Corea del Nord (RPDC) DUE PESI E DUE MISURE

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  1. I precedenti storici

L’era nucleare è iniziata nell’agosto del 1945 con lo sgancio delle due bombe sul territorio giapponese a Hiroshima (all’uranio) e Nagasaki (al plutonio) da parte dell’aviazione statunitense. Che questo crimine fosse stato perpetrato per “accelerare” la fine della guerra, ormai non è creduto più da nessuno. Il Giappone aveva già subito distruzioni ancor più ampie con bombardamenti “convenzionali” (come i ripetuti bombardamenti di Tokio, che provocarono una tale devastazione da indurre i comandi a non sganciare lì gli ordigni nucleari, essendo quello ormai un obiettivo virtualmente “cancellato”) e inoltre la scarsa produzione di allora di materiale fissile sconsigliava di “sprecarlo” in “dimostrazioni” inefficienti.

In realtà la vera accelerazione alla resa del Giappone fu costituita dall’entrata in guerra dell’URSS l’8 agosto del 1945, che spazzò via in pochi giorni l’esercito imperiale dalla Manciuria e minacciò di invadere il Giappone con un massiccio esercito, passando dall’isola di Sachalin (occupata l’11 agosto, prima della resa del 15 agosto annunciata dall’imperatore), quindi per via sostanzialmente terrestre e non per via di pericolosi sbarchi dal mare, come avrebbero dovuto fare gli statunitensi.

Possiamo dire che l’unica volta che ufficialmente (ci esprimiamo in modo così cautelare perché non è ancora stato accertato se non siano state usate armi nucleari “tattiche” in Iraq) è stata usata l’arma nucleare, è stato fatto dagli USA e non per “abbreviare” una guerra in corso contro i propri nemici (il Giappone), ma come minaccia preventiva verso quelli che in quel momento erano i propri alleati (l’URSS), che invece stavano facendo fronte ai propri impegni diplomatico-militari.

 

  1. L’era nucleare

Fin dagli albori dell’era nucleare, scopo dei comandi militari è stato quello di assicurarsi la supremazia “strategica”, ossia la possibilità di poter colpire il territorio di un altro stato col fine di distruggerne il potenziale bellico e infrastrutturale. Fino a quando gli Stati Uniti avevano il monopolio dell’arma atomica, per loro il problema fu solo di assicurarsi di poter portare in modo efficiente ed affidabile queste armi sul territorio nemico, in modo da rendere la minaccia concreta, senza affrontare uno scontro terreste, dove avrebbero certamente avuto la peggio. In realtà la carenza di vettori affidabili, l’arretratezza e la lentezza della produzione di testate e soprattutto la posizione risoluta dell’URSS, che non si lasciò intimorire ed anzi rese credibile l’unica minaccia con la quale poteva rispondere allora di invadere l’Europa occidentale, salvò il mondo dall’olocausto nucleare,

Per approfondimenti consigliamo il libro di Filippo Gaja “Il secolo corto” Maquis Editore, 1994. http://www.resistenze.org/sito/se/li/seli6n08.htm

L’URSS nel 1949 ristabilì l’equilibrio del terrore dotandosi anch’essa di un armamento nucleare.

A MINACCIA CREDIBILE SI DEVE RISPONDERE SEMPRE CON MINACCIA CREDIBILE

Per fermare la corsa agli armamenti fu sottoscritto il “Trattato di Non Proliferazione nucleare” (TNP) da USA, Regno Unito e Unione Sovietica il 1° luglio 1968 ed entrò in vigore il 5 marzo 1970. Francia e Cina vi aderirono nel 1992. La Nord Corea, prima firmò il trattato, in seguito si ritirò riprendendo nel 2001 e nel 2002 il proprio programma nucleare, in un determinato contesto internazionale in cui gli USA indicarono la Corea del Nord come “stato canaglia” davanti al mondo intero e come possibile obiettivo di un attacco preventivo. India, Israele e Pakistan non l’hanno mai firmato. Bisogna inoltre precisare che il Trattato internazionale di Bando Complessivo dei Test Nucleari (CTBT – Comprehensive Test BanTreaty) elaborato in seno alla Conferenza del Disarmo tra il 1993 e 1996 e adottato dall’ONU il 10 settembre 1996, non è mai entrato in vigore non essendo stato ratificato dal numero minimo di paesi previsti dal trattato stesso. Tra questi ci sono gli Stati Uniti d’America e Israele che hanno solo firmato come Cina, Iran e Egitto, mentre India, Pakistan e Corea del Nord non hanno firmato. Tale trattato se in vigore prevederebbe il divieto totale di Test nucleari, non lo smantellamento degli arsenali nucleari esistenti, con la conseguenza che non si realizzerebbe un reale disarmo, ma sarebbe impedito ad altri paesi, come la Corea del Nord, di dotarsi di armi nucleari.

