Come Israele manipola la lotta contro l’antisemitismo

Ciò che interessa al governo israeliano e a molti dei suoi sostenitori non è la lotta del tutto giustificata contro l’antisemitismo. Copertina – Benyamin Netanyahu alla commemorazione della retata del Velodromo d’hivèr, 16 luglio 2017.

continua Come Israele manipola la lotta contro l’antisemitismo — Notizie dal Mondo

Annunci

FB, Israele e la censura: un progetto sionista

Gentile Direttore,

Nell’arco di tre mesi, Facebook ha bloccato la mia pagina tre volte per un periodo di 30 giorni ciascuna: alla fine saranno 90 giorni di censura e di bavaglio durante i quali il cittadino Diego Siragusa non potrà esprimere le proprie opinioni e documentare i crimini dello stato razzista, terrorista e genocidario che si chiama ISRAELE. Il secondo blocco è stato motivato per aver io citato una frase dei rabbini antisionisti di NETUREI KARTA: “Non sono malvagi perché sono sionisti, sono sionisti perché sono malvagi”.

Ormai il progetto sionista è chiaro. Dopo l’accordo tra il governo israeliano e Facebook per censurare e bloccare tutte le critiche a Israele, non si contano più i casi in cui liberi cittadini che esprimono il loro sdegno per i crimini di Israele, sono bloccati e censurati dai burattinai di Facebook. I lettori potranno documentarsi sul giornale inglese THE INDEPENDENT che riporta la notizia dell’accordo tra Il governo israeliano e Facebook (https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/israel-palestine-facebook-activist-journalist-arrests-censorship-accusations-incitement-a7377776.html).

E’ necessario, quindi, denunciare a livello di massa e portare la questione nelle sedi politiche e governative. Si tratta di una violazione palese dell’art. 21 della nostra Costituzione. Voglio rammentare che al matematico Odifreddi, dopo una critica severa a Israele, fu tolta una rubrica che egli gestiva sulle pagine del quotidiano la Repubblica, proprietà di un ebreo sionista. Sorte analoga ha avuto il filosofo Gianni Vattimo che non ha più pubblicato una sola riga sul quotidiano sionista LA STAMPA dopo i suoi giudizi severi sulla politica coloniale e criminale di Israele. Questo episodio è stato raccontato a me dallo stesso Vattimo, venuto nella mia città per presentare un mio libro sul terrorismo israeliano. Due giorni fa, sul Corriere della Sera, la sionista Donatella di Cesare ha occupato mezza pagina per attaccare e diffamare il mio amico Diego Fusaro accusandolo di essere antisemita e accusando, contestualmente il filosofo Costanzo Preve, maestro di Fusaro, di essere “negazionista”!!! Una menzogna ignobile! Preve è morto, ma il figlio Roberto, avvocato, ha annunciato una querela nei confronti dell’ebrea sionista Donatella di Cesare. Recentemente, il mio amico Paolo Di Mizio, ex giornalista di Canale 5, ha lamentato un blocco di pochi giorni per un commento su Israele. Tanti altri semplici cittadini e militanti della causa palestinese mi hanno comunicato di essere stati vittime della censura di Facebook. E’ sufficiente una segnalazione di un ebreo sionista o di un’intera comunità ebraica, a far scattare la censura o, come nel mio caso, una vera persecuzione. Libertà totale è concessa, invece, ai sionisti che non lesinano attacchi isterici, volgari e razzisti senza incorrere in sanzioni o censure. Sto raccogliendo parecchi di questi documenti per un libro che sto scrivendo.

Lo scopo finale è quello di poter condurre a compimento quel crimine che si chiama “pulizia etnica della Palestina” e sradicamento della cristianità nel silenzio del mondo e con la complicità dei paesi occidentali, di tutto il sistema dell’informazione, e non solo.

Diego Siragusa

Biella 23/10/2018

thanks to: Infopal

Le parole di Abu Mazen e l’ipocrisia dei governi sul sionismo

di Sergio Cararo

Come prevedibile, dopo Usa e Israele, anche l’Unione Europea ha condannato il presidente dell’Anp Abu Mazen per il suo discorso al Consiglio Nazionale Palestinese. “Il discorso pronunciato il 30 aprile dal presidente palestinese Abu Mazen conteneva commenti inaccettabili sulle origini dell’Olocausto e sulla legittimità di Israele. Tale retorica gioverà solo a chiunque non voglia una soluzione a due Stati, che il presidente Abu Mazen ha ripetutamente sostenuto”.

Quando sentiamo che la parola d’ordine “pace in Medio Oriente, due popoli due stati” è regolarmente alla base delle dichiarazioni di leader politici europei e di chi vuole la pace, della sinistra e della destra europea, non possiamo non chiederci se c’è qualcosa che non quadra. Come mai un progetto così definito e con un consenso così unanime non ha mai fatto un passo in avanti negli ultimi venticinque anni dagli accordi di Oslo?

Prima Israele e Usa sostenevano che l’ostacolo era Arafat. Ma Abu Ammar è stato prima isolato, assediato e poi forse ucciso. Poi l’ostacolo era diventato Hamas che aveva vinto le elezioni. Poi era il contenuto delle preghiere del venerdi alla moschea di Al Aqsa a Gerusalemme o il contenuto dei libri di testo degli alunni palestinesi.
Adesso è diventato il discorso di Abu Mazen al Consiglio Nazionale Palestinese. Potrebbe andare avanti ancora per anni ma il risultato concreto prodotto vede, nei fatti, la negazione di ogni possibilità di nascita di uno Stato palestinese indipendente, con confini definiti, sovrani e riconosciuti internazionalmente.
La questione l’ha già liquidata Trump mesi fa quando ha detto che l’idea di uno Stato palestinese era ormai obsoleta e da rivedere. Ma l’ha liquidata pochi giorni fa anche il principe ereditario saudita Bin Salman quando, in visita negli Usa dove ha incontrato esponenti di rilievo dell’ebraismo statunitense, ha affermato che “i palestinesi devono accettare quello gli viene offerto, punto e basta”. Non solo, Bin Salman ha reso esplicita anche l’alleanza strategica tra Arabia Saudita e Israele affermando che il nemico dell’Arabia Saudita non è Israele ma l’Iran.
Noi dobbiamo rovesciare la logica ed anche rovesciare il tavolo dove ci vorrebbero costringere a ragionare ed agire.
Se in Medio Oriente il problema sono i rapporti di forza con Israele e la solitudine dei palestinesi traditi dai regimi arabi reazionari e filoimperialisti, il problema qui da noi – nei nostri dibattiti e nella nostra azione politica – è anche rompere il tabù del dibattito sul sionismo per affrontarlo in quanto ideologia e progetto politico coloniale perfettamente aderente alla logica colonialista nata proprio qui in Europa.
Dieci anni fa, in occasione del 60 anniversario della fondazione dello Stato di Israele, le elite dominanti in Italia hanno voluto dedicare la Fiera del Libro di Torino a Israele senza parlare della Palestina. Pensavano di poterlo fare senza problemi e con grande normalità, consumando così un vero e proprio politicidio della cultura, della identità e della storia dei palestinesi come se non esistessero, come se i popoli colonizzati fossero un dettaglio irrilevante della storia contemporanea. Ma fortunatamente glielo dieci anni fa glielo abbiamo impedito con una campagna politica efficace.
Tra pochi giorni, in occasione del 70° anniversario della fondazione dello Stato israeliano, ci proveranno nuovamente facendo partire il Giro d’Italia da Israele e proprio da “capitale a capitale”, cioè partenza da una Gerusalemme contesa e contestata come capitale di Israele e arrivo a Roma, capitale del paese organizzatore dell’evento.
Una operazione ben congegnata dagli apparati ideologici di stato israeliano e che, fortunatamente, anche in questa occasione sta incontrando proteste nel nostro paese da parte di chi vuole impedire il politicidio dei palestinesi.
Ma la grancassa suonata e amplificata sul discorso di Abu Mazen, sta rimettendo in moto anche un’altra impossibile simmetria contro cui dobbiamo batterci apertamente e cioè che chi è antisionista è anche antiebraico (non uso la categoria antisemitismo perché è sbagliata in tutti i sensi).
Partiamo da una domanda semplice semplice. Ma chi si oppone alla destra nel nostro paese e alla sua ideologia xenofoba, razzista, prevaricatrice è forse anti-italiano?
O chi lotta contro i neoconservatori statunitensi è forse antiamericano?
Ormai si arriva a negare che la politica, le ideologie, il diverso posizionamento politico, la storia, abbiano una loro logica e un loro ruolo negli sviluppo degli avvenimenti.
I sionisti italiani (che non sono necessariamente ebrei ma sono coloro che aderiscono appunto ad un progetto politico) sostengono che il sionismo sia come il Risorgimento italiano. Anche su questo occorre discutere di almeno un paio di questioni.
La prima è che va detto che non tutti gli ebrei europei fossero o siano sionisti. Nel primo Novecento c’erano infatti anche i Bundisti (che avevano l’egemonia fino agli anni Trenta essendo legati alle correnti ideologiche del movimento operaio in crescita in tutta Europa). Vogliamo dirlo che i sionisti hanno collaborato con le forze più reazionarie europee per indebolire e annientare i bundisti? Vogliamo dirlo che l’insurrezione del Ghetto di Varsavia è stata guidata dai bundisti e dai comunisti anche contro quei sionisti che collaboravano con l’occupazione nazista?
Secondo. Se il Risorgimento italiano ha portato ad una delicata (e oggi vediamo ancora quanto fragile) unità nazionale del paese, possiamo negare che quella del Tirolo e di alcuni parti della Slovenia e della Croazia è stata una annessione colonialista prima e fascista poi? Che il Risorgimento e il nazionalismo di stampo liberale hanno prodotto anche il colonialismo italiano in Africa, l’ideologia della Quarta Sponda e della Grande Proletaria che si è mossa?
Dentro la storia, le forze in campo si dividono per classi sociali, per ideologia, per interessi materiali e ambizioni politiche. L’unicità dell’ebraismo intorno al sionismo e dunque intorno al progetto di uno stato ebraico in Israele, è una menzogna smentita dalla storia e dall’attualità.
Ci sono stati nella storia e ci sono oggi migliaia di ebrei in Israele e nel mondo che non sono affatto sionisti e al contrario si battono – in quanto soggetti politici – contro il progetto sionista.
Il peso dello sterminio degli ebrei in Europa da un lato ha trasformato un orrore indiscutibile in uno standard acritico che devia e condiziona continuamente il dibattito sulla questione palestinese, dall’altro ha innescato un blocco nel dibattito e nell’analisi storica, che ha privato la sinistra di ogni supporto intellettualmente attivo, che l’ha inchiodata alla ritirata culturale e politica davanti alla spregiudicatezza degli apparati ideologici dello stato israeliano.
Avendo accettato senza reagire che gli storici, i giornalisti, gli intellettuali, i registi italiani, europei, israeliani e palestinesi venissero ostracizzati o ridotti al silenzio dagli anatemi dei gruppi sionisti, la sinistra da dove poteva attingere le idee per rinnovare una identità internazionalista adeguata alle sfide del XXI° Secolo?
Le ultime edizioni delle manifestazioni del 25 aprile a Roma o la campagna per il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino dedicata a Israele dieci anni fa, hanno dimostrato che se c’è ed agisce concretamente una soggettività attiva, una rete di associazioni, attivisti, intellettuali con una logica internazionalista che “tiene il punto”, che non abbassa la testa e non capitola davanti agli assalti del blocco sionista in Italia, può accadere che gli intellettuali, i giornalisti, il popolo della sinistra e finanche qualche dirigente politico prenda coraggio e che i palestinesi si sentano – finalmente – meno soli nella loro lotta di liberazione.
Alcuni anni fa Gino Strada disse una cosa importante: “Oggi è come ti schieri contro guerra e non sulla pace la vera discriminante”. Per questo non dobbiamo arretrare di un millimetro dalla tesi che nessuna pace sia possibile o accettabile in Medio Oriente senza rendere giustizia al popolo palestinese.

