Le case farmaceutiche israeliane testano farmaci sui prigionieri palestinesi.

La professoressa israeliana Nadera Shalhoub-Kevorkian ha rivelato ieri che le autorità di occupazione israeliane rilasciano permessi a grandi aziende farmaceutiche per effettuare test su prigionieri palestinesi e arabi, ha riferito Felesteen.ps.

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L’UNICEF condanna l’esercito israeliano per l’omicidio di bambini palestinesi

IMEMC. L’UNICEF è “profondamente rattristato” per la morte di due ragazzini di 13 e 17 anni, uccisi venerdì dall’esercito israeliano di occupazione, vicino alla barriera di confine nella Striscia di Gaza sotto assedio. “Le circostanze esatte della loro morte sono sotto indagine”, ha spiegato sabato l’UNICEF in una dichiarazione. “Dall’inizio dell’anno sono 4 i bambini…

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Bambino di Gaza di appena quattro anni muore dopo giorni di agonia, era stato colpito da un cecchino sionista!

La foto mostra un medico che porta Ahmad Yasir Sabri Abid, 4 anni, dopo che il bambino è stato ferito durante le proteste ad Est di Khan Younis il 7 dicembre. Il bambino è morto per le ferite quattro giorni dopo.

Il ministero della salute di Gaza ha annunciato la morte della persona più giovane uccisa durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno.

Ahmad Yasir Sabri Abid, 4 anni e 8 mesi, è morto martedì per le ferite riportate il venerdì precedente durante le proteste a Khan Younis, nella parte meridionale di Gaza.

Un funzionario del ministero della Sanità ha detto al “Times of Israel” che il ragazzo “è stato colpito da proiettili di proiettile in faccia, al petto e allo stomaco durante una protesta” a seguito del fuoco israeliano.

Circa 180 palestinesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e quasi 6.000 feriti da incendi vivi durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno lungo il perimetro orientale e settentrionale di Gaza dal 30 marzo. Quasi tre dozzine di quelli uccisi erano bambini.

Le vittime di bambini palestinesi a causa del fuoco israeliano sono aumentate nel 2018, con più di 50 morti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, una morte alla settimana in media.

Ahmad Abid è la prima morte della Grande Marcia del Ritorno del mese di dicembre.

thanks to: Palaestina Felix

Corte Suprema israeliana dà il via libera a demolizione di scuola palestinese

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Betlemme-PIC. La Corte Suprema israeliana ha dato il via libera alla demolizione della scuola palestinese di Tahadi 5, nel villaggio di Beit Ta’mur, ad est di Betlemme.

Il direttore del comitato anti-colonie di Betlemme, Hasan Brijiya, ha affermato che la sentenza del tribunale ha dato il via libera alla demolizione della scuola da parte dell’esercito e dei coloni israeliani.

L’avvocato Emil Mashreki presenterà un ricorso al tribunale centrale israeliano per impedire la demolizione.

Brijiya ha affermato che i palestinesi locali si manterranno vigili nell’area, in modo da stare in guardia contro qualsiasi tentativo di demolizione.

In una chiara violazione di tutte le leggi e dei principi dei diritti umani, incluso il diritto all’istruzione e all’accesso alle istituzioni educative, molte scuole nei villaggi palestinesi e nelle comunità beduine sono attaccate da soldati e coloni israeliani.

thanks to: InfoPal

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

L’odio ebraico continua a seminare morte

Nel villaggio di Nabi Saleh, assurto alcuni mesi fa agli onori della cronaca per l’arresto della giovane Ahed Tamimi, della mamma, colpevole di andare a chiedere sue notizie, della cugina, colpevole a sua volta di aver gridato contro i soldati occupanti e del cugino, colpito e devastato da un proiettile in pieno volto e poi arrestato, i soldati hanno fatto una nuova vittima in modo al tempo stesso assurdo e crudele.

Izz Abdelafez Tamimi, un ragazzino di 15 anni della stessa grande e sfortunata famiglia,  è stato colpito alla gola da un soldato israeliano.

