“Abbiamo sprecato 40 anni parlando di niente, facendo niente.” Pappé demolisce il processo di pace.

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Medio Oriente, Philip Weiss, 4 Marzo 2016

La notte scorsa Ilan Pappé ha tenuto una brillante conferenza sulla crudele illusione di processo di pace in una sala della New York University stipata con circa 200 persone di ogni età.

Questo pomeriggio parlerà alla Columbia e, se siete nei paraggi, ci dovreste andare. Non riesco a pensare ad una più convincente spiegazione degli schemi politici del conflitto in questo momento. Qualcuno potrebbe discostarsi da parti delle tesi di Pappé ma la sua analisi del supporto del processo di pace fino alla colonizzazione predatoria è indiscutibile. Ed il suo discorso era illuminato dall’empatia verso gli israeliani; quindi questo non è un programma di violenza ma di pacifica trasformazione.

Cosa ha detto il professore anglo-israeliano?

Per decenni gli intellettuali hanno provato ed hanno fallito nello spiegare il conflitto come un progetto coloniale. Attualmente questo paradigma va di moda negli ambienti accademici, è acuto e potente ed aiuta a spiegare la rilevanza della Palestina per il Medio Oriente a tutto il mondo.

L’analisi del processo di colonizzazione prende il posto dell’analisi della situazione di Israele e Palestina come conflitto egemonico tra due movimenti nazionali, un problema di “affari” più che un problema “umano”.

In quest’ottica, i negoziatori potrebbero gestire il conflitto e presupporre di offrire una congrua divisione dell’immobile, squilibrata da un lato perché è quello più forte, ma il risultato di questo modello fallito è quello che possiamo osservare nella mappa della Palestina che va rimpicciolendosi, riducendosi a poco più di briciole per la popolazione indigena.
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Il modello coloniale è accurato perché cattura lo spirito del sionismo dal 1882 ad oggi: il progetto di colonizzare una terra e fare i conti con una popolazione indigena attraverso un processo di “eliminazione e deumanizzazione”.
Come i colonizzatori del Nord America, i colonizzatori sionisti stavano spesso scappando dalla discriminazione in Europa. “Se ne sono andati perché erano perseguitati, perché non si sentivano al sicuro, infatti erano sotto una minaccia reale e stavano cercando un porto sicuro .”- ha detto Pappé -“Hanno lasciato il continente con un biglietto di sola andata e la consapevolezza che non sarebbero tornati indietro.”

I fondatori non si sono fatti illusioni su quello che stavano per fare. Pappé ha raccontato che i piani per la pulizia etnica della Palestina hanno origine dall’inizio del 1940, quando i funzionari sionisti compilarono la lista dei villaggi palestinesi e delle loro popolazioni.

La cosa stupefacente del progetto sionista era che la Seconda Guerra Mondiale aveva inteso segnare la fine del colonialismo, ma in Palestina il colonialismo subì una promozione.
Gli ufficiali americani sul territorio pressarono per il ritorno dei profughi del 1948 (come ci fu riferito) ed oltre, ma la Casa Bianca ripiegò.
Il Dipartimento di Stato ed i funzionari ed emissari della CIA di Harry Truman dissero che non importava il modo in cui i rifugiati erano andati via (qui Pappé accredita quanto raccontato da Irene Gendzier); avevano il diritto di tornare, ma la Casa Bianca adottò le motivazioni israeliane. Così, la politica di garantire ai rifugiati il loro diritto al ritorno, un diritto onorato di routine in Europa, venne nullificato in Israele e Palestina.

Mentre il messaggio che veniva non solo dagli Stati Uniti ma anche dalle comunità internazionali era che in qualunque altro posto il colonialismo apparteneva al passato, il genocidio, l’eliminazione di popolazioni, il prendere possesso della terra altrui con la forza, erano qualcosa che apparteneva al periodo precedente alla Seconda Guerra Mondiale e non a quello successivo (questo è il periodo della decolonizzazione, questo è il periodo in cui, almeno dal punto di vista etico, questo modo di fare non faceva parte del discorso normativo), ciò nonostante quanto recepito da israele è che non fosse inclusa nel discorso.
E molti grandi filosofi della morale a quei tempi, negli anni ’50 e ’60, avrebbero potuto fare l’impossibile, quello che altri stanno facendo oggi. Puoi adottare principi universali in ogni posto del mondo, ma non in Israele. Nessuno spiega questo eccezionalismo. Nessuno costruisce alcuna infrastruttura logica per questo eccezionalismo. Questo eccezionalismo è considerato dovuto.

