Comunità ebraiche con la memoria di Netanyahu

di Moni Ovadia

La pantomima delle comunità ebraiche (di Roma e non solo) che non partecipano alla Manifestazione unitaria del 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo, si ripete mestamente. Uguale il gesto sdegnato, uguale la delirante motivazione.

E la delirante motivazione è che «nella manifestazione sfilano le bandiere di coloro che settanta anni fa furono alleati dei carnefici nazisti». Quali? Quelle dei risorgenti partiti neonazisti est europei polacchi, ungheresi, ucraini?

No, quelle dei palestinesi, che secondo la pagliaccesca propaganda di Benjamin Netanyahu avrebbero convinto il «mansueto» Führer Adolf Hitler, contro la sua volontà e disponibilità verso gli ebrei, a sterminarne invece sei milioni.

Anche 500.000 Rom e Sinti, tre milioni di slavi, decine di migliaia di disabili (inferiori rispetto alla «razza pura»), di antifascisti, migliaia di omosessuali, testimoni di Geova e di socialmente emarginati, senza dimenticare milioni e milioni di civili sovietici. Ma costoro poco interessano ai dirigenti delle comunità ebraiche. Che accetterebbero volentieri i vessilli di ogni altro popolo oppresso che volesse sfilare nelle manifestazioni del 25 aprile per rivendicare i propri diritti. Ma i palestinesi no! E perché no? Per pedissequo ossequio allo scellerato progetto segregazionista e razzista del premier israeliano Netanyahu.

Che in alleanza con i peggiori fanatici religiosi intende far sparire i palestinesi in quanto popolo e nazione, per dare legittimità alla grande Israele fondata sul logoro mitologema della «Terra promessa» e poi ridurli in minuscoli bantustan concessi dall’effendi israeliano.

Ho già scritto a questo proposito, proprio sul manifesto in occasione della stessa manifestazione dello scorso anno.

Ma in questo anniversario vorrei aprire una prospettiva altra. Gli organizzatori dell’evento del 25 aprile dovrebbero disinteressarsi delle decisioni della comunità ebraica di Roma o di altre comunità ebraiche. Dichiarino la piena e naturale apertura alla partecipazione del mondo ebraico ma non si facciano condizionare da esso su chi debba partecipare o meno al corteo. Il 25 aprile è soprattutto e più di tutto il giorno degli antifascisti di qualsivoglia orientamento.

Le comunità dell’ebraismo siano le benvenute in quanto tali, ma se non tali e se si comportano da ufficio stampa e propaganda del governo ultrareazionario e segregazionista oggi in carica nello stato di Israele, non hanno motivo di sfilare con l’antifascismo.

Un governo antifascista non opprimerebbe mai un altro popolo, non lo deprederebbe delle sue legittime risorse, non ruberebbe il futuro ai suoi figli, non colonizzerebbe le terre assegnategli dalla legalità internazionale come sistematicamente e perversamente fa il governo Netanyahu sorretto dal presidente americano Trump che si appresta all’affronto di spostare a est l’ambasciata Usa a Gerusalemme (occupata a Est).

E se qualcuno pensa che questi siano i pensieri del solito estremista, veterocomunista, «ebreo antisemita», si legga le dichiarazioni del presidente del Congresso Mondiale Ebraico, Ronald Lauder, ebreo americano aderente al partito repubblicano, pubblicate dal New York Times in questi giorni con questo titolo: Israel’s self inflicted wounds (le ferite autoinflitte di Israele), nel quale cui dopo una premessa fatta di dichiarazioni d’amore legittimo per Israele e captazio benevolentiae, condanna la politica di Netanyahu e dei suoi fanatici alleati colonizzatori compulsivi come suicidaria e invisa alla vasta maggioranza di ebrei della diaspora.

Alla faccia degli imbecilli che scambiano critiche politiche ed etiche per antisemitismo.

( Fonte: Ilmanifesto.it )

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Resistere Resistere Resistere

Per un 25 Aprile antifascista, antisionista, anticapitalista, antirazzista!

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Come realtà pro-Palestina e antisioniste, anche quest’anno aderiamo alla manifestazione indetta dall’ANPI a Roma per il 25 Aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, e invitiamo tutte le forze politiche e sociali democratiche, antifasciste e anticapitaliste ad una mobilitazione unitaria con contenuti internazionalisti, antisionisti e antimperialisti, la cui portata è ancora più ampia alla luce dell’attuale situazione interna e internazionale.
Quest’anno ricorre infatti l’80° anniversario della promulgazione delle infami “Leggi sulla Razza” da parte dello Stato monarchico e fascista. Oggi ricordiamo e condanniamo quella famigerata legislazione, che però tanto assomiglia a quella attualmente adottata dallo stato sionista, che, unico al mondo, discrimina la popolazione in base al credo religioso, imponendo a milioni di arabo-palestinesi un regime di Apartheid.
Il razzismo è effetto del sistema capitalistico in crisi, che costringe le classi subalterne a una guerra fratricida alimentata dalla retorica neofascista e reazionaria delle forze politiche padronali. Con la nostra presenza, quindi, vogliamo lottare contro tutte le moderne discriminazioni razziste, di genere, xenofobe, e contro il nuovo schiavismo, per il diritto all’ accoglienza e alla cittadinanza.
Vogliamo anche ribadire che la Festa della Liberazione dal nazifascismo non deve essere ridotta ad una rituale celebrazione, ma va intesa come una sfida per rinsaldare i vincoli di solidarietà internazionalista, di classe, attualizzando i valori della lotta partigiana nel concreto contesto storico.
Vogliamo essere parte attiva nel movimento delle resistenze organizzate nel nostro paese contro la disoccupazione, la precarietà, lo sfruttamento, la chiusura degli spazi sociali, la militarizzazione del territorio; così come un punto di vista internazionalista nel sostegno alle resistenze popolari che si battono contro l’imperialismo, lottando per tirare fuori l’Italia dalla partecipazione a tali aggressioni.
Infine crediamo che sia necessario denunciare in particolare i disegni di criminalizzazione del movimento popolare di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), contro le politiche sioniste di Apartheid e di colonizzazione; politiche che hanno compiuto un terribile balzo in avanti dopo il riconoscimento, da parte della Presidenza degli USA, di Gerusalemme come capitale del sionismo anziché della Palestina; questa forzatura politica e diplomatica è assecondata dalle multinazionali interessate ai capitali sionisti che, come il gruppo finanziario-editoriale RCS Mediagroup (Gazzetta dello Sport, Corsera, ecc.), non hanno esitato a piegare un evento sportivo come il Giro d’Italia alla propria convenienza politico-affaristica, decidendo di farlo partire dallo stato sionista, riconoscendo quindi, de facto e a differenza della comunità internazionale, Gerusalemme come capitale di Israele, usurpandola al popolo palestinese.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare massicciamente e unitariamente alle celebrazioni del 25 aprile 2018 a Roma e nel resto d’Italia. Porteremo con noi la bandiera della Palestina e di tutte le Resistenze metropolitane e internazionali, contro gli invasori, gli oppressori e gli sfruttatori dei nostri tempi!

X Adesioni forumpalestina@libero.it

Primi firmatari:
Forum Palestina, Comitato “Con la Palestina nel Cuore”, Fronte Palestina, Comitato “Per Non Dimenticare Sabra e Chatila”, Comitato “Per Non Dimenticare il Diritto al Ritorno”, CIP Alessandrino, CIRC Internazionale, Ecomapuche, G.A.MA.DI., NO WAR Roma, ISM Italia, PCI Federazione di Roma, FGCI Nazionale, Rete dei Comunisti, JVP Sri Lanka, Eurostop, Unione Sindacale di Base …….

thanks to: Forumpalestina

La giornata delle Resistenze! La festa della Liberazione! Ieri, oggi, domani: Antifascisti Sempre!

25 aprile 1945-25 aprile 2016

Lunedi 25 Aprile  ore 10,00

CORTEO dal Colosseo a Porta San Paolo
tappa al “Ponte di Ferro”, conclusione ad Ararat (via di Monte Testaccio)

Gli anni passano ma la memoria dei partigiani, della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo ci accompagna ed è ancora viva e presente nella nostra città e nel nostro paese. E allora il 25 aprile diventa come ogni anno l’occasione per scendere in piazza tutte e tutti insieme, i partigiani di ieri e gli antifascisti di oggi, per festeggiare il 25 Aprile delle Resistenze!

