Israele ha ricevuto poche critiche per le morti palestinesi

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Di Patrick Cockburn

8 aprile  2018

Questo venerdì migliaia di dimostranti sono ritornati al confine e hanno dato fuoco a grossi mucchi di pneumatici per produrre una cortina fumogena nera che speravano li avrebbe nascosti ai cecchini israeliani. Il ministro della sanità di Gaza ha detto che sono state uccise 5 persone e che 1070 sono state ferite , comprese 293 uccise da munizioni vere.

I dimostranti sanno che cosa aspettarsi. Un video girato il primo giorno della manifestazione mostra un dimostrante che viene colpito alla schiena da un cecchino israeliano mentre si allontana dalla recinzione che separa Gaza da Israele. In un altro

filmato, dei Palestinesi vengono uccisi o feriti mentre pregano, camminano senza nulla in mano verso la recinzione del confine, o semplicemente reggono una bandiera palestinese. Tutti quelli che arrivano a una distanza di circa 275 m., sono etichettati come “istigatori” dall’esercito israeliano, i cui soldati hanno l’ordine di sparare contro di loro.

Nulla è stato  compiuto senza controllo: ogni cosa è stata precisa e misurata, e sappiamo dove è caduta ogni pallottola,” si dichiarava in un tweet delle forze armate israeliane il giorno dopo gli scontri del 30 marzo, all’inizio dei 45 giorni di quella che i palestinesi chiamano la “Grande Marcia del Ritorno” alle case che avevano a Israele 70 anni fa. Il tweet è stato cancellato subito dopo forse perché era venuto fuori il filmato di un dimostrante che veniva colpito alle spalle.

La  portata completa delle  vittime nel  primo giorno delle proteste, una settimana fa, è  impressionante : 16 persone uccise e 1415 ferite, delle quali 758 sono state colpite da munizioni vere, secondo i funzionari della sanità di Gaza. Queste cifre sono contestate da Israele che dice che i feriti ammontavano soltanto a poche dozzine. L’Osservatorio per i Diritti Umani ha però parlato con i medici dell’Ospedale Shifa a Gaza City che ha detto che avevano curato 294 dimostranti feriti, soprattutto “con ferite agli arti inferiori causate da munizioni vere.

Immaginate per un momento che non fossero due milioni di Palestinesi a Gaza che per lo più sono profughi del 1948, ma i 6 milioni di profughi siriani in Turchia, Libano e Giordania che avessero organizzato una marcia per tornare nelle loro case che avevano perduto in Siria fin dal 2011. Supponete che, mentre si avvicinavano al confine siriano venissero colpiti dal fuoco dell’esercito siriano e che centinaia di loro venissero uccisi o feriti. La Siria avrebbe certamente dichiarato che i dimostranti erano armati e pericolosi, anche se questo sarebbe stato contradetto dall’assenza di vittime tra i militari siriani.

Il grido di protesta internazionale contro il sanguinario regime siriano lanciato da Washington, Londra, Parigi e Berlino  sarebbe risuonato in tutto il mondo. Boris Johnson avrebbe denunciato Assad per essere un macellaio e Nikki Haley, l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU avrebbe tenuto in mano foto dei morti e dei moribondi di fronte al Consiglio di Sicurezza.

Naturalmente, Israele avrebbe negato furiosamente che ci fosse qualsiasi parallelo tra le due situazioni. Il portavoce del suo governo, David Keyes, ha rimproverato la CNN per avere usato la parola “protesta” , quando “ciò che è realmente accaduto è che Hamas ha progettato un evento con il quale volevano che migliaia di persone sciamassero a Israele, schiacciassero Israele e commettessero azioni terroristiche, In effetti, abbiamo catturato delle immagini di persone che sparavano, che piazzavano bombe, che sparavano razzi.”

In realtà non è mai venuta fuori nessuna fotografia di questi dimostranti presumibilmente bene armati. Quattro giorni dopo, però, l’Osservatorio per i Diritti Umani ha pubblicato un rapporto intitolato: illegali uccisioni a Gaza, illegali e calcolate. Funzionari israeliani –  Luce verde all’Uccisione di Dimostranti Disarmati, in cui si diceva che “non poteva trovare alcuna prova che qualche dimostrante usava armi da fuoco”. Aggiungeva che era venuto fuori che il filmato pubblicato dall’esercito israeliano che mostrava due uomini che sparavano a soldati israeliani non era stato girato durante la protesta.