E l’eccezionalismo ha fatto un ottimo lavoro per Israele. La pulizia etnica di circa 500 villaggi nel 1948 fu seguita dalla pulizia etnica di 36 villaggi all’interno di Israele tra il 1948 ed il 1956 e la creazione della Striscia di Gaza come campo di rifugiati per palestinesi espulsi. Dall’inizio degli anni ’60 in poi, una lobby di generali e politici israeliani ha avanzato la richiesta che Israele potesse colonizzare anche la West Bank. David Ben-Gurion si mise di traverso ma nel 1964 fu espulso dal governo e la lobby accrebbe il suo potere. Nel 1967 conquistarono la West Bank.

E virtualmente dal 1967 Israele iniziò un discorso di pace che ha abbindolato il mondo. Questo è stato l’elemento più disturbante del discorso di Pappé. Puoi raccontare di essere sul terreno di pace ed i leaders vincono addirittura premi Nobel per la Pace per un piano allo scopo di “contenere la popolazione indigena in enclavi che non hanno alcun peso ” sulla maggioranza della società. La popolazione partecipa al processo di pace per sentire che sta facendo qualcosa di buono ma non fa che prolungare il disastro per i palestinesi. Questi perdono sempre più terra ogni giorno. Gaza è un luogo di “disumanità, barbarie ed inedia”. Gli ebrei americani, che negli anni hanno visitato la West Bank cinque volte, ricevono la sensazione di star facendo qualcosa per alleviare le tremende condizioni.

Perché se una logica di deumanizzazione e di eliminazione del popolo palestinese è sviluppata in nome della pace, in nome della riconciliazione, in nome della coesistenza, essa riceve una immunità e questa immunità non è guadagnata perché si tratta di un discorso particolarmente geniale ma perché riesce persino a convincere i palestinesi a parteciparvi, riesce persino a convincere le persone di coscienza nel mondo a parteciparvi, con la convinzione che in questo momento si parli di pace.

Israele cerca la legittimazione per le azioni dei suoi coloni attraverso “incredibili progetti umanitari” ma nella realtà i due modi di fare non possono escludersi reciprocamente.
Durante la prima fase del sionismo “si trattava di costruire le infrustrutture dello stato dal nulla, la creazione di una nuova cultura, l’integrazione di un centinaio di differenti culture sociali da cui venivano gli immigrati e la loro fusione in un’unica società. La costruzione della tecnologia e via dicendo. ” Nella seconda e terza fase “le comunità cominciano ad emergere attraverso l’arte moderna, la letteratura moderna una discreta quantità di libertà individuali, ben rappresentate nella città di Tel Aviv.”

Tutte queste conquiste possono essere tollerate all’interno del contesto di un progetto coloniale. Vale a dire che puoi continuare a deumanizzare, puoi continuare ad eliminare la popolazione nativa e contemporaneamente eccellere in altri aspetti della vita a beneficio della società coloniale.

La legittimazione internazionale alle azioni di Israele ha fornito un imprimatur alla brutalità ed alle carneficine portate a termine dai vicini di Israele. Yemen, Siria ed Iraq erano società oppressive in qualche misura a causa dell’anacronistica influenza del sionismo, sebbene non tutte le colpe siano di Israele (tutto ciò combacia con la visione secondo la quale l’Egitto si sarebbe cementato sotto una dittatura su un popolo di 80 milioni di persone per 30 anni, a causa di questo processo di pace benedetto da tutti).

Tante brave persone sono state manipolate dal processo di pace e portate a pensare che le espropriazioni di Israele fossero temporanee.