( Fonte: Contropiano.org )

Sorgente: 4-5-18_parole-di-abu-mazen-e-lipocrisia-dei-governi-sul-sionismo

La bufala di Abu Mazen “antisemita”. Fact-checking delle sue dichiarazioni

I mass media occidentali, zeppi di giornalisti asserviti ai poteri forti occidentali ed al loro alleato Israele, si sono scatenati su alcune dichiarazioni di Abu Mazen bollandolo come razzista antisemita.

di Vincenzo Brandi

Il più grande popolo semita della Terra è il popolo arabo del Medio Oriente. Ma perché un suo rappresentante, il palestinese Mohamed Abbas, detto Abu Mazen, dovrebbe fare dichiarazioni antisemite?
I mass media occidentali, zeppi di giornalisti asserviti ai poteri forti occidentali ed al loro alleato Israele, si sono scatenati su alcune dichiarazioni di Abu Mazen bollandolo come razzista antisemita. Ma cosa ha detto esattamente il notoriamente moderato rappresentante palestinese? Egli è certamente esacerbato dal fallimento di 20 anni di inutili trattative con Israele, la cui politica diventa sempre più spietata verso la popolazione palestinese cacciata, espropriata, assediata e sottoposta ad occupazione militare, e sempre più guerrafondaia con le continue provocazioni e gli attacchi contro Siria, Libano e Iran. Ma le dichiarazioni di Abu Mazen in realtà espongono con chiarezza fatti noti che si cerca di oscurare con un fuoco di sbarramento fatto di false accuse infamanti.

Il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese ha ricordato che Israele è una realtà coloniale creata dall’Impero Britannico. Ed infatti è noto che la Palestina, dopo la caduta dell’Impero Ottomano, fu data in custodia coloniale (o “mandato”) alla Gran Bretagna che ne profittò per far affluire nell’area un gran numero di immigrati ebrei conquistati dall’ideologia sionista che predicava il “ritorno” in Palestina. La cosa era stata concordata tra il ministro inglese Lord Balfour ed i dirigenti sionisti.

Affluirono così in Palestina, paese allora abitato quasi esclusivamente da Arabi, centinaia di migliaia di coloni ebrei sionisti. Le proteste e le rivolte palestinesi tra il 1936 ed il 1939 furono represse con migliaia di morti dall’esercito britannico spalleggiato da milizie ebraiche.

Abu Mazen ha giustamente ricordato che la maggior parte di questi coloni non avevano nulla a che fare con gli antichi Ebrei (antiche tribù semite simili agli Arabi), ma erano Askenaziti, ovvero popolazioni di origini turco-ucraine. Per chi non vuole crederci consiglio di leggere il bel libro del professore ordinario di storia dell’Università di Tel Aviv, l’israeliano ebreo Shlomo Sand: “L’Invenzione del Popolo Ebraico”. Sand ricordava che altri Ebrei moderni sono di origine berbera (i Sefarditi), o etiopica (i Falashah). Solo una minoranza è semita (quella di origine araba!).

Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947, sotto la spinta degli Stati Uniti, l’ONU propose una spartizione truffaldina della Palestina: il 55% del territorio doveva andare ai coloni ebrei, che allora erano meno del 30% della popolazione.

Intere zone abitate solo da Arabi venivano assegnate al progettato stato ebraico. Questo fu il segnale per le ben organizzate milizie ebraiche e per i gruppi terroristi ebraici guidati da Begin e Shamir per iniziare una feroce pulizia etnica delle popolazione arabe, che continuò nel 1948 con la cacciata di due terzi della popolazione araba, finita profuga nei paesi vicini. Il 15 maggio 1948 fu proclamato lo stato di Israele su quasi il 78% della Palestina, ben oltre i confini previsti dalla stessa ONU. Questo avvenimento è giustamente ricordato dai Palestinesi come la “Nakba”, cioè la catastrofe. Il tardivo e debole intervento di alcuni stati arabi non modificò la situazione.
Nel 1967 l’occupazione della Palestina fu completata con la guerra dei 6 giorni ed iniziò l’ulteriore colonizzazione di quel 22% di territorio rimasto ai Palestinesi, compresa Gerusalemme Est, cioè la parte araba di Gerusalemme.

I soliti giornalisti ed i sionisti fanatici, come la nota Fiammetta Nierestein, residente come colona a Gerusalemme Est, si sono accaniti in particolare contro una frase di Abu Mazen che ricordava come le passate persecuzioni contro le comunità ebraiche in Europa (ma non nei paesi arabi dove gli Ebrei potevano vivere tranquillamente!) erano legate anche a fattori non religiosi, ma sociali, come la pratica del prestito ad interesse che era praticato da alcuni rappresentanti delle comunità ebraiche, essendo vietata nel Medio Evo ai Cristiani. Sul perché delle passate persecuzioni, che nessuno nega, ci sarebbe da discutere, ma profittare di questa frase per gettare fango su un esponente sempre molto moderato e fin troppo disponibile come Abu Mazen è ridicolo.

Ci sarebbe da discutere anche sui motivi di più recenti persecuzioni, come quella operata dai Nazisti in Germania. Si può pensare che abbia giocato un motivo cinicamente demagogico come quello di gettare sugli Ebrei (che in realtà erano molto ben inseriti nella società tedesca) la colpa delle difficoltà economiche in cui versavano il proletariato e la piccola borghesia tedesca, fidando sul consenso della parte meno cosciente del proletariato e della piccola borghesia sciovinista. Questo però non giustifica la feroce occupazione e la pulizia etnica della Palestina (così ben descritta nel classico libro di un altro noto storico israeliano, Ilan Pappe) operata contro una popolazione che mai aveva perseguitato gli Ebrei.

Sorgente: La bufala di Abu Mazen “antisemita”. Fact-checking delle sue dichiarazioni

Come si dice gas in russo?

DI ISRAEL SHAMIR

Il Presidente Trump è tanto incazzato per come sta andando lo Stormy affair che quasi preferirebbe una buona vecchia guerra, piuttosto che subire un’altra umiliazione. Cosa che andrebbe bene sia ai suoi nemici che ai suoi amici (anche se non ai suoi elettori). Si trova di fronte ad una scelta difficile che ha bisogno di tutto il suo coraggio, ma che deve scegliere? Mettere a rischio il benessere del suo paese e sfidare i missili russi, o rischiare di dare  un dispiacere alle élite e cacciare Mueller?  Sarebbe tentato di fare la cosa facile. Così è stato spinto verso acque profonde da una potente coalizione di inglesi ed ebrei, le stesse persone che ci hanno regalato le ultime due guerre mondiali.

Il suo tentativo di buonsenso, quando voleva liberarsi della patata bollente siriana (“Desidero fortemente il ritiro delle nostre forze dalla Siria“, aveva tweettato) è stato respinto dall’indomito Netanyahu. Non ci pensare nemmeno, ha tuonato l’omone di Tel Aviv durante la sua tesa conversazione telefonica con Donny . Non puoi andartene dalla Siria, c’è ancora da combattere iraniani e russi. E non ti scordare dei bambini siriani, ha aggiunto l’omone ancora bagnato del sangue dei 2.500 palestinesi feriti o ammazzati, la scorsa settimana, come da suoi ordini . Il Pentagono e le agenzie di intelligence americane prendono i loro ordini direttamente da Tel Aviv, o sono li ricevono dall’AIPAC, così si stanno già preparando tutti per un lungo soggiorno in Siria, malgrado quello che aveva detto Donny.

Gli ebrei sono andati in pallone nel sentire che  Trump voleva lasciare la Siria. Gli scrivani del WaPo e del NY Times hanno detto che quelle erano parole suggerite dai russi. “L’editorialista del Washington Post e la commentatrice della CNN Catherine Rampell hanno detto che “Putin deve essere andato in estasi” nel sentire che Trump vuole iniziare a pianificare un ritiro dalla regione. Si dimenticano che sarebbe strano che tutte le decisioni di politica estera prese da un presidente si non si possono basare su ciò che infastidisce o non infastidisce la Russia.   – Perché la Rampell non  pensa piuttosto a quanto piacerebbe a tanti soldati americani tornare finalmente dalle loro famiglie, o come si possono spendere a livello nazionale, tutte le risorse finora spese all’estero? ” – ha osservato – un giornalista dei media. Questo è stato il motivo dell’entrata a gamba tesa di Mueller negli affari di Cohen. Bisogna dare una spinta al vecchio pazzo, se non lo capisce da solo, hanno deciso.

L’America con il suo background puritano è l’unico paese in cui i costumi sessuali sono così severi da portare alla guerra. Clinton fece guerra alla Jugoslavia per un pompino, mentre Trump forse distruggerà il mondo per la scappatella di una notte.