La “dissuasione” strategica si è imperniata sulla filosofia della “triade nucleare”, che prevede la presenza di un arsenale atomico per tutte e tre le Armi (esercito, marina e aviazione) che dà corpo alla Mutual Assured Destruction (MAD), la capacità di sferrare un attacco nucleare altrettanto devastante anche dopo averne subito uno. Di norma l’esercito è responsabile dei missili balistici intercontinentali ICBM, la marina dei missili imbarcati sui sommergibili e l’aviazione dei bombardieri strategici. Non siamo in grado di giudicare quanto questa strategia derivi da reali necessità strategiche o da rivalità di prestigio degli apparati militari.

Il quadro internazionale è il seguente.

Tra tutte le potenze nucleari di oggi, solo le seguenti tre nazioni hanno una triade nucleare “completa”: Russia, Stati Uniti, Cina

Triade incompleta. Le altre potenze nucleari sono organizzate in vari modi:

Francia Fino al 1996 era in possesso di una triade nucleare completa, oggi mantiene in servizio solo le componenti navale e aerea organizzate nella Force de frappe. La componente terrestre è stata smantellata nel 1997.

Regno Unito oggi tutte le sue armi atomiche sono imbarcate sui sottomarini, che costituiscono dunque il suo unico strumento di deterrenza.

Israele Presente solo la componente terrestre, la componente aerea è sprovvista di bombardieri strategici, ma i caccia possono essere eventualmente dotati di missili aria-superficie con testata nucleare; la componente navale è sprovvista di sottomarini nucleari, ma è prevista la possibilità di lanciare missili da crociera con testata nucleare dai sottomarini convenzionali.

Pakistan Presente solo la componente terrestre, la componente aerea è sprovvista di bombardieri strategici, ma i caccia possono essere eventualmente dotati di missili aria-superficie con testata nucleare.

India Presente solo la componente terrestre, la componente navale risulta in fase di sviluppo, la componente aerea è sprovvista di bombardieri strategici, ma i caccia possono essere eventualmente dotati di missili aria-superficie con testata nucleare.

Corea del Nord Presente solo la componente terrestre, completamente assenti le componenti navale e aerea.

Di conseguenza si può asserire che USA, Russia, Francia e GB sono gli unici a possedere testate nucleari “strategiche”.

Secondo i dati del SIPRI riferiti all’inizio del 2015 vi sono circa 15.850 armi nucleari nel mondo, di cui circa il 90% appartenenti agli USA e alla Russia. Circa 4300 sono operative e circa 1800 in allerta operativa. Circa 200 bombe termonucleari (B61 a gravità) degli USA sono dislocate in sei basi in cinque Paesi in Europa: Belgio, Germania, Italia, Olanda e Turchia. L’unico arsenale in aumento è quello della Cina. Con la ratifica del Trattato START, USA e Russia si sono impegnati nella riduzione dei propri arsenali, che tuttavia sono in fase di ammodernamento con armi più efficaci.

Testate nucleari nel 2015

Russia: 7500 (1780 attive), USA: 7260 (2080 attive), Francia: 300 (290 attive), Cina: 260 (nessuna attiva), GB: 215 (150 attive), Israele: più di 80 (nessuna attiva, anche se non c’è alcuna certezza di dati), Pakistan: 100-120 (nessuna attiva), India: 90-110 (nessuna attiva), Corea del Nord: meno di 10 (nessuna attiva).

Test nucleari effettuati accertati dal 1945 ad oggi

USA: 1054; URSS-Russia: 715; GB: 49; Francia: 211; Cina: 45; India: 6; Pakistan: 6; Corea del Nord: 4

Siti test nucleari

USA (dati ufficiali): 904 in Nevada, 106 nelle Isole Marshall, Pacifico, 3 Oceano Atlantico del Sud, 17 in Alaska, Colorado, Mississippi, New Mexico e Nevada, altri.

Russia-URSS (dati ufficiali): La maggior parte a Semipalatinsk in Kazakistan e Novaya Zemlya arcipelago russo nel mar Artico. Altri test in Uzbekistan, Ucraina e Turkmenistan.

