Accordo Acea-Mekorot: Motivi per cui la Raggi dovrebbe scioglierlo ce ne sono

Durante la visita della delegazione del Movimento 5 Stelle in Israele e in Palestina, alcuni giornalisti italiani hanno chiesto quale fosse la loro posizione a proposito del memorandum d’intesa siglato tra ACEA S.p.A. e la Mekorot, società idrica nazionale di Israele. Il Movimento aveva presentato due interrogazioni, la prima presso il Consiglio Comunale di Roma nel dicembre 2013 e la seconda presso la Camera dei Deputati a gennaio 2014, a causa del coinvolgimento della Mekorot nella violazione dei diritti umani dei palestinesi e del diritto internazionale.[1]

La Mekorot, infatti, che mantiene almeno 40 pozzi nei Territori palestinesi occupati, sottrae illegalmente circa il 90% dell’acqua dalle falde palestinesi per fornirla alle colonie israeliane e rivenderla a caro prezzo agli stessi palestinesi. Così mentre i palestinesi non dispongono del minimo vitale di acqua e vedono inaridire le loro terra, alle colonie si assicura l’acqua anche per le piscine, come succede proprio in questi giorni.[2]

La campagna No all’Accordo Acea-Mekorot denuncia da anni il ruolo della Mekorot nell’appropriazione delle risorse idriche palestinesi, come documentato anche da organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, e le conseguenti complicità dell’Acea.[3]

Mentre Acea firmava il memorandum con Mekorot, Vitens, il più grande fornitore di acqua potabile in Olanda, su indicazioni del proprio Ministero degli Esteri, poneva fine ad un analogo accordo, motivando la decisione con il proprio impegno a rispettare la legalità internazionale.[4]

Lo stesso governo italiano, nell’estate 2014, insieme ad altri 18 stati membri dell’Unione europea, aveva pubblicato un avviso sui rischi economici, legali e di credibilità in cui sarebbero incorse imprese che avessero condotto attività negli insediamenti israeliani o a beneficio degli stessi,[5] ma nessuna misura è stata intrapresa per annullare l’accordo Acea-Mekorot.

Senza il servizio della Mekorot, le colonie, che sono illegali secondo il diritto internazionale, come riconoscono il governo italiano e l’Unione Europea, non potrebbero esistere. Infatti, Who Profits, organizzazione israeliana di ricerca, afferma che la Mekorot “è attivamente impegnata nella conduzione e nel mantenimento” dell’occupazione israeliana.[6]

Nonostante tutto ciò, le imprese e le istituzioni italiane continuano a farsi beffa del diritto internazionale. A febbraio, la MM SpA, totalmente controllata dal Comune di Milano, ha firmato un accordo con la Mekorot, e proprio in questi giorni il governatore dell’Abruzzo ha incontrato la Mekorot durante un viaggio in Israele.[7]

Contro l’accordo Acea Mekorot sono state raccolte oltre 11.000 firme. Alla campagna hanno aderito il Forum Italiano dei Movimento per l’Acqua, Arci, FIOM-Cgil, Rete Ebrei contro l’occupazione, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e alcuni ex senatori. L’appello finora non ha avuto ascolto da parte del Comune di Roma, che detiene il 51% dell’Acea.

La campagna No all’Accordo Acea-Mekorot rinnova l’appello rivolto al Comune di Roma, e chiede alla Sindaca Virginia Raggi, firmataria dell’interrogazione del 2013, di intraprendere tutte le azioni necessarie affinché Acea interrompa ogni collaborazione con Mekorot.

Invita inoltre tutte le istituzioni italiane a non rendersi corresponsabili di chi violai diritti e ad interrompere i rapporti con chi trae profitti dalla negazione di diritti fondamentali come l’accesso all’acqua.

