Partecipazione è Consapevolezza – sui fatti di Parigi

Dico a Te, Henry, Jude, Hidalgo, Greta, Josè, Elena, a Te, cittadino europeo; quanto è autentica la tua commozione rispetto all’obbrobrio di Parigi? Tu che appari sgomento, impotente e frustrato al cospetto di siffatto disastro, in quale misura Ti senti coinvolto, partecipe, responsabile?

Isis, Daesh, Califfato, Stato Islamico, ecco il colpevole di tale abominio che vede noi occidentali quali vittime sacrificali di un progetto delirante, pregno di violenza, sopraffazione, ingiustizia, dove la religione, di per sé già sufficiente ad intorbidire le coscienze, funge da paravento. Questa creatura malefica che data la sua origine nel 2014, anticipata a mezzo stampa l’anno precedente, è sorta per precisa volontà di coloro i quali, da sempre, perseguono quel progetto, appunto, denso di violenza, sopraffazione, ingiustizia; Stati ed Entità che, legittimamente, possono essere definiti canaglia: U.S.A., U.E., Nato, Stati del Golfo, Entità Sionista.

Funzionale al disegno criminoso in grado di perpetuare un modello di società classista, imperialista, soggetta al volere del sedicente mondo civilizzato, ecco che, dall’implosione di Afghanistan, Iraq, Libia, Siria sorge il Mostro da incitare, finanziare ed armare e, successivamente, una volta usato, eliminare perché creatura ad agibilità limitata. Pretendere, da sempre e per sempre, di dominare esportando una democrazia fittizia, densa di assolutismo, disparità, ingiustizia, produce Guantanamo non consenso, servilismo non protagonismo, rabbia non idealità.

Probabile che la macchina sia sfuggita al controllo dello scienziato pazzo, sfuggita, non che si sia ribellata. Nelle menti distorte del Potere Assoluto si è ritenuto, con presunzione mista ad ignoranza criminale, di poter insistere nell’imposizione di un feudalesimo fuori tempo massimo, divenuto sistema intangibile, sfruttando interessate rivendicazioni islamiste, tacciate da spirito religioso e contrapponendole alla società laica. Il risultato è sotto gli occhi di coloro i quali non volgono lo sguardo per non voler capire.

Isis e fede musulmana sono agli antipodi, così come cristianesimo e crociate, ebraismo e sionismo. Quanti si servono di tale mistificata identificazione sono da additare al pubblico ludibrio, coloro i quali si confondono hanno da essere sollecitati ad un doveroso, imminente “bagno di cultura”. Devastare l’habitat preesistente, annientare la vita altrui, sottrarre risorse per usufruirne in proprio, pretendere la non messa in discussione di tale modello, utilizzando Emiri, Sovrani o Califfi rappresenta una condotta non affatto dissimile, bensì contigua a quella apparentemente vituperata.

Le bombe a grappolo, l’uranio impoverito, i droni come si distinguerebbero, quanto a livello di crudeltà, da uccidere a sangue freddo dei civili? Lanciare missili su matrimoni o cortei funebri, distruggere ospedali bruciando vivi i malati, abbattere scuole ed abitazioni con dentro i civili è meno cruento che entrare, trucidando le persone, in un giornale od in un teatro? Yarnouk sollecita indignazione in qualcuno? Eppure questo campo profughi, quindi abitato da chi fu costretto a fuggire da una realtà disumana, è stato oggetto di violenza indiscriminata, senza che si levassero gli alti lai delle coscienze occidentali, così propense, altrove, alla vicinanza umana, forse perché tale campo trovasi in Siria, terra sventurata ma lontana.

E così per il recente massacro ad opera dello stesso soggetto criminale, in Libano, sempre in un campo profughi, sempre, ma vedi la casualità, con “ospiti” palestinesi.
Intere generazioni, in Yemen, Somalia, Eritrea, Afghanistan, Libia, Iraq, Libano, Kurdistan, Palestina, ignorano cosa comprenda, nei fatti, la parola pace. Da quando emette il primo vagito, il nascituro in quella parte del globo terrestre dovrà rendersi conto di essere venuto al mondo dalla parte sbagliata, dove vivere è una scommessa giocata al tavolo delle potenze occidentali.

Crescere, studiare, lavorare, formarsi una famiglia…bere una birra con gli amici ad un tavolino di un bar rappresenta un sogno, sovente inarrivabile, ciò che costituisce, invece, una normalità per i coetanei del mondo dominante.Come se quanto descritto non fosse già sufficiente a rappresentare una situazione immorale, all’interno della dinamica di questi singoli Stati agisce una (il)logica di governance classista, repressiva, feudale.