E’ una morte di “routine”, non farebbe neanche notizia se il caso non ci avesse portato ad assistere all’incredibile dinamica che ha reso ancora una volta evidente la crudeltà dei soldati dell’esercito che, a nessun titolo, viene definito il più morale del mondo.

Incredibile non in sé, purtroppo la morte da queste parti è sempre in agguato, ma soltanto perché si tratta dell’azione di soldati di uno Stato che ambisce ad essere definito democratico. E’ vero che anche nei “democratici” States, di queste esecuzioni, generalmente contro uomini di origine africana ce ne sono a volontà e a nessuno viene in mente di privare gli USA della qualifica di nazione democratica, ma questo non impedisce, a chi al termine attribuisce un significato autentico, di notarne l’orrore e le contraddizioni.

Una cosa unisce gli USA ad Israele, anche mettendo da parte la protezione (ormai fattasi pubblicamente vera e propria connivenza) dei primi sul secondo. Ciò che li unisce è un sottile e sempre riaffiorante razzismo. Per gli Usa lo è verso i neri, come attestano i numerosi casi che riescono ad emergere grazie a chi questo razzismo lo detesta e lo denuncia filmandolo, per Israele lo è nei confronti dei palestinesi come mostrano i casi quotidiani, sia quando si tratta di immotivati assassinii, sia quando si tratta di arresti, sia quando si tratta di mortificazioni quotidiane come quelle cui abbiamo il “privilegio” di assistere stando qui, ad esempio tra la gente che prende i bus pubblici e che, se palestinese, è costretta a scendere a comando dei soldati per essere controllata fuori del bus, allineata come gregge alla mercé dei controllori e dei loro capricci.

Stamattina i soldati dell’IDF hanno dato ulteriore prova di questo loro sentire, non solo sparando al collo di un ragazzo colpevole di aver lanciato dei sassi contro le camionette che andavano a devastare il suo villaggio cercando la preda quotidiana, ma impedendo ai suoi familiari di soccorrerlo e portarlo in ospedale.

Video girati clandestinamente col cellulare, certo non di buona qualità, ma inattaccabili come testimonianza, mostrano la crudeltà inutile dei soldati in risposta al dolore e alla rabbia degli abitanti che gridano mustashfà, cioè ospedale, e che provano a ripetere in inglese, come fosse un problema di lingua, la richiesta di portare subito il ragazzo in ospedale. No, semmai verrà arrestato, perché non è la prima volta che i soldati israeliani arrestano ragazzi moribondi, ma tanto una ferita al collo è un colpo destinato ad uccidere e ci sarebbe stato poco da fare.

Quello che colpisce noi, osservatori casuali dell’omicidio, ma conoscitori da tanti anni della realtà palestinese, è la totale mancanza di pietas. Quel sovrappiù che si aggiunge alla già illegale e crudele occupazione e allo stesso omicidio, commesso come fosse la pratica burocratica di un annoiato impiegato del catasto.

Questa disumanizzazione dell’altro, tipica dei regimi di apartheid, occulta o manifesta che sia, non solo è un’officina di odio, ma ha un effetto specchio: disumanizzando la vittima, disumanizza il carnefice. Questo è ciò che si percepisce sempre di più vivendo nei Territori palestinesi occupati e quindi, per necessità, a continuo contatto con Israele.

L’omicidio del giovane Izz Abdel Tamimi, che forse verrà ignorato dai media mainstream, o forse verrà infilato nella categoria “scontri” sempre adatta a giustificare i killer, è un’ulteriore conferma di questa perdita costante di decenza  umana dalla quale Israele sembra ormai affetto senza possibilità di cura. Gli stessi, pochi israeliani, che manifestano contro questi avvenimenti vengono dileggiati o ignorati, e questo è un altro sintomo del male.

Per oggi da Ramallah è tutto, ma la giornata è ancora lunga e il nuovo martire non aiuta certo a sperare che la pace sia dietro l’angolo.

Sorgente: Da Ramallah. Ancora sangue e odio sparati su un ragazzino – Pressenza

I bambini palestinesi in carcere: l’innocenza rubata da Israele

Ramallah-PIC. Khalil Mustafa è un ragazzo palestinese di 15 anni la cui innocenza non gli ha comunque risparmiato di assistere alla crudeltà dell’occupazione israeliana, dato che è stato arrestato, così come altre decine di bambini palestinesi. 