Non sarebbe strano che un attacco alla Siria provocherebbe una risposta russa. Per lo meno, ci sarebbe una deflagrazione locale, un teatrino, una prova di forza e di caparbietà. Chi sa come andrà a finire? La stessa manfrina nel 2013 fu rinviata, quando l’armata USA salpò verso le coste della Siria per vendicare un altro presunto attacco chimico. Scrissi  su quel fatidico incontro, forse troppo ottimisticamente, un pezzo intitolato The Cape of Good Hope.

“Fu una toccata e fuga, rischiosa quanto la crisi dei missili cubani del 1962. Le possibilità di una guerra mondiale erano tanto alte, quanto le dure intenzioni dell’America e dell’ Eurasia che avevano attraversato il Mediterraneo orientale. L’evento più drammatico del settembre 2013 fu la situazione di attesa di mezzogiorno vicino alle spiagge di Levante, con cinque cacciatorpediniere USA con i loro Tomahawk puntati verso Damasco e di fronte la flottiglia russa di undici navi guidate dalla Cruiser-porta-Missili-killer, Moskva e le navi da guerra cinesi. Sembra che un paio di missili furono lanciati verso la costa siriana, ed entrambi non riuscirono a raggiungere la loro destinazione. (Ritorneremo su questi due missili in seguito).

Dopo questo strano incidente, non cominciò nessuno scontro, dal momento che il Presidente Obama si tirò indietro e rinfoderò le pistole. Questo fatto fu preceduto da un voto inaspettato del Parlamento britannico: questa venerabile istituzione declinò l’onore di unirsi all’attacco proposto dagli Stati Uniti. E’ stata la prima volta in duecento anni che il parlamento britannico ha votato una proposta sensata prima di cominciare una guerra; di solito gli inglesi non possono resistere alla tentazione. Questa disavventura fu pagata con l’egemonia americana, la supremazia e l’eccezionalità.  “Il Destino Manifesto era finito. ”

Come vediamo ora, il mezzogiorno-di-fuoco è stato posticipato di cinque anni, e ora sta per arrivare. Il Primo ministro inglese Theresa May ha deciso di non aver bisogno dell’approvazione del parlamento, il presidente Trump ha deciso che non ha bisogno di un’approvazione del Congresso. Quindi questi freni non ci sono più.

E ora torniamo a quei due missili del 2013.  Li spararono gli israeliani, sia che stessero tentando di dar fuoco alla miccia, sia che stessero semplicemente guardando le nuvole, come dicono loro. I missili non arrivarono mai a destinazione, abbattuti dal sistema di difesa terra-aria russo a bordo delle navi, o forse resi inoffensivi dai disturbatori-GPS russi.

Avanti veloce fino al 2018: La notte del 10 aprile, prima dell’alba, il campo aereo siriano T-4 è stato attaccato da otto missili aria-terra; cinque sono stati abbattuti dalla difesa siriana, tre (o due) hanno raggiunto il loro obiettivo e hanno ucciso alcune persone che vi lavoravano. Per un po’ si è pensato ad un attacco americano, ma poco dopo  “la Russia ha bloccato Israele”, come riporta Haaretz. Israele ha cercato di dissimulare, in un primo momento affermando di aver informato Putin e di aver avuto il suo okay. Quando il portavoce di Putin l’ha negato, Israele ha detto di aver agito su richiesta USA. Facile che abbiamo solo provato a far salire di più la tensione.

Ora, con la US Navy sul posto, con l’appoggio di Inghilterra e Francia, sembra che il conto alla rovescia per un confronto sia cominciato. I russi si stanno preparando seriamente per la battaglia, sia essa locale o globale, e si aspettano che cominci da un momento all’altro.

La strada per questo Mezzogiorno-di-Fuoco è passata dall’ Affair Scripale, dall’espulsione dei diplomatici e dalla battaglia in Siria per Ghouta-est, mentre si teneva un importante spettacolo di prestigiatori israeliani.

L’espulsione dei diplomatici ha sbalordito i russi. Per giorni sono andati in giro grattandosi la testa e cercando una risposta: cosa vogliono da noi? Dove vogliono arrivare? Troppi cose senza senso e non collegate tra loro. Perché l’amministrazione USA ha espulso 60 diplomatici russi? Vogliono rompere le relazioni diplomatiche, o è un primo passo verso un tentativo di far uscire la Russia dal Consiglio di Sicurezza, per cancellare il suo diritto di veto? Significa che gli USA stanno rinunciando alla diplomazia? (in quei momenti, la risposta “è la guerra” non era ancora passata per la loro mente).

I russi confusi hanno risposto bene. Hanno espulso anche loro 60 diplomatici, e ci hanno messo un carico sopra: tutti i diplomatici USA del dipartimento politico dell’ambasciata di Mosca erano nella lista dei non-grati. Il dipartimento politico era formato da tre sezioni, che si occupano di politica estera, politica interna russa e analisi militare; il centro più importante di raccolta di dati, di collegamento con i politici russi, di conseguenze militari, di Siria e Ucraina, di Corea del Nord e Cina: tutti gli ufficiali dell’intelligence, gente di prim’ordine e con le mani in pasta – sono tutti rientrati, compreso il loro ufficiale politico Christopher Robinson (POL ). I russi hanno espulso Maria Olson, nota portavoce dell’ambasciata, e l’interprete dell’Ambasciatore. Hanno chiuso il consolato di San Pietroburgo, un importante centro di collegamento, di influenza ed interazione con l’opposizione in questa “seconda capitale” della Russia. Gli Stati Uniti hanno perso molte persone che tenevano in mano Mosca, che conoscevano la Russia e che avevano sviluppato relazioni personali con gente importante. Ci vorrà un sacco di tempo e di sforzi per il Dipartimento di Stato e per le agenzie di intelligence per riprendersi le posizioni perse. Anche gli inglesi che hanno avviato le deportazioni hanno perso una cinquantina di persone dell’ambasciata di Mosca.

Sorprendentemente, la deportazione di massa di così tanti diplomatici russi ha fatto poca presa sul popolo russo, perché questa botta è stata neutralizzata da un altro evento doloroso, dal fuoco al Kemerovo Mall che ha ucciso 64 persone tra cui oltre 40 bambini. L’incendio, anche se non fosse stato un incendio doloso (non è stato ancora dimostrato) ha scatenato un folle assalto di notizie false e di troll su Internet contro il popolo della Russia. Un milione di ucraini sottosviluppati sono stati schierati dalla parte della guerra psicologica dell’occidente combattuta sul web, per dire ai russi che erano centinaia i bambini che erano rimasti bruciati e che le loro autorità mentivano. Questa operazione ha fatto comprendere quanto sia alto il livello di influenza e di integrazione delle agenzie di spionaggio occidentali in Russia.

Kemerovo è stata una buona scelta per questa operazione: si trova nell’unica regione di etnia-russa governata da un vecchio eroe locale sopravvissuto al passato, l’unica regione dove si è registrato un indecente (e irrealistico) sostegno a Putin nelle recenti elezioni, una zona deprimente con miniere e minatori ed un grande potenziale di problemi.

Putin ha gestito l’incidente piuttosto bene, venendo di persona e affrontando la situazione, prendendola di petto. Ha imparato le lezione nel 2000, quando, all’alba del suo primo mandato presidenziale, il sottomarino Kursk affondò con tutto il suo equipaggio. Putin restò lontano dalle famiglie dei marinai e fu insensibile, come disse la gente. “E’ affondato”, fu la risposta di Putin alla domanda “Cosa è successo al Kursk?” (Si dice che la USS Memphis abbia sparato un siluro al sottomarino, causando il disastro, ma il neo-presidente fu riluttante e non volle appesantire i rapporti con l’amministrazione Clinton) . Ora, nel 2018, è diventato molto bravo, pieno di empatia e di considerazione nel trasmettere forza e decisione.

Qualunque agenzia americana abbia realizzato la psyop  su Kemerovo, l’operazione ha avuto molto successo, ma questo successo ha minato un’altra operazione, quella dell’espulsione dei diplomatici russi. I russi si erano distratti pensando ai bambini bruciati.

La presunta ragione per le espulsioni, l’avvelenamento di Sergey Skripal e di sua figlia, non aveva molto senso. Anche se la vecchia spia avesse ancora dei sospesi con i suoi ex datori di lavoro, una reazione del genere sarebbe stata eccessiva in ogni caso. Non si tratto di un Napoleone (avvelenato dagli inglesi 200 anni fa), non è un principe di sangue nobile, non è un grande inventore e nemmeno una spia di successo. E’ una ex-spia in pensione, una spia sbiadita. Comunque lui non è morto, è solo malato, per un po’. Forse ha mangiato qualcosa che gli ha fatto male al pub. Questa è l’opinione di sua nipote, Victoria, che è l’unica persona viva che è stata in contatto con gli Skripal dopo il presunto ricovero in ospedale.

Questo affare è più oscuro della trama di un vecchio film di avventura. I giornalisti russi sono andati in giro per Salisbury e hanno notato molte incongruenze. Non è sicuro se gli Skripal siano stati avvelenati e dove si trovino. I loro animali domestici sono sopravvissuti al veleno mortale e poi sono stati distrutti.

Questo pezzo di umorismo nero  ha girato molto sulla rete russa :  Skripal è stato avvelenato da un veleno molto potente, 2 grammi ucciderebbero mezzo paese all’istante!     I russi:

– L’ hanno avvelenato al ristorante

– No, sulla panchina

– No, in macchina

– No, la maniglia della porta era avvelenata

– No, la valigia era avvelenata

– No, in casa tutto era avvelenato.

– Oh, era il grano che era avvelenato,

– Ma non sono morti all’istante, ma sono andati in giro da qualche parte per quattro ore,

– Ma il poliziotto che li ha scoperti è quasi morto sul colpo,

– Ma il veleno è stato identificato immediatamente,

– Ma hanno trovato subito un antidoto e Skripals e il poliziotto si sono salvati;

– Il poliziotto è stato dimesso il giorno dopo!

– Ma sono in coma e non si riprenderanno mai!

– Ma no, la figlia si è ripresa subito!

– Oh, e anche papà si è rianimato … un miracolo!

– e tutti e due si stanno riprendendo rapidamente, il veleno più potente non serve a niente.