Un 25 aprile in cui si ritroveranno tutti coloro che si oppongono alla chiusura degli spazi sociali, agli sfratti, agli sgomberi, alla disoccupazione, al precariato e allo sfruttamento sui posti di lavoro, ovvero alle scelte scellerate di chi amministra la città come fosse un nuovo “podestà” di fascista memoria. Un 25 aprile delle Resistenze internazionali contro la guerra imperialista e il sionismo, al fianco dei popoli che resistono all’oppressione e combattono per la propria terra, vita e libertà. Un 25 aprile delle Resistenze di chi lotta per i diritti di tutte e tutti senza guardare al passaporto o all’orientamento sessuale.

Un 25 aprile delle Resistenze  per denunciare la politica di un’Unione Europea sempre più razzista e securitaria, preoccupata esclusivamente si soddisfare gli appetiti delle lobbies economiche e di chiudere le proprie frontiere a chi fugge dalle guerre e dalla fame.

Per questo invitiamo tutte e tutti a scendere in piazza il prossimo 25 aprile al fianco dell’ANPI e delle altre associazioni partigiane, per tutti i popoli che resistono, come quelli palestinese e curdo, per i migranti che intraprendono il loro viaggio alla ricerca di una nuova e dignitosa vita, per la solidarietà che vorremmo incontrassero sulla loro strada, per le lotte sociali in difesa dei diritti per tutte e tutti. Contro razzismo, omofobia e ogni fascismo, per non dimenticare Renato Biagetti nel decimo anniversario del suo omicidio.

Il corteo sfilerà per le strade di Roma partendo dal Colosseo e raggiungendo Porta San Paolo, luogo storico della liberazione a Roma, per poi fare tappa al “Ponte di Ferro” per rendere omaggio alle dieci donne, fucilate per rappresaglia contro l’assalto al forno Tesei nell’aprile del 1944, e terminare la manifestazione presso il  centro socio-culturale curdo Ararat, per una moratoria immediata contro sfratti e sgomberi.

Partigiani e antifascisti sempre!
Contro ogni fascismo #IonondimenticoRenatoBiagetti

Comunità Palestinese di Roma e del Lazio; Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila; Comitato Con la Palestina nel cuore; Forum Palestina; Comitato per non dimenticare il diritto al ritorno; Fronte Palestina (Roma); UDAP; Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese; associazione “Amici dei prigionieri palestinesi”; Rete Romana di solidarietà con il Popolo Palestinese; CIRC Internazionale; PCL; PRC; PCdI; Rete dei Comunisti; CARC; JVP Srilanka (comitato in Italia); USB; Piattaforma Sociale Eurostop; Spazio Sociale “Roberto Scialabba”; Osservatorio Sulla Repressione; Umangat-Migrante Roma (Filippine); Carovana Antifascista; Rete Antirazzista di Piazza Vittorio; associazione “Amici del Libano”; associazione “Oltre il Mare”.

Per adesioni: 25aprile2016@gmail.com

thanks to: forumpalestina.it

Contro il revisionismo storico, al fianco di tutte le Resistenze e le lotte di liberazione dei popoli!

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Il 25 Aprile del 1945 con la lotta di Liberazione dal nazifascismo gran parte delle città italiane veniva liberata dal popolo in armi. Oggi i venti di guerra sono impetuosi: il fronte imperialista NATO (Usa, Ue e Israele) rappresenta il principale nemico dei popoli, mentre la straordinaria tenacia della Resistenza palestinese fa da faro alle lotte che hanno origine ovunque tali predatori mettano le loro mani.

Questa giornata ha per noi il significato di rendere vivi, nella pratica di oggi, gli insegnamenti della Resistenza partigiana: la prassi del sostegno alle resistenze dei popoli oppressi da regimi filoimperialisti o da occupazioni coloniali. Per questo nelle iniziative e nelle piazze dei partigiani non ci deve essere posto per i simboli degli oppressori, dei razzisti, dei vecchi e nuovi colonialisti, dei fascisti comunque camuffati e dei guerrafondai.

L’indegno spettacolo delle bandiere dello Stato sionista che sfilano nei cortei del 25 Aprile, usando la Brigata Ebraica come Cavallo di Troia, deve cessare!

Quelle bandiere sono le stesse riportate sugli aerei che sistematicamente bombardano selvaggiamente Gaza nel sanguinoso tentativo di piegare la Resistenza palestinese, di sterminare gli abitanti e sperimentare nuove armi di distruzione di massa. Quelle bandiere sono le stesse che sventolano sul Muro dell’Apartheid con cui i sionisti impediscono ai palestinesi di muoversi liberamente; sono quelle che svettano sugli insediamenti coloniali in Palestina; sono quelle che si vedono ai check-point delle forze occupanti e sulle divise dei carcerieri dei prigionieri politici palestinesi.

Sono le stesse portate ai cortei dalla Brigata Ebraica, storicamente composta da coloni europei di religione ebraica che si erano insediati in Palestina sotto Mandato britannico, grazie al sostegno delle potenze coloniali europee. Una brigata che ha combattuto nel mese finale della guerra, sul fronte del Senio. Ogni altra operazione che ha svolto in Italia era di supporto logistico nelle retrovie, soprattutto alle comunità ebraiche. In Italia sono circa 45.000 i partigiani italiani morti durante la Resistenza, mentre i soldati delle colonie dell’impero britannico deceduti sono oltre 40.000, di cui 41(!) caduti della Brigata Ebraica. Fatte le dovute proporzioni matematiche, si può asserire con certezza che tale brigata ha dato un contributo pressoché irrilevante nella guerra di Liberazione dal nazifascismo, contrariamente a quanto affermano i suoi apologeti. Ciò che ci sembra invece importante sottolineare è che i suoi componenti, una volta saltati sul “carro dei vincitori”, siano andati a guidare la colonizzazione della Palestina, terrorizzando la popolazione autoctona allo scopo di espellerla dalla sua terra.

Ecco perché anche quest’anno contesteremo la presenza sionista ai cortei e a tutte le iniziative convocate per la ricorrenza del 25 Aprile, senza temere l’ipocrita accusa di antisemitismo usata per tacciare chiunque sostenga la Resistenza palestinese e condanni l’operato criminale d’Israele; noi siamo contro il sionismo, ideologia reazionaria, coloniale e razzista!

Condanniamo inoltre la globalizzazione dei modelli sionisti di repressione e di controllo sociale: la condanna del “made in israel” non riguarda solo gli attivisti per la Palestina, ma chiunque si impegni nelle lotte sociali e contro gli apparati repressivi dello Stato. La presenza sionista ai cortei del 25 Aprile è indegna non solo perché tenta di ripulire pubblicamente l’immagine dello Stato sionista nascondendo la natura genocida del suo progetto coloniale, ma anche perché rappresenta una vetrina per l’esportazione del modello repressivo/oppressivo non solo delle popolazioni indigene, ma di tutti i movimenti di opposizione politica e contestazione sociale, finanche dei fenomeni migratori in Italia e nel resto del mondo.

Il sionismo cerca di introdursi nella memoria storica della lotta partigiana del nostro paese proprio per tramutare una ricorrenza di liberazione nel suo opposto, vale a dire in giustificazione dell’occupazione della Palestina, di nuove guerre e di nuove stragi, strumentalizzando quelle che i nazifascisti commisero contro le popolazioni europee di religione ebraica.

Lo fa grazie ad un lavoro di revisionismo storico, che da anni marcia in una direzione ben precisa, anticomunista e antiproletaria, infettando tutti i gangli della società partendo dalla scuola, dove sapienti riforme hanno riscritto la memoria consegnando agli studenti una Storia preconfezionata, dove le vittime sono sullo stesso piano dei carnefici, dove i partigiani sono indicati come la causa delle ritorsioni di fascisti e nazisti perché li combattevano, dove sugli atlanti geografici i confini di un tempo sono spariti e dove la capitale dello Stato colonialista d’Israele è illecitamente indicata in Gerusalemme.

Una dinamica politica che è coincisa con la vergognosa riabilitazione dei criminali nazifascisti, i cosiddetti “bravi ragazzi di Salò” secondo la nuova definizione coniata dal revisionismo del Pds-Ds-Pd, o come i presunti “martiri delle foibe”, nelle menzogne propagandate sulle vicende del confine orientale.

