Medici israeliani, tortura e la World Medical Association

Nunzio Corona

71 medici britannici hanno chiesto al prof. Marmot di “confermare, per favore, a noi e alla redazione del BMJ e del Lancet, l’istituzione di un regolare processo che esamini le prove in una questione di tale gravità per la reputazione morale della professione medica, del WMA e di lei stesso.” E intanto attendono una risposta.


La World Medical Association è un’organizzazione internazionale, a tutt’oggi composta da 111 associazioni mediche nazionali, creata nel 1947 “per garantire l’indipendenza dei medici, e lavorare a favore dei più elevati standard di comportamento etico e cura da parte dei medici, in ogni momento.”[1] L’attuale Presidente, eletto ogni due anni, è il Professor Sir Michael Marmot.

“Ideology with evidence”

Sir Michael Marmot è ormai universalmente conosciuto, anche fuori dell’ambito medico, per la sua intensa attività scientifica e pubblicistica sul tema delle crescenti disuguaglianze in salute e il loro stretto legame con l’organizzazione sociale. Nell’introduzione al suo ultimo libro, a breve anche in italiano, “The Health Gap. The challenge of an unequal world”,[2] Marmot accenna alle polemiche[3] che avevano fatto seguito alle posizioni apparentemente ambigue da lui mostrate su come combattere le disuguaglianze in salute. Pur riconoscendo la valenza politica della salute, nel suo nuovo libro il famoso epidemiologo riafferma, da coerente scienziato positivista, la necessità di attenersi ai “fatti provati”, evidence-based, facendo propria la singolare formula “ideology with evidence”, ideologia sì ma con prove. E afferma Le disuguaglianze in salute che possono essere evitate sono ingiuste… Eliminarle è una questione di giustizia sociale, ma abbiamo assolutamente bisogno di prove.” (p.19)

Già nel 2011 l’importante studioso aveva raccontato nel suo blog i ‘brividi’ di preoccupazione” in lui suscitati dal forzato trasferimento da Gerusalemme a Tel Aviv di una Conferenza Europea dell’OMS di cui era l’ospite più prestigioso.[4] In quell’occasione, l’esperto planetario di come l’ingiustizia sociale sia la causa di profonde disuguaglianze in salute si era mostrato incapace di riconoscere e denunciare i determinanti politici della salute della popolazione palestinese che aveva sotto gli occhi, primo fra tutti l’occupazione militare, l’espropriazione di case e la progressiva colonizzazione della Cisgiordania e di Gaza. Tale posizione di apparente mancata assunzione di responsabilità è di nuovo messa alla prova, nella sua veste di Presidente della WMA, da un agguerrito gruppo di medici britannici.

La World Medical Association, garante dell’etica medica

Alcune settimane fa 71 medici del Regno Unito inviavano al Presidente della WMA, Professor Sir Michael Marmot, “il caso, basato su prove sostanziali, della sistematica complicità nella pratica della tortura dell’Associazione Medica Israeliana (IMA), membro della WMA, e di singoli medici israeliani che operano nell’unità che conduce gli interrogatori.”[5] In una più recente corrispondenza con il prof. Marmot, datata 2 febbraio 2016,[6] i medici firmatari scrivono di avere ricevuto da lui il 18 gennaio una breve e-mail che affermava: Ho ricevuto la vostra lettera e l’ho inoltrata”, e di avere inviato il dossier direttamente al suo indirizzo accademico nel Regno Unito e non alla sede della WMA in Francia, “a causa delle esperienze avute in passato con la segreteria della WMA, che non ha mai risposto, limitandosi semplicemente a proteggere la IMA.”

Gli scriventi riferiscono di mostrarsi “allibiti” nel leggere una lettera, inviata dal professor Marmot al dr. Shimon Samuels del Centro Simon Wiesenthal “appena sette giorni dopo la conferma via e-mail della ricezione [della nostra]”, in cui il Presidente della WMA sembra “sollevare la IMA da ogni responsabilità” accontentandosi, secondo i firmatari, della prevedibile dichiarazione di auto-assoluzione della IMA. Per questo motivo, continuano i medici, “chiediamo un esame trasparente da parte di soggetti neutri”, visto l’esempio, documentato in un allegato, di una ‘indagine’ dell’IMA consistente semplicemente nel “totale rifiuto di prendere in considerazione anche le testimonianze dei prigionieri palestinesi.”

Nella lettera al Centro Wiesenthal, Sir Marmot sostiene di avere fiducia che i nostri colleghi israeliani rimangano fermi sui nostri valori e sulla protezione dei diritti umani. Essi hanno ripetutamente ribadito il loro impegno verso le politiche e le posizioni assunte dal WMA”.  “L’IMA” controbattono i medici britannici “ha, sì, più volte fatto tali affermazioni ma l’evidenza dice che la pratica reale è diversa, ed è così regolarmente da molti anni.” Che questa compromettente lettera tra Marmot e il Centro Wiesenthal sia “ampiamente citata su Internet come una ricusazione del nostro caso e un’attestazione della correttezza della IMA” è comunque del tutto inaccettabile.

Inoltre, la frettolosa trasmissione alla segreteria della WMA, da parte del prof. Marmot, del dossier allegato alla loro lettera, è una dimostrazione agli occhi dei 71 medici che “non vi è stato alcun esame di qualsiasi tipo delle prove che abbiamo sottoposto (in gran parte presentate dai Medici per i Diritti Umani-Israele, un’organizzazione esemplare).”

