Attentati a Parigi: la schiacciante responsabilità del governo francese

William Borel, Les Crises 15 novembre 2015latuff_Syria_FranceL’ondata senza precedenti di attentati che ha colpito Parigi ieri sera e che avrebbe, secondo una prima relazione, provocato almeno 127 morti, è la diretta conseguenza della politica estera della Francia in Siria, volta meno al lottare contro il terrorismo salafita che a distrugegere il Paese e rovesciarne il Presidente Bashar al-Assad. Se più autori della carneficina nella sala da concerti Bataclan avrebbero detto, secondo i testimoni: “La colpa è di Hollande, del vostro presidente, che non deve intervenire in Siria“, va ricordata la vera politica francese in questo Paese dall’inizio del conflitto nel 2011. La Repubblica francese, come rivelato dal presidente Francois Hollande in un’intervista al giornalista Xavier Panon, ha infatti fornito armi ai cosddetti “ribelli” siriani nel 2012. Attraverso il DGSE cannoni da 20 mm, mitragliatrici, lanciarazzi, missili anticarro sarebbero stati consegnati ai ribelli cosiddetti “moderati” in violazione dell’embargo stabilito nell’estate 2011 dall’Unione Europea. Un consulente dell’Eliseo confessa a Xavier Panon: “Sì, mettiamo a disposizione quello di cui hanno bisogno, ma entro i limiti dei nostri mezzi e sulla base della nostra valutazione della situazione. Occultamente, si può agire solo su piccola scala. Con mezzi limitati e obiettivi limitati“. La Francia aveva anche inviato forze speciali sul campo per addetramento e supporto operativo ai terroristi. Nel marzo 2012, tredici ufficiali francesi furono catturati dall’esercito siriano durante la riconqusita del califfato islamico istituito nel quartiere di Bab Amr ad Homs da parte delle brigate al-Faruq e al-Walid. Quest’ultima poi aderì allo Stato islamico. Il presidente Hollande, citato dal quotidiano Le Monde, confessava nell’agosto 2014: “Non dobbiamo rallentare il supporto che diamo a questi ribelli, i soli a partecipare con spirito democratico“. Mentre il presidente siriano Bashar al-Assad ha più volte detto che non ci sono ribelli “moderati”, ci si può chiedere della vera natura dei gruppi armati ribelli sostenuti dallo Stato francese dal 2012. Il ministro degli Esteri Laurent Fabius disse a tal proposito, nel 2012, che Jabhat al-Nusra, ramo siriano di al-Qaida, “fa un buon lavoro”… Una denuncia delle vittime siriane dei gruppi ribelli fu presentata contro il ministro francese al Tribunale amministrativo di Parigi per “colpa personale del ministro degli Esteri Laurent Fabius, commessa nelle sue funzioni“. In un rapporto nel 2012 dell’agenzia d’Intelligence militare statunitense (DIA) già si sosteneva che l’aiuto ai ribelli cosiddetti “moderati” in realtà avvantaggiava principalmente lo Stato islamico. Secondo il direttore dell’agenzia, Generale Flynn, l’aiuto indiretto degli Stati Uniti e della coalizione occidentale allo Stato islamico “fu una scelta deliberata”. In un precedente articolo sul ruolo della travagliata coalizione occidentale in Iraq e in Siria, ho anche fatto notare vari fatti che dimostrano sostegno e collaborazione operativa di Turchia, Stati Uniti e Israele ai vari gruppi jihadisti. Tali elementi dimostrano chiaramente che la coalizione occidentale, comprendente la Francia, ha condotto una politica di aiuto ai vari gruppi jihadisti in Siria, con l’obiettivo di rovesciare il Presidente Bashar al-Assad con il pretesto dell’assistenza ai gruppi di fittizi ribelli “moderati”. La vera natura di tali gruppi ribelli è stata recentemente svelata dall’intervento russo, che ha fatto esplodere le proteste dei governi occidentali per il fatto che gli attacchi aerei colpivano i ribelli che sostengono. Tuttavia, i gruppi colpiti dagli aerei russi appartenevano all’Esercito della Conquista, cui Jabhat al-Nosra, ramo siriano di al-Qaida, e gruppi islamici come Ahrar al-Sham, fanno parte.