La distruzione della memoria della lotta partigiana comunista e contro il nazifascismo, la sua sostituzione con la retorica nazionalista della “pacificazione” tra fascismo e antifascismo e con l’egemonismo sionista (funzionali a mistificare la Storia per giustificare l’occupazione della Palestina e tutte le guerre di aggressione imperialista in cui è coinvolto, con uomini e mezzi, lo Stato italiano) sono un attacco a tutti gli antifascisti e antifasciste, i lavoratori, i proletari e gli sfruttati dal sistema capitalista.

La via della liberazione dal nazifascismo che i partigiani intrapresero allora è uno degli esempi più forti di riscatto politico e sociale delle classi sociali oppresse nella storia del nostro paese. Attaccando quella storia – la nostra storia – il regime pseudo-democratico di oggi vuole attaccare la prospettiva stessa di riscatto, vuole privarci degli strumenti per trasformare una realtà fatta di oppressione e sfruttamento, vuole disarmarci della memoria, proprio come furono disarmati i partigiani dopo il 25 Aprile, dalla restaurazione padronale, democristiana e dal tradimento antiproletario della direzione riformista del Pci togliattiano.

Allo stesso modo la lotta di liberazione del popolo palestinese si pone in continuità con la lotta partigiana di allora, tenendo testa ad un nemico razzista, genocida e spietato quanto lo erano i repubblichini e le SS nazifasciste. I partigiani palestinesi di oggi sono un esempio attuale della nostra Storia che continua, la Storia degli oppressi che osano ribellarsi agli oppressori.

Il sentiero dei partigiani di ieri e di oggi può essere percorso anche oggi, qui, contro lo sfruttamento capitalista sempre più selvaggio del “civile occidente”, contro la guerra imperialista, contro il razzismo sotto qualunque veste si presenti o si celi, contro il sionismo come equivalente contemporaneo di quella che fu allora la barbarie del nazifascismo.

FACCIAMO APPELLO A TUTTE LE REALTÀ DEL MOVIMENTO DI SOLIDARIETÀ AL POPOLO PALESTINESE E DI OPPOSIZIONE ALLA GUERRA IMPERIALISTA, A TUTTI/E GLI/LE AUTENTICI/CHE ANTIFASCISTI/E E ANTIRAZZISTI/E AFFINCHÈ SIANO PRESENTI IN PIAZZA CON NOI IL 25 APRILE PER RIAFFERMARE CHE NON C’È LIBERAZIONE SENZA LOTTA AL SIONISMO!

COSTRUIAMO UN PERCORSO NAZIONALE DI INIZIATIVE E MOBILITAZIONI ALL’INSEGNA DELL’ANTISIONISMO, DELL’ANTIMPERIALISMO E DELL’ANTIFASCISMO IN VISTA DEL 25 APRILE, ATTUALIZZIAMO LA RESISTENZA PARTIGIANA NELL’APPOGGIO A TUTTI I POPOLI CHE LOTTANO PER LA PROPRIA LIBERAZIONE DALL’OPPRESSIONE E DALLO SFRUTTAMENTO!

Fronte Palestina

Approfondimenti:

·         Sullabandiera della Brigata ebraica nel corteo del 25 Aprile e sulle bandiere palestinesi (di Ugo Giannangeli)

·         La Brigata sionista e il 25 Aprile (di ISM Italia)

·         Le verità storiche e inconfessate del collaborazionismo sionista con l’antisemitismo nazifascista

·         Perlaverità staorica. CONTRO LE MENZOGNE MEDIATICHE SUL 25 APRILE

·         Lettera ANPI: per un 25 Aprile di Liberazione

·         Chi minaccia chi. La memoria corta di chi ha la coscienza sporca

·         ANPI: una nuova colonia sionista?

·         Alcune riflessioni sul 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo

·         PER UNA PRESENZA DELLE RESISTENZE ALLE CELEBRAZIONI DEL 25 APRILE 2016

·         Osservazioni e Appello all’ANPI Nazionale

thanks to: frontepalestina.it

APPELLO UNITARIO PER UNA PRESENZA DELLE RESISTENZE ALLE CELEBRAZIONI DEL 25 APRILE 2016

Le realtà organizzate che già nel 2015 hanno promosso una presenza militante antifascista, internazionalista, antisionista e antimperialista alle celebrazioni del 25 aprile a Roma, anche per quest’anno, sulla scia dei risultati conseguiti lo scorso anno, invitano tutte le forze, le aree sociali, le organizzazioni democratiche, antifasciste, anticapitaliste, ed i singoli compagni, ad una forte mobilitazione unitaria che riprenda il percorso dello scorso anno, ampliandone la portata ed il significato politico, visto che nell’anno trascorso la situazione interna e internazionale è cambiata in peggio.

 

Infatti è sempre più reale la possibilità di una nuova guerra imperialista, ovvero dell’aggiungersi di nuovi scenari di guerra a quelli già esistenti in Europa (Ucraina) e Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen), con l’entrata in guerra dei paesi occidentali in Libia: una nuova guerra colonialista per la rapina delle risorse di quel paese e la spartizione del bottino tra i componenti dell’imperialismo mondiale, mentre la situazione nel sud del Mediterraneo è ormai esplosiva e le politiche di accoglienza di chi fugge dalla guerra che l’occidente ha provocato sono di fatto politiche di respingimento che hanno fatto del mare Mediterraneo un immenso cimitero.

 

Anche quest’anno, con la nostra presenza, vogliamo ribadire che la festa della Liberazione del nostro paese dal nazifascismo non è un anniversario né una commemorazione, ma una sfida a rinsaldare il vincolo della solidarietà internazionalista e ad attualizzare i valori della lotta di liberazione calandoli nel vivo del contesto storico che stiamo attraversando.

 

Perciò vogliamo manifestare il nostro appoggio a tutte le resistenze popolari che si battono contro l’imperialismo, vogliamo portare il nostro sostegno agli Stati sotto l’attacco del capitale internazionale, in particolare nel Mediterraneo ed in America Latina, vogliamo lottare per tenere l’Italia fuori dalla guerra e dare il nostro sostegno alle lotte di liberazione in tutto il mondo. Vogliamo essere parte attiva nella resistenza internazionalista, e nelle resistenze che si stanno organizzando nel nostro paese contro la precarietà, lo sfruttamento, la chiusura degli spazi sociali, la crescente militarizzazione del territorio, foriera di nuove repressioni. Sosteniamo l’accoglienza e il diritto alla cittadinanza senza limitazioni razziste e xenofobe.

 

Invitiamo perciò tutti e tutte ad intervenire alle celebrazioni del 25 aprile 2016 a Roma e a fare altrettanto in tutta Italia in maniera forte e unitaria. Porteremo con noi la bandiera della Palestina, simbolo della più lunga e accanita lotta contro l’invasore e l’oppressore dei nostri tempi, e le bandiere di tutte le Resistenze.

 

IL 25 APRILE 2016 TUTTI IN PIAZZA PER L’ANTFASCISMO, LA RESISTENZA E LA LIBERTA’ DEI POPOLI OPPRESSI

 

Comunità Palestinese di Roma e del Lazio; Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila; Comitato Con la Palestina nel cuore; Forum Palestina; Comitato per non dimenticare il diritto al ritorno; Fronte Palestina (Roma); UDAP; Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese; associazione “Amici dei prigionieri palestinesi”; Rete Romana di solidarietà con il Popolo Palestinese; CIRC Internazionale; PCL; PRC; PCdI; Rete dei Comunisti; CARC; JVP Srilanka (comitato in Italia); Comunità filippina; USB; Piattaforma Sociale Eurostop; Spazio Sociale “Roberto Scialabba”; Osservatorio Sulla Repressione; Umangat-Migrante Roma (Filippine).

Per adesioni: 25aprile2016@gmail.com

“Sionisti carogne tornate nelle fogne” Milano 25 aprile, vergognosa presenza degli amici di Israele.

Finalmente quest’anno la questione è emersa con tutte le sue contraddizioni; sinora si era stancamente trascinata tra sterili polemiche a ridosso della scadenza. Le mie lettere all’avv. Maris quale presidente dell’ANED sono rimaste sempre senza risposta così come la mia lettera dello scorso anno al sindaco Pisapia. Avvantaggiato dalla comune professione e dalla reciproca conoscenza, nelle lettere affrontavo la questione in modo assolutamente sereno, forte delle mie ragioni. Ciononostante nessuna risposta. L’assenza di argomenti da contrapporre appariva palese.

