INCREDIBILE: i giornali d’epoca riportano la cifra di 6 milioni di vittime per altri olocausti ebraici poco noti.

GRANDE FRATELLO

 

-A cura di Floriana Castro-

Nota su Antisemitismo

Negli ultimi 70 anni siamo stati letteralmente bombardati da film, testimonianze (a volte anche di persone che la shoah non l’hanno mai vissuta), interventi nelle varie università senza poter ricevere risposta a domande fuori dal coro del tipo: come hanno fatto a morire 6 MILIONI nella sola Europa quando la comunità israelitica non superava i 12 milioni in tutto il mondo? E come avrebbe fatto la comunità -secondo le stime ufficiali dimezzata- a contare 13 milioni di unità a pochi anni dalla fine della guerra? In alcuni paesi se si confuta il numero ufficiale di 6 MILIONI di ebrei che avrebbero subito lo sterminio si rischiano addirittura 6 anni di carcere.  Il professore Faurisson, dopo molti anni di studi sugli eventi olocaustici, fu uno dei primi a sostenere l’assenza delle camere a gas nei campi di concentramento, per tale ragione fu  umiliato, messo al bando e tacciato di antisemitismo.Nessun grattacapo invece per chi confuta il numero dei morti dell’Olocausto ad opera dei comunisti, o l’olocausto degli Armeni eccMa mentre gli storici nei decenni successivi alla shoah sono stati impossibilitati dal corretto svolgimento del loro lavoro, un indizio molto importante ce lo danno i collezionisti di giornali d’epoca. In questo articolo vedremo, come il numero di 6 MILIONI sia stato indicato costantemente dalla comunità israelitiche sin dal 1905 ai tempi dell’impero zarista in Russia, trent’anni prima dalle persecuzioni naziste, eventi che -come documentato- oltre alla vittoria della loro causa, e la simpatia dei goym hanno inoltre portato alle casse sioniste milioni e milioni di dollari. Prediamo in esame 11 quotidiani d’epoca che vanno dal 1915 al 1940, analizzando brevemente il contesto storico di ognuno degli eventi (corredato con foto di 11 giornali d’epoca, e fonti dettagliate al termine dell’articolo)

1) Articolo di “The Sun” del 6 Giugno 1915 (pag.1 della quinta sezione)
Nel 1915 troviamo gli ebrei russi nella Russia dello zar Nicola II, al loro primo tentativo di rovesciare il governo, tentativo che fallirà, per poi andare in porto nel 1917 instaurando la dittatura comunista, ideata, progettata e finanziata dai sionisti.
Questo è il titolo dell’articolo
“Orrori peggiori di quelli di Kishineff nella Russia di oggi”
didascalia: “Una cospirazione senza precedenti per schiacciare gli ebrei sospettati di essere organizzati per coprire le sconfitte delle truppe di zar. Torture e massacri diffusi in centinaia di città”.
Questo è uno stralcio dell’articolo
“Dalla distruzione del tempio di Gerusalemme sino ad oggi gli ebrei non hanno mai avuto una pagina così nera nella loro storia di quella che il governo russo sta scrivendo oggi. SEI MILIONI di ebrei, la metà del popolo ebraico in tutto il mondo, vengono perseguitati, braccati e ridotti alla fame. Migliaia di loro sono stati barbaramente uccisi. Centinaia di migliaia di ebrei, vecchi uomini donne e bambini vengono spinti senza pietà di città in città su mezzi del governo, attaccati dalle truppe del proprio paese”.
Segue un accorato appello di uno dei rabbini presenti in Russia: “Le autorità stanno inviando innocenti vecchi ebrei uomini e donne in Siberia. vi abbiamo scritto molte lettere dalla Polonia riguardanti le nostre vicissitudini. Cari fratelli, abbiate pietà per i SEI MILIONI di ebrei in Russia: state dalla nostra parte”!

2) Passiamo adesso al New York Times del 18 Ottobre 1918 (pag 12)
Siamo ad un anno dopo la rivoluzione d’ottobre e l’ascesa al potere dei comunisti. Lo zar, con i suoi familiari, sono caduti sotto i fucili del commando rosso tre mesi prima, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918. Gli ebrei non sono più in pericolo. Una volta eminato l’impero tiranno resta un unico problema: raccogliere fondi (molti soldi…) per la ricostruzione della comunità di 6 MILIONI di ebrei morti nelle persecuzioni o gravemente danneggiati.
Questo è il titolo dell’articolo “Un fondo di un miliardo di dollari per ricostruire l’ebraismo”
Nella didascalia si legge: SEI MILIONI di ebrei necessitano il nostro aiuto per riprendere la vita normale una volta terminata la guerra”
Nell’articolo si legge:
“Il Comitato degli ebrei americani sta mettendo in atto un piano per la più grande operazione umanitaria della storia”
In fondo: “Gli americani, tutti, ebrei e non ebrei allo stesso modo saranno presto chiamati a dare una contributo ad un fondo di circa un miliardo di dollari per attuare il programma di ricostruzione della comunità ebraica di tutto il mondo.”
Un riconoscimento politico del carattere nazionale degli ebrei avvenne nel Gennaio del 1918 con la creazione di un Commissariato per gli Affari Nazionali Ebraici, sezione speciale del Commissariato delle Nazionalità, sotto la guida di Stalin prima che salisse al potere sovietico. Sia il Lenin, che Trotsky (vero nome Lejba Bronsztajn) erano ebrei. Nel primo governo bolscevico l’85% era rappresentato da ebrei: su 22 ministri, 18 erano ebrei; nella stazione di polizia su 43 membri, gli ebrei erano 34; nell’esercito, 556 dei posti erano occupati da 447 ebrei, in un paese dove gli ebrei rappresentavano meno del 2% della popolazione totale.

3) Passiamo al numero del New York Times dell’8 settembre 1919 (pag. 6)
Dopo aver rovesciato l’impero zarista e messo a posto lo zar con tutta la sua famiglia, la battaglia è volta ad assimilare l’ Ucraina -non ancora allineata al nuovo modello – all’impero sovietico.
Il NYT titola: “Gli ebrei ucraini mirano a fermare i pogrom”
(Pogrom è un termine con cui vengono indicate le sommosse popolari anti giudaiche)
In Ucraina fra il 1917 e il 1922, in seguito alla Rivoluzione Russa, vi fu un lungo periodo di guerra civile e di anarchia con continui cambi di fazioni al potere nei territori dove nell’ultimo periodo, il regime zarista aveva portato avanti una politica di russificazione delle terre ucraine. Questo periodo fu segnato dall’esistenza di più entità statali separate.

Nella didascalia del NYT si legge: “Una commissione sta per visitare l’Europa per preparare un memorandum per il presidente Wilson . Wilson, ricordiamo è stato il presidente USA, massone di grado 33° passato alla storia per aver privatizzato la Banca centrale Americana, cedendola ai sionisti nel 1913, che fondarono una banca privata che funge da banca centrale la “Federal Reserve Bank” e il suo sistema che fino ad oggi sta prosciugando tutte le risorse globali a beneficio dell’èlite Fu sempre Wilson ad interessarsi perché Trotskij potesse ottenere un passaporto americano con il quale intraprendere il viaggio di ritorno in Russia per compiere la tanto programmata rivoluzione d’ottobre.
L’articolo riferisce che in Ucraina sono stati uccisi già centinaia di migliaia di ebrei e che altri 6 MILIONI si trovano in grave pericolo.
Nell’articolo si legge: “6 MILIONI di ebrei sono stati minacciati di essere completamente sterminati in Ucraina e Polonia. La federazione degli ebrei ucraini in America, una organizzazione che rappresenta tre quarti di un milione di ucraini in questo paese, ha deciso al congresso ieri che il massacro dei loro fratelli in Europa orientale deve finalmente essere fermato portando la pace e l’aiuto economico degli Stati Uniti. “Il segretario di Stato Lansing, ha reso noto che il Dipartimento di Stato ha già dato il consenso alla la federazione di inviare una commissione in Ucraina, per indagare sulle condizioni degli ebrei e per stabilire collegamenti diretti con i loro fratelli in America” .