No all’Accordo Acea-Mekorot
fuorimekorotdallacea@gmail.com
bdsitalia.org/no-mekorot

Note:

[1] http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/m5s_israele_di_maio_governo_impedisce_entrare_gaza-1848136.html

[2] http://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.727212

[3] http://www.hrw.org/sites/default/files/reports/iopt1210webwcover_0.pdf
http://www.amnestyusa.org/pdf/mde150272009en.pdf

[4] https://web.archive.org/web/20160326022548/http://www.vitens.nl/overvitens/organisatie/nieuws/Paginas/Vitens-be%C3%ABindigt-samenwerking-Mekorot.aspx

[5] http://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/approfondimenti/2014/06/20140627_insediamenticittadiniimpreseue.html

[6] http://bdsitalia.org/index.php/campagne/no-mekorot/1059-whoprofits-mekorot

[7] http://www.radiopopolare.it/2016/02/la-mm-spa-e-lacqua-rubata-ai-palestinesi/
http://news-town.it/cronaca/12544-d-alfonso-e-l-incontro-in-israele-sull-acqua,-con-chi-asseta-i-palestinesi.html

( Fonte:bdsitalia.org )

Sorgente: 12-7-16_Accordo-Acea-Mekorot_Raggi

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No ai ladri d’acqua in Palestina video del Comitato No Accordo Acea – Mekorot

Acea, società di servizi controllata dal Comune di Roma, ha recentemente firmato un memorandum di intesa con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele che si è macchiata di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, fornisce l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane illegali e pratica l’Apartheid dell’acqua nei confronti della popolazione palestinese.

 

Firma la petizione per esigere che l’Acea receda dall’accordo con la Mekorot: http://chn.ge/1jmWN8X
Hanno già firmato 5000 persone. Ogni firma manda una mail all’Acea e al Consiglio comunale di Roma.

Firma ora: http://chn.ge/1jmWN8X
—————-

No to the thieves of water in Palestine. No to the Acea-Mekorot agreement.

Acea, Italy’s largest water company, in which the City of Rome has a majority stake, recently signed a memorandum of understanding with Mekorot, the national water utility of Israel responsible for serious violations of international law and human rights. Mekorot extracts water illegally from Palestinian water sources, supplies that pillaged water to illegal Israeli settlements and practices water Apartheid against the Palestinian population.

Sign the petition calling on Acea to suspend the agreement with Mekorot:

http://chn.ge/1jmWN8X
Over 5000 people have already signed. Every signature sends an email to Acea and the Rome City Council.
Sign: http://chn.ge/1jmWN8X

22-30 marzo: Settimana Internazionale Contro Mekorot, NO all’Apartheid dell’acqua!

Settimana Internazionale Contro Mekorot: 22-30 marzo 2014
Diciamo NO all’Apartheid dell’acqua. Mobilitiamoci per la giustizia dell’acqua!

Mekorot è la società idrica di proprietà dello Stato di Israele responsabile dell’attuazione dell’apartheid dell’acqua nei confronti del popolo palestinese, in cui si inscrivono anche il crimine internazionale di saccheggio delle risorse naturali nei territori occupati, la discriminazione contro il popolo palestinese come gruppo etnico e il sostegno vitale per il sistema degli insediamenti illegali. Nel 2005, Mekorot ha istituito una divisione dell’azienda per avviare un processo di espansione a livello internazionale.[1] Diversi lucrosi contratti sono stati firmati in paesi come gli Stati Uniti, Cipro, Argentina, India e Uganda.[2] In Grecia Mekorot è in gara per avere una quota nelle privatizzazioni del governo.[3] Accordi di cooperazione sono stati firmati in Brasile, Portogallo e Italia.

