agendas, and the only difference is the way. One of them sends his army like Bush and the other one sends mercenaries and proxies like Obama, but all of them have to implement this agenda. So, I do not believe that the president is allowed completely to fulfill his own political convictions in the United States, he has to obey the institutions and the lobbies, and the lobbies have not changed and the institutions’ agenda has not changed. So, no president in the near future will come to make a serious and dramatic change regarding the politics of the United States.

 

Question 13: Mr. President, one final question: what message would you send using this interview with Prensa Latina to the governments and people of Latin America, the Caribbean, and also why not the American people, about the importance of supporting Syria against terrorism?

 

Message to Latin America: We have to keep our independence as the US will not stop trying to topple every independent government

 

President Assad: Latin America is a very good and important example to the world about how the people and their governments regain their independence. They are the backyard of the United States as the United States sees, but this backyard was used by the United States to play its own games, to implement its own agenda and the people in Latin America sacrificed a lot in order to regain their independence and everybody knows that.

 

After regaining their independence, those countries moved from being developing countries, or sometimes under-developed countries, to be developed countries. So, independence is a very important thing and it is very dear for every Latin American citizen. We think they have to keep this independence because the United States will not stop trying to topple every independent government, every government that reflects the vast majority of the people in every country in Latin America.
And again, Cuba knows this, knows what I am talking about more than any other one in the world; you suffered more than anyone from the American attempts and you succeeded in withstanding all these attempts during the last sixty years or more just because the government reflected the Cuban people.

 

So, holding strongly to this independence, I think, is the crucial thing, the most important thing for the future of Latin America. Regarding Syria, we can say that Syria is paying the price of its independence because we never worked against the United States; we never worked against France or the UK. We always try to have good relations with the West.
But their problem is that they do not accept any independent country and I think this is same for Cuba. You never tried to do any harm to the American people but they do not accept you as an independent country. The same is true for other countries in Latin America and that’s why you always have coup d’états mainly between the sixties and the seventies.

 

So, I think preserving the independence of a certain country is not only an isolated case; if I want to be independent, I have to support the independence in the rest of the world. So, the independence anywhere in the world, including Latin America, will support my independence. If I am alone, I will be weak. Supporting Syria will be mainly in the international arena. There are many international organizations, mainly the United Nation, in spite of its impotence, but at the end, their support could play a vital role in supporting Syria and, of course, the Security Council; it depends on who is going to be the temporary member in the Security Council, and any other organization supporting Syria will be very important.

 

Question 14: Mr. President, I know that you are a very busy person, that is why I appreciate very much your time that you have dedicated to Prensa Latina interview in this moment. I hope this would not be the last interview that we have with you.

 

President Assad: You are welcome anytime.

Sorgente: President al-Assad: The Turks, Qataris and Saudis lost most of their cards and are now left with Aleppo battle card – Syrian Arab News Agency

Nizza, loro due ci avevano avvertito. Noi lo sapevamo che avevano ragione ma l’occidente li ha ignorati

di Federico Pieraccini 

Bashar Assad, attuale presidente della Siria in lotta contro il terrorismo (fomentato e supportato dall’occidente e dai suoi alleati del Golfo:
“Da 20 anni il terrorismo è stato esportato dalla nostra regione, in particolare dai paesi del Golfo come l’Arabia Saudita. Ora viene dall’Europa, specialmente dalla Francia. Il più grande contingente di terroristi occidentali in Siria è quello francese. Si commettono attentati in Francia. […] Il terrorismo in Europa non sta dormendo, è sveglio.
Siamo spiacenti di non vedere l’Occidente, che credevamo in grado di aiutare con l’apertura e lo sviluppo, prendere la direzione opposta. Peggio, i suoi alleati sono i paesi medievali del Golfo come l’Arabia Saudita e il Qatar.”

M. Gheddafi:
 l’ex presidente della Libia, ucciso dopo la criminale invasione della Nato nel 2011
«La scelta è tra me o Al Qaeda. L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione (…) Avrete Bin Laden alle porte, ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo». E lanciava, senza successo, un appello: «La situazione è grave per tutto l’Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo?»

Da che Al Qaeda era un’organizzazione di poche centinaia di combattenti incapaci negli anni 90′, siam passati ad un quasi stato daesh con qualche centinaio di migliaia di affiliati.
L’occidente ha sviluppato su scala industriale il terrorismo per raggiungere i propri obiettivi geopolitici, attaccando i suoi avversari in nord africa, medio oriente, Caucaso e ora non riesce più a controllarlo subendone le conseguenze.
La prossima volta che governanti e politici vi parleranno di terrorismo, ricordatevi che in realtà si tratta di una guerra con il terrore scatenata contro l’umanità tutta.
Notizia del: 15/07/2016

Sorgente: Nizza, loro due ci avevano avvertito. Noi lo sapevamo che avevano ragione ma l’occidente li ha ignorati – World Affairs – L’Antidiplomatico