Andiamo per ordine. Iniziamo col distinguere gli ebrei italiani che hanno partecipato alla guerra di liberazione nelle diverse formazioni partigiane sotto il Comitato di liberazione nazionale dagli ebrei arruolati nella brigata facente parte della 8° Armata britannica. Costoro provenivano tutti dalla Palestina mandataria britannica.

Un libro recente (La brigata ebraica, Soldiershop, novembre 2012) ripercorre nel dettaglio tutta la storia della brigata; uno degli autori, Samuel Rocca, ha prestato servizio nell’esercito israeliano. Il libro ricorda che nell’esercito britannico vi erano compagnie di arabi e di ebrei: miste nei Pionieri, divise nella Fanteria. Nel 1943 le compagnie formate da soli ebrei ottengono di potere usare la bandiera sionista, oltre quella della Palestina mandataria raffigurante al suo interno anche la bandiera inglese. La brigata ebraica che opera in Italia è costituita verso la fine della guerra, fine settembre 1944, e sino al marzo 1945 la sua attività si limita alla acquisizione di addestramento. Combatte tra marzo e aprile 1945 nelle zone di Ravenna e Brisighella. Viene smantellata nel 1946. Dal libro non emerge con chiarezza quale sia la sua bandiera ufficiale ed in particolare se la stella di Davide sia gialla come raffigurata in copertina o azzurra come sembrerebbe da un passo a pag. 50 ove si legge che : “ è l’attuale bandiera di Israele”.

A me sembra che poco importi il colore della stella e possiamo attenerci, per quel che qui interessa, alla definizione del libro che parla di “ bandiera sionista”.

In conclusione: la brigata ebraica usava la bandiera sionista e ha combattuto negli ultimi due mesi di guerra. Queste circostanze di fatto rendono plausibile una valutazione fatta in un altro libro ( “Relazioni pericolose”, di Faris Yahia, Città del sole), libro sui rapporti tra l’Agenzia ebraica, il nazismo e il fascismo. Afferma l’autore, pag. 84, che la brigata più che per combattere il nazifascismo fu costituita per supportare l’idea della entità nazionale ebraica ( quindi una operazione di propaganda) e per acquisire esperienza militare ( questo spiegherebbe la lunga fase di addestramento). Significativamente, finita la guerra e prima di essere smantellata, la brigata si occupò della organizzazione di flussi migratori verso la Palestina.

I membri della brigata andarono a formare il futuro esercito di Israele, unendosi ai colleghi provenienti dall’Haganà e dalle sue emanazioni: l’Irgun di Jabotinsky e poi di Begin e la banda Stern. Emanazioni queste piuttosto imbarazzanti: come è noto, le due organizzazioni sono responsabili di attacchi terroristici a obiettivi britannici, arabi ed…ebraici. Ricordiamo solo i più noti: l’esplosione sulla nave Patria nel 1940 ad opera dell’Haganà ( 202 ebrei uccisi); l’attentato all’hotel King David di Gerusalemme, sede del governo mandatario inglese, nel 1946 ad opera dell’Irgun con vittime inglesi, arabe ed ebree.

Per non dire della banda Stern, guidata dal fondatore Stern e poi da Shamir, banda che non ha disdegnato rapporti e accordi con i nazisti sino a giungere alla proposta di alleanza militare fatta all’Asse nel 1940/41.

La bandiera sionista ha quindi sempre sventolato senza soluzione di continuità dalla repressione ad opera di Haganà e britannici della rivolta araba del 1936/39, alla Nakba del 1947/48, alle guerre successive di Israele sino alle stragi di Gaza dei nostri giorni. Sventola sui carri armati mentre distruggono gli olivi, abbattono le case, occupano i campi profughi, affiancano i coloni; sventola sul muro di separazione e sui tetti delle colonie. Insomma, ha accompagnato e accompagna tutti i crimini sionisti.

Come possa, con queste credenziali, questa bandiera sventolare in un corteo antifascista col pretesto di un paio di mesi di operatività a fianco degli alleati non è dato capire.

Restiamo nell’ambito della ricostruzione storica per parlare del Gran Muftì di Gerusalemme, evocato a pretesa dimostrazione della alleanza degli arabi con i nazisti.

Che cosa c’entra il Muftì ? all’evidenza nulla ma, si sa, quando scarseggiano gli argomenti ci si attacca a tutto. Come ha detto Moni Ovadia (Manifesto, 11/4): “ Richiamare il Gran Muftì è un pretesto capzioso e strumentale”. La propaganda e la mistificazione storica sionista ci hanno però abituato a tutto.

Il Muftì Amin Husseini cercava, comprensibilmente vista la situazione in Palestina, alleati contro i sionisti e i britannici. Scrive lo storico francese Henry Laurens, riportato da “Palestina”, AA.VV., Zambon ed.,pag.44: ” Husseini era convinto che il fine ( dei sionisti, NDR) fosse quello di espellere gli arabi dalla Palestina e impadronirsi della Spianata delle moschee per costruirvi il Terzo Tempio”. Non fu antisemita ma antisionista. Disse a Hitler che gli parlava del complotto giudaico mondiale e della necessità di combattere gli ebrei: “ Noi arabi pensiamo che è il sionismo all’origine di tutti questi sabotaggi e non gli ebrei”.

Col senno di poi, non si può dire che Husseini si sia sbagliato, né sulla volontà sionista di espellere tutti gli arabi né sui progetti per la Spianata. Certo, la frequentazione di Hitler non è commendevole ma da quale pulpito viene la predica, dopo quello che si è detto sulla banda Stern, con quello che si sa sulle simpatie di Jabotinsky e tutto quello che rivela il libro “ Relazioni pericolose”?

Vogliamo parlare dell’accordo della Ha’avarah per il trasferimento di capitali ebraici in Palestina nel 1933 o dell’accordo del 1938 sulla emigrazione ( ispirato a criteri non propriamente umanitari visto che l’Agenzia ebraica sceglieva gli ebrei da mandare in Palestina in base a censo, età e affidabilità ideologica)? O anche dello sterminio di migliaia di ebrei ungheresi nel 1944 in cambio della salvezza di 600 notabili sionisti ( accordo tra l’ebreo Kastner e il sig. Eichmann). O, per restare in casa nostra, che dire del gruppo fascista ebraico di Ettore Ovazza “ La nostra bandiera” nel 1935? ( per un approfondimento di questi temi, Yahia, op.cit.).

Almeno il Gran Muftì aveva le sue motivazioni politiche e religiose e seguiva la regola per cui “il nemico del mio nemico è mio amico”, regola discutibile ma ampiamente osservata soprattutto in quegli anni: si pensi ai Finlandesi pro-nazisti in funzione antisovietica o alle condoglianze espresse dal primo ministro irlandese all’ambasciata tedesca il giorno dopo la morte di Hitler in funzione antiinglese.

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Coloro che vorrebbero screditare i Palestinesi usando il Gran Muftì si guardano bene dal ricordare l’ampia partecipazione dei Palestinesi alla lotta al nazifascismo, arruolati anche loro come volontari nell’esercito inglese. Il Dossier del Colonial Office n.537/1819, in 34 pagine fornisce i dati relativi al reclutamento dei Palestinesi nelle Forze britanniche in Medio Oriente. Nelle pagine 13 e 14 si legge che l’epoca di arruolamento va dal 1° settembre 1939 al 31/12/1945; in questo periodo furono aggregati all’esercito inglese 12.446 Palestinesi di cui 148 donne; per l’esattezza 83 nella marina e gli altri nell’esercito. A pag. 16 si riportano le perdite: 701.

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Per quanto riguarda le bandiere palestinesi e la legittimazione della loro presenza nel corteo non occorrono molte parole. Basta rileggersi, come giustamente ricordato da Angelo D’Orsi ( Manifesto, 9/4), l’art. 2 dello Statuto dell’ANPI che prevede l’obbligo di appoggiare tutti coloro che si battono per la libertà e la democrazia. E quale movimento di liberazione e di resistenza ha oggi più legittimazione di quello palestinese sul piano giuridico, politico, storico ed etico?

