I bambini palestinesi in carcere: l’innocenza rubata da Israele

Ramallah-PIC. Khalil Mustafa è un ragazzo palestinese di 15 anni la cui innocenza non gli ha comunque risparmiato di assistere alla crudeltà dell’occupazione israeliana, dato che è stato arrestato, così come altre decine di bambini palestinesi. 

Ad est di Qalqiliya, nella parte settentrionale della Cisgiordania, le forze occupanti israeliane hanno preso d’assalto la casa della famiglia di Mustafa, che è stato rapito dal suo letto con l’accusa di aver lanciato sassi contro automobili di coloni. 

Il “lancio di pietre” è il reato più comune del quale vengono accusati i bambini in carcere, una accusa attraverso la quale l’occupazione cerca di instaurare un clima di paura e panico tra di loro, secondo gli avvocati che li seguono. 

Capi d’accusa.

A Gerusalemme occupata l’accusa di incitamento è un metodo molto frequente per colpire i bambini. Alcuni giorni fa il tribunale israeliano dell’occupazione, a Gerusalemme, ha tenuto una udienza su un nuovo fascicolo depositato dall’accusa contro il quindicenne Shadi Farah di Gerusalemme, sostenendo che il ragazzo stava incitando contro le autorità all’interno del centro di detenzione per minori di Tamra, nel quale viene tenuto dal 30 dicembre 2015. 

L’avvocato Al-Haj ha aggiunto che, durante l’udienza, l’accusa israeliana ha chiesto che il ragazzo venisse trasferito presso uno dei campi militari dell’occupazione israeliana, ma la corte ha deciso di tenerlo ancora presso il centro minori, nel quale deve scontare una condanna a due anni, senza dimenticare che il tribunale, quando ha condannato l’adolescente a due anni, non ha tenuto conto dell’intero anno già trascorso in carcere prima che fosse emesso il verdetto finale nel 2016. 

Ogni bambino ha la sua storia.

Ogni bambino prigioniero ha una storia. Il tredicenne Raed Ahmed, residente a Deir Qaddis, non ha passato tanto tempo a scrutare il giudice militare israeliano quando è stato gettato in una sovraffollata aula del tribunale militare di Ofer, ma piuttosto ha cercato di salutare suo padre che era venuto per vederlo. 

Secondo la Defense for Children International di Ginevra alcuni bambini non vengono mai sottoposti ad un processo, ma vengono trattenuti senza nessuna accusa. Durante le indagini vengono trattati come degli adulti per obbligarli a confessare cose che non hanno mai fatto. Il caso di Mohammed è uno delle centinaia di casi che spiega la situazione dei bambini palestinesi sotto l’occupazione. 

Fonti che si occupano di diritti umani confermano che i bambini prigionieri palestinesi vengono arrestati con l’accusa di aver lanciato pietre contro le forze dell’occupazione che però sono protette all’interno di torri di controllo o di veicoli blindati. 

Secondo la DCI, l’arresto e la detenzione dei minorenni palestinesi viola le leggi internazionali per i diritti dei bambini sottoscritte dalla stessa Israele. La DCI afferma inoltre che “l’utilizzo di alcuni tipi di torture e maltrattamenti fanno parte integrante del processo investigativo”. 

L’avvocato Buthania Dokmak riferisce che “le autorità dell’occupazione privano i bambini detenuti dei loro diritti fondamentali garantiti dalle convenzioni internazionali”. 

“Nonostante il fatto che le convenzioni internazionali sui diritti umani, in particolar modo la Convenzione sui Diritti del Bambino, abbiano sempre sottolineato la necessità di proteggere i bambini e la loro vita, la loro sopravvivenza ed il loro sviluppo, limitando notevolmente la loro privazione di libertà, rendendola solo una ultima possibilità e per il periodo più breve possibile, l’occupazione israeliana ha reso l’uccisione e l’arresto dei bambini la sua prima opzione”. 

Secondo il Comitato per gli Affari dei Prigionieri, il numero di detenuti palestinesi nelle carceri di Israele, fino al 28 febbraio 2018, era di circa “6.500, dei quali 62 donne, 8 ragazze minorenni, ed oltre 350 bambini maschi”.

Traduzione per InfoPal di Aisha Tiziana Bravi

© Agenzia stampa Infopal

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