I ministri israeliani sono imperturbabili di fronte al fatto che vengano screditate le affermazioni che i dimostranti costituiscono una minaccia militare per Israele. Il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman ha detto che i soldati israeliani avevano tenuto lontani gli agenti del ramo militare di Hamas abilmente e risolutamente… Hanno il mio appoggio completo.” La politica del ‘fuoco a volontà’ sta continuano come prima e il risultato è che l’organizzazione israeliana per i diritti umani, B’Tselem, ha lanciato una campagna che si chiama “Mi spiace,  comandante, non posso sparare” che incoraggia i soldati a rifiutarsi di sparare a civili disarmati per il motivo che è un’azione illegale.

Perché l’aumento delle proteste israeliane arriva adesso e perché Israele reagisce così violentemente? Non c’è nulla di nuovo nelle dimostrazioni palestinesi per la perdita della loro terra e per la reazione militare aggressiva di Israele. Ci possono, però, essere motivi particolari per cui uno scontro accade adesso, come per esempio, la rabbia dei palestinesi per la decisione presa in dicembre dal Presidente Trump, di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e per lo spostamento dell’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme. Questo ha pubblicizzato l’appoggio incondizionato di Washington alla posizione israeliana  e il

disprezzo degli Stati Uniti per i Palestinesi e per qualsiasi residua speranza che questi potrebbero dover ottenere almeno qualche concessione con l’aiuto degli Stati Uniti.

La stampa israeliana ha riferito che il forte appoggio da parte dell’amministrazione Trump è stato un ulteriore motivo per cui il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu pensa che una cattiva pubblicità per le sparatorie a Gaza non danneggeranno la posizione di Israele negli Stati Uniti. In passato, controversie sui massacri di Palestinesi o di Libanesi compiuti di Israele, ha talvolta provocato una reazione negativa degli Stati Uniti che ha limitato l’uso della forza da parte di Israele.

Finora Israele affrontato poche critiche da media internazionali che non sono interessati alla storia di Gaza, oppure sono contenti di essere d’accordo con l’interpretazione degli eventi che fa Israele. Il vocabolario usato dagli organi di stampa è spesso rivelatore: per esempio, il sito web della BBC il 31 marzo aveva un titolo che diceva: “Confine tra Gaza e Israele: scontri provocano la morte di 16 Palestinesi e il ferimento di centinaia”. La parola “scontri” implica il combattimento tra due gruppi in grado di combattersi, anche se, come dice l’Osservatorio per i Diritti Umani, i dimostranti non pongono alcuna minaccia a una macchina militare israeliana che ha un potere assoluto – un argomento rafforzato dal fatto che tutti i morti e i feriti sono palestinesi.

Probabilmente gli Israeliani stanno valutando male l’impatto dell’uso eccessivo della forza sull’opinione: nell’età dell’ wifi e di internet, le immagini esplicite delle vittime di violenze vengono trasmesse immediatamente al mondo, spesso con un effetto devastante. Come in Siria e in Iraq, il prezzo politico dell’assedio o del blocco di zone urbane come Gaza o la Ghouta Orientale sta aumentando perché è impossibile che impedire che le informazioni sulle sofferenze di coloro intrappolati dentro queste enclave diventino pubbliche, anche se questo potrebbe non avere alcun impatto sul corso degli eventi.

Contrariamente alle dichiarazioni di Keyes, ‘idea di una dimostrazione di massa contro la recinzione   sembra essere emersa per la prima volta sui media sociali a Gazam ed è soltanto in seguito adottata da Hamas. E’ l’unica strategia che probabilmente mostra dei risultati per i Palestinesi perché non hanno alcuna opzione militare, né alleati potenti, e la loro leadership è moribonda e corrotta. Hanno però i numeri: un recente rapporto al parlamento israeliano dice che ci sono grosso modo 6,5 milioni arabi palestinesi che e un uguale numero di cittadini ebrei in Israele e in Cisgiordania, senza contare quelli a Gerusalemme Est e a Gaza. Di solito Israele ha avuto maggiore difficoltà a trattare con movimenti di massa come quelli non violenti per i diritti civili tra i Palestinesi, rispetto a quella avuta a combattere le insorgenze armate.

Keyes sostiene che le dimostrazioni sono organizzate da Hamas, ma, anche in questo caso, si sbaglia su un punto importante, perché i testimoni sul posto dicono che l’impulso per le proteste arriva da gruppi non politici e da individui. Esprimono la frustrazione con i leader palestinesi falliti, divisi ed egoisti, sia di Hamas che di Fatah. L’aspetto più pericoloso della situazione nei termini del suo potenziale di violenza, potrebbe essere che nessuno è realmente responsabile.

Nella foto: | Gaza: i dimostranti  palestinesi bruciano centinaia di pneumatici,

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/israel-has-faced-little-criticism-over-palestinian-deaths/

Originale: The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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