Gli effettivi “signori della guerra”, mandatari del Potere occidentale, si fanno interpreti, traendone beneficio anche personalmente, della volontà dominante, accaparratrice della vita altrui; fino a quando dura…..come sanno bene Saddam, Gheddafi, Osama e tanti altri, misconosciuti. Resistono i potentati del Golfo, con i quali permangono ed anzi si intensificano i rapporti commerciali, ci si abbraccia e si vendono armi che andranno ad arricchire la dotazione in possesso di quelli che si farà finta di voler eliminare ma che, nel frattempo, irosi per il tradimento, si vendicheranno, da par loro, a scapito di civili altrettanto inermi come quelli trucidati in Medioriente.

Diffondere terrore rappresenta, da tempo immemorabile, esercizio appannaggio delle classi dominanti, volto a distogliere le coscienze dal solo ipotizzare un mutamento dello status quo, dall’idea di emancipazione, di Rivoluzione.

La proclamata “guerra umanitaria” (inquietante ossimoro), le balle spaziali di Colin Powell, le scuse postume ed insultanti di Blaer, la forzata esportazione della “democrazia” ci hanno consegnato un territorio devastato, umiliato e offeso, dove rancore, risentimento e spirito di vendetta se non condividere, occorre comprendere ed interpretare. Diversamente, la risultante dell’analisi ed il conseguente agire non si distoglierà da quello più brutale ed inumano, proprio della destra retriva e fascista.

Occorre comprendere che allorquando quel sentire di rabbia e rivendicazione viene,maledettamente, incanalato dal fanatismo sedicente religioso il piano del discorso appare mutare inclinazione, svolgendosi, agli occhi più ignari, come contrapposizione tra fedi e mondi diversi, distinti, opposti. Ma non è così.

La logica sottostante permane immutata e perversa nella sua spietatezza: il dominio dell’uomo sull’uomo. Irrilevante che sia proposto in nome di un dio, di un califfo, di un emiro, di un presidente, sarà sempre e soltanto logica padronale. Pertanto Voi, Henry, Jude, Hidalgo,Greta, Josè, Elena, rispettivamente in quanto francese, inglese, spagnolo, tedesca, portoghese, italiana, spiegate, per primi a voi stessi, con quale spirito partecipate alle manifestazioni a seguito dell’eccidio di Charlie Hebdo senza smuovere il culo, né la mente, né la coscienza quando, in contemporanea, accade un crimine drammaticamente più grave, quanto ad entità, come l’omicidio mirato di duemila palestinesi di Gaza, dei quali più di 500 bambini.

E fatemi capire, se in grado, in base a quale variopinta analisi, a seguito del lutto di Parigi, della Francia e di noi tutti, dovremmo essere maggiormente indignati, tristi, delusi rispetto agli innumerevoli crimini eseguiti non nel nostro territorio. Ma è proprio l’ubicazione la ragione della partecipazione/indifferenza a fronte di analogo evento.
Si è così egoisti dal pretendere che il nostro diritto ad essere felici, che dovrebbe appartenere a ciascun essere umano, sia e resti intangibile, a qualunque prezzo.

Si è così ipocriti dal fingere di ignorare realtà assai diverse, maleodoranti di crimini contro l’Umanità, in luoghi distanti da noi, situazioni delle quali siamo artefici o complici. Il sangue versato è di colore rosso, a chiunque appartenga; il genere umano è indistinto, colui che ha la fortuna di possedere maggiori risorse, di abitare in zone più sviluppate, di poter fruire di una vita più agiata dovrebbe rendersi conto della sua immensa fortuna, pronto a condividerla con i più disagiati ed, ove non fosse spontaneo tale agire, sarebbe necessario renderlo indotto.

Quanto suggerito non rappresenta un auspicio francescano ma la chiave di volta di un approccio diverso, l’unico in grado di garantire un futuro. La terra sulla quale abbiamo avuto in sorte di vivere non appartiene esclusivamente a noi, le genti che cercano rifugio qui da noi, fuggono dallo stesso nemico del quale oggi temiamo l’azione. Farsi abbindolare dallo scempio verbale degli ancora, purtroppo, padroni del mondo e loro meschini servitori, secondo i quali la risposta non potrà che essere ancora più cruenta, comporta una spirale di morte che, analogamente ad ogni guerra, essenza della disumanizzazione, andrà a gravare sugliinermi, indifesi, poveri civili.
L’istigazione all’odio razziale, sinonimo di brutalità priva di speranza, rappresenta il DNA di cerebrolesi, minus habens, fanatici guerrafondai, politici corrotti.

Soltanto recuperando le ragioni dei bistrattati, degli sfruttati, degli estromessi, dei rifugiati, dei migranti, dello straniero che chiede dignità ed è pronto a contraccambiare, si riuscirà a sottrarre brodo di coltura dal fanatismo religioso ed al delirio di onnipotenza, a chiunque appartenga.

thanks to: Enzo Barone

Palestina Rossa

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