Nel 1922 i piani dell’èlite si concretizzeranno e l’Ucraina entrerà a far parte ufficialmente a far parte della “civile” URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina.
Ricordiamo inoltre che i polacchi dipinti come “antisemiti” stavano in realtà combattendo per il loro paese contro l’instaurazione di uno stato comunista ebraico in Polonia (clicca qui) che verrà più tardi invasa dai nazisti e dai comunisti che se la spartirono da buoni amici nel 1940. (clicca qui) .

4) Andiamo al New York Times del 12 novembre sempre del 1919 (pag.7)
Siamo in America. Gli oligarchi responsabili della Grande Depressione in USA sono alle prese con la raccolta fondi per gli ebrei in miseria nell’est Europa
Felix M. Warburg racconta la triste condizione degli ebrei, titolo dell’articolo: “Gli ebrei hanno sofferto la guerra più di tutti gli altri ”
Ricordiamo, l’ebreo Felix M. Warburg, era membro all’omonima famiglia che da secoli lavora per il Nuovo Ordine Mondiale. La M. M. Warburg, è una delle banche che tiene il mondo in scacco con l’oligarchia fianaziaria, nonché una delle centrali della progettata Grande Depressione che colpì l’America a partire dal 1919. Warburg, fu inoltre partner di Kuhn, Loeb & Co, sposò Frieda Schiff, una giovane appartenente ad un’altra delle 13 famiglie ebraico-sioniste per il controllo del mondo: gli Schiff appunto. Certo, il New York Times non può ancora presagire che le filantropiche famiglie Warburg e Kuhn & Loeb Bank così coinvolte nelle sofferenze dei loro fratelli ebrei, dopo qualche anno avrebbero finanziato le idee criminali di Adolph Hitler, trasferendo all’economia tedesca ben 975 milioni di dollari, dei quali 170 vennero destinati alla creazione di tre grandi cartelli. Finanziarono gli armamenti della Germania nazista ma anche gli esperimenti di eugenetica e il progetto MK Ultra ai danni anche dei loro fratelli minori
(clicca qui)
Ma torniamo al 1919. Nell’articolo si leggono le dichiarazioni di Warburg, che era tra le altre cose Presidente del Comitato di distribuzione congiunta di fondi americani per gli ebrei vittime della guerra:
“ I colpi successivi degli eserciti contendenti hanno spezzato la schiena degli ebrei d’Europa, riducendo tragicamente in miseria e in malattia 6 MILIONI di ebrei, oltre la metà della comunità ebraica in tutto il mondo”. Warburg non fa alcun accenno alla fame che gli americani erano costretti a patire in quegli anni, in cui la Grande Depressione imperversava in America a causa delle loro manovre studiate ad hoc per far passare tutta la ricchezza reale (l’oro) nelle loro mani: i cittadini avevano l’obbligo di consegnare l’oro alle autorità (banche), pena per i trasgressori: 10 anni di carcere!

5) Atlanta Constitution del 23 febbraio 1920 (pag. 1 continua a pagina 3, quarta colonna)
Siamo ad Atlanta. Rabbini e sionisti sono ancora alle prese con la raccolta fondi per gli ebrei dell’est Europa:
“50.000 dollari raccolti per salvare gli ebrei in difficoltà”. Nell’articolo si fa riferimento ad  un meeting tenutosi ad Atlanta presieduto da un certo Harold Hirsh. All’incontro intervennero anche Fred Rusland che ha descritto le situazioni drammatiche di fame, povertà estrema e oppressione che sarebbero stati costretti a subire  gli ebrei in alcuni paesi dell’Europa dell’est e in Palestina, ma grazie al generoso contributo economico, 6 MILIONI di ebrei avrebbero potuto essere salvati. Il rabbino David Marx disse:
“No siamo qui stasera per piangere i morti, 6 MILIONI di ebrei si trovano in grave pericolo, sono ferocemente perseguitati. Se non ci muoviamo molti altri moriranno. Questi fratelli guardano all’America affinchè questo paese risponda generosamente con un aiuto economico che possa alleviare le loro sofferenze” . Siamo nel 1920, 13 anni prima che Hitler salisse al potere, e a 19 anni dall’inizio della guerra!

6) New York Times 7 maggio 1920 (pag 11)
Siamo ancora nel 1920. Il NYT annuncia con gioia che la campagna di raccolta fondi per gli ebrei in Europa ha raggiunto la cifra di 100.000 dollari.
Nell’articolo si legge: “I fondi di aiuto per il sostegno del popolo ebraico in Europa dove 6 MILIONI di ebrei sono alle prese con enormi sofferenze, carestie e oppressioni hanno ricevuto l’attenzione particolare di Nathan Strauss, un imprenditore e grande sostenitore della causa sionista”.
Strauss afferma: “Se gli americani, in particolar modo gli ebrei americani si rifiuteranno di contribuire al sollievo delle sofferenze dei loro fratelli possa questa colpa cadere sulle loro teste: avranno sulla loro coscienza l’estinzione del popolo ebraico”

7) New York Times del 20 luglio 1921 (pag 2)
A distanza di un anno dalla grande raccolta fondi si ritorna a chiedere aiuti economici affinchè vengano salvate le vite di altri 6 MILIONI di ebrei, (sempre sei milioni!) questa volta in grave pericolo nei territori dell’Unione Sovietica, dove i contro-rivoluzionari innescarono una contro-offensiva contro il regime. In questo articolo i sionisti fanno una chiara ammissione di quanto i regimi sovietici giudaici abbiano favorito il popolo ebraico a spese di centinaia di milioni di cristiani. Nell’articolo si legge che il pericolo di una caduta, o di un indebolimento del regime comunista avrebbe potuto sguisagliare le agitazioni dei pogrom: un pericolo che doveva essere in qualche modo fermato. Dr. Meir Kreinin, un ebreo russo che fece la sua fortuna in Russia, -uno tra i fondatori della Società per la diffusione dei Lumi in Russia, nonché proprietario di un certo numero di giornali ebraici e presidente della prima organizzazione Emigdirekt- sul NYT lancia un monito: “ Se diminuisce il potere sovietico, 6 MILIONI di ebrei rischiano il massacro” ha dichiarato Kreinin, intervenuto ad uno degli eventi filanropici per la raccolta fondi in sostegno della causa ebraica. Nell’articolo si legge: “La mia dichiarazione proviene direttamente da documenti ufficiali presentati al governo di Berlino. 6 MILIONI di ebrei stanno affrontando uno sterminio di massa. La carestia in Russia imperversa. I contro-rivoluzionari stanno per avere la meglio e il controllo Sovietico sta per dimuniure. Numerosi Pogrom imperversano in tutta la Russia e in Ucraina”.
Che io sappia il potere sovietico non fu mai in serie difficoltà in quegli anni, pur con qualche agitazione dei pogroms. I provvedimenti vengono presi: i pogrom furono fermati e con l’ascesa di Stalin,- in seguito alla morte di Lenin nel 1924- i sogni di riconquista del paese dei contro-rivoluzionari falliranno.

8) Montreal Gazzette 29 dicembre 1931 (pag 6)
Il titolo dell’articolo è “6 MILIONI di ebrei stanno morendo di fame”. Le condizioni degli ebrei nell’est Europa vengono descritte minuziosamente dal rabbino Wise: 6 MILIONI di ebrei muoiono di fame soprattutto in inverno. Se non vengono raccolti ulteriori fondi dal comitato di almeno 2 milioni e 500.000 dollari disastri, miseria e caos senza precedenti si abbatteranno su tutta l’umanità ” (!!) Il rabbino ha illustrato una lunga relazione al meeting al Monfefiore club di Montreal. Nell’articolo vengono anche descritti alcuni dei circoli di raccolta fondi in tutto il mondo in favore della causa ebraica. Il banchiere  Felix Warburg (di cui abbiamo parlato sopra) era presidente della “Jewish Red Cross Society ” che si occupava della raccolta fondi, insieme a Herbert Lehman: uno dei tre fratelli proprietari del colosso finanziario “Lehman Brothers”. Herbert Lehman nel 1933 diventerà il 45° governatore dello stato di New York. La Lehman Brothers è la holding che -come ricorderete- nel 2008 dichiarò bancarotta causando il crollo dell’economia su scala mondiale.