Le persone ci cascano perché hanno bisogno di risolvere le proprie contraddizioni cognitive, ma di certo 50 anni ti devono avere dimostrato che forse, nel 1967, dopo 19 anni, Israele era un fatto temporaneo ma Israele nella West Bank è definitivamente non temporanea. Le cose stanno così. Questo è lo stato d’Israele, dal fiume Giordano fino al Mediterraneo. C’è un solo stato e ci sarà sempre un solo stato e questo stato è lo stato d’Israele.
Così abbiamo avuto tanta energia, energia diplomatica, energia accademica, buona volontà se volete, investita in un processo presupposto come un genuino processo di pace basato sulla versione più sofisticata del sionismo, che non ha portato da nessuna parte. Tutto ciò non è certo andato sprecato per Israele ma noi abbiamo sprecato tempo, se davvero eravamo alla ricerca di pace e riconciliazione. Abbiamo davvero sprecato tempo, stiamo ancora sprecando tempo.

Assomiglia alla vecchia barzelletta dell’ubriaco che cerca le chiavi smarrite sotto ad un lampione stradale, sebbene quello non sia il posto in cui le chiavi erano state perse.

La chiave non era stata persa nella soluzione dei due stati, nell’idea della spartizione, non è stata persa nel paradigma del conflitto in Palestina come guerra tra due movimenti nazionalisti. La chiave è stata persa nell’oscurità della realtà di un processo colonialista.

Siamo giunti ad un momento critico del conflitto. Abbiamo bisogno di abbandonare i paradigmi storici che negano che questo sia colonialismo. È importante per gli occidentali che si insista sul fatto che questo è un progetto colonialista affinché sorga una nuova comprensione di massa su come risolvere il problema, ponendo fine al sionismo.

La necessità è che si faccia una grande pressione sulla società israeliana affinché emerga l’antisionismo radicale. Professori, studenti, giornalisti ed attivisti occidentali hanno ruoli importanti da giocare qui. Bisogna supportare il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, ha detto Pappé. Bisogna parlare dell’apartheid e del genocidio. Quando ha tenuto una conferenza nella sua Università, l’Università di Exeter in Gran Bretagna, sul tema del colonialismo, l’ambasciata israeliana, il consiglio dei deputati della comunità ebraica e persino l’ufficio del primo ministro, tutti chiamarono l’università nel giro di 12 ore per dire che non volevano che si permettesse all’evento “antisemita e filo-nazista” di avere luogo. La scuola tenne duro (questo aneddoto mi ha colpito per la sua dismisura).

Il colonialismo nelle ere passate si è tradotto in genocidio. I recenti modelli di decolonizzazione sono misti. All’Irlanda del Nord è servito molto tempo ma la situazione oggi è molto migliorata rispetto al passato. La stessa cosa accade in Sud Africa, anche se oggi sopravvive l’apartheid economica. Lo Zimbabwe non è una risposta e non lo è neppure l’Algeria, ha detto Pappé. Troppo violente ed intolleranti. E si deve tenere in considerazione il caos scoppiato in Syria ed Egitto al crollo delle autorità tradizionali. Ma questi non sono motivi per preservare l’oppressione israeliana. Le persone imparano dai propri errori. Ma abbiamo bisogno di prendere a cuore la situazione in fretta. I palestinesi dovrebbero cambiare il loro modello per discostarsi da quello del Fronte di Liberazione Nazionale (algerino) a quello dell’African National Congress (in Sud Africa), anche se non è questo il momento di sollevare questa urgenza. E gli occidentali non dovrebbero legittimare l’Autorità Palestinese.

La sfida: “Possiamo aiutare dall’esterno, possiamo costruire dall’interno una cornice per una relazione tra la terza generazione di coloni e gli indigeni?”. Sì.

Per la maggioranza degli israeliani un discorso simile sembrerebbe provenire da marziani ma non è importante. Dobbiamo insistere, perché abbiamo sprecato 40 anni parlando di niente, facendo niente, portando milioni di dollari nella West Bank che non hanno risolto nulla, creando istituzioni palestinesi che non significano nulla. Abbiamo perso tempo, abbiamo perso energie. E non ho intenzione di continuare, sono troppo vecchio. C’è una generazione più giovane che capisce questi problemi, sia in Israele che in Palestina e penso che stiano iniziando a costruire un nuovo discorso.

La fine dell’intervento di Pappé è stata piena di speranza. Lo scopo finale del sionismo era quello di frammentare la popolazione palestinese, di separare rifugiati da indigeni, occupati da esiliati e di impedire loro di comunicare. Facebook ha cambiato tutto questo. Il sionismo non aveva previsto internet, che sta costruendo ponti attraverso tutti questi gruppi, dando loro potere.