– Il ristorante è stato circondato dalla polizia in tuta spaziale

– Il parco è stato circondato dalla polizia in tuta spaziale

– La casa è stata circondata dalla polizia in tuta spaziale

– Sono in tuta spaziale, perché il veleno è pericolosamente mortale, ma altri poliziotti, accanto a loro, sono senza nessuna tuta spaziale …

– La panchina è stata tagliata e rimossa: è un veleno così terribile che la panchina sarebbe rimasta tossica per due settimane;

– Ma il gatto è sopravvissuto nella casa avvelenata … mentre il poliziotto che aveva toccato Skripal è quasi era morto, e il gatto è sopravvissuto … e le cavie sono sopravvissute, ma se ne sono dimenticati tutti, e sono morte di fame in casa;

– e i loro resti sono stati immediatamente bruciati, perché avvelenati da un veleno fortissimo;

– Per due settimane le cavie sono state avvelenate da un veleno fortissimo e sono sopravvissute, e allora dovevano essere urgentemente cremate;

– Solo i porcellini d’India sono morti, il gatto è sopravvissuto a tutto questo veleno. Era stressato ed affamato, per questo lo hanno ucciso e cremato per star tranquilli che nessuno scoprirà il segreto ecc. ecc.

Il vero eroe della saga di Skripal è l’ex ambasciatore britannico  Craig Murray , che ha seguito gli sviluppi ed ha svelato molte incongruenze e menzogne. Si possono leggere i suoi articoli e i suoi tweet per i dettagli.

Julia Skripal ha fatto un passo ardito: ha chiamato sua cugina Viktoria a Mosca. La loro conversazione è un documento straordinario. Julia dice che lei e suo padre sono in buona salute; dubita che a Viktoria sia permesso andare a vederla. In effetti, il governo inglese ha rifiutato di concederle il visto. La sensazione è che Julia sia stata imprigionata.

Ho parlato con un ufficiale del controspionaggio russo in pensione che conosce l’argomento e mi ha detto che la Russia non ha mai avuto una sostanza tossica Novichok: questo è un nome, dato dal controspionaggio, all’A-232 per tracciare le fughe di quella sostanza. Ha funzionato: un uomo di nome Vil Mirzayanov,  amministratore dei laboratori chimici, ha fatto trapelare la storia del Novichok, e poi è stato preso e arrestato. L’A-232 fu prodotto in piccole quantità negli anni ’90, e qualche dose può essere stata rubata e venduta in quegli orribili anni, quando un colonnello dell’intelligence russa era costretto a fare il tassista di notte per integrare il suo misero salario mensile di $ 46. In quegli anni, effettivamente il veleno si poteva trovare e in qualche caso poteva essere usato da criminali. In teoria non è impossibile che parte di questo veleno possa essere stato conservato e riprodotto da qualche criminale; in alternativa si può dire che era a portata di mano per gli americani che smantellarono i laboratori nel 1992. Comunque non abbiamo prove non faziose che gli Skripals siano stati avvelenati da qualcosa. Se sopravvivono, se i servizi segreti inglesi e americani non li uccidono, forse ne sapremo di più. Possiamo sicuramente escludere la possibilità che agenti di stato russi se ne vadano in Gran Bretagna per avvelenare una vecchia spia che è già stata perdonata, anni fa,  dal presidente russo.

Anche se lavorasse nella produzione del file di Trump (“Golden Rain”) di Christopher Steele, i russi non avrebbero nessun motivo convincente per ucciderlo, e in aggiunta in un modo così strano. “Se dovessimo ucciderlo, lui resterebbe ucciso”, ha concluso il mio interlocutore.     

I dettagli del caso Skripal sono molto divertenti, ma non è necessario conoscerli bene. Il caso è stato usato per mettere nel cervello della gente una connessione tra avvelenamento chimico e Russia e questo non è giusto, perché i russi hanno distrutto tutti i loro veleni chimici sotto gli occhi degli ispettori dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW), ma la vita spesso è ingiusta.

La connessione tra avvelenamento chimico e Russia era stata preparata per il prossimo evento: Ghouta-Est era una posizione importante e ben radicata dei ribelli siriani. Essendo facilmente raggiungibile dal centro di Damasco, ha fornito ai ribelli la possibilità di prendere il potere nella capitale siriana. Mentre l’esercito siriano con l’appoggio iraniano e russo avanzava verso Ghouta-Ovest, hanno scoperto i piani dei ribelli per mettere in scena un attacco con  false armi chimiche, come avevano già fatto altre volte in passato. Il presidente Putin ha parlato di questa possibilità nella sua conferenza stampa congiunta (con il presidente Erdogan e il presidente Rouhani) ad Ankara la scorsa settimana, pochi giorni prima del presunto attacco.

L’attacco non c’è mai stato, ma è stato debitamente segnalato dai media filo-occidentali. Così il cerchio si è chiuso. Lo Skripal Affair ha stabilito il collegamento tra Russia e armi chimiche e Ghouta-ovest ha permesso di usare questa connessione per attaccare la Russia.

Non dobbiamo ignorare l’importanza di questi eventi mediatici. Le principali potenze occidentali e i loro media si sono rifiutati di prendere in considerazione qualsiasi altra spiegazione, hanno rifiutato di aprire un’ inchiesta, hanno mirato alla giugulare. La Russia è stata demonizzata nel 2018, come la Germania fu demonizzata nel 1940. È stato un lavoro lungo e attento. Date un’occhiata a questo sito theday.co.uk – è un sito per i bambini delle scuole e per i loro insegnanti. Sarete sorpresi nello scoprire un fervente odio, contro la Russia e contro Putin, che viene pompato nei cuori e nelle teste delle giovani generazioni. Una pianificazione così a lungo termine non può dipendere solo da un evento come l’avvelenamento di una ex-spia e nemmeno dalla caduta di una fortezza sotterranea in Siria.

Chi pianifica una guerra contro la Russia ha usato la paura dell’antisemitismo per scopi propri. Ho chiamato questo metodo Anti-semitism Weaponised . Jeremy Corbyn, il leader laburista, è stato fermato con l’accusa di antisemitismo. Era l’unico leader in grado di fermare la discesa della Gran Bretagna in guerra contro la Russia. Altri parlamentari laburisti e attivisti sono stati attaccati per presunto antisemitismo e – che coincidenza! – praticamente tutti erano contro la demonizzazione della Russia; mentre gli amici di Israele – conservatori o laburisti – erano fanatici-anti-russi.

Questa è una correlazione di cui parleremo in un altro momento, ma è tutt’altro che ovvia. In Russia non c’è antisemitismo; il presidente russo è amico di Israele e del potente movimento ebraico Chabad . La Russia non ha nazionalismo bianco, e c’è poco estremismo-di-destra. Tuttavia, questa correlazione esiste. Potremmo spiegarlo con l’odio per gli ebrei della Chiesa ortodossa, perché questa Chiesa (attiva in Russia, Grecia, Palestina e Siria) non è stata giudeizzata. Oppure potremmo preferire una spiegazione più semplice: gli ebrei sono ben integrati nelle élite occidentali e promuovono e sostengono gli obiettivi di queste élite.

Comunque, le persone che possono resistere alle accuse di antisemitismo sono i nemici più forti del potere costituito; sono contro la guerra contro la Russia e contro l’attacco alla Siria, come ha spiegato il quotidiano Haaretz in un articolo intitolato I Suprematisti Bianchi Difendono Assad, e Diffidano Trump: Non lasciare che Israele ci obblighi alla guerra con la Siria. Poi l’articolo continua: “L’estrema-destra definisce l’attacco chimico di sabato nel sobborgo di Damasco un’operazione False-Flag, e afferma che questo è un tentativo di Israele e dei ‘globalisti’ per mantenere truppe USA in Medio Oriente” e  cita David Duke e altri intoccabili come le uniche persone che obiettano su quello che racconta Israele.

Non essendo un suprematista bianco (probabilmente non ne ho i requisiti), apprezzo ancora questi uomini coraggiosi quando dicono e fanno la cosa giusta. Essere sensibili all’accusa di antisemitismo è una forte vulnerabilità del carattere. Benché persone come Corbyn abbiano il cuore al posto giusto, sono deboli su questo punto, e il nemico usa questa debolezza per neutralizzarle. Ci sono persone a sinistra che non hanno paura di nessuna accusa, ma non ci sono molti che resistono al metum Judaeorum.

Speriamo e preghiamo che sopravvivremo al cataclisma che verrà.

Israel Shamir 
[email protected]
Prima pubblicazione di questo articole su  The Unz Review.

Fonte: http://www.thetruthseeker.co.uk

Link_ http://www.thetruthseeker.co.uk/?p=168606

11 apr. 2018

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

 

Sorgente: I russi restano sbalorditi – Come Don Chisciotte – Controinformazione – Informazione alternativa

INCREDIBILE: i giornali d’epoca riportano la cifra di 6 milioni di vittime per altri olocausti ebraici poco noti.

GRANDE FRATELLO

 

-A cura di Floriana Castro-

Nota su Antisemitismo

Negli ultimi 70 anni siamo stati letteralmente bombardati da film, testimonianze (a volte anche di persone che la shoah non l’hanno mai vissuta), interventi nelle varie università senza poter ricevere risposta a domande fuori dal coro del tipo: come hanno fatto a morire 6 MILIONI nella sola Europa quando la comunità israelitica non superava i 12 milioni in tutto il mondo? E come avrebbe fatto la comunità -secondo le stime ufficiali dimezzata- a contare 13 milioni di unità a pochi anni dalla fine della guerra? In alcuni paesi se si confuta il numero ufficiale di 6 MILIONI di ebrei che avrebbero subito lo sterminio si rischiano addirittura 6 anni di carcere.  Il professore Faurisson, dopo molti anni di studi sugli eventi olocaustici, fu uno dei primi a sostenere l’assenza delle camere a gas nei campi di concentramento, per tale ragione fu  umiliato, messo al bando e tacciato di antisemitismo.Nessun grattacapo invece per chi confuta il numero dei morti dell’Olocausto ad opera dei comunisti, o l’olocausto degli Armeni eccMa mentre gli storici nei decenni successivi alla shoah sono stati impossibilitati dal corretto svolgimento del loro lavoro, un indizio molto importante ce lo danno i collezionisti di giornali d’epoca. In questo articolo vedremo, come il numero di 6 MILIONI sia stato indicato costantemente dalla comunità israelitiche sin dal 1905 ai tempi dell’impero zarista in Russia, trent’anni prima dalle persecuzioni naziste, eventi che -come documentato- oltre alla vittoria della loro causa, e la simpatia dei goym hanno inoltre portato alle casse sioniste milioni e milioni di dollari. Prediamo in esame 11 quotidiani d’epoca che vanno dal 1915 al 1940, analizzando brevemente il contesto storico di ognuno degli eventi (corredato con foto di 11 giornali d’epoca, e fonti dettagliate al termine dell’articolo)