9) New York Times del 31 maggio 1936 (pag 14)
Siamo nel 1936. Adolph Hitler è al al potere da 3 anni in Germania. Tre anni prima che iniziasse la seconda guerra mondiale nel 1936 si parla già di milioni di ebrei sterminati: l’unica soluzione per la sopravvivenza dei giudei? La fondazione di uno stato ebraico in Palestina. Il titolo dell’articolo del NYT : “Gli americani fanno appello per un rifugio ebraico” . Si legge

“L’unica salvezza per il popolo di Israele perseguitato è la restaurazione del suo antico patrimonio e l’immigrazione in Palestina. La Gran Bretagna ha il potere per spalancare le porte della Palestina per poter accogliere i milioni di ebrei fuggiti dall’olocausto” . Mancano ancora tre anni all’inizio della guerra, e cinque anni dall’inizio delle deportazioni nei campi! (1941). Si legge nell’articolo “Alla petizione per la concessione del rifugio ebraico si sono uniti anche numerosi cristiani “illuminati” ed esponenti delle chiese protestanti ed episcopali tra cui il reverendo James Freeman vescovo di Washington”. Dopo 12 anni questo obiettivo si realizzerà e nascerà finalmente lo Stato di Israele (1948).

10) New York Times 23 febbraio 1938 (pag 23)
L’articolo intitolato “Insegnanti ebrei rimproverati da Isaacs” riporta un intervento di Mr. Tarshis in rappresentanza del comitato “American Jewish Joint distribution”. Mr Tarshis afferma che 6 MILIONI di ebrei sono stati privati della protezione e di qualsiasi opportunità economica: 6 MILIONI di ebrei sono ridotti alla fame senza più alcuna speranza, stanno affrontando la più grande tragedia di tutti i tempi. L’antisemitismo si è diffuso a macchia d’olio in tredici stati europei e minaccia la sopravvivenza di milioni di ebrei: una tragedia iniziata con l’ascesa al potere di Hitler ”  Mr Isaac e Simon J. Jason, presidente dell’associazione “Jewish Teachers” hanno puntato sull’istruzione: “Noi non non ci occupiamo di politica, ma abbiamo il dovere di svolgere il nostro compito. Tutti gli insegnati anche cattolici e protestanti hanno il dovere di educare i fanciulli al senso civico e al rispetto, occorre formare una morale sociale”. Ebbene, anche questo obiettivo è stato centrato in seguito: la shoah è diventato un dogma sociale e domande sulla verità degli eventi non sono permesse.

11) New York Times 6 ottobre 1940 (pag 10)
La guerra è iniziata da un anno e le sorti di mezzo mondo sono ancora da decidere. La deportazione degli ebrei inizierà nel 1941: è ancora impossibile fare una stima precisa di quanti di loro avrebbero perso la vita. Tuttavia il NYT già nel 1940 annuncia una ricompensa alle pene dei giudei e anche molto generosa. Il titolo dell’articolo è “Il Nuovo ordine Mondiale promesso agli ebrei”. Nell’articolo si legge Arthur Greenwood , del gabinetto di guerra britannico manda un messaggio di rassicurazione agli ebrei: una volta terminata la guerra e una volta ottenuta la vittoria, nuovi sforzi occorreranno per fondare un Nuovo Ordine Mondiale basato sugli ideali di pace e giustizia”. Greenwood- deputato leader del partito laburista inglese- ha inoltre aggiunto: “Nel Nuovo Mondo gli ebrei avranno numerose opportunità le sofferenze e le ingiustizie che hanno subito potranno essere adeguatamente riparate. La loro collaborazione sarà fondamentale per la ricostruzione del mondo”. Il messaggio fu consegnato ai rabbini Stephen Wise, Maurice Perlzweig arrivati a Londra in quella mattina del 6 ottobre 1940 alla quale risposero che il messaggio potrebbe viene da loro interpretato come una dichiarazione di ferma intenzione da parte dell’ Inghilterra per venire incontro agli ebrei.

Neturei-Karta

EBREI ULTRA-ORTODOSSI NON RICONOSCONO LO STATO DI ISRAELE


Il 26 gennaio del 2014, la polizia israeliana ha arrestato due insegnanti responsabili di un folto gruppo di 100 studenti ultra-ortodossi perché tenevano festosamente un barbecue vicino ad un monumento all’olocausto, proprio alla vigilia del ‘giorno della memoria. Gli ebrei ultra-ortodossi non riconoscono il ‘Giorno della Memoria’ di Israele ed episodi simili sono ricorrenti. Molti gruppi haredi – popolazione in velocissima crescita in Israele – sostengono che l’Olocausto sia solo una finzione creata ad arte per fornire un pretesto alla creazione dello stato di Israele. Recentemente molti ebrei ultra-ortodossi sono stati arrestati per aver scritto su un memoriale dell’olocausto frasi del tipo: “Se Hitler non fosse esistito, i sionisti lo avrebbero inventato”(…). (clicca qui)

LA RIVOLUZIONE CULTURALE, POLITICA E RELIGIOSA PORTATA DALLA SHOAH
Guardiamo alle conseguenze: gli effetti della shoah, hanno inevitabilmente portato a Norimberga, alla fondazione dell’ONU e non solo… In seguito, con il pretesto della shoah si è finalmente costituito lo Stato d’Israele, (1948) a pochi anni dal termine della guerra. L’esercito israeliano, -notoriamente uno degli eserciti più forti del mondo, ma che ricordiamo non potrebbe sussistere senza le continue trasfusioni di denaro degli USA addebitati ai contribuenti americani- ha usato tutto il suo potere per opprimere, bombardare e massacrare i legittimi abitanti della Palestina, ridotti ormai ad essere schiavi nella loro stessa terra. Con la fondazione dello stato di Israele inoltre è nata la questione mediorientale così come la conosciamo oggi: le dichiarazioni di guerra da parte degli USA a tutti i paesi arabi non Israel friendly; le “primavere colorate”; i false flag che stanno insagunando tutto il mondo; i paesi adiacenti ad Israele tenuti impegnati a farsi guerra fra di loro; i conflitti di religione, nati dopo il 48, prima dell’intervento dei sionisti infatti, cristiani, musulmani ed ebrei vivevano pacificamente in quelle terre. Dopo la shoah è ormai impossibile fare una una critica alle ambizioni e agli intrighi giudaici di ieri e di oggi senza essere tacciati di antisemitismo. Ma non solo, grazie alla Shoah il giudaismo riuscì finalmente in un’impresa titanica; impresa che aveva fallito in 1960 anni: penetrare all’interno della Chiesa Cattolica. (clicca qui)

Subito dopo la II Guerra, la B’nai B’rith (la massoneria per soli ebrei) riuscì a mettersi in contatto con alcuni alti esponenti della Chiesa Cattolica per mutare l’insegnamento che le scritture, il magistero e i padri della Chiesa avevano tramandato sugli ebrei. E’ da ricordare in particolare l’impegno di 3 agenti della B’nai B’rith, Jules Isaac, Label Katz e Nahum Goldmann che riuscirono a convincere gran parte dell’alta gerarchia ecclesiastica, sostenendo che l’antisemitismo cristiano è stato responsabile del dilagare dell’odio antisemita, un sentimento alimentato nella popolazione dall’insegnamento cristiano preconciliare che avrebbe in seguito portato allo sterminio ebraico.