E’ un caso che protagonisti della rivolta del ghetto di Varsavia si siano pronunciati contro l’occupazione ( ad esempio Chavka Fulman Raban) o addirittura abbiano espresso solidarietà ai combattenti palestinesi, come il vicecomandante Marek Edelman nella lettera alla Resistenza palestinese del 10/8/2002? Debbo ricordare che Stephane Hessel nel suo “Indignatevi” ha dedicato un intero capitolo proprio alla sua principale indignazione: l’occupazione della Palestina?

Non da ultimo, è anche il caso di ricordare il contributo di sangue palestinese versato nella guerra contro il nazifascismo, nonostante l’oppressione subita ad opera degli Inglesi nella fase mandataria.

Ed allora? Sembra che il PD offra ospitalità alla brigata. Qualcuno si stupisce? Le simpatie sioniste del partito sono dichiarate. Ed è in buona compagnia: nel 2013 fu la destra a sfilare dietro la bandiera della brigata, si veda il “lamento” di Gad Lerner in “ Gli abusatori della brigata ebraica”. Chi oggi, in campo sionista, continua a parlare della soluzione “Due popoli due Stati” sa di essere favorevole in realtà alla soluzione di un unico Stato, non quello democratico binazionale, auspicato da una parte del movimento di solidarietà con la Palestina, ma quello di Israele, etnico, confessionale e razzista. Netanyahu ha detto chiaro ai primi di marzo: “ Non ci sarà mai uno stato palestinese”. Chi è così ingenuo da credere che la sua sia stata solo una boutade elettorale?

Che dire dell’ANED? A Roma ha chiesto l’allontanamento delle bandiere palestinesi e questo dopo avere assistito passivamente allo smantellamento del proprio memoriale ad Auschwitz, colpevole di raffigurare Gramsci e di ricordare anche le vittime diverse dagli ebrei.

Mi interessa di più l’ANPI. Nel 2006 l’ANPI ha aperto le iscrizioni agli antifascisti: forti della memoria, ci si apriva all’attualità, in linea col motto “Ora e sempre Resistenza”. Il Presidente Smuraglia nel 2012, rispondendo all’ennesimo appello di iscritti ANPI per una presa di posizione chiara sulla Palestina ha scritto:” La manifestazione del 25 Aprile non può che essere aperta a tutti e dunque non accoglie questo o quello ma si limita a prendere atto delle presenze, spesso assai variegate, ma che devono condividere i temi fondamentali del 25 Aprile.

Questo è il punto!! La condivisione dei valori della Resistenza. Quali?

  • La pace e il ripudio della guerra, valore contraddetto dalla storia di Israele, dalle stragi periodiche a Gaza e dallo stillicidio di uccisi quotidiani nella West Bank

  • La libertà, valore contraddetto dai milioni di profughi palestinesi, dalle migliaia di prigionieri, dal muro, dalle centinaia di check points, dalla realtà di Gaza

  • L’uguaglianza, valore contraddetto dalla pretesa di Israele di essere uno stato etnico/confessionale riservato ai solo ebrei e dalle discriminazioni ai danni dei Palestinesi con cittadinanza israeliana

  • La giustizia, valore contraddetto dalle continue violazioni delle risoluzioni dell’ONU, dalla indifferenza dinanzi alle denunce di crimini di guerra e crimini contro l’umanità della Corte di giustizia de L’Aja e della Commissione per i diritti umani dell’ONU; per non dire, a livello interno, dei processi farsa contro i Palestinesi e della impunità dei crimini di soldati e coloni

  • Il valore della resistenza e della autodifesa, riconosciuto dallo Statuto dell’ONU e negato dalla pulizia etnica in corso.

Chi non riconosce questi valori non può stare nel corteo.

Per questi motivi noi nel corteo ci saremo, con le bandiere palestinesi e con lo striscione con la frase di Nelson Mandela che ricorda che non c’è libertà senza la libertà della Palestina; grideremo forte il nostro “NO” alla bandiera sionista che mortifica la manifestazione e i valori che il 25 Aprile rappresenta.

Ugo Giannangeli

thanks to: Palestina Rossa

Chi minaccia chi. La memoria corta di chi ha la coscienza sporca

di Fronte Palestina

 

 

 

 

A seguito della voluta confusione concepita sugli organi di stampa crediamo siano utili alcune ulteriori precisazioni in merito alle nostre posizioni.

 

L’antifascismo non si può racchiudere dentro recinti ideologici che servono solo a mascherare opportunismi di oggi. Noi ci rifacciamo a quanto l’ANPI affermava nel suo primo Congresso svolto a Roma tra il 06 ed il 09 dicembre del 1947: «l’antifascismo deve essere inteso come lotta contro chi minaccia le libertà individuali, nega la giustizia sociale e discrimina i cittadini». Per noi quindi schierarsi al fianco di tutti i popoli che lottano per le libertà individuali, per la giustizia sociale e contro la discriminazione è un atto doveroso ed inevitabile.

 

Oggi ci sono popoli simbolo di questa lotta ed uno di questi è il popolo palestinese, che resiste ad una vile occupazione da quasi 70 anni. Israele è lo Stato che, appunto, da decenni compie ogni sorta di prepotenza contro i palestinesi. Non è passato nemmeno un anno dall’ultimo massacro israeliano a Gaza: oltre duemila assassinati sotto i bombardamenti sionisti, centinaia furono bambini.

 

Sono migliaia i palestinesi dentro le prigioni sioniste, centinaia in detenzione amministrativa senza né accuse né condanne in base ad una legge ritenuta illegale dalla Comunità Internazionale; sono oltre settanta le Risoluzioni ONU non rispettate dallo stato sionista. Quindi uno Stato illegale dinnanzi agli occhi di tutto il mondo.

 

Ora, per entrare nel merito della questione provando a fare un po’ di chiarezza è necessario ricostruire gli eventi passati. Andiamo per ordine: a Roma il 25 aprile dello scorso anno una squadra della Comunità ebraica romana ha aggredito brutalmente un gruppo di militanti antifascisti che stavano raggiungendo il corteo sventolando le bandiere della Palestina. La polizia è intervenuta prendendo le parti degli aggressori e impedendo alle bandiere palestinesi l’ingresso nel corteo, che a quel punto si è spaccato perché molti dei partecipanti hanno deciso coraggiosamente di stare dalla parte degli aggrediti, sfilando con loro in un corteo alternativo. Impeditogli successivamente l’intervento dal palco, così si esprimeva qualche giorno dopo il capo degli squadristi, nonché Presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici con tono più adatto ad un bullo di periferia (Corriere della Sera 28 aprile 2014): «Il prossimo anno saremo tutti a Milano e vediamo se avranno il coraggio di continuare a insultarci. Basta». Chi minaccia chi? Ovvio che le sue e loro minacce non ci spaventano.

 

Ed ecco che all’avvicinarsi dell’appuntamento annuale si ritorna a parlare dei “valori del 25 Aprile”, ma ancora una volta ognuno strumentalizza a proprio piacimento la circostanza. La Palestina è ancora occupata, quindi noi ci sentiamo in dovere di sostenerne la Resistenza, portando le sue istanze al corteo del 25 Aprile e denunciando al contempo la presenza delle bandiere israeliane, che rappresentano oppressione e ingiustizia. Queste invece le prime retoriche dichiarazioni dei “sionisti di casa nostra”: «Dato che sarà Shabbat non saremo presenti, ma non ci saremo anche perché i palestinesi, che saranno al corteo, durante la guerra erano alleati dei nazisti».

 

http://ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/roma_25_aprile_corteo_ebrei/notizie/1276785.shtml

 

«Le organizzazioni pro Palestina pretendono che non ci sia quel giorno il simbolo della brigata ebraica che liberò l’Italia dal nazifascismo insieme alle truppe alleate e ai partigiani. E sulla rete si stanno organizzando scrivendo che se ci saremo ci picchieranno. Tutto questo è assurdo» …e anche beffardo, aggiungeremmo: la nostra contestazione non è inerente alla presenza della Brigata ebraica in ma alla presenza delle bandiere israeliane (che sono altra cosa) e contro coloro che si fanno promotori della loro presenza in corteo. A tal proposito ricordiamo le parole del presidente dell’associazione Amici Di Israele Eyal Mizrahi: «Cari Amici Di Israele e simpatizzanti, anche quest’anno l’associazione Amici Di Israele sfilerà al corteo del 25 Aprile a Milano sotto lo striscione della Brigata Ebraica. Il punto di raccolta sarà in Corso Venezia angolo Via Boschetto alle ore 14.00. La partenza del corteo avverrà alle ore 14.30 ma ci riuniremo un po’ prima per poterci organizzare meglio. Vi invitiamo a portare le bandiere israeliane che avete […]»; ancora una volta e come spesso succede a far chiarezza sono gli stessi sionisti. D’altronde non si può non riconoscere la stessa pratica mistificatoria dei fatti propria dello Stato d’Israele: gli aggressori diventano le vittime e gli aggrediti diventano i carnefici.

