Amnesty condanna le minacce di Israele contro gli attivisti BDS

Amnesty International sollecita il governo israeliano a porre fine alle minacce e agli attacchi contro i difensori dei diritti umani dei palestinesi e degli israeliani, tra cui i leader del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). Nel frattempo, gruppi della società civile europei stanno lanciando una nuova campagna per difendere la libertà di parola contro i tentativi da parte di Israele, e dei leader europei ad esso alleati, di limitarla.

“Un’escalation di atti intimidatori da parte del governo e di attacchi e minacce da parte dei coloni e altri attori non statali hanno creato un’atmosfera sempre più pericolosa” per i difensori dei diritti umani in Israele e in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza occupati, ha affermato martedì scorso Amnesty.

L’organizzazione ha espresso particolare preoccupazione per la “sicurezza e la libertà del difensore dei diritti umani dei palestinesi, Omar Barghouti, e altri attivisti del movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), a seguito di inviti che alludevano a minacce, anche di danni fisici e privazione dei diritti fondamentali, da parte di ministri di Israele”. Le minacce sono state lanciate durante la conferenza Stop the Boycott (Fermare il Boicottaggio) tenutasi a Gerusalemme il 28 marzo con la partecipazione di leader israeliani e di diplomatici UE e USA.

“Una dichiarazione particolarmente allarmante è venuta dal ministro israeliano dei Trasporti, lnformazione ed Energia Atomica, Yisrael Katz, che ha esortato Israele a impegnarsi in ‘eliminazioni civili mirate’ dei leader BDS, con l’aiuto dei servizi segreti israeliani” ha dichiarato Amnesty. Ha anche rilevato che il termine impiegato da Katz “allude agli ‘omicidi mirati’ utilizzati per descrivere la politica di Israele di colpire membri di gruppi armati palestinesi.” Amnesty ha inoltre condannato la dichiarazione del Ministro della Pubblica Sicurezza di Israele, Gilad Erdan, secondo cui gli attivisti, tra cui Barghouti, dovrebbero “pagare il prezzo” del loro lavoro, anche se Erdan ha negato di incitare a procurare danni fisici. Allo stesso modo, il Ministro degli Interni, Aryeh Deri, ha minacciato di revocare il permesso di residenza di Barghouti.

“Un po’ più sicuro”

Amnesty ha descritto queste affermazioni come i più gravi esempi fino ad oggi di “minacce e intimidazioni” e ha invitato i ministri israeliani a sostenere i diritti umani ed evitare “osservazioni pubbliche che incitino alla violenza” contro Barghouti e altri difensori dei diritti umani. Israele dovrebbe anche “ritirare [la] minaccia di limitare arbitrariamente la sua libertà di movimento e di annullare l’autorizzazione di residenza permanente in Israele”. Barghouti ha accolto con soddisfazione l’uscita pubblica di Amnesty. “Mi sento già un po’ più sicuro dopo questa chiara posizione presa da Amnesty International”, ha detto Barghouti a Electronic Intifada.

“Essa non solo critica le intimidazioni e le violente minacce del governo israeliano contro di me e i miei colleghi BDS, ma difende anche il nostro diritto di impegnarsi nel movimento nonviolento BDS per difendere i diritti del popolo palestinese in base alla legislazione internazionale”, ha aggiunto. Omar Barghouti, co-fondatore del movimento BDS, ha anche rinnovato il suo appello a isolare Israele. “Le Nazioni Unite e tutti gli stati devono respingere con forza i tentativi ‘ben oliati’ di Israele di delegittimare il movimento BDS e sostenere il nostro diritto al BDS,” ha detto. “Il modo più efficace di chiedere conto al regime oppressivo di Israele dei suoi gravi crimini contro il popolo palestinese è imporre su di esso ampie sanzioni simili a quelle adottate contro l’apartheid in Sudafrica.”

In contrasto con la posizione di Amnesty, l’ambasciatore Lars Faaborg-Andersen, massimo inviato dell’UE a Tel Aviv che ha partecipato alla conferenza Stop the Boycott, si è rifiutato di condannare le minacce israeliane.

Legiferare il silenzio

Amnesty ha osservato che le minacce contro gli attivisti BDS rientrano nell’ambito di un vasto attacco ai difensori dei diritti umani palestinesi e israeliani da parte del governo e di attori non statali volti a sopprimere la libertà di espressione e di riunione. Gli episodi citati da Amnesty comprendono le minacce di morte contro Imad Abu Shamsiyeh, il palestinese che il 24 marzo ha filmato l’esecuzione a sangue freddo di un giovane a Hebron da parte di un soldato israeliano; la serie di minacce di morte nei confronti del personale del gruppo palestinese per i diritti umani Al-Haq; gli arresti degli attivisti di Hebron contro lo colonizzazione, Issa Amro e Farid al-Atrash; l’imprigionamento del deputato palestinese Khalida Jarrar, e le invettive e “feroci” minacce dirette a Breaking the Silence, un gruppo israeliano che raccoglie e pubblica le confessioni anonime di abusi compiuti da soldati israeliani.

Amnesty ha anche sottolineato che negli ultimi anni “le autorità israeliane hanno elaborato una serie di leggi che limitano lo spazio per l’opposizione alle politiche e alle azioni del governo israeliano.” In questo momento si stanno facendo strada attraverso il parlamento ulteriori leggi “che sembrano essere mirate alla riduzione della libertà di espressione e alla libertà di associazione”, ha dichiarato Amnesty. Queste includono il cosiddetto disegno di legge sulla trasparenza, misura che è vista come un attacco ai gruppi critici della condotta di Israele riguardo ai diritti umani. Un altro è il disegno di legge “Fedeltà nella Cultura”, che darebbe al governo il potere di ritirare, con effetto retroattivo, i finanziamenti alle attività culturali che “contrastano con i principi dello Stato”.

Il diritto di BDS

Questa settimana una coalizione di gruppi della società civile europea ha lanciato una nuova campagna per sostenere la libertà di parola e di azione politica a favore dei diritti dei palestinesi. Il Coordinamento Europeo dei Comitati e delle Associazioni per la Palestina (European Coordination of Committees and Associations for Palestine – ECCP) invita le organizzazioni dei diritti umani, i gruppi per le libertà civili, i movimenti sociali, sindacati e partiti politici a firmare una petizione all’Unione Europea che “si opponga agli attacchi guidati dal governo contro la libertà di parola e le libertà civili attuati al fine di minare le iniziative per i diritti umani della società civile a sostegno della lotta del popolo palestinese per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.”

“Poiché Israele è sempre meno capace di giustificare il suo regime di apartheid e di colonialismo degli insediamenti sul popolo palestinese e i suoi sistematici massacri di palestinesi a Gaza, sta cercando il sostegno dei governi in Europa e negli Stati Uniti per minare la libertà di parola come un modo per proteggersi dalle critiche e dalle misure volte a costringerlo a rendere conto delle sue gravi violazioni del diritto internazionale”, afferma l’ECCP, citando recenti esempi di repressione da parte delle autorità del Regno Unito e Francia, nonché le minacce da parte di ministri israeliani. “Indipendentemente dalla loro posizione sul BDS, le organizzazioni dei diritti umani e singoli cittadini del mondo che si occupano di diritti civili e dei diritti umani devono prendere una posizione chiara per difendere il diritto a sostenere il BDS come una questione di coscienza e la libertà di parola e strumento non violento della società civile per promuovere i diritti fondamentali dei palestinesi”, aggiunge l’ECCP.

( Fonte: bdsitalia.org )

Sorgente: 22-4-16_Amnesty-Condanna

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