1) Articolo di “The Sun” del 6 Giugno 1915 (pag.1 della quinta sezione)
Nel 1915 troviamo gli ebrei russi nella Russia dello zar Nicola II, al loro primo tentativo di rovesciare il governo, tentativo che fallirà, per poi andare in porto nel 1917 instaurando la dittatura comunista, ideata, progettata e finanziata dai sionisti.
Questo è il titolo dell’articolo
“Orrori peggiori di quelli di Kishineff nella Russia di oggi”
didascalia: “Una cospirazione senza precedenti per schiacciare gli ebrei sospettati di essere organizzati per coprire le sconfitte delle truppe di zar. Torture e massacri diffusi in centinaia di città”.
Questo è uno stralcio dell’articolo
“Dalla distruzione del tempio di Gerusalemme sino ad oggi gli ebrei non hanno mai avuto una pagina così nera nella loro storia di quella che il governo russo sta scrivendo oggi. SEI MILIONI di ebrei, la metà del popolo ebraico in tutto il mondo, vengono perseguitati, braccati e ridotti alla fame. Migliaia di loro sono stati barbaramente uccisi. Centinaia di migliaia di ebrei, vecchi uomini donne e bambini vengono spinti senza pietà di città in città su mezzi del governo, attaccati dalle truppe del proprio paese”.
Segue un accorato appello di uno dei rabbini presenti in Russia: “Le autorità stanno inviando innocenti vecchi ebrei uomini e donne in Siberia. vi abbiamo scritto molte lettere dalla Polonia riguardanti le nostre vicissitudini. Cari fratelli, abbiate pietà per i SEI MILIONI di ebrei in Russia: state dalla nostra parte”!

2) Passiamo adesso al New York Times del 18 Ottobre 1918 (pag 12)
Siamo ad un anno dopo la rivoluzione d’ottobre e l’ascesa al potere dei comunisti. Lo zar, con i suoi familiari, sono caduti sotto i fucili del commando rosso tre mesi prima, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918. Gli ebrei non sono più in pericolo. Una volta eminato l’impero tiranno resta un unico problema: raccogliere fondi (molti soldi…) per la ricostruzione della comunità di 6 MILIONI di ebrei morti nelle persecuzioni o gravemente danneggiati.
Questo è il titolo dell’articolo “Un fondo di un miliardo di dollari per ricostruire l’ebraismo”
Nella didascalia si legge: SEI MILIONI di ebrei necessitano il nostro aiuto per riprendere la vita normale una volta terminata la guerra”
Nell’articolo si legge:
“Il Comitato degli ebrei americani sta mettendo in atto un piano per la più grande operazione umanitaria della storia”
In fondo: “Gli americani, tutti, ebrei e non ebrei allo stesso modo saranno presto chiamati a dare una contributo ad un fondo di circa un miliardo di dollari per attuare il programma di ricostruzione della comunità ebraica di tutto il mondo.”
Un riconoscimento politico del carattere nazionale degli ebrei avvenne nel Gennaio del 1918 con la creazione di un Commissariato per gli Affari Nazionali Ebraici, sezione speciale del Commissariato delle Nazionalità, sotto la guida di Stalin prima che salisse al potere sovietico. Sia il Lenin, che Trotsky (vero nome Lejba Bronsztajn) erano ebrei. Nel primo governo bolscevico l’85% era rappresentato da ebrei: su 22 ministri, 18 erano ebrei; nella stazione di polizia su 43 membri, gli ebrei erano 34; nell’esercito, 556 dei posti erano occupati da 447 ebrei, in un paese dove gli ebrei rappresentavano meno del 2% della popolazione totale.

3) Passiamo al numero del New York Times dell’8 settembre 1919 (pag. 6)
Dopo aver rovesciato l’impero zarista e messo a posto lo zar con tutta la sua famiglia, la battaglia è volta ad assimilare l’ Ucraina -non ancora allineata al nuovo modello – all’impero sovietico.
Il NYT titola: “Gli ebrei ucraini mirano a fermare i pogrom”
(Pogrom è un termine con cui vengono indicate le sommosse popolari anti giudaiche)
In Ucraina fra il 1917 e il 1922, in seguito alla Rivoluzione Russa, vi fu un lungo periodo di guerra civile e di anarchia con continui cambi di fazioni al potere nei territori dove nell’ultimo periodo, il regime zarista aveva portato avanti una politica di russificazione delle terre ucraine. Questo periodo fu segnato dall’esistenza di più entità statali separate.

Nella didascalia del NYT si legge: “Una commissione sta per visitare l’Europa per preparare un memorandum per il presidente Wilson . Wilson, ricordiamo è stato il presidente USA, massone di grado 33° passato alla storia per aver privatizzato la Banca centrale Americana, cedendola ai sionisti nel 1913, che fondarono una banca privata che funge da banca centrale la “Federal Reserve Bank” e il suo sistema che fino ad oggi sta prosciugando tutte le risorse globali a beneficio dell’èlite Fu sempre Wilson ad interessarsi perché Trotskij potesse ottenere un passaporto americano con il quale intraprendere il viaggio di ritorno in Russia per compiere la tanto programmata rivoluzione d’ottobre.
L’articolo riferisce che in Ucraina sono stati uccisi già centinaia di migliaia di ebrei e che altri 6 MILIONI si trovano in grave pericolo.
Nell’articolo si legge: “6 MILIONI di ebrei sono stati minacciati di essere completamente sterminati in Ucraina e Polonia. La federazione degli ebrei ucraini in America, una organizzazione che rappresenta tre quarti di un milione di ucraini in questo paese, ha deciso al congresso ieri che il massacro dei loro fratelli in Europa orientale deve finalmente essere fermato portando la pace e l’aiuto economico degli Stati Uniti. “Il segretario di Stato Lansing, ha reso noto che il Dipartimento di Stato ha già dato il consenso alla la federazione di inviare una commissione in Ucraina, per indagare sulle condizioni degli ebrei e per stabilire collegamenti diretti con i loro fratelli in America” .

Nel 1922 i piani dell’èlite si concretizzeranno e l’Ucraina entrerà a far parte ufficialmente a far parte della “civile” URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina.
Ricordiamo inoltre che i polacchi dipinti come “antisemiti” stavano in realtà combattendo per il loro paese contro l’instaurazione di uno stato comunista ebraico in Polonia (clicca qui) che verrà più tardi invasa dai nazisti e dai comunisti che se la spartirono da buoni amici nel 1940. (clicca qui) .

4) Andiamo al New York Times del 12 novembre sempre del 1919 (pag.7)
Siamo in America. Gli oligarchi responsabili della Grande Depressione in USA sono alle prese con la raccolta fondi per gli ebrei in miseria nell’est Europa
Felix M. Warburg racconta la triste condizione degli ebrei, titolo dell’articolo: “Gli ebrei hanno sofferto la guerra più di tutti gli altri ”
Ricordiamo, l’ebreo Felix M. Warburg, era membro all’omonima famiglia che da secoli lavora per il Nuovo Ordine Mondiale. La M. M. Warburg, è una delle banche che tiene il mondo in scacco con l’oligarchia fianaziaria, nonché una delle centrali della progettata Grande Depressione che colpì l’America a partire dal 1919. Warburg, fu inoltre partner di Kuhn, Loeb & Co, sposò Frieda Schiff, una giovane appartenente ad un’altra delle 13 famiglie ebraico-sioniste per il controllo del mondo: gli Schiff appunto. Certo, il New York Times non può ancora presagire che le filantropiche famiglie Warburg e Kuhn & Loeb Bank così coinvolte nelle sofferenze dei loro fratelli ebrei, dopo qualche anno avrebbero finanziato le idee criminali di Adolph Hitler, trasferendo all’economia tedesca ben 975 milioni di dollari, dei quali 170 vennero destinati alla creazione di tre grandi cartelli. Finanziarono gli armamenti della Germania nazista ma anche gli esperimenti di eugenetica e il progetto MK Ultra ai danni anche dei loro fratelli minori
(clicca qui)
Ma torniamo al 1919. Nell’articolo si leggono le dichiarazioni di Warburg, che era tra le altre cose Presidente del Comitato di distribuzione congiunta di fondi americani per gli ebrei vittime della guerra:
“ I colpi successivi degli eserciti contendenti hanno spezzato la schiena degli ebrei d’Europa, riducendo tragicamente in miseria e in malattia 6 MILIONI di ebrei, oltre la metà della comunità ebraica in tutto il mondo”. Warburg non fa alcun accenno alla fame che gli americani erano costretti a patire in quegli anni, in cui la Grande Depressione imperversava in America a causa delle loro manovre studiate ad hoc per far passare tutta la ricchezza reale (l’oro) nelle loro mani: i cittadini avevano l’obbligo di consegnare l’oro alle autorità (banche), pena per i trasgressori: 10 anni di carcere!

5) Atlanta Constitution del 23 febbraio 1920 (pag. 1 continua a pagina 3, quarta colonna)
Siamo ad Atlanta. Rabbini e sionisti sono ancora alle prese con la raccolta fondi per gli ebrei dell’est Europa:
“50.000 dollari raccolti per salvare gli ebrei in difficoltà”. Nell’articolo si fa riferimento ad  un meeting tenutosi ad Atlanta presieduto da un certo Harold Hirsh. All’incontro intervennero anche Fred Rusland che ha descritto le situazioni drammatiche di fame, povertà estrema e oppressione che sarebbero stati costretti a subire  gli ebrei in alcuni paesi dell’Europa dell’est e in Palestina, ma grazie al generoso contributo economico, 6 MILIONI di ebrei avrebbero potuto essere salvati. Il rabbino David Marx disse:
“No siamo qui stasera per piangere i morti, 6 MILIONI di ebrei si trovano in grave pericolo, sono ferocemente perseguitati. Se non ci muoviamo molti altri moriranno. Questi fratelli guardano all’America affinchè questo paese risponda generosamente con un aiuto economico che possa alleviare le loro sofferenze” . Siamo nel 1920, 13 anni prima che Hitler salisse al potere, e a 19 anni dall’inizio della guerra!