Le forze della società civile sono indignate contro i loro governi che chiudono un occhio sul coinvolgimento di Mekorot nelle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani ed anzi la premiano con l’approccio “gli affari sono affari”. Sono state lanciate campagne per cacciare Mekorot da Argentina, Italia, Grecia e Portogallo. In Argentina, gli attivisti hanno recentemente annunciato che sono riusciti a far sospendere la costruzione di un impianto per il trattamento dell’acqua da 170 milioni di dollari – un progetto che avrebbe non solo finanziato l’apartheid dell’acqua in Palestina, ma l’avrebbe pure esportata trasformando l’accesso all’acqua a Buenos Aires da un diritto umano ad un lusso per i benestanti. Vitens, il più grande fornitore di acqua in Olanda, ha interrotto un contratto con Mekorot, pochi giorni dopo averlo firmato, a causa del coinvolgimento della Mekorot nella violazione del diritto internazionale.[4] Lilianne Ploumen, il ministro olandese per il commercio estero e lo sviluppo della cooperazione, ha annullato un incontro con i funzionari della Mekorot per le stesse ragioni.[5]

Nel mondo sta crescendo il movimento globale per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). Ora è il momento di intensificare la pressione sulle autorità pubbliche per escludere Mekorot dagli appalti pubblici e renderla responsabile di apartheid dell’acqua. Partecipa alla Prima Settimana Internazionale Contro Mekorot dal 22 marzo 2014, Giornata Mondiale dell’Acqua, al 30 marzo 2014, quando i palestinesi ricordano la Giornata della Terra.

Questa è un’occasione per cementare una coalizione internazionale contro Mekorot attraverso una campagna di sensibilizzazione in tutto il mondo. Partecipa alla settimana per avviare campagne, per sensibilizzare il pubblico e per premere sui governi affinché agiscano. Registra la tua partecipazione scrivendo una e-mail a: info@stopmekorot.org. Un nuovo sito web verrà utilizzato per raccogliere e rinforzare gli sforzi durante la settimana.

PENGON/Amici della Terra in Palestina
Comitato Nazionale palestinese per il BDS
Land Defense Coalition

**Per le iniziative in Italia, scrivete a:  fuorimekorotdallacea@gmail.com

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Sei motivi per boicottare Mekorot

1. Mekorot gestisce un sistema di apartheid dell’acqua: Mekorot è responsabile di violazioni e discriminazione dei diritti all’acqua dal 1950, quando ha costruito il condotto nazionale israeliano per l’acqua, che sta deviando il fiume Giordano dalla Cisgiordania e dalla Giordania per servire le comunità israeliane. Allo stesso tempo, priva le comunità palestinesi dalla possibilità di accesso all’acqua:

  • il consumo palestinese nei Territori palestinesi occupati è di circa 70 litri al giorno per persona – ben al di sotto dei 100 litri pro capite al giorno raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – mentre il consumo pro capite quotidiano israeliano, intorno ai 300 litri, è circa quattro volte più.[6]
  • Mekorot ha rifiutato di fornire acqua alle comunità palestinesi all’interno di Israele, nonostante una sentenza della Corte Suprema israeliana riconosca il loro diritto all’acqua.[7]
  • Un rapporto parlamentare francese ha chiamato queste politiche apartheid dell’acqua.[8]

2. Mekorot dà un sostegno vitale al sistema di insediamenti illegali: il sostegno della Mekorot per gli insediamenti coloniali è proseguito fin dall’occupazione della Cisgiordania, di Gaza e delle alture del Golan nel 1967. La società ha preso il controllo monopolistico su tutte le fonti di acqua nei territori occupati, implementando politiche che rafforzano gli insediamenti israeliani a scapito delle comunità palestinesi.[9]

  • Il rapporto della Missione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sulle implicazioni delle colonie israeliane per i diritti del popolo palestinese nonché l’ultima relazione sugli insediamenti da parte del Segretario generale delle Nazioni Unite denunciano il ruolo della Mekorot nel sistema degli insediamenti.[10]
  • Tutte le collaborazioni con Mekorot traggono intrinsecamente benefici dal sistema degli insediamenti illegali o vi contribuiscono. La società idrica pubblica olandese Vitens afferma, “Che si tratti delle conoscenze nell’estrazione di acqua o dei benefici che si possono ottenere attraverso reti intelligenti, questi aspetti non possono essere disgiunti da ciò che l’Onu scrive circa le politiche della Mekorot (*) nei confronti dei Territori palestinesi e degli insediamenti”.[11]