Gli agenti della B’nai B’rith  negano spudoratamente persino la responsabilità ebraica nella Crocifissione di Gesù Cristo, oltre a negare l’inattaccabile storicità di Gesù. Le richieste dei giudei furono finamente prese in considerazione. Il tanto agognato Concilio Vaticano II, segnerà una rottura con l’insegnamento della Chiesa in materia di giudaismo e i rapporti con le altre religioni. Con l’ingresso della B’nai B’rith, e della massoneria all’interno delle mura di Pietro ecco finalmente dilagare scandali, eresie infiltrazioni massoniche di tutti i tipi che hanno portato all’allontanamento in massa dei fedeli e alla grave crisi dottrinale nella quale la Chiesa di trova tutt’oggi.

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Nahum Goldmann, fu il primo ad ipotizzare l’idea di Norimberga già nel 1942 quando le sorti della guerra erano ancora da decidere. In seguito collaborò all’enciclica Nostra Aetate il futuro documento del Concilio sui rapporti cogli ebrei. (clicca qui) Oggi la sottomissione ai giudei è talmente grande da spingere alcune diocesi a concedere l’indulgenza plenaria il giorno della memoria, il 27 gennaio. Nessuna indulgenza per chi onora le vittime cristiane, del comunismo, della massonica Rivoluzione Francese, né per chi onora i martiri cristiani caduti per difendere l’Italia in occasione del Risorgimento, nè per il milione e mezzo di armeni trucidati dagli ebrei turchi donmeh, o per tutti quelli morti ammazzati nel corso di duemila anni. Nessuna indulgenza per i fedeli che li onorano e nemmeno nessuna giornata della memoria per le vittime.

UN’AMMISSIONE IMPORTANTE
Il 14 agosto del 2002, la radio-speaker americana Amy Goodman, intervista Shulamit Aloni, ex ministro dell’educazione in Israele e fondatrice del partito israeliano Ratz. L’intervistatrice chiede all’ex ministro: “ spesso quando negli USA viene espresso dissendo nei confronti della politica di Israele, ma chi osa fare una critica viene tacciato di antisemitismo. Qual’è la vostra risposta in quanto ebrea-israeliana”?  L’ex ministro israeliano fa un’ammissione importante, ecco la spudorata risposta: “Beh è un TRUCCO che abbiamo sempre usato: quando in Europa qualcuno critica Israele, tiriamo fuori l’Olocausto, alchè questi vengono chiamati antisemiti. L’organizzazione è forte, ha molto denaro e i legami tra Israele e l’establishment americano sono molto forti; hanno il potere, ed è giusto. E’ gente talentuosa, piena di soldi, media, potere ecc. Tirar fuori l’Olocausto giustifica quello che facciamo ai palestinesi”. (video)

Il trucco dell’antisemitismo
Una cruda dichiarazione di superiorità che lascia senza parole l’intervistatrice che si trova spiazzata di fronte a tanta arroganza. La signora Olani può ammettere candidamente che l’olocausto è uno strumento da scagliare in faccia a chi osasse criticare Israele, la stessa cosa che pensiamo anche noi, ma non senza essere accusati di anti-semitismo. L’ex ministro può anche permettersi di aggiungere che loro stanno facendo contro i palestinesi ciò che Hitler non è riuscito a fare con loro e può affermare che questo è perfettamente giusto!

“Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare” (MT,21,43)

La perdita dell’elezione dopo il rifiuto della Salvezza portata dal Signore dei Signori, la distruzione del tempio e la cacciata da quella terra che fu la terra promessa furono eventi profetizzati da quel Cristo le cui manifestazioni di odio e disprezzo non riescono proprio ad evitare, e le cui profezie desiderano smentire; la fondazione proprio dello Stato di Israele, e l’ossessione per la ricostruzione del tempio (un ideale che è stato anche trasmesso ai massoni loro servi) ne sono la prova.

(In basso video: “noi abbiamo ammazzato il vostro Cristo e ne siamo fieri”. Gli effetti di un’educazione all’odio e l’illusione di superiorità sugli altri)

Con le loro illusioni di superiorità, la voglia di costruire un Regno celeste tutto nell’aldiquà in cui loro domineranno su tutti gli altri popoli, possiamo dire che gli israeliti negli ultimi 2000 hanno fondalmente lavorato solo per distruggere il progetto dell’Altissimo. Come disse l’ex rabbino convertitosi al cattolicesimo Eugenio Zolli: “quello che una volta fu il popolo eletto oggi si è snaturato al punto da diventare il più acerrimo nemico di Dio”. Nota su Antisemitismo

-Floriana Castro– Antimassoneria Copyright 2016

Fonti principali

Collezionisti antichi quotidiani: giornali che parlano della causa ebraica dal 1915/1938

New York Times in cui si parla del NWO promesso agli ebrei

LIBRI CONSIGLIATI

“Le forze Occulte che governano il mondo” Vermijion

“Il Talmud smascherato” I.B. Pranaitis

ARTICOLI CORRELATI

Conoscere la Shoah per conoscere il passato, il presente e il futuro

Il Sionismo smascherato: breve storia di una vendetta (cap.1)

Il Sionismo smascherato: breve storia di una vendetta (cap.2)

 

thanks to: Antimassoneria

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Il padre dell’antisemitismo: Theodor Herzl

Il fondatore del sionismo incoraggiò l’antisemitismo per manipolarci!

“È essenziale che le sofferenze degli ebrei … peggiorino … ciò agevolerà la realizzazione dei nostri piani … Ho una ottima idea … Provocherò i sentimenti di antisemitismo in modo da distruggere il patrimonio degli ebrei … Gli antisemiti quindi ci assisteranno intensificando la persecuzione e l’oppressione degli ebrei. Gli antisemiti saranno i nostri migliori alleati.” — Theodor Herzl, fondatore del sionismo, 1897.

The Business of Anti-Semitism

Every good marketer will tell you that one of the first steps in selling a product is convincing a prospective buyer of their need for a product and/or service. If the consumer feels no lack in living without this particular object, then the entire impetus to buy is lost. Selling a country to people is no different. With a nation such as “Israel”, whose international reputation leaves much to be desired, they must create an impetus for people to take them seriously on the world stage. The answer – immigration. Though many libels have been directed at the Jewish People throughout their history, idiocy has not been one of them. If there is mass immigration to “Israel” by educated Jews from stable countries then, so the logic goes, there must be something to it. Now another problem rears its ugly head. How does one create an incentive on the other side? How do you persuade Diaspora Jews to move to such a…ummm…peaceful country?

Luckily for those in the Israeli immigration business, there is a solution. Media exposure. By adding their commentary to every minor incident that could possibly be interpreted as anti-Semitism, they create a feeling of uneasiness in Jews everywhere. A recent example is Israeli Knesset member Isaac Herzog’s (Zionist Union Party) statement last week where he expressed outrage, “… over the wave of anti-Semitic incidents and threats in the United States and said Israel should be preparing for the worst – a wave of Diaspora Jews fleeing to the Jewish state. I call on the government to urgently prepare and draw up a national emergency plan for the possibility of waves of immigration of our Jewish brothers to Israel.” Translation to Diaspora Jews: “you’re in grave danger, come over to us before it’s too late!” A decent impetus if there ever was one. Buy or die.

Isaac Herzog is only following tradition. The architect of the Zionist Dream/Nightmare, Theodor Herzl, wrote:

“It would be an excellent idea to call in respectable, accredited anti-Semites as liquidators of property. To the people they would vouch for the fact that we do not wish to bring about the impoverishment of the countries that we leave. At first they must not be given large fees for this; otherwise we shall spoil our instruments and make them despicable as ‘stooges of the Jews.’ Later their fees will increase, and in the end we shall have only Gentile officials in the countries from which we have emigrated. The anti-Semites will become our most dependable friends, the anti-Semitic countries our allies.” (The Complete Diaries of Theodor Herzl. Vol. 1, pg. 83-84)

“Israel’s” first prime minister, David Ben-Gurion, proudly preserved Herzl’s tradition. In an April, 1963, New York Times article he claimed that,

“Jews are in truth a separate element in the midst of the peoples among whom they live – an element that cannot be completely absorbed by any nation – and for this reason no nation can calmly tolerate it in its midst.” Delightful.

