L’odio ebraico continua a seminare morte

Nel villaggio di Nabi Saleh, assurto alcuni mesi fa agli onori della cronaca per l’arresto della giovane Ahed Tamimi, della mamma, colpevole di andare a chiedere sue notizie, della cugina, colpevole a sua volta di aver gridato contro i soldati occupanti e del cugino, colpito e devastato da un proiettile in pieno volto e poi arrestato, i soldati hanno fatto una nuova vittima in modo al tempo stesso assurdo e crudele.

Izz Abdelafez Tamimi, un ragazzino di 15 anni della stessa grande e sfortunata famiglia,  è stato colpito alla gola da un soldato israeliano.

E’ una morte di “routine”, non farebbe neanche notizia se il caso non ci avesse portato ad assistere all’incredibile dinamica che ha reso ancora una volta evidente la crudeltà dei soldati dell’esercito che, a nessun titolo, viene definito il più morale del mondo.

Incredibile non in sé, purtroppo la morte da queste parti è sempre in agguato, ma soltanto perché si tratta dell’azione di soldati di uno Stato che ambisce ad essere definito democratico. E’ vero che anche nei “democratici” States, di queste esecuzioni, generalmente contro uomini di origine africana ce ne sono a volontà e a nessuno viene in mente di privare gli USA della qualifica di nazione democratica, ma questo non impedisce, a chi al termine attribuisce un significato autentico, di notarne l’orrore e le contraddizioni.

Una cosa unisce gli USA ad Israele, anche mettendo da parte la protezione (ormai fattasi pubblicamente vera e propria connivenza) dei primi sul secondo. Ciò che li unisce è un sottile e sempre riaffiorante razzismo. Per gli Usa lo è verso i neri, come attestano i numerosi casi che riescono ad emergere grazie a chi questo razzismo lo detesta e lo denuncia filmandolo, per Israele lo è nei confronti dei palestinesi come mostrano i casi quotidiani, sia quando si tratta di immotivati assassinii, sia quando si tratta di arresti, sia quando si tratta di mortificazioni quotidiane come quelle cui abbiamo il “privilegio” di assistere stando qui, ad esempio tra la gente che prende i bus pubblici e che, se palestinese, è costretta a scendere a comando dei soldati per essere controllata fuori del bus, allineata come gregge alla mercé dei controllori e dei loro capricci.

Stamattina i soldati dell’IDF hanno dato ulteriore prova di questo loro sentire, non solo sparando al collo di un ragazzo colpevole di aver lanciato dei sassi contro le camionette che andavano a devastare il suo villaggio cercando la preda quotidiana, ma impedendo ai suoi familiari di soccorrerlo e portarlo in ospedale.

Video girati clandestinamente col cellulare, certo non di buona qualità, ma inattaccabili come testimonianza, mostrano la crudeltà inutile dei soldati in risposta al dolore e alla rabbia degli abitanti che gridano mustashfà, cioè ospedale, e che provano a ripetere in inglese, come fosse un problema di lingua, la richiesta di portare subito il ragazzo in ospedale. No, semmai verrà arrestato, perché non è la prima volta che i soldati israeliani arrestano ragazzi moribondi, ma tanto una ferita al collo è un colpo destinato ad uccidere e ci sarebbe stato poco da fare.

Quello che colpisce noi, osservatori casuali dell’omicidio, ma conoscitori da tanti anni della realtà palestinese, è la totale mancanza di pietas. Quel sovrappiù che si aggiunge alla già illegale e crudele occupazione e allo stesso omicidio, commesso come fosse la pratica burocratica di un annoiato impiegato del catasto.

Questa disumanizzazione dell’altro, tipica dei regimi di apartheid, occulta o manifesta che sia, non solo è un’officina di odio, ma ha un effetto specchio: disumanizzando la vittima, disumanizza il carnefice. Questo è ciò che si percepisce sempre di più vivendo nei Territori palestinesi occupati e quindi, per necessità, a continuo contatto con Israele.

L’omicidio del giovane Izz Abdel Tamimi, che forse verrà ignorato dai media mainstream, o forse verrà infilato nella categoria “scontri” sempre adatta a giustificare i killer, è un’ulteriore conferma di questa perdita costante di decenza  umana dalla quale Israele sembra ormai affetto senza possibilità di cura. Gli stessi, pochi israeliani, che manifestano contro questi avvenimenti vengono dileggiati o ignorati, e questo è un altro sintomo del male.

Per oggi da Ramallah è tutto, ma la giornata è ancora lunga e il nuovo martire non aiuta certo a sperare che la pace sia dietro l’angolo.

Sorgente: Da Ramallah. Ancora sangue e odio sparati su un ragazzino – Pressenza

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Ahed Tamimi, la “vera wonderwoman”

MEMO. L’artista irlandese, l’uomo che ha ideato la celebre immagine rossa e nera di Che Guevara, ha spostato la propria attenzione verso un nuovo eroe, la teenager palestinese Ahed Tamimi.

Fitzpatrick ha creato una immagine di Tamimi mentre tiene in mano una bandiera palestinese sopra al simbolo della DC Comics di Wonder Woman. Lo slogan dice “Esiste una reale Wonder Woman”. Questa immagine si può trovare anche sul suo sito web.

