Colombia, Farc e governo firmano la pace

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha ordinato ieri all’esercito di dar corso al cessate-il-fuoco firmato con i ribelli delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) che dovrebbe metter fine a mezzo secolo di conflitto violento tra la più numerosa guerriglia marxista del continente americano e uno dei governi finora più soggetti all’influenza di Washington e delle oligarchie reazionarie locali.

“Come capo dello Stato e comandante in capo delle forze armate, ho ordinato un definitivo cessate-il-fuoco con le Farc a partire da mezzanotte di lunedì”, ha affermato Santos. “Il conflitto armato con le Farc – ha aggiunto il capo dello Stato – è finito”. Le Farc vennero fondate nel 1964 come fronte militare del Partito Comunista e come strumento di autodifesa dei contadini e dei lavoratori delle aree più povere contro i soprusi e le violenze esercitate in maniera indiscriminata dalle bande di sicari al servizio dell’oligarchia che controllava i partiti Liberale e Conservatore, al potere per numerosi decenni.

Grazie alla fondamentale mediazione cubana durata parecchi anni e alla presenza dei rappresentanti dei governi garanti – Norvegia, Cile, Venezuela – il Governo colombiano e le Farc hanno firmato un complessivo accordo di pace che sarà sottoposto a referendum popolare il prossimo 2 ottobre.

“Il governo colombiano e le Farc annunciano di aver raggiunto un accordo finale, pieno e definitivo…sulla fine del conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura in Colombia”, recita la nota diffusa dalle due delegazioni dall’Avana dove si sono svolti i colloqui di pace negli ultimi quattro anni.

A proposito del voto di ratifica fissato per il 2 ottobre il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha detto: “Sarà il voto più importante delle nostre vite. E’ un’opportunità storica e unica…di lasciarci alle spalle questo conflitto e dedicare i nostri sforzi a costruire un Paese più sicuro, affidabile, equo, istruito, per tutti noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti”.

“Gli ex membri delle Farc che hanno deposto le armi potranno accedere alla vita democratica del paese. Dovranno solo, come qualsiasi altra organizzazione politica, ottenere il consenso elettorale dei cittadini con opportune proposte e argomentazioni” ha concluso il presidente colombiano.

“Amici del governo colombiano, credo che insieme abbiamo vinto la più bella della battaglie, quella della pace per la Colombia” ha dichiarato da parte sua Ivan Marquez, capo delegazione delle Farc ai colloqui di pace dell’Avana.

I negoziati si sono conclusi dopo quasi quattro anni e hanno messo fine a un conflitto costato la vita a oltre 200mila persone e che ha provocato quasi 7 milioni di sfollati. I colloqui, iniziati nel novembre del 2012, si sono conclusi quando entrambe le parti si sono impegnate a definire gli ultimi dettagli dell’accordo.

Manuel Santos rappresenta quella parte dell’oligarchia che nella fine del conflitto armato con la guerriglia di sinistra – colloqui sono in corso anche con l’Esercito di Liberazione Nazionale, altra formazione armata di ispirazione marxista – vede la possibilità di modernizzare lo stato e ampliare l’integrazione regionale con il resto dell’America Latina.

Ma una parte dell’oligarchia, rappresentata dall’ex presidente Alvaro Uribe rema decisamente contro la normalizzazione politica e l’integrazione della guerriglia all’interno della vita politica colombiana. Nei mesi scorsi la destra reazionaria guidata da Uribe ha organizzato manifestazioni in diverse città del paese contro la firma dell’accordo con le Farc e sta mobilitando tutti gli strumenti a sua disposizione per boicottare il referendum del 2 ottobre. Gli apparati dello stato che fanno riferimento a Uribe hanno negli ultimi quattro anni fatto ricorso anche a complotti e attentati pur di far fallire le trattative, in coordinamento con alcuni ambienti di Washington e le oligarchie reazionarie del vicino Venezuela.

Per ora i sondaggi non sono particolarmente favorevoli alla vitttoria del si nel referentum del 2 ottobre. Secondo un sondaggio Ipsos dell’inizio di agosto il 50% degli elettori voterebbe ‘no’, e solo il 39% si esprimerebbe a favore della fine della repressione. Un altro sondaggio più recente pubblicato il 18 agosto da Datexco dà il ‘si’ al 32% e il ‘no’ al 29. L’88% dei colombiani interpellati da Ipsos ritiene inoltre che i comandanti delle Farc dovrebbero scontare pene detentive nonostante la fine della lotta armata, e il 75% pensa che dovrebbero essere esclusi dalla vita politica. Un ostacolo non indifferente al raggiungimento di una pace giusta con una guerriglia che controlla ampie porzioni del territorio statale e che dispone di circa 7 mila combattenti.

L’accordo, limato dalle delegazioni fino all’ultimo, é composto da sei capitoli sulla giustizia per le vittime, la riforma della terra, la partecipazione politica degli ex-ribelli, la lotta al traffico di droga, il disarmo e l’attuazione e monitoraggio dell’accordo stesso. In base a quanto deciso all’Avana, le Farc cominceranno a trasferire i circa 7mila combattenti dalla giungla in campi di disarmo creati dall’Onu, per poi trasfromarsi in partito politico. Le armi deposte verranno fuse per realizzare tre monumenti alla pace, mentre tribunali speciali saranno istituiti per giudicare i reati commessi durante il conflitto: per quelli meno gravi sarà concessa l’amnistia, che invece non coprirà massacri, torture e stupri. Non ci sara’ impunita’, ha assicurato Santos. Se non per i dirigenti dello Stato, dell’Esercito e della Polizia di Bogotà responsabili di crimini efferati ai danni non solo della guerriglia e delle sinistre ma anche della popolazione …

Sorgente: Colombia, Farc e governo firmano la pace | Contropiano

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