In Brasile, ora la vittoria o la sconfitta si gioca nelle strade

Carlos Aznárez

Il colpo di stato è già stato consumato. Il Brasile passa a far parte, insieme all’Honduras e al Paraguay, della lista di paesi dove l’Impero ha provato, come se fosse un gigantesco laboratorio, la nuova formula destituente di governi neo-sviluppisti. Una ricetta “moderata” secondo alcuni analisti che la vivono sulla propria carne, ma brutale, come è il capitalismo nella sua vera essenza, se la si misura tenendo conto dell’esempio argentino, dove in pochi mesi decine di migliaia di persone hanno perso il proprio lavoro e le speranze di costruire un futuro più o meno stabile. Un attacco che in prima istanza è regionale e mondiale se si pensa in termini assoluti, giacché da vari anni sta venendo impiegata per recuperare il tempo che ha portato gli strateghi di Washington a constatare che quello che hanno cercato in Medio Oriente -distruggendo un paese dopo l’altro- in Latinoamerica lo potevano ottenere più facilmente.

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