 

Proviamo a rileggere il vero “assurdo” delle dichiarazioni e le dinamiche che si innescano. Innanzitutto l’accusa che i palestinesi fossero alleati con i nazisti decade banalmente studiando la storia, invitiamo i lettori a riferirsi ai seguenti articoli-comunicati scritti in precedenza per comprendere quanto sia tendenziosa la frase di Pacifici: PER LA VERITÀ STORICA. CONTRO LE MENZOGNE MEDIATICHE SUL 25 APRILE. In secondo luogo ricordiamo che gli episodi accaduti a Roma lo scorso anno hanno visto i filo-palestinesi aggrediti da picchiatori appartenenti alla Comunità ebraica romana.

 

Va registrato oltretutto che, curiosamente, per i sionisti il 25 aprile 2015 cade di sabato solo a Roma: stando alle dichiarazioni dello stesso Pacifici quest’anno la giornata della Liberazione cade di sabato, per gli ebrei festa del riposo, pertanto non avrebbero partecipato al corteo nel 70° anniversario; ma questo vale sono a Roma, perché invece a Milano parteciperanno. Come mai? I piani sono chiari (non ai più evidentemente grazie al rimescolo di carte che non a caso hanno architettato): questo è l’anno di Expo 2015, esposizione internazionale dove lo Stato d’Israele avrà un ruolo da protagonista, una nuova Kermesse sionista grazie alla quale si tenterà da una parte di ripulire la faccia di uno Stato colonialista e razzista e dall’altra di stringere nuove relazioni economiche, militari, etc. Ecco quindi che a seguito delle degne contestazioni che hanno subito negli scorsi anni per aver scelto di portare in corteo quelle bandiere simbolo di occupazione e tutt’altro che libertà, quest’anno hanno pensato di sfilare tutti in massa a Milano per provare ad egemonizzare la piazza.

 

Abbiamo precedentemente riportato la belligerante dichiarazione di Pacifici, ma vogliamo ulteriormente sottolineare le intenzioni altrettanto belliciste dei “nostri”. Dalla stampa veniamo a sapere che le bandiere di Israele saranno scortate dal PD, ossia da chi onora nazifascisti come Mori (onorificenza che anziché sospendere dovrebbero annullare!). Questa operazione, ribadiamo, è stata preparata e voluta da tempo: la prima iniziativa svolta a Milano per commemorare la Resistenza partigiana italiana è stata dedicata al ruolo della Brigata ebraica che, ricordiamo, ha combattuto in Italia per circa un mese tra le file dell’esercito britannico (eppure guardate quanta importanza viene conferita da questo partito oggi al potere in Italia).

 

Il PD sappiamo essere governato letteralmente da elementi legati mani e piedi allo stato sionista, lo dimostra anche l’ultima novità milanese: il futuro candidato sindaco di Milano dovrebbe essere un sionista come Emanuele Fiano che vive tra Milano ed Israele, così come il suo connazionale Itzhak Yoram Gutgeld, consigliere economico di Renzi, deputato PD, ex specialista dell’intelligence militare sionista (AMAN- Unit 8200) e dirigente della multinazionale McKinsey, nonché responsabile delle politiche guerrafondaie dello stesso governo PD.

 

Ancora una volta ci chiediamo: chi minaccia chi? Noi promotori della contestazione argomentiamo con fatti storici le nostre posizioni e ci organizziamo alla luce del sole; l’occupazione della Palestina ed i crimini israeliani perseverano e sono sotto gli occhi di tutti, a prescindere da quanto l’informazione ufficiale si renda complice di tali crimini e criminali occultando le malefatte sioniste. Dall’altra parte inventano minacce e fomentano un clima di massimo allarmismo anche grazie e soprattutto al servilismo dei media che si prestano a riportare in maniera acritica quanto “dettato”, senza tra l’altro concedere alcuno spazio alla contestazione e alle sue ragioni. Ma, ribadiamo, convinti di stare dalla parte della giustizia, non ci facciamo intimidire da squallide provocazioni.

 

Per concludere: noi pensiamo che non si possa permettere la presenza di bandiere dello Stato che occupa la Palestina da decenni, che nei confronti dei palestinesi commette quotidianamente crimini contro l’umanità. Crediamo che la Milano Medaglia d’Oro alla Resistenza non meriti tale affronto, questa Milano viene già troppe volte umiliata ogni volta che si permette ai fascisti di girare per le vie del centro con i loro simboli nazisti, ragion per cui dopo il 25 saremo nuovamente in piazza il 29 aprile contro la parata nazifascista indetta a Milano.

 

Crediamo che dovrebbe essere l’ANPI in primis a tutelare lo spirito della manifestazione, schierandosi contro la presenza di quelle bandiere che oltraggiano il corteo, accogliendo invece le istanze dei popoli che ancora oggi sono costretti a resistere e a combattere per la propria libertà negata da interessi colonialisti ed imperialisti.

 

Il corteo del 25 Aprile non è una ricorrenza da commemorare, anche se le istituzioni tendono a trasformarla in una forma di pacificazione sociale da buoni democristiani, la resistenza continua ancora oggi: prosegue in Palestina contro l’Occupazione sionista, ma anche in Val Susa contro la criminale militarizzazione del cantiere atta a proteggere gli interessi capitalisti a danno dei cittadini che vivono su quel territorio, prosegue contro quei modelli propagandati (e che verranno instaurati) dal paradigma Expo, prosegue contro la continua rapina dei diritti dei lavoratori (il PD è il promotore di riforme come il Job Acts che annullerà una volta per tutte ogni forma di organizzazione sindacale e quindi di lotta collettiva dei lavoratori, sempre più isolati), prosegue con la resistenza dei paesi latinoamericani minacciati costantemente dall’imperialismo USA, soprattutto quando creano modelli di sviluppo alternativi diventando quindi antagonisti al “sistema”.

 

Crediamo che una società migliore sia possibile, ma il percorso non può che passare per la vittoria di queste resistenze, che oggi i cittadini in Italia ed i popoli oppressi in tutto il mondo continuano a portare avanti con coraggio e dignità.

 

Contro il sionismo! Contro il fascismo!
Non siamo antisemiti, ma resistenti e partigiani del nuovo millennio

 

Appello per un 25 Aprile antisionista: http://www.frontepalestina.it/?q=content/appelli/appello-un-25-aprile-di-liberazione-e-antisionista

Fronte Palestina – Milano

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La perversione del senso del 25 aprile

di Moni Ovadia 

Nel corso della mia vita e da che ho l’età della ragione, ho cercato di partecipare, anno dopo anno a ogni manifestazione del 25 aprile. Un paio di anni fa, percorrendo il corteo alla ricerca della mia collocazione sotto le bandiere dell’Anpi, mi imbattei nel gruppo che rappresentava i combattenti della “brigata ebraica”, aggregata nel corso della seconda guerra mondiale alle truppe alleate del generale Alexander e impegnata nel conflitto contro le forze nazifasciste. Qualcuno dei componenti di quel drappello mi riconobbe e mi salutò cordialmente, ma uno di loro mi rivolse un invito sgradevole, mi disse: «Vieni qui con la tua gente». Io con un gesto gli feci capire che andavo più avanti a cercare le bandiere dell’Anpi che il 25 aprile è «la mia gente» perché io sono iscritto all’Anpi con il titolo di antifascista. Lui per tutta risposta mi apostrofò con queste parole: «Sì, sì, vai con i tuoi amici palestinesi».

Il tono sprezzante con cui pronunciò la parola palestinesi sottintendeva chiaramente «con i nemici del tuo popolo». Io gli risposi dandogli istintivamente del coglione e affrettai il passo lasciando che la sua risposta, sicuramente becera si disperdesse nell’allegro vociare dei manifestanti.
Questo episodio, apparentemente innocuo, mi fece scontrare con una realtà assai triste che si è insediata nelle comunità ebraiche. I grandi valori universali dell’ebraismo sono stati progressivamente accantonati a favore di un nazionalismo israeliano acritico ed estremo. Un nazionalismo che identifica stato con governo.