Francia (dati ufficiali): 17 nel deserto del Sahara e 193 nella Polinesia Francese. Di questi 4 aerei a Reggane (Algeria) e 13 terrestri a Hoggar (Algeria). 41 test aerei a Mururoa (Polinesia Francese) e 5 a Fangataufa (Polinesia Francese). 147 sotterranei, di cui 137 a Mururoa (Polinesia) e 10 a Fangataufa (Polinesia Francese).

Gran Bretagna (dati ufficiali): 21 in Australia nell’Oceano Pacifico, di cui 3 nelle Isole Montebello, 9 nel sud Australia (Maralinga e Emu Field) e nelle Island Christmas. 24 nel Nevada (USA).

Cina (dati ufficiali): LopNur, regione Xinjiang (Cina)

India (dati ufficiali): 1 test (6 esplosioni) Pokhran (India)

Pakistan (dati ufficiali): 5 test (6 esplosioni) a Ras Koh (Pakistan)

Corea del Nord (dati ufficiali): 4 test a Punggye-ri (Corea del Nord)

Missili balistici intercontinentali terrestri sviluppati e in servizio (a lungo raggio – oltre 5.500 km – in grado trasportare anche una o più testate nucleari)

USA: 8 tipi di cui 1 in servizio, Minuteman III (500 missili nelle basi di F.E. Warren nel Wyoming, di Malmstrom nel Montana e di Minotnel Dakota del Nord). Vengono regolarmente testati con lanci dalla base di Vandenberg Air Force in California. Ultimo lancio test di cui si ha notizia nell’ottobre 2015, lanciato da una base nel Wyoming colpendo un bersaglio nelle isole Marshall altri nel 2015 Test intercettatore ICBM previsto nel 2016

Russia: 24 tipi di cui 5 in servizio (369 missili complessivi) + 1 in fase di test (RS-26 Rubezh) e 1 in fase di sviluppo (il Sarmat che entro il 2025 dovrebbe sostituire l’80% dell’intero arsenale nucleare di terra, più potente del Minuteman III. Il governo russo ha annunciato che nel 2016 saranno effettuati 16 lanci di missili intercontinentali, e probabilmente per la prima volta il Sarmat). Diversi lanci test sono stati effettuati nel 2015

Cina: 3 in servizio (DF-4; DF-5; DF-31; circa 80 missili complessivi) + 1 in sviluppo (DF-41) Lanci Test nel 2015

India: 2, 1 in test e 1 in sviluppo, nessuno in servizio

Israele: 2, 1 in servizio

Corea del Nord: 1 in test, nessuno in servizio

Missili Balistici Intercontinentali sottomarini

USA: 4 tipi, 1 operativo (UGM-133 Trident II)

Russia (Urss): 12 tipi, 3 operativi

Gran Bretagna: 2 tipi, 1 operativo

Cina: 2 tipi, 1 operativo

India: 3 tipi, nessuno operativo (in fase di test e sviluppo)

Corea del Nord: 1 tipo, in sviluppo

Lanci Test

USA del Trident II: 157 di cui ultimo nel novembre 2015

Russia del Bulava:

Cina del JL-2 e 3

 

  1. La situazione militare in Corea e nel Pacifico

E veniamo ora alla situazione militare odierna nella penisola coreana.

Spesso ci si dimentica che USA (prima potenza nucleare e militare al mondo) e Corea del Nord sono ancora formalmente in stato di guerra dopo che nella guerra del ’50-’53, l’imperialismo americano uccise oltre un milione e mezzo di persone innocenti con l’utilizzo di armi non convenzionali e batteriologiche (si stima un utilizzo tre volte superiore di Napalm che in Vietnam), dividendo in due la penisola coreana e occupando il Sud.

Questo è l’elenco delle basi militari americane presenti e delle truppe. 11 sono le basi americane in Corea del Sud, di cui 6 esercito, 3 aeronautica, 2 della Marina (http://www.rand.org/content/dam/rand/pubs/research_reports/RR200/RR201/RAND_RR201.pdf ) con schieramento fin dalla seconda metà degli anni ’50 di arsenale nucleare installato nella parte meridionale dell’Antica Penisola di Koryo e nel Giappone, schierando negli ultimi anni nella regione ulteriori armi di distruzione di massa, quali ad esempio portaerei capaci di trasportare centinaia e centinaia di testate nucleari e bombardieri B-2 e B-52 in grado di impiegare arsenali nucleari e sfuggire ai radar nordcoreani.

Nel 2014 le cifre ufficiali della USFK (http://www.usfk.mil/Home.aspx) affermano la presenza di 29.300 (in aumento) soldati USA in Corea del Sud. Tuttavia, le cifre ufficiali non sembrano rispecchiare la reale presenza, come ad esempio denunciato dal quotidiano sud coreano The Hankyoreh che riporta un rapporto del Pentagono del 30 settembre 2011 in cui si attestano a 37.345 le truppe di stanza in Corea del Sud (http://english.hani.co.kr/arti/english_edition/e_international/579051.html).

