Al-Qiq ha subito un trattamento forzato in ospedale

Physicians for Human Rights riporta di flebo di vitamine somministrate dai medici israeliani al prigioniero palestinese in sciopero della fame, contro la sua volontà.

Il primo effetto, indiretto, della legge israeliana sull’alimentazione forzata lo ha subito il giornalista Muhammad al-Qiq. Il 33enne prigioniero politico in un carcere israeliano, in sciopero della fame dal 24 novembre scorso e ora ricoverato all’ospedale HaEmek ad Afula, nello Stato di Israele, è stato forzatamente trattato dai medici. Lo riportava ieri Physicians for Human Rights, organizzazione di medici per i diritti umani che accusa Tel Aviv di violazione dei diritti umani.

Ad Al-Qiq non è stato costretto a mangiare (pratica che da luglio è legale in Israele, proprio per scoraggiare i prigionieri palestinesi ad intraprendere questo tipo di protesta), ma gli sono state trasfuse vitamite contro la sua volontà: “Era legato al letto ed è stato tenuto fermo dalle guardie della prigione mentre lo staff medico compiva l’iniezione. Per quattro giorni al-Qiq è rimasto legato al letto, attaccato alla flebo mentre chiedeva invano che venissa rimosso”, si legge nel comunicato dell’organizzazione. Così si viola il diritto internazionale e la Dichiarazione di Malta che “vieta di fare pressioni per interrompere lo sciopero della fame e vieta trattamenti medici forzosi”. Una violazione anche delle regole preposte da Croce Rossa, Onu e Associazione Medica Mondiale che considerano l’alimentazione forzata una trattamento crudele e disumano.

Le sue condizioni erano peggiorate molto ed era entrato in coma per alcuni giorni a causa dello sciopero della fame, cominciato per protestare contro l’ordine di detenzione amministrativa spiccato contro di lui dalle autorità israeliane, misura cautelare che non prevede il processo né la pubblicazione delle accuse. Ieri la Corte Suprema israeliana ha posposto l’udienza sul caso di Mohammad, rinviandola al 25 febbraio nonostante le sue condizioni di salute siano gravissime, a causa di 56 giorni in sciopero della fame che hanno provocato un calo drammatico del suo peso, vomito, dolori muscolari continui, incapacità di parlare correttamente.

Secondo i dati forniti dall’associazione palestinese per i prigionieri politici Addameer, sono circa 660 i palestinesi in detenzione amministrativa in un carcere israeliano, un numero raddoppiato dall’ondata di arresti che segue all’attuale sollevazione popolare: erano 340 a settembre, prima dell’inizio delle proteste. Oltre 7mila i detenuti politici in 17 diverse prigioni.

( Fonte: NenaNews )

Sorgente: 20-1-16_Trattamento-Forzato

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