6) New York Times 7 maggio 1920 (pag 11)
Siamo ancora nel 1920. Il NYT annuncia con gioia che la campagna di raccolta fondi per gli ebrei in Europa ha raggiunto la cifra di 100.000 dollari.
Nell’articolo si legge: “I fondi di aiuto per il sostegno del popolo ebraico in Europa dove 6 MILIONI di ebrei sono alle prese con enormi sofferenze, carestie e oppressioni hanno ricevuto l’attenzione particolare di Nathan Strauss, un imprenditore e grande sostenitore della causa sionista”.
Strauss afferma: “Se gli americani, in particolar modo gli ebrei americani si rifiuteranno di contribuire al sollievo delle sofferenze dei loro fratelli possa questa colpa cadere sulle loro teste: avranno sulla loro coscienza l’estinzione del popolo ebraico”

7) New York Times del 20 luglio 1921 (pag 2)
A distanza di un anno dalla grande raccolta fondi si ritorna a chiedere aiuti economici affinchè vengano salvate le vite di altri 6 MILIONI di ebrei, (sempre sei milioni!) questa volta in grave pericolo nei territori dell’Unione Sovietica, dove i contro-rivoluzionari innescarono una contro-offensiva contro il regime. In questo articolo i sionisti fanno una chiara ammissione di quanto i regimi sovietici giudaici abbiano favorito il popolo ebraico a spese di centinaia di milioni di cristiani. Nell’articolo si legge che il pericolo di una caduta, o di un indebolimento del regime comunista avrebbe potuto sguisagliare le agitazioni dei pogrom: un pericolo che doveva essere in qualche modo fermato. Dr. Meir Kreinin, un ebreo russo che fece la sua fortuna in Russia, -uno tra i fondatori della Società per la diffusione dei Lumi in Russia, nonché proprietario di un certo numero di giornali ebraici e presidente della prima organizzazione Emigdirekt- sul NYT lancia un monito: “ Se diminuisce il potere sovietico, 6 MILIONI di ebrei rischiano il massacro” ha dichiarato Kreinin, intervenuto ad uno degli eventi filanropici per la raccolta fondi in sostegno della causa ebraica. Nell’articolo si legge: “La mia dichiarazione proviene direttamente da documenti ufficiali presentati al governo di Berlino. 6 MILIONI di ebrei stanno affrontando uno sterminio di massa. La carestia in Russia imperversa. I contro-rivoluzionari stanno per avere la meglio e il controllo Sovietico sta per dimuniure. Numerosi Pogrom imperversano in tutta la Russia e in Ucraina”.
Che io sappia il potere sovietico non fu mai in serie difficoltà in quegli anni, pur con qualche agitazione dei pogroms. I provvedimenti vengono presi: i pogrom furono fermati e con l’ascesa di Stalin,- in seguito alla morte di Lenin nel 1924- i sogni di riconquista del paese dei contro-rivoluzionari falliranno.

8) Montreal Gazzette 29 dicembre 1931 (pag 6)
Il titolo dell’articolo è “6 MILIONI di ebrei stanno morendo di fame”. Le condizioni degli ebrei nell’est Europa vengono descritte minuziosamente dal rabbino Wise: 6 MILIONI di ebrei muoiono di fame soprattutto in inverno. Se non vengono raccolti ulteriori fondi dal comitato di almeno 2 milioni e 500.000 dollari disastri, miseria e caos senza precedenti si abbatteranno su tutta l’umanità ” (!!) Il rabbino ha illustrato una lunga relazione al meeting al Monfefiore club di Montreal. Nell’articolo vengono anche descritti alcuni dei circoli di raccolta fondi in tutto il mondo in favore della causa ebraica. Il banchiere  Felix Warburg (di cui abbiamo parlato sopra) era presidente della “Jewish Red Cross Society ” che si occupava della raccolta fondi, insieme a Herbert Lehman: uno dei tre fratelli proprietari del colosso finanziario “Lehman Brothers”. Herbert Lehman nel 1933 diventerà il 45° governatore dello stato di New York. La Lehman Brothers è la holding che -come ricorderete- nel 2008 dichiarò bancarotta causando il crollo dell’economia su scala mondiale.

9) New York Times del 31 maggio 1936 (pag 14)
Siamo nel 1936. Adolph Hitler è al al potere da 3 anni in Germania. Tre anni prima che iniziasse la seconda guerra mondiale nel 1936 si parla già di milioni di ebrei sterminati: l’unica soluzione per la sopravvivenza dei giudei? La fondazione di uno stato ebraico in Palestina. Il titolo dell’articolo del NYT : “Gli americani fanno appello per un rifugio ebraico” . Si legge

“L’unica salvezza per il popolo di Israele perseguitato è la restaurazione del suo antico patrimonio e l’immigrazione in Palestina. La Gran Bretagna ha il potere per spalancare le porte della Palestina per poter accogliere i milioni di ebrei fuggiti dall’olocausto” . Mancano ancora tre anni all’inizio della guerra, e cinque anni dall’inizio delle deportazioni nei campi! (1941). Si legge nell’articolo “Alla petizione per la concessione del rifugio ebraico si sono uniti anche numerosi cristiani “illuminati” ed esponenti delle chiese protestanti ed episcopali tra cui il reverendo James Freeman vescovo di Washington”. Dopo 12 anni questo obiettivo si realizzerà e nascerà finalmente lo Stato di Israele (1948).

10) New York Times 23 febbraio 1938 (pag 23)
L’articolo intitolato “Insegnanti ebrei rimproverati da Isaacs” riporta un intervento di Mr. Tarshis in rappresentanza del comitato “American Jewish Joint distribution”. Mr Tarshis afferma che 6 MILIONI di ebrei sono stati privati della protezione e di qualsiasi opportunità economica: 6 MILIONI di ebrei sono ridotti alla fame senza più alcuna speranza, stanno affrontando la più grande tragedia di tutti i tempi. L’antisemitismo si è diffuso a macchia d’olio in tredici stati europei e minaccia la sopravvivenza di milioni di ebrei: una tragedia iniziata con l’ascesa al potere di Hitler ”  Mr Isaac e Simon J. Jason, presidente dell’associazione “Jewish Teachers” hanno puntato sull’istruzione: “Noi non non ci occupiamo di politica, ma abbiamo il dovere di svolgere il nostro compito. Tutti gli insegnati anche cattolici e protestanti hanno il dovere di educare i fanciulli al senso civico e al rispetto, occorre formare una morale sociale”. Ebbene, anche questo obiettivo è stato centrato in seguito: la shoah è diventato un dogma sociale e domande sulla verità degli eventi non sono permesse.

11) New York Times 6 ottobre 1940 (pag 10)
La guerra è iniziata da un anno e le sorti di mezzo mondo sono ancora da decidere. La deportazione degli ebrei inizierà nel 1941: è ancora impossibile fare una stima precisa di quanti di loro avrebbero perso la vita. Tuttavia il NYT già nel 1940 annuncia una ricompensa alle pene dei giudei e anche molto generosa. Il titolo dell’articolo è “Il Nuovo ordine Mondiale promesso agli ebrei”. Nell’articolo si legge Arthur Greenwood , del gabinetto di guerra britannico manda un messaggio di rassicurazione agli ebrei: una volta terminata la guerra e una volta ottenuta la vittoria, nuovi sforzi occorreranno per fondare un Nuovo Ordine Mondiale basato sugli ideali di pace e giustizia”. Greenwood- deputato leader del partito laburista inglese- ha inoltre aggiunto: “Nel Nuovo Mondo gli ebrei avranno numerose opportunità le sofferenze e le ingiustizie che hanno subito potranno essere adeguatamente riparate. La loro collaborazione sarà fondamentale per la ricostruzione del mondo”. Il messaggio fu consegnato ai rabbini Stephen Wise, Maurice Perlzweig arrivati a Londra in quella mattina del 6 ottobre 1940 alla quale risposero che il messaggio potrebbe viene da loro interpretato come una dichiarazione di ferma intenzione da parte dell’ Inghilterra per venire incontro agli ebrei.

Neturei-Karta

EBREI ULTRA-ORTODOSSI NON RICONOSCONO LO STATO DI ISRAELE


Il 26 gennaio del 2014, la polizia israeliana ha arrestato due insegnanti responsabili di un folto gruppo di 100 studenti ultra-ortodossi perché tenevano festosamente un barbecue vicino ad un monumento all’olocausto, proprio alla vigilia del ‘giorno della memoria. Gli ebrei ultra-ortodossi non riconoscono il ‘Giorno della Memoria’ di Israele ed episodi simili sono ricorrenti. Molti gruppi haredi – popolazione in velocissima crescita in Israele – sostengono che l’Olocausto sia solo una finzione creata ad arte per fornire un pretesto alla creazione dello stato di Israele. Recentemente molti ebrei ultra-ortodossi sono stati arrestati per aver scritto su un memoriale dell’olocausto frasi del tipo: “Se Hitler non fosse esistito, i sionisti lo avrebbero inventato”(…). (clicca qui)

LA RIVOLUZIONE CULTURALE, POLITICA E RELIGIOSA PORTATA DALLA SHOAH
Guardiamo alle conseguenze: gli effetti della shoah, hanno inevitabilmente portato a Norimberga, alla fondazione dell’ONU e non solo… In seguito, con il pretesto della shoah si è finalmente costituito lo Stato d’Israele, (1948) a pochi anni dal termine della guerra. L’esercito israeliano, -notoriamente uno degli eserciti più forti del mondo, ma che ricordiamo non potrebbe sussistere senza le continue trasfusioni di denaro degli USA addebitati ai contribuenti americani- ha usato tutto il suo potere per opprimere, bombardare e massacrare i legittimi abitanti della Palestina, ridotti ormai ad essere schiavi nella loro stessa terra. Con la fondazione dello stato di Israele inoltre è nata la questione mediorientale così come la conosciamo oggi: le dichiarazioni di guerra da parte degli USA a tutti i paesi arabi non Israel friendly; le “primavere colorate”; i false flag che stanno insagunando tutto il mondo; i paesi adiacenti ad Israele tenuti impegnati a farsi guerra fra di loro; i conflitti di religione, nati dopo il 48, prima dell’intervento dei sionisti infatti, cristiani, musulmani ed ebrei vivevano pacificamente in quelle terre. Dopo la shoah è ormai impossibile fare una una critica alle ambizioni e agli intrighi giudaici di ieri e di oggi senza essere tacciati di antisemitismo. Ma non solo, grazie alla Shoah il giudaismo riuscì finalmente in un’impresa titanica; impresa che aveva fallito in 1960 anni: penetrare all’interno della Chiesa Cattolica. (clicca qui)

Subito dopo la II Guerra, la B’nai B’rith (la massoneria per soli ebrei) riuscì a mettersi in contatto con alcuni alti esponenti della Chiesa Cattolica per mutare l’insegnamento che le scritture, il magistero e i padri della Chiesa avevano tramandato sugli ebrei. E’ da ricordare in particolare l’impegno di 3 agenti della B’nai B’rith, Jules Isaac, Label Katz e Nahum Goldmann che riuscirono a convincere gran parte dell’alta gerarchia ecclesiastica, sostenendo che l’antisemitismo cristiano è stato responsabile del dilagare dell’odio antisemita, un sentimento alimentato nella popolazione dall’insegnamento cristiano preconciliare che avrebbe in seguito portato allo sterminio ebraico.