3. Mekorot partecipa al crimine internazionale di saccheggio delle risorse naturali e della distruzione indiscriminata delle infrastrutture idriche:

  • Mekorot gestisce 42 pozzi in Cisgiordania, soprattutto nella regione della Valle del Giordano, che per lo più forniscono gli insediamenti israeliani.[12]
  • Mekorot lavora in stretta collaborazione con i militari israeliani, confiscando i tubi di irrigazione ai contadini palestinesi e distruggendo le fonti di approvvigionamento idrico delle comunità palestinesi.[13] Nel solo 2012, l’esercito israeliano ha demolito 60 strutture idriche e igienico-sanitarie appartenenti a palestinesi.

4. Mekorot nega ai palestinesi il diritto umano all’acqua come strumento per la politica israeliana di espulsione:

  • Durante l’estate, la Mekorot, scortata dall’esercito, chiude il rubinetto alle comunità palestinesi della Cisgiordania, lasciandole al secco.
  • Mekorot è orgoglioso, come partner, del progetto del Fondo Nazionale Ebraico (KKL/JNF) “Negev Blueprint”, che vedrà 40,000 cittadini beduini palestinesi di Israele sradicati dalle loro case e trasferiti in riserve mentre la loro terra verrà utilizzata per un insediamento esclusivamente ebraico nel Negev.[14]

5. Mekorot esporta il suo apartheid dell’acqua traendo profitto dalla privatizzazione dell’acqua:

  • Il sindacato del settore pubblico in Argentina ATE ha dichiarato, nel corso della campagna contro Mekorot che “se la gara venisse assegnata alla Mekorot, l’acqua sarebbe trattata come un bene di lusso e non come una risorsa vitale che è un diritto sociale, e, dall’altro, sarebbero violati i diritti umani premiando una società che sostiene il genocidio dei palestinese”.

6. Le presunte ‘competenze’ della Mekorot sull’acqua sono semplicemente una forma di ripulitura dell’immagine: la creazione del mito dell’acqua è destinata a rafforzare l’immagine di Israele all’estero. A differenza di quanto sostiene la Mekorot, Israele non ha fatto ‘fiorire il deserto’. L’area della Palestina storica è ricca di acqua e i palestinesi hanno una secolare tradizione agricola.[15] Israele ha sfruttato questo mito per giustificare la sua illegittima deviazione delle acque del fiume Giordano, trasformando il fiume storico in una fossa delle acque reflue, e per giustificare l’aggressione contro i paesi limitrofi.[16] La realtà è che Israele l’acqua la spreca, il consumo dell’acqua dei suoi cittadini è il doppio della media europea e il settore agricolo è ecologicamente insostenibile, con agricoltori sovvenzionati dal governo che coltivano piante che richiedono molta acqua.

Partecipa alla Prima Settimana Internazionale contro Mekorot dal 22 marzo 2014, Giornata Mondiale dell’Acqua, al 30 marzo 2014, quando i palestinesi commemorano la Giornata della Terra. Sostieni la giustizia dell’acqua!

Per maggiori informazioni sulle violazioni dei diritti umani da parte della Mekorot:

Note:

[1] http://www.mekorot.co.il/Eng/newsite/InformationCenter/Pages/MekorotinAction.aspx

[2] http://www.mekorot.co.il/Eng/newsite/InternationalActivity/Pages/TheDevelopmentCompanysInternationalProjects.aspx

[3] http://www.blueplanetproject.net/index.php/news-mekorot-may-purchase-greek-public-water-utilities/

[4] http://www.bdsmovement.net/2013/dutch-water-company-terminates-relationship-mekerot-government-advice-11502

[5] http://nos.nl/artikel/583700-rutte-loopt-op-eieren-in-israel.html

[6] http://www.amnesty.org/en/library/info/MDE15/027/2009

[7] http://adalah.org/eng/Articles/1926/Water-in-the-Naqab-(Negev):-Source-of-Life,-Tool-of

[8] http://electronicintifada.net/blogs/ben-white/translated-french-parliament-report-israels-water-apartheid

[9] http://electronicintifada.net/blogs/adri-nieuwhof/israeli-water-firm-drying-palestinian-springs-says-un-report

[10] http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session19/FFM/FFMSettlements.pdf; http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session25/Documents/A_HRC_25_38_ENG.DOC

[11] http://www.vitens.nl/overvitens/organisatie/nieuws/Documents/2014.01.07%20Aandeelhouders_toelichting%20beeindiging%20samenwerking%20Mekorot.pdf

[12] https://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE15/027/2009/en/e9892ce4-7fba-469b-96b9-c1e1084c620c/mde150272009en.pdf

[13] http://www.ewash.org/en/?view=79YOcy0nNs3Du69tjVnyyumIu1jfxPKNuunzXkRpKQNyJwQ3TTGG

[14] http://www.mekorot.co.il/Eng/newsite/WaterManagementandSupply/Pages/ANationalMissionProjectsasPartofthePlan.aspx

[15] http://visualizingpalestine.org/infographic/wb-water

[16] http://www.theguardian.com/world/2010/jul/26/israel-closes-jordan-christ-baptism

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Cresce la protesta contro l’accordo tra l’ACEA e l’israeliana Mekorot

Un appello sottoscritto da oltre 4000 persone, da associazioni e sindacati, tra cui i movimenti per l’acqua pubblica, la FIOM-CGIL, l’ARCI e il Sindaco di Napoli De Magistris. Dalla Palestina un invito a rispettare gli obblighi secondo il diritto internazionale.

Il Comitato No Accordo ACEA-MEKOROT ha raccolto in pochi giorni oltre 4000 firme su una petizione (http://chn.ge/1jmWN8X) contro il protocollo di intesa firmato lo scorso 2 dicembre 2013 tra l’ACEA, società di servizi controllata dal Comune di Roma, e la MEKOROT, la società idrica nazionale di Israele. L’appello è stato condiviso anche da oltre 50 organizzazioni tra cui la FIOM-CGIL, l’ARCI, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Coordinamento Romano Acqua Pubblica. Tra le adesioni individuali il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, Luisa Morgantini già Vice Presidente del Parlamento Europeo, Haidi Gaggio Giuliani, madre di Carlo Giuliani, e gli ex senatori Giovanni Russo Spena e Vincenzo Vita.

I promotori dell’appello sottolineano che la Mekorot è il braccio esecutivo delle politiche israeliane che sottraggono acqua ai palestinesi e ne negano il diritto all’accesso nei Territori Palestinesi Occupati, come documentate da organizzazioni internazionali, (quali Amnesty International e ONU), Palestinesi (Al Haq) ed israeliane (Who Profits e B’Tselem).[1] La Mekorot, infatti, alla quale sono state “trasferite” nel 1982 tutte le infrastrutture idriche palestinesi dalle autorità militari israeliane, pratica una sistematica discriminazione nella distribuzione dell’acqua. Riduce e raziona le forniture idriche ai palestinesi a favore delle colonie illegali e dell’agricoltura intensiva israeliana, creando nella regione una vera e propria “apartheid dell’acqua”. Il consumo pro capite giornaliero dei coloni israeliani è dì 369 litri [2] mentre quello dei loro vicini palestinesi è di 73 litri, al di sotto della quantità minima raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (100 litri).

Per queste ragioni, la società idrica Vitens, il primo fornitore di acqua in Olanda, a seguito delle indicazioni del suo governo ha recentemente interrotto un accordo di collaborazione con la Mekorot, motivando la decisione con l’impegno verso la legalità internazionale. Un impegno assunto anche da altre imprese europee nelle ultime settimane, che vogliono evitare legami con le colonie israeliane, come il fondo pensione olandese PGGM, la Danske Bank, la più grande banca danese, e il fondo statale norvegese.

Una lettera firmata da organizzazioni della società civile palestinese impegnate sulle questioni di acqua, agricoltura e ambiente ricorda l’obbligo legale degli Stati e delle sue istituzioni di “non dare copertura o assistenza alle violazioni israeliane del diritto internazionale” ribadendo che la “proposta di collaborazione tra ACEA e Mekorot equivale a una violazione di tale obbligo giuridico”.

I promotori della campagna sottolineano che questa iniziativa, come le altre che in tutto il mondo chiedono il boicottaggio economico e commerciale, il disinvestimento e le sanzioni verso Israele (BDS), è tesa a sviluppare una sempre maggiore pressione sul governo di Israele affinché rispetti il diritto internazionale, ed in particolare la Convenzione dell’Aja e la IV Convenzione di Ginevra che vietano alla potenza occupante di sfruttare le risorse del paese occupato. Il movimento BDS sostiene la parità di diritti per tutti e perciò si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.

La campagna contro l’intesa tra ACEA e Mekorot, che ha trovato un convinto sostegno nei movimenti per l’acqua pubblica impegnati nella lotta contro la minacciata completa privatizzazione di ACEA, si svilupperà nelle prossime settimane con iniziative di pressione sul Comune di Rome e sull’ACEA perché non dia seguito al memorandum di intesa con la società israeliana.

PER INFO:
Comitato No Accordo Acea – Mekorot
fuorimekorotdallacea@gmail.com

[1] Jad Isaac & Jane Hilal (2011): Palestinian landscape and the Israeli––Palestinian conflict, International Journal of Environmental Studies, 68:4, 413-429 – http://dx.doi.org/10.1080/00207233.2011.582700
[2] Amnesty International, Troubled Waters: Palestinians Denied Fair Access to Water (2009)
OCHA, How Disposession Happens (2012)
Human Rights Watch, Separate and Unequal: Israel’s Discriminatory Treatment of Palestinians in the Occupied Palestinian Territories (2010)
Al Haq, Water For one People only: Discriminatory Access and ‘Water-Apartheid’ in the OPT (2013)
Who Profits, Il coinvolgimento della Mekorot nell’occupazione israeliana (2013)
B’Tselem, The Water Crisis (2011)

thanks to:

I movimenti licenziano i vertici di Acea (report sul presidio del 30 gennaio) del Coordinamento romano Acqua Pubblica

Questa mattina (giovedì 30 gennaio, ndr) i comitati per l’acqua pubblica di Roma e Lazio, insieme alla rete per la Palestina e a numerosi attivisti dei movimenti per il diritto all’abitare, hanno dato vita ad un presidio di centinaia di persone sotto la sede della multinazionale Acea, per contestare la gestione del bene comune acqua da parte dell’azienda.
Ogni anno infatti milioni di dividendi (64 nel 2012) finiscono nelle tasche di azionisti e dirigenti della Società, mentre il servizio peggiora a vista d’occhio e il diritto all’acqua non viene garantito.

Per questo stamattina sono state consegnate due lettere di licenziamento, firmate da decine di utenti e indirizzate all’Ad Paolo Gallo e al Presidente Cremonesi.
Il provvedimento è stato basato su una serie di “giuste cause”, che vanno dalla dubbia legittimità di molti aspetti della gestione, passando per la fornitura di acqua all’arsenico in diversi comuni e per i distacchi selvaggi effettuati anche per poche decine di euro di morosità.
Il tutto a fronte di un indebitamento dell’azienda sempre maggiore, con risorse destinate ad appalti fumosi ad aziende di cui non è dato conoscere il nome, forse per non far emergere la loro comune connessione con i soliti gruppi dell’imprenditoria romana.

Non vorremmo infatti che, come nelle recenti vicende legate alla gestione dei rifiuti, le ragioni dei comitati rimangano inascoltate per poi riemergere nei documenti giudiziari.

A queste “note” criticità si è aggiunto il vergognoso accordo tra Acea e Mekorot, azienda israeliana che si è resa responsabile di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani, sottraendo illegalmente acqua dalle falde acquifere in territorio palestinese.

Quella di stamattina è stata dunque una tappa di una lotta che continua da tempo e che non ha intenzione di fermarsi, ribadiremo quindi le nostre richieste anche al Comune di Roma, principale azionista Acea e responsabile dei servizi pubblici nei confronti dei cittadini:

– l’immediata sospensione della pratica dei distacchi per morosità incolpevole e l’apertura di un tavolo specifico su questo tema che coinvolga Comune di Roma, Prefetto, AceaAto2 Spa e movimenti.
– l’eliminazione della quota di profitto dalla bolletta
– la rescissione dell’accordo con la Mekorot (firma l’appello)
– la pubblicazione di tutte le informazioni riguardanti le aziende appaltanti dei servizi affidati ad Acea

L’iniziativa di oggi si è svolta nell’ambìto di un presidio permanente presso la Presidenza della Regione Lazio per la gestione pubblica e partecipata dell’acqua e dei beni comuni nei nostri territori, che vedrà oggi pomeriggio un incontro ufficiale tra comitati e Assessore Refrigeri, e domani pomeriggio un’assemblea pubblica sulle vertenze che animano la nostra regione.

Diritto all’acqua per tutte e tutti – Fuori i privati da Acea

Coordinamento romano Acqua Pubblica

No ai ladri d’acqua in Palestina. No all’accordo Acea-Mekorot.

Comunicati del Comitato nazionale palestinese per il boicottaggio (BNC), del PACBI e di BDS Italia

Firma per esigere che l’Acea receda dall’accordo con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele che si è macchiata di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, fornisce l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane illegali e pratica l’Apartheid dell’acqua nei confronti della popolazione palestinese.

Ogni firma manda una mail all’Acea e al Comune di Roma.

firma

Segue l’appello (per le adesioni collettive: fuorimekorotdallacea@gmail.com)

No ai ladri d’acqua in Palestina. No all’accordo Acea-Mekorot
Acqua pubblica sì, ma anche limpida e libera

Il 2 dicembre 2013, durante il vertice Italia-Israele, l’Acea, principale operatore italiano nel settore idrico, e la Mekorot, società idrica nazionale di Israele, hanno sottoscritto un Memorandum d’intesa. L’accordo prevede la collaborazione nel settore delle risorse idriche con lo scambio di esperienze e competenze.

L’esperienza che la Mekorot ha maturato, però, è fatta di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Come documentato nel rapporto dell’organizzazione palestinese per i diritti umani, Al Haq, la Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, provocando il prosciugamento delle risorse idriche, per poi fornire l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme est occupate.

Inoltre, la Mekorot, alla quale sono state “trasferite” nel 1982 dalle autorità militari israeliane tutte le infrastrutture idriche palestinesi per il prezzo simbolico di uno shekel (Euro 0,20), pratica una sistematica discriminazione nelle forniture di acqua alla popolazione palestinese, costretta a comprare la propria acqua dalla ditta israeliana a prezzi decisi da Israele. Riduce regolarmente le forniture idriche ai palestinesi, fino al 50 per cento, a favore delle colonie illegali e dell’agricoltura intensiva israeliana, creando quello che Al Haq chiama “l’apartheid dell’acqua”. Il consumo pro capite dei coloni israeliani, infatti, è dì 369 litri al giorno mentre quello dei palestinesi è di 73 litri, al di sotto della quantità minima raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 100 litri.

Organizzazioni internazionali, quali Human Rights Watch e Amnesty International, hanno documentato come Israele eserciti un controllo totale sulle risorse idriche palestinesi e come le politiche israeliane dell’acqua siano uno strumento di espulsione, che impediscono lo sviluppo e costringono le popolazioni palestinesi a lasciare le proprie terre. L’organizzazione israeliana Who Profits definisce la Mekorot come “il braccio esecutivo del governo israeliano” per le questioni idriche nei Territori palestinesi occupati ed afferma che “è attivamente impegnata nella conduzione e nel mantenimento” della occupazione militare della Palestina.

Per queste ragioni, la società idrica Vitens, il primo fornitore di acqua in Olanda, a seguito delle indicazioni del Governo ha recentemente interrotto un accordo di collaborazione con la Mekorot motivando la decisione con il proprio impegno verso la legalità internazionale.

Sottoscrivendo l’accordo con la Mekorot, l’Acea si rende complice di queste gravi violazioni. Contravviene anche al proprio Codice Etico, che cita la sua adesione al Global Compact dell’ONU sulla responsabilità sociale delle imprese, il quale mette al primo posto la tutela dei diritti umani. Inoltre, la collaborazione ipotizzata tra Acea e la Mekorot va nel senso di uno sfruttamento commerciale delle risorse idriche, in contrasto con la gestione pubblica di un bene universale come l’acqua.

Con il presente appello noi che abbiamo a cuore il diritto fondamentale dell’accesso all’acqua e la tutela dei diritti umani:

  • Esigiamo che l’Acea segua l’esempio della Vitens e receda immediatamente dall’accordo stipulato con la Mekorot.
  • Chiediamo al Comune di Roma, in quanto azionista di maggioranza, di intraprendere tutte le azioni necessarie perché l’Acea interrompa ogni attività di collaborazione con la Mekorot.
  • Ci appelliamo a tutti gli enti locali il cui servizio idrico è affidato a società partecipate da Acea affinché si attivino per far ritirare l’accordo.
  • Chiediamo al governo italiano di impegnarsi come ha fatto il governo olandese e scoraggiare attivamente i legami commerciali con chi viola il diritto internazionale.

Il nostro impegno non è solo per l’acqua pubblica, ma anche per un’acqua limpida e libera.

Comitato No Accordo Acea – Mekorot

Aderiscono:
Coordinamento Romano Acqua Pubblica
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
BDS Roma
Amici della Mezzaluna rossa Palestinese
Associazione Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze
Associazione per la Pace Nazionale
AssoPace Palestina
BDS Firenze
Cobas Acea
Cobas Lavoro Privato
Confederazione Cobas
Comitato “Con la Palestina nel cuore”, Roma
Comitato Monteverde per la Palestina, Roma
Comitato No Expo
Comitato Piazza Carlo Giuliani Onlus
Comunità di base di San Paolo, Roma
Consiglio Metropolitano, Roma
Coordinamento Campagna BDS Bologna
Forum Palestina
Gazzella Onlus
Palestina Rossa
Rete di Solidarietà con la Palestina – Milano
Rete Ebrei contro l’occupazione
Rete Radiè Resh nazionale
SCI Italia
Transform Italia
U.S. Citizens for Peace & Justice, Roma
Un ponte per…

Adesioni personali:
Prof. Angelo Baracca, Firenze
Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli
Nicoletta Dosio, Val Susa
Elena Giuliani, Genova
Haidi Gaggio Giuliani, già Senatrice
Luisa Morgantini, già Vice Presidente, Parlamento Europeo
Paola Staccioli, Roma
Vincenzo Vita, già Senatore

Fonti:
Al Haq, Water For one People only: Discriminatory Access and ‘Water-Apartheid’ in the OPT (2013)
Who Profits, Il coinvolgimento della Mekorot nell’occupazione israeliana (2013)
Human Rights Watch, Separate and Unequal: Israel’s Discriminatory Treatment of Palestinians in the Occupied Palestinian Territories (2010)
Amnesty International, Troubled Waters: Palestinians Denied Fair Access to Water (2009)