When those waiting for an excuse to release a bit of pent-up anti-Jewish feeling strike, then their point is authenticated and they take to the stage to trumpet their premonition of imminent disaster. The cycle becomes ever more vicious till many Jews feel no other alternative than to immigrate. As one French couple, Yohan and Yael Sahal, who moved several months ago to the West Bank settlement of Brukhin, said, “There are terror attacks and anti-Semitism in Paris as well, so it’s better to be in your own land, where at least you’ll have someone to protect you. If you have to be afraid, then at least you should be afraid somewhere that’s your home.” With “Israel” having a violent death rate over 9 times greater than France, the Sahal’s claim that there is “someone to protect you” falls a little flat. Not so strangely, the recent rise in French Jewish immigration to the Zionist State was followed by a sharp rise in anti-Semitic activity in France as a result of “Israel’s” Gaza offensive, Operation Protective Edge. As an aside, the worst year in terms of violent incidents against Jews around the globe in the last two decades was 2009, directly following Operation Cast Lead.

With the anti-Semitism stew bubbling away on the burner, what is the next step? Step in Nefesh B’Nefesh. No can deny that organizations such as Nefesh B’Nefesh are among a select group of marketers. When they recently held their annual “Israel” Mega Event in Manhattan, they drew a larger than ever crowd of more than 1,500, all interested in leaving the hazardous environment of America for the safe shores of “Israel”, where one can live in peace without constantly fearing for ones life (insert sarcasm). The NYC Mega Event isn’t the only one. Nefesh B’Nefesh plans to hold events this year in Toronto, Montreal and Los Angeles.

The constant media exposure which insinuates that the terms “Israel” and “Jew” are somehow synonyms only fortifies the position of both Zionists and Anti-Semites.

Our Sages knew for thousands of years that keeping a low profile is the best defense against bigotry. Over-exposure only gives license to those seeking an excuse to wreak havoc. Out of sight out of mind. True Torah Jews wishes to say this:

Just as our forefathers throughout the long years of our exile wished only to unassumingly serve G-d, so this is our wish. We don’t wish to be headlines on the worlds newspapers or top stories on the evening news. And we don’t wish to be associated in any way, shape or form with the State of “Israel” and their yes-men. This is the sentiment of the hundreds of thousands of Anti-Zionist Jews throughout the world. To “Israel” – leave us alone.

thanks to: True Torah Jews

L’antisémitisme, arme d’intimidation massive

Dans un monde où le ressassement médiatique tient lieu de preuve irréfutable, certains mots sont des mots-valises, des signifiants interchangeables dont l’usage codifié à l’avance est propice à toutes les manipulations. De perpétuels glissements de sens autorisant le passage insidieux d’un terme à l’autre, rien ne s’oppose à l’inversion maligne par laquelle le bourreau se fait victime, la victime se fait bourreau, et l’antisionisme devient un antisémitisme, comme l’a affirmé Manuel Valls, premier chef de gouvernement français à avoir proféré une telle insulte. Au moment où « l’intifada des couteaux », en outre, est renvoyée par certains à la haine ancestrale pour les juifs, il n’est pas inutile de se demander pourquoi cette assimilation classique et néanmoins frauduleuse occupe une fonction essentielle dans le discours dominant.

Depuis soixante-dix ans, tout se passe comme si l’invisible remords de l’holocauste garantissait à l’entreprise sioniste une impunité absolue. Avec la création de l’Etat hébreu, l’Europe se délivrait miraculeusement de ses démons séculaires. Elle s’octroyait un exutoire au sentiment de culpabilité qui la rongeait secrètement pour ses turpitudes antisémites. Portant sur ses épaules la responsabilité du massacre des juifs, elle cherchait le moyen de se débarrasser à tout prix de ce fardeau. L’aboutissement du projet sioniste lui offrit cette chance. En applaudissant à la création de l’État juif, l’Europe se lavait de ses fautes. Simultanément, elle offrait au sionisme l’opportunité d’achever la conquête de la Palestine.
Ce rachat par procuration de la conscience européenne, Israël s’y prêta doublement. Il reporta d’abord sa violence vengeresse sur un peuple innocent de ses souffrances, puis il offrit à l’Occident les avantages d’une alliance dont il fut payé en retour. L’un et l’autre liaient ainsi leur destin par un pacte néo-colonial. Le triomphe de l’Etat hébreu soulageait la conscience européenne, tout en lui procurant le spectacle narcissique d’une victoire sur les barbares. Unis pour le meilleur et pour le pire, ils s’accordaient mutuellement l’absolution sur le dos du monde arabe en lui transférant le poids des persécutions antisémites. En vertu d’une convention tacite, Israël pardonnait à l’Europe sa passivité face au génocide, et l’Europe lui laissait les mains libres en Palestine.
Son statut exceptionnel, Israël le doit à ce transfert de dette par lequel l’Occident s’est défaussé de ses responsabilités sur un tiers. Parce qu’il fut l’antidote au mal absolu, qu’il plongeait ses racines dans l’enfer des crimes nazis, Israël ne pouvait être que l’incarnation du bien. Mieux encore qu’une sacralité biblique aux références douteuses, c’est cette sacralité historique qui justifie l’immunité d’Israël dans la conscience européenne. En y adhérant implicitement, les puissances occidentales l’inscrivent dans l’ordre international. Le résultat est indéniable : avalisée par les maîtres du monde, la profession de foi sioniste devient loi d’airain planétaire.
L’invocation du sacré démonisant toujours son contraire, cette sacralité d’Israël ôte alors toute légitimité aux oppositions qu’il suscite. Toujours suspecte, la réprobation d’Israël frôle la profanation. Contester l’entreprise sioniste est le blasphème par excellence, car c’est porter atteinte à ce qui est inviolable pour la conscience européenne. C’est pourquoi le déni de légitimité morale opposé à l’antisionisme repose sur un postulat simplissime dont l’efficacité ne faiblit pas avec l’usage : l’antisionisme est un antisémitisme. Combattre Israël, ce serait, par essence, haïr les juifs, être animé du désir de rejouer la Shoah, rêver les yeux ouverts de réitérer l’holocauste.
L’antisionisme a beau se définir comme un refus raisonné du sionisme, l’admettre comme tel serait encore faire un compromis avec l’inacceptable. Empreint d’une causalité diabolique, l’antisionisme est moralement disqualifié, mis hors jeu en vertu de l’anathème qui le frappe. On a beau rappeler que la Palestine n’est pas la propriété d’une ethnie ou d’une confession, que la résistance palestinienne n’a aucune connotation raciale, que le refus du sionisme est fondé sur le droit des peuples à l’autodétermination, ces arguments rationnels n’ont aucune chance d’être entendus. L’antisionisme s’inscrit depuis un siècle dans le champ politique, mais il se voit constamment opposer une forme d’irrationalité qui n’a décidément rien de politique.
L’assimilation frauduleuse de l’antisémitisme et de l’antisionisme, il est vrai, procure deux avantages symboliques. Le premier est à usage interne. Cette assimilation limite drastiquement la liberté d’expression, elle tétanise toute pensée non conforme en l’inhibant à la source. Elle génère une autocensure qui, sur fond de culpabilité inconsciente, impose par intimidation, ou suggère par prudence, un mutisme de bon aloi sur les exactions israéliennes. Mais cette assimilation mensongère est aussi à usage externe. Elle vise alors à disqualifier l’opposition politique et militaire à l’occupation sioniste. Cible privilégiée de cet amalgame, la résistance arabe se voit renvoyée à la haine supposée ancestrale qu’éprouveraient les musulmans pour les juifs.