Gli agenti della B’nai B’rith  negano spudoratamente persino la responsabilità ebraica nella Crocifissione di Gesù Cristo, oltre a negare l’inattaccabile storicità di Gesù. Le richieste dei giudei furono finamente prese in considerazione. Il tanto agognato Concilio Vaticano II, segnerà una rottura con l’insegnamento della Chiesa in materia di giudaismo e i rapporti con le altre religioni. Con l’ingresso della B’nai B’rith, e della massoneria all’interno delle mura di Pietro ecco finalmente dilagare scandali, eresie infiltrazioni massoniche di tutti i tipi che hanno portato all’allontanamento in massa dei fedeli e alla grave crisi dottrinale nella quale la Chiesa di trova tutt’oggi.

goldmann_nahum_ebrei_raccogliere_soldi_protestare

Nahum Goldmann, fu il primo ad ipotizzare l’idea di Norimberga già nel 1942 quando le sorti della guerra erano ancora da decidere. In seguito collaborò all’enciclica Nostra Aetate il futuro documento del Concilio sui rapporti cogli ebrei. (clicca qui) Oggi la sottomissione ai giudei è talmente grande da spingere alcune diocesi a concedere l’indulgenza plenaria il giorno della memoria, il 27 gennaio. Nessuna indulgenza per chi onora le vittime cristiane, del comunismo, della massonica Rivoluzione Francese, né per chi onora i martiri cristiani caduti per difendere l’Italia in occasione del Risorgimento, nè per il milione e mezzo di armeni trucidati dagli ebrei turchi donmeh, o per tutti quelli morti ammazzati nel corso di duemila anni. Nessuna indulgenza per i fedeli che li onorano e nemmeno nessuna giornata della memoria per le vittime.

UN’AMMISSIONE IMPORTANTE
Il 14 agosto del 2002, la radio-speaker americana Amy Goodman, intervista Shulamit Aloni, ex ministro dell’educazione in Israele e fondatrice del partito israeliano Ratz. L’intervistatrice chiede all’ex ministro: “ spesso quando negli USA viene espresso dissendo nei confronti della politica di Israele, ma chi osa fare una critica viene tacciato di antisemitismo. Qual’è la vostra risposta in quanto ebrea-israeliana”?  L’ex ministro israeliano fa un’ammissione importante, ecco la spudorata risposta: “Beh è un TRUCCO che abbiamo sempre usato: quando in Europa qualcuno critica Israele, tiriamo fuori l’Olocausto, alchè questi vengono chiamati antisemiti. L’organizzazione è forte, ha molto denaro e i legami tra Israele e l’establishment americano sono molto forti; hanno il potere, ed è giusto. E’ gente talentuosa, piena di soldi, media, potere ecc. Tirar fuori l’Olocausto giustifica quello che facciamo ai palestinesi”. (video)

Il trucco dell’antisemitismo
Una cruda dichiarazione di superiorità che lascia senza parole l’intervistatrice che si trova spiazzata di fronte a tanta arroganza. La signora Olani può ammettere candidamente che l’olocausto è uno strumento da scagliare in faccia a chi osasse criticare Israele, la stessa cosa che pensiamo anche noi, ma non senza essere accusati di anti-semitismo. L’ex ministro può anche permettersi di aggiungere che loro stanno facendo contro i palestinesi ciò che Hitler non è riuscito a fare con loro e può affermare che questo è perfettamente giusto!

“Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare” (MT,21,43)

La perdita dell’elezione dopo il rifiuto della Salvezza portata dal Signore dei Signori, la distruzione del tempio e la cacciata da quella terra che fu la terra promessa furono eventi profetizzati da quel Cristo le cui manifestazioni di odio e disprezzo non riescono proprio ad evitare, e le cui profezie desiderano smentire; la fondazione proprio dello Stato di Israele, e l’ossessione per la ricostruzione del tempio (un ideale che è stato anche trasmesso ai massoni loro servi) ne sono la prova.

(In basso video: “noi abbiamo ammazzato il vostro Cristo e ne siamo fieri”. Gli effetti di un’educazione all’odio e l’illusione di superiorità sugli altri)

Con le loro illusioni di superiorità, la voglia di costruire un Regno celeste tutto nell’aldiquà in cui loro domineranno su tutti gli altri popoli, possiamo dire che gli israeliti negli ultimi 2000 hanno fondalmente lavorato solo per distruggere il progetto dell’Altissimo. Come disse l’ex rabbino convertitosi al cattolicesimo Eugenio Zolli: “quello che una volta fu il popolo eletto oggi si è snaturato al punto da diventare il più acerrimo nemico di Dio”. Nota su Antisemitismo

-Floriana Castro– Antimassoneria Copyright 2016

Fonti principali

Collezionisti antichi quotidiani: giornali che parlano della causa ebraica dal 1915/1938

New York Times in cui si parla del NWO promesso agli ebrei

LIBRI CONSIGLIATI

“Le forze Occulte che governano il mondo” Vermijion

“Il Talmud smascherato” I.B. Pranaitis

ARTICOLI CORRELATI

Conoscere la Shoah per conoscere il passato, il presente e il futuro

Il Sionismo smascherato: breve storia di una vendetta (cap.1)

Il Sionismo smascherato: breve storia di una vendetta (cap.2)

 

thanks to: Antimassoneria

Il padre dell’antisemitismo: Theodor Herzl

Il fondatore del sionismo incoraggiò l’antisemitismo per manipolarci!

“È essenziale che le sofferenze degli ebrei … peggiorino … ciò agevolerà la realizzazione dei nostri piani … Ho una ottima idea … Provocherò i sentimenti di antisemitismo in modo da distruggere il patrimonio degli ebrei … Gli antisemiti quindi ci assisteranno intensificando la persecuzione e l’oppressione degli ebrei. Gli antisemiti saranno i nostri migliori alleati.” — Theodor Herzl, fondatore del sionismo, 1897.

Una spia israeliana ammette: abbiamo incoraggiato le teorie delle cospirazioni antisemite

Memo. Generalmente le pubblicazioni di ex militari, politici e agenti dell’Intelligence sono noiose ed egocentriche, volendo a tutti i costi dimostrare le proprie ragioni su episodi di lunga data di cui conservano rancore. Perciò questi volumi raramente fanno parte di letture illuminanti.

Per quanto noiose possano essere queste opere propagandistiche, a volte ne esistono alcune da prendere in considerazione. A tal proposito un libro da sottoporre all’attenzione è Periphery, scritto dall’ex spia israeliana Yossi Alpher.

Alpher è un ex ufficiale dell’Intelligence. Periphery, pubblicato all’inizio dell’anno, è il suo resoconto di anni di disperati sforzi israeliani per trovare alleanze nel Medio Oriente, una regione da cui sono intrinsecamente alienati a causa delle frequenti aggressioni militari contro i paesi vicini, la lunga occupazione militare del ’67 e l’espropriazione delle terre del popolo palestinese.

La cosiddetta “strategia Periphery” mirava a ricercare alleati in stati e gruppi minoritari considerati al di fuori dalla tradizione araba e musulmana. Le spie israeliane hanno cercato di stringere alleanze con i Curdi dell’Iraq settentrionale, della Turchia al culmine del potere politico militare, e dell’Iran, sotto la dittatura dello Shah.

Il piano includeva inoltre l’alleanza con i cristiani maroniti del Libano. Tali piani  hanno una lunga e ben documentata storia che risale al 1954 quando, secondo quanto riportato sui diari dell’ex primo ministro israeliano Moshe Sharett, David Ben Gurion pianificò l’invasione del Libano e l’instaurazione di uno stato cristiano nel paese. Il progetto non riuscì mai del tutto ma la storia dell’alleanza israeliana con le milizie libanesi conservatrici negli anni ’70 e ’80 è ben noto. Al fine di distruggere l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Israele invase finalmente il Libano  nel 1982 imponendovi il leader falangista Bashir Gemayel come un temporaneo presidente fantoccio.

Comunque Gemayel fu assassinato poco dopo la sua imposizione alla guida del paese, lo Shah fu rovesciato da una rivoluzione e in Iran è stata fondata la Repubblica Islamica.

Paradossalmente oggi il principale alleato di Israele è il regime Saudita, proprio nel cuore del mondo arabo. I due paesi, sebbene non abbiano relazioni diplomatiche ufficiali, stanno lavorando insieme su una sovversione senza precedenti, soprattutto per quanto riguarda l’opposizione all’influenza iraniana.

In una recente intervista alla stampa israeliana per la promozione del suo libro sulla dottrina “Periphery”, Alpher fa una dichiarazione eloquente, lasciando forse intendere più di quanto volesse.

Su alcuni regimi anti democratici con cui stava cercando di stringere rapporti afferma: “Sapevamo che la questione dei Protocolli dei Savi di Sion avrebbe avuto un ruolo fondamentale per loro. In un certo modo anche noi abbiamo giocato questa carta in modo che pensassero che avessimo un’immensa influenza sul mondo e avremmo potuto manipolare la politica statunitense a loro favore. I marocchini, egiziani e turchi erano tutti sicuri che una sola nostra parola avrebbe cambiato la posizione di Washington nei loro confronti”.

In altre parole, spie e diplomatici israeliani (nonostante la propaganda sostenga che siano i protettori degli ebrei di tutto il mondo) hanno incoraggiato attivamente la diffusione di un falso antisemitismo.

Israele, allo scopo di convincere certi regimi di avere una forte influenza sugli Stati Uniti, ha in realtà incoraggiato la credenza del complotto antisemita sul fatto che gli ebrei controllassero il mondo (come contenuto nei protocolli).