Ad est di Qalqiliya, nella parte settentrionale della Cisgiordania, le forze occupanti israeliane hanno preso d’assalto la casa della famiglia di Mustafa, che è stato rapito dal suo letto con l’accusa di aver lanciato sassi contro automobili di coloni. 

Il “lancio di pietre” è il reato più comune del quale vengono accusati i bambini in carcere, una accusa attraverso la quale l’occupazione cerca di instaurare un clima di paura e panico tra di loro, secondo gli avvocati che li seguono. 

Capi d’accusa.

A Gerusalemme occupata l’accusa di incitamento è un metodo molto frequente per colpire i bambini. Alcuni giorni fa il tribunale israeliano dell’occupazione, a Gerusalemme, ha tenuto una udienza su un nuovo fascicolo depositato dall’accusa contro il quindicenne Shadi Farah di Gerusalemme, sostenendo che il ragazzo stava incitando contro le autorità all’interno del centro di detenzione per minori di Tamra, nel quale viene tenuto dal 30 dicembre 2015. 

L’avvocato Al-Haj ha aggiunto che, durante l’udienza, l’accusa israeliana ha chiesto che il ragazzo venisse trasferito presso uno dei campi militari dell’occupazione israeliana, ma la corte ha deciso di tenerlo ancora presso il centro minori, nel quale deve scontare una condanna a due anni, senza dimenticare che il tribunale, quando ha condannato l’adolescente a due anni, non ha tenuto conto dell’intero anno già trascorso in carcere prima che fosse emesso il verdetto finale nel 2016. 

Ogni bambino ha la sua storia.

Ogni bambino prigioniero ha una storia. Il tredicenne Raed Ahmed, residente a Deir Qaddis, non ha passato tanto tempo a scrutare il giudice militare israeliano quando è stato gettato in una sovraffollata aula del tribunale militare di Ofer, ma piuttosto ha cercato di salutare suo padre che era venuto per vederlo. 

Secondo la Defense for Children International di Ginevra alcuni bambini non vengono mai sottoposti ad un processo, ma vengono trattenuti senza nessuna accusa. Durante le indagini vengono trattati come degli adulti per obbligarli a confessare cose che non hanno mai fatto. Il caso di Mohammed è uno delle centinaia di casi che spiega la situazione dei bambini palestinesi sotto l’occupazione. 

Fonti che si occupano di diritti umani confermano che i bambini prigionieri palestinesi vengono arrestati con l’accusa di aver lanciato pietre contro le forze dell’occupazione che però sono protette all’interno di torri di controllo o di veicoli blindati. 

Secondo la DCI, l’arresto e la detenzione dei minorenni palestinesi viola le leggi internazionali per i diritti dei bambini sottoscritte dalla stessa Israele. La DCI afferma inoltre che “l’utilizzo di alcuni tipi di torture e maltrattamenti fanno parte integrante del processo investigativo”. 

L’avvocato Buthania Dokmak riferisce che “le autorità dell’occupazione privano i bambini detenuti dei loro diritti fondamentali garantiti dalle convenzioni internazionali”. 

“Nonostante il fatto che le convenzioni internazionali sui diritti umani, in particolar modo la Convenzione sui Diritti del Bambino, abbiano sempre sottolineato la necessità di proteggere i bambini e la loro vita, la loro sopravvivenza ed il loro sviluppo, limitando notevolmente la loro privazione di libertà, rendendola solo una ultima possibilità e per il periodo più breve possibile, l’occupazione israeliana ha reso l’uccisione e l’arresto dei bambini la sua prima opzione”. 

Secondo il Comitato per gli Affari dei Prigionieri, il numero di detenuti palestinesi nelle carceri di Israele, fino al 28 febbraio 2018, era di circa “6.500, dei quali 62 donne, 8 ragazze minorenni, ed oltre 350 bambini maschi”.

Traduzione per InfoPal di Aisha Tiziana Bravi

© Agenzia stampa Infopal

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