Purtroppo, è improbabile che il sostegno del govenro francese ai gruppi jihadisti in Siria sia denunciato alla luce di tale ondata inaudita di attentati, di cui sono tuttavia la conclusione logica e prevedibile. Il caos inflitto alla Siria e la proliferazione di gruppi jihadisti sono il risultato diretto della politica estera francese in Medio Oriente. Come negli attacchi di gennaio, il governo aveva eretto Internet, che avrebbe favorito l’”auto-radicalizzazione” dei terroristi, presentati ingannevolmente come “lupi solitari”, a capro espiatorio, nascondendo carenze e incompetenza dei servizi di intelligence e sicurezza francesi, imponendo in massa ssitemi di sorveglianza ai cittadini, con una politica contraria soprattutto alle libertà individuali, dimostratasi inutile oggi. E’ tuttavia improbabile che i capi dei servizi di sicurezza, tra cui il ministro degli Interni Bernard Cazeneuve, che ancora una volta fallisce, ne rendano conto. Il governo e la classe politica, con poche eccezioni, si nascondono ancora dietro l’emozione e l’ingiunzione all’”unità nazionale”. Eppure le stesse persone che oggi hanno dichiarato lo stato di emergenza e il ripristino dei controlli alle frontiere avevano promesso nelle ultime settimane l’accoglienza dei migranti siriani in nome dei principi umanitari, nonostante le riserve dell’agenzia di cooperazione europea Eurojust che dichiarava che il contrabbando aveva stretti legami con le organizzazioni terroristiche in Siria: “Si tratta di una situazione allarmante, perché si vede chiaramente che il traffico è destinato a finanziare il terrorismo e che i trafficanti sono talvolta utilizzati per l’infiltrazione di membri dello Stato islamico“. Secondo il presidente François Hollande, se la Francia è “in guerra”, oggi, lo deve principalmente all’incompetenza dei dirigenti e alle criminali incoerenze della politica estera francese che hanno sostenuto e armato i gruppi jihadisti che hanno precipitato la Siria nel caos…2015-11-15_221807Nel 2012, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, assieme al Regno Unito, spinse per allentare l’embargo sulle armi dell’UE alla Siria per consentire “che armi difensive arrivasero  ai combattenti dell’opposizione“. La Francia fu la prima potenza europea a riconoscere la Coalizione nazionale delle forze di opposizione e rivoluzionarie siriana, una coalizione di diversi gruppi di ribelli crata a Doha che, secondo il presidente francese François Hollande, era l’”unico rappresentante del popolo siriano“. La coalizione fu riconosciuta anche da Turchia e Lega Araba come “legittimo rappresentante delle aspirazioni del popolo siriano“. Nel dicembre 2012, in una riunione tenutasi a Marrakech, gli Stati Uniti sostennnero la Coalizione Nazionale quale governo di transizione della Siria. Da quel momento più di 100 Paesi, compresa l’Unione europea, riconobbero l’opposizione siriana, nonostante i timori che fosse collegata ad al-Qaida. Secondo il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, “importanti” contributi finanziari furono annunciati nella riunione: l’Arabia Saudita offrì 100 milioni di dollari, gli Stati Uniti altri 14 milioni ie la Germania 29 milioni. Nel 2014, il presidente francese Hollande disse che la Francia armava e addestrava i ribelli siriani, da un periodo di tempo non specificato, perché “sono gli unici a prendere parte al processo democratico“. In un’intervista al quotidiano francese Le Monde ammise che la Francia non può “fare da sola” e che non vi era “una buona intesa con Europa e gli USA“.

Fragkiska Megaloudi, Global Research, 17 Settembre 2015

thanks to: Traduzione di Alessandro Lattanzio

SitoAurora

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