Ce qui anime les combattants arabes relèverait d’une répulsion instinctive pour une race maudite, et non d’une aspiration légitime à la fin de l’occupation étrangère. La chaîne des assimilations abusives, en dernière instance, conduit à l’argument éculé qui constitue l’ultime ressort de la doxa : la « reductio ad hitlerum », la souillure morale par nazification symbolique, dernier degré d’une calomnie dont il reste toujours quelque chose. Terroriste parce qu’antisioniste, antisioniste parce qu’antisémite, la résistance arabe cumulerait donc les infamies. Les attaques au couteau ne seraient pas l’effet explosif d’une humiliation collective, dit-on, mais le fruit de la haine inextinguible pour les juifs. Seule force qui ne cède pas devant les exigences de l’occupant, la résistance, pour prix de son courage, subira alors le tir croisé des accusations occidentales et des brutalités sionistes. Et comme si la supériorité militaire de l’occupant ne suffisait pas, il faut encore qu’il se targue d’une supériorité morale dont ses crimes coloniaux, pourtant, attestent l’inanité.

 

Sorgente: TLAXCALA: L’antisémitisme, arme d’intimidation massive

‘Zionist corruption of UK politics exposed’

The current witch-hunt for anti-Semites in the United Kingdom demonstrates just how corrupt the British political establishment has become under the influence of foreign interests and exposes the tactics of infiltration, extortion, and bribery used by the Zionist lobby,  a political analyst has said.

Barry Grossman, who is based on the Indonesian island of Bali, made the remarks in an interview with Press TV on Monday while commenting on Britain’s Labour Party Leader Jeremy Corbyn’s refusal to give in to calls from Israeli officials and British Jewish figures to denounce Islamic resistance movements Hamas and Hezbollah.

Corbyn has come under pressure from a number of Labour lawmakers, Israeli Ambassador to London Mark Regev and Jewish leaders in the UK to distance himself from Labour politicians’ recent remarks condemning Israeli crimes against Palestinians, as well as groups fighting against the Tel Aviv regime’s occupation of the Palestinian lands.

Pro-Israeli figures have accused the Labour Party leader of being soft on “anti-Semitism” in the party, which was forced to launch an inquiry into how to tackle the issue.

One Labour Party donor, Michael Foster, said that Jews have not given any money to the party since Corbyn took office because those around him “vilify” Jews and “shout down” people who attempt to defend Israel.

Israeli interference in Britain’s political process

“The ongoing machinations in the United Kingdom are fascinating, as anything but progressive Labour Party insiders relegated to the margins by Jeremy Corbyn’s rise to power, actually work with the Conservative Party and members of Israel’s Knesset to make unprecedented demands of the British Labour leader,” Grossman said.

“These machinations and the nothing less than outrageous interference in Britain’s political process not just by Israeli bagmen, but by Netanyahu himself and a virtual ‘who’s who’ of Israeli political elite, exposes the stand-over tactics long used by Zionists to strong-arm politicians around the world into uncritically embracing and promoting their agenda, no matter how obscene, unlawful and unjust it may be,” he added.

“If that is not already enough, the really quite absurd complaints made by the Labour Party’s shadow chancellor to the effect that ‘no-one of Jewish faith has given money to the central party since Mr. Corbyn took office because those around him vilify Jews and shout down people who attempt to defend Israel,’ also exposes the effectiveness of Israel’s preferred tactic of bribing foreign politicians in order influence their government’s foreign policy,” he stated.

Embarrassingly corrupt witch-hunt

“Watching this embarrassingly corrupt witch-hunt that, without coincidence, has unfolded just as the British prepare to go to the polls, demonstrates just how corrupt the sell-outs comprising the British old guard in politics on both sides of the contrived ideological divide have become,” Grossman said.

“On the Labour side, those who are openly opposed to their own leader and the party’s majority quite clearly prefer the money of foreign lobbyists, to embracing their own party leadership, even if that means occupying the opposition benches for the foreseeable future,” he stated.

“As for the laughable accusations of anti-Semitism being flung about, those orchestrating this with-hunt may well be salivating over the traction they are getting in Britain’s corrupt, pro-Zionist media;  but the British people – self-obsessed and apathetic about foreign affairs as they may often be –  are certainly not stupid,” he noted.

“It does not take any great degree of genius to understand that criticizing Israel’s excesses and war crimes or referring to the historical relationship which the Political Zionist leadership had with the Nazi Party is in no way anti-Semitic, no matter that the Zionist lobby has gone so far as to compel the publisher of Webster’s International Dictionary of the English Language to redefine anti-Semitism as including any support for the enemies of Israel or criticism of Israel itself. In any case, Webster’s is an American publication which promotes a regional variation of English which is hardly English at all,” the analyst pointed out.

“The tightly controlled British media’s enthusiasm to echo the  preposterous allegations being bandied about within the Labour Party and against members like Ken Livingstone, Naz Shah, George Galloway and Jeremy Corbyn who, in reality, have little in common, only exposes the extent to which the tightly controlled British media is also fully under the sway of foreigners and executives who have sold out to the Zionist lobby in the same way the bulk of Britain’s  once embarrassingly proud political establishment now dances to the tune of the all powerful Zionist lobby,” he said.

Hats off to Mr. Corbyn!

“Bearing in mind the violent Zionist occupation of Palestine and the related cultural genocide which have persisted now for more than 6 decades, claims expressed by Israeli politicians in the context of this witch-hunt that Hezbollah and Hamas are also anti-Semitic come across as being all the more absurd. Bearing in mind how the Zionist lobby has redefined the anti-Semitism to include any and all opposition to Zionist policy, it would be ludicrous for anyone to expect organizations representing Palestinian interests to be anything but opposed to their occupiers. If they want to call that anti-Semitism, then so be it,” Grossman said.

“All we can do is take our hats off and salute the courage of Mr. Corbyn to reject calls to demonize Hezbollah, Hamas and Palestinians even if the practical realities of the now fully corrupted British political process sometimes requires him to make compromises in order to retain power and advance his progressive agenda,” he said.

“It is indeed refreshing to at last see a senior Atlantic World politician refuse to be intimidated and stick to his well-developed and informed sense that Hezbollah, Hamas, and the Palestinian people – unlike their occupiers – are no enemy of the United Kingdom,  despite the unforgivable crimes committed by the British in selling out Palestinians to the Zionist terrorists starting immediately after WW1 right through until their unilateral declaration of independence made in direct violation of the international community’s efforts in 1948 to find a solution for Palestine that preserved the rights of both Palestinians and those European Jews who, in the aftermath of WW2, streamed illegally into Palestine often still wearing concentration camp uniforms on their arrival years after the Nazis were defeated and the camps liberated,” the commentator emphasized.

“Meanwhile, British citizens from all walks of life from the progressives, who  supporter Jeremy Corbyn in vast numbers, to the absurd hard right  comprising Britain First’s constituency would do well to ask themselves just when their nation’s political establishment became so pathetically obsequious in their pandering to foreign interests,” Grossman concluded.

Sorgente: PressTV-‘Zionist corruption of UK politics exposed’

Capitale finanziario e antisemitismo

Ogni settimana prendono vita in Germania le cosiddette „manifestazioni del lunedì” all’insegna della protesta contro le malefatte del capitale finanziario e, più concretamente, dei suoi rappresentanti nella BCE, nel FMI e soprattutto nelle congregazioni mafiose che fanno capo a Rockefeller, a Soros e ad altri meno conosciuti malfattori.

Questi signori non si limitano a speculare al rialzo sul prezzo del grano, a spingere alla rovina le economie dei paesi sottosviluppati distruggendone –ove si presenti l’occasione- la stabilità finanziaria, a convincere le oligarchie degli stati satelliti a spendere miliardi per armarsi fino ai denti, ma si arrogano anche il diritto di influenzare la scelta dei candidati alle più alte cariche politiche che, una volta nominati, si sentiranno in dovere di assecondare i desideri ”… anzi gli ordini dei loro “benefattori”.

Per i finanzieri che comandano a Washington, il presidente degli USA è soltanto un attore cui si richiedono bella presenza e loquacità, un impiegato che potrà sperare di venir rieletto solo se i giornalisti-mercenari dei grandi mezzi d’informazione (di proprietà dei suddetti finanzieri) avranno la bontà di lodare il loro saggio operato in difesa della “democrazia”, una democrazia che, per i popoli del terzo mondo significa soltanto sanzioni, guerra e massacri mirati o indiscriminati  a seconda dei casi o delle convenienze.