Le prove per l’ideologia

“Ha letto queste prove?” chiedono con forza a Sir Michael i medici britannici. Siccome il Presidente della WMA “non dice nulla della procedura seguita” i firmatari lo invitano a “dichiarare quali siano le procedure dovute in questi casi, poiché la WMA ha il mandato di garantire che i suoi membri non siano essi stessi in violazione dei suoi principi – in questo caso la Dichiarazione di Tokio contro la tortura.”  “[N]ell’era della medicina basata sulle evidenze”, nonostante il breve tempo intercorso insufficiente per un esame adeguato delle prove sottoposte, “lei ha immediatamente accordato all’Associazione Medica Israeliana il sostegno e l’approvazione del WMA e di lei stesso come suo presidente. Ciò pone la WMA in collusione con queste pratiche. Troviamo tutto ciò straordinario. Ci rivolgiamo a lei come medico accademico di livello internazionale affinché offra la leadership morale che possa cambiare questo stato di cose”.

Secondo i medici firmatari, [i]l sostegno della WMA alla IMA rafforza la volontà di quest’ultima di continuare con la posizione politica (il sostegno incondizionato allo Stato in tutti i suoi operati) mantenuta per molti anni”.  Con questo comportamento il Presidente della WMA “sta ratificando il terribile esempio etico che l’IMA offre ai singoli medici israeliani che operano all’interno delle unità di interrogatorio, e rafforzando l’impunità che coloro che compiono gli interrogatori godono nel trattamento dei detenuti palestinesi.” La lettera continua ricordando come “i Medici per i Diritti Umani-Israele sostengono da lungo tempo che, se i medici israeliani fossero rimossi dalle unità di interrogatorio, la tortura come politica di Stato in Israele non potrebbe continuare. La vicina presenza di medici, infatti, conferisce legittimità morale e medica a quanto accade nelle celle degli interrogatori.”

A sostegno di quanto affermato, i medici firmatari citano la conclusione della relazione annuale (2008) alla Commissione delle Nazioni Unite contro la Tortura della Coalizione United Against Torture (UAT), una coalizione di 14 organizzazioni israeliane e palestinesi per i diritti umani: “[D]all’ultima volta in cui la Commissione ha esaminato Israele, la pratica della tortura e dei maltrattamenti ha continuato senza sosta. La Coalizione UAT desidera informare la Commissione che, a suo parere, l’uso della tortura e dei maltrattamenti da parte delle autorità israeliane contro i palestinesi è diffuso e sistematico. La Coalizione UAT ha registrato le prove di atti, omissioni e complicità da parte di agenti dello Stato a tutti livelli… fino a quando questa cultura dell’impunità non sarà affrontata questa situazione è improbabile che possa migliorare”.

Inoltre, nel Rapporto “Falsificare le prove, Abbandonare la Vittima: il coinvolgimento di professionisti medici nella tortura e maltrattamenti in Israele” (2011), il Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele e i Medici per i Diritti Umani-Israele (PCATI / PHRI) concludono che esistono seri dubbi che la IMA sia disposta a far rispettare queste regole: richieste ribadite con insistenza da parte del PCATI / PHRI, richiamando l’attenzione dell’IMA su casi sospetti di coinvolgimento di medici in torture e trattamenti crudeli o degradanti, non sono state prese in seria considerazione.”

PCATI / PHRI fanno notare che il codice etico di IMA contiene clausole che non concordano con il principio fondamentale dell’etica medica, ossia che il benessere del paziente deve essere l’unica preoccupazione del medico. Il codice dell’IMA richiede al medico di rispettare ‘il bene della società nel suo insieme e il suo diritto a proteggere se stessa’, in questo modo autorizzando il medico ad assistere le autorità di sicurezza su loro richiesta, anche quando ciò può danneggiare i diritti del paziente… Con queste clausole, l’IMA fa’ sì che le esigenze dell’apparato di sicurezza siano considerate prevalenti rispetto ai doveri etici del medico [nei confronti del paziente]”.

Conclusione

I medici firmatari terminano chiedendo al prof Marmot di “confermare, per favore, a noi e alla redazione del BMJ e del Lancet, l’istituzione di un regolare processo che esamini le prove in una questione di tale gravità per la reputazione morale della professione medica, del WMA e di lei stesso.” E intanto attendono una risposta.
“Chi intende farsi paladino dei principi posti a fondamento dell’umana giustizia” scriveva Edward Said[7] “deve applicarli a chicchessia, non soltanto ad alcuni, scelti sulla base della propria visione del mondo, della propria cultura o nazione.” (P.101) E ancora:“[L]a paura di pronunciarsi su una della più gravi ingiustizie della storia moderna ha paralizzato, messo il paraocchi, imbavagliato molti che conoscono la verità e potrebbero prestare la loro opera in favore di essa. Chiunque appoggi esplicitamente i diritti dei palestinesi e la loro richiesta di autodeterminazione si espone a una raffica di ingiurie e calunnie. Eppure l’intellettuale deve possedere il coraggio e la pietas necessari a dire e rappresentare la verità”. (P.107)

Bibliografia

  1. What is the WMA? 
  2. Marmot M. The Health Gap. The challenge of an unequal world. London/New: YorkBloomsbury, 2015.
  3. Navarro V. What we mean by social determinants of health. International Journal of Health Services 2009;39.3: 423-441.
  4. Stefanini A. Territori: Occupazione Non Disuguaglianze. Nena-news.globalist.it, 10.01.2012
  5. Silverstein R. British Doctors Demand Israel’s Expulsion From World Medical Association . Mintpressnews.com, 08.02.2016.
  6. Lettera inviata per e-mail allo scrivente dal dr. Derek Summerfield. A disposizione su richiesta.
  7. Said EW. Dire la verità. Gli intellettuali e il potere. Milano: Feltrinelli, 1994.

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