Bilancio del governo provvisorio: ritorno al passato in sette giorni

Pedro Rafael Vilela

Temer annuncia un’agenda rifiutata nelle urne, apre il cammino alle privatizzazioni e al taglio dei programmi sociali.

In una sola settimana di esistenza, la gestione del presidente Michel Temer (PMDB) già colleziona critiche e una grande insoddisfazione popolare. E non solo di settori sostenitori del PT e del governo di Dilma, ma anche delle stesse componenti che hanno appoggiato il processo di impeachment.

La linea del governo provvisorio è stata concepita durante le prime ore da Temer, come capo del Potere Esecutivo Federale, e giorno dopo giorno una nuova misura o annuncio ha creato ancor più instabilità per il suo governo –considerato da ampi settori come illegittimo– che corre contro il tempo per mostrare la propria opera di fronte al giudizio finale, da parte del Senato, sull’allontanamento definitivo o no della presidente Dilma Rousseff, la quale può riprendere il mandato. Tutto questo in mezzo ad una serie di manifestazioni popolari che continuano ad occupare le strade di diverse città del Brasile chiedendo “Fuori, Temer”.

Brasil de Fato ha sollevato le principali polemiche e decisioni del governo provvisorio, applicate fino ad ora.

Diversità

Annunciando una composizione ministeriale formata solo da uomini, tutti bianchi e ricchi, il presidente provvisorio è riuscito a disgustare greci e troiani, venendo contestato perfino dai suoi alleati. L’assenza di donne, qualcosa che non avveniva dalla presidenza del generale Ernesto Geisel, durante la Dittatura Militare, oltre alla mancanza di persone nere in primo piano, sono state oggetto di critiche in diversi mezzi di comunicazione stranieri e ha dominato i temi nelle reti sociali. Donne e popolazione nera sono maggioranza in Brasile. Uno dei principali quotidiani dell’Inghilterra, The Guardian, per esempio, ha descritto il ministero di Temer come “molto testosterone e poca melanina”. Secondo il quotidiano, la composizione del nuovo governo mostra che la “vecchia élite del Brasile è di nuovo al comando”.

Le ripercussioni sono state così negative che Temer è passato ad esigere indicazioni di donne per gli altri posti chiave del governo. In un episodio indicativo, niente meno che cinque donne, tra loro la cantante Daniela Mercury e la giornalista Marília Gabriela, hanno rifiutato l’offerta dell’incarico di segretaria nazionale della Cultura, fatta dal presidente provvisorio, dimostrando insoddisfazione con i percorsi del suo governo.

Riduzione di portafogli

La riduzione del numero dei ministeri, misura normalmente difesa dal mercato finanziario, ha finito con l’essere un contraccolpo, ripercuotendosi in modo negativo in alcuni gruppi e categorie. È il caso del Ministero della Cultura unito al Ministero dell’Educazione –una ripetizione di ciò che fece l’ex presidente Fernando Collor nel 1990– che è stato duramente criticato da riconosciuti artisti come Caetano Veloso e Wagner Muora.

Anche la lotta alla corruzione è stata lasciata in secondo piano con la decisione di abolire il Revisorato Generale dell’Unione (CGU) della struttura della Presidenza della Repubblica e unirlo al Ministero per la Trasparenza, l’Indagine e il Controllo recentemente creato. Secondo degli specialisti, la CGU ha perso lo status di super ministero legato alla Presidenza e, con questo, lo stato ha ridotto la capacità di effettuare la revisione dei conti negli altri organismi dell’amministrazione federale e di indagare sull’uso delle risorse pubbliche concesse a imprese e altri enti federali.

Ministri al di sopra di ogni sospetto

Michel Temer non ha esitato anche a nominare per il suo ministero nomi coinvolti in scandali di corruzione. Due di loro sono direttamente indagati per l’Operazione Lava Jato (Lavaggio a pressione), che sta andando avanti su presunti casi di corruzione nell’impresa statale Petrobras: Romero Jucá (Programazione) ed Henrique Alves (Turismo). Altri titolari del governo sono stati citati nel sistema di corruzione nella Petrobras, come Geddel Vieira Lima (Casa Civile), Bruno Araújo (Città), Mendonça Filho (Educazione e Cultura), Raul Jungmann (Difesa) e Ricardo Barros (Sanità). Gli ultimi quattro appaiono nella “lista Odebrecht”, sequestrata nella 24ª fase dell’Operazione Lava Jato, e che riunisce più di 200 politici che avrebbero ricevuto donazioni, che potrebbero essere “fondi neri”, dalla maggiore impresa di costruzioni del paese

Privatizzazione nella Sanità ed Educazione

I nuovi titolari del portafoglio della Sanità e dell’Educazione e Cultura hanno fatto questa settimana delle controverse dichiarazioni. Ricardo Barros (PR), ministro della Sanità, ha affermato in una intervista che il governo non riesce più a sostenere i diritti fondamentali dei cittadini, come l’accesso universale alla sanità. Ha annunciato che mancano risorse e che il governo federale non avrebbe coperture finanziarie per dare questo tipo di garanzia ai brasiliani. Ha anche difeso che la popolazione passi ai programmi sanitari privati, a detrimento del Sistema Unico di Sanità (SUS), che è pubblico. Barros ha avuto la sua campagna elettorale finanziata da una assicurazione privata.

Nel Ministero dell’Educazione e della Cultura, Mendonça Filho (DEM), ha detto che appoggerà la riscossione di rate nelle università federali per programmi di specializzazione e di post laurea. Il ministro appartiene al partito che è stato contro la politica delle quote raziali e sociali nelle università, ed è giunto ad entrare nel Supremo Tribunale Federale per tagliare il Programma Università per Tutti (ProUni), creato durante il governo di Lula, che ha dato più di un milione di borse di studio a studenti poveri nelle facoltà private.

Ripercussioni internazionali

Temer ha anche affrontato, in questa prima settimana, la reazione internazionale di fronte all’allontanamento temporaneo di Dilma Rousseff dall’incarico. Ecuador, Cuba, Nicaragua, Cile, Bolivia, Uruguay, El Salvador e Venezuela hanno fatto le dichiarazioni più dure contro il governo provvisorio. Perfino lo stesso silenzio degli Stati Uniti ha messo in imbarazzo Temer, ci si aspettava una telefona di Barack Obama per riconoscere il nuovo governo.

Solo l’Argentina ha manifestato rispetto al presidente in carica, ma ha messo in evidenza, in una nota, la preoccupazione per i malcontenti sulla legittimità del processo contro Dilma. Oltre a questi governi, anche l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) e l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) hanno manifestato preoccupazione.

In Europa, i partiti dei primi ministri dell’Italia, Matteo Renzi, e della Germania, Angela Merkel, oltre la partito del presidente della Francia, François Hollande, hanno considerato un abuso la procedura adottata per allontanare Dilma.

19 maggio 2016

Brasil de Fato / Resumen Latinoamericano

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Pedro Rafael Vilela, “Balance del gobierno interino: vuelta al pasado en siete díaspubblicato il 19-05-2016 in Resumen Latinoamericano, su [http://www.resumenlatinoamericano.org/2016/05/19/brasil-balance-del-gobierno-interino-vuelta-al-pasado-en-siete-dias/] ultimo accesso 25-05-2016.

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