E se in questa università insisterete ad insegnare la storia di Israele e Palestina come storia di una colonizzazione, ad insegnare cosa siano apartheid e genocidio e continuerete a supportare movimenti come il BDS “avrete un pizzico di coscienza in voi, quindi non sopporterete le politiche messe in atto sui palestinesi e la storia vi giudicherà come le persone che hanno contribuito ad un futuro migliore in Israele e Palestina.”.

Sento la fondamentale necessità di aggiungere tre commenti personali.
In primo luogo, la stanza scoppiava di persone. Il senso di eccitazione nell’assistere ad un discorso di questo leader intellettuale era palpabile. La gente ha letto il libro di Pappé sulla puliza etnica ed il suo recente libro con Chomsky. Lo vedono come un esperto, erano completamente rapiti nell’ascoltare. C’erano molti avvenimenti all’Università di New York la notte scorsa, e tuttavia questo era un evento importante. La gente sa della Palestina ed i giovani non taceranno su questo argomento. Il movimento che per lungo tempo abbiamo tracciato è forte e vitale. C’era una grande diversità nella stanza, così come ascoltatori che sembravano essere docenti.

In secondo luogo, inizialmente è stato mostrato un breve documentario chiamato “Abu Arab” di Mona Dohar, su proposta del movimento Zochrot.
Non potrei dire abbastanza di questo film. Mostra una giovane donna, Muna Thaher, che accompagna suo nonno Abu-Arab al suo villaggio cancellato, vicino Nazareth. Ogni momento è delicato e spontaneo. L’anziano racconta storia della sua infanzia nel villaggio, prima che la sua famiglia venisse costretta ad andarsene, sua sorella uccisa e la salute di sua madre compromessa. Dice alla nipote che il ritorno è inevitabile, se non per la sua generazione, allora per la prossima. I semplici rapporti umani del film toccano parti della mente che nessuna analisi può raggiungere. La ragazza del film è dolce e premurosa, una donna qualsiasi che si batte per tutti con occhi aperti. Il documentario lascia questa idea: nessuno può disputare le proprie pretese di costruire un futuro sulla terra di questa donna.

In terzo luogo, un elemento del discorso di Pappé mi ha colpito come testimone. Si è spesso rivolto alla lobby interna in Israele che colonizza la West Bank ma non ha mai menzionato la lobby americana. Lo immagino come un marxista per pratica che non vuole entrare nella visione religiosa del conflitto. Ma in quale altro modo puoi spiegare l’anomalo eccezionalismo del colonialismo israeliano nel 20esimo secolo senza parlare della storia ebraica? L’anomala protezione del sionismo da parte dell’occidente è un prodotto del senso di colpa verso l’Olocausto da parte dei poteri occidentali, sì, ma non è una strategia imperialistica. È contro gli interessi statunitensi avere un Medio Oriente caotico come quello odierno, una instabilità che era stata perfettamente prevista dal Dipartimento di Stato 70 anni fa. Perché i presidenti degli Stati Uniti dovrebbero ribaltare gli interessi statunitensi? Perché sono dipendenti dalla lobby israeliana, dai finanziatori ebraici dell’ala destra. Triste ma elementare. Questo è il motivo per cui la Milbank Tweed supporta eventi sulle torture della CIA ma minaccia di ritirare il finanziamento ad Harvard in occasione di un evento palestinese. Questo è il motivo per cui il sionismo risponde ad un evento palestinese alla Vassar minacciando uno “sciopero dei finanziatori ebrei”. Questo è il motivo per cui Truman ha violato un principio profondamento rispettato, quello della separazione tra chiesa e stato, allo scopo di tenersi stretti i finanziatori per le elezioni. Dobbiamo attribuire le responsabilità ai potenti ebrei sionisti americani che considerano un proprio dovere supportare uno stato ebraico. Questa discussione e questa decolonizzazione deve prima avvenire all’interno degli Stati Uniti per poter essere davvero realizzata.

Trad. L. Pal – Invictapalestina.org

fonte: http://mondoweiss.net/2016/03/we-wasted-40-years-talking-about-nothing-doing-nothing-pappe-demolishes-the-peace-process/

thanks to: Invicta Palestina

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