A queste vanno sommate come retroterra strategico in un eventuale confronto quelle presenti in Giappone.

Allargando l’osservazione, si vede che il comando unificato delle forze armate degli Stati Uniti nel Pacifico, la USPACOM (United States Pacific Command), comprende un personale di circa 154.000 uomini in servizio attivo di stanza in 49 basi dislocate in otto paesi.

Come il grafico dimostra, la maggior parte di essi si concentra in modo permanente nell’Asia nord-orientale, in particolare Corea del Sud e Giappone, dove si stimano circa 35.000 militari, di cui quasi la metà di stanza nella base dell’isola di Okinawa (http://www.rand.org/content/dam/rand/pubs/research_reports/RR200/RR201/RAND_RR201.pdf) .

Nell’agosto scorso si è tenuta la più grande esercitazione congiunta USA-Corea del Sud dalla fine della Seconda guerra mondiale che ha coinvolto 3000 soldati dei due paesi, circa 100 fra carri armati e blindati, 120 mitragliatrici pesanti, 45 elicotteri e 40 aerei.

 

  1. La posizione politica della Repubblica Popolare Democratica di Corea

La RPDC ha sempre affermato categoricamente di non avere alcuna intenzione di scatenare un conflitto nucleare e che impiegherà il proprio potenziale bellico solo in caso di sconfinamento o di attacco preventivo da parte delle truppe nemiche.

Da oltre sessant’anni il Partito del Lavoro di Corea si è impegnato per la firma di un vero trattato di pace con gli Stati Uniti e Seoul, la denuclearizzazione bilaterale della Penisola e una riunificazione pacifica (a questo proposito, si vedano i dieci punti del Presidente Kim Il Sung, circa un’eventuale Repubblica Confederale Democratica, di Koryo).

La RPDC, analizzando l’atteggiamento ostile degli Stati Uniti e facendo perno sulla propria dottrina militare del Songun, ha visto nello sviluppo di un arsenale nucleare un valido deterrente ad una invasione straniera. L’armamento nucleare è infatti una garanzia contro un attacco imperialista, come del resto testimonia il triste destino di altri paesi, ad esempio Iraq e Libia, distrutti dall’imperialismo americano e NATO, e l’aggressione che subisce da cinque anni la Siria.

La RPDC è un paese piccolo, ma con un grande potenziale militare: essa ha, oltre ad un proprio arsenale nucleare, un esercito di un milione e mezzo di soldati effettivi e oltre tre milioni di riservisti.

L’obiettivo della Corea Popolare è, in prospettiva, la firma di un trattato di pace e la riunificazione coreana, possibile solo senza l’ingerenza straniera con la fine dell’occupazione della penisola da parte dell’imperialismo americano. Per questo obiettivo la Corea Popolare insieme allo sviluppo economico (dopo la crisi degli anni ’90) cura parallelamente la crescita del suo deterrente nucleare, difendendo il suo sovrano e indipendente percorso di costruzione del socialismo.

Si veda a questo proposito un rapporto del 2013 dell’ass. Italia-Corea e un articolo di Lorenzo Scala.

Come ha affermato il governo della RPDC dopo il test nucleare dello scorso 6 gennaio: «La pace e la sicurezza autentiche non possono essere raggiunte attraverso umilianti sollecitazioni o compromessi ai tavoli di negoziazione. La dura realtà attuale dimostra ancora una volta e con estrema chiarezza l’immutabile verità che il proprio destino si difende con i propri sforzi. Niente è più stupido di gettare a terra un fucile da caccia al cospetto di un branco di lupi feroci.»

Naturalmente però la minaccia alla pace, secondo tutti i media occidentali asserviti alla propaganda filo-statunitense, è portata dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea, guidata da un irresponsabile psicopatico che sta minacciando il mondo.

Riproduciamo la dichiarazione del Segretario Generale del Partito Comunista, Marco Rizzo:

«I Comunisti sono per il disarmo di tutte le testate nucleari esistenti al mondo. Di tutte però!

Insomma, la realtà ci racconta di  un paese indipendente dall’imperialismo e dalla globalizzazione capitalistica che vuole garantire la propria indipendenza anche con l’arma nucleare. Può esser una scelta opinabile, ma in questa vicenda esistono “due pesi e due misure” assolutamente intollerabili.»

thanks to: ilpartitocomunista.it

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