Non sarà fuori luogo ricordare che questi impiegati avranno la certezza di rimanere in vita soltanto quando, a differenza di quanto Lincoln in tempi lontani, e più recentemente Kennedy, si asterranno dal compiere “atti inconsulti”. Fino a quando cioè essi rispetteranno scrupolosamente la proprietà privata della famiglia Rockefeller sulla Federal Bank, una banca che emette moneta sopportando i costi di carta e inchiostro e addebitando il valore nominale stampato sulle banconote al popolo nordamericano, e di conseguenza a tutte quelle nazioni che, per necessità o per corruzione dei loro governi, accettano il dollaro come moneta di riferimento.

Nessuno può oggi negare o dissimulare la mostruosità dei massacri consumati in epoca recente dai burattini politici assoldati dal capitale finanziario:  Vietnam, Libano, Nicaragua, 11 settembre 2001, Afghanistan, Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria. A milioni ammontano le vittime cadute sull’altare del dollaro … in difesa dei presunti valori della libertà e della democrazia.

Solo qualche tanto ingenuo quanto accanito telespettatore o lettore della “libera stampa” può nutrire ancora qualche dubbio su questo punto.

Ecco allora che una banda di provocatori non potendo negare l’evidenza dei fatti, e volendo confondere le acque con l’obiettivo di nascondere le responsabilità dei criminali sin qui descritti, avendo scoperto che alcuni di essi sono di religione (si fa per dire) ebraica, si rivolgono trionfanti agli organizzatori delle manifestazioni del lunedì con l’infamante accusa di antisemitismo.

Ma chi è davvero antisemita? È davvero antisemita chi crede di poter assolvere gli assassini nel loro insieme perché alcuni di loro sono ebrei? O non è proprio questa, al contrario, una manifestazione del peggior antisemitismo? Non è di fatto antisemita chi pretende di far ricadere su tutti gli ebrei le colpe della finanza internazionale e del razzismo omicida di Israele?

Ad una persona dotata di normale buon senso vien instillata l’idea che, non solo agli ebrei “tutto” è concesso, che essi perseguono finalità criminali e che addirittura l’ordine costituito non permetta di condannare i comportamenti di una qualsiasi cosca mafiosa… se a far parte di essa c’è un ebreo. Il loro ragionamento: siccome Frankenstein è ebreo, allora non è permesso criticarlo.

Questi sedicenti nemici dell’antisemitismo, stanno in realtà non solo dando attendibilità alle tesi dei “protocolli” ma li stanno superando in perversione e raffinatezza.

Dr. phil. Milena Rampoldi – ProMosaik e.V.

thanks to: PalestinaRossa

Le verità storiche e inconfessate del collaborazionismo sionista con l’antisemitismo nazifascista

di Fronte Palestina 

Nel 70° Anniversario della Liberazione dal nazifascismo,
contro il revisionismo storico e il negazionismo sionista

Il presente lavoro di approfondimento storico e politico si è reso necessario a fronte dei ripetuti assalti alla ricorrenza della Liberazione dal nazifascismo, condotta dall’Ambasciata d’Israele tramite le frange sioniste e più aggressive delle comunità ebraiche in Italia. Negli ultimi anni, infatti, si sono moltiplicati i tentativi, diretti e indiretti, di queste agenzie di manipolare la Storia, tentando di piegarla alla propria agenda politica e istituzionale. Con un duplice obiettivo: riscrivere gli avvenimenti storici in modo da “intestarsi” una tappa cruciale, espropriandola dei suoi contenuti politici di classe e antifascisti, sostituendoli con una memoria parziale ed esclusiva per le vittime ebree, escludendo tutte le altre vittime dei campi di concentramento (prigionieri politici, cittadini sovietici, altre minoranza etniche, religiose e sessuali, etc) e, di conseguenza, far lavorare questa “nuova” narrazione con lo scopo di legittimare l’Entità sionista e la sua politica colonialista e di Apartheid contro gli arabo-palestinesi.

Il leit motiv ideologico è che i palestinesi dovrebbero pagare, con il proprio genocidio, il prezzo storico dello sterminio degli ebrei operato dai regimi nazifascisti, la cui colpa ricade invece sulle classi dominanti europee, oggi presuntamente democratiche, che utilizzarono la ferocia e il razzismo delle camicie nere contro il movimento operaio e comunista. E ancora che l’entità sionista, in quanto “stato ebraico”, costituirebbe una dovuta compensazione e una necessità difensiva per gli ebrei che vi sono giunti come coloni e addirittura per gli ebrei di tutto il mondo, alla quale dunque dovrebbe essere data licenza piena di azione politica e militare, in senso espansionista, guerrafondaio e destabilizzante, in Medio Oriente, in tutto il mondo arabo e a livello globale.

Il Cavallo di Troia di questa operazione è, innanzitutto, la sopravvalutazione del ruolo della Brigata Ebraica ai danni della guerriglia partigiana antifascista e comunista, inversamente ridimensionata col beneplacito della borghesia italiana, in particolare con l’accondiscendenza dei partiti della “sinistra” istituzionale e di alcuni dirigenti dell’ANPI, da questi eterodiretti.

Un tentativo che ripete quello precedentemente andato “in porto” con la manipolazione del “Giorno della Memoria” del 27 Gennaio (Legge 20/7/2000 n. 211, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31/7/ 2000), che originariamente deliberato come “Istituzione del Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”, sotto l’incalzare del pressoché unanime allineamento sionista a livello politico-mediatico è stato “mutilato” dei contenuti antifascisti e anticollaborazionisti, divenendo unicamente il Ricordo della Shoa, di stampo revisionista.

Un assalto in cui, come a Roma il 25 Aprile 2014, non sono mancati episodi squadristici da parte delle organizzazioni sioniste come la LED di Roma, capeggiata dal fascistoide e paradossale rampollo (Riccardo) di una famiglia (Pacifici) di ebrei deportati ad Auschwitz, che aggredivano militanti antisionisti e filopalestinesi colpevoli di sventolare le bandiere palestinesi nella manifestazione cittadina organizzata dall’ANPI, volendo imporre le bandiere dello Stato d’Israele mistificandole come quelle della Brigata Ebraica. Addirittura tentando l’assalto al palco dell’ANPI per imporre il proprio comizio, fieramente respinto dalla piazza.

Questa manovra, non casualmente, fa il paio con il contestuale disegno di legge approvato praticamente all’unanimità al Senato nel febbraio 2015 e che “punisce il negazionismo, l’apologia e la minimizzazione della Shoah, dei genocidi, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra con la reclusione fino a tre anni”, modificando l’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654 della cosiddetta legge Reale.

“La norma è stata il frutto di una lunga collaborazione tra le istituzioni italiane e le Comunità ebraiche e porterà all’attuazione anche in Italia della Decisione quadro europea 2008/913/GAI che obbliga gli Stati membri a combattere e a sanzionare penalmente certe forme – anziché tutte, ndr – ed espressioni di razzismo, xenofobia e dell’istigazione all’odio” come ha sottolineato in una nota, il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna.

Fare una legge sul negazionismo praticando il negazionismo e il revisionismo storico sembra essere la cifra dell’agire sionista di oggi, che riproduce il simile modus operandi, cinico e collaborazionista, dei sionisti di ieri al cospetto del Fascismo e del Nazismo. Dai fatti storici analizzati si evince, infatti, una spregiudicatezza nella direzione e nelle formazioni sioniste di allora che, mentre le comunità ebraiche europee venivano spazzate via dalla furia antisemita dell’Asse nazifascista, con lo stesso intrattenevano immorali “convergenze” politiche e logistiche con i pianificatori dello sterminio, per pianificare e trarne in qualche modo vantaggio nella prospettiva della colonizzazione della Palestina. I martiri dei lager non possono essere utilizzati per giustificare il progressivo olocausto che il sionismo sta praticando in Palestina dal 1948 ad oggi.

