Il governo francese conosceva gli estremisti prima dell’attentato

Tony Cartalucci, LD, 14 novembre 2015 image.adapt.960.high.paris_shooting_25Come previsto e già riferito, i terroristi che hanno preso parte all’attacco al centro di Parigi, uccidendo oltre 100 persone e ferendone altre centinaia, erano ben noti alle agenzie di sicurezza francesi prima dell’attacco. Il Daily Mail ha riportato nel suo articolo, “La caccia agli assassini dello SIIL: Un terrorista identificato come ‘giovane francese noto alle autorità’, altri due trovati con passaporti egiziani e siriani“, che: “Uno dei terroristi coinvolti negli attacchi di ieri sera a Parigi è stato ufficialmente identificato come un parigino, secondo i media locali. L’uomo, che è stato ucciso al Bataclan, è stato identificato dalle impronte digitali e viveva nel quartiere parigino meridionale di Courcouronnes. Rapporti francesi dicono che l’uomo, di circa 30 anni, era già noto alle autorità antiterrorismo francesi prima degli attentati di ieri sera”. Allo stesso modo, nel gennaio 2015 a seguito dell’”attacco a Charlie Hebdo” che lasciò 12 morti, fu rivelato che le agenzie di sicurezza francesi seguirono gli attentatori per quasi un decennio, dopo aver arrestato almeno un terrorista per due volte, mettendolo al fresco almeno una volta, rintracciando due di loro all’estero dove erano addestrati da note organizzazioni terroristiche, infine combattendo con esse in Siria prima di ritornare in Francia. Sorprendentemente, le agenzie di sicurezza francesi non si mossero, sostenendo che dopo un decennio di monitoraggio avevano finalmente deciso di chiudere il caso, esattamente il tempo necessario per pianificare ed eseguire il gran finale.

Più guerre e più sorveglianza non aiutano
103169102-RTS6ZSC.530x298Con uno scenario simile ora emergente, in particolare dall’”attentato a Charlie Hebdo“, dove le agenzie di sicurezza francesi conoscevano gli estremisti senza riuscire a fermarli prima di effettuare l’ennesimo grande attentato, anche con poteri di sorveglianza rafforzati conferitigli dalla nuova legislazione, sembra che alcuna sorveglianza intrusiva o guerre all’estero argini il terrorismo che il governo francese sembra per nulla intenzionato a fermare. Il problema non sono le leggi sull’immigrazione in Europa. Persone pericolose vivono in Francia, ma sono monitorate dalle agenzie di sicurezza francesi. Il problema non è la Siria. I terroristi li hanno lasciati a combattervi, acquisendo competenze e legami letali prima di tornare in Francia, ma anche loro furono monitorati dalle agenzie di sicurezza francesi. Invece, il problema è che le agenzie di sicurezza francesi non fanno nulla con tali individui pericolosi che consapevolmente vivono, lavorano e chiaramente tramano nella società francese. Nelle prossime ore e giorni, il governo francese e i vari co-cospiratori nella guerra per procura contro la Siria, proporranno un piano d’azione sostenendo che arginerà la minaccia terroristica in Francia e nel resto d’Europa. Ma la realtà è che tale problema non è cosa che il governo francese può risolvere, perché il problema è chiaramente il governo francese stesso.

Lo SIIL è dietro gli attentati di Parigi, ma chi c’è dietro lo SIIL?
Con il cosiddetto “Stato islamico” (ISIS) che appare responsabile dell’attacco, la domanda che rimane è chi c’è dietro lo SIIL? Mentre l’occidente ha tentato di far mantenere all’organizzazione terroristica capacità quasi mitologiche, in grado di sostenere operazioni di combattimento contro Siria, Iraq, Hezbollah in Libano con il sostegno di Iran e ora dell’esercito russo, mentre svolge grandi e notevoli attentati terroristici nel mondo, è chiaro che lo SIIL riceva un’immensa sponsorizzazione di Stato internazionale. L’avanzata dello SIIL fu svelata già nel 2007 dalle interviste del giornalista vincitore del premio Pulitzer Seymour Hersh, nel suo saggio “The Redirection“. Le interviste rivelarono un piano per destabilizzare e rovesciare il governo della Siria attraverso l’uso di estremisti settari, in particolare al-Qaida, con armi e fondi riciclati attraverso il più vecchio e stolido alleato regionale degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita. Un rapporto del Dipartimento dell’Agenzia d’Intelligence (DIA) del 2012 ammette: “Se la situazione si dipana vi è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o non dichiarato nella parte orientale della Siria (Hasaqa e Dair al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono, al fine d’isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”.
Il rapporto della DIA enumera con precisione queste “potenze che aiutano”: “Occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”. E fino ad oggi, semplicemente guardando una qualsiasi mappa che descriva il territorio occupato dalle varie fazioni nel conflitto siriano, è chiaro che lo SIIL non è uno “Stato” di alcun tipo, ma un’invasione dalla Turchia aderente alla NATO, con la via dei rifornimenti principale che attraversa il confine turco-siriano tra la città di Adana e la riva occidentale dell’Eufrate, un corridoio ormai sempre più stretto. In effetti, la disperazione mostrata dall’occidente e i suoi sforzi per cacciare il governo siriano e salvare le sue forze di ascari ora decimate dalle operazioni militari congiunte russo-siriane, è direttamente proporzionale alla diminuzione e ridotta stabilità di tale corridoio.
La settimana precedente, le forze siriane ristabilirono il fermo controllo sull’aeroporto militare di Quwayris, assediato da anni. L’aeroporto è a soli 30 km dall’Eufrate e mentre le forze siriane sostenute dalle forze aeree russe avanzano verso il confine con la Turchia, lungo la costa siriana si crea un fronte unito che essenzialmente escluderà lo SIIL dalla Siria. Le linee di rifornimento dello SIIL saranno tagliate a nord, atrofizzando la combattività altrimenti inspiegabile dell’organizzazione. La finestra di opportunità del “cambio di regime” occidentale va rapidamente chiudendosi, e forse con un ultimo disperato tentativo, la Francia s’impantana nel sangue e nei cadaveri dei propri cittadini per evitare che tale finestra si chiuda. La realtà è che la Francia conosceva gli attentatori di “Charlie Hebdo“, conosceva gli autori dell’ultimo attacco a Parigi, e probabilmente sa di più in attesa della possibilità di colpire. Così, non li ha fermati e non ha fatto nulla. Inoltre, sembra che invece di mantenere la Francia al sicuro, il governo francese abbia scelto di utilizzare tale consapevolezza come arma, in sé e per sé, contro la percezione del proprio popolo, per far avanzare l’agenda geopolitica. Se il popolo della Francia vuole punire duramente i responsabili dei ripetuti attacchi terroristici interni, può iniziare da coloro che sapevano degli attentati e non hanno fatto nulla per fermarli, casualmente gli stessi che hanno contribuito a far nascere lo SIIL e a perpetuarlo fino ad oggi.paris-military-terror-attacks

thanks to: Traduzione di Alessandro Lattanzio

SitoAurora

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