Ahed, 17 anni, è divenuta un simbolo internazionale della resistenza palestinese a seguito del suo arresto avvenuto a dicembre dell’anno scorso, che è giunto alcuni giorni dopo un confronto avuto con i soldati israeliani.

“Ahed Tamimi, per me, significa nobiltà di fronte all’oppressione. Questa ragazza è giovane, è ancora una bambina”, ha dichiarato Fitzpatrick al sito web di notizie Newsweek.

“Se fosse accaduto a me quando io avevo 15 anni, penso che sarei rimasto pietrificato. Da qualsiasi parte le arrivi il coraggio, vi è una risonanza che riecheggia in tutto il resto del mondo. Io sono una parte di questa eco”. Ha inoltre aggiunto: “Mi dispiacerebbe che la uccidessero. E questo è il motivo per cui faccio quel che faccio”.

Durante l’episodio, avvenuto nella sua abitazione presso il villaggio di Nabi Saleh vicino a Ramallah, Ahed è stata filmata da sua madre, Nariman, mentre urla e spinge due soldati. La si vede mentre calcia verso un militare e gli dà uno schiaffo, minacciando di colpire anche l’altro. Il video è divenuto molto popolare e soltanto quattro giorni dopo, la notte del 19 dicembre, Ahed e sua madre sono state arrestate dopo che i militari hanno preso d’assalto la loro casa. Ahed ha dichiarato che l’incidente era avvenuto dopo aver visto il video di suo cugino quindicenne a cui era stato sparato un proiettile di gomma alla testa.

E’ accusata di 12 reati, compresa l’aggressione, “incitamento” e lancio di pietre. Se verrà condannata, dovrà affrontare una lunga pena detentiva. Il giudice Menachem Liberman ha dato ordine che il processo, tenuto presso un tribunale militare, avvenga a porte chiuse.

Il giudice ha fatto allontanare dal tribunale diplomatici, giornalisti e supporter di Ahed. Liberman ha detto che ciò serve per proteggere la privacy di Ahed dato che si tratta di un minorenne. L’avvocato della teenager, Gaby Lasky, ha dichiarato che la sua cliente era disponibile a rinunciare a questo diritto.

“Questo tribunale di occupazione teme le attenzioni che riceverebbe su di sé a causa di questo processo”, ha riferito Lasky. “Dopo aver messo Ahed in detenzione a tempo indeterminato in violazione dei suoi diritti di minorenne, il tribunale ora utilizza questo falso pretesto di proteggere i suoi diritti per riparare se stesso dalle critiche che si sollevano numerose attorno a questo caso”.

Traduzione per InfoPal di Aisha Tiziana Bravi

Sorgente: Ahed Tamimi, la “vera wonderwoman” | Infopal

Dream Defenders & partner per i diritti di Ahed Tamimi e per la lotta di liberazione palestinese

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Diversi artisti, studiosi e figure per i diritti civili famosi hanno firmato una lettera a sostegno dell’adolescente palestinese Ahed Tamimi e di altri bambini palestinesi imprigionati da Israele.

I firmatari includono attori di spicco come Danny Glover, Rosario Dawson, la star di Grey’s Anatomy, Jesse Williams e LisaGay Hamilton di The Practice; musicisti come Vic Mensa, Talib Kweli e Tom Morello, di Rage Against the Machine; i leader dei diritti civili Patrisse Cullors e Alicia Garza (co-fondatori di Black Lives Matter), Angela Davis, Michelle Alexander e Alice Walker; i commentatori politici Marc Lamont-Hill e Angela Rye; ed il guardalinee della difesa della Seattle Seahawk e campione del super bowl, Michael Bennett.

Ahed Tamimi è stata arrestata per aver affrontato dei soldati israeliani che avevano invaso il cortile della sua casa, subito dopo aver sparato e ferito gravemente suo cugino, di 15 anni, colpito in faccia. Il processo della giovane è ancora in corso.

La storia di Tamimi ha attirato l’attenzione globale e sia Amnesty International che Human Rights Watch hanno chiesto la sua liberazione.

I promotori della lettera sono i “Dream Defenders“, un gruppo membro del “Movement for Black Lives” fondato dopo l’omicidio di Trayvon Martin. Traccia parallelismi tra le esperienze della comunità nera e della comunità palestinese, evidenziando l’impatto del razzismo, della violenza di stato e dell’arresto di massa su entrambi i popoli.

“Troppi nostri bambini imparano presto che possono essere imprigionati o uccisi semplicemente per quello che sono. Da Trayvon Martin a Mohammed Abu Khdeir e Khalif Browder fino a Ahed Tamimi – il razzismo, la violenza di stato e l’incarcerazione di massa hanno derubato la nostra gente della loro infanzia e del loro futuro”, si legge nella lettera.

“Noi sottoscritti chiediamo a tutti i rappresentanti degli Stati Uniti di firmare questa lettera e proteggere la vita e l’infanzia dei bambini palestinesi.

La famiglia Tamimi resiste alla brutalità d’Israele perché crede che i palestinesi, come TUTTI, debbano essere liberi. Dream Defenders è con loro e con tutti i palestinesi nella loro giusta lotta. Ora, e sempre, ci impegniamo a costruire un mondo più giusto e amorevole per tutti noi. #FreeAhed #nowaytotreatachild”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

 

thanks to: Agenzia stampa Infopal