Per questo sarebbe un gravissimo errore politico e storico quello di non lottare contro il negazionismo storico della classe dirigente imperial-sionista italiana affinché non riesca in questa operazione di manipolazione. Per questo sarà importante denunciarla e impedirla in tutte le occasioni propizie. A partire dal prossimo 25 Aprile 2015, in cui cade il 70° Anniversario della Liberazione dal Nazifascismo, ricordiamo che quella guerra di popolo fu innanzitutto condotta dalle formazioni partigiane proletarie – soprattutto comuniste – e non da qualche colono sionista inquadrato in qualche distaccamento anglofono “alleato”.

thanks to: forumpalestina

Israeli antisemitic attack on BDS

Thursday, 06 June 2013

The Palestinian BDS National Committee is organizing a strategic conference in Bethlehem University on Saturday, June 8th This initiative is right on time. Just this week, exploited the Global Forum for Combating Anti-Semitism to once again conflate anti-Semitism with political criticisms of Israeli policies. BDS activists beware: Israel seeks to replicate anti-BDS French laws in other countries.

The international BDS campaign is definitely worrying the Israeli authorities. The BDS-skeptical, who claim that BDS has only a very limited impact on Israeli decision makers, if at all, should follow the latest Israeli attempts to counter-attack. These attempts reflect the beginning of panic among Israeli policy makers.

Two years ago the Israeli Knesset passed a law that criminalises any call for boycott or sanctions, and allows alleged victims of such calls to claim  compensation, even when direct harm is not proven. Uri Avnery, Gush Shalom and others have decided to challenge the law in the Israeli Supreme Court. According to the plaintiffs, the law is unconstitutional as it harms the rights of free speech and freedom of opinion.

One must clarify that, unlike the BDS call, Gush Shalom limits its campaign to the boycott of settlement products.

In a written response, the State Attorney’s office admits that there are indeed “constitutional problems in the anti boycott law”. In fact, the law passed despite the opposition of Israel’s government legal adviser, who had assessed that the law may well be cancelled by the Supreme Court. A decision of the Supreme Court is not expected in the near future.

This week in Jerusalem, the Israeli Foreign Ministry hosted the Fourth international conference of the Global Forum for Combating Anti-Semitism. What is the connection?

In the plan of action of that Forum, which ostensibly claims to fight anti-Semitism, one can read the following

“Divide Responsibilities – Rather than everyone trying to do everything, identify the comparative advantage of each organization to maximize their effectiveness in proactively and reactively addressing delegitimization threats. The British approach could be a model. For example, encourage groups with ties to labor to focus on working with unions, those with expertise in international relations to devote their attention to members of UN agencies, those involved in media and PR to concentrate on journalists and messaging, those with legal expertise to explore legal avenues for fighting BDS and those active on campus with students, faculty and other stakeholders.

Enhance Intelligence Capabilities – We need to have more information about the organizations promoting delegitimization, including their membership, funding and planned activities.  Nations, foundations and other funders supporting BDS should be named and shamed. Map connections between BDS organizations and their supporters, such as the PA [Palestinian Authority]. Also investigate the BDS efforts toward multinational corporations.

Improve Rapid Response Capabilities – this is one area that has improved since the last Global Forum. By making better use of LAN, the Dream Team and other organized responders, we can provide advice, resources and anything else that local stakeholders may need or want to determine how to respond to BDS campaigns in communities and on campus.

Using Legal Measures – Identify laws that can be used in different countries or states to fight discriminatory practices such as BDS. French law is a model that should be strengthened and replicated where possible.”

That motion confirms the importance of BDS, and the need expressed by the state of Israel and its friends to launch a comprehensive counter-offensive. Nothing new and nothing illegitimate in itself. Except for one important matter: the intentional mix between criticising Israeli politics and even de-legitimising the state of Israel, and anti-Semitism. The participants of that Global Forum know very well the difference between the two, but once again Israel’s propaganda machine cynically instrumentalises the awful accusation of anti-Semitism to de-legitimise legitimate political criticism of Israel.

BDS France should pay attention to the special mention of the “French law as a model [that] should be replicated where possible”. Indeed, during Sarkozy’s presidency, the French government instructed the state attorneys to submit criminal charges against whoever calls for BDS (“Alliot-Marie Instruction”). No other country, except Israel, has adopted such a policy. It is time to cancel this outrageous instruction that makes France the only country where BDS activists are sent to trial.

thanks to:

Amira Hass: The anti-Semitism that goes unreported

18 July 2012
By Amira Hass, Haaretz – 18 July 2012
Tens of thousands of people live in the shadow of terror

Here’s a statistic that you won’t see in research on anti-Semitism, no matter how meticulous the study is. In the first six months of the year, 154 anti-Semitic assaults have been recorded, 45 of them around one village alone. Some fear that last year’s record high of 411 attacks – significantly more than the 312 attacks in 2010 and 168 in 2009 – could be broken this year.

Fifty-eight incidents were recorded in June alone, including stone-throwing targeting farmers and shepherds, shattered windows, arson, damaged water pipes and water-storage facilities, uprooted fruit trees and one damaged house of worship. The assailants are sometimes masked, sometimes not; sometimes they attack surreptitiously, sometimes in the light of day.

There were two violent attacks a day, in separate venues, on July 13, 14 and 15. The words “death” and “revenge” have been scrawled in various areas; a more original message promises that “We will yet slaughter.”

It’s no accident that the diligent anti-Semitism researchers have left out this data. That’s because they don’t see it as relevant, since the Semites who were attacked live in villages with names like Jalud, Mughayer and At-Tuwani, Yanun and Beitilu. The daily dose of terrorizing (otherwise known as terrorism ) that is inflicted on these Semites isn’t compiled into a neat statistical report, nor is it noticed by most of the Jewish population in Israel and around the world – even though the incidents resemble the stories told by our grandparents.

The day our grandparents feared was Sunday, the Christian Sabbath; the Semites, who are not of interest to the researchers monitoring anti-Semitism, fear Saturday, the Jewish Sabbath. Our grandparents knew that the order-enforcement authorities wouldn’t intervene to help a Jewish family under attack; we know that the Israel Defense Forces, the Israel Police, the Civil Administration, the Border Police and the courts all stand on the sidelines, closing their eyes, softballing investigations, ignoring evidence, downplaying the severity of the acts, protecting the attackers, and giving a boost to those progromtchiks.The hands behind these attacks belong to Israeli Jews who violate international law by living in the West Bank. But the aims and goals behind the attacks are the flesh and blood of the Israeli non-occupation. This systemic violence is part of the existing order. It complements and facilitates the violence of the regime, and what the representatives – the brigade commanders, the battalion commanders, the generals and the Civil Administration officers – are doing while “bearing the burden” of military service.

They are grabbing as much land as possible, using pretexts and tricks made kosher by the High Court of Justice; they are confining the natives to densely populated reservations. That is the essence of the tremendous success known as Area C: a deliberate thinning of the Palestinian population in about 62 percent of the West Bank, as preparation for formal annexation.

Day after day, tens of thousands of people live in the shadow of terror. Will there be an attack today on the homes at the edge of the village? Will we be able to get to the well, to the orchard, to the wheat field? Will our children get to school okay, or make it to their cousins’ house unharmed? How many olive trees were damaged overnight?

In exceptional cases, when there is luck to be had, a video camera operated by B’Tselem volunteers documents an incident and pierces the armor of willful ignorance donned by the citizens of the only democracy in the Middle East. When there is no camera, the matter is of negligible importance, because after all, you can’t believe the Palestinians. But this routine of escalating violence is very real, even if it is underreported.

For the human rights organization Al-Haq, the escalation is reminiscent of what happened in 1993-1994, when they warned that the increasing violence, combined with the authorities’ failure to take action, would lead to mass casualties. And then Dr. Baruch Goldstein of Kiryat Arba came along and gunned down 29 Muslim worshipers at the Ibrahim Mosque. The massacre set the stage for a consistent Israeli policy of emptying the Old City of Hebron of its Palestinian residents, with the assistance of Israeli Jewish pogromtchiks. Is there someone among the country’s decision-makers and decision-implementers who is hoping for a second round?