Naturalmente non tutti gli ebrei delle comunità hanno imboccato questa deriva sciovinista, ma la parte maggioritaria, quella che alle elezioni conquista sempre il “governo” comunitario, fa dell’identificazione di ebrei e Israele il punto più qualificante del proprio programma al quale dedica la prevalenza delle sue energie.

Io ritengo inaccettabile questa ideologia nazionalista, in primis come essere umano perché il nazionalismo devasta il valore integro e universale della persona, poi come ebreo, perché nessun altro flagello ha provocato tanti lutti agli ebrei e alle minoranze in generale e da ultimo perché, come insegna il lascito morale di Vittorio Arrigoni, io non riconosco altra patria che non sia quella dei diseredati e dei giusti di tutta la terra.

L’ideologia nazionalista israeliana negli ultimi giorni ha fatto maturare uno dei suoi frutti tossici: la decisione presa dalla comunità ebraica di Roma, per il tramite del suo presidente Riccardo Pacifici, di non partecipare al corteo e alla manifestazione del prossimo 25 aprile. La ragione ufficiale è che nel corteo sfileranno bandiere palestinesi, vulnus inaccettabile per il presidente Pacifici, in quanto nel tempo della seconda guerra mondiale, il gran muftì di Gerusalemme Amin al Husseini, massima autorità religiosa sunnita in terra di Palestina fu alleato di Hitler, favorì la formazione di corpi paramilitari musulmani a fianco della Germania nazista e fu fiero oppositore dell’instaurazione di uno stato Ebraico nel territorio del mandato britannico. Mentre la brigata ebraica combatteva con gli alleati contro i nazifascisti. Tutto vero, ma il muftì nel 1948 venne destituito e arrestato: oggi vedendo una bandiera palestinese a chi viene in mente il gran muftì di allora? Praticamente a nessuno, se si eccettua qualche ultrà del sionismo più isterico o a qualche fanatico modello Isis.

Oggi la bandiera palestinese parla a tutti i democratici di un popolo colonizzato, occupato, che subisce continue e incessanti vessazioni, che chiede di essere riconosciuto nella sua identità nazionale, che si batte per esistere contro la politica repressiva del governo di uno stato armato fino ai denti che lo opprime e gli nega i diritti più elementari ed essenziali. Un governo che lo umilia escogitando uno stillicidio di violenze psicologiche e fisiche e pseudo legali per rendere esausta e irrilevante la sua stessa esistenza. Quella bandiera ha pieno diritto di sfilare il 25 aprile — com’è accaduto per decenni e senza polemica alcuna — e glielo garantisce il fatto di essere la bandiera di un popolo che chiede di essere riconosciuto, un popolo che lotta contro l’apartheid, contro l’oppressione, per liberarsi da un occupante, da una colonizzazione delle proprie legittime terre, legittime secondo la legalità internazionale, un popolo che vuole uscire di prigione o da una gabbia per garantire futuro ai propri figli e dignità alle proprie donne e ai propri vecchi, un popolo la cui gente muore combattendo armi alla mano contro i fanatici del sedicente Califfato islamico nel campo profughi di Yarmouk, nella martoriata Damasco. E degli ebrei che si vogliono rappresentanti di quella brigata ebraica che combatté contro la barbarie nazifascista hanno problemi ad essere un corteo con quella bandiera?

Allora siamo alla perversione del senso ultimo della Resistenza.

La verità è che quella del gran muftì di allora è solo un pretesto capzioso e strumentale. Il vero scopo del presidente Pacifici e di coloro che lo seguono — e addolora sapere che l’Aned condivide questa scelta -, è quello di servire pedissequamente la politica di Netanyahu, che consiste nello screditare chiunque sostenga le sacrosante rivendicazioni del popolo palestinese.

Per dare forza a questa propaganda è dunque necessario staccare la memoria della persecuzione antisemita dalle altre persecuzioni del nazifascismo e soprattutto dalla Resistenza espressa dalle forze della sinistra. È necessario discriminare fra vittima e vittima israelianizzando la Shoah e cortocircuitando la differenza fra ebreo d’Israele ed ebreo della Diaspora per proporre l’idea di un solo popolo non più tale per il suo legame libero e dialettico con la Torah, il Talmud e il pensiero ebraico, bensì un popolo tribalmente legato da una terra, da un governo e dalla forza militare.

Se come temo, questo è lo scopo ultimo dell’abbandono del fronte antifascista con il pretesto che accoglie la bandiera palestinese, la scelta non potrà che portare lacerazioni e sciagure, come è vocazione di ogni nazionalismo che non riconosce più il valore dell’altro, del tu, dello straniero come figura costitutiva dell’etica monoteista ma vede solo nemici da sottomettere con la forza.

thanks to: Forumpalestina

La rimozione nascosta della memoria

Ad Ausch­witz, uno dei monu­menti più note­voli tra quelli dedi­cati alle varie comu­nità degli inter­nati è il cosid­detto «Memo­riale Ita­liano». Un paio di anni or sono le auto­rità polac­che deci­sero di chiu­derlo al pub­blico, nel silen­zio del governo ita­liano, e dell’Aned, in teo­ria pro­prie­ta­ria dell’opera. Pochi mesi fa la sovrin­ten­denza del campo, ormai museo, ha deciso di pro­ce­dere alla rimo­zione del Memo­riale. La sua colpa? Quella di ricor­dare che nei lager non furono sol­tanto depor­tati e ster­mi­nati gli ebrei, ma gli slavi, i sinti, i rom, i comu­ni­sti insieme a social­de­mo­cra­tici e cat­to­lici, gli omo­ses­suali, i disa­bili. Quel Memo­riale opera egre­gia, alla cui idea­zione, su pro­getto dello stu­dio BBPR (Banfi Bel­gio­joso Perus­sutti Rogers, il pre­sti­gioso col­let­tivo mila­nese di cui faceva parte Ludo­vico Bel­gio­joso, già inter­nato a Buche­n­wald) col­la­bo­ra­rono Primo Levi, Nelo Risi, Pupino Samonà, Luigi Nono…, ha dei «torti» aggiun­tivi, come l’accogliere fra le sue tante deco­ra­zioni e sim­bo­lo­gie anche una falce e mar­tello, e una imma­gine di Anto­nio Gram­sci, icona di tutte le vit­time del fasci­smo.

Ora, ai gover­nanti polac­chi, desi­de­rosi di rimuo­vere il pas­sato, distur­bano quei richiami, agli ebrei il fatto che il monu­mento metta in crisi «l’esclusiva» ebraica rela­tiva ad Ausch­witz. Ed è grave che una città ita­liana, Firenze, si sia detta pronta ad acco­glierlo. Con­tro que­sta scel­le­rata ini­zia­tiva si sta ten­tando da tempo una mobi­li­ta­zione cul­tu­rale, che si spera possa avere un riscon­tro poli­tico forte e oggi su que­sto si svol­gerà nel Senato ita­liano una ini­zia­tiva di denun­cia pro­mossa da Ghe­rush 92-Committee for Human Right e dall’Accademia di Belle Arti di Brera. Spo­stare quel monu­mento dalla sua sede natu­rale, equi­vale a tra­sfor­marlo in mero oggetto deco­ra­tivo, men­tre esso deve stare dove è nato, per il sito per il quale fu pen­sato, a ricor­dare, pro­prio là, die­tro i can­celli del campo di ster­mi­nio, cosa fu il nazi­smo e il suo lucido pro­getto di annien­ta­mento, che, appunto, non con­cer­neva solo gli ebrei, col­lo­cati in fondo alla gerar­chia umana, ma anche tutti gli altri popoli, giu­di­cati essere «razze infe­riori» come gli slavi, o i nemici del Reich, comu­ni­sti in testa, o ancora gli «scarti» di uma­nità, secondo le oscene teo­rie degli «scien­ziati» di Hitler.
Insomma, la rimo­zione del Memo­riale, è una rimo­zione della memo­ria e un’offesa alla sto­ria. Ebbene, l’atteggiamento dell’Aned e delle Comu­nità israe­li­ti­che ita­liane, che o hanno taciuto, o hanno appro­vato la rimo­zione del Memo­riale (in attesa della sua sosti­tu­zione con un bel manu­fatto poli­ti­ca­mente adat­tato ai tempi nuovi), appare grave.
E in qual­che modo richiama le pole­mi­che di que­sti giorni rela­tive alla mani­fe­sta­zione romana del 25 aprile.