In realtà il sionismo viene considerato come una forma di antisemitismo. Ciò potrebbe apparire contro intuitivo per un paese che rivendica il fatto di essere uno “stato ebreo”, ma c’è una lunga storia di leader sionisti che hanno rilasciato dichiarazioni antisemite incoraggiando l’odio contro gli ebrei, tra cui Arthur Ruppin e Theodor Herzl.

Ma più di questo è l’idea alla base del Sionismo ad essere antisemita, come affermato da alcuni studiosi palestinesi tra cui Joseph Massad: l’idea che gli Ebrei non appartengono ai loro paesi d’origine (come Francia, Germania e Stati Uniti) ma siano, in realtà, orientali che hanno il bisogno di tornare nella loro mitica “terra d’Israele”.

Il Sionismo estremo ha inoltre minacciato di imporre la “liquidazione dell’esilio” a tutti gli ebrei non residenti in Israele, come riportato dal rabbino Meir Kahane, fondatore della Jewish Defense League e Kach (un tempo considerate dall’FBI organizzazioni terroristiche).

Sarebbe interesse di Israele dividere la regioni in piccoli stati confessionali, troppo impegnati nella guerra per opporsi al colonialismo israeliano. Questa è la ragione per cui vengono alimentate le fiamme della guerra civile in Siria, estendendo l’aiuto ai gruppi ribelli siriani alleati di Al-Qaeda.

Si può considerare dunque una piccola sorpresa apprendere la promozione dell’antisemitismo da parte di Alpher in tutta la regione.

Traduzione di Lorenzo D’Orazio

Una spia israeliana ammette: abbiamo incoraggiato le teorie delle cospirazioni antisemit | InfopalInfopal.

Capitale finanziario e antisemitismo

Ogni settimana prendono vita in Germania le cosiddette „manifestazioni del lunedì” all’insegna della protesta contro le malefatte del capitale finanziario e, più concretamente, dei suoi rappresentanti nella BCE, nel FMI e soprattutto nelle congregazioni mafiose che fanno capo a Rockefeller, a Soros e ad altri meno conosciuti malfattori.

Questi signori non si limitano a speculare al rialzo sul prezzo del grano, a spingere alla rovina le economie dei paesi sottosviluppati distruggendone –ove si presenti l’occasione- la stabilità finanziaria, a convincere le oligarchie degli stati satelliti a spendere miliardi per armarsi fino ai denti, ma si arrogano anche il diritto di influenzare la scelta dei candidati alle più alte cariche politiche che, una volta nominati, si sentiranno in dovere di assecondare i desideri ”… anzi gli ordini dei loro “benefattori”.

Per i finanzieri che comandano a Washington, il presidente degli USA è soltanto un attore cui si richiedono bella presenza e loquacità, un impiegato che potrà sperare di venir rieletto solo se i giornalisti-mercenari dei grandi mezzi d’informazione (di proprietà dei suddetti finanzieri) avranno la bontà di lodare il loro saggio operato in difesa della “democrazia”, una democrazia che, per i popoli del terzo mondo significa soltanto sanzioni, guerra e massacri mirati o indiscriminati  a seconda dei casi o delle convenienze.

Non sarà fuori luogo ricordare che questi impiegati avranno la certezza di rimanere in vita soltanto quando, a differenza di quanto Lincoln in tempi lontani, e più recentemente Kennedy, si asterranno dal compiere “atti inconsulti”. Fino a quando cioè essi rispetteranno scrupolosamente la proprietà privata della famiglia Rockefeller sulla Federal Bank, una banca che emette moneta sopportando i costi di carta e inchiostro e addebitando il valore nominale stampato sulle banconote al popolo nordamericano, e di conseguenza a tutte quelle nazioni che, per necessità o per corruzione dei loro governi, accettano il dollaro come moneta di riferimento.

Nessuno può oggi negare o dissimulare la mostruosità dei massacri consumati in epoca recente dai burattini politici assoldati dal capitale finanziario:  Vietnam, Libano, Nicaragua, 11 settembre 2001, Afghanistan, Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria. A milioni ammontano le vittime cadute sull’altare del dollaro … in difesa dei presunti valori della libertà e della democrazia.

Solo qualche tanto ingenuo quanto accanito telespettatore o lettore della “libera stampa” può nutrire ancora qualche dubbio su questo punto.

Ecco allora che una banda di provocatori non potendo negare l’evidenza dei fatti, e volendo confondere le acque con l’obiettivo di nascondere le responsabilità dei criminali sin qui descritti, avendo scoperto che alcuni di essi sono di religione (si fa per dire) ebraica, si rivolgono trionfanti agli organizzatori delle manifestazioni del lunedì con l’infamante accusa di antisemitismo.

Ma chi è davvero antisemita? È davvero antisemita chi crede di poter assolvere gli assassini nel loro insieme perché alcuni di loro sono ebrei? O non è proprio questa, al contrario, una manifestazione del peggior antisemitismo? Non è di fatto antisemita chi pretende di far ricadere su tutti gli ebrei le colpe della finanza internazionale e del razzismo omicida di Israele?

Ad una persona dotata di normale buon senso vien instillata l’idea che, non solo agli ebrei “tutto” è concesso, che essi perseguono finalità criminali e che addirittura l’ordine costituito non permetta di condannare i comportamenti di una qualsiasi cosca mafiosa… se a far parte di essa c’è un ebreo. Il loro ragionamento: siccome Frankenstein è ebreo, allora non è permesso criticarlo.

Questi sedicenti nemici dell’antisemitismo, stanno in realtà non solo dando attendibilità alle tesi dei “protocolli” ma li stanno superando in perversione e raffinatezza.

Dr. phil. Milena Rampoldi – ProMosaik e.V.

thanks to: PalestinaRossa

‘Antisemitismo’ vs. la solidarietà per il popolo palestinese. BDS è la nostra migliore opzione

Israele si è ritirato ancora una volta dai colloqui di pace con i palestinesi. Dove dovremo riporre, allora, le nostre speranze per una soluzione pacifica e giusta in Israele-Palestina? Io ho scelto di accogliere l’appello palestinese per le campagne di boicottaggio contro Israele.

Fino a quando Israele non riconoscerà ai cittadini palestinesi gli stessi diritti che riserva ai suoi cittadini ebrei, non risponderà alle legittime rimostranze dei rifugiati palestinesi e, ancora più urgente, non porrà fine all’occupazione della Cisgiordania, questa è la nostra migliore opzione. Una vasta coalizione della società civile palestinese ha chiesto il nostro supporto alla campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS). Sostenere campagne contro le aziende, le istituzioni e le persone israeliane che sono complici dell’occupazione e della discriminazione contro i palestinesi è un modo per affermare il nostro impegno per la giustizia e l’uguaglianza.

La mia posizione non dovrebbe sorprendere nessuno, meno di tutti, i leader ebrei, miei colleghi. Come ebrei, siamo chiamati ad ascoltare gli oppressi e a ricordare, come la Bibbia e le nostre preghiere affermano ripetutamente, l’imperativo morale che ” un tempo siamo stati schiavi in Egitto”.

Come ebreo i cui nonni sono morti nell’Olocausto, trovo risibile la retorica del governo israeliano e di alcune organizzazioni americane che cercano di accusare il BDS di antisemitismo. Secondo i loro portavoce, prendere posizione a favore dell’uguaglianza in Israele-Palestina vuol dire odiare gli ebrei. Recentemente, in alcuni stati USA il legislatore ha presentato delle norme che si oppongono al BDS e marchiano i suoi sostenitori come antisemiti. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità.

I leader del movimento BDS parlano con grande impegno di equità e dignità umana, e questo risveglia il mio senso di giustizia. Credo che la loro posizione, se venisse espressa in qualsiasi altro contesto, sarebbe in profonda consonanza con gli ebrei di tutto il mondo. Si tratta di un appello ammirevole. I sostenitori palestinesi del BDS hanno più volte preso le distanze da ogni forma di razzismo compreso l’antisemitismo. Hanno parlato in modo chiaro e coerente al riguardo. Si attengono agli elevati standard che dovremmo aspettarci da attivisti che si battono per la giustizia sociale; e se così non fosse, saremmo noi a doverlo pretendere da loro. Eppure, l’accusa di antisemitismo è nell’aria, anche se non viene fornita alcuna prova. La ragione di ciò è semplice: non esiste alcuna prova. L’obiettivo di coloro che tirano fuori parole come “antisemitismo” è di mettere a tacere i palestinesi e coloro che sostengono la loro richiesta di giustizia.

Esiste il vero antisemitismo nel mondo, quindi cerchiamo di non usare la frase con leggerezza. Io lo so. I miei nonni sono stati uccisi dai nazisti. Porto il nome del loro giovane figlio – mio zio Michael – che è stato assassinato insieme a sua madre, mia nonna Rosa, nelle macchine di morte di Birkenau ad Auschwitz. Quando ero bambino in Inghilterra, la mia sinagoga, una volta, è stata attaccata mentre eravamo in preghiera. La sacralità delle nostre preghiere silenziose di quel sabato sera è stata distrutta dalle pietre che frantumavano le finestre. Quindi la mia risposta a coloro che vorrebbero offendere i sostenitori del BDS con l’accusa di anti-semitismo è: mostrate le vostre prove o ritirate l’accusa.

Il BDS è la migliore speranza per quel cambiamento che è disperatamente necessario nelle politiche di Israele verso il popolo palestinese. Si tratta di una risposta appropriata, civile e nonviolenta contro l’abuso sistematico. La scorsa settimana, in Cisgiordania, un bambino palestinese di 6 anni è stato fermato da una squadra di soldati israeliani in tenuta da combattimento mentre andava a scuola. Le autorità israeliane demoliscono sistematicamente le case palestinesi semplicemente perché sono state costruite da palestinesi, comprese quelle che si trovano in Israele. Allo stesso tempo, lo Stato di Israele continua a costruire insediamenti illegali in terra palestinese. Questi sono veri e propri abusi, e vanno avanti. Noi – ebrei, cristiani, musulmani e tutte le persone del mondo – siamo tenuti a rispondere. Invocare lo spettro dell’”anti-semitismo” non serve affatto a promuovere la causa della pace per Israele e Palestina.

Cantore Michael Davis
religioso, attivista, professore in un seminario rabbinico

Fonte: Huffington Post

thanks to: PalestinaRossa

Traduzione a cura di BDS Italia