 

 

 

Pre­messo che la cosa «si svol­gerà di sabato», e dun­que, come ha pre­te­stuo­sa­mente pre­ci­sato il pre­si­dente della Comu­nità israe­li­tica romana, gli ebrei non avreb­bero comun­que par­te­ci­pato, la denun­cia che «non si vogliono gli ebrei», è un rove­scia­mento della verità: non si vogliono i pale­sti­nesi. Ed è grave l’assenza annun­ciata dell’ANED, per la prima volta, anche se la bagarre si è sca­te­nata sull’assenza della «Bri­gata Ebraica». La quale ha le sue ori­gini remote niente meno in Vla­di­mir Jabo­tin­sky, sio­ni­sta estre­mi­sta di destra con legami negli anni ’30 mai smen­titi con Mus­so­lini, che con­vinse le auto­rità bri­tan­ni­che, nella I guerra mon­diale, a dar vita a una Legione ebraica. Nel II con­flitto mon­diale, fu Chur­chill a lasciarsi con­vin­cere a orga­niz­zare un Jewish Bri­gade Group, inqua­drato nell’esercito bri­tan­nico: 5000 uomini che ope­ra­rono in par­ti­co­lare nell’Italia cen­trale, con­tri­buendo alla libe­ra­zione di Ravenna e di altri bor­ghi. Ebbe i suoi morti, e le sue glo­rie. Bene dun­que cele­brarla. Ma non fu né avrebbe potuto avere un ruolo emi­nente, come sem­bre­rebbe a leg­gere certe dichia­ra­zioni. Ma il fuoco media­tico supera il fuoco delle armi. E che dire di ciò che avvenne dopo? Come sto­rico ho il dovere di ricor­darlo. Quei sol­dati diven­nero il nucleo ini­ziale delle mili­zie dell’Irgun e del Haga­nah — quelle che cac­cia­rono i pale­sti­nesi nella Nakba — e poi dell’esercito del neo­nato Stato di Israele, al quale offri­rono anche la ban­diera.

 

 

 

Si capi­sce l’imbarazzo dell’Anpi di Roma, tra l’incudine e il mar­tello. Ma quando leggo che il suo pre­si­dente afferma che «i pale­sti­nesi non c’entrano con lo spi­rito della mani­fe­sta­zione», mi vien voglia di chie­der­gli se gli amici di Neta­nyahu c’entrino di più. Altri hanno dichia­rato in que­sti giorni che biso­gna lasciar par­lare solo chi ha fatto la guerra di libe­ra­zione; ma se così intanto andreb­bero cac­ciati dai pal­chi tanti trom­boni in cerca di applausi; e soprat­tutto se si adotta que­sta logica è evi­dente che tra poco non ci sarà più modo di festeg­giare il 25 aprile, per­ché, ahimè, i par­ti­giani saranno tutti scom­parsi.
E allora — visto l’articolo 2 dello Sta­tuto dell’Anpi che riven­dica un pro­fondo legame con i movi­menti di libe­ra­zione nel mondo — come non dare spa­zio a chi oggi lotta per libe­rarsi da un regime oppres­sivo, discri­mi­na­to­rio come quello israe­liano, rap­pre­sen­tato ora dal governo di destra di Neta­nyahu? Chi più dei pale­sti­nesi ha diritto oggi a recla­mare la «libe­ra­zione»? E invece temo si vada verso que­sto (addi­rit­tura in que­ste ore in forse a Roma) e i pros­simi 25 Aprile inges­sati e reistituzionalizzati

 

Liste degli attacchi dell’Irgun durante gli anni ’30 (da wikipedia.it)

 

Lista dal sito dell’Irgun

 

Nel sito web dell’Irgun che descrive il corso degli eventi in quegli anni, molti degli attacchi sottostanti non sono neppure menzionati, essendo l’attribuzione di questi atti contestata, mentre il sito web si assume la responsabilità solo degli attacchi direttamente portati a termine dall’organizzazione.

 

Di seguito è riportata la lista degli attacchi che sono stati attribuiti all’Irgun e che sono avvenuti nel corso degli anni ’30.

 

·       20 aprile 19362 lavoratori arabi in una piantagione di banane uccisi.

 

·       marzo 19372 arabi uccisi sulla spiaggia di Bat-Yam.

 

·       14 novembre 19376 arabi sono uccisi in vari scontri a fuoco a Gerusalemme.

 

·       12 aprile 19382 arabi e 2 poliziotti britannici sono uccisi da una bomba su un treno a Haifa.

 

·       17 aprile 1938 – Un arabo è ucciso da una bomba esplosa in un caffè a Haifa.

 

·       17 maggio 1938 – Un poliziotto arabo è ucciso in un attacco a un autobus lungo il tragitto Gerusalemme-Hebron

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·       24 maggio 1938 – 3 arabi sono fatti oggetto di colpi d’arma da fuoco e uccisi a Haifa.

 

·       23 giugno 1938 – 2 arabi sono uccisi presso Tel-Aviv.

 

·       26 giugno 1938 – 7 arabi sono uccisi da una bomba a Giaffa.

 

·       27 giugno 1938 – Un arabo è ucciso nel cortile di un ospedale a Haifa.

 

·       5 luglio 1938 – 7 arabi sono uccisi in numerosi scontri a fuoco a Tel-Aviv.

 

·       Lo stesso giorno, 3 arabi sono uccisi da una bomba esplosa in un autobus a Gerusalemme.

 

·       Lo stesso giorno, un arabo è ucciso in un altro attacco a Gerusalemme.

 

·       6 luglio 1938 – 18 arabi e 5 ebrei sono uccisi da due bombe esplose simultaneamente nel mercato arabo dei meloni a Haifa.

 

·       8 luglio 1938 – 4 arabi sono uccisi da una bomba a Gerusalemme.

 

·       16 luglio 1938 – 10 arabi sono uccisi da una bomba in un mercato di Gerusalemme.

 

·       25 luglio 1938 – 39 arabi sono uccisi da una bomba in un mercato di Haifa.

 

·       26 agosto 1938 – 24 arabi sono uccisi da una bomba in un mercato di Giaffa.

 

·       27 febbraio 1939 – 33 arabi sono uccisi in attacchi multipli, 24 a causa di una bomba nel mercato arabo nel quartiere dei Suq a Haifa e 4 da un’altra bomba nel mercato arabo delle verdure a Gerusalemme.

 

·       29 maggio 19395 arabi sono uccisi da una mina esplosa nel cinema Rex a Gerusalemme.

 

·       Lo stesso giorno, 5 arabi sono colpiti da armi da fuoco e uccisi nel corso di un raid nel villaggio di BiyarAdas.

 

·       2 giugno 19395 arabi sono uccisi da una bomba alla Porta di Giaffa a Gerusalemme.

 

·       12 giugno 1939 – Un ufficio postale a Gerusalemme è dinamitato e un esperto di esplosivi britannico che tenta di disinnescare l’ordigno muore.

 

·       16 giugno 19396 arabi sono uccisi in vari attacchi a Gerusalemme.

 

·       19 giugno 1939 – 20 arabi sono uccisi da cariche esplosive montate su un asino in un mercato di Haifa.

 

·       29 giugno 193913 arabi sono uccisi in sparatorie multiple nel giro di un’ora.

 

·       30 giugno 1939Un arabo è ucciso in un mercato di Gerusalemme.

 

·       Lo stesso giorno, 2 arabi sono colpiti da armi da fuoco e uccisi a Lifta.

 

·       3 luglio 1939Un arabo è ucciso da una bomba in un mercato di Haifa.

 

·       4 luglio 19392 arabi sono uccisi in due attacchi a Gerusalemme.

 

·       20 luglio 1939Un arabo è ucciso in una stazione ferroviaria a Giaffa.

 

·       Lo stesso giorno, 6 arabi sono uccisi in vari attacchi a Tel-Aviv.

 

·       Lo stesso giorno, 3 arabi sono uccisi a Rehovot.

 

·       27 agosto 19392 ufficiali britannici sono uccisi da una mina a Gerusalemme.

 

Sono riportate solo le operazioni conclusesi con la morte. L’Irgun ha condotto almeno 60 operazioni durante questo periodo (Perliger e Weinberg p. 101).

 

 

Fonte: